Timira. Un romanzo meticcio e nove anni di parto – Preludio n.1

In uno dei capolavori del neorealismo, Riso Amaro di Giuseppe De Santis, oltre a Silvana Mangano in hot pants, compare una strana mondina dalla pelle scura. Dice poche battute, poi scompare.
Alcuni mesi dopo, ricompare come schiava africana in Fabiola, un peplum di Alessandro Blasetti datato 1949.
In quello stesso anno, la compagnia teatrale di Tatiana Pavlova, porta in tournée il dramma Lunga notte di Medea di Corrado Alvaro. Nel ruolo di Layalé, la schiava nera di Medea, recita la stessa attrice: Isabella Assan.
Ma Assan non è il suo vero cognome. E’ il nome di sua madre, Ashkiro Hassan, una donna somala del clan degli Habr Ghidir. Isabella non la vede da quando aveva due anni.

1927. Somalia Italiana. Giuseppe Marincola è un maresciallo di fanteria e le sue giornate sono simili a quelle degli altri commilitoni: al mattino addestra un manipolo di dubat, al pomeriggio spara sulle tribù ribelli, di notte fa l’amore con una ragazza del posto. Tra una spedizione punitiva e l’altra, gli nascono due figli, ma a differenza dei suoi commilitoni, Giuseppe decide di riconoscerli, di battezzarli e di farli crescere in Italia, dove trova rapidamente una donna da sposare
Giorgio e Isabella diventano così due marziani a Roma, black italians negli anni di Mussolini, dell’Impero e delle leggi razziali.

4 maggio 1945. Val di Fiemme. Tra i cadaveri dell’ultima strage nazista sul territorio italiano, viene trovato il corpo di un ragazzo di colore. Ha sulla pelle il marchio del lager di Bolzano e molti pensano si tratti di un soldato anglo-americano.
Giugno 1945. Due amici di Giorgio Marincola danno a Isabella la notizia che il fratello è morto, in Val di Fiemme, mentre con altri partigiani cercava di disarmare una colonna di SS.

Settembre 1990. Antar Mohamed prepara le carte per ottenere la cittadinanza italiana. Dichiara di essere figlio di un’italiana, Isabella Marincola, ma c’è un problema. Sul suo certificato di nascita compare un altro nome, Timira Hasan.

Maggio 1991. L’ambasciatore Sica fa rimpatriare dalla Somalia in guerra l’ultima cittadina italiana rimasta a Mogadiscio. Dal passaporto risulta chiamarsi Isabella Marincola, ma in altri documenti compare come Timira Hasan. In Italia ha un figlio, ma non ha una casa.

Timira racconta l’avventura di Isabella Marincola proprio a partire da qui, dal suo essere profuga in un paese in bilico, l’Italia del biennio ’91/’92.

Timira è un romanzo meticcio che mescola memoria e documenti d’archivio, invenzione letteraria e verità storica, scritto a sei mani da un trio narrante altrettanto meticcio: un’attrice italosomala di ottantacinque anni, un plurilaureato di Mogadiscio con due cittadinanze e un cantastorie italiano dal nome cinese.
Una settimana fa abbiamo inviato all’Einaudi il file definitivo.
Le ultime parole che abbiamo scritto, in fondo a quindici cartelle di Titoli di Coda, sono: “Bologna, primavera 2003 – gennaio 2012”.
Nove anni che non sono il tempo materiale di stesura del romanzo, ma la durata del parto che ci ha portati a concepirlo. Una gravidanza fatta di incontri e gemellaggi, scambi e ibridazioni, al punto che il nascituro, ancor prima di venire al mondo, ha già una banda di amici su cui contare, quella che in un momento di magniloquenza abbiamo battezzato Progetto Transmediale Multiautore, ovvero voci diverse che con mezzi diversi raccontano diversi pezzi – autonomi tra loro – di un comune universo narrativo.

Alcune tessere del mosaico sono abbastanza note, almeno a chi frequenta queste lande virtuali:
– Lo spettacolo Razza Partigiana, che ancora portiamo in scena con Egle Sommacal, Stefano Pilia, Paul Pieretto e Federico Oppi (A proposito, la prossima data è il 24 febbraio a Monza).
– Il libretto + CD audio dello spettacolo, pubblicato da Transeuropa con il titolo Basta uno sparo. Storia di un partigiano italo somalo nella resistenza italiana.
– Il saggio storico Razza Partigiana, scritto da Carlo Costa e Lorenzo Teodonio (a.k.a. Radio Suburra) intorno alla figura di Giorgio Marincola, e pubblicato da Iacobelli nel maggio 2008.
– Il sito www.razzapartigiana.it che si sforza di tenere insieme le varie articolazioni del progetto.

