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Inchieste

«Boia chi molla!» Mitologie, tradizioni inventate e fandonie sul più celebre motto neofascista

Roberto Mieville (1919 – 1955), vero coniatore del motto «Boia chi molla!»

di Nicoletta Bourbaki *

«Da “Boia chi molla” a “Dux”, registrati al Mise i marchi del Ventennio.»
Titolo ADN Kronos, 17 luglio 2017

«E a Santa Fè, al tubercolosario erano stati avviati parecchi dei soldati costretti ai lavori nelle fonderie. E nel campo 6 da quaranta giorni, all’aperto, trecento sottufficiali vivevano a pane e acqua e non mollavano. E nel campo ufficiali era la medesima cosa: Boia chi molla!»
Roberto Mieville, Fascists’ Criminal Camp, Roma 1947.

«”Boia chi molla!” Sfatiamo un mito! e la disinformazione mediatica! Si tratta di un’espressione diventata famosa come un motto fascista; tuttavia fu coniata da Eleonora Pimentel Fonseca durante le barricate della Repubblica Partenopea nel 1799 e utilizzata anche nelle Cinque giornate di Milano del 1848. Stampa e tv giocano sempre sporco!»
Angelo Tofalo, deputato M5S, 29 gennaio 2014

L’11 aprile 2015 sul Secolo d’Italia, ex-organo ufficiale del Movimento Sociale Italiano da tempo ridotto all’ombra di ciò che era (che pure non era granché), appare un articolo dal titolo: «60 anni fa moriva Roberto Mieville, inventò il motto “Boia chi molla!”».

Nel pezzo si legge: Prosegui la lettura ›

Epidemia di supermercati a #Bologna: il caso via Libia. A cura di Resistenze in Cirenaica

Bologna, 25 giugno 2017. Presidio informativo di Resistenze in Cirenaica in via Libia 67-69. Clicca sulla foto per leggere l’inchiesta di RIC Lost In The Supermarket. Di come, tra sgomberi, incendi e logiche da svendita, ci ritroviamo con un progetto di supermercato in via Libia. Storia dal basso di un lotto di terreno, dalla guerra partigiana ai giorni nostri.

Quando gli è stato fatto notare che nel quartiere da lui amministrato e nel resto di Bologna è in corso un’epidemia di nuovi supermercati – vicinissimi l’uno all’altro – mentre diversi centri commerciali già realizzati sono in crisi e ormai mezzi chiusi, il presidente del quartiere Navile Daniele Ara ha risposto su Twitter:

«Esiste libertà e concorrenza nel commercio. Decide il consumatore se sono troppi. Bravi o meno bravi.»

Traduzione: lasciamo campo libero ai cementificatori; poi, se i progetti falliscono e gli esercizi chiudono, cazzi loro.

È con questa bella logica, applicata tanto all’edilizia abitativa quanto ai centri commerciali, che il Navile e l’intera città si sono riempiti di «scheletri urbani», edifici incompiuti oppure terminati ma ineluttabilmente vuoti, invenduti, sfitti, e di grandi esercizi mezzi deserti, pieni di serrande abbassate. Prosegui la lettura ›

Il camerata Storace diffonde una foto taroccata sulle #foibe, fa una figuraccia, poi querela e gli va male

Francesco Storace

di Nicoletta Bourbaki *

Lo scorso 6 giugno, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Roma ha archiviato una querela per diffamazione presentata da Francesco Storace, ex presidente della regione Lazio, ex candidato sindaco di Roma, fino al febbraio 2017 alla guida de “La Destra”, un partitino d’area «post»-fascista. Le persone denunciate erano la giornalista Ilaria Lonigro, collaboratrice de ilfattoquotidiano.it, e il direttore responsabile della testata, Peter Gomez. Questa la vicenda in seguito alla quale il politico ha deciso di ricorrere senza successo alle vie legali. Prosegui la lettura ›

Lo stadio, i prati e lo zio d’America. Cosa sta succedendo a #Bologna ovest?

I grandi club di calcio milanesi sono stati acquistati dai tycoon estremorientali, buoni ultimi, dopo che gli sceicchi arabi e i plutocrati russi e americani si erano già accaparrati i grandi club inglesi e francesi. Qualche anno fa il piccolo ma blasonato Bologna è stato acquistato da un imprenditore canadese di origini siciliane, Joey Saputo, il re della mozzarella, erede di una delle più grandi industrie casearie del Nord America. Forse non può competere con i petrolieri, ma è comunque al 289° posto nella classifica delle persone più ricche del mondo, con un patrimonio di oltre cinque miliardi di dollari. Ed è anche presidente della squadra di calcio della sua città natale, Montréal, nonché, appunto, da tre anni, del Bologna FC 1909. Prosegui la lettura ›

Sede Rino Daus, ovvero: come gli squadristi diventano eroi su #Wikipedia

L'erompere dell'inconscio - Rino Daus

Tra scelte grafiche infelici e involontari calembour: la sfortunata locandina di Forza Nuova.

