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antifascismo

Cos’è accaduto a #Gorizia il 23 maggio? Guerra, fascismi, confini, sdoganamenti

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di Tuco aka Martino Prizzi

Il 23 maggio 2015 a Gorizia è successo qualcosa.

Al “Parco della Rimembranza”, su un palco di legno, c’era un tizio che si chiama Simone Di Stefano – mai visto prima da queste parti -, che parlava di sangue e terra. Sangue italiano e terra italiana. Al suo fianco c’era l’assessora Silvana Romano, di Forza Italia. Davanti a lui un migliaio di sonnambuli che sventolavano tartarughe e tricolori. Di Stefano diceva che bisogna essere pronti a morire per l’Italia, come i fanti del 1915, perché l’Italia sta precipitando nell’abisso per colpa dei traditori e dei nemici della Nazione. Prosegui la lettura ›

Il blocco nero del primo maggio triestino

La prima pagina de «Il Piccolo», quotidiano di Trieste, 20 aprile 1945. L'Armata Rossa era già entrata a Berlino, gli Alleati avevano già passato la  Linea Gotica e stavano arrivando a Bologna. Mancavano solo cinque giorni alla liberazione di Milano, otto alla fucilazione di Mussolini, dieci al suicidio di Hitler.

La prima pagina de «Il Piccolo», quotidiano di Trieste, 20 aprile 1945. L’Armata Rossa era già entrata a Berlino, gli Alleati avevano già passato la Linea Gotica e stavano arrivando a Bologna. Mancavano solo cinque giorni alla liberazione di Milano, otto alla fucilazione di Mussolini, dieci al suicidio di Hitler (e Goebbels) nel bunker.

Segnaliamo un articolo molto importante scritto da Andrea Olivieri, su una violenta polemica in corso a Trieste, ma di portata nazionale.

Ancora una volta, lo sguardo dal confine orientale permette di vedere con maggiore nettezza e leggibilità fenomeni in corso in tutto il paese.
Da Trieste si capisce meglio cosa mai significhi l’espressione “partito della nazione”.

Olivieri racconta la manifestazione del primo maggio, che a Trieste è al tempo stesso festa dei lavoratori e anniversario della Liberazione, e analizza la reazione inviperita di un “blocco nero” molto diverso da quello visto in azione lo stesso giorno a Milano: questo blocco ha il potere ed è pericoloso davvero, non si accontenta di infrangere qualche vetrina, non si limita a far lavorare un po’ di più gli impiegati delle assicurazioni.

Ed è un blocco trasversale, perché trasversale è ormai l’immaginario velenoso e paraculo che lo nutre.
Su Carsica leggerete, tra le altre cose, di dirigenti e parlamentari PD sull’attenti davanti a vessilli della X Mas (tutto vero, documentato con foto e video).

“Buona” lettura. I rospi che inghiottirete potete sputarli di là, grazie.

Un paese di “mandolinisti”. Wikipedia, i falsi storici su via Rasella e il giustificazionismo sulle Fosse Ardeatine

«Quest'ordine è già stato eseguito.»

«Quest’ordine è già stato eseguito.»

di Salvatore Talia
in collaborazione con Nicoletta Bourbaki*

INDICE

0. Preambolo
1. Nascita di una voce dell’Enciclopedia Libera
2. Attacco o attentato?
3. Una citazione da Primo Levi
4. “Wikipedia non prende posizione”: definire “controversie” anche la propaganda fascista
5. Intermezzo. Possono le dicerie senza fondamento trovare posto in un’enciclopedia?
6. Trucidare 335 prigionieri è o no una rappresaglia efferata?
7. Lo stato attuale della discussione

0. Preambolo

«Sul livello morale di Montanelli rinvio al libro, molto documentato, di Renata Broggini: Passaggio in Svizzera.» (Carlo Ginzburg intervistato da Repubblica, 22/10/2013)

«Sul livello morale di Montanelli rinvio al libro, molto documentato, di Renata Broggini: Passaggio in Svizzera.» (Carlo Ginzburg intervistato da Repubblica, 22/10/2013)

Il 25 novembre 1995, quattro giorni dopo il forzato ritorno in Italia del capitano Erich Priebke, apparve sul “Corriere della Sera” un intervento di Indro Montanelli, ove fra l’altro era scritto:
«Una cosa tuttavia ci sembra giusto chiedere al tribunale di Forte Boccea: che sul banco degl’imputati vengano chiamati anche i responsabili – se tuttavia ce ne sono in circolazione – dell’attentato in via Rasella che provocò l’ orrenda rappresaglia delle Ardeatine. Non per processare anche loro: ci mancherebbe. Ma per risolvere, o almeno per impostare, due problemi che ci assillano da tempo. Il primo è se sia ancora moralmente accettabile una legge di guerra che, in caso di attentato, legittima la rappresaglia – e nella spaventosa misura di dieci a uno – su degl’innocenti. Il secondo è se l’autore o gli autori dell’attentato abbiano il diritto di farne ricadere sugl’innocenti il castigo. […] Ci permettiamo di suggerire un corollario al verdetto qualunque esso sia per essere: la condanna di tutti gl’imputati – boia ed attentatori – a un piccolo silenzioso […] pellegrinaggio alla tomba di un oscuro carabiniere che, per risparmiare la rappresaglia sulla pelle di una diecina di ostaggi, si presentò ai tedeschi come colpevole di un attentato cui era del tutto estraneo».

