Il Varco. Un film di Federico Ferrone e Michele Manzolini, scritto insieme a Wu Ming 2.

Giovedì 7 settembre, centinaia di attiviste e attivisti da tutta Europa si sono aperti un varco nei controlli di sicurezza e hanno occupato il red carpet della Mostra del Cinema di Venezia, per chiedere giustizia climatica e sociale. Quattro giorni prima, un altro varco si era spalancato pochi metri più in là, davanti alle poltrone della Sala Giardino, dove quasi seicento persone avevano assistito alla prima del nuovo film di Federico Ferrone e Michele Manzolini, scritto iniseme a Wu Ming 2 e intitolato appunto Il Varco. Un lungometraggio di finzione, costruito con materiale d’archivio, per mettere in comunicazione passato e presente, storia e racconto, mito e realtà. Un oggetto narrativo non identificato che arricchisce la ricognizione di Wu Ming 2 ai confini tra cinema, immagini di repertorio e pellicole amatoriali. La terza tappa di un percorso iniziato con 51 – episodio del film collettivo Formato Ridotto – e proseguito con la sceneggiatura de L’Uomo con la Lanterna, di Francesca Lixi.

«Un progetto ambizioso solo a considerare la portata del lavoro di documentazione, di ricerca, di mixaggio e montaggio di centinaia di ore di materiale video. Il tutto per raccontare “solo” una storia nuova. La storia di un soldato italiano, nato da madre russa, spedito verso la patria materna  perché ne parla la lingua.»
(Andrea Giovalé su La rivista del cinematografo)

«Il soldato narrante conosce la guerra, ha già combattuto in Africa, e questa esperienza riemerge attraverso le violentissime immagini del colonialismo italiano che il regista Luca Ferro utilizzò nel suo film Impressioni a distanza. Anche grazie a esse, il rimosso della storia si apre un varco nel racconto del viaggio verso il fronte sovietico, liberando tutta l’angoscia del soldato e svuotando dal di dentro la sua cronaca, che nel finale si fa sempre più astratta e archetipica.»
(Silvia Nugara su Il manifesto)

«Il protagonista del racconto, universale nel suo essere anonimo, potrebbe essere Mario Rigoni Stern, Nuto Revelli, mio nonno o un qualsiasi dei tanti dimenticati soldati che sono stati attraversati da quell’orrore bianco. […] L’utilizzo di un materiale straordinario (merito del coinvolgimento di HomeMovies – Archivio Nazionale del Film di Famiglia) rarefatto e ipnotico, porta il pubblico a guardare in faccia l’ossessione di una vicenda incomprensibile.»
(Luca Marchetti su Sentieri Selvaggi. Leggi anche la sua intervista agli autori del film.

«Accompagnato dalla calda voce di Emidio Clementi, il film è un on the road lungo il fronte sovietico, costruito attraverso un intelligente e calibrato utilizzo di archivi privati, e capace di rendere vivo, reale, credibile questo soldato in preda a paure e tormenti che arrivano da un orribile trascorso in Etiopia.»
(Antonio Capellupo su Cinema Italiano)

«”Nel creare la storia di un uomo alla deriva nel ‘cuore di tenebra’ della guerra abbiamo attinto a immaginari anche apparentemente lontani tra loro: il romanzo d’avventura, le fiabe popolari russe, la coscienza sporca del colonialismo fascista, e i diari e i memoriali dei soldati italiani sul fronte orientale. Come le pellicole che lo compongono è un film popolato di spiriti. Fantasmi che vagano sempre più numerosi nella steppa ucraina, man mano che la guerra si fa più disperata. Ricordi che si insinuano nella mente del protagonista e lo riportano agli orrori della guerra coloniale. E infine frammenti di una guerra futura che si combatte oggi in Ucraina, negli stessi luoghi dove gli italiani combatterono tra il 1941 e il 1943. Presente e passato sono due binari paralleli che, col procedere del film, si avvicinano e confluiscono. Come se le ferite di oltre 70 anni fa, nel cuore dell’Europa, non si fossero mai rimarginate”.»
(Cristiana Paternò su Cinecittà News)

