Archives for 

Inchieste

Gasparri, è Lei? Qualche parola su Paolo Mieli, in occasione di un suo programma TV sulle #foibe – di Nicoletta Bourbaki

«Centinaia di migliaia di infoibati», dixit Mieli. Clicca sulla foto per leggere il debunking di Nicoletta Bourbaki intitolato: Gasparri, è Lei?.

Abbiamo già avuto modo di definire Paolo Mieli «da ormai vent’anni […] il testimonial n. 1 e il primo officiante di ogni rituale basato sul cliché “il fascismo ha fatto anche cose buone”.»

Su Mieli, però, andrebbe fatto un discorso più generale. Allievo di Renzo De Felice in anni ormai remoti, viene sempre definito «storico», ma sarebbe più preciso descriverlo come intellettuale organico e frontman di una maxi-operazione ideologica a tema storico iniziata negli anni Novanta.

Volta per volta nelle vesti di direttore del Corriere della Sera, di ubiquo opinion maker e/o di «prezzemolo» con cui condire quasi ogni approfondimento storico sulla TV di stato, ritroviamo Mieli in ogni fase del processo che ha spostato sempre più a destra gli equilibri della divulgazione storica e le retoriche della memoria pubblica, imponendo una presunta «memoria condivisa» situata oltre la distinzione tra fascismo e antifascismo. Prosegui la lettura ›

L’Unità contro i profughi istriani: l’ennesima citazione-bufala

Clicca per leggere l’inchiesta di Nicoletta Bourbaki.

Nei giorni scorsi, come accade ogni anno nei dintorni del 10 febbraio, è circolato in modo virale un certo meme, diffuso sui social anche da VIP, per esempio dal cantante di destra Enrico Ruggeri.

Si tratta di un presunto virgolettato tratto da un articolo de L’Unità del 1946. Sono poche frasi piene di disprezzo nei confronti dei profughi da Istria e Dalmazia, i quali «non meritano la nostra solidarietà né hanno diritto a rubarci pane e spazio» ecc.

Si tratta di un falso.

La citazione è stata non solo isolata ed estrapolata da un articolo che diceva l’esatto contrario, ma è stata anche manipolata.

Prosegui la lettura ›

Gli incontrollati fantasy su Norma Cossetto, 3a parte | Leggende metropolitane e ricatti morali. Con un appello agli storici: rialzate la testa!

Due operazioni editoriali su Norma Cossetto

Ad accomunare questi due libri non è solo il titolo quasi uguale.

[WM: Nella prima puntata di questa miniserie, il gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki ha smontato il film Red Land – Rosso Istria, elencandone anche i committenti politici e i mandanti ideologici.
Nella seconda puntata, ha ricostruito la genealogia delle innumerevoli dicerie che circondano la morte di Norma Cossetto e allontanano qualunque possibilità di capire cosa avvenne davvero.
In questa terza e ultima puntata, Nicoletta analizza altre due opere: il semi-romanzo Foibe rosse di Frediano Sessi e il quasi omonimo Foiba rossa, fumetto di chiarissima – e facilmente verificabile – matrice neofascista.
■ Prima di scrivere di foibe (stiamo per vedere come), Frediano Sessi era già noto come narratore e divulgatore della Shoah e dei crimini nazisti. Nel 2002 aveva curato l’edizione italiana del testo definitivo del diario di Anne Frank. Col nome dell’autore a gettare un simbolico ponte tra due storie completamente diverse, e grazie all’espediente narrativo del «diario» (fittizio), Foibe rosse ha dunque contribuito alla paradossale «annafrankizzazione» di Norma Cossetto – martire di una famiglia convintamente fascista e collaborazionista – e al più generale processo di «olocaustizzazione delle foibe», ben descritto dallo storico Federico Tenca Montini.
Allo smontaggio di Foibe rosse è linkato un approfondimento su Guido Rumici, consulente storico di Red Land e fonte di Sessi.

■ Quanto al fumetto Foiba rossa, si tratta di un prodotto dozzinale, sciatto e pieno zeppo di incredibili sfondoni storici e non solo. Se ce ne occupiamo, è per tre motivi:
1) la Regione Veneto ne ha appena acquistate migliaia di copie per distribuirle nelle scuole medie;
2) a quest’operazione editoriale hanno partecipato molte nostre “vecchie conoscenze”;
3) è il perfetto anello di congiunzione tra il libro di Sessi e Red Land.

La miniserie si chiude con alcune riflessioni sull’uso distorto, censorio e ricattatorio dell’epiteto «negazionisti», e con un appello alla comunità dei ricercatori storici.
Buona lettura.]
Prosegui la lettura ›

Gli incontrollati fantasy su Norma Cossetto, 2a parte | Cosa sappiamo davvero di questa storia?

Trieste, quartiere Chiarbola, via Capodistria: la stele che commemora Norma Cossetto. Sulla targa è scritto: «A Norma / cui l’amore patrio [sic] / spinse a far dono della vita / per l’italianità della sua Istria.»

[WM: Dopo l’analisi del film Red Land / Rosso Istria, e prima di occuparsi del libro Foibe rosse, il gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki risale a quel che si sa davvero della morte di Norma Cossetto, analizzando le svariate ricostruzioni circolate dall’immediato dopoguerra fino ad oggi. La strategia di sopperire alle incongruenze fattuali con la fiction  non nasce certo con il recente film e nemmeno con il libro, ma è parte di un’inveterata “tradizione”, fondata nel periodo dell’Operationszone Adriatisches Küstenland, la zona dell’ex-confine orientale d’Italia annessa di fatto al Terzo Reich. Norma Cossetto non ha mai smesso di essere un simbolo per una determinata parte politica, che si serve della sua tragica vicenda solo per imporre il proprio immaginario al paese. Buona lettura.]

di Nicoletta Bourbaki *

Di Norma Cossetto si sa allo stesso tempo pochissimo e troppo. Pochissimi i dati certi, troppe le dicerie. Dicerie che non dicono quasi niente sulla sua storia, ma molto su chi le ha raccontate e sui momenti storici in cui sono state diffuse. Prosegui la lettura ›

Gli incontrollati fantasy su Norma Cossetto, 1a parte | Una kolossale foiba nell’acqua: il film Rosso Istria

Avvertenza per i naviganti: questo è il sequel di… «uno dei più grandi kolossal mai girati».

