Ostaggi in Assurdistan, ovvero: il lasciapassare e noi / Seconda puntata

di Wu Ming

INDICE DELLA SECONDA PUNTATA

6. voci contro il lasciapassare e l’Emergenza
■ Non ci sono più gli shitstorm di una volta
■ Dobbiamo camminare sulla fune giusta
■ La padella e la brace: occhio a non chiedere l’obbligo vaccinale
7. Ritorno a un paesaggio di macerie
■ Lo scambio spettacolare pro Confindustria
■ Primavera 2020, la cultura dalle luci intermittenti al blackout
■ Autunno 2020, la seconda chiusura, lo sconforto, la rabbia
■ 2021, il lasciapassare e poi che altro?
■ Vuoi farti una scarpinata culturale?
■ Suerte, cazzo, suerte!
■ Biblioteche: il fuori diventa dentro e viceversa
■ Kein Mensch Ist Illegal!
8. Calendario settembre-dicembre 2021
Appendice. Rassegna di interventi

6. Voci contro il lasciapassare e l’Emergenza

Non ci sono più gli shitstorm di una volta

La prima puntata di questa miniserie ha avuto molti riscontri. E stata discussa, citata e utilizzata come base per ulteriori riflessioni. È anche servita a molte persone per rintuzzare gli scomposti attacchi ad Alessandro Barbero – ne parliamo tra poco – e dimostrare che ci sono ottime ragioni per criticare la politica del lasciapassare sanitario.

Negli ultimi giorni si sono alzate nuove voci critiche, non solo sul lasciapassare ma, retrospettivamente, sull’intera gestione dell’emergenza pandemica. Voci provenienti dall’anticapitalismo, o quantomeno da ciò che resta di una sinistra che si oppone alle logiche neoliberali. In appendice a quest’articolo troverete una rassegna di quelli che ci sono parsi gli interventi più utili.

La sensazione è che ormai l’accerchiamento sia rotto. Come già detto, siamo sempre in minoranza. Lo siamo eccome, se non a pensare certe cose  – l’insofferenza è sempre più vasta –, quantomeno a cercare di esprimerle in modo articolato. Ma è lontano il tetro 2020, quando a noi tre e alla nostra community sembrava di essere Pike, Dutch e i fratelli Gorch nell’ultima, disperata camminata. Andavamo allo scontro così, con l’unico obiettivo di lasciare una testimonianza, le prove che qualcuno aveva detto qualcosa di diverso.

Nel 2020 e per buona parte del 2021 criticare l’Emergenza o anche solo un singolo provvedimento era garanzia di scomunica, amicizie rotte, isolamento, linciaggio via social e cavalloni di ingiurie su cui toccava manovrare l’asse da surf tipo Un mercoledì da leoni. Tutto questo c’è ancora, ma non ha più quella forza.

Lo sfondamento più clamoroso, l’apertura della breccia più grossa nell’opinione pubblica si deve all’ormai celebre appello dei docenti e ricercatori universitari contro il pass.

Il firmatario più famoso, il già menzionato Barbero, ha vissuto un suo, ehm, “momento Wu Ming”. Nella polemica che lo ha coinvolto abbiamo rivisto i «lettori delusi», i parrocchetti del «che-brutta-fine-ha-fatto», i cacatua del «bravo-quando-fa-storia-ma-non-deve-fare-politica» e altre figure di un folklore che noialtri ben conosciamo. In fretta e furia il nome dello storico e scrittore è stato aggiunto alla lista, se non dei «No Vax» (ma qualcuno ci ha provato), quantomeno degli «irresponsabili», degli «egoisti», di quelli che «forse non se ne sono accorti che la gente muore!!!1!!»

Reazioni che un anno fa avrebbero decretato la sua espulsione dal consesso dei nominabili in società, com’è capitato a Giorgio Agamben, ma che oggi, col clima in parte mutato, sono sembrate subito sdozze e curvate sull’effetto boomerang. Di fatto, hanno spinto molti a interrogarsi, leggere bene… e poi difendere Barbero.

A condannare il tentato linciaggio è stato anche uno che ne aveva appena subito uno di pari intensità, benché per motivi diversi: lo storico dell’arte Tomaso Montanari, che in un suo articolo apparso prima sul Fatto Quotidiano e poi sul blog Volere la luna ha citato e utilizzato proprio Ostaggi in Assurdistan.

Insomma, la critica non è più clamantis in deserto.

Di contro, ed è comprensibile, c’è ancora molta confusione.

Dobbiamo camminare sulla fune giusta

Troppi interventi mischiano più temi e piani del discorso di quelli che i loro autori possono gestire, fornendo così appigli a “svicolatori” e detrattori e risultando meno efficaci di quanto potrebbero.

Per fare un esempio: troviamo controproducente infilare a forza nelle analisi sul lasciapassare e altri diversivi riferimenti alle – vere o fantasticate che siano – «cure domiciliari». Noi lo abbiamo sempre evitato [1] perché:
a. non ne sappiamo un cazzo, non abbiamo le competenze per capirci davvero qualcosa e non vogliamo fare i tuttologi;
b. su quella china si finisce sempre per discutere non dell’Emergenza come metodo di governo, dei diversivi e quant’altro, ma di ivermectina o idrossiclorichina, di quel che dice o fa il tale o il tal altro medico presuntamente “perseguitato” ecc. Ci si difende dall’accusa, fondata o meno, di credere a «pseudoscienze», ci si perde in minuzie e numerelli, e il dibattito si spoliticizza.

Troviamo problematiche anche le proposte d’azione incentrate sul rifiuto di scaricare il lasciapassare. Si tratta di esortazioni superate dai fatti, dal momento che già un mese fa più di quaranta milioni di persone l’avevano scaricato. Massimo rispetto per chi non vuole «farsi il green pass», ci mancherebbe. Ma un agire politico non può basarsi su una scelta tanto esclusiva, spesso – non sempre, ma spesso – compiuta da chi può permettersi di compierla.

La gente scarica il lasciapassare per poter lavorare e vivere. Questo dato di fatto sarebbe scalzabile solo da una disobbedienza organizzata e diffusa. Ma un’opposizione maggioritaria non si è materializzata. Del resto, come avrebbe potuto? In queste condizioni nemmeno noi, come spieghiamo sotto, possiamo concederci il lusso del “bel gesto”.

Se rifiutiamo la trappola dicotomica vaccinismo/antivaccinismo, a maggior ragione dobbiamo rifiutare l’altra falsa linea di frattura, quella tra chi ha e chi non ha il lasciapassare. Non possiamo sprecare fatica e senso dell’equilibrio camminando sulla fune sbagliata.

Del lasciapassare dobbiamo denunciare, tutte e tutti insieme, irrazionalità e secondi fini. Dobbiamo lottare perché venga richiesto in sempre meno circostanze e, meglio ancora, venga abolito. Gli argomenti a favore di quest’abolizione sono numerosi e facilmente spiegabili. A questo proposito, ricordiamo un paio di banalità di base.

■ Il lasciapassare è l’ennesimo provvedimento emergenziale descritto come inevitabile… eppure evitato nella maggior parte dei paesi. Quando qualche esperto da social vi dice che «il pass c’è in tutta Europa», sappiate che sta confondendo, forse a bella posta, due documenti diversi: il Certificato Covid Digitale dell’UE – che consente di viaggiare tra paesi membri e ha praticamente solo quello scopo – e il lasciapassare sanitario, che con queste caratteristiche, almeno al momento, esiste in pochissimi paesi [2].

■ In Italia il lasciapassare è stato introdotto e viene usato in modalità – e per finalità – da cui la stessa OMS mette in guardia in questo documento ufficiale. Chi non ha tempo di leggerselo può farsene un’idea grazie al sunto di Fabio Chiusi.

La padella e la brace: occhio a non chiedere l’obbligo vaccinale

Nel frattempo, anche qui unici in Europa, si discute dell’obbligo vaccinale generalizzato. Draghi ha detto che se ci sarà l’ok dell’EMA (il che è improbabile) il governo andrà in quella direzione. Non è detto che lo faccia davvero. Finora ha avuto i suoi buoni motivi politici per non farlo e li ha spiegati Wolf Bukowski.

Secondo il duo Corbellini & Mingardi, storici liberali e liberisti e perciò molto distanti da noi, ovviamente i motivi del governo sono altri, ancorché sempre politici. Uno di questi è che «ci esporremmo al ridicolo mondiale». Citare le ragioni di una tale affermazione consente di dare informazioni interessanti:

«Oggi ci spiegano tutti, a cominciare dai più insigni giuristi, che l’obbligo vaccinale è costituzionale. Ci mancherebbe! Questo lo capiscono anche i bambini. Ma già qualche adolescente può dire: scusate, ma chi lo adotta l’obbligo? […] chi ha introdotto finora l’obbligo vaccinale anti-Covid per tutti? Solo quattro Paesi: le dittature del Turkmenistan e del Tagikistan, la democrazia islamica dell’Indonesia e la Micronesia […] Nemmeno Vladimir Putin, che non riesce a far vaccinare quasi nessuno e forse è meno liberale di Letta, Draghi, ecc. si è fatto venire l’idea di obbligare alle vaccinazioni.»

Dobbiamo stare attenti, nel criticare il lasciapassare in quanto obbligo surretizio e ipocrita, a non dare l’impressione di preferire l’obbligo tout court. Quest’ultimo è sconsigliato dalla stessa OMS se non come extrema ratio in particolari condizioni che oggi in Italia non si presentano.

Già che ci siamo: l’OMS ha pure criticato i paesi come il nostro che puntano a somministrare la terza dose di vaccino. «Non possiamo accettare che paesi che hanno già usato gran parte delle scorte mondiali di vaccini ne usino ancora di più», ha dichiarato Tedros Adhanom Ghebreyesus. «È urgente invertire la tendenza, oggi la maggior parte dei vaccini va in paesi ad alto reddito, deve andare in quelli a basso reddito».

Vista in quest’ottica, la partita giocata dal governo Draghi/Speranza sulla terza dose mostra la sua vera natura. Radicata nell’ideologia – mai dichiarata ma sempre operante – della supremazia bianca, sfrutta e rafforza il privilegio occidentale. Come ha scritto Mattia Galeotti, studioso degli usi politici dei discorsi sulla scienza:

«i governi occidentali non pensano di poter eradicare il virus al di fuori dei loro confini, si muovono alla giornata mantenendo i loro privilegi e probabilmente intendono nel prossimo futuro barricarsi dentro frontiere fortezza, separati dai focolai a più alta infettività.»

Ma ora dobbiamo arrivare al punto: il lasciapassare e noi. Inteso proprio come noi Wu Ming. O meglio: noi Wu Ming e chi come noi lavora con la cultura.

Ennesima declaratio terminorum: nei paragrafi che seguono non diremo «lavoratori/lavoratrici di cultura e spettacolo» ma «della cultura» e basta, perché include già tutto: letteratura, musica, teatro, cinema, arti visive e plastiche, festival, musei, biblioteche ecc.

7. Ritorno a un paesaggio di macerie

Lo scambio spettacolare pro Confindustria

Nel 2020 la cultura, insieme alla scuola pubblica, è stata la prima a essere chiusa e l’ultima a riaprire.

Lo abbiamo raccontato diverse volte: il disastro della mancata zona rossa in bassa val Seriana – con il virus lasciato libero di correre in una delle zone più inurbate, popolose, collegate e trafficate d’Italia – spinse il governo Conte bis a metterci una toppa peggiore del buco, cioè il «lockdown» nazionale [3]… senza metterla sul buco, perché le aziende che Confindustria non aveva voluto chiudere in val Seriana rimasero aperte là e in tutta Italia. Nessuno tiri fuori la storia delle produzioni «essenziali», già l’1 maggio 2020 la raccontammo in forma di barzelletta.

Lavoratrici e lavoratori continuavano ad ammassarsi nelle fabbriche, e ad ammassarsi su treni e corriere, per poi ritrovarsi tappate in casa nel tempo libero, salvo qualche puntata al supermercato. Tutti spazi chiusi, quelli in cui il Sars-Cov-2 poteva gozzovigliare.

Nel mentre, governo e sceriffi locali combattevano il contagio dove era maggiormente implausibile: all’aperto, in parchi e piazze, sulle spiagge, nei boschi… E dagli al runner, al passeggiatore, al papà che porta il bimbo a giocare di nascosto! Le “pezze d’appoggio” le forniva una campagna mediatica che è corretto definire terroristica, volta a far credere con ogni mezzo – anche manipolando studi che dimostravano tutt’altro – che il virus fosse genericamente «nell’aria».

Repetita iuvant: all’aperto il contagio da Sars-Cov-2 è parecchio improbabile. Nessuno scienziato serio dirà mai che è impossibile, ma gli studi disponibili dicono che accade molto, molto di rado. Nell’aria aperta il virus non è nemmeno rilevabile.

Questi studi sono di svariati mesi fa, alcuni già del 2020, eppure ci siamo dovuti sorbire l’obbligo di mascherina all’aperto. Obbligo totalmente privo di senso, ma da poco reintrodotto in Sicilia. Negli USA questo genere di provvedimento è criticato con durezza nella stampa liberal. I nostri “liberal”, invece, aderiscono con zelo a un comportamento che non è profilassi, bensì superstizione  – è più o meno come portare con sé un ferro di cavallo – e spettacolo sociale.

La società dello spettacolo, linea d’abbigliamento, mise 2020-2021.

Soprattutto, la mascherina all’aperto è un pericoloso diversivo, come ha fatto notare anche la sociologa Zeynep Tufekci:

«Rendendo obbligatoria o comunque normalizzando la mascherina all’aperto in ogni circostanza mandiamo messaggi sbagliati su quali siano i veri fattori di rischio, che sono al chiuso, soprattutto in spazi affollati e poco ventilati. A più di un anno dall’inizio della pandemia, la gente continua a non essere informata in modo corretto su dove e come dovrebbe fare più attenzione.»

Un nostro post del 3 aprile 2020, dedicato a uno dei peggiori esempi di propaganda pandemica.

Torniamo alla primavera 2020. Quanto descritto avveniva in uno scenario raggelante, città e paesi fantasma, luoghi senza più cultura né arte né svaghi, desertificati da una politica che, mentre tutelava gli interessi dei padroni più della salute dei cittadini, a tutti noi chiedeva contrizione. La stessa persona poteva (no, doveva!) assembrarsi con altre in fabbrica o sul treno, ma non per vedere un film o un concerto o una presentazione di libri. L’unico teatro ammesso era il teatro dell’igiene. L’unica rappresentazione ammessa era quella della penitenza, perché i morti erano colpa nostra. Indiscriminatamente colpa nostra.

Nell’aprile 2020 chiamammo quella grande manovra diversiva «scambio spettacolare» o, beffardamente, «grande sostituzione». Ma farci capire era difficile, quasi impossibile, tanta era la paura che attanagliava anche chi avrebbe avuto gli strumenti per comprendere.

Primavera 2020, la cultura dalle luci intermittenti al blackout

Che ne fu, in quella fase, di chi nella cultura lavorava e di cultura campava? Non solo gli artisti, ma i tecnici «intermittenti», i precari, le maestranze legate agli spettacoli… Tutti «liberi professionisti» rimasti senza alcun reddito, che avevano difficoltà a dimostrare formalmente quante entrate avessero perso, e quindi a farsi risarcire dallo stato. In quelle categorie c’è sempre stato molto lavoro grigio, per questo calcolare un rimborso a reddito non era facile. E anche quando calcolati e percepiti, i sussidi erano una miseria.

In quella fase molti lavoratori temettero che le strutture cedessero e non riaprissero più – cosa che in molti casi è accaduta – o riaprissero chissà quando. Con il sussidio sapevano di non poter andare avanti a lungo. Le email spedite al sindacato dai lavoratori di cinema e teatri sembravano scritte alla Caritas. Il tenore era questo: «Sono un tecnico del suono rimasto senza ingaggi a seguito dei decreti covid, ho un figlio a carico, seguito dai servizi sociali. Mi restano 50 euro in tasca per l’ultima spesa che posso permettermi. Aiutatemi, vi prego. Grazie». Quello fu l’inizio di una nuova sindacalizzazione.

Bologna, 19 giugno 2020. Presidio di lavoratrici e lavoratori della cultura in Piazza Maggiore.

Detta fuori dai denti: il virocentrismo [4] prevalse tra chi se lo poteva permettere, cioè tra lavoratori e lavoratrici tutelate nel reddito e nel posto di lavoro mantenuto anche in assenza. Per tutti gli altri la paura più intensa era ed è ancora quella di andare in rovina, il puro e semplice ricatto della miseria. Con l’aggravante di vedere scagliati contro le proprie legittime argomentazioni gli epiteti «negazionista» e – gergalità nel frattempo passata di moda – «riaperturista».

Autunno 2020: la seconda chiusura, lo sconforto, la rabbia.

Nella breve parentesi di ritorno all’attività, molte realtà del settore – spesso investendoci gli ultimi soldi – si adeguarono a ogni «protocollo di sicurezza». Cinema e teatri erano a ingressi “contingentati” e perciò più che mezzi vuoti; gli ingressi erano regolati e tracciati, con tanto di numeri di telefono degli spettatori…

Le richiusure dell’autunno 2020 suscitarono collera, e tagliarono il fiato e le gambe di tutti. Il 26 ottobre, ospitato sulle pagine bolognesi di Repubblica, il direttore della cineteca di Bologna Gianluca Farinelli scrisse:

Gianluca Farinelli

«Sono sospesi gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all’aperto. Difficile trovare una logica. Sembra una commedia di Ionesco, un’esperienza surreale, un tragico errore. Da giugno, le varie forme di spettacolo sono faticosamente ripartite, adeguandosi a regole complesse e costose, cercando di ritrovare una relazione con il pubblico, tra infiniti e crescenti ostacoli. I cinematografi hanno visto scomparire i film, che erano stati promessi, per i quali avevamo riaperto. Eppure abbiamo continuato a programmare, a inventare proposte trovando un pubblico curioso, sempre attento alle regole e rassicurato, nel trovare sale e personale capaci di adeguarsi al rispetto delle regole.
Poi, ieri, di colpo, si richiude.
Senza che ci sia stato un solo focolaio originatosi in una sala di spettacolo, mentre si mantengono aperte attività che hanno certamente potenziali di pericolo molto più alti di un cinema, dove le persone arrivano, sono ben distanziate, guardano davanti a sé, verso lo schermo, non passano il tempo a parlarsi … Eppure i cinema sono attività economiche, come quelle che si è voluto tutelare mantenendole, almeno in parte, aperte [….]»

Dario Franceschini

Farinelli rispondeva indirettamente al ministro Franceschini, che il giorno prima aveva dichiarato: «Chi protesta per cinema e teatri non capisce la gravità della situazione».

In realtà, era chi chiudeva cinema e teatri a gettare fumo negli occhi sulla gravità della situazione. Abbiamo già spiegato con quale escamotage molti focolai nell’industria manifatturiera furono resi invisibili, mentre governo e media compiacenti imponevano narrazioni diversive e additavano falsi bersagli: la cultura, la «movida»… Ma l’aspetto più grave era che il ministro fingeva di ignorare che la maggior parte dei lavoratori della cultura non aveva ammortizzatori sociali.

A riempire di rabbia i lavoratori della cultura era che tante attività fossero state chiuse alla cieca, non certo perché focolai di contagio. Ogni volta che si è dovuto chiudere qualcosa, è toccato alla cultura (e alla scuola).

2021, il lasciapassare e poi che altro?

È passato quasi un anno. Durante l’estate che sta finendo certi festival, feste e rassegne – letterarie, musicali, cinematografiche – sono riuscite a ripartire. Ad altre, come il Montelago Celtic Festival, è stato pretestuosamente impedito.

L’autunno è ormai qui. Tra chi non ha dovuto chiudere baracca c’è voglia/necessità di ripartire davvero, ma c’è anche incertezza per quel che il governo potrebbe ancora inventarsi.Già l’introduzione del lasciapassare tramite un decreto bizantino e pieno di buchi ha seminato dubbi e generato il caos, come si appura leggendo la stampa locale di ogni angolo d’Italia (qui un esempio).

Il lasciapassare va a impattare soprattutto sulla cultura. In questo prosegue l’andazzo che abbiamo appena descritto, cominciato nel marzo 2020. Del resto, dalle classi dirigenti la cultura è sempre vista come un “di più”, qualcosa di cui occuparsi, se proprio, dopo tutto il resto, ed è chiaro che ai nostri politici – anche a quelli che passano per intellettuali – viene automatico penalizzare questo settore.

Nel nostro settore il lasciapassare è richiesto per spettacoli aperti al pubblico, musei, altri istituti e luoghi della cultura e mostre, sagre e fiere, convegni e congressi, centri culturali, parchi tematici, centri sociali e ricreativi (questi ultimi limitatamente alle attività al chiuso e con esclusione dei centri educativi per l’infanzia, compresi i centri estivi). La presentazione di un libro è assimilata a eventi quali convegni e fiere, per i quali la legge non fa alcuna distinzione tra chiuso e aperto, ergo, a rigore, il lasciapassare andrebbe richiesto sempre.

Ma questi sono ancora discorsi astratti, non rendono l’idea del vivere e lavorare in Assurdistan. Servono esempi concreti.

Vuoi farti una scarpinata culturale?

Un ginepraio inestricabile di prescrizioni attende chi volesse organizzare una scarpinata letteraria, come quelle che spesso abbiamo proposto noi, nel rispetto della normativa Covid.

Valle del Rovigo, Appennino toscoemiliano, 5 ottobre 2019. Trekking sulle orme della 36^ Brigata Bianconcini Garibaldi, organizzato da Grüne Linie e Resistenze in Cirenaica. Fotografia di Giancarlo Barzagli.

Anzitutto, ci sono le regole che riguardano le escursioni. Regole che non sono frutto di un provvedimento legislativo diretto – non le trovi sulla Gazzetta Ufficiale – ma nelle delibere delle varie associazioni di settore: guide ambientaliste, CAI e via discorrendo. In linea di massima:

■ i partecipanti devono prenotarsi in anticipo, devono avere il lasciapassare e non possono essere più di 20, tutti e tutte col lasciapassare. In caso di gruppi più numerosi, ci si deve attrezzare con più accompagnatori, per dividerli in sottogruppi da 20 che partano scaglionati lungo il percorso. Per dire: se hai 100 persone devi fare 5 gruppi e anche solo per farli partire tutti, scaglionati, ti va via almeno un’ora di tempo. Poi devi fare attenzione che un gruppo non vada più veloce di un’altro, se no ci si compatta e scatta l’assembramento.
■ Durante la marcia bisogna mantenere almeno due metri di distanza, altrimenti: mascherina.
■ Le soste devono essere in luoghi che consentano il distanziamento, altrimenti: mascherina.

Questo solo per quanto riguarda il cammino. Se poi nelle soste sono previste letture di attori, o performance di qualunque genere, allora si ricade nella fattispecie dello “spettacolo dal vivo”, e quindi, in aggiunta a quanto detto per le escursioni, cioè prenotazione anticipata e lasciapassare:

■ lo spazio sede dell’evento dev’essere delimitato, con un’entrata diversa dall’uscita.
■ Vanno predisposti dei dispenser con prodotti per igienizzare le mani.
■ Ci devono essere sedie distanziate e quindi inamovibili, ovvero picchettate a terra.

Gli organizzatori di “escursioni con performance” si sono dovuti inventare stratagemmi: ad esempio, se il musicista che intratterrà i camminatori salta fuori all’improvviso, lungo il percorso, senza un punto di sosta predefinito, allora pare non scattino le norme per lo “spettacolo dal vivo”: il tizio passava di lì, con il suo strumento, mica puoi impedirgli di suonare…

Suerte, cazzo, suerte!

Nell’era del lasciapassare ci è già capitato di stare “dalla parte degli artisti” in uno di questi spettacoli all’aperto. E’ successo ai primi d’agosto, per le otto repliche di Suerte!, con il Circo El Grito, Andrea Satta e Wu Ming 2, agli Orti Giuli di Pesaro.

In quel caso, oltre all’obbligo di lasciapassare – per le repliche dopo il 6 agosto – e oltre alle sedie picchettate a terra c’era anche un incredibile obbligo di mascherina, nonostante si fosse sotto il cielo stellato, vaccinati o tamponati, distanziate e igienizzate. Inoltre, nell’interagire col pubblico, bisognava fare attenzione a non toccare nessuno.

Non è tutto: gli spazi a disposizione, con le regole del distanziamento, permettevano di mettere a sedere non più di 50 persone. Ma con 50 persone per ogni replica lo spettacolo sarebbe andato in perdita, oltre a lasciar fuori molta gente. Ecco allora che ci siamo dovuti inventare una formula itinerante, con tre punti sosta e due gruppi di 50 spettatori, stabiliti all’ingresso, che si alternavano nelle tappe. Ad ogni replica, quindi, bisognava ripetere lo stesso “numero” per due volte, una per ogni gruppo, col risultato che dopo due repliche ognuno di noi aveva dovuto fare il doppio della fatica: il che, se usi la voce, come WM2, non è poi un gran danno, ma se fai evoluzioni su un palo alto sei metri o ti appendi a testa in giù a un nastro di stoffa, moltiplicare per due non è proprio indifferente.

Un altro stratagemma per gli spettacoli all’aperto ce l’ha illustrato un amico libraio e organizzatore di eventi:

«Noi, e altri come noi, abbiamo ovviato con un “trucco”: l’area andrebbe perimetrata […] essendo all’aperto è però pubblica e non la si può vietare a chi ne è sprovvisto. Abbiamo anche fornito sedie […] e fatto in modo che fuori dal perimetro non si perdesse qualità d’ascolto, chiedendo agli sprovvisti di pass di stare dietro al nastro che delimitava l’area.»

Tutta questa italica arte di arrangiarsi ha però un limite enorme: l’arbitrio. In ultima analisi, tutto dipende dal livello di vicinanza che gli organizzatori dell’evento hanno con il sindaco, il maresciallo, il teatro comunale, la Pro Loco… Se c’è una certa intimità, le soluzioni si trovano. Altrimenti, ogni pretesto è buono per mettere i bastoni tra le ruote a chi non è tanto gradito.

Biblioteche: il dentro che diventa fuori e viceversa

Un’altra vicenda che ci riguarda da vicino, per la sua funzione sociale e culturale, è quella delle biblioteche.

Senza lasciapassare non si può entrare, chiedere consigli di lettura, sedersi a un tavolo, scegliere un libro, fermarsi a leggere. Anche in questo caso, dal basso, bibliotecari e bibliotecarie hanno cercato di organizzarsi per non vedere del tutto svilito il loro ruolo e la loro presenza sul territorio.

Sappiamo di biblioteche dove sono state istituite delle zone di pre-ingresso, spazi liminari che non sono ancora “dentro” ma non sono nemmeno “fuori”, stanze dove si può accedere senza lasciapassare e trovare il libro che si è prenotato al telefono o via mail, e dove si può parlare con gli addetti, chiedere consigli e anche leggere un libro, pescato da una selezione che cambia ogni giorno e viene appositamente “liberata” dagli scaffali ormai off-limits per i nuovi “sans papier”.

Kein Mensch Ist Illegal!

«Luther Blissett ha vittoriosamente condotto a termine la prima battaglia della guerra psichica da lui scatenata a Roma contro il feticcio identitario. Al termine dalla puntata zerouno di Radio Blissett, intorno alle 3.00 di mattina una folla inferocita di circa settanta Luther si è concentrata in via Petroselli di fronte all’Anagrafe di Stato per dar corso all’attacco psichico “contro il nome proprio, per la gioia di scegliere liberamente il proprio nome in ogni occasione”. Come rito propiziatorio, su ordine di due poliziotti di passaggio che intimavano di attraversare sulle strisce, Luther Blissett ha bloccato il traffico, intervistando gli automobilisti in diretta e distribuendo volantini per l’abolizione del nome proprio.

Subito dopo, guidato dalla voce eterea di se stesso, ha inscenato il portentoso attacco psichico contro l’Anagrafe di Stato: per oltre due minuti, almeno cinquanta dei Luther presenti hanno pronunciato ossessivamente la sillaba OM in posizione di attacco, condensando un buon flusso di energia psichica, che è stato saggiamente interrotto al crollo dei primi cornicioni. Ciononostante la struttura dell’edificio non ha retto e, come sbriciolandosi, ha ceduto nei minuti immediatamente successivi.

Quando intorno alle 4.00 del mattino l’adunata sediziosa si è sciolta, continuavano ad arrivare Luther psicoarmati in assetto da combattimento.»

Questo comunicato di rivendicazione fu diramato all’alba del 28 maggio 1995.

Noi veniamo da lì, dal Luther Blissett Project.

Più in generale, veniamo da movimenti e cicli di lotte in solidarietà a chiunque si ritrovasse «clandestino». Abbiamo gridato: «No border!»; «Siamo tutti sans papiers!»; «Nessun essere umano è illegale!»

Figurarsi, dunque, se ci fa piacere che all’ingresso di un nostro evento sia necessario mostrare un documento altrimenti si resta fuori! È una cosa che ci dà la nausea, che ci suscita ribrezzo.

Nondimeno, dobbiamo tornare in strada. Per diversi motivi.

A parte Giap, per noi c’è solo la strada. Come riassumevamo due anni fa, noi «cerchiamo di evitare foto e video, non andiamo ospiti in TV, non offriamo le nostre vite al gossip. Appariamo soltanto dal vivo, di persona, nel modo meno mediato possibile. Se qualcuno ci riconosce per la via, significa che è stato a una nostra presentazione, reading, laboratorio, seminario, trekking urbano o quant’altro. Il suo corpo ha condiviso coi nostri uno spazio fisico e un’esperienza concreta.»

Nel lungo periodo in cui è stato impossibile organizzare eventi dal vivo, noi ci siamo rifiutati di surrogarli con “eventi” on line, perché per noi nell’incontro con lettrici e lettori si esprime, per dirla con Marco Bascetta,

«la natura sociale, relazionale, affettiva, corporea, sensibile, dell’animale umano. La sua propensione ad attraversare situazioni e ambienti sempre diversi e a sperimentarvi tutti i suoi cinque sensi […] Che la dimensione telematica possa riassorbire e restituire tutto questo, o anche solo surrogarlo pro tempore è più che una cattiva utopia, una triste illusione. Dietro la mimica impoverita, lo sguardo perso nel vuoto, l’ordine sequenziale di ogni comunicazione virtuale si percepisce facilmente questa semplice verità. E poiché altra forma attualmente non ci è concessa (non è una possibilità “in più”, ma molte in meno) lo schermo ci appare più che altro come il parlatoio di un carcere con i suoi orari e le sue regole. Cosicché il risultato di questa costrizione nel mondo virtuale, più che a un generale apprezzamento delle sue potenzialità condurrà, probabilmente a una reazione di nausea.»

Non andiamo in tv, non stiamo sui social, non facciamo eventi on line. C’è solo la strada. Se d’ora in poi facessimo “obiezione di coscienza”, se ci rifiutassimo di fare iniziative «perché c’è il green pass» (alcuni artisti hanno già fatto dichiarazioni in questo senso), la quantità di autolimitazioni e rinunce si farebbe soverchiante e metterebbe a repentaglio la tenuta del nostro progetto.

Oltre a questo, sentiamo fortissima la responsabilità nei confronti di altri soggetti: associazioni, circoli, piccoli teatri, librerie, singoli promotori di eventi… Insomma, tutta la gente che si è sbattuta per organizzarci date. Sono quasi sempre realtà indipendenti, duramente provate da questi terribili diciotto mesi, che oggi provano a ripartire. Non possiamo lasciarli a terra per il lusso di prendere una posizione ipercoerente.

Insomma, siamo ostaggi in Assurdistan.

Come molte altre persone, ci toccherà fare lo slalom tra le norme, tentare stratagemmi, trovare escamotages… In sostanza, bere l’amaro liquido verde. Non possiamo nemmeno aggiungere «fino alla feccia», perché è tutta feccia, fin dal primo sorso. Dovremo sorbircelo, ‘sto lasciapassare.

Al contempo, continueremo a denunciarlo a gran voce, valorizzando come possiamo ogni resistenza, ogni mobilitazione contro l’Emergenza. Che almeno questa nuova branca del nostro never ending tour sia un’occasione per fare inchiesta, discutere e pensare insieme forme di lotta, spargere il contagio del malcontento.

E poi, può sempre capitare che gli ostaggi si ribellino, e abbiano la meglio sui loro carcerieri.

Il lasciapassare per l’Assurdistan.

8. Calendario settembre-novembre 2021

Avvertenza importante: purtroppo il calendario è chiuso, non siamo in grado di prendere nuove date. Una volta terminata questa tranche di tournée ci fermeremo per diversi mesi, per lavorare unicamente al romanzo collettivo. Continuerà a girare solo lo spettacolo L’uomo calamita.

11 settembre
MACERATA
Presentazione del libro di Wu Ming 1
La Q di Qomplotto
h. 21, CSA Sisma, via Alfieri 8.
L’evento è stato preceduto da un po’ di maretta.

17 settembre
MILANO
Presentazione congiunta dei libri
Timira e Razza Partigiana
con gli autori Wu Ming 2, Antar Mohamed e Lorenzo Teodonio.
h.19.30, Parco Trotter, via Giacosa
A cura di Kyrikou e Amici del Parco Trotter

18 settembre
TORINO

Incontro con Wu Ming 4 sul tema
«Il signore degli anelli, un classico della letteratura contemporanea»
Loving The Alien Fest
h. 16:30, Mufant – Parco del Fantastico, Piazza Riccardo Valla 5.

18 settembre
FANO (PS)
Presentazione del libro di Wu Ming 1
La Q di Qomplotto
h.17:30, spazio autogestito Grizzly
viale Romagna 55
nell’ambito di Barricate di carta.

19 settembre
CASTELVETRO (MO)
Presentazione del libro di Wu Ming 2
Il sentiero degli dei – edizione aumentata
L’autore dialogherà con Ivano Gorzanelli
h.18, Castello di Levizzano.

19 settembre
RIVA DEL GARDA (TN)
Wu Ming 1 & Frastupac!
La rivoluzione di Franco Battiato
h. 21, Rocca, Piazza Cesare Battisti 3/A
Nell’ambito del festival Intermittenze.

25 settembre
IMOLA (BO)
Presentazione del libro di Wu Ming 1
La Q di Qomplotto
h. 17:00, Assemblea degli Anarchici Imolesi
Via f.lli Bandiera 19 Imola
ingresso e parcheggio da via Caterina Sforza.

26 settembre
CORNO ALLE SCALE, LIZZANO IN BELVEDERE (BO)
Scarpinata-presidio contro il progetto
del nuovo impianto di risalita Polla – Scaffaiolo
Con incursioni musicali e letterarie.
A cura del comitato «Un altro Appennino è possibile».
Ne parleremo meglio, con tutti i dettagli, in un post dedicato.

26 settembre
MANTOVA
Presentazione del libro di Wu Ming 1
La Q di Qomplotto
h. 18, centro sociale LaBoje, strada Chiesanuova 10.

29 settembre
MILANO
Talk Show. Sotterraneo incontra Wu Ming 1
Conversazione su La Q di Qomplotto
h. 19, Piccolo Teatro Grassi, via Rovello 2.
Prenotazioni qui.

30 settembre
SAN SEVERINO MARCHE (MC)
Riparte la tournée de L’Uomo Calamita
Spettacolo di circo, musica e letteratura
con Giacomo Costantini, Fabrizio “Cirro” Baioni e Wu Ming 2
Teatro Feronia, Piazza del Popolo
Dettagli a seguire.

2 ottobre
FORLÌ
Presentazione del libro di Wu Ming 1
La Q di Qomplotto
h. 17:30, Caffè del teatro, Corso Diaz 44.

2/3 ottobre
MONTE SAN GIUSTO (MC)
L’Uomo Calamita
sabato h. 21.30 e domenica h.15.30
Festival Clown&Clown, Piazza Aldo Moro

6-10 ottobre
IL CAMMINO DELLE CASE RIBELLI
Da Imola alla Toscana, con Wu Ming 2,
sulle orme della 36a Brigata Garibaldi.

8 ottobre
SAN GIORGIO DI PIANO (BO)
Presentazione del libro di Wu Ming 1
La Q di Qomplotto
Dettagli a seguire.

15 ottobre
FORLÌ (di nuovo)
Wu Ming 1 al Meet the Docs Film Fest
Dettagli a seguire.

29 ottobre – 1 novembre
LUCCA
Wu Ming 4 a Lucca Comics
Dettagli a seguire.

7 novembre
MENDRISIO (CH)
Wu Ming 1 dialoga con Ivan Cenzi (Bizzarro Bazar)
a partire dal suo libro La Q di Qomplotto
h.16, La Filanda, via Industria 5.
Nell’ambito della Biennale dell’Immagine
e a cura dell’associazione Chiassoletteraria.

Note

1. Le uniche due righe in cui abbiamo fatto riferimento alle «cure domiciliari» si trovano in questo commento.

2. In versioni simili alla nostra il lasciapassare esiste nella Francia di Macron (il paese apripista), nell’Austria di Kurz (dove almeno l’alternativa del tampone è gratuita), nella Repubblica Ceca (ma con più alternative a disposizione dei cittadini, come il semplice attestato di guarigione) e a Cipro. In altri paesi dell’Unione Europea esistono utilizzi della certificazione vaccinale (o del test negativo) più limitati, per accedere ad alcuni spazi e svolgere alcune attività. Ci sembra che l’Italia sia il paese dove il lasciapassare presenta più contraddizioni, ha il maggior numero di applicazioni, è motivato nei modi più incongrui ed è più saturo – platealmente saturo – di ideologia. Ripetiamo: è così al momento. Per parafrasare Mark Twain: il “soluzionismo” e le sue cattive pratiche percorrono di corsa cento leghe prima che il pensiero critico abbia il tempo di calzare gli stivali. Per una mappatura della situazione in Europa si può consultare il sito Re-Open EU. Grazie ai commentatori Laterale, OSH e Pereira per le preziose informazioni [cfr. la discussione in calce]

3. Per una nostra critica dell’espressione «il lockdown» rimandiamo al punto 4 di questo post del maggio 2020.

4. «Virocentrismo. Insieme di pregiudizi cognitivi e fallacie logiche che falsano la percezione dell’emergenza Covid. La prima impressione ricavata in un momento di forte inquietudine e paura – “il virus ci ucciderà tutti!” – persiste e si rafforza: il pensiero è inesorabilmente catturato dal virus e dalla sua circolazione, ogni ragionamento gira intorno all’eventualità del contagio e ogni rischio che non sia il contagio passa in secondo piano.
Nel pensiero virocentrico:
– Il virus non è un fattore scatenante ma la causa prima, se non l’unica, dei problemi insorti durante l’epidemia. Il virus è il Nemico supremo ed è sovente descritto in modo personalizzante, come se fosse dotato di soggettività e malvagie intenzioni;
– l’urgenza di contenere il virus mette in secondo piano ogni altra esigenza e diritto e giustifica qualunque provvedimento, anche misure il cui impatto complessivo sulla società e sulla salute collettiva potrebbe rivelarsi più grave di quello dell’epidemia stessa.» (Wu Ming 1, La Q di Qomplotto, pagg.329-330)

Appendice. Rassegna di interventi

Gregorio Magini, «Autoritarismo affettivo: come siamo finiti nella trappola fra comunitaristi e libertariani», L’Indiscreto, 6 settembre 2021.

Niccolò Bertuzzi, «I no-vax devono morire (e dopo di loro gli altri). Estremismo di centro e marginalizzazione del conflitto», Infoaut, 2 settembre 2021.

Giuliano Santoro, «Il fantasma dei No Vax si aggira sulla scena politica», Il manifesto, 3 settembre 2021.

Pier Giorgio Ardeni, «Green Pass, quando il potere offende e abbandona pezzi di società», Il manifesto, 4 settembre 2021.

Mattia Galeotti, «Vax governance. Appunti sul Green Pass e sulla morale vaccinale», Effimera, 7 settembre 2021.

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233 commenti su “Ostaggi in Assurdistan, ovvero: il lasciapassare e noi / Seconda puntata

  1. Vorrei farvi notare un dettaglio che sembra essere sfuggito anche a voi sul famigerato obbligo di mascherina all’aperto: in realtà, non c’è nessuna differenza tra zona bianca e zona gialla perché, sebbene per legge sia enunciata la stessa cosa con parole diverse, l’obbligo non è mai stato valido nemmeno in zona gialla se non si entrava in contatto ravvicinato con altri individui non conviventi (o ci si muoveva all’interno di spazi affollati), così come resta valido in zona bianca non appena si entra in contatto ravvicinato con altri individui non conviventi o ci si muove all’interno di spazi affollati.
    Praticamente, l’obbligo per legge esiste dal 2020 e permane ancora oggi, sebbene i media ce lo raccontino in maniera diversa e l’estensore della legge giochi a fare di uno stesso contenuto normativo uno spettacolo mediatico differente a seconda di quanto è interessato a promuovere circolazione e consumo oppure a limitarla.

