Un sentiero luminoso da Bologna a Milano

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E’ possibile andare a piedi da Bologna a Milano senza farsi investire da un TIR?
E quante storie si possono incontrare, scritte nel paesaggio tra le due città?
E’ proprio vero che “in pianura il TAV non ha fatto danni” e poi “tanto l’ambiente è già degradato”?
Esiste un’altra Padania oltre i capannoni, la nebbia, le ciminiere e i campi di neve fradicia?

di Wu Ming 2

Ai primi di settembre del 2012 sono tornato a camminare tra Bologna e Firenze, da Piazza Maggiore a Piazza della Signoria, tre anni dopo il viaggio che mi portò a scrivere Il sentiero degli dei (Ediciclo 2010). Accompagnavo un gruppo di viandanti per conto di un’associazione, la Compagnia dei Cammini. Tappa dopo tappa, mi sono reso conto che la “Guida Pratica” – pubblicata a suo tempo in fondo al volume – aveva bisogno di un aggiornamento, per tutti coloro che ogni anno scavalcano l’Appennino a Bassa Velocità.
Con l’arrivo della primavera, e l’aiuto del nostro ebooker Mozambo, ho così approntato una nuova versione del libro – solo digitale. Ecco i formati pdf, odt, mobi ed ePub.

PDF      –        ODT    –     MOBI    –    EPUB

Il sentiero degli dei nacque come sfida: due piedi contro due rotaie, il lento incedere di un cantastorie contro l’Alta Velocità e la Catastrofe Idrocosmica del Frecciarossa.
Nel marzo 2009, pochi mesi prima della mia partenza, i vertici del Cavet – il consorzio che gestì l’appalto per il TAV in Mugello – ricevettero pesanti condanne in un processo di primo grado per disastro ambientale e smaltimento illecito di rifiuti.
Mentre correggevo le bozze del libro, però, dovetti inserire al volo una nota per precisare che nel novembre 2009 la Corte d’Appello di Firenze aveva accolto il ricorso di Cavet e bloccato il pagamento dei risarcimenti previsti dalla sentenza precedente (una provvisionale da 150 milioni di euro).
Nel giugno 2011, la stessa corte assolse tutti i 39 imputati.
Infine (?), a marzo di quest’anno, la Cassazione ha annullato le assoluzioni e disposto un nuovo appello.
Un’ottima notizia – e per quanto mi riguarda, il proverbiale terzo elemento che sempre ne segue due similari. Non c’è due senza tre: e infatti, fino a quel momento, le piccole vittorie seguite alla pubblicazione del Sentiero erano state proprio due.
Due vicende che interesseranno anche chi non ha mai camminato per più di un giorno di fila e chi allo zaino in spalla preferisce il paracadute o le sacche da bici.
Due vicende che mi hanno convinto a lanciarmi in un nuovo progetto di viandanza.
Ma andiamo con ordine.
Nel libro, oltre agli scempi del TAV in Mugello, descrivevo emergenze ambientali grandi e piccole, lotte di cittadini, esempi di persone che si sono messe assieme per difendere il territorio, per renderlo più vivibile e più giusto.

Il Resto del Carlino, 11.8.83

Il Resto del Carlino, 11.8.83

Storie come quella dei Bregoli, un sentiero sui colli di Bologna, con tanto di Via Crucis e antico selciato.
All’inizio degli anni Ottanta, il primo tratto del popolare stradello divenne viale d’accesso di una villa appena ristrutturata. Cancello monumentale e muro di cinta lo resero inaccessibile agli estranei. Chi voleva camminare da Casalecchio alla Basilica di San Luca era così costretto a una deviazione insensata, e pure la Via Crucis risultava mutila di due stazioni. Ebbene: dopo trent’anni di cause, tribunali, mappe del catasto e contenziosi, pochi mesi dopo la pubblicazione del Sentiero, i proprietari hanno rinunciato al ricorso in Cassazione e si sono messi d’accordo con il Comune di Bologna per procedere come già stabilito in tutti i gradi di giudizio: aprire un passaggio di fianco al cancello e restituire alla comunità quel che le spetta di diritto.
E’ chiaro che il libro non ha avuto nessun merito in quanto accaduto, tutt’al più è stato di buon auspicio. Di certo ha contribuito a portare sui Bregoli camminatori e viandanti:  il sentiero, infatti, fa parte del tracciato della Via degli Dei, il percorso a piedi da Bologna a Firenze che oramai per numeri e fama sta diventando una risorsa turistica – di quel turismo “povero” ma per nulla trascurabile in tempo di crisi. Turismo o no, è ormai assodato che l’andare a piedi, l’aprire sentieri, il mantenerli agibili, porta spesso a scontrarsi contro recinzioni di terre che dovrebbero essere, almeno sulle mappe, beni comuni, e ad aprire cause contro chi pensa che una terra di tutti è una terra di nessuno, e che una terra di nessuno è del primo che se la prende.

La seconda storia è quella del Parco Eolico del Monte dei Cucchi, un progetto della ditta AGSM di Verona che prevedeva di impiantare 24 pale alte cento metri, su un crinale a mille metri d’altezza, in terreno franoso, coperto da una foresta, per di più in assenza di una campagna anemometrica indipendente che garantisse un reale vantaggio, a fronte dei tanti disagi, in termini di energia pulita prodotta. A stabilire che l’opera “valeva davvero la pena” era la ditta stessa, per la quale, però, a “valere la pena” potevano essere gli incentivi statali per le rinnovabili e non l’elettricità immessa nel sistema.
Il progetto, che solo due anni fa sembrava inevitabile, risulta oggi definitivamente abbandonato, sconfessato dalla Provincia e dall’assessore che l’aveva sostenuto, grazie alla caparbietà di un comitato di abitanti e villeggianti del luogo. L’esempio è stato contagioso  e comitati simili sono spuntati nelle zone circostanti, tutte minacciate dal business del vento: Fontanavidola, Monte Bastione, La Faggeta, Monte Gazzaro… Non solo: a cinque chilometri in linea d’aria dal Monte dei Cucchi, sorgevano già le dieci pale di Monte Galletto, di proprietà della ditta Riva Calzoni, il primo impianto eolico del Nord Italia, a suo tempo vanto della Regione, ma oramai vecchio e poco efficiente. La riflessione nata intorno al nuovo progetto (di AGSM), ha fatto sì che si rivedesse pure quello vecchio (di riva Calzoni), e quando a settembre sono passato da Monte Galletto, con mia grande sorpresa mi sono accorto che le dieci pale non c’erano più. Le stavano sostituendo con quattro pale di nuova generazione, capaci di produrre da sole più energia di prima.
Anche qui è chiaro che il libro non ha avuto alcun merito: chiesi all’editore di spedirne una copia al presidente del comitato per Monte dei Cucchi, Angelo Farneti, ma l’ho conosciuto soltanto a novembre dello scorso anno, quando mi ha scritto una mail per informarmi che il Monte dei Cucchi aveva ricevuto la qualifica di Sito di Interesse Comunitario.
Pensavo che il libro non gli fosse nemmeno arrivato (capita spesso, specie con i grossi editori). E invece:

«Ricordo che quando tutto e tutti erano contro di noi ricevetti, inaspettatamente, per posta una copia omaggio del suo libro. Anche il sapere che qualcuno che non conoscevamo aveva così ben compreso ed inserito in un capitolo la nostra battaglia ha contribuito a darci la forza per continuare.»