Ci sono però molti altri materiali che solo i segugi più tenaci potrebbero rintracciare.
Da oggi fino all’uscita in libreria (prevista per fine aprile) vorremmo disseminare o ripescare questi frammenti e proporli come preludi, per avvicinarci pian piano al momento in cui la storia di Isabella, che ora è anche nostra, diventerà patrimonio di tutti.
Le prime schegge che vi proponiamo sono tratte da un reading, nato il 21 aprile 2009 in occasione di una serata promossa da Bartleby al Rettorato Occupato di Bologna. In seguito è stato replicato in varie sedi con diverse formazioni e spesso confuso con l’omonimo spettacolo Razza Partigiana (quello con Egle Sommacal & compagnia suonante).
Nei due video che seguono, Isabella racconta la vicenda di suo fratello Giorgio, ovvero la scintilla da cui tutto è partito, per poi incendiare territori più vasti. L’audio non è il massimo, ma quel che si deve capire si capisce.
Buon preludio e buona visione. [WM2]

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35 commenti su “Timira. Un romanzo meticcio e nove anni di parto – Preludio n.1

  1. Ho un peso nel cuore e gli occhi lustri alla fine del racconto di Isabella Assan Marincola, ma grazie gentile signora.

  2. Grande grinta la ragazza… la storia dei Marincola è veramente affascinte cmq, non vedo l’ora di leggere.

  3. Racconta di un fratello e di una storia di guerra questa gentile (e tosta) signora, ma lei deve aver vissuto sulla sua pelle anche altro: colonialismo, razzismo, cattiveria.
    Penso sia una fortuna conoscere direttamente una persona che ha vissuto, diciamo, nel passato, quello che si studia sui libri insomma. Qualcuno a cui puoi chiedere ancora una volta quanto non deve essere stato facile essere italo-somala, con una famiglia a metà, e donna.

    • Timira/Isabella, quando l’ho conosciuta, aveva il chiodo fisso di far uscire dall’ombra la vicenda di suo fratello, un ragazzo morto a 22 anni che lei stessa aveva frequentato ben poco. Nel romanzo, invece, ci siamo concentrati sulla sua vita: più lunga, più marginale e altrettanto avventurosa. Proprio perché donna, meticcia, nera – e nel ’91/’92 pure profuga e “vecchia” – Isabella ha combattuto una resistenza non meno dura di quella con la R maiuscola. La sua storia, insomma, non ha nulla di accessorio rispetto a quella del fratello, che infatti in Timira ha un ruolo secondario – sebbene la sua morte sia stata per Isabella un lutto insanabile e continuamente rielaborato.
      Sì, mi ritengo davvero fortunato ad aver conosciuto questa donna, ad essere diventato suo amico. Per parte mia, ho cercato solo di convincerla a raccontare oltre Giorgio Marincola, che per lei era diventato anche una specie di scudo, la storia che tutti volevano sentirle raccontare.
      Per questo, sono stato fortunato anche a incontrare Carlo Costa e Lorenzo Teodonio, che con il loro libro hanno in qualche modo coronato la missione di Isabella e le hanno permesso di sbloccarsi, di andare, appunto, oltre

      • Lo sguardo femminile è anche questo, la capacità di racconto femminile è anche questa: raccontare degli altri, per raccontare di sé. Conservare e difendere e proteggere la memoria degli altri, per conservare la propria… Comprenderlo e dar voce a questo “strano” modo di “dirsi” è bellissimo, è da narratori veri. Attendo con ansia Timira!

  4. Applausi tardivi e rammarico per quest’incontro mancato.

  5. Dato che il romanzo è ormai finito, questo post non è pensato come “laboratorio aperto” per raccogliere materiali e info utili alla stesura. Tuttavia, proprio in questi giorni, stiamo lavorando su una serie di immagini da impaginare dentro il testo, pensate in modo da avere una funzione narrativa e non solo accessoria. Tra queste, ci sarebbe piaciuto averne una sull’esperienza di Isabella “Assan” Marincola con la compagnia di giro di Tatiana Pavlova, nel 1949, su e giù per l’Italia a mettere in scena “Lunga notte di Medea” di Corrado Alvaro. Purtroppo non siamo riusciti a trovare nessuna immagine d’epoca che ritraesse anche Isabella/Layalé. Prendetela come una caccia al tesoro: se qualcuno legge queste righe e per caso ci può dare una dritta sicura, promettiamo eterna gratitudine.

