A proposito di #Tolkien: una vecchia storia e una bella novità


Sulla sua pagina Facebook, il consigliere di destra Andrea Bacciga detto “Barzi” in Comune a Verona, riporta le conclusioni del suo intervento contro lo ius soli:

«In Consiglio Comunale con 20 voti favorevoli è stata approvata la mozione contro lo ius soli.
VERONA È CONTRO LO IUS SOLI!
Ecco la parte finale del mio discorso: “La cittadinanza non può essere questione di “residenza”, ma è ancorata alla storia, alla cultura, e allo spirito stesso di un popolo,quindi dalla commistione del suolo con il sangue.
In una parola:Identità.
Vogliono toglierci la nostra Identità, le nostre Radici.
Come diceva Tolkien:le Radici profonde non gelano.”»

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#WuMingLab2018a | I laboratori di Wu Ming per la prima metà del 2018

Nella prima metà del prossimo anno, e fino alla fine dell’estate, saremo impegnati a completare e rivedere il nostro romanzo russo, che dovrebbe arrivare in libreria con le foglie cadenti.
Nel mentre, animeremo cinque laboratori di narrazioni e scritture collettive.

– Il primo a partire sarà il fantarchivio Raccontare i venti, che si terrà il 20 e 21 gennaio al CSA Sisma di Macerata, in occasione del suo ventesimo compleanno. Prosegui la lettura ›

Tre anni di incontri ravvicinati del #QuintoTipo, dieci libri volanti alieni al mainstream

Dieci incontri ravvicinati del Quinto Tipo

Ebbene sì: Quinto Tipo, la collana diretta da Wu Ming 1 per le Edizioni Alegre è arrivata a dieci titoli. Da Diario di zona a Hevalen sono passati tre anni esatti, e in questa fine d’anno li festeggiamo – ché non era scontato! – con una campagna dieci per cento… che fa mille. Mille di questi oggetti narrativi non-identificati!

Da oggi al 31 gennaio 2018, con cento euro si possono comprare tutti i dieci libri: Diario di zona di Luigi Chiarella (Yamunin), Il derby del bambino morto di Valerio Marchi (e Claudio Dionesalvi), Il tenore partigiano di Lello Saracino, PCSP di Alberto Prunetti, Al palo della morte di Giuliano Santoro, Settantadue di Simone Pieranni, Tabloid Inferno di Selene Pascarella, Al centro di una città antichissima di Rosa Mordenti, La santa crociata del porco di Wolf Bukowski e, infine, Hevalen di Davide Grasso. Buon contatto!

Cantare la mappa. Esplorazioni urbane, escursioni, evocazioni di fantasmi, scrittura collettiva. La presentazione di Wu Ming 1 a Madrid

Singing The Map.

Clicca per avviare la presentazione. La visione ottimale è a schermo intero.

Cantare la mappa. L’esplorazione del territorio come scrittura collettiva, la scrittura collettiva come intervento urbano. È il titolo della conferenza tenuta da Wu Ming 1 (in inglese) al Medialab Prado di Madrid lo scorso 14 dicembre, nell’ambito del workshop  CocTELL#3.

È stata un’ottima occasione per fare il punto sull’ insieme di scritture e attività della Wu Ming Foundation incentrate sul camminare, il perlustrare, il mappare, l’evocare fantasmi. E anche per raccontare come si è evoluto il nostro progetto negli ultimi 8-9 anni. Una ricapitolazione utile anche in Italia, per chi non ci segue da un po’ di tempo, o lo fa saltuariamente, e conosce alcuni aspetti ma non altri.

Perché parliamo così tanto di fantasmi? Che cos’è un fantasma? Prosegui la lettura ›

Conversando con Anthony Cartwright. Le città di ferro e la letteratura operaia

Anthony Cartwright

Qualche mese fa su Giap ci siamo occupati della nuova letteratura working class, pubblicando un pezzo molto interessante di Alberto Prunetti. In quell’articolo si parlava, tra i molti autori, anche di Anthony Cartwright, romanziere inglese pubblicato in Italia dall’editore 66thand2nd.

