#IlPiccoloRegno su «L’Indice dei Libri» (con #StelladelMattino)

Su «L’Indice dei libri» di questo mese si trova una bella recensione de Il Piccolo Regno scritta da Paola Carmagnani, docente di letteratura comparata all’Università di Torino. Per gentile concessione dell’autrice la riportiamo integrale qui su Giap, proprio oggi che torna in libreria Stella del Mattino. Paola Carmagnani infatti non solo ha colto molti dei riferimenti letterari interni al Piccolo Regno, ma ha anche messo in relazione i due libri solisti di Wu Ming 4.
Ecco l’articolo.

SULL’ORLO DEL DISINCANTO
di Paola Carmagnani

T.E. Lawrence, 1935.

Un’estate lontana, lo spazio libero e felice della campagna, una banda di ragazzini in vacanza. Un’estate che assomiglia a tutte le altre estati dell’infanzia, finché nell’eternità sospesa dei giorni fa irruzione la paura e l’avventura spensierata si carica di fantasmi, segreti e minacce. Secondo romanzo di Wu Ming 4, Il Piccolo Regno è innanzi tutto un racconto sulla fine dell’infanzia, su quel cruciale momento di passaggio in cui i mostri immaginari trovano una  traumatica conferma nel male che si annida nelle pieghe della vita di tutti i giorni, nelle bugie degli adulti, nella ineluttabile consapevolezza della morte. «Quello che ci spaventa da bambini, ci spaventa per sempre», dice il narratore, subito prima di cominciare a rievocare il ricordo di quell’estate lontana in cui le porte del «piccolo regno» si sono chiuse per sempre alle sue spalle. Il primo, terrificante incontro con il male è però accompagnato qui da una serie di figure salvifiche, che intervengono a veicolare anche la fiducia nella possibilità del bene. Prima fra tutte quella di Ned, ispirata al leggendario Lawrence d’Arabia già protagonista del precedente romanzo di Wu Ming 4 Stella del Mattino. Tormentato eroe a riposo, il colonnello Ned abita in una soffitta sopra la rimessa delle barche, si è costruito un motoscafo, cavalca una moto nera e ha un accesso istintivo e privilegiato al mondo dei bambini. «Vedi», spiega Ned, «ci sono cose spaventose e terribili annidate nell’animo umano. E cose meravigliose, anche. Non sempre riusciamo a tirare fuori queste ultime senza scatenare  anche le altre»… «il senso di quell’ultima estate era tutto lì», in quelle poche frasi che cristallizzano la paura e la meraviglia del passaggio verso l’età adulta, l’orrore e la bellezza della vita che ci aspetta fuori dal giardino d’infanzia.

“Stand by me”, 1986.

Questo tipo di racconto, che gli anglosassoni chiamano coming-of-age story e che in Italia viene invece troppo spesso impropriamente definito «di formazione», è un modello narrativo solidamente radicato nell’immaginario contemporaneo, ma trova le sue origini nella letteratura inglese della seconda metà dell’Ottocento. E’ a queste origini che guarda qui Wu Ming 4, evocando situazioni e procedimenti narrativi che appartengono a una galassia letteraria   dove l’infanzia aveva cominciato a diventare allo stesso tempo un’importante fetta di pubblico e una nuova chiave di lettura del mondo. Il vento fra i salici, Peter Pan, Il giardino segreto, I bambini della ferrovia. Nei Ringraziamenti finali l’autore li evoca tutti, insieme a Henry James per i bambini e i fantasmi  del Giro di Vite, all’universo di Tolkien e al recente Libro dei bambini, splendido romanzo di Antonia Byatt che a partire dalla biografia di Edith Nesbit ricostruisce l’ambiente storico, artistico e intellettuale dell’Inghilterra di quegli anni. Il riconoscimento di questa fitta rete di riferimenti intertestuali non è tuttavia un requisito indispensabile alla lettura del Piccolo Regno. Non a caso, il suo autore paga  pegno anche a Stephen King, che è stato il veicolo essenziale della coming-of-age story entro la cultura pop anche grazie a Stand by me, celebre adattamento cinematografico di una altrettanto celebre  novella: “al Re, per il corpo”, si legge nei Ringraziamenti. Il Piccolo Regno offre dunque l’universo ormai istintivamente familiare dell’avventura di passaggio, elaborato attraverso una scrittura raffinata  ma limpida, perfettamente godibile  anche senza intraprendere una lettura di secondo livello. Rispetto al resto della produzione del collettivo Wu Ming, anche la presenza della grande storia, che si affaccia nel racconto attraverso lo sguardo obliquo dell’eroe bambino, è qui un aspetto relativamente marginale. La vicenda si svolge nell’Inghilterra degli anni 1930, ma il “piccolo regno” dell’avventura iniziatica è assai più vasto e coincide con il luogo dell’infanzia che ciascuno di noi possiede nel cuore e nella memoria.

“Questo a mio avviso non è un libro per piccoli, ma per grandi che ricordano cos’è il proprio Piccolo Regno”, conclude una recensione pubblicata sul blog  del collettivo. In realtà, come la maggior parte dei modelli letterari evocati da Wu Ming 4, il romanzo parla sia ai grandi che ai più piccoli. Nonostante la complessità del racconto infatti, la voce cristallina dell’eroe adulto conduce la narrazione attraverso il punto di vista dell’eroe ragazzino, limitato al tempo dell’avventura. Il gigante, il fantasma, il cane infernale, il linguaggio degli animali…. Tutti gli aspetti fantastici del racconto possono essere accettati come tali e, allo stesso tempo, intesi come metafore e proiezioni mentali. Forse allora, il punto di convergenza dove la lettura degli adulti incontra quella dei ragazzi è proprio lì, sull’orlo del disincanto, dove il cuore di tenebra può essere osservato e compreso attraverso lo sguardo di chi non ha ancora smesso del tutto di avere paura dei mostri.

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