A Reggio Emilia, un reading dalla parte sbagliata della storia

Palazzo S. Francesco - sede dei Musei Civici di Reggio Emilia
Sabato sera, 23 giugno, Wu Ming 1 e Wu Ming 4 saranno a Reggio Emilia per la Notte dei musei.
A Palazzo S. Francesco, via Lazzaro Spallanzani 1, h.22:30, leggeranno brani da Altai, Pontiac e Manituana.
Il titolo dell’evento è: “Dalla parte sbagliata della storia. Il collettivo Wu Ming da Lepanto alle colonie americane”.
I presupposti della serata sono offerti dalle collezioni dei Musei Civici di Reggio Emilia, che, ad esempio, comprendono: la lapide funeraria di Alberto Canossa, (reduce della Battaglia di Lepanto), uno straordinario complesso di ceramiche medievali provenienti dall’Asia Centrale e una raccolta – unica in Emilia – di manufatti dei Nativi dell’America settentrionale.
Non è la prima volta che facciamo un reading in un museo che “risuona” con temi e ambientazioni dei nostri libri. Pochi mesi fa, con la formazione “classica” del collettivo – quella a cinque, con Luca/WM3 – abbiamo portato Q e Altai al Museo civico medievale di Bologna. Un museo è spazio dedicato al tempo, è storia organizzata nello spazio. Ascoltate in quelle sale, le parole di un romanzo storico possono espandersi,  arricchirsi di connotazioni, divenire tutt’uno con gli oggetti esposti.
Qui il programma completo della serata (pdf).

Già che ci siamo, ricordiamo che WM2 sta presentando Timira in giro per l’Italia. La prossima settimana sarà a Pavia, Pesaro e Vicenza. Il calendario è qui.

Scarica questo articolo in formato ebook (ePub o Kindle)Scarica questo articolo in formato ebook (ePub o Kindle)

Print Friendly, PDF & Email

Altri testi che potrebbero interessarti:

56 commenti su “A Reggio Emilia, un reading dalla parte sbagliata della storia

  1. Non vedo Venezia tra le città toccate dal tour per Timira… Colgo l’occasione per una domanda, scusate se è OT: cosa ne pensate del fatto che un circolo veneziano di Sinistra Ecologia Libertà si sia chiamato “Wu Ming”? Ne eravate al corrente? Vi avevano informato?

    • Mah, ci sembra una cazzata.

    • Io mi tocco un po’ le palle. Di solito i circoli si intitolano a gente deceduta… Qui a Bologna c’è un circolo di SEL intitolato a Gian Maria Volonté, tanto per dire. Boh.

    • Mi dispiace che vi sembri una cazzata. E’ vero, i circoli di partito di solito prendono il nome di figure “storiche”, ma il trend credo stia cambiando, a volte prendono anche nomi come ” Casa dei popoli e della sinistra”, per citare un circolo SEL torinese. Detto questo, se esiste un gruppo di persone che sceglie come “soggetto ispiratore” a cui dedicare un circolo di partito il “nome” Wu Ming, mi sembra una bella cosa, no ? Al di la di quello che il collettivo Wu Ming possa pensare di SEL :-)
      Am I wrong ?

      • Yes, you are, e no, non è una bella cosa. Sarà anche sembrata “simpatica” a chi l’ha tirata fuori dal cilindro, ma di fatto, oggettivamente, si risolve in una strumentalizzazione partitica. Essendo noialtri vivi e attivi, chiamare una sezione di partito “Wu Ming” – comunque la si giri o giustifichi – ingenera equivoci a valanga e crea in chi legge l’impressione di un legame tra noi e quel partito. Legame che, ça va sans dire, è del tutto inesistente, e nemmeno ci interessa far nascere. Non intendo fingere che questa cosa mi faccia piacere, e non capisco perché dovrei astenermi dal precisare e prendere le distanze.

      • Il motivo per cui di solito si intitolano i circoli a gente defunta è anche che non può esprimere un parere. Ai vivi magari sarebbe invece gentile chiederlo prima, così, tanto per sapere cosa ne pensano di vedere il proprio nome associato a quello di un circolo di partito. Tra l’altro noi da anni non partecipiamo a iniziative o feste di partito (faremo forse una sola eccezione quest’anno per ricordare Stefano Tassinari), quindi è evidente che associare il nostro nome a un partito è una forzatura che va contro la policy del collettivo. Liberissimi, eh, e sicuramente mossi dalle migliori intenzioni, ma di certo non è una cosa che può trovarci d’accordo.

        • Devo dire che più ci penso e più mi sta sui maroni.

        • Beh insomma anche sul “liberissimi” mi pare ci possa essere qualche seria riserva.
          A prescindere dalle vostre note e lodevolissime posizioni su marchi, nomi, copyright e via dicendo, io immagino che si possa esercitare una qualche tutela nell’uso del nome del collettivo, no? E se erano mossi dalle migliori intenzioni, perchè non parlarne con i diretti interessati?
          ps. essendo a Venezia poi, perchè non intitolarlo… che so.. a Giuseppe Nasi?

        • Mah, forse sarebbe bastata una nota di cortesia: chiedere “cosa ne pensate se usiamo il nome wuming per un circolo di SeL?”. Alle volte, nell’era dell’informazione tutta, sempre e subito, si dimenticano le “buone maniere”.

