Contro le frontiere e per l’Immacolata Liberazione di tutte e tutti, a partire da Emilio Scalzo e Turi Vaccaro

Emilio Scalzo e Turi Vaccaro liberi

L’8 dicembre è la sacra ricorrenza del movimento No Tav: l’Immacolata Liberazione, in ricordo di quel giorno del 2005 in cui migliaia di persone misero in fuga le forze dell’ordine e riconquistarono il terreno della Libera Repubblica di Venaus.

Anche oggi la moltitudine No Tav celebra la data con una marcia che è anche appuntamento di lotta. La camminata sarà da Borgone a San Didero, dove resiste il presidio permanente contro la costruzione di un nuovo autoporto, una delle tante grandi opere inutili “accessorie” alla Grande Opera Inutile per eccellenza, quella a cui la maggioranza della popolazione valsusina si oppone da trent’anni.

In Valsusa gli eventi si susseguono, si srotolano, la storia li sciorina ogni giorno. Negli ultimi tempi non siamo riusciti a renderne conto come avremmo voluto. Lo spettacolare arresto del No Tav Emilio Scalzo e la sua estradizione in Francia sono le notizie che hanno forato la membrana, fuoriuscendo dall’ambito locale, anche grazie alla concomitanza della visita in valle di Zerocalcare.

Un proliferare di frontiere

La vicenda di Emilio è un esempio di quanto la lotta No Tav sia legata a quella contro la militarizzazione dei confini. Nello specifico, quello tra Italia e Francia. Confine che il potere militarizza per tenerlo al tempo stesso aperto e chiuso: aperto al capitale e chiuso ai corpi. Attraversabile da un grande tunnel che devasterebbe il territorio, ma sbarrato alle persone migranti. Le vite di queste ultime sono trascurabili: nel tentativo di attraversare quella linea immaginaria, quell’allucinazione consensuale, possono pure tirare le cuoia. E chi le aiuta va perseguito, perché poteva farsi i cazzi suoi.

È la stessa lotta che ha luogo sul confine opposto, quello tra Italia e Slovenia, dove sbuca la cosiddetta «Balkan Route». E se compagne e compagni No Tav sono in prima fila nella solidarietà ai migranti in Valsusa, compagne e compagni che soccorrono i migranti a Trieste erano in prima fila nelle lotte che hanno scosso la città negli ultimi mesi, contro la gestione pandemica del governo Draghi.

[Le similitudini tra alcuni momenti della mobilitazione triestina e certe dinamiche tipiche del movimento No Tav hanno colpito chiunque conosca quest’ultimo e si sia sforzato di comprendere la prima. Non è un caso che le abbiano notate anche le compagne e i compagni di Notav.info.]

Come ha scritto più volte Tuco nei suoi commenti qui su Giap, l’emergenza pandemica è usata per inasprire sempre di più le misure di polizia contro i migranti, non solo lungo il nostro confine orientale, ma nella Fortezza Europa e in tutto il nord del mondo. Chi viene catturato dagli sceriffi è sbattuto nell’ultima di una serie di scatole cinesi, in isolamento dentro la reclusione dentro l’esclusione:

«Si toglie la vita al CPR di Gradisca dov’era in isolamento per Covid […] L’uomo stava affrontando un periodo di quarantena, in isolamento totale rispetto alle altre persone trattenute e in ossequio ai protocolli Covid in vigore» (Il Piccolo, 07/12/2021)

Del resto, cos’è stata in concreto la strategia «Zero Covid», rivelatasi impossibile – oltreché sociopatogena e avveratrice di distopie – eppure ancora invocata da molta “sinistra” in giro per l’Europa? In cosa si è tradotta se non in questo, nel mettere su ogni linea di fuga una sbarra confinaria?

Trasformare ogni soglia in una frontiera presidiata con tanto di doganieri, lasciapassare da esibire e cani ringhianti contro chi è «illegale». Cani veri e propri oppure metaforici, umani scriventi sui social. E dunque frontiere molari e molecolari: tra corpi, tra casa mia e il mondo fuori, tra meno e più di «X metri dall’abitazione», tra spazi aperti e chiusi, tra il centro storico e le periferie, tra il prima e il dopo l’introduzione di un provvedimento, tra zone a cui la gamification governativa ha assegnato diversi “colori”, tra stati-nazione, tra Sud e Nord…

La “sinistra” che dopo due anni è ancora ferma allo «Zero Covid» non si rende conto – o finge di non rendersi conto – di aver contraddetto tutto quel che predicava fino al febbraio 2020. Non potremmo essere più lontani da certe grida di cui non si ode più nemmeno l’eco: «No border!», «Nessun essere umano è illegale!», «Siamo tutti sans papiers», «No alla fortezza Europa!», «ACAB!», «Noi siamo il “degrado” contro il vostro “decoro”!»… ecc. ecc.

C’è più fedeltà a quelle parole d’ordine nelle apparentemente «egoistiche» fughe di Tuco oltreconfine che in tutto il preteso «altruismo» con cui molta “sinistra” sedicente “anticapitalista” ha giustificato il proprio allinearsi al potere, la propria rinuncia a criticare la gestione neoliberale della pandemia.

«Durante il lockdown a volte sconfinavo in Slovenia, attraverso i boschi. Niente può uguagliare la gioia selvaggia da dodicenne che provavo arrivando a Orlek di nascosto in bicicletta dopo aver aggirato i posti di blocco dell’esercito confederato e di quello unionista. Mi fermavo alla fontana del paese a bere, mi sentivo come il Chico che si infiltra nell’accampamento di Calvera nei “Magnifici sette”, e fuma insieme ai banditi, e chiacchiera con loro. O come Billy the Kid che evade dal carcere di Lincoln e torna a Fort Sumner. La fuga dal lockdown è il tempo che si dilata tra “keep change, Bob” e il rumore secco del fucile che si sfascia sulla balaustra

Con Emilio e con Turi

Oggi, impelagati nel lavoro e nelle quotidiane difficoltà di questa fase, non potremo essere in valle. Ma contiamo di tornarci quanto prima, per continuare a narrare gli sviluppi di una lotta che ogni volta sorprende.

Mentre salutiamo la marcia 2021 come un esempio di perseveranza e volontà di lottare anche in questa fase di recrudescenza della retorica «Law & Order» pandemica (anche in queste ore la pandemia è strumentalmente agitata contro il movimento), e mentre esprimiamo massima solidarietà a Emilio, un pensiero corre a un altro protagonista della lotta No Tav, come di quella No Muos in Sicilia. Uno dei corpi-simbolo della Libera Repubblica della Maddalena: Turi Vaccaro.

Turi Vaccaro in una foto di Michele Lapini, settembre 2015.

Anche Turi è stato di nuovo arrestato, pochi giorni fa, non in valle ma a Firenze, nell’ennesimo episodio di una lunga storia di accanimento.

L’epopea di Turi Vaccaro in valle è raccontata nel melologo Cinque volte Turi Vaccaro, realizzato da Wu Ming 1 (alla voce) e Luca Casarotti (al pianoforte), tratto dal libro di WM1 Un viaggio che non promettiamo breve. L’avevamo ripescato proprio pochi giorni fa, prima di ricevere la notizia del nuovo arresto. Risonanze, sincronicità. Ancora una volta, dunque, glielo dedichiamo.