Originario di Dudley, nelle Midlands Occidentali – capoluogo di quello che un tempo era noto come «Black Country», per via dell’impatto che l’industrializzazione ebbe sul paesaggio di quella regione-, Cartwright è uno dei più interessanti autori britannici della sua generazione. Le sue storie raccontano e indagano la condizione esistenziale della working class post-fordista e interetnica, figlia della sconfitta del vecchio laburismo, dopo il tramonto dell’epica operaia novecentesca. Le rovine industriali, il terreno intriso di ferro, i fumi di antichi e nuovi incendi, gli stadi e i campi da calcio delle categorie minori, compongono un paesaggio che sfugge alla dicotomia metropoli/countryside nella quale spesso l’immagine del Regno Unito resta impigliata. Prosegui la lettura ›

Nazistelli, giù le mani da Felice Benuzzi e da Fuga sul Kenya! #PointLenana #AlpinismoMolotov

Felice Benuzzi sul Mount Barney, Queensland, Australia, 1954

Felice Benuzzi in cima al Mount Barney, Queensland, Australia, la mattina del 18 settembre 1954. L’autore della foto è Peter Barnes. Clicca per ingrandire. Ringraziamo ancora Michael Meadows, storico dell’alpinismo e dell’escursionismo in Oceania. Nel 2013, Michael fece da tramite tra noi e Barnes e ci mandò un pacchetto di preziose foto, che caricammo subito sulla bacheca Pinterest di Point Lenana.

Ieri abbiamo assistito a un nuovo cortocircuito tra la cialtroneria ignorante dei fascisti e il pressapochismo e provincialismo dei media italiani.

Ricapitoliamo: ci stanno tre nazisti del gruppuscolo «I lupi delle vette», virgulto della pianta OGM chiamata «Lealtà Azione», a sua volta emanazione del network neonazista e virulentemente antisemita «Hammerskin».

In ambito alpinistico, questi sedicenti lupi — che ai lupi somigliano pochissimo — contano meno di zero, ma servono a Lealtà Azione per accreditarsi come network di uomini veri, gente dedita alla maschia conquista delle vette, secondo una certa retorica alpinazi che purtroppo va riaffiorando. Quella retorica che Alpinismo Molotov contrasta coi suoi debunking e le sue azioni di «decontaminazione delle vette».

I tre camerati leggono Fuga sul Kenya di Felice Benuzzi, ci capiscono poco o niente, e soprattutto non si informano.

Già il fatto che noi ci avessimo scritto sopra Point Lenana; che la ripubblicazione del 2012 sia avvenuta in una collana dell’editore Corbaccio diretta da Cecilia Perucci che due anni prima era con noi su Point Lenana; che l’agente letterario delle eredi Benuzzi sia Roberto Santachiara, cioè uno dei due autori di Point Lenana… Beh, tutto questo avrebbe dovuto metterli all’erta, no? Prosegui la lettura ›

Un viaggio che non promettiamo breve: una «mappa illustrata» a cura di Graphic News. #notav

Un viaggio che non promettiamo breve rivisitato da Brochendors Brothers su Graphic News

Un viaggio che non promettiamo breve rivisitato da Brochendors Brothers su Graphic News. Clicca e naviga.

[WM1:] Sono lieto e onorato di segnalare la «mappa illustrata» che Brochendors Brothers e la redazione di Graphic News hanno realizzato in omaggio al mio Un viaggio che non promettiamo breve. 25 anni di lotte No Tav (Einaudi, 2016). È on line qui.

Questa bellissima rivisitazione a fumetti è divisa in dieci capitoli, apribili dal menu sulla barra laterale o cliccando sulle immagini della mappa:
Ouverture — Al Seghino non passa il celerino! — Dialogo in Valle — Il barbiere di Bussoleno— Oggi come allora: la Resistenza— ‘Cause I’m CMC, I’m dynamite! — Corridoio n.5 — La Bestia — Mare forza nove — Pendolino mon amour. Prosegui la lettura ›

#Tolkien e la letteratura della Quarta Era. Un nuovo convegno a #Trento

Il 14 e il 15 dicembre, per la seconda volta l’Università di Trento ospiterà un convegno internazionale sull’opera di J.R.R.Tolkien. L’obiettivo è infatti quello di rendere l’appuntamento biennale e fare della Facoltà di Lettere dell’Università di Trento uno dei luoghi in Italia dove “il Professore” possa sentirsi a casa. Il convegno del maggio 2015, dedicato alle opere minori di Tolkien, aveva già visto pubblicati gli atti, a cura di Stefano Giorgianni, in un volume che per originalità del taglio e del tema rimane unico.