Perbacco, mi sono detto allora. Forse è vero che ‘sto libro porta bene.
E siccome l’idea di camminare e scrivere tra Bologna e Firenze è nata intorno allo scempio della TAV in Mugello, ecco il nuovo progetto: inseguire la ferrovia veloce fino in Val di Susa. Trovare un percorso pedestre da Bologna a Milano, poi da Milano a Torino, e quindi da Torino a Saint-Jean de Maurienne, in Francia. Non tutto in una tirata, ma tre percorsi diversi in tre momenti diversi, da qui al 2020 – la data più realistica (!) per il completamento della nuova linea Torino – Lione, secondo i calcoli dell’Unione Europea.
Alla fine dell’estate, prima del freddo, mi piacerebbe partire alla volta di Milano.
Il problema è che in questo caso non esiste, che io sappia, una “Via degli dei”, cioè un sentiero segnato e sperimentato. Bisogna inventarselo, e certo non me lo posso inventare da solo. O meglio: potrei inventarmelo da solo, come facevo a sedici anni: guardi la mappa, scegli le strade secondarie e ti metti in cammino. Ma allora, l’unico obiettivo era starsene via per un po’, stile di vita essenziale, tenda piedi zaino come uniche necessità. Oggi mi piacerebbe vagabondare con qualche linea guida in più.
Ad esempio:

afterhours_padania1) Evitare l’asfalto il più possibile: scegliere un tracciato amico dei piedi e poco adatto alle ruote.
2) Attraversare luoghi interessanti, ma esclusi dalle guide turistiche. Siti colpiti da emergenze ambientali (dei danni TAV in pianura, ad esempio, non se ne parla mai, perché tanto la pianura “è brutta”). Borghi abbandonati o grandi fabbriche dismesse. Spazi indecisi della metropoli padana. Elementi (i geografi direbbero: iconemi) tipici del paesaggio. Nonluoghi e superluoghi. Oasi rimaste selvatiche o selvagge (finché penseremo alla Grande Pianura come a un luogo ormai spacciato, invaso dai capannoni e dalle infrastrutture, non smetteremo di svenderla al peggior offerente).
3) Incontrare persone interessanti legate ai luoghi del punto 2).
4) Tracciare un percorso vario, ma senza deviazioni assurde. (Per dire: vorrei evitare di farmi cento chilometri sempre sull’argine del Po, e preferirei non passare da Perugia o Belluno)
5) Utilizzare dove possibile la viabilità storica, i sentieri CAI, i percorsi che gli abitanti ancora utilizzano per spostarsi a piedi.
6) Raccogliere storie, aneddoti, leggende che permettano di leggere il libro del paesaggio, l’alfabeto dei luoghi, la scrittura collettiva di un’ecosistema.

Per questo ho pensato a un wikisentiero, un percorso a tappe da comporre insieme, grazie ai suggerimenti raccolti qui su Giap e su altri blog e siti web “di settore”.
Tali suggerimenti possono essere di qualunque tipo, ma in particolare dovrebbero concentrarsi su: a) Luoghi interessanti da attraversare/visitare, b) Pezzi di percorso già sperimentati e “potenzialmente utili” per mettere insieme l’intero tragitto. Insomma: chi conosce un sentiero o una cavedagna o una strada bianca per andare da Parma a Cremona ce lo segnali subito. Chi conosce una via pedestre tra Padova e Venezia ce la segnali pure, ma non credo la utilizzeremo a ‘sto giro.

I primi risultati di questa intelligenza collettiva verranno presentati al Festival della Viandanza di Monteriggioni, sulla Via Francigena, il prossimo 1° giugno, alle ore 18, in un incontro dal titolo: “Alla ricerca di un’altra Padania. Sentieri luminosi da Bologna a Milano.”

Per le segnalazioni potete usare i commenti qui sotto o il solito indirizzo di posta del collettivo.

***

Vite 2007 012P.S. Mentre rileggo queste righe mi arriva una mail di Stefano Galli. Stefano è uno dei tanti protagonisti del Sentiero (ma compare pure in Point Lenana…). Dieci anni fa, grazie a una vecchia foto di Luigi Fantini, ha scoperto e salvato dalle erbacce una pianta di vite ultracentenaria, nel territorio del Comune di Pianoro, lungo il percorso tra Bologna e Firenze. Questa vite – ribattezzata “del Fantini” – è una delle pochissime ad essere sopravvissute ai mortali attacchi di filossera di fine Ottocento. Si tratta dunque di uno dei vitigni più antichi d’Italia, unico nel suo genere, tanto da non essere nemmeno iscritta nel registro dei ceppi oggi conosciuti.
Morale della favola: la pianta madre presenta evidenti segni di malessere e Stefano vorrebbe parlarne con un esperto di viticoltura, per capire come comportarsi. Sebbene si tratti di un vero e proprio monumento vegetale, il comune non sembra volersene occupare. Chi ha le competenze per dare una mano, ce lo può segnalare e lo metteremo in contatto con Stefano Galli.
Volendo, non c’è tre senza quattro…

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61 commenti su “Un sentiero luminoso da Bologna a Milano

  1. Da Parma a Cremona, nelle famose (?) terre verdiane, di strade bianche in mezzo ai campi ce n’è a pacchi, non so quanto collegate tra loro; e a fine estate con il mais cresciuto il paesaggio ha anche un suo perché, volendo… Però se sei stanco di pianura piatta puoi arrivare a Fidenza e poi prendere una bella strada alternativa a sud della via Emilia fino a Piacenza, con i sentieri, il fiumiciattolo, i gruccioni, i castelli e tutto.