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41 commenti su “Contro le frontiere e per l’Immacolata Liberazione di tutte e tutti, a partire da Emilio Scalzo e Turi Vaccaro

  1. Quando leggo delle vicende di Emilio Scalzo o Turi Vaccaro, ma anche quando leggo di quasi 3000 italiani (limitiamoci alla gloriosa madre patria) prigionieri in carceri sparse all’estero (http://www.osservatorioantigone.it/new/76-archivio/2355-daniele-franceschi-e-gli-altri-tremila-prigionieri-del-silenzio), mi giro e mi trovo la storia di Patrick Zaki propostaci in tutte le salse. Posto che la detenzione del ricercatore egiziano era ingiusta, posto che la sentenza di scarcerazione è una bellissima notizia e che tutti ci auguriamo che le sue vicissitudini si risolvano presto, mi domando, tuttavia, perché certe vicende si e altre no. D’accordo, Scalzo e Vaccaro sono dei pericolosi delinquenti, nemici del sistema, terroristi crudeli e spietati che attentano alla nostra sicurezza e alla nostra civiltà, e come tali non meritano nessuna compassione, né solidarietà, e men che meno “lotte” mediatiche che ne chiedano a gran voce la liberazione in nome dei valori del civilissimo occidente, ma perché anche altre storie (drammatiche tanto, se non più, di quelle si Zaki ) passano sotto silenzio? Perché per altri non si mobilitano le piazze, indicono conferenze stampa, appendono striscioni sui palazzi pubblici, si appella lo stardom hollywoodiano? Finora mi sono risposto che Zaki (come il povero Regeni), in quanto giovane universitario in lotta, è un rappresentante dell’ufficialità, dell’accademismo, del “buono”, che dall’interno del sistema occidentale critica gli altri sistemi, ci edifica, ci gratifica, ci conferma la nostra superiorità. I sovversivi Scalzo e Vaccaro minano il migliore dei mondi possibili dall’interno, mentre altri o non muovono nessuna critica o sono semplici lavoratori andati all’estero per guadagnarsi la pagnotta. Tutta roba senza appeal, scialba, anonima. Sicuramente sbaglio, devo solo capire dove.

    • > Finora mi sono risposto che Zaki (come il povero Regeni), in quanto giovane universitario in lotta, è un rappresentante dell’ufficialità, dell’accademismo, del “buono”, che dall’interno del sistema occidentale critica gli altri sistemi, ci edifica, ci gratifica, ci conferma la nostra superiorità.

      Exactamundo.
      A mio vedere ci hai preso in pieno.
      La storia è quella del bravo ragazzo nostrano rapito dai banditi cattivi, sempre e comunque selvaggi.
      C’è un che di inconsciamente coloniale.

      > La “sinistra” che dopo due anni è ancora ferma allo «Zero Covid» non si rende conto – o finge di non rendersi conto – di aver contraddetto tutto quel che predicava fino al febbraio 2020.

      A dirla tutta, io quelli avevo smesso di prenderli sul serio già vent’anni fa.
      Perchè, come è stato dimostrato, la loro era — nelle parole di un giapster che ora mi sfugge — una “sinistra” che era principalmente una posizione estetica, un hobby per i sabati: c’è chi faceva gli striscioni per andare allo stadio e chi per “la manifestazione”, ridotta a una specie di discoteca per parka.
      E poi via con la collusione de facto con le mostruosità, le cazzate equosolidali, Slow Food e il consumoresponsabile, a volte un’ombra di roba new age…

      Guarda come si sono rimessi in riga adesso.

      A parte, forse, quelli che avevano il pallino della roba new age, che c’è chi vorrebbe traghettare tra le braccia dei fascisti.

      A margine, questa specifica categoria mi affascina: anche alla luce delle notizie sul ruolo della donna come “healer” soppiantata dalla maschilizzazione della cura e dall’industrializzazione del farmaco e contempraneamente come agitatrice e originatrice di rivolte ravvisabile in Silvia Federici, Caliban and the Witch, servirebbe un’analisi più accurata del fenomeno derubricato dai fan de LaScienza come “mamme pancine”.

      • L’importante è tenere sempre ben fermo e chiaro un punto: Zaki non è responsabile dei bias cognitivi e dell’inconscio suprematismo di cui stiamo parlando, né del fatto che la campagna per liberarlo abbia preso una certa piega “eccezionalista” e anche fighetta, finendo per oscurarne altre meno “appetibili”. Zaki si è trovato a occupare una determinata casella dell’ordine simbolico, ma ripetiamolo a prova di dementi screenshottari: battersi contro il carcere è sempre giusto, battersi per liberare un prigioniero politico di un regime controrivoluzionario (e peraltro ben ammanicato con l’occidente) lo è ancora di più.

        • Pienamente d’accordo con WM1. E’ difficile a volte, ma dovremmo sempre cercare di tener separato chi indossa la maglietta(e la nostra relativa (disi)stima) da cosa sulla maglietta, invece, è raffigurato.

          Un esempio recente che mi viene in mente è quello della giornalista sportiva palpeggiata durante il servizio post-partita.
          Se passassimo in rassegna _chi_ ha fatto il fenomeno commentando la vicenda in favore di social o di telecamera, ci verrebbe il vomito, troveremmo degli individui disprezzabili e assopiti per vocazione, ma che, non appena trovano il pasto facile, si danno ad un gran sbraitare.
          E’ allo stesso tempo da considerare, però, che la vicenda non poteva essere commentata altrimenti se non con toni perentori di condanna. Usando anche 1 gr in meno di perentorietà non faremmo altro che dare manforte agli strilloni e agli intellettuali coi capelli scarmigliati che parlano di cancel culture e che, in sostanza, partecipano attivamente all’omeostasi della cultura maschilista à l’ancienne.

          • Ma figuriamoci se mo’ siamo arrivati al punto che c’è bisogno di ribadire che la causa di tirare fuori i prigionieri politici dalle carceri è sacrosanta.

            E specifico “prigionieri politici” perchè magari qualcuno può avere diverse sul carcere e sui prigionieri tout court — magari qualcuno può essere fan di Al Sisi, pure Pinochet aveva i suoi apologeti — ma spero nessuno sia così marcio da condonare la prigionia politica.

            La cancel culture — nel senso di zelante linciaggio e character assasination senza processo di qualche miliardario famoso che nel 1974 forse si era fatto una foto vestito da coglione (o forse è un deepfake) — invece direi che è un problema assolutamente legittimo, sia in se stessa sia come arma del woke capitalism, ma per carità, è materiale per un altro thread.

            • Chiaro, battersi per la liberazione di un prigioniero politico è giusto sempre, non ci piove. Come Rinoceronte, non credevo fosse necessario il disclaimer a beneficio degli screenshottatori compulsivi. La mia era una critica non al principio, ma al fatto che tanta “elite” abbia selezionato attentamente per chi combattere, prima e dopo anni di vuota indifferenza. E insieme all’elite anche molto popolo, totalmente disinteressato alle migliaia di prigionieri politici (anche italiani), ma che in questo caso si è mobilitato, ha scritto striscioni, ha marciato candele in mano e, non ultimo, ha inondato twitter. Zaki non lo ha chiesto, è una vittima di un regime repressivo organico all’occidente (quell’occidente, peraltro, che gli vende le armi con le quali esercita quella stessa repressione che ha portato Zaki in cella, ma questo, ovviamente, non c’è sugli striscioni), ma si è ritrovato ad essere un simbolo molto alla moda, col quale esercitare un sano autolavaggio delle coscienze. Per non pochi la “battaglia” per Zaki è stata un’occasione per prendersi la scena e/o rimanere a galla nella melma mediatica, per altri è stata un pretesto tutto politico, e come tale strumentale, ma la partecipazione di tante persone è una ennesima dimostrazione, a mio parere, di quanto siamo permeabili alle campagne mediatiche. Dunque, credo, battersi per i prigionieri politici è una lotta sacrosanta su valori fondamentali, battersi solo (solo) per Zaki è conformismo.

    • La cosa che dà fastidio della vicenda Zaki è il cinismo e l’opportunismo con cui alcune istituzioni, in primis UNIBO, strumentalizzi la questione per avere visibilità internazionale e diventare università paladina dei diritti (diritti tra l’altro che non valgono per esempio con le università cinesi, con cui la partnership dura e si estende, malgrado cose come, per esempio, il censimento degli studenti omosessuali fatto dall’università di Shanghai). La tutor di Zaky è addirittura entrata in consiglio comunale. Ora, sperando in una pronta liberazione dello studente egiziano, UNIBO passerà all’incasso con una bella passerella a reti unificate. Zaky sarà vittima due volte: dell’ingiusta detenzione in Egitto e del circo che si metterà in piedi qui in Italia.

  2. Circa “Zero Covid”, io non pensavo che ci fosse ancora qualcuno così matto da crederci (anche perchè la posizione de LaScienza, tra riserve umane ed animali, tende a classificarla come ipotesi irrealistica da un bel pezzo), ma la cosa mi ha colpito in faccia come un mattone l’altro giorno.