    • È vero, e non a caso parliamo di “spettacolo”, quello di mascherina è un obbligo sociale, regolato da ingiunzioni/spinte dall’alto – non necessariamente atti strettamente giuridici, bastano dichiarazioni, titoloni ecc. – e pressione dei pari, cioè se per strada ricomincia a portarla tanta gente e tu che non ce l’hai sei oggetto di occhiatacce e commenti, per quieto vivere te la metti. È principalmente in questo senso che viene “reintrodotto” un obbligo a indossarla o, all’inverso, l’obbligo decade. Come ha spiegato Wolf Bukowski siamo in una zona/fase in cui al diritto positivo (gli obblighi per legge) si affiancano, spesso prevalendo su quest’ultimo, altri strumenti: “nudge”, disincentivi culturali, introduzione di nuovi rituali ecc.

      • Rientra in questa strategia anche lasciar credere che esista un obbligo di legge, come per i famigerati «200 metri». L’anno scorso, durante il passaggio dalla cosiddetta «fase 1» alla «fase 2», quasi tutte le persone con cui parlavo – anche quelle che disobbedivano – erano convintissime che non ci si potesse spostare di oltre duecento metri da casa. Era roba orecchiata in giro, perché il limite era menzionato in alcune ordinanze di altre parti d’Italia, ma né il comune di Bologna né la regione Emilia-Romagna avevano mai introdotto una disposizione del genere. Però nessuna autorità smentiva, andava bene così.

  2. Giusto per rimarcare quanto sia controproducente infilare a forza nelle analisi sul lasciapassare e altri diversivi riferimenti alle – vere o fantasticate che siano – cure domiciliari, cure alternative, cure ecc.
    Come fu per l’idrossiclorochina, così per l’invermectina, ora anche il plasma iperimmune si sta rivelando un mattone.
    Uno studio randomizzato sul plasma iperimmune mostra che non solo non ha aiutato, ma ha addirittura peggiorato la situazione:
    “Patients in the convalescent plasma arm had more serious adverse events (33.4% versus 26.4%; RR = 1.27, 95% CI 1.02–1.57, P = 0.034).”

    https://www.nature.com/articles/s41591-021-01488-2

    Il lasciapassare verde è una merda, ma a criticarlo seguendo certe chine non si va da nessuna parte. Ci si dà la zappa sui piedi.

    • Avvisiamo che se sotto questo commento – di cui, proprio per i motivi spiegati nel post, si poteva fare a meno – partirà una diatriba sul plasma iperimmune la segheremo subito e senza riguardi per nessuno.

  3. Pur non volendo entrare nel merito specifico di questa o quella cura, è un fatto che esistano altri strumenti che potrebbero aiutare a combattere la malattia. Spesso si tratta di soluzioni che, seppure con risultati preliminari più che incoraggianti, sono impantanate nelle sabbie mobili dei cicli burocratici di approvazione, perché non hanno ricevuto le stesse benedizioni governative(dapprima soldi e poi spintarelle per un’approvazione veloce da parte delle varie agenzie).
    Inoltre vorrei che mi aiutaste a capire(lo dico senza ironia) come è possibile che, senza citare gli elementi di cui sopra, rimanga intatta la prospettiva sociopolitica che voi delineate nell’articolo, in altre parole se i vaccini sono l’unico baluardo per il contrasto alla malattia, allora mi sembra che anche il GP si tinga di tutt’altre tinte.
    Chiudo precisando che questo commento non vuole assolutamente essere un apripista per poi finire a parlare nello specifico di un medicinale o un medico chiuso in soffitta, piuttosto è la base per riflessioni di carattere generale. Spero che non lo seghiate e spero che chi vorrà commentare dopo di me comprenda il caveat.

    • «se i vaccini sono l’unico baluardo per il contrasto alla malattia, allora mi sembra che anche il GP si tinga di tutt’altre tinte»

      No, per due motivi.

      Il primo, è che non volersi infognare in discussioni ultraspecifiche su questa o quella terapia (o “terapia”) – e nemmeno tu vuoi farlo, come si evince dal caveat – non significa in alcun modo pensare che i vaccini siano l’unico strumento. Da quasi due anni spieghiamo com’è stata smantellata la sanità pubblica in Italia, con particolare riferimento alla medicina territoriale, e quali siano state le conseguenze. Investire tutto, politicamente ed emotivamente, sul vaccino-e-basta è un modo di non occuparsi del resto, delle soluzioni sistemiche di cui abbiamo bisogno. È un modo per non cambiare rotta.

      Il secondo è che, come pensiamo di avere dimostrato nella prima puntata di questa miniserie, il lasciapassare non è in alcun modo una conseguenza logica dell’andamento della campagna vaccinale, non ha alcuna relazione con l’efficacia del vaccino, non ce n’era alcun bisogno per portare avanti la campagna, non è uno strumento di profilassi ecc. A rigore, resta criticabilissimo anche dal punto di vista di chi crede fortemente che il vaccino sia l’unica strada.

      In buona sostanza, si tratta di non far collassare l’uno sull’altro diversi macrotemi, diversi piani del discorso. È un’esigenza di chiarezza.

  4. Intanto vi ringrazio per il compendio che tira bene le fila di quanto è stato detto e analizzato

    Guardacaso, ho verificato immediatamente piccole (?) conferme aneddotiche della schizofrenia del lasciapassare: l’altro giorno sono andato nella biblioteca di quartiere (a Milano) a ritirare un libro che avevo ordinato. Tra aprile e giugno l’ho fatto circa 20 volte per motivi di lavoro – mascherina, controllo della temperatura. Ritiro e fine.
    Questa volta, con mia sorpresa, accesso con lasciapassare. Tempo di permanenza in biblioteca: 1 minuto

    Nel pomeriggio dello stesso giorno vado dall’ottico a cambiare gli occhiali: tra controllo, misurazioni, prove (ovviamente anche senza mascherina) sono rimasto lì un’ora. Niente temperatura, niente lasciapassare.
    Quale delle due situazioni è più rischiosa?

    Sull’altro fronte, quello del teatrino della pandemia, in un’intervista sul corriere di ieri, Ciciliano, un membro del Cts dice a proposito dell’obbligo di indossare la mascherina all’esterno, caduto a fine giugno:
    «La cancellazione di quell’obbligo obbedisce a un principio scientifico che resta valido: all’esterno ci si contagia meno. Ma c’è un aspetto psicologico da tener presente: non indossare la mascherina all’aperto ha provocato un comportamento meno rigoroso anche al chiuso. Così la circolazione del virus aumenta.”
    A parte l’ammissione della teatralizzazione insensata, effetto psicologico misurato da chi? In base a che dati? (E inoltre, sembra propedeutico alla reintroduzione della mascherina all’aperto contro ogni sensatezza, a pura scopo “pedagogico”)

    Sul fronte cultura/spettacolo, a fine agosto sono andato a un concerto in un paese di montagna : all’aperto, 50 posti distanziati (ma per la cronaca, senza sedie inchiodate a terra) tutti seduti, mascherine e… GP obbligatorio. In compenso, appena fuori dal nastro che delimitava i posti a sedere, gli altri spettatori/passanti stavano giustamente un po’ come volevano e nessuno di certo ha chiesto loro il lasciapassare. L’Assurdistan è tra noi, almeno è difficile non notarlo. O ci sarà assuefazione più o meno immediata all’insensatezza?

  5. Ciao, non ho capito una cosa. Se il vaccino è una modalità di cura propria di una medicina capitalista, subordinata al profitto, spersonalizzante, immagine di rapporti sociali ed economici di sopraffazione ecc. ecc… perché non essere esplicitamente contro il vaccino? Perché non portare i “nuclei di verità” alla loro esplicitazione e agire di conseguenza? Non lo dico perché io sia contro il vicino, ma perché cerco di seguire il filo dei vostri ragionamenti.

    In ogni caso apprezzo lo sforzo di ricentrare il dibattito intorno a questi tempi attraverso l’utilizzo delle armi della critica e dell’argomentazione logica, perché c’è un gran bisogno di riflettere ed elaborare la situazione presente in modo da essere “né con lo stato né coi novax”.

    • Guarda che hai equivocato, noi non abbiamo mai detto né scritto da nessuna parte che *il vaccino* “«è una modalità di cura propria di una medicina capitalista, subordinata al profitto, spersonalizzante, immagine di rapporti sociali ed economici di sopraffazione». Non solo il primo vaccino propriamente detto fu inoculato da Jenner ben prima che esistesse l’attuale industria medica, ma forme di proto-vaccinazione popolare precedono di parecchio l’intuizione stessa di Jenner, tant’è che nel nostro romanzo Manituana descriviamo un’inoculazione contro il vaiolo praticata in una comunità irochese nel XVIII secolo.

      • OK ho capito.
        Quindi non vi riferite al vaccino prodotto da pfizer, moderna, astrazeneca ecc. e inoculato su scala industriale dallo stato quando parlate di “Subordinazione della salute alla ricerca del profitto; rapporto morboso tra medicina e mercato; dipendenza della ricerca medico-farmaceutica da imprese ad altissima concentrazione di capitale; crescente burocratizzazione e spersonalizzazione della cura; sfiducia nell’industria sanitaria dopo una lunga sfilza di scandali…”?

        Forse non sono stato chiaro, ma io non mi riferivo a Jenner o agli irochesi, non mi riferivo a un concetto eterno e astorico di vaccino, ma alla campagna vaccinale in atto in Italia e in generale nei Paesi occidentali.

        • «Quindi non vi riferite al vaccino prodotto da pfizer, moderna, astrazeneca ecc. e inoculato su scala industriale dallo stato»

          Seguendo questa logica – essere contrari a qualcosa in sé tout court perché a produrlo è un’industria dentro la logica del capitalismo – non dovrei mai prendere nemmeno un digestivo, non dovrei consumare alcun alimento se non proveniente dal mio orto (ma coltivato senza aver comprato le sementi in un negozio), non dovrei portare alcun indumento se non cucito da me con lana personalmente tosata, cardata e filata ecc. Non dovrei nemmeno leggere alcun libro pubblicato in epoca post-feudale. La critica dell’economia politica non funziona così, non è così semplicistica e banale.

          [Qui sotto rispondo alla parte di commento che hai aggiunto nell’edit:]

          «non mi riferivo a un concetto eterno e astorico di vaccino, ma alla campagna vaccinale in atto»

          Attenzione, allora, all’equivoco preso in esame da ASCE onlus nel dossier che abbiamo linkato nella prima puntata: confondere vaccino e vaccinazione.

          • Aggiungo: nel tuo primo commento hai proprio scritto «il vaccino come modalità di cura», chiunque penserebbe che ce l’hai col concetto stesso di vaccino.

          • Sono d’accordo con te che l’osservazione è semplicistica, ma non è il mio punto vista, bensì come avevo erroneamente inteso il vostro.

            Questa vostra attenzione verso i “nuclei di verità” mi ha ricordato una frase di Salvemini che avevo letto su Osservatorio Complottismo:
            «La folla tumultuante di Verbicaro, spiegando il colera con la ‘polveretta’ sparsa dal ‘Governo’ e dai ‘galantuomini’ per impedire alla povera gente di moltiplicarsi oltre il necessario, ha dato una forma superstiziosa e barbarica a quel sentimento di sfiducia e di avversione verso i ‘galantuomini’ e verso il ‘Governo’, che è il permanente stato d’animo di tutte le folle meridionali. Ma la barbaria superstiziosa dell’espressione non deve farci disconoscere la giustizia del sentimento fondamentale»

            • Citazione perfetta.

              • Ringrazio Acefalo per aver riportato all’attenzione di tutt* le rivolte di Verbicaro.

                Anche a mio parere infatti, quel «sentimento fondamentale» a cui faceva riferimento Gaetano Salvemini nel 1911 si rialaccia in maniera a dir poco simbiotica con la “natura” delle proteste di questi mesi.

                Aggiungerei soltanto un pensiero sul termine *sentimento*.

                A mio avviso andrebbe quì/ora re-interpretato in chiave euristica; in questo senso, oltre a LQdQ, che personalmente ritengo un testo essenziale, penso possa tornare utile, come spesso si è consigliato da ‘ste parti, fare riferimento al lavoro di Gregory Bateson, in generale e in particolare al concetto di «explanatory principle», che GB usa in un dialogo con la figlia nel tentativo di rispondere alla domanda: che cos’è un istinto: «[ è ] una specie di accordo convenzionale tra scienziati perché a un certo punto si smetta di cercare di spiegare le cose».

    • Il vaccino non è una “modalità di cura propria di medicina capitalista”. Sabin donò il suo vaccino all’Unione Sovietica perché lo distribuisse gratis a tutto il mondo. Nella Jugoslavia socialista nel 1973 si vaccinarono in un mese milioni di persone per fermare un focolaio di vaiolo arrivato dall’Afganistan in Kosovo attraverso un pellegrinaggio alla Mecca. Cuba ha creato i suoi vaccini e sta facendo la sua campagna vaccinale. Eccetera. Sta cosa che il vaccino sarebbe un risultato del capitalismo l’ho sentita dire dai tarantolati bocconiani per magnificare il capitalismo.

      Noi viviamo in un mondo capitalista in cui *tutto* viene prodotto attraverso i meccanismi di valorizzazione del capitalismo. Tutto. Comprese le ristampe anastatiche del Manifesto del Partito Comunista.

      • Mi avete un pò confuso con questo thread. Sinopharm, il maggiore vaccino anti Covid cinese, è prodotto dalla compagnia farmaceutica di Stato cinese (Sinopharm appunto). Altri vaccini Anticovid, come il Coronavac (di Sinovac), o il Cansino sono di imprese farmaceutiche private a nazionalità cinese quotate in borsa (Nasdaq la prima e Hong Kong la seconda). L’unico altro paese che ha prodotto vaccini di Stato è Cuba ma non ha capacità di produzione su vasta scala. La Cina fa tutto in casa invece. I vaccini europei ed americani hanno ricevuto fondi pubblici ma sono di imprese private, anzi fanno capo a consorzi produttivi che mettono assieme diverse industrie delocalizzate anche per facilitare la produzione e gli accordi bilaterali con gli Stati. Astrazeneca (quotata alla LSE) è una produzione intellettuale di Oxbridge mentre il vaccino è “assemblato” per lo più in India. I problemi per le forniture con la UE sono cosa nota. Magari si conosce meno il caso di Pfizer che a Febbraio fu accusata di pratiche sleali durante le negoziazioni delle forniture dei vaccini nei paesi dell’America Latina, qui la fonte https://www.thebureauinvestigates.com/stories/2021-02-23/held-to-ransom-pfizer-demands-governments-gamble-with-state-assets-to-secure-vaccine-deal
        Sono d’accordo che il vaccino, concettualmente, non è “una modalità di cura propria di medicina capitalista”. Ma i vaccini anticovid che circolano in Italia sono frutto del Capitale e stanno producendo enormi profitti privati a spese pubbliche. Inoltre “possono trasformarsi” in strumenti di geopolitica farmaceutica mentre le spese sanitarie degli stati impazziscono. Ci sono nuovi vincoli e nuove potenziali forme per destabilizzare, ricattare o cambiare i governi. Se oltre l’80% della popolazione vaccinabile in Italia è stata vaccinata ma l’immunità di gregge non esiste più nonostante vaccini che promettevano ai mercati meravigliosi tassi di copertura, allora, forse, le politiche sul lasciapassare verde stanno da qualche parte qua dentro. Non credo ci sia bisogno di tornare a coltivare il cotone o di farsi irritire da un cattivissimo e pericolossimo pensiero “no vax” per pensare queste cose qui. O il terrorismo mediatico è tale da essere già entrati in modalità autocensura livello massimo? (scrivo da un paese extraeuropeo)

        • Guarda che anche tu continui a dire «vaccino» per intendere la la politica (e l’economia politica, e anche la geopolitica) della vaccinazione. Così si fa solo confusione. È è la stessa confusione che promuovono i gestori dell’Emergenza, solo inquadrata “in controcampo”. Hanno ragione le compagne e i compagni di ASCE:

          «A differenza del modo in cui si è impostata la discussione pubblica, va chiaramente distinta la questione dei vaccini da quella della vaccinazione: gli uni sono tecnologie mediche a disposizione per la prevenzione di determinate malattie, l’altra è la politica attraverso cui attivamente si producono, distribuiscono ed inoculano i vaccini. Ridurre la discussione ad una disfida sui vaccini, vuole dire sostanzialmente cancellare dal discorso la questione della vaccinazione, ovvero lo spazio dove interviene la politica, dove si può e si deve esercitare il controllo democratico e il giudizio sulle scelte dell’amministrazione pubblica […] Se la discussione sui vaccini si può chiudere nel consesso scientifico specialistico di riferimento, quella sulle vaccinazioni riguarda invece tutti, e non può essere risolta da un ristretto gruppo di specialisti, perché la complessità e l’interdisciplinarità della questione, banalmente, lo impediscono

          • Ho qualche difficoltà a scindere il vaccino dalla vaccinazione. Parlo da ignorante della narrazione pubblica e di tante altre cose specifiche però è vero che il vaccino è una tecnologia ma per funzionare deve essere socializzato, cioè la dose individuale è praticamente una finzione metodologica (proprio come il lasciapassare). Se mi vaccino solo io non sopravvivo. I virus cambiano quindi tra un anno non avrò bisogno solo di una nuova dose ma forse di un nuovo vaccino. E’ probabile che non ci abbia capito nulla o che abbia saltato a piè pari tutti i commenti in cui parlavate di questa cosa qui, ma il vaccino per essere tale riguarda la “specie” cioè una proporzione di soggetti tale da rendere inutili le continue mutazioni del virus (quindi depotenziandolo o debellandolo). Una produzione capitalistica può produrre vaccini sufficienti per debellare il virus nella popolazione mondiale? La risposta secondo me è no, oppure si ma producendo un mondo distopico diviso tra salvati e sommersi.

            (correzione anche lo Sputnik V è un vaccino di stato)

            • Non è quello di cui stavamo parlando e non è nemmeno il fulcro del malinteso. Per com’era scritto, il primo commento di Acefalo sembrava propugnare – o attribuire a noialtri – l’idea che il vaccino in sé come tecnologia di cura sia tout court capitalistico. Io e Tuco abbiamo risposto che non è così. La replica di Acefalo sembrava dire – o, ancora una volta, attribuirci questa posizione – che siccome i vaccini antiCovid sono prodotti in modo capitalistico allora vanno rifiutati. Ho risposto che come premessa non basta, perché nel capitalismo ogni merce e tecnologia è prodotta in modo capitalistico. A quel punto si è capito che non ci eravamo capiti. È più chiaro adesso?

              • Okay sono arrivato anche io! Mi ero effettivamente perso in questioni non attinenti il thread. Comunque non mi pare di essere in contraddizione con quello che scrivono le compagne e i compagni di ASCE. Mi manca però tutta la parte della narrazione pubblica che spinge fino a far dire “il green pass non è un vaccino”. Proprio oggi parlavo con un amico esperto di IT su come il virus sia entrato nell’immaginario sociale attraverso lo “spettacolo dell’emergenza”. Scherzando paragonavamo l’immagine a microscopio del virus che è diventata murales, emoticon e fumetto, all’agente Smith di Matrix ed alle sue moltiplicazioni infinite, tutte repliche fedeli dell’originale con varianti “potenziate” che richiedono altrettante evoluzioni da parte dell’organismo vettore. Ci siamo chiesti se in effetti certe campagne mediatiche o di sensibilizzazione popolare “virocentriche” abbiano effettivamente agito su questo modo di immaginare il virus, quindi non come un organismo biologico che si adatta al vettore per riprodursi ma come una cosa che si prende, si attacca, si passa etc. In questo secondo caso il vaccino assomiglia alla nuvola viola che veniva dipinta intorno ai malati di HIV, chiaramente con valore opposto, come uno scudo cosmico non solo contro quella cosa che è il virus ma anche come un lasciapassare biologico. Se n’è detto spesso su questo blog in più post e commenti e link esterni. Alla fine sembra sempre emergere una qualche identificazione salvifica intorno a cui radunarsi. Quindi non importa sapere che se anche il 100% degli italiani sarà vaccinato, non basterà. Al lasciapassare si aggiungerà qualche altra trovata che renderà ancora più sottile la necessità di proteggersi dall’altro. Il punto è che tutto rientrerà comunque in una logica di produzione capitalista e di contenimento del dissenso.

  6. “La padella e la brace: occhio a non chiedere l’obbligo vaccinale”

    Infatti penso che bisognerebbe avere ben chiaro che l’obbligo vaccinale dal punto di vista operativo si risolverà nell’estensione del green pass a tutti gli ambiti. Qualcuno pensa che l’obbligo vaccinale si risolverebbe nel pagamento di un’ammenda per chi non si vaccina, come accade con l’esavalente ecc. Ma non sarà così in questo caso, proprio perché il vaccino anticovid è stato sovraccaricato di significati politici, morali, forse addirittura religiosi, sia da chi lo spaccia per l’elisir di salvezza, sia da chi lo dipinge come il veleno del demonio. Quindi se lo stato decide di imporre l’obbligo, lo farà rispettare con ogni mezzo formalmente costituzionale. Siccome non potrà mandare il piemonte cavalleria a caccia di non vaccinati con un fucile spara -siringhe, molto semplicemente farà rispettare l’obbligo estendendo il greeen pass a qualunque ambito, ed eliminando la possibilità di ottenerlo con un semplice tampone negativo.

    Chiaramente ciò sarebbe meno ipocrita, ma dal punto di vista pratico il disciplinamento e la colpevolizzazione verso il basso sarebbero sostanzialmente gli stessi.

    • mi aggancio qui perché concordo sostanzialmente con le analisi di tuco per fare una considerazione che spero non suoni troppo come un piagnisteo né sia troppo OT.

      Ottimi come sempre i WM nelle 2 puntate sull’assurdistan con cui concordo su tutta la linea. Io sono decisamente poco ottimista sulla situazione generale, ma mi fa piacere che voi vediate “la rottura dell’accerchiamento” con un inizio di levata di scudi anche da altri settori della sinistra e della cultura.
      Il piagnisteo per me nasce dal fatto che l’abbozzo di dibattito [rischia] però per forza di cose di essere “aperto” sostanzialmente solo ai vaccinati*:
      vaccinati “ortodossi” che vorrebbero veramente la cavalleria a fare TSO in mezzo alle strade, che dibattono con vaccinati come Barbero che criticano da posizioni finalmente lucide, storiche e “di sinistra” l’ipocrisia e l’incostituzionalità del GP e che dicono “piuttosto l’obbligo”, a loro volta supportati da vaccinati ancora più “ficcanti” nel criticare tutto il sistema di diversivi messi in atto finora e lo spostamento verso il basso delle “colpe”** della pandemia che dicono «“La padella e la brace: occhio a non chiedere l’obbligo vaccinale”».

      I non vaccinati invece, che non lo siano perché temono il “marchio dell’Anticristo”, perché “è tutta una montatura e Bigpharma dall’inizio voleva vaccinarci tutti” oppure, più laicamente, perché da bastiancontrari si son rotti di prese in giro, diversivi e imposizioni (vedasi la famosa “rottura del patto”) oltre a qualche più o meno legittimo dubbio sul proprio rapporto costi benefici, si trovano in una posizione che è al di fuori della razionalità in una società che (almeno a livello di dichiarazioni, molto meno nei fatti e nelle decisioni come abbiamo visto), fa della razionalità e della “dittatura dei numeri” l’unico valore.
      Lo abbiamo visto in queste discussioni, per quanto alcuni si affannino a cercarlo*** un motivo razionale [per non Vacc] non c’è, il vaccino è utile a proteggersi e indirettamente, se non a limitare le varianti, almeno a proteggere futuri intasamenti delle TI (che quindi possono restare nello stato in cui sono, idem la medicina territoriale).

      • E allora come fa un NV a “sentirsi” razionale mentre difende le sue posizioni su GP e sulla brutta deriva che stiamo prendendo come società, se anche i suoi compagni che gli marciano a fianco non possono fare a meno di dirgli “guarda che comunque fai una cazzata, e fattela sta punturina”?****

        Questo non è un attacco alle posizioni e alla sacrosanta razionalità di nessuno, tantomeno qui su Giap dove i padroni di casa e la maggior parte dei commentatori (non tutti) hanno sempre mostrato di buon grado di accettare qualunque posizione argomentata purché non “da destra”.
        Era solo per dire che, a voler fare il bastian contrario a tutti i costi, sono io che oggi mi sento “accerchiato” e devo dire che, tenuto conto che ho una partita IVA, la cosa che mi spaventa di più non è l’aspetto sanitario o l’impossibilità di andare al ristorante, ma la mia perdita di credibilità umana e professionale nei confronti di clienti e committenti se e quando si dovrà palesare (e sarà inevitabile) che per avere il GP e accedere nei posti ti devi fare il tampone…

        *faccio ampio riferimento ai concetti espressi da Robydoc e SteCon nella serie di commenti https://www.wumingfoundation.com/giap/2021/08/a-che-punto-e-la-notte-pandemica/#comment-44961 dell’altro post sull’ “Imporre a chi si difende /eticamente/ dall’oppressione di argomentare senza falle la sua posizione”

        ** ieri sera politico di LEU a trasmissione mediaset a domanda “come andrà la pandemia?” ha risposto all’incirca “dipenderà dai nostri comportamenti”.

        *** e non posso dire di non capire e non provare empatia per chi, nei commenti su a che punto è la notte, ha anche commesso qualche errore nel tentativo di arrampicarsi in qualche modo su uno specchio.
        Tra l’altro il vizio del “cesello” è stato bellissimo nello scambio con Akira (che, a parte il malinteso coi WM, *sul vaccino* condivido), quando a richiesta di rettifica è seguita citazione di pubblicazione, cui è seguita precisazione che la pubblicazione sì era parzialmente giusta ma riguardava sì i vaccini ma quelli a vettore virale.

        ****ho finito i caratteri del doppio post, ma da qui alla “caduta” in qualche buca è un attimo.

        • D’altra parte converrai che non è semplice astrarsi da se stessi a tal punto da trovare ragioni condivisibili nella scelta di non fare, potendolo fare, un atto che personalmente si ritiene utile individualmente e socialmente. Non nobile, non patriottico o chessò io, per carità. Ma utile sì.

          Io mi identifico pure, sia chiaro. Anche perché, per fare un esempio abbastanza affine, io non sono donatore di sangue, non me ne sono mai vergognato in vita mia – nessun donatore me lo ha mai rinfacciato… – e immagino come mi sentirei se ogni giorno mi sentissi dire che qualcuno è morto sostanzialmente a causa della mia ignavia e che sono un free rider perché, se ne avessi bisogno io, il sangue lo vorrei.

          Scenario che trovo politicamente tutt’altro che irrealistico, peraltro, se tanto mi dà tanto. L’impianto ricattatorio della campagna vaccinale è replicabile all’infinito. Certo, poi sarebbe abbastanza arduo continuare a definirla donazione, ma è pur vero che si parla senza vergogna di “nudge” per la minaccia di licenziamento.

          Insomma, per farla breve, mi sembra che nessuno possa essere sicuro di restar fuori dalla merda che sta salendo. Non credo sia proficuo aggiungercene anche un po’ di produzione propria.

          • Grazie Isver e floria.
            L’esempio delle donazioni di sangue mi è molto piaciuto perché ci avevo pensato anche io.
            (Io donatore lo sono anche stato, poi ho avuto un mini-problema ematologico e ho smesso. Avevo cominciato dopo il militare, e per un po’ di anni si andava la domenica mattina con gli amici all’autoemoteca del paese.)

            Ma come dici tu, *«L’impianto ricattatorio della campagna vaccinale è replicabile all’infinito»* ed è per questo che dico che se “passano” su questo (e ormai hanno già sfondato su tutta la linea, consenso largamente maggioritario*), da domani non ci sarà argomento su cui non applicare la stessa metodologia di pensiero.

            Ci troveremeo con un SSN “contributivo” su base etica e comportamentale. Come un’assicurazione privata o peggio.

            * a proposito di scuole e relativi ordinamenti:
            ieri è arrivato messaggio su chat asilo del mi* piccol* e su mailing list scuola elementare che in ottemperanza alle misure di legge ultime, l’accesso ai locali di scuola e asilo sarà consentito solo ai genitori muniti di GP.
            La cosa bella è che all’asilo, che è parastatale – da noi c’è solo quello comodo – questa misura l’avevano già presa quando non era ancora neanche un obbligo di legge. L’amministrazione dell’asilo (tutta gente del paese che in teoria ha sempre avuto il “cuore” molto a sinistra) nella chat si è anche vantata del fatto che “loro” lo avevano già deciso prima, in modo più restrittitvo e “più realista del re”.
            Soluzionismo puro e semplice, “noi siamo più avanti”, “con noi state sicuri”.

        • Ciao Cugino di Alf…
          per quel che vale, capis o come ti senti.
          razionalmente comprendo il significato del venir meno dell’accerchiamento.
          e avverto in questa seconda puntata una sorta di rassegnazione di realusmo, mi riferisco al voler tornare in strada.
          alla luce dei recenti sviluppi quanto possono dirsi non disposto alla punturina?
          Sempre meno, a mio avviso.
          E posso dire che per me è una secca sconfitta. Ma non reggo alla pressione.
          La palese incapacità della campagna vaccinale, di eliminare le restrizioni assurde a cui ci siamo assuefatti, continua a rappresentare il motivo ptincipale per cui non mi alletta questa prospettiva “salvifica”.
          Ma non conta… Ho visto abbastanza assurdità post PASSAPORTO Sanitario e letto altrettante.
          in assenza di una disobbedienza generalizzata e massiva, posso mai accettare una serie infinita di porte chiuse?
          Ogni volta che voglio, non dico avete un’occasione di vita sociale, ma addirittura ritirare un libro in una biblioteca “ortodossa”.
          Senza contare che mi hanno negato l’accesso al l’amato nuoto.
          Che è ago della bilancia psicofisica di molto ma chissenefrega!
          Scusate…. Non solo scuola e cultura. Anche sport chiuso per primo e tu spero per ultimo. A parte gli Stadi
          Un’ultima cosa…. Sono davvero tanto dispiaciuta che non considerate la pissibilita’ di affacciati a Sud di Roma con qualcuno dei vostri eventi. Sapeste com’è strano, in questo lungo periodo di digiuno, trovare ristoro ad un tavolo che sai non ospiterà mai tuoi conterranei. Mi fa sentire ancora più sola. Senza contare che, forse, gettare qualche scintilla da wurste parti potrebbe essere utile e non sprecato.
          BTW, l’obbligo di mascherina all’aperto, lungo dall’essere rentrodotto, qui da noi in csmpania è stato ribadito nella sua validità sempre e comunque da apposita ordinanza dello sceriffo per eccellenza.
          Penso sarebbe opportuno non dimenticarlo.

          • «Sono davvero tanto dispiaciuta che non considerate la possibilita’ di affacciarvi a Sud di Roma con qualcuno dei vostri eventi.»

            Questo è un equivoco che si verifica spesso e ogni volta cerchiamo di chiarire come funziona: non decidiamo noi dove andare. Riceviamo inviti. E dal Sud ne arrivano meno, molti meno che da nord, centro e anche Sardegna, dove ho appena fatto un minitour. Nel mio caso, da sud per LQdQ sono arrivati alcuni inviti quando il calendario era già chiuso, si è riempito subito perché a questo giro non posso fare tante date, per questioni di mia tenuta psicofisica e perché a un certo punto dovremo concentrarci solo sul romanzo.

    • dal famoso quotidiano del gruppo gedi:

      ”Green Pass, Brunetta: “Misura geniale. In futuro dovrà valere per tutti i lavoratori pubblici e privati””

      ”Per il ministro della Pubblica amministrazione il certificato verde aumenta il costo sia psichico che monetario “per gli opportunisti contrari al vaccino” costringendoli a fare il tampone e diminuisce la circolazione del virus.”

      ””Il Green Pass ha l’obiettivo di schiacciare gli opportunisti ai minimi livelli di non influenza sulla velocità di circolazione del virus. Ci stiamo arrivando, mancano dieci punti. Se passa il lavoro pubblico, il lavoro privato e fruitori dei servizi pubblici e privati ci arriviamo. Non abbiamo tempo, arriva l’autunno e l’inverno, dobbiamo arrivare ai livelli di saturazione entro la metà di ottobre”, ha detto Brunetta durante un evento online.”

      Più chiaro di così…. Te lo dicono chiaro e tondo che ti vogliono mandare fuori di testa.

      Chissà se le bimbe e i bimbi di brunetta stanno facendo la ola.

      • Vabbè poi si sono rotte persino qui da noi le Fdo nel vetificare/sanzionare… Tanto è ridicolo
        Sono piuttosto scoraggiata, devo dirlo e nel leggere parole di Brunetta… soverchista dal ribrezzo.
        Ma tutto intorno a me sembra essere accettazione e ansia di “normalità”.
        Per inciso… Ho fatto un tampone a prezzo cslmierato, per accedere ad un evento. Senza che questo abbia portato alla generazione tempestiva del Passaporto Sanitario. E per motivi ignoti. Ma irrilevanti, data l’incombente scadenza. Inefficiente comunicazione regionale del dato sulla piattaforma nazionale? Sfiga? Errore di digitazione? Poco cambia…. Può bastare anche questo per dimettere le proprie esitazioni e rassegnarsi all'”unica via”

  7. Vorrei segnalare due punti nel testo:
    Per le mense si indica 72 ore come intervallo tra tamponi, ma quello per il GP è 48 ore, quindi a meno che non si tratti di iniziative aziendali, due a settimana non bastano, per lo meno per la maggior parte di quelle che lo hanno adottato.
    Per l’applicazione del GP in Europa, a parte quello legato ai viaggi che è praticamente immutato da un anno, confermo che in Polonia per esempio proprio non se ne parla, e anche la mascherina è diventata opzionale pure al chiuso. Però in Repubblica Ceca c’è una applicazione ancora più stringente che in Italia, è richiesto anche nei ristoranti degli alberghi, per dire.

    • Grazie. Puoi indicarci qualche fonte sulla Repubblica Ceca? Seguendo il link da reopen.europa.eu sono arrivato all’elenco dei provvedimenti presi in quel paese elencati settore per settore, ma non vedo riferimenti al lasciapassare:
      https://covid.gov.cz/en/measures/culture

      • Certo.
        Genericamente su http://www.viaggiaresicuri.it/country/CZE è indicato che:

        Sono regolarmente in attività i ristoranti e tutti gli altri servizi. L’accesso alle strutture è consentito soltanto agli utenti in possesso di:
        un test antigenico – validità 72 ore
        PCR – 7 giorni
        certificato di avvenuta vaccinazione;
        certificato di avvenuta guarigione dal COVID nei sei mesi precedenti.
        ATTENZIONE: la validità dei test in Repubblica Ceca varia a seconda del motivo per il quale vengono utilizzati.

        Nei siti governativi è menzionata come condizione di ingresso per praticamente tutti i luoghi al chiuso, eccetto gli shopping malls, quello che loro chiamano O-N-T, che è il rispetto appunto di una delle tre condizioni descritte sopra.
        Sotto il link per ristoranti e luoghi culturali, ma nel sito si trova poi il dettaglio per musei, matrimoni e tutto il resto:
        https://covid.gov.cz/en/situations/shops-and-services/restaurants-bars-and-cafes
        https://covid.gov.cz/en/situations/culture

        • Visto. Noi riusciamo comunque a essere più restrittivi. In Repubblica Ceca accettano anche il certificato di guarigione. In Italia dove è richiesto il lasciapassare – richiesto, ricordiamolo, anche per molte iniziative all’aperto – il certificato di guarigione non ha alcun valore. Non ha valore nemmeno l’attestato di vaccinazione, se questa è avvenuta da “troppo poco”, cioè se sei nella finestra temporale in cui non è ancora pronto il lasciapassare. Lo dico per esperienza diretta e personale. In Repubblica Ceca ci sono più modi per ottemperare alla norma e se ho ben capito c’è un passaggio in meno da compiere, perché l’attestato di vaccinazione funziona già come lasciapassare. Detto questo, stanno in para pure loro, eh…

  8. Leggo questo spazio da molto e ringrazio per i ragionamenti espressi da autori e commentatori, sempre razionali e fondati. Intervengo solo per segnalare il sito reopen.europa.eu , che si prefigge di raccogliere le restrizioni a motivo Covid presenti in tutta Europa. Al netto di possibili fraintendimenti dovuti a traduzioni automatiche o ad aggiornamenti mal recepiti, sembra effettivamente che in vari Paesi (es. Austria, Germania, Cipro – al momento non li ho controllati tutti) siano presenti dei “lasciapassare” per accedere ad attività come la ristorazione al chiuso e l’ospitalità alberghiera, o i servizi di cura personale (!). L’estensione è comunque solitamente inferiore che in Italia.

    • Grazie del link. Certo, forme di certificazione vaccinale o… “tamponale” per accedere ad alcuni spazi e svolgere alcune attività esistono in qualche altro paese, come esiste l’obbligo vaccinale per alcuni ambiti e categorie lavorative, ma al momento solo da noi esiste un lasciapassare sanitario dall’impiego generalizzato e in continua espansione (lo stesso pass francese ha meno applicazioni del nostro), solo da noi presenta le plateali incongruenze che abbiamo descritto, e solo da noi c’è sul tavolo l’opzione dell’obbligo vaccinale per tutte e tutti.

      • Confermo che in Austria bisogna esibire il lasciapassare sanitario (sopra i 12 anni) per accedere ristoranti, cinema, teatri, circoli sportivi (e.g. calcetto, tennis[!!]), palestre, parrucchieri, estetisti, massaggi, terme, alberghi, eventi sopra le 25 persone (anche all’aperto), discoteche, lo zoo, per entrare in determinati edifici (e.g sedi di istituzioni internazionali, uffici del comune). Molte aziende lo chiedono ai dipendenti.
        Dal 1 Settembre il PCR vale 48 ore, il molecolare 24 – entrambi sono sempre stati gratis peró.
        Qui per dettagli: https://www.sozialministerium.at/Informationen-zum-Coronavirus/Coronavirus—Haeufig-gestellte-Fragen.html

        • Grazie. Dunque anche rispetto all’Austria, che ha un lasciapassare molto simile al nostro, riusciamo a fare peggio. Veniamo da settimane in cui chiedere il tampone gratuito era una “battaglia No Vax”, “roba da Salvini” ecc.

          • Tra poco aggiorniamo quel passaggio del post integrando le informazioni giunte nel frattempo, grazie a tutte e tutti.

          • Sí e no, la storia che i tamponi gratis siano “roba da Salvini” é chiaramente assurda.
            Fra Austria, Italia e Francia, peró, per esperienza diretta mi pare che l’applicazione del green pass sia in Austria – al momento – la piú omnicomprensiva. Kurz ha recentemente minacciato un lockdown per soli non vaccinati, per dire. Senza avventurarmi nel diritto costituzionale locale, presumo non si possa fare, peró é indicativo…

            Aggiungo anche che in Francia, i tamponi passeranno a breve da gratis (anche senza tessera sanitaria francese) a pagamento – per spingere sui vaccini.

            Questo solo per sottolineare come esista una tendenza diffusa, per cui, grazie alla possibilitá di legiferare in via emergenziale, misure implementate in altri stati possano essere “copiate” velocemente, come notavate voi sopra per il green pass Italia/Francia ma come successo molte altre volte: “ahhh in Germania fanno X, facciamolo anche noi –> decreto”

            • Quando è arrivato il tuo commento avevamo appena salvato questa frase: «Per parafrasare Mark Twain: il “soluzionismo” e le sue cattive pratiche percorrono di corsa cento leghe prima che il pensiero critico abbia il tempo di calzare gli stivali.»

            • Questa trovata del lockdown per soli non vaccinati è piaciuta molto in Italia, ma è stata, direi, una sparata a favore di social. Secondo questo lungo articolo ( https://www.derstandard.at/story/2000129571186/was-tun-mit-all-den-ungeimpften ) datato a oggi, quello che si sta concretamente pensando in Austria è l’esclusione dei non vaccinati da ristoranti e luoghi affollati, in prima istanza, e poi salendo con le restrizioni in base all’occupazione dei posti letto in terapia intensiva.
              I tamponi a quando vedo sono gratuiti ancora oggi, e forse la sparata di Kurz serve a far digerire la fine della gratuità.