    • Grazie del suggerimento, se hai indicazioni più precise – mappe o libri o esperienza diretta – scrivici una mail al solito indirizzo.

  2. È un progetto estremamente affascinante, eppure altrettanto estremamente annichilente. Mi fa pensare che, anche se le città non sono più cinte da mura rimangono comunque dei recinti, dei recinti d’asfalto, come piste per far correre le biglie. Hai parlato di andare da Bologna a Milano, da un grande centro, al secondo più grande centro d’Italia, cercando di evitare il più possibile l’asflato. Eppure per l’asfalto bisogna passare, sia per partire che per arrivare.
    E poi c’è da affrontare il salto, c’è da scegliere quando abbandonare l’asfalto, alla cui schiavitù, alle cui vie e svolte obbligate siamo talmente abituati che pensare di abbandonarlo ci intimorisce, come se stessimo pensando di abbandonare casa per non ritrovarla mai più. Non posso non pensare a Sam Gamgee che si ferma a riflettere giunto al limite delle sue conoscenze geografiche, inquieto, come se stesse già per passare il cancello di Cirith Ungol. Non posso non pensare a Bilbo, che guardando tutte le sue belle passeggiate sicure, segnate sulla mappa della Contea coi puntini rossi, anela intimorito lo spazio bianco fuori dai confini.
    Ecco, noi siamo tutti dei Baggins, rintontiti hobbit tutti presi dalla nostra rispettabilità. Dobbiamo fare uscire il Tuc che è in noi.

    • Il problema non è solo l’abitudine all’asfalto, il timore di andare fuori strada. C’è anche una difficoltà cognitiva. Molte persone amano i sentieri, ma li concepiscono solo “in montagna”, cioè sulle Alpi o, più di rado, sull’Appennino.
      Per la pianura padana non esistono, che io sappia, mappe paragonabili alle Kompass per le Dolomiti. E questo, paradossalmente, fa della Pianura un territorio più inesplorato, meno definito, per il pedone, di una cengia sul gruppo del Sella.
      Nella mia città (Bologna) il CAI sta facendo molto per segnare “vie di fuga pedonali” dal centro verso la collina. Tentativi lodevoli che si scontrano con recinzioni abusive, proprietà private, strade bianche asfaltate senza permesso.

      • Ciao,
        maneggio un po’ di cartografia e GIS e ho girovagato un po’ tra la Val Nure, Piacenza, Lodi (dove ho abitato per parecchio tempo) e Milano (dove sono nato).
        Onestamente se da Parma vai verso Cremona, non credo di poterti aiutare. Ma se invece vai verso Piacenza…
        Dall’Appennino Parmense a quello Piacentino, come sai, i sentieri si sprecano e in genere sono anche piuttosto ben segnalati. Approdato in Val Nure (o anche in Val Trebbia) vi sono molti sentieri anche per scendere verso Piacenza.
        Poi, hai ragione, per quel che ne so non esistono carte escursionistiche tipo Kompass più su di Piacenza, ma…
        – esistono carte escursionistiche dell’Alta Val Nure e della Bassa Val Nure che ti potrebbero indicare un percorso quasi fino a Piacenza…
        – un poco a nord-ovest di Piacenza, dall’altro lato del Po c’è un posto chiamato Corte Sant’Andrea, anticamente uno dei guadi del Po della Via Francigena (alcuni anni orsono c’era anche una trattoria veramente vecchia maniera, ma non so assicurare che ci sia ancora…). E’ ancora possibile passare il Po qui: http://transitumpadi.wordpress.com/via-francigena/il-tratto-piacentino/prima-tappa/
        – da Corte Sant’Andrea: vero, forse non ci sono carte escursionistiche per viandanti… ma ce ne sono sicuramente per cicloturismo. Non è la stessa cosa, ma anche in bici si tende ad evitare l’asfalto possibilmente e la zona è ricca di luoghi interessanti.
        Delle carte le puoi trovare qui, per esempio: http://www.ciclodi.it/notizia.asp?IdN=515
        Per i luoghi interessanti, consiglierei di rivolgersi all’Archivio Storico comunale di Lodi (che penso tu già conosca…): fonte preziosa di notizie in merito.
        – sopra Lodi… avvicinandosi a Milano tutto si fa più difficile ed anche il Parco Sud può essere ostico.
        Ma la cosa più antipatica secondo me è riuscire a passare la tangenziale… probabilmente la cosa più classica è il percorso delle Abbazie: Mirasole, Viboldone, Chiaravalle. Se arrivi a Chiaravalle, beh: sei arrivato a Milano.

        Se vuoi delle carte di un certo dettaglio (ma non sempre necessariamente aggiornate e di semplice lettura) esiste la Cartografia Tecnica Regionale della Lombardia (scala 50k) e poi ovviamente le tavole dell’IGM. Entrambe le cartografie coprono anche la Pianura.

        Un’ultimo suggerimento, da indigeno della Pianura quale sono: ho partecipato per motivi professionali alla mappatura di un po’ di canali di irrigazione della Pianura tra Cremona, Lodi e Milano. Lungo quei corsi d’acqua, per quanto (o in quanto?) artificiali, vi sono molti luoghi, più o meno nascosti, di intima e sorprendente bellezza che si intervallano, ahimè, a luoghi dove invece si compie uno scempio quotidiano e ordinario di inquinamento, piccolo abusivismo e “incoscienza” del territorio.
        Insomma, c’è molto da scoprire per chi ne ha voglia, anche se per lo più sono luoghi ben lontani dal concetto di normale turismo.

        Solo alcuni appunti, che spero possano essere utili.
        Se serve, son qui.
        Saluti!

        • Grazie delle indicazioni, la cartografia resta una discreto problema. Sulle 50k è molto difficile studiare un percorso che non sia già segnato, mentre le IGM al 25mila sono vecchie come il cucco. Esistono applicazioni social dove i camminatori possono caricare le tracce GPS dei loro percorsi e formare un database, così quando tu gli chiedi un tracciato da A a B quelle tengono conto di tutta la gente che ha fatto percorsi intermedi e provano a metterteli insieme. L’idea è molto buona, ma su un lungo tragitto funzionano ancora maluccio. Direi che il metodo dei consigli diretti – come qui – è ancora il migliore di tutti.