    Si era a cena con Alice, Bob e Charlie (nomi di fantasia), e Charlie dice: “ma se domani andiamo a farci una birra da Joe L’Onto?” (nome anch’esso di fantasia di un locale nella fittizia città di Viropoli)

    Ebbene, Alice — giovane e vaccinata a sangue — risponde “no, non me la sento… ho saputo che a Viropoli è pieno di focolai…”

    Questo denota:

    1. Un’idea di “focolaio” molto particolare che riguarda strettamente il territorio anzichè le persone, ordinariamente contenibile dai confini amministrativi (in particolare se osserviamo che, sostanzialmente, tutti gli avventori della provincia frequentano, a turno, tutte le birrerie della provincia, la cosa ha poco senso)

    2. Che Alice passi i suoi giorni consultando i bollettini che dicono dove sono “i focolai” di una specifica epidemia (vedi sopra) per evitarli. Figuriamoci che l’estate scorsa ho sentito Alice dire che anche un mercatino mensile, all’aperto, sarebbe stato “un focolaio”.

    3. Che Alice sia pronta a continuare a vivere come al punto 2. in eterno o fino a totale sconfitta del patogeno antropologicamente diverso a tutti gli altri patogeni endemici e più simile a un Orco Cattivo (quindi… in eterno), aggiungendo alla lista di patogeni da controllare sulle infografiche aggiornate giornalmente quelli che diventeranno pandemici in futuro.

    Con queste premesse, mi aspetto una discesa agli inferi rapidissima.
    Più confini, più manganelli.
    Un whack-a-mole sempre più cruento nei confronti dei corpi umani collaborazionisti, da cui stanare il Nemico bastardo cui offrono riparo e protezione, se necessario anche con un bel clistere.

    E sì, una volta Alice aveva le t-shirt del Che e condivideva post di consumoresponsabile, che ora alterna a quelle contro i No Vax cattivi.

  3. Non so cosa siano le mamme pancine, ma mi sa che è una roba del metaverso e quindi non mi interessa. E se Alice non vuole andare in birreiria alla fin fine son cazzi suoi. Il problema con il cosiddetto zero-covid è di un altro tipo. Il problema è che zero-covid significa frontiere sigillate, significa quarantene di sei, sette mesi per i migranti all’interno dei CPR o sulle navi lazzaretto, significa respingimenti informali alla frontiera (che è un eufemismo per “deportazioni in bosnia”). Zero-covid significa l’Europa che foraggia tagliagole e dittatori per tenere fuori dai suoi confini i migranti in quanto potenzialmente infetti. Tutte cose che c’erano già prima del covid (alcune però si facevano di nascosto), e che ora si continuano a fare moltiplicate per 10. La differenza è che ora queste cose sono diventate accettabili più o meno per tutti, compresi molti compagni (e attenzione, ché non mi risulta che Freccero nel frattempo abbia cambiato idea sui migranti, rispetto a quel che diceva nel 2018: ricordo bene che diceva che i migranti sono la causa del crollo dei salari, e che non possono avere coscienza di classe perché privi di radicamento identitario, e altre simili bestialità).

    • > E se Alice non vuole andare in birreiria alla fin fine son cazzi suoi. Il problema con il cosiddetto zero-covid è di un altro tipo

      No, il problema è precisamente quello.

      Fasce non trascurabili dell’elettorato “no human is illegal” ora vivono completamente in funzione in una psicosi e un terrore dell’Orco Cattivo — che nelle loro teste è solo temporaneo, fino alla capitolazione del Nemico che è sempre dietro l’angolo non fosse per i No Vax Cattivi — che li porta ad accettare e incoraggiare misure che fanno impallidire le managanellate securitarie fino a ieri prerogative dalle peggiori derive xenofobe.

      Perchè la paura di quello che si annida nei corpi è anche più forte della paura dei corpi.

      Nota che, naturellement, Alice non solo vuole andare in birreria ma, ma va da sè, da qualche tempo considera “irresponsabile” manifestare (e al diavolo LaScienza https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7717330/).

      La prima cosa, benchè meno _politicamente_ rilevante, è semplicemente un indicatore ancora più allarmante di quanto profonda sia la psicosi.

      Col senno di poi le vaccate di Freccero hanno di interessante che superficialmente possono sembrare plausibili e di buon senso, a riprova che l’approccio “common sense” spesso è il cavallo di Troia di tutta la peggior merda in tempi di controrivoluzione.

    • Secondo me ha ragione Rinoceronte_obeso.

      Tu tuco dici tutte cose vere, per carità, ma è proprio il “mood” e quel che pensa Alice oggi (o quel che è stata indotta a pensare da 20 mesi di martellamento) che permette che tutte quelle cose che prima i governi “facevano di nascosto” ora “si continuino a fare moltiplicate per 10”: non c’è nessuno che protesta.

      Chi oggi non riesce a schiodarsi dalla paura del Virus, che deve sempre contare i contagi, che scarica colpe a destra e a manca e “tiene sotto controllo” la geografia dei contagi_1 in qualche modo “rende possibile” o quantomeno “avalla” tutto il peggio che i governi ci stanno proponendo.

      Io temo che sottovalutare l’impatto sulle vite di tutti che hanno i pensieri delle Alici di questo mondo (e peggio ancora se prima le Alici erano compagne), sia un errore (direi quasi una sottile forma di benaltrismo ma non vorrei essere offensivo) che non può che portare sempre più a fondo.

      Ora, come dice SteCon, è giusto considerare le Alici di questo mondo come compagni caduti prigionieri e non colpevolizzarli, ma provare a scuoterli o a fargli un esorcismo per staccarli dal loop virocentrico è necessario per loro e per noi.

      _1 un* mi* parente strett* che oramai quasi non mi parla più in una della varie ondate (credo la terza) sapeva sempre quanti contagiati c’erano nel mio paese se per disgrazia dovevamo vederci o vedere i miei genitori.
      …io manco sapevo dov’era il sito dove controllare l’informazione.

  4. Nel frattempo, a 20km da Trieste:

    Famiglia attraversa il confine sulla Dragogna: bambina dispersa nel fiume

    https://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2021/12/10/news/famiglia-attraversa-il-confine-sulla-dragogna-bambina-dispersa-nel-fiume-1.41015467

    Era il dicembre del 2015 quando il governo sloveno srotolò il filo spinato lungo la Dragonja, che segna il confine con la Croazia. Allora ci ritrovammo in un migliaio – sloveni, croati e italiani – a manifestare su quel confine. Avevamo uno striscione con scritto “smrt fašizmu, svoboda ljudem”, morte al fascismo, libertà alle persone. Negli anni successivi abbiamo organizzato altre manifestazioni transnazionali, a Gorizia e a Trieste. La chiusura covidosa delle frontiere, materiale, fatta di blocchi di cemento, blindati e pattugie coi cani, e immateriale, fatta di certifati, QR code e tamponi, oltre a distruggere le vite dei migranti, oltre a dividere le famiglie che vivono a cavallo dei confini, ha disarticolato la mobilitazione transnazionale antifascista che avevamo costruito in quegli anni.

