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«L’acqua è crollata». Prosciugamenti, terraformazione e apocalissi culturali nel Delta padano

Il muro matto usato da Wu Ming 1 al convegno. Sullo sfondo, l’oasi di Cannevié.

di Wu Ming 1

[Versione integrale dell’intervento al convegno «Le Terre di Mezzo. Dalla valle del Mezzano alla valle Falce: scenari futuri di progettazione», Comacchio, 2 febbraio 2026, Giornata mondiale delle zone umide.]

Con il termine «bonifica» si intendono processi molto diversi tra loro, quando non antitetici. Usare lo stesso termine per quel che si faceva in epoche premoderne e preindustriali e quel che invece si è fatto in epoca capitalistica può essere fuorviante.

Per secoli il «governo delle acque» non implicò il prosciugamento completo delle zone umide. Gli obiettivi erano contenere i corsi d’acqua nei loro alvei, facilitare lo scolo delle acque dai terreni coltivati, e mantenere un equilibrio tra i coltivi, il bosco e la palude, perché all’agricoltura si integravano la raccolta, la caccia e la pesca.

«Bonifica», aggettivo sostantivato derivante da bonum facere, è termine che implica già una valutazione positiva. Chi «bonifica» fa il bene, ovvero rende buono un territorio che prima era cattivo. L’uso del termine ha facilitato il formarsi di una mitologia della Bonifica che poco ha a che fare con la storia reale di quei processi e delle loro conseguenze.

Adottando un nome più laico e più neutro, forse sarà meno arduo discuterne in modo critico. Per questo, nel riferirmi alle cosiddette «bonifiche» di età moderna e poi tout court capitalistiche – quelle meccaniche del XIX e del XX secolo – userò il termine «prosciugamenti». Prosegui la lettura ›

Da Norma Cossetto al «treno della vergogna» passando per le finte foibe. Letture per il Giorno del Ricordo

Monumento ai partigiani caduti nella battaglia della Sutjeska, nella Bosnia meridionale. La battaglia si svolse nella primavera del 1943 tra l’esercito di liberazione della Jugoslavia e le forze dell’Asse (tedeschi, italiani e collaborazionisti cetnici e ustascia). Il monumento, costruito negli anni Sessanta, rappresenta le ali di un falco che prende il volo, e risuona con le parole di una famosa canzone della resistenza, Sivi sokole.

In vista del Giorno del Ricordo 2026 proponiamo un elenco ragionato di materiali utilizzabili anche per la divulgazione e la didattica. Li ha prodotti il gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki, facendo ricerca sui temi delle foibe, dell’esodo istriano-dalmata, delle complesse vicende del cosiddetto «confine orientale».

La storia intorno alle foibe

Uno speciale apparso sulla rivista Internazionale. Con l’apporto di diversi storici, si cerca di andare oltre le narrazioni riduttive e italocentriche che legano foibe ed esodo in un rapporto diretto di causa-effetto, ignorando il contesto di violenze fasciste, l’italianizzazione forzata delle popolazioni slovene e croate, e la dimensione multietnica della Resistenza jugoslava. L’obiettivo dello speciale è una memoria plurale, basata su fonti e studi sovranazionali, per contestualizzare le tragedie senza nazionalismi né «olocaustizzazioni», favorendo un dialogo oltre le frontiere che insanguinarono la zona. → Buona lettura.

Miti, riti, detriti: il caso Norma Cossetto

Un’inchiesta a puntate in cui si smonta la narrazione dominante sulla giovane istriana uccisa nel 1943, negli ultimi vent’anni divenuta icona di martirio patriottico, «simbolo di italianità». Dopo un’analisi del film Rosso Istria, basato quasi interamente su invenzioni, l’inchiesta ricostruisce i fatti essenziali. Norma era figlia di un podestà, già squadrista e figura di spicco del fascismo più violento, quello «di confine». Fu catturata da partigiani il 2 ottobre 1943, giorno d’inizio della rappresaglia nazista contro gli insorti istriani. Il corpo fu ritrovato in una foiba a dicembre, ed è pressoché tutto ciò che si può dire. Le leggende macabre su stupri e torture non si basano su alcuna evidenza, nascono da testimonianze di famiglia – una famiglia pienamente e convintamente parte della macchina coloniale fascista – e falsificazioni post-belliche, riprese e “sdoganate” da vari pubblicisti. → Buona lettura.