  3. Il mio consiglio da lombardo è quello (se vuoi proprio passare da Cremona) di seguire le alzaie lungo il fiume Adda, che hanno un contesto ambientale ancora poco violentato (limitatamente alla fascia fluviale, da pochi metri a qualche decina di metri per la presenza di parchi e fasce perifluviali protette): da Cremona arrivi fino a Lodi, ma personalmente non conosco il percorso (in rete ho trovato questo all’interno del parco Adda sud http://www.parcoaddasud.it/index.php?option=com_content&view=article&id=98&Itemid=97 ) poi da Lodi ho trovato queste opportunità all’interno del parco Adda sud per arrivare fino a Milano da cui puoi scaricare 10 itinerari http://www.parcoaddasud.it/index.php?option=com_content&view=article&id=100&Itemid=95

    Io conosco la parte più a nord, da Cassano d’Adda (da dove lungo il naviglio Martesana arrivi a piedi fino in centro Milano ma, ovvio, è tutto asfalto) fino a Trezzo sull’Adda passando per Vaprio (ma qui rimani ad est del milanese) in cui puoi vedere molti esempi di antropizzazione con parecchia archeologia industriale (vedi villaggio operaio di Crespi o centrali idroelettriche in stile liberty). In teoria salendo più a nord trovi i percorsi leonardeschi ma qui arrivi fino a Lecco e mi sembra si vada un po’ troppo in là.

    In alternativa da Cremona puoi allungarti verso ovest nel pavese, dove hai proprio il paesaggio tipico delle alzaie inserito in contesti agricoli sia abbandonati che ancora operanti (mi viene in mente Lacchiarella).

    Vedi un po’ cosa ti può interessare. Le risorse del Parco Adda sia nord che sud sono innumerevoli.

    • Preziosi consigli, molte grazie. Viene voglia di farne dieci, di viaggi, non uno solo. Comunque Cremona non è affatto una tappa obbligata. Se ci sono altre idee, passando da tutt’altra parte, ben vengano.

      • Guarda qui a volo d’aereo lo scempio della Brebemi (autostrada in costruzione per collegare direttamente Brescia con Milano bypassando Bergamo e l’A4) citata più sotto da Vito66 http://www.brebemi.it/index.php/i-cantieri/250-i-cantieri-brebemi-visti-dallalto.html
        guarda l’ultimo video, quello con l’indicazione:
        “Dal casello di Casirate-Treviglio Ovest al viadotto Adda.” Negli ultimi secondi vedi la zona di Cassano e il fiume Adda. Visto che bello? Viadotto in costruzione e mega inceneritore. Cosa vuoi di più!?

  4. Se ti va da Cremona puoi arrivare a Brescia (lo so, un po’ fuori) e prendere la ciclabile Brescia-Paratico” fino al lago d’Iseo, attraverso la bellissima Franciacorta, vicino al pittoresco tracciato del treno Brescia-Iseo-Edolo. Poi da Iseo dirigerti a Milano.

    • Mi sa che ho dimenticato il link prima: questodovrebbe funzionare. Di danni TAV (la linea Milano-Brescia) e affini (la Brebemi) ne troverai a bizzeffe. Anche oasi più o meno protette (le Torbiere di Adro) e molto altro. Noi padani amiamo il mattone abusivo e l’asfalto pervasivo…

  5. Adesso tiri fuori questa storia della Grande Pianura da rivalutare e risemantizzare.. contro le alte velocità a pausa-pausa ritmo lento. Ma dì la verità che stai invecchiando e ad arrivare in Val Susa tirando per l’Appennino ligure non ce n’avevi per le palle e per le gambe.

    Cazzate a parte, grande e ambizioso progetto. Purtroppo per itinerari under-ground/on-the-ground non posso essere utile. Ma ho capito bene: l’idea è quindi di tirar fuori una trilogia viandante che accompagnerà il processo/non-processo TAV in Val Susa?

    • L’ambizioso progetto viandante sarebbe una quadrilogia:
      – Bologna – Firenze: TAV e Appennino (fatto!)
      – Bologna – Milano: TAV e Padania – vol 1 (2013/2014)
      – Milano – Torino: TAV e Padania (vol 2) (???)
      – Torino – S.Jean de Maurienne: TAV e Val Susa (entro il 2020)

      Poi non so nemmeno se, dopo le camminate, scriverò libri come Il sentiero oppure reading o documentari. Il motto è: guardare a passo d’uomo, studiare negli archivi, raccontare con ogni mezzo necessario.

      • che dire, speriamo che non debba diventare una pentalogia, comprendente anche il capitolo “venezia-trieste-lubiana: TAV e carso”.

      • Ciao, anche l’Appennino Ligure è purtroppo interessato dallo scempio del TAV, qua lo chiamano “Terzo Valico”, dovrebbe collegare Genova a Tortona, quindi hai sia Appennino che pianura (e un sacco di paesaggi/persone/storie da incontrare), solo che mi sembra sia un pò fuori dalla tua rotta…

        • Intorno alla metà di Aprile sono stato a Trento per il reading di Altai e ho visto che anche lì ci sono manifesti e volantini e scontri per un progetto di TAV che non conoscevo affatto.
          Per ora punto la Val Susa, ma a voler tallonare gli scempi, si sa che in Italia c’è un sacco da camminare.

      • certo certo una quadrilogia! Il Sentiero l’ho prima ascoltato (grazie ai reading caricati qui su Giap), poi letto e poi camminato (con tanto di acquazzone terribile il primo giorno e notte passata nel deor di un bar a Sasso Marconi con risveglio alle 5 con brioche e cornetti caldi)!

        Davvero importante riuscire a tenere vive le tue storie su diversi fronti per renderle il più possibile condivise. Sarebbe davvero non male se si riuscisse a coinvolgere anche qualche videomaker.

  6. che dire, speriamo che non debba diventare una pentalogia, comprendente anche il capitolo “venezia-trieste-lubiana: TAV e carso”.

