L’Uomo Calamita. Se non possiamo raccontarvelo in teatro… ve lo raccontiamo lo stesso.


Questa sera, sabato 7 novembre, alle ore 21, avremmo dovuto portare in scena L’Uomo Calamita, al teatro San Faustino di Sarezzo, in Val Trompia. Sarebbe stata la prima recita della tournée autunnale, dopo che le date di primavera erano saltate tutte, Dpcm dopo Dpcm.

Per l’occasione, avevamo già ristampato il libro, con il racconto di Wu Ming 2 da cui è tratto lo spettacolo, impreziosito dalle illustrazioni di Marie Cécile. La casa editrice Strane Dizioni ne ha tirate 1000 copie, visto che la prima edizione era andata esaurita dopo una decina di repliche.

La vicenda è ambientata durante la seconda guerra mondiale, quando il fascismo proibì gli spettacoli girovaghi degli “zingari” e iniziò a rastrellarli e concentrarli “sotto rigorosa vigilanza”. Vista la situazione, una compagnia di circensi, guidata dall’enigmatico “Uomo Calamita”, mette i propri superpoteri magici e funambolici al servizio della Resistenza antifascista.

L’azione scenica è un “oggetto narrativo non identificato” che mescola numeri da circo,  letteratura declamata, ritmi di batteria, musica elettronica e mesmerismo.

Non potendo esibirci dal vivo, né volendo ricorrere allo streaming, abbiamo pensato che L’Uomo Calamita (il libro) è l’unico modo che abbiamo per portare in giro, nonostante le zone rosse/arancio/gialle, la storia che Giacomo Costantini, Fabrizio “Cirro” Baioni e Wu Ming 2 avrebbero raccontato sulla pista del circo El Grito e nei teatri della Penisola.

D’accordo con l’editore, abbiamo deciso di venderlo a 15 € (spese di spedizione incluse). Per prenotarlo, basta mandare una mail all’indirizzo stranedizioniATgmail.com, con oggetto “UC” e seguire le istruzioni che si riceveranno.

Queste le caratteristiche del volume:

Formato: 31×22,5 cm
36 Pagine con 20 illustrazioni
Rilegatura filo refe
Softcover
Stampa Litografica in Heidelberg 4 colori
Curata da Strane Dizioni in collaborazione con Grafica & Stampa Piccola Cooperativa

In attesa di tornare sul palcoscenico, lottando per farlo il prima possibile, ci affidiamo alla circolazione di storie, cariche di anticorpi e di globuli rossi.

Scarica questo articolo in formato ebook (ePub o Kindle)Scarica questo articolo in formato ebook (ePub o Kindle)

Print Friendly, PDF & Email

4 commenti su “L’Uomo Calamita. Se non possiamo raccontarvelo in teatro… ve lo raccontiamo lo stesso.

  1. Ringraziamo chi in questi giorni sta acquistando il libro dell’Uomo Calamita. Stamattina partono le prime spedizioni, 54 copie.
    Molti, oltre a scrivere “UC” nell’oggetto della mail a Strane Dizioni, hanno aggiunto considerazioni e complimenti. Riporto qui una piccola lettera che ci ha fatto particolarmente piacere:

    “Ciao,
    stiamo cercando l’Uomo Calamita.
    Già due volte Franca ed io l’abbiamo cercato, ma una volta ci siamo
    mossi tardi e altri che avevano bisogno di lui avevano già occupato
    tutti i posti, un’altra volta Covid lo ha bloccato.
    Ma sappiamo che non si è arreso, Franca dice che è un eroe e gli eroi
    non si fermano…
    So che voi sapete dov’è, mandatelo a casa nostra che ne abbiamo bisogno,
    in tempi di chiusure è bene aprire un libro.
    Aspettiamo.
    Fateci sapere.
    Franca e Matteo (il suo babbo)”