    • a Roma c’è una piccola miniera per chi si occupa di teatro, e cioè la Biblioteca Teatrale del Burcardo, che raccoglie non solo volumi, ma anche copioni, materiale di scena, foto, documenti vari…
      Come si sa, Roma è paralizzata dalla neve, e quindi non posso andare di persona, oggi, ma nel catalogo on-line ho trovato questo, non so se può esservi utile. Se la prossima settimana il tempo tornerà a più miti consigli, sono a disposizione per ricerche “sul posto”
      http://www.burcardo.org/catalog/cercafoto.asp?mode=SearchItemAction

      • Già danae, proprio lì ci potrebbe essere qualcosa!
        Ho trovato una recensione, in un testo intitolato ‘Teatro di ogni tempo’ di Leonida Repaci, Rubbattino 2002.
        Nel cap. XXXIX, dedicato alla Medea di Alvaro, a pag 203 c’è scritto: “Nel corteo degli altri interpreti avrei da salvare … Isabella Assan per la fresca coloritura del personaggio di Layalé. Tutti gli altri meno che mediocri, …”
        Forse sono parole di Silvio D’Amico che recensì la prima della messa in scena della Pavlova a Milano, o forse dello stesso Repaci. Ho trovato solo queste righe, sorry.

  6. Fantastico! Noi abbiamo trovato il testo del dramma e una breve recensione entusiasta su un numero di “Sipario”, ed eravamo andati a cercare lì perché Antar si ricordava una foto, con Isabella sul palco insieme alla Pavlova, presa da una rivista con un nome simile, tipo “Ribalta”. E fantastico due volte perché il frammento di recensione citato da Paola entra in risonanza perfetta con un altro vrammento, scovato da Carlo & Lorenzo per Razza Partigiana. Si tratta della relazione del capitano inglese Jim Bell a proposito dell’attività della missione alleata “Bamon” nella zona di Biella. Dice Bell: “il tenente nero Mercurio (ovvero Giorgio Marincola) era secondo me l’unico uomo di quella missione che avesse voglia di darsi da fare, senza spendere tempo e denaro per i comodi suoi”. Quindi, mentre D’Amico salva Isabella Assan tra gli altri interpreti di Medea – Pavlova a parte, I suppose – jim Bell salva suo fratello tra gli “interpreti” della missione Bamon. Che abbia ragione Stephen King, quando dice che il passato tende all’armonia?

    • Tra parentesi – guarda i casi della vita:
      “Medea mi è apparsa un’antenata di tante donne che hanno subito persecuzione razziale e di tante che, respinte dalla loro patria, vagano senza passaporto da nazione a nazione, popolano i campi di concentramento e i campi di profughi” ( C. Alvaro, La Pavlova e Medea, in ‘Lunga notte di Medea’, Bompiani, Milano 1966)

      • E fuori dalla parentesi, quella che hai appena citato è una delle frasi che Timira/Isabella si ripete almeno due o tre volte nel corso del romanzo, dopo averla sentita pronunciare da Alvaro in persona. Ma mi fermo qui, per evitare spoiler già due mesi prima dell’uscita del libro…

  7. All’incrocio degli ultimi tre post (Benuzzi, Armiero, Timira), ho pensato che sarebbe interessante studiare la colonizzazione del paesaggio, ovvero come l’ambiente delle Colonie (italiane) venne trasformato in paesaggio coloniale e come questa trasformazione retroagì sull’identità degli uomini che vivevano in quell’ambiente (europei e autoctoni). In particolare, mi piacerebbe indagare la letteratura di viaggio dei vari “esploratori”, che nel caso della Libia si trasformò in vera e propria propaganda di guerra e conquista. Meno studiato il caso della boscaglia somala e delle pianure meridionali del paese, trasformate in monoculture di canna da zucchero e banane. Forse il prossimo numero di Letteraria – la rivista diretta da Stefano Tassinari – mi darà l’occasione per indagare, visto che sarà dedicato proprio al colonialismo.

    • Paesaggio coloniale: cioè l’agricoltura, le modifiche delle città, ecc. fatte dagli italiani?
      C’è un sito web ad esempio che ha degli estratti da una guida del Touring del ’29, che parla anche delle trasformazioni del territorio:
      POSSEDIMENTI E COLONIE
      ISOLE EGEE,
      TRIPOLITANIA, CIRENAICA,
      ERITREA, SOMALIA -Milano, 1929 – Anno VII

  8. Lo metterò di fianco a L’ottava vibrazione di Lucarelli. Sarebbe interessante (e giusto) un filone della vostra (nostra) New Italian Epic centrato proprio sulla (sciagurata) storia nel Continente nero. Attendo con impazienza la lettura.

