Questi anni a Bologna: le balle «green» della giunta Lepore-Clancy, 3a puntata: il caso delle scuole Besta

[Dopo aver letto la nostra inchiesta in due puntate – qui: uno e due – sulle frottole in salsa verde dell’attuale giunta bolognese, il Comitato Besta – impegnato in una delle lotte territoriali più incisive degli ultimi mesi, quella contro l’abbattimento delle scuole medie Besta e di parte del parco Don Bosco che le ospita – ha scritto una terza puntata e ce l’ha inviata.
L’articolo ricostruisce la vicenda e termina invitando alla manifestazione che si terrà sabato 16/12. Volentieri lo pubblichiamo, con questo addendum scaricabile in pdf: l’analisi del caso Besta che Fausto Bonafede, esperto del WWF, ha inviato il 27 novembre scorso all’amministrazione comunale e alla Soprintendenza alle belle arti. N.B. Le didascalie delle immagini sono nostre.
Buona doppia lettura. WM]

di Comitato Besta

Nella «città più progressista d’Italia», come enfaticamente il sindaco Matteo Lepore definisce Bologna, lo capisce anche un bambino che non c’è nulla di «green» nell’abbattere una scuola in mezzo a un parco per ricostruirne una nuova a pochi metri di distanza, consumando nuovo suolo per quindicimila metri quadri e abbattendo quarantadue splendidi alberi ad alto fusto da anni curati da un’associazione di residenti, il Comitato Don Bosco.

Si devasta così un’area verde frequentata e amata dai cittadini e dagli abitanti del quartiere, un polmone nella sempre più cementificata zona Fiera dove l’aria che si respira è tra le più inquinate d’Europa.

Eppure l’assessore ai lavori pubblici sostiene che a fine opera «il parco sarà più bello di prima» e se lo dice lui, che ci abita di fronte, come dubitarne?

Il Progetto delle nuove scuole medie Besta, nel quartiere San Donato, è un chiarissimo e concreto esempio di come la giunta stia distruggendo l’ambiente cittadino, con progetti di intervento che sembrano riportarci al secolo scorso, quando cantieri e cemento significavano – nel senso comune – progresso e benessere, ecologia era una parola sconosciuta ai più e quasi nessuno si preoccupava degli alberi in città.

Il paradigma dominante era quello della crescita infinita. La giunta bolognese è rimasta lì, come se nel frattempo non fosse cambiato nulla. Il sindaco Dozza aveva fatto la tangenziale, ora Lepore e Bonaccini la raddoppiano, convinti, come nei favolosi anni Sessanta, che più macchine girano più il popolo sta bene.

Scuole Besta 2

Oggi però nel quartiere cittadine e cittadini non sono più di quell’idea, e nemmeno pensano che versare cemento in un parco sia una cosa sensata, utile, men che meno necessaria. Ci siamo organizzati in un comitato che, coordinandosi con altri comitati e associazioni cittadine attive per la tutela dell’ambiente – e in primis contro il Passante – lotta per fermare il folle progetto del Comune.

Perché il progetto è folle

Le scuole medie Besta, immerse nel parco Don Bosco, furono progettate a fine anni Settanta e costruite all’inizio degli Ottanta. Seguendo criteri di progettazione partecipata e attenzione al bene comune, architetti, pedagogisti ed insegnanti si consultarono per disegnare spazi più adeguati per gli studenti e il personale della scuola. Ne uscì un gioiellino sul piano didattico e pedagogico. Una scuola con tutte le classi che affacciano e si aprono sul parco e, all’interno, con anti-aule al posto dei corridoi, anch’esse ad affaccio e utilizzabili per attività di gruppo, lezioni flessibili, individualizzate. In pratica aule rimodellabili, di dimensioni variabili da 45 a 70 metri quadrati. Un progetto promosso su riviste specializzate e visitato da delegazioni di mezzo mondo.

Oggi le scuole Besta necessitano di nuovi lavori: i deterioramenti subiti nel corso degli anni, la mancata manutenzione, gli adeguamenti alle normative antisismiche, la scarsa efficienza energetica, impongono un intervento. Questo nessuno lo mette in dubbio.

Pochissimi invece capiscono perché non si sia fatto come per le Guercino, scuole gemelle in un’altra zona della città. Il Comune le ha ristrutturate in soli sei mesi, spendendo circa tre milioni di euro. Per le Besta un intervento analogo non è stato previsto. Si è invece decisa la demolizione. Ma solo dopo aver eretto, mangiandosi una grossa fetta di parco, la Scuola Quattrofoglie. Nome geniale che forse allude a cosa resterà sugli alberi a fine cantiere. Il tutto spendendo diciotto milioni, sei volte il costo di una ristrutturazione.

Scuole Besta 3

Soldi che il Comune ha trovato accendendo un mutuo per sedici milioni, regalando nuovi debiti ai cittadini, mentre i restanti due milioni, altro piccolo debito, arrivano direttamente dal PNRR.

Secondo l’assessore Daniele Ara la nuova scuola sarà bellissima, ma architetti e docenti che hanno visto il progetto l’hanno sonoramente bocciato: «solo aule e corridoi», una concezione arretrata, un progetto già vecchio, pensato senza confrontarsi con chi in quegli spazi dovrà lavorare e studiare.

La partecipazione è un tema che interessa molto i cittadini, che chiedono informazione e trasparenza, chiedono che i progetti che li riguardano vengano presentati, discussi e approvati attraverso reali processi di partecipazione civica.

Invece, di questo progetto ideato anni fa si è cominciato a parlare, a scuola e nel quartiere, solo a luglio, quando tutto era già stato definito. I tentativi di conoscere meglio l’iter attraverso la richiesta di accesso agli atti da parte del comitato sono falliti di fronte all’inspiegabile diniego dell’amministrazione.

Solo l’insistenza del comitato e il successo della manifestazione che il 7 ottobre ha portato centinaia di persone sotto gli alberi che il comune intende abbattere hanno spinto il Comune a presentare il progetto in una seduta aperta del consiglio di quartiere, il 17 ottobre scorso.

Parco Don Bosco, Bologna, 7 ottobre 2023. Manifestazione contro la demolizione delle scuole Besta e l’abbattimento di quarantadue alberi di alto fusto.

I farfugliamenti di Ara

Daniele Ara

Daniele Ara, PD. Assessore alla «scuola, nuove architetture per l’apprendimento, adolescenti, agricoltura, agroalimentare e reti idriche, educazione alla pace e non violenza.» Non è satira, sono le sue deleghe, testuali dal sito del Comune.

Durante la serata i cittadini hanno pesantemente contestato i rappresentanti politici. In un’atmosfera di crescente tensione gli assessori alla scuola e ai lavori pubblici, coadiuvati da un tecnico, hanno inutilmente provato a convincere l’assemblea che:

1. Le nuove scuole saranno molto più ecologiche delle vecchie e consentiranno un grande risparmio di CO2 in quanto edifici a grande efficienza energetica.

Nessuno contesta quest’affermazione, ma il comitato chiedeva un confronto tra l’efficienza energetica dell’eventuale nuovo edificio e quella delle scuole Besta ristrutturate. Questo confronto non esiste, non è mai stato pensato, hanno fatto capire balbettando, mostrando lo stile demolitorio e tranchant con cui si muove la giunta.

2. Il parco dove si taglieranno decine di alberi ad alto fusto sarà più bello perché tanti alberelli verranno piantumati al loro posto.

In realtà il progetto non dice nulla di preciso in merito. Tantomeno esistono stime sulla biodiversità, la capacità di ombreggiatura e di assorbimento della CO₂ degli alberi adulti che la giunta vuole abbattere a paragone di quelli molto più giovani che verrebbero messi a dimora, che tra l’altro, se non curati come troppo spesso accade, non durerebbero oltre i primi periodi di siccità. Tanti esempi lo dimostrano.

3. Il suolo dove attualmente sorge la scuola, dopo l’abbattimento di quest’ultima, tornerà ad essere nuova porzione di parco con erba e nuove piante. 

Il Comune parla vagamente di rigenerazione dell’area verde nella zona di demolizione, di nuove alberature in adeguata proporzione rispetto alle essenze arboree abbattute, ma è scientificamente accertato che questi suoli hanno tempi di formazione molto lunghi e sono una risorsa sostanzialmente non rinnovabile. In compenso, nel progetto si accenna alla possibilità di destinare parte dell’area a un eventuale parcheggio se la vicina Fiera ne avesse bisogno.

4. Le nuove scuole saranno più belle e funzionali e il nuovo tram che passerà accanto non arrecherà alcun fastidio perché il parco potrà essere separato e protetto da alti pannelli fonoassorbenti. 