  2. Vi lascio il link delle foto del mio reportage fatto due anni fa al festival organizzato ad Agreste 2019, dove veniva dato anche lo spettacolo dell’Uomo Calamita (te purtroppo Wu Ming 2 non c’eri per via di alcuni impegni) all’interno dell’affascinante tendono del Circo El Grito di Giacomo e Fabiana. Sembra passata un’era, ma è stata una bellissima esperienza di due giorni sia a livello umano e fotografica, con loro si entra dentro un modo magico e mistico. Grazie al Circo El Grito per aver vissuto insieme, quelle che sono le nostre radici, oramai forse perdute per sempre, ovvero la vita nomade e comunitaria.

    http://www.gentilimarco.com/circo-el-grito-spazio-agreste/

    Il circo El Grito, è un circo contemporaneo all’antica/o ed esprime realmente “essere sempre in direzione ostinata e contraria”, contro quelle logiche e convezioni restrittive che la modernità cerca di imporci come normalità, implementando al contrario i valori che sono il motore della nostra civiltà ovvero la spinta creatività, la condivisione e la fantasia.
    Penso che i bambini/e grandi o piccoli, che hanno avuto la possibilità di crescere con questi valori, da grandi avranno quel qualcosa in più che li renderà speciali e potranno condividere tali valori con le persone che conosceranno lungo il loro cammino.

  3. Molto belle le foto di Marco Gentili. Io ho visto ” L’Uomo calamita” al teatro di Casalecchio. Era pieno di gente e sembra passato un secolo. In effetti l’Uomo calamita ha un che di “magnetico” e la storia dei superpoteri a disposizione di una lotta collettiva è qualcosa di insolito nel panorama dei super-eroi, che non prendono una posizione politica perché combattono genericamente contro il Male. Contro un’entità astratta anche se, necessariamente, personificata per ” esigenze di copione” e rappresentazione.
    Rammento l’ espediente utilizzato per ” scindere” azione e narrazione producendo un effetto straniante. Un po’come nei film della Nouvelle Vague, per esempio “Jules e Jim”, che utilizza la voice over per sottolineare l’azione quasi come se ci fosse una volontà di contenerla. Si genera così un contrasto tra la passione della storia d’ amore e il commento descrittivo e neutralizzante. Un’ operazione spiazzante al cinema. Però è, in parte, lo stesso effetto che ho vissuto durante lo spettacolo: una netta separazione dei ruoli: narratore ed attore. Non sono riuscita a spiegarmi se la scelta sia stata determinata da una precisa volontà di offrire uno spaccato meta narrativo ( creando così una narrazione nella narrazione) oppure se sia stata causata dalla timidezza di non volersi sperimentare nel ruolo ” opposto”. Credo che invece una maggiore osmosi tra i ruoli e una personificazione più metaforica del Male avrebbero potuto, forse, rappresentare un cedimento o ” scadimento” sul piano dell’intrattenimento, risultando meno raffinati, ma anche un vantaggio per la storia. Alleggerendo la posizione e il carico di responsabilità di narratore ed attore. L’ unica cosa che non ho amato, e che non però amo mai ( lo trovo proprio un sacrilegio), è il microfono. Penso sia un filtro inutile tra lo spettatore e lo spettacolo, che impedisce una fruizione spontanea, immediata ed emozionante. Senza microfono infatti si possono cogliere meglio tutte le sfumature della voce.

  4. Oggi ho deciso che non mi soffermo sui bollettini, sulle diatribe vaccino si/ vaccino no; Bill Gates buono/ Bill Gates cattivo capitalista; Natale con i baci/ Natale senza baci ( che poi io tra i parenti sono nota sin da bambina per essere quella che detesta le smancerie alle feste comandate); Galli/ Bassetti; delazione si/ delazione no; il “ negazionista” ci è o ci fa?
    Oggi stringo tra le mani la mia copia de “ L’uomo calamita”, inebriata dall’odore della carta e sono grata che esistano anche le “ piccole” cose belle. Nulla possiede lo stesso potere di un libro nel trascinarci in un’altra dimensione generando una capacità evocativa unica e diversa per ogni lettore. Grazie!

Lascia un commento