[WM: In vista del Giorno del Ricordo 2019, con questo post inauguriamo una miniserie scritta dal gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki, dedicata alla figura che più di ogni altra è divenuta l’icona della questione «foibe»: Norma Cossetto.
Nicoletta Bourbaki ha esaminato minuziosamente il recente film Red Land / Rosso Istria e il libro di Frediano Sessi Foibe rosse. Vita di Norma Cossetto uccisa in Istria nel ’43. Due opere accomunate da una scelta: di fronte alla scarsità di fonti sulla vicenda della ragazza istriana, entrambe “sopperiscono” a incongruenze e lacune iniettando nella ricostruzione robuste dosi di fiction.
Al lavoro di riscontro sulle fonti si accompagna un’analisi di quali siano i committenti politici, le finalità propagandistiche e gli agganci economici di certe produzioni sulle «foibe», che sono prive del minimo valore storico. La loro funzione è infatti un’altra: creare un immaginario collettivo nazionale, tassello di quella che fu chiamata la «memoria condivisa», sempre più cemento bipartisan per solidificare una versione della storia d’Italia reazionaria, edulcorata, vittimistica e omertosa (e stiamo usando eufemismi), alla quale ora si aggiunge un retrogusto «sovranista» molto à la page.
Questo e soltanto questo è il senso di trasmettere in prima serata un film come Red Land / Rosso Istria. Lo farà Rai 3 il prossimo 8 febbraio. Buon «Giorno del Ricordo».
Ma prima, buona lettura.]

di Nicoletta Bourbaki *

INDICE DELLA PRIMA PUNTATA

1. RedLands: «Talk about a dream, try to make it real…»

2. Genealogia di un desiderio

3. La pista veneta: la lunga gestazione di Rosso Istria

4. Le foibe secondo il sovranismo: un’analisi dei contenuti del film Prosegui la lettura ›

Partigiani migranti. La Resistenza internazionalista contro il fascismo italiano.

Lapide nel cimitero partigiano internazionale di Pozza (AP).

di Wu Ming 2

Qualche settimana fa, poco prima di Natale, l’account twitter dell’ANPI Brescia ha segnalato l’ennesimo tentativo di ridurre la Resistenza italiana a un movimento patriottico, bianco e nazionalista.
Ancora una volta, ci è toccato leggere frasi di questo genere: «A coloro che accostano i #migranti ai #partigiani e che cantano #bellaciao faccio notare che i VERI partigiani (non i #sinistri che s’atteggiano dell’#anpi) combattevano per difendere la propria patria!!! E combattevano contro “l’invasor” ovvero lo straniero! E non scappavano!!!»
Giustamente l’ANPI Brescia ha risposto: «I partigiani combattevano contro i fascisti, italiani e stranieri, per la liberazione dell’Italia dalla dittatura, e i migranti di allora, cioè le persone costrette a lasciare il loro Paese (ad esempio dalla guerra), li accoglievano nelle loro file. E non scappavano.»

Per aiutare a smontare la mistificazione, abbiamo iniziato ad elencare alcuni esempi di quanto la Resistenza sia stata invece multietnica, creola, internazionalista e migrante. Il thread ha avuto una rapida diffusione e molte persone hanno aggiunto notizie e testimonianze familiari sulla partecipazione di «partigiani stranieri» alle «nostre» brigate.

Per questo, abbiamo pensato che potesse essere utile radunare in un post i principali riferimenti reperibili on-line alle oltre 50 nazionalità rappresentate nella Resistenza italiana, e agli italiani che affiancarono i partigiani di altre nazioni. Così, la prossima volta che qualcuno tirerà fuori la solita “bufala sovranista”, sarà sufficiente citare questo post per stroncarla sul nascere. Prosegui la lettura ›

Guerriglia odonomastica: una rivolta contro i nomi che abitiamo, per conoscere le nostre città

Palermo, 20 ottobre 2018. Intervento di guerriglia odonomastica nell’ambito della giornata «Viva Menilicchi!» Il nome che celebrava la conquista coloniale dell’isola di Rodi da parte dell’Italia, ora ricorda i quasi duemila ebrei di Rodi che i repubblichini locali consegnarono ai nazisti dopo l’8 settembre.

Cos’è la «guerriglia odonomastica»? Su Giap, negli ultimi anni, abbiamo fatto diversi esempi. Si tratta di azioni e performances il cui scopo è reintitolare dal basso vie e piazze delle nostre città – o aggiungere informazioni ai loro nomi per cambiare senso all’intitolazione.

Una via può essere reintitolata alla luce del sole, durante cortei o altre iniziative pubbliche, oppure col favore delle tenebre, a opera dei «soliti ignoti» o «solite ignote».

I nomi di vie e piazze – tecnicamente, gli «odonimi» – sono simboli, ma spesso sono anche sintomi. Sintomi di malattie che affliggono la memoria pubblica, sindromi causate dalla cattiva coscienza, da rimozioni e ipocrisie, da un mancato fare i conti col passato. Prosegui la lettura ›