Nuova edizione speciale per #StellaRossa: ecco il primo capitolo

La copertina della nuova edizione di Stella Rossa

di Kollektiv Ulyanov

È ormai passato un po’ di tempo dalla pubblicazione congiunta di Stella Rossa e Proletkult. Molti di voi crediamo abbiano già letto il romanzo di Aleksandr Bogdanov, che ha ispirato l’ultima fatica di Wu Ming, che a loro volta hanno stimolato la riscoperta di un autore dimenticato al di fuori delle mura accademiche non solo in Italia, bensì anche in patria. In Russia oggi il romanzo si trova in una versione mignon che non rende affatto giustizia alla mole di idee e informazioni inserite all’interno della trama dal geniale scrittore russo – nonostante sia senza dubbio riduttivo definirlo soltanto uno scrittore.

Agenzia Alcatraz, la casa editrice che ha ripubblicato Stella Rossa con la nostra traduzione, ha deciso di mettere sul mercato una nuova edizione con una copertina diversa, in gergo variant, disegnata dallo stesso artista – Luca Martinotti / SoloMacello – che trasmette, a nostro avviso, ancor più forza rispetto alla “standard”.

Per l’occasione, abbiamo chiesto che venisse pubblicato su Giap il primo capitolo del romanzo a beneficio di chi non l’ha ancora letto. Prendetelo un po’ come un invito a salire sull’eteronave, in attesa che il mese prossimo venga pubblicata la nostra nuova traduzione di Ingegner Menni, il prequel del romanzo. Ma di questo parleremo un’altra volta.

Vperëd!

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Speciale #Proletkult | Incontri ravvicinati e crossover, da Senigallia alla Finlandia.

V. S. Pšeničnikov, URSS. Unione di lavoratori di tutte le nazionalità , Manifesto per il decennale della rivoluzione d’ottobre, 1927

Continuiamo a segnalare, perché continuano a uscirne, le recensioni di Proletkult più interessanti delle ultime settimane.
Per chi se li fosse persi, ricordiamo che sul sito della casa editrice Einaudi sono stati pubblicati i titoli di coda del romanzo, nonché un articolo che indaga i rapporti tra Antonio Gramsci, Stella Rossa, il Proeltkul’t sovietico e Aleksandr Bogdanov.

Iniziamo con Claudia Mizzotti, su laletteraturaenoi.
Proletkult: il romanzo russo come non lo avreste mai immaginato

«il marchio di fabbrica resta quello: raccontare da un punto di vista inedito una vicenda che si pensa di conoscere (in questo caso la Rivoluzione russa) con un’operazione di mitopoiesi che sfida spesso le leggi del buonsenso, nel caso specifico vince anche la forza di gravità e varca i confini planetari, ma che riesce a ottenere nel lettore la sospensione dell’incredulità, nonostante la «termodinamica» di questa narrazione misceli ingredienti apparentemente assurdi: fino a qualche mese fa il crossover fra storia e fantascienza sembrava poco convincente, ora invece…» Prosegui la lettura ›

L’Unità contro i profughi istriani: l’ennesima citazione-bufala

Clicca per leggere l’inchiesta di Nicoletta Bourbaki.

Nei giorni scorsi, come accade ogni anno nei dintorni del 10 febbraio, è circolato in modo virale un certo meme, diffuso sui social anche da VIP, per esempio dal cantante di destra Enrico Ruggeri.

Si tratta di un presunto virgolettato tratto da un articolo de L’Unità del 1946. Sono poche frasi piene di disprezzo nei confronti dei profughi da Istria e Dalmazia, i quali «non meritano la nostra solidarietà né hanno diritto a rubarci pane e spazio» ecc.

Si tratta di un falso.

La citazione è stata non solo isolata ed estrapolata da un articolo che diceva l’esatto contrario, ma è stata anche manipolata.

