Archives for 

Greenwashing

Westworld alla Bolognaise. Viaggio a #FICO, parco distopico farinettiano, prima puntata (di 2)

FICO

di Wolf Bukowski

Il cemento prima o poi fa presa. Quelle che sembravano solo linee e campiture sulla carta, o fantasie in 3D dei virtuosi del rendering, diventano parcheggi, strade, osceni parallelepipedi. Il verde diventa green, cioè grigio, e il giorno dell’inaugurazione i palloncini colorati sventolano su in alto, vicino alle insegne.

Succede il 9 novembre in via Larga, periferia est di Bologna. L’autobus 14c su cui mi trovo rallenta straordinariamente e poi si ferma, come se il traffico del giovedì mattina gl’incollasse le ruote a terra. Quando intuisco che si tratta di qualcosa di più di un comune ingorgo chiudo il libro che ho in mano, vado dall’autista e gli domando che cosa stia succedendo.

– C’è qualcosa… là in fondo. Ci sono i vigili.
– Un incidente? Prosegui la lettura ›

Epidemia di supermercati a #Bologna: il caso via Libia. A cura di Resistenze in Cirenaica

Bologna, 25 giugno 2017. Presidio informativo di Resistenze in Cirenaica in via Libia 67-69. Clicca sulla foto per leggere l’inchiesta di RIC Lost In The Supermarket. Di come, tra sgomberi, incendi e logiche da svendita, ci ritroviamo con un progetto di supermercato in via Libia. Storia dal basso di un lotto di terreno, dalla guerra partigiana ai giorni nostri.

Quando gli è stato fatto notare che nel quartiere da lui amministrato e nel resto di Bologna è in corso un’epidemia di nuovi supermercati – vicinissimi l’uno all’altro – mentre diversi centri commerciali già realizzati sono in crisi e ormai mezzi chiusi, il presidente del quartiere Navile Daniele Ara ha risposto su Twitter:

«Esiste libertà e concorrenza nel commercio. Decide il consumatore se sono troppi. Bravi o meno bravi.»

Traduzione: lasciamo campo libero ai cementificatori; poi, se i progetti falliscono e gli esercizi chiudono, cazzi loro.

È con questa bella logica, applicata tanto all’edilizia abitativa quanto ai centri commerciali, che il Navile e l’intera città si sono riempiti di «scheletri urbani», edifici incompiuti oppure terminati ma ineluttabilmente vuoti, invenduti, sfitti, e di grandi esercizi mezzi deserti, pieni di serrande abbassate. Prosegui la lettura ›