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Wu Ming has written 965 articles so far, you can find them below.

Una sera di giugno a Ventotene parlando di alberi, di fiumi e di Gaza

Ventotene, doppia presentazione de Il gelso di Gerusalemme e Gli uomini pesce

Ventotene, 20 giugno 2025, foto di Paola Libralato. Ascolta l’audio della serata.

«Che tempi sono questi, quando
parlare d’alberi è quasi un delitto,
perché su troppe stragi implica il silenzio!»
Bertolt Brecht, A coloro che verranno

«[…] ho scritto del cielo e della mela,
ora scrivo di Stalingrado.»
Pablo Neruda, Nuovo canto d’amore a Stalingrado

Sono i versi parafrasati da Wu Ming 1 durante una conversazione con Loredana Lipperini e con Paola Caridi, autrice del magnifico Il gelso di Gerusalemme. L’altra storia raccontata dagli alberi (Feltrinelli, 2024), giornalista esperta di Asia occidentale – non «Medio Oriente», espressione eurocentrica e tossica –, instancabile nel denunciare il genocidio in corso a Gaza.

Gaza che oggi è una distesa di macerie dentro una «striscia» ma, come racconta Paola, è una città antichissima, che da migliaia di anni ha lo stesso nome. Città che fu aperta al mondo, incrocio di vie transcontinentali, cerniera economica e culturale tra mondi marittimi e contadini.

Derubata dell’entroterra verde con cui era in simbiosi, chiusa ermeticamente e assediata, bombardata e scientemente affamata, oggi Gaza è ridotta al proprio fantasma. Ma questo fantasma tormenterà a lungo la società israeliana, le nazioni intorno e l’occidente uccidente tutto. Prosegui la lettura ›

«Ma chi è ‘sto Rizzi che è sempre nei vostri romanzi?» Intervista al poeta sui suoi trascorsi da Luther Blissett e sulla beffa che lo consacrò

Alberto Rizzi

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Nella terza parte del nostro romanzo d’esordio Q spunta tale Adalberto Rizzi, detto «frate Pioppo».

54 comincia con l’uscita di casa di Carlo Alberto Rizzi, poeta triestino.

Guerra agli umani annovera tra i personaggi il cacciatore Gilberto Rizzi.

In New Thing un ufficiale di polizia di New York si chiama Albert D. Rizzi.

La novella American Parmigiano si incentra sulle peripezie oltreoceano di tale Albert Rice, al secolo Adalberto Rizzi.

Nel racconto Arzèstula appare in sogno, in una Ferrara che è wasteland, tale Rizzi.

In Altai uno dei due luogotenenti del protagonista si chiama Gualberto Rizzi.

Ne L’armata dei sonnambuli si rievoca un attore di teatro di nome Norberto Rizzi.

Ne L’invisibile ovunque si menziona un certo Rizzi che in trincea, durante i bombardamenti, coltiva un suo passatempo.

Ne La Q di Qomplotto tra i personaggi che affollano la copertina di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band fa capolino Alberto Rizzi.

In Ufo 78 partecipa a una veglia ufofila sul monte Quarzerone Alberto Rizzi, postino in quel di Papozze, nel Delta del Po.

Ne Gli uomini pesce ha un ruolo importante Bertolt Rizzi, geometra di Ariano Polesine e fratello del postino di cui sopra, che in realtà all’anagrafe si chiama Albrecht.

Che è ‘sta fissazione per il cognome «Rizzi», quasi sempre associato a nomi di battesimo terminanti con la desinenza di origine sassone -berto? Prosegui la lettura ›

Rimozione forzata. Cinque anni dal lockdown e (fingere di) non sentirli – di Consigliere & Zavaroni. Con una postilla di Wu Ming.

Raphael, 1827-1861, preconizzazioni del post-Covid / 1

Tutte le immagini che illustrano quest’articolo sono nel pubblico dominio, litografie a colori tratte dalla rivista ottocentesca Prophetic Messenger, nota anche come Raphael’s Almanac.

di Stefania Consigliere e Cristina Zavaroni *

Per comprendere i tempi non ordinari, le categorie dei tempi ordinari non bastano. Bisogna cercare altrove ed è così che certi autori diventano pienamente comprensibili. Che bastasse l’induzione di paura per dominare intere popolazioni l’avevamo letto nei libri di Hannah Arendt, George Orwell, Christopher Browning e Zygmunt Bauman, ma abbiamo cominciato a crederci davvero solo nell’inverno del 2020. Ancor più difficile trovare una spiegazione per la strage delle coscienze che immediatamente ha diviso la popolazione italiana in fazioni avverse mai più ricomposte e per lo strano oblio che oggi avvolge il biennio pandemico.