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Il Taglio. Ancora sulla letteratura working class di Anthony Cartwright

di Wu Ming 4

I romanzi di Anthony Cartwright sono atti d’amore. Amore per chi ha perso: calciatori fuori tempo massimo; ex-pugili che rimpiangono il ring; madri di vent’anni o di quaranta, con due lavori o nessun lavoro, con figli piccoli o già troppo grandi. Amore per la gloriosa classe operaia del Regno Unito, quella che costruì l’impero e la ferrovia (i navigator di cui cantavano i Pogues, che non andavano per mare, ma sulle rotaie); quella che ha sputato sangue nelle miniere di carbone e nelle acciaierie della rivoluzione industriale e che di rivoluzione ne sognò un’altra, almeno finché l’orgoglio, le lotte sindacali e la prospettiva di un futuro migliore rimasero qualcosa di tangibile sull’isola dove nacque il marxismo.

Un sogno che andò via via annacquandosi fino a quando l’avvento del liberismo, là prima che altrove, mise fine al futuro in nome dell’eterno presente della merce. Avvenne dopo l’ultima grande prova di resistenza operaia del Novecento europeo, la lotta dei minatori di metà anni Ottanta. Vinsero i Conservatori, vinse l’antropoide signora Thatcher, che in cambio aveva rinverdito la grandeur imperialista con la facile vittoria militare alle isole Falkland.

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Quando le eteronavi atterravano a Torino. Antonio Gramsci e la “quistione bogdanoviana”.

Targa in piazza Sapožkovaja, a Mosca, sulla sede del Comitato Esecutivo dell’Internazionale:
«In questo palazzo, nel 1922-23, lavorò un personaggio chiave del comunismo internazionale e del movimento dei lavoratori, il fondatore del partito comunista italiano, ANTONIO GRAMSCI»

[Nei titoli di coda di Proletkult abbiamo accennato alla «misteriosa traduzione a quattro mani di Stella Rossa» che Antonio Gramsci avrebbe completato insieme a Julja Šucht. Ma gli incontri ravvicinati del quinto tipo tra il marxista italiano più studiato nel mondo e i socialisti marziani di Aleksandr Bogdanov, non si limitano a questo, come vedremo nell’articolo che inizia qui sotto e prosegue sul sito della casa editrice Einaudi. Buona lettura!]

 

di Wu Ming 2

Il 2 giugno 1922, Antonio Gramsci arriva a Mosca, in treno da Berlino, con la delegazione del Partito Comunista d’Italia, capitanata da Amadeo Bordiga, per partecipare agli incontri del Comitato Esecutivo dell’Internazionale. A Torino, ha lasciato una situazione drammatica, con le squadracce fasciste in piena attività, e in Russia non lo attendono mesi di riposo. Sa che Zinov’ev e i bolscevichi, per fronteggiare l’onda nera, chiederanno ai comunisti italiani di tornare insieme ai socialisti, che nel frattempo hanno espulso Turati. Sa che Bordiga non ne vuole sapere, Nenni neppure, e a lui toccherà tentare mediazioni impossibili. Per di più, anche il clima di Mosca non è per niente piacevole: fame per le strade, caldo afoso nell’aria e l’apprensione per la salute di Lenin, che una settimana prima ha avuto un colpo apoplettico.

Il risultato è che s’ammala pure Gramsci, tanto che a luglio lo mandano a riprendersi in un bel sanatorio dal nome evocativo: Serebrjanyj Bor, Pineta d’Argento. Qui conosce Evgenija Šucht, segretaria di Nadja Krupskaja, figlia di un vecchio amico di Lenin e ricoverata per una paresi alle gambe. Ma soprattutto conosce sua sorella Julja, nata a Ginevra, vissuta a Roma e diplomata in violino al conservatorio di Santa Cecilia.

Sul colpo di fulmine che scocca in quei giorni d’estate tra Antonio e Julja/Giulia sono state scritte decine di pagine, ma soltanto due studiose – almeno a nostra conoscenza – si sono occupate dei risvolti “bogdanoviani” della loro relazione. Sono Maria Luisa Righi (Gramsci a Mosca tra amori e politica (1922-1923), in «Studi Storici», a. 52, 2011, 4, pp. 1005-1008) e soprattutto Noemi Ghetti, nel suo libro La cartolina di Gramsci. A Mosca, tra politica e amori, 1922-1924 (Donzelli, 2016).

