Radio Giap Rebelde | Aspettando Beren e Lúthien. Donne, dame ed eroine nel mondo di J.R.R. #Tolkien

La conferenza di Wu Ming 4, con l’introduzione di Roberto Arduini, si è tenuta davanti a una sala piena di persone (350 posti a sedere) che hanno retto per un’ora e mezza con grande attenzione.

Soltanto un anno fa non sarebbe stato pensabile che Tolkien avesse questo spazio al Salone del Libro. Lo stesso dicasi per Stephen King, a cui è stato dedicato un evento monografico il giorno prima. Il lavoro fatto dall’AIST su J.R.R.Tolkien e il nuovo corso del Salone hanno trovato un felice punto di convergenza.


A proposito della conferenza è stato fatto giustamente notare che Wu Ming 4 ha detto una cosa inesatta circa la triste sorte di Arwen, la cui morte per struggimento non avviene dopo un tempo lunghissimo bensì l’anno successivo alla morte di Aragorn (vedi finale del capitolo I dell’Appendice A del Signore degli Anelli). L’equivoco è stato dovuto a un’interpretazione errata del passaggio succitato e Wu Ming 4 non può che scusarsene. Ringraziamo per la segnalazione, che tornerà utile per l’eventuale pubblicazione del testo della conferenza. Buon ascolto.

Donne, dame ed eroine in J.R.R. Tolkien
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One commento su “Radio Giap Rebelde | Aspettando Beren e Lúthien. Donne, dame ed eroine nel mondo di J.R.R. #Tolkien

  1. Mi sono messo in pari con la conferenza, che ho potuto sentire solo via audio.
    Che aggiungere?
    Tolkien (intendo soprattutto il padre) forse non era a suo agio nel raccontare e descrivere personaggi femminili. Ma, almeno dal mio punto di vista maschile, quel “poco” che ha seminato è stato realmente seminale. Galadriel, Arwen e ancor più Luthien restano dei personaggi totemici nel panorama della letteratura fantastica. WM4 tra loro aveva inserito anche Shelob, come una delle rappresentazioni femminili della Dea e ho sempre creduto che l’aracnide meritasse più spazio, una dimensione più profonda che mostrasse altro oltre la sua mostruosità (magari nelle Appendici).
    La questione ‘Arwen’ è “nota” per le pagine dedicatele alla fine del SDA. Un carattere tragico ne esce. Primo perché ha dovuto rinunciare alla propria natura “divina” per amore. Secondo perché Aragorn, a differenza di Beren, non riesce ad addolcirle lo strazio. Nessuno mi toglierà dalla mente che il Sire di Uomini avrebbe potuto essere più delicato nell’addio.
    La questione “Eowyn” è di difficile soluzione. Da lettore ho amato moltissimo i capitoli nelle Case di Guarigione, là dove la principessa e Faramir si incontrano. Non ho mai avvertito la sua rinuncia alla guerra come un retrocedere alle sue giuste mansioni femminili (e giustamente si sottolinea che non diventa una casalinga, bensì una guaritrice). Forse Tolkien pensava anche alle tante donne che hanno combattuto nelle guerre mondiali curando civili e militari. E ricordiamo che il grande prestigio del Sire dei Dunedain non è la possanza guerriera, ma il poter utilizzare l’athelas, il farmaco più potente della Terra di Mezzo, e che serve appunto a guarire. Lo stesso Faramir è il simbolo del maschio che non si mostra mai nei suoi aspetti “virili” e machi.
    Galadriel è come Athena, una divinità di castità e di forza guerriera. L’unico appunto che le ho sempre idealmente mandato è questo: perché mettersi con un come Celeborn? Di lui sappiamo poco e mi pare troppo grigio per poter essere stato l’amante di Galadriel per migliaia di anni.
    E infine Luthien. L’ho già scritto qui e lo ripeto: per me è difficile trovare 5 personaggi nella storia della Letteratura (fantastica e non) che mi abbiano altrettanto emozionato. L’Orfeo in gonnella che non solo riesce là dove il greco fallì, ma che è l’unica ad accettare il dono di Iluvatar agli Umani (cioè la morte) senza rimpianti. Perché un’eternità senza Beren non avrebbe semplicemente avuto senso. Sul romanzo che esce in questi giorni ne abbiamo discusso con WM4 proprio a Torino: non so se vorrei leggerlo, mi pare un’operazione monetaria visto che già Cristopher aveva, secondo me, trovato una quadra eccezionale pubblicando la versione “breve” nel Silmarillion. So però benissimo che poi la leggerò, se non altro per togliermi la curiosità.

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