Saviano libero. Appunti sulla contraddizione-Mondadori

Ricapitoliamo: Berlusconi attacca Gomorra. Lo aveva già fatto, ma stavolta è più esplicito.
Saviano giustamente fa notare che Berlusconi è proprietario della casa editrice che pubblica il libro, e chiama in causa quest’ultima: “Si esprimano i dirigenti, i direttori, i capi-collana”.
Si esprime invece Marina Berlusconi, più in veste di figlia che di editrice.
Saviano commenta la lettera di Marina senza abbozzare, senza toni concilianti, anzi, chiamando in causa la Mondadori con maggiore perentorietà. Il messaggio è: “Voglio sentire chi in casa editrice ci sta per davvero, voglio sentire chi la Mondadori la manda avanti”.

La contraddizione si acuisce. Da autore Mondadori e autore di Gomorra, Saviano occupa una postazione strategica, e più di altri può chiamare al pettine certi nodi, nodi che riguardano anche noi.
Far venire i nodi al pettine è tanto un dovere civico e politico, quanto un compito specifico dello scrittore.

Pubblicando con Mondadori, Saviano ha generato conflitto. Conflitto non effimero, ma che opera in profondità. Comunque vada, è più di quanto abbia fatto l’opposizione.
Se Saviano fosse rimasto in una nicchia di ugual-pensanti, nel ghetto dei presunti “buoni”, non avrebbe acuito nessuna contraddizione, né generato alcun conflitto.

Stare simultaneamente “dentro” e “contro”, diceva l’operaismo degli anni Sessanta. “Dentro e contro” era la posizione, era dove piazzare il detonatore.

Sia chiaro: l’alternativa non è mai stata “fuori e contro”. L’alternativa è sempre stata “dentro senza rompere i coglioni”, oppure “dentro senza assumersene la responsabilità”. Dentro fingendo di star fuori, insomma. Come tanti, come troppi.
Un “fuori dal sistema” non esiste. Il sistema è il capitalismo, ed è ovunque, nel micro e nel macro, nei rapporti sociali e nelle coscienze, nelle giungle e in cima all’Everest. Noi abbiamo sempre detto – e ancora diciamo – che tutti quelli che combattono “il sistema” lo fanno dall’interno, dato che l’esterno non c’è. Il potere non è fuori da noi, è un reticolo di relazioni che ci avvolge, un processo a cui prendiamo parte, Ma ovunque vi sia un rapporto di potere, là è anche possibile una resistenza.

Sei anni fa WM1 spiegò, per l’ennesima volta, la nostra posizione sul “pubblicare con Einaudi”. Lo fece per filo e per segno su Carmilla. Lo fece perché è sempre stato nostro costume – e ancora lo è – rendere conto pubblicamente delle nostre scelte, soprattutto se ci viene richiesto dai lettori.
Tra le altre cose WM1 scriveva:

Negli ultimi anni, le polemiche “boicottomaniache” hanno rischiato di fare il gioco degli yes men, dei leccaculo: chi chiede agli autori di sinistra di “andarsene da Mondadori” non capisce che così facendo il loro posto nella casa editrice e nell’immaginario collettivo (una posizione a dir poco strategica) sarebbe preso da autori e manager di destra (i quali non vedono l’ora), con piena libertà di spargere la loro merda incontrastati.

Queste frasi risalgono a due anni prima dell’uscita di Gomorra. Sono cose che, in seguito, lo stesso Saviano ha dichiarato in più occasioni, e diversi altri autori hanno ribadito, anche di recente.
Da anni difendiamo questa postazione avanzata e scomodissima, esposti sia agli attacchi della destra sia a continue raffiche di “fuoco amico”.

La nostra posizione sul pubblicare con Einaudi è  identica dal principio, è la stessa dichiarata in quel vecchio testo e ancora prima. Non siamo noi il corpo estraneo alla tradizione e al catalogo Einaudi, come non siamo noi ad avere corrotto Tizio o Caio, ergo non siamo noi che dobbiamo levare le tende.

Mettiamola così: se qualcuno vuole trafugarmi o usurpare qualcosa, io non rinuncio fin da subito, non gli lascio tutto in mano e tanti saluti. Io cerco di lottare, di resistere. Se poi il rapporto di forza è schiacciante, prenderò un fracco di botte, ma almeno avrò tentato. E’ meglio prenderle dimenandosi che prenderle stando fermi.

In quelle note del 2004, WM1 descriveva un berlusconismo in forte crisi. I sintomi c’erano tutti, ma quell’analisi – sei anni dopo possiamo dirlo – li sopravvalutava. Eppure…
Eppure sei anni fa la partita non era persa. Il berlusconismo arrancava, non sfondava, il logoramento era evidente. Non tutti i pozzi erano avvelenati. L’elenco di passi falsi, sconfitte e defaillances non ce l’eravamo sognato noi, erano tutte cose appena accadute. L’anno prima tre milioni di persone avevano marciato a Roma contro la guerra in Iraq. Due anni dopo, la “devolution” (la più grande scommessa del berlusco-leghismo, un’impresa storica di de-costituzionalizzazione del Paese) sarebbe stata bloccata dal voto referendario. Non sono falsi ricordi. C’era ancora un blocco sociale, una “forza storica” che si opponeva e impediva al berlusconismo di sfondare.
Quella forza storica, però, da sola non bastava. Ed è stata boicottata, sabotata, massacrata prima dalla “opposizione” che dal governo. E inoltre ha commesso degli errori, continuando ad affidarsi a certi rappresentanti.

Quel che è successo dopo lo sappiamo. Oggi tutto è più difficile, ma per noi la sfida, la sfida politica, è ancora “resistere un minuto più del padrone”. L’Einaudi è un campo di battaglia importante, e finché avremo munizioni e fiato continueremo a combatterci sopra. Ce ne andremo solo se e quando, presto o tardi, le condizioni si faranno intollerabili.

E’ la strategia sbagliata? Tutto può essere. Ma è quella che abbiamo scelto e di cui rendiamo conto da sempre. Noi possiamo fare errori, scazzare previsioni, fare passi falsi, ma agiamo sempre con coscienza, prendendoci le nostre responsabilità, sottoponendoci al pubblico scrutinio, facendo autocritica.

Dopodiché, le scelte di ciascuno verranno giudicate sul lungo periodo, commisurate ai risultati ottenuti sul campo, alla traccia lasciata, al contributo dato alla sopravvivenza di un barlume di senso nella propria e altrui vita.

***

Qualche parola su Saviano.
Al di là di alcune mosse e prese di posizione stridenti e da noi non condivise, abbiamo sempre difeso e continueremo a difendere Saviano dagli attacchi stupidi o interessati. Saviano è un collega, un amico, un compagno di strada. Per questo gli abbiamo sempre detto le cose fuori dai denti, e abbiamo segnalato quali rischi gli facesse correre la sua trasformazione in comodo simbolo, vessillo rassicurante e buono per tutti i frangenti, abito d’indignazione prêt-à-porter. Tra le altre cose, nel 2009 scrivemmo:

…”Saviano è tutti noi”. Vada avanti lui ché ci rappresenta così bene. Soffra lui per conto nostro, è il destino che si è scelto. Bel ragazzo, tra l’altro. Saviano è l’uomo più strumentalizzato d’Italia […] La voce di Saviano è rimasta invischiata tra scelte fatte più in alto, politiche d’immagine e “stato delle cose” realpolitiko: Saviano con Shimon Peres con Donnie Brasco con Salman Rushdie con Veltroni, Saviano alla scuola di formazione del PD nel Mezzogiorno e così via.
Dev’essere ben chiaro che Saviano non può comportarsi in altra maniera: ha davvero bisogno di questa ossessionante presenza pubblica, di questo over–statement di solidarietà anche pelosa, perché gli garantisce incolumità. Il paradosso è che, dietro il cordone sanitario, lo scrittore svanisce e resta solo il testimonial […] Saviano dovrà lottare con le unghie e con i denti per ri–conquistarsi come scrittore.

Da qualche settimana, sui giornali e in rete, circola una pubblicità, un’immagine che abbiamo fin da subito trovato molto vera e perciò raggelante, perfetta rappresentazione del dispositivo che ri-produce Saviano come soggetto non libero.

Dal 2006, per continuare a vivere, Saviano ha dovuto agire perché non calasse l’attenzione: gli è toccato  essere sempre visibile, essere una presenza costante nella sfera pubblica. In ogni momento, il forte rischio era che questo sovra-apparire lo inflazionasse, gli facesse perdere potenza.

Di fronte a un calo di potenza, la tentazione è di rispondere “aumentando la dose”, per ottenere un effetto in un’opinione pubblica sempre più assuefatta e “tollerante”. Solo che, aumentando la dose, il problema si ripropone a un livello più alto e quindi più impegnativo, meno gestibile.
Questo è il dilemma, e Saviano ne è sempre stato conscio: non è un caso che abbia spesso tentato di scartare, che sia sempre tornato a insistere sulla “scrittura”, sullo scrittore. Era il suo modo di fare resistenza, di non far chiudere il dispositivo, di non farsi legare definitivamente.

Bene, può darsi che Saviano abbia trovato lo spiraglio. Può darsi che l’acuirsi della contraddizione-Mondadori gli stia fornendo un inedito spazio di espressione non pre-ordinata. Forse il dispositivo è entrato in una crisi almeno passeggera, perché sotto i nostri occhi Saviano “è diventato quel che è”. Mai come ora, mai in modo tanto eclatante, Saviano è stato quello che vediamo nella risposta a Marina Berlusconi: un uomo libero. Anche nella reclusione che sconta, un uomo libero. Comunque vada a finire con Mondadori, comunque vada a finire in generale, in questo momento Saviano è libero.

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108 commenti su “Saviano libero. Appunti sulla contraddizione-Mondadori

  1. “Un “fuori dal sistema” non esiste. Il sistema è il capitalismo, ed è ovunque”

    Che dire più di questo? Se la gente vuole continuare a non capire, è un problema suo.

  2. ottimo testo, col quale concordo interamente.

  3. Saviano è senz’altro un uomo libero.
    E speriamo che presto anche Manolo lo possa tornare..

  4. @ Beppe,
    com’era immaginabile, siamo pienamente d’accordo con quello che hai scritto su l’Unità. Tanto d’accordo da ritenere che certe indicazioni “anti-narrative” fornite da un pensiero neo-critico d’Oltralpe (il cui principale esponente è Christian Salmon) siano bislacche e caratterizzate da una falsa radicalità. Seguendole, si finirebbe nell’ennesimo vicolo cieco. Per fortuna non sono seguibili, dato che sono vaghissime. Tempo fa WM2 ha stroncato il libro Storytelling di Salmon.
    [Alcune cose accennate nella recensione sono poi state sviluppate nel saggio “La salvezza di Euridice”, che chiude il nostro libro New Italian Epic].

    @ Tutti,
    il Manolo nominato da WTJ è Manolo Morlacchi, attualmente in custodia cautelare sulla base di accuse che appaiono a dir poco… friabili. Chi volesse saperne di più può leggere questo articolo di Valerio Evangelisti apparso su Carmilla. Chi volesse dare un sostegno concreto a Manolo e agli altri coinvolti nell’affaire, può seguire queste istruzioni.
    Manolo Morlacchi è autore del libro La fuga in avanti, che recensii (positivamente ma con riserve che non esitai a esplicitare) su Nandropausa n.13. Pochi giorni dopo, Manolo mi rispose su Carmilla.

  5. Avevo letto a suo tempo la stroncatura al libro d Salmon di Wu Ming 2, certo. Quel libro, con quel titolo, andrebbe riscritto. Il fatto è che Salmon (lo conosco, avevamo presentato insieme il suo libro su “La vocazione minoritaria”, ed era interamente un’apologia dell’epica come resistenza politica al Potere) non la pensa così; quel libro è quasi completamente sbagliato, distorto; strana cosa… Sì, andrebbe proprio riscritto…
    Colgo l’occasione per avvertire che su FB circola un’iniziativa infame contro Saviano (titolo: La vera mafia sei tu), con fondaore anonimo, le cui firme sono in larga parte quelle, rubate, di chi solidarizzava per Emergency. Pazzesco…

  6. Massima solidarietà a Roberto Saviano. Circa la polemica pubblicare o non pubblicare per Berlusconi, quoto dagli “appunti” di WM1 del 2004: “Questo stato di cose produce frustrazione, è ben comprensibile. Ciò che invece non comprendo è l’atteggiamento di chi cerca capri espiatori dalla stessa parte della barricata, bersagli su cui indirizzare l’ira del popolino, come ha cercato di fare qualcuno gettando la croce addosso ai lavoratori culturali anti-b*******ani (artisti, scrittori etc.) presuntamente collaborazionisti”. Non si potrebbe dire meglio: è la famosa sindrome dei polli di Renzo.

  7. Tutto vero. Tutto giusto. Rimane il fatto, però, che quando io lettore acquisto il titolo di un autore che stimo devo farmi una ragione del fatto che parte dei miei soldi andranno a sostenere un ben preciso gruppo editoriale. Con tutto il suo portato. Pare poco?

  8. Nel nostro caso, i libri li puoi anche scaricare gratis. Ma convengo che è un caso raro.
    Ciò che segnali non è poco: è il tutto, nel senso che è il problema. Doppio problema: specifico e generale.

    Specifico: il “portato”, cioè il conflitto d’interessi. Quel conflitto d’interessi. E qui rimando alle note del 2004: in campo culturale, noi che insieme a tanti altri (scrittori, editor etc.) abbiamo deciso di rimanere in Einaudi per difendere un’eredità e degli spazi di libertà, noi siamo tra quelli che più lo subiscono, il conflitto d’interessi; i responsabili di questo stato di cose non vanno cercati nelle nostre file, ma nella dirigenza del centrosinistra. Noi non siamo di quelli che si piegano, siamo di quelli che resistono. Lasciare l’Einaudi a chissachì, come chiedono di fare i retori del boicotto-feticismo, significherebbe piegarsi. Non rassegnarsi a ciò significa resistere.

    Generale: quello che dici vale per buona parte delle scelte che facciamo nel capitalismo. Solo se capiamo questo, possiamo impostare bene la questione. In genere l’acquisto di un bene è un investimento di denaro (entusiasta, inconsapevole oppure obtorto collo) in un progetto capitalistico. Dare soldi a Rizzoli/RCS (il gruppo del “Corriere della sera”) o Feltrinelli (il gruppo dei megastore) fa forse sentire bene? Dare i soldi a Microsoft o Apple fa sentire bene? Nel caso di Apple, sì, esiste qualcuno che è “fan” dell’azienda, che ricava la propria identità dal possesso di macchine e gadget della Apple, che è malato di iSpocchia (e si badi bene che ho un Mac anch’io), e quindi prova autentico piacere nel dare soldi a Steve Jobs, nel saperlo più ricco anche grazie al suo contributo. Ma uno così sta male, e ha bisogno di aiuto.
    Quindi mi sento di dire che l’eventuale fastidio provato nell’arricchire ulteriormente uno che è già ricco, insomma il fastidio che provi tu, è una reazione naturale e testimonia di uno stato di buona salute.

  9. D’accordo con Wu Ming e con Beppe Sebaste.

  10. tutto chiaro…capisco e concordo…

    mi “viene da riflettere” sulla risposta di Marina Berlusconi…quanto è superficiale dire che l’espressione di un tale giudizio da parte di S.Berlusconi sia semplicemente la “critica di una persona qualsiasi”? (questo è quello che traspare da quella replica) …come si fa a dire che essere liberli significa lasciare che ognuno esprima il proprio giudizio, senza pensare che in questo caso la persona privata incarna una funzione pubblica (che tra l’altro rappresenta formalmente l’Italia)?…

    un mio “eterno” cruccio….sul quale continuerò a riflettere…

    (grazie per gli interessanti spunti…anche nei commenti)

  11. […] Dentro so perfettamente di essere anch’io un meccanismo del potere. Tutti ci siamo dentro, hanno ragione i Wu Ming. Però quel canto finale, Nella mia Ora di Libertà, mi fa sperare. Che un giorno si decida tutti […]

  12. Leonardo, con la solita acutezza, sposta il peso con questo titolo: «Il produttore del Capo dei capi si è lamentato pe la pubblicità che Gomorra ha fatto alla mafia».
    Qui: http://leonardo.blogspot.com/2010/04/gomorra-e-non-gomorra.html

  13. L’ho detto più volte, su NI, sono d’accordo con questa impostazione quanto all’editoria. E anche su quel che dite su Roberto (e Girolamo, in un commento su NI, ha detto cose che sottoscrivo parola per parola).

  14. Secondo me scontiamo il problema per cui, anche per motivi ormai storicamente comprensibili, pare che in Italia le uniche imprese capitaliste sporche e cattive siano quelle di Silvio Berlusconi. In realtà le cose sono molto più complesse, magari puoi pubblicare per una casa editrice alternativa e punk che può comportarsi peggio nella pratica aziendale di quelle di proprietà del berlusca. Quindi se uno fa passare le proprie cose per Einaudi e Mondadori non vedo questi problemi, tranne che vogliamo portare il criterio del maggioritario e della governabilità anche tra gli scrittori, che dovrebbero schierarsi tra le fila di Espresso-Repubblica o di Mondadori-Einaudi a secondo della loro tendenza politica. Detto questo, considero importante anche promuovere progetti diversi come contenuti gratuiti su internet o piccole produzioni ecc. Io, nel mio piccolo (piccolissimo) scrivo sul blog e mi faccio i miei file di edizioni copyleft.

  15. Io condivido il messaggio generale del post (e così anche l’intervento di WM1 su Carmilla di qualche anno fa) ma ho un dubbio. Esiste un limite diverso dal “restiamo dentro finchè non ci cacciano”?

    Voglio dire: industrie culturali come Einaudi o come Mondadori sono il naturale veicolo di uno o più messaggi/visioni/interpretazioni (anche in contraddizione) della realtà. E come tali contribuiscono a formare quella realtà attraverso l’influenza che esse hanno sulla cultura di un popolo.