La leggenda del «treno della vergogna»

Si narra che il 18 febbraio 1947, alla stazione di Bologna, un treno con circa duemila profughi istriani fu accolto con violenza da ferrovieri comunisti, tra sassate, latte versato sui binari e minacce di sciopero per negare cibo e ristoro. L’inchiesta dissipa questa leggenda. Con verifiche d’archivio, analisi di giornali dell’epoca e documenti di questura e prefettura, si dimostra che nessuna fonte coeva riporta un tale episodio. I resoconti parlano invece di un’accoglienza ordinata e solidale, con pasti caldi forniti dalla Pontificia Commissione di Assistenza. La storia oggi ripetuta a pappagallo comincia a formarsi solo nel 1957, entra per la prima volta nel mainstream nel 1991 e solo al giro di boa del nuovo secolo si gonfia di dettagli iperbolici, fino a diventare un cliché usato anche in discorsi istituzionali. Lo scopo è alimentare odio per l’antifascismo e la città di Bologna. → Buona lettura.
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La tournée come pratica di paesaggio. Riflessioni di un attore con il pallino dei luoghi – di Marco Manfredi

Fuori dalle grandi città abundant leones? Sì, ed è il motivo per cui ci andiamo. Dettaglio (nordorientale) della «Mappa di Cotton», XI secolo. È alla British Library.

[Dopo un anno di viaggi e letture da Gli uomini pesce e di nuovo in viaggio ora con Mensaleri, Marco racconta del «richiamo» che ha sentito, e di teatro, corpi, geografie. Buona lettura.]

di Marco Manfredi*

Quando ho fatto a Wu Ming 1 la proposta – e lo ringrazio per averla accolta – di partecipare alle presentazioni de Gli uomini pesce, impegnandomi a incasellare nel mio calendario quante più sortite possibili, intuivo solo vagamente le mie motivazioni.

Come scrive WM1 nel portolano del tour, c’è stata una dose di fatica, ma ben ripagata dall’intensità degli incontri lungo la via. Eppure il mio conto finale è risultato in attivo in una misura tale da dovermi chiedere più precisamente il perché.

Intanto – con la giusta distanza – vedo con più chiarezza le ragioni della mia decisione iniziale. La prima, semplicemente: il libro stesso. Libro che mi risuonava ancora più di tanti precedenti titoli dell’officina Wu Ming. Dentro c’è il cinema che amo e un personaggio il cui modo di vivere il cinema mi affascina; c’è un approccio alla geografia che ho praticato in studi passati; c’è la pianura verso cui provo un’attrazione perturbante, allo stesso tempo nota e straniera; c’è l’acqua, ci sono i fiumi, e sì, sono uno degli infatuati del diffuso ritorno alla fluvialità. Prosegui la lettura ›

IA, transizione energetica e colonialismo: cosa sta succedendo in Sardegna – di Omar Onnis

Orgosolo (NU): murale recente che congiunge la lotta popolare del 1969 alla mobilitazione contro la speculazione energetica di questi anni. «Fuori lo stato militare. Fuori lo stato nucleare. Fuori lo stato di minaccia dalla Sardegna».

[Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo contributo, che non solo prende spunto dalla discussione in corso su Giap riguardo all’intelligenza artificiale, ma si riallaccia a due nostri “filoni” storici: la lotta in difesa dei territori contro le «grandi opere» e il disvelamento dell’italico colonialismo, in questo caso “interno”. Se aggiungiamo che il romanzo collettivo a cui stiamo lavorando affronta la questione della produzione energetica, ecco che abbiamo fatto quaterna. Buona lettura. WM]

di Omar Onnis*

Le note di Wu Ming 1 sull’IA tra le altre cose sollevano una questione solitamente opacizzata o del tutto rimossa dal dibattito, e tuttavia centrale. L’IA, soprattutto nella sua architettura tecnica di stampo USA, è una tecnologia altamente energivora, implica un notevole consumo di acqua e inevitabilmente, nella sua infrastruttura materiale, occupa spazio, molto spazio.

Omettere la sua materialità consente anche di ignorare le questioni a essa legate: chi controlla l’IA e la tecnologia che la fa funzionare? Dove e come si produce l’energia che serve al suo funzionamento? E con quali impatti sociali, ambientali, politici? Nell’ambito dell’ideologia economica (ancora) dominante, quello che per semplicità definiamo neoliberismo, tutto ciò è etichettato come esternalità.

La presunta disincarnazione di questa presunta intelligenza è un elemento mitologico, parte fondamentale della fascinazione che essa suscita. Ma non c’è nulla di “virtuale” nell’IA. Non c’è nemmeno nulla di “neutrale”, né nella sua architettura informatica, né nella sua base concreta.

Consideriamo la questione dell’energia necessaria al suo funzionamento. Nel contesto italiano, il tema è emerso ultimamente per via delle notizie sulla realizzazione di grandi centri dati a Milano e dintorni. Prosegui la lettura ›

L’Officina Roversi di Bologna ci ha assegnato la Targa Anser Anser 2025

Bologna, assegnazione della Targa Anser Anser

Bologna, 29 novembre 2025, il teatro Testoni pieno durante la cerimonia di assegnazione delle targhe Officina Roversi.

Notizie così non siamo soliti riceverne, perché non partecipiamo a premi letterari. Come andò quella volta al Premio Strega è sufficientemente noto. Competizione, gare, giurie, “eliminazioni”, gamification… Tutto questo non fa per noi, e si sa pure che evitiamo cerimonie e apparizioni mediatiche. Dunque, premi et similia è raro che ne riceviamo.

