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L'Invisibile Ovunque

È ormai imminente il centenario della “rotta” di Caporetto (24 ottobre 1917).
Prepariamoci, perché nel 2018 arriverà la Grande Sbornia Nazionalista. Il lungo centenario della Grande Guerra toccherà finalmente la difesa del Piave, la Canzone del Piave, la «Battaglia del Solstizio», Vittorio Veneto, il Monte Grappa, l’Audace che attracca a Trieste, l’armistizio di Villa Giusti, il Bollettino della Vittoria, la «redenzione» della «Venezia Giulia», del Trentino e – già che c’eravamo – del Sud Tirolo fino al Brennero. Una bella pesca a strascico, quest’ultima, con annessa persecuzione delle popolazioni «straniere» finite nella rete.

Sarà un tripudio, una spudorata celebrazione del militarismo e dell’imperialismo italiano, a colpi di «idee senza parole» come Patria e Italianità. L’adunata nazionale degli Alpini si terrà a Trento, e forse un tricolore lungo un chilometro trasformerà l’Adamello in girandola da fiera. Sentiremo intonare peana alla guerra «che fece gli italiani», e sarà anche peggio del centocinquantenario dell’Unità d’Italia, che pure – su alacre spinta di Napolitano – fu un’immane «lenzuolata» patriottarda, a coprire ogni contraddizione di ieri e di oggi, proprio mentre si eseguivano pedestremente i diktat della BCE. Il nazionalismo serve sempre a nascondere il vassallaggio.

Stavolta sarà molto peggio. E da lì sarà tutta in discesa: la «vittoria mutilata», l’«Impresa di Fiume», giù, giù, fino al centenario della Marcia su Roma.

È in vista di un siffatto showdown che mettiamo in download – gratuito, DRM-free e in quattro diversi formati – il nostro libro L’Invisibile Ovunque (2015).

L’Invisibile Ovunque fa parte di un progetto crossmediale sulla Grande guerra, progetto tuttora in corso che al momento include:

■ il disco Schegge di Shrapnel del Wu Ming Contingent;
■ il reportage narrativo di WM1 Cent’anni a Nordest. Viaggio tra i fantasmi della Guera granda;
■ l’intervento L’ombra del guerriero. Guerra e antimilitarismo nella Terra di Mezzo, letto da WM4 al convegno La Generazione Perduta: miti che nascono dalla Grande Guerra. J.R.R. Tolkien, C.S. Lewis e l’esperienza degli autori inglesi nel primo conflitto mondiale (Verona, maggio 2016);
■ l’intervento Chi non ha futuro, non ha memoria letto da WM2 e WM4 al Festival LETTERATURE di Roma, giugno 2016.

Buona lettura.

ePub – Mobi (Kindle) – Azw3 (Kindle) –Pdf

Come sempre, ringraziamo hubertphava.

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GALLERIA DI RECENSIONI

«Un quartetto di racconti di resistenza individuale – talora in forme equivoche, politicamente o psicologicamente problematiche – e fuga dall’orrore di una guerra che ha assunto nuovi connotati rispetto a tutte quelle precedenti a memoria d’uomo. Una guerra invisibile, multiforme e ubiqua, da cui è impossibile sfuggire col mettersi al sicuro lontani da un fronte, ma che si estende in tutto il paese in forma di spionaggio per conto degli organi militari, di legge marziale o stato d’assedio; una guerra che dilaga dentro le persone anche tramite il martellare della propaganda.» (Franco Pezzini su L’Indice dei libri del mese)

«Non è la diserzione la scelta di Wu Ming, ma la resistenza che può assumere anche la forma della diserzione. C’è l’ingegno umano nell’escogitare forme di resistenza alla guerra, ma c’è anche chi crede in buona fede di parteciparvi per combatterla da dentro, per ri-definire il senso di una partecipazione che in quegli anni aveva un carattere esclusivamente anti-proletario, da destra a sinistra. C’è, soprattutto, il dubbio, la domanda senza risposta tra rifiuto generale della guerra come forma della politica e il concetto di resistenza che a volte può assumere anche la forma della guerra.» (Collettivo Militant)

«Gli autori hanno mescolato ad arte fonti d’archivio reali e inesistenti per congegnare il loro intreccio e lanciare una sfida ai lettori, così da renderli guardinghi e attivi nella fruizione del testo in una forma feconda di transmedialità della letteratura che invita il pubblico ad entrare nel gioco.» (Claudia Mizzotti su La Ricerca)

«A noi che ancora oggi abbiamo di fronte un’Europa cinta ai suoi confini da un “muro grigio”, un anello infuocato d’indicibili massacri – senza dimenticare quelli che (grazie agli apprendisti stregoni esportatori di “missioni di pace”), ritroviamo al suo interno –, un così salutare elogio della diserzione e del rifiuto della guerra dovrebbe far balenare uno spiraglio di luce.» (Marco Montanarella su Contropiano)

«Non è un libro di rievocazione storica, sia chiaro. È un lavoro sull’evasione. Su come diversi protagonisti siano riusciti ad evadere la mattanza della Prima guerra mondiale in quattro modi diversi, diametralmente opposti. C’è chi è diventato una macchina da guerra, chi s’è finto pazzo pur di non affrontare l’orrore, chi ha sognato l’invisibilità. Non è un inno all’inattività. È la costatazione che evadere sia costruirsi un altrove possibile.» (Serena Adesso su Mangialibri)

«Forse è un assemblaggio alla maniera di Kurt Schwitters, costruito con oggetti trovati che si incastrano sull’asse del come più che del dunque/perché per smontare quella fatale macchina decervellante. Anzi: per parodiarla, ora mettendola in ridicolo, ora esibendone la fatale tragicità. Un’irruzione nel campo (del disonore) surrealista, un’evasione dal romanzo storico già annunciata da tempo dai membri del collettivo, interessati a prendere la via della montagna, a esplorare le strade impervie degli ibridi narrativi. Guerra, fascismo, colonialismo e razzismo. E poi ancora guerra e quindi neocolonialismo e nuovo razzismo e nuovi fascismi. È un ciclo che lega la Prima guerra mondiale con i nostri giorni. Un secolo. Non celebrano i Wu Ming né la guerra né il centenario ma legano fili e dipanano matasse che arrivano fino a oggi.» (Alberto Prunetti su Il lavoro culturale)

«A dispetto della mappatura storiografica che ci ha restituito i diversi volti e vissuti della guerra, dei soggetti promotori o che ne furono travolti, il dispositivo culturale mainstream che il centenario del 1915-18 ha sollecitato e indotto continua a girare intorno ai luoghi comuni nel segno della retorica nazionale, monumentale e celebrativa: una guerra risorgimentale, nazionale e patriottica, in cui ci sono eroi e martiri, vittime del nemico. Ancora oggi, “noi” contro “loro”. Contro tutto questo L’invisibile ovunque racconta quattro storie di quella guerra: quattro movimenti di pensiero e di macchina, diversi per tema e registro. Non un romanzo ma un four-track E.P. in progressione e a complessità crescente.» (Enrico Manera su Doppiozero)

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