Prosegue su Einaudi.it >>>

Gli incontrollati fantasy su Norma Cossetto, 3a parte | Leggende metropolitane e ricatti morali. Con un appello agli storici: rialzate la testa!

Due operazioni editoriali su Norma Cossetto

Ad accomunare questi due libri non è solo il titolo quasi uguale.

[WM: Nella prima puntata di questa miniserie, il gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki ha smontato il film Red Land – Rosso Istria, elencandone anche i committenti politici e i mandanti ideologici.
Nella seconda puntata, ha ricostruito la genealogia delle innumerevoli dicerie che circondano la morte di Norma Cossetto e allontanano qualunque possibilità di capire cosa avvenne davvero.
In questa terza e ultima puntata, Nicoletta analizza altre due opere: il semi-romanzo Foibe rosse di Frediano Sessi e il quasi omonimo Foiba rossa, fumetto di chiarissima – e facilmente verificabile – matrice neofascista.
■ Prima di scrivere di foibe (stiamo per vedere come), Frediano Sessi era già noto come narratore e divulgatore della Shoah e dei crimini nazisti. Nel 2002 aveva curato l’edizione italiana del testo definitivo del diario di Anne Frank. Col nome dell’autore a gettare un simbolico ponte tra due storie completamente diverse, e grazie all’espediente narrativo del «diario» (fittizio), Foibe rosse ha dunque contribuito alla paradossale «annafrankizzazione» di Norma Cossetto – martire di una famiglia convintamente fascista e collaborazionista – e al più generale processo di «olocaustizzazione delle foibe», ben descritto dallo storico Federico Tenca Montini.
Allo smontaggio di Foibe rosse è linkato un approfondimento su Guido Rumici, consulente storico di Red Land e fonte di Sessi.

■ Quanto al fumetto Foiba rossa, si tratta di un prodotto dozzinale, sciatto e pieno zeppo di incredibili sfondoni storici e non solo. Se ce ne occupiamo, è per tre motivi:
1) la Regione Veneto ne ha appena acquistate migliaia di copie per distribuirle nelle scuole medie;
2) a quest’operazione editoriale hanno partecipato molte nostre “vecchie conoscenze”;
3) è il perfetto anello di congiunzione tra il libro di Sessi e Red Land.

La miniserie si chiude con alcune riflessioni sull’uso distorto, censorio e ricattatorio dell’epiteto «negazionisti», e con un appello alla comunità dei ricercatori storici.
Buona lettura.]
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Scongeliamoci! Resistenze in Cirenaica e una serata per Surgelati.

Clicca per aprire l’evento Facebook della serata.

Sono trascorsi tredici giorni da quando, il 18 gennaio, abbiamo lanciato la campagna di raccolta fondi per stampare la graphic-rock-novel Surgelati, scritta, suonata e disegnata da Wu Ming 2, Contradamerla, David Biagioni e Nicola Gobbi. Più sotto, dopo gli asterischi, trovate nuove informazioni, materiali, e un tutorial su come utilizzare la piattaforma di Produzioni dal Basso, dato che diverse persone hanno avuto difficoltà nella fase di sottoscrizione.

Tredici giorni sono un quarto del tempo complessivo che ci siamo dati per il crowdfunding, e più di un quarto della cifra necessaria è stato raccolto. Grazie quindi a tutte quanti per il vostro sostegno. Confidiamo di tenere il ritmo, ma non sarà per niente semplice. Ad aiutarci, arriva anche il primo appuntamento dal vivo della nostra campagna: sabato 9 febbraio, al Vag61 di Bologna, Wu Ming 2 + Contradamerla suoneranno Surgelati, al termine di una giornata organizzata da Resistenze in Cirenaica. Prosegui la lettura ›

Gli incontrollati fantasy su Norma Cossetto, 2a parte | Cosa sappiamo davvero di questa storia?

Trieste, quartiere Chiarbola, via Capodistria: la stele che commemora Norma Cossetto. Sulla targa è scritto: «A Norma / cui l’amore patrio [sic] / spinse a far dono della vita / per l’italianità della sua Istria.»