              Il dibattito pubblico, almeno stando alla ricostruzione di questa testata (liberal), è abbastanza agghiacciante anche lì; e brilla come un diamante la considerazione di una componente del comitato di bioetica che, pur argomentando a favore del vaccino, ricorda che la ratio dei provvedimenti dovrebbe essere quella di evitare contagi, non quella di rendere impossibile la vita a chi non si vaccina. Però insomma, Brunetta non balla da solo.

              • Ciao, segnalo che da fine mese anche nei Paesi Bassi ci vorrà un pass per andare in bar e ristoranti. Da quello che ho capito riapriranno al 100% stadi e cinema/concerti al chiuso con posti a sedere. Al 75% senza. La distanza di 1,5 metri non andrà più rispettata (ma nessuno già la rispettava).
                Il vaccino non è obbligatorio ma fortemente consigliato.
                Sembra che i test per i non vaccinati per accedere agli eventi saranno gratis, ma di questo non sono sicuro.

                Tutto questo in un contesto in cui a scuola si va da sempre senza mascherine (insegnanti e alunni) e da giugno, quando hanno detto che non sono obbligatorie neanche al chiuso, nessun adulto le usa più da nessuna parte, se non sui mezzi pubblici. Gli unici sono gli stranieri.

                Qui come al solito sono molto reticenti a imporre limitazioni (immaginatevi che c’è stato un grosso dibattito sull’utilità della mascherina al chiuso e uno ancora più grosso sul suo obbligo, mentre in Italia si inseguivano i “runner”) e anche una testata relativamente neutra come NOS si chiede quanto sarà temporaneo il pass.

                Mi sembra che sul pass siamo semplicemente indietro di 2-3 settimane rispetto all’Italia, come peraltro siamo stati per tutta la pandemia.

                Al momento grossi dibattiti sul fatto che anche da vaccinati si possa trasmettere il virus non se ne fanno, si concentrano di più sul fatto che un non vaccinato corre più rischi e quindi può intasare gli ospedali.

                • Beh, se non si usano più le mascherine da nessuna parte, se a scuola non si sono mai usate e se non c’è più il distanziamento, non mi sembra che l’Olanda sia «indietro di 2-3 settimane rispetto all’Italia». Mi sembra sia avanti di mezzo anno luce… O meglio, in una dimensione parallela, se lì non si sono mai inseguiti i runner, le restrizioni sono state pubblicamente dibattute, non si parla di obbligo vaccinale e c’è dibattito su quanto durerà il lasciapassare.

                  • Ecco, si. In qualche modo l’ultimo anno e mezzo è stato come vivere in una dimensione parallela se guardavo a quello che succedeva in Italia e al martellamento mediatico.
                    Comunque senza andare in Olanda basta dare un occhio ai giornali spagnoli o francesi per vedere che solo da noi il covid è sempre molto più presente.

                    Onestamente leggendo i giornali italiani ho avuto molta paura che qui stessero sottovalutando il problema e in effetti un pò (tanto) lo hanno fatto, salvo poi correre ai ripari con chiusure totali in extremis a dicembre.
                    Ma chiusure totali nel senso di negozi e locali però: la vita all’aperto ha continuato ad esserci e le scuole primarie, salvo pochi giorni, a stare aperte. Il lockdown come inteso in Italia, con l’inutile obbligo a non uscire neanche in famiglia, neanche in un parco, non c’è mai stato.

                    Molto interessante infine che da ora in poi se c’è un bambino positivo in classe la classe NON andrà più in quarantena.

                    Comunque ecco le nuove misure dal 25 settembre, dal sito del governo, in inglese:
                    https://www.government.nl/latest/news/2021/09/14/netherlands-to-reopen-further-with-coronavirus-entry-passes

                  • Davvero, sì. Ormai l’Italia è una bolla. Una bolla di virocentrismo. Io ricevo le newsletter di decine di quotidiani e periodici di svariati paesi, e – sia detto senza ridicole “esterofilie”, ché ovunque c’è stata l’Emergenza e ovunque il virus ha trovato sistemi sanitari devastati dalle politiche degli ultimi decenni, anche più devastati del nostro – la sensazione è che da nessuna parte si amplifichi il Covid in questo modo, da nessuna parte ci sia (più) un simile virocentrismo. Virocentrismo = provincialismo, narrazione ombelicale. Uno dei motivi per cui l’opinione pubblica italiana fatica ad accorgersene, secondo me, è che su tre notizie riguardanti il resto d’Europa, due sono sul Covid, così si ha l’impressione che anche negli altri paesi si parli quasi solo di quello, mentre basta guardare le home page di giornali e siti d’informazione per vedere che non è così. Per dire, in questo momento la Sueddeutsche Zeitung apre a tutta schermata sul problema della siccità, e per trovare il primo titolo con dentro «Corona» – come lo chiamano loro – bisogna scrollare di un bel po’.

                  • Ecco, questo scambio mi consente di spiegare meglio una cosa che stavo cercando invano di scrivere adesso:
                    questa “bolla di virocentrismo” dell’informazione (e della politica) italiane, da una parte giustificano chi ancora oggi è “virocentrico” nell’opinione pubblica e vede “opportunisti no-vax” ovunque o chi, avendo come unica fonte di informazione i giornaloni e la TV, tollera o accetta di buon grado arbitrii e precedenti che già domani saranno usati contro di lui sul lavoro, nei diritti, nell’accesso al SSN etc., ma dall’altra “giustificano” anche i complottisti.

                    Provate a mettervi nei panni di qualcuno che per vari motivi (non ha avuto parenti morti di covid? Ha trovato in giro informazioni diverse da quelle mainstream? Ha percepito se non compreso lo “scambio spettacolare” propinatoci nel 2020 dai nostri politici e ancora in corso?) si è trovato a vivere questa “dissonanza cognitiva”.

                    Per chi sta sull’altro lato del virocentrismo, “spiegare” la realtà oggettiva* che tutti abbiamo vissuto in Italia con “teorie di complotti ipercoerenti” è in fin dei conti molto più facile e alla portata di tutti che riuscire a capire le dinamiche profonde e omeostatiche del sistema.
                    Alla fine, se la vediamo da quel punto di vista, è [una malintesa interpretazione del] “rasoio di occam” anche quello: quale delle 2 spiegazioni è la più semplice (quantomeno da capire e introiettare)?

                    – “il sistema secondo dinamiche impersonali, omeostatiche e quasi “evoluzionistiche” sta selezionando il tipo di capitalismo più adatto all’ambiente moderno (che guarda caso è quello che ci trascina verso la distopia)”

                    o

                    – “un certo numero di persone ricche e potenti si sono messe d’accordo per fregarci più di quanto non ci abbiano già fregato finora”?

                    * il concetto di realtà “oggettiva” è quasi un ossimoro, perché quale che sia la realtà dei dati, poi bisogna mettersi d’accordo sulla sua interpretazione: per alcuni virocentrici la realtà soggettiva è che i minori di 12 anni “ancora non vaccinabili” assieme ai biechi NV siano un serbatoio di morte che finché esiste impedirà l’unico obiettivo vitale dello “zerocovid”, e viceversa con iperboli altrettanto spinte nell’altro verso per la realtà soggettiva di un complottista che pensa che i vaccinati si trasformeranno in zombies telecomandati dal 5G.

                  • WM1 si può solo concordare con la critica per le aberrazioni di cui sopra, caccia al runner e divieto di parchi (e d’ossigeno!), i famigerati 200 mt etc etc ma… sinceramente, quanto sono durate queste misure?

                    Non vi pare che per certi versi (e lo dico senza intenti polemici nè per graziare uno Stato che bastonate nel frangente ne merita eccome) il tornare così spesso a questi aspetti che, magari mi sbaglierò, risalgono a poco meno o poco più di un anno fa, come le mancate chiusure nel bergamasco e l’odissea delle autocertificazioni, non è un po’ a sua volta a rischio bolla?

                    Certe cose vanno ricordate per contestualizzare e “storicizzare”, chiaro. Ma non le trovo monoliticamente rappresentantive dell’approccio italiano al sars cov2 e adesso, che il contesto è un po’ diverso, la vs benemerita critica alle poltiche emergenziali dell’oggi forse non si giova molto di questi ripetuti flashback.

                    Quella che è durata insensatamente più a lungo è stata senz’altro la trista trovata del coprifuoco, ma insomma anche da quanto scrive Kastie che in Olanda ci abita:

                    “Onestamente leggendo i giornali italiani ho avuto molta paura che qui stessero sottovalutando il problema e in effetti un pò (tanto) lo hanno fatto, salvo poi correre ai ripari con chiusure totali in extremis a dicembre.
                    Ma chiusure totali nel senso di negozi e locali però: la vita all’aperto ha continuato ad esserci e le scuole primarie, salvo pochi giorni, a stare aperte. Il lockdown come inteso in Italia, con l’inutile obbligo a non uscire neanche in famiglia, neanche in un parco, non c’è mai stato.”

                    Diversità a quelle latitudini, certo, miopia e conformismo ci hanno lasciati confinati più del dovuto… ma non è che fuori dall’Italia la canzone fosse radicalmente diversa in ogni aspetto dai… e cmq fino a che punto questo dovrebbe orientare la mia idea sul pass e sulle attuali problematiche?

                    Nella misura in cui mi offre “prospettiva storica” sugli scarichi di responsabilità, ok, ma bona lè… non è in risposta alle cazzate governative di 15 o 10 mesi fa che dovrei valutare il lasciapassare, nè tantomeno l’opportunità di promuovere al massimo grado le vaccinazioni e i tamponi.

                    Visto che di argomenti critici presenti ne avete enucleati un tot, non trovo molto utile “tornare a coppe”…

                  • @ palmer eldritch
                    «Nella misura in cui mi offrono “prospettiva storica” sugli scarichi di responsabilità, ok, ma bona lè… non è in risposta alle cazzate governative di 15 o 10 mesi fa che dovrei valutare il lasciapassare, nè tantomeno l’opportunità di promuovere al massimo grado le vaccinazioni e i tamponi»

                    Mah, è proprio su quella base invece che lo devi valutare, visto che in buona sostanza e con qualche ritocco chi ha fatto cazzate 10 mesi fa continua a farle ora:

                    ammesso e non concesso che i vaccinati non siano contagiosi, nell’attuale impostazione del green pass ci sono gli stessi errori concettuali prima ancora che etici che ci sono stati in tutti gli altri provvedimenti:
                    una su tutte, sui treni di pendolari ammassati non serve, sugli eurostar sì.
                    Dov’è la logica epidemiologica?
                    La stessa che obbligava in DAD ma non ha mai impedito di ammassare persone sul trasporto pubblico e poi dava la caccia ai runner.

                    Detto questo, nessuno qui ha mai detto che sia sbagliato “promuovere al massimo grado le vaccinazioni e i tamponi”.

                    Ma promuovere non è obbligare in qualsiasi forma (a vaccinarsi) e promuovere i tamponi potrebbe farsi ancora più facilmente se fossero gratis o a prezzo calmierato.

                  • @palmer Il punto è che in Italia dal 24 febbraio 2020 ogni giorno è il 24 febbraio 2020. Racconto questa storia che potrebbe anche avere una morale. La scorsa primavera, aprile 2021, a un certo punto mi sono rotto le palle di restare chiuso in questo paese-manicomio, e ho deciso di sconfinare. In realtà ero già sconfinato altre volte, con la mountain bike in mezzo ai boschi. Ma quella volta lì avevo deciso di sconfinare *in città*. Mi trovavo per qualche motivo a Gorizia, la città attraversata dal confine in cui ho trascorso l’infanzia e che conosco come le mie tasche. Non mi è stato difficile dribblare i mezzi blindati della divisione julia e del piemonte cavalleria che presidiavano il confine. Nella guerriglia la conoscenza del territorio è tutto, e quei lole di militari non ce l’hanno, la conoscenza del territorio. Sia come sia, intrufolandomi tra stradine, vicoletti e passaggi segreti, sono arrivato in pochi minuti a Solkan in Slovenia, e subito mi sono reso conto che tutti mi guardavano strano. Era come se avessi scritto in faccia che ero un italiano entrato di straforo. E in effetti ce l’avevo scritto in faccia… ero l’unico in giro con la mascherina all’aria aperta.

                  • @Palmer: «Nella misura in cui mi offre “prospettiva storica” sugli scarichi di responsabilità, ok, ma bona lè…» È proprio qui che sbagli, perché gli scarichi di responsabilità non solo proseguono ma si sono addirittura fatti più violenti, la campagna ossessionante sul pericolo No Vax – campagna che punta anche a stabilire precedenti gravissimi in termini di accesso alle cure – è forse il diversivo più martellato nelle coscienze dei cittadini da quand’è iniziata quest’abominevole storia. Il lasciapassare è oggi lo strumento-cardine dello scarico di responsabilità, scarico che non è solo “retroattivo” – il che è già da denunciare, perché gli ultimi due governi e l’intera classe dirigente hanno a bilancio più di centomila morti e milioni di esistenze inutilmente afflitte quando non rovinate, economicamente e/o psicologicamente
                    – ma preventivo. Non è questione di “15-20 mesi fa”, è questione di adesso e dei mesi a venire, dei problemi e dei conflitti a venire.

                  • Secondo me una delle dimostrazioni che il tutto sia affrontato in maniera emergenziale sta nel fatto che il green pass “duro” viene introdotto senza nessuno che dica: “lo togliamo quando si arriva a X vaccinati o Y terapie intensive in media”. Neanche si prova a dargli una parvenza di misura transitoria.

                    E non mi pare che dall’opinione pubblica venga una richiesta in questo senso. È una scocciatura che, dato che siamo tutti vaccinati, si può accettare viste le circostanze.

                    @Palmer: sicuramente la storia dei runner è durata poco, ma non scordiamoci che nelle zone rosse a fine 2020 se non sbaglio non si poteva uscire se non per esigenze impellenti o sport. Una passeggiata in un parco o in un bosco in gruppo ma distanziati non erano contamplate. Sempre in zona rossa mi pare ci siano state regole che impedivano lo spostamento tra comuni, salvo eccezioni. Ad onor del vero questo è successo anche in Grecia e Spagna, addirittura tra quartieri, se non erro. In molti altri paesi queste limitazioni sarebbero state inaccettabili.

                    Insomma, approcci differenti sono stati possibili e dopo tutto questo tempo sarebbe opportuno che si facesse un bilancio senza fermarsi a ragionamenti tipo “…ma il paese X ha una densità di popolazione bassa”. Nei Paesi Bassi il Randstad ha una delle densità più alte in Europa e il bilancio di un anno e mezzo di pandemia è più o meno lo stesso che in Italia, in percentuale, senza aver terrorizzato la popolazione o aver imposto obblighi assurdi o impossibili da far rispettare.

                  • “ma bona lè…”

                    Ma per niente proprio. Anche si fossero limitati a quelle idiozie, bisognerebbe comunque ricordarle ogni giorno finché campa questa gente. E invece sono state tutte archiviate talmente in fretta che oggi Repubblica può titolare impunemente:

                    Boom di sport all’aria aperta, così il Covid e Jacobs hanno riportato i ragazzi sui campi di calcio, atletica e tennis

                    Il Covid?!? Lo stesso Covid che un anno fa giustificava le mascherine ovunque e comunque, i parchi giochi transennati e la sanificazione delle spiagge? E sia chiaro che lo capiva subito anche un bambino di cinque anni non particolarmente sveglio, che con un virus con queste caratteristiche i rischi all’aperto erano quasi nulli. A noi che crediamo nella scienza, invece, l’hanno dovuto chiarire quattro dati messi insieme in uno studio che sara costato 30.000 lire, come il compenso della comparsa tossica di Boris.

  9. “Sull’altro fronte, quello del teatrino della pandemia, in un’intervista sul corriere di ieri, Ciciliano, un membro del Cts dice a proposito dell’obbligo di indossare la mascherina all’esterno, caduto a fine giugno:
    «La cancellazione di quell’obbligo obbedisce a un principio scientifico che resta valido: all’esterno ci si contagia meno. Ma c’è un aspetto psicologico da tener presente: non indossare la mascherina all’aperto ha provocato un comportamento meno rigoroso anche al chiuso. Così la circolazione del virus aumenta.”
    A parte l’ammissione della teatralizzazione insensata, effetto psicologico misurato da chi? In base a che dati? (E inoltre, sembra propedeutico alla reintroduzione della mascherina all’aperto contro ogni sensatezza, a pura scopo “pedagogico”)”
    Altroché Comitato Tecnico Scientifico, questo è un organo di ri-educazione sociale. Un ammissione del genere, così spudorata, non lascia nessuna speranza per il futuro.
    La psicologia è l’esempio perfetto di una disciplina nata con un intento ‘terapeutico’ e diventata poi vero e proprio strumento di controllo. Non è certo una novità, anzi, acqua calda, ma la ‘trasparenza’ con cui viene enunciato tale metodo è frutto della consapevolezza da parte dei poteri che ‘tutto si può fare’.
    Da parte mia non c’è speranza che un giorno possa recuperare un minimo di fiducia verso lo stato. Un anno fa’ ero qui a scrivere sulla scuola con ansie e preoccupazioni per il clima ‘disciplinare’ che si sarebbe respirato nelle aule, mentre a un anno di distanza inizio a nutrire forti dubbi sul fatto che una scuola di ‘questo stato’ possa essere la migliore per i miei figli.

  10. Quello della cultura è stato ed è il settore più penalizzato probabilmente perché ormai accettiamo che sia così. Ci siamo abituati alla cronica mancanza di spazi, al vedere le piccole realtà travolte dalle multinazionali della fruizione (libraria, cinematografica), alla difficoltà ad accedere ai luoghi dove si produce cultura (si pensi al numero chiuso universitario), alla diffidenza che circonda la cultura non accademica. Un’abitudine che non è direttamente figlia del capitalismo, ma è da questo favorita, quasi incentivata, perché qualunque istanza diversa da quelle del produrre non è funzionale al sistema del capitale. La politica pandemica è il frutto di quest’abitudine, e non poteva non accentuare la minorità di quella che per forza di cose è figlia di un dio minore rispetto al dio produzione. E poi in ballo c’è la salvezza dell’umanità, le difficoltà di poche migliaia di lavoratori del settore rappresentano un prezzo più che accettabile.

  11. Aggiungo solo un paio di elementi in merito all’impatto del lasciapassare sulla cultura. Insegno in un liceo a Modena e ieri, durante le due ore di Collegio sul Piano sicurezza- COVID, ci è stato apertamente detto che, in orario scolastico,non potremo portare i ragazzi né a teatro né a mostre o musei o a qualsivoglia evento culturale in cui sia richiesto il lasciapassare, poiché non possiamo operare discriminazioni mettendoci a chiedere ai singoli alunni (maggiorenni o minorenni che siano) se sono vaccinati e greenpassati o meno. Questo significa annullare completamente in tutta Italia un numero considerevole di iniziative di collaborazione con enti, associazioni e artisti, questo significa depauperare ulteriormente proprio quei due ambiti ( scuola e cultura) che sono già stati devastati da provvedimenti sconclusionati ed auto-contraddittori ( vi ricordate a settembre 2020, quando dicevano: portate le classi nei musei, usate i musei come luogo di formazione per i ragazzi….e poi i musei sono stati chiusi per mesi…adesso sono aperti, ma per i motivi di cui sopra non possiamo portarci le classi). All’Assurdistan mancava proprio solo il lasciapassare A 38!

  12. Quindi dopo un anno e mezzo di analisi e digressioni sull’assurdità di questa situazione siamo arrivati a queste conclusioni: abbiamo accettato che questo è un pericolosissimo virus, che non c’è modo di curarlo e che ciò giustifica che ci si possa vedere solo in piccoli gruppi, contingentati, mascherati, distanziati, igenizzati, vaccinati e greenpassati. All’interno di questi gruppi però possiamo continuare a battere i piedi con forza per esprimere la nostra contrarietà a tutte queste assurdità.
    Non so compagni, mi sembra che l’impatto materiale di queste conclusioni sia un po’ scarsino, e consapevole delle reazioni che scatenerà la mia considerazione, direi anche po’ codardo. Intanto i nostri bimbi, mentre mettiamo in atto queste forme di lotta radicali, continuano a vivere in modo disumano nell’indifferenza dei più, ma io questo continuo a non accettarlo, e non mi sono arreso a ciò neanche un minuto.
    Credo sinceramente che si debba iniziare a pensare di affrancarsi e spostare le trincee mooolto più avanti, almeno dove si riesca a vedere il nemico, e magari anche a fargli qualche danno, perché pare che questa foga nel non mischiarsi con i fasci e non farsi stigmatizzare come complottisti NO-qualcosa ci abbia fatto arretrare un po’ troppo. Anzi no, vi abbia. Perché c’è chi ha continuato a bivaccare intorno al fuoco qua, magari in clandestinità, come il resto della nostra vita del resto, però almeno cercando di vivere al di fuori della distopia, per quanto possibile, aumentando poco a poco il numero di partecipanti alla festa. Noi ci si abbraccia, ci si vede sorridere e si continua a vivere come essere umani. E poi ogni tanto si riesce pure a fare delle sortite in mezzo al campo di battaglia, arrivare a ridosso del nemico e a bruciargli il culo con un tizzone di fuoco. Ci è costato qualche multa, questo sì, ma sembra veramente il minimo a questo punto. Cerchiamo di fare che queste sortite siano più massive, più coraggiose, e riprendiamoci le nostre vite e restituiamole ai nostri figli, che i danni fatti sono già tremendi.

    Se no frasi come queste: “E poi, può sempre capitare che gli ostaggi si ribellino, e abbiano la meglio sui loro carcerieri.” sembrano veramente un presa per i fondelli, una speranza buttata lì per rintuzzare gli animi e nulla più.

    • Un sincero in bocca al lupo per la tua prassi coerentissima e rivoluzionaria da parte di questi incoerenti scrittori, puah, gente che vuole solo portare in giro i propri libri. Dopo due anni in cui hanno finto di perdere amicizie e collaborazioni per la loro posizione, evidentemente di facciata, sull’emergenza pandemica, li hai coraggiosamente smascherati come impostori e codardi. Anzi, per usare una parola a cui sei affezionato: collaborazionisti.

      Coerenza per coerenza, diamo per scontato che mentre metti in campo un’opposizione vera ed efficace, in questo ritrovo della falsa opposizione non verrai più a commentare. E dunque ti salutiamo, ciao.

      • P.S. Va bene tutto (si fa per dire), ma sentirsi rimproverare di non aver fatto “sortite”, di non aver continuato a ritrovarci fisicamente è veramente surreale. Ci siamo rifiutati di fare “eventi” on line; abbiamo indetto camminate collettive e, de facto, manifestazioni già in piena “Fase 1”; abbiamo fatto azioni notturne in quel momento illegali, documentandole; abbiamo raccontato delle forme di resistenza quotidiana, nostre e altrui, messe in campo; io ho continuato a fare le prove (clandestine) con il Bhutan Clan in pieno lockdown e l’ho scritto; abbiamo violato il coprifuoco e detto che lo violavamo, e visto che menzioni i bambini abbiamo fatto presidii su presidii e persino un ricorso al Tar per riaprire le scuole.

        Ma niente, ci sarà sempre quello che dice di aver fatto più di te e si mette in posa come più rivoluzionario. Davvero, lasciaci proprio perdere che è meglio.

        • 11 settembre.
          La narrazione di allora, la narrazione di oggi. 2003 Roma la città con più manifestanti nella giornata internazionale mondiale contro intervento militare in Iraq.
          2021 ci interroghiamo ed a sinistra siamo in pochi sul green pass è l’obbligo vaccinale.
          Cosa resterà di questi interrogativi se essi non avranno solide basi?
          La storia recente sembra aver insegnato un po’ a tutti che allora avevamo ragione, ma la narrazione di allora e la cupidigia capitalista e neo colonialista di ieri ebbe la meglio e sì rinnova tutt’oggi con nuove narrazioni e giustificazioni.
          Come criticare oggi la pratica di una vaccinazione diffusa sebbene a quanto pare efficace? Come criticare il Green pass davanti ad una narrazione che vede il vaccino come unico strumento salvifico?
          Credo solamente partendo dalle radici delle questioni.
          Occuparsi della scienza medica sebbene non precedentemente acquisita, delle supposte possibili cure, del protocollo EUAL e simili credo siano momenti irriducibili della nuova critica al sistema capitalista e di potere odierno.
          Il rischio è quello supposto di essere usciti dall’argomento principale oggi ma di rimanere definitivamente schiacciati dalla narrativa imperante domani.
          Il sistema dei vari CTS o chi per loro dal lato di quella che voi giustamente chiamate fideistica Scienza, sembra aver festeggiato l’annunciato arrivo della dominanza della Delta in agosto in un gioco macabro alla chiamata vaccinale. Non è che forse non possiamo sottrarci da questi interrogativi? Possiamo lasciare in mano a pochi cittadini soli ed alle destre opportuniste possibili soluzioni alternative a quelle proposte e o soluzioni? -che pure potrebbero decadere di fronte ad una nuova e più letale variante, anche rispetto ai vaccini?
          Potremmo dire.. non sapevo, non sapevamo?
          Questi i miei interrogativi..
          Sono fuori argomento?

      • Provo a portare un punto di vista che ribalta il paradigma del significato’psicologico” dell’uso della mascherina all’aperto(qualora non fosse già stato enunciato e l’abbia ‘perso’ tra i molteplici commenti). L’attenzione morbosa e accentatrice a procurarsi il greenpass ha portato i cittadini ad abbassare notevolmente le misure di prevenzione per evitare contagi(ad es. mascherina semiabbassata in ambienti chiusi, ricambio ventilazione assente nonostante la presenza di finestre però tenute chiuse ecc.), con il risultato, riscontrato sia personalmente che confrontandomi con conoscenti, che una volta fatto notare la mancanza di questi comportamenti la risposta data è , oltre che il reiterare dopo poco della mancata precauzione(cioè si riabbassa la mascherina ad es.) , ‘tanto ho il green pass’ . Ecco il risultato perciò, una volta in possesso del lasciapassare sono protetto e immune da tutto tanto’ non prendo né trasmetto nulla né tantomeno devo continuare a tenere tutti queste precauzioni in maniera rigida’. Il potere salvifico e taumaturgico che è stato dato al gp dai media provoca/hera’questo probabilmente, ma purtroppo questa valutazione è frutto della sola percezione visto che su questo aspetto non vedo alcunché di dati, così come senza tracciamenti(scientemente non utilizzati? ) si potrà disporre liberamente da parte del potere di trovare nuove categorie di ‘untori’ a piacimento qualora la situazione dovesse peggiorare o per giustificare risultati insoddisfacenti nella gestione della pandemia
        .

  13. 1.
    Buongiorno a tutti.
    Frequento il vostro blog da poco e per me è stata come una boccata di aria fresca presa da una persona chiusa in una cantina senza finestre che dialogava apparentemente senza aver risposte convincenti con una porta di ferro sprangata dal di fuori.

    Avrei voluto contribuire prima con voi nella critica a questa ‘Gestione’, l’ho fatto altrove, capisco e condivido il sentimento di solitudine e frustrazione che possano aver avvertito chi tra i compagni faceva parte di quella ‘minoranza’ per la quale non stava andando ‘tutto bene’.

    Proprio da qui vorrei partire, perché se la critica al greenpass o alla vaccinazione obbligatoria fa parte della critica alla mala gestione pandemica e sanitaria credo che proprio per questo non ci si possa esimere da una riformulazione di critica globale su vari aspetti che dia piena giustificazione alle vostre posizioni, che in generale condivido.
    Ecco i punti per me significativi:

    – la comunità scientifica non è compatta e coesa nella gestione di questa pandemia ma vi sono varie posizioni in alcuni casi contrastanti tra loro;
    – il virus è attestato in Italia almeno da settembre 2019;
    – il coronavirus esistevano già prima della pandemia.
    In particolare il Sars cov-1;
    – molte pratiche terapeutiche proposte (e forse la stessa tecnica vaccinale anticovid ad rmna) sono mutuate dal Sars COV 1;
    – già da febbraio alcune pratiche di cura e prevenzione suggerite da esperti venivano sistematicamente censurate e bloccate in rete e nei social, dando avvio al sistematico uso di censura e debunking
    -da marzo/aprile 2020 la vaccinazione era già proposta come unica soluzione possibile per uscire dalla pandemia
    -un CAPOSALDO: il protocollo EUAL dell’Oms (nelle sue due versioni quella precedente del 2014 e quella aggiornata del 2021 e praticamente mai citato in quasi due anni di pandemia) afferma chiaramente che la possibilità di ricercare utilizzare e commercializzare vaccini e terapie (monoclonali) emergenziali sperimentali è possibile SOLO SE NON ESISTONO CURE EFFICACI UTILIZZABILI IN UNA PANDEMIA
    – il virus esiste, i vaccini esistono, e sono efficaci (ma secondo me andrebbero utilizzati strettamente per le fasce ‘a grave rischio di vita’.)
    – se la circolazione del virus produce varianti,
    – potenzialmente la vaccinazione rischia di generare varianti RESISTENTI AI VACCINI???

  14. 2.
    In ordine temporale, in questo quadro generale, ad oggi:
    -è stato imposto un green pass..
    -si vocifera di ‘obbligo vaccinale’ (generalizzato? Anche per i minori? -presto sono attese le autorizzazioni per i bambini dai 5 ai 12 anni-)

    PS.
    Come in una partita a scacchi, a sinistra del ‘centro-sinistra?-‘ siamo, generalmente parlando, stati messi sotto scacco da poche abili mosse e ‘narrative’ di sistema.
    Quindi ottima la critica in chiave anticapitalista, che però per essere meglio inquadrata non si può esimere dal vedere tutta la questione nel suo complesso, in questo che potremmo definire un ‘processo’ di gestione pandemica e sue conseguenze, politiche, sociali, collettive ed individuali.

    In questo contesto risulta interessante approfondire anche il tema del ‘complotto’ e ‘ ‘complottismo’, visto l’abuso quotidiano della narrativa dominante che rischia, a mi modo di vedere, di annullare le critiche al processo di gestione pandemica, e vi chiedo se potete produrre una sintesi delle vostre tesi riguardo a tale fenomeno.(da parte mia inizio dalla constatazione che mentre ‘fumettista’ è chi fa i fumetti e non chi li vede, ‘complottista’ è sempre più inteso come chi vede i complotti e non chi li fa, fino ad arrivare alla Treccani online che inquadra il termine come neologismo.)
    Spero il mio commento venga inteso come critica/aggiunta costruttiva.

    El Pueblo Unido Jamás Será Vencido!

  15. Siamo stati mesi a far punte alle matite, a oliare riparare ritrovare gli strumenti nella cassetta degli attrezzi o a scoprirne di nuovi. Ci siamo messi d’impegno a rimaner centrati e lucidi tra quelli che vedo/vediamo – semplificando estremamente – come due fuochi contrapposti. Abbiamo speso tempo – e non è stato tempo perso – a fare mille puntualizzazioni premesse precisazioni, abbiamo messo i puntini su tutte le innumerevoli “i” che ci si sono parate davanti. Ci siamo spappolati il cervello tra mille premesse e salti mortali, evitando di mettere virgole fuori posto per il panico di far risultare i nostri dubbi ipotesi pensieri come preconcetti e dogmi frutto di slittamenti e bias, e questo panico spesso si è tradotto in un lavoro di cesello pesantissimo che ha spinto alcuni di noi all’auto-castrazione auto-censura al silenzio.

    Gli attrezzi però vanno usati e non soltanto rimanendo sul campo del “pensiero” ma muovendo qualche passo in più, altrimenti vedo – potrei sbagliarmi – il rischio di cadere dall’altro lato dello steccato del beneamato ratiosuprematismo, trincerandosi dietro a splendidi concetti divenuti come diamanti pulitissimi ma rimanendo pur sempre fermi, anzi “ostaggi” nella merda e dalla pozza di merda urlando o alzando educatamente la voce: “Visto? Quello che abbiamo detto per quasi due anni è sotto gli occhi di tutti. Siamo stati gli unici a metterci in campo operando una critica obbiettiva e lucida. Ma turiamoci il naso eroicamente e vuotiamo l’amaro calice perché TINA… ma continueremo a smascherare i vostri bias e le vostre fallacie ogniqualvota metterete piede su vetrato o sfasciume poco stabile. Spargiamo il malcontento e stiamo a guardare, GP alla mano e storcendo il naso e aggirandolo quando possibile.”

    Bene, grazie… ma è proprio necessario sorbirsi la feccia? Forse esagero, ma evitare di alzare i toni dello scontro perché “Non possiamo lasciarli a terra per il lusso di prendere una posizione ipercoerente” e sperare in una levata di scudi cercando di scuotere la stasi solo a parole, al punto dove siamo arrivati, mi sembra un nobile esercizio di penitente attesa millenarista. Vedo tanta speranza, ma personalmente, da diverso tempo, questa parola mi ha rotto i coglioni.

    • È una strana critica, però. Noi decidiamo di non rinunciare a girare coi corpi e incontrare fisicamente la gente, di fatto invitiamo ovunque possibile a inventarsi stratagemmi per consentire di assistere ai nostri incontri anche a chi è privo di lasciapassare, diciamo che useremo quegli incontri per spargere il malcontento… E ci si risponde dicendo che vogliamo fare opposizione solo “a parole”. Ma questo sarebbe stato vero se avessimo smesso di girare e metterci il corpo. Se per continuare a metterci il corpo tocca “sporcarsi” e fare qualche compromesso, sarebbe comunque molto peggio non incontrare più le persone.

      • E ribadisco: noi abbiamo solo questo blog e la dimensione on the road. A differenza degli altri scrittori, non andiamo in tv né appariamo in video in alcun modo, non ci facciamo fotografare, non siamo sui social network, non facciamo eventi on line. Di autocostrizioni e “clausole di stile” ne abbiamo già tante e se questo ci fa vivere meglio, professionalmente lo abbiamo scontato (ma non torneremmo indietro). Se rinunciassimo a presentazioni et similia, di fatto resteremmo solo qui, come trincerati. Il “bel gesto” non lo possiamo fare.

        Non possiamo nemmeno decidere noi come deve comportarsi chi organizza i nostri eventi sul suo territorio. Sono situazioni diverse che operano in situazioni diverse, spesso dentro rapporti di forza sfavorevolissimi, spesso già molto provate dal forzato stop, una pluralità di soggetti con forze e possibilità diverse a cui non possiamo, per giunta da invitati, imporre “la linea”.

        • Ho letto solo ora mentre inviavo la risposta. Ok, capisco il punto ma non penso sia un semplice imporre la linea. Immagino che dopo tutto questo tempo ce ne siano di spazi che abbiano maturato un malcontento tale da poter accettare anche un passo più “estremo” come quello di esporsi ad una critica totale al GP. Saranno pochi, pochissimi gli spazi disposti ad una lotta simile. Anche fosse uno perché non spingere? Perché non tentare di attrarne altri? Per l’evento ipotizzato di cui ho scritto nel commento ho messo chiaramente in conto possibile denuncia e ostracismo da parte di mezzo paese ma dati i fatti son disposto a tentare il possibile con più alternative possibili.
          E’ l’idea di generare un circolo virtuoso non soltanto con escamotage ma proprio prendendo a spallate la struttura. Mi hanno dato troppe volte dell’accelerazionista o del visionario e sinceramente non ci faccio più caso :)

          • Scusate non ho fatto in tempo con l’edit. Con “perché non tentare di attrarne altri?” mi sono espresso male e non intendo insinuare che non stiate operando anche in questo senso.

            Spero di centrare le battute necessarie e ne approfitto riprendendo un po’ il discorso delle esperienze francesi. Su quella scia dire: ok, non si può imporre alla “libreria x” un approccio duro e puro dato che già se la passano maluccio, perfetto, perché non dedicarsi se non totalmente, almeno in grandissima parte ad eventi autogestiti? Ci facciamo l’album delle denunce, bene. Ma continuiamo a battere il più possibile sul punto della rinuncia. L’opposizione ad una misura politica si fa chiaramente con scelte politiche.
            Mi taccio per un po’ per non ingolfare i commenti. Non voglio risultare pedante o rischiare di accavallare troppo.

            • Siamo da sempre favorevoli agli eventi autogestiti e non consideriamo un ostacolo insormontabile l’album delle denunce. Il problema è che alcuni eventi autorganizzati senza lasciapassare puoi pure riuscire a farli, con o senza denunce, ma altri non te li fanno nemmeno iniziare. Quest’estate mi è giunta voce di una compagnia di circo che doveva esibirsi sotto il suo tendone, in un comune delle Marche. Tutto procede bene fino al 6 agosto, quando scatta l’obbligo del lasciapassare per assistere agli spettacoli. La compagnia è contraria, non vuole discriminare il suo pubblico e decide di esibirsi all’aperto, davanti al tendone. Il comune fa sapere ai circensi che la cosa non è possibile: trattasi di spettacolo dal vivo, l’area del quale va perimetrata, eccetera eccetera, controllando che chi assiste abbia il suo bravo lasciapassare. E per evitare malintesi, manda la polizia comunale a controllare la zona. A quel punto, non è tanto questione di prendersi una denuncia: puoi pure iniziare lo spettacolo, ma dopo cinque minuti intervengono le FdO e ti fanno smettere. Da quel che mi hanno raccontato, la compagnia ha risolto pagando di tasca propria una postazione con tamponi rapidi da fare prima di entrare. Il che può essere anche una bellissima forma di protesta, che suscita pure la mia ammirazione, ma lo puoi fare una volta, forse due… e poi? Ti esibisci a pagamento, nel senso che paghi per esibirti? Non può essere. Quindi? Pieghi il tuo tendone, rinunci ai numeri più complicati, e ti rimetti a fare l’artista di strada, con eventuale album di denunce e spettacoli interrotti sul nascere, e tecnico delle luci messo a casa perché non ti serve più? La teoria va benissimo, ne facciamo tanta anche noialtri, ma la pratica è questa. Ed è in pratica che mi piacerebbe capire come procedere, se non cercando ogni volta di valutare, sperimentare, forzare gabbie, fare il possibile e potere il fattibile… come del resto facciamo anche nel mondo dell’editoria, nel quale, com’è noto, pubblichiamo la maggior parte dei libri per un marchio di proprietà della famiglia Berlusconi (la cosiddetta “annosa questione”, per le millemila volte che siamo stati chiamati a sviscerarla)

        • > “noi abbiamo solo questo blog e la dimensione on the road. A differenza degli altri…”

          Però una spinta a combattere lo stato di cose (lasciapassare, eliminazione della segretezza delle comunicazioni, tecnocrazia etc.) sul loro stesso campo, creando contenuti virali utilizzando il linguaggio dei loro mezzi “social”,partendo proprio dall’esperienza dell’anonimato di Luther blisset non sarebbe male.. una critica della diffusione virale operata sempre da queste parti ha dimostrato che gli attori intenzionati a impadronirsi della retorica fanno ampio uso di certi mezzi, intesi come media, e non vedo perché lasciare il campo libero alla propaganda spudorata e deficiente che continuano da 2 anni. Sarebbe come non pubblicare il manifesto perché esiste il sole 24 ore. Memiamo duro no?

          • Il nostro non stare sui social non è a priori ma a posteriori, frutto di un’esperienza diretta su Twitter durata un intero decennio, quello scorso. Abbiamo già dato. Abbiamo provato esperimenti post-Blissett, contenuti virali, tattiche innovative, détournements… Il bilancio che ne abbiamo tratto è negativo. La storia è raccontata nella seconda puntata di questa miniserie.

            • Capisco, ho letto. Ma quello di cui parlo non è un account in ogni caso identificato con voi, ma di decine, centinaia di account Mario rossi e Pinco pallo che “hackerino” gli algoritmi per diffondere e veicolare messaggi nel linguaggio odierno prima che intervenga la manina umana. Come si diceva altrove in questo thread evidenzino le incongruità e ridicolaggini della comunicazione istituzionale riguardo violazioni gravissime di diritti fino a 2 anni fa impensabili. Ripeto, perchè lasciare il campo perché ci hanno giocato casalino e i neo nazi?

