«Piaceri e legami che resistono» | Quinto dispaccio da Mensaleri.

La chiesa «Regina Pacis» nel borgo operaio delle saline di Tarquinia

Una triade chimica

1. Zolfo

Il viaggio di Mensaleri, ormai ad ogni tappa, incrocia testimonianze di villaggi operai costruiti su e giù per la Penisola, tra la fine dell’Ottocento e gli anni Cinquanta del secolo scorso.

A Ferrara, il 14 gennaio, dopo l’incontro alla libreria Libraccio, Giacomo Locci ha raccontato la storia del villaggio Montecatini a Pontelagoscuro. Edificato sopra un campo di barbabietole, lo chiamano anche «dei marchigiani», perché ospitò 250 famiglie della provincia di Ancona. A Cabernardi, nel comune di Sassoferrato, la Montecatini gestiva la miniera di zolfo più estesa d’Europa. Nel 1952, per impedire una valanga di licenziamenti, i lavoratori occuparono il 13° livello, a 500 metri di profondità. Restarono là sotto per quaranta giorni, dal 28 maggio al 7 luglio. Era la lotta dei «sepolti vivi», come li definì Gianni Rodari in un reportage per «Vie Nuove». Gillo Pontecorvo la documentò su pellicola, nel cortometraggio Pane e zolfo.
Al termine della protesta, gli occupanti furono licenziati, mentre i loro compagni finirono in altre miniere, emigrarono in Belgio, oppure accettarono il trasferimento a Pontelagoscuro, per lavorare nel petrolchimico, di proprietà della stessa Montecatini.

La vicenda intreccia anche un altro lavoro di Wu Ming 2, ovvero la guida «nonturismo» di Arcevia. Molti minatori di Cabernardi provenivano da quel comune e dovettero traslocare sulla riva del Po. Le loro vite sono al centro del libro di Lilith Verdini, Zolfo, carbone e zanzare. L’autrice è figlia di Angelo Verdini, uno dei partecipanti alla redazione che ha scritto e architettato la guida «nonturismo».
Sul villaggio Montecatini, Giacomo Locci e l’associazione Cumbre hanno registrato un podcast in cinque episodi, «un preziosissimo documentario sonoro di memoria collettiva e indagine sociale». Chiacchierando della sua realizzazione, è spuntato anche il progetto di teatro comunitario che per dieci anni ha coinvolto la gente di Pontelagoscuro in un percorso che Toni Pohlmann non esiterebbe a definire «sociocosmico». E qui davvero un primo cerchio si chiude.

La sezione centrale del dipinto sul muro del teatro «Julio Cortázar» di Pontelagoscuro

2. Sale

La settimana successiva, il 22 gennaio, l’incontro alla biblioteca di Tarquinia è stato l’occasione per visitare il borgo delle saline, insieme a persone che ci hanno abitato e ricordano bene quando era ancora attivo. La produzione è entrata in crisi negli anni Ottanta, fino alla chiusura definitiva. Nel 1971, Luigi Comencini vi girò diverse scene de Le avventure di Pinocchio.

Costruito dopo l’Unità d’Italia, oggi è un luogo per lo più abbandonato, a parte la caserma dei Carabinieri forestali e il Centro ittiogenico sperimentale marino dell’Università della Tuscia. Il restauro di un vecchio edificio per trasformarlo in eco-albergo si è risolto in uno sperpero di fondi pubblici: la struttura non ha mai aperto ed è di nuovo in condizioni pietose. Nell’estate del 2022, la polizia ha sgomberato una ventina di case, poi rinchiuse dietro una recinzione.

Tutta l’area, di proprietà del Demanio, rimane sospesa tra il pericolo di crollo, il sogno di un suo riutilizzo e gli incubi della riqualificazione. Zona umida, terra di bonifica, accanto a una porta è ancora ben visibile il marchio a vernice delle campagne antimalariche del Dopoguerra. Quelle più volte citate in Mensaleri, per via di un misterioso sterminio di farfalle, forse dovuto all’uso del DDT.

3. Metallo pesante

Concludiamo la carrellata con Bolzano, dove il 7 febbraio, alla libreria Nuova Cappelli, si è parlato anche del rione popolare Dux, con le sue case «semirurali», del villaggio Lancia, una vera e propria baraccopoli, e del villaggio Montecatini (di nuovo) a Borgo Vittoria (oggi Sinigo, zona 2 di Merano). Insediamenti sorti durante la dittatura fascista, all’interno di zone industriali, con lo scopo di trapiantare nelle città della provincia vaste comunità di lavoratori italofoni.