    • intendevo: “sulla (sciagurata) storia italiana nel Continente nero”

      • L’accostamento mi fa molto piacere e aggiungo che il filone comprende già diversi altri titoli. Ne abbiamo parlato altre volte, ma credo valga la pena ricordare Regina di fiori e di perle di Gabriella Ghermandi, Nuvole sull’equatore di Shirin R. Fazel e Aukui di Fatima Ahmed, tutti e tre – imho – in piena galassia NIE. Più distanti da quel famigerato elenco di caratteristiche, ma sempre legati al rapporto tra Italia e colonie, ci sono poi i libri di altre tre scrittrici, Igiaba Scego, Cristina Ali Farah e Kaha Mohamed Aden, nonché “Il latte è buono” di Garane Garane.
        Al momento, si tratta di romanzi piuttosto noti agli addetti ai lavori, ma che faticano ad avere l’attenzione che meriterebbero, quasi che rivestissero un interesse accademico, “di studio”, semmai sociale, ma non letterario in senso stretto.
        Nel mio piccolo, con l’uscita di Timira mi propongo di parlare ad ogni occasione di queste opere, perché siano conosciute da un pubblico sempre più vasto.

      • @WuMing2 sono stata ieri a un incontro con Igiaba Scego in una libreria italiana di Parigi; parlava del suo libro “La mia casa è dove sono” e sono rimasta delusa nel sapere che Rizzoli non lo ristampa più. La buona notizia è che verrà stampato in un’edizione per la scuola (quindi conto di procurarmelo al più presto), il che dimostra la volontà delle scuole che lo sceglieranno come libro di testo di far entrare nel programma il dibattito sul colonialismo italiano e l’integrazione degli italiani di origine africana. Mi sembra comunque una bellissima iniziativa quella di far conoscere altri libri che trattano questi temi oltre al tuo.
        (Tra l’altro questa libreria http://www.libreria.fr/store/ è molto carina, hanno tutti i vostri libri e fanno sempre eventi interessanti – settimana scorsa c’era Giancarlo De Cataldo – quindi ecco se bazzicate Parigi…)

  9. E fai bene, perché non tutto si può o si riesce a leggere. Potessi nutrirmi così.
    I testi che indichi non li conoscevo. Bene, grazie.
    Altro accostamento, probabilmente forzato, è “Mai morti”, lo spettacolo teatrale di/con Bebo Storti sul mondo fascista italiano che non muore mai. In quel recitato c’è una parte, la più faticosa da digerire, proprio sui disastri del colonialismo italiano. I veri e propri genocidi, rimossi (o poco raccontati) dalla storiografia ufficiale, commessi dagli italiani (Graziani & Co.).

  10. C’è questa parte che mi ha colpito:
    “1927. Somalia Italiana.
    Giuseppe Marincola è un maresciallo di fanteria e le sue giornate sono simili a quelle degli altri commilitoni: al mattino addestra un manipolo di dubat, al pomeriggio spara sulle tribù ribelli, di notte fa l’amore con una ragazza del posto. Tra una spedizione punitiva e l’altra, gli nascono due figli, ma a differenza dei suoi commilitoni, Giuseppe decide di riconoscerli, di battezzarli e di farli crescere in Italia, dove trova rapidamente una donna da sposare
    Giorgio e Isabella diventano così due marziani a Roma, black italians negli anni di Mussolini, dell’Impero e delle leggi razziali.”

    Nei reading c’è poi quella domanda sospesa, che sa di grande dolore: “Ma la loro mamma?”
    La signora Isabella ha mai raccontato il perchè suo padre, nonostante tutto e tutti, ha fatto questa difficile scelta, riconoscere e portare i figli in Italia, cosa di cui era conscio, inevitabilmente ne avrebbe segnato le vite?
    Perchè lo ritengo un gesto di rilevanza enorme.

    Grazie, e.

