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Appunti

Settembre. A ruota libera su #15M, #notav, #Zizek, Ivry-sur-Seine e altro

A giugno/luglio si dice sempre: «Ci penseremo a settembre», «Torno a settembre», «La questione è rinviata a settembre», «Riprenderemo il discorso a settembre», ma settembre è sempre un mese interlocutorio, di ripartenza più lenta del previsto, di nuovo “rodaggio” dei veicoli. E’ così anche per Giap. L’appassionato dibattito in calce al post precedente è già un ottimo inizio di stagione, ma dopo il “rompete le righe” d’agosto (espressione che non equivale necessariamente a “vacanze”) il collettivo Wu Ming non funziona ancora a pieno regime, anche perché alcuni di noi sono alle prese con chiusure e consegne di lavori che si protraggono da tempo. Ci vorrà ancora un po’ prima di ristabilire ordine e disciplina nei nostri ranghi, in vista del “socialismo da caserma” necessario per scrivere il nuovo romanzo. Una data-chiave sarà certamente il 19 settembre, giorno di riapertura delle scuole in Emilia-Romagna. Un anno di nuove avventure per i nostri bambini, e giornate leggermente più programmabili per noi. Prosegui la lettura ›

Sul libro «Bastardi senza storia» di Valerio Gentili. Un intervento di WM5

Bastardi senza storia

[La riflessione che segue prende le mosse dalla lettura di Bastardi senza storia, terzo libro di Valerio Gentili, già autore dei saggi La legione romana degli Arditi del Popolo (2009) e Roma combattente (2010). In BSS, Gentili recupera e “mette al lavoro” una grossa mole di materiali per troppo tempo ricoperti dalla polvere degli archivi e, con un taglio giustamente divulgativo (è un libro esplicitamente rivolto a chi tiene il culo in strada), racconta molte storie dimenticate. Protagoniste della ricostruzione sono quelle milizie di proletari (e sottoproletari) comunisti o socialisti – formazioni “cugine” dei nostrani Arditi del Popolo – che negli anni Venti e Trenta, in Germania, Austria, Francia e Belgio, cercarono di opporsi all’ascesa dei fascismi. Gentili passa in rassegna veri e propri eserciti della classe operaia, come lo Schutzbund (Lega di difesa repubblicana) della socialdemocrazia austriaca o la Reichsbanner Schwartz-Gold-Rot (Vessillo dell’Impero nero-rosso-oro) della socialdemocrazia tedesca, e formazioni forse meno numerose ma che ebbero un ruolo importante in seguito rimosso, come la RFKB (Lega dei combattenti rossi di prima linea) del partito comunista tedesco. Gentili racconta di come un simile arsenale di resistenza e contrattacco fu svuotato e mandato in malora, errore strategico dopo errore strategico, fino al compiersi della tragedia. Prosegui la lettura ›

Summer of ’81 – di Wu Ming 5 | #londonriots


Qualche riflessione per comprendere l’origine di quanto viviamo ora.
Le rivolte inglesi dell’estate del 1981 – Brixton, Toxteth, Handsworth, Leeds – colpirono l’immaginario di molti, qui da noi, specie tra coloro che seguivano il punk. A quei tempi, in quei circoli, la parola “rivolta” era assai più praticata della parola “rivoluzione”. Almeno per quanto riguardava le strade del Regno Unito, le parole si mutavano in fatti.
Il 10 aprile 1981, a Lambeth, un sobborgo di Londra prossimo a Brixton, la polizia fermò un giovane nero, Michael Bailey, mentre fuggiva inseguito da altri “ragazzi di colore”, come si diceva allora. Era stato accoltellato e sanguinava. Si formò una folla che incominciò a lamentare il ritardo nei soccorsi. Michael Bailey venne portato fino a un auto in Railton Road, mentre scoppiavano i primi disordini.
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Inchieste al volo: #twitterisnotFB

Dalle discussioni in rete sul post precedente (“Giap, Twitter e il Terrore”) è nata una richiesta d’intervista da parte di Repubblica (il quotidiano, non il sito). Dalla richiesta del giornale è nato un esperimento di consultazione pre-intervista via Twitter. La consultazione è subito diventata un’inchiesta di massa, con migliaia di messaggi [la pagina dei risultati si apre automaticamente in opzione “Top”, per vedere tutti i tweet scegliere “Tutto” nel menu a tendina]. Inchiesta empirica e umorale, certo, ma proprio per questo significativa e utile a chi studia i social network. Qualcuno userebbe, forse, la parola “con-ricerca”.
L’instancabile “storicizzatore” @jumpinshark ha cercato di ricostruire la discussione tuttora in corso, grazie allo strumento dello Storify.
N.B. Al termine di ogni schermata cliccare “Read more” per proseguire.