Una scuola con un muro che la circonda. Pedagogia d’avanguardia.

5. Spendere diciotto milioni per una scuola ex novo è meglio che spenderne molti meno per ristrutturare quella esistente.  

Un dogma della “logica” cementizia, che nessuno si azzardi a contestarlo!

6. La ristrutturazione non è comunque possibile perché non si sa dove mettere gli allievi durante i lavori. 

È stata completamente ignorata la risposta del corpo insegnante: le scuole Besta sono organizzate in due grossi blocchi separati tra loro dalla palestra, e ogni blocco può contenere un numero di aule sufficienti per garantire l’attività didattica. Si potrebbe ristrutturare prima un blocco e poi l’altro, come del resto si è fatto per ristrutturare le Guercino, che sono uguali alle Besta.

Riduzionismo carbonico

Che il progetto, una volta conosciuto, risulti sempre più impresentabile lo si era visto già a inizio ottobre quando, per una variazione di bilancio, è stato necessario un passaggio in consiglio comunale. In quel frangente la maggioranza si è spaccata: i Verdi hanno votato contro e Coalizione civica, colta alla sprovvista, ha pensato di potersela cavare uscendo dall’aula. Per la giunta una situazione imbarazzante. E per il Sindaco una questione da risolvere al meglio. 

Col recente rimpasto di giunta, Lepore ha assegnato a Emily Clancy, leader di Coalizione civica e vicesindaca, la delega all’Ambiente e la questione Besta/Don Bosco. Richiamati all’ordine, i finti disturbatori della “coalizione cinica” hanno immediatamente riaffermato la loro obbedienza al PD, il Partito Disboscatore. 

Marco Trotta, coalizzato civico, vicepresidente del quartiere San Donato/San Vitale

Il nuovo cemento fa bene, secondo il vicepresidente del quartiere San Donato/San Vitale e anche lui esponente di CC Marco Trotta, come riporta il Corriere del 9/12:

«Passare da un edificio di classe D a uno di classe A+, con quelle dimensioni, in termini di risparmio di CO2 equivale a circa 500 alberi».

Trotta finge di non capire che il confronto non va fatto tra il nuovo edificio e il vecchio, ma tra due progetti: quello del nuovo edificio e quello delle Besta ristrutturate.

Soprattutto, il rappresentante di Coalizione Civica reitera la consueta, paradossale posizione secondo cui cementificando si lotterebbe contro il cambiamento climatico. Per poter anche solo pensare di dire una cosa del genere è prima necessario ridurre il problema alla sola emissione di CO2, rimuovendo dal quadro tutto il resto: il consumo di suolo, la distruzione degli ecosistemi ecc.

Si chiama riduzionismo carbonico, è tra le più comuni forme di greenwashing.

Un edificio non può «equivalere» a cinquecento alberi, perché gli alberi non sono unità di misura e basta, non sono intercambiabili macchine assorbigas da piazzare o rimuovere a piacimento, ma esseri viventi diversi tra loro e inseriti in un ecosistema. Cinquecento alberi non sarebbero l’equivalente di un cubo di cemento «efficientato»: sarebbero un bosco. Un parco come il Don Bosco è un’area di biodiversità dove il suolo è permeabile e pieno di forme di vita che garantiscono processi indispensabili alle nostre esistenze, in primis proprio la cattura di CO2.

Va poi detto che l’abbattimento di una struttura, lo stoccaggio e il riciclo dei rifiuti edili, la costruzione del nuovo edificio con nuove fondamenta e nuove strutture, nonché tutte le fasi di cantierizzazione comporterebbero un costo energetico e ambientale notevole soprattutto in termini di emissione di CO2 e di altri gas climalteranti.

Do Not Significant Harm

Raffaele Laudani. Assessore a «urbanistica e edilizia privata, pianificazione e progetti strategici, patrimonio, gemello digitale, scienza, ricerca e conoscenza.» Idem come sopra.

Nonostante tutto andrà liscia, stanno forse pensando in giunta. È solo il solito comitato che prova a ostacolare i lavori di un’amministrazione che guarda al radioso futuro di Bologna e lo fa puntando molto sul quartiere San Donato, nuovo centro di una città che con Fiera, Tecnopolo e Centro Meteorologico Europeo sarà sempre più internazionale.

Bologna uscirà dal suo «provincialismo», dichiara l’assessore all’urbanistica Raffaele Laudani. Che in concreto significa altri trentamila metri quadri di costruzioni in Fiera, ulteriore cementificazione del “quadrante Stalingrado”, nuovo stadio “provvisorio” da ventiduemila posti e sviluppo di un quartiere attraversato da un’autostrada a diciotto corsie.

Nell’anno 2023 per uscire dal «provincialismo» la soluzione indicata è… più cemento.

Ma il comitato non si arrende e studiando le carte del progetto nuove Besta scopre, grazie a una consulenza tecnica, che qualcosa non quadra.

Come riporta il Corriere della sera del 7 dicembre,

«per l’erogazione dei fondi del PNRR […] è necessario rispettare il cosiddetto principio DNSH, Do Not Significant Harm, ovvero “non arrecare danni significativi all’ambiente”. Un principio tecnico che deve essere contenuto in una relazione specifica. “Ma la relazione allegata alla delibera di approvazione del progetto non dimostra nulla — dice il comitato — perché è̀ stata utilizzata una scheda sbagliata della specifica Guida operativa del ministero dell’Economia e della Finanza, ovvero la scheda 2 delle ristrutturazioni invece della scheda 1 relativa ai nuovi edifici da costruire e interventi di demolizione e ricostruzione». 

Inoltre, all’obiettivo «mitigazione dei cambiamenti climatici» contribuisce anche la garanzia che i livelli di scorte e di pozzi di assorbimento di carbonio nelle aree boscate, arborate, vegetate siano mantenuti o rafforzati a lungo termine. Conditio sine qua non è almeno il mantenimento della biomassa arborea esistente. In caso contrario, serve una valutazione in termini di bilancio della CO2. Tale valutazione nella Relazione DNSH non è presente.

Questi sono come minimo errori procedurali e potrebbero mettere a rischio gli stessi fondi del PNRR.

Un bene da tutelare

C’è un altro aspetto che preoccupa fortemente la giunta.

La Soprintendenza ai beni culturali ha avviato la procedura per il riconoscimento dell’importante carattere artistico dell’attuale sede delle scuole Besta e Italia Nostra si è attivata per richiederne la tutela. Questo potrebbe fermare la demolizione dell’edificio e spingere a una rivalutazione del progetto.

La possibilità c’è, data la mole di pubblicazioni e dato anche il fatto che le scuole Guercino, realizzate in base allo stesso progetto delle Besta, sono già vincolate dal Piano Urbanistico Generale del Comune di Bologna come «Edificio di Interesse Culturale e Testimoniale del Secondo Novecento».

Il sindaco Lepore ha reagito con nervosismo, dicendo che loro «tireranno diritto» e lanciando un attacco personale all’architetta Fioretta Gualdi, autrice del progetto delle scuole Besta e Guercino, oggi in pensione, che in accordo col comitato ha chiesto l’intervento della Soprintendenza.

Scuole Besta 5

Sabato 16 dicembre manifestazione in San Donato

Respingere, fermare e smontare il progetto mostrandone l’assurdità, gli svantaggi economici e i danni creati all’ambiente e alla vita che si svolge nel parco, la follia di un taglio di alberi devastante, l’arretratezza sul piano dell’architettura scolastica e l’assoluta non necessità di altro cemento e nuovi cantieri, è il compito che il comitato si è dato.

A San Donato sempre più cittadini sono coinvolti nella lotta, sempre più persone venendo a conoscenza del progetto lo liquidano con l’evergreen fantozziano: è una cagata pazzesca!   

Per queste ragioni il comitato invita tutti i bolognesi alla manifestazione di Sabato 16 dicembre alle 10,30 in Piazza Spadolini davanti alla sede del quartiere San Donato/San Vitale, per poi raggiungere in corteo il parco Don Bosco.

Alla manifestazione aderiscono: Animal Liberation, ComuniMappe, CTA (Comitato Tutela Alberi provincia di Bologna), Ecoresistenza per Cambiare Rotta, Europa Verde-Verdi Bologna, FaniGreen, Fridays For Future, Italia Nostra, Legambiente Bologna, Parents For Future, USI-CIT di Bologna e WWF Bologna Metropolitana.

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Il Comitato Besta è su Facebook. Com’è noto, da Giap non linkiamo verso FB, ma chi vuole entrare in contatto con il comitato troverà la pagina in pochi secondi.