  7. Parlando dell’Emilia occidentale e della Lombardia sud occidentale un percorso abbastanza ovvio, ma con echi affascinanti, potrebbe essere la via Francigena da Fidenza a Pavia e il navile pavese da Pavia a Milano (se non si fa troppo i pignoli fra strade bianche ed asfalto): su questi percorsi è molto facile trovare informazioni sulla rete.
    Riguardo alle “mie” zone (Emilia orientale fra Modena e Bologna) alcuni suggerimenti o possibili spunti…..(sempre senza fare troppo i pignoli su strede bianche ed asfalto, comunque con un po’ di capacità di osservazione ed instinto il traffico si evita).
    Allontanarsi da Bologna seguendo il Navile, tenersi a est del Reno e poi passando per Galliera (torre medievale, è brutta, ma parla di confini…), passare il fiume dalle parti di Sant’Agostino (dove comincia il Canale Scolmatore che va in Po): seguendo il canale si arriva appunto al Po, oppure tagliando a ovest si arriva a Finale (magnifico centro storico, massacrato dal terremoto, purtroppo). Seguendo il Panaro (anche sull’argine, pur essendo un percorso banale si ha un bel panorama della Bassa), si arriva fino a Bomporto: lì ci sono i resti (hanno il loro fascino) delle opere che collegavano il Panaro al canale per Modena (altro che Tav, o forse era già Tav a bassa tecnologia, comunque l’abbiamo lasciata morire). Seguendo questo, e poi la ciclabile da Bastiglia, si arriva fino al centro di Modena.
    Se invece di seguire il Panaro, si prende la ciclabile verso ovest, da Finale si arriva a Massa Finalese, Rivara e San Felice (dove c’è stata quasi un’insurrezione per il “famoso” deposito di gas, a Finale inoltre c’è la Rocca, gravemente ferita), poi verso ovest ancora, Medolla e, un po’ a nord, Mirandola (altro bellissimo centro storico che ha sofferto). Passato il Secchia, a Cavezzo o a San Prospero, ci si trova a nord di Carpi, ad un tiro di schioppo da Fossoli (penso sia inutile dirvi cosa c’è/c’era lì). Qui mi fermo.
    Sono tutte zone con buone indicazioni stradali, non mancano b&b, ed abbondano gli spunti interessanti: dall’utilizzazione del territorio all’economia (agricoltura, piccola impresa, magari d’elite, paesi che diventano paesoni e poi periferie della metropoli via emilia, e le opere idrauliche) dalla Storia (le vecchie frontiere scomparse fra Modena, Bologna, Ferrara, e le cittadine fortificate di Finale, Cento, Pieve, San Felice, …..e poi Fossoli) alla cronaca/storie (il terremoto, anche troppo ovvio, ma fatevi raccontare da qualcuno che l’ha vissuta in prima linea la battaglia del gas di Rivara). Un mucchio di roba local, global, glocal…..

    Comunque sia, qualunque strada percorrerai, continua a raccontare. Buon viaggio.

    • Molto interessante, grazie davvero. I luoghi del terremoto, il deposito gas e Fossoli (e i cippi partigiani tra Carpi e Correggio) mi sembrano tutte tappe da non perdere.

      • mi inserisco per segnalare che la bassa modenese è raggiungibile anche seguendo il tracciato dismesso della BO-VR. avere di fianco la linea raddoppiata in alcuni tratti non è il massimo, ma resta un valido asse per spostarsi a N della via Emilia e da lì programmare alcune digressioni. la zona terremotata oltre a essere l’oggetto del desiderio degli stoccatori di gas (Rivara), è ora luogo prescelto per la ricerca di gas di scisto (shale gas, la notizia è di questi giorni) e dopo i cartelli “no gas” iniziano a spuntare quelli “no triv”.
        un altro riferimento geografico e infrastrutturale potrebbe essere quello della futura autostrada Cispadana, che sorgerà proprio su questi territori. qualcuno più sotto parlava di camminare da Sant’Agostino a Suzzara, seguendo il progetto della Cispadana si compie un cammino molto simile.
        un ultimo spunto di visita, oltre ai già citati luoghi del terremoto, potrebbe essere quello dei boschi e delle valli di pianura: penso al bosco che c’è a Sant’Agostino (non ne ricordo il nome), come al bosco della Saliceta a Camposanto, un rimboschimento da un paio di decenni dopo che fu raso al suolo nel 1950 per ridistribuire le terre dei conti Carrobbio ai contadini locali, come le superbe (davvero) valli mirandolesi di Gavello e San Martino Spino, che consiglierei di raggiungere dal tunnel naturale della via Fruttarola di Finale E., 6 km di rettilineo tra due file di alberi (è una strada asfaltata ma non si direbbe ;-)), l’oasi val di Sole di Fossa di Concordia, vicino a cui c’era la Cà Bianca, uno dei fulcri e dei centri decisionali della resistenza armata nella bassa (episodio della corriera fantasma, assalto partigiano alla villa Arrigona), le valli di Novi di Modena…. ma forse servirebbe un altro viaggio ;-)

  8. Carissimo,
    il tuo progetto non può che essere condiviso, quindi ti auguro buon cammino e buoni incontri! Se ti interessa, io avevo – con la collaborazione di Anna, mia amica guida di Bologna, anche lei nella Compagnia dei Cammini – studiato un percorso che da Sant’Agostino (FE) portava a Suzzara, attraversando tutte le aree colpite dal terremoto (Finale, San Felice, Mirandola, Medolla, Cavezzo, Rovereto, Concordia, Moglia) . Quasi tutto senza asfalto. E’ una occasione di fare il punto su quella storia. Dovevo andarci, ma poi è saltato tutto. Se vuoi ti passo il lavoro di studio, ci sono anche le tracce gps, se le usi.
    Altra idea: posso chiedere a Riccardo Carnovalini, camminatore esperto che tanti anni fa camminò da Milano a Bologna, di passarti qualche dritta.
    Ci vediamo a Monteriggioni!
    L.

    • Caro Luca, mi interessa tutto moltissimo. Gira pure la mia mail a chi ha fatto esperienze simili. Se poi con la newsletter della Compagnia riesci a dirottare qui o sulla mail di WMFoundation altre info utili, mi fai davvero un grosso favore.

  9. Non so se la mia domanda è una violazione della privacy o di personali progetti, ma intendi camminare da solo? O accetti compagni di viaggio che abbiano bisogno di un ritorno alla terra?

    • Per il primo viaggio credo andrò da solo. Come quando vai all’estero per imparare una lingua: se ci vai con gli amici, impari meno. Poi, se il percorso ne vale la pena, ci tornerò in gruppo, come ho fatto l’anno scorso sulla Via degli Dei con la Compagnia dei Cammini. Con la quale tra l’altro, a settembre, dovrei accompagnare un altro gruppo, sempre sulla BO-FI.

  10. Ciao
    che piacere vedere Giap spostarsi sempre più frequentemente in questo filone di discorsi!

    Una domanda a @WM2, sul metodo.
    Se ho capito bene l’intento è (continuare a) seguire il TAV a piedi. Però vedo comparire, tra gli esempi di indicazioni che richiedi, Cremona. Lì il TAV non ci passa: per quello che si capisce da qui http://it.wikipedia.org/wiki/Ferrovia_Milano-Bologna_%28alta_velocit%C3%A0%29 e incrociando le indicazioni con la googlemappa sembrerebbe che Cremona rimanga circa venticinque chilometri a est.