    Se quei messaggi e quelle visioni dovessero iniziare ad assumere, in media, intonazioni in totale contrasto con le nostre (vostre), non sarebbe il segnale che un limite si sta raggiungendo? Non sarebbe il caso di porsi il problema che continuando a operare entro “quelle mura” si potrebbe contribuire a veicolare il messaggio prevalente molto più di quanto si contribuirebbe ad alimentare la contraddizione?

    Non so se sono riuscito a spiegarmi, ma avevo in mente la recente polemica sul fatto che Paolo Nori scrivesse su Libero come esempio del fatto che in quel caso il limite era probabilmente era stato raggiunto.

  16. E’ abbastanza sconcertante leggere una serie così lunga di conclusioni e considerazioni prive del minimo appoggio fattuale che riesce alfine a ribaltare i termini del conflitto in atto.

    Ci vuole molta arte retorica per raggiungere questo risultato, e questo occorre riconoscerlo all’autore.

    Ora, la contraddizione oggetto del post, in un qualsiasi paese civile, sarebbe addebitata a un autore antimafia che pubblica e ripubblica per un editore amico di stallieri mafiosi e condannati in primo grado per collusioni con la mafia, nonchè uomo accusato da pentiti di mafia di esser parte di un ordito di destabilizzazione della vita politica del paese ecc.

    Invece no, la contraddizione ce l’avrebbe Mondadori a pubblicare Saviano. Quale contraddizione? Nessuna, Saviano anzi aumenta la reputazione di Mondadori pubblicando per lui.

    Certo, c’è la contraddizione di un Berlusconi che si scaglia contro Gomorra che lui stesso ha pubblicato e distribuito.
    Ma questa è una contraddizione strumentale.
    Non è obiettivo della famiglia B evitare di parlare di mafia (si pensi alla produzione di serie tv sulla mafia), è obiettivo della famiglia B cooptare sempre più Saviano, farlo diventare suo malgrado spalla del governo.

    Marina B l’ha espresso chiaramente. Non si critica Saviano perchè ha pubblicato Gomorra, lo si critica perché non loda a sufficienza l’operato del governo contro le mafie. Saviano non deve insomma solo denunciare lo strapotere mafioso, deve ergersi a paladino dell’azione di governo. In parte lo sta già facendo, ma a B non basta.

    Saviano nell’intervista a Panorama ha lodato il ministro Maroni come il migliore di sempre, ha espresso tra una timida critica e un’altra (all’insegna del “questa legge però non aiuta”, la “priorità però non è la lotta alla mafia”) una serie di giudizi positivi sulla destra missina, assimilata all’operato di Borsellino, una serie di giudizi volti a non fare nessuna distinzione sull’operato della destra e della sinistra (si noti bene: a livello nazionale, non solo campano).
    Ora, Saviano che cosa ha detto a Marina B?

    Ha ribadito che il governo sta facendo una azione “importante” contro la mafia, e ha scritto di averlo già dichiarato più volte (continua così!), oltre a lodare Mondadori per la libertà che gli ha lasciato.

    E qui si parla di contraddizione per Berlusconi e Mondadori?!
    Ma contraddizione di che!!! Meglio di così cosa può avere la famiglia Berlusconi?!
    Saviano pubblica per loro, contribuisce economicamente e con la sua reputazione al loro impero mediatico-finanziario, loda il governo – in mezzo a qualche critica che rende la lode ancor più credibile – loda Mondadori… che volete di più?
    Beh, loro in effetti vogliono ancora di più, Saviano non è ancora il megafono del regime sul fronte lotta alla criminalità come loro vorrebbero.

    Ecco, questi sono alcuni fatti, e considerazioni su fatti, di cui qui, dove ancora si crede (spero in buonafede) alla battaglia dal di dentro neanche l’ombra.
    Mi fermo qui per ora.

    PS E’ impressionante come qui manchi totalmente la cognizione di cosa sia il boicottaggio, e presumo anche della sua storia come strumento di lotta al sistema capitalistico, ai suoi monopoli.

  17. Dunque, dunque… Stamattina c’è stata la riunione del collettivo e ovviamente abbiamo discusso delle reazioni a questo post e, soprattutto, del ciclico ripresentarsi dell’annosa questione Mondadori/Einaudi. Abbiamo constatato che forse non siamo ancora riusciti a far capire questa cosa che “non c’è un fuori dal sistema” e che “il potere non è fuori da noi”. Nel frattempo ho avuto uno scambio di vedute molto utile, via e-mail, con Ernesto De Cristofaro. E adesso l’utile dubbio sollevato da Michele, e poi il papiello dell’altro, che dice che non abbiamo capito niente, che rimuoviamo la realtà, che non capiamo nulla, e allora ci insegna lui.

    In effetti l’annosa questione è tornata fuori con prepotenza sulla scie di altre polemiche su altre scelte (appunto, dopo che Paolo Nori ha deciso di scrivere su “Libero”). In diversi hanno già spiegato quanto sia diverso pubblicare un libro con l’Einaudi e scrivere sulle pagine di “Libero”. Non è una questione di meri assetti proprietari (a parte che “Libero” non è proprietà di Berlusconi), ma di contesto, di linguaggio, di scelte fatte a monte. Un libro pubblicato in una delle collane di un grande editore non è come un articolo scritto su un organo di scomposta propaganda. Una casa editrice con ottant’anni di nobile storia e uno dei più prestigiosi cataloghi del mondo non può essere messa sullo stesso piano di un ignobile foglio d’agitazione razzista. Giulio Einaudi Editore non è “Libero”. Se non si è capito, noi giudichiamo sbagliata la scelta di Nori. Non solo: troviamo banalissima e trita la “giustificazione” che Nori ha dato (Io sono un anarchico, lo scrittore deve sempre spiazzare e fare solo quel che gli pare etc.) Ma non vorrei parlare di questo. Vorrei invece fissare meglio alcuni punti.

    Quando diciamo che “nessuno è fuori dal sistema”, quel che ci interessa è sfatare qualunque discorso che prenda le mosse – esplicitamente o implicitamente – da un’aspettativa di “purezza”, purezza presuntamente attingibile nel lavoro politico e in quello culturale. Le mani dobbiamo sporcarcele tutti. Certo, bisogna farlo individuando quali sono i contesti, i terreni praticabili, le strategie. E noi riflettiamo su questo tutti i giorni, meditiamo le scelte, lottiamo per i nostri spazi di manovra e di autonomia, disertiamo i terreni su cui non saremmo in grado di pugnare, perché del tutto incompatibili con il nostro stile, con l’ethos che leghiamo alla funzione-autore etc.

    ***

    Un inciso.

    Constatare che il potere non è fuori da noi, che il potere non è un luogo né un Ente isolabile dagli altri enti né una sorta di spirito maligno, perché tutti siamo dentro rapporti di potere, nel nostro caso comporta non una minore bensì una maggiore assunzione di responsabilità. Non ci sono alibi, siamo dentro questa realtà e dobbiamo cercare di viverla eticamente, e di operare in modo efficace.

    Dire che il potere è una rete di relazioni non significa dire che in questo reticolo tutto è uguale o che non vi siano più padroni né nemici. Le relazioni di potere sono squilibrate, c’è chi può esercitare più potere e chi molto meno, chi occupa (anche manu militari) nodi privilegiati e chi nodi sfigati, vi sono nodi della rete in cui il potere si “inspessisce” etc. I padroni esistono. I nemici esistono.

    Dire che il potere non è qualcosa di esterno a noi implica che la resistenza non viene da fuori, non nasce dalla testa di Giove, ma si genera dalle stesse relazioni di potere, parte da qui, dalla realtà che viviamo. Foucault usava un aggettivo un po’ difficile, diceva che la resistenza è sempre “co-estensiva” al potere. Del resto, se non vi fosse potere, in cosa consisterebbe la resistenza?

    Di critiche alle condizioni carcerarie esterne, teoriche, filantropiche, ne esistevano già, ma la critica *pratica*, la critica concreta e radicale all’istituzione-carcere l’hanno fatta a un certo punto i detenuti, che stavano dentro quelle relazioni di potere.
    Negli USA di critiche “liberal” al razzismo e alla segregazione, critiche fatte da bianchi “illuminati”, ne esistevano già, ma erano tenui e inefficaci, mentre la critica *pratica* al razzismo l’hanno fatta i neri, che la segregazione la conoscevano sulla propria pelle, che stavano in quelle relazioni di potere.
    Negli “Appunti 2004” facevo l’esempio dell’operaio nel XIX e XX secolo: la maggiore e la più prolungata resistenza al capitale è venuta dai soggetti sociali più coinvolti in tale rapporto, che subivano lo squilibrio delle relazioni in fabbrica e fuori.

    ***

    Quello che più ci sta sulle balle: la deresponsabilizzazione legata alla trasformazione dell’autore in simbolo. In altre parole: la delega morale. Chi da anni ci chiede a gran voce (a volte ci intima) di abbandonare l’Einaudi per motivi di “coerenza”, e ci chiede di abbandonarla anche se lì riusciamo a lavorare bene e ottenere risultati, lo fa per pulirsi la coscienza con un’azione compiuta da altri, rischiando pochissimo in proprio.

    E c’è anche chi lo fa per pura cattiva fede. In quest’ultima casistica rientrano gli editori concorrenti che sollevano la questione-Mondadori “pro domo loro”. Ripeto una domanda fatta l’altro giorno dal collega Nicola Lagioia: perché costoro, se sono tanto favorevoli ai boicottaggi, non boicottano le librerie Mondadori? Che smettano di mandare alle librerie Mondadori i titoli che pubblicano. Ovviamente non lo fanno, perché in realtà della faccenda gli frega poco: vogliono solo segnare un punto contro un concorrente. E’ una guerra commerciale interna al mondo dell’editoria. Eppure costoro passano per “puri”, o comunque per preferibili all’Einaudi.

    Intendiamoci: lasciare l’Einaudi non è un tabù. Chi sente di avere ragioni per farlo lo faccia. Ma è una scelta da valutare in modo laico, come dovrebbe essere per tutte le scelte. Invece le polemiche dei boicotto-feticisti la stanno trasformando nella Scelta che divide il mondo tra Buoni e Cattivi.
    Negli ultimi anni alcuni autori italiani (mi viene in mente Giorgio Agamben) hanno lasciato l’Einaudi, e lo hanno fatto per i loro buoni motivi, laddove “buoni” non esiste senza “loro” (e viceversa). C’è stata una crisi del loro rapporto con l’editore. Questo è diverso dal boicottare. Anche noi abbiamo sempre detto che, se cambierà la situazione, faremo la nostra scelta senza tentennare. Ce ne andremo quando ci sarà reso impossibile lavorare. Appunto: resistere un minuto più del padrone. Questa è una lotta, non un pranzo di gala. Finora siamo riusciti a difendere la nostra autonomia, e come noi ci sono riusciti tanti altri (non solo autori: editor, capi-collana, figure di vario tipo).

  18. @lorenz: se ho capito bene, mi pare che il tuo ragionamento affronti tre questioni.
    1) Può un autore antimafia pubblicare per un editore amico di mafiosi senza entrare in contraddizione? 2) Saviano non si sta trasformando nel megafono del regime sul fronte lotta alla criminalità? 3) Perché non si dovrebbe boicottare una casa editrice, come strumento di lotta al sistema capitalistico e ai suoi monopoli?
    Provo a risponderti con ordine.
    1) Un autore antimafia che pubblica per un editore amico di mafiosi produce una GROSSA contraddizione. Contraddizione che non si “addebita” né all’autore né all’editore, ma più semplicemente li coinvolge entrambi. Ti faccio un altro esempio: noi pubblichiamo i nostri libri con formula copyleft per un editore che invece, di solito, adotta il copyright. Questo genera una contraddizione, eppure io non ci vedo un’incoerenza, da parte nostra. Se per essere coerenti dovessimo pubblicare solo per editori integralmente copyleft, a quest’ora quella formula non avrebbe varcato i confini dell’underground. Che una grossa casa editrice come Einaudi pubblichi libri in copyleft a me pare una contraddizione e una conquista. A te no? I problemi di coerenza non si risolvono per via assiomatica: se tu fai non-A, pagato da un tizio che fa A, allora sei un venduto e un incoerente. Occorre giudicare caso per caso. Se domani un cattolico pubblicasse un libro contro Benedetto XIV per le Edizioni Paoline, Cristo Santo, io farei i salti di gioia…
    2) L’intervista di Saviano a Panorama era molto criticabile. Tuttavia: è il pubblicare per Mondadori che porta Saviano a fare certe affermazioni sul governo? Secondo me, no. Ovvero: non vedo il nesso, metti insieme due cose che non c’entrano. E’ la trasformazione in simbolo istituzionale che spesso rovina il messaggio di Saviano, non il fatto che pubblichi per B.
    3) E’ probabile che mi manchi totalmente ogni cognizione di cosa sia un boicotaggio e della storia di questa pratica. Mi spieghi allora come funzionerebbe il boicotaggio di una casa editrice come Mondadori-Einaudi? La mia impressione è che ci siano grosse differenze rispetto al boicotaggio della Del Monte o della Coca Cola o della Nike. Einaudi, ad esempio, pubblica Gianni Rodari. Devo smettere di comprare i libri di Rodari per mia figlia di sei anni? Devo smettere di comprare Salinger, Adorno, Lukacs? Devo riportare indietro Petrolio di Pasolini? Spiegami tu, come dovrebbe funzionare. Poi è chiaro: se questo boicotaggio ti pare utile, e vuoi comunque leggere un nostro libro, te lo puoi sempre scaricare…

    @Michele: Se il brand Mondadori-Einaudi riuscisse a veicolare un frame, una cornice concettuale coerente, sarebbe inutile, addirittura controproducente, negare quel frame pubblicando per loro. George Lakoff ci insegna che i frame non si possono criticare “dall’interno” (Non si può “non pensare a un elefante”). Ma una casa editrice – non un singolo quotidiano o una rivista – arriverà mai ad avere un simile potere? Secondo me, è un risultato molto difficile da raggiungere. Ma in teoria hai ragione tu: se questo risultato venisse raggiunto – e il solo fatto di pubblicare per Mondadori-Einaudi coincidesse automaticamente con l’affermazione di un certo frame – allora sì, bisognerebbe andarsene. Ecco un’altra differenza, mi pare, tra “Libero” e Mondadori-Einaudi. “Libero” crea una cornice concettuale molto forte e coerente. Mondadori-Einaudi non mi pare che faccia altrettanto. Ma è chiaro che posso sbagliare.

  19. Prima di continuare ad analizzare il post rispondo a Wu Ming2.
    1) Un autore antimafia che pubblica per un editore amico di mafiosi produce una GROSSA contraddizione. Contraddizione che non si “addebita” né all’autore né all’editore, ma più semplicemente li coinvolge entrambi.
    –Sono d’accordo, ma si tratta di una contraddizione positiva per l’editore in odore di mafia (che può dire io pubblico l’antimafia, io lascio tutti liberi di scrivere; e, non da ultimo, permette ai suoi scagnozzi di dire a Saviano che sputa nel piatto in cui mangia a ogni critica verso l’editore capo del governo), e negativa per l’autore antimafia (per motivi ovvi).
    Ricordo che anche il giornalista Orioles su Il Mucchio fece una critica finale al pubblicare per Mondadori in un articolo di lodi a Saviano

    Ti faccio un altro esempio: noi pubblichiamo i nostri libri con formula copyleft per un editore che invece, di solito, adotta il copyright. Questo genera una contraddizione, eppure io non ci vedo un’incoerenza, da parte nostra. Se per essere coerenti dovessimo pubblicare solo per editori integralmente copyleft, a quest’ora quella formula non avrebbe varcato i confini dell’underground. Che una grossa casa editrice come Einaudi pubblichi libri in copyleft a me pare una contraddizione e una conquista. A te no? I problemi di coerenza non si risolvono per via assiomatica: se tu fai non-A, pagato da un tizio che fa A, allora sei un venduto e un incoerente. Occorre giudicare caso per caso. Se domani un cattolico pubblicasse un libro contro Benedetto XIV per le Edizioni Paoline, Cristo Santo, io farei i salti di gioia…
    –Non tieni conto né delle questioni proprietarie né di politiche.
    B è non solo un privato che compra Mondadori in un modo illegale, non solo è un amico di mafiosi ecc., è anche capo del governo e monopolista dell’informazione privata tv.
    Se tieni conto di questo, le tue analogie appaiono prive di sostanza.
    Il discorso sull’uso del copyleft è complesso, e per ora salterei.
    L’analogia con il Papa, formalmente, può reggere (però se parliamo di edizioni vaticane, non paoline), e in effetti, se ci si propone di combattere il Vaticano non si dovrebbe pubblicare per esso. Ci si può rallegrare per un libro critico sul Papa pubblicato in Vaticano, ma oltre a questo, chi lo pubblica ha legittimato il Vaticano e con il contesto che si è scelto ha diluito in gran parte la sua critica, divenendo contiguo col potere che vorrebbe distruggere.
    Facciamo un altro esempio.
    Saramago voleva pubblicare per Einaudi il suo diario in cui tra le altre cose dava se non erro del delinquente a B.
    Ostuni, con cui io condivido la battaglia per uscire da Mondadori, dice che è stato censurato. Io dico che non c’è alcun dovere da parte di un editore di pubblicare alcunché quindi parlar di censura è improprio. Aggiungo: mi sembra più che legittimo che un editore non pubblichi quelle che considera calunnie contro di lui. Il problema etico quindi non è dell’editore, è di Saramago: perchè mai un autore famosissimo deve voler pubblicare proprio per uno che considera delinquente? E’ sua la contraddizione, non di Einaudi. Einaudi, o Mondadori, così come le reti Mediaset, permettono entro certi limiti delle critiche al governo o a B. In passato i limiti erano più larghi, ora si sono ristretti, ma li permettono. Dipende dal tipo di critica (per es. è tabù parlare dei processi di B.) e da quanto spazio mediatico occupa la critica. Una critica che stia dentro ai limiti e che non influenzi in modo determinante l’opinione pubblica è funzionale al perpetuarsi dell’impero mediatico, che fagocitando anche i critici può avere potere di ricatto e spuntare le loro armi.