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39 commenti su “Questi anni a Bologna: le balle «green» della giunta Lepore-Clancy, 3a puntata: il caso delle scuole Besta

  1. Spiace molto leggere tante falsità e lasciare tanto spazio ad un gruppo di cittadini che sono preoccupati soltanto di non avere un cantiere sotto casa o di dover portare il cane in un parco diverso.
    Le attuali scuole Besta non sono funzionali per la didattica, non sono funzionali per l’efficienza energetica, non sono a norma per l’accessibilità dei disabili, non sono a norma per l’antisismica. Ma, come sempre, a nessuno interessa il bene di bambini e ragazzi il solo interesse è quello della polemica politica ad ogni costo.
    Inoltre, il fantomatico comitato “Besta” si è dato questo nome per far credere che la comunità scolastica sia allineata contro il progetto della nuova scuola, cosa che non corrisponde alla realtà. La maggioranza di queste persone non ha letto i documenti tecnici e si è limitata ai dati falsi (es numero alberi abbattuti e ripiantumati) urlati ai banchetti fatti in giro per il quartiere.

    • Spiace anche leggere un commento scritto senza aver letto con attenzione l’articolo che si intende criticare. È una dinamica da social network che qui su Giap abbiamo sempre stigmatizzato. Leggendo bene, infatti, risulta chiarissimo che il comitato non propone di lasciare le scuole Besta così come sono, ma di ristrutturarle. È quindi insensato criticarlo scrivendo che le attuali scuole Besta hanno una serie di magagne. L’articolo contiene un intero capoverso che su questo punto è cristallino: «Oggi le scuole Besta necessitano di nuovi lavori: i deterioramenti subiti nel corso degli anni, la mancata manutenzione, gli adeguamenti alle normative antisismiche, la scarsa efficienza energetica, impongono un intervento. Questo nessuno lo mette in dubbio».
      Quanto al millantato credito di battezzare il comitato con il nome delle scuole, a me pare normale che un soggetto, costituito per evitare l’abbattimento di una scuola, si chiami col nome di quella scuola. O vogliamo dire che qualunque lista si chiami “Insieme per il Territorio X” è censurabile, in quanto fa credere di avere il sostegno di tutte le persone che abitano sul territorio X?
      Sorvolo sul processo alle intenzioni di chi si oppone al progetto del comune – solo per non avere un cantiere sotto casa – perché si tratta di una minestra cotta, riscaldata e già andata a male. È un’affermazione per la quale non si portano prove: e comunque, se anche fosse dimostrato che sono quelle le intenzioni, qui non sarebbero in discussione. Il progetto è una vaccata o non lo è. Devasta un parco o non lo devasta. A prescindere da cosa vuole davvero chi lo critica.
      Infine, non coglie nel segno nemmeno il rilievo mosso al comitato di non aver letto i documenti tecnici, che vengono invece analizzati anche nel dettaglio (vedi il paragrafo «Do Not Significant Harm»). Se nel farlo sono stati riferiti dati scorretti, allora li si corregga. Qual è il numero giusto di alberi che verrebbero abbattuti? In base a quale fonte? E quello degli alberi ripiantumati?
      Questo commento muove accuse importanti – ignoranza, millantato credito, menzogna, disonestà – senza però fare uno sforzo altrettanto importante per suffragarle.
      Ci auguriamo che la discussione non prosegua in questi termini.

      • Mi permetto di rispondere cautamente, vedo molto nervosismo, ma qualcosa sull’argomento mi è capitato di leggerlo e viverlo.
        Per quello che riguarda gli alberi, dovrebbero essere 31 e non 42 (la fonte è il consiglio di quartiere citato a cui ero presente, è stato presentato non solo il numero ma l’elenco preciso degli alberi da rimuovere). In questo caso chi non produce la fonte è il comitato, visto che esiste una comunicazione ufficiale del comune.

        Il progetto era già stato presentato pubblicamente in quartiere nel 2021, avendo figli a scuola in quel quartiere partecipai così come lo fecero docenti delle Besta.
        Il comitato si è svegliato in luglio, non partecipò. Oggi fanno apparire la comunità scolastica come contraria al progetto, ma non mi pare corrisponda alla realtà vivendo il territorio e la scuola stessa. Mi pare (ma potrei sbagliare) piuttosto che il comitato sia fatto (maggiormente) da persone che di tale edificio non hanno (più) bisogno.
        Anche in questo caso qual è la fonte di tanta adesione nella comunità scolastica? L’intervento della dirigente al consiglio di quartiere è stato sostanzialmente favorevole, con ovviamente le lamentele di molti presenti.

        Non mi pare si sia menzionato a sufficienza l’esigenza di rendere sicure da un punto di vista antisismico l’edificio scolastico. Il comitato sta forse accusando di falso il comune e i suoi tecnici quando affermano che comunque l’adeguamento sismico raggiungibile con un intervento sull’edificio vecchio non sarebbe mai equiparabile alla sicurezza di quello nuovo? Quale tempo di vita sarebbe previsto sull’edificio ristrtturato prima di un nuovo intervento significativo?

        Il comitato ha molto a cuore le antiaule, citate anche nel vostro post, che altro non sono – vi invito ad andarle a vedere – che corridoi con un armadietti disposti per dividere lo spazio dove, i ragazzi, oltre a svolgere attività didattica sono costretti a pranzare (perché nel vecchio edificio non è previsto un luogo specifico, e forse più igienico, dove farlo). Allo stesso consiglio di quartiere è stato mostrato con planimetrie come il vecchio edificio richiederebbe ben 4 ascensori per eliminare le barriere architettoniche (a causa della disposizione degli spazi al primo piano). Ovviamente, questo occuperebbe gran parte della antiaule.

        • 1. La risposta al primo punto è il masterplan del comune: gli alberi da abbattere sono di colore giallo e numerati (da noi) da 1 a 42.

          2. La presentazione in quartiere crediamo sia la commissione aperta dell’8/6/2022, con diffusione dell’informazione molto limitata, quasi assente . La comunità scolastica non è la dirigente (che peraltro non solo è ricattabile dal Comune che fornisce molti servizi alla scuola, ma è arrivata a cose fatte e non ha né ha mai avuto il potere di opporsi). La maggior parte dei docenti dell’istituto comprensivo 10 ha firmato la petizione del comitato.

          3.Per le valutazioni antisismiche, i parametri utilizzati sono stati presi al massimo pessimismo su tutta la struttura, l’edificio sarebbe perfettamente migliorabile, senza grossi problemi, come prevedono le Norme Tecniche in proposito (Decreto M. 17-1-2018 -NTC). Da notare che Bologna è in zona sismica 3 e non 1.

          4.nelle antiaule i ragazzi non sono “costretti” a mangiare, il refettorio manca perché qui siamo in una condizione più favorevole: molto meno caos e rumore, atmosfera “familiare”. Quanto all’igiene, trattandosi di mera distribuzione di pasti confezionati in monoporzioni sigillate, è come dire che non sono igienici i tavolini dei dehors. Naturalmente devono essere puliti prima e dopo e non ci si può appoggiare nulla senza un supporto (piatto, tovaglietta, ecc.), ma sarebbe lo stesso in un refettorio. A parità di spazio complessivo, rispetto al nuovo edificio, qui tutti gli spazi sono sempre utilizzabili, e la scuola risulta più grande, con più possibilità.

          (segue)

          • 5.sugli ascensori ecco cosa era previsto nel progetto delle Besta:

            Sezione

            Primo piano

            Piano terra

            Possono essere installati nello spazio esistente tra i percorsi di accesso al primo piano e le zone-segreteria, con pareti leggere vetrate e in modo da dare accesso a entrambe le zone, utilizzando spazi ridotti , con arrivo al piano terra in modo da non interferire con le attività didattiche, e neanche con la struttura dell’edificio, con soluzioni del tipo riportato nei disegni linkati, disegnato in rosso.

            Continuiamo a sostenere che tecnicamente nulla impedisce la ristrutturazione delle Besta secondo tutti i crismi di agibilità, sicurezza ed efficientamento energetico.
            Quello che manca è solo la volontà politica. Se le Besta verranno abbattute con la nuova scuola quattrofoglie dovremo rinunciare ad un modello didattico che, relativamente agli spazi, ci farà regredire di settant’anni.

            Tempo di vita dell’edificio ristrutturato? L’edificio esistente non ha strutture portanti in vista, quindi non soggette agli agenti atmosferici, e i pannelli di tamponamento esterni sono protetti da uno strato di ghiaia di marmo di Carrara, infatti la struttura è ancora perfetta. Quindi non si capisce a cosa sia dovuta la dichiarata limitazione a 50 anni della durata dell’edificio. Allora tutti gli edifici esistenti a Bologna da più di 50 anni sarebbero da demolire e ricostruire, compreso tutto il centro storico?

