L’ibridazione, libri d’azione. Il blog di #QuintoTipo…

Quinto Tipo

…non è solo «il nuovo blog della collana diretta da Wu Ming 1», ma uno spazio dove riflettere e sperimentare. Dove opporsi alle narrazioni pacificate e finto-ribelli. Dove incontrare intelligenze aliene al mainstream.

Dall’editoriale di Wu Ming 1:

«[…] Nel frattempo, persino nell’asfittico establishment italiano, tutti sembrano essersi accorti – alla buon’ora? – che sta succedendo qualcosa.
Nella presentazione della collana [2014] elencavamo le definizioni approssimative con cui – fin dai tempi del New Journalism americano – si cerca di delimitare il campo che ci interessa: “non-fiction novel”; “creative non-fiction”; “reportage narrativo”, “docufiction”, “autofiction”… Scritture che per comodità diremo “non-romanzesche”. Una definizione più merceologica che letteraria, perché in fondo si usano – anche e soprattutto – le tecniche del romanzo, anche se per fare altro.
L’editoria ha recepito la tendenza a queste scritture, la cui importanza è riconosciuta da tutti: editori, librai, stampa mainstream e lettori.
Tutto bene, dunque? Abbiamo “vinto”? È davvero “la buon’ora”?

No.»

Continua a leggere l’editoriale di Wu Ming 1 → «Per incontri del Quinto Tipo sempre più ravvicinati e collettivi»

Difendere #XM24, per tornare a respirare. Una valanga di firme contro la #Bologna che sgombera e cementifica

La facciata di XM24 dal 2013 al 2016

Occupy Mordor, di Blu. Dipinto nel 2013 sulla facciata di XM24, cancellato per protesta dall’autore nel 2016. Clicca sull’immagine per navigare il murale.

Dal 2013 al 2016 il grande affresco Occupy Mordor, dipinto da Blu sulla parete di XM24, ha messo in scena una battaglia per la città: le truppe del sindaco Sauron – armate di ruspe, mortadelle e sfollagente – si scontravano con un popolo che suonava, ballava, pedalava, leggeva, hackerava, coltivava e lanciava angurie con le catapulte.

Oggi l’affresco non c’è più, ma la battaglia è in pieno svolgimento. Proprio come in quella raffigurazione, la città ufficiale ha la forza dei partner economici per imporsi ai suoi avversari, ha la forza poliziesca per reprimerli, e ha mezzi enormi – infinitamente più grandi di un muro – per mettersi in scena e magnificarsi.

La Bologna ufficiale è una città boriosa, soffocante, sempre più allergica a poveri e marginali. Una città che sogna di sterilizzarsi dai germi del dissenso, e una di queste mattine potrebbe risvegliarsi sterile. Prosegui la lettura ›

Ricordo di #Sancho, che se n’è andato ieri

Sancho Santoni

di Wu Ming 1

Ieri pomeriggio un compagno mi ha scritto da Brescia per dire che Sancho stava morendo. Questione di ore, ormai.

Caduta in picchiata dalle nuvole, bestemmia di stupore… Ma come? Sancho?! Che gli è successo?

E così ho saputo tutto in una volta: il male diagnosticato solo poche settimane fa, un tumore già esteso, più nulla da fare. Ieri pomeriggio, il coma.
Ho informato i miei compadres, condividendo con loro il mio sgomento.
Ieri sera, Sancho se n’è andato. Aveva 57 anni.

– La stessa età di Stefano. – ha commentato WM4, intendendo Stefano Tassinari, che ci ha lasciati nel 2012.

Ieri sera ho pianto io, qui a Bologna, davanti a questo schermo. Posso solo immaginare come si sentano le compagne e i compagni là a Brescia. Prosegui la lettura ›

Il format con la F. L’omicidio di #Alatri e la violenza fascista che i media preferiscono ignorare

manganelli fascisti


di Selene Pascarella *

«Non per essere superficiale, ma a me viene subito in mente la… Fica»

«Feccia! Chiamandoli diversamente si regala loro un’intelligenza politica che non hanno»

«F come Fermana?»

Quando su Twitter abbiamo lanciato l’hashtag #laparolaconlaF per accendere i riflettori – come si dice in gergo – sulla copertura mediatica delle aggressioni fasciste a partire dal caso di Alatri, non sempre le reazioni sono state entusiaste.

Il percorso che ci ha portati a vedere un filo nero tra l’omicidio di Emanuele Morganti e le recrudescenze neofasciste che hanno investito il Lazio e il resto d’Italia emergerà nelle prossime pagine e forse susciterà un dibattito acceso, già in parte deflagrato a colpi di tweet.