    • a)Una piccola riflessione di fronte a questa grande tragedia.
      C’è un concetto di “verità” che si apre di fianco a queste tragedie, che non ha a che fare tanto col concetto di verità, ma forse con un concetto di “lotta”.
      La verità della lotta sta nel senso del mondo che ci prefiggiamo di costruire con essa più che in un astratto concetto di verità in sé, e che ha a che fare anche, ed in primis probabilmente, col senso di affermazione storica della dignità umana, ed in particolare delle classi oppresse o di chi cerca migrando di ricostruire una propria vita per sé e per le generazioni che con sé porta.
      Questo vale per questa bambina, per il ragazzo morto nel cpr di Gradisca, per i perseguitati politici.
      Il concetto di verità giudiziaria e di giustizia del presente stato di cose lo possiamo vedere ad esempio nel processo Aldrovandi, con la non destituzione degli agenti seppur colpevoli, con la vicenda Assange, Pinelli, e Mimmo Lucano (si vedano gli sviluppi sul caporalato della moglie di Michele Di Bari, capo del Dipartimento per l’Immigrazione del Viminale, oggi dimessosi), su Genova, sul NoTav, per citare solo alcuni esempi.
      La “verità” giudiziaria, “ufficiale” quella scritta e riscritta quotidianamente da chi detiene il potere non sarà mai esaustiva o sovrapponibile a quella della lotta.
      In questo senso, la lotta, e sì emancipazione dal dominio ma non solo quello tangibile ma anche quello storico/attuale che si sviluppa nel significato della narrazione dominante, è anche lotta di racconto e di riattualizzazione di una diversa lettura dei fatti e di come essi si siano svolti. Lo “storico futuro” troverà un domani la narrativa ufficiale, scritta e riscritta a seconda delle esigenze, ma troverà anche una quantità immane (nella misura di quanto esso non verrà perso o cancellato) di materiale di come la società accoglieva e/o criticava la cultura dominante.
      Questa filosofia spiccia qui richiamata, che ha a che fare con la dialettica del materialismo storico marxista, con la filosofia della storia benjaminiana, col concetto di Egemonia culturale già da altri qui citato, avrà a che fare anche e necessariamente con la visione virocentrica che il sistema dominante impone per riaffermare e rinnovare il suo dominio, per giungere nella testa di Alice che non va a prendersi la birra coi compagni, fino all’autogiustificazione del sistema riguardo all'”immigrato” morto in isolamento alla bambina dispersa nel fiume.

      • b) Allo “storico futuro” o al futuro compagno di lotte, questi fatti saranno disvelati anche nella misura in cui oggi noi sappiamo assumerli all’interno delle nostre lotte. Questo credo sia per noi abbastanza palese.
        Questo ha a che fare però anche con la supposta verità scientifica oggi sbandierata, col nuovo filmato prodotto dal ministero sulla libertà assicurata dai vaccini ad rMna in fascia pediatrica, sul percorso totalmente diverso e sottaciuto di Cuba sulla questione.
        E se cmq non vogliamo vedere in tutti questi episodi una correlazione causale, ciò nonostante, credo non si possa, o debba negare, un medesimo percorso parellelo, e quindi una legittimazione alla critica ed alla lotta.
        Questo avrà infine a che fare, forse, anche col colore del fumo del crollo delle torri, di fronte al quale si possono alzare le mani per la cognizione di causa nel discorso, ma non negare, senza rischiare, suppongo, di sfociare nel dogmatismo, nella dignità del suo poter essere, inevitabilmente trascinando nella sua negazione anche parte di alcuni elementi di lotta.

        • «Il colore del fumo delle torri» è un riferimento alla fantasia di complotto che si impossessò di troppe persone all’indomani della strage dell’11 settembre 2001.

          Per la precisione, è la citazione di una “splendida” performance dell’ultrareazionario Maurizio Blondet affiancato da Giulietto Chiesa in una puntata di Matrix. Blondet concionò sul fatto che il colore del fumo che a un certo punto usciva dalle Twin Towers non era compatibile con un incendio sviluppatosi dopo un impatto con un aereo ecc. ecc.

          Gli fecero semplicemente notare (parafraso ma il succo era quello): scusa, ma tu che cazzo ne sai? Ti sei improvvisato ingegnere, chimico e quant’altro, hai visitato due siti web di scoppiati, e vieni qui a farci la lezione?

          Di fianco a lui, come dicevo, c’era Chiesa, che da allora fece un sacco di danni, alimentando in una certa sinistra italiana e in settori non irrilevanti del movimento “altermondialista” già in ripiegamento l’approccio contro-scientista e l’ossessione di dimostrare – tutti improvvisati esperti di ingegneria infrastrutturale, chimica degli esplosivi e quant’altro – che i due aerei non c’entravano niente, era tutto finto, le torri erano state minate, era tutta opera del governo americano per avere la scusa per fare la guerra ecc. Come se gli americani ne avessero bisogno.

          Un complotto logicamente e logisticamente impossibile, il cui vagheggiamento funzionò perfettamente da narrazione diversiva. Una narrazione diversiva che non solo, come da sua funzione sistemica, fece perdere un sacco di tempo; non solo depositò nel movimento uova di rettili rossobruni; non solo ebbe ben presto derive tout court antisemite (la storia completamente falsa che non c’erano ebrei tra i morti perché i lavoratori ebrei del WTC erano stati avvisati prima), non solo tutto questo ma fece anche scomparire le vittime dell’attentato, che oggi non può essere ricordato come l’immane massacro di proletari che fu, un massacro di proletari ad opera di un movimento ultra-reazionario (Al Qaeda) che fu poi strumentalizzato da altri reazionari (l’amministrazione Bush). In certi ambienti non puoi ricordare le vittime perché non appena ne parli scatta l’ironia, il cinismo, la molla dell’«a me non la si fa», ci hanno raccontato solo balle, se lo sono fatti da soli ecc. I più furbi dicono che il vero 11 settembre è solo quello del golpe di Pinochet in Cile. L’altro, evidentemente, è falso e comunque «roba del nemico».

          Non c’era il minimo bisogno di tutta questa roba per contestare l’uso dell’emergenza-terrorismo, l’islamofobia, le guerre americane in Medio Oriente e l’«eccezionalismo» americano che subito staccò quell’attentato dalla sequenza di eventi a cui apparteneva. Le fantasie di complotto impediscono proprio di capire come funziona l’emergenza, intesa come narrazione tossica e metodo di governance capitalistica. «È tutto falso» è sempre una reazione semplicistica e falsante. Nessuna emergenza funzionerebbe se non si impadronisse di un fenomeno vero. Il terrorismo reazionario di matrice islamica esiste. La fretta con cui si grida al «false flag» fa un sacco di danni, e impedisce di comprendere perché quel terrorismo esiste.

          Troppa gente continua a seguire questi schemi, oggi è l’epidemia come false flag e piano a tavolino, il vaccino che non è quel che sembra ecc. Fantasie di complotto portate avanti con retoriche contro-scientiste, tutti improvvisati esperti di virologia, farmacologia e quant’altro, e proprio come allora prosperano i “luminari” alternativi dalle cui labbra pendere, a cui chiedere la “verità scientifica vera”.

          È un piano che non ci interessa, è un piano perdente, è un approccio diversivo, è un approccio speculare a quello del mainstream. Lo abbiamo scritto decine di volte, ma ogni appiglio è buono per tentare di riproporlo. Qui sopra c’è un post sulla chiusura delle frontiere, sulla repressione del movimento No Tav e sul rapporto che c’è tra i due momenti, rapporto che si è fatto più stretto in epoca pandemica. Perché non si riesce a fare discussioni focalizzate e percorribili? Perché ogni volta, qualunque sia il focus, si arriva a vaccino sì / vaccino no? È esattamente quel che capitava all’epoca nei forum di movimento. Cercavi di parlare di norme liberticide introdotte in nome dell’emergenza-terrorismo, delle loro possibili conseguenze sulle lotte, del come organizzarsi nel nuovo contesto, ma subito arrivava quello che disquisiva del colore del fumo uscito dalle torri, e la discussione partiva per quella tangente, e non tornava più indietro. Non è più tornata indietro.

          • In questi giorni sto rimuginando su questa cosa: le fantasie di complotto tutto sommato sono noiose e alla lunga rompono i coglioni. Passare giorni, mesi, anni a guardare i fotogrammi del crollo delle torri gemelle deve essere una cosa di una pallosità infinita. Idem spulciare compulsivamente le statistiche sul covid o sui vaccini. E niente, pensavo questa cosa mentre guardavo il video di “life during wartime” dei Talking Heads nella versione live del 1980 a Roma, e mi immaginavo l’effetto che poteva fare su quei ragazzi del pubblico, mica tanto più grandi di me, ascoltare dal vivo in quella canzone le cose che avevano tutto intorno, bombe, polizia impazzita, terrorismo, movimenti in decomposizione… Bisogna continuare a raccontare con tutti i mezzi necessari il marasma che abbiamo intorno e in cui siamo immersi, perché la realtà è infinitamente più acuminata e interessante delle fantasie di complotto.