            Forse, poi, dell’edificio non avremo più bisogno, ma del parco sì e questa è una perdita irrimediabile.

            • Ok. Una volta smontata l’accusa di aver diffuso «dati falsi» sul numero di alberi da tirare giù, controargomentata nei dettagli l’idea che le Besta non si possano ristrutturare, riportata coi piedi per terra la narrazione che stava prendendo piede secondo cui le antiaule sarebbero praticamente un luogo di degrado, fatto notare che buona parte del corpo docente delle Besta ha firmato la petizione contro l’abbattimento, noi diremmo che si può anche passare oltre. Se invece si vuole insistere su questi punti, bisogna fare meglio di così, produrre altri argomenti, e magari spiegare come mai il Comune in un documento dice di voler abbattere 31 alberi (che comunque sarebbero tanti) mentre nel masterplan se ne vedono segnati 42.

  2. Riceviamo e, ritenendolo di interesse per chi ci legge, pubblichiamo:

    COMUNICATO STAMPA EUROPA VERDE BOLOGNA

    Prendiamo atto con rammarico della posizione di chiusura al confronto e a un ripensamento del progetto delle scuole Besta da parte di Coalizione Civica.

    È singolare che una forza politica che si vanta di essere ambientalista riduca tutta la questione a un mero calcolo di emissioni e assorbimento di CO2 (secondo il vicepresidente del quartiere San Donato Marco Trotta, il nuovo edificio equivale a 500 alberi). Forse sarebbe opportuno sostituire il computo ingannevole a supporto del progetto con l’ascolto dei cittadini che pensano che alberi e verde urbano siano fondamentali per vivere meglio e per tutelare la salute di tutti.

    Altrettanto singolare è che il vicepresidente Trotta esprima soddisfazione per una struttura da “zona ricca”, come se un parco bellissimo fosse sinonimo di povertà e degrado.

    In una recente relazione del WWF Bologna, il progetto di realizzazione delle nuove scuole Besta viene collocato in una “visione distorta del Bene Pubblico e della “Sostenibilità ambientale”. È sufficiente che il nuovo edificio disponga di un’efficienza energetica maggiore e automaticamente abbattere il vecchio per costruire il nuovo diventa “sostenibile”. L’abbattimento di una struttura, lo stoccaggio e il riciclo dei rifiuti edili, la costruzione del nuovo edificio con nuove fondamenta e nuove strutture, nonché tutte le fasi di cantierizzazione comportano un costo energetico e ambientale notevole soprattutto in termini di emissione di CO2 e di altri gas climalteranti. “Affermare che un progetto è “sostenibile” solo perché si spende meno a scaldare i locali è una cosa priva di senso”, sottolinea il WWF.

    Infine, come Europa Verde Bologna esprimiamo solidarietà all’architetta Fioretta Gualdi, accusata dal sindaco di interesse personale in merito alla sua contrarietà al progetto dell’amministrazione comunale. Desta stupore che il primo cittadino, invece di confrontarsi nel merito delle critiche e delle proposte, attacchi personalmente una stimata professionista che ha servito il Comune di Bologna e che si è attivata e si spende in prima persona per salvaguardare un bene comune.

  3. Grazie per il post. Premetto che non conosco la situazione delle Besta ma volevo segnalare però che la situazione delle scuole Guercino con cui si confrontano presenta alcune criticità. In primis gli spazi antistanti le aule almeno fino a due anni fa, erano principalmente impiegati da ripostiglio e non per didattica più avanzata. Un’altra criticità è sorta durante la ristrutturazione della scuola per cui è stato necessario spostare alcune classi presso la scuola primaria dello stesso istituto comprensivo, poiché mezzo plesso non era risultato sufficientemente capiente per le esigenze dell’istituto.

    • Però scusa, avolta, le problematiche che sollevi non c’entrano con il punto della questione. Non si sta parlando di come vengono utilizzati nella quotidianità gli spazi delle Guercino, ma del fatto che per le Guercino il comune ha deciso ed eseguito la ristrutturazione, mentre per le Besta no. E mentre le Guercino sono vincolate perché edificio di interesse culturale e storico, le Besta, che pure sono uguali, no. Dopodiché, accade spessissimo che durante la ristrutturazione di una scuola alcune classi facciano lezione in altri spazi. Un esempio tra i vari possibili: qualche anno fa, mentre venivano rifatte le scuole Carracci di via Saragozza, le classi si sono spostate alle Guinizelli, in via Ca’ Selvatica. Per quanto riguarda le Besta, ci sono insegnanti secondo cui ciascuno dei due blocchi in cui è divisa la scuola ha sufficiente spazio per tutte le classi. Ma anche qualora non fosse così, altri spazi per fare lezione si trovano. L’obiezione secondo cui non si può ristrutturare la scuola invece di buttarla giù perché nel frattempo non si saprebbe dove mettere gli studenti è stata improvvisata in quattro e quattr’otto da Ara durante la seduta aperta del consiglio di quartiere, non sta in piedi e non è certo la ragione per cui hanno deciso di demolire. In realtà a ristrutturare le Besta non ci hanno neppure pensato, troppo impegnati a farsi brillare gli occhi pensando al nuovo progetto.

      • Gli spazi non ci sono assolutamente per tenere i ragazzi alle Besta durante l’eventuale ristrutturazione, non credo che nessuno di voi abbia idea di quali sono le necessità di un edificio adeguato in cui traslocare per anni 18 classi con annessi laboratori, palestra, accesso per i disabili ecc. Edificio che ovviamente non può essere in zone troppo distanti perchè altrimenti diventerebbe impossibile per gli studenti raggiungerlo. Voi ne conoscete?
        Riguardo al vostro commento offensivo al mio primo commento, posso dirvi che conosco meglio di voi la situazione. L’ipotesi della ristrutturazione da voi proposta per risolvere le magagne attuali, darebbe alla scuola qualche altro anno di respiro ma non sarebbero interventi che le potrebbero dare 50 anni di vita, quindi stiamo parlando di soldi e disagi ingenti per raggiungere quale obiettivo? Davvero non è meglio una struttura nuova ed efficiente? considerando che tutta l’area dell’attuale scuola verrà riportata a parco?

        • Dunque:

          – hai lasciato un primo commento pieno zeppo di illazioni sul comitato, accuse non sostanziate e affermazioni prive di fonti;
          – ti abbiamo risposto spiegando che qui questa modalità non è tollerata, che gran parte delle tue illazioni oltre con non sostanziate non erano nemmeno pertinenti al punto della questione, e ti abbiamo chiesto espressamente di riportare fonti che provino che il comitato dice il falso;
          – non solo hai ignorato le nostre cortesi richieste, ma definisci “offensivo” il nostro commento.
          Ecco, noi gente che si comporta come te qui non la vogliamo.
          Tornatene su Facebook, qui non commenterai più.

          • A chi sente l’impulso di commentare facciamo alcune richieste:
            – assicurati di aver finito di leggere il post;
            – apri il pdf che abbiamo linkato nell’intro e leggi pure quello, è un addendum al post e se l’abbiamo messo c’è un motivo;

            A seguire, un paio di consigli, basati su come di solito ci comportiamo noi, qui come in “casa d’altri”:
            – dopo aver letto aspetta un po’ di tempo, almeno (almeno) mezz’ora per rimuginarci sopra;
            – il commento scrivilo a parte, poi rileggilo, e solo se ti sembra che ogni passaggio tenga, incollalo qui.

            Qui non c’è nessun algoritmo che metta pressione a commentare subito, magari dopo aver letto metà post se va bene, magari scrivendo col pollice da telefono mentre si cammina. Ci si può prendere il tempo necessario.

            Noialtri, per dire, a ciascun post d’inchiesta lavoriamo svariate settimane, studiando documenti, verificando ogni affermazione. Che quel che viene pubblicato su Giap – sia scritto da noi o da soggetti che ospitiamo – venga letto con attenzione ci sembra davvero una richiesta minima.