              Io in piazza di sera anche durante gli arresti domiciliari di massa dopo tanti anni ho rivisto i gruppi di ragazzini ritrovarsi a giocare a pallone o ascoltare musica, diamo una generazione per persa per il lavaggio del cervello che gli hanno fatto, fanno e faranno? Ripeto, memiamo duro anche noi, no? Forse è più la richiesta di un consiglio, un supporto proprio in virtù dell’esperienza fatta nell’utilizzare la debolezza dei mass media, poco importa ora siano Twitter e Instagram invece che rai1

      • Credo che la divergenza sia proprio sul “fare qualche compromesso”. Avete spiegato bene come in molti ambiti non ci si possa permettere una radicale opposizione al GP. In altri ambiti – teniamo l’esempio focalizzato sul vostro lavoro – una posizione critica al lasciapassare può, rischiando di risultare un romantico, tradursi anche con sfacciate opposizioni e quindi organizzando incontri dove è palesemente indicata la rinuncia a presentare il GP. E non soltanto con stratagemmi e astuzie. Tutto palesemente alla luce del sole e rivendicandolo il più possibile, esponendosi totalmente.
        Esempio personale, per quanto possa valere: abito in un paesino sperduto, siamo sì e no 400 persone in inverno e la proloco organizza sempre più raramente incontri di varia natura, ora chiaramente regolati da GP. Ho proposto una serie di proiezioni e incontri in piazza cercando di coinvolgere i pochissimi (siamo in 3 forse) contrari a GP, con libero accesso, distanziati ma assolutamente senza GP. Il tutto coronato da interventi prima e dopo legati alla faccenda di questa misura politica con l’obbiettivo di evidenziarne i controsensi e magari insinuare qualche dubbio. E’ andato tutto in cavalleria per varie ragioni che non hanno a che fare con questo discorso.
        Questo intendo quando dico “non soltanto rimanendo sul campo del pensiero ma muovendo qualche passo in più”.

        • Questo possiamo farlo per iniziative organizzate da noi sul nostro territorio, ma per quanto riguarda gli eventi qui sopra, lo ripeto ancora, non siamo noi a organizzare, siamo ospiti, in contesti in cui non viviamo, in situazioni le cui complessità non padroneggiamo, possiamo suggerire ma non imporre alcunché.

    • Nell’esprimere la nostra posizione debole, incoerente e compromissoria, ci siamo anche presi la briga di indicare come questa si tradurrà nella nostra pratica pubblica e in quel che faremo nelle prossime settimane. Chi ci invita a sostenere una critica più forte, dura e coerente contro il lasciapassare e il suo utilizzo nel campo della cultura, dovrebbe almeno fare altrettanto: ovvero non fermarsi al livello del pensiero e delle parole, ma spiegarci come quelle parole – più forti, più dure, più coerenti – si dovrebbero poi fare carne, e diventare azioni. Perché senza questo passaggio si resta alle chiacchiere da Bar della Rivoluzione e si finisce soltanto per chiedere un bel racconto della buonanotte, con relativo rilascio di endorfine.

      • «[…] spiegarci come quelle parole […] si dovrebbero poi fare carne, e diventare azioni».

        Mozione d’ordine: Federico, Giovanni e Roberto dovranno, finchè il virus non sarà annientato completamente, ritirarsi sul Gran Sasso in località totalmente segreta. Soltanto Wolf Bukowski, Casarotti, (forse) Isver e (magari) Tuco saranno a conoscenza di suddetta località; neanche i consorti e/o figli dovranno conoscerne le coordinate geografiche. Questi ultimi saranno inoltre perennemente scoraggiati dal fare ricerche. Ai familiari saranno però forniti, mensilmente, foto di gruppo del trio, in vari momenti di idíllio quotidiano, tipo a pranzo o cena in momenti soleggiati, sulla veranda, in modo da mantenere viva in loro la memoria allegra dei cari e la speranza di un ritorno da vivere, presto, insieme, in modo gioioso.

        La comunità dei Gapsters si occuperà, nei prossimi giorni, della costruzione di un rifugio in legno (pioppi autoctoni) con annessa latrina biologica esterna, nel cortile, che verrà inoltre popolato dai seguenti animali:

        1 -capra (autoctona) – per il latte
        1 – pecora (autoctona) – per il latte e la lana
        1 – Lama (purtroppo non autoctona) – per la lana e per insegnare ai tre a difendersi con l’uso degli sputi (siamo tutti pacfitsti!)
        1 – Bradipo – per ricordargli/ricordarsi di lavorare con lentezza, senza fare alcuno sforzo…

        La stessa comunità organizzerà inoltre la preparazione di tutto il necessario oltre che un comitato di super-fedelissimi (da eleggere su Giap) che si occuperanno degli approvvigionamenti e dei contatti con il mondo esterno in quanto non è previsto allaccio alla rete elettrica/telefonica. E per scrivere, carta, matite, gomme e temperini.

        Si intende in questo modo salvaguardare la purezza di pensiero e prassi della nostra comunità in modo da trascendere questo momento storico.

        Propongo di mettere tutto ciò ai voti immediatamente, che l’inverno è vicino e i pioppi van seccati.

        • Io però non mangio latticini…

          • Revisione della mozione d’ordine: in virtù delle necessità alimentari del compagno Bui; avendo considerato inoltre la questione dal punto di vista della gestione degli scarti biologici animali (letame), che potrebbe generare conflitto all’interno del trio di residenti (chi spala la merda oggi?) si consiglia di eliminare la pecora (in maniera figurativa) e piantare invece mandorli e noccióli in numero di cinque cadauno. È da valutare inoltre il possibile aquisto di una pressa per l’estrazione di succhi da mandorle e noccióle che vadano a soddisfare la necessità, evidente, di una bevanda alternativa al latte di capra e/o all’acqua. Inizialmente e finchè gli alberi non daranno frutto il Bui dovrà prenderla con filosofia e organizzarsi portandosi massicce dosi di té da casa.

            Tornando seri: personalmente queste uscite in pubblico le interpreto come sperimentazioni sul campo; credo ci sia una fraccata di gente che ha seguito in silenzio gli eventi su Giap, negli ultimi mesi, e che spera magari di vedere i WM su di un mega-palco, con un microfono, ad inneggiare una piazza agitata di «vibrante protesta».

            Trovo giusto invece il fatto che le partitelle che avete deciso di giocare siano pochine, che il campo, per necessità pratiche, sia delimitato e persino che abbiate deciso di giocare secondo regole dettate dall’arbitro di turno; perchè sappiamo tutt* che rimane comunque spazio per l’improvvisazione, la fantasia, la giocata magica e sopratutto perchè non è affatto detto che tutto ciò non giovi, a lungo andare, all’immaginazione collettiva.

            Pregasi quindi, dove/se possibile, di facilitare eventuali audio-recordings.

            Ta

        • :-)

          ricordo che per il rifugio di legno e relativo abbattimento, depezzatura e segagione del legname necessario (pioppi? siamo sicuri? se non altro ricrescono in fretta, io avrei puntato più sul castagno) non potranno essere usate motoseghe alimentate a idrocarburi, e anche in caso di segacci a mano e asce, bisognerebbe che il metallo necessario per gli strumenti fosse estratto e lavorato a filiera corta in sistemi di produzione etici e sostenibili…
          Idem per zappe e vanghe con cui iniziare la coltivazione in permacoltura dei vegetali :-)

          Mi sono associato al divertente OT (e scusate la digressione) perché mi ha fatto venire in mente un vecchissimo post di un sito complottista in zona buche del coniglio, che sosteneva (cosa tutto sommato vera) che ogni volta che si preme su un interruttore si “dia consenso” al sistema così come lo conosciamo e ai relativi rapporti di forza, per cui questo blogger suggeriva la via di comunità off-grid il più autosufficienti possibili.

          Però questa via ha l’ovvio problema che è percorribile solo per piccoli gruppi che abbiano le risorse anche economiche oltre che di spazio e tempo e testa. Quindi largamente impercorribile dalla maggioranza “degli altri”. Il che rappresenta se vogliamo una sorta di “fuga in avanti” che lascia il resto della società nella “bagna” in cui si trova senza fornire soluzioni “per tutti”.

    • Non mi sembra che accettino in modo acritico questo compromesso. Lo fanno in modo critico. E lo trovo inevitabile. Come ha già scritto WM1 in un commento di risposta a questo tipo di critica, siamo tutti, per forza di cose, dei “consumisti” perché viviamo all’interno di una società capitalista. Dobbiamo mangiare, ci dobbiamo vestire, e loro devono scrivere e vivere di questo. Ciò non significa accettare questo sistema di produzione. E tutto si può dire tranne che loro lo accettino. La storia parla per loro. Sono scrittori e producono una merce inconsumabile. Chiedergli di più di questo, in nome di una protesta che nella società reale viene fatta da 3-4 persone (40 milioni di persone hanno il lasciapassare) è quantomeno egoista.

  16. Se fossi il vostro psicologo, cari wu ming, mi chiederei perché abbiate sentito e vissuto la necessità interiore di articolare una così complessa giustificazione per un vostro comportamento che, agli occhi di chi vi guarda con consapevole benevolenza è già ovvio, mentre per chi vi guarda con preconcetta malevolenza, sarà sempre e solo una buona occasione per criticarvi. Come psicologo mi chiederei: dove ho sbagliato. Ma essendo io solo un lettore, ho trovato in ciò l’occasione di rimettere in fila tutti gli elementi, grazie alla vostra fluida e meditata narrazione, di cui peraltro seguo il flusso da anni. Fra tutti i temi ne vorrei porre in rilievo uno, sul quale mi pare qui si discuta poco. A mio avviso l’art. 32 della Costituzione dovrebbe rendere illegale il lasciapassare. Senza una legge, il lasciapassare intende discriminare in virtù di un criterio discrimanante non regolato da alcun dispositivo di legge. A me pare che non occorra essere Aristotele per capire che se la costituzione è la premessa maggiore, il lasciapassare è sempre in contrapposizione se non ha una legge a suo supporto.
    Art. 32: La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
    Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

    • È che abbiamo sempre fatto così: “presentiamo all’assemblea” le nostre posizioni. Deformazione movimentista :-) Poi vuoi mettere un post così rispetto a un semplice, laconico calendario del tour?

  17. In Sicilia spesso si usa la parola “tragiriaturi” (“tragediatore”, anche se in italiano non esiste) per indicare chi tende a fare di un problema marginale una questione enorme. La posizione di chi con sopracciglio sussiegoso osserva con condiscindenza proteste scomposte si è assestata su questo termine, tragiriaturi. Ma dietro al green pass state? pensate che qualcuno lo farà davvero rispettare? Ma non ci andate in giro? Ve lo chiede mai qualcuno? Al controllore potete anche fargli vedere il codice a barre delle scarpe che avete comprato, vi pare che la democrazia si metta così in pericolo? Allo stadio c’è la fila enorme, vi pare che davvero si possa controllare il green pass, quando fanno già fatica a controllare il biglietto? La pandemia è finita, l’abbiamo capito tutti, si fa un po’ di scena perché non si sa mai, noi italiani siamo irrispettosi di tutto, non si può fare come in Danimarca, quelli sono popoli civili (tranne la Svezia si capisce, non avete visto i numeri?).
    In Afghanistan lapidano le donne e voi rompete per una stupidaggine a cui nessuno crede? Ma fatevi una vita, occupatevi di cose serie, non li vedete i disoccupati della GKN? Non ci siete con loro, tutti a occuparvi di scemenze.
    “In ultima istanza” anche questa è una rivalutazione del fascismo, perché sta gente crede che invece quel periodo fosse “serio” mica una tragica e grottesca pagliacciata capace di fare milioni di morti.
    Con un po’ di distacco invece, è interessante notare come il green pass metta in luce il fallito processo di interiorizzazione dei diritti civili, forse non a caso ormai diventati poco interessanti a sinistra, quando non addirittura criticati non solo in quanto distraggono dai problemi “veri” (“ma chi se ne frega dei gay, con tutto l’impoverimento del ceto medio”) ma anche perché, incredibile, “battaglie di destra” (sic, sic, sic). Il semplice dire che alcune informazioni sono indisponibili qualsiasi cosa succeda, fosse lo stermino del genere umano, è sintomo di irresponsabilità. Davvero difficile non pensare che tutto questo sia stato lungamente preparato dalle emergenze degli anni passati, prima tra tutte quella del terrorismo: non è allora che si è cominciato a spiegare che c’è un trade off tra libertà e sicurezza? Le libertà conquistate derubricate a capricci (andare al cinema, riunirsi, muoversi) erose a poco a poco ma sempre più velocemente, fino al meraviglioso paradosso del famigerato appello contro gli agguati: vi stiamo lasciando la libertà di protestare, cosa diavolo protestate?

  18. Senza dubbio il vaccino è lo strumento di protezione dotato della massima efficacia ed è consigliabile a tutti gli adulti. Però il green pass, anche dal punto di vista della prevenzione, e quindi tralasciando le considerazioni etiche e giuridiche, è un pasticcio. Infatti il green pass permette l’assembramento di gruppi costituiti da due categorie “sicure” diverse: gli immuni (vaccinati e guariti), che possono ospitare il virus ma non rischiano la malattia grave, e i negativi al tampone non immuni, che rischiano la malattia grave ma sono temporaneamente “sicuri” perché non ospitano il virus. Quando membri dei due gruppi si mescolano, si ottiene un gruppo nel quale il virus può essere presente, portato dagli immuni, e può essere trasmesso ai non immuni ammessi grazie al tampone negativo. Di fatto in corso di epidemia è molto difficile proteggere chi rifiuta il vaccino, stante che mascherine e distanziamento hanno efficacia limitata. Io credo che la ragione per la quale il green pass è dato a chi risulta negativo al tampone sia legale e non medica: se non lo si facesse si violerebbero quelle norme che proteggono i non vaccinati dalla discriminazione. In pratica, ammettere il tampone negativo aggira una norma che previene la discriminazione, e se il dispositivo di legge del green pass deve aggirare una norma di rango superiore bisognerebbe chiedersi se l’intera impresa del green pass non sia un arbitrio.

  19. Oggi sono arrivate dalla scuola di mio figlio le linee guida per il prossimo anno, trenta pagine di roba. Nella sezione “sintomi covid” a un certo punto c’è scritto

    *Diarrea (come definita nell’ordinanza regionale: tre o più scariche al dì con feci
    semiliquide o liquide accompagnati da malessere).”

    Sta roba sembra uscita dallo švejk di hašek, e quando l’ho letta ho avuto un’illuminazione: è a švejk che dobbiamo ispirarci per sabotare il dispositivo disciplinare pandemico. Prendere alla lettera le prescrizioni più assurde, metterle in conflitto tra loro, fino al completo disfacimento dell’esercito e della sua disciplina.

    • È la storia del lasciapassare A
      38 di cui diceva Elisa, se non sbaglio. Alla fine Asterix e Obelix mandano in tilt il sistema proprio sfruttando l’illogicità, l’assurda dettagliatezza e la contraddittorietà di norme pensate per coprire le falle del sistema stesso.
      In effetti in questo anno e mezzo gli esempi di lasciapassare A38 in Assurdistan non sono mancati, basti ricordare il bonus vacanze (ti do dei soldi per andare in vacanza ma non andare in vacanza sennò contagi te e gli altri), o i vari provvedimenti cervellotici (al bar hai bisogno del lasciapassare se stai seduto ma non ne hai bisogno se stai in piedi). Qui il sistema rischia di sballare da solo, perso dietro alla pletora di norme che alzano di continuo l’asticella.

    • Un altro possibile esempio lo troviamo nel Kierkegaard di Timore e tremore, nell’interpretazione che si può dare della vicenda di Abramo chiamato a sacrificare il proprio figlio Isacco.
      Abramo è il singolo che porta a una crisi la legge morale e divina (universale, come ogni legge). Egli, analogamente a švejk, applica alla lettera l’ordine di Dio, paradossale rispetto alla stessa legge divina, di sacrificare il proprio figlio Isacco. Quella di Abramo è una formula umoristica di rovesciamento e di contestazione della legge, poiché così facendo costringe il legislatore (Dio) a rivelargli le sue vere intenzioni (mettere alla prova la fede di Abramo). Abramo salva così la singolarità (l’individuale) del singolo (Isacco) che la legge (l’universale) imponeva di sacrificare.
      Una specie di ribaltamento umoristico della legge attraverso la più intransigente assunzione del comando. Qualcosa di molto diverso dal ricorso alla “maledetta ironia” ben criticata da Wolf e Wu Ming. Il che non mette comunque al riparo da un possibile “uso” di tale tattica anche da prospettiva borghese o in generale di potere, come è già stato evidenziato più volte su Giap e anche in “La Q di Qomplotto”.
      (Scusate il rischio OT)

    • * Aggiornamento lessico famigliare: visto che in questi giorni abbiamo visto coi figli il dvd di kill bill, le “tre o più scariche al dì con feci semiliquide” sono diventate “la tecnica delle tre scariche di diarrea che fanno esplodere il culo”.

      P.S. Io non lo so come andrà a finire questa storia, ma ho il forte sospetto che prima o poi gli adolescenti ci ammazzeranno tutti. Si stanno vaccinando in massa per poter vivere la loro socialità. Se poco poco il governo li rinchiude di nuovo in casa per ritorsione contro la deludente efficacia dei vaccini sui cinquantenni, quelli si organizzeranno in gang spietate e massacreranno di botte chiunque abbia più di 20 anni.

  20. In alcuni punti pontificate su cose che non conoscete, o non avete capito.
    Per esempio in questo passaggio (dalla prima puntata):

    Da oggi il lasciapassare viene richiesto per i treni a lunga percorrenza – «Frecce, Intercity, Intercity notte, EC, EN, Freccialink», come si legge sul sito di Trenitalia – ma non sui treni locali. Peccato che i primi siano usati da una piccola minoranza di viaggiatori, mentre sui secondi si ammassa ogni giorno la gente che va a lavorare.

    Non c’entra nulla la quantità di viaggiatori che utilizza il treno. Si può DIMOSTRARE, con l’ausilio della teoria dei grafi, che la propagazione dell’epidemia è massimamente favorita dai link di lungo raggio. Questo gli epidemiologi lo sanno (voi evidentemente no) e per questo motivo i collegamenti lunghi (più di tutti i voli aerei) sono tenuti in massima attenzione da chi cerca di pianificare le misure di contenimento.

    • Ammetto di non sapere nulla della teoria dei grafi. Ma due studi della Bocconi sostengono che il flusso dei pendolari ha contato eccome nella diffusione del contagio. Soprattutto in Lombardia, dove la mobilità pendolare tra le province è elevatissima:
      https://www.knowledge.unibocconi.it/notizia.php?idArt=22579

      • Io invece una – piccola – infarinatura l’avrei ed è la prima volta che sento questa storia. Nasissimo, non è che faresti la cortesia di indicarci i riferimenti di queste dimostrazioni conosciute dagli epidemiologi e non arrivate al volgo disperso che nome non ha? Va bene anche letteratura secondaria, poi me li cerco da solo (dannata coerenza :-) ) Magari se ti trovi anche una qualche conferma empirica alla supposta teoria tanto di guadagnato. Però un passo alla volta, prima guardiamo questa teoria, poi vediamo se davvero il freccia rossa Roma-Milano ha contribuito più del Cesana-Torino al diffondersi dell’epidemia.

        • In effetti mi sembra di capire (da non esperto) che la teoria dei grafi dice esattamente il contrario. Dividendo l’area di studio in nodi e flussi, viene data importanza preminente ai luoghi dove avviene l’interscambio (nodi). La lontananza (eccentricità) o vicinanza di un nodo dagli altri non ha alcuna importanza. Un agile impiego lo potete trovare qui: https://www.gruppotim.it/content/dam/telecomitalia/it/archivio/documenti/Innovazione/MnisitoNotiziario/2020/2020-1/cap01_Modello_Dinamico.pdf.
          Si tratta di un modello applicato alle zone di Codogno e Vò Euganeo, ma il dominio potrebbe essere anche la “zona” tra Seul, Nairobi e Boston e le conclusioni sarebbero analoghe (tanto per dire gli aerei…). Vi si afferma, tra l’altro: “ai fini dell’eccentricità non conta infatti la distanza geografica, ma l’esistenza o meno di spostamenti avvenuti tra le zone in esame”.
          Elettrotecnica, chimica, scienze delle costruzioni, sono piene di applicazioni di tale teoria. Calarla alla diffusione del virus è un bell’esercizio per gli addetti ai lavori, che ha indubbiamente le sue ricadute utili, ma è un po’ come andare a fare la spesa con la ferrari, nel senso: impiego di grandi risorse per ottenere come risultato lo scoprire che più le persone stanno vicine e interagiscono tra loro più si contagiano. Vabbè.

        • Secondo te quindi un individuo (infetto) che si sposta tra un continente e l’altro genera la stessa dose di rischio di un individuo (infetto) che si sposta da un condominio a quello adiacente.
          Come dire che nella velocità di propagazione di un incendio il vento è indifferente.
          Ora il fatto che il collegamento di lungo raggio sia più pericoloso quando la distribuzione iniziale non è uniforme è talmente triviale che non merita di essere dibattuto. E la distribuzione iniziale non è MAI perfettamente uniforme.
          Ma un po’ meno intuitivo è il fatto che ciò continua a valere ANCHE con distribuzione iniziale uniforme.
          Senti, anziché mettermi a citare qua e la, te lo dimostro io. Butto giù, qui sotto, una traccia di dimostrazione.

          • Immagina una rete sociale come un grafo in cui le persone sono i nodi, e tra un nodo e un altro c’è un arco che rappresenta il collegamento diretto (link). Associa ad ogni link un numero compreso tra 0 e 1 che è la probabilità di trasmissione virale tra A e B, e chiamalo Pab.
            Adesso immaginiamo che due persone, per esempio io e te, che fino a oggi non si erano mai incontrate (non c’è collegamento diretto tra i nodi) formino una “società” di qualche tipo. Si è formato un nuovo link tra A e B, con probabilità di trasmissione diretta Pab.
            Pab=0,2 rappresenta in qualche modo il rischio aggiuntivo (per il sistema) generato dalla nostra società (il nuovo link)? No. C’è molto di più. Ci sono tutti gli infiniti link indiretti generati. Ad esempio, il sono collegato con mia moglie (nodo C) con un link molto stretto (siamo nella stessa “cricca”), Pbc=0,99.
            Tu sarai collegato con tua moglie D (esempio) con un link altrettanto stretto, Pad=0,99. Mia moglie a sua volta è collegata alla collega con cui condivide l’ufficio (E, ma la chiamo Gina, se no troppe lettere) con in link con Pce=0,2.
            E tua moglie è linkata con una sua collega (F, detta Pina) con un link con Pce=0,3.
            La nostra società ha creato un collegamento indiretto debole anche tra E e F, con Pef = 0,3*0,99*0,2*0,99*0,2 = 0,017.
            E il rischio complessivo generato dalla nostra società è Pab + Somma dei link indiretti come questo, che hanno Pxy sempre più piccola man mano che aumenta la distanza* (misurata in HOP, salti) ma sono infiniti, e sono tanto di più quanto più una comunità è densa di relazioni.
            Quindi il rischio complessivo generato può essere di gran lunga più grande della semplice Pab.
            Corretto? NO. Non ancora. Manca ancora un passaggio, quello decisivo.

            • Poniamo che la collega di mia moglie, la Gina, e la collega di tua moglie, la Pina, siano sorelle. Anzi sorelle gemelle SIAMESI. Cioè immaginiamo che tra i nodi Gina e Pina fossero GIA’ linkati, prima della costituzione della nostra società, da un link con Pef’=1. In questo caso la Pef = 0,017 creata da noi, prima di essere sommata al rischio generale, deve essere scalata di un fattore pari al complementare probabilistico della Pef’ pre-esistente (1-Pef’, che per Pef’=1 fa zero) e scompare dal computo.
              Tutte le probabilità associate ai link indiretti generati dalla nostra società devono essere scalate di un fattore 1-Pxy’, e la serie di quesi fattori di scala è proporzionale alla prossimità tra i nodi tra cui si è creato un nuovo link.
              Quindi:
              Se io e te siamo compaesani, formando la nostra società -oltre al link tra noi due- introduciamo infiniti link indiretti, che però in larga misura C’ERANO GIA’, e quindi noi li potenziamo solo un pochino. Se io vivo a Arezzo e tu sei di Maracaibo, allora tutti questi link indiretti devono essere sommati senza fattore di scala, e sprigionano la loro piena potenza.

              • Nasissimo abbi pazienza ma ci sono al cune cose che non mi tornano, sia sul piano teorico che sul piano pratico.
                1. Il meccanismo che descrivi – che mi pare preso dalla network analysis, come ti dicevo io ho un’infarinatura da sociologo non da matematico o statistico – non sembra tenga conto del tipo di fenomeno che proviamo a spiegare. Il problema, soprattutto a pandemia avviata, non è più contagiare luoghi vergini, perché di fatto non ce ne sono. Io non temo che l’infetto di Milano trasferisca l’infezione a quello di Roma perché anche a Roma c’è l’epidemia (o a Barcellona se prende l’aereo).
                Ti scrivevo che non avevo mai sentito questo ragionamento a proposito del green pass perché in genere la “giustificazione” è stata di un altro tipo e riguardava il tempo di esposizione.
                Ci sarebbe anche qualche considerazione da fare – teoricamente parlando – anche se fossimo in una situazione diversa (con zone vergini) proprio per le caratteristiche del contagio (e magari qualcun altro sulle reali capacità predittive, a me pare funzioni di più dal punto di vista esplicativo) ma insomma sono speculazioni, lasciamo perdere.
                2. Non lascerei perdere invece la richiesta di farci sapere da dove ricavi le tue convinzioni sull’operato del CTS e dove posso trovare i “precisi e ponderati criteri”. Da una rapida lettura dei verbali di giugno e luglio non si fa cenno di una lettura nel senso richiamato da te, anzi la sensazione è che il comitato subisca delle decisioni prese altrove e sulle quali si limita a fornire pareri e raccomandazioni. (https://emergenze.protezionecivile.gov.it/it/sanitarie/coronavirus/verbali-comitato-tecnico-scientifico).
                En passant, la gestione politica dell’epidemia (i cui gli scienziati sono sostanzialmente degli “utili idioti” – absit iniura verbis – dei gruppi dirigenti) è qualcosa di cui sono convinto e ho provato qui e lì a spiegucchiare, sperando di riuscire prima o poi a fare un discorso organico sul punto.
                Ah, visto che c’ero ho dato un’occhiata ai curricula, magari ti interesserà sapere che tra i membri del CTS nessuno è un epidemiologo e i tre che hanno avuto a che fare con l’epidemiologia – Ippolito, Melegaro e Rezza – sostanzialmente si occupano di altro. Curioso no?

      • Extensio argumenti. Certo che il flusso di pendolari contribuisce alla diffusione del contagio. Qualsiasi spostamento, e qualsiasi contatto sociale, contribuisce alla diffusione del contagio.
        Ma il mio punto è che gli spostamenti di lungo raggio sono di gran lunga più pericolosi di quelli brevi, e questo indipendentemente dal numero di persone che si spostano.
        Questo fatto, noto agli epiedimiologi e dimostrabile, e ciò che gistifica la maggiore attenzione verso i treni interregionali rispetto a quelli regionali, come la massima attenzione che si dedica ai voli aerei, anche se il numero di passeggeri di un aereo può essere minore di quello di un treno locale.

        • Non stai facendo una gran figura ripetendo “noto agli epidemiologi”, non citando fonti e non rispondendo ai plurimi smontaggi del tuo primo commento. Già non avevi fatto una gran figura entrando in casa d’altri in quel modo, esordendo con un “pontificate”, premessa a una pontificazione maldestra e subito sgamata da chi qui è abituato a discutere anziché a fare gare di peti ascellari.

          • Ho portato una dimostrazione qui sopra.

            Capisco che la mia entrata a gamba tesa “in casa d’altri” sia stata scortese e sgradita, e me ne scuso. Di solito il mio tono è più conciliante e disteso, ma in questo caso è diverso, perché dalla campagna vaccinale in corso dipende la vita di migliaia di persone. Se proprio non si può fare a meno di seminare dei dubbi sull’efficacia di uno strumento di contenimento della pandemia quale è il GP, uno strumento che è stato impostato dal Comitato Tecnico Scientifico secondo precisi e ponderati criteri, non certo ad mentula canis, si deve almeno avere contezza di quei criteri. Se no la brutta figura la fate voi.

            • Scusa, ma allora se i ristoranti stanno fermi, perché per entrarci serve il green pass? E poi c’è la meccanica quantistica di mezzo: se noi abbiamo la certezza che il ristorante sia fermo, cioè che la sua velocità sia nulla, allora non possiamo determinare esattamente la sua posizione, e questo è un bel problema. Comunque l’altro giorno mi sono messo a cavallo del confine in un posto situato a 61 km da casa mia (casa che peraltro si trova a 10 km dal medesimo confine), e ho cominciato a saltellare da una parte all’altra. Ad ogni saltello avrei dovuto compilare l’apposito modulo on line per il rimpatrio (passenger locator form), ma non l’ho compilato affatto, nemmeno una volta, e non ho provato dolore.

            • «uno strumento di contenimento della pandemia quale è il GP, uno strumento che è stato impostato dal Comitato Tecnico Scientifico secondo precisi e ponderati criteri, non certo ad mentula canis»

              Mozione d’ordine: chiedo che si apra immediatamente e senza più proroghe una discussione sull’utilizzo, in codesta sede, di termini che possano recare offesa, anche solo di sponda, alla specie canis lupus.

              Faccio quì le veci di numerosi quadrupedi appartenenti alla specie canina che frequento (e che ho consultato in precedenza a proposito di questo insopportabile abuso), soggetti che avevo messo al corrente di questo trend e che oggi, all’ennesimo abuso subito, si son veramente incagníti.

              I miei due cucciolotti, per citarne soltanto un paio, sono francamente stufi marci di sentire/vedere il loro splendido pisellino paragonato, senza soluzione di continuità, a delle aberrazioni assolute, come lasciapassare verdi, tamponi nasali o arresti domiciliari, che soltanto l’immaginazione umana avrebbe potuto trasformare in realtà.

              Bannare immediatamente tramite plug-in la suddeta, odiosissima, locuzione latina, plz!

            • Nanissimo il tuo ragionamento avrebbe senso se il greenpass garantisse che il virus non si propagasse, ciò però non è vero perché anche i possessori del lasciapassare possono contagiare gli altri. Inoltre andrebbero tracciati i contatti dei positivi cosa che non si fa. E poi anche tenendo buono il tuo ragionamento esistono tratte di treni regionali piuttosto lunghe (ad esempio Torino-Genova) mentre con un Intercity si possono percorrere anche tratte piuttosto corte. Inoltre il GP non è richiesto se con l’automobile percorri l’Autostrada del Sole da cima a fondo. Come già é stato più volte ribadito non si è affrontato minimamente il tema di aumentare il numero dei treni dei pendolari per poter garantire agli stessi di evitare di viaggiare ammassati. Insomma di motivi per giudicare il GP inutile se non sul piano ricattatorio ce ne sono parecchi.

            • Sì, però, o tiri fuori dei numeri reali, o a me la teoria della Gina e la Pina che tutti i giorni partono dal paesello per andare in città sul torpedone dei film degli anni Cinquanta, e incontrano solo gente che incontrano normalmente al mercato, sembra tanto un buttarla in vacca. Per dirla nel tuo stile, visto che appunto qui la gente muore, mentre questi ci prendono per il culo col green pass, che praticamente nessuno considera uno strumento utile a contenere la diffusione del virus. A differenza dei vaccini. Che con il green pass inteso come lo intendi tu però non c’entrano nulla, dal momento che il green pass si può ottenere anche tramite tampone. Ed è piuttosto singolare che uno si faccia rodere il culo sul green pass perché dalla campagna vaccinale dipende la vita di migliaia di persone, se non considera il green pass per ciò che realmente è, ovvero un obbligo di vaccinazione mascherato.

            • 1) Delle tue “dimostrazioni” non ce ne frega niente, hai fatto affermazioni perentorie senza citare fonti, hai parlato genericamente di «epidemiologi» ma non hai portato nessuno studio a sostegno di quel che scrivi. Se al prossimo commento non citi fonti di qua te ne vai.

              2) Il mezzuccio di dar la colpa dei morti a chi esprime dubbi te lo prendi e te lo porti a casa (tua).

              3) L’altro trucchetto, far coincidere campagna vaccinale e lasciapassare, ha rotto, la campagna stava andando spedita anche senza lasciapassare e la maggior parte della gente vaccinata si è vaccinata prima ancora che il lasciapassare fosse annunciato. Prova a smentirlo.

              4) Il lasciapassare non è uno strumento di contenimento della pandemia, non può funzionare a quello scopo, per motivi che qui sono stati più volte argomentati e sui quali non hai controargomentato.

              5) Il CTS di cui blateri è lo stesso che ha approvato, senza la minima base scientifica, la criminalizzazione dello stare all’aria aperta, la mascherina all’aperto e moltissime altre assurdità, ergo del tuo argumentum ad authoritatem non sappiamo che farcene. Ma sono sicuro che chiunque stia leggendo ha una certa idea su cosa potresti farne tu.

              Ti rimando ora a quanto scritto al punto 1. Qui si discute in modo serio, di pajàz non ne vogliamo.

        • Nasissimo, hai gettato un po’ di fumo matematico, ma il fumo, dopo un po’, si dirada. “Il collegamento di lungo raggio è più pericoloso quando la distribuzione non è uniforme”: la distribuzione di cosa? Nella tua “dimostrazione” fra Pab, Pbc, Pef, tine e pine manca una variabile che il suo porco ruolo in epidemiologia ce l’ha: il tempo. (In realtà lo consideri, quando fai il parallelo fra spostamento tra continenti e condomini, solo che lo chiami spazio. Un confondimento che in fisica comporterebbe qualche insignificante conseguenza). Posso, da positivo, generare anche link infiniti, ma se tali link permangono per pochi secondi infetto la minchia. Viceversa posso permanere molti minuti in un collegamento a corto raggio (un ascensore, un vagone di metro) e fare un macello.
          Pab+Pxy si fa sempre e in qualunque ambiente, non solo su quelli pressurizzati.
          Altra variabile che manca nel tuo ragionamento è l’altitudine; ci dovrebbe essere se, come sostieni, gli Infiniti link a Pef=1 si formano solo sugli aerei.
          Ma non potrebbe essere, per caso, che la grande attenzione ai collegamenti aerei è dovuta al fatto che per venire da Wuhan in Italia in genere si preferisce l’aereo all’interregionale che ferma in tutte le stazioni?
          A un certo punto palesi il continuo rincorrersi e accavallarsi delle contraddizioni del tuo ragionamento: sostenere che la pericolosità è indipendente dal numero di persone che si spostano è contestare tutta la politica pandemica che vuoi difendere, perché se avessi ragione allora lockdown, DAD, contingentamenti, ecc sono stati perfettamente inutili.
          Infine, come dice Robydoc, nel CTS non ci sono matematici: sei certo che alla base delle sue decisioni ci sia la teoria dei grafi?

    • Nasissimo, non aver chiuso le aziende della val Seriana e non aver fermato il pendolarismo da e per il capoluogo e il resto della Bergamasca – una delle zone più popolose e ad alta mobilitá d’Europa dove c’è anche un aeroporto internazionale che in quelle cruciali settimane è rimasto sempre aperto – ha fatto sì che il virus si spargesse in tutta la Lombardia, fuori dai confini di quest’ultima e fuori dai confini nazionali. Un pendolare da Bergamo ad Alzano non incontra solo le persone con cui condivide il treno ma anche persone che andranno a Milano, e che magari a Milano prenderanno un treno a lunga percorrenza, o che andranno a Orio al Serio e da lì prenderanno un aereo per l’estero. Tutto questo è stato ricostruito, a partire dalle inchieste di Francesca Nava. Gli studi fatti nel frattempo, non solo in Italia, hanno confermato la crucialità del pendolarismo locale nell’estendersi della pandemia. È evidente che tutto questo lo ignori, se scrivi che non conta quanta gente sta su un treno ma solo la distanza che percorre ecc.

      Aggiungo una cosa: io mi sono davvero rotto di quelli che scrivono formulette idiote e miserande come “gli epidemiologi sanno” o “la scienza dice”, presumendo che gli interlocutori siano privi degli strumenti per capire che si tratta di espedienti da due soldi.

  21. Ciao, grazie per questi due post che mi hanno fatto sentire meno sola e meno pazza. Ieri ho avuto un momento di ottimismo e un primo debole impulso a uscire dalla paranoia GP quando ho letto che la Danimarca ha imposto l’uso del suo Coronapas per qualche mese, dopodiché, al raggiungimento dell’obiettivo sulla % dei vaccinati (che è ora all’85%) l’ha, ragionevolmente, tolto: https://www.ilpost.it/2021/09/11/danimarca-eliminato-restrizioni-coronavirus/. Per quanto mi riguarda, se il GP fosse presentato anche in Italia come misura provvisoria da sospendere immediatamente al raggiungimento di un obiettivo vaccinale, la questione sarebbe molto meno tormentosa. Così com’è sembra che stiamo entrando in una eterna dittatura biodigitale dove ci dovremo identificare anche per andare a comprare le caramelle, e te credo che poi la gente si prende male. Inoltre, sempre per non perdere un minimo di contatto con la realtà, in Italia l’85% degli over 50 è già completamente vaccinato, ovvero la fascia dove si è concentrato il 99% dei decessi per Covid (https://lab24.ilsole24ore.com/numeri-vaccini-italia-mondo/, dati sulla % di vaccinati per fasce d’età incrociati con il numero di persone per fascia d’età). Non sono riuscita a trovare un dato diviso per fascia d’età sulle ospedalizzazioni, ma senz’altro anche quelle si sono concentrate nelle fasce più alte. Niente, queste sono le due notizie che mi hanno fatto pensare: boh, forse mi devo calmare un attimo. Ciao.

    • Ecco, uno dei problemi è proprio che nessuno sta presentando il “green pass” o il “pass sanitaire” francese (almeno per quel che ho capito io) come una misura temporanea legata a un obbiettivo concreto, che sia una certa percentuale di vaccinazione, o altro. Peggio ancora: nessuno sta ponendo la questione della fine delle varie misure emergenziali. Qui, semmai, le cose peggiorano. Ci si trova a dover fare cose con ancor più “precauzioni” dell’anno scorso, e questo dopo che si è dovuto presentare il green pass e quindi si è tutti vaccinati. Cioè non so se è chiara l’assurdità della cosa. L’anno scorso senza vaccini (e quindi senza green pass) si tenevano eventi in maniera più rilassata di quanto non si possa fare quest’anno, dopo che quasi tutti si sono vaccinati, e questo anche dopo per accedere all’evento è necessario presentare il green pass! Onestamente mi riesce difficile pensare a un modo migliore per far pensare alle persone che vaccinarsi non serva a nulla. Ci credo che poi c’è chi non lo fa.
      Le domande da porre secondo me sono: quand’è che la facciamo finita con questa storia? Quale è a questo punto lo scopo di tutte queste misure? Si tratta di una cosa realistica, o stiamo a spendere risorse, tempo, energia, tanto per far scena e rassicurare la popolazione, e così facendo puntellare il profilo pubblico dei dittatori inetti? Perché nel caso a me della sopravvivenza politica di questi davvero non me ne importa nulla. Che si estinguessero.
      Poi, queste domande non vengono poste perché, per come la vedo io, una grossa fetta della popolazione sembra essere in piena negazione della realtà – che è, il virus è endemico, prima o poi ci entreremo in contatto tutti. Fare i salti mortali per evitarlo per un vaccinato potrebbe essere addirittura controproducente, nel caso in cui la protezione offerta dal vaccino si attenuasse con il tempo.
      Prendere atto di questa realtà però è psicologicamente difficile per moltissimi, dopo essere stati martellati per mesi da campagne terroristiche e condizionati a pensare al contagio da coronavirus come male assoluto. Con media, classe politica ed “esperti” che continuano a cavalcare “l’emergenza”, poi.. Ma proprio per questo le domande di cui sopra diventano necessarie e urgenti.

      • Grazie per il tuo commento, Morgana. Hai ragione, è proprio su questo tema che varrebbe la pena provare a spostare il dibattito, perché l’enorme vuoto nella conversazione – quando e in dipendenza da cosa le misure saranno rimosse – e questa visione distorta del GP che viene presentato come strumento che dovrà essere utilizzato “da ora in avanti”, cosa evidentemente non realistica né veramente auspicabile per nessuno, non può che spingere a tifoserie agguerrite e atteggiamenti fideistici.

