Fabrizio Puglisi & Wu Ming 1, «We Insist! (For Emmanuel Chidi Namdi)», Live at #Festlet in #Mantova

lifteveryvoice

[WM1:] Nel primo pomeriggio dell’11 settembre 2016, mentre l’America commemorava il quindicesimo anniversario dell’attacco terroristico alle Twin Towers (un’immane strage di civili, di proletari), io e il pianista e polistrumentista Fabrizio Puglisi siamo saliti sul palco dell’Auditorium Monteverdi, la sala concerti del conservatorio «Lucio Campiani» di Mantova, e abbiamo improvvisato insieme.
Tutt’intorno, e anche tra quelle pareti, c’era la ventesima edizione del Festivaletteratura.

Voce, pianoforte, pianoforte preparato… e il «rombo», uno strumento semplice e antico, pervenutoci dalla Magna Grecia. Non avevamo fatto prove, ma sapevamo di essere in sintonia. Ho letto il cap. 2 del mio vecchio romanzo New Thing (Einaudi, 2004), intitolato Non puoi odiare le radici senza odiare l’albero; Fabrizio ha cucito rumori e lacerti di Thelonious Monk, Cecil Taylor, Otis Spann e variazioni su Lift Every Voice and Sing, l’inno nazionale afroamericano.

Avevamo chiamato la performance We Insist!, chiaro omaggio alla Freedom Now Suite di Max Roach, e avevamo aggiunto tra parentesi: For Emmanuel Chidi Namdi, per ricordare Emmanuel, più volte vittima del neofascismo e del putridume razzista italiano.
Perché, se non si è capito, si parlava del razzismo. O meglio, contro il razzismo.

Oggi vi proponiamo la registrazione dell’evento. Dura circa 49 minuti, introduzione parlata compresa. Buon ascolto!

Wu Ming 1 & Fabrizio Puglisi
We Insist! (For Emmanuel Chidi Namdi) – 48’44”
We Insist! (For Emmanuel Chidi Namdi) – 48’44”
Scaricabile anche in una cartella zippata (93 mega, mp3 a 256k).

Ne approfitto per dare notizia di un altro reading/concerto: la sera del 20 settembre, alle serre dei Giardini Margherita di Bologna, ritorna il trio Cvasi Ming (Francesco Cusa, Vincenzo Vasi, Wu Ming 1) con Zó bòt!!!, lettura radicale da L’Armata dei Sonnambuli.
Dettagli qui.

Zo Bot!!!

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One commento su “Fabrizio Puglisi & Wu Ming 1, «We Insist! (For Emmanuel Chidi Namdi)», Live at #Festlet in #Mantova

  1. New Thing fa parte della mia bildung musical-letteraria: una convergenza d’interessi volle che nell’estate del 2009 iniziassi ad avvicinarmi al mondo dell’improvvisazione radicale e a leggere i primi testi di Wu Ming. Lessi New Thing nel 2010, e una seconda volta nel 2011. Nella prima mail che spedii a WM1 dicevo di voler mettere in musica un suo post e, con notevole faccia tosta, (manco sapeva chi fossi e cosa suonassi…) gli chiedevo le note di copertina per la registrazione che ne sarebbe scaturita. Il risultato di quell’idea strampalata è qui su Giap.
    Giovedì 15 settembre 2016 mi trovavo al terzo piano del Palazzo di Giustizia di Milano: alle due del pomeriggio avrei sostenuto la prova orale dell’esame di avvocato. Il reading di WM1 e Fabrizio Puglisi è stata la colonna sonora della mia attesa: sapevo che mi avrebbe messo carica. Avrebbe anche attenuato l’accumulo d’ansia causato dai discorsi comprensibilmente monotematici dei miei colleghi che come me aspettavano il loro turno, e come me erano molto tesi.
    Ascoltare la sonorizzazione eseguita da un musicista che suona il tuo stesso strumento innesca sempre confronti fecondi. Ti chiedi cos’avresti fatto tu in quel punto del testo, che soluzione avresti escogitato…
    L’aspetto forse più saliente di questa lettura scenica è l’amplissima gamma dinamica: sia Fabrizio sia WM1 si muovono con facilità tra pianissimo e fortissimo, ora con escursioni rapide, ora con progressioni costruite pazientemente, per accumulo di tensione, come nel lungo frammento conclusivo basato su Lift Every Voice and Sing. Né hanno timore di restare in silenzio mentre l’altro suona o legge in solitudine.
    Molteplici sono anche i linguaggi messi in campo da Fabrizio: quasi una trasposizione sonora dei continui cambi del punto di vista nel testo. Ci sono gesti tipici dell’avant-garde più genuina e veramente attenta alla ricerca, come le preparazioni estemporanee dello strumento, che convivono con citazioni da vari periodi della storia della black music, sia nella scelta dei temi, sia nelle tecniche di esecuzione: dall’arcaico stride “detournato” da Monk alle cascate di clusters (quando vuole, e soprattutto ce n’è bisogno, Fabrizio suona tonnellate di note), dai bassi ribattuti dello spiritual agli ostinato in 5/4.
    Alcune volte la musica commenta il testo, altre volte se ne distacca, altre ancora lo anticipa. Quando sono menzionati Parker e Gillespie, ad esempio, ci si potrebbe attendere un tema bop a fare da sfondo: invece Fabrizio sceglie di continuare a suonare una serie di accordi dissonanti. In un altro punto, il pianoforte si assesta su un blues qualche secondo prima che il blues sia citato nel testo. Ancora, la descrizione dei dialoghi sonori tra Monk e Coltrane è valorizzata da un accompagnamento che è tutto quanto un omaggio alle armonie spigolose di Monk…
    Dalla sequenza su Prospect Park in avanti, il reading diventa uno studio, fulgido e coeso, sul timbro e sul ritmo. La voce che risuona sulle corde del pianoforte lasciate libere di vibrare; il lungo pedale swingante; il fraseggio della mano destra alterato dalla preparazione del piano, a far perdere i punti di riferimento dell’armonia; e poi il potente climax conclusivo, con il crescendo in la bemolle, l’armonia e la melodia che ritornano, e la melodia è quella di Lift Every Voice and Sing… A ricordarci da dove viene la musica che suoniamo.
    Da Palazzo di giustizia sono uscito verso le 17:30. Avevo in mano un verbale in cui è scritto che sono avvocato, e in testa i versi:
    Lift every voice and sing,
    Till earth and heaven ring,
    Ring with the harmonies of Liberty;
    Let our rejoicing rise

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