  2. Questa ve la devo raccontare (di nuovo). Noi a Cagliari diversi anni fa inaugurammo una sede e un blog per l’Associazione Culturale Giap. Giap il generale, ma anche Giap! la newsletter. Ora l’associazione non esiste più, Giap è diventato anche meglio di prima ma soprattutto il generale è ancora vivo!
    Se tutto va bene gli faremo anche la tessera del PDF.

  3. Sì, date le circostanze oggettive che state spiegando, chiedere in anticipo la vostra opinione sarebbe stato determinante, anche per non generare equivoci e problemi oggettivi. Tra l’altro la galassia Wu Ming può essere tranquillamente evocata senza essere nominata, nell’intitolazione di un circolo/associazione partitica. Penso che un evento del genere nasca anche da una certa liquidità culturale tipica dell’attuale composizione dei partiti, da alcune diramazioni minoritarie che in questo periodo si esprimono anche in questo modo. E’ necessario che le persone si formino in materia di policy adottata e funzionamento – in senso lato – delle citazioni. Bom, spero che vi possa essere un chiarimento !

  4. Per entrare nello spirito del reading di stasera:

  5. Ecco un altro politico – stavolta del PD – che ci tira in ballo a cazzo di cane:
    http://www.ciwati.it/2012/07/01/la-strategia-wu-ming
    Insomma, è la fiera delle strumentalizzazioni.

    • Non si capisce se davvero avete frainteso – e non era facile – o se semplicemente siete in malafede. Tutto ciò è piuttosto triste, comunque.

      • Allora giochiamo a non capire: è proprio quello il punto, il fraintendere. A scrivere post come quello di Civati, si pongono tutte le premesse per un fraintendimento. Fraintendimento che riguarda noi, il nostro ruolo, il senso del nostro nome, e porta a chiedersi (come infatti hanno fatto in diversi): che cazzo c’entrano i Wu Ming?
        Una frase come “i Wu Ming daranno battaglia all’assemblea nazionale” sembra scientemente costruita per seminare confusione.
        Se la premessa del fraintendimento è stata posta intenzionalmente, allora *quella* è malafede. Se invece si tratta di sventatezza e superficialità o scrivere-coi-piedi, beh, è quasi peggio.
        Di certo NON è malafede quella di chi, tirato in ballo alla cazzo, precisa la propria posizione.
        Fatevi le vostre battaglie di partito senza tirarci in mezzo, grazie.

        • Nessuno vi ha tirato in mezzo. Che vi piaccia o meno – ma immagino di sì, o non me lo saprei spiegare – la vostra esperienza collettiva fa parte di un immaginario diffuso. E come tutti i simboli, capita che possa finire in una metafora, anche se la fa un uomo politico, specie se vi stima e ama il vostro lavoro (favore non contraccambiato, ma fa lo stesso): può piacere o meno, ma la cosa finisce lì, state dando alla cosa significati che non ha (condita di parecchie imprecisioni, per giunta). Mi sembra molto strano che proprio qui si debba spiegare una cosa del genere, che ha a che fare con la libertà di ognuno di usare la cultura per raccontare una storia, mentre per assurdo la vostra è una reazione politicista e antiletteraria.

        • @ Paolo
          come ha scritto qualcuno anche sul blog di Civati, si è trattato – quantomeno – di una metafora usata in modo maldestro e superficiale, che ha generato un equivoco. L’oggetto di questo equivoco è o no libero di fare i propri distinguo ed esprimere la sua critica al riguardo, oppure bisogna per forza “mangiarsela”, pena l’essere accusati – con sommo arrampicamento di specchi e rovesciamento della realtà – di “politicismo”? Sempre sul blog di Civati, qualcuno scriveva: “E’ così difficile ammettere che volevate fare i simpatici e la cosa non è riuscita bene?” Ecco, appunto. Non ho altro da aggiungere, salvo il fatto che nella comunicazione siete sempre i peggiori, davvero, sembra che ve la siate studiata per non imbroccarne mezza.

      • @ paolocoss

        Ma come nessuno ci ha tirati in mezzo?
        Noi non saremo “in assemblea nazionale a dar battaglia e poi ad Albinea a ‘ripassare’ le cose da fare”. Anzi, sono anni che disertiamo ogni iniziativa di partito. Quella di Civati vorrà anche essere un’immagine metaforica, ma chi la capisce è bravo. Confusione ne genera un bel po’. Soprattutto perché Wu Ming non è uno pseudonimo collettivo (quello era Luther Blissett). Wu Ming è il nome di una band di quattro scrittori e identifica noi, non qualcun altro.

  6. Mi segnalano che Civati non sblocca i commenti di chi gli fa notare che l’utilizzo del nome “Wu Ming” è grossolano e disinformato. Che vi devo dire? Tocca vedere certe cose…

    Se non sbaglio, quando erano ancora i “rottamatori”, costoro si erano definiti “TQ”, prendendo il nome di un altro movimento di scrittori e producendo quindi una discreta confusione (ed erronee identificazioni tra i due contesti).

    Evidentemente, la mancanza di un immaginario proprio spinge a parassitare quelli altrui, e la politica politicata è tanto malmessa e impantanata da dover usare riferimenti a modalità organizzative del mondo letterario (o meglio: delle culture partecipative e transmediali animate da scrittori).

    Bah.