Questo secondo appuntamento sarà incentrato sul posto di Tolkien nella letteratura del suo tempo, e si prefigura già come un’altra tappa importante del cammino per il recupero di un autore quanto mai snobbato e bistrattato in Italia. Il titolo del convegno è infatti Tolkien e la letteratura della Quarta Era. Nel corso delle due giornate di studio l’autore inglese verrà messo a confronto con il modernismo, con le avanguardie letterarie, con autori di fantastico e di fantascienza, per dimostrare quanto la sua opera sia in pieno dialogo con la letteratura del Novecento, rappresentandone al tempo stesso un momento originale. Prosegui la lettura ›

Toh, i fascisti! Tra allarmi tardivi e inviti all’ammucchiata, con le elezioni dietro l’angolo

Liberals, can we riot now?

Ben svegliata, «opinione pubblica democratica»! Ammesso e non concesso che il vostro sia un risveglio e non un semplice passaggio da uno stato di ipnosi all’altro.

Ben svegliati, giornalisti «democratici»! Con poche, lodevoli eccezioni, dobbiamo dire che sinora avevate fatto schifo.

Da anni, su Twitter, vi si sfotte amaramente con l’hashtag . La parola con la F è la più semplice ed esatta, eppure non la usavate mai.
Amedeo Mancini? Un «ultrà della Fermana».
Gianluca Casseri? Un matto solitario.
Casapound? Giovani fichi e colorati.
Le uccisioni? Opera di «balordi», «tifosi», «movida violenta».
I tentativi di pogrom contro migranti e profughi? Azioni di «cittadini esasperati».
Le spedizioni punitive, le aggressioni? Semplici «risse».
E così via.

L’hashtag fu lanciato proprio per segnalare e raccogliere gli eufemismi, gli espedienti, le perifrasi usate per non chiamare mai «fascisti» i fascisti.

Ben svegliati, opinionisti e politici «democratici»! Voi dicevate che l’antifascismo è old, che bisognava superare certe divisioni perché «sveglia, è il 2011!», «sveglia, è il 2013!», «Sveglia, è il 20XX!». La sindrome del «current year», come dicono negli USA. E per far vedere quant’eravate avanti, coi fascisti ci dialogavate, li ospitavate e loro vi ospitavano nelle loro sedi. Citavate una frase «di Voltaire» che Voltaire non ha mai scritto: «Non sono d’accordo con le tue idee ma darei la vita ecc.»
[Va da sé che nessuno di voi «darebbe la vita» per un bel nulla. Nessuno di noi lo pretende, ma allora non atteggiatevi, su.]

Nel mentre, arrivavano bollettini di guerra, e voi rispondevate con uno «pfui».

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Storia di una foto (e di un video). Forza e limiti dell’antifascismo di fronte alla cultura dello stupro

Nella sua narrazione maschile e maschilista, lo stupro viene sganciato dalla questione di genere, e può essere incastonato in qualunque format possa infiammare l’opinione pubblica, o rassicurarla. Gli stupri, in queste narrazioni, esistono solo per sbandierarli sulla pelle delle donne e per usarli contro le donne.

di Nicoletta Bourbaki *

INDICE
1. Cacciatori di «cute dead girls!»
2. Lo stupro nella narrazione maschile e machista
3. Uno stupro è “solo” uno stupro?
4. Genere e violenza nella guerra fascista
5. E nella guerra di liberazione in Italia?
6. I tic narrativi del caso Ghersi
7. Lo stupro “antifascista” di Parma
8. Antifascismo e questione di genere, un antico rimosso

1. Cacciatori di «cute dead girls!»

Una ragazzina bionda, poco più che bambina, adagiata nel fango e nella polvere come una bambola di pezza. Innaturale, scomposta, il vestito bianco ridotto a pezzi, sollevato a scoprire un corpo che lascia intuire ogni sorta di scempio.
Un’immagine indigeribile, che toglie le parole e riempie di orrore chiunque la guardi, anche per l’impossibilità di collocarla nel tempo e nello spazio.
Nessuno sa chi sia la giovanissima vittima ritratta nella fotografia.

L’immagine approda a Internet il 23 novembre 2009, nella sezione «Medicina retrò & bianco e nero» di un forum di fotografia, dopo che un post simile datato 20 ottobre è stato cancellato per ragioni ignote. Da quel momento, conosce un certo successo nei siti per amanti del genere, come il thread di un forum spagnolo intitolato Ragazze morte carine! in cui il 19 ottobre 2010 viene postata dall’utente Nifelheim assieme ad altre 29 immagini, tutte rivoltanti. Prosegui la lettura ›