        • Conosco le attuali scuole besta e ti assicuro che sono recuperabili. Piuttosto sono state trascurate e gli interventi maldestri, differenti per impegno economico e gestione dato che i dirigenti scolastici cambiavano spesso. Esistono altre scuole gemelle (stesso progetto) a Bologna e in periferia (castelmaggiore). Secondo me sono efficenti, moderne, gli spazi sono modulari e ariosi. Ho dato un occhiata al nuovo progetto e pur non essendo competente mi balzano agli occhi diversi problemi e errori grossolani: i microgiardini con alberi che appassiranno e verranno soffocati, il poco spazio per stare all’aperto mentre adesso hanno a disposizione un parco bellissimo per poter c o r r e r e e di fianco la scuola c’è un bellissimo orto. Le scuole besta hanno problemi risolvibili ma vanno mantenute nello stato attuale. Credo che l’edificio vada valorizzato come esempio di edilizia scolastica all’avanguardia. Lo ripeto: l’edificio va curato e forse il fatto che le besta hanno cambiato tanti dirigenti scolastici in pochi anni puo’ essere stato un problema per la cura degli spazi. Il parco e i 40 alberi sono importanti e la smania cementificatrice va fermata. Capisco che ci siano interessi.. ma credo che chi vive gli spazi e le strutture debba avere voce in merito. N’est pas ?

  4. In un commento precedente è stato fatto l’esempio delle scuole Carracci di via Felice Battaglia. Nel 2019 le Carracci sono state demolite e ricostruite, credo aggiungendo un piano, nella stessa sede. Anche lì sono stati abbattuti e ripiantumati alcuni alberi, e non ho idea se in quel caso sarebbe stata possibile una ristrutturazione senza demolizione, ma almeno la struttura è rimasta dov’è e non è stato stravolto il parco circostante consumando nuovo suolo. Dal prossimo anno scolastico il nuovo edificio sarà in funzione. Per 10 anni – tanto ci è voluto perché la scuola venisse demolita e ricostruita, a causa di un inghippo burocratico – gli studenti del circondario sono andati alle scuole medie Guinizelli, in via Ca’ Selvatica, due chilometri più a est delle Carracci, nel centro storico. Dieci anni equivalgono a più di tre cicli di scuole medie. Se non ci fosse stato questo assurdo ritardo, quel disagio avrebbe riguardato un solo ciclo scolastico, dato che per demolire e ricostruire la scuola ci sono voluti 4 anni, ma con una pandemia di mezzo. E i costi? Stando al sito del Comune di Bologna, ricostruire le Carracci in sede è costato 7 milioni di euro (https://www.comune.bologna.it/servizi-informazioni/ricostruzione-scuole-carracci), poi diventati 7,7 milioni secondo alcuni giornali. Comunque meno della metà di quello che si spenderebbe a spostare le Besta.

    • Forse troppo estrema la convinzione che la Giunta Comunale voglia fare del male alla città. Certo.. può sbagliare. Come possono sbagliare i sostenitori della alternativa proposta dal Comitato. Certo è che non si può sempre discutere e ridiscutere tutto. Ed io continuo ad avere più fiducia nella Giunta, che è espressione della città che vita in libere elezioni, che in un Comitato che si è – legittimamente, si intende – autocostituito e che risponde solo a se stesso. Ripeto: può darsi che il Comitato abbia ragione. Ma le valutazioni di merito, contrapposte, sembrano avere entrambe motivi da prendere in considerazione

      • Il problema è che non si discute davvero niente. Si finge di discutere, ma poi le decisioni vengono prese sulla testa della gente e chi osa dire qualcosa si becca pure delle accuse di NIMBY, malafede, o – come è successo all’architetta delle Besta da parte del sindaco – viene dipinto come nostalgico. Sindaco e giunta che, non andrebbe MAI dimenticato, sono stati eletti dai due terzi della metà dei bolognesi che è andata a votare. Lepore e la sua giunta governano con appena il 31,6% dei voti reali. Detta altrimenti: a Bologna, tra coloro che hanno diritto al voto, quasi sette su dieci non hanno votato Lepore.

      • Ercolino, tu puoi aver fiducia in chi vuoi, ma non basta dire che «la giunta può sbagliare», troppo comodo. Da anni raccontiamo la città, facciamo inchiesta, documentiamo gli scempi ambientali e urbanistici, le logiche distorte e la noncuranza con cui si prendono decisioni riguardanti il territorio, gli innumerevoli boomerang lanciati (FICO, il People Mover), la hybris cementizia e asfaltizia di questa classe dirigente, i finti processi partecipativi che in realtà mascherano una concezione autoritaria dei processi decisionali («autoritarismo soft», lo ha chiamato qualcuno, ma le conseguenze sono spesso piuttosto hard). Non siamo noi e non è nemmeno il Comitato Besta ad avere opinioni «estreme», sono i dati a essere impietosi: quelli sull’inquinamento, sul consumo di suolo, sulla crisi abitativa, sul disagio nelle periferie, sull’esclusione che aumenta, sulla rabbia che monta in questa «città più progressista d’Italia». Abbiamo esposto, documentato, raccontato tutto questo. È tutto qui su Giap, e qualcosa anche su Internazionale. Condonare tutto questo sempre e comunque, lasciar correre in nome del «menopeggismo» , mangiarsi questa minestra facendo pure finta che sia buona è comportamento che lasciamo volentieri ad altri. È proprio a colpi di menopeggismo che le logiche neoliberiste sono penetrate in ogni meandro della società come il proverbiale coltello nel burro.

  5. Nelle risposte che vengono date all’articolo del Comitato Besta, qui e altrove, notiamo una tendenza: i difensori del progetto parlano del comitato come se fosse un soggetto isolato e la sua opposizione al progetto fosse tutta emotiva e caduta dal cielo. Si dice sempre «il comitato» e basta, lo si accusa di essere spuntato all’improvviso ecc.

    Al contrario il comitato, come fa notare nelle ultime righe del suo pezzo, è parte di una mobilitazione più ampia che collega diverse vertenze cittadine e include non solo altri comitati e coordinamenti civici, ma vede in prima fila il WWF, Italia Nostra, Legambiente ed Europa Verde–Verdi Bologna, vale a dire i tre maggiori soggetti dell’associazionismo ambientalista storico e il principale soggetto politico direttamente espresso dall’ecologismo.

    Il WWF ha prodotto una dettagliata analisi del progetto Besta e delle sue logiche, che abbiamo messo a disposizione ma chissà perché tutte le risposte la ignorano;

    Italia Nostra si è attivata per chiedere la tutela dell’edificio esistente;

    Legambiente – che alcuni mesi fa è uscita dal Patto per il Lavoro e il Clima promosso dalla Regione e sottoscritto anche da comune e città metropolitana – inserisce il progetto Besta in un insieme di decisioni sul territorio che vanno tutte in direzione di un maggiore consumo di suolo;

    Europa Verde a rigore fa parte della maggioranza di governo cittadina, dunque non può essere accusata di settarismo o che altro.

    I difensori del progetto attaccano sempre «il comitato», mai, per dire, «il comitato, il WWF, Italia Nostra, Legambiente ed Europa Verde». Il motivo appare ovvio: già solo elencare questi soggetti farebbe capire che qualcosa non va.

    Invece l’aspetto interessante delle recenti vertenze territoriali è proprio il manifestarsi di quella che lo studioso di movimenti Rodrigo Nunes ha definito un’«ecologia di forme di organizzazione e di azione». Queste lotte tengono assieme battaglie legali, forme tipiche della politica più militante e forme ancora diverse, tengono assieme processi orizzontali e verticali (che non vuol dire verticistici: “verticale” è anche rivolgersi al TAR o al Consiglio di stato), associazionismo storico, movimenti radicali e gruppi informali. E più le lotte si estendono, più quest’ecologia si arricchisce e si trova naturale agire in modi diversi per un unico obiettivo, senza sospetti né scomuniche reciproche.

    La controparte dovrebbe farsi qualche domanda su queste dinamiche, in primis sul fatto che, con tutto il suo greenwashing, in sempre più circostanze si ritrova contro praticamente ogni corrente dell’ambientalismo, dalla più radicale, e fin qui ça va sans dire, alla più moderata.

  6. Mi fa piacere segnalare una correlazione con le scuole Besta a Castel Maggiore: negli ultimi anni il comune ha chiuso 2 scuole perfettamente funzionanti (Sabbiuno e Primo Maggio) per spostare, con grande delirio delle famiglie, i bambini al nuovo plesso di via Loi, attivo ma incompleto dall’apertura (e senza chiara fine in vista). Nessuno ha ben capito il perchè e quale fosse il bisogno. Le scuole materne sono in attesa di essere spostate in nuova sede da almeno 5 o 6 anni, il cantiere boh, vedremo… Le scuole medie verranno abbattute e ricostruite, senza chiuderle – quindi i ragazzi vivranno per anni in cantiere. In tutto questo è apparsa una nuova biblioteca (anche carina, eh, ma come le scuole non l’hanno finita all’inaugurazione) in mezzo ad un parco, a 50 metri dalla vecchia. La vecchia biblioteca era in perfetta condizione ed è ancora lì.