A cinque anni e qualche mese dal suo incipit, l’evento più significativo (speriamo) della nostra vita collettiva sembra ai più un episodio lontano, politicamente irrilevante e per nulla attivo nel presente.

Il fatto è, però, che quella stagione non è mai finita. Prosegui la lettura ›

Radio Ufo 78, piccola storia di un radiodramma/concerto + Il Pentagono, gli UFO e Gaza (e varie da Francia e Spagna)

Ascolta Radio Ufo 78.

– I romanzi radiofonici, giovanotto, – mormorò Josefina Sánchez,
come se commettesse un sacrilegio. – Stanno diventando sempre più strambi.
(Mario Vargas Llosa, La zia Julia e lo scribacchino)

Nel biennio 2022-2023 portammo in tour Radio Ufo 78, un radiodramma/concerto, un melologo, una sghemba e psichedelica suite con scrittori, musicisti e «caverna dell’antimateria».

I due scrittori erano Wu Ming 1 e Jadel Andreetto, quest’ultimo in doppia veste, in quanto bassista del Bhutan Clan.

I musicisti erano quelli del Bhutan Clan, appunto: band cresciuta a Bologna sonorizzando trekking urbani e serate letterarie, nel contesto del cantiere culturale permanente Resistenze in Cirenaica.

Per varie ragioni il gruppo si è sciolto come tale nel 2024, ma le sperimentazioni proseguono sotto l’egida di Melologos, «laboratorio di fonologia narrativa» che ora è al lavoro su Gli uomini pesce.

«Caverna dell’antimateria» è come chiamavamo, in omaggio al pittore situazionista Giuseppe Pinot Gallizio, l’ambiente sonoro pazientemente ingegnerizzato in studio che ogni tanto erompeva nell’esecuzione dal vivo. Prosegui la lettura ›

Gli uomini pesce, speciale n.8 | «Just like a heatwave / burning in my heart»

Evoluzioni dell'ex libris de Gli uomini pesce.

Evoluzioni dell’ex libris de Gli uomini pesce.

Pubblichiamo questo speciale su Gli uomini pesce nel mezzo di un’onda di calore, come quella che nel luglio 2022 stroncò Ilario Nevi, o quella che nel luglio 2023 stroncò il compagno e amico Roberto Sassi, alla cui memoria il romanzo è dedicato.

È un’onda simile ma peggiore, perché partita già a giugno, e perché ogni estate le onde si fanno più persistenti, tanto che andrebbe cambiata metafora. Non sono onde, è marea.

Il mare è caldo come piscio, ma non è solo un fastidio per i bagnanti, come sembrerebbe dai servizi dei Tg. Quello è l’ultimo dei problemi, anzi, non entra nemmeno in classifica. Più il mare si scalda e più collassa: si alterano correnti vitali per gli ecosistemi, l’acqua si fa povera d’ossigeno (ipossia), si estinguono specie, ne arrivano altre che fanno saltare altri equilibri…

Inoltre, più il mare si scalda e più evapora. Su di noi incombono grandi masse di vapore, mentre nell’atmosfera s’accumula energia. Presto ci saranno tempeste, tutto quel gassoso tornerà liquido e i nubifragi – le «bombe d’acqua» dei titoli di giornale – si abbatteranno su territori sempre più maltrattati e fragili.

Ad esempio, sul territorio che ne Gli uomini pesce è un vero e proprio personaggio: la bassa padana orientale, le province di Ferrara, Rovigo e in parte Ravenna, il Delta del Po.

Il rapido passaggio da un estremo meteorologico all’altro è detto «colpo di frusta», come quello alla cervicale quando ti tamponano in macchina. La crisi climatica tampona la macchina del capitale, che però non accosta per constatare il sinistro, manco vuol saperne di rallentare, anzi, pesta sull’acceleratore e va, va, senza più il paraurti didietro, con la carrozzeria sfasciata, la marmitta che tragia sull’asfalto facendo scintille che incendiano l’erba sul ciglio, e va.