        Insomma, dato che la capacità di sospendere il giudizio è privilegio di pochi, e che avere un’opinione su temi sociali impattanti è quasi istintivo, ne consegue che tutto dipende dagli schieramenti di pensiero disponibili; se questi sono solo due, e sono entrambi assurdi, ecco che la maggioranza delle persone si ritrova a difendere posizioni indifendibili, e pochi altri se ne stanno confusi a grattarsi la testa chiedendosi quando gli è successa questa cosa di perdere il senno (tra l’altro devo chiedermi se il mio avere un’opinione diversa dipenda dal fatto che vivo altrove e non sono stata costantemente bombardata dai media italiani).

        Credo che tra un po’ anche chi ora sostiene il GP con fervore, magari augurando sventure a chi non è d’accordo, si sveglierà dalla possessione, come è già successo enne volte dopo altrettanti infoiamenti collettivi. Il punto sarebbe riuscire a non infoiarsi collettivamente, ma a quanto pare (almeno in Italia) non ci riusciamo bene.

        In questo thread di Twitter del consulente politico che ha lavorato con il governo danese per la gestione delle misure emergenziali e della vaccinazione si possono leggere tante cose ragionevoli, che non è poco: https://twitter.com/m_b_petersen/status/1436193837744107523.

  22. Se può interessare: notizia fresca fresca.

    Il ministro della sanità del governo britannico ha annunicato questa mattina che l’idea di introduure il GP verrà, per ora, accantonata. Il lasciapassare avrebbe dovuto diventare obbligatorio a giorni per garantire l’accesso a non ben precisati “large events”.

    Personalmente identifico, alla base di questa improvvisa ed inaspettata retromarcia del governo, uno sfondone madornale: la definizione, “large events”, che è un termine troppo vago, che non reggerebbe in un aula di tribunale; quì infatti le voci dei numerosi organizzatori di eventi e gestori di locali si sono fatte sentire, forzando il ripensamento.

    Nella foga è probabile che sti burócrati si siano dimentcati di tradurre in linguaggio matematico e quindi in “legalese” quello che è un aggettivo comparativo.

    • Scusate, rettifico: i dettagli c’erano, me li ero semplicemente persi io.

      Il lasciapassare sarebbe dovuto diventare obbligatorio per accedere a discoteche/locali notturni, spettacoli al chiuso senza posti a sedere con più di 500 persone, spettacoli all’aperto senza posti a sedere con più di 4,000 persone ed eventi con più di 10,000 persone. L’obbligo, accantonato in Inghilterra, entrerà comnque in vigore, ad Ottobre, in Scozia.

      Da notare il fatto che ne saranno esentati coloro che lavorano nei locali/venues e gli artisti.

      I gestori privati hanno definito il programma che gli è stato chiesto di implementare «surreale e caotico» oltre che oneroso.

      Chissà che non ne venga fuori un movimento musicale alternativo…

    • Secondo me la spiegazione è un’altra, vale a dire: hanno incontrato dell’opposizione. Associazioni di categoria che piantano grane; parlamentari conservatori che si dichiarano contrari; qualche editoriale negativo; organizzazioni che lavorano su privacy e diritti umani che annunciano battaglia… Aggiungici la resistenza tutta anglosassone all’obbligo di avere documenti (pare che quando Blair abbia provato a introdurli sia stata un po’ la sua nemesi; e che BoJo abbia assai teatralmente dichiarato in passato che se qualcuno glieli avessi chiesti, li avrebbe pubblicamente *mangiati*) e il fatto che avevano dichiarato che non l’avrebbero fatto… Poi, mah, ha messo un qualche green pass la Sturgeon – c’è una specie di gioco di ruolo tra Scozia e governo UK, rispetto alle politiche pandemiche, sulle cui dinamiche non mi sento però di pronunciarmi.

  23. Condividiamo.
    Questo quanto da noi pubblicato il 17/8/2021

    Da un lato abbiamo più volte espresso ferma contrarietà verso il greenpass che, a detta di un medico serio come Crisanti, non ha alcuna efficacia sanitaria ma, aggiungiamo noi, è solo l’ennesimo espediente per scaricare a livello individuale colpe e responsabilità politiche ed economiche precise da parte di governo e capitalisti per una gestione fin dall’inizio disastrosa di questa sindemia (non pandemia). Un espediente che tra l’altro sta creando enormi problemi nelle fabbriche e nelle mense aziendali (e noi da musicisti metalmeccanici ne sappiamo qualcosa). Dall’altro lato siamo invece convinti dell’efficacia del vaccino, come dimostrano anche gli ultimi preoccupanti dati sulle terapie intensive. Il che naturalmente non nega affatto le bieche speculazioni delle multinazionali del farmaco e la necessità di una sanità, di una ricerca medica scientifica e di una industria farmaceutica completamente pubblica ed esente da logiche di profitto e di mercato e senza brevetti.
    Riteniamo sia assolutamente necessario continuare la mobilitazione dei lavoratori dello spettacolo perché non c’è dubbio che le politiche del governo anche in questo settore siano a dir poco reazionarie. Per questo pensiamo che per es. l’iniziativa di Salmo oltre ad essere irresponsabile non aiuti la lotta dei lavoratori del settore ma anzi offra il fianco a strumentalizzazioni e fuorvi dalle ragioni e rivendicazioni della lotta stessa. La riteniamo una iniziativa individualista e non collettiva. Noi sia in fabbrica che nella cultura pensiamo che la lotta, come diceva quella canzone, debba essere “di tutti e per tutti”. Per questa stessa ragione, per esempio, pur essendo contrari al greenpass non ci sentiamo di biasimare chi organizza eventi, compresi i nostri concerti, richiedendo il requisito del greenpass ai partecipanti. Dopo mesi di inattività e difficoltà non crediamo sia giusto prendersela con quei lavoratori dello spettacolo che a fatica stanno cercando di risollevarsi e che se individualmente non rispettassero queste regole rischierebbero sanzioni pesantissime. Significherebbe fare esattamente la stessa politica del governo e quindi scaricare su singoli colpe non loro. È necessario continuare la lotta ma è necessario farlo in maniera collettiva ed organizzata e soprattutto individuando con chiarezza chi sono i responsabili di questo disastro, quali rivendicazioni mettere in campo e con quali metodi di lotta portarle avanti.

  24. @Nasissimo siamo parzialmente OT per Giap, dove _non penso_ si dovrebbero argomentare le finezze tecniche ma parlare di politiche e narrazioni delle stesse, ma mi piacerebbe vedere, se puoi linkare e lasciare un indirizzo dove discuterne, la “dimostrazione” che citi e in particolare la costruzione del modello graph-theoretic, che potrebbe essere dirimente.

    Va da sè infatti che la teoria dei grafi, come tutte le matematiche, può produrre inferenze tautologiche entro la teoria, ma l’astrazione del problema e la concretizzazione della soluzione si fanno “a mano” (è banale che non lo puoi verificare con un proof assistant) e per analogia.

    Rifacendosi alla vecchia barzelletta, “c’è un gangster che assolda un chimico, un farmacista e un fisico per vincere alle corse dei cavalli […] e il fisico inizia: ‘supponiamo di avre cavalli sferici in moto rettilineo uniforme…’, gli sparano, sipario”.

    Dipende anche da com’è definita in quella letteratura “la propagazione” (numero di infetti o distribuzione geografica?), se il modo in cui è definita è di interesse concreto al 2021, quando Sars-Cov2 non è più “il virus cinese” ma è distribuito in giro un po’ dappertutto, e se con tale situazione di partenza entro il modello il link di “lungo” raggio è ancora così rilevante.

    La stessa definizione di “lungo” è dibattibile.

    Tirare fuori astrattamente la gt senza qualificare ulteriormente non può che suggerire al lettore di farsi un modello ingenuo t.c. entro un problema di colorazione in cui i nodi connessi si colorano secondo una data regola, _SOLO SE_ crei una connessione (aereo) tra il sottografo che è la Nuova Zelanda e il sottografo che è la Cina – già colorato – allora ti si colora pure la Nuova Zelanda prima o poi.

    Che insomma non è che ci volesse La Scienza.
    Addirittura, “lockdown”, prima che significasse “schiavitù”, mi risulta volesse proprio dire “tagliare fuori tutto un sottografo in attesa che la sua colorazione si stabilizzi”.

  25. “quanta fretta ma dove corri”. Questo mi viene da pensare sulla comunicazione istituzionale che preme a tappe forzate verso un obbligo vaccinale ormai prossimo e (apparentemente) ineludibile. Sembra (almeno a me sembra) che si forza con un’urgenza che va ben oltre le questioni sanitarie, ma che è tutta derivante dal “cogli l’attimo” prima che sfugga. Prima che l’evidenza costringa a dire (e prendere coscienza) che il vaccino è uno strumento per convivere con il virus e non per debellarlo e che la scelta di vedere la vaccinazione di massa (intesa come 100% della popolazione) quale unico strumento da mettere in campo è tutt’altro che oggettiva. Perché quando si definirà (anche questo mi sembra non eludibile) che ogni 6-8 mesi si dovrà iniettarsi una ulteriore dose il consenso potrebbe calare, la strategia potrebbe andare in frantumi (o almeno non sarebbe realizzabile in un clima di imbarazzante pace sociale). Non si capisce altrimenti perché l’ossessione di alzare l’asticella della percentuale di vaccinazioni (in Italia già molto alta) portandola ad un livello irraggiungibile, la paura delle istituzioni delle piazze e del dissenso (con una criminalizzazione che, scusatemi, rasenta il ridicolo), lo stimolare la divisione giudicante e aggressiva della popolazione, il predicare teorie scientifiche se non altro bizzarre (la copertura vaccinale vale 6/8 mesi e allungano la validità del green pass a 12 mesi, oppure la fiaba del vaccino che dona l’immunità) e pericolose (la persona vaccinata può contagiare e l’idea di libertà a punti del green pass può far venir meno anche le più semplici attenzioni da avere per evitare la diffusione smisurata del virus), l’allarme scuole (non suffragata da nessun dato scientifico serio). Insomma mi sembra che in questo mese si giochi la partita, con un’accelerazione che porterà presto all’obbligatorietà (lo dicono apertamente: se con il green pass non si vaccinano tutti, saremo costretti a renderlo obbligatorio). Credo anche per questo che un ragionamento critico su questi tema sia fondamentale (certo) ma quanto mai urgente, prima che sia troppo tardi e attenzione a usare la contraddizione (parlo di chi è contrario o ha dei dubbi ovviamente) “allora perché non lo rendete obbligatorio?”, mi sembra che sia ciò che il governo vuole.

    • Anche a me questa fretta e questo “tutti” non piacciono per niente.
      Dicono bene Morgana e rp:

      Che si dichiari una volta per tutte:
      – qual’è la percentuale da raggiungere e perché (percentuale motivata scientificamente, non da slogan)? Il 100% meno esentati sanitariamente? E’ credibile? E’ “necessario”??
      – entro quando si dovrebbe raggiungere?
      – E le 3° dosi? come si inseriscono?
      – E lo stato di emergenza? dopo il 31 dicembre liberi tutti?

      Ovviamente no (la questione delle 3° dosi è dirimente in tal senso), tutte le misure introdotte e il GP che si vuole estendere a lavoro pubblico e anche a privato (titolo su sito gossipparo) sono qui per restare, e le varianti ci faranno compagnia ben oltre il 2022.

      Come ha detto Morgana questo virus sta diventando endemico. Non si capisce perché in Danimarca, Svezia, Gran Bretagna si sia deciso “di conviverci” in un certo modo e da noi e in altri paesi si debba negare l’evidenza e perseguire una “tolleranza zero” e un “tutti vaccinati” che sono evidentemente una forzatura e una forma di “slogan”.

      • E’ proprio questo che ultimamente mi fa riflettere (in realtà inizia ad ossessionarmi): ovvero il perchè. Perchè in Italia scegliamo come strada di convivenza con il virus la vaccinazione periodica di massa, anche quando altri paesi hanno scelto strade diverse, più efficaci e che seguano una linearità scientifico-logica più coerente (personalmente l’italica strategia mi sembra incoerente e non “meno coerente”). Perché non abbiamo scelto di proporre il vaccino per le età più a rischio e le vulnerabilità sanitaria dando alle persone la possibilità di valutare i rischi/benefici del vaccino (perchè ci sono rischi, lo ammette implicitamente la comunità scientifica) e non si mette in campo una corposa attività di monitoraggio e isolamento tempestivo dei cluster (invece i tamponi e i salivari si disincentivino con l’approccio GP)? Personalmente mi sono dato alcune risposte, ma nessuna risponde al quesito del “perchè” (seppur ognuna credo sia vera). Gli interessi di Big farma? Il non poter tornare indietro per aver cavalcato il GP? La cialtroneria di chi ci governa e ci amministra (intesa come incapacità)? Tutto vero, ma non basta.
        Inizio invece a pensare che oggi la strategia italiana derivi dalla primaria esigenza di non limitare la produzione (quindi non per il bene dell’economia, che solletica l’immaginario di ogni cittadino, ovvero che incide sulla sua vita, ma della produzione, patrimonio di confindustria ed associati). Mi spiego meglio: se i giovani non si vaccinano rischino di avere sintomi (anche lievi) ed entrare in quarantena (e tutti i loro contatti). Se ti metti a cercare i positivi succede lo stesso. Questo si traduce nell’assenza di forza lavoro nella produzione. Con l’approccio GP (unico e dogmatico) finchè non arrivi a una fase di emergenza oggettiva (e quindi lockdown), limiti le difficoltà della produzione. Se poi a lungo termine qualche lavoratore ha conseguenze per il vaccino reiterato… beh un sacrificio per la nazione (che nocività/lavoro/profitto non è poi una gran novità). Inizio a pensare (ma i commenti mi sono utili anche per capire se ho scritto una castroneria) che il tema sia fondamentalmente questo. Non per la salute, ma per garantire la produzione e l’accumulazione del profitto. Ripeto, magari mi sbaglio, ma credo sia fondamentale capire il “perchè” (forse più delle singole contraddizioni del GP/obbligo vaccinale)per poterlo contrastare.

        • Perché? Perché è la strada più semplice e che richiede meno investimenti pubblici.
          Non sono d’accordo quando dici che si sarebbe dovuto proporre la vaccinazione solo per alcune categorie di persone, e nemmeno quando parli di rischi da vaccinazione, ad oggi insignificanti.
          Ma capisco il senso del tuo discorso.
          L’Italia è governata da cialtroni che difendono solo gli interessi propri e di chi li sostiene. I giornali, tranne rare eccezioni, seguono la stessa logica.
          Non c’è da stupirsi se le risposte sono quelle che sono.
          Vedo però crescere una timida risposta a certe cazzate, lo sputtanamento della strategia italiana (che continua ad avere più morti di qualsiasi altro paese in Europa, e fortuna che eravamo i migliori) quando altri paesi scelgono di seguire strade opposte alla nostra è un colpo ben assestato a tutta la struttura. Quando la cosa diverrà ancora più evidente, sarà difficile continuare a sostenere questa strategia in una Europa che va dalla parte opposta.

          • Sugli effetti collaterali non sono un medico, ma mi hanno colpito i dati ufficiali della svizzera (https://www.swissmedic.ch/swissmedic/it/home/news/coronavirus-covid-19/covid-19-vaccines-safety-update-5.html) che, con precisione svizzera, aggiornano ogni mese il munero di reazioni al vaccino e il numero si persone vaccinate. Ne esce una reazione grave (al netto di quelle non gravi) ogni 2.323 vaccinati (è da dire per onor di cronaca che è possibile che uno stesso vaccinato abbia avuto più reazioni gravi). Per fare un confronto le reazioni avverse gravi del vaccino del Morbillo sono di circa “Encefalite o reazione allergica severa: 1/1.000.000”

            • Il documento che segnali indica solo le notifiche di reazioni avverse. Questa vanno ancora verificate e in caso correlate alle vaccinazioni.
              Lo stesso documento riporta infatti la seguente dicitura:”Le notifiche di effetti indesiderati finora ricevute e analizzate non incidono sul profilo rischi-benefici positivo dei vaccini anti-COVID-19 utilizzati in Svizzera.”

              Mi dispiace che sotto ad ogni post si replichino le stesse discussioni sui vaccini. Il focus del post è su altro, cerchiamo di focalizzarci su quello. Lasciando perdere i vaccini e focalizzandoci sulla critica alla gestione della pandemia. Ce ne sta da criticare…
              P.S. al Senato nel frattempo si sta svolgendo un convegno che se non fosse seria la situazione farebbe ridere anche i polli. Poi i giornali vanno a caccia di novax, quando i nemici della scienza stanno al Senato.

              • «Poi i giornali vanno a caccia di novax, quando i nemici della scienza stanno al Senato.»

                Ho letto al volo di quel convegno in altri lidi e ovviamente con altro “spin” interpretativo :-) e non ne so niente di più.
                Ora però ti chiedo, davvero senza polemica e senza voler aprire un mega sottothread specifico, ma per mia conoscenza visto che magari tu sei meglio infomato e hai più strumenti di analisi di me:

                Ma il convegno non è tenuto da medici regolarmente praticanti la disciplina a vario titolo?
                Non parlano di esperienze sul campo?
                Perché dovrebbero essere “nemici della scienza”?
                (ci sono “non detti” strumentali di tipo politico?)

                Ripeto, sono domande “vere”, non artifizi polemici, e non ti chiedo di entrare nel merito della questione “cure” che qui è già stato più volte richiesto di non affrontare.

                Ma visto che tu hai tirato in ballo il convegno al Senato vorrei sapere dal punto di vista del metodo, dal punto di vista epistemiologico quale dovrebbe essere l’approccio corretto di un medico in buona fede (ovviamente) che nel tentativo “caritatevole” di curare un malato ha impiegato un farmaco off label che poi nella sua esperienza ha dato risultati positivi, per non diventare un “nemico della scienza” e provare a instradare la terapia nei binari corretti.

                • RETTIFICA RETTIFICA RETTIFICA:
                  Ho letto politicamente quale forza lo propone!
                  Scusa(te) lo sfondone.
                  I non detti politici c’erano eccome.

                  Richiedo scusa, ma siccome sul tema “assistenza domiciliare” sono sensibile, resta comunque la domanda di tipo epistemiologico o di procedure:

                  quale dovrebbe essere l’approccio corretto di un medico in buona fede (ovviamente) che nel tentativo “caritatevole” di curare un malato ha impiegato un farmaco off label che poi nella sua esperienza ha dato risultati positivi, per non diventare un “nemico della scienza” (a parte ovviamente le strumentalizzazioni politiche) e provare a instradare la terapia nei binari corretti?

                  Mancano ancora i caratteri ma volevo precisare sta cosa.

            • Sim, quanto riporti è scorretto. Quelle non sono le «reazioni al vaccino», sono segnalazioni di sospette reazioni al vaccino. Si tratta di segnalazioni spontanee fatte da operatori sanitari o dai pazienti stessi, pervenute in vari modi. Proprio alla pagina che linki c’è scritto:

              «Per interpretare i dati qui riportati occorre tenere conto di quanto segue a causa della metodologia del sistema basato su notifiche spontanee: le informazioni contenute in questo rapporto si basano su notifiche di casi sospetti che sono state inoltrate a Swissmedic da operatori sanitari, persone colpite o aziende farmaceutiche e che sono state registrate nella banca dati dopo l’esame e la valutazione.

              Tutte le reazioni notificate sono casi sospetti. Questo significa che nel singolo caso non si può stabilire se la reazione notificata sia stata semplicemente osservata nello stesso periodo della vaccinazione o se sia stata effettivamente causata dalla vaccinazione.» (corsivo nostro)

              • Vero, scusate ho peccato in fretta.Si tratta di segnalazioni fatte da cittadini (40%) e segnalazioni qualificate di medici e simili (60%). Per quanto concerne i casi gravi (che prendevo in esame) è molto probabile (per ragionamento logico) che molte delle segnalazioni siano qualificate. In ogni caso sono segnalazioni, quindi non ancora validate completamente (senza aprire un dibattito su chi valida, come e quanto sia al di sopra dei poteri o delle politiche o del pensiero dominante ecc. ecc,). E’ anche vero però che il grande problema dei medicinali nuovi (in questo caso i vaccini) è la definizione certa causa/effetto. Solo nel tempo la staticizzazione delle segnalazioni in senso quantitativo (per questo scrivo nel tempo) possono aprire o meno una certa definizione causa/effetto.

        • “E’ proprio questo che ultimamente mi fa riflettere (in realtà inizia ad ossessionarmi): ovvero il perchè”.

          perché? perché si stanno adottando queste politiche di gestione dell’emergenza? C’è un piano? Qualche elite (sto parlando di vere elite, non dei nostri politici eletti che ricoprono incarichi di governo) ha una visione generale che va oltre la gestione dell’emergenza?
          Forse manca a tutti (me compreso) la serenità per abbozzare una risposta. Troppo forte il rischio di scivolamento nelle fantasie di complotto. Eppure sono convinto che un’analisi della gestione dell’attuale emergenza a partire dalla domanda “perche?” sia possibile.
          Suggerisco una pista: ogni volta che un giapster parla di “società capitalistica” sostituire il termine con “società industriale”. La parola “profitto” va sostituita con la parola “potenza”. A quel punto può cominciare a delinearsi un quadro. Tutti i regimi politici mondiali, capitalisti e non, hanno reagito in modo simile all’emergenza, come occasione di accrescere la loro potenza nello scenario internazionale e di far progredire il loro più o meno grande apparato industriale secondo le logiche insite all’apparato.
          Il futuro del XXI secolo sono le biotecnologie e l’intelligenza artificiale? Ecco che la pandemia accelera i processi. I vaccini “evoluti” come irripetibile laboratorio di massa per lo human enhancement e il green pass come miniera di dati da dare in pasto alle artificial intellingences per fini di innovazione tecnologica e sorveglianza sociale. Lo stato che decidesse di rinunciare alla gara rinuncerebbe alla propria politica di potenza. Si condannerebbe al martirio. Si potrebbe notare quanto queste logiche siano funzionali alle organizzazioni ma ostili all’uomo.
          Non so se la pista sia corretta ma rispondere alla domanda significa anche elaborare un nostro pensiero che ci faccia uscire almeno la testa dall’acqua di questa emergenza, per adottare anche noi una visione che vada oltre l’emergenza. Si tratta di capire come dirigere il progresso, un progresso che di per sé non è né buono né cattivo ma soltanto cieco, e che ha una logica che in gran parte prescinde dalle strutture ideologiche del singolo regime politico.

          • A me sembra che si stiano riaffacciando nella discussione svariati bias, dovuti al tentativo di individuare, al di là della logica con cui funziona il sistema – logica che a rigore basterebbe e avanzerebbe a spiegare quel che sta accadendo – una strategia globale ipercoerente. Fa parte di questo tentativo anche lo stabilire il primato di partite geopolitiche che magari sono in corso, sì, ma non necessariamente giocano in prima istanza nelle decisioni prese riguardo alla pandemia. Come già fatto notare altrove, la domanda «cui prodest?» può essere anche la premessa di fallacie logiche a catena. Stiamo attenti. Tra le altre cose, rischiamo di prendere verità parziali e, in cerca della strategia che spieghi tutto, generalizzarle indebitamente. Per fare un esempio, Leonardo, questo passaggio qui non regge:

            «[… ] il green pass come miniera di dati da dare in pasto alle artificial intellingences per fini di innovazione tecnologica e sorveglianza sociale. Lo stato che decidesse di rinunciare alla gara rinuncerebbe alla propria politica di potenza. Si condannerebbe al martirio.»

            Se seguiamo questa logica e guardiamo ai dati di fatto, allora quasi tutti gli stati europei hanno rinunciato alla gara. Ben 22 paesi UE su 27 hanno scelto di non introdurre il lasciapassare. E ha rinunciato a farlo anche il Regno Unito. Non solo: la grande maggioranza dei paesi del G20 non ha il lasciapassare.

            • Bonjour,
              seguo solo da un mesetto, dopo aver letto QdQ (complimenti!) per cui non so quali siano i bias già emersi nella discussione, ma secondo me l’obiezione a Leonardo non è a fuochissimo: il fatto che gli esiti dell’adozione del GP non siano gli stessi in tutti i paesi (UE27 o G20) non vuol dire che alla base non vi sia una strategia politica e governativa comune. Vuole solo dire che a causa di specificità locali, nazionali etc. non dappertutto si è riuscito ad adottarlo. Per il momento.
              Appurato che il green pass non ha alcuna logica sanitaria ma solo politica, ci sono secondo me fonti documentali sufficienti per pensare che sia non un mezzo, ma un fine: il green pass serve al green pass, cioè a introdurre surrettiziamente un’infrastruttura di riconoscimento digitale nella vita quotidiana.
              L’ha dichiarato, più o meno incidentalmente, lo stesso Speranza quando ha detto tutto giulivo che “Il gp è la più grande opera di digitalizzazione mai fatta”.
              Lo stesso ministro che ai primi di agosto era a Trieste a presiedere la riunione del G20 per accelerare la transizione digitale dell’economia e dei governi.
              Se lo scorso decennio era stato definito ai suoi inizi come “il decennio dei vaccini” quello che tanto faticosamente abbiamo imboccato sarà il “decennio dell’era digitale!” come la Commissione Europea non si stanca di ripetere.
              Ma non sono solo le istituzioni governative a suonare la gran cassa. La propaganda del Capitale è alquanto esplicita, a iniziare dai deliri psicotici e complottistici del novello Dr. Stranamore del Wueff fino alle multinazionali che esplicitamente lo dichiarano, come Thales (l’equivalente francese di Leonardo/Finmeccanica) (https://dis-blog.thalesgroup.com/identity-biometric-solutions/2021/06/23/covid-19-health-passes-can-open-the-door-to-a-digital-id-revolution/).
              Il green pass mi pare che si inserisca pacificamente, e in maniera del tutto funzionale, in una dinamica di fondo strutturale di cui si vedono le tracce tanto nella propaganda a tamburo battente, istituzionale e non, quanto nella vita concreta e quotidiana (o solo io combatto contro il riconoscimento biometrico dei conti bancari e contro tutta la svolta digitale dell’amministrazione pubblica?).

              • Figurati se noi non ci poniamo il problema della “digitalizzazione”, come è spesso chiamata – abbastanza impropriamente – l’incessante raccolta di dati sulle nostre vite da parte di enti della più varia natura… Siamo sostenitori del “degoogling” e dell’esodo dai social media; abbiamo sempre messo in guardia dalla tendenza all’autoschedatura manifestata dalla maggior parte delle persone che usano la rete senza consapevolezza; promuoviamo l’uso di strumenti digitali indipendenti dalle grandi piattaforme e dal modello di business del “data mining”; abbiamo denunciato la privatizzazione strisciante della scuola pubblica tramite l’adozione acritica dei servizi gratuiti offerti da Google – dalla posta elettronica alle piattaforme per la Dad – e il fatto che un’istituzione pubblica consenta così, come se nulla fosse, a una multinazionale americana di dragare dati sui cittadini (i dati prodotti durante Dad e videoriunioni, ma anche con l’uso di gmail); abbiamo detto più volte che le grandi reclusioni del 2020 sono state una grandissima cuccagna per le grandi piattaforme che hanno potuto rendersi “indispensabili”, aumentare a perdita d’occhio i loro profitti (+84% per Amazon, ad esempio), estendere a dismisura la loro presa sulla società e la messa a valore della nostra psiche. Et cetera.

                Ora, se alla consapevolezza di tutto questo aggiungiamo il fatto che per principio non prendiamo per buono niente di quel che dice Speranza, si capirà perché non crediamo che il lasciapassare sia «la più grande opera di digitalizzazione mai fatta». Questa è propaganda “bombastic”, una sparata che arriva dopo vent’anni di “smart card” e (soprattutto) dopo un decennio abbondante di concatenazioni sistematiche tra smartphone, social media e altri “apparati di cattura”. Si chatta con gli amici su Whatsapp, si cercano le vie con Google Maps, si passa il tempo su Facebook, Twitter, Instagram o Tik Tok, si cerca da chiavare su Tinder, si fanno le operazioni in banca col cellulare, sempre col cellulare si paga il parcheggio o compra un biglietto per questo e quello, per qualunque cosa c’è un’app, e tutto questo produce dati su di noi che vengono messi a profitto e/o usati per profilarci, ergo controllarci meglio.

                È questo “combinato disposto” la più grande opera di digitalizzazione mai fatta, che è passata così, liscia liscia, senza attrito. Un processo che tra le altre cose, come nel caso della scuola ma non solo, ha annichilito i confini tra pubblico e privato. Rendersene conto col lasciapassare è sempre meglio che non rendersene conto, purché ci sia presa di coscienza anche retrospettiva, su quanto terreno si è ceduto. E purché l’ipse dell’ipse dixit non sia Speranza.

                Detto questo non ci convincono le argomentazioni secondo cui lo scopo principale dell’introduzione del lasciapassare sarebbe il controllo digitale o come vogliamo chiamarlo. A nostro avviso, impostare la questione in questi termini non aiuta a capire bene
                1) le peculiarità del processo che ha portato al lasciapassare in Italia;
                2) il fatto che altrove non ci sia.

                Non è solo il fatto che in altri paesi uno strumento con queste caratteristiche «non siano ancora riusciti a imporlo»: in molti posti non è stato nemmeno proposto, non è entrato nell’agenda. In altri, come dici, se ne è discusso ma poi è stato scartato, perché evidentemente la cittadinanza lo avrebbe aborrito. In entrambe le circostanze, è chiaro che in quei paesi la “digitalizzazione” – che come ricordi è una tendenza generale – può passare per altre vie in altri modi.

                E qui dobbiamo essere chiari: o il fine è la “digitalizzazione”, o il fine è il lasciapassare. Se il fine è la “digitalizzazione”, allora il lasciapassare è un mezzo, uno strumento. E se in Italia ce l’abbiamo e altrove no, prima di ipotizzare un andamento universale e lineare (cioè altrove non ce l’hanno ma prima o poi tutti l’avranno), dobbiamo prendere in esame altri fattori.

                Secondo noi il lasciapassare è in continuità con i modi in cui si è gestita l’emergenza pandemica dal principio. A costo di risultare noiosi: il lasciapassare è – non solo, ma innanzitutto – un dispositivo che deresponsabilizza governo e padroni e alimenta la sindrome del capro espiatorio. Nello specifico attuaele, i «No Vax».

                Va fatta notare un’altra cosa: che in Italia il lasciapassare, con tutte le sue problematiche, abbia trovato una ricezione meno critica non è affatto sorprendente. A dispetto di un ricorrente piagnisteo sul fatto che in Italia ci sarebbe poca “innovazione”, da noi c’è un pazzesco fetish per qualunque gadget tecnologico, una spinta “spensierata” ad adottare tutto che in altri posti non ha corrispettivi. In proporzione siamo il paese europeo con più smartphone: nel 2019 erano 82.955.152 su 60,36 milioni di abitanti. Chi come me va abbastanza spesso in Germania sa bene che là è molto più raro poter pagare con il POS (un sacco di negozi non ce l’ha), si naviga col telefonino meno di quanto si faccia qui, non si ricorre subito a un’app per fare qualunque cosa, la pubblica amministrazione è molto meno informatizzata ecc. E parlo della Germania, per altri versi il paese capitalista più avanzato del continente.

                E così torniamo al fatto che, sì, la digitalizzazione è una tendenza generale, ma non ha luogo ovunque negli stessi modi, con gli stessi mezzi, con gli stessi ritmi e le stesse reazioni.

                P.S. Grazie per aver apprezzato LQdQ!

                • Grazie a te, per il libro e per l’articolata risposta, che mi offre diversi spunti.
                  Non mettevo in dubbio che ci fossi arrivato da mo’, d’altra parte anche io non sono di primo pelo e oltre a non aver mai avuto un account FB e tanto meno una vita social di qualche tipo su un qualunque altro social, combatto da anni con la scuola e le insegnanti (e i genitori) della classe di mio figlio – ero sul piede di guerra già con la Lim, con Google Classroom voglio passare ai bazooka – e, dulcis in fundo, Amazon ha piantato più di qualche chiodo, dopo averne costruito la bara, sulla mia un tempo giovane e brillante carriera di libraio.

                  Lasciando Speranza al suo destino, lo citavo solo come sintomo, il problema non è solo il “controllo” digitale, qui stiamo assistendo a un salto qualitativo: con il lasciapassare viene implementato il divieto, conseguente al possesso, o non possesso, del certificato. Una limitazione effettiva e concreta delle attività umane di base che viene per di più legata a una prestazione, non so come altrimenti chiamarla: la vaccinazione.

                  Il vero combinato disposto che mi lascia basito, al limite del terrorizzato, è quello tra vaccinazione e identità digitale ma nel momento in cui prescinde dalla pandemia attuale, visto che è stato concepito come tale all’origine (diciamo dal 2015, che è da quando sembrano partire tutta una serie di iniziative a livello globale).

                  The program seeks to provide infants with a portable, biometrically-linked digital ID either at the point of birth registration or at the time of routine immunization, simultaneously supporting four shared objectives etc. etc.

                  In ogni caso, c’è un cambiamento di stato.
                  E benché capire la specificità italiana sia ovviamente essenziale, continua a sembrarmi un epifenomeno (locale) rispetto al terremoto che sta avvenendo in profondità, e che riguarda il Capitale in uno dei suoi, mi sembra, momenti di svolta epocali.

      • Premetto che gli aspetti a cui non rispondo mi vedono d’accordo, solo due puntualizzazione per contestualizzare meglio le politiche governative (assolutamente non per giustificarle).

        Prima premessa, la letteratura ormai ha dimostrato come la protezione dei vaccini (che esiste, è misurabile e non è una fiaba) dura oltre un anno e probabilmente anche molto oltre (la risposta immunitaria è di quelle che in genere durano anni, chiaramente nessuno ha ricevuto il vaccino da più di 18 mesi, quindi aspettiamo, ma le premese sono buone).

        – qual’è la percentuale da raggiungere ? La risposta è politica, chiaramente. Se si vuole (volontà politica del nostro governo) fermare la trasmissione della malattia occorre arrivare alla famigerata immunità di gregge, che si raggiunge quando la frazione 1 -1/R0 della popolazione è immunizzata. Un anno fa R0 era stimato intorno a 3, e quindi si stimava di dover immunizzare due terzi della popolazione. E Speranza in quel periodo diceva “cercheremo di convincere, non di obbligare). Con la delta R0 è stimato a 6, quindi da 66% si passa a 85%, inoltre l’immunità da vaccino o malattia non sono sterilizzanti, quindi siamo verosimilmente oltre il 90% (la formula diventa 1-efficacia/R0, e l’efficacia nel prevenire il contagio sembra essere circa 0.6). Non potendo vaccinare sotto i 12 anni non ci si potrà arrivare.
        – entro quando si dovrebbe raggiungere? Abbiamo risposto a questa domanda… mai, molto verosimilmente.
        – E le 3° dosi? come si inseriscono? Non potendo garantire la non circolazione del virus si cerca di proteggere le fasce deboli con la terza dose. Non è l’unico modo, ce ne sono altri, e qui se ne discute parecchio, legittimamente, perché possono esserci strategie sinergiche che magari costano sì di più, ma hanno effetti positivi su molti aspetti della vita pubblica, ad esempio classi meno numerose, porterebbero all’assunzione di insegnanti e ad avere persone più preparate e curiose in futuro, per dirne solo una.
        – E lo stato di emergenza? dopo il 31 dicembre liberi tutti? Al di là delle considerazioni precedenti, questo è forse l’interrogativo più politico, e quindi a meno di folgorazioni, cambi di esecutivo o altri eventi molto improbabili mi sentirei di dire… Col cavolo!

        • Scusa i toni bruschi – sarà l’esito di un anno e più di subirsi le follie degli zerocovid* – ma io penso che occorra essere molto più netti di così, e non addolcire la realtà con i numeri. Non sopire non attutire nessun riguardo per delicate sensibilità di sorta, il momento del tatto è finito per quel che mi riguarda.
          Fermare la trasmissione della malattia *non è possibile*. Potremmo vaccinare anche il 120% della popolazione e questo dato non cambierebbe, perché i vaccini non arrestano né rallentano abbastanza la trasmissione. E lo si sa da quanto erano ancora in fase di sviluppo e non era nemmeno all’orizzonte alfa, figurarsi delta: “It is widely believed that any vaccine against Covid-19 will only limit the damage caused by the disease, rather than preventing transmission altogether” (il FT quasi un anno fa: https://www.ft.com/content/d2e00128-7889-4d5d-84a3-43e51355a751).
          Quindi se la volontà politica è questa, “fermare la trasmissione della malattia”, si stanno intraprendendo delle azioni per raggiungere un obbiettivo IMPOSSIBILE. Un immenso spreco di tempo e risorse. Che magari potrebbero essere utilizzate meglio per limitare i danni.
          La mancanza di chiarezza, l’ambiguità, e la negazione della realtà da parte di parecchia gente, sono ovviamente funzionali alle strategie di sopravvivenza dei dittatori inetti. Che oltre ad aver fatto un sacco di pasticci e vessato in maniera inenarrabile le persone, hanno anche spinto e stanno spingendo sul vaccino come “soluzione finale”, promettendo più o meno implicitamente l’impossibile. L’insistenza sui “novax” gli serve a giustificare l’inevitabile fallimento di un piano irrealizzabile.
          La parresia a questo punto mi pare da adottare senza riguardi. Se c’è chi si stressa a sentire che entrare in contatto con il virus è praticamente inevitabile pazienza. Nessuno può pensare che sia positivo essere tenuti in ostaggio da menzogne più o meno pietose.

          *Dopo aver passato tre ore a far accettare a un’amica immunodepressa che no, il coronavirus non è eradicabile, ho il dente particolarmente avvelenato.

          • Presumo che l’amica immunodepressa avrà il dente più avvelenato di te, io dopo aver letto il commento ce l’ho e mi scuso se dopo un silenzio di un anno su questo non ce l’ho fatta più e commento OT.

            Possiamo evitare di perculare gli zerocovid? La strategia di eliminazione del virus anziché di convivenza con il covid in Italia 2021 magari non è più percorribile, ma lo è diventata perché fin da marzo 2020 qualcuno, questo blog incluso, ha propagandato falsamente che non fosse perseguibile. Ci sono Paesi in cui ha funzionato e paper in cui si argomenta che si sono ottenuti risultati migliori dove si è puntato all’eradicazione rispetto alla convivenza con il virus. Visto che i più fragili hanno il danno, chiederei di evitare almeno la beffa del “fatevene una ragione” (atteggiamento tra l’altro arrogante, abilista, machista) quando una ragione ce la dobbiamo fare grazie alle molte vaccate prese nelle decisioni su come (non) intervenire sulla pandemia.

            https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(21)00978-8/fulltext

            E ci si pensava già dal 2020 https://www.bmj.com/content/371/bmj.m4907

            • Scusa, Enrico, ma per essere il commento con cui torni su Giap dopo una lunga assenza è davvero pessimo.

              Di fatto riproponi lo stesso vittimismo sparso a piene mani che ti contestammo nel 2020, condito con le stesse accuse di abilismo, machismo, e dietro l’angolo c’è sempre il “cavallo di battaglia” dell’eugenetica ecc. ecc. Speravo l’avessi(mo) superata ‘sta solfa, e invece no.

              Per giunta fai accuse generiche senza il minimo riferimento utile a capire di che parli: «qualcuno, questo blog incluso, ha propagandato falsamente». Quando? Chi? «Questo blog» cosa vuol dire? Intendi dire noi WM in un post? Qualcun altro in un commento? O un’ipotetica “posizione mediana” da te inferita leggendo le discussioni?

              Addirittura, tu che hai appoggiato #iorestoacasa e per lunghe settimane hai assillato noialtri che lo contestavamo (dicendo che non pensavamo ai più deboli, come se l’agire assurdo del governo mirasse davvero a proteggere più i deboli), tu che hai a lungo imperversato nei thread impegnandoti ad ancorare l’attenzione di tutte e tutti solo sul rischio del contagio e dis-vedendo ogni altro ordine di problemi, tu ora accusi noi di aver… contribuito a impedire che il virus fosse eradicato.

              Eccerto, se noi criticoni fossimo stati zitti avremmo reso più facile vincere la guerra contro il Covid. Vincerla tenendo le spiagge deserte e le fabbriche aperte, i reparti giocattoli transennati e i pendolari sui treni ammassati, gli elicotteri sulla Marmolada e le mascherine indossate per strada. Vincerla coi droni nei campi, come durante la caccia a Igor il Russo (fallimentare pure quella, tra l’altro).