    • Non è vero che i commenti su Ciwati sono bloccati, e non è vero che i rottamatori hanno preso il nome dei TQ, quelli che hanno preso il nome dei TQ erano altri e non c’entrano una mazza con Civati. Quanto all’immaginario, credo che nessuno dei Wu Ming sia irochesi, quindi chiederei se non altro di non usare argomenti un tanto al chilo. Infine, sì, “la politica è talmente malmessa e impantanata da dover usare riferimenti a modalità organizzative del mondo letterario (o meglio: delle culture partecipative e transmediali animate da scrittori)”, non è un mistero, e infatti l’uso del nome Wu Ming stava proprio a indicare un’esperienza cui forse la politica dovrebbe guardare, perché potrebbe anche insegnarle qualcosa di utile. Era un omaggio, un complimento, insomma, e capisco che a qualcuno la politica stessa e il Pd in particolare faccia inorridire, ma ciò non toglie che al suo interno qualcuno con un po’ di sensibilità e di voglia di guardare il mondo ancora ci sia – incredibile ma vero – peccato lo abbiate preso così di punta perché davvero – davvero – non se lo merita.
      Dopodiché, se abbiamo finito di sputazzarci a vicenda, se volete ne possiamo anche parlare un po’ più civilmente e un po’ più nel merito.

      • Ma secondo me una cosa è un omaggio, un complimento o dire che si prende spunto dall’esperienza o quel che vuoi, altra cosa è scrivere “i Wu Ming saranno in assemblea nazionale a dar battaglia e poi ad Albinea a ‘ripassare’ le cose da fare”. Per te sarà anche chiaro che è una metafora, ma uno che legge e sa chi sono i Wu Ming ma magari non segue tutto quello che scrivono potrebbe legittimamente pensare che davvero i Wu Ming faranno queste cose.

      • ops, non avevo ancora letto la risposta di WM4 che dice la stessa cosa sorry

        • Macché sorry, è importante che ‘ste cose non le diciamo solo noi :-) Sennò sembra che siamo noialtri a essere fissati, e invece è un punto di principio importante e non riguarda nemmeno solo noi.

      • Non è questione di cosa Civati si meriti o non si meriti come persona. Può essere un soggetto rispettabilissimo, e al tempo stesso avere scritto una cazzata che gli andava fatta notare.
        Su chi siano o non siano o siano stati i “rottamatori”: scusa se si va un tanto al chilo, effettivamente del gioco di correnti interne al PD ce ne cale davvero poco e con grande difficoltà sapremmo distinguere un pollo da batteria da un galletto amburghese.
        Sulla questione del “complimento”: non siamo il genere di scrittori che mette tutto in secondo piano perché ha ricevuto un elogio.
        Se Civati ci apprezza e ci rispetta come scrittori, che ci tenga fuori dalle sue controversie. Unicuique suum.

  7. Se una corrente di partito intitola una sua mozione congressuale (o un documento di candidatura interna) a uno scrittore che con quel partito non ha niente a che fare, quello scrittore ha tutto il diritto di dissociarsi e precisare, giusto?
    Mettiamo che una corrente del PDL o della Lega si fosse messa a parlare di “Mozione Carlo Lucarelli” o “Mozione Melania Mazzucco”. Se costoro si fossero incazzati nessuno avrebbe avuto nulla da ridire.
    Nel nostro caso, invece, dovrebbe – chissà come mai – funzionare diversamente. Ecco che un esponente del PD, anzi, più esponenti del PD organizzati in corrente, blaterano di “Mozione Wu Ming”. Sarà anche una mera boutade, o una *boutanade*, solo che, dopo dodici anni di attività del nostro collettivo, dovrebbe essere evidente a chiunque che tale scelta crea un’associazione indebita e produce confusione. Confusione che era evitabilissima e della quale costoro non potevano non essere consci fin dal principio. A meno che, davvero, non abbiano la minima idea di chi siamo e cosa facciamo, ma ci sembra implausibile, altrimenti non avrebbero nemmeno scelto il nome.
    Quindi si tratta di una strumentalizzazione, di un riferimento *strumentale*.
    Ma quando lo facciamo notare, in giro per la rete diversi piddini rispondono dicendo che “ce la tiriamo” e “siamo supponenti”.
    Ergo, ne deduco che nel nostro caso esiste il pieno diritto a strumentalizzarci e associare artatamente la nostra attività ed elaborazione alla vita interna di un partito con cui non abbiamo rapporti di nessun genere. La scorrettezza e mancanza del minimo ritegno è giunta agli apici.
    Sia chiaro che ciò vale anche per il circolo di SEL di Venezia che, dal lusco al brusco e senza spiegazioni rinvenibili in rete, ha deciso di chiamarsi “Wu Ming”.
    Davvero, non si capisce perché dovrebbe farci piacere essere tirati in ballo alla boia vigliacca da questo o quel partito, e perché dire la nostra in proposito dovrebbe essere indice di “supponenza”.

  8. Oramai siamo alla disperazione. Non ne azzeccano più una.
    Mi piacerebbe poi capire a cosa di Wu Ming hanno pensato quando han scelto il nome. Ma ho un terribile sospetto, che abbiano guardato al suo successo e al seguito.
    Ciao a tutti da Bonassola.
    Ps Timira è stupendo.

    • Ma no, non credo sia quello. Il PD ha mooooolto più seguito di noialtri :-) Voleva forse essere un riferimento “cool”.