    Mi piacerebbe capire in che modo intendi “seguire il TAV” in pianura (su terreno montuoso il discorso mi pare diverso). A me vengono in mente almeno due sistemi:

    a) collegare a piedi le stazioni del TAV senza altri vincoli che i punti di partenza e arrivo

    b) seguire fisicamente il percorso della linea stabilendo una distanza massima dalla medesima. Questo può essere un parametro arbitrario a piacere (per esempio fissarlo in 25km porterebbe a includere Cremona) ma penso che debba essere una regola fissata all’inizio. Sarebbe uno di quei limiti che vi imponete in alcuni dei vostri lavori (il caso che ricordo meglio è quello di Altai: non usare parole che non esistessero all’epoca dei fatti) e che scegliete deliberatamente proprio perché sono carburante creativo. Questo uso delle regole iniziali in fondo non è diverso da quello di certi alpinisti: esempi famosi la “goccia cadente” o “by fair means”. Stabilire una regola per la ricerca di una via su uno spazio “uniformemente orizzontale” secondo me è perfettamente equivalente a stabilirla su uno spazio “uniformemente scosceso”… o no?

    • Diciamo che il TAV sta a questo progetto, come Benuzzi sta a Point Lenana. E’ protagonista e pretesto narrativo, ma non è detto che gli si debba sempre stare appresso.
      Anche la Via degli Dei tra Bologna e Firenze non è sempre sulle orme dell’Alta Velocità. Comunque, l’idea di una distanza massima dall’oggetto di studio mi piace, ne terrò conto, anche se per il momento preferisco non mettere filtri alle proposte in entrata. Semmai, al momento di scegliere, mi farò guidare da un criterio come quello che suggerisci.
      Di sicuro ha il vantaggio di limitare l’arbitrio e di incanalare la ricerca.

  11. Se passi dalla zona precollinare a Modena, puoi fare un salto al parco delle salse di nirano, e sopra c’è un paesino che domina da ua rupe tutta la pianura che si sta spopolando, con una interessantissima pieve romanica. Rocca santa maria.

    Ciao e complimenti per la bella iniziativa.

  12. Quegli annunci post-Point Lenana che ridimensionavano le possibilità future di lavorare a progetti ambiziosi mi avevano spiazzato – per quanto fossero assolutamente comprensibili nella cornice in cui erano inseriti. È ora un piacere apprendere di nuovi progetti in fucina (niente cantieri!), soprattutto di progetti ambiziosi come questo, che richiedono tempo, condivisione e ricerca. Che poi ne seguano libri, reading o altro l’importante è *camminare narrando* ;)

    • Quell’annuncio riguardava in particolare i grandi romanzi storici, sul genere del prossimo “L’Armata dei Sonnambuli”. Libri che a scriverli ci metti anni di lavoro quotidiano, anni durante i quali devi campare e quindi hai bisogno di un anticipo proporzionato da parte dell’editore. Anticipo che, con l’attuale crisi, gli editori italiani fanno fatica ad accordarti. Una soluzione può essere proprio quella di mantenere progetti complessivamente ambiziosi (come questo dei Sentieri), ma di tradurli in più pubblicazioni/opere nel corso del tempo.
      Diciamo che se dovessimo programmare oggi un romanzo come l’Armata dei Sonnambuli, forse lo imposteremmo come una grande trilogia sulla rivoluzione francese. Invece è un romanzo-monstre che a sua volta fa parte di un Trittico più ampio…

  13. Qui (bassa Val Sangone, alle porte di Torino) stiamo mettendo in piedi un progetto, il nome continua a essere provvisorio: Piccola Orchestra dei Sentieri*.
    La prima uscita ufficiale, a metà luglio, accompagnerà WM1 e Point Lenana in Val di Susa, ma poi a inizio agosto faremo già un tour: il Giro del Parco Orsiera-Rocciavrè (pdf). Di giorno si cammina, la sera si canta e si suona. Un massiccio montuoso, tre valli (Susa, Chisone, Sangone), tre viandanti armati di piccoli strumenti musicali.
    L’idea è un po’ quella di Camion di Quartucci e Tatò, la piccola orchestra si vuole occupare di logistica, di carico e scarico di materiali narrativi e musicali. Portare storie, raccogliere storie.
    Possiamo percorrere insieme tutti i sentieri qui in zona, ma quelli sui quali più ci sentiamo a casa son quelli dell’anfiteatro morenico lasciatoci dalla discesa del ghiacciaio valsusino. Quella stessa collina morenica che dovrebbe ospitare il fratello minore (14 km fra Rivoli e Avigliana) del tunnel di base della Torino – Lione.
    Non ho problemi a confessare che l’idea originaria della Piccola Orchestra dei Sentieri mi è venuta dopo aver letto in rapida successione due libri, il secondo era il Sentiero degli Dei.
    Grazie.
    Filo

    * ci piaceva un sacco Piedi Neri, ma l’idea che qualcuno potesse associarci ai Pieds Noirs ci ha fatto desistere.

  14. Mi inserisco per la parte del post scriptum.

    @Wu Ming2: all’interno collettivo/progetto La Terra Trema (www.laterratrema.org), di cui faccio parte, c’è sicuramente qualcuno con la giusta conoscenza per tentare di salvare la Vite del Fantini. Mettici in contatto con Stefano Galli, la mail è info@laterratrema.org e clettox@gmail.com.

    Piccolo OT legato alla vite: un altro vitigno sopravvissuto alla filossera e che meriterebbe un recupero è l’Asprinio, localizzato nel napoletano/casertano. Dalle sue uve si produce (sempre meno e ormai quasi totalmente a livello “casalingo”) l’Asprinio di Aversa di cui parla Mario Soldati in “Vino al Vino”.

    Riguardo alla camminata, invece, per altri tragitti, nella parte sud, sud/est di Milano (magari un po’ scomoda venendo da Bologna) ti segnalo al volo i percorsi all’interno del Parco del Ticino e del Parco Sud Agricolo, con tappa al Folletto 25603, piccolo centro sociale di Abbiategrasso, attivo sia per quanto riguarda il No-Tav che il No-Expò (a proposito di territori devastati). Appena mi mandano materiale più specifico te lo giro.