            [p.s. il concerto si può ascoltare e vedere qua, “life during wartime” comincia a 37min10sec, ma consiglio di guardare e ascoltare tutto il video, perché è veramente spaziale, e Tina Weymouth è in stato di grazia. https://invidio.xamh.de/GwWW742T0Wc ]

            • Eh sì, anche a me la sottocultura Truther o la millesima foto di una presunta “scia chimica” o le colonnine di dati sugli effetti avversi del tal vaccino risultano di una noia mortale, ma per chi ha quel trip è roba coinvolgentissima, magica. Va detto che abbiamo citato le fantasie di complotto più “quantitative” e “compilative”, ce ne sono altre che sono narrazione pura, e anche avvincente. Quelle su JFK, ad esempio. Certo, per spingercisi dentro spesso bisogna avere già – o sviluppare in progress – un bel po’ di nerditudine (la stessa che peraltro deve avere il debunker, figura speculare al cospirazionista). Ma se fossero noiose in sé e per sé, le fantasie di complotto non avrebbero il successo che hanno.

              E poi è sempre stato così: il fantastico trip di un essere umano è la grandissima rottura di maroni di un altro, il giorno più bello della vita di Caio può essere legato a un’esperienza che Tizio non farebbe nemmeno sotto minaccia armata. Io se penso alla Formula 1, ai Gran Premi, alle imprese della Ferrari e quant’altro sbadiglio finché l’arcata dentale superiore non mi arriva all’attaccatura dei capelli. Quando penso «rottura di maroni», è più forte di me, mi viene in mente quella roba lì. Però c’è un sacco di gente che la adora, non si perderebbe una corsa per nessun motivo, segue tutte le vicissitudini delle scuderie, dei piloti e degli spinterogeni.

              • E già.. il 12 dicembre del 2021 sono tutte cose che passano per la mente anche a me, 52 anni dopo la strage di piazza fontana e tutto quel che ha voluto dire e che ha seguito e che ha segnato nell’apertura della stagione stragista in Italia.

                “Sostenere che ‘per Piazza Fontana, gli anarchici vennero completamente assolti dall’accusa di strage fin dal primo grado’, significa non solo e non tanto rinunciare a far saltare una volta per tutte le incrostazioni ideologiche e le verità di comodo sulle stragi. Ma significa per quanto riguarda Piazza Fontana, semplicemente, affermare un falso storico“. Queste sono solo alcune delle affermazioni contenute nella relazione del 6 settembre 2000 firmata da due ex senatori del Movimento Sociale Italiano, Alfredo Mantica e Vincenzo Fragalà, pubblicata oggi sul profilo Twitter del Senato in occasione del 52esimo anniversario della strage di Piazza Fontana.”
                Per fortuna in seguito il tweet in oggetto, in seguito alle proteste, è stato ritirato.
                Ed alla fine mi dico, grazie a tutti quelli che non accettano la prima versione della verità.
                Questione di punti di vista.
                E come ho scritto sopra, sul concetto che ho provato a portare di “verità della lotta”, diverso dai concetti di verità in sé, o di lotta in sé, o di mero colore del fumo, o di come è stata banalizzata, vaccini si vaccini no, che abbiamo appunto detto essere un dualismo comodo per etichette. Non di questo, meramente parlavo.
                Se poi a voi fa comodo iscrivere a “fantasie di complotto”, punti di vista. Non avete la verità voi, non ce l’ho io.
                Ed il termine fantasia in ogni caso nella mia vita ha sempre avuto un’accezione rivoluzionaria, prima che dispregiativa, sicuramente diverso da “menzogna”.
                L’accusa che i termini del discorso inizino e finiscano lì è forse proporzionale all’eccesso di negazione.
                La lotta sulla aziendalizzazione del SSN esiste da quarant’anni, quella sulle frontiere da secoli. Non mi pare purtroppo abbiamo fatto passi avanti. Certo continuiamo la lotta. Ma adesso abbiamo anche questo giro di vite. Si parte anche da lì. Se accettiamo che le grandi dimissioni possano avere un che di rivoluzionario in seno alla lotta di classe, non vedo perché negare tout court altre ragioni.
                Non capisco lo “svilimento” a “fantasia”.
                Il pericolo è che fra dieci anni, nel disinteresse generale delle generazioni che passano, anche gladio, gli anni di piombo, i Nar e le strategie della tensione diventino fantasie di complotto.
                Neanche così si aiuterebbe la lotta.

                • Ci ho scritto un libro di 600 pagine sul fatto che un conto sono i complotti che avvengono nella storia – e parto proprio da Piazza Fontana – e un altro i complotti immaginati dal cospirazionismo, che dei complotti reali rovesciano ogni caratteristica.

                  La “verità della lotta” emerge quando la lotta evita la cattura delle narrazioni diversive. Erano “lotte” anche i pogrom nella Russia dell’Ottocento. Erano “lotte” anche gli assalti squadristi. È una “lotta” anche quella della cittadinanza di un quartiere contro un campo nomadi. Le lotte non sono buone e veridiche di per sé: lo sono se avvengono lungo determinate linee di frattura, dove hanno valenze antisistemiche. Il cospirazionismo le allontana sempre da quelle linee di frattura.

                  Le ho chiamate “fantasie” di complotto proprio per rimarcarne la dimensione d’incanto e meraviglia. Dedico pagine su pagine precisamente a quest’aspetto.

                  Detto questo, se tu parli di “colore del fumo delle torri”, non puoi pretendere che chi legge non inserisca il dettaglio nel contesto da cui proviene, quello dell’ossessione “truther”. Che non c’entra nulla con le controinchieste sulla strategia della tensione, rispetto alle quali ha funzionato all’opposto e ha avuto esiti opposti.

                  • Aggiungo che dal mio punto di vista stiamo sottovalutando quanto, oltre alle fantasie di complotto, in questi quasi due anni deliranti, si siano notevolmente radicati nella sinistra antagonista approcci, personaggi e concetti rossobruni. Faccio un elenco tanto per capirci: Grande Reset, “Paolo Giordano unica voce fuori dal coro in tv”, “Greta Thumberg manovrata dai poteri forti”, “Putin e Lukashenko unici baluardi dell’anticapitalismo in Europa”, “Il manifesto e Libero sono la stessa cosa”, le baggianate sui migranti come esercito industriale di riserva citando Fusaro e Freccero, “Kennedy (quello che ha riempito di gente l’Arco della Pace a Milano) dice la verità”, “Draghi alla Presidenza del Consiglio è il risultato di un colpo di stato”, “Sì, sì l’ambientalismo, ma se siamo disoccupati mica abbiamo tempo di pensare al pianeta da salvare!”, “Che due palle questo antifacismo quando siamo in dittatura e nesuno lo dice”, “Vabbè Patrick Zaki, ma quanti altri prigionieri politici ci sono nel mondo?”, “Vabbè i diritti LGBTQ+, ma il popolo, il lavoro e gli operai dove li abbiamo lasciati?”, “Per fortuna c’è Travaglio che dice le cose come stanno” (quello dei taxi del Mediterraneo per intenderci… E poi si citano Red Ronnie, Marco Mori, Giacomini ed Agamben facendo un mischione da capogiro. Purtroppo la mia esperienza diretta nelle piazze di Milano, Genova, Udine e Trieste mi ha fatto uscire stordito da tutto ciò. So bene che c’è dell’altro, ringrazio infinitamente tutti voi per la profondità delle analisi ed Andrea Oliveri per il dettagliato racconto delle piazze triestine, ma credo davvero che la cacca rossobruna sia cresciuta a dismisura durante il covid. Mi pare invece che il movimento in valle sia riuscito a districarsi in questa palude e a non finire nella celeberrima buca conigliesca che ormai quasi straborda. Per me rimane sempre un modello altissimo di lotta. Grazie!