      • Ecco, mi sembra proprio questo. Era un riferimento di quelli che tira, che la gente conosce e capisce al volo: c’hai presente quelli che scrivono insieme? Che poi, manco gli è venuto a lui. Il problema è che l’ha calcato con quell’attacco: “E i Wu Ming saranno..” Bastava tanto poco: “E *da* Wu Ming sar*emo*…”.

        Magari ho capito male tutto il post. Bello poi notare che Pippo non se le incula di striscio le persone che gli commentano il blog, ottimo. Dicevamo? Ah sì.. i giovani tecno-cratici (o demo-logici) che con il web creano partecipazione, no?

      • sicuramente voleva essere un riferimento cool con ammiccamenti a quelli che ritengono ‘alternativi’ (orrore!!).

        piuttosto non si rendono conto che cambiare nome/riferimenti con una frequenza maggiore con cui un brand lancia una nuova campagna non giova certo al loro messaggio. ma poi, pensandoci, forse questo li aiuta perchè non è che ne abbiano di messaggi / identità

  9. Ragazzi, state facendo una caricatura, davvero. Per come la vedo io, se alla riga uno c’è scritto “come ha ipotizzato l’altra sera a Parma il sindaco di Forlì, Roberto Balzani, con la strategia dei Wu Ming”, e alla riga tre – mica alla centotre – prosegue con “e i Wu Ming saranno in assemblea nazionale a dar battaglia e poi ad Albinea a ‘ripassare’ le cose da fare”, beh, secondo me si capisce, che si sta ancora dentro la metafora. Secondo voi no, e siete liberissimi di pensarlo, e di infastidirvi pure, ovviamente, ma è un equivoco, tutto qui, non c’è altro, non c’è un disegno politico teso ad appropriarsi dei Wu Ming per strumentalizzarli (ma vi pare?). E siccome non state parlando del nonno di Giorgio Napolitano, né di un alieno, anche dipingerlo come uno che cerca di usare riferimenti che ritiene cool ma che in fondo non capisce, come dire, esclude a priori che persino tra chi fa politica possa esserci chi, come qualsiasi altro cittadino del suo tempo, legge, si guarda intorno, apprezza, cerca di capire. Ripeto, è una caricatura, ed è un peccato: che ci crediate o meno, e che vi importi o meno, in questo Paese c’è ancora chi fa politica con coscienza, per cambiare le cose, senza chiudersi nel palazzo e soprattutto onestamente, a dispetto di moltissimi altri che fanno l’esatto contrario. Rassegnarsi a non saper distinguere è molto triste, oltre che pericoloso.

    • Paolo,
      onestamente, qui non è questione di rassegnarsi a non voler distinguere. Qua su Giap si passa la vita a fare distinguo. Il punto è che da quello che leggo non capisco cosa intendano il sindaco di Forlì e Civati con “la strategia Wu Ming”. Non capisco, perché non viene spiegato, in che senso Wu Ming possa essere presente (in spirito?) all’assemblea nazionale del PD. E’ proprio la metafora che non è chiara. Dato che Wu Ming non è un multiple name, ma identifica noi altri, e noi altri in effetti un po’ di discorso politico lo solleviamo, ancorché occupandoci di narrazioni, allora forse se Civati ci spiegasse dove sta il nesso tra noi e il PD magari potremmo avere qualche elemento concreto. Altrimenti trattasi nella migliore delle ipotesi di riferimento “cool” da persona che legge e si guarda intorno e ci tiene a farlo sapere; nella peggiore, di tirata per la giacca a cazzo di cane.

    • E’ un equivoco perché il riferimento era equivoco, e la sua equivocità andava fatta presente.

      Dopodiché, tu sei libero di trovare triste e pericoloso quel che ti pare, ci mancherebbe altro.
      Noi, ad esempio, troviamo molto triste tutta la storia del PD, e pericolose le politiche di quel partito. Troviamo tristi e pericolosi il sostegno al governo della Trojka, il voto per il pareggio di bilancio nella Costituzione, il sì alla controriforma del lavoro della Fornero, e queste sono solo le ultime mosse di una serie ormai lunghissima che include tutte le scelte antipopolari e subalterne al neoliberismo fatte da DS e Margherita: privatizzazioni, pacchetto Treu… Per non dire del sostegno alla guerra in Afghanistan, o risalire all’entusiastica partecipazione ai bombardamenti all’uranio impoverito sulla Jugoslavia. Per non dire dell’avere fatto da stampella a Berlusconi in tutti i momenti critici, etc. etc. etc. etc. etc. E queste sono solo le schifezze visibili a livello nazionale, perché poi ci sono quelle sui territori.
      *Questo* è il genoma del PD, ed è il genoma di una forza padronale. Chi pensa che là dentro sia possibile un’altra politica, che si possano imprimere chissà quali sterzate, per noi è un illuso, uno che va avanti per la forza d’inerzia di precedenti appartenenze o – semplicemente – un maneggione.
      In Grecia, perché si riaprissero scenari (ancora incerti, ma almeno qualcosa si muove, c’è un discorso, un avvio di ricomposizione) si è praticamente dovuto *abbattere* il PASOK. Il PD, finché c’è, fa da “tappo” e da cane da guardia contro la possibile rinascita di una sinistra in Italia.

      • Non amo i commentatori che insistono, e quindi io stesso non vorrei farlo qui. Ho cercato di spiegarmi, spero, e ho capito cosa intendete, spero. Non siamo d’accordo, peccato, ma succede.