    • Grazie per il contatto, lo giro a Stefano Galli.
      Il Parco Agricolo Sud di Milano era in effetti la “porta verde” verso la città che mi ero immaginato facendo le primissime ricerche. Sai se esiste una mappa dei percorsi (on-line o su carta)?

      • Ho visto ora la mail, una storia bellissima, 400 anni di vita per una pianta sono una certa età! Anche per una vite.
        Si, il Parco Agricolo è la porta verde venendo da Bologna, estendendosi per innumerevoli ettari intorno a Milano, ed è coinvolto nel disgraziato progetto di cementificazione dell’Expò, oltre che in altri più locali.
        Per i percorsi ci sono sicuramente e volevo cercarli anche io, per camminate più leggere.
        Quindi, appena trovo qualcosa te lo segnalo. E grazie per lo stimolo ulteriore!

  15. A Giugno partirò da Chiavenna (Sondrio) cercando di raggiungere Firenze in bici. Il percorso ancora abbozzato, in pianura passerà tra Parma, Cremona e poi verso Bologna. Vi farò avere il materiale che potrei raccolgliere (andando contromano rispetto a voi).

    • Con che bici? Da montagna o strada?
      Il tuo diario di bordo mi sarà senz’altro molto utile, grazie in anticipo.
      Rispetto alla viandanza, il cicloturismo di pianura ha senz’altro più percorsi, guide, siti e strumenti dedicati. Conosci MapSlow? È una mappa interattiva che ti permette di tracciare il miglior percorso “lento” tra due tappe, con eventuali punti intermedi. Per la bici funziona piuttosto bene. Per i piedi, ancora non ci siamo. Se sei fortunato ti trova la sterrata o la cavedagna giusta, ma in altri casi si incaponisce a farti camminare sulla statale…

  16. Se vai verso fine agosto, forse ci incontreremo. Dopo Torino-Milano, fatta l’anno scorso (il Po fino a Casale Monferrato e poi attraverso la Lomellina fino al Naviglio Grande), quest’anno camminerò da Milano a Mantova. Itinerario di massima: Lodi-Crema-Cremona-Sabbioneta-Mantova. Anno prossimo: Mantova-Chioggia-Venezia. Sarebbe bello creare davvero il wikisentiero che citi.

    • Bene che vada, io andrò dopo metà settembre, ma forse addirittura la prossima primavera. Il sentiero luminoso va costruito bene. Nel frattempo, attendo un tuo resoconto, grazie.

  17. Può forse interessare a qualcuno che prima della Torino-Milano, ho fatto, sempre a piedi, sempre slow: Cortemilia-Finale Ligure, Bobbio-Chiavari, Bologna-Firenze e Arezzo-Urbino.

  18. Mi arriva per e-mail un’informazione che credo abbia senso mettere anche qui:

    Piacere, sono Lorena. Ne vengo dalla Via degli Dei (versione ridotta Sasso Marconi – Fiesole). Innanzitutto grazie per le nuove note, che sono state utili e che ho trovato online il giorno prima della partenza, con gran tempismo.
    Non so se è troppo tardi per segnalarlo in qualche modo, ma è sorto un problema per l’ascesa a Monte Mario da Sasso Marconi. Noi seguivamo la variante proposta dalla guida della Tamari Montagna Edizioni ma ci siamo trovati coinvolti nella bega tra gli abitanti della zona e il CAI. In sostanza, hanno chiuso con catenacci l’accesso alla riserva via Villa Quiete. Alcuni villici da noi incontrati ci hanno confermato il loro risentimento, con frasi del tipo “Il CAI non si doveva permettere di mettere dei cartelli per passare dalla nostra proprietà privata”. La situazione è abbastanza paradossale, visto che accedendo dalle altre entrate della riserva è comunque possibile arrivare alla loro strada privata, senza alcun impedimento. Si tratta però di una cosa da sapere, perché una volta arrivati all’Hotel Oasi la strada è bloccata ed è necessario tornare indietro lungo la strada asfaltata, per poi entrare dall’altra parte. Senza contare che gli abitanti della zona, se per sbaglio finisci sulla loro strada (come è successo a noi) non sono mica tanto contenti di incontrarti.
    L’altra cosa (positiva) da segnalare è che Infosasso ha pubblicato la cartina della via degli dei 1:25000, con segnalato il percorso ufficiale. Non è affatto male, noi l’abbiamo trovata lungo il percorso ma ho visto sulla loro pagina facebook che se la richiedi addirittura te la spediscono a casa (e non costa nemmeno troppo).

    • Ulteriore conferma del conflitto tra sentierismo militante e proprietà privata…

    • Tra l’altro, la “Villa Quiete” di cui si parla è una mia vecchia conoscenza. In casa, conservo la “scrittura privata d’affitto della tenuta Quiete in Praduro-Sasso fra il proprietario Signor Conte Antonio Malvasia e l’affittuario Signor Costa Lodovico”. È datata 1 novembre 1919.
      Costa Lodovico era il mio bisnonno e per molti anni è stato il “conduttore” della tenuta, una specie di custode/mezzadro/tuttofare. Mia nonna, prima di sposarsi, viveva in una delle cascine di proprietà del conte. Praduro-Sasso è il vecchio nome del comune di Sasso Marconi.

  19. Ciao,
    mi chiamo Fabio ed abito in Val Sangone, provincia di Torino, al confine con la valle di Susa. Oltre a ritenermi un camminatore, sono anche appassionato di Esplorazione Urbana, nella sua accezione legata alla scoperta e documentazione dei luoghi indecisi, vacui ed in abbandono. Da alcuni anni sto cercando di costruire una mappa che copra le valli Sangone e Susa e la città di Torino.
    Per questo motivo mi permetto di propormi come guida per mostrarti alcuni esempi di questo tipo di non luoghi (anche se non amo particolarmente questa definizione) lungo il percorso del tuo cammino.
    Potrei mostrarti lungo la via i risultati del processo di deindustrializzazione, ma anche i segni dello spopolamento delle borgate montane e gli effetti della crisi economica sulle piccole città che compongono la provincia di Torino.
    Spero di poterti essere d’aiuto.