Come a Torviscosa, in Friuli, anche qui si sovrapponevano due totalitarismi, quello aziendale e quello di regime, dimostrando come il primo fosse un modello del secondo, una sua versione in vitro e su scala ridotta. Come Torviscosa, del resto, anche Borgo Vittoria nasceva dal prosciugamento di un’area paludosa, una delle prime bonifiche fasciste realizzate dall’Opera Nazionale Combattenti.
Quanto al rione «Dux», si diceva che le «semirurali», con la loro scala esterna, imitassero l’architettura della casa natale di Mussolini. Di certo furono costruite in fretta, con materiali scadenti, e più che un villaggio operaio costituivano un quartiere dormitorio, marginale e senza servizi.

Anche in questo caso, c’è un legame diretto con un’altra opera che ha fatto capolino qui su Giap. Stiamo parlando di Südtirock, un documentario sul punk e l’heavy metal in salsa bolzanina come specchio delle tensioni di un territorio di confine. Lo hanno scritto e girato Armin Ferrari e Jadel Andreetto. Una parte consistente racconta la storia industriale cittadina e mostra le case semirurali attraverso preziosi filmati d’epoca. Wu Ming 2 lo presentò in anteprima mondiale, insieme ai due registi, alla 20ª edizione del Biografilm festival. Un altro cerchio che si chiude…

Arcani sonori

… e subito si riapre, a Bologna, dove Jadel Andreetto (al basso) e Wu Ming 2 (con la voce e altri strumenti) hanno portato in scena Arcani sonori a Mensaleri, insieme a Marco Manfredi, Stefano d’Arcangelo e Wang Inc. (un altro bolzanino).
Lo spettacolo è prodotto da Melologos – Laboratorio di fonologia narrativa e ha debuttato sul palco del circolo Hex, con una scaletta di quattro letture in musica, stabilita in maniera aleatoria, pescando quattro tarocchi da un mazzo. In questo modo, ogni esibizione risulterà molto diversa dalle precedenti.

Purtroppo, la registrazione della serata è venuta uno schifo (solo la registrazione, a quanto ci dicono!) per colpa di cavi e canali del mixer. Non possiamo quindi proporvene un estratto, ma cercheremo di incidere un paio di pezzi nelle prossime settimane.
Nel frattempo, ci stiamo preparando per le prime repliche, tra la Lombardia e la Sicilia. Chi fosse interessato a organizzare una data, può farsi avanti ai soliti contatti.

Argo, L’indice e il Quotidiano. Due recensioni e un’intervista.

1.

Gerardo Iandoli firma su Argo una recensione di Mensaleri che mette il romanzo in relazione con altre opere della nostra officina, da Ufo 78 al Sentiero degli dei, da Un viaggio che non promettiamo breve al quarto racconto dell’Invisibile ovunque.
Un’analisi molto approfondita, che non può esimersi dal prendere in esame tutti gli elementi dell’intreccio. Pertanto, suggeriamo di affrontarla dopo aver letto il libro e riportiamo qui uno stralcio che non contiene anticipazioni pericolose. A proposito del cartomante che viene assunto come consulente aziendale dei Mensa.

«Horus serve a Wu Ming 2 per mostrare come dietro la crono-logica dell’idea di Progresso si nasconda una semio-logica: nonostante la logica economica abbia tentato, attraverso la fede nella razionalità, di individuare delle leggi del divenire storico al fine di prevedere il futuro, quel che l’imprenditore può fare è soltanto un lavoro di interpretazione e manipolazione dei segni. Cioè, non un lavoro di tipo scientifico, bensì uno di tipo narrativo: intrecciare i segni affinché il proprio discorso sia sempre quello vincente, nonostante tutto. Così come fa il fondatore che cerca di mostrarsi come un benefattore dando un alloggio e un lavoro alla donna che è stata costretta ad abbandonare la propria casa, semplicemente perché si trovava sul terreno dove si sarebbe dovuta costruire la cartiera. E quello che dovrebbe essere il risarcimento di un torto si trasforma, cambiando il modo di raccontare i fatti, in un gesto di altruismo e carità.»
(Gerardo Iandoli, Lo sguardo dell’oltre-umano. Eco-logica e perturbante in Mensaleri di Wu Ming 2)

Industria e simboli: i padiglioni del cotonificio di Crespi d’Adda

2.