              Eppure lo sai bene che quella “strategia” era un immane diversivo, infatti subito dopo accenni alle «molte vaccate prese nelle decisioni su come (non) intervenire». Ma quando le anzidette vaccate noi le denunciavamo, tu eri lì, indefesso, a spaccarci i maroni e accusarci di insensibilità verso i più deboli. Dopo un anno e passa, la tua puntina salta ancora su quel solco: «Ti ricordi quella stradaaaa…. Ti ricordi quella stradaaaaa…. Ti ricordi quella stradaaaaaa….»

              Sì, ci ricordiamo quella strada. Era deserta perché il governo ci aveva chiusi in casa dicendo che il virus era «là fuori». Noi facevamo notare che era una cazzata, e tu ci criticavi dicendo che non pensavamo a quelli come te più esposti ecc.

              • zero_covid_in_un_solo_paese significa frontiere_sigillate, zero_sbarchi, zero_sttraversamenti_di_valichi_alpini, in sostanza si tratta della via sinistra verso il più feroce sovranismo. Senza contare che a cavallo del confine la vita si svolge in continuo conflitto col confine, da sempre, come ci hanno insegnato i nostri avi contrabbandieri. Chi pensa che il mondo finisca al confine non ha capito niente dei confini. Beh, noi che viviamo sul confine ne abbiamo i coglioni pieni della militarizzazione del territorio, since 1918. Il piemonte cavalleria se ne torni in piemonte, la brigata sassari vada a bombardare sassari, i droni li abbatteremo noi con la fionda.

                • «zero_covid_in_un_solo_paese significa frontiere_sigillate, zero_sbarchi, zero_sttraversamenti_di_valichi_alpini»

                  Esatto, e anche così, tenuto conto di quello che sembrerebbe di sapere oggi circa le varianti e la capacità di quest’ultime di infettare anche i vaccinati, l’obiettivo dell’eradicazione a me sembra un’utopia (e infatti in Europa alcuni paesi questo obiettivo non lo perseguono).

                  Ha ragione Morgana, che con buona sintesi dice «si stanno intraprendendo delle azioni per raggiungere un obiettivo IMPOSSIBILE. Un immenso spreco di tempo e risorse. Che magari potrebbero essere utilizzate meglio per limitare i danni.»

                  E’ impossibile pensare di eradicare un virus che (indipendentemente dalla letalità) a livello di variabilità e diffusione si comporta come le influenze stagionali.

                  Ed infatti a me sembra che più che “perculare” gli “zerocovid”, qui siano gli “zerocovid istituzionali” a perculare tutti gli altri con il gioco delle 3 carte che va avanti dal 2020, alla continua ricerca della misura più “di effetto” possibile sulle opinioni da bar, indipendentemente dalla reale efficacia negli effetti sul campo del contenimento del virus.

                  E il GP mantiene lo stesso stile di efficacia più “psicologica” che pratica, con in più l’aggravante che per perseguire questo “nudge” si stanno creando bruttissimi precedenti dal punto di vista dei diritti costituzionali.

            • Scusa e.talpa ma cos’è questa roba qui che hai linkato? Non sono un mago dei numeri (anzi) ma non ci vuole un master in economia avanzata per ipotizzare che l’articolo di Lancet sia un esercizio di retorica. Essenzialmente stabilisce autoritariamente, più che autorevolmente, la superiorità del quantitativo su ogni altro tipo di analisi critica. Non sono in grado di entrare nei dettagli, aiutami tu, però relazionare tassi di mortalità a politiche implementate per contenere il covid senza nemmeno considerare curve demografiche, fasce di età, storia dei contagi (focolai), capacità di cura/vaccinazione (tempestività ed errori commessi) e diverse combinazioni di misure di contenimento dovrebbe almeno suscitare qualche dubbio metodologico sulle grandi semplificazioni utilizzate. Leggendo l’articolo ho ringraziato i Wuming per non aver abbandonato “il dubbio” alle cospirazioni ed alla magia spicciola, quella dei titoloni di giornali e delle criminalizzazioni preventive. Certamente non li ho pensati concausa della propagazione della pandemia.
              La cosa interessante è però che l’articolo non si ferma, va oltre, correlando “si-no” a “si-no”, fino ad affermare in modo indubitabile che l’economia tutta risulta beneficiata da politiche “zerocovid”. Mi sembra di rivivere l’epoca in cui il FMI o la BM spiegavano a tutti perchè i programmi di aggiustamento strutturali erano cosa buona e giusta. Solo che oggi ci troviamo dentro un rovesciamento dei poli perchè la “sanità è roba da sinistra” ed un fatto “universale”. Per lo meno, prima di gridare alla salvezza dell’uomo, consiglierei di osservare su cosa si innesterebbe questo rinnovato pensiero unico nelle diverse località, tra ospedali privati, compagnie assicurative e centri di ricerca finanziati da imprese farmaceutiche, da filantropi e/o da imprese con interessi più ampi sulle economie locali. Ma suggerirei anche di fare lo sforzo di scomporre il dato “crescita economica” almeno per settori e per gradi di connettività all’economia globale. Esiste uno studio comparativo di questo tipo, capace di inquadrare locale e globale nelle prospettive più spinose e con dati numerici?

  26. Alcuni partecipanti del neonato e spontaneo gruppo “Studenti UNIBO contro il green pass” mi hanno raccontato di aver sottoscritto un appello rivolto anche ai docenti per condannare il protocollo del green pass in Università e provare ad aprire un tavolo di discussione con il rettorato (tavolo negato sia per “imprecisati impegni” dei vertici UNIBO sia perché – e sa tanto di presa per i fondelli – i partecipanti dovrebbero avere il green pass per assistervi). Mentre tra i professori di area scientifica pare ci siano state varie adesioni, molte più defezioni in area umanistica con un bel 0 nella casella filosofia in termini di professori che hanno aderito. Insomma, dove l’esercizio critico e la pratica del dubbio dovrebbero essere naturali, tutto tace.
    Mala tempora currunt.

    • Molto interessante..

      Ho letto di questi nuovi gruppi nelle Università in Italia..
      Se li conosci, o se ne fai parte, sarebbe interessante capire quanti sono i compagni, quanti quelli senza una posizione politica precisa, e soprattutto SE vi siano soggetti legati alla destra o estrema destra, con adesioni individuali o di gruppi..

      Sulla filosofia..
      Credo che questi provvedimenti, e la gestione pandemica in generale debbano essere criticati da due prospettive: una politico/sociale/giuridica/filosofica, ed una strettamente scientifica.
      E credo che queste due facce della stessa medaglia debbano andare necessariamente a braccetto, ed integrarsi l’una con l’altra e cogliere veramente appieno questo ‘periodo emergenziale’ e le critiche che ad esso si possano produrre.

      In questo vedo un ‘compito’ della sinistra che deve assolutamente colmare le attuali mancanze sul lato scientifico, e premere che il dibattito scientifico, epistemologico riapra senza censure.

      In generale inoltre, in tutta questa gestione pandemica, credo sia ormai chiaro essere mancato un approccio e dibattito filosofico e di filosofia della scienza per aiutare nelle difficili scelte sia mediche che etiche che politiche e sociali di fronte ad un virus sicuramente ESISTENTE, perché nessuno oggi credo pochi ne negherebbero l’esistenza, ma mal gestito.

      Mi riferisco appunta alla vaccinazione nei giovani, alla gestione varianti (sempre e cmq possibili, vediamo cosa succede in autunno), lockdown e simili.

      Concludo con un ‘alert’ che mi sembra non avere molto riscontro nei media..
      Ultimamente abbiamo circa dai 40 ai 60 decessi al giorno con il 70 per cento dei vaccinati circa.
      Un anno fa, senza vaccini, i decessi si contavano su una mano.
      Questa non vuole essere una critica ai vaccini tour court, ovvio, ma il tentativo di capire cosa così debba aspettare dai mesi a venire..

      • Chiedo scusa, ma non trovo riscontri sul tuo alert. “Ultimamente abbiamo circa dai 40 ai 60 decessi al giorno con il 70 per cento dei vaccinati circa.” Dove hai trovato questo dato? Io sto cercando ma trovo una situazione opposta, e anche più polarizzata in sfavore dei non vaccinati. Potresti citare la fonte, così verifico? Grazie.

        Perché se così non fosse, la risposta al quesito “cosa ci se deve aspettare nei prossimi mesi” potrebbe essere più o meno quello che stiamo vedendo in questi mesi, e i meno morti del 2020 in questo periodo potrebbero essere attribuiti alla minor circolazione del virus (l’anno scorso ad agosto non avevamo 7000 casi giornalieri).

        • Ieri era domenica, 34 decessi.
          Due giorni fa mi pare 59.. e via dicendo.
          A settembre dell’anno scorso i decessi erano mediamente credo 10 volte inferiori al giorno di media, se non di più.

          Il 70 per cento dei vaccinati è il dato che riguarda la popolazione totale.
          Forse mi sono spiegato male io..
          Mettiamola così..
          Con una popolazione di vaccinati del 70 per cento sul totale, quest’anno abbiamo a settembre mediamente 50 decessi al giorno, l’anno scorso molto meno.

          Sarebbe inoltre da approfondire la correlazione vaccini/varianti.

          Credo sia chi afferma il contrario che dovrebbe spiegare perché NEI VACCINATI NON SI POSSANO GENERARE VARIANTI RESISTENTI AI VACCINI -questa la narrazione di massa diffusa dal nostro sistema capitalfarmaceutico- mentre la stessa logica sembrerebbe affermare il contrario.

          La variante delta, prob nata in India, che conta di una popolazione di 1 miliardo e seicento Milà persona, aveva vaccinato il 2 per cento della popolazione.

          Sarebbe interessante fare uno studio comparativo medico e sociale, essendo l’India un paese fortemente differenziato economicamente, se la vaccinazione sia avvenuta per ‘caste’ o fasce di reddito, e possa aver dato luogo a ‘cluster’ di virus variato.

          Inoltre in India si produce l’strazeneca.
          Anche questo andrebbe indagato..fughe, mercato nero di vaccini ‘scartati’ scadenti o mal conservate?
          Sarebbe da indagare..

          • @checilascialozampino, questi tuoi commenti
            1) sono del tutto fuori fuoco rispetto al post qui sopra, tant’è che partono per la tangente su argomenti diversi da quello che stiamo discutendo (l’India ecc.);
            2) contengono numeri riportati senza fonti (nonostante ti sia stato chiesto di citarle), alcuni addirittura introdotti con «mi pare»;
            3) piegano questi numeri per sostenere una tesi già smontata (che coi vaccini si muoia di più);
            4) ripropongono congetture su vaccini e varianti che qui non interessano e sono già state respinte diverse volte;
            Inoltre, noi non sopportiamo, davvero, le frasi scritte tutte in maiuscolo.

            • Scusate, innanzitutto il maiuscolo.
              Su numeri decessi/vaccini, forse vi era stato un misunderstanding.
              Non intendevo infatti dire che vi sono più morti vaccinati, ma in questo periodo, più morti non ostante il vaccino, mettiamola così.
              Cmq ripropongo il mio ragionamento così vediamo se vi ‘fila’ di più.
              Credo sia strettamente correlato alle misure prese in esame in questo blog (obbligo vaccinazione/green pass) o cmq non possano essere trascurate per completezza.

              Sul numero dei decessi nazionali ho provato a cercare una somma dei periodi es di settembre ma non l’ho trovata -non ho quindi un link- ma ho fatto le varie sommatorie prese dal ‘bollettino auotidiano’.
              2020 (seguono numeri decessi dal 1 sett. al 13 sett)
              8-6-10-/-11-7-12-10-14-10-10-6-7

              2021 (seguono numeri decessi dal 1 al 13 sett 2021)
              69-62-58-56-49-52-71-69-59-62-57-34-36

              Somma periodo 2020- 111 decessi
              Somma periodo 2021- 734 decessi.
              Rapporto 2021/2020- 6.61

              Ovvero 6 volte più decessi dell’anno scorso, non ostante i vaccini, ed il green pass.

              Da cosa è imputabile questo?
              O dal caso o dalla variante Delta.
              Che misura è stata presa per non fare circolare la variante delta in Italia ed Europa?
              Nessuna, o molto tardive -vedasi finale europei in Uk, Mattarella allo stadio, festeggiamenti.

              Quelli che oggi ci chiedono un’assunzione di responsabilità, o chi per loro, e firmano le leggi del parlamento, l’altro giorno erano allo stadio.

              Notare che:
              -ormai siamo generalmente assuefatti al numero dei decessi giornalieri
              -la delta era la variante che stava causando la ‘catastrofe’ indiana.

              Se domani nascesse una nuova variante ancora più resistente ai vaccini e più, o ugualmente letale?
              Saremmo spacciati -o meglio andremmo in lockdown-.
              Che è la cosa che secondo me capiterà questo autunno.
              Ed i miei figli che vanno alla scuola materna, dove li metto?
              Ed ancora, perché il sistema non prende in considerazione questa possibilità sebbene, a rigor di logica reale?
              Avremmo delle cure sostitutive ai vaccini?
              Rispondo più sotto.. da anni lavoro aiutando le persone nei loro bisogni primari, per anni sono stato panettiere, prima ho studiato filosofia, ed ancora prima materie scientifiche.
              Ma, adoro scrivere.
              Forse questo blog aprirà gli occhi alla sinistra?
              Forse.
              Se non considererete questi temi paralleli ed antecedenti logicamente all’obbligo GP e vaccinale, mi ripropongo di non assillato più al riguardo.
              Grazie, grazie per tutto e cmq.

              • Di “antecedenza” a obbligo GP e vaccinale in questo blog ne troverai parecchia, dato che abbiamo cominciato a criticare l’emergenza pandemica ai suoi albori, quando i vaccini antiCovid erano ancora lungi dall’esistere e un lasciapassare sanitario non stava nemmeno nelle anticamere dei cervelli. Sull’impostazione generale, ti ho risposto sotto.

      • Sono sinceramente intrigat* al pensiero, espresso da checilascialozampino, di «due facce della stessa medaglia» che se ne vanno in giro, allegramente, per l’Italia «a braccetto» discutendo di gabbie di Skinner e Aristotele.

        Lo sono ancora di più immaginandole ad «integrarsi l’una con l’altra»; kinky! Devo ammettere però che mi lascia abbastanza perpless* e disincantat* immaginarle, al termine di questi incontri, diquisire di «periodo mergenziale» e/o «critiche che […] si possano produrre».

        Allo stesso modo in cui stiamo trattando il suolo che ci nutre, usando ovviamente metodi diversi ma non meno “estrattivi”, sembra che la maggior parte della gente impegni volontariamente il proprio tempo per favorire l’inaridimento e la sterilizzazione del pensiero, cercando di estrapolare informazioni da un pozzo avvelenato.

        Fare di conto per rendersi conto andrebbe anche bene «ma non dimentichiamo che, prima di tutto, resistere è creare».

        @ Tuco e WM4

        Una “fotografia di famiglia” a mio parere più che adeguata e tutt’altro che evasiva, che ritrae l’atmosfera glaciale dei contesti familiari nella borghesia francese/europea di oggi, pre-pandemia, l’ha scattata Michael Haneke nel suo ultimo Happy End. One to watch.

  27. Comunque non si capisce come mai giap sia diventato una calamita per commenti tossici sui vaccini. Un blog di scrittori, che si concentra sulle narrazioni, invece che essere centrato su queste e su quanto siano diversive, pericolose e polticamente opposte a questo blog, vede una quota non indifferente di commenti centrati unicamente sui vaccini (intesi come farmaci non come politica di vaccinazione).
    Di come giap abbia subito questa “infiltrazione” sarebbe interessante discuterne.
    Non c’è ingenuità nel mio commento. È chiaro che la vaccinazione, essendo parte del grosso tema pandemia, venga discussa. Ma il fatto che si voglia fare di giap un comitato bioetico sui vaccini non trova né la mia comprensione né il mio sostegno.

    • Nemmeno il nostro, come ben sai. Non si contano più le nostre “mozioni d’ordine” e i Nota Bene (e ci sono stati anche diversi ban). Ma non a caso questo genere di commenti è quasi sempre scritto da nuov* arrivat*. È che con la pandemia questo blog ha ecceduto la propria natura, ed è diventato un “refugium” anche per molte persone che il nostro lavoro non lo conoscono. È plausibile che certe intervengano qui senza nemmeno sapere che è un blog di scrittori… È una gran fatica.

    • Credo che il problema sia proprio il fatto che la sinistra abbia totalmente lasciato perdere le questioni mediche in questa pandemia, che però ovviamente hanno chiari sviluppi nel sistema economico e sociale.

      Mentre la destra in particolare quella ‘sociale’ ha ‘cavalcato l’onda’ e sta usando in modo opportunista l’argomento.

      La questione cure/vaccini/obbligo vaccinale riguardo il Covid credo sia centrale nello sviluppo presente e futuro della nostra società.

      Vedo con molta paura una estrema destra avanzare, di fronte ad una sinistra che vive ancora ‘l’incantamento narrativo’ su questi temi.
      Dobbiamo essere un po’ più disincantati.. senza offesa per nessuno.

      Mi immagino una Meloni con in mano uno strumento come il green pass -che oggi osteggia- che potenzialmente può essere usato come arma di discriminazione sociale focalizzato in altri contesti sociali (immigrati, senza tetto, rom, e via di vendo..).

      Ed il centrosinistra cosa potrebbe dire per opporvisi?
      Che è anticostituzionale?
      Dopo i pasticci fatti fino ad oggi?

      Un periodo storico molto, molto pericoloso, credo.

      • La preoccupazione che esprimi nella seconda parte del tuo commento è fondata e pure espressa in modo chiaro, ma non ha alcun nesso logico con quel che scrivi all’inizio, e cioè che dovremmo occuparci degli aspetti specificamente medici.

        Proprio nel post qui sopra – che si spera tu abbia letto prima di commentare – spieghiamo perché non vogliamo (non possiamo) addentrarci in discussioni di questo tipo in relazione alla critica del lasciapassare e dell’Emergenza.

        • Provo a concludere, poi attendo un vostro riscontro, ringraziandovi per lo spazio che cmq aveto scelto di mettermi a disposizione.

          .-se crediamo che i vaccini siano l’unica possibilità per uscire dalla pandemia, allora in astratto, per salvare delle vite e tornare alla ‘normalità’, per uscire da questo periodo emergenziale’, si può forse -ragiono in senso astratto- ‘accettare imposizioni vaccinali e grennpass (?)

          .-se crediamo che il sistema stia volutamente tralasciando o abbia tralasciato alternative (cure, prevenzioni etc, e capisco che non sia il luogo per addentrarsene nello specifico) al fine di implementare le sue stesse logiche (di potere, di controllo economiche, di prospettive), allora criticherò anche le misure che il sistema mette in gioco per obbligarmi all’unica scelta che -crede- di avermi lasciato.

          Io vedo queste due alternative storiche/metodologiche.
          Ma magari sono aut/aut, un mio limite.

          .-Forse chi scrive qui nello spazio da voi messo a disposizione, dopo aver a lungo discusso con amici, compagni, altri blog etc, avendo trovato per una volta, opinioni molto simili alle sue sulla gestione emergenziale’, vi si getta a capofitto come su di un salvagente.

          .-esempio.
          Se voglio contrastare un tunnel, dovrò addentrarmi in geologia, scavi, mole traffici passeggeri e merci etc.
          Se voglio denunciare abusi delle forze dell’ordine, dovrò leggere leggi, codici, guardare video e filmati rallentare ingrandire immagini.
          In pandemia che possiamo fare?
          Politica e medicina.
          Chi si occupa della seconda? Dal nostro punto di vista? Nessuno..
          Boh.. facciamo un appello a degli esperti, non so..
          Quello che volete..
          Leggiamo, studiamo, approfondiamo..
          Ma qualcosa in tal senso credo qualcuno lo debba fare. E credo non verrà a cercarci..

          .-dal 10 settembre chiedono il green pass anche per fare gli inserimenti dei bambini alle materne.

          Grazie ancora..
          So che non potete fare tutto.
          Neanche io.
          Ma tutti insieme forse..
          Forse creare trovare un nuovo spazio adeguato?

          Ci fosse ancora Indymedia..!

          • @checilascialozampino, in sostanza hai scritto le stesse cose di Fabio Trabattoni più sopra e di altre e altri in questi mesi. Abbiamo già risposto.

            Noi ci occupiamo di narrazioni, le smontiamo, guardiamo come funzionano. Tra queste narrazioni, ovviamente, c’è anche quella che ha spostato tutto sul vaccino, facendo scomparire dal dibattito lo stato in cui il virus ha trovato i nostri sistemi sanitari dopo decenni di aziendalizzazione, privatizzazione, ingresso massiccio del mercato, procedurizzazione della pratica clinica e addirittura gamification dei servizi.

            Ricostruire questo però non implica per forza addentrarsi in disquisizioni su come funziona questo o quel farmaco, sulla degenza in certe condizioni, sulla prassi adottata da questo o quel clinico dissidente o altro. Questo non è un sito specializzato in medicina, non siamo così arroganti da pensare di poter gestire discussioni di quel tipo, che tra l’altro romperebbero i coglioni a tutti.

            Tu fai l’esempio del diritto, ed è calzante, perché noi ci siamo occupati più volte di repressione, di diffamazione ecc. ma col taglio nostro, che non è lo stesso che troveresti su una rivista accademica.

            Poi scrivi: «se crediamo che i vaccini siano l’unica possibilità per uscire dalla pandemia, allora in astratto, […] si può forse -ragiono in senso astratto- ‘accettare imposizioni vaccinali e grennpass »

            Anche tu, come Trabattoni sopra, cadi nella fallacia logica che il governo incentiva, che consiste nel legare il lasciapassare al vaccino e far conseguire il primo dal secondo. Pensiamo di avere dimostrato con argomenti solidi che il lasciapassare non consegue direttamente dalla campagna vaccinale, men che meno dall’esistenza del vaccino. Tant’è che vaccino e campagna vaccinale ci sono in tutta Europa mentre il lasciapassare c’è solo in cinque paesi UE su ventisette. In cinque paesi su una trentina e passa, se contiamo gli stati che sono Europa ma non UE (UK, Norvegia, Svizzera ecc.). Ergo si può essere a favore del vaccino e persino pensare bene di tempi e modi della campagna vaccinale e al tempo stesso – e persino proprio per questo – pensare che il lasciapassare è una merda.

            [Quanto a Indymedia, non ci annoveriamo tra i nostalgici: prima del G8 fu un grande strumento, dopo diventò una fogna a cielo aperto. È durata quattro-cinque anni di troppo. Su questo non mi sembra si sia riflettuto abbastanza: nel ventennale si è detto che è stata antesignana dei social; ebbene, è stata anche antesignana di molto malcostume da social, “weaponizzando” suo malgrado la tendenza agli scazzi endemica nell’estrema sinistra.]

    • Woasnet, tu nemmeno te l’immagini quanto siamo stufi di scrivere di queste cose e di tenere Giap “mobilitato” sull’emergenza pandemica. Non ne possiamo davvero più. Si spera che col moltiplicarsi delle voci critiche questo spazio non sia più “solingo” e non sia più così esposto in prima linea, di modo che noi si possa diradare gli interventi e finalmente tornare a scrivere anche di altro.

      • Io, sommessamente, continuo a ringraziarvi per il faticoso lavoro, con cui, sagittalmente, attraversate la realtà, provando a decostruirne i nodi problematici, al fine di capire quale siano gli spazi di tensione, giacché è lì, a mio parere, che si deve insistere e resistere.

        Naturalmente, voi dite di essere stanchi, ma io non lo sono di leggervi.

        Sono poi molto lieto, come tutti, che le voci critiche siano aumentate. Credo che molti già carburassero da tempo tali visioni, ma che non avessero il coraggio di esplicitarle con la giusta veemenza.
        Cacciari perfino che a oggi non si professa anticapitalista sta urlando che vi è una deriva emergenzialista che sta prosciucando gli ultimi spazi di democrazia che ancora persistono.

        Spero vivamente che il virus, come il vino, secondo il vostro gioco di parole, in-veri i “reali” rapporti di potere, in modo da aprire ai nuclei di verità esistenti strade diverse, per l’appunto anticapitaliste e non ingenuamente complottiste.
        O il virus, la krisis, smette di ritornare in una stessità annichilente, oppure, siamo condannati ad esauerirci senza nemmeno accorgercene

      • Avoja se me lo immagino! Non vi invidio e non vi ho mai invidiato la faticaccia di tutta sta storia. Le male parole prese così ad mentula canis, le accuse di tutto e di più a buffo, le prese di posizione offese di certa compagneria. In tutto avete mantenuto un aplomb da signori rispetto a quanto avrei fatto io e rispetto a molti altri giapster per quanto ho visto.
        Ma il tempo è galantuomo. E spero anche io possiate tornare ad occuparvi anche di altro.
        Buona serata a tutti.

        P.S. Comunque speriamo che anche questa breve discussione serva da reminder ai nuovi commentatori che giap è anche e soprattutto altro ;)

  28. Riprendo qui la domanda che ho letto in vari commenti, e mica tutti su questo post: “cui prodest?” Cioè, la mannaia autoritaria, rappresentata dal Green Pass, non si giustifica con l’immunità di gregge, che è un po’ come l’araba fenice: sappiamo che c’è, ma non sappiamo dove cavolo collocarla. E chi lo sa, si guarda bene dal dircelo, giacché siamo un po’ tutt@ carne da cannone da imbonire.

    Ma non si giustifica sensatamente nemmeno con il raggiungimento di una qualsiasi percentuale ad minchiam, perché le stiamo raggiungendo più o meno tutte, e nei settori sanitario e scolastico ancor più, senza che si parli di totalità fisiologica, come il buonsenso suggerirebbe.

    Credo che il motivo del favore a Confindustria non soddisfi a pieno. C’è dell’altro, e questo altro si chiama paura. La stessa paura che ha permesso la vittoria di Trump nel 2016, e ha determinato pure quella di Biden nel 2021. Nell’epoca dei social, l’approfondimento non esiste più. L’informazione è urlata e si ferma in superficie. Fa molto di più una foto fake di neri che ballano su un barcone, che mille pagine di riflessioni sul potere e sulla strumentalizzazione.

    Trump, animale social, questo l’ha capito bene, e ci ha costruito la sua vittoria nel 16. Tre erano le sue paure: recessione, immigrazione, terrorismo. Make America Great Again. Ma nel 21 ha cannato: non ha capito che esiste una paura ancora più forte: quella per la propria pellaccia. Si è presentato sfrontatamente in pubblico senza mascherina, e Biden ne ha approfittato.

    La prova? I voti postali negli stati chiave. Nelle prime grandi elezioni in era COVID, chi ha avuto il coraggio di presentarsi ai seggi, ha votato Trump, e chi ne ha avuto paura, ha votato Biden.
    Trump, animale social, questo l’ha capito bene, e ha tentato in tutti i modi di invalidare il voto postale.

    Cosa ci aspetta quindi? Nel mondo, i neo-sovranisti punteranno ancora tutte le loro carte sulla paura del diverso, ma il potere convenzionale, quello di Draghi, Letta e Speranza, si appellerà alla paura più grande. Quindi scordiamoci il ritorno alla normalità. C’è da battere Salvini.

    • Il senso del governare nel torbido, per citare un articolo recente su questo blog apparso, sta nel controllo. Nella ottimizzazione. Ma, in verità, mi correggo, non “il senso”, ma, l’effetto. Non è che esiste una testa che vuole il controllo. Il controllo si è reso disponibile e cogente, e le emergenze lo favoriscono. È chiaro che la classe dominante se ne compiace: dominando detengono il controllo, ma certamente non lo hanno escogitato a tavolino, è frutto delle conflittualità storiche emerse spentesi e riemerse.

      Anche la parola “normalità, io eviterei di usarla. Perché, non credo proprio che esiste una normalità. Esiste il divenire, anche e soprattutto politicamente inteso. Dopo un evento non si torna indietro. Il mondo ha cambiato cornice. La storia è rete nodale di eventi. Mi pare.

      Battere Salvini, non credo. Salvini è un omuncolo. Bisognerebbe battere il Capitalismo. Salvini si sgonfierebbe di conseguenza.

      • «[l’effetto] del governare nel torbido sta nel controllo».

        Bello! Però…

        Se ne potrebbe dedurre che sarebbe sufficiente attivarsi per tentare di capire chi controlla chi/che cosa, et voilà; si potrebbe poi, tentare di individuare, in dettaglio, il come e con quali strumenti. A questo punto il gioco sarebbe svelato!

        Da notare, però, come questo processo razionalizzante sia esattamente ciò su cui le fantasie di complotto “girano”.

        Potrebbe essere, invece, che questo lavoro “investgativo”, che in pochissime sembrano volersi accollare, sia questione davvero complessa, che và affrontata con estrema cautela e dandosi tutto il tempo necessario. Se non altro per una ragione fondamentale: perchè è, essenzialmente, una questione di analisi introspettiva individuale che richiede la messa in discussione di talmente tante “cose”, apparteneneti a ciò che ognuno di noi considera “sue”, parte del sé, a cominciare, per esempio, dall’ideologia. Il solo pensiero di intraprendere un tale viaggio può incutere…wait for it…paura.

        Se ne è provato a parlare già qualche post orsono; poi, purtroppo, anche lì, iI discorso è stato “sequestrato” dall’ ”impeto razionalizzante”; riprendere quei passaggi che parlavano della cosidetta «rivoluzione gentile» potrebbe forse tornare utile:

        «Quando la struttura profonda di un mondo costruito sulla violenza si mostra senza orpelli, c’è da restare inebetite. Di recente un uomo di grande intelligenza e sensibilità ci diceva che, se all’improvviso tutti i cittadini del primo mondo avvertissero la violenza, lo sfruttamento e la crudeltà che fondano e rendono possibile il nostro mondo, non potrebbero resistere all’impatto. Impazzirebbero, forse, oppure morirebbero sul colpo. Il rischio è reale e perciò – per la nostra stessa possibilità di tenuta – bisogna procedere con cautela».

  29. @Nasissimo infatti è dimostrato dai grafici che l’incremento “esponenziale” della seconda ondata (Ottobre 2020) è avvenuto per la gente che ha viaggiato su tragitti lunghi a Giugno e Luglio ed Agosto e non quando a fine settembre e inizio e ottobre si sono visti gli effetti del riprendere i pullman, le metro e i treni regionali per andare a scuola e lavoro, nevvero?
    O li si applica la teoria degli spritz per cui un aperitivo fatto in Spagna a Luglio fa esplodere il picco di contagio a Reggio Emilia a Novembre?

    E questo difendere ciò che è evidentemente assurdo è improbabile, chiamando in causa l’accademismo che noi mortali non possiamo capire che causa il sentimento antiscientifico che purtroppo poi fai danni che conosciamo.

    Del resto, non mi ricordo chi lo diceva, vale sempre in certe situazioni il motto: “Se i fatti non confermano la teoria cambiate i fatti”

    • Si però, pure questo, così definito “accademismo” è un po’ sciocco da parte della retorica dominante. La dittatura degli esperti non regge, per infiniti motivi.
      L’esperto, che in quanto tale, per ragioni anche storiche, non ha lo sguardo di insieme, al massimo, come è giusto, può spiegarci se domani pioverà, ma nulla toglie alla politica di scegliere di bagnarsi, posto che se elargiamo a tutti gli ombrelli e gli impermeabili, non sarà un dramma. Fuor di metafora, l’accademismo è utilite manon latore di verità.
      Inoltre la scienza nella sua versione emancipatrice non è certamente rassicurante. Né netta, ma conserva la sua dimensione filosofica. Che è la sua dimensione in parte originaria, mi pare.
      Quando la scienza smette di essere emancipatrice e dice “tu devi”, a me preoccupa.
      Il medico non dirà mai, le cose stano così, ma orobabilisticamente date determinate condizioni, le cose potrebbero così accadere. Tenendo conto delle infinite varianti comunque sia non prevedibili. Altrimenti, il medico e/o lo scienziato diventano metafisici, preti.

      • La scienza non ha mai detto “tu devi” non è il suo compito quello spetta al governo, la scienza ti dice “le cose stanno così” e quando si tratta di scienziati seri ti indicano il grado di probabilità per cui le cose stiano effettivamente in quella maniera.

        Dopodiché chi vuol piegare la realtà al suo piacimento (per dolo o per ottusità) usa quel probabilmente per dire “ah ma allora posso aver ragione anch’io”, giocando con i termini come “teorie” etc.

        Grazie poi alla pessima informazione si è reso possibile che anche cose ultra accertate come la causa antropica del riscaldamento globale (99.9% di concordanza degli studi scientifici) possano essere messe in discussione dal primo che ha misurato per dieci giorni la temperatura sul suo terrazzo di casa ed afferma che la temperatura è scesa.

        E il “governo” gongola dicendo tutti “tu devi” che gli fanno comodo (tipo: tu devi stare a casa durante un’emergenza) ed evita quelli che non gli fanno comodo (tipo “non devi più usare il fraking per estrarre il petrolio cara Exxon”) tirando di volta in volta l’opinione “scientifica” di comodo anche quando è lo 0.01% della comunità scientifica.

  30. intanto grazie per aver offerto sempre un appiglio intellettuale e logico in uno dei momenti di disorientamento massimi della società e anche mio personale.
    non sono qui per dire qualcosa, lo farei male, ho le idee poco chiare e per niente convincenti.
    sono qui per constatare l’assoluta riuscita del meccanismo di sostituzione dello scontro sociale; lo spettacolo delle limitazioni dovute al virus ha superato qualsiasi altro motivo di scontro.
    dal mio osservatorio privilegiato (delegato sindacale di grande azienda) vorrei offrirvi un campionario degli sketch dell’atto dedicato al green pass.
    come rsu siamo riusciti (non era detto…) a fare un minimo comunicato sulla discriminazione tra lavoratori nella richiesta del green pass a mensa:

    Rsu:
    non è possibile immaginare che ad alcun@ lavorat@ venga fornito un servizio di qualità decisamente inferiore (lunch box) rispetto ad altri (pasto consumato in mensa). Il diritto al pasto è infatti normato dai contratti e non può essere stabilmente esercitato in maniera forzatamente difforme tra un lavorat@ e l’altr@.
    —-
    il comunicato, piuttosto piatto e formale (ho votato a favore, eh: era veramente il massimo che si potesse fare, date le condizioni!), ha scatenato una ridda di reazioni (ai lavoratori non frega quasi niente che non si riesca a contrattare lo smart working, utilizzato “d’autorità” dall’azienda: il green pass sembra per loro molto più importante!).
    di queste reazioni vi faccio un sunto:

  31. Lavorat@1:
    L’applicazione del green pass è una norma nazionale che mi fa sentire tutelata quando pranzo al chiuso.
    ci si può fare un test molecolare o antigenico se si è contrari alla vaccinazione.

    Lavorat@2:
    Sono io che metto a rischio la mia salute e non mi sento sicura se mangio in una mensa chiusa con colleghi che, per ragioni più o meno valide, hanno deciso di non vaccinarsi.
    E se invece del pasto di (discutibile) maggiore qualità avranno il lunch box per un po’ di tempo penso che potranno sopravvivere lo stesso.

    Lavorat@3:
    se l’alternativa al lunch box fosse il ticket o il rimborso pasto, allora la discriminazione, ben più grave, avverrebbe nei confronti del personale della mensa già fortemente penalizzato dallo smart working e sicuramente molto più fragile economicamente rispetto a chiunque di noi.
    Abbiamo tanti fronti di lotta da difendere che aprire anche questo mi sembra energia sprecata.

    Lavorat@4:
    Grazie di questa email.
    Personalmente sono molto amareggiata relativamente alla posizione dell’azienda in merito all’accesso al servizio mensa.
    Come saprete i lavoratori di alcune aziende hanno minacciato lo sciopero (es. Elettrolux) e questo è bastato alle aziende per tornare sui loro passi.

    Lavorat@5:
    L’accesso ai servizi basato sul GP è discriminatorio, poiché il vaccino NON è obbligatorio e non è pensabile per il lavoratore sottoporsi regolarmente ai tamponi sia dal punto di vista economico che fisico in quanto il tampone è molto invasivo.

    il barbuto che pensava ai lavoratori uniti in tutto il mondo probabilmente si metterebbe a piangere, e anch’io ci sono molto vicino.

    scusate la lunghezza, e un affettuoso saluto a tutti!

  32. Intanto vi ringrazio per l’ottimo lavoro che non guasta mai, e vedendo come procede a fatica anche il dibattito immagino gli sforzi supplementari che toccano in questo frangente.
    Sul green pass se guardo intorno pare di essermi “amminchiata” solo io perché nessuno o quasi si pone il problema, ma evidentemente è da più di un anno che il processo di rincoglionimento procede spedito e ne osserviamo solo i frutti (per inciso, non sono immune io stessa da questo processo eh).

    Ad ogni buon conto mi pare che abbiano già deciso, sarà esteso a tutti i lavoratori, sia pubblici che privati, non so ancora bene con che tempistiche. Essendo magnanimi, hanno deciso di convocare i sindacati oggi pomeriggio (16.30) suppongo per metterli di fronte al fatto compiuto. Del resto pure la CGIL che dovrebbe essere la prima opposizione in questo paese piuttosto difende l’obbligo vaccinale tout court, in barba alla bellissima storia più che centenaria decantata ancora ieri da Landini (a proposito del genere letterario “che brutta fine che hai fatto” per ora molto in voga).
    Il delirio italiano è tutto italiano ma anche altrove mi pare non stiano molto bene. La mia cara amica ormai trapiantata irlandese mi diceva che farà a breve il vaccino perché glielo richiedono a lavoro (in una scuola).
    L’unico fermento forse autentico dalle nostre parti è quello studentesco, che credo di aver scoperto leggendo qui, però mi sembra di capire sia un po’ allo sbando e senza una chiara guida. Mi sembra di capire che la notte è ancora lunga.

  33. Questo paese riesce sempre a fare più schifo degli altri.
    Ora saranno contenti i sostenitori sfegatati del Green Pass e i vari nitpickers che non mancano mai di venire su Giap a dire la loro cosuccia (la vaccata più grossa che ci è toccata sentire ultimamente è che questo blog avrebbe contribuito a togliere dal tavolo l’opzione zero-covid, manco fossimo il sito del NYT… o di Repubblica… rob da mat).
    Adesso avremo l’obbligo vaccinale per decreto, senza avere l’obbligo vaccinale. E in salsa classista, perché non vogliamo mica farci mancare niente.
    Draghi sa bene che l’obbligo vaccinale, oltre a essere stato imposto solo in 4 nazioni (due dittature della steppa, un paese povero dove manco ci sono i vaccini per 370 milioni di abitanti, e una federazione insulare di centomila abitanti sparsi su seicento isole), sarebbe foriero di grane. La class action dei famigliari di 4 persone che dovessero lasciarci le penne a causa delle reazioni al vaccino, o anche solo rischiare la buccia, minerebbe la credibilità della campagna vaccinale e produrrebbe una bega fino alla corte costituzionale. Draghi non è fesso. E benché sia un agente della BCE, sa essere molto italiano quando vuole (in senso “borisiano”…).
    Ma soprattutto, Bonomi glielo ha fatto capire chiaro: la produzione prima di tutto. Quindi obbligo di Green Pass per tutti i lavoratori (pubblici e privati), trasformazione di ogni datore di lavoro in controllore documenti (cioè sbirro), e per chi non vuole vaccinarsi c’è la possibilità di fare il tampone ogni 72 ore a proprie spese. In una sola mossa, Draghi impone l’obbligo del vaccino a chi deve lavorare per vivere (a rischio zero per lo stato), e consente di essere “no vax” a chi può permetterselo.
    I diritti e doveri in questo paese non esistono, ci sono soltanto obblighi indotti e privilegi. E l’avevamo detto che finiva così, cazzo se l’avevamo detto… Almeno dal 25 aprile 2020.
    Ecco perché l’Italia riesce sempre a fare più schifo degli altri. Dice: meno male che almeno si mangia bene. Buon appetito.

    • Delle “divergenze politiche sul GP fra i compagni Wu Ming e me” (chiedo scusa, però mi sembrava troppo carina per farla rimanere per pochi!) ho già detto e restano nonostante questa seconda parte del post.
      Prendo spunto da questo intervento di WM4 per proporre un’ulteriore “alternativa” di protesta.
      E se si chiedesse (Cobas/Usb/Cgil chi di loro è rimasto sano di mente) di USARE IL GP per combattere il precariato e il lavoro a nero?
      Mi chiedi un GP per lavorare? Benissimo, adesso verifichiamo, grazie a questo strumento di controllo, facciamo un bell’incrocio di dati e vediamo quanti lavoratori hai davvero, che orario fanno e quanto gli dai effettivamente in busta paga.
      Basterebbe, tanto per dire, che si aggiungesse al CONTROLLO del GP, il motivo per cui si controlla il GP.
      Non mi ricordo chi diceva che una delle migliore tattiche è usare le armi del nemico contro lo stesso.

