#AlPalodellamorte. Presentazione a #EscNonSiTocca con reading di Elio Germano

Al Palo della morte

Il libro di Giuliano Santoro Al palo della morte – uscito da poco nella collana Quinto Tipo diretta da Wu Ming 1 per le Edizioni Alegre – sta riempiendo le sale dove viene presentato e aprendo discussioni sui vari argomenti che mette in reazione: Roma e la sua storia recente, le trasformazioni delle nostre città, come immaginiamo i migranti, il cosiddetto «degrado» e il cosiddetto «decoro».

Al palo della morte è un’inchiesta lirica; è il diario in terza persona di una dérive psicogeografica con punto di partenza Tor Pignattara; è la storia di un omicidio, quello del giovane Shahzad Khan, picchiato a morte una sera di settembre in via Pavoni.  

Lo scorso 15 gennaio, Giuliano ha presentato il libro nella stanza dei genitori della scuola elementare «Carlo Pisacane» di Tor Pignattara, forse la più multietnica d’Italia, frequente bersaglio degli strali fascisti e leghisti. Nella primavera 2014 Mario Borghezio si presentò davanti al portone col megafono e fu cacciato via dalle mamme, con ignominia. C’è pure il video, guardate. Prosegui la lettura ›

Il razzismo italiano e i fantasmi del deserto, ovvero: 20 sfondoni di Maurizio Molinari (e una nota su Dacia Maraini)

Maurizio Molinari alla presentazione del suo libro che si dice sia frutto di un copia e incolla

A destra, Molinari. E a destra anche gli altri.

Non possiamo cadere dalle nuvole parlando de La Stampa, giornale del potere FIAT non a caso soprannominato «La Busiarda».

Non possiamo cadere dalle nuvole parlando di un quotidiano che annovera tra le sue firme di punta – per fare un solo esempio – uno del calibro di Massimo Numa, già condannato per diffamazione, più volte apparso in resoconti di vicende poco chiare e sempre coperto dal direttore uscente Mario Calabresi, il quale si è rifiutato di fornire chiarimenti. Lo stesso Calabresi che in questi giorni si sta insediando a Repubblica.

Non possiamo cadere dalle nuvole, e nemmeno isolare La Stampa dall’andazzo generale dei giornali e di tutti i media mainstream italiani. Lo squallore e il servilismo sono dappertutto.
Tuttavia, è importante segnalare passaggi di fase, salti di qualità, ulteriori salti in basso e spostamenti a destra.

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Un inverno di Resistenze in Cirenaica. #Bologna, 22 gennaio 2016

invernoincirenaica

[Quella che state per leggere è l’introduzione al libro Resistenze in Cirenaica, autoproduzioni Senza Blackjack, Bologna 2016. Qui potete vedere la copertina (pdf) – la grafica è un détournement di Medusa, un’antica collana Mondadori.
Il titolo, che inaugura la serie «I quaderni di Cirene», verrà presentato il 22 gennaio al Vag61 di Bologna, durante la prima delle serate invernali di Resistenze in Cirenaica. Chi è interessato ad avere o distribuire il libro può contattare Resistenze in Cirenaica, per il momento via FB, più avanti anche per altri canali.
Il secondo appuntamento del 2016 – segnatevi anche questa data – sarà il 19 febbraio. Nel rione Cirenaica di Bologna, mentre il Paese affoga nel pus della xenofobia e direttori di giornali vomitano testi intrisi di ignoranza e odio – pappagallesche ripetizioni della propaganda coloniale fascista – noi esponiamo i panni sporchi della storia rimossa e del razzismo italiano.]

«È falso che si possa difendere la libertà qui imponendo la schiavitù altrove.»
Benjamin Péret, Liberté est un mot vietnamien, 1947

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L’#Invisibileovunque e le sue sfide. Rassegna di pareri e invito alla discussione (spoiler libero)

Pink-Floyd-Ummagumma-1969

Sembra che l’esperimento proceda bene. Le reazioni sono positive, variegate e illuminanti.
Una delle migliori recensioni de L’Invisibile ovunque è apparsa sulla rivista on line La Ricerca. La firma Claudia Mizzotti, insegnante del liceo Messedaglia di Verona, ed è – per l’appunto – rivolta al mondo della scuola. Oltre a linkarla, ne riportiamo uno stralcio significativo.