    2) L’intervista di Saviano a Panorama era molto criticabile. Tuttavia: è il pubblicare per Mondadori che porta Saviano a fare certe affermazioni sul governo? Secondo me, no. Ovvero: non vedo il nesso, metti insieme due cose che non c’entrano. E’ la trasformazione in simbolo istituzionale che spesso rovina il messaggio di Saviano, non il fatto che pubblichi per B.
    — Sono d’accordo, ma è anche il pubblicare per Mondadori che rende Saviano simbolo istituzionale e che quindi lo rende meno libero di fare per Panorama critiche nette al governo. Non a caso da chi Saviano viene rimproverato di non lodare a sufficienza i “risultati clamorosi” del governo contro le mafie? Da Marina Berlusconi, da Mondadori.
    E’ l’esser parte della famiglia, che aggiunge alla sua esposizione continua, alla sua continua ricerca di dialogo lanciando appelli (sistematicamente disattesi) o scrivendo lettere che lo rende meno libero.

    3) E’ probabile che mi manchi totalmente ogni cognizione di cosa sia un boicotaggio e della storia di questa pratica. Mi spieghi allora come funzionerebbe il boicotaggio di una casa editrice come Mondadori-Einaudi? La mia impressione è che ci siano grosse differenze rispetto al boicotaggio della Del Monte o della Coca Cola o della Nike. Einaudi, ad esempio, pubblica Gianni Rodari. Devo smettere di comprare i libri di Rodari per mia figlia di sei anni? Devo smettere di comprare Salinger, Adorno, Lukacs? Devo riportare indietro Petrolio di Pasolini? Spiegami tu, come dovrebbe funzionare. Poi è chiaro: se questo boicotaggio ti pare utile, e vuoi comunque leggere un nostro libro, te lo puoi sempre scaricare…
    –Questa è una questione importante. Ci tornerò.
    Intanto iniziamo con il dire che ci sono libri pubblicati non solo da Einaudi e Mondadori ma da molte altre case editrici: lì basterebbe sceglierne tra queste. E questo è il boicottaggio da parte dei consumatori. Ma la campagna, come farla, come impostarla? Qui entrerebbero in gioco gli scrittori di Einaudi e Mondadori, che dovrebbero uscire dalla casa editrice (alcuni, ovviamente, quelli che possono pubblicare per altri senza problemi, e quelli che sono sensibili alla lotta contro il monopolio mediatico del losco figuro). Ma come? Qual è il target?
    Il discorso è lungo, lo continuerò appena posso.

  20. @ lorenz: attendo la parte che manca del tuo ragionamento, quella sul boicotaggio. Dove soprattutto dovrai spiegarmi in che modo – uscendo da Mondadori-Einaudi – gli scrittori critici verso B. eviteranno di trasformare la più importante casa editrice del paese nel nuovo TG1 del MinCulPop.
    Ma intanto: 1) Non sono d’accordo sul fatto che pubblicare per Mondadori contribuisca a trasformare Saviano in simbolo istituzionale. Non mi pare che il brand Mondadori sia una gabbia così forte e così diversa – in questo senso – da Feltrinelli e Rizzoli. 2) Non sono d’accordo quando dici che per combattere Benedetto XIV non si dovrebbe pubblicare per una casa editrice del Vaticano. Parliamo di Mondadori, così non ragioniamo per analogie: ancora una volta, non mi pare che quella casa editrice abbia la stessa forza di un quotidiana, quella cioè di imporre un frame, tale da “marchiare” un contenuto per il solo fatto di pubblicarlo. 3) Su Saramago ti porto la mia piccola esperienza. Nel mio ultimo libro, che esce a giorni per Ediciclo, ho fatto una serie di critiche molto dure al Consorzio Cavet (TAV Mugello), a una ditta che installa aerogeneratori eolici, ad Autostrade per l’Italia e ad altri soggetti che non sto ad elencare qui. L’editore ha consultato un avvocato e mi ha chiesto di cambiare la forma – non la sostanza – di certe affermazioni per evitare querele. Io l’ho fatto, e non mi sono sentito affatto censurato. Per come l’ho capita io, Saramago – da Premio Nobel – di fronte a una richiesta simile di Einaudi ha risposto picche. E così la casa editrice si è rifiutata di pubblicare il testo, per paura di una querela da parte di…Berlusconi. Il che, a mio parere, dimostra più l’indipendenza di Einaudi dal Capoccia, che non il contrario. E anche questa è una bella contraddizione, ma non è di Saramago e non è di Einaudi o di Berlusconi. Le contraddizioni, per fortuna, non sono di questo o di quello. Non sono colpe, peccati, errori.

  21. Sorry. Pur seguendovi e apprezzandovi da anni e anni in questo frangente continuo ad apprezzarvi, ma non vi seguo più. Capisco tutto ma fino a un certo punto. Combattere dal di dentro può voler dire continuare a farlo dall’interno delle contraddizioni della politica editoriale nel suo complesso. Non si può prescindere dal contenuto, da quanto si scrive e da come lo si fa. Io continuo a pensare che i contenuti di Gomorra avrebbero avuto successo anche se pubblicati da un altro. Sarebbero straripati anche da un piccolo editore perché validi e unici come del resto hanno fatto in campo televisivo, cinematografico, senso comune. Certo che Mondadori è forte. Certo che Einaudi è un palcoscenico autorevole e privilegiato ma le cose cambiano. L’alternativa non credo sia l’oscurità più cupa. Esiste altro. Che poi anche in questo altro si estrinsichino in una forma più o meno acuta tutte le contraddizioni di un sistema, ok. Ma almeno si è sgomberato il campo da una contraddizione in particolare (che ha il suo bel peso in se) e con sollievo di tutti. Una cosa per volta, insomma. Giustamente gli editori concorrenti hanno posizioni strumentali. Lo sospettavo già. Penso che, per come stanno le cose, sia normale. Dice: ma è una questione di simboli. Perché noi sì e loro no? Perché noi scrittori siamo gravati da un vessillo e gli editori no? Perché in ultima analisi una casa editrice è un’impresa commerciale. Voi, voglio sperare, no. (Non dico non solo. Dico proprio no.)
    Non mi sento affatto boicotto-feticista per questo. Non ho mai coltivato un gusto di questo tipo fine a se stesso e non lo sto facendo adesso. Sinceramente: non è il fastidio di arrichire uno che è già ricco. Questo non mio interessa. E’ il fastidio di alimentare un problema che c’è. Non si spegne un incendio con la benzina.
    Non posso sentirmi addosso una qualche colpa (tipo pulirmi la coscienza) se mi auguro davvero che Saviano lasci Mondadori portandosi dietro il più gran numero di colleghi. Perché, tutto considerato, sarebbe giusto.

  22. @sir robin: Adorno diceva che sono vittime dell’ideologia proprio quelli che occultano la contraddizione invece di assumerla nella coscienza della propria produzione. Per una volta, sono d’accordo con lui. Spegnere gli incendi non è il mio mestiere. Non voglio dare sollievo a nessuno, non voglio sgombrare il campo dalle contraddizioni, non voglio diventare un eroe consolatorio. E non è questione di palcoscenico: se pubblicassimo per Feltrinelli la nostra visibilità forse aumenterebbe (grazie al bel gesto di lascire Mondadori-Einaudi, ecc…). Il fatto è che noi gli altri editori li abbiamo provati e a parte alcuni piccolissimi, con nessuno abbiamo trovato anche solo le premesse di un rapporto come quello che abbiamo conquistato con Einaudi Stile Libero: non con Rizzoli (Grand River e Free Karma Food), non con Tropea (Asce di Guerra), non con Fanucci (Havana Glam). Verdenero, Ediciclo, Edizioni BD, le compiante AAA: tutti bravi, ci si collabora volentieri, si danno da fare, ma un romanzo come Altai, pubblicato da loro, raggiungerebbe a fatica un lettore su cinque, rispetto ad Einaudi. E non farei questo mestiere, se non m’interessasse far circolare il più possibile quel che credo giusto scrivere.

  23. è più di un’ora che sto davanti al post e ai commenti, ho mangiucchiato porcherie nel frattempo, vorrei tanto scrivere qualcosa di utile ma non ci riuscirò. Intanto da lettore posso dire che prima di imbattermi in quel vecchio numero di Giap! dove WM1 rimandando a Carmilla rispiegava la Vostra posizione, non avevo mai pensato che ci fosse un problema nel pubblicare per chicchessia. Né ero al corrente che Einaudi fosse di, cioè forse lo sapevo ma era una nozione passeggera. Sarebbe stato divertente se poi lette le vostre ragioni non mi fossi trovato d’accordo con voi e avessi cominciato a boicottarvi. Certe volte arrivo a pensare che non dovrei tifare Milan. Poi qualche tempo fa credo di aver capito una cosa, che forse ci azzecca forse no. Scrissi a WM1 circa i miei dubbi sull’impegnarsi, essere de sinistra, prendere coscienza, attivarsi ecc., il dubbio era: ma non è che lo faccio perché voglio credermi superiore? Quest’illusione di potersi caricare addosso i mali del mondo e risollevarsi purificati grazie alle proprie “giuste” azioni e i propri “retti” pensieri. La conclusione, alquanto sconclusionata, è che non si dovrebbe avere la coscienza a posto. Eppoi non lo so se sia giusto o no pubblicare per Einaudi o Mondadori, non lo so veramente. Per coerenza non si dovrebbe nemmeno nascere o mettere al mondo nessuno. Mangiare porcherie provoca vari effetti, tra cui lo smanettamento da vorrei ma non posso.

  24. Mi associo, ovvio, a quanto dice WM2. In questi anni pubblicare con Einaudi è stata la contraddizione più stridente (contraddizione molteplice, sfaccettatissima), la strategia meno consolatoria, l’opzione che più ha prodotto dibattito e quindi confronto ? Benissimo! Da questa postazione (ripeto: scomoda ed esposta a fuoco amico) abbiamo visto molte cose che altrimenti non avremmo visto, pensato molte cose che altrimenti non avremmo pensato, imparato molte cose che altrimenti non avremmo imparato. Una delle quali è proprio quella che diceva Giovanni: noi non vogliamo né dobbiamo consolare nessuno. Per quello ci sono i preti.

    Dopodiché, ragazzi: noi abbiamo spiegato nei minimi dettagli dei minimi dettagli la nostra decisione di rimanere in Einaudi, abbiamo spiegato qual è la visione, qual è la strategia, abbiamo concesso che potrebbe essere sbagliata, potremmo avere torto noi e ragione gli altri. Nel caso, se giungeremo a questa conclusione, lo ammetteremo come sempre abbiamo ammesso i nostri errori. Non abbiamo messo alcuna ipoteca sul nostro futuro, e si può discutere (laicamente) di qualunque scelta. Intanto, ognuno rimane della propria opinione. Per concludere posso solo ripetere quello che già scriveva il collettivo nel post qui sopra:

    “le scelte di ciascuno verranno giudicate sul lungo periodo, commisurate ai risultati ottenuti sul campo, alla traccia lasciata, al contributo dato alla sopravvivenza di un barlume di senso nella propria e altrui vita.”

  25. C’è troppa carne al fuoco e il mezzo scritto non facilita: in questi casi conviene innanzi tutto creare un terreno comune per comprenderci senza pregiudizi. Una volta creato questo terreno, potremo capire dove si trova la linea oltre la quale le nostre osservazioni e i nostri ragionamenti non coincidono più, e sorgono giudizi diversi e quindi proposte operative diverse.
    Quindi, a scanso di equivoci.
    1) Io credo che la lotta al sistema berlusconiano dall’interno sia fallimentare e che la storia dal 1994 a oggi lo dimostri in modo inequivocabile.
    2) Credo che i principali responsabili del mantenimento del regime berlusconiano siano in prima battuta i politici e i giornalisti, e in seconda battuta il mondo della cultura di sinistra, che con i suoi intellettuali, scrittori, saggisti, critici ecc. non ha saputo inquisire, stimolare il mondo politico e proporre sostanzialmente una strategia diversa, preferendo continuare nei loro ambiti la battaglia dall’interno.
    3) Per quanto riguarda sia il mondo politico/giornalistico di di sinistra sia il mondo della cultura di sinistra, reputo dannosa la loro collaborazione con l’impero mediatico berlusconiano a ogni livello; tuttavia, poiché il mezzo di gran lunga più potente per informare le gente (il Quarto potere) è la tv, reputo grave innanzi tutto non agire per rompere il monopolio televisivo con leggi, non collaborazione e boicottaggio. E’ gravissimo per intenderci che un giornalista di una tv di stato legga una notizia falsa come è avvenuto per es. al tg1 quando si è detto che l’avvocato Mills in Cassazione era stato assolto. Collaborare con una simile testata tv significa essere complici del sistema. Collaborare non solo lavorandoci, ma lasciandoci per es. intervistare senza denunciare tali misfatti. Le tv sono dunque il presidio del Minculpop. La vittoria di B, sia chiaro, non dipende solo dal monopolio tv, dipende da vari fattori che comprendono il contenuto della politica e la strategia comunicativa sue e della sinistra. Ma è indiscutibile il fatto che le tv siano il principale canale di informazione per la maggior parte dei cittadini, e che, come dimostrava già 15 anni fa l’Università di Pavia – se ricordo bene – sono in grado di spostare almeno il 5% dei voti (che è tantissimo, se andiamo a vedere i voti al proporzionale).
    I giornali spostano ben poco, credo intorno all’1% e forse oggi lo spostano più che altro perchè molti loro direttori appaiono in tv. I libri nell’immediato non spostano praticamente nulla alle elezioni, tuttavia in alcuni casi, come Gomorra, contribuiscono a creare la cultura civile di un paese benché sempre in forma minima rispetto alle tv.
    Per questo motivo, quando io mi oppongo alla battaglia dall’interno, mi riferisco prima di tutto alla televisione, poi ai giornali di propaganda del regime, poi all’editoria.
    Non solo: mentre le tv e i giornali hanno una linea editoriale netta, l’editoria libraria non ce l’ha, se riguarda grandi casi editrici, come Mondadori. Non ne ha una netta, essendo il catalogo vastissimo, ma non si può neanche dire che non ne abbia una “minima”: per es. è difficile in Mondadori trovare libri degli ulrimi anni che parlino delle vicende giudiziarie di B: non è un caso. Gli ultimi di Travaglio in proposito non sarebbero pubblicabili per Mondadori. Questo NON è irrilevante, perchè se un colosso, uno dei (quanti sono, 4?) monopolisti dell’editoria dovesse espandersi continuamente, limiterebbe gli spazi di critica, sarebbe in modo “netto”un organo di regime.
    Tutto questo per dire che la mia critica al combattere dall’interno scrivendo libri per Mondadori non è paragonabile a quella che farei a un personaggio televisivo che decide di lavorare per Mediaset o a uno scrittore che collabora con Il Giornale.

    Ora, chiarito questo, sulle ultime osservazioni di WM2:
    1) Il brand Mondadori è diventato una gabbia per es. nel carteggio tra Saviano e Marina B, dove si legge la richiesta, da parte dell’editore (che si fa interprete del pensiero del capo del governo), di parlare bene del governo. Saviano cade nella trappola perché si sente in qualche modo di dovere di ribadire al suo editore le lodi all'”importante” azione del governo. In quale altro caso ci saremmo trovati di fronte a un confronto pubblico in cui un editore chiede a un suo autore di parlare bene del governo? Vogliamo forse dire che non conta nulla, per Saviano, che l’editore sia della stessa famiglia del capo del governo?
    Saviano, rispondendo al suo editore in modo pubblico, si espone ancora di più come personaggio pubblico, e lo fa (esattamente come voleva B) giudicando ancora una volta in modo positivo l’azione governativa antimafia (giudizio attenuato dall’ambiguo “siamo solo all’inizio”; ambiguo perché se da una parte mitiga il giudizio dato con il termine “importante”, dall’altra lascia pensare che i governi precedenti non abbiano fatto nulla).
    2) Sul combattere la Chiesa cattolica dall’interno. Anche qui, non è che io non prenda in considerazione questa tecnica. Dico che è fallimentare. E rilancio: perchè voi non prendete in considerazione, dopo 16 anni, santo dio, 16 anni di B una tecnica alternativa, il boicottaggio?
    Dici: “Non mi pare che quella casa editrice abbia la stessa forza di un quotidiana, quella cioè di imporre un frame, tale da “marchiare” un contenuto per il solo fatto di pubblicarlo.”
    Sono d’accordo, e infatti ho distinto sopra tra giornali e libri.
    Solo che non trovo irrilevante che ci sia tra i monopolisti (oligopolisti) una casa editrice che non farebbe mai passare certe critiche o informazioni su B.
    3) Saramago. Non vedo dove tu mi abbia smentito né vedo perché Saramago non sia contradditorio. Ribadisco: se Saramago considera B un delinquente mi deve spiegare perchè vuol pubblicare per lui.
    Sono questioni di etica elementari.
    Non so te, ma io con un criminale, e parliamo di un criminale in grado di evitare processi, piegare legislazione e forse Costituzione ai suoi interessi, io con un criminale così non voglio essere in affari, non voglio neanche farmi vedere in tv con lui sorridente a fare battute.
    Dici che Einaudi non ha pubblicato Saramago perchè temeva una querela per i termini usati dallos scrittore. Ma il libro di Saramago è uscito per Bollati, se non erro. Devo dedurre quindi che Saramago per Einaudi non ha voluto cambiare termini ma per Bollati sì? O devo dedurre che se B non ha querelato Bollati non avrebbe, a maggior ragione, querelato neanche Einaudi? Non sono domande retoriche, non ho letto quel libro.

    Manca il boicottaggio, lo so, ma ho già iniziato a parlarne perché come vedrai/vedrete quel che ho scritto sopra è indispensabile a capire perchè vale farlo anche per Mondadori. Però non ora che sono cotto.