    Fabio

    • Ciao Fabio,
      ti rivolgi a Wu Ming 2, ma essendo io di Torino mi permetto di dirti che io sarei interessato.
      Ciao,
      juan carlos

    • La proposta è molto interessante, ti ringrazio, e di sicuro farò in modo di coglierla. Diciamo che al momento mi concentro su Bologna – Milano, per cercare di definire il percorso e poi mettermi in marcia entro la prossima primavera. A seguire, verrà Milano – Torino, e tra una cosa e l’altra so già che il progetto richiederà molto tempo. Quindi, ecco, l’appuntamento con Torino – S.Jean de Maurienne sarebbe per il 2018 o giù di lì, ma spero ci sia l’occasione di incontrarsi prima…

      • Io non ho fretta e anche questi luoghi tendono ad avere i tempi lunghi dell’oblio.
        L’idea di camminare col passo lento alla (ri)scoperta dei territori vacui è sicuramente qualcosa su cui vale la pena riflettere cercando di giungere a proporre qualcosa di davvero interessante.
        f.

      • Nel frattempo ho continuato la riflessione a proposito della modalità con cui connettere la tua proposta con la mia passione e ho scritto queste poche righe:
        http://www.fabiosebastiano.it/2013/06/05/manifesto-per-la-slow-urban-exploration/.
        Mi piacerebbe molto iniziare a rivedere alcuni aspetti di quella che è nota come esplorazione urbana ed ho colto la palla al balzo.

    • Ciao Fabio
      come puoi vedere qui: http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=13170&cpage=1#comment-20727
      siamo vicini
      mi piacerebbe sapere di più del tuo progetto
      e forse potremmo immaginare un tour musicale fra luoghi abbandonati. Non so.
      http://filosottile.noblogs.org qui per contatti

      • Ciao, ti ho scritto la scorsa settimana all’indirizzo di posta che ho trovato sul blog. Hai ricevuto? Mi piacerebbe molto conoscervi e capire come poter connettere le nostre esperienze. Mi puoi anche scrivere qui: info@fabiosebastiano.it.

  20. Abito a nonantola, se vi interessa faccio spesso un tracciato in bici Borgo Panigale – Nonantola – Modena che interseca spesso l’ ALta Velocità.
    E’ anche indicativo della situazione perchè si svolge per gran parte in una specie di paradiso della natura (maceri, fossi, campi, tenute di cavalli) e sfocia improvvisamente nel bel mezzo di un attraversmanto della tangenziale, in zona sesso stradale a pagamento: un ‘ esperienza shoccante.
    Penso che potrebbe essere un buon inizio per vedere gli estremi da Bologna a Milano

  21. […] cui tengo molto e su cui mi sto impegnando da tempo. La richiesta è quella fatta da Wu Ming 2 sul blog della wumingfoundation ed è inerente la possibilità di individuare persone in grado di tracciare e percorrere un […]

  22. Buondì,
    qui i contributi mi pare abbiano rallentato la frequenza. Comprensibile, dato che il post è scivolato molto in basso, viste le recenti intense vicende internazionali.
    Purtroppo non ho proposte nel contenuto, ma butto lì un’idea per la forma: perché non fare un tumblr o spazio similare dedicato al progetto?
    Potrebbe funzionare, per esempio, così:

    ognuno può pubblicare una mini-mappa (da google earth o affini) con descrizione del proprio pezzetto di wiki-sentiero.
    +
    una mappa generale che riporti le zone “coperte” da una o più alternative e i “buchi”.

    Avrebbe il vantaggio di essere visivamente più immediato, bello da seguire nella sua evoluzione e potenzialmente coinvolgere ancora più persone nel progetto.

    • Presto pubblicheremo un aggiornamento sul Sentiero Luminoso, perché il progetto si è molto arricchito grazie soprattutto a contributi off-line e via mail.
      Ma tu il blog/tumblr che proponi (e che mi pare un’ottima idea) saresti anche in grado di implementarlo? E nel caso ti andrebbe di darci una mano?

      • Ci posso provare!
        In questi giorni mi studio le questioni pratiche e vedo di mettere in piedi qualcosa di almeno utilizzabile.
        Se poi qualcuno di più abile nel frattempo ha già le idee chiare e vuole incaricarsene o collaborare, si faccia avanti!

        Comunque anche quello che segnala erbamate qui sotto mi pare interessante…

  23. Nessuno ha nominato la possibilità http://www.openstreetmap.org/ non sono un mappatore come miei conoscenti (veri incalliti ed esperti) ma è open e straordinariamente più bello di google maps (vedere anche solo il centro di Bologna o di qualunque altra città e confrontarla con google maps)

    Non credo lasci spazio ad approfondimenti letterari come un blog ma vedete voi l’esempio dei sentieri cai del Friuli:
    http://wiki.openstreetmap.org/wiki/Friuli_Venezia_Giulia/Sentieri#Settore_0_-_Carso

    http://www.openstreetmap.org/?relation=2657767 qui mi sembra di vedere il Cippo Comici che forse centra con Point Lenana…

    Non posso sapere se serve per il progetto ma in ogni caso non esiste solo google maps al mondo…….

  24. Ciao, credo di poterti girare un contatto interessantissimo.

    Oggi esistono ancora persone che fanno pascolo vagante. Pastori che si spostano con le loro greggi dalle montagana alla pianura e di nuovo dalle pianure fin sui pascoli d’alta quota nel periodo estivo. Credo che nessuno meglio di loro conosca sentieri e strade poco trafficate e senza asfalto.

    Non continuo ad ammorbarti con queste scene bucoliche, ma c’è una ragazza (valsusina se non sbaglio) di Cumiana che da semplice appassionata di montagna è diventata blogger prima, scrittrice prima ed infine pastore.
    Lei credo potrà darti una mano in modo più che concreto.

    Non so, posso linkare il suo blog in modo da metterti in contatto?

    p.s. progetto bellissimo, farei volentieri un centinaio di km in compagnia.

  25. 187 a.C. -2103 d. C. : 2200 anni dalla nascita della via Emilia (da Rimini a Piacenza). riprendere oggi il cammino lungo quella strada. strade, storie, mondi

  26. Buongiorno, esiste un’alta via dei parchi che collega Bologna con il Passo della Cisa.
    su internet:
    http://ambiente.regione.emilia-romagna.it/parchi-natura2000/fruizione/altavia
    su carta:
    Titolo Alta via dei parchi. Un lungo cammino nell’Appennino settentrionale
    Autori Mario Vianelli, Sandro Bassi
    Editore Ediciclo, 2012
    ISBN 8865490675, 9788865490679
    Lunghezza 191 pagine

    Dalla Cisa credo sia più difficile trovare un percorso senza strada asfaltata, si può seguire la Via Francigena per raggiungere Fiorenzuola d’Arda, Ma da lì credo che diversi chilometri di strada asfaltata siano garantiti…