Un’inchiesta de Il lavoro culturale e Nicoletta Bourbaki

«Tutti noi desideriamo di morire così, tutti noi vorremmo essere come oggi tu sei nel cuore della Patria. Tu sei veramente l’eletto.»

Con queste frasi — cioè, se le parole hanno un senso, augurandosi di essere ammazzati — i neofascisti di Forza Nuova Siena chiudevano un comunicato del 22 aprile scorso, in cui annunciavano l’inaugurazione della nuova sede Rino Daus.

– Inaugurazione del sederino? Non capisco.

– C’è uno stacco: sede – Rino – Daus. È un nome. Il nome della loro nuova sede di Siena.

– E chi sarebbe ‘sto Dino Raus?

Rino Daus.

– Sì, scusa, un lapsus. Quello là, insomma. Chi cazzo è? Prosegui la lettura ›

Gita aziendale nel Disastro padano | Un reportage di Wu Ming 2 per Internazionale

Il centro commerciale Orceana Park di Orzinuovi (BS)

Lo scorso 1° aprile, Wu Ming 2 ha partecipato alla Gita Aziendale di Padania Classics, un viaggio d’istruzione in alcuni luoghi sacri al culto padano del cemento: dal Centro Commerciale “Mega” di Vimercate alla città ideale di Zingonia, dalla zona PIP di Orzinuovi alla Stonehenge della Corda Molle.
Da quell’esperienza è nata una riflessione sul paesaggio della Piana e le sue metamorfosi, nel tentativo di comprendere e raccontare il disastro psicourbanistico che affligge il territorio tra le Alpi e il Po, spingendosi deciso fino all’Appennino.

«Rotonde, centri commerciali, tralicci, capannoni, piscine fuori terra, palme fuori luogo, statue neoclassiche da giardino, totem pubblicitari, cave/discariche, reti arancioni da cantiere, svincoli a quadrifoglio, centri massaggi, sushi wok, villette-su-terrapieno, ampi parcheggi. Dopo quarant’anni di cura del cemento, non si può più dire che quegli scarabocchi non hanno senso. A prima vista, una distesa di asfalto può sembrare incomprensibile, ma se un gruppo di ragazzini comincia a usarla per andare in skateboard, ecco che acquista un significato, malgrado quello originario rimanga un mistero. Allo stesso modo, poiché gli orrori del paesaggio padano sono vissuti ogni giorno da milioni di esseri senzienti, bisogna assumersi il compito di comprenderli, a partire dagli effetti che producono su chi li attraversa.»

Il reportage è on line sul sito di Internazionale.

Il format con la F. L’omicidio di #Alatri e la violenza fascista che i media preferiscono ignorare

manganelli fascisti

g-
[N.B., 6 gennaio 2019. In data odierna, l’esponente marchigiano di Casapound Roberto Ruffini ci chiede di rimuovere questo articolo di due anni fa. Ecco il testo della sua mail: «Chiedo la rimozione di questo articolo perché c’è la mia foto, il mio nome, senza autorizzazione e sono stato assolto in primo grado per non aver commesso il fatto.» Ruffini sostiene di essere stato assolto dall’imputazione di lesioni gravi, anche se non ci dà riferimenti che permettano di verificare la sua affermazione. Ad esempio, non ci dice quando è stata emessa la sentenza, se prima o dopo la pubblicazione di questo post. In rete non ne abbiamo trovato traccia. Ad ogni modo, non abbiamo problemi a dare conto dell’assoluzione. Ma la richiesta di rimuovere l’articolo non ha nessun fondamento. L’articolo parla dell’arresto di Ruffini, e più precisamente, di come fu data la notizia. La notizia è veritiera e d’interesse pubblico. Il linguaggio utilizzato non eccede i limiti della continenza verbale: infatti Ruffini non se ne duole. Noi quindi abbiamo tutto il diritto di fare il suo nome e di pubblicare una sua fotografia di pubblico dominio. L’articolo resta dov’è. WM]

di Selene Pascarella *

«Non per essere superficiale, ma a me viene subito in mente la… Fica»

«Feccia! Chiamandoli diversamente si regala loro un’intelligenza politica che non hanno»

«F come Fermana?»

Quando su Twitter abbiamo lanciato l’hashtag #laparolaconlaF per accendere i riflettori – come si dice in gergo – sulla copertura mediatica delle aggressioni fasciste a partire dal caso di Alatri, non sempre le reazioni sono state entusiaste.

Il percorso che ci ha portati a vedere un filo nero tra l’omicidio di Emanuele Morganti e le recrudescenze neofasciste che hanno investito il Lazio e il resto d’Italia emergerà nelle prossime pagine e forse susciterà un dibattito acceso, già in parte deflagrato a colpi di tweet.

L’obiettivo dell’intervento è anche tirare le fila di una discussione partita in ordine sparso sui social network, e approfondirne gli spunti. Prosegui la lettura ›