                  • Certo. Capisco il discrimine che fai nelle lotte ed ha certamente senso.
                    Più difficile capire, a mio avviso, nell’attualità, cosa si intenda o cosa si possa intendere per narrativa diversiva.
                    Poi ovviamente del discorso di blondet sul colore del fumo e sui rossobruni
                    Se poteva essere chiaro per compagni ed anarchici del Ponte della Ghisolfa allora, e per noi oggi non vi è dubbio.
                    Che, solo a titolo esemplificativo, forse fra tre giorni qualche milione di bambini saranno inoculati con un vaccino emergenziale è un altro.
                    A questo riguardo parlavo giorni addietro del Principio Responsabilità di Jonas.
                    Riflessioni che sono sparite dall’agenda della politica attuale delle sinistra.
                    Manca a mio avviso una controparte politica a sinistra che dica: attenzione alle scelte emergenziali di pancia.
                    Possiamo prendere vie per le quali poi non si può tornare indietro.
                    Tutto qui. E bollare quel poco che è presente nella sinistra nella sinistra come fantasia apriori mi pare un atteggiamento errato.
                    E questo che uno sia noi o si diverta nell’esaminarlo.

                    “In questi giorni sto rimuginando su questa cosa: le fantasie di complotto tutto sommato sono noiose e alla lunga rompono i coglioni.”
                    Stiamo attenti a non fare di tutta un’erba un fascio.
                    Le controinchieste, a volte di una noia mortale, saranno, ancora una volta, la storia attuale storicamente determinata a darne ragione o torto. Esse sono solo uno “strumento”, siamo noi a darne un significato politico e sociale, che inoltre muta col mutare delle condizioni e dei rapporti sociali di potere e di produzione, e questo credo valga per le faccende della pandemia come tutti gli altri fenomeni.
                    Poi ovviamente del discorso di blondet sul colore del fumo e dei rossobruni sinceramente non ne sapevo nulla e sinceramente non mi interessa.
                    Loro porteranno l’acqua al loro mulino. Non per questo lo strumento è da rigettare.
                    Non sarà l’unico e non sarà sicuramente L’ Indispensabile.
                    Ma non si può fare come se non ci fosse o sia sbagliato tout court in sé stesso come possibilità.
                    A volte, in un dato momento storico, le leve scardinatrici possono essere anche fenomeni inaspettati o non compendiati.
                    Ovviamente utilizzati coi dovuti guanti del materialismo storico.

                  • però dio can, questo è un post sulle frontiere, e il mio commento riportava la storia di una bambina affogata mentre cercava di attraversarle, e in due mosse si è finiti a parlare del fumo delle torri gemelle. questa è la dimostrazione pratica, sul campo, del fatto che le fantasie di complotto siano narrazioni diversive. a questo punto potrei mettermi a raccontare di come ho riparato lo sciacquone del cesso ieri sera, tanto è tutto uguale, tutto un unico pastone.

                    p.s. a proposito di piazza fontana, aggiungo a quanto detto da wm1 che in quel contesto la vera fantasia di complotto era proprio la pista anarchica. una fantasia di complotto elaborata dal potere, insomma.

                  • @ Coriandolo, lo sforzo da fare sempre e pervicacemente è cercare il nucleo di verità dentro i virgolettati che citi. Alcuni dei quali, va detto, non sono tossici di per sé, dipende dallo sviluppo che hanno: della questione Zaki si è parlato proprio qui sopra. Altri invece sono tossici già per come sono formulati. Della maggior parte si può comunque capire l’umore di fondo. Io posso capire l’insofferenza verso *certo* “antifascismo” lavacoscienza e passivizzante, quello che porta a ingollare qualunque cosa – coprifuoco, statolatria, campagne d’odio, idranti e lacrimogeni contro lavoratrici e lavoratori – perché sennò “si sta con la Meloni!!1!”. Io posso capire il risentimento nei confronti della linea tenuta dal Manifesto, per ragioni di cui qui si è più volte discusso. Ecc.

                  • Lana, capirai se non sono d’accordo sul fatto che vadano fatte controinchieste, ne facciamo da trent’anni, la prima la feci sulla Uno Bianca. Il problema è che oggi la maggior parte di quelle che, a partire da certe premesse, sono presentate come “inchieste” o “ricerche” non sono né l’una né l’altra cosa, sono sequele di fallacie logiche basate su bias cognitivi (su tutti il pregiudizio di conferma, che porta a scartare tutto quanto non collima con la tesi che si vuole propagandare), fallacie per difendere le quali si ricorre a trucchetti retorici (decontestualizzazioni, pareri spacciati per fonti primarie ecc.) e a ipse dixit in cui l’ipse è un ciarlatano oppure ha detto tutt’altro.

                  • @coriandolo

                    ciao, credo anch’io che il rossobrunismo stia “guadagnando spazi”, ma io non farei una colpa a chi si aggrappa ai rossobruni per questa situazione, bensì come sempre alla mancanza di una critica onesta e alternativa.

                    Non so se riesco a spiegarmi, ma purtroppo mi sembra che sia difficile “spacchettare” gli approcci [una cosa che è stata fatta sempre molto bene qui e in particolare da WM1 (vedi risposta sopra a tuco e lana)] e che “la fuori” per tutti quelli che si trovano sopraffatti dalla gestione pandemica e ormai non più solo da quella ma dall’insieme di strette neoliberiste vi siano solo 2 possibili cori a cui accodarsi volendo mantenere la propria vocazione “antisistemica” ma obbligati a prendere il “pacchetto completo”:

                    -il coro della sinistra “buona”, che però ha fatto propria la gestione governativa della pandemia, la paura del virus e dei no-vax, avallando senza critica decisioni che mettono in discussione il diritto di manifestare (e quindi finendo in posizione pro-sistemica aperta fianco a fianco col PD, Forza Italia e tutti gli altri)

                    – il coro rossobruno-clerical-sovranista, che mentre critica la gestione della pandemia tira fuori cose complottiste e destrorse (esercito industriale e via cantando) e addirittura rema contro le posizioni “ambientaliste” (con qualche nucleo di verità anche qui, detto da un ambientalista) attaccando i FFF e di fatto prendendo una posizone pro-sistemica sottotraccia in qualità di complottisti funzionali al sistema.

                    Il punto di questa premessa che conoscete già tutti meglio di me, è che è abbastanza inevitabile per la persona comune come potrei essere io, senza la lucidità e la chiarezza di gente che mastica politica da una vita, finire a “parteggiare” per i secondi se messi alle strette.

                    Anzi, sono i secondi che “_sembrano_ parteggiare” per te, e tu ci cadi dentro con tutte le scarpe.

                    Perché in fin dei conti è vero che l’unica voce mainstream contro il GP e l’obbligo vaccinale è stata Mario Giordano. …che essendo sempre stato di destra poi subito dopo mandava in onda un servizio sull’occupazione delle case e gli immigrati che poteva andare benissimo alla Meloni o Salvini.

                    Ma se tu ti senti messo spalle al muro e nessuno di quelli che credevi tuoi amici mostra un minimo di comprensione per le tue scelte, nessuno ti tende una mano in modo disinteressato accettando la tua diversità, beh, devi essere proprio ben fondato e solido e competente per non afferrare la mano di un rossobruno quando è lui a tendertela.

    • Come prevedibile, dopo un giorno di ricerche la polizia ha trovato il corpo della bambina annegata.

      https://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2021/12/11/news/dragogna-trovata-senza-vita-la-bimba-di-10-anni-dispersa-nel-fiume-in-piena-1.41019096

      Intanto si è saputo che la famiglia della bambina (la madre e due fratelli) è stata “riammessa” in Croazia. La madre ha anche dovuto subire le accuse di irresponsabilità da parte del governo sloveno. Che sia maledetta la fortezza Europa.

      Volti umani nel vuoto senza fondo.
      Nei cuori non c’è altare dedicato all’uomo.
      Ribellati, insorgi! Europa casa di pazzi.
      Europa manicomio.

      (Srečko Kosovel)

      • Una notizia che dovrebbe farci vergognare tutti, come tutte quelle dello stesso tipo che l’hanno preceduta.
        Ha ragione Kosovel quando parla di manicomio, e quando ci giriamo per vedere chi è con lui non troviamo nessuno, anzi, troviamo un papa sudamericano, unico che parla di deriva della civiltà, unico “regnante” che va a Lesbo. Ed è così che siamo messi nella fortezza. Si scannavano, a Bruxelles, per inserire le radici cristiane nell’abortita costituzione dell’Unione, come se fosse importante, come se fosse serio. Ma adesso aspettiamo ad indignarci: dobbiamo festeggiare il cattolico natale.