E noi siamo a bordo. E a bordo si parla d’altro. Di fare la guerra, di cazzate, e di fare la guerra come fossero cazzate. Prosegui la lettura ›

Sul fare libri in Italia, sul presentarli, sull’esserci coi corpi. Loredana Lipperini intervista Wu Ming 1

Presentando libri in Italia, si creano anche momenti così.

Roma, festival Contrattacco, 14 giugno 2025: presentazione del libro di Wu Ming 4 Il calcio del figlio.

Una decina di giorni fa Loredana Lipperini ha chiesto a Wu Ming 1 un parere sulla profonda crisi dell’editoria italiana – certificata dall’ultimo rapporto AIE sulle vendite – e su certe polemiche speciose che proprio lo stato di crisi alimenta. Roba del tipo: «La provocazione-sfogo dello scrittore Pincopallino: “Non ha più senso presentare i libri”»

Lo scambio è diventato un’intervista e il raggio si è ampliato. Tra i temi toccati: la necessità, ora più che mai, di ritrovarsi e stare insieme; l’importanza dei gruppi di lettura; le peculiarità dell’approccio di Wu Ming e il senso del continuare a fare letteratura in questo paese.

Che poi è: il senso del continuare a fare in questo paese. A sbattersi, impegnarsi, lottare.

L’intervista è uscita oggi sulla rivista on line Lucy (sulla cultura). Ci teniamo a precisare che noi non le avremmo mai dato un titolo del genere, ma amen! 🫠 Buona lettura.

Chiamare genocidio il genocidio

Gernika/Guernica, Euskadi, 9 dicembre 2023. Migliaia di manifestanti riproducono la bandiera palestinese accanto a un dettaglio del quadro che porta il nome della città, dipinto da Picasso per denunciarne il bombardamento (1937).

[WM: Stavamo impaginando quest’articolo quando, il 13 giugno, le forze armate israeliane hanno avviato l’operazione «Leone che sorge», colpendo numerosi obiettivi in territorio iraniano. L’escalation in Asia occidentale – «Medio oriente», in fondo, è un’espressione eurocentrica di derivazione colonialista – e lo scontro diretto tra il regime del Likud e quello degli Ayatollah, a cui si aggiunge la distruzione da parte dell’IDF dell’ultimo collegamento Internet di Gaza, hanno momentaneamente oscurato il genocidio in corso nella Striscia, ma la situazione resta quella descritta da Girolamo De Michele. Gli ultimi sviluppi non solo non inficiano le analisi e riflessioni che seguono, ma le rafforzano.]

di Girolamo De Michele *

0. Premessa

Il conto totale dei morti è quasi impossibile, ma in qualche modo va tentato; ci sono le vittime dichiarate dal Ministero della Sanità di Gaza, ritenute attendibili da organizzazioni internazionali; cui vanno aggiunti i morti ancora sepolti, e che forse non saranno mai disseppelliti; cui vanno aggiunti i morti per cause conseguenti – ferite con lungo decorso, malattia, denutrizione. Uno studio ospitato su Lancet lo scorso luglio – quando la stima dei morti era di circa 37mila, poco meno della metà del conteggio al momento in cui scrivo, più 10mila sotto le macerie secondo le stime dell’ONU – affermava:

«Anche se il conflitto terminasse immediatamente, nei prossimi mesi e anni continuerebbero a verificarsi numerose morti indirette dovute a cause quali malattie riproduttive, trasmissibili e non trasmissibili. Si prevede che il bilancio totale delle vittime sarà elevato, data l’intensità del conflitto, la distruzione delle infrastrutture sanitarie, la grave carenza di cibo, acqua e alloggi, l’impossibilità per la popolazione di rifugiarsi in luoghi sicuri e la perdita di finanziamenti all’UNRWA, una delle pochissime organizzazioni umanitarie ancora attive nella Striscia di Gaza. Nei conflitti recenti, tali morti indirette vanno da 3 a 15 volte il numero di morti dirette. Applicando una stima prudente di 4 morti indirette per ogni decesso diretto ai 37.396 decessi segnalati, non è improbabile stimare che fino a 186mila o anche di più decessi potrebbero essere attribuibili all’attuale conflitto a Gaza. Utilizzando la stima della popolazione della Striscia di Gaza del 2022 di 2.375.259 persone, ciò si tradurrebbe nel 7,9% della popolazione totale della Striscia di Gaza.» Prosegui la lettura ›