    Non capisco, ma forse sono io limitato, il delirio edile di questi anni. E altrettanto non capisco perchè: 1. venga investito sull’edilizia scolastica anche laddove non ce ne sia il bisogno. Da un punto di vista ambientale, sicuramente, ma anche da un punto di vista sociale: le abitazioni “del comune” stanno su puntellate, non era meglio investire lì e dare dignità a quelle persone che hanno bisogno di un sostegno? 2. venga “mangiata” una quantità assurda di suolo: Castel Maggiore è molto verde, ma se andiamo avanti così non rimane più nulla…

    Infine, non è chiaro a nessuno, e da quel che percepisco nemmeno al comune, cosa fare con gli edifici “dimessi”: verranno abbattuti? Venduti? Riutilizzati? Al momento sono nell’assoluto abbandono. Vox populi menziona solo la caserma dei carabinieri (nuova anche quella, con la municipale, in mezzo ad un parco molto bello, l’Iqbal Masih) che verrà venduta. In tutto questo Castel Maggiore non provvede a servizio per gli anziani (condomini solidali o con supporto, residenze, nulla), e non ne ha, per quello che posso capire, alcuna intenzione.

    Perplessissimo.

  7. Nel documento del WWF allegato c’è, all’inizio, una frase per me eloquente: “È sufficiente che il nuovo edificio disponga di un’efficienza energetica maggiore [del vecchio] e automaticamente diventa sostenibile”. Questo concetto della sostenibilità, preso di peso e calato su qualsiasi realtà, è fuorviante. Un cubo di cemento, fosse pure in classe quadrupla A, è comunque meno “sostenibile” del pezzo di terreno su cui scava le sue fondamenta. Un cubo di cemento inutile non potrà mai essere sostenibile, perché il cemento sostenibile non è (“la sola produzione del cemento è responsabile di quasi il 10% del totale dei gas serra emessi dalle attività antropiche”, sempre dal documento WWF; e tralasciamo pure il consumo di suolo). Quindi, a mio parere, la prima domanda da farsi prima di pianificare un insediamento è: serve davvero? Se la risposta è affermativa (come nel caso delle nuove Besta) allora si va avanti, cercando non di essere sostenibili ma di avere meno impatto possibile. Una soluzione che, a parità di capacità nel soddisfare l’esigenza, non occupa nuovo suolo (la ristrutturazione) sembra allora preferibile a quella che occupa nuovo suolo, anche se poi, al posto del vecchio edificio demolito, ci vanno degli alberi. Che senso ha abbattere degli alberi qui per ripiantarli lì quando si può ottenere lo stesso risultato senza abbatterne nemmeno uno? La questione, vedendola da “fuori”, sembra però incepparsi e diventare fonte di scontro non sull’impatto in se, ma sulla validità o meno dei due progetti, sulla rispettiva capacità di soddisfare l’esigenza di un’offerta formativa moderna in un edificio funzionale.

  8. La questione politica riguarda l’opportunità di ristrutturare un edificio esistente oppure costruirne uno nuovo. Da quanto si legge anche nei commenti, che possono sempre essere fonte interessante di conoscenze e di informazione (quando non avvelenati, s’intende), l’unica motivazione che reputo valida a difesa della realizzazione della nuova scuola sarebbe la sua tenuta nel corso degli anni, rispetto alla sistemazione del vecchio edificio, sulla base dei più moderni criteri di sicurezza. Purtroppo, questa posizione non è sostenuta da fonti tecniche a sostegno del ragionamento, per quanto possa apparire logica intuitivamente. Mi farebbe molto piacere che si tenesse in conto di un altro fatto, a mio avviso altrettanto logico e intuitivo visti i tempi che corrono: dato l’impatto dell’impronta antropica sul pianeta, così come sul nostro territorio, sarà mica il caso di imparare a riparare e avere cura dell’esistente, piuttosto che insistere a consumare nuovo suolo vergine, risorse naturali incontaminate ecc? E’ un approccio politico criticabile come qualunque altro, ma mi piacerebbe molto vederlo applicato, perché credo sia ciò di cui abbiamo bisogno. Temo che questa amministrazione non sia molto d’accordo. Buona serata a tutte, ci vediamo domani mattina in piazza Spadolini.

    • «La questione politica riguarda l’opportunità di ristrutturare un edificio esistente oppure costruirne uno nuovo […] l’unica motivazione che reputo valida a difesa della realizzazione della nuova scuola sarebbe la sua tenuta nel corso degli anni, rispetto alla sistemazione del vecchio edificio, sulla base dei più moderni criteri di sicurezza. Purtroppo, questa posizione non è sostenuta da fonti tecniche a sostegno del ragionamento, per quanto possa apparire logica intuitivamente ».

      A proposito delle «fonti tecniche a sostegno del [loro] ragionamento» la PA ha a disposizione (se non ancora l’IA) almeno uno strumento sviluppato per facilitare l’acquisizione di maggiore consapevolezza sul rapporto danni/benefici ambientali in casi come questo. Si chiama LCA (Life Cycle Analysis)
      ed è gia ampliamente utilizzato nel settore edilizio sia privato che pubblico a livello internazionale.

      Direi quindi che il “veléno” di cui preoccuparsi è un tantino meno metaforico.

  9. Sul blog dei Sollevamenti della Terra, «Chiacchiere con il Comitato Besta». Da leggere.

    https://sollevamentiterra.noblogs.org/post/2023/12/13/chiacchiere-con-il-comitato-scuole-besta/

  10. Bologna, parco don Bosco, questa mattina.
    Nonostante mesi di mobilitazione, l’opposizione di tutte le associazioni ambientaliste, migliaia di firme tra cui quelle di importanti architetti e urbanisti cittadini (incluso il decano Pierluigi Cervellati), l’amministrazione Lepore-Clancy tira diritto.
    Forte del riuscito diversivo dei «30 all’ora» – che gli ha dato un po’ di fiato mediatico anche a livello nazionale, in un momento di calo dei consensi e di crisi politica con l’espulsione dei Verdi dalla maggioranza – Lepore manda operai e polizia locale a recintare il parco per abbattere 42 alberi.

    Dal 2020 a oggi solo in città si sono abbattuti circa 8000 alberi. Nella Città metropolitana di Bologna – capitale nazionale del greenwashing perché capitale de facto del PD-e-dintorni – il potere agita specchietti “green” per le allodole mentre distrugge verde vero a ciclo continuo, preparando il terreno per nuove colate di cemento e asfalto: Passante, nodo di Rastignano, Fiera, Tecnopolo, ex-Caab, poli logistici, elencare tutti i progetti è pressoché impossibile.
    Con ipocrisia ogni anno il Comune celebra la “Festa degli alberi” in cui, senza alcun criterio arboricolo ed ecologico sensato, si piantano alberelli che poi non vengono curati e in gran parte muoiono di sete, mentre sempre più alberi ad alto fusto vengono buttati giù e il suolo – l’ecosistema più importante al mondo – viene sigillato e fatto morire.

    • Il tentativo di chiudere il parco è fallito. Stamattina, intorno alle 11, mentre nell’area transennata una ventina di attiviste e attivisti del Comitato Besta, di cui alcune incatenate agli alberi, resistevano ai tentativi di sgombrare l’area, fuori si radunava qualche decina di solidali, che a un certo punto hanno buttato giù le transenne e hanno raggiunto chi era dentro. Le forze dell’ordine sono rimaste spiazzate. La Digos ha deciso di stare defilata. La polizia locale, più “muscolare” e zelante nel compiere la propria leporiana missione, prima ha tentato di giocarsi la carta dei «violenti» quando in realtà non era successo niente di che, poi, vista la mala parata, ha fatto dietrofront ed è sparita dalla vista, come del resto gli operai transennatori, che di essere zelanti non avevano (giustamente) alcuna voglia. Si è improvvisato un pranzo di resistenza, nel primo pomeriggio c’è stata un’assemblea cittadina, per domattina già alle 6:30 è prevista una colazione, ecco il comunicato d’invito.

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      COLAZIONE AL PARCO DON BOSCO, DOMATTINA ALLE 6.30. NON LASCEREMO IL PARCO ALLA VIOLENZA DEI DEFORESTATORI

      Parrocchetti e picchi, ricci e talpe, gente del quartiere ma non solo, comitato Besta e cittadini solidali, giovani e anziani, rapidi e lenti, alti e bassi. C’era una folla oggi a difendere il parco Don bosco. C’erano quelli che amano il verde cittadino e dall’altra parte c’erano gli emissari di chi il verde pensa solo a distruggerlo.