    • Nel romanzo abbiamo cercato di ricostruire in maniera narrativa tanto le ragioni di Giuseppe Marincola, quanto i pensieri di Ashkiro Hassan – che non ebbe voce in capitolo sul destino dei figli, ma la letteratura serve anche a questo, a “far parlare i subalterni”. Non posso anticiparti adesso i risultati di questa nostra “indagine drammaturgica”, temo di rovinare la lettura del romanzo, certo abbiamo cercato di complicare il quadro, l’immagine che a prima vista ci si può fare della vicenda.
      Per il momento, posso indicarti tre testi che ci sono stati di grande aiuto per inquadrare la questione dal punto di vista storico:
      1) Giulia Barrera, Patrilinearità, razza e identità: http://bit.ly/yhe4Ox
      2) Giulietta Stefani, Colonia per maschi. Italiani in Africa orientale, una storia di genere, Verona, Ombre corte, 2007
      3) Chiara Volpato, La violenza alle donne nelle colonie italiane: http://www.unive.it/nqcontent.cfm?a_id=64385

  11. – Ehi, paisà, che ne dite di ripresentarci in Somalia?
    – Ancora?!
    – Beh, lo scorso anno non abbiamo ribombardato la Libia? Tira un sacco il neocoloniale. Guarda come sto bene col chepì! L’ho trovato a Porta Portese, costava un cazzo.
    – L’altro giorno in una vetrina c’era una sahariana che faceva mille voglie!

    http://www.nigrizia.it/sito/notizie_pagina.aspx?Id=11664&IdModule=1

    http://www.nation.co.ke/oped/Opinion/Why+latest+re+colonisation+project+of+Somalia+will+fail+/-/440808/1325300/-/1546sxn/-/index.html

    http://allafrica.com/stories/201202101070.html

  12. Ci vediamo a Monza, allora! Teatro Binario 7 domani sera. A presto :-)

  13. Stasera, h.21, Teatro Binario 7 di Monza, WM2 + Egle Sommacal + Ste Pilia in “Razza partigiana – il reading”.
    http://www.teatrobinario7.it/it/eventi/rassegna.php?ID=41

    • Appena rientrata dalla serata al Binario 7.
      Che dire… grazie grazie grazie!
      CortiCapelliBianchi

      • Eravate a Monza…e vi ho perso? T.T

        Mi spiace! Spero di poter essere presente un giorno, quando tornerete in queste aride lande.

  14. appena uscito. l’ho twittato ma lo voglio scrivere anche qui: è una bomba.

    • Davvero. Intenso e commovente.
      E meno male che la partecipazione del pubblico è stata buona. Non è scontato, purtroppo, da queste parti..

  15. Sono contento che lo spettacolo sia “uscito” bene, e per la partecipazione del pubblico voglio ringraziare l’associazione Mille Gru, che da anni si sbatte per diffondere la poesia a Monza & Brianza, nelle scuole, nei teatri, negli spazi pubblici: immagino sia un po’ come vendere ombrelli nel Sahara, quindi davvero complimenti a loro per la tenacia e per quello che riescono a raccogliere.

  16. Grazie della segnalazione. Peccato solo che la mostra sia organizzata e promossa dalla Siae… A fine maggio dovremmo essere a Roma per un paio di presentazioni del libro, quindi dovremmo riuscire a dare un’occhiata, almeno per vedere se ci sono foto di Isabella sulla scena. Lunga notte di Medea, del ’49, fu l’ultimo spettacolo portato in giro dalla Pavlova e l’ultimo del quale curò la regia. La mostra copre il periodo fine Ottocento – metà Novecento, quindi qualcosa di interessante lo si dovrebbe trovare.

  17. la mostra è organizzata dal e nel posto che segnalavo tempo fa come possibile fonte di materiale, e cioè la Biblioteca del Burcardo… (dal catalogo on-line una scheda era venuta fuori)

  18. @Francesca3176
    Ho saputo anch’io da Igiaba della decisione di Rizzoli, che mi pare assurda, per quanto del tutto prevedibile: noi abbiamo pubblicato con Rizzoli due libri e in entrambi casi non si è trattato di buone esperienze. La loro attenzione per un’uscita consiste nel piazzare qualche pubblicità sul quotidiano del gruppo RCS e morta lì. La pubblicazione per una casa editrice scolastica, è una buona notizia a metà. Buona, perché significa che qualcuno potrà continuare a leggere quel testo, ma a metà, perché mi pare che ancora una volta lo si inquadri come “oggetto di studio” e non di lettura, interessante come spunto per parlare di determinati argomenti e non per i suoi pregi specifici.

    Alla Libreria ci siamo già stati io e WM5, nell’ottobre 2009, per presentare l’edizione francese di Manituana. Spero ci saranno altre occasioni…

  19. Tra oggi e domani, su Giap un nuovo preludio a Timira.