  26. Lo chiedo a Lorenz e a chi è intervenuto qui ma parlo più in generale: con tutto il rispetto, a che serve porci sempre la stessa questione, come se il problema fosse “farci ragionare”? E’ così difficile capire che su questa tematica, poiché riguarda il nostro lavoro e il nostro stesso esistere, noi abbiamo ragionato e ragioniamo molto più di qualunque nostro interlocutore?
    Ed è così difficile accettare il fatto che abbiamo tratto conclusioni che sono al tempo stesso chiare e diverse dalle vostre?
    Le rispettive posizioni sono state sviscerate. Continuare a discutere va bene, purché non si giri sempre intorno, come asini che girano la mola. Non capisco perché continuare a chiederci come mai rimaniamo in Einaudi, quando abbiamo già risposto. La risposta non piace, non convince? Mettetevi l’animo in pace. Chi pensa che sbagliamo a non boicottare, ci boicotti. E’ tanto semplice! Chi vuole boicottare l’Einaudi senza boicottare noi, può scaricare i nostri libri gratis, e non dare un ghello all’Einaudi. E’ una possibilità che diamo da dieci anni.
    Una cosa specifica per Lorenz: capisco la difficoltà di quanto sto per chiederti, visto quant’è complesso il tema, ma… Più asciutto. Se hai in animo di fare più commenti, cerca di farli più brevi, meno sbrodolati. Almeno provarci.

  27. @ WM1: mai inteso paragonare Einaudi a Libero, per carità, tentavo di introdurre un elemento di dubbio nel discorso generale.
    Ho tirato fuori il caso Nori come estrema conseguenza, come caso in cui sicuramente (almeno a mio parere) non regge il ragionamento del “lottare entro le mura”, allo scopo di porre il problema che se in un caso (Nori) quella strategia non ha senso e in un altro (Voi, Saviano e molti altri) ne ha, probabilmente esiste un punto intermedio, un limite, in cui non è così chiaro cosa sia giusto fare. Mi sembrava utile ragionare su quel limite, sul punto dove tutto si fa confuso, piuttosto che sulle situazioni chiare e definite, ma mi rendo conto che il discorso sarebbe del tutto ipotetico (vale a dire, una mera pippa mentale mia).

    @WM2: Grazie per la risposta, e capisco il punto. Pensandoci, mi sto convincendo anch’io del fatto che per una grande casa editrice è molto poco probabile riuscire a veicolare un frame attraverso un “controllo” dei propri autori, ma non perchè non ne abbia la forza. Semplicemente avrebbe altri mezzi, meno dispendiosi e più efficaci (ad esempio potrebbe comprare un giornale).

  28. Michele, il tuo intervento era chiarissimo e la questione sollevata importante, non era una pippa mentale, non vorrei avere dato un’impressione sbagliata, questi dubbi per noi sono come il pane! :-)

  29. […] Proponiamo alla riflessione e alla discussione dei lettori di NI il seguente testo di Wu Ming tratto da Wumingfoundation/Giap […]

  30. @Michele: la distinzione che proponi non è affatto di lana caprina. Si tratta di capire quando, e come, una casa editrice come Mondadori-Einaudi passa dall’essere “di Berlusconi” all’essere “berlusconiana”. Il TG1, ad es., non è “di Berlusconi” (in senso stretto) ma è berlusconiano fino alla punta dei capelli.

    Sul boicotaggio. Questa forma di lotta, per come l’ho capita, si pone quasi sempre degli obiettivi precisi. Boicotto Nike affinché il danno economico convinca l’azienda a rivedere le sue politiche sindacali nel Sud del Mondo. Benissimo. Con quale obiettivo boicotto Mondadori? Il danno economico che infliggo all’azienda come lettore o autore che obiettivo ha? Costringere B. a lasciare la casa editrice? Quello è un problema di conflitto di interessi che non andrebbe risolto “ad personam”, ma con una legge valida per tutti, anche per il futuro. Indebolire B.? Ma una casa editrice più “berlusconiana” non farebbe che rafforzarlo. Magari poco, ma di certo non lo disturberebbe. Risultato, a me pare che il boicotaggio in questione abbia solo una funzione “catartica”: punisce B. e ti fa sentire più buono, magari accasandoti con Feltrinelli, che alla richiesta di pubblicare col copyleft, risponde da sempre con una bella risata.

  31. Se la questione è troppo off-topic, ignoratemi pure :-)

    Nel mondo musicale (per lo meno in quello americano) c’è una questione analoga tra chi pubblica con le piccole case discografiche indipendenti e chi invece “si vende” alle majors e viene accusato di scendere a compromessi in cambio di fama e ricchezza. Però c’è una terza via che non pochi hanno seguito (Ani Difranco, Bad Religion, Nofx tra i più recenti di mia conoscenza): autoprodursi per poi affidare a canali consolidati la distribuzione. Nei tre casi citati le nuove etichette (Righteous babe, Epitaph e Fat Wreck) hanno poi accolto altri artisti che forse avrebbero avuto difficoltà a trovare spazi adeguati, e quindi l’operazione ha avuto un risvolto virtuoso che va oltre il rapporto tra il singolo artista e l’editore.
    Posto che azioni del genere travalicano l’attività artistica e sfociano in quella imprenditoriale, e posto che la domanda non riguarda il caso specifico in discussione (né Saviano né voi), io non sono a conoscenza di casi analoghi in letteratura. Ci sono motivi forti per cui questo non accade?

  32. @WM2 (ma anche a chiunque sia interessato). Il “quando” e il “come” forse sono anche collegati al mezzo. Un romanzo (e in parte anche un saggio) ha secondo me meno potenzialità rispetto all’edizione quotidiana di un Tg o di un quotidiano, di essere il miglior veicolo per messaggi razzisti, xenofobi, maschilisti o qualunquisti. Questo tipo di messaggi a mio parere raggiunge la sua massima efficacia se accoppiato con stili “pubblicitari”, quelli di cui parla Nicola Lagioia nell’intervista citata nei commenti al post Branco ’75. Una proposizione razzista (e in generale qualunque proposizione basata su semplificazioni e generalizzazioni inaccettabili) è facile da enunciare, difficile da argomentare. Ma un libro è uno strumento sprecato e dispersivo per una mera enunciazione. Uno spot, una frase nel Tg, un’immagine, un titolo di giornale sono molto più efficaci. Quindi forse è lo stesso mezzo con il quale una casa editrice veicola messaggi a offrire determinati anticorpi.

    Con questo non voglio dire che non sia possibile scrivere (nè che non esistano) opere orrende. Solo che pensare deliberatamente di orientare la produzione di libri in questo senso (e, specularmente, pensare di essere dei buoni servitori orientando la propria scrittura in questo senso) è probabilmente uno spreco di forze: se vuoi essere berlusconiano non scrivi libri, fai il pubblicitario. E se sei Berlusconi ti occupi della Rai non di Mondadori.

  33. […] pure Wu Ming e Leonardo (che scende nel merito da par […]

  34. Cari Wu Ming,
    sull’USCIRE da Mondadori, le mie idee coincidono con quelle di Vincenzo Ostuni, espresse in due commenti comparsi su NI nel post con le lettere di Saviano. Ho selezionato i punti salienti dei commenti. Eccoli.

    Gli toglierebbe una fonte di guadagno, una parte della legittimazione de facto che gli intellettuali italiani gli riservano, svelerebbe – lo ha già svelato Berlusconi stesso l’altro giorno, e meglio ancora Marina – il rapporto ben più organico di quanto si pensi fra le idee del presidente e la reale attività editoriale delle case editrici, darebbe fiato ed esempio a un’intera classe intellettuale completamente deprivata di ogni potere di critica e di ogni possibilità di egemonia – deprivata e relegata anche, nella mia tesi, per il fatto di pubblicare per Berlusconi …dov’è la dialettica democratica nel catalogo Mondadori di oggi? quali libri instaurano una reale e profonda dialettica esplicitamente politica verso il governo Berlusconi? .

    La posizione di Wu Ming è purtroppo molto contraddittoria. Ti pare che se Mondadori pubblicasse solo gente di destra non perderebbe lettori e saremmo ancora tutti più turlupinati dalla pubblicistica neopopulista? Non credo. Persino il TG1 ha perso milioni di telespettatori nelle ultime settimane. Comunque ho risposto indirettamente a loro nel mio articolo uscito sul manifesto e che in mancanza di link incollo qui sotto. La posizione, sedicente “avanzatissima”, dei Wu Ming, una posizione da quinta colonna, è fallita nei fatti. I fatti sono molti, e mi limito a tre, che 1. negli ultimi casi c’è stata una censura precisa di almeno tre libri: Raboni, Belpoliti, Saramago; 2. ancora più eclatante è il fatto che il primo gruppo italiano, che rappresenta il 30% del mercato, _non pubblichi_ da anni neanche _un_ libro che sia più che molto moderatamente critico nei confronti di Berlusconi…
    …Ma è davvero moralmente indifferente, per uno scrittore dell’ampio e disunito fronte nonberlusconiano, pubblicare i propri libri per B.? O almeno è un errore politico? Si tratta di una scivolatina, incoraggiata da migliori condizioni economiche (mica sempre), dalle maggiori prospettive di successo (ma non è affatto detto), dallo charme del bianco Einaudi (dove c’è ancora), o dall’indubbia (ma ineguagliabile?) professionalità dei suoi editor? O all’opposto, come sostiene ad esempio Wu Ming, pubblicare per B. ha un valore politico aggiunto, l’occasione di attizzare un focolaio di resistenza nel cuore delle cittadelle occupate, all’interno delle quali noialtri si «resisterà un minuto di più»?…
    Siamo d’accordo, il problema non è Berlusconi, ma la mutazione teratomorfa del capitalismo avanzato che, nella sua versione cisalpina, battezzeremmo Berluscoleviatano: un dispositivo informativo-economico-politico-criminale che perverte l’elettorato con la spettacolarizzazione della mediocrità e lo sdoganamento della rapacità individuale e d’impresa. Ma siamo certi che lasciarsene contrattualizzare non sia, pur nel nostro piccolo, avallarlo o anche pascerlo? Siamo certi che da un lato la timidezza critica di cui sopra, dall’altro l’autocertificazione costituita per B. dal pubblicare (occasionalmente!) autori dallo specchiato protagonismo morale come Roberto Saviano – siamo certi che questi fattori non estenuino la già erosa capacità critica della nostra classe intellettuale? Siamo certi che stipulare un contratto con Mondadori – scelta nel 95% dei casi fungibile – sia oggi accettabile, visto che la stessa acquisizione del gruppo è avvenuta corrompendo un giudice? visti i casi di chiara censura a Saramago, a Raboni e ad altri, e le ineleganti veroniche a giustifica? e visto lo scotoma cosmico, nel catalogo recente del maggior gruppo italiano, di pubblicazioni avverse toto corde all’attuale governo?

  35. Su come condurrei il BOICOTTAGGIO – a grandi linee, dato che occorrerebbe fare uno studio serio.
    METODI E TARGET.

    1. Il primo passo sarebbe quello da parte degli intellettuali, che dovrebbero dichiarare la fine della loro collaborazione con le aziende di B. Parlo di scrittori che decidessero di uscire da Mondadori-Einaudi ma anche di giornalisti Mediaset, registi, attori ecc. Dovrebbero farlo con una conferenza stampa, leggendo anche una dichiarazione-appello a cui aderire. I target sono essenzialmente due, economico e politico. Il secondo, va da sé, è quello più importante.

    TARGET ECONOMICO
    2. Boicottaggio dei libri da parte dei consumatori:
    – i classici editi da altre case editrici
    – i libri di personaggi televisivi Mediaset o di altre aziende legate a B.
    – i libri di spalleggiatori politici del regime più o meno legati a B. (primo:Vespa)

    3. Boicottaggio dai giornali legati a B, compresi quelli di altre proprietà (Libero, Tempo) da parte dei consumatori (alcuni di sinistra li comprano), delle reti Mediaset e dei programmi Rai di regime da parte dei telespettatori. Si tratta anche di un boicottaggio pubblicitario e da parte di personaggi televisivi (quest’ultimo è problematico dato che non c’è una alternativa in tv).

    4. Boicottaggio dei cinema e delle librerie di B. Boicottaggio da parte dei registi (anche questo problematico).

    5. Boicottaggio di altre aziende di B non legate ai media.

    TARGET POLITICO
    6. La legge sul conflitto di interessi da mettere al primo posto nel programma di ogni partito di sinistra, legge che rende incompatibile proprietà e candidatura politica.
    Gli intellettuali impegnati si rivolgerebbero direttamente ai politici: sono nella posizione morale di farlo non collaborando più per Mediaset. E’ questo il principale target della campagna di boicottaggio. Nel 1994 Occhetto accettò di confrontarsi con B da Mentana, su Canale 5. Da lì nasce la legittimazione di candidare il proprietario di un canale tv (cedimento politico-istituzionale), seguita dalla legittimazione culturale del monopolio tv privato B (cedimento culturale: es. Fassino dalla De Filippi 2 anni fa).
    Gli intellettuali devono inquisire, “ricattare” la sinistra partitica (minacciando anche di togliere loro i voti).

    7. Legge per rompere il monopolio tv di B: una sola tv a proprietario.

    8. Evitare presenza dei politici su Mediaset e misurare quella su alcuni programmi Rai. Fare opposizione a programmi come Porta a Porta: rivendicare il diritto a non avere alcun giornalista con un simile potere (target: chiudere il programma, alternare Vespa a un giornalista di sinistra). Fare opposizione presenziando e cercando di depistare la conduzione, nonché di insolentire Vespa rinfacciandogli sempre la sua contiguità con B., il fatto che non fa un servizio pubblico ma mirante alla conservazione degli interessi del PDL ecc. (Questa è lotta dall’interno del sistema! Ma perché è l’interno di una proprietà statale, non di B.)


    Ecco, datemi pure dell’utopista, però tutte queste cose sono fattibili. E credo non basti reclamare della nostra classe politica per i suoi inciuci, per il suo non sapersi opporre tanto che ha evitato di fare la legge sul conflitto di interessi, tanto che D’Alema ha prorogato la licenza di Rete4 impedendo che Italia7 prendesse il suo posto, dichiarando Fininvest una risorsa del paese: non basta. Se gli intellettuali vogliono opporsi a questa degenerazione, si prendano le loro responsabilità, lascino Mondadori-Einaudi, non ci restino per il suo passato glorioso passato (e per la bontà di molto del suo catalogo, il suo essere risorsa del paese, certo), la letteratura non ha marchio, e vadano ad arricchire il catalogo e le risorse di altre case editrici favorendo se possono un mercato con meno oligopolio. Saranno nella posizione morale di incidere sugli altri media e sulla politica.

    Fine della sbrodolatura.

  36. PS Il boicottaggio librario dovrebbe anche concentrarsi su qualche specifico autore di successo, su qualche collana, e su qualche marchio.

  37. Una premessa, prima di rispondere @ lorenz. E’ chiaro a tutti che per Wu Ming sarebbe economicamente VANTAGGIOSO andarsene da Einaudi? Che ci sarebbe un’asta tra le case editrici concorrenti e noi potremmo accasarci con chi offre di più? E’ chiaro a tutti che potremmo guadagnare di più facendoci pure belli del bel gesto antiberlusconiano che in tanti ci chiedono? E che il bel gesto, verosimilmente, ci farebbe pure vendere qualche copia in più?
    Perché se questo non è chiaro, se c’è ancora qualche testa vuota che ‘sto concetto non lo capisce, allora è inutile proseguire.
    Scusate il tono, ma di sentirmi dire che lo facciamo per la grana non ne posso davvero più.

  38. Madonna, Lorenz, uff… E’ sempre lo stesso articolo di Ostuni che gira in rete da settimane, intero o a stralci; son sempre gli stessi due o tre luoghi comuni, le stesse premesse portate avanti senza mai un ancoraggio al concreto, alle pratiche reali… la stessa caricatura della nostra posizione, che si ripresenta anche nei tuoi commenti…

    Si parte sempre da un riferimento al catalogo Einaudi o Mondadori, a quello che Einaudi o Mondadori pubblicano o non pubblicano, ma è chiaro che tale catalogo non lo si conosce, non ci si è premurati di dargli un’occhiata prima di dire che non c’è dialettica critica tra i libri pubblicati e la situazione attuale.

    Da questa premessa (fallace) discende una considerazione sulla “organicità” della casa editrice al suo padrone e al governo.
    Questa considerazione diventa poi un assioma, puntellato da un episodio o due, da cui deriva tutto il resto.
    L’iper-semplificazione della nostra posizione ( = noi staremmo in Einaudi solo per il suo “passato glorioso” anziché per gli spazi di libertà che ci siamo conquistati giocando insieme ad altri tanto sugli elementi di continuità quanto su quelli di discontinuità tra il passato e il presente) è la ciliegina sulla torta, da qui la necessità *morale* del boicottaggio autoriale.

    Dopodiché, siccome la necessità morale non è sufficiente a convincere chi quel mondo lo conosce davvero, ecco l’elenco delle conseguenze che suppostamente deriverebbero dal boicottaggio.

    Solo che è tutto un “paralogismo”, una catena di sillogismi sbagliati. Deriva tutto da un’idea erronea, banale, semplicistica, “di massima”, di come funzionino le cose in una casa editrice del gruppo, di quali conflitti, contrasti, accordi e disaccordi esistano tra chi la casa editrice la fa e chi ne detiene il pacchetto azionario, e – soprattutto – da una totale rimozione del catalogo come *esistenza concreta di libri concreti*, pubblicati tutti i giorni, che, su più livelli, negano la visione del mondo berlusconiana, il revisionismo storico, le politiche razziste e reazionarie, che si tratti delle autobiografie di Pietro Ingrao e Rossana Rossanda, dei romanzi di Valerio Evangelisti o di Marcello Fois, delle inchieste di Carlo Lucarelli, dei saggi di Marco Aime, Marco Revelli, Sergio Luzzatto, Paul Ginsborg, Salvatore Settis, Mario Perniola, e potrei citare *decine e decine di titoli* uscite negli ultimi anni (quando secondo voi non sarebbe uscito nulla!), ad esempio in ambito storiografico. Senza contare *tutto il resto del catalogo*, da scrittori stranieri viventi che portano avanti discorsi certamente non “berlusconiani”, a tutto il *sedimentato*: l’Einaudi continua a ripubblicare Fenoglio, Pavese, Marx, Benjamin, Deleuze, Bobbio, ce n’è davvero per tutti i gusti, per chi vuole costruirsi una “cassetta degli attrezzi” antagonista allo stato di cose esistente.