Perché voglio bene agli Yo Yo Mundi / Prima parte: #Genova2001, «Sciopero», #Utoya, questi anni

di Wu Ming 1

E’ la sera del 21 luglio 2011 e, a differenza di molte altre persone, non sono a Genova. Vari ostacoli e impedimenti mi hanno impedito di tornare in quelle strade, in via Tolemaide, in Piazza Alimonda.
Nei dieci anni trascorsi dal G8 – e dalla morte di Carlo Giuliani, dall’irruzione alle scuole Diaz, dalle torture di Bolzaneto, da troppe altre cose – ho rimesso piede a Genova varie volte, e un anno fa sono anche passato in Piazza Alimonda. Non la visitavo dal 2002, dal primo anniversario della morte di Carlo. In quell’occasione, avevo buttato giù alcuni appunti sulla memoria, sui monumenti, sui rituali. A distanza di otto anni, volevo vedere quali ricordi fossero rimasti bloccati tra gli edifici, impigliati ai rami degli alberi, stampigliati sul marciapiede di fronte alla chiesa. Volevo vedere, e prendere nuovi appunti, perché stavo scrivendo un breve racconto sul G8 del 2001. Un racconto, per riprendere in forma narrativa l’autocritica di qualche tempo prima. Ma quella visita è stata inutile: non sono riuscito a capire niente, faticavo a orientarmi, non sembrava nemmeno la stessa piazza. Non una scritta, non un mazzo di fiori.
Ieri, alla commemorazione del decennale, è stato tutto molto diverso. Ho visto i video, letto i commenti. Piazza Alimonda era quella Piazza Alimonda, cioè “Piazza Carlo Giuliani, ragazzo”. Adesso una targhetta c’è. E come ogni targhetta di quel genere, è in attesa dei propri vandali.
Il racconto, ad ogni modo, io l’ho scritto. Prosegui la lettura ›

Si balla! (L’inizio del crack, quello vero)

Interno sera, una macelleria come tante. Anzi, come poche.

[Luca:] Dunque, compadres, in pratica ci siamo.
E’ il vecchio adagio bukowskiano: – Come ti sei ridotto così?
– Prima poco alla volta. Poi di colpo.
Ecco, a occhio e croce, siamo giunti al “di colpo”.
Il governo più debole della storia della repubblica da oggi dovrebbe affrontare la più grossa tempesta economica che abbia mai investito il paese da cento anni in qua.
Da oggi siamo preda di raid economico-finanziari di ogni tipo, e se pensiamo di averne già viste molte, credo che rimarremo sorpresi un bel po’. Da stamattina gli interessi sul debito-Italia hanno preso a salire vertiginosamente, dopo aver raggiunto ieri i massimi, e mi sa che questo è proprio l’inizio del crack. Quello vero.
Le conseguenze sulle persone credo che facciamo fatica anche a immaginarcele. Prosegui la lettura ›

Napoli è la Grecia che già siamo (Una guerra civile per gli anni Dieci)

[Abbiamo ricevuto da Luca (già WM3) queste righe, e subito ve le proponiamo.]

Napoli brucia.
Per chi ritiene non sia necessario coinvolgersi, meglio portare lo sguardo altrove.
Napoli è la Grecia che già siamo. E’ la premonizione cupa che attende dietro l’angolo più vicino. La prova del collasso e dei colpi di coda possibili.
E’ molto chiaro ciò che avviene. Chi ha perso nelle urne muove le pedine in direzione della guerra civile e del caos che precede le militarizzazioni.
Chi ha perso è un complicato fascio di interessi e intrecci politico-criminali, su scala locale e nazionale, che muove miliardi e macina clientele a centinaia di migliaia. Bisogna dire le cose come stanno. General contractors e Sistema colpiscono uniti per ribaltare la partita. Troppo importante il risultato, si butta fuori l’arbitro a calci e si prosegue a giocare forsennati. Prosegui la lettura ›