L’obiettivo dell’intervento è anche tirare le fila di una discussione partita in ordine sparso sui social network, e approfondirne gli spunti. Prosegui la lettura ›

Storicultori. Una riflessione sull’ultimo libro di Jonathan Nossiter.

[Il 25 novembre scorso, alla 10ª edizione de La Terra Trema – Fiera feroce di cibi, vini e cultura materiale – Wu Ming 2 avrebbe dovuto incontrare Jonathan Nossiter per discutere del suo libro, Insurrezione culturale, pubblicato da DeriveApprodi. Causa imprevisti, la presentazione è saltata e si è trasformata in un articolo per il nuovo Almanacco de La Terra Trema, uscito in questi giorni. La rivista – dopo un numero zero nel 2015 e quattro uscite nel 2016 – ha in programma altri quattro numeri stagionali anche per il 2017. In questo di primavera, che è il primo, segnaliamo anche un pezzo di Wolf Bukowski, Non parliamo di cibo, “dedicato” al decimo compleanno di Eataly. La rivista verrà presentata al centro sociale XM24 di Bologna, il 28 aprile, nell’ambito del festival Gusto Nudo.]

L’interazione culturale
di Wu Ming 2

Insurrezione culturale, il terzo libro di Jonathan Nossiter, scritto insieme a Olivier Beuvelet, è stato letto e recensito come un sequel su carta di Resistenza naturale, il documentario che lo stesso autore dedicò ai produttori di vino “non allineati”, ribelli alle certificazioni DOC, contrari alla chimica, rispettosi del suolo e dell’uva, fedeli a un’etica comune ma senza regole scritte. In realtà il libro è molto più di questo, sebbene contenga numerose storie di vignaioli in rotta con gli esperti dell’agro-industria. Nossiter ce le racconta come esempi virtuosi, non senza ostacoli e cadute, all’interno di una proposta più vasta e ambiziosa, rivolta a tutti gli “attori culturali” che si pongono la domanda della propria sopravvivenza. L’idea è che costoro avrebbero molto da imparare dagli artigiani contadini del vino naturale. Prosegui la lettura ›

Trentacinque secondi ancora. Tommie Smith e John Carlos: il sacrificio e la gloria.

[E’ uscito da poco più di un mese il nuovo libro di Lorenzo Iervolino, del collettivo TerraNullius, e le nostre strade tornano a incrociarsi. Era successo nel 2014 con Un giorno triste, così felice, dedicato a Socrates Sampaio de Sousa Vieira de Oliveira, protagonista della nostra rubrica WuMingWood su GQ Italia e poi di una canzone del Wu Ming Contingent. Succede di nuovo con Trentacinque secondi ancora, che racconta le vite e le lotte di Tommie Smith e John Carlos, prima e dopo il podio di Città del Messico, 1968. Secondo Simone Scaffidi, che ha recensito il libro per Giap, Iervolino ci restituisce la voce di Smith-e-Carlos come osservandoli dal secondo gradino di quel podio, quello occupato da Peter Norman. E il Wu Ming Contingent ha scritto una canzone anche per lui…]

Dentro la foto. Le voci di Smith-e-Carlos

di Simone Scaffidi

Mexico ’68, XIX edizione dei Giochi Olimpici. Gli atleti afroamericani Tommie Smith e John Carlos salgono sul podio della gara dei 200 metri piani. Record del mondo e medaglia d’oro per Smith. Terzo posto e bronzo per Carlos. Gesti da protocollo, sorrisi, strette di mano.. un copione che sembra già scritto, ma poi accade qualcosa di simile a un cortocircuito. Sono le 20.41 del 16 ottobre 1968 e l’inno degli Stati Uniti d’America risuona nell”Estadio Olímpico Universitario di Città del Messico. Tommie e John alzano il pugno guantato di nero al cielo. Non hanno scarpe ma calzini neri ai piedi. Smith ha gli occhi chiusi. Carlos una collana di pietre colorate sul petto. Shoot! Prosegui la lettura ›

Zerocalcare e Wu Ming 1: nuove frontiere del reportage narrativo. Video dell’incontro all’#IJF17 di #Perugia

Kobane Calling e Un viaggio che non promettiamo breve

Doppia intervista, due libri a confronto. Dal Kurdistan alla Val di Susa. Clicca sull’immagine qui sopra per vedere il video della chiacchierata. Durata: 65 minuti.
N.B. Per qualche motivo, manca l’audio da 6’25” a 8’30”, i due minuti iniziali del primo intervento di WM1. Il resto è ok.