    Ci sarebbe poi da dire qualcosina sulla lettura piatta e ignorante (qui usato come mero participio presente) dello scambio tra Saviano, Marina Berlusconi e Ricky Cavallero, di cui ho letto interpretazioni che mi appaiono contrarie alla realtà di quel che è successo *davvero* (basterebbe considerare quelle lettere come *atti* incarnati, non solo come parola astratta, per capire).

    Sul resto più tardi, ché devo portare la bimba a scuola!

  39. Infatti, ieri dicevo su Nazione Indiana quel che ha appena detto WM2 qui. Noi pubblichiamo già col gruppo Rizzoli, ben tre nostri libri sono usciti con RCS, altri forse ne usciranno, e ci pagano pure bene, anche meglio di Einaudi, però continuiamo a pubblicare anche con Einaudi, non ci “accasiamo” da RCS, per i motivi già detti e anche, semplicemente perché noi non ci “accasiamo” da nessuna parte, non siamo autori “di scuderia”, ogni volta valutiamo a chi dare il libro che stiamo progettando.

  40. @lorenz: L’articolo che ci proponi si conclude chiedendo certezze, ma io di certezze non ne ho, altrimenti non starei qui a discutere.
    1) Lasciarsi contrattualizzare da B. significa avvallarlo e pascerlo? Pascerlo di sicuro, ma non mi pare che il problema di B. siano i soldi. Avvallarlo non mi pare: lavorare per un padrone è avvallare il padrone, a prescindere da quel che si fa per lui? Non credo. I contenuti di quel che scriviamo non mi sembrano berlusconiani. E non mi pare che il marchio Mondadori-Einaudi determini un frame berlusconiano capace di inficiare quei contenuti. (Tra l’altro, moltissimi dei nostri contenuti non hanno quel marchio: in Rete, in centinaia di incontri pubblici, in altre pubblicazioni…).
    2) B. si autolegittima pubblicando autori come Saviano? Sarebbe fantastico se la sua legittimazione passasse da questo! B. passa per democratico perchè pubblica Saviano e Le Iene ogni tanto attaccano il Governo? Sì, questo discorso l’ho sentito. Ma è più utile smontare il discorso che cancellare la contraddizione che ci sta sotto e dormire sonni tranquilli.
    3) Mondadori è stata acquisita in maniera illegale. Dunque stipulare un contratto per Mondadori è moralmente inaccettabile? Da quando in quando l’immoralità del padrone si trasmette ipso facto ai lavoratori, indipendentemente dalle loro mansioni? B. ha acquisito Mondadori in maniera illegale, dunque deve sloggiare. Lui, non noi, che ci stiamo dentro a pieno diritto e senza aver corrotto nessuno.
    4) Se Saramago è stato censurato da Einaudi, allora anch’io sono stato censurato da Ediciclo, come spiegavo in un commento precedente. Ma non mi pare proprio. I casi Belpoliti e Raboni non li conosco abbastanza per esprimermi. Verificherò.
    5) Io faccio il narratore. E mi pare che le storie che racconto siano toto corde avverse all’attuale governo. Così come lo sono quelle di Carlotto, Celestini, Lucarelli e tanti altri. Se l’unico modo per essere contro questo governo è pubblicare libri sui processi di B., allora ho sbagliato mestiere. Detto questo: se qualcuno ha proposto a Einaudi un saggio sui processi di B. ed è stato respinto con motivazioni capziose, me lo faccia sapere e prenderò in esame la cosa.
    A più tardi per il boicottaggio.

  41. Chiedo scusa, non vorrei risultare offensivo nei confronti di nessuno, però quando sento definire fallimentare la scelta di Wu Ming di pubblicare con il gruppo Mondadori ed esaltare invece le meravigliose potenzialità del boicottaggio, mi viene da ridere.
    Berlusconi potrebbe lasciare Mondadori domani, regalarla a Gino Strada, darla in beneficenza, smantellarla, trasformarla in una ONG, e il suo potere personale e famigliare non si alleggerirebbe di un grammo, né la sua presa sul Paese si allenterebbe. Berlusconi a mio avviso si combatte combattendo il berlusconismo “dovunque”, nella società, nei luoghi di lavoro, nelle aule scolastiche, universitarie e di tribunale, in quello che si scrive e si comunica, fuori e dentro le aziende del capo dei capi. Perché il problema non è Berlusconi, che presto o tardi finirà per ragioni biologiche, ma lo “spirito dei tempi” che viviamo e che è permeato dalla sua presenza e lo sarà ancora per molti anni dopo la sua dipartita. O ci si attrezza per questo, o quello che verrà dopo Silvio B. sarà ancora peggio.
    Smollare il colpo, lasciare armi e bagagli Einaudi per andare a pubblicare per Feltrinelli – anche ipotizzando che fosse possibile far adottare le nostre pratiche a Feltrinelli (e non lo è) – o per il gruppo Rizzoli – con il quale pure pubblichiamo – non mi farebbe sentire meglio nemmeno per un minuto. Mandare all’aria dieci anni di lavoro e di posizioni guadagnate (non concesse) dentro Einaudi per potermi fare paladino del boicottaggio contro Berlusconi, gioverebbe forse alla considerazione di Wu Ming presso il popolo viola, ma non segnerebbe alcun avanzamento nella battaglia contro il berlusconismo. Significherebbe soltanto andarsi a mettere sotto l’ala protettrice di un’altra famiglia della grande borghesia italiana. Le contraddizioni vanno fatte scoppiare, vanno cioè vissute sulla propria pelle, consapevoli che di contraddizioni si tratta, appunto, e che quindi sporcano le mani. Saviano è in una posizione spinosa, lo sappiamo tutti, e a volte è costretto a dare un colpo anche alla botte, non soltanto al cerchio (vedi l’intervista sull’operato anti-mafia del governo). In quel caso la contraddizione però non è quella tra editore “mafioso” e autore, ma quella di un intellettuale che al governo deve l’assegnamento di una scorta armata, cioè la propria permanenza in vita, e che vive la propria quotidianità in compagnia dei Carabinieri. Proprio per questo, scrivevamo, è apprezzabile il suo sforzo di spingere la casa editrice, le maestranze e chi la manda avanti (Cavallero e Ferrari) a esprimersi in suo favore, quindi de facto contro gli attacchi da parte della proprietà o le sue blande smentite (Berlusconi S. & Berlusconi M.). E state pur certi che quello che è emerso pubblicamente sui giornali è solo la punta di un iceberg che si è mosso nella selva editoriale. Ecco un bel colpo al cerchio, dico io, e tanto di cappello.
    Per quanto riguarda noi WM, non posso che condividere le conclusioni dei miei soci: chi vivrà vedrà quali saranno state le strategie più efficaci.

  42. Rieccomi. Allora, torno sull’elemento che lo stesso Vincenzo Ostuni (peraltro funzionario di un gruppo editoriale concorrente, il che non implica per forza la malafede, tuttavia può condizionare lo sguardo) definisce il “più eclatante”:

    “il fatto che il primo gruppo italiano, che rappresenta il 30% del mercato, _non pubblichi_ da anni neanche _un_ libro che sia più che molto moderatamente critico nei confronti di Berlusconi…”

    Ecco, come dicevo sopra, questa è una stupidaggine.

    Se, come diceva sopra WM2, essere critici nei confronti di Berlusconi significa focalizzare tutto su di lui e sui suoi carichi pendenti, si riduce tutto a una questione personale. Se invece, come del resto ammette lo stesso Ostuni, Berlusconi sta per qualcosa di più grande, sta per un andazzo generale, per politiche che sono perfettamente incarnate in lui ma che trascendono la sua persona, allora l’Einaudi di “libri contro” ne ha pubblicati e ne sta pubblicando a iosa.

    Vogliamo limitarci al 2008-2010 e agli autori italiani viventi (escludendo quindi gli stranieri e le *continue* riedizioni di classici del pensiero critico e della politica radicale, da Wilhelm Reich a Herbert Marcuse, da Emilio Lussu a Walter Benjamin, da Frantz Fanon a R.D. Laing, da Carlo Rosselli a Jean-Paul Sartre, da Michel Foucault a… Palmiro Togliatti)?
    Ok.
    Vogliamo escludere la narrativa e tenere solo saggi e inchieste (perché, si sa, in fondo i romanzi sono bubbole, che fastidio danno)?
    Ok.

    Negli ultimi due anni, citando a caso, sono usciti i due libri di Luciano Gallino L’impresa irresponsabile e Con i soldi degli altri. Il capitalismo per procura contro l’economia; sono usciti i libri di Giorgio Boatti Piazza Fontana e Preferirei di no. La storia dei dodici professori che si opposero a Mussolini (il libro, ovvio, parla di “suocera Spagna” per rivolgersi a “nuora Austria”); è uscito il libro di Vittorio Foa, Questo Novecento; è uscito il libro di Carlo Bonini, ACAB (che contiene documenti di valore inestimabile sul G8 e il culto della violenza dentro le forze dell’ordine), è uscito il libro/DVD di Carlo Lucarelli, G8. Cronaca di una battaglia (preceduto da quello su Piazza Fontana e, soprattutto, da La mattanza, che si concludeva con una chiara anticipazione di quel che sarebbe emerso più tardi, con le deposizioni di Massimo Ciancimino Jr., sulla trattativa del 1993 tra mafia e…)

    Questi sono solo quelli che mi sono venuti in mente gettando occhiate sugli scaffali del mio studio.
    Pensandoci solo qualche secondo in più, me ne verrebbero in mente altrettanti.

    N.B. Belpoliti, che continuate a descrivere come un censurato o un fuoriuscito dall’Einaudi, e implicitamente iscrivete al partito del boicottaggio, ha appena ripubblicato con Einaudi il suo libro Settanta in una versione arricchita e aggiornata.

    N.B.2 Saramago? L’Einaudi? “Mai più”? Uhm… Dare un’occhiata qui.

  43. [Mi permetto di riportare un commento di Nevio Gambula apparso su Nazione Indiana. Premessa doverosa: Nevio Gambula è ben lungi dall’essere un nostro estimatore, anzi, si potrebbe tranquillamente definire un nostro “antipatizzante”. Non si dica che apprezziamo quel che scrive per ragioni di… schieramento.]

    Piccola noterella di pratica militante:

    il boicottaggio è una forma di lotta che funziona – o almeno storicamente è stato così – solo in certe fasi di scontro acuto, dove le forze in campo non sono solo di opinione ma sostanza sociale in movimento. Proporla oggi è velleitario (estremistico, direi leninianamente), e proprio perché non ci sono le forze reali per portarla avanti con successo: non esiste alcun “movimento”. In passato, ne ho promossi e ho partecipato a tanti boicottaggi, a cominciare da quello nei confronti dei prodotti sudafricani per arrivare a quello successivo al massacro di Sabra&Chatila. Nessuno di questi ha mai avuto successo, nonostante le forze in gioco fossero ben più sostanziose delle attuali. Gli unici che ho visto funzionare sono, in casi veramente eccezionali per mobilitazione (Torino, 1980), quelli dei lavoratori che impedivano l’uscita dei camion pieni d’auto dai cancelli Fiat. Anche il boicottaggio che negli ultimi anni pratico con convinzione – quello del voto – si riduce, alla fine, a scelta isolata e individuale, mancando del tutto un’opposizione reale che ne raccolga i frutti e che lo renda pratica condivisa; si riduce quindi a scelta “consolatoria”. Pensare, oggi, stante la nostra situazione, di boicottare le aziende di Berlusconi è irrealistico. E quindi una perdita di tempo e di energie intellettuali. Preferirei che Vincenzo e Lorenzo e gli altri che si donano con passione a questa proposta si dedicassero a misurare le ricadute dei comportamenti “artistici” di Saviano (o dei WM e di altri). Sono questi i comportamenti che restano indelebili, che sedimentano un certo humus culturale; abbiamo bisogno, oggi, di una critica culturale che guardi lontano, non di piccole pratiche destinate, fin dalle premesse, al fallimento. Che cosa significa, ad esempio, l’irruzione di Saviano nell’ambito del teatro? Che tipo di teatro e che idea di scena veicola? Porta novità, apre momenti di crisi, o conferma l’esistente? Quali sono le ricadute culturali (di pensiero, di comportamento organizzativo e distributivo, di orizzonti d’attesa, etc.) del suo linguaggio teatrale? Questi sono gli snodi importanti, non il fatto che proponga i suoi spettacoli per un teatro stabile o per una cantina off; ecco, entrare nel merito della sua operazione linguistica, questo conta più di ogni altra cosa.

  44. Sono vecchio. Sono tutto rotto, dormo male, sputo sangue dalle gengive. Ho quasi perso l’uso della parola. Assisto attonito, fuori dalla realtà, all’evolversi dei comportamenti, dei linguaggi; al dissolversi della trama delle relazioni.
    Sono problemi miei.

    Dove avete il conto in banca? Dove fate la spesa? Con chi l’assicurazione dell’auto? Quando comprate un libro (sia chiaro non edito da criminal B) sapete da chi viene distribuito?
    Sapete che quella è la fetta più grossa? Quando guardate la tv (anche un solo minuto, ovvio non delle reti di criminal B)
    sapete chi ne detiene la distribuzione pubblicitaria?
    E quando pagate il pedaggio al casello? O mangiate un Fattoria all’autogrill? Quando telefonate, entrate in farmacia, o nei locali, o andate a troie?

    Editoria, intellettuali, libri, cultura, legittimazione: sapete
    come “tratta” un testo Feltrinelli (tempi, cura, editing)? Avete nozione dei rapporti che intrattiene con i suoi dipendenti? Delle vessazioni antisindacali, dell’annichilimento delle competenze? Ritenete Feltrinelli (“che potrebbe fornire un’ottima piattaforma culturale…”) estranea alla distruzione del tessuto, in meno di vent’anni, delle librerie dell’intero paese? Ne avete mai acquisito un testo copyleft?

    Quello che devono fare. Gli altri. Saperlo sempre, senza sapere di cosa si sta parlando. Distribuire vuote ricette, prescrizioni a destra e a manca, un tot al chilo, senza curarsi di nulla, con una prosopopea e un’arroganza pari a quella dei nemici che si proclama di voler combattere. E’ questo che mi rende muto, insieme a tutti i miei sbagli. Ma sono vecchio, e sono problemi miei.

    Quando il vecchio criminale ci lascerà ci accorgeremo che era il simulacro che reggeva il simulacro di un paese che non esiste più già da tempo. Ci sarà concesso il lusso di poter andare in giro dicendo: A me m’ha rovinato B. !
    E saremo di nuovo tutti antifascisti. Nell’eterno fascismo italiano, capace di sopravvivere all’italia stessa.

    Tutto rotto. Con la faccia per terra. Sputo sangue. Cazzi miei. Il rolex non me l’hanno rubato, perchè non l’ho mai avuto. Portate rispetto.
    Stavo con wuming.

  45. Welcome back, brother.

  46. Rispondo a pezzi

    1) Sul commento di Luca.
    Non sono certo io a dire che si possa fare i puri al 100%. Siamo tutti dentro il sistema. La domanda è fin dove farsi risucchiare. Chiedere di boicottare tutto sapendo che non è possibile è funzionale a chi non vuole boicottare nulla. Io non ci sto. Non c’è bisogno di boicottare tutto per incidere in modo rilevante sul sistema economico e, nel caso in questione, sul regime politico di B.

    2) Su quello di Nevio Gambula [io finora non ho mai fatto considerazioni del tipo: lui è dei vostri ecc., se discuto parto dal presupposto della buona fede]
    Non capisco perchè Gambula dica che non c’è un movimento contro Berlusconi. C’è il popolo viola. C’è il gruppo Micromega-IL fatto, legati al Popolo viola. C’è il gruppo di Grillo – legati ai due precedenti, in qualche modo. Ci sono stati i girotondi e il Social Forum. Tutti movimenti nati per la pochezza dell’opposizione politica. E che hanno fallito perchè non si sono proposti il boicottaggio. Anno zero visto sul web benchè pubblicizzato solo per pochi giorni, dato che è stato preparato all’ultimo minuto, è stato il più grande evento mediatico del web finora in Italia.
    C’è quindi l’imbarazzo della scelta, se parliamo di movimenti. C’è una massa di persone di sinistra che non sa più cosa fare pur di opporsi a Berlusconi, che è passata dai girotondi a Grillo al Popolo viola e magari poi all’IDV pur di battersi contro B. Parlo per esperienza: un mio amico ha fatto così.
    Ora, qui si tratta, di capire cosa vogliono fare gli intellettuali.
    Se Flores d’Arcais oltre a fare numeri speciali sul Popolo viola e a manifestare con i grillini, capisse che il suo gruppo di amici (Travaglio, Tabucchi, Pancho Pardi ecc.) deve proporre il boicottaggio, e si rivolgesse a tutti i giornalisti e gli scrittori impegnati, vedremmo se il Popolo viola, molti grillini e soprattutto molti di sinistra che non sono impegnati in politica, tipo quelli che vedono Anno zero non farebbero la loro pur piccola parte.
    NOTA a margine: il boicottaggio di Israele non è vero che non sta facendo sentire i suoi effetti.

    3) Sul fatto che uscendo da Mondadori guadagnereste di più perché ci sarebbe un’asta per voi ecc. Va bene, grazie della notizia. Ma se dovesse uscire qualche autore meno famoso, forse non avrebbe offerte da grandi gruppi e dovrebbe accontentarsi di gruppi piccoli, guadagnando meno sia per il contratto sia per le vendite. Sbaglio?
    In ogni caso, il fatto che uscendo da Mondadori vi offrirebbe anche più possibilità di guadagno è un punto che valorizzerebbe l’azione del boicottaggio. Se voi voleste praticare il boicottaggio insieme ad altri, per es., dovreste rinunciare all’asta che si offrirebbe per voi, questo va da sè.
    Dovreste dichiarare apertamente che non lo fate per motivi economici, e per dimostrarlo dovreste dire che accettate contratti meno remunerativi perché il vostro scopo è anche quello di non favorire monopoli e di lasciare le case editrici libere di utilizzare i loro soldi per pubblicare autori meno noti.