      • Non so, Alex, come si suol dire: se mia nonna aveva le ruote era una carriola.
        Stiamo ai fatti. La Cgil è contraria al GP (perché discriminatorio, deresponsabilizzante per lo stato e strumentalizzabile dai datori di lavoro), ma è favorevole all’obbligo vaccinale. Cioè se il vaccino lo impone il privato non va bene, se lo impone lo stato sì. Il governo risponde che se si estende il GP per decreto a tutti i luoghi di lavoro, di fatto è come se lo stato imponesse l’obbligo vaccinale. E così Maurizio “Forrest” Landini se la deve bere a canna sta cosa, perché quando sbagli impostazione politica fin dall’inizio ti condanni a essere preso a ciondoli. E perché la vita *non è* una scatola di cioccolatini, non sempre almeno, alle volte date certe premesse è prevedibile quello che accadrà… e che infatti sta accadendo.

        E quello che sta accadendo è che il GP non è uno strumento pensato per combattere il lavoro nero, ma per controllare chi si è vaccinato e chi no. Laddove c’è lavoro nero stai certo che nessuno controlla il GP.
        Era Sun Tzu che diceva che bisogna saper usare la forza del nemico contro di lui e non saprei proprio come farlo quando mi ritrovo a vivere in uno dei soli 5 paesi del mondo e nell’unico paese del continente europeo in cui si introduce surrettiziamente l’obbligo vaccinale, per di più facendolo gestire al padronato, mentre dopo due anni di pandemia le scuole pubbliche hanno riaperto sotto organico, con una parte degli studenti in DAD e le classi-pollaio intonse. L’unica cosa che mi viene voglia di fare è sottrarmi a tutto questo, ma mica diventando no vax (troppo tardi ormai), bensì emigrando.

      • Per tornare “alla narrazione” evitando la matematica che io ho smesso di fare “pura” in 3a perito per poi tribolare il dovuto a dare analisi all’università, è di questi giorni la dichiarazione di un qualche eminente personaggio (virologo /epidemiologo, non lo so e non lo vado a verificare, davvero) che diceva più o meno all’incirca:
        “quella contro il Covid è una guerra, non vaccinarsi equivale a disertare. E i disertori in guerra venivano fucilati”…

        Non so come gli sia uscita, forse aveva esagerato con la teoria dei grafi la sera prima, però è in una qualche misura divertente (divertente come essere dentro un film horror) scoprire di essere passati ad essere, da grigio burocrate borghese a disertore* in un attimo.

        Questo per dire di quanta ponderata scientificità ci sia in certe decisioni.
        Cmq io (con la mia partita IVA) per il momento posso ancora permettermi dal punto di vista operativo di fare il bastian contrario, fino a quando potrò permettermi di fare 1 o 2 tamponi a settimana (e economicamente sono già messo malino regolarmente).
        Poi si vedrà. Di certo di fronte a tal popò di argomentazioni le mie remore sul fatto di “essere poco razionale” vengono un po’ meno… :-)

        * un pensiero cmq va al mio nonno che nel ’41-’42, di ritorno dalla campagna di Albania con moglie e figlio a casa che pativano la fame, si è fatto buttare giù tutti i denti per essere riformato e tornare a casa, evitando così di finire in Russia con il suo reparto…

    • Ecco, c’entrata perfettamente la finalità della misura e anche l’immediato ritorno della Lega nei ranghi del governo, partito la cui principale preoccupazione è che non venga intaccato il fatturato (pur strizzando l’occhio per ragioni elettorali, ogni tanto ai lavoratori). Non ho avuto ancora tempo per documentarmi, ma vorrei capire quali sono le armi in mano al datore di lavoro in caso di mancata vaccinazione del dipendente (tenderei a escludere il licenziamento. Immagino che potrà esserci però la sospensione). Altra porcata è la clausola “dell’accesso al luogo di lavoro” che quindi equipara in malus sia dipendenti che precari o persone che per il diritto del lavoro non sono alle dipendenze del datore (e per cui astrattamente non sarebbero soggetti a sanzioni da parte di quest’ultimo).
      Incredibile che i sindacati non riescano almeno a strappare i tamponi pagati, se non dal datore, almeno da una cassa istituita ad hoc.
      Davvero un paese del Terzo Mondo. A questo punto spero che si radicalizzi ancora di più la questione e magari venga anche tolto il diritto di votare il 4 ottobre a chi non detiene il GP. Magari un’ingiustizia talmente evidente fa svegliare qualche coscienza e istituzione completamente addormentata…

      • Mi sa che hai appena dato un’idea alla “sinistra” di questo paese, che magari non ci aveva ancora pensato. Sì, io ritengo plausibile che Letta o Speranza propongano di tenere fuori dal seggio chi non ha il lasciapassare. Hanno fatto 30, possono benissimo fare 31, 32, 456…

        • In questo momento la punta di diamante della sinistra antagonista ideologicamente più pura ha sentenziato che il green pass è troppo poco, funziona male, ma comunque se non l’avessero fatto sarebbe molto peggio, e chi vi si oppone è responsabile preventivo della morte di centinaia di migliaia di persone. Mi aspetto che la proposta di togliere il diritto di voto a chi non possiede il green pass arriverà non da Letta o Speranza, ma dalla sinistra rivoluzionaria++.

          So the Honorable Elijah Muhammad says this great masterpiece of science and engineering and technology (that the scientists of this world say the technology they have seen demonstrated in this Green Pass is millions of years ahead of themselves and what they know) … The Green Pass was made on the island of Nippon that is now called “Japan.” He said some of the finest brains of The Original People were used in making this greatest object of medical science. And this Green Pass, as it rose up from the Earth: It came following The Son of Man from the East now even unto the West; and this Great Green Pass is sitting up above the United States of Europe, 40 miles out of the Earth’s atmosphere in space.

      • «Altra porcata è la clausola “dell’accesso al luogo di lavoro” che quindi equipara in malus sia dipendenti che precari o persone che per il diritto del lavoro non sono alle dipendenze del datore (e per cui astrattamente non sarebbero soggetti a sanzioni da parte di quest’ultimo).»

        E infatti è facilmente prevedibile un immane casino nella gestione di questa cosa, in un mondo del lavoro con filiere lunghissime, multiesternalizzazioni, catene di appalti e subappalti, sussidiarietà, ecc. ecc. Ci sarà da ridere per non piangere.

        «Incredibile che i sindacati non riescano almeno a strappare i tamponi pagati, se non dal datore, almeno da una cassa istituita ad hoc.»

        Eh, bravo, ma per fare questa battaglia con la dovuta forza si sarebbe dovuto impostare il discorso diversamente fin dall’inizio (forse addirittura fin dalla fase pre-vaccini), anche per evitare la spaccatura tra i lavoratori, che adesso è fortissima. Come dicevo, quando manca la capacità d’analisi e di impostazione del discorso si finisce per essere i fessi in mezzo, cioè quelli che le prendono sia dalla base sia dalla controparte. E intanto il boccino in mano continua ad avercelo Confindustria, come nella “primavera nera” del 2020.

      • Boh, io sono veramente atterrito da tutta questa situazione e dal fatto che davanti a tutti lancia in resta ci siano PD e LEU, diamine, quelli che dovevano essere in Parlamento dalla parte dei lavoratori, dei diritti, etc.

        Comunque molto dello sfacelo a cui andremo incontro per me sta nel fatto di non aver mai potuto* dire a chiare lettere che è “lecito” non vaccinarsi.
        Non “furbo”, sensato, razionale, utile, scientifico, condivisibile, altruistico.
        Solo lecito.
        [Il corpo è mio e secoli di lotte anche antecedenti al marxismo hanno gridato contro gli arbitrii del potere in tal senso. Alla faccia dell’illuminismo! L’illuminismo dei Borg.]

        Lecito dal punto di vista etico primaditutto, ma anche credo alla fine “ininfluente” dal punto di vista pratico oggi visti i numeri con cui è proceduta e procede la campagna vaccinale e considerando che lo “zerocovid” è impossibile (ma no! aspettiamo con ansia il vaccino covid anche per i < 12 anni!)

        Mentre invece con la demonizzazione del non vaccinato come disertore e sabotatore della macchina produttiva oltre che responsabile del futuro collasso delle TL e meritevole di un triage sfavorevole** era impossibile pervenire a qualunque altro risultato da questo.
        Quindi avanti così, e con le "pie donne" e i "probi viri" della Patria in testa al corteo a deprecare e maledire il nemico pubblico NV.

        * i pochi che ci hanno anche solo lontamente provato in giro per il mainstream sono stati asfaltati dallo stesso "volgo".

        ** boh, non so, alcuni si sono lamentati di certi commenti troppo favorevoli ai "complottisti" ma di questo commento di lennepark che vorrebbe il SSN a punti, "contributivo" su base etico-comportamentale cosa bisognerebbe dire?

        • Cugino, ma quando mai il PD ha avuto la reputazione di “difendere i lavoratori”? La storia del PD è tutt’altra e i lavoratori ben lo sanno, tant’è che ormai votano chiunque – o più sovente nessunopurché non il PD. Mica è un caso se è soprannominato il «partito delle ZTL»: prende voti principalmente nei centri storici trasformati in salotti borghesi e in quartieri tipo i Parioli. Cioè dove sta la sua vera base sociale: una media borghesia bolsamente fighetta.

          L’autorappresentazione di questa classe si regge su un sempre più smilzo retaggio “intellettuale” e su sempre meno credibili posture “di sinistra” (in realtà soltanto perbeniste, da editoriale di Repubblica). Nella sostanza, è gente classista da fare ribrezzo, si entusiasma per il classismo in ogni sua manifestazione, idolatra banchieri “soluzionisti” e macellai sociali, vuole più tecnocrazia, più “meritocrazia” (è il nomignolo che dà alla disuguaglianza) e più “innovazione” (è il nomignolo che dà alla macelleria sociale).

          Ecco, a votare PD sono soprattutto questi. Ma in realtà per capire l’ideologia di ‘sta gente, più che il PD, che esiste da meno tempo, sarebbe importante capire bene la parabola e la funzione storica di Repubblica.

          Anche LeU è votata quasi solo nelle suddette ZTL, da una frazione minoritaria di quella borghesia che predilige una retorica più “compassionevole”.

          • :-)
            «Cugino, ma quando mai il PD ha avuto la reputazione di “difendere i lavoratori”?»
            Mai, appunto :-)
            Lo so purtroppo, era per dire dei partiti “di sinistra” ad oggi rappresentati in Parlamento.

            Io quando era nato il PD ci avevo anche un po’ creduto e poi ho avuto più di una simpatia per Bersani, ma ero evidentemente affetto da qualche bias da “nostalgia di un’epoca d’oro che non c’è mai stata” (bias che allevo assieme agli altri suoi simili anche in altri aspetti del mio ragionare, temo).
            Ho comunque presto smesso di votarli pure io e persino alle regionali, dove “il peggio” era veramente peggio.

            La tua analisi sul partito ZTL e relativo classismo è perfetta e te la sottoscrivo in pieno.
            Purtroppo conosco anche gente non così “classista” che li vota ancora più o meno convintamente (e che ha avuto qualche batticuore per i 5S), ma che per condizione materiale* proprio fatica a rendersi conto della situazione “fuori dalla ZTL”.

            *posto impiegatizio a tempo indeterminato in realtà che chiuderà fra le ultime.

    • -“Ma soprattutto, Bonomi glielo ha fatto capire chiaro: la produzione prima di tutto”
      -“In una sola mossa, Draghi impone l’obbligo del vaccino a chi deve lavorare per vivere (a rischio zero per lo stato), e consente di essere “no vax” a chi può permetterselo”
      ciao a tutti, partendo da queste affermazioni vorrei far notare il paradosso che emerge, ovvero che patronato e lavoratori vogliono la stessa cosa: Produrre!!!
      si vabbè in sicurezza, senza discriminazioni, ma in un unica voce, Produrre!!!
      lavorare è fondamentale e necessario, si sa, ma mentre le classi lavoratrici del secolo scorso riuscivano a incidere nella società e in qualche modo a plasmarla e smussarla(vedasi appunto la sanità pubblica, le conquiste sindacali…..erose poi nel tempo) ora mi sembra di capire (c’è un commento su a riguardo ) che non c’è massa più informe e acritica dei lavorat*.
      Con ciò voglio dire che serve cominciare a vedere (per poi recidere) le dipendenze materiali e “virtuali” che ci rendono, oltre che succubi, anche ingranaggi del sistema, se non colonna portante,) visto che tu produci, tu compri, “tutto intorno a te” (oppure “tutto in culo a te)….
      erano più benestanti i lavorat* del passato?
      si potevano permettere di scioperare ad oltranza e ostracizzare i padroni?
      addirittura i “no vax” (usato su nella stessa accezione della narrativa dominante ) sono diventati i privilegiati che si possono permettere di scegliere…..
      ma va là
      mi sa che si è persa la bussola
      ma non c’è dubbio che ci siano gli strumenti critici per ritrovarla
      p.s. sono un operaio

      • «addirittura i “no vax” (usato su nella stessa accezione della narrativa dominante ) sono diventati i privilegiati che si possono permettere di scegliere»

        Mi sa che il discorso che faceva il mio socio WM4 non l’hai capito. Draghi impone l’obbligo vaccinale spacciandolo
        1) per libera scelta;
        2) per mossa equanime, anzi, magnanima da parte sua: se vuoi restare “no vax” – espressione da noi usata tra virgolette, perché è discorso di Draghi, non nostro – fingo di lasciarti quella scelta, tanto ci penserà il disincentivo economico a impedirti di compierla.
        Dopodiché, ci sarà qualcuno a cui il disincentivo economico, almeno sul breve-medio periodo, non farà né caldo né freddo. Tutti gli altri dovranno “abbozzare”. Ed è in questo che la mossa del governo è ancora una volta classista.

        • mi scuso effettivamente non avevo colto, meglio così.
          più su si discuteva della quasi unicità del gp in italia,
          giustamente hai fatto notare che che la digitalizzazione della società era già in atto, e che non può essere questa il fine ultimo.
          mi sorge un dubbio:
          se l’economia cinese è si partner di quella europea, ne è anche concorrente e antagonista!?
          forse stiamo assistendo a una “cinesizzazione” della società a favore di una competitività economica?
          chissà, sarà una castroneria?
          il governo draghi è un governo tecnico o un golpe bianco?
          oppure è quello bravo, visto che i partiti non son capaci di nulla?
          c’è un finto dibattito politico! ma è chiaro che stanno dala stessa parte. l’alta finanza si è mobilitata ancora più che mai nel plasmare il quotidiano…
          mi scuso se non argomento meglio,ma ho problemi alla tastiera del pc

    • Mi sa che hai proprio ragione, WM4. Io vivo sul confine, ho la doppia cittadinanza e pertanto cerco di seguire anche l’altro mio paese, la Slovenia, il cui governo (di estrema destra) questa settimana ha introdotto obblighi molto più stringenti di quelli italiani, ma a ben vedere forse anche meno iniqui. La Slovenia ha una percentuale di popolazione vaccinata parecchio più bassa dell’Italia (45,1%) e anche una situazione epidemiologica più preoccupante (rosso scuro secondo i parametri UE) e l’obbligo del GP è stato esteso praticamente a tutti, con l’esclusione di bambini e ragazzi. Il GP è ottenibile in tre forme (certificato di guarigione, vaccinazione o tampone) ed è obbligatorio per tutti i lavoratori del settore pubblico e privato, ma anche per tutti i consumatori. I servizi a cui si può accedere senza GP sono limitatissimi (generi di prima necessità, farmacie, drogherie, urgenze mediche) e il costo dei tamponi è a carico del cittadino. Per i lavoratori non vaccinati e non guariti, invece, il costo è a carico del datore di lavoro e il tampone è effettuato dal lavoratore stesso una volta a settimana. Nella scuola dell’obbligo (9 classi), i tamponi sono effettuati gratis, su base volontaria e a casa solo nelle classi superiori, cioè a partire dai 12 anni, mentre all’università sono obbligatori, ma gratuiti. I tamponi sono a carico dello stato anche nelle carceri e nei centri per migranti. Chiaramente, rimane fregata la popolazione adulta non produttiva: pensionati, disoccupati, senza tetto. Per quanto io odi il governo di Janša è pur sempre meno classista di quello italiano e le misure adottate forse hanno un senso, dal punto di vista della tutela della salute individuale e collettiva. Credo, però, che ne vedremo e ne vedranno delle belle, quando i controlli saranno messi effettivamente in pratica. Proprio qualche giorno fa una dipendente dell’aeroporto di Ronchi è stata aggredita fisicamente da un passeggero per avergli chiesto di esibire il GP. Mi sembra che in giro ci siano tante pentole a pressione su due piedi che aspettano solo di esplodere e far schizzare tutt’intorno la merda ingoiata e accumulata in questo anno e mezzo.

  34. Probabilmente abbiamo sbagliato noi ad aspettarci, o anche solo augurarci, qualcosa di diverso. Ma perché sarebbe dovuto essere diverso? Chi frequenta Giap lo ha visto fin dall’inizio: tutte le misure di politica pandemica dal febbraio 2020 sono state all’insegna del classismo. Era classista lo state a casa (villa vs appartamento sovraffollato), la DAD (fibra e PC a iosa vs unico cellulare anteguerra), il contingentamento dei trasporti (chi può prendere l’auto vs chi ha solo il tram). Anche lo smart working introduceva elementi di discriminazione fra pubblico e privato e fra pubblico e pubblico.
    In mancanza di resistenza il sistema va sui suoi binari (ricordate il pilota automatico?). Era WM1, se non sbaglio, che su Giap ricordava che in un sistema capitalistico basta stare fermi per slittare a destra: ebbene, cos’è la politica pandemica di questo anno e mezzo se non il capitale che fa il suo corso con tutto quello che sta intorno che rimane fermo? Si, effettivamente lo avevate detto.
    In Italia la cosa è solo più smaccata che altrove. D’altra parte quando si ha “il governo dei migliori” queste cose succedono. Meno male che Mario c’è.
    Per tacere di quello che accade a livello globale, col capitalismo che si vaccina lasciando fuori miliardi di persone.
    Nel frattempo, oggi, un quotidiano mette in prima pagina un articolo: “noi insieme in fabbrica, l’importante è lavorare”. Un altro titola: “smart working con patto individuale”. Ognuno può fare le sue riflessioni.
    I sindacati intanto gioiscono perchè, combattendo strenuamente a sprezzo del pericolo, hanno ottenuto il divieto di licenziare chi entra nel luogo di lavoro per più giorni senza GP. Che poi quella persona verrà multata di 1000 euro (ossia, in non pochi casi, lo stipendio mensile), questo è un dettaglio.
    PS piccolissimo e insignificante esempio: qualche giorno fa ho parlato con una persona che deve fare il vaccino in ambiente protetto, e sta aspettando di essere contattata dalla stessa ASL che (all’inizio di maggio) le ha imposto la vaccinazione in ambiente protetto; questa persona è senza GP.

  35. Aggiungo un’altra considerazione, che mi riguarda da vicino. Per i guariti il green pass è stato previsto con durata di 6 mesi (dal primo tampone positivo). A fine agosto quando si parlava di estendere la validità del GP a 12 mesi per i vaccinati, e probabilmente non per ragioni sanitarie ma logistiche – ovvero non abbiamo abbastanza dosi per quelli a cui scade il GP dovendo ancora vaccinare altra gente, visto che pare che sul mantenimento di un’alta efficacia oltre i 9 mesi ci sia qualche dubbio – si disse che sarebbe stata estesa anche per i guariti, proprio perché diversi studi confermavano una soddisfacente durata dell’immunità naturale conseguita.
    Nel decreto approvato ieri in via definitiva invece pare che questa proroga per i guariti non ci sia. Così permane l’incoerenza della circolare del Ministero della Salute per cui è consigliabile una sola dose di vaccino *preferibilmente* entro 6 mesi dalla guarigione ma da farsi *entro* 12 mesi, col GP che scade prima. A quanto pare quest’obbligo vaccinale surrettizio è più importante di ogni altra valutazione.

  36. Sono un po’ di anni che non scrivo, ma vi leggo sempre con molto interesse. Una sola postilla, che è una cosa che mi rende spesso molto impopolare, ma la faccio uguale. Io non trovo giusto (da sempre) che un fumatore paghi le stesse tasse di un non fumatore rispetto alla sanità. Il mio fisico (non fumo) è molto meno soggetto a enfisemi, tumori ecc. Questo non significa assolutamente che io sia contro la vendita di tabacco, anzi.

    A lato: penso che molti, vedendosi alzare le tasse, poserebbero la sigaretta subito. Allo stesso modo trovo un po’assurdo che uno non si vaccini perché non crede nel sistema ospedaliero e capitalistico, ma poi voglia essere curato da quello stesso sistema. Anche io ho le mie critiche rispetto al sistema, ma leggo anche le statistiche: i numeri effettivamente indicano una consistente diminuzione del rischio. Puoi scegliere liberamente di non vaccinarti (ovviamente se non puoi è un altro discorso, ci mancherebbe), ma nel caso poi ti tocca mettere in conto che ci sono delle conseguenze rispetto a questa scelta, per esempio un innalzamento della quota riservata all’INPS fra le tue tasse.

    Senza contare che i medici faranno scelte molto serie senza comunicarlo troppo: un non vaccinato ha per ora molte poche possibilità di cavarsela. E se i numeri risalgono, in un regime di emergenza i medici scelgono di curare chi ha più probabilità di salvarsi (gli studi di sociologia medica hanno più di un secolo ormai, questa cosa è stata osservata nella croce rossa durante la prima guerra mondiale).

    • «Allo stesso modo trovo un po’assurdo che uno non si vaccini perché non crede nel sistema ospedaliero e capitalistico, ma poi voglia essere curato da quello stesso sistema»

      In realtà le argomentazioni contro questo vaccino (non necessariamente contro i precedenti) sono variegate. Tu stai dando per scontato che chiunque non si stia vaccinando sia contrario al sistema sanitario nazionale, mentre tutte le persone che conosco che non si sono (ancora) vaccinate difendono il SSN. Se dài un’occhiata a siti e chat dove si discute di vaccini, uno degli argomenti ricorrenti è proprio che puntare tutto sul vaccino come unica soluzione è un modo per non reinvestire in sanità pubblica, per non invertire la rotta delle controriforme degli ultimi decenni. Questo, peraltro, è un dato di fatto, sta andando proprio così e non c’è bisogno di essere antivaccinisti per constatarlo.

      Un’altra precisazione: a curarmi quando vado in ospedale non è tout court «il sistema capitalistico», ma quel che resiste di una sanità pubblica conquistata in una stagione di riforme spinte da vastissime lotte sociali. Sanità pubblica che opera nel sistema capitalistico, come del resto anche tu vivi e operi in questo sistema.

      Con una premessa come la tua, chi critica il capitalismo non dovrebbe fruire di alcun servizio pubblico, non dovrebbe andare alla scuola pubblica, non dovrebbe avere la pensione ecc. Spero ti renderai conto di quale immane fallacia logica tu abbia posto a premessa del tuo commento.

    • “Io non trovo giusto (da sempre) che un fumatore paghi le stesse tasse di un non fumatore rispetto alla sanità.”

      Ci sarebbero alcuni rilievi da fare su questa tua frase.

      Primo, non si capisce perché la sanità dovrebbe avere un’importanza maggiore rispetto ad altre voci di spesa pubblica ai fini del calcolo dell’aliquota da applicare all’eventuale sconsiderato. Aumentiamo anche le tasse “rispetto a” quanto costa la polizia stradale, se uno ha preso tot multe? Possiamo pure, eh, non dico di no. Ormai siamo in questo maelstrom neoliberale, tanto vale divertirsi un po’. Va detto pure che spesso le multe hanno come unica ratio il finanziamento delle casse degli enti locali, ma vabbe’. E se uno è incapiente o molto vicino al limite minimo di reddito, come lo tassi il suo brutto stile di vita? In ogni caso, io che ho lavorato in un CAAF, ti posso assicurare che piuttosto che mettere le mani su una dichiarazione dei redditi che debba tenere conto di tutte ‘ste cose, mi faccio fare la pulizia dei denti col martello pneumatico.

      Secondo, il fumatore in realtà paga un sacco di tasse sul costo del pacchetto di sigarette, che il non fumatore ovviamente non paga. E tra l’altro, quindi, più fuma e più paga. Si chiama tassazione indiretta. E’ uno strumento imperfetto, ma ha anche dei pregi. Comunque sia, l’assunto da cui parti tu è fasullo.

      Terzo, i soldi per pagare le cure oncologiche ai fumatori poveri ci sono e si trovano nelle tasche dei ricchi, fumatori o meno che siano.

      Quarto, se cominciamo a introdurre criteri etici per l’accesso alle cure mediche, il sistema sanitario in un mese diventa la Cambogia. Dopodiché lo possiamo salutare per sempre.

      • Se vuoi posso linkare 1500 articoli che dicono che fumare fa male, ma evito la rogna. Però esistono eh, giuro. Quindi la connessione è evidente. Sull’aumento delle tasse rispetto al costo della polizia stradale io trovo sia una splendida cosa. Nei paesi scandinavi lo fanno da tempo e in modo migliore: in Norvegia le multe sono progressive al reddito, che se ci pensi è una figata: sai quanti tamarri con il Mercedes smettono di mettere la macchina in seconda fila? La tassazione indiretta secondo me è pure inefficace per la prevenzione del danno, ed è parecchio ipocrita, oltre che uno strumento classista: le sigarette ai ricchi costano uguale. E poi: quando pensi che stai pagando perché finirai in un reparto oncologico, magari posi il pacchetto. Sulle tasse sui ricchi d’accordo su tutta la linea, figurati. Però criterio etico proprio no: a me va benissimo se uno fuma 40 sigarette, mica è virtuoso uno che non fuma. Però fumare e avere la SLA hanno due livelli di volontà diversi: una la scegli e puoi smettere, dall’altra non puoi dire: dai basta comprare sti pacchetti di SLA, domani smetto. Non è etica, manco per nulla. È proprio l’opposto. Fuma pure, ma pagati i vizi. O smetti.

        • E se pratichi uno sport rischioso – ed è rischioso quasi ogni sport, a pensarci bene – e ti spacchi la testa? Le cure te le paghi te perché sei stato “incosciente”? Guarda che quel piano inclinato è parecchio, parecchio ripido, si rotola giù in men che non si dica.

        • «Non è etica, manco per nulla. È proprio l’opposto. Fuma pure, ma pagati i vizi. O smetti.»

          Se non è una questione etica dire di “pagarsi i VIZI”, quale lo è?

          Senza contare che i 1500 articoli che dicono che fumare fa male hanno un tipo di incidenza sulle conoscenze e la volontà di una persona, mentre il contesto in cui vive ed è cresciuto e la classe sociale di appartenenza ne hanno molta di più.

          Il fumatore magari ha imparato da giovane da suoi coetanei, magari sul lavoro, magari è stato indotto (fino a qualche anno fa) dai media e non ha gli strumenti per togliersi la dipendenza.

          E poi fosse solo fumare.
          Vogliamo parlare di chi è sovrappeso e mangia malissimo? Cibi a basso costo ipercalorici e pieni di conservanti e zuccheri?

          Colpa sua che se li compra ? (magari guadagna poco e ha orari di lavoro “flessibile” così incasinati che più di un panino al volo e un precotto da microonde la sera non riesce a mangiare?)
          Si dovrebbe poi pagare le cure per il diabete, l’ipertensione, la gotta da solo o pagare più tasse sul suo magro reddito?

          Idem per gli incidenti stradali: lo hai causato tu? Una rapida indagine al conto in banca per addebitarti il pronto soccorso e se sei incapiente niente, resti lì a bordo strada? Oppure ti curiamo e poi ti facciamo fare un po’ di carcere per debiti o di lavori socialmente utili fino a ripagare le cure?

          Ma dai, su, secondo me non ci credi nemmeno tu a sta roba.

          I miei vecchi mi hanno raccontato di quando i contadini non avevano il SSN e se uno non era veramente moribondo non lo portavano all’ospedale perché non c’erano i soldi per pagarsi le cure.
          (un medico in dialetto una volta aveva detto qualcosa tipo “però portatemeli almeno che non siano ancora morti…”).

          Non è con lo spirito che vorresti esaltare tu che è nato il SSN universale!

          • Bravo cugino, dici proprio bene. Sti discorsi si sentono purtroppo sempre più spesso, e solitamente provengono da chi non ha problemi economici e non ha problemi a prenotarsi una visita privata. Classismo intrinseco.
            È lo stesso pattern della terapia intensiva a pagamento per i “no vax”.
            Purtroppo è il giornalismo italico a rovesciare sta merda in un ventilatore.
            @lennenpark, per farti riflettere con un esempio diverso, uno che si becca l’hiv dovrebbe pagarsi da solo le terapie? Dai su, nei paesi scandinavi che citi ti riderebbero dietro per i commenti che hai portato qui…
            Spero tu ti ravveda, e che si ravvedano pure tutti sti compagni che cianciano di far pagare le cure a chi non assume comportamenti virtuosi.

        • Non ho capito il riferimento alle prove dei danni da fumo. Non cambia niente. Mangiare tanto e male alla lunga è dannoso allo stesso modo, ma nessuno pensa di tassare le calorie consumate da ciascuno. E il principio è educare la gente a tutelare la propria salute, non a pesare poco sulle casse dello stato.

          O forse pensi che io sia un fumatore incallito che difende la categoria e il portafoglio? A ‘sto livello stiamo? Comunque sappi che non ho mai tenuto tra le labbra una sigaretta in vita mia. Neppure spenta.

          Quanto alla tassazione indiretta, l’ho detto io che è uno strumento imperfetto. Figurati se non sarei più che favorevole alle multe per eccesso di velocità in base al reddito. E non solo a quelle. Pure le sigarette farei pagare in base al reddito, se è per questo. Ma un conto è una multa che varia in base al reddito, un altro è un’aliquota fiscale che varia in base alla complessità dello stile di vita di una persona.

          L’accusa di classismo poi è abbastanza ridicola. Sei tu che proponi di permettere i vizi solo a chi può permettersi di pagare i danni che potrebbero causargli.

          E finiamola con ‘sto assolutismo morale, una buona volta. Basta con gli esempi limite del virtuoso sfigato e del porco da cui non verrebbe fuori manco del buon sapone. La gente reale non è una figurina del libro di catechismo. E nemmeno di quello di economia, visto che poi sempre lì si va a parare. Quello con la SLA e quello che fuma 40 sigarette al giorno li curiamo tutti e due. Se dobbiamo fare la classifica di chi se lo merita di più, è perché già abbiamo introiettato la priorità del pareggio di bilancio.

      • Fallacia logica più o meno. Il ssn ti cura costantemente con medicinali che nella stragrande maggioranza dei casi sono prodotti con 300 controindicazioni prodotti da delle multinazionali. E il vaccino è l’ultimo redditizio prodotto Pfizer. Quindi lo stato ti ha messo a disposizione un mezzo di profilassi efficace e lo ha comprato dai cattivoni di qui sopra.

        Chiunque li critichi fa benissimo (lo faccio pure io), ma quelli producono pure le bende, probabilmente pure l’ossigeno, e anche le tonnellate di antibiotico che girano negli ospedali ecc. Ecc. Insomma criticarlo va benissimo, questo vaccino non fa stare sicuro anche me, mi sembra assurdo aver socializzato la ricerca e privatizzato i profitti e dopo la prima dose di astrazeneca e la seconda di moderna mi sembra giochino abbastanza a dadi con la vita della gente. Sono anche conscio che la medicina, in estrema sintesi, ci sta usando come cavie. Ed è sempre successo, succederà ancora. Lo so, solo che poi penso: e se tolgo il posto (uno dei pochi, grazie al fatto che stanno svendendo tutto) a uno che ne ha un bisogno serio? Ecco, il mio ragionamento è poi questo.

        Tuttavia :È una profilassi che (per ora) conta come vitale nel 96% dei casi, e quindi batte tutte le altre. O mi isolo su una montagna e faccio guerra agli umani o mi vaccino. Per questo lo han fatto alla cazzo di cane, ma ci han provato a farlo veloce. E mi sembra che criticare un sistema sanitario pubblico inserito nel capitalismo e non fare il vaccino, ma poi usufruire delle cure sia una cosa un po’ al limite dell’egoismo e dell’individualismo.

        • Onestamente, di tutte queste tue tirate si è capito solo che ti sta sul cazzo chi fuma, e forse chi non si vaccina ti sta sul cazzo perché per qualche motivo ti ricorda chi fuma. Ora, nemmeno io – come Isver – ho mai fumato in vita mia, ma non penso che sull’avversione al tabagismo si possa costruire un’intera filosofia, soprattutto se questa filosofia risulta classista, discriminatoria e in piena coerenza coi tentativi neoliberali di imporre una sanità (e in generale una cittadinanza) “a punti”.

    • Continuiamo a rimanere fissi sulla singola questione : vaccino si / vaccino no cadendo tutt@ vittim@ di questa narrazione tossica che ci hanno propinato; non riusciamo a leggere oltre le righe….di fatto in nome del bene comune e della Salute ci stanno privando degli spazi sociali e culturali, della possibilità di scegliere,( il lavoro mi sembra quasi inutile citarlo visto cosa ne hanno fatto in questi anni).
      Strumentalizzando il vaccino ,trasformandolo da possibiltà e beneficio a strumento di controllo socio/politico attraverso il GP ci stanno logorando psicologicamente ed emotivamente.
      Mi vengono i brividi all’idea che una moltitudine di “superiori” avrà uno strumento in più per controllare …..i propri “sottoposti”.
      In relazione al passaggio “trovo un pò assurdo che uno non si vaccini perchè non crede nel sistema ospedaliero..” ,posso dire che tra le file degli esitanti , più che crtici del capitalismo,o del sistema sanitario mi è capitato di incontrare e parlare ( nel mio piccolo )con persone affette da fragilità emotive o psicologiche più o meno gravi,che si sono ritrovati a dover fare i conti con ulteriori paure e ansie , cataputaltati in una specie di vortice che li ha risucchiati – andare a fare il vaccino
      ( anche se so che è cosa buona e giusta) mi provoca una crisi psicotica, ma non farlo mi lascerà senza stipendio , che di fatto è come rimanere senza lavoro,o peggio, la stima dei miei amici /familiari ulteriore crisi psicotica –
      Giusto per segnalare che esiste anche questa categoria nel macroinsieme di esitanti.
      Mi scuso per questi pensieri sconnessi e per gli eventuali errori sintattici e ortografici , solitamente sono una lettrice passiva, e non sono più abituata a scrivere, ho impiegato un tempo lughissimo per quattro righe sconnesse ;-)

  37. Diciamo che parzialmente funziona già così: le cure di emergenza no, ma il recupero in caso di valanga provocata te lo paghi eccome. E se ci pensi è una parziale ammenda al fatto ovvio che dice: ok, fai pure il coglione in fuoripista, però pagati l’elicottero che ti viene a prendere e lo stipendio dei dieci tizi con cane addestrato che esplorano i dintorni per vedere se sei sotto tre metri di neve. Io non sono d’accordo, però i fuori pista da quel che mi dicono amici che cercano gente sotto la neve sono crollati. Brutto a dirsi, ma le tasche pesano sempre parecchio. Tornando al tema: fumare ha uno statuto ancora diverso (come l’assunzione di qualsiasi sostanza, fra il resto): è un comportamento reiterato che metti in atto, sapendo che fa malissimo ma hai il vizio. E boh, pagatelo tutto. Aumentare le sigarette non ti farà cambiare. Proviamo a farti pagare un pezzettino del letto d’ospedale. 30 anni che le aumentano, fumano tutti o quasi comunque. Poi ripeto, so che è parecchio impopolare. Ma penso che una differenza di 100 euro farebbe talmente incazzare che finirebbero per smettere tutti.

    • Diciamo che molto parzialmente funziona già così. Visto che lo citano tutti, azzardo che possa essere praticamente l’unico caso del genere e per giunta non riguarda le cure mediche, che tra parentesi possono essere anche molto più costose del recupero.

      Di disincentivi all’idiozia ce ne sono tanti, ma nessuno che passi per la limitazione dell’accesso alle cure mediche.

      Quanto alla questione del fumo, mi dici per favore su che dati ti basi per sentenziare che fumano tutti o quasi? Perché a me risulta che i fumatori in Italia siano meno del 20% della popolazione totale. E che fumino una media di 10-12 sigarette al giorno.

  38. Ok lennepark, abbiamo capito che i fumatori ti stanno antipatici. Ma, come ti è stato già detto, la china che imbocchi con il tuo schema di ragionamento è molto ripida. Alla fine della discesa inevitabilmente si arriverebbe ad una sanità iper classista che dividerà il mondo tra chi può permettersi quelli che chiami vizi (perché, al bisogno, potrà curarsi) e chi non può permetterseli. E ti è stato anche detto che lo stesso schema porterebbe a postulati inaccettabili (ad esempio, un certo Fini, anni fa, considerava i tossicodipendenti colpevoli di…vizio, e aveva in mente metodi piuttosto spicci per liberarli). L’esempio di quello che fa fuoripista e costringe gli altri a rischiare la pelle per soccorrerlo mi fa pensare a certi articoli di Feltri, secondo i quali cooperanti, medici, volontari che vengono rapiti in paesi del sud del mondo se la vanno a cercare, e perciò dovrebbero essere lasciati nelle mani dei rapitori. Penso che il coglione che fa fuoripista stia sulle palle a molti (a me per primo), ma se dovessimo tassare la coglionaggine…

    • È come ha detto Isver: al centro dell’etica, perfettamente introiettato, c’è ormai il pareggio di bilancio, ovvero l’aziendalizzazione di tutto.

      • Secondo me scomodate troppi concetti enormi. Non mi sta nemmeno sulle balle chi fuma, non è una questione etica e nemmeno una faccenda di pareggio di bilancio. Il fumo è una scelta, così come lo è il non vaccinarsi. Sono solo conseguenze plausibili delle scelte fatte, che ti vengono mostrate in anticipo. A dirti he stai male non funziona… A lato: il fatto che una sanzione economica pungoli così tanto è un buon indicatore di quanto questa cosa sia un buon deterrente a non vaccinarsi. Sul metodo di discussione: ultima risposta. Torno silente, ammetto di non avere voglia di continuare a rispondere. Effettivamente per prendermi del classista ultraliberale, del Feltri o del Fini… lascio.

        • Eppure, lennepark, la correlazione tra stili di vita insalubri e bassi livelli di reddito è un’acquisizione ormai tanto assodata da stupire che venga ancora trattata così, perdonami, superficialmente. La domanda di tabacchi, nello specifico, è noto che sia anelastica per le classi sociali poco istruite (e anche per gli altissimi livelli di reddito, indifferenti all’aumento di qualche centesimo). Ma discorso analogo vale per il junk food o il gaming per esempio. Mi permetto di suggerirti una riflessione supplementare sull’idea delle scelte individuali, visto che queste sono correlate ai contesti sociali e familiari di provenienza. Fra l’altro, a sinistra, questo mi pareva fosse uno dei “fondamenti della fede”, uno dei tratti distintivi.
          Più in generale queste posizioni – non ce l’ho con te lennepark, dico in generale – sono un precipitato della revisione ideologica che ha colpito la sinistra post PCI, quella della terza via diciamo, che riecheggia sinistramente “la società non esiste, esistono gli individui” inutile ricordare la fonte.
          Aggiungo che un risultato della declinazione dell’emergenza pandemica è una certa accelerazione del processo di semplificazione del corpo sociale. Non esistono classi di età, condizioni socio-economiche, sanitarie, abitative, tecnologiche, professionali differenti: una soluzione per tutti e via andare. La riflessione – proprio dal punto di vista scientifico – è di una povertà sconcertante, sembra di essere riprecipitati nel medioevo, con la fede in una cosa che chiamano “scienza” invece di “dio”, va a sapere perché.

        • «Secondo me scomodate troppi concetti enormi».

          Secondo me invece tu, come tutta la sinistra nostrana, “de noantri”, sei venuto nella notte in UK a riesumare il cadavere della vecchia babbiona, come ti fà notare Robydoc.

          Vi definirei militanti necrofil, entusiasti della (riesumata) terza via, quelli che per la gente la vita non sarebbe nient’altro che una questione di *scelte*: quale vizio mi metto oggi? Quale malattia voglio evitare di acchiapparmi? Quale abuso deciderò di schivare domani mattina?