Una rapida consultazione di Wikipedia avrebbe permesso al famoso giornalista di scoprire che: Prosegui la lettura ›

Učka/Monte Maggiore 1 marzo 2015. Un saggio di alpinismo antifascista

Dal nordovest all'Adriatico orientale, tutte le lotte sono la stessa lotta. La bandiera No Tav sul Monte Učka, 1 marzo 2015.

Dal nordovest all’Adriatico orientale, tutte le lotte sono la stessa lotta. La bandiera No Tav sul Monte Učka, 1 marzo 2015.

Avevamo promesso un resoconto più dettagliato della spedizione che, l’1 marzo scorso, ha simbolicamente “decontaminato” il monte Učka (Istria), dopo che i grigi pajazi neofascisti di Casapau l’avevano irrorato di sostanze nocive quali vittimismo, italianibravagentismo, nazionalismo, antislavismo e, non ultimo, machismo (una passeggiata da niente descritta come un’ascesa eroica, andè ban a fèr däl pugnàtt!).

Ebbene, quel resoconto dettagliato ora c’è. Sul blog di Alpinismo Molotov. Nel 71esimo anniversario della strage nazifascista di Lipa.

Il post è pieno zeppo di foto e di riflessioni che vanno ben oltre l’episodio e la specifica montagna. Tuco, per fare un solo esempio, ci parla del Polizeiregiment “Bozen”.

Il reggimento attaccato dai GAP romani in via Rasella, per capirci.

Il reggimento che in Istria fu responsabile di rastrellamenti, rappresaglie, massacri, deportazioni di massa a Trieste, nel lager della Risiera di San Sabba.

Buona lettura. I commenti sono aperti di là.

Un nuovo libro del #QuintoTipo: «Il tenore partigiano», vita e Resistenza di Nicola Stame

Il tenore partigiano

Clicca per scaricare la copertina completa, con la quarta, i risvolti e la presentazione della collana Quinto Tipo scritta da Wu Ming 1 (pdf)

Dopo Diario di zona e Il derby del bambino morto, ecco Il tenore partigiano, terzo titolo della collana «Quinto Tipo» diretta da Wu Ming 1. Arriva in libreria il 22 aprile, giusto in tempo per il settantennale della Liberazione.

Lello Saracino, giornalista (e compagno) nato e cresciuto a Foggia, insegue da anni la storia del suo concittadino Nicola “Ugo” Stame, nel tentativo di far parlare fonti “bucherellate”, colmare silenzi e recuperare momenti perduti. Il tenore partigiano è, al momento, il resoconto più completo della vita di un antifascista troppo a lungo relegato ai margini della memoria.

Stame, cantante lirico di grande spessore, ebbe la carriera gravemente pregiudicata dalla polizia politica fascista, che nel 1939 lo arrestò al Teatro lirico di Roma, coram populo, durante le prove generali della Turandot. Prosegui la lettura ›

«Partigiani d’Oltremare». Africani nella Resistenza italiana

La banda partigiana di Roti (Macerata) con etiopi, russi, ebrei, croati, italiani.

Dal sito del CSA Sisma di Macerata:

«La storia di Carlo Abbamagal e dei 50 dell’Oltremare ha impiegato quasi 70 anni ad emergere, dopo anni di lavoro e grazie alle ricerche di Matteo Petracci – dottore di ricerca in storia, istituzioni e politica dell’area euromediterranea presso l’Università di Macerata – così che il corso degli eventi inizia ora ad apparire sempre più nitido e chiaro e da passato si fa presente, strumento di lotta contro le mistificazioni e le dimenticanze storiche, ascia di guerra contro i razzismi e i fascismi di oggi.

Il 7/8 marzo al CSA Sisma di Macerata Wu Ming 2 per due giorni, grazie al seminario “Racconti d’Oltremare”, ha lavorato con i corsisti alle vicende degli africani concentrati a Villa Spada di Treia, attraverso i materiali d’archivio che parlano di come “alcuni di essi si sono dati alla macchia unendosi ai ribelli” esplicando “considerevole attività” e risultando “quanto mai feroci”. Di come insomma, dall’ottobre del ’43, nelle montagne del maceratese, le bande partigiane annoverassero nelle loro fila etiopi, eritrei e somali, tra i primi a battersi contro il regime fascista.

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#AlpinismoMolotov in Istria: defascistizzato l’Učka / Monte Maggiore

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Spedizione antitetanica di Alpinismo Molotov in Istria, contro i nazionalismi. Clicca per ingrandire.

«L’unione di terra e sangue può solo far venire il tetano».

Questa frase di Karl Kraus ci è tornata in mente una ventina di giorni fa, vedendo le cupe foto di un manipolo di neofascisti italiani salito sul Monte Učka – la vetta più alta dell’Istria – per lasciarvi un messaggio revanscista, vittimista e blut und boden.

Pensando a quella tetra pagliacciata, alcun* compagn* di Alpinismo Molotov hanno deciso di fare un’incursione in quelle lande ed eseguire un rituale che “disinfettasse” la vetta. Sono partiti ieri mattina dal Carso triestino, in nove. Hanno raggiunto la vetta e l’hanno “defascistizzata”. Qui sotto, un breve dispaccio e alcune immagini. Un racconto più dettagliato sarà pubblicato nei prossimi giorni sul blog Alpinismo Molotov. Prosegui la lettura ›