  47. Boicottare Einaudi: guardo la mia libreria, immagino l’assenza degli struzzi, un terzo dei libri spariti. Poi anche Feltrinelli, i suoi megastore e i comportamenti antisindacali: un altro bel numero di ripiani vuoti. Mondadori: via. E poi ancora tutti questi altri, Adelphi, Mulino, Laterza, Rizzoli, chi mi dice che non siano dei padroni delle ferriere anche loro, o che siano distribuiti, stampati, impaginati da altri sulla cui moralità avrei molto da dire? Dovrei informarmi, leggere libri che parlano di come funziona il mondo dei libri – e chi li stampa/edita questi libri? Sarà mica la concorrenza? Chi ci sta sotto, dietro, di fianco, oltre? Una fatica immonda, insomma, e alla fine rischierei di trovarmi con in mano una risma non rilegata di fogli scritti da me (che io di me mi fido, almeno quello, ma la copisteria chissà, non voglio rischiare di far rilegare i miei manoscritti da un berlusconide). E scrivo pure male.

    Per saltare da un piano all’altro, mi sembra che questo insistere sul boicottaggio – sul chiamarsi fuori – sposti l’attenzione dal problema più interessante (almeno per me), ovvero: che cosa si riesce a fare per trasformare ciò che c’è? Che fare per allargare le contraddizioni esistenti nel “dentro”? Come si può far emergere il conflitto? E le strategie diverse messe in campo da narratori “di sinistra” (qualsiasi cosa voglia dire essere di sinistra, prendete questo termine con mille precauzioni) sono efficaci?
    Un esempio per chiarire: il copyleft imposto da WM a Einaudi. Sul piano del singolo autore (pensando WM come unità) l’operazione mi sembra di assoluto valore, nel senso che apre nel mezzo della maggiore impresa economica-culturale italiana una possibile crepa capace, sempre in potenza, di aprire a trasformazioni molto interessanti. Il problema però è, a mio modo di vedere: che ne è stato di quella crepa dieci anni dopo Q? Si è allargata (= un numero significativo di altri autori ha imposto scelte analoghe a Einaudi o a altri editori)? Ha cambiato almeno in parte l’approccio alla questione dei diritti da parte di Einaudi? La risposta a queste domande mi è ignota, però in conclusione mi sembrerebbe più interessante discutere dell’efficacia nel costruire (futuro, cultura, società) piuttosto che dell’opportunità di distruggere (il patrimonio di quello lì di cui già troppo e ovunque parliamo).

  48. Sul catalogo Einaudi “contro” Berlusconi.

    Vediamo per farvore di non fare giochetti e di intenderci. Ostuni ha detto un libro contro Berlusconi, non contro tutta la filosofia economico-politica del capitalismo di cui B. è in qualche modo prodotto.

    Pubblicare Marx, la scuola di Francoforte, il romanzo della Rossanda, la biografia di Ingrao, libri sulle stragi ecc. non c’entra niente. Queste sono cose che non toccano in alcun modo il regime berlusconiano, al massimo lo sfiorano.

    Qui si sta parlando del fatto che Mondadori non pubblicherebbe libri come
    Ad personam, L’odore dei soldi, Montanelli e il Cavaliere di Travaglio, ma anche libri come Citizen Berlusconi di Stille.

    E non si sta neanche parlando del fatto che dovreste essere voi scrittori di narrativa a scrivere libri del genere, anche se io auspicherei che molti degli scrittori di sinistra si esponessero (come fa Tabucchi) in articoli e interviste dove non si parla del vostro lavoro ma dell’effetto eversivo delle leggi del governo B e più in generale della cultura dell’illegalità similmafiosa che sta diffondendo nel Paese (cosa questa che Saviano si guarda bene dal dire, anzi….)

    I casi di Belpoliti, Saramago e Raboni sono solo in parte indicativi perchè NON erano libri su Berlusconi.
    Su Saramago, aspetto ancora che WM2 mi spieghi se Bollati l’ha pubblicato così com’era, senza chiedere l’ammorbidimento che Einaudi ha chiesto onde evitare querele.

  49. “Pubblicare Marx, la scuola di Francoforte, il romanzo della Rossanda, la biografia di Ingrao, libri sulle stragi ecc. non c’entra niente.”

    Con questo, direi che il confronto (almeno quello tra me e te) è finito.

    Adesso non è a Lorenz che mi sto rivolgendo, ma agli altri che leggono. Uno dei più grandi successi di Berlusconi è stato spingere molti suoi oppositori a feticizzarlo e *contemplarlo* come suoi fans al contrario; contemplarlo come separato dal resto e astratto dal contesto, unico problema, anomalia, causa dei mali etc. E’ una sua vittoria, l’aver invaso in questo modo la percezione. Ma Berlusconi non è causa, è conseguenza, è in tutto e per tutto figlio di questo Paese, prodotto dal dispositivo che è il capitalismo all’italiana (familismo amorale, disponibilità ad “avventure” eversive, privatizzare i profitti socializzando le perdite etc.) Non si può “scollare” l’opposizione al berlusconismo da una comprensione del contesto che lo ha generato come ideologia e continua a ri-generarlo. Per quanto riguarda l’economia, libri come quelli di Luciano Gallino mettono le dita sulle piaghe sistemiche che producono i Berlusconi. Per quanto riguarda i pròdromi di questo schifo, le inchieste su Piazza Fontana e strategia della tensione forniscono una genealogia delle scelte fatte dalla classe dirigente, culminate nell’aver scelto questa destra eversiva; e così via. Se non si capisce questo, e si pensa che gli unici libri da scrivere per un saggista siano quelli di Travaglio (cosa che egli stesso non affermerebbe mai!), più fuori strada di così non si potrebbe essere. Quanto ai romanzieri che dovrebbero “parlar male” più spesso di Berlusconi, tra i romanzieri che conosco e seguo io e che pubblicano con il gruppo Mondadori (chessò, Sebaste, Evangelisti, Fois, Genna, De Michele…), questa è prassi quotidiana.

  50. @ Paolo Z.

    “che ne è stato di quella crepa dieci anni dopo Q? Si è allargata (= un numero significativo di altri autori ha imposto scelte analoghe a Einaudi o a altri editori)? Ha cambiato almeno in parte l’approccio alla questione dei diritti da parte di Einaudi?”

    No, purtroppo non si è allargata granché. Invece, almeno in parte, l’approccio alla questione da parte di Einaudi si può dire cambiato: dove c’era sospetto adesso c’è piena disponibilità. All’epoca di Q dovemmo fare una riunione con l’ufficio legale, per convincerli della cosa; adesso, chiunque chieda all’Einaudi una clausola come la nostra la ottiene senza problemi (ad es. la usa Moni Ovadia, precisa identica alla nostra). Mi rendo conto che non stiamo certo parlando di grandi vittorie, sia chiaro…

  51. WM1, puoi fare quanto vuoi il superiore, dicendo che non ti rivolgi a me ma agli altri, dimostrando solo di comportarti in modo spocchioso, ma resta il fatto che tu fai lezioni di storia e filosofia politica per sostenere il catalogo di Mondadori, dimostrandoti in questo modo organico al potere berlusconiano, e nel frattempo quel potere non si sogna di pubblicare i libri di Travaglio e Stille.

    La tua organicità a quel potere si dimostra non solo dalla tua volontà di declassare l’interlocutore a inferiore cui non è più il caso di rivolgersi, ma anche dalla mancanza di cognizione su quale sia il limite, ossia la linea editoriale minima di cui parlavo nei miei commenti preparatori del potere berlusconiano. Il quale non si preclude di trattare argomenti critici del capitalismo del fascismo ecc. (vorrà mica tagliarsi fuori dal catalogo fette grosse di filosofia, economia, storia e politica: non siamo al fascismo storico) e della storia di Italia che in qualche modo spiegano il background che ha partorito il fenomeno Berlusconi, non si preclude, se è per questo, neanche alcune critiche dirette a B e ai suoi alleati (libri di Michael Moore), si preclude però analisi precise sul fenomeno B. in ordine a certi temi (politica giudiziaria, storia personale, manipolazione dell’informazione ecc.).

  52. @ lorenz: sei stato fin qui molto chiaro nello spiegarti e nel corso del dibattito hai rafforzato ancor di più la mia convinzione sull’inopportunità di abbandonare certe case editrici. Se il problema fosse circoscritto a b, sarebbe abbastanza facile e rapido da risolvere. Tuttavia b è paragonabile ad un sintomo che, per quanto grande e invasivo, non corrisponde affatto all’intera malattia. Magari lo fosse. La realtà (?) delle cose, come hanno esposto molto bene i WM e luca nelle loro risposte, è talmente complessa ed ampia. Come possiamo pretendere di comprenderla e/o risolverla in pochi rapidi passaggi? E perchè elegare una possibile soluzione alla sola classe intellettuale? A mio parere ci si dovrebbe chiedere come si può fare per portare più persone possibili ad acquisire un senso critico verso sè e ciò che li circonda, verso la ricerca del dialogo. Per queste cose, almeno su me stesso, le crepe e le contraddizioni che autori come i WM portano avanti sono state fondamentali.
    Davvero.

  53. In uno dei commenti sopra, risalente all’1 e 43 am del 21 aprile, avevo scritto:

    “E’ così difficile accettare il fatto che abbiamo tratto conclusioni che sono al tempo stesso chiare e diverse dalle vostre?”

    Sì, è difficile. E’ più comodo pensare che non abbiamo riflettuto abbastanza, che non ci rendiamo conto, oppure che siamo dei servi, che abbiamo intenti maligni. Ecco quindi che si tenta di convincerci, di “farci ragionare”, come se loro avessero la verità e noi fossimo anime erranti nel grande errore. La differenza tra noi e loro è che noi abbiamo dubbi, perché stare nella contraddizione riconoscendola come tale implica la necessità del dubbio (altrimenti non la vivresti come contraddizione); loro invece hanno solo certezze: dobbiamo fare come dicono loro.
    Dopodiché ci pongono ossessivamente le stesse questioni, le stesse obiezioni, nel tentativo di “convertirci”. Non ci riescono, e allora la conclusione è semplice: “Se non si convertono benché la Verità sia evidente, allora sono cattivi. Sono intenzionalmente organici al regime. Sono nemici anche loro.”
    E oplà! Il salto logico è fatto.
    Ragion per cui: dal tentativo di conversione si passa all’anatema.

  54. @luca. “Tutto rotto. Con la faccia per terra. Sputo sangue. Cazzi miei. Il rolex non me l’hanno rubato, perchè non l’ho mai avuto. Portate rispetto.
    Stavo con wuming.”
    Il fisico può essere in declino (anche il mio lo è) ma le sinapsi lavorano ancora bene.
    Ho uno splendido ricordo dell’ultima volta che ti ho incontrato: tu e Wu ming 4, qui dalle mie parti, a presentare *Lavorare con lentezza*. Una serata fatta di buona conversazione e risate.
    Bentornato. Se puoi, resta.
    P.S.
    Dimenticavo, la citazione da *RC* è bella ma malinconica.

  55. Che il problema B-Mondadori e affiliate esista, mi sembra fuori di dubbio. Che i Wu Ming se lo siano posti e abbiano elaborato una loro risposta, non dettata da considerazioni di tipo economico, mi sembra altrettanto fuori di dubbio. Che la questione B-Saviano (come anche, in passato, il problema Saramago) induca a riflettere di nuovo e a ripensare in modo problematico il ruolo di autori (o dipendenti) Mondadori o Einaudi o Piemme o quant’altro, mi sembra chiaro dal dibattito. E però… alla fine, tutto si riduce al grado di libertà di cui si gode all’interno di una casa editrice. Libertà di scrivere quello che si vuole o anche, nel mio caso di editor dentro Stile libero, di proporre o imporre per la pubblicazione quel che si vuole. In quattro anni, questa libertà mi è stata concessa, e senza alcuna limitazione. Il giorno in cui non dovesse succedere, per un qualunque motivo, mi chiamarei fuori. Per quanto concerne il discorso del boicottaggio economico, a me viene un po’ da ridere. E se dovessi boicottare tutti quelli che, in vari ambiti, mi sembrano irrispettosi delle libertà individuali, non saprei da dove cominciare…

  56. Volevo fare una precisazione: oggi su L’Unità sono apparsi stralci di questo post. Benissimo. Il titolo però è falsante:
    “Saviano? Deve restare con Mondadori. E combattere.”
    Noi non ci siamo MAI permessi di “dare la linea” a Saviano, e nel post non c’è un’esortazione a restare dov’è o ad andarsene.

  57. “E’ così difficile accettare il fatto che abbiamo tratto conclusioni che sono al tempo stesso chiare e diverse dalle vostre?”

    Non è difficile, ma a parte il fatto che nessuno è tenuto a sapere tutta la vostra storia, se voi le vostre conclusioni prima le linkate, poi le citate, e lo fate in un post aperto ai commenti, è curioso che reclamiate che commentatori che vengano qui si permettano di metterle in discussione.
    Chiudete i commenti, allora, o evitate di continuare ad autocitare la vostra scelta.

    Il titolo dell’Unità?
    CVD sulla capacità fagocitante del sistema berlusconiano, che anche voi contribuite ad alimentare con la vostra posizione contraddittoria. Le contraddizioni vostre di voi scrittori per B, passate sui media nazionali, diventano sostegno a B. E’ pressoché inevitabile, fa parte delle logiche comunicative del sistema, così come faceva parte delle stesse logiche che Saviano rispondendo a B, facendo la parte di chi è attaccato e si difende, avrebbe dovuto poi giustificare il suo operato non abbastanza al servizio del governo, mentre B non ha in alcun modo giustificato o ritrattato la sua uscita.

  58. Il tic retorico che accompagna l’anatema è, ovviamente: “Non volete discutere!”
    Tu puoi avere speso *ore* a rispondere a splafonate e splafonate di commenti lunghissimi e ricorsivi, puoi esserti sforzato in ogni modo di argomentare, di scendere nei dettagli, di trovare gli esempi più concreti, ma non c’è niente da fare. E’ inevitabile, lo scagliatore d’anatema si lagnerà che “non vuoi discutere”.
    L’avessimo visto poche volte, l’avessimo visto… :-/

  59. Scusa Lorenz, ma non mi pare questo il caso. Posizioni di Roberto che valutano positivamente l’azione del governo non sono di oggi. Così come non sono venute meno le sue riserve su alcuni punti specifici di quell’azione, o non-azione. Certo, tu puoi sempre sostenere che erano frutto di cooptazione anche prima, una delle conseguenze di aver pubblicato per Mondadori e ora anche per Einaudi (scandalosamente, per lo stesso imprint dei Wu Ming). Io non la penso così, evidentemente, ma è un argomento come un altro. Mi sembra però sia sottinteso, nella tua come in altre posizioni, che la scelta dell’editore, o comunque il rifiuto di pubblicare per certe case editrici, sia un vero gesto politico, mentre qualunque cosa si scriva, se fatto per un certo editore, sia svuotato di senso e strumentalizzabile… Sbaglio o semplifico troppo?

  60. ub
    B. non è eterno, ok, ma il suo potere, già ora gestito in gran parte da figli e sodali, passerà alla famiglia e continuerà a influenzare la politica italiana.
    Ora, io parto dal 1994.
    Vogliamo fare una analisi di quel che è successo?
    Vogliamo ammettere che B ha prosperato e regnato su questo paese anche quando era all’opposizione, quando caduto Prodi non si voleva andare a votare per non far tornare B, e idem con la caduta (suicidio volontario) di D’Alema, il salvatore di Rete4?
    Vogliamo dire che la sua egemonia culturale si è capillarmente estesa a tutta la società civile?
    Che la sinistra dei partiti si è suicidata?
    Che la gente di sinistra non sa più cosa fare, se votare PD turandosi il naso, se votare IDV, nato apposta per opporsi a B con idee semplicemente basate sul principio della legalità, se votare Grillo, se non andare a votare, se votare gli sfigati comunisti?
    E intanto si sfoga guardando sul web Anno zero o manifestando con il popolo viola o per la libertà di informazione salvo poi non agire in nessun modo?
    Che cosa fanno gli intellettuali, intanto, oltre a pubblicare per Berlusconi e parlar male di lui nei blog, o se possono sul Manifesto e l’Unità?
    Vogliamo forse negare che ora tutte e 3 le reti Mediaset sono organi di propaganda e anche un astensionista come Mentana è stato cacciato?
    Vogliamo negare lo sciacallaggio di Giornale e Libero, che ha assunto dimensioni criminali?

    Facciamo una analisi su dove ha portato questa lotta dall’interno a livello politico, culturale, civile.
    Possibile, che non ci si renda conto che occorra cambiare strategia, e che dalle macerie ci si esce iniziando a fare il primo passo e senza aspettarsi che sia il solo?

  61. Impressionante la sproporzione tra il problema descritto (di portata sistemica e lunga gittata epocale) e il “primo passo” per risolverlo (dare il prossimo romanzo a Feltrinelli).

  62. WM1,
    non so cosa abbia visto tu.
    io posso dire che invece per me è la prima volta che vado su un blog, commento restando su quanto scritto nel post e mi sento dire che è inutile farlo perchè abbiamo già espresso la nostra posizione, rinunciate a chiederci di rivederla; così come è la prima volta che vedo un autore di blog fare il superiore e dire che non risponde più perchè non vuol accettare il fatto che un conto è pubblicare un libro sul fascismo o sulle stragi, e potrei anche aggiungere un libro che contiene CERTE critiche dirette a Berlusconi, e un altro è pubblicare libri diretti espressamente contro Berlusconi, soprattutto se portatori di certe informazioni o analisi, come quelli che ho citato. E ce ne sarebbero altri.

    luca
    Saviano esprime le sue opinioni, dici tu, che non dipendono dal pubblicare per Mondadori. Sono d’accordo. Ma non è tutta qui la storia. Credo che le sue opinioni critiche verso il governo vengano espresse in modo che risente dal suo pubblicare per Mondadori o dal rispondere a una intervista per Panorama. Credo anche che le sue opinioni positive sul governo siano oro per il governo stesso, il quale con i suoi mezzi, compresa la lettera di Marina B, di fatto organica all’azione di governo ha tutto l’interesse a fare in modo che Saviano si concentri su quelle, le amplifichi le pubblicizzi il più possibile – del resto è questo il senso della lettera di Marina B.

