Da Norma Cossetto al «treno della vergogna» passando per le finte foibe. Letture per il Giorno del Ricordo

Monumento ai partigiani caduti nella battaglia della Sutjeska, nella Bosnia meridionale. La battaglia si svolse nella primavera del 1943 tra l’esercito di liberazione della Jugoslavia e le forze dell’Asse (tedeschi, italiani e collaborazionisti cetnici e ustascia). Il monumento, costruito negli anni Sessanta, rappresenta le ali di un falco che prende il volo, e risuona con le parole di una famosa canzone della resistenza, Sivi sokole.

In vista del Giorno del Ricordo 2026 proponiamo un elenco ragionato di materiali utilizzabili anche per la divulgazione e la didattica. Li ha prodotti il gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki, facendo ricerca sui temi delle foibe, dell’esodo istriano-dalmata, delle complesse vicende del cosiddetto «confine orientale».

La storia intorno alle foibe

Uno speciale apparso sulla rivista Internazionale. Con l’apporto di diversi storici, si cerca di andare oltre le narrazioni riduttive e italocentriche che legano foibe ed esodo in un rapporto diretto di causa-effetto, ignorando il contesto di violenze fasciste, l’italianizzazione forzata delle popolazioni slovene e croate, e la dimensione multietnica della Resistenza jugoslava. L’obiettivo dello speciale è una memoria plurale, basata su fonti e studi sovranazionali, per contestualizzare le tragedie senza nazionalismi né «olocaustizzazioni», favorendo un dialogo oltre le frontiere che insanguinarono la zona. → Buona lettura.

Miti, riti, detriti: il caso Norma Cossetto

Un’inchiesta a puntate in cui si smonta la narrazione dominante sulla giovane istriana uccisa nel 1943, negli ultimi vent’anni divenuta icona di martirio patriottico, «simbolo di italianità». Dopo un’analisi del film Rosso Istria, basato quasi interamente su invenzioni, l’inchiesta ricostruisce i fatti essenziali. Norma era figlia di un podestà, già squadrista e figura di spicco del fascismo più violento, quello «di confine». Fu catturata da partigiani il 2 ottobre 1943, giorno d’inizio della rappresaglia nazista contro gli insorti istriani. Il corpo fu ritrovato in una foiba a dicembre, ed è pressoché tutto ciò che si può dire. Le leggende macabre su stupri e torture non si basano su alcuna evidenza, nascono da testimonianze di famiglia – una famiglia pienamente e convintamente parte della macchina coloniale fascista – e falsificazioni post-belliche, riprese e “sdoganate” da vari pubblicisti. → Buona lettura.

La leggenda del «treno della vergogna»

Si narra che il 18 febbraio 1947, alla stazione di Bologna, un treno con circa duemila profughi istriani fu accolto con violenza da ferrovieri comunisti, tra sassate, latte versato sui binari e minacce di sciopero per negare cibo e ristoro. L’inchiesta dissipa questa leggenda. Con verifiche d’archivio, analisi di giornali dell’epoca e documenti di questura e prefettura, si dimostra che nessuna fonte coeva riporta un tale episodio. I resoconti parlano invece di un’accoglienza ordinata e solidale, con pasti caldi forniti dalla Pontificia Commissione di Assistenza. La storia oggi ripetuta a pappagallo comincia a formarsi solo nel 1957, entra per la prima volta nel mainstream nel 1991 e solo al giro di boa del nuovo secolo si gonfia di dettagli iperbolici, fino a diventare un cliché usato anche in discorsi istituzionali. Lo scopo è alimentare odio per l’antifascismo e la città di Bologna. → Buona lettura.

Anche nel Giorno del Ricordo 2026 questa foto sarà interpretata a rovescio.

Anche nel Giorno del Ricordo 2026 questa foto sarà descritta a ruoli invertiti.

Immagini di crimini nazifascisti spacciati per foto di foibe

Dove si smaschera l’uso sistematico di foto false o decontestualizzate. Manifesti, tv e siti istituzionali riportano spesso immagini di crimini commessi dall’esercito italiano durante l’occupazione dei Balcani, ma ribaltandone il senso, parlando di italiani vittime innocenti di «slavocomunisti». Invertendo il rapporto tra assassinati e assassini si occulta la violenza coloniale e fascista, conditio sine qua non per imporre la narrazione tipica del Giorno del Ricordo, in cui gli italiani hanno solo ed esclusivamente il ruolo di vittime. → Buona lettura.

Il Giorno del Ricordo… e delle medaglie a criminali di guerra

Un’analisi critica dei primi dieci anni della legge 92/2004 che ha istituito il Giorno del Ricordo. Questa commemorazione è diventata uno strumento per riabilitare elementi del fascismo e della RSI, assegnando onorificenze a congiunti di «vittime» che spesso – trecento casi su un migliaio di conferimenti – erano militi repubblichini e collaborazionisti nazifascisti. Ci sono casi eclatanti, su tutti quello di Vincenzo Serrentino, prefetto di Zara, membro del tribunale straordinario che condannava a morte gli antifascisti. → Buona lettura.

Anche nel Giorno del Ricordo 2026 circolerà questa citazione distorta da L'Unità.

Anche nel Giorno del Ricordo 2026 circolerà questa citazione distorta da L’Unità.

Una falsa citazione da L’Unità

Secondo una storia molto ripetuta, nel 1946 un articolo de L’Unità avrebbe insultato i profughi giuliani e aizzato le masse comuniste a respingerli. È una leggenda nata dall’estrapolazione e dal rovesciamento delle posizioni di Piero Montagnani, partigiano e vicesindaco di Milano. Pubblicando il testo integrale, Nicoletta Bourbaki dimostra che Montagnani non si riferiva a generici profughi, ma a criminali di guerra fascisti e collaborazionisti in fuga dalla Jugoslavia. Montagnani gestiva l’emergenza abitativa per migliaia di sfollati, inclusi gli istriani, e il contesto era di accoglienza pratica, non di ostilità ideologica. A diffondere la citazione distorta sono stati i cantanti Simone Cristicchi ed Enrico Ruggeri, e prima di loro lo storico Raoul Pupo. Certamente sarà usata anche nel Giorno del Ricordo 2026. → Buona lettura.

Finte foibe: il Bus de la Lum e la X Mas

Il Bus de la Lum è una cavità carsica sull’altopiano del Cansiglio, tra Alto Veneto e Friuli. Una certa tradizione lo vuole luogo di esecuzioni di massa da parte della Divisione partigiana Nino Nannetti. Si tratta di una leggenda più volte smentita da speleologi, indagini della Procura e studi storiografici. È nata nel dopoguerra da campagne anticomuniste su giornali come Il Gazzettino, per essere ripresa e amplificata decenni dopo dal neofascista Marco Pirina. Pirina fondò il Centro studi Silentes Loquimur ed è una figura-chiave nell’evoluzione delle narrazioni sulle foibe. È stato promotore di una “foibologia” di stampo esoterico, con tanto di ricorso a sensitivi per udire «sussurri dall’aldilà». Non per questo ha tralasciato più prosaiche false testimonianze, come confessioni inventate di partigiani. L’inchiesta prosegue ricostruendo il ruolo centrale della Xª Mas di Junio Valerio Borghese nell’invenzione della foibologia. → Buona lettura.

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