        Ah, un’ultima cosa. Sì, siamo illusi. Non credere, il dubbio viene anche a noi, dopotutto. Finché ci riesce, proviamo a tenere duro. Come penso facciate anche voi, perché mi sa che tocca a tutti tenere duro, in qualche modo.

        Saluti, e pace.

    • Aldilà del fatto che ‘Wu Ming’ NON è un nome pubblico (lo era ‘Luther Blisset’, ma forse Civati è troppo giovane per avere conoscenza di quei tempi), tanto per il circolo quanto per le dichiarazioni di Civati c’è il cattivo gusto del voler creare una connessione che non c’è. Poi non è questi episodi cambino l’opinione che ho di Civati o di SEL, era già abbastanza cattiva prima

  10. Mi sembra che se qualcuno tira in ballo qualcuno in un certo contesto per i propri fini specifici, questo qualcuno abbia il diritto a dire la sua sul contesto, e se i politicanti sono abituati che gli artisti si lascino usare come se fossero degli oggetti di carta – confondendo forse il prodotto col suo autore – è colpa un po’ loro e un po’ di quegli artisti che si lasciano usare.

    Ma la faccenda più interessante, secondo me, di cui questo incidente non è forse l’esempio più significativo, è come la sinistra sbiadita (SEL) o il centrosinistra (sbiadito di natura, il PD per intenderci) siano vittime dello stesso complesso di inferiorità verso la “sinistra accesa” che da sempre tormenta l’estrema destra: la mancanza di riferimenti culturali coerenti, che li costringe a vampirizzare le costruzioni culturali “forti” altrui.
    Ciò è tanto più sbalorditivo considerata la mole enorme di risorse che (a differenza dei fascisti) il centrosinistra può muovere facilmente in questo campo, specie tenendo presente le aderenze che l’area del PD ha nel mondo editoriale-giornalistico.

    La strumentalizzazione in passato si esercitava soprattutto nella forma di vudù, evocazione di morti da trasformare in zombie. I morti non potevano dire cosa ne pensassero, quindi ecco gli zombie di Gramsci, Pasolini e chi capita reclutati per le imprese più improbabili (sorreggere un cartello stradale con una freccia verso destra nei pressi di Salerno, appuntare medaglie al petto di poliziotti in una valle piemontese ecc.). Se poi CasaPound fa un manifesto con Che Guevara, non lamentatevi.

    Oggi si è passati al vampirismo perché gli zombie di cui si è abusato sono stati riseppelliti. Per motivi contingenti, servono persone viventi e possibilmente giovani, testimoniali più adatti alle astute strategie comunicative di questi geniacci del catturare consenso. Non si succhia solo il sangue di costoro, si cerca proprio di tramutarli in vampiri a loro volta, di assimilarli ancora da vivi. Se all’avvicinarsi di Dracula, questi osano ornarsi di corone d’aglio e armarsi di paletti di frassino, invece che offrire volentieri ai canini la giugulare pulsante, questo è indice della loro snobbaggine e meritano d’esser fatti bersaglio di sagaci invettive come questa: http://www.popolino.org/2012/07/01/manitusorella/

    Una delle vergini morsa al collo da Nosferatu è il povero Roberto Saviano, che ora vaga per le lande desolate della tivvù senza pupille nelle orbite. Non a caso, una delle missioni che gli hanno assegnato è stata proprio la riuccisione per decapitazione dello zombie di Antonio Gramsci, che continuava ad assomigliare un po’ troppo al Gramsci vivo.

    (Che cazzo di commento splatter.)

    • Io delle dinamiche interne al PD tento di conoscere il minimo indispensabile, le loro strategie comunicative sono suicide quanto i contenuti che propugnano, e che si tratti della corrente di Civati o quella di Letta (stessa pasta in fondo in fondo).

      Detto ciò, credo che l’assurda questione del circolo SEL mostri quanta confusione ci sia in quel “partito” che mi dà sempre più l’idea di un “grillismo di sinistra” nel senso che ogni militante ci cerca e ci trova quello che crede.

      Più seria, e assurda, è la questione del post di Civati. E più assurdo, e ingenuo, ancora è uno dei commential post linkato da Mauro in cui si presuppone che se i Wu Ming conoscessero Civati e lo seguissero non si sarebbero incazzati. Lo copio qui che merita:

      “Ma sì, è la solita discussione che nasce più o meno in questo modo: arrivi per caso (perché qualcuno ti ha detto che sei nominato lì) su un blog. Leggi quanto scritto e ti incazzi, senza sapere nulla del prima e del dopo di quel blog, di quella persona, di chi la segue. Perché se i Wu Ming avessero conosciuto la storia personale di Civati, di quel blog, avrebbero dato a quelle parole il senso che che quelle parole hanno (e chi legge con frequenza Civati, ha mai davvero pensato che sarebbe nata una corrente chiama Wu Ming?). Non gliene faccio una colpa, sia chiaro. Ma riconduciamo la questione a quello che è, una diatriba durata mezza giornata su una frase interpretata correttamente da tutti i lettori di Civati, e male da tutti i lettori di Wu Ming.”

    • Per non parlare dell’iniziativa “CasaBene”, dove CasaPound inneggiando ai valori dell’anticonformismo vampirizzò il nome del non-morto-artista per eccellenza.