«La cifra stilistica di Ferrone e Manzolini, che ci sembra qui delinearsi in modo ancora più netto e maturo, è quella che traccia combinazioni tutt’altro che scontate fra documentazioni e testimonianze alacremente cercate in archivio e una linea fictionale che si muove con delicatezza fra ricostruzione storica e plausibile invenzione: ne Il varco abbiamo infatti a che fare con l’immaginaria ricostruzione del viaggio dall’Italia all’Ucraina sovietica di un soldato italiano di madre russa che commenta le immagini da lui stesso riprese, interrogandosi nei suoi diari sulla propria identità “ibrida” e sulla sua funzione di interprete e trait d’union fra due eserciti in guerra.»
(Massimo Tria su Nonsolocinema)

«Una storia di finzione costruita come un grande puzzle attraverso i diari dei militari italiani Guido Balzani, Remo Canetta, Enrico Chierici, Adolfo Franzini, Nuto Revelli, Mario Rigoni Stern. Parole messe insieme al fronte, sui tanti fronti, scritte tanti anni orsono, che Wu Ming 2 ha ricucito insieme per un racconto in prima persona attraverso il “cuore di tenebra” della guerra.»
(Gabriella Gallozzi su BookCiaK Magazine)

«Pur se finzionale, l’io narrante di Il Varco, è la risultante di una complessa operazione di elaborazione di un materiale preesistente, profondamente autentico e legato al genere della memorialistica. Ne viene fuori un personaggio credibile, con un suo vissuto, una sua storia e affetti propri anche nei momenti in cui più dichiarate ed evidenti sono le fonti utilizzate. Anzi, verrebbe da aggiungere, che proprio questa strana sceneggiatura, ricostruita come un mostro di Frankenstein con pezzi vivi di altre storie e altri vissuti, sia il primo piccolo miracolo di un film che raggiunge vette emotive mirabili nella sua ora appena di proiezione.»
(Alessandro Izzi su Close Up)

«Il materiale d’archivio raccolto dai due registi si interseca magistralmente con la narrazione e con il flusso di coscienza del soldato – quasi sempre, si ha la sensazione di guardare i paesaggi fuori dal finestrino del treno, i volti dei commilitoni e dei popolani o anche un semplice cartello stradale direttamente dal punto di vista soggettivo del protagonista. La colonna sonora di Simonluca Laitempergher, inoltre, contribuisce enormemente a trasportare lo spettatore nelle atmosfere dei luoghi e dell’epoca rappresentati nel film: a titolo d’esempio, si potrebbero citare la scena delle danze gitane nella Notte di Sant’Elia ambientata nel villaggio transilvano di Borșa (dove l’esercito si ferma per un giorno prima di ripartire per il fronte) oppure, a metà del film, quella dei canti corali intonati dai prigionieri dell’Armata Rossa.»
(Davide Abbatescianni su Cineuropa)

Il giorno stesso della première veneziana, Federico Ferrone, Michele Manzolini e Wu Ming 2 sono stati ospiti di Hollywood Party su RaiRadio3. L’intera puntata della trasmissione si può ascoltare qui.

Il Varco uscirà nella sale (quante e dove non si sa) dal mese di ottobre.

Buona visione.

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2 commenti su “Il Varco. Un film di Federico Ferrone e Michele Manzolini, scritto insieme a Wu Ming 2.

  1. […] ottobre BOLOGNA Proiezione del film Il Varco con Wu Ming 2, co-sceneggiatore h. 18, Sala Cervi della Cineteca comunale, via Riva Reno […]

  2. Nei prossimi giorni «Il Varco» sarà proiettato a #Bologna, #Mantova, #Pisa, #Poggibonsi, #Roma e #Torino. Per tutti i dettagli e per restare aggiornati, fate riferimento a questa pagina.

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