«Quarto è un mockumentary, un saggio in cui eventi fittizi sono presentati come reali: il pittore surrealista Francesco Bonamore non è mai esistito. Wu Ming dichiara di essersi ispirato a certi racconti di Borges, di aver preso spunto da La letteratura nazista in America di Bolaño […] Anche nel romanzo L’Armata dei Sonnambuli, come si evince dai Titoli di coda, gli autori hanno mescolato ad arte fonti d’archivio reali e inesistenti per congegnare il loro intreccio e lanciare una sfida ai lettori, così da renderli guardinghi e attivi nella fruizione del testo in una forma feconda di transmedialità della letteratura che invita il pubblico ad entrare nel gioco. La ricerca infruttuosa di tracce in rete della biografia di Bonamore, delle immagini delle sue tele surrealiste Soldati nella neve e L’albero in fiore, dei saggi critici a lui dedicati e citati nel racconto, costituisce la “prova del nove” a cui Wu Ming affida il disvelamento della beffa. Sarà un’esperienza istruttiva per gli studenti assistere a un esperimento che evidenzia le debolezze del sistema mediatico in cui siamo immersi, nella quale è fin troppo facile credere alle storie, alle notizie e alle informazioni che entità subdole quanto anonime (non sempre anonime, in verità) confezionano e diffondono per scopi non sempre filantropici, per usare un eufemismo. Prosegui la lettura ›

Non torneranno i prati. La Guerra dei Cent’anni da #100anniaNordest a «Resistenze in Cirenaica»

Consegna delle ceneri

Lo abbiamo detto in molte salse fin da quando è iniziato il centenario. Lo ha detto Wu Ming 1 scrivendo e presentando Cent’anni a Nordest, lo abbiamo sviscerato in discussioni – Daesh, le nostre città, la guerra dei cent’anni – e interviste – I nodi irrisolti del Nordest – e lo abbiamo detto presentando L’Invisibile ovunque. La Grande guerra è adesso. Quel conflitto è ancora in corso, e non solo “sottotraccia”. È conflitto aperto, perché le vecchie contraddizioni, quelle del 1919, sono riesplose.

Per capire le guerre che si stanno combattendo ai bordi dell’Europa e dentro l’Europa – Siria, Iraq, Nord Kurdistan, Ucraina – serve la longue durée, la lunga gittata dello sguardo. Serve la storia. E servono, come abbiamo detto migliaia di volte, sguardi obliqui, approcci laterali e “cubisti”, che scompongano la visione frontale imposta dal mainstream. Prosegui la lettura ›

Il mito di Roma nell’immaginario vittimista italiano – di Wu Ming 1

Quando c'era Lui, sì, ma Lui chi?

– Eh, quando c’era Lui…
– Lui chi?
– Come «Lui chi»? Lui, Cesare!
– Ma questo qui è Putin…
– Appunto, Lui! Se ci fosse Lui come quando c’era Lui…

[WM1:] Giusto un anno fa pubblicavo, qui su Giap, alcuni appunti sul vittimismo come pietra angolare dell’ideologia italiana. Appunti che fecero molto, molto discutere. Quel post si concludeva con la formula: «[Continua]». E adesso, infatti, continua.

Sull’ultimo numero di Nuova Rivista Letteraria, interamente dedicato a nazionalismi, fascismi e razzismi, c’è un mio pezzo che porta avanti, in un modo che spero inatteso, la riflessione su quel tema. Potete scaricarlo da qui in pdf, come teaser per l’intera rivista, che merita.

Ne approfitto per segnalare che: Prosegui la lettura ›

L’#InvisibileOvunque: storia di una copertina

CRW Nevinson, Column on the march, 1915

CRW Nevinson, Column on the march, 1915

Ci è capitato spesso, nei primi incontri intorno al nuovo libro, di rispondere a domande sull’immagine di copertina.

– Dove l’avete trovata?
– Chi sono i due tizi?
– Quello a destra è un uomo o una donna?
– E’ un fotomontaggio, vero?
– Ma quelle che cavolo sono? Orecchie da Topolino?

Diciamo subito che le ricerche per la cover, questa volta, sono state più lunghe e travagliate del solito. Prosegui la lettura ›