  11. Capita a tutti nella vita di dire una cazzata o di fare un riferimento che non ci sta, come e’ successo a Civati o a quelli del circolo di SEL. Come gia’ detto, essendo gli autori ancora in vita, nonostante le gufate di Chiaberge: ma mandare una mail, no?
    Onestamente, mia personalissima opinione, sia Civati che quel circolo SEL hanno voluto “buttare il cappello” sul lavoro/metodo dei Wuminghi. Essendo quel lavoro/metodo (scusate la definizione penosa) di fatto, un successo, in termini di impegno profuso da tante parti, alcuni piccoli politicanti tentano di “accostarsi” a quel successo tentando goffamente di imitarne i risultati senza, magari, aver presente il lavoro fatto a monte per arrivare a certi risultati.

    Trovo ancora piu’ patetica la retorica delle finte scuse, del fraintendimento, della presunta buona fede…Quel post e’ ancora li scritto allo stesso modo e Civati non dimostra alcun interesse, non avendolo ancora rettificato.
    Forse e’ troppo impegnato a cercar di farsi strada nelle nebbie del PD. Poveraccio, si e’ ritrovato papàBersani (che “non ha padroni” e dunque sta bene con tutti i padroni) a casa dirgli che probabilmente per la Lombardia le primarie non si faranno, che probabilmente correra’ Colannino…
    Ergo il povero Civati e’ rimasto al palo.
    Comprensibile, dunque, che durante la tempesta cerchi uno scoglio. Patetico ma comprensibile.

    • Ma guarda.. secondo me il circolo SEL avrebbe dovuto mandarla davvero una mail. Civati, invece, ha detto una boiata, ripresa male, scritta peggio e, soprattutto, non si sta degnando di precisarla rispondendo alla gente che commenta il suo blog.

      • Già, beh peggio per lui (e i suoi eventuali lettori) se preferisce rimanere nell’ambiguita’, dimostrerebbe solo che non ha problemi a sguazzarci dentro.
        Poi oh, ce ne faremo una ragione eh ;-))
        “Ad ognuno il suo” come e’ stato gia’ ricordato.

  12. Nello scritto di Civati c’è un’altra parola magica usata alla bella non piangere. E averla usata conferma, come quasi tutti hanno capito benissimo qui sopra, l’affannoso e patetico tentativo di smanacciare slogan trendy per rincorrere e accalappiare i gonzy.

    Cazzo che tosto Civati, ha citato i Wu Ming.
    Hai visto che figo il Civati, ha scritto “Cloud”.

    Una parola che vuol dire tutto e niente, messa in giro da furbacchioni al soldo dei pescecani per ingozzare i discorsi dei venditori. Una bolla di chiacchiere per confondere le idee e nascondere le truffe, ancora una volta.
    Un termine perfetto per essere usato da chi non sa cos’è, o non l’ha capito, o fa finta di averlo capito, o (peggio) di non averlo capito. Perfetto per decorare la favella e assumere la sembianza di chi lo pronuncia. Sentite come suona bene, guardate come vola.
    Una parola perfetta per il PD.

    Spiace dirlo, ma non riesco a non pensare che “Wu Ming” sia stato usato con la stessa “buona fede”. Fate bene a incazzarvi.

    Quanto al nuovo che avanza, mettetelo in freezer che per oggi ne abbiamo avuto abbastanza.

  13. a me tutta ‘sta storia ricorda caterina caselli che faceva le cover degli stones, di screamin’ jay hawkins, eccetera.

  14. Compagn*,
    mi sento veramente costernato e pur non avendo responsabilità diretta alcuna in tutta questa vicenda mi sento quasi di dovermi….scusare.
    Sarà forse perche, non so se per tutti ma almeno lo è per me, usare la parola “compagni” rimanda al sentirsi parte di una comunità di destino; la sorte di uno è la sorte di tutti ed alla fine anche le cazzate di pochi va a finire che le sento come cazzate mie…..

    Io leggo qua sopra da una vagonata di tempo, ho letto e amato i libri, sono intervenuto solo una manciata di volte e solo recentemente.
    Tante volte condivido, altre meno.
    Ho però sempre trovato le discussioni stimolanti ed ho imparato tantissime cose di cui nemmeno sospettavo l’esistenza.

    Mi dispiace molto che i miei compagni e compagne di Venezia ( si tratta di una militanza che mi ero tenuto per me; il bello qua sopra mi era sempre sembrato il parlare, o anche il polemizzare, dell’idea netta e schietta senza pretendere di metterci una badiera sopra finendo, alla fine, per farne una guerra tra religioni ormai svuotata di contenuti ) abbiano intitolato un circolo agli autori Wu Ming senza chiedere il permesso ai diretti interessati ( che, del resto, credo l’avrebbero negato. Ma il punto è il non appropriarsi del nome altrui per scopi politici propri, finendo per appiccicare un simbolo partitico addosso a chi non condivide quella scelta ).