Ma può capitare di ricevere premi senza “vincerli”, cioè senza dover competere né mostrarsi. Sono «premi» nel senso di riconoscimenti per il lavoro fatto, non nel senso di trofei.

A Bologna è attiva l’Officina Roversi, intitolata a Roberto Roversi, uno dei più grandi e mediaticamente schivi poeti italiani del Novecento, tanto allergico alle “comparsate” individuali quanto dedito alla cura di progetti collettivi e reti di relazioni tra persone. Un importante esempio per noi e per chiunque pensi che un altro modo di esercitare il mestiere letterario è possibile.

Di recente l’Officina Roversi ci ha assegnato la targa denominata Anser Anser, il nome dato da Linneo all’oca selvatica. È una citazione da La canzone di Orlando, di cui Roversi scrisse il testo, poi messo in musica da Lucio Dalla. Brano che a sua volta cita il finale di Orlando di Virginia Woolf. Prosegui la lettura ›

Trecentonovantaquattro giorni | «Gli uomini pesce», speciale n.10, seconda parte (con un prologo sulla guerra e lo stare insieme)

Presentazione de Gli uomini pesce a Palermo

Palermo, 24 ottobre 2025, presentazione de Gli uomini pesce a Booq, bibliofficina di quartiere.

di Wu Ming 1

[La prima parte è qui – L’intermezzo su letteratura e IA è qui.]

Prologo sulla guerra e lo stare insieme. Spazi luoghi corpi scritture. Hai detto «romanzo geografico»? Isole, sud, centro, nord: conflitti, restanze e ritornanze. Musiche da uomini pesce. Sonic. Un altro gioco di pazienza (Per Sonic Ally). Jet Set Roger. Altre musiche e voci. Congedo (dedicato a due luoghi). To The Lighthouse. Perdere la Perdigiorno. Note.

Ho portato in tour Gli uomini pesce in un momento di grande riattivazione sociale, mentre intorno si liberavano energie compresse fino a poco prima. Lo sdegno per le complicità occidentali e italiane nel genocidio a Gaza riempiva le città di corpi, soprattutto giovani, e di voglia di ritrovarsi. Di quell’atmosfera hanno beneficiato anche le iniziative culturali, comprese le presentazioni di libri.

Poi è scattata la vendetta di stato, con sgomberi, denunce, linciaggi mediatici, blitz autoritari nelle scuole e leggi ad Israelem – come i ddl Gasparri / Delrio – per silenziare le voci critiche. Una reazione che nulla toglie all’importanza di quel che è accaduto, anzi, ne è il miglior attestato: li abbiamo colti di sorpresa e impauriti.

Men che meno la vendetta pone fine a un ciclo di lotte che può avere cali ma non cessa, perché è più vasto, addirittura planetario. Fuori dalle inquadrature dei nostri media, una nuova gioventù riempie le vie di mezzo mondo, agitando il vessillo pirata di One Piece 1.

Scrivo queste righe mentre, dopo l’aggressione al Venezuela, gli USA tornano a reclamare la Groenlandia e Trump minaccia anche Messico e Colombia 2. Ora più che mai, in uno scenario di recrudescenza bellica, continui blitz colpisci & sgomenta, corse al riarmo e disciplinamento militarista della società, dobbiamo stare insieme il più possibile.

In solitudine, o solamente «connessi», «a distanza», si soccombe allo schiacciasassi emotivo, ci s’impregna di umor nero e senso d’impotenza. Stando insieme, invece, molte più opzioni diventano pensabili, e quel che è pensabile è più vicino a essere possibile.

Dobbiamo recuperare il senso letterale del più noto motto giuridico latino, che è un’esortazione.

Habeas corpus.

Abbi il corpo. Prosegui la lettura ›

Calendario generale di Wu Ming, gennaio-febbraio 2026

Leonid Solomatkin, «Rompighiaccio», olio su tela, 1881.

Venerdì 9 gennaio
BOLOGNA
Wu Ming 2 presenta
Bologna. Deviazioni inedite raccontate dagli abitanti
(Ediciclo, collana Nonturismo)
in dialogo con Franco Cervellati
h. 18.30, Caffè San Domenico
Via Garibaldi, 5/D.

Mercoledì 14 gennaio
FERRARA
Wu Ming 2 presenta
Mensaleri
in dialogo con Marco Belli e Sandro Abruzzese
h. 17.30, libreria Libraccio
Piazza Trento e Trieste.

Sabato 17 gennaio
VENEZIA
Rodrigo Nunes presenta il suo libro
Né verticale né orizzontale. Una teoria dell’organizzazione politica
in dialogo con Wu Ming 1
h.16:30, Laboratorioccupato Morion
Calle del Morion 2951.
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