      E ce l’abbiamo fatta a resistere! Non sarà facile, ma vogliamo continuare a farlo. Possiamo farlo in tanti modi, con i ricorsi, con le analisi tecniche, con la disobbedienza civile… vogliamo usarli tutti questi modi.

      Oggi a fine giornata il parco era aperto, ci piacerebbe che rimanesse così. Per questo rilanciamo con un nuovo appuntamento. Una colazione nel verde del Don Bosco, alle 6.30, si comincia presto per farsi trovare pronti dalle truppe di Lepore.

      —–

      Per altri aggiornamenti c’è questo canale Telegram:
      https://t.me/bolocontropassante

  11. Ragazzi, mi sono commossa. Quando avevo letto il commento di stamattina mi era venuta una gran tristezza, ma poi mi ero detta che non poteva finire così. Sono geograficamente lontana, ma vicina a questa resistenza pacifica e creativa e vi ringrazio di cuore per questo aggiornamento. Sono piccoli ma importantissimi segnali di civiltà, di responsabilità, di dissenso intelligente, mi viene anche da dire di semplice buonsenso. E spero davvero che questo sia di ispirazione e motivazione per tanti. Mi viene in mente la fiaba dei vestiti nuovi dell’imperatore, anche qui l’imperatore è nudo, ormai sono in molti a vederlo, ancora troppo pochi quelli che lo dicono apertamente. Bella l’immagine di festa che avete trasmesso, fa bene al cuore.

  12. LA “SPAPLA” DEL PD BOLOGNESE E LE CONTRADDIZIONI DI COALIZIONE CIVICA

    Per la seconda volta in pochi mesi Coalizione Civica pensa di potersela cavare uscendo dalla sala del consiglio comunale nel momento in cui si vota una mozione proposta dal partito suo alleato ma a lei scomoda, perché evidenzia le sue contraddizioni. Per quanto tempo potranno continuare così? Sono quelli del né sì né no. Si spazientirà anche il PD, a un certo punto. Le contraddizioni sono destinate ad acuirsi.

    Dopo gli accadimenti di ieri al parco don Bosco, la polizia locale dichiara di avere due feriti. Sarebbe accaduto nei pochissimi secondi in cui la piccola folla solidale ha buttato giù le transenne.

    Tutti i presenti non appartenenti alle forze dell’ordine, incluso il consigliere comunale Davide Celli che in quel momento era bloccato all’ingresso del parco dalla stessa polizia locale, dicono di non aver visto colluttazioni di sorta.
    Alcune foto mostrano un agente a terra (uno, non due), circondato però solo da suoi colleghi. Chi c’era dice che l’uomo si è alzato subito e sembrava stare come prima.

    Noi non eravamo ancora arrivati dunque possiamo solo mettere in fila le testimonianze e tener conto dell’unica immagine disponibile. In base a questi elementi, non sembrerebbe essere successo nulla di rimarchevole.

    Il presidio è proseguito nell’allegria e in un’atmosfera del tutto pacifica, come sempre è stato in questi mesi. C’erano persone di tutte le età, genitori di alunni delle Besta, abitanti del quartiere ecc. Ma oggi i titoli dei giornali, a cominciare da Repubblica, descrivono una realtà parallela. Sono tutti incentrati sulla «violenza», e il PD fa la voce grossa di prammatica: «si è passato il segno», «non tollereremo» ecc.

    Dietro i cascami di una notizia amplificata oltremisura, ritroviamo il solito «tireremo diritto» a cui ci ha abituati la giunta Lepore-Clancy; l’autoritarismo camuffato con «percorsi partecipativi» finti; la totale allergia al conflitto, che invece dovrebbe essere il sale della vita pubblica; l’impermalimento sia personale – quello di Lepore – sia collettivo ogni volta che ricevono critiche e si rammentano che la loro bolla affollata di yes men non è il mondo reale. Gli si vede persino tremolare il labbro inferiore, quell’espressione tipica dei bambini che stanno per piangere e che in alcune parlate emiliane si chiama «la spapla».

    Soprattutto, ritroviamo la rinuncia alla politica, intesa come quell’arte del conflitto che ti fa capire che potresti, e dovresti, fare un passo indietro. Passi indietro questa giunta non ne farà, perché impuntarsi è nella sua natura.

    Tornando a Coalizione Civica: ieri pomeriggio il PD ha messo ai voti in conslglio comunale una mozione di solidarietà ai due agenti della PL, vittime di non accertate violenze da parte di coloro che sui giornali continuano a esser chiamati «i centri sociali».

    [A noi risulta che oggi, tra i pochi spazi pubblici cittadini che vengono da una storia “centrosocialista”, un paio – affiliati tra loro – siano dentro Coalizione Civica, ergo al governo col PD, e abbiano addirittura espresso un consigliere comunale. Ergo, rispetto ai fatti di ieri, stanno da una precisa parte delle transenne, e non è la stessa di chi difende gli alberi. Dunque di che stiamo parlando?]

    Ebbene, al momento di votare, probabilmente per non fare proprio la parte di quelli che difendono la polizia, i consiglieri di Coalizione Civica sono usciti. Cosa che l’opposizione di destra, facendo il suo mestiere, ha fatto notare.

    Troppo comodo, signore e signori di CC. La polizia locale che ieri al parco don Bosco scalpitava a mandibole tese era lì per imporre un progetto che è anche vostro. Era lì per imporre un modello di città che è inequivocabilmente il vostro: quello del Passante a cui avete detto sì, della cementificazione che ogni volta votate dicendo che è “verde”.

    Quella polizia locale, all’atto pratico, l’avete mandata anche voi. A rigor di logica, ieri avreste dovuto darle solidarietà contro i «violenti». Ma non ne avete il coraggio, e pensate di poter continuare con un piede e mezzo dentro il governo e il restante mezzo piede poco fuori.

    Non potrete continuare così a lungo. Quel mezzo piede, o lo tirate dentro, o prima o poi qualcuno ve lo trancia.

    • Mah, io ho la triste impressione che la giunta si è legata con le sue mani. Se all’inizio di questa vicenda, o solo qualche mese, avrebbe potuto uscirne con eleganza cambiando progetto e puntando sulla ristrutturazione dell’edificio esistente – adducendo una miriade di ragioni plausibili – oggi temo non sia più così. L’arroganza di impuntarsi quando un dietro front dettato dal buon senso sarebbe stato impercettibile li ha portati a uno scontro frontale dove o si vince o si perde. E a questo punto non possono permettersi di perdere: se dovessero finire per trattare aprirebbero una breccia che potrebbe determinare una valanga, tanti sono ormai i comitati e i gruppi informali inferociti per piccoli o grandi colate di cemento in progetto in ogni angolo della città. E sullo sfondo c’è il passante. Perché l’aria è cambiata, solo a palazzo d’Accursio non se ne accorgono. Se dovesse passare l’idea che con la lotta si può vincere, il loro progetto grandiosamente distopico di sviluppo urbano sarebbe seriamente a rischio.
      Il comitato Besta è riuscito a incrinare la vetrina falsamente green di Lepore, si potrebbe considerare in un certo senso un “evento”.

      • Sì, e ha persino spodestato dai primi titoli la sceneggiata sui 30 all’ora che ha visto Lepore e Salvini nei ruoli – necessari l’uno all’altro – di isso e o’ malamente, naturalmente in versione padana. Fumo negli occhi, o meglio, smog negli occhi. Il diversivo è riuscito per qualche tempo, ma poi il reale torna a premere.

    • Nell’escatologia degli anni che furono ci si aspettava che l’alleanza della classe lavoratrice con la classe intellettuale avrebbe portato liete conseguenze.
      Poi sappiamo che la classe intellettuale ha finito col salvaguardare soprattutto con se stessa, sponsorizzata dai ricchi, mentre la classe lavoratrice si è alleata con altri ricchi, solitamente più maleducati e indesiderati nei salotti dei ricchi del primo genere.

      A mio avviso il presupposto di molte offerte di rappresentanza politica “verde” non è infine dissimile: si tratta di molto spesso di gente che vive in un appartamento di lusso o in una bella villa di campagna (*) e offre un’alleanza a coloro che rischiano di trovarsi l’inceneritore dietro casa o il passante sopra la testa e la casa espropriata o allagata o massicciamente svalutata.

      L’esito infausto è invariabilmente lo stesso: che si tratti di reddito, ecologia, diritti di qualsiasi tipo con un risvolto materiale, la classe intellettuale borghese è nel suo complesso incline a salvaguardare se stessa, e a farlo, naturalmente, a scapito di chi sta meno bene.