    A parziale – ed ipotetica – discolpa posso dirvi che si tratta di una cosa abbastanza diffusa che le sezioni di Sel non abbiano un nome, perchè esistono da poco e perchè spesso e volentieri non abbiamo i soldi per pagarci le sedi che quindi nemmeno intitoliamo ( io faccio parte di un coordinamento di federazione provinciale, nemmeno di una sezione di paese e non abbiamo sede, quindi neanche abbiam proceduto ad intitolarla e ci troviamo dove capita a secondo di quel che si riesca ad organizzare. Dal parco se il tempo lo permette, a casa private, ad una stanza della camera del lavoro se non serve per altro nella sera in cui serve a noi e ce la prestano. Devo dire che mi piace anche per questo: niente interessi, niente poltrone, niente soldi —> giusta o sbagliata che sia l’idea, la si condivida o meno, chi c’è è perchè ci crede e non perchè ci deve guadagnare qualcosa personalmente ).
    Tra le tante sezioni e federazioni “senza nome” i compagni di Venezia avran magari voluto essere gli ennesimi “senza nome”, ma facendolo con una citazione ad autori che leggono con piacere.

    Non credo nella malizia, ma penso che avrebbero dovuto chiedere il permesso perchè rimanere dei “senza nome” in quel modo più che un omaggio sembra una appropriazione.

    Sono tuttavia convinto che con un paio di email si possa risolvere tutto senza bisogno di portar la questione in tribunale.

    Chiedo comunque scusa; esser parte di un partito comporta delle responsabilità non solo personali ma collettive e mi sento sinceramente dispiaciuto per l’accaduto.

    • Grazie per il tuo commento, qui davvero nessuno pensa a tribunali o cause o vie legali. “Wu Ming” è una parola cinese, vuol dire “senza nome”, lungi da noi volerci mettere il copyright. Tuttavia, nel caso del circolo di SEL veneziano, immagino che il riferimento a noialtri ci fosse, ed ecco perché una mail ci avrebbe fatto piacere. Nel caso di Civati, invece, il riferimento è molto esplicito, la confusione si crea per forza, parlare de “i Wu Ming” è un rimando inequivocabile. Anche in quel caso, figurati, niente cause in tribunale, però fare chiarezza, da parte dell’autore, ci pare doveroso.

      • Il punto è proprio quello: se uno scrive del concetto di “wu ming” che si ritrova nel Daodejing è un conto. In quel caso, è evidente che non si crea né viene cercata una stretta associazione con noialtri, il nostro collettivo, il nostro percorso, le nostre produzioni etc.

        Piuttosto diverso il caso del nome “Wu Ming”. Se qualcuno, soprattutto in Italia, intitola qualcosa a “Wu Ming”, beh, dopo dodici anni di attività pubblica di un autore che usa quel nome d’arte, – o ancora meglio, di una band che usa quel nome – è abbastanza evidente quale sia l’associazione cercata (e ottenuta). Se poi uno scrive “i Wu Ming”, allude a firme collettive etc., l’associazione è ancora più stretta. E noi, gli associati a forza, avremo pur diritto di spiegare che non c’entriamo niente.

        Se uno scrivesse che a Mirabello c’è la festa del Partito Democratico, quando invece è la festa di FLI, e il PD s’incazzasse, a ben poco varrebbe la risposta: “Embeh? Non siamo un partito democratico anche noi?”

        • Sono, tristemente, d’accordo.
          Al vostro posto mi sarei incazzato perchè personalmente non sono solito aderire ad alcunchè o essere compartecipe di nulla che io esplicitamente non condivida in pieno e senza averlo detto di persona.

          Quando una persona mi mette in bocca o anche solo in testa opinioni o pensieri sulla base di sue – non mie – deduzioni su quel che dovrei essere e perchè, sono solito andare letteralmente in bestia.
          Vedersi appiccicare l’etichetta senza essersela scelta non è piacevole per niente e sono il primo a pensarlo.

          Il compagno Mauro Vanetti lo sa bene date le nostre ripetute….”schermaglie” altrove…..

          Mi dispiace molto che questo parta da *casa mia*, spero che questo sia il primo ed ultimo episodio e che, alla fine, qua si resti sempre innanzitutto persone alla ricerca di “comuni multipli” e non pezzetti di bandiere.

        • del resto come aspettarsi discriminazione semantica sufficiente quanto alle buone maniere d’uso di uno pseudonimo antropastruso come wu ming da parte di gente che scrive “Quanto all’immaginario, credo che nessuno dei Wu Ming sia irochesi, quindi chiederei se non altro di non usare argomenti un tanto al chilo”, come paolocoss, shockingly (per me almeno) qualche commento fa (e poi perché non scrivere ‘irochese’? c’è una ragione, oppure oltre che la semantica non è chiara neppure la morfologia?)

          o sono io che non capisco la ‘metafora’?

  15. Siete tutti matti. Leggo Wu Ming (dammo’) e leggo Ciwati.(da poco). E non ho nessun interesse a prendere le parti dell’uno o dell’altro. Ma su questo davvero, forse perchè esasperati da altri episodi, avete perso un po’ la bussola.

    Nel contesto di ciò che diceva Balzani, di ciò che scriveva Civati, Wu Ming stava chiaramente a significare “progetto collettivo senza faccie-divi”. Nessuno dei lettori del blog poteva fraintendere. Con garbo e un po’ di fiducia nella buona fede delle persone, potevate anche chiedere una rettifica eventualmente, e la cosa sarebbe finita lì.

    Invece si é preferito pensare il peggio, sparare a zero e lasciare che le opposte tifoserie facessero il resto. Davvero la cosa mi rattrista e mi riempie di sconforto. In generale, su noi genere umano. Ma tant’è, in assenza di guerre vere, se ne creano di finte.

