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Il ritorno de «L’archivista»

L'Archivista, di Loriano Macchiavelli

Clicca per aprire la copertina completa, con quarta e alette.

Esce oggi in libreria la nuova edizione de L’archivista (Einaudi Stile Libero, €14) romanzo di Loriano Macchiavelli pubblicato per la prima volta nel 1981. E’ un poliziesco ambientato nella Bologna di inizio anni Ottanta, con un detective davvero sui generis, del tutto impensabile nel panorama della narrativa di genere italiana di oggi. Uno sbirro cattivo, rognoso, piccolo-borghese, che

«ci ricorda quando tutto è cominciato, riportandoci sul campo di battaglia d’una sconfitta storica, all’origine dell’oggi, nella livida alba di quel decennio in cui l’Italia cambiò per l’ultima volta perché niente potesse più cambiare davvero.»

Sono le parole di Tommaso De Lorenzis, autore della bella postfazione alla riedizione del volume, che pubblichiamo integralmente di seguito. Per tutti quelli che hanno nostalgia degli anni Ottanta, se li raccontano come una fucina di grandi cose o li eleggono a mito fondativo. Buona lettura.

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Un pomeriggio allo Spazio b**k

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di Wu Ming 4

Sabato 14 maggio ho presentato per la seconda volta Il Piccolo Regno. L’ho fatto rispondendo all’invito di Chiara e Diletta, le giovani libraie di Spazio b**k, a Milano.

Spazio b**k è uno di quei posti rari per cui vale la pena fare questo nostro mestiere. L’ambiente è molto piccolo: una semplice vetrina sulla strada, due stanze, libri su tutte le pareti. Libri di tutti i tipi, ma con una propensione tematica per la grafica e l’illustrazione. In effetti mi hanno spiegato che lì si tengono anche laboratori, workshop, sull’editoria e sull’immagine.
Ad ogni modo si respira aria pulita: libraie vere, che consigliano libri, che ne parlano con i clienti aficionados, e presentano l’autore a ciascuno con una stretta di mano. Scopro che la persona che dialogherà con me, Elena Orlandi – una delle organizzatrici di Bilbolbul – è bolognese, e abbiamo amici in comune. Prosegui la lettura ›

#Tolkien a Verona. Un convegno su JRRT e la #GrandeGuerra

Tolkien e la Grande Guerra

Anche quest’anno l’Associazione Italiana Studi Tolkieniani organizza un convegno accademico. Dopo quello del 2015 all’Università di Trento, questa volta la sede sarà Verona, il 20 e 21 maggio. Se l’anno scorso ci si era occupati degli scritti minori di J.R.R. Tolkien, questa volta il raggio si amplia e il legame tra letteratura e storia si fa stringente. Il titolo del convegno infatti è: La Generazione Perduta: miti che nascono dalla Grande Guerra. J.R.R. Tolkien, C.S. Lewis e l’esperienza degli autori inglesi nel primo conflitto mondiale.

Il tema non è scelto soltanto in coincidenza con il centenario della Prima Guerra Mondiale, ma anche perché nel corso degli ultimi quindici anni gli studiosi di Tolkien & soci hanno riscoperto l’importanza che l’esperienza bellica ebbe sulla loro produzione narrativa e in certi casi sulla decisione stessa di diventare narratori. A prescindere da quando le più importanti opere di autori come Tolkien e Lewis siano state pubblicate, si è ormai propensi a considerarli war novelists nati nei pantani della Somme. In questo senso, almeno per quanto riguarda Tolkien, lo studio fondamentale rimane quello del 2003 dell’inglese John Garth, pubblicato in Italia da Marietti: Tolkien e la Grande Guerra (2007). Prosegui la lettura ›

Fahrenheit e Loredana Lipperini su #IlPiccoloRegno

fabian-society-1Lunga intervista di Loredana Lipperini a Wu Ming 4 sul Piccolo Regno per la trasmissione Fahrenheit (Radio Rai 3), dove si parla di fonti letterarie, Tolkien, fabianesimo, infanzia e molto altro.
Il podcast è qui.
A seguire, la recensione sul blog Lipperatura.
Buon ascolto e buona lettura.