    Sul fatto che scegliersi un editore sia un gesto politico: certo, senz’altro, sempre e ancor di più se l’editore è impegnato direttamente in politica.
    Sul fatto che il contesto annulli il contenuto: in un quotidiano sì, in una casa editrice in piccola parte.
    Che poi uno sia strumentalizzabile, questo sempre.

  63. Lorenzo, non saprei davvero.
    A me sembra che Saviano scriva ormai con regolarità per Repubblica. E anche in quell’ambito, non mancano le potenziali strumentalizzazioni di quanto va dicendo. Se la polemica su Gomorra e la sua risposta vengono montate a fianco di un articolo sulle amicizie di Dell’Utri, non c’è in questo una (secondo me, peraltro, legittima) strumentalità? Saviano però scrive e all’occorrenza loda l’azione di governo (se e quando ritiene di doverlo fare) sul giornale più antigovernativo – ad personam, direi – d’Italia. Che certamente non lo censura e certamente non esita a pubblicarlo per intero. Alla fine, l’unico punto del tuo ragionamento che a me sembra condivisibile è: Mondadori non pubblica Stille o Travaglio. Vero. Mondadori non pubblica un libro dove si dà a Berlusconi del delinquente. Vero anche questo. Però non pubblica, per l’appunto. Che è comunque molto diverso dal censurare. E forse è vero anche che un editor Mondadori i libri di Travaglio non va a proporli. La ragione è in larga parte legale: l’editore è responsabile in solido con il proprio autore in caso di querela. In altre parole, B. si troverebbe a querelare se stesso. Ora, non sto dicendo che tutto questo sia bello o esaltante. Non sto dicendo che non sia un’anomalia. Ma continuo a pensare che Gomorra, e la possibilità di pubblicarlo e portarlo nelle mani di centinaia di migliaia di persone, sia non l’apoteosi di questa anomalia: piuttosto, un potenziale antidoto.

  64. WM1
    il primo passo sarebbe discutere con Saviano, Lucarelli, Genna, Evangelisti, Scarpa, Moresco ecc. di uscire con una lettera pubblica rivolta a giornalisti e politici, primariamente, indirizzata a chiedere un cambio di strategia verso lo strapotere berlusconiano.
    Avreste come minimo subito un largo spazio su Micromega.
    Importante anche far passare la notizia all’estero.

  65. perfettamente d’accordo con wm2 quando parla di cornice identitaria forte. è evidente che Einaudi o Mondadori non sono in grado di determinare – con la pura esposizione del loro marchio, con il loro catalogo – un patrimonio di attese e di riferimenti certi. La citazione del frame lakoffiano è assolutamente pertinente; leggendo Gomorra o Manituana (o Genna, o Evangelisti, …) nessuno strabismo culturale porta a vedere in filigrana la presenza di Berlusconi e del suo apparato. Siamo in una dimensione critica diametralmente opposta a quella interna al meccanismo televisivo (quello sì capace di determinare framing vertiginosi e assolutisti) per cui Mediaset è democratica perché accoglie le posizioni “dissidenti” di Striscia la notizia, di Mentana, della balndissima satira. Quelle sono le medagliette che B. si appunta sul petto ogni volta che vuole contrabbandare la sua apertura di vedute. E quelle sono certamente voci compromesse, non contraddittorie.
    Abitare la contraddizione è altro dal trovare una soluzione di compromesso che garantisce la sopravvivenza e una visibilità solo superficialmente antiberlusconiana.

    Su Saviano, poi, proviamo anche a rileggere il mantra con cui Genna, nell’ultima parte (quella del villaggio vacanze a Cefalù) di Italia De Profundis. Tutti leggono Saviano, in quell’oasi disperata di divertimento forzato, di abbronzature a cottimo. Quando ho letto queste pagine mi è tornato in mente il rischio evidenziato da wm1 quando ha affrontato Gomorra e l’epitomizzazione di Saviano.

    ciao

  66. luca
    io penso che con Saviano i nodi non siano ancora arrivati al pettine ma se il governo resiste fino alla fine, si dovranno sciogliere.
    vale a dire: finora il saviano editorialista e personaggio pubblico è tollerato – anche perchè si pone sopra le parti.
    ma l’intento è quello di annullarlo, cooptarlo.
    non riuscendoci, ci sarà presto o tardi l’offensiva contro di lui. che potrà pure continuare a pubblicare per mondadori – quello non è un problema per B finché non tocca lui, dato che l’editoria conta ben poco in relazione a tv e anche ai giornali – ma che non potrà più scrivere per Repubblica, lanciare appelli senza essere denigrato dalla stampa di regime. questo avverrà a maggior ragione se saviano perderà popolarità velocemente.

  67. Santiddìo, Lorenz, ma ti rendi conto delle fregnacce che dici? Basta con ‘sto vittimismo, su. Se pensassimo che “è inutile discutere” passeremmo tutto ‘sto tempo a rispondere alla gente?
    Io ieri ti ho chiesto di smetterla di girare in tondo e di farci sempre la stessa domanda. Se c’è un dissenso evidente e definito, si ragiona insieme a partire da esso. Se due posizioni emergono come diverse e divergenti (e nel corso di *anni di confronto* la nostra posizione è emersa come divergente rispetto a quella di voi boicottofili), perché una delle due deve ostinarsi in un tentativo di prevalere sull’altra? Non porta da nessuna parte.
    Un dibattito costruttivo dovrebbe cercare un terreno altro su cui incontrarsi, e non intendo certo a metà strada. Ci sono temi, momenti e pratiche che possono unirci nonostante siamo divisi sul boicottaggio?
    Mi ha irritato questo costante “benaltrismo”: ti si risponde con un esempio, e tu dici che non è quello il punto; si fa un ragionamento, e il punto non è nemmeno quello; il punto è sempre un altro, mi dici che non escono libri critici su Berlusconi, io te ne indico, ma non vanno bene perché non sono “abbastanza” contro Berlusconi etc. Io dico che Berlusconi è il prodotto di una tendenza più generale, ed eccomi descritto come organico al regime. Finiscila, su. E’ chiaro che abbiamo valutazioni diverse. Vogliamo ragionare partendo dalle differenze, o vuoi continuare così? E’ dal 2002 che ci ripetete le stesse cose, magari non tu personalmente, ma altri che hanno fatto lo stesso identico discorso, le stesse obiezioni fino alla nausea… Non ci è stato dato un solo elemento nuovo su cui riflettere. Un elemento nuovo che possa costruire il terreno di cui dicevo sopra. Mai. Sempre le stesse due-tre cose, le stesse due-tre accuse, mo’ basta però, eh!

  68. “Avreste come minimo subito un largo spazio su Micromega.”

    Urca! Ma davvero davvero? :-D

    A parte gli scherzi, Lorenz: se vuoi confrontarti con noi, fallo dando per scontato che noi non aderiamo al boicottaggio. Persino i Testimoni di Geova o quelli di “Lotta comunista” salutano e se ne vanno con gentilezza quando li informi che non sei credente. Ma se il testimone di Geova mi dicesse: sono inciampato sulle scale e mi si sta gonfiando la caviglia, io lo farei entrare e gli presterei il primo soccorso. C’è sempre un livello, una circostanza, un momento in cui siamo uniti anche tra diversi.

  69. Un giorno stavamo io, scarpa, genna e moresco. non sapevamo che cazzo fare e finimmo a sbronzarci in un pub. si chiamava micromega. al quattordicesimo rum scorgemmo b. che passava lì fuori. uscimmo e gli facemmo un culo così. poi ci misero in galera e ci mandarono all’estero. fu così che finimmo nel pantheon del Popul Vuh, ribattezzato Popol Viol.

    grazie lorenz, m’hai regalato mezz’ora di buonumore. te lo giuro, non succedeva da un secolo. grazie davvero.

  70. lorenz, con la tua risposta mi hai descritto buona parte di quello che credo. più sintomi di un male sottostante. ti dirò, grazie ai tuoi interventi (i primi) sono riuscito a distinguere bene i due tipi di visioni qui dibattuti. mi avevi anche quasi convinto ma le risposte in serie dei WM lo hanno fatto di più. hanno ragione loro? non lo so. tuttavia si sono spiegati con chiarezza a più riprese. non capisco perchè li voglia convincere a tutti i costi. potresti anche aver ragione o più ragione,ma che importanza ha? arroccarsi su una propria idea porta a chiudere le porte a quelle circostanti. poi come si fa a svilupparne di nuove?

  71. WM1
    Io sono venuto qui a commentare la vostra interpretazione sul carteggio di Saviano e le vostre parole che facevano la parodia del boicottaggio.
    Ho poi chiesto cosa intendevate per boicottaggio, se sapevate la sua efficacia storica, dato che sembrava (a me) non fosse contemplato nel vostro orizzonte, e a quel punto WM2 mi ha chiesto di esplicitare come avverrebbe un boicottaggio contro Berlusconi passante per Mondadori/Einaudi.
    E questo è ciò che mi sono sforzato di scrivere.
    Io non son venuto qui a dirvi lasciate Mondadori perchè è di B.
    Scegliersi un altro editore NON è boicottare.
    Io ho cercato di dire perchè boicottare, cosa vuol dire farlo, e quale sia il suo target: ne ho pure scritto una bozza a punti su due piedi.
    Non vi interessa questo tipo di boicottaggio?
    Bene, ma non reclamare se spiegartelo è benaltrismo, perché voi o se vuoi solo WM2 non sembravate aver un’idea precisa su quali fossero i termini di un simile boicottaggio.

  72. “Io non son venuto qui a dirvi lasciate Mondadori perchè è di B.”

    Ma se ci hai perfino scritto sopra il manualetto a puntate, dicendo cosa dovremmo fare!

    “Dovreste dichiarare apertamente che non lo fate per motivi economici…”
    [Ovvio!]

    “Dovreste dire che accettate contratti meno remunerativi…”
    [della serie: finocchi col culo degli altri :-D ]

    “Discutere con Saviano, Lucarelli, Genna, Evangelisti, Scarpa, Moresco…”
    [della serie: nessuno uscirà vivo da qui!]

    “Importante anche far passare la notizia all’estero.”
    [Eh beh, certo.]

    Niente, proprio non vuoi andare oltre. Pazienza.

  73. Guarda che io ho smesso.
    Perché quindi fai finta di non capire, ora?

    Le frasi che hai citato sono in risposta alla tua battuta sul fatto che il primo passo per uscire dalle macerie sarebbe secondo me farvi cambiare editore e pubblicare per Feltrinelli.
    NO, CAMBIARE EDITORE IN SE’ NON SIGNIFICA IN ALCUN MODO BOICOTTARE.
    Il boicottaggio comprende ben più importanti azioni, oltre a uscire da Mondadori, senza le quali non è boicottaggio.
    Ho voluto esporvi quelle che vedo io.

    Sapevo già che non avreste cambiato idea sull’uscire da Mondadori, non son mica un ventenne ingenuo, ma speravo (e spero: invano?) che una volta tanto avreste letto un commentatore che non viene qui solo a dirvi quello, ma a descrivervi perchè e come imposterebbe un boicottaggio che passasse anche da voi scrittori.

    E con questo chiudo.
    Non commenterò neanche WM2 se vorrà rispondermi.

    Se volete discutere di temi più condivisi, proponiteli voi.

  74. SLAM! :-)

  75. Madonnuzza! Sto lontano dal computer otto ore e per mettermi in pari mi ci vogliono tre quarti d’ora!
    Dunque:
    @Paolo Z.: La crepa del copyleft non sì è allargata più di tanto, ma certo in Italia è molto più larga che in Francia, Spagna e UK, per citare i paesi che conosco meglio dal punto di vista editoriale. Qualcosa vorrà dire… (e non mi si fraintenda: non voglio dire che è merito nostro, perché io, a diciott’anni, se non era per la Shake e per Decoder il no copyright manco me lo sognavo.)

    @lorenz: Secondo me l’onere della prova spetta a te. Ovvero: Travaglio ha proposto uno dei suoi libri a Einaudi ed è stato respinto in toto con motivazioni sospette e capziose? Se la risposta è sì, per quanto mi riguarda smetto di pubblicare per Einaudi da domani. E permettimi: se tu sei certo, certissimo, che questo è già successo, io vado da Severino Cesari, editor di Stile Libero, quindici anni al manifesto, persona di cui ho piena fiducia e gli chiedo “è vero?”, “stanno così le cose?”, “perché non stai facendo le valigie?”, e se la sua versione coincide più o meno con la tua, le valigie le faccio davvero. Perché – che ti piaccia o no – la vita è fatta anche di questo: relazioni, fiducia, stima.
    Sulla tua fissazione per Berlusconi e i suoi processi, mi spiace, la penso esattamente come il mio socio WM1. Pensi che questo Ventennio sia “berlusconiano” o “di Berlusconi”? Pensi che in quell’altro Ventennio il problema si chiamasse fascismo o Mussolini?
    Gramsci non ha mai parlato dello scandalo del figlio segreto di Mussolini. Dunque, immagino, non è stato un antifascista.
    Su Saramago e Bollati non capisco il punto. Ammettiamo che per Bollati sia uscito esattamente il testo che i consulenti legali di Einaudi hanno trovato attaccabile. E allora? Ripeto: un editore, di recente, mi ha chiesto di cambiare alcune frasi di un libro, nella forma, per paura di beghe legali. L’ho fatto (e le frasi sono uscite fuori ancor più circostanziate e nette, dunque più efficaci). Magari un altro editore non avrebbe avuto la stessa paura, lo stesso avvocato, gli stessi occhi. Cosa c’è di strano? Significa che l’editore A mi ha censurato perché l’editore B avrebbe lasciato tutto al suo posto?

    Ma veniamo alle cose che ci uniscono. Tu dici:
    – “Boicottare i libri di spalleggiatori politici del regime più o meno legati a B. (primo:Vespa).” Lo faccio da sempre e consiglio di farlo.
    – “Boicottaggio dei giornali legati a B, compresi quelli di altre proprietà (Libero, Tempo) da parte dei consumatori (alcuni di sinistra li comprano), delle reti Mediaset e dei programmi Rai di regime da parte dei telespettatori.” Lo faccio, anche se qualche programma sulle reti Mediaset lo guardo, diciamo per interesse sociologico.
    – “Boicottaggio dei cinema e delle librerie di B.” Per le librerie ok, per i cinema anche. I film distribuiti da Medusa, invece, li guardo. Tu no? Rientra anche questo nel boicotaggio? Te n’eri dimenticato?
    – “Boicottaggio di altre aziende di B non legate ai media.” Quelle di cui so, le evito.
    – “La legge sul conflitto di interessi…Gli intellettuali impegnati si rivolgerebbero direttamente ai politici: sono nella posizione morale di farlo non collaborando più per Mediaset. Gli intellettuali devono inquisire, “ricattare” la sinistra partitica (minacciando anche di togliere loro i voti)”. Mi pare di averlo sempre fatto, insieme a tanti altri, ma non sta a me giudicare. Non credo che il fatto di scrivere per Mondadori tolga efficacia alle nostre parole, visto che non lo facciamo per un motivo immorale, ma per una strategia (magari non condivisa, ma strategia). Immagino che tu la penserai diversamente. O forse non ci conosci poi tanto bene…
    – “Legge per rompere il monopolio tv di B: una sola tv a proprietario.” Le leggi in Italia si aggirano, specie quelle sui monopoli, ma certo, sono d’accordo.
    – “Evitare presenza dei politici su Mediaset e misurare quella su alcuni programmi Rai.” Questa mi pare una sciocchezza, un abbandonare il campo. In ogni caso, io in televisione non ci sono mai voluto andare, quindi almeno su questo le mani pulite ce le ho, giusto?

    Risultato: mi pare che molte cose ci uniscano, mentre tre sole ci dividono davvero. 1) La valenza che tu attribuisci a Berlusconi vs quella che io attribuisco al berlusconismo come cultura (col risultato di non potermi sentire immune, mentre se il problema è B, allora siamo tutti buoni, che bello, italiani viola brava gente.); 2) L’idea (tua) che pubblicare per una casa editrice di proprietà di B. sia un atto immorale (forse l’unico atto immorale che davvero conta per giudicare un intellettuale) 3) L’idea (mia) che boicottare un prodotto di consumo come la Coca Cola vs un prodotto culturale (libri, case editrici) siano due faccende molto, molto diverse, specie se parliamo di case editrici generaliste (e non, per dire, le Edizioni di Ar). Tra bruciare in piazza delle paia di Nike e bruciare una pila di libri, credo ci sia una bella differenza…

  76. WM2, se hai letto tutti i commenti, hai visto che il tuo socio WM1 ha insistito più volte nel chiedermi di non parlar più di boicottaggio e dintorni, e io ho l’ho esaudito, dicendo pure che non avrei risposto a eventuali tuoi commenti.
    Ora però tu mi tiri in ballo con domande chiare. Poiché sono un tipo di parola, prima di rispondere vorrei una conferma: vi interessa una mia risposta (qui o in privato)?

  77. ps aggiungo che sì, non vi conosco bene, e alcune tue risposte sono per me interessanti

  78. @lorenz: a me interessa, anche perché il discorso era rimasto in sospeso. E mi interessa anche un tuo giudizio: da oggi pomeriggio, su questo blog, c’è un mio reportage dall’Aquila, un anno dopo il terremoto. Non nomino mai Berlusconi (per scelta). Vorrei sapere se lo giudichi ugualmente una critica ai suoi metodi di governo e alla sua cultura politica, o se sono parole in fondo organiche al suo potere. Tutto qui. A domani.