    • Roberta, seriamente: ma quante altre volte dobbiamo rispondere su questa storia della metafora e del “fraintendimento”? Mi sembra che siamo stati piuttosto chiari al riguardo. Come la pensiamo sull’utilizzo di quella metafora è stato spiegato e ribadito, e abbiamo sottolineato più volte che il problema era proprio la sua *fraintendibilità* (non esiste solo il contesto dei Balzani e dei Civati, la rete non ha confini). Vogliamo finirla di dire sempre le stesse cose? Thanks.

      • Grazie per la risposta. A me sta cosa dispiaceva. Onestamente. Ed è per questo che sono intervenuta. Perchè ci sono altri, credo, che come me non hanno affiliazioni esclusive e vivono tutto sto cancan come se fosse un po’ surreale. Rimango della mia opinione ti confesso, ma grazie per aver chiesto a tutti di finirla lì, nel post successivo. La rete imbarbarisce a volte.

    • Cambiando leggermente discorso (visto che ormai questo è diventato un “topicless post”), ma davvero c’è qualcuno che vede in Ciwati e in Giap due cose in qualche modo compatibili, che dovrebbero volersi bene e non litigare per niente visto che in fondo siamo tutti sulla stessa barca?

      No, così, per capire.

      Perché, raga, se i siti web e i blog sono diventati importanti, comincia a diventare anche importante che la gente cominci a comprendere che anche sul Web si rappresentano contrasti ideali e materiali che non possono essere semplicisticamente ridotti a “tifoserie”. Ho letto una cosa aberrante su Popolino (tra i commenti), dove un tizio dice che quelli che non sono d’accordo con Civati o sono ignoranti o sono presuntuosi. Il totalitarismo di questa affermazione mi lascia sbigottito; sta venendo su in Italia una generazione di volponi che dicendo ovvietà e costruendosi un’immagine farlocca di “giovani innovatori” pretendono che chiunque sappia prendere in mano un mouse dia loro ragione di default.

      La vacuità di questa ideologia di centrosinistra cool è tale che, come il Riformista aveva il suo gemello nel Foglio, i “rottamatori” del PD hanno generato (loro malgrado, spero) una propria fotocopia nei “formattatori” del PdL, che per mia somma sventura hanno come quartier generale proprio la mia città, visto che il loro capo è il sindaco 32enne di Pavia. Insomma: banalità col cancelletto davanti, così insipide da accompagnarsi a qualunque pietanza. Ma andate #aciapàirat.

      • «Ho letto una cosa aberrante su Popolino (tra i commenti), dove un tizio dice che quelli che non sono d’accordo con Civati o sono ignoranti o sono presuntuosi. Il totalitarismo di questa affermazione mi lascia sbigottito; sta venendo su in Italia una generazione di volponi che dicendo ovvietà e costruendosi un’immagine farlocca di “giovani innovatori” pretendono che chiunque sappia prendere in mano un mouse dia loro ragione di default. »

        Non è un caso che questo avvenga su internet: è qui che il mito dei “tecnici” prende piede e trova spazio e approvazione. Un problema > una soluzione. Uno stimolo > una risposta. Questi ragionano in codice binario, altro che biconcettualità di Lakoff.

  16. Un consiglio: non andate a discutere sul blog di Civati, per favore. Ho appena dato una scorsa, l’avete visto? Qualunque cosa diciate, vi rispondono accusandovi di essere… noi. “Ma chi sei, un Wu Ming?” “Scommetto che sei un Wu Ming!”
    [Il povero Dimitri Chimenti ormai è abbonato, pure su “Gli Altri” avevano risposto così alle sue domande.]
    Cioè, sono stati loro a definirsi “i Wu Ming”, e adesso accusano gli interlocutori di esserlo.
    Vaaabbbeee’… :-/ Chiudiamo ‘sta storia, va’. Almeno Civati ha chiesto scusa, benché ostentando di farlo obtorto collo.
    Se una roba così l’avessero fatta, chessò, a Hemingway (mica per paragonarsi, sia chiaro, è solo per citare uno incazzoso), il collo gliel’avrebbe obtorto, ma per davvero.

  17. E’ più forte di me. Mi piace giocare fuori casa, perché è là che gli interlocutori si spingono con maggior sicurezza nell’esercizio retorico. Nello srotolarsi del discorso, nella scelta delle parole, nei paragoni e similitudini escono allo scoperto gli sbirri che abbiamo nel cervello (non solo quelli degli interlocutori).

    Forse, come dice Luttazzi, è la sindrome da “puzzo di palle”. Ti dai una grattata ai testicoli sudati, ti porti la mano alle narici, odori e ti disgusti. Dopodiché dai una nuova grattata, e per qualche strano motivo non puoi fare a meno di annusare ancora.

  18. Se qualcuno vuole la rissa può chiedere a Civati e ai suoi “ingenui” cosa pensano di questo: http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/460993/

    Fin troppo facile vincere così. Che pena.

  19. Mi scrive Gianni Biondillo a proposito di Civati e della “strategia Wu Ming”:
    – So che hai consigliato di lasciar perdere, ma non ho potuto resistere e ho lasciato un commento sul blog di Pippo.
    Così leggo e… Beh… Mi sembra impeccabile.
    http://www.ciwati.it/2012/07/01/la-strategia-wu-ming/#comment-127266
    Per quel che mi riguarda, pietra tombale su tutta la pseudo-vicenda.