          Ci sarebbe da insultarvi se non fosse che lo fate da soli, tra di voi, in pubblico. Ci sarebbe da pigliarvi a schiaffi, se non fosse che lo state già facendo da anni da soli, tra di voi, in privato.

          Margaret Tatcher greatest achievement? “Tony Blair and New Labour. We forced our opponents to change their minds.”
          https://archive.vn/fWZU3#selection-175.184-175.260

          «Torno silente, ammetto di non avere voglia di continuare a rispondere. Effettivamente per prendermi del classista ultraliberale, del Feltri o del Fini… lascio».

          Ecco bravo. Ricordati soltanto di riportare il cadavere di Maggie al cimitero, che puzza.

          • E’ proprio defunto il concetto di “mutuo soccorso”, solidarietà tra poveracci, empatia per le fragilità (anche psicologiche e “morali”) dell’altro.

            E la cosa gravissima è che è defunto “anche a sinistra”. Sono concetti ormai vecchi, non alla moda.

            Adesso al posto del mutuo soccorso (e quanto fa, fa, se fra tutti si riesce a pagare, magari tassando i più ricchi) si vorrebbe il concetto di “assicurazione” (privata, e relativa logica del profitto): paghi un premio in denaro e quando ti capita la sfiga andiamo a vedere se hai rispettato tutte, ma proprio tutte le clausole del contratto.

            Prima di tutto via la franchigia, poi se non le hai rispettate (eh-eh, quel cicchettino la sera era proprio un comportamento inopportuno), si vede che percentuale ti copre l’assicurazione e che percentuale resta a carico tuo.

            • No cugino, qui non è in gioco il concetto di mutuo soccorso contro quello assicurativo, anche se fa tanto sinistra doc vecchia guardia, perché riecheggia l’autorganizzazione che ce piace tanto in quanto fuori dar sistema, e viene evocato per portare a un’evoluzione del concetto in senso assolutamente reazionario, come accaduto a tante parole d’ordine della sx che fu e più non è.
              Qui si tratta del SSN, cioè di un servizio PUBBLICO (si’ stavolta viene proprio da urlare, dopo la valanga di prolissità inconcludente che si legge) che va garantito a tutti. Quel servizio pubblico che il tuo partito di riferimento, il PD se ho capito bene, ha falcidiato chiudendo ospedali ovunque, tagliando posti letto, promulgando norme che compensano i dirigenti quanto più tagliano le spese e gloriandosi di averlo fatto. Per obbedire alla lettera firmata dall’attuale presidente del consiglio e redatta dall’attuale ministro dell’economia che quello stesso partito ha voluto e sostiene. La cosiddetta lettera della BCE che si trova in rete ma non si puo’ linkare perché su un sito di giornale. Nel silenzio peraltro della “borghesia di sx”, che su questo non fiata, non sa, non ricorda, non ha mai ritenuto di smontare quella narrazione, ma si è voltata dall’altra parte e ancora ci si volta (e poi piange sul fatto che “non è stata capace di parlare” alla working class) sia mai si critichi troppo a vicino la UE, quella è roba da Salvini, poi cosa ci resta di legittimazione.
              Peraltro il primo a tirare fuori il concetto appunto assicurativo di far pagare per stile di vita fu proprio Marino, se non ricordo male, che di sanità si occupava per il PD.

              • Rileggi bene, per favore, Cugino non ha mai scritto che il suo partito di riferimento è il PD. Del resto, sarebbe totalmente incongruo con tutto ciò che ha espresso da quando è arrivato su Giap.

              • a tal proposito, 10 minuti dopo questi commenti, mi è arrivata la seguente mail, da nota società assicuratrice…

                Gentile Cliente,

                ci pregiamo contattarLa per sottoporLe una nuova copertura per la SALUTE promossa da XXXXXX, pensata specialmente per tutti i Clienti che ancora non abbiano in essere una copertura sanitaria.

                Negli ultimi mesi, le conseguenze legate all’emergenza sanitaria hanno messo a nudo i limiti del sistema sanitario, soprattutto per quanto riguarda le tempistiche dei servizi; con questa mail volevamo informarLa che una assicurazione e assistenza sanitaria può prevedere un premio alla portata di tutti.

                La salute, Sua e dei Suoi cari, è infatti il bene più importante da proteggere. Vi presentiamo le coperture XXXXXX che riteniamo più convenienti e adattabili alle Vostre esigenze.

                Rimaniamo a Sua completa disposizione per una trattativa personalizzata.

                Cordiali saluti

                • Mi correggo la lettera di Padoa Schioppa non sta su un sito di giornale: è leggibile qui e è un’utile lettura:
                  http://www.tommasopadoaschioppa.eu/europa/berlino-e-parigi-ritorno-alla-realta.html

                  @WM1: infatti non mi dico sicura che lo sia avendo precisato “se capisco bene” o qualcosa del genere. In commenti a post precedenti, tuttavia, che sono per me irrintracciabili nel profluvio generale, ed è un problema a mio parere serio del blog segnalato anche da altri lettori, pur in modo assai poco esplicito e senza fare nomi, esprimeva posizioni a mio parere interpretabili come deluso avvicinatosi a 5* e oggi di nuovo deluso forse sulla strada del ritorno indietro. Il tutto è compatibie con la definizione di cattocomunista. Poi posso sempre sbagliarmi e mi sembrerebbe anche un po’ poliziesco doversi sempre dichiarare ogni volta che si scrive su un blog.
                  Infine, ritornare al mutualismo oggi è collimare in sostanza con la posizione di demolizione dell’idea stessa del servizio pubblico perseguita anche se non dichiarata (del resto non sarebbe possibile farlo) dal PD. Non solo: nel nuovo “mutualismo” si attua la spinta a trasformare i sindacati, ahimé, in società di servizi, cioè in produttori di profitti, in cambio dell’evidente esautorazione totale del loro ruolo primario di rappresentanza e difesa dei lavoratori, invitabile conseguenza della loro sostanziale acquiscenza a qualsiasi politica economica venga da “i nostri obblighi europei”, dixit un esponente di sx.

                  Il commento agghiacciante di Zanetti mostra fn troppo bene la situazione odierna, metto quindi qui la mia risposta complessiva.

            • Il “mutuo soccorso” oggi evoca un concetto sostanzialmente di privatizzazione del welfare: la solidarietà, l’assistenza, la cura, sono affari dei singoli o dei gruppi, un atto di carità cristiana, non un obbligo del pubblico e un diritto di tutti. Questo evoca esattamente l’esultanza di Padoa Schioppa,ministro dell’economia di Prodi, davanti ai parametri di Maastricht e al vincolo esterno dei cambi fissi: “l’istruzione costoso investimento, la buona salute dono del signore (ci metta la maiuscola chi ci si sente meglio), la cura del vecchio atto di pietà familiare” scriveva il ministro del governo che comprendeva la sinistra anche quella vera, quella doc, quella SOLIDALE, che avrebbe dovuto saper parlare, eh, e si benda ancor oggi la bocca piangendo lacrime di coccodrillo. Anche questo articolo, Parigi e Berlino ritorno alla realtà, sta in rete e anche questo non è linkabile per il solito motivo.
              Evocare in questo clima il mutuo soccorso comporta una mistificazione totale del senso di quelle lotte: ci si organizzava cosi’ quando non esisteva una mutua per tutti, appunto, ma lo scopo era ottenerla e soprattutto difenderla, non glorificare le proprie casse realizzate con ulteriore spirito di sacrificio in una vita già misera, tenute tra mille difficoltà e certamente meno efficaci di un sistema nazionale universalistico.

              • Secondo me quando Cugino ha usato l’espressione «mutuo soccorso» non intendeva il “mutualismo” nell’accezione che è subito venuta in mente a te. Mi sembra si riferisse a un’idea di solidarietà ed empatia che dovrebbe stare a monte di ogni nostro discorso. Infatti scrive: «solidarietà tra poveracci, empatia per le fragilità (anche psicologiche e “morali”) dell’altro». Subito dopo dice che l’aiutarsi a vicenda va perseguito «tassando i più ricchi», quindi mi sembra stia parlando proprio del SSN. Sinceramente, non capisco dove, nel commento di Cugino (peraltro breve), tu abbia visto il liberismo, Padoa Schioppa, la privatizzazione del welfare e quant’altro.

                • Ciao, anch’io commento qui per rispondere ai vari punti.
                  Innanzitutto ringrazio WM1 che sul “mutuo soccorso” ha interpretato bene il mio pensiero e mi ha fatto una gradita difesa d’ufficio :-)
                  Anch’io non capisco come dal mio commento tu sia arrivata ad un’interpretazione che lo stravolge mettendo così tanta carne al fuoco. Sicuramente mi sono espresso in modo improprio io, usando il termine “mutuo soccorso” con un senso diverso da quello che gli dai tu.
                  Tu dici «Il “mutuo soccorso” oggi evoca un concetto sostanzialmente di privatizzazione del welfare: la solidarietà, l’assistenza, la cura, sono affari dei singoli o dei gruppi, un atto di carità cristiana» e intendi proprio l’opposto di quel che intendevo io.
                  Per me il “mutuo soccorso” è il sentimento etico di aiuto incondizionato e di giustizia sociale che sta alla base del welfare come «obbligo del pubblico e un diritto di tutti».
                  Mi spiace il fraintendimento, e ammetto di usare a volte le parole con troppa leggerezza, ma secondo me un po’ dell’equivoco nasce anche dal fatto di essermi definito scherzosamente “catto-comunista”, il che evidentemente in te evoca concetti molto spiacevoli.
                  Io intendevo semplicemente dire che non sono ateo, ho una formazione cattolica (ce ne sono tante forme, non tutte sono di CL) che negli anni ho un po’ trasceso ma sempre cercando una qualche forma di senso nell’esistenza. Ah, e nelle mie scelte sul vaccino non c’entra proprio niente.

                  Circa il PD come partito di riferimento, ringrazio di nuovo WM1. Non è proprio il mio partito.
                  Ho detto di averlo votato quando ci sono arrivato da sinistra 15 anni fa, spesso anche per una questione di menopeggismo da cui a forza di prendere sberle poi sono guarito, ma sono ormai anni che ne penso le stesse cose che se ne dicono qua: https://www.wumingfoundation.com/giap/2021/09/ostaggi-in-assurdistan-2/#comment-45215
                  Circa i 5s, non li ho mai votati, ma come ricordi ho detto che quando sono nati il grosso delle istanze che portavano in piazza erano di sinistra* e avrebbero dovuto essere “fatte proprie” da una sinistra parlamentare (no grandi opere, ecologia, lavoro, salario minimo/reddito di cittadinanza). Cosa che se fosse successa avrebbe sgonfiato il fenomeno sul nascere.

                  *mai raccolte,sono presto state dirottate sul populismo che abbiamo conosciuto.

  39. Segnaliamo questo articolo apparso sul sito della rivista «Gli Asini», diretta da Goffredo Fofi:

    Green pass e dintorni: le scelte della politica

    https://gliasinirivista.org/green-pass-e-dintorni-le-scelte-della-politica/

  40. Questione Spinosa.

    Oggi, una madre forse ignara delle recenti conquiste della ragione sociale assunta nel nome della giustamente qui chiamata fideistica Scienza, non avendo il green pass, non ha potuto accompagnare suo figlio nell’inserimento graduale alla scuola materna, e le è stato chiesto di non entrare nell’istituto.
    A parte la grave e forse inguaribile ferita che un tale episodio può creare nella psiche di un bambino di pochi anni di fronte ad un episodio del genere, rimane la contraddizione inesorabile, che il bambino stesso vive quotidianamente a stretto contatto con i suoi genitori.

    Fino all’altro ieri alcuni si domandavano, nell’indignazione quasi generale della stampa, se l’istituzione del green pass potesse essere un atto discriminatorio.
    Alla luce delle recenti misure approvate potremmo leggere questi sviluppi come:
    – un culmine nello sviluppo nella società, e nella democrazia del controllo;
    -forse un sistema che ha perso il metro del giudizio verso le sue stesse azioni e le norme indirizzate verso il quotidiano vivere individuale e collettivo, spaventato dall’angoscia dell’avvicinarsi annunciato della possibile morte;
    -o perché no, quasi il compimento di un disegno, quantunque goffamente perseguito, ma che traccia oggi una ineludibile tappa di successo, di aver innanzitutto ottenuto il fino a ieri impensabile: che il comune cittadino controlli ed escluda il comune cittadino, ed il sistema stia a guardare dall’alto, semplicemente normando l’ingranaggio, e facendolo girare?
    Un marchingegno sociale, se guardato così, talmente preciso ed ineluttabile da avanzare da solo.
    Ed appare strano, infine, leggendo le parole di ieri, quando i vaccini non erano ancora approvati nelle quali si discuteva in modo indotto di obbligo o non obbligo vaccinale (marzo aprile 2020) e appena dopo, più di un anno fa, di passaporto vaccinale si o passaporto vaccinale no (maggio 2020)?

    Allora, ognuno scelga quale spiegazione dare, ineluttabile, avanza il green pass.
    Il nuovo che avanza, di Renziana memoria, sembra ormai una cartolina dell’ancient regime, ed i cittadini, sorpresi in miriadi di autorizzazioni che frantumano il loro essere quotidiano rispetto al mondo ed alla vita collettiva, iniziano a capire che, come diceva Benjamin, lo stupore di oggi, non risulta più essere un metodo di conoscenza filosofico.

    Sperando che la contraddizione di oggi non venga risolta dalla ‘inculcata’ ed invocata soluzione possibile di domani: vaccinare anche tutti i bambini, in nome della Ragione Sociale.

  41. Questione Spinosa/2
    Quanto tutto quello che sta succedendo oggi era prevedibile?

    Da openonline, 11 aprile 2020.

    “Da ieri 10 aprile è cominciata la fase avanzata per la sperimentazione di cinque vaccini. Ma prima che uno di loro sarà pronto, secondo il ministro della Salute sarà difficile pensare di tornare alla vita di prima.

    «Stiamo lavorando a una risposta di sistema per riportare famiglie, imprese e persone a ricominciare a vivere pienamente le proprie esistenze. Lo faremo quando la comunità scientifica consegnerà al mondo il vaccino, ma nel frattempo dobbiamo tenerci pronti ed essere all’altezza». Così il ministro della Salute Roberto Speranza spiega in che modo si potrà uscire dall’emergenza sanitaria da Coronavirus e tornare così alla vita di tutti i giorni. «Fino a quando non avremo un vaccino il distanziamento sociale è l’unica arma che abbiamo», ha detto mentre presentava l’hub della terapia intensiva promosso dalla Regione Emilia Romagna.”

  42. Mettendo da parte la disperazione che inevitabilmente sale di fronte alle conseguenze delle poco ponderate scelte del governo, avendo già capito che tutta la politica legata alla pandemia è informata fin nel midollo di principi discriminanti senza che sia esplicitata la ratio della discriminazione, disincantati anche relativamente al nostro essere consapevoli della situazione, nel senso che pur essendo consapevoli non possiamo superare lo stato di cose in alcun modo, cosa resta? Resta, a me pare, la possibilità di comprendere in senso più ampio e profondo il senso di ciò che stiamo vivendo e subendo. Si tratta di elevarci e guardare dall’alto. Si tratta di uscire dalla nostra epoca. Da questa posizione più in alto, avendo avuto cura di sospendere tutto l’impianto emotivo, si vedono tante cose. Io ne segnalo una. Dio non è morto, sembrava morto, sembravano essere crollati tutti i valori, ma ancora una volta il dio degli uomini risorge. E risorge proprio laddove sembrava essere stato colpito a morte, cioè nell’ambito della ragione. E non nella ragione teoretica, che non era mai caduta nella trappola del dio e pertanto per lei la morte di dio non è mai stata, ma proprio nella ragione pratica, tecnologica, operativa per eccellenza. Avendo la ragion pratica eliminato la verità ponendo al suo posto l’utilità (che poi non si capisce come si possa distinguere fra vera e falsa utilità, ma non sono problemi nostri), ha potuto facilmente ipostatizzare la procedura che ottiene l’utile, la tecnologia. Si è fondata così una nuova religione surrettizia, come accadeva nelle antiche dinastie egizie quando un nuovo faraone imponeva una nuova divinità.

    • Sono d’accordo e sta cosa è venuta fuori più volte.
      E’ vero, “la scienzah” utilitaristica celebrata in TV per dogmi indiscutibili è la nuova religione laica.

      Il che comporta 2 aspetti:
      1 più pratico è che per quanta gente “competente” come tuco, Alexjc, robydoc e tutti gli altri che non cito ci sia in grado di maneggiare i numeri, di sgamare le narrazioni tossiche e i trucchetti, di contestare nel merito il singolo procedimento, la gran parte del “volgo” nel quale mi ci metto anch’io ha la stessa capacità di comprensione “della Scienzah” che poteva avere 200 anni fa di transustanziazione, processione dello Spirito Santo, remissione dei peccati e prima ancora di Latino che era la lingua e lo strumento base per “capirne” di quelle cose.
      Ci sono sempre più cose di cui è impossibile conoscere tutti i presupposti, e tutte le teorie, l’obsolescenza persino delle competenze galoppa sempre più in fretta e un tecnico, ad esempio un informatico di 20 anni fa, se non ha continuato a “fare quello” rischia di essere “analfabeta” tanto quanto gli altri “non tecnici” di fronte al continuo evolversi della situazione e delle tecnologie e poi manca proprio “la lingua comune” e la sicurezza di saperla maneggiare.

      2 il secondo aspetto che vedo è più “metafisico” e gravato dal mio bias “catto-comunista” e pure fricchettone, ma nel momento in cui sostituisci Dio con “la Scienzah” non c’è più nessuna pietà, solo spersonalizzante efficientismo.
      Ora, so benissimo che l’inquisizione non era certo un’istituzione caritatevole e che il cattolicesimo stesso ha distrutto intere culture, ma il singolo cattolico invece da qualche parte un po’ di carità ed empatia doveva averla, se non era tutta una finta.
      E poi non è questione di una religione in particolare, ma “di tutte”.
      “La scienzah” (e NON la Scienza) sostituisce “tutte” le religioni e Dio ovunque il genere umano lo abbia piazzato, si tratti di spiritualità New Age, di animismo, di Cristianesimo, viene totalmente meno quell’impulso a migliorarsi o a cercare un fondamento spirituale nelle proprie esistenze (la bella metafora mi pare di StefanoR o di WM1 dell’anno scorso: “dove va il nonno quando non c’è più?”) che secondo me è fondamentale per non abbruttirsi.

  43. oggi ho letto su twitter (perdonatemi) che Fabrizio Chiodo (Research Assistant Prof al CNR, tema vaccini), pur essendo vaccinato non ha il lasciapassare. Sembrerebbe che il lasciapassare venga rilasciato solo se vaccinati con i 4 vaccini riconosciuti dall’italia e non valga se vaccinati diversamente (al mondo ne esistono 13 di vaccini riconosciuti e autorizzati). Ad esempio i cittadini di San Marino (vaccinati sputnik) non possono entrare in un cinema e in un ospedale e in un luogo di lavoro in Italia. Stesso problema, immagino, per le milioni di persone che vivono all’estero e si sono vaccinate all’estero e che per motivi di lavoro (ma anche di turismo, cultura, ecc) vengano in Italia.

    quindi non è detto che chi non ha il lasciapassare sia un ‘pericoloso’ novax. anzi, direi che sono la misera minoranza.

    quindi dal 15 ottobre, l’Italia ha deciso di chiudere le frontiere lavorative (culturali, sociali, ecc ecc) con qualsiasi Paese dove ci si vaccini diversamente dai nostri 4.

    wow

    • Io questa cosa la dico da mesi. La dicevo anche su twitter prima di dare fuoco al mio account. E non serviva andare a Cuba per rendersene conto, bastava ascoltare noi triestini, che raccontavano di migliaia di lavoratori e lavoratrici serbe e bosniache vaccinate sputnik che verranno risucchiate nel lavoro nero. Ma su Twitter si è detto che noi triestini facevamo voli pindarici, nel migliore dei casi, o che eravamo nazifascisti nel peggiore. Per cui so long, “compagni” del twitter, e un sincero fanculo. Poi ci sarebbe da parlare dei migranti sans papier, e dei senzatetto (anche autoctoni) che hanno ricevuto il monodose anonimo dalle unità di strada, ecc.

      • E infatti tuco mi ricordo. Il bello è che su twitter, ad agosto, sto problema lo poneva pure Massimo Galli, non certo uno che si possa tacciare di voli pindarici o di antivaccinismo:”Secondo caso: persone che all’estero per lavoro hanno fatto un vaccino cinese o russo, non omologato in Europa. Pur potendo dimostrare di avere anticorpi, per avere il green pass dovrebbero rivaccinarsi. Assurdo, in assenza di dati, e soprattutto inutile.”
        Si è arrivati all’assurdo: non conta più che tu sia immune, ma che tu sia vaccinato con gli specifici vaccini. In culo alla “scienza” a cui tanto si appellano. Davvero bravi questi competenti, davvero bravi…

      • ciao, lungi da me fare una apologia del twitter. se è sembrato così me ne scuso. volevo solo dare un contributo bibliografico, citando la fonte.

        tempo fa sono intervenuto qui su, chiedendomi chi effettivamente potesse essere senza il lasciapassare, escludendo i non vaccinati.
        adesso che l’ho finalmente capito, non avendolo letto nelle discussioni, l’ho messo.

        mi sembra importante perchè smonta il discorso di chi identifica univocamente chi non ha il lasciapassare con chi non vuole vaccinarsi.

        adesso l’altro grande dubbio che ho (e che è stato ben espresso qui nel post e nei commenti) è il fino a quando dovremo girare con un lasciapassare per fare qualsiasi cosa.

        • Ma no, non ce l’avevo con te, figurati. Semplicemente siccome so che certi figuri del twitter lurkano giap, ogni tanto ci tengo a ribadire tutto il mio disprezzo per loro.

          Per quanto riguarda la durata di questa baracca, ci sarà da ridere quando cominceranno a scadere i 12 mesi di validità del green pass. Per me succederà a maggio, ma per il personale medico succederà già a febbraio.

          Ah, ormai tutti danno per scontato che lo stato d’emergenza non finirà il 31 dicembre, ma verrà rinnovato a tempo indeterminato. Molti sedicenti compagni sono entusiasti di questo scenario e lo nascondono a fatica.

    • Su San marino: se non sbaglio in verità possono, con specifica deroga dei primi di agosto che equipara al gp l’attestato vaccinale locale – vedremo cosa accadrà dal 15 ottobre. La questione vaccinati all’estero è l’ennesimo fosso e cortocircuito burocratico, si può sperare venga superato (come, va detto, altri in precedenza, vedasi vaccinati reithera, con soluzioni temporanee che a occhio diverranno permanenti). Purtroppo ci siamo quasi assuefatti a queste illogicità.

      Comunque che fra gli esclusi dal lasciapassare non vi siano solo antivaccinisti militanti o pericolosi mostri sociali è chiaro e pacifico, ma il dibattito è intossicato da un pezzo.

      • Sono sempre stato possibilista sull’opportunità di limitare l’accesso ad attività affollate e non strettamente essenziali (concetti da approfondire, ma vabbè) a vaccinati e tamponati, non vedendovi nulla di abominevole laddove servisse per es. a preservare luoghi e attività socio-culturali al chiuso altrimenti a rischio serrata per oggettive questione pratiche. Non amo (e qui sono in ottima compagnia) nomignoli-feticcio fintoinglesi, chiamiamolo lasciapassare se volete, ma quel tipo di filtro per me ha senso. Idem la spinta sui test (che faccio notare sono aumentati non poco negli ultimi gg)

        Anche sulla scuola capivo l’esigenza di limitare quanto possibile il rischio di chiudere baracca anche col pass per gli adulti e test periodici per gli studenti: ma ammetto che la recente sterzata, con obbligo indiscriminato su tutti i lavoratori alle condizioni prospettate, multe, sospensioni etc, è troppo. E capisco chi lamenta l’assenza di chiari termini temporali, anche se pare si tratti del 31 dicembre essendo legato tutto allo stato d’emergenza – che tuttavia sappiamo essere prorogabile senza tanti complimenti…

        Trovo tuttavia tuttora strumentali e sfocate alcune ricorrenti critiche al pass che rischiano di rimuovere, non so quanto consciamente, un contesto pandemico che è stato soverchiante per quasi tutti i sistemi sanitari planetari in assenza dei vaccini, rimozione che ha pericolosi corollari come la presunta inutilità dei sieri medesimi, ora invece abbondantemente disponibili. Tutto questo in una fase dove abbiamo fatto 30 e dovremmo fare 31, se crediamo che un vaccinato in più oggi, specie di fasce critiche, equivalga con buona probabilità a un intubato in meno quest’inverno.

        Non c’è bisogno di sminuire pretenziosamente e con dimostrazioni acrobatiche l’efficacia o sicurezza dei preparati per criticare il pass, misura politica, ma vedo tuttora piroette ardite su quel versante, anche fra i commenti a questo blog. Insieme a una generale esitazione di chi si è vaccinato più o meno convintamente a incoraggiare il prossimo a informarsi meglio, mollare i social e parlarne con medici etc: questo non lo capisco sinceramente. Non ci vedrei moralismo, coercizione sbirresca o conformismo utilitaristico. Mentre incontro tuttora, spesso, persone non vaccinate che reputo a rischio per età o condizioni e che lo rimuovono bellamente, incoraggiate forse dall’estate e da una bolla inesauribile di fraintendimenti talvolta marchiani.

        • Anche l’articolo di Zhok su Gli Asini linkato poco sopra, molto lucido e interessante e ricco di spunti, mi pare rimuova pezzi non secondari della faccenda e qualche dato di fatto sanitario (es. su vaccinazioni in gravidanza e metodologie farmacologiche) su cui non so quanto vi sia da discutere ancora, sempre considerato il contesto di partenza che non è l’attuale, anche grazie ai vaccini “emergenziali”. E insomma, scritto da un filosofo, finisce qui e lì per sconfinare in modo un po’ spiccio in ambiti altri senza avvertire il bisogno di fornire appigli più solidi della propria stessa parola – cui possiamo credere eh, ma ravvedo una modalità speculare a quella che lui stesso lamenta nei medici che si improvvisano tele-sociologi o epistemologi last minute.

          Resta un pezzo utile e serio, e proprio per questo alcuni sbrigativi assunti forse potevano essere evitati

          • A proposito di

            «[…] contesto pandemico che è stato soverchiante per quasi tutti i sistemi sanitari planetari […]»

            e

            «[…] la presunta inutilità dei sieri medesimi, ora invece abbondantemente disponibili».

            Mi è successa una cosa davvero surreale questa mattina: con una mia compagna abbiamo portato il gruppo di ragazz* di cui ci occupiamo alla piscina locale. Mentre i giovani si sbracciavano ci siamo messe a chiacchierare con il bagnino di turno, un bel ragazzotto, solido, depilatissimo, pettinatissimo che sembrava aver, con cura e diligenza, stirato perifno il costume da bagno, oltre che la canotta.

            Insomma, tra una chiacchera e l’altra questo apprendista Mitch Buchannon imbèrbe ci ha confessato, entusiasta, di volersi candidare alle prossime elezioni locali.

            Ha poi proseguito illustratandoci la sua brillante idea per risolvere lo “scottante” problema delle pisciatine in acqua: dividere la vasca in due aree separate usando la classica fune con galleggianti ed imporre il divieto di pisciata da un lato soltanto!

            Genio.

            So che alle prossime elezioni voterò Mitch!

        • “Non c’è bisogno di sminuire pretenziosamente e con dimostrazioni acrobatiche l’efficacia o sicurezza dei preparati per criticare il pass, misura politica, ma vedo tuttora piroette ardite su quel versante, anche fra i commenti a questo blog.”

          Ti offendi se ti dico che questo modo di discutere ha un po’ stancato? Il modo migliore per dare un contributo utile è rispondere nel merito ai commenti in questione. Qui è stato fatto un lavoro enorme per argomentare, distinguere, precisare in modo chirurgico. Se ogni volta che uno non è d’accordo con qualcosa deve buttare lì la frasetta che asfalta il dibattito e il blog, costringendo a ritornare sempre sulle stesse cose ad nauseam, tanto vale andare su Twitter o uno degli altri mille spazi di… ostentazione di virtù.

  44. Non mi offendo affatto, capisco e hai ragione, lì ho peccato di approssimazione (nota che ho dovuto editare più volte per sfoltire la mia endemica prolissità e ciò nonostante alla fine ho sforato ugualmente). Mi sembrava chiaro che non mi riferissi all’approccio maggioritario in queste pagine, che è molto attento. Ma insomma bizzarrìe ne sono uscite anche qui o no? Il fatto stesso che siano state sempre puntualmente ridimensionate (se non bannate) testimonia che l’area critica è eterogenea, ci si muove su un crinale assai insidioso e tutto si presta a distorsioni velenose.

    In quel passaggio avevo in mente quelle distorsioni dietro l’angolo, e i passaggi del pezzo di Zhok in cui (a mio avviso sommariamente) rintuzza un po’ alla spiccia le rassicurazioni date da chi, facendo un altro e più congruo mestiere, forse ha qualche base per ritenere affidabili e utili da una prospettiva di salute pubblica ‘sti malebenedetti vaccini anche per giovani o donne in gravidanza.

    Ciò detto non volevo asfaltare nessuno e non ho scritto solo quella frase… sarà anche inutile il mio commento, mettevo nel piatto un’impressione che non mi molla e cioè che si faccia ancora e sempre molta fatica a distinguere il piano politico del pass specifico da quello più sanitario inerente l’utilità di una capillare vaccinazione. Tema spesso trattato anche qui.

    • …la precedente era in risposta a Isver. Dev’esserci un bisticcio ricorrente fra il tablet da cui digito e la piattaforma del blog, per cui spesso le risposte che tento di dare finiscono altrove, di solito in coda, chiedo venia per la mia inettitudine col mezzo.

      Approfitto del limite caratteri per precisare a Isver che rispondevo a massimo_zanetti prendendo spunto al contempo dal link a Gli Asini poco sopra riportato, perché alla fine le questioni inevitabilmente si intersecano.

      Per quel che poco che vale, non ho alcun altro spazio ove rifugiare, è l’unico blog o simile che frequenti, e mi ha offerto spiragli critici davvero preziosi: se si scrive qualche pensiero che non concorda in toto con i più assidui commentatori non necessariamente lo si fa per ostentare virtù di sorta, no?

  45. Buongiorno a tutti, vi leggo da qualche mese e mi decido a dire qualche parola anch’io, sperando di farmi capire.
    Il pezzo di Zhok mi sembra un’ottima sintesi della situazione, e in quanto alle critiche mosse qua sopra ad esempio sulla questione delle metodologie farmacologiche beh, la dimostrazione sul’efficacia e sulla sicurezza dei vaccini, che Palmer definisce “pretenziosa” mi pare si stia profilando con sempre maggior precisione (ah il tempo, questo prezioso e crudele alleato..) nei dati forniti ogni giorno dai paesi in cui la campagna vaccinale è partita prima di noi (IGran Bretagna, USA e Israele, per capirci) e questo meglio e più di tanti studi che abbiamo già visto per mesi, superati o aggiornati che fossero, basati su modelli e campioni vari di popolazione presi ad esempio di volta in volta. Sulla situazione del vaccino in gravidanza dico di nuovo beh, dato che negli ultimi giorni non è stato certo un professore di filosofia a tirar fuori la questione pubblicamente (quindi anche politicamente) e a livello nazionale, ma una sindaca uscente da una grande città (Torino), episodio su cui peraltro penso ognuno si possa formare una propria opinione.
    Tra l’altro mi pare che in queste ore, causa emendamenti di alcuni esponenti di partiti di governo, il tiro sul GP sia già stato corretto sia sulla durata dei tamponi, che dovrebbe passare a 72 ore, che sulla validità temporale per i guariti, che potrebbe uniformarsi ai 12 mesi come per i vaccinati dai 6 mesi di partenza. Insomma, la situazione è ancora in divenire, e vai a sapere se in meglio o in peggio. Vedremo.

    • Ciao aerial, ho il dubbio che non ci siamo capiti, forse mi sono espresso in modo poco chiaro o viceversa fraintendo io il tuo commento: personalmente non giudico pretenziosa la dimostrazione (diciamo “in positivo”) di efficacia/sicurezza dei vaccini in questione, anzi, semmai obietto su alcune forme di confutazione delle stesse… magari da parte di intelletti acuti che però forse, sconfinando su terreni parecchio specialistici, possono inciampare un attimo. Mi riferivo al passaggio di Zhok che a questo punto riporto testualmente

      “questi appelli alla “comunità scientifica” sono serviti a sostenere una serie infinita di tesi incredibili e di strategie irresponsabili. Si è ripetuto con la faccia seria che vaccini approvati con procedure emergenziali, svolgendo le fasi sperimentali in simultanea e non in successione, usando tecnologie mai approvate prima per la somministrazione vaccinale, testati solo sopra i 16 anni, privi di analisi di genotossicità e cancerogenicità, senza indagini sull’interferenza con altri farmaci, senza sperimentazione sulle donne in gravidanza, dovevano senz’altro essere utilizzati serenamente su bambini in crescita e donne in gravidanza, magari improvvisando spiritose combinazioni
      cocktail di vaccini diversi.”

      Che qualcuno “con la faccia seria” promuova l’immunizzazione di minori e donne in gravidanza non mi pare argomento da liquidare così. Azzardo che forse, non fossimo in questa relativa quiete tardoestiva e con la maggioranza degli adulti già relativamente protetti, suonerebbe stonato a molti (come suona stonato a me) questo catalogo di presunte scelleratezze scientifiche infilato da Zhok. Se oggi è più facile criticare mosse politiche avventate o vanamente sbirresche magari è anche grazie all’efficacia dei vaccini, visto che personalmente quest’estate ho visto ovunque alberghi locali e ristoranti strapieni (anche al chiuso) piazze non da meno, eppure gli ospedali sono ancora vuoti o quasi.

      A questo mi riferivo.

  46. Sulla famosa cloaca del gruppo gedi in questo momento compare questa notizia:

    Istruzione
    Scuola addio: triplicati gli alunni che studiano a casa. Gli insegnanti? Familiari, istitutori privati o comunità di educatori
    di Corrado Zunino

    Poi si legge l’articolo e si scopre che gli studenti che fanno scuola a casa con la signorina Rottermeier sono passati da 5000 a 15000, su un totale di 7/8 milioni.

    A proposito di quella cloaca: praticamente ogni giorno sbatte in home page qualche non vaccinat* che è mort* di covid o finit* in terapia intensiva, con tanto di foto, nome, cognome e professione. L’altro giorno era la donna incinta, oggi la maestra no vax, domani chissà. Mi domando come sia possibile fare carne di porco in questo modo del diritto alla privacy.

    • Nei media angloamericani è in corso una discussione, con toni preoccupati e constatazioni di quanto ‘sta roba faccia schifo, su questa sorta di (lo chiamerei così) «revenge porn da terapia intensiva», in cui guerrieri da tastiera anti-antivaccinisti – quelli che sbattono continuamente in faccia a tutti il proprio “altruismo” – godono della morte di non-vaccinati sbattuta in prima pagina.

      Negli ultimi tempi sono usciti diversi articoli: Wired Uk, The Atlantic (titolo: «Stop Death Shaming»), The New Republic… L’ultimo che ho letto è uscito sul Washington Post, dove l’editorialista Michaal Gerson scrive:

      «[…] God help us if everyone got the health outcomes we deserved, when we eat poorly, or refuse to exercise, or ignore symptoms of illness — any of which might eventually bring a higher risk of death than covid vaccine hesitancy. Some of us take our recklessness in smaller, extended dosages […] And finding satisfaction in someone else’s pain is ugly. Just ugly. […] Would we want others to feel satisfaction at our death and the suffering of our families? Even if we were miniaturized to the size of a statistic? As individuals and as a country, we need to talk ourselves down from this ledge.»

      Là almeno si pongono il problema. Qui invece, per dirla alla triestina, gnanca pel cul. Revenge porn dappertutto, senza la minima vergogna, consumato e condiviso dai presunti «buoni», quelli di rastelliana memoria.

      • Posso dire che da ateo ‘poco e sempre meno convinto’ (confuso?) – e che comunque con l’età ha avvertito il bisogno della ricerca di un senso anche religioso nella vita – mi sgomenta il silenzio e l’indifferenza delle istituzioni religiose o anche solo dei ‘semplici’ cattolici di fronte allo scempio che stiamo vivendo? Io non mi capacitavo già a marzo 2020 di come si potesse lasciare morire delle persone in ospedale senza nessun parente vicino, senza un funerale o rito qualsiasi a fronte di un trauma come un lutto inaspettato. Adesso questa totale assenza di compassione di fronte alla morte degli ‘eretici’ mi fa pensare solo al peggio. E a una fuga.

        • «Mi sgomenta il silenzio e l’indifferenza delle istituzioni religiose o anche solo dei ‘semplici’ cattolici».

          A me invece non sorprende per niente, anzi, mi sembra abbastanza in linea. Come non mi sorprende affatto la degradante colpevolizzazione degli scettici che stà avvenendo, con particolare accanimento in Italia; corpi sofferenti messi in mostra senza nessuna vergogna, con un metodo che sfiora il sadismo. È uno spettacolo grottesco e disgustoso.

          Non mi sembra sia un caso però.

          Non è stato dato tempo per una necessaria riflessione, sia a livello individuale che familiare/di gruppo; tempo necessario per dare spazio alla compassione, alla comprensione, per capire i vari livelli di interconnessione. Ciò è accaduto, credo, perchè spazi del genere, in questo momento storico, non sarebbero funzionali alla sopravvivenza dello status quo.

          Con il tempo e i giusti mezzi a disposizione ci sarebbe il rischio che, sia a livello di società prima, che di specie umana, poi, potremmo cominciare a contemplare il futuro in maniera creativa piuttosto che predittiva.

          Da un punto di vista religioso/metafisico avremmo poututo, per esempio, cominciare a contemplare il concetto di impermanenza, invece di rincoglionirci ad osservare, con terrore, la morte.

          No! Picche! Si è saltati, in un lampo, dalla sofferenza al rancore, dalla paura allla caccia al capro espiatorio. Back to the good ol’ days that never were.

          Mi sembra che nella maggior parte dei casi, si preferisca insomma continuare ad essere prevedibili perchè ci si identifica in tutto e per tutto con i Michael Burry del presente (e di un potenziale futuro); o, per dirla in maniera più spiccia, con coloro che si sentono in grado di ricostruire il passato, per trarne profitto, all’infinito.

  47. Rispondo a Palmer:
    Ciao, dopo diversi litigi con parenti, amici, colleghi ecc. sul virus, in cui la realtà mi ha dimostrato quanto avevo torto (per dire, ero fra quelli che lo scorso anno dicevano “figurati se ci sarà una seconda ondata in autunno”), preferisco non permettermi più ipotesi se non suffragate da prove abbondanti e resistenti a ogni confutazione, per evitare altri schianti sulla suddetta realtà.
    Un esempio per chiarirci:
    nessuna realtà mi sembra significativa, anche in chiave futura, come quella di chi è già avanti ed è arrivato a certe tappe che a noi ancora mancano, cioè i Paesi che hanno deciso di inoculare la terza dose di vaccino a tutti e non solo a chi è in precarie condizioni di salute. Paesi i cui governi peraltro, alla pari del nostro e non solo, assicurano che con due dosi si è protetti dalle infezioni gravi e dal’ospedalizzazione, per cui in effetti lo ammetto, mi sta sfuggendo qualcosa in questa narrazione per cui due dosi vanno benissimo, ma comunque, vuoi per buona misura, vuoi perché male non fa, vuoi perché proviamo anche questa, che sarà mai, eccoci tutti o quasi pronti per la nostra terza visita al centro vaccinazione che ormai iniziamo a conoscere bene, dopo tutte queste visite – e pensa che c’è già chi parla di tornarci per la quarta volta, figuriamoci.
    Che spiegazione può avere una scelta simile? E chi la propone, come può sembrare ancora credibile?
    Mi spiace Palmer: vedo anch’io, come tutti, i ristoranti strapieni, ma forse sarebbe meglio non prenderli come un campione affidabile della situazione, considerato quanta fiducia i governi ripongono a parole in questi vaccini, mentre nei fatti agiscono come se ne avessero pochissima. Le incoerenze sul GP nascono anche da qui e quindi, alla lunga, rischiano anche di confondere chi cerca di seguirle e applicarle.
    E scusate l’eccesso di ottimismo.

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