[WM: Dopo l’analisi del film Red Land / Rosso Istria, e prima di occuparsi del libro Foibe rosse, il gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki risale a quel che si sa davvero della morte di Norma Cossetto, analizzando le svariate ricostruzioni circolate dall’immediato dopoguerra fino ad oggi. La strategia di sopperire alle incongruenze fattuali con la fiction  non nasce certo con il recente film e nemmeno con il libro, ma è parte di un’inveterata “tradizione”, fondata nel periodo dell’Operationszone Adriatisches Küstenland, la zona dell’ex-confine orientale d’Italia annessa di fatto al Terzo Reich. Norma Cossetto non ha mai smesso di essere un simbolo per una determinata parte politica, che si serve della sua tragica vicenda solo per imporre il proprio immaginario al paese. Buona lettura.]

di Nicoletta Bourbaki *

Di Norma Cossetto si sa allo stesso tempo pochissimo e troppo. Pochissimi i dati certi, troppe le dicerie. Dicerie che non dicono quasi niente sulla sua storia, ma molto su chi le ha raccontate e sui momenti storici in cui sono state diffuse. Prosegui la lettura ›

Django Unfoibed, Nicoletta Bourbaki e l’Instant Karma: cosa sta succedendo a #Treviso?

Leggi su Medium il resoconto di Nicoletta Bourbaki.

A Treviso il centro sociale Django, da tempo sotto attacco, invita il gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki a presentare la sua guida alle bufale storiche in rete Questo chi lo dice? E perché?

La destra cittadina, poi regionale, poi nazionale insorge: dichiarazioni di fuoco! Paginate di giornali! Servizi televisivi!… contro chi? Contro i «negazionisti delle foibe»!!! Si esprimono rabbiosi i soliti personaggi, da Elena Donazzan in giù, e si chiede, anzi, si esige a gran voce l’annullamento della serata.

Un’allucinazione collettiva o, più probabilmente, una menzogna consapevole da poter usare contro il Django. O forse entrambe le cose.

Sia il Django sia Nicoletta Bourbaki tengono i nervi saldi, e viene anche un’idea su come gestire la serata. Prosegui la lettura ›

Lettera di Piersante Paneghel, zio di Valeria Solesin, ai 5 internazionalisti di #Torino che hanno lottato contro l’ISIS in #Siria

Valeria Solesin, vittima dell’ISIS.

[WM: Oggi al Tribunale di Torino si terrà l’udienza per stabilre se Paolo, Eddi, Jak, Davide e Jacopo, i cinque italiani che hanno sostenuto la lotta all’ISIS in Siria, siano o meno «socialmente pericolosi». La richiesta della Procura è di metterli sotto «sorveglianza speciale». Ne abbiamo parlato qui. Alle h.9:30, davanti al tribunale, si terrà un presidio di solidarietà.
La cosa, ribadiamo, ci tocca molto da vicino, perché tra gli «indizi fattuali» della «pericolosità» di uno dei sorvegliandi, Davide Grasso, c’è il suo libro Hevalen. Perché sono andato a combattere l’ISIS in Siria, uscito nella collana Quinto Tipo diretta da Wu Ming 1 per le Edizioni Alegre.
Nei giorni scorsi sono state numerose le prese di posizione e le iniziative a sostegno dei cinque compagni. Alcune sono quiA riassumere meglio la questione è stato, come spesso gli capita, Zerocalcare.
Ieri abbiamo ricevuto e diffuso una lettera aperta di Piersante Paneghel, zio di Valeria Solesin, la studentessa uccisa dall’ISIS al Bataclan di Parigi il 13 novembre 2015. La riproponiamo qui come post. Vi terremo aggiornati sull’esito dell’udienza.]

Cari Paolo, Eddi, Jak, Davide e Jacopo,

volevo ringraziarvi e scusarmi con voi per non avervi scritto prima.

Ho provato diverse volte ma non ci sono riuscito, non potevo, ora devo. Prosegui la lettura ›