      Predestinazione finale. Calvinismo di classe, tipo.
      Forse sarebbe il caso di considerare le felici — e non problematiche! — eccezioni che la Storia ha conosciuto come eccezioni, appunto.

      Mi pare che il risultato si possa portare a casa nelle situazioni in cui sono le soggettività che direttamente subiscono a coalizzarsi, opporsi e fare politica coi fatti.

      Da esterno mi verrebbe da pensare che sarebbe tutto più semplice se Bologna si trasformasse in una Val di Susa, ecco, come forse sta succedendo — così leggo — almeno a livello di quartiere.

      Non è a mio avviso sorprendente un risultato recente, per cui la c.d. “triade oscura” della personalità sarebbe sovrarappresentata presso gli “attivisti ecologisti” (a loro volta largamente provenienti da classi agiate; non ci riferiamo qui a un valligiano qualsiasi con le benne dietro casa che ha motivazioni molto spiccie per opporvisi): https://www.psypost.org/2024/02/dark-personality-traits-linked-to-engagement-in-environmental-activism-221188

      A un certo punto nella progressione della eventuale carriera politica di soggetti simili, le ricompense offerte per abbandonare nella sostanza la via inizialmente presa e le promesse inizialmente fatte superano gli incentivi del narcisismo.

      Tanto meglio, anzi, se si possono mantenere ambo le cose: ed ecco il greenwashing, che non mi stupirei se fosse interiorizzato da certi soggetti, che finirebbero ossia col credere veramente al “passante verde”. Cosa che li renderebbe assai più pericolosi.

      Buona fortuna.

      (*) (o ci vivono i propri padri e zii ingegneri e imprenditori laddove costoro siano studenti che vivono in una doppia sovrapprezzata — pagata, non di meno, dalle famiglie — e si intestano battaglie per il caro-affitti dove i lavoratori sono quantomeno sottorappresentati)

  13. La radio ieri ha riportato la notizia della protesta e dei manifestanti legati agli alberi. Una immagine di fusione bellissima. Difendere col proprio corpo un altro essere vivente, con un abbraccio. La radio ha anche sottolineato il carattere pacifico della manifestazione.
    Stamattina un gruppo di giovanissimi, e anche meno giovani, temerari antagonisti delle oscure forze dell’ ordine, nascoste in angoli remoti del parco a spiare i manifestanti, che hanno con coraggio sfidato anche il freddo polare si è ritrovato alle 6.30 per presidiare il parco.
    Nel frattempo il damerino con manie di protagonismo da primo della classe ( una sindrome diffusa tra i rappresentanti del PD) tace. E se parla dice stupidaggini degne del più infimo chiacchierone da bar.
    Credo che le micro proteste diffuse siano molto significative di una rete di resistenza che sta lavorando sodo sotto la cenere. Ma forse è anche giunto il momento di convocare di nuovo la grande manifestazione che ha portato in piazza 30.000 persone contro il passante. Collegando fra loro le istanze di rabbia e scontento che percorrono le strade. Il 30 all’ ora è come la cura del tumore col bicarbonato o con la sola chemio. In mezzo c’è un ventaglio di possibilità che non vengono neppure contemplate a solo vantaggio degli annunci da campagna elettorale permanente. Ma 30 all’ ora e passante sono strettamente collegati. Rendere ancora più visibile l’ ipocrita progetto della giunta è il lavoro necessario da continuare a fare.

  14. Io ieri, per fortuna, alla radio ho sentito parlare apertamente di una manifestazione pacifica. Sarebbe davvero interessante ritrovare quel servizio, evidentemente, trasmesso prima che le direttive di palazzo d’ Accursio impartissero la linea ai giornalisti. Che si erano limitati a testimoniare onestamente il corso degli eventi.
    Mentre oggi di pacifico, ovviamente,non c’era assolutamente nulla nella presenza della Digos. Rimasta nell’ ombra sino a momento della breve apparizione per chiedere quali fossero le intenzioni dei manifestanti e quanto intendessero stare lì. Con fare intimidatorio. Ma molto meno preoccupante della precedente nascosta presenza silenziosa.
    Ora non è purtroppo più una novità che il dissenso sia di per sé un fatto criminale da punire e reprimere per il semplice fatto di esistere. E che le pene previste per le manifestazioni di dissenso superino o siano equiparate ad atti di terrorismo o vandalici. Ne abbiamo ogni giorno la conferma. Per questo le “micro” manifestazioni sono più pericolose.

  15. Ce lo aspettavamo. Con una giunta sempre più in difficoltà nello spiegare ai cittadini il senso della devastazione del parco e della città, c’è chi tenta di usare un’arma di distrazione si massa.
    Noi, che siamo per il bene dei ragazzi e della acuola, così come degli alberi e degli animali che vivono al Don Bosco, siamo dispiaciuti se qualcuno si è fatto male, ma non abbiamo visto né aggressioni ne violenza contro le persone. Ora qualcuno può seriamente credere che di fronte ad una atto di “violenza inaccettabile” la polizia presente sul posto non sarebbe intervenuta, quantomeno per identificare le persone coinvolte? Eppure la polizia non ha fatto nulla, ritenendo evidentemente non ci fosse alcun motivo per intervenire. E questo dice tutto !
    Certo è meglio provare a distorcere la realtà quando questa non piace ma non sempre il gioco funziona. Ieri è andato in scena, grazie alle esternazioni di diversi esponenti del Pd, il giochino di chi guarda il dito quando questo indica la luna. Stava iniziando la distruzione del parco ma il problema è diventato “di ordine pubblico”. Un modo di affrontare la questione che non porterà molto lontano. E con questo chiudiamo sull’episodio di ieri.
    Ieri il movimento ambientalista bolognese, insieme a residenti del quartiere sempre più numerosi, ha vissuto un momento di felice unità, riuscendo con atti di disobbedienza civile ad interrompere i lavori del cantiere. Ed è questa la strada che intendiamo proseguire.

  16. La giunta invece non trova parole per rispondere al climatologo Luca Mercalli che sostiene la gravità di questo ulteriore consumo di suolo, si trova spiazzata di fronte al sostegno al Comitato di Pierluigi Cervellati, forse il più illustre rappresentante dell’urbanistica bolognese e con lui altri ex assessori del calibro di Roberto Matulli e Ugo Mazza che stavano in altre ben più lungimiranti giunte. E’ difficile accettare di essere bacchettati da Vincenzo Balzani emerito chimico dell’Alma Mater, ambientalista di fama internazionale. Così come è difficile accettare che numerose docenti di Scienze della Formazione scrivano del valore delle Besta e dell’assurdità di demolirle, così come numerose psicologhe e psicoterapeute che hanno lavorato con allievi e docenti della scuola e hanno autonomamente scritto un appello a favore della ristrutturazione, vista la qualità degli interventi che quell’edificio consente. E l’elenco potrebbe continuare….ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.
    Il Sindaco dovrebbe riconoscere le contraddizioni di questo progetto, se qualche mese fa ha esaltato la ristrutturazione delle scuole gemelle Guercino (c’è un video che lo ritrae raggiante all’inaugurazione delle scuole che ha frequentato da ragazzo), come può ora sostenere che per le Besta un’operazione analoga non si può fare?
    Come può sostenere di fare un’operazione green cementificando il parco ?
    A meno che non si voglia accettare la nefasta previsione dell’assessore Ara che parla di benefici “che però avremo tra 40/50/60 anni”.
    I cittadini di Bologna pretendono e si aspettano iniziative più serie per la loro città, una delle più inquinate d’Europa.
    La lotta per salvare il parco si sta facendo sempre più forte, il Comitato Besta continua il presidio.

  17. In difesa degli alberi, le molte proteste per salvare le piante a Bologna – Radio Città Fujiko

    https://www.radiocittafujiko.it/in-difesa-degli-alberi-le-molte-proteste-per-salvare-le-piante-a-bologna/

  18. In effetti il processo in corso al parco delle scuole Besta ha significativi elementi in comune con la Val di Susa – pur nella minuscola dimensione di un angolino di un singolo quartiere della città.
    Ma ciò che sta succedendo, con straordinaria rapidità, è la nascita di una comunità, all’interno della quale persone con i percorsi più vari, persone diverse per età, idee, esperienze e pratiche, si trovano unite in una lotta comune. E in questa lotta crescono e si condividono saperi, visioni, relazioni, ogni giorno si elaborano nuove e intelligenti risposte.
    Un’esperienza inedita per questa città.

  19. Radio Spore – Speciale sulla resistenza del parco don Bosco. Fermare i cantieri è possibile!

    http://radiospore.oziosi.org/blog/speciale-sul-parco-don-bosco

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