  5. Mi pare appropriato segnalare qui questo articolo che ricostruisce con estrema precisione il calvario di Wissem Ben Abdellatif, morto di violenza poliziesca, quarantena, contenzione psichiatrica e di democratica «politica di cooperazione».

    L’aspetto che mi colpisce di più della vicenda riguarda il fatto che questo giovane tunisino, appena incontra la realtà di Europa, ha un moto di ribellione istintivo, che lo porta a esporsi per denunciare. Comportamento da cui, forse, poi deriva una diagnosi, che giustifica – «eccezionalmente», senza dubbio – una pratica che da anni si tenta di rendere finalmente illegale come la contenzione meccanica. Che nel suo caso pare sia stata applicata per quasi tre giorni di fila, e non tra le mura inaccessibili di un CPR, ma in un reparto ordinario di psichiatria di un noto ospedale della Capitale. Roma, Italia, AD 2021: si crepa legati a un letto negli ingranaggi del SSN.

    Vicenda che peraltro dimostra una volta di più che viviamo un presente in cui di certo non mancano i conflitti e le ribellioni, e una conseguente disponibilità dello Stato, in ogni sua articolazione, a reprimerli quanto più duramente.

  6. Buongiorno, Wuming 1, mi spiace ma la discussione tornerà sempre indietro e non per i vaccini.
    Sulla homepage del Corriere online oggi campeggia in evidenza un servizio video sui due Maro’ e sul loro processo. Niente, siamo ancora li’. Di Zaki e Regeni non si parla gia’ piu’; su quella di Repubblica si trova qualcosa scorrendo la pagina. Solo il Fatto Quotidiano da’ ancora un po’ di spazio alla famiglia di Regeni che non vuole, non puo’ arrendersi.
    Anche la notizia dell’indagine sul caporalato che ha colpito pure il Ministero dell’Interno sta avendo sempre meno rilievo nei siti dei grandi giornali, strumentalizzata solo da chi ha un interesse politico a farlo, come sempre.
    3000 prigionieri italiani all’estero dovrebbero essere tutti i giorni sui mezzi di informazione e invece pochi lo sanno, infatti leggerlo e’ stato un pugno allo stomaco.

  7. Questa cosa dei 3000 (in realtà 2100, https://www.esteri.it/mae/resource/doc/2019/11/detenuti_italiani_allestero_-_guida_pratica_allassistenza_consolare.pdf) italiani detenuti all’estero però messa in questo modo rischia di attivare involontariamente un frame nazionalista, e di sviare il discorso da quello che succede nei *nostri* CPR, nelle *nostre* galere, nei *nostri* ospedali psiachiatrici, sulle *nostre* frontiere. Anche perché di questi 2100 la gran parte sono detenuti in paesi UE (1600), in Svizzera (70), in USA (50) e in Australia (50), cioè in paesi sostanzialmente equivalenti all’Italia, il che non è affatto un “complimento” visto lo stato vergognoso delle galere e della giustizia in Italia, ma è un’osservazione utile a non farci dimenticare che la critica e la lotta deve essere contro le galere, a partire dalle nostre, dove “nostre” include certamente quelle europee, formali e informali (CPR inclusi, quindi).

  8. Che è quello che si diceva sopra. Dei tanti manifestanti via social, ma anche via piazza, che si sperticano a chiedere giustizia per Zaki, non ce n’è uno che chieda giustizia per un poveraccio detenuto in un CPR. Ci siamo improvvisamente scoperti difensori dei diritti civili e paladini dei perseguitati, ma solo per quei perseguitati proposti (mi verrebbe da dire imposti) dai media, solo per quei perseguitati che a insindacabile giudizio dell’establishment meritano la battaglia. Quella per Zaki è una bella vittoria, che è giusto celebrare, ma tutte quelle masse contrite, serie, indignate, che abbiamo visto sfilare/apparire in questi mesi, si sono già dileguate, e sicuramente non sfideranno impavide il freddo per un anonimo etiope sbattuto in un CPT, o per un Turi Vaccaro che difende la sua e la nostra dignità di cittadini. Il doveroso grazie che bisogna rivolgere a queste persone, non dovrebbe farci dimenticare il loro conformismo borghese, il loro senso civico peloso, il loro appiattimento su una battaglia “preconfezionata”, la loro ipocrisia perbenista, il loro autocompiacimento.
    Inoltre, non per fare benaltrismo, ma quanto dice Mars9000 sopra, sulla strumentalizzazione della vicenda operata da UNIBO, e anche il fatto che non ci stupiremmo se domani scoprissimo che Zaki è stato usato come merce di scambio, ci dovrebbe indurre a riflettere, non tanto sulla necessità di certe battaglie, quanto sui soldati e sugli ufficiali che le animano.

  9. A proposito di orizzonti smarriti o saturi ho visto White, Lotus una serie tv HBO che è veramente una gemma.

    A chi non l’avesse vista la consiglio vivamente; non fatevi ingannare dalla sinossi, la storia è un cavallo di troia dal quale escono meraviglie.
    Io ci ho trovato tanto dentro: da Mark Fisher ai Simpson. I dialoghi e i personaggi sono semplicemente sublimi, profondi e al tempo stesso descrivono impietosamente la socio-psicologia occidentale moderna.
    Soprattutto, ed è una cosa alla quale teniamo tutti, unisce alla critica una forma espressiva anche molto entertaining, è una black comedy a tratti piuttosto spassosa.

    Accenna a discussioni anche è molto on topic su questo thread.

  10. 1) «[…] il fantastico trip di un essere umano è la grandissima rottura di maroni di un altro».

    Negli ultimi anni, infatti, ci si è spessissimo ritrovati a ribattere, ascoltando cert* compagni*: «[…] Ma che viaggio ti fai? Intrippat[*]».

    Amicizie, collaborazioni e/o relazioni amorose, anche decennali, squagliatesi al sole proprio per questa apparentemente ordinaria ragione; in maniera abbastanza frequente l’ho visto accadere proprio durante le recenti “convivenze forzate”. Credo sia una questione di sentimenti, più precisamente di «strutture di sentimento» come le chiama Raymond Williams.

    A definire la cultura sarebbe, secondo Ray, «[l’]intero stile di vita», esperienze, ideali, situazioni e valori condivisi da una determinata comunità». Se i valori, gli ideali sui quali si forma una comunità sono fragili o non ben definiti dall’esperienza, dalla prassi, la realtà, prima o poi recupererà sull’apparenza e quella comunità si ritroverà ad essere dominata da un’altra cultura.

    Da questo punto di vista i casi giudiziari di Emilio e Turi come la tragedia delle migrazioni, sono probabilmente sintomatici dell’inesorabile sfilacciamento del tessuto connettivo che, fino a poco tempo fà, sembrava ancora tenere insieme i movimenti “dissidenti”. Un tessuto fatto di «esperienze, ideali, situazioni e valori». Stiamo con molta probabilità assistendo, in diretta, al mutamento antropologico di un popolo, “quello della sinistra”, che messo di fronte alla «nuda vita», obbligato a mettere alla prova quei valori e ideali basilari, decide di ignorarli, senza neanche troppi scrupoli, e sceglie quelli opposti: sicurezza, disciplina e border controls. Come per il virus, anche per la gestione della propria esistenza, in questa nuovo status quo, meglio rimanere in vigile attesa, in modo che, per i pochi fortunati, la situazione almeno non peggiori.

    • 2) Nel frattempo, ci si può sempre attivare per smascherare complotti.