Ieri, domenica 9 aprile 2017, Zerocalcare Wu Ming 1 si sono incontrati al Festival del giornalismo di Perugia e, in una grande sala gremita, hanno risposto alle domande del giornalista di Vice Italia Leonardo Bianchi.
Si è discusso di reportage “ibridi”, non-fiction creativa, informazione e narrazione, storie e territori.
Cosa vuol dire «raccontare una storia con ogni mezzo necessario»?
In cosa si stanno trasformando il «romanzo di non-fiction» e il reportage narrativo?

Si è cercato di rispondere a queste domande partendo da due esempi concreti, due libri usciti nel 2016: Kobane Calling e Un viaggio che non promettiamo breve.

Kobane Calling racconta una rivoluzione sui generis in una regione martoriata da guerra e terrorismo; Un viaggio che non promettiamo breve racconta una mobilitazione di massa lunga un quarto di secolo in una valle alpina sui generis.

In entrambi i casi si parla di lotte, di esperimenti di autogestione e autogoverno, di terre di confine un tempo ritenute “marginali” che oggi, grazie alla lotta, si ritrovano al centro di mappe, discorsi, strategie e immaginari. Prosegui la lettura ›

#RadioGiap Rebelde, quindici anni di audioguerriglia. Archivi 2002-2016 e nuovo indirizzo del podcast

Se sei iscritt* al podcast di Radio Giap Rebelde, cambia l’indirizzo del feed.

Da oggi il vecchio indirizzo di Radio Giap Rebelde è “congelato” e trasformato nell’Archivio 2011-2016.

Il flusso prosegue al nuovo indirizzo. Se sei iscritt*, cambia le impostazioni. Per chi scarica i podcast tramite iTunes, ecco i link: Archivio 2011-2016 e Podcast 2017→

Chi invece vuole ascoltare registrazioni antecedenti al 2011, le trova nell’Archivio 2002 – 2010. È il vecchio sito in html statico, di notevole interesse archeologico.

Radio Giap Rebelde. Le voci e i suoni della Wu Ming Foundation. Reading, musiche, conferenze, presentazioni e interviste dal «lato cattivo».

Buoni ascolti.

#Wikipedia e la storia: che fare? Tavola rotonda sulla rivista Diacronie, a partire dalle inchieste apparse su Giap

di Tommaso Baldo *

Nell’ottobre 2015 ho pubblicato su Giap, in collaborazione con il gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki, un post intitolato I «45 cavalieri» di Wikipedia. Da chi e cosa è libera l’enciclopedia libera?, nel quale analizzavo la voce Storia del Trentino di it.Wiki. Il testo rientrava tra le inchieste di Nicoletta Bourbaki volte ad analizzare criticamente i meccanismi, i rapporti di potere e le narrazioni presenti all’interno de «l’Enciclopedia libera».

Alcuni mesi dopo Jacopo Bassi e Matteo Tomasoni della redazione della rivista storica Diacronie – che doverosamente ringrazio – mi hanno proposto di partecipare ad una tavola rotonda dedicata all’analisi di Wikipedia dandogli l’avvio con un mio testo intitolato Riflessioni sulla narrazione storica nelle voci di Wikipedia, nel quale, in collaborazione con tutto il collettivo Nicoletta Bourbaki, ho cercato di condensare e in una certa misura sistematizzare quanto emerso dalle ormai numerose inchieste che abbiamo svolto.

La tavola rotonda si è articolata attorno ad alcuni interrogativi elencati nell’abstract:

«Quale rapporto si sta costruendo fra le scienze storiche e Wikipedia? Come bisogna porsi di fronte alle voci di Wikipedia che trattano di storia? Quale potrà essere il ruolo della futura “enciclopedia libera” per lo studio e l’insegnamento della storia?» Prosegui la lettura ›

Al centro di una città antichissima. Con il libro di Rosa Mordenti ritorna #QuintoTipo, collana diretta da Wu Ming 1

Al centro di una città antichissima

In libreria dal 20 aprile. Clicca per aprire la copertina completa, con quarta e alette (pdf).

Abbiamo chiesto molto a Rosa Mordenti, e lei ha chiesto molto a se stessa e alla sua famiglia.

Di tutti i libri pubblicati da Quinto Tipo (questo è l’ottavo), Al centro di una città antichissima è stato il più difficile da scrivere. Aprendo la copertina qui sopra e leggendo il testo sull’aletta, vi farete una prima idea del perché.

Ogni riga è un segmento di cicatrice riaperta da ricordi e ricerche e poi ricucita, guarita con le parole. La storia di Renato e Maria Luisa suppurava sotto quei punti sghembi, tirava un filo chirurgico vecchio di decenni, e chiedeva di essere raccontata.

Una storia a lungo custodita nell’oralità della sinistra romana, ma mai veramente affrontata.

Fino ad ora. Prosegui la lettura ›