Sull’Indice dei libri del mese che trovate a febbraio in libreria, Mauro Ravarino sottolinea la scelta di una narratrice in prima persona e delle tante voci femminili che nel romanzo esprimono il proprio punto di vista.

«Una scelta che dialoga con quella di Wu Ming 1 in Gli uomini pesce (Einaudi, 2024), e che nel lavoro di Wu Ming 2 si radicalizza. Le donne sono resistenza al potere maschile dominante, sono custodi di pratiche, piaceri e legami che resistono ai dispositivi di controllo. Se il villaggio operaio è pensato per organizzare il lavoro e il tempo degli abitanti, sono le donne a proteggere e a tramandare il segreto del latte di vino: esso incarna ciò che il capitale desidererebbe avere ma non può possedere. Una sostanza rituale che non è una merce, non appartiene alla fabbrica, è custodita, trasmessa e protetta da donne, mentre è ambìta dalla famiglia Mensa.»
(Mauro Ravarino, Promettere il futuro cancellando il conflitto)

3.

Infine, sul Quotidiano di Puglia, è uscita una presentazione del romanzo, con intervista, in occasione del minitour di Mensaleri in regione. Ecco una delle risposte di Wu Ming 2 alle domande di Lara Gigante.

«La fondazione della cartiera da parte di Nazzaro Mensa, con il villaggio operaio, la chiesa e la disciplina morale, rappresenta un modello che promette progresso e protezione. Quando, più di un secolo dopo, Riniero propone la rigenerazione del sito industriale, quel linguaggio sembra riemergere in forma aggiornata. La retorica contemporanea della «riqualificazione»: una nuova forma di controllo simbolico dei territori?

Sono due tipi diversi di colonialismo. Nel primo, un luogo viene trattato come semplice spazio, ovvero metri quadri da occupare e mettere a profitto, invece di storie, abitanti e significati da ascoltare. Nel secondo, al contrario, è proprio la storia di un luogo che viene valorizzata, ma allo scopo di venderlo. In entrambi i casi, c’è la pretesa di conoscere, dall’alto e da fuori, quel che è meglio per un’intera comunità. E il bisogno di nascondere l’avidità con la promessa di vantaggi universali.»

4.

Restando nel campo delle interviste, continuiamo a pubblicare le registrazioni delle chiacchierate intorno a Mensaleri. Questa volta torniamo a una sera di fine novembre, al Teatro Cucina dell’ex OPG «Paolo Pini» di Milano. A dialogare con Wu Ming 2, la storica e ricercatrice Erica Grossi. Potete ascoltare le loro voci nella nostra audioteca Radio Giap Rebelde.

L’inverno e le prossime tappe

Ci è stato chiesto di anticipare quali città e paesi toccheremo, al di là del calendario invernale, che è già noto ma ormai chiuso. In questo momento, tra date orbitanti e fissate, sappiamo che Mensaleri arriverà a Fabriano, Jesi, Barberino di Mugello, Torino, Benevento, Napoli, Pozzuoli, Santarcangelo di Romagna, Gambettola, Roma, Ceccano, Campi Bisenzio, Belluno, Mele, Tagliolo Monferrato, Savona, Treviso, Saronno, Morbegno, Carugate, Vicopisano, San Giuliano Terme, Piombino Dese, Palermo, Ventotene, Arenzano, Mantova, Ivrea, Biella, Catanzaro e Crevalcore.

Spicca l’assenza di alcune regioni che abbiamo sempre toccato nei nostri tour: Umbria, Abruzzo e Sardegna, mentre Val d’Aosta, Basilicata e Molise sono più spesso fuori dalle nostre rotte (non certo per un disegno preciso). Per aiutarci a completare l’en plain regionale, basta scrivere alla mail che si trova nella colonna qui a destra. Le date disponibili sono in primavera (dal lunedì al giovedì) e da giugno in poi per i fine settimana, venerdì compreso.

Ci si vede in strada, e al prossimo dispaccio.

Scarica questo articolo in formato ebook (ePub o Kindle)Scarica questo articolo in formato ebook (ePub o Kindle)

Lascia un commento