      Se così fosse, allora, è capace che il periodo che stiamo vivendo verrà descritto, in futuro, come Nerdozoico Inferiore. Una peculiarità di questa era paleontológica sarà la maniera in cui i resti fossili dei bipedi umanoidi saranno rinvenuti. Immagino descrizioni tipo: i miliardi di mucchietti di ossa umane sono ritrovati sempre a distanza ravvicinata dai resti di un primitivo arnese tecnologico, agglomerato di plastiche e metalli vari, che per il funzionamento pare necessitasse di energia elettrica distribuita via cavo. Si pensa che la specie umanoide attribuisse ai suddetti attrezzi poteri magici e divinatori se non addirittura miracolosi e spendeva innumerevoli quantità di tempo interrogando queste specie di totem. Rimane ancora un mistero il ritrovamento, in un numero elevatissimo di abitazioni, di amuleti rappresentanti la quindicesima lettera dell’alfabeto italiano, la Q, in varie dimensioni e materiali.

  11. Notizia di oggi: “L’Ue apre a controlli confini dentro Schengen fino a due anni”

    https://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2021/12/13/ue-controlli-ai-confini-dentro-schengen-in-casi-eccezionali-_d5d79ad0-b375-4e5b-8296-09a40cd23324.html

    In casi eccezionali ma “prevedibili” ogni Stato membro può reintrodurre controlli ai confini all’interno dell’area Schengen “per un periodo di massimo due anni”. E’ quanto prevede la proposta di modifica del Codice Schengen approvata dalla Commissione Ue, che si focalizza tra l’altro sul dossier dei movimenti secondari dei migranti.

    E così lo stato d’emergenza diventa stato di normalità, il “new normal” come lo chiamano su repubblica, presentandolo come una gran figata. Ricordo bene che l’anno scorso, proprio in questo periodo, certi compagni definivano “volo pindarico” l’allarme che stavamo lanciando da Trieste, sulla militarizzazione e chiusura dei confini come conseguenza ovvia dell’emergenza covidosa. Altri compagni definivano lusso borghese andare all’estero. Tutta gente che evidentemente ritiene i confini nazionali una specie di finis terrae, e non ha la minima idea di come si svolga la vita a cavallo di un confine.

    • «certi compagni definivano “volo pindarico” l’allarme che stavamo lanciando da Trieste, sulla militarizzazione e chiusura dei confini come conseguenza ovvia dell’emergenza covidosa. Altri compagni definivano lusso borghese andare all’estero»

      …certi compagni (quelli del lusso borghese andare all’estero) probabilmente sono diventati più rossobruni dei rossobruni, dopo il Covid, e senza neanche accorgersene.

      La nuova normalità è veramente una gran brutta cosa, come la proroga dello stato di emergenza: ma gente che si definisce di sinistra va in TV a dire che se c’è un’emergenza (da 2 anni) è giusto prorogare.

      Boh.

    • E per non farci mancancare niente, Bob Hope ha appena firmato un’ordinanza che impone la quarantena ai non vaccinati e il tampone ai vaccinati per entrare in Italia dai paesi UE. Qua a Trieste significa che anche un vaccinato, per andare a fare benzina a Krvavi Potok (10km dal centro) e rientrare a casa deve fare il tampone. A Gorizia/Gorica poi significa che anche solo per spostarsi da una parte all’altra della città bisogna fare il tampone. Anche col supergreenpass qua al confine la libertà di movimento è un ricordo dei tempi che furono. Nevermind. Conosciamo le vecchie strade, quelle che portano sempre dove serve, le migliori.

      • A illustrazione di quanto appena scritto da Tuco, ecco Gorizia vista dall’alto con evidenziata la linea di confine. Per mostrare cos’è una terra di confine, e far comprendere quanta ignoranza riveli chi commenta con alzate di spalle certi provvedimenti.

      • Sempre per non farci mancare niente, come oramai accade regolarmente sin almeno da quest’estate l’ordinanza sulla quarantena ne rimpiazza una precedente che si sapeva da parecchie settimane che sarebbe scaduta domani. Quindi quelli in partenza il 16 dicembre o nei giorni successivi hanno dovuto aspettare stasera per scoprire cosa gli sarebbe successo, e ora dovranno scapicollarsi a trovare un tampone, o un modo di fare la quarantena – come già è successo a quelli in partenza a fine luglio, fine agosto… La nuova ordinanza arriva regolarmente 24 o massimo 48 ore prima della scadenza della vecchia. Ah e apparentemente la notizia viene data al TG serale prima di aggiornare il sito del ministero. Perché tutti quelli che rientrano in Italia dall’estero ovviamente guardano gli imperdibili TG italiani.
        Qui qualcuno sembra convinto di stare in una serie tipo “24” ma di quelle pessime. Dopo aver visto questa cosa accadere regolarmente, il dubbio è che le tempistiche non siano solo dovute a disorganizzazione ma ci sia dietro la volontà di essere più notiziabili e avere più risalto sui media. Che sembra una roba complottistica anche a me che l’ho appena scritta, ma dopo che è chiarissimo che la ratio di tutta una serie di misure inutili (se non a stressare ulteriormente chi le subisce) sembra (far vedere che si fa qualcosa allo scopo di) potenziare la propria immagine pubblica e le proprie prospettive elettorali… Forse non più di tanto.

  12. Draghi in parlamento dopo le critiche europee alla chiusura dei confini:

    Covid, Draghi: “Ci siamo ripresi questa normalità al prezzo di 134mila morti. Vogliamo difenderla con le unghie e con i denti”

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/12/15/covid-draghi-ci-siamo-ripresi-questa-normalita-al-prezzo-di-134mila-morti-vogliamo-difenderla-con-le-unghie-e-con-i-denti/6427629/

    Ha detto proprio così: 134 mila morti per lui sono il prezzo pagato per riprendersi la normalità, anzi, *questa* normalità. E adesso chiudiamo i confini per difendere questa merda.

    Ogni singola parola di questo intervento può essere letta come una confessione di Draghi, degli industriali, del capitalismo. Ma deve esserci qualcuno che la faccia, questa lettura.

  13. Ma come se non bastasse:

    DRAGHI: “Ci siamo ripresi questa normalità al prezzo di 134mila morti. Vogliamo difenderla con le unghie e con i denti”

    L’EUROPA: “Chiudere le frontiere è sbagliato…”

    Oh, meno male qualcuno lo ha detto…

    SEMPRE L’EUROPA: “…non dobbiamo danneggiare i mercati!!!!”

    Ah….

    (non che mi aspettassi nulla di diverso, intendiamoci. Ma con da un lato la gente in giro che crepa di freddo e di fame – bambini compresi – o annega malamente, o viene rispedita a fare una vita indegna da dove è fuggita con estremo sacrificio; dall’altro lato la gente che muore o si ammala di covid, muore o si ammala di altre cose perchè col Covid funziona tutto peggio, perde il lavoro, va fuori di testa, si licenzia, deve stare in DAD seimila anni, ecc…
    Ecco, che si parli di “priorità dei mercati” mi sembra surreale. Almeno dissimulassero… invece lo dicono come fosse normale. Siamo arrivati al punto che manco lo camuffano più, perchè gran parte della collettività è stata persuasa che MERCATI FIRST sia norma di sopravvivenza. Ci dobbiamo tutti curare del benessere dell’entità MERCATI. Infatti in Europa mediamente i crimini contro le persone, gli ultimi, i diritti vengono sanzionati blandamente/non sanzionati/ignorati finchè si può mentre i “crimini contro i soldi” – vedi Grecia – sono puniti con la celerissima severità di un giudizio universale. E chiaramente chi non porta denaro ai mercati – disoccupati, migranti, persone ai margini, poveri – e quindi non partecipa al benessere dei MERCATI è un cittadino di secondaria importanza. Dunque per carità, srotolare centinaia di km di filo spinato o sbarrare i cancelli davanti ai disperati va bene. Non sono quelli i confini cattivi. Ma i confini che “uccidono” le merci sui camion sono INACCETTABILI e dobbiamo tutti mobilitarci affinché, covid o non covid, quelle merci innocenti possano raggiungere la loro terra promessa.)

    Ps: so che è una lettura MOLTO semplicistica, e “MERCI SUI CAMION” è ovviamente una metonimia. Quando a distanza di una settimana si parla di “frontiere chiuse” per gli emigranti e nessuno fa una piega, poi si parla di “frontiere semi-chiuse” per gli scatoloni e l’Europa leva gli scudi, mi sento veramente affranta dentro.

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