«…Ma c’è molto altro, e di non troppo frequente, secondo me, nella letteratura che si rivolge ai più giovani: ed è, per cominciare, una doppia voce, che riproduce quella di chi ha dieci anni al momento della storia (e della lettura) e insieme si proietta in avanti, in quella che “diventerà” la voce degli ex bambini una volta entrati in un altro regno, quello della Gente Alta, che l’infanzia può solo osservare, ricordare, raccontare. […] Quel che fa la differenza – e risponde implicitamente ai molti interrogativi su cosa sia o meno un buon libro – è, insieme alla storia, la voce. Appunto. Vanno sempre insieme, la seconda non si scarnifica per ammiccare a chi legge, anche se giovanissimo, la prima non si sacrifica a uno stile».

#IlPiccoloRegno | Un’intervista, due recensioni e una presentazione

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Prima intervista sul Piccolo Regno, alla trasmissione letteraria “Mulini a vento”, condotta da Simona Cantelmi su Radio Fly Web (quella della CISL…sic!). Si può ascoltare qui.

Questa invece è una bella recensione comparsa sul sito Rapsodic Sachertorte, a cura di Valentina Gamberi:

«…Proprio per questa universalità, per la facilità con la quale il lettore (che ha un buon ricordo dell’infanzia e si sente ad essa ancora legato) si identifica nella storia, si ha l’impressione di non stare all’interno di una storia ambientata nell’Inghilterra tra le due guerre, ma bensì in un universo ibrido, dove nomi inglesi si mescolano a vegetazione, colori, suoni, sogni che appartengono piuttosto a qualche appennino italiano, a qualche casa delle vacanze dove si tornava come da tradizione per raggiungere il proprio gruppo dei pari…»

Last but not least, su Anobii è comparsa una recensione molto positiva, firmata da Armin:

«…Tantissime cose che si incastrano perfettamente a servizio di una trama che in 230 pagine riesce a raccontare splendidamente e dolorosamente l’evoluzione dello sguardo di un ragazzino mentre la dolce campagna inglese in cui tutto accade si trasfigura simbolicamente da bucolica visione frontale a paesaggio reale, capace di far male e perfino di uccidere…»

Insomma intorno al Piccolo Regno qualcosa si muove. Domani pomeriggio, domenica 10 aprile, alle 15:00, al Weekend dei Giovani Lettori, in coda alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna, Piazza della Costituzione 6, si terrà la prima presentazione. I posti sono limitati, quindi la prenotazione è d’uopo: Info e prenotazioni: eventi@labidee.it – 051 273861

Quanto è piccolo #IlPiccoloRegno?

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Tra un’azione di arte-guerriglia, un’operazione di debunking sulle foibe, un reportage sui No Tav… Il Piccolo Regno rischia di apparire davvero troppo piccolo.
A una settimana dall’uscita in libreria vale la pena allora dedicargli qualche parola in più. Anche perché è forse il romanzo che più di tutti esce dalla zona di comfort wuminghiana, e nel quale la lettura politica della storia è posta in secondo piano o forse appena sfiorata, per lasciare spazio ad altri elementi. Prosegui la lettura ›

#IlPiccoloRegno di Wu Ming 4 è in libreria. Ecco il primo capitolo in anteprima

Il Piccolo Regno

1. Il vecchio mulino

Era un edificio di mattoni rossi, nascosto dagli alberi e immerso nel silenzio. Sembrava un luogo abbandonato.
Julius si spinse in avanscoperta, ignorando gli avvertimenti di Ariadne. Io e Fedro fummo lasciati alla retroguardia, e arrivammo nello spiazzo davanti al mulino con cautela, guardandoci attorno. Le finestre erano chiuse, nessun cane da guardia, niente panni stesi. La ruota però girava e andammo a vederla. Quel moto perpetuo e circolare, con il suo mormorio liquido, aveva qualcosa di inquietante.
«A cosa serve?» chiese Fedro.
«A far girare la macina,» rispose Julius.
«E dov’è?»
«Dentro. Dove credi che sia?»
«Possiamo vederla?»
Ci scambiammo un’occhiata. Poi ci guardammo attorno. Un uccello palustre pescava nell’acqua bassa vicino alla riva; le rane guizzavano; le libellule volteggiavano tra i giunchi. A ciascuno la sua preda. Silenzio. Avremmo potuto essere gli unici esseri umani al mondo.
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