  79. “il tuo socio WM1 ha insistito più volte nel chiedermi di non parlar più di boicottaggio”

    Lorenz, davvero, senza livori di sorta: non hai capito niente. Sei riuscito nell’epica impresa di fraintendere *tutto* di questa discussione, del suo tono, del suo andamento, delle nostre posizioni.
    Hai esordito in modo aggressivo, denunciando la nostra arte retorica (più avanti hai parlato di “giochetti”) e sbottando “Ma contraddizione de che!!!” Mai visto né conosciuto, vieni per la prima volta su un nostro blog, in seguito tu stesso ammetti che non ci conosci, e ti permetti di iniziare in questa maniera.
    Prosegui peggio, perché dici di pensarla esattamente come Ostuni sul fatto che dovremmo uscire dall’Einaudi, e ricopi qui paro paro un suo commento preso altrove in cui riporta uno stralcio di un suo articolo rincarando la dose: parla di nostro “fallimento”, allude o peggio al fatto che ci interessano solo i soldi, praticamente dice che se abbiamo un briciolo di dignità dobbiamo uscire dall’Einaudi. E questa è la posizione che tu dichiari di sposare in toto.
    Ti viene detto a più riprese, con grande varietà di toni e registri, dal seccato al più allusivo, dall’esplicito all’implicito, e non solo da noi ma anche da altri: se vuoi ragionare, fallo senza trattarci da imbecilli che non si rendono conto. Fallo dando per scontato che in una discussione si può anche non cercare di prevalere. Se vuoi ragionare, fallo avendo rispetto della nostra posizione, che deriva da un’analisi esattamente come la tua. Fallo tenendo conto che noi non abbiamo certezze, perché su questo argomento nessuno le può avere.
    Tu invece certezze ne hai, sono irritanti fin da subito e infatti ti si risponde a tono, ma dopo un po’ cominci proprio a scagliarcele contro: siamo dei venduti. Organici al regime. E questa organicità al regime si vede da questo e da quest’altro.
    Tutto questo in commenti interminabili, lunghissimi, che intasano questo spazio, costringono a scrollate infinite per trovare altre voci.
    A questo punto c’è un estremo tentativo di comunicare (la parabola del testimone di Geova etc.). E io ti propongo la stessa cosa che ti ha appena proposto WM2: proviamo a prendere una deviazione, a trovarci su un altro terreno. Tu dici: “Se volete parlare di altri temi, proponiteli!” (sic), e te ne vai sbattendo la porta.
    Poi però torni.
    E dici che ti ho chiesto di non parlare.
    Dopo due giorni in cui fai subire a tutti una logorrea che, lo scopro solo ieri, era in bella mostra da settimane su altri blog.
    Io ti do solo quattro indicazioni:
    1) contieniti un poco;
    2) basta con le lagnanze e il vittimismo;
    3) se dici ancora una volta che qui non ti si lascia discutere, mi assumo l’onere di prenderti in parola e cancellare il tuo account, e qui non ci metti più piede.
    4) se ci tratti ancora una volta da servi, da disonesti, da organici al regime, idem con patate.
    Patti chiari, “amicizia” lunga.

  80. A futura memoria, per tutti e non per lorenz nello specifico, vorrei specificare che questo blog è come un locale pubblico, uno spazio sociale gestito da Wu Ming. Detto in altri termini: è una casa aperta, ma è casa nostra. Valgono qui le stesse regole che valgono in un contesto del genere: se non ti conosce nessuno, tu non conosci nessuno, entri e sputi sentenze come un papa, sei solo un cafone. “Libertà di parola” non significa parlare ovunque come se stessi a casa tua. Fare sempre un po’ come cazzo ti pare. Urlare nel telefonino anche se stai sul treno.
    Se poi ti si risponde per le rime e fai la vittima, forse facevi meglio a non venire.
    Se caghi sul bancone, ti caccio a pedate.

  81. Ad esempio, almeno per me, sarebbe interessante sapere cosa ne pensate a proposito del sondaggio che Giuseppe Genna ha messo su sul suo blog. Pur con tutti gli evidenti limiti del gioco e del sondaggio. Quello dove chiedeva ai suoi lettori di indicargli, fra una rosa di editori, quale sarebbe stata la loro preferenza per la pubblicazione dei suoi libri. http://www.giugenna.com/2010/02/11/risultati-del-miserabile-sondaggio-sulleditore-ideale-per-il-miserabile-scrittore/
    Commentando i risultati Giuseppe Genna non esclude anche la possibilità di un editore esclusivamente digitale, ad esempio.
    Ah, se per caso vi foste già espressi sull’argomento in altra sede chiedo venia.
    Kind regards.

  82. Genna si dichiara a favore di una “soluzione ibrida” (Minimum Fax per alcuni libri, Einaudi per altri). Non è dissimile da quella che pratichiamo noi, che diamo diversi libri a diversi editori. Sul fatto dell’edizione puramente digitale, anche questa è una soluzione che pratichiamo da tempo, alcuni nostri titoli esistono solo come e-book scaricabili dal sito.

  83. Certo. Ma i risultati possono essere in qualche modo interessanti? Ai due estremi, per esempio, si piazzano Longanesi e Minimum Fax.
    Sul digitale: lo so che il vostro catalogo è a disposizione gratuitamente anche sui vostri siti, ma una piattaforma editoriale digitale significa un’altra cosa. Con una quantità di rilevanze diverse fra loro che vanno, per citare l’argomento della politica dei prezzi, dal gratuito alla donazione al prezzo minimo al prezzo “imposto” percepito come troppo elevato. E significa anche inquadrare in maniera diversa il rapporto coi propri lettori che può voler dire, al suo estremo, non avere proprio una casa editrice (non sto parlando di voi, il mio vorrebbe essere un discorso più generale). Ma anche non considerare più l’opzione digitale in quanto “traino” (ottimo, a mio avviso) dell’edizione cartacea ma proprio come prodotto valido in se e per se. Con tutti gli impliciti anche solo economici che questa scelta comporta. In generale, è ancora presto? Vi cito, da un vecchio Giap:

    “[…]Non ci sarebbe niente di strano, allora, se ci mettessimo a vendere “storie-in-formato-libro-elettronico” (che non sarà mai un puro testo), e se lo facessimo con l’opzione “prezzo libero”, dal momento che i costi marginali (carta, stampa, distribuzione…) tenderebbero allo zero.
    Penso che in quel caso “valore di mercato (quasi) nullo” e “responsabilità dei consumatori” finirebbero per bilanciarsi, producendo un giusto compenso.”

    Un libro come “Q” parla anche di questo, del resto. Oppure, per altro verso, “Altai”:

    “– Vedo che ami leggere, Manuel, – disse sbirciando le pagine da
    sopra la mia testa. – Anche mia zia Gracia era una lettrice accanita.
    Diceva che i libri hanno due soli difetti –. Allungò la mano e la batté sulla coperta di un grosso volume appoggiato sul tavolo. – Pesano, – disse. Poi alzò lo sguardo sulle pareti coperte di scaffali. – E hanno bisogno di spazio.”

  84. Sì, infatti. Andiamo un po’ OT, forse il contesto giusto per discutere di questo è sotto l’intervista a “La Stampa” di qualche giorno fa… Magari intanto io rispondo qui, e poi tu o chiunque ne abbia voglia riprende il tema là, e so per certo che WM2 ha diverse cose da dire su questo…

    Come dicevamo, stiamo riflettendo. Gli assunti di fondo sono più o meno quelli esposti da WM2 nel vecchio Giap che citavi. L’esperimento fatto con Pontiac due anni fa (le famose “quattro scelte”) era un primo tentativo di metterli in pratica.

    Potremmo affiancare alla donazione libera via PayPal (il sistema che usiamo adesso), una donazione più “incanalata” per non dire obbligatoria (ma sempre a cifra libera, è una questione fiscale) per scaricare opere in un formato più curato, ottimizzato, con illustrazioni, magari corredato da file audio ad hoc.

    Bisogna capire se e come questo interferisca coi contratti che abbiamo con i vari editori.
    Bisogna anche capire che riscontro effettivo avrebbe la cosa. Finora a donare qualche euro è una ristrettissima minoranza di quelli che scaricano. E non dimentichiamoci che la quota di mercato degli e-book, al di là dello hype, è ancora irrisoria. Negli USA, dove il kindle esiste dal 2007, sono ancora fermi all’1,6% e alcune previsioni dicono che solo nel 2013 supererà il 5%. Certo, possono essere previsioni che sottovalutano l’impatto dell’iPad etc. Ma anche se arrivasse al 5% tra sei mesi (negli USA), significherebbe comunque che è pochissima la gente disposta a pagare per scaricare un e-book. Coi numeri grami che abbiamo in Italia (paese dove spopolano e spadroneggiano i non-lettori), diciamo per understatement che saremmo ben lungi dal fare sconquassi… Il che non vuol dire che non vada fatto: quello del rientro economico, e penso che lo abbiamo dimostrato, non è il criterio esclusivo con cui prendiamo le decisioni, e giochiamo anche quando non vale la candela.

    E cosa ne penserebbero i lettori e i commentatori del fatto che da un giorno all’altro ci mettiamo a “far pagare i download”? :-)
    Altai lo abbiamo già messo in download in un formato ePub (con un layout piuttosto rozzo, appena abbiamo un secondo lo miglioriamo). Lo avessimo messo a offerta libera (o meglio: offerta necessaria a cifra libera), ci sarebbe stato un rigetto?

    Più in generale: il completo sganciamento dei libri da un supporto materiale (e, più in generale la crescente “smaterializzazione” della cultura) ha dei vantaggi sul breve periodo, però – bisogna esserne consapevoli – comporta dei rischi sul lungo: quello della possibile scomparsa di una cultura da tramandare oltre la fine della nostra civiltà. Tutte le civiltà finiscono, presto o tardi, e finora il loro modo di sopravvivere nelle culture successive, nel ricordo della specie, è stato tramite manufatti, oggetti tangibili: immagini, testi, suppellettili. Noi stiamo facendo “evaporare” la cultura in cui siamo immersi. Ne parlavo già anni fa qui a proposito dei supporti sempre più deperibili, ma oggi si va oltre. Bisogna mantenere sempre un po’ di scetticismo e pessimismo dentro il proprio tecno-entusiasmo :-)

  85. Ok, allora continuo di qua: http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=96

  86. Giusto perché WM1 ha la bontà di aggiungere il mio nome a quelli di altri scrittori che pubblicano cose non berlusconiane all’interno del gruppo Mondadori (nel mio caso Einaudi Stile Libero), racconto un episodio.
    Quando stavo scrivendo “Scirocco”, un amico molto più esperto di me in cose editoriali mi disse che un libro come quello, secondo lui, il gruppo Mondadori non me l’avrebbe pubblicato (tant’è vero che si offrì di darmi una mano nella ricerca di un’alternativa). Quando il manoscritto fu letto nella sua interezza, Stile Libero si rivolse a un legale amico, a cui fu dato il manoscritto allora in prime bozze, perché valutasse eventuali strategie di difesa nel caso di eventuali querele, problemi legali, ecc. L’ipotesi di correggere, smussare, alterare, modificare alcunché non è mai stata presa in considerazione dentro Stile Libero.
    Ecco perché continuo a pubblicare con loro.

    @ Luca
    felice di rileggerti, avevo voglia di sentire la tua voce.

  87. WM1
    Vediamo di intenderci.
    Io le uniche indicazioni che seguo e che posso accettare sono quelle del rispetto a livello personale (sì alla critica sui contenuti e sulle azioni, non sulla persona) e dell’attinenza con l’articolo.
    Sono venuto qui facendo una critica all’articolo, e mi spiace se questo vi turba tanto per il fatto che io sia un commentatore che non conoscete. Se nei primi commenti è richiesto adularvi, e le critiche sono permesse solo da commentatori affezionati, ditelo. Del resto, se volete conoscermi sono facilmente identificabile: ho un mio blog, e commento su NI – dove sono comparsi anche una decina di miei articoli – dal 2004. In rete mi firmo sempre per nome e cognome e potete trovare decine di miei articoli o commenti per blog vari.
    Quindi, se vogliamo discutere, WM1, io evito di dirvi cosa scrivere, come scriverlo: evita anche tu (evita di darmi indicazione su come scrivere (senza sbrodolature, più contenuto), quale stile avere (non fare la vittima) e su cosa evitare di scrivere (finiscila, su, e mo basta) : perché non mi dici anche cosa scrivere (un po’ me lo hai già detto: dovrei scrivere solo delle cose che ci unisce, se non lo faccio, “non l’ho ancora capita”)?.
    Io accetto ogni critica sui miei contenuti (e che critiche: sono fregnacce, non hai capito nulla – questa non è sui contenuti, peraltro), accetta anche tu le critiche sui vostri scritti e sulle vostre azioni, di mio pugno o con citazioni di Ostuni o altro – tra l’altro: nel testo di Ostuni citato da me si critica solo la vostra strategia, ritenuta fallimentare, non si dice che restate in Mondadori per mero interesse economico né che siete organici al potere di B. Io al massimo posso dire che un comportamento è organico (inteso come funzionale) a un potere, che l’autore lo voglia o no.

    WM2
    Non so se io sono entrato sparando sentenze, ma di certo se uno commenta un articolo dev’essere libero anche di sparare sentenze (se sentenze vuol dire dare giudizi netti negativi su una tesi o comportamento, e con linguaggio decente) su quel che c’è scritto nell’articolo: non è richiesto conoscere tutta la vita dell’autore per avere il diritto alla critica perchè si tratta di critica appunto a un articolo, o alle azioni che l’articolo descrive, non alla vita dell’autore.
    Non vorrei che con il fatto che qui siamo a cosa vostra, uno che voglia far critiche debba chiedere il permesso e misurar le parole, mentre voi potete rispondergli ora finiscila con ste fregnacce.

    Detto questo, e ammesso che vi stia bene, ossia che non mi cancelliate, io non replicherò di nuovo a ulteriori vostre risposte sul galateo. Ora torno a lavorare e stasera o domani dirò la mia su ciò che ci unisce e su ciò che ci divide – e mi soffermerò su quest’ultima parte, non per farvi cambiare idea (anche se io non sono ipocrita: vorrei eccome farvi cambiare idea, ma so bene che non succederà), ma per ragionare su dove siano le nostre incomprensioni reciproche, ché capire entrambi lucidamente su che cosa si è, a un certo punto, in disaccordo mi sembra importante.

  88. Dimenticavo: mi sembra evidente che l’articolo su L’Aquila non sia organico al potere di Berlusconi, che sia anzi una critica al modo in cui è stata gestita l’emergenza, in particolare a Bertolaso.
    Aggiungo che in un articolo impostato in questo modo (narrativo e diaristico, non saprei come definirlo, comunque a me è piaciuto) si può solo sfiorare implicitamente la condanna a tutta una cultura di governo.
    Questo non vuol dire che si debbano scrivere solo articoli di condanna diretta, sia chiaro, ci devono essere anche articoli come questo.

  89. Tre considerazioni:
    1) Quella che ti firmi con nome e cognome e hai un blog è una prassi che adotti altrove e di cui sono venuto a conoscenza per puro caso, a latere, dato che qui ti sei sempre e solo firmato “Lorenz” e non c’è nessun link da cliccare. Non che per me faccia differenza, ma vuol dire che hai scritto un’altra cazzata.
    2) Faccio notare che, di nuovo, sostieni che non ti si fa parlare. Hai monopolizzato questo thread per tre giorni, ma non ti si fa parlare.
    3) Annunci che tornerai qui a parlare di “cosa ti divide da noi”. Suppongo che continuerai a battere sempre sugli stessi chiodi, ripeterai quello che hai già scritto e riscritto nei tuoi torrenziali commenti. A quale fine?
    Al fine di farci sapere cosa ti divide da noi.
    Poniamo la remota ipotesi che noi, giunti a questo punto, ti diciamo che di cosa ti divide da noi non ce ne frega niente, abbiamo capito cosa ci proponi e l’articolo non interessa.
    Se ti dicessimo questo, tu ci propineresti lo stesso il tuo incubo monotematico?
    Se rispondi di sì, praticamente ti dichiari uno stalker.
    Guarda che è difficile trovarla, gente che abbia la nostra pazienza :-P

  90. C’è poco da dire: credevo voi aveste accesso alla piattaforma in cui ho messso nome cognome ed email. Non sono pratico di blog come questi.
    Cmq mi avete visto su NI: son venuto qui, prima, poi ho visto il post là e ho detto che avrei continuato di qua – dando più importanza a voi.

    Sul fatto di proseguir per la mia strada.
    Mi sembra incredibile dover ribadire che il discorso principale che volevo esporre l’ho esposto, son qui ancora per rispondere alle richieste di WM2 nei termini in cui me le ha poste lui. Buon venerdì sera.
    (il mio rovinato dal pensiero delle 6 ore di insegnamento domani).

  91. @Lorenz
    Posto che sono estraneo alle parti in causa, e quindi credo di essere obiettivo nel mio giudizio, devo dire che il tuo atteggiamento in questa discussione mi ricorda quello della maggioranza dei cattolici quando si parla di aborto, e mi fa pensare che per te la lotta a B sia diventata una sorta di guerra santa (o, se preferisci la versione laica, una questione di principio), che come tale non ammette cedimenti o concessioni. Se su un piatto della bilancia c’è B, nulla di quanto si mette sull’altro può bastare a fare da contrappeso.
    Anche l’accanimento con cui cerchi di convincere Wuming ha un che di furore evangelico.
    Non pensi di essere un po’ troppo sicuro delle tue convinzioni?

  92. Ti confondi con altri blog, qui non hai lasciato nome e cognome, e la mail non li contiene, comunque questo non è un problema, diciamo che era un rilievo per amore di precisione.
    Giusto rispondere a WM2, ma è da ieri che ti propongo di andare anche oltre, perché sei andato in fissa e tendi all’ossessivo… Hai detto tu che vuoi continuare a spiegarci cosa ci divide, ma cosa ci divide lo hanno già capito tutti benissimo, noi per primi. Ti abbiamo proposto di schiodarti un po’ dal tuo tema unico e prendere una deviazione per incontrarci su un terreno comune. Scusa, ma perché quello che hai da dire sul reportage da L’Aquila non lo dici sotto quel post, anziché affogarlo qui in mezzo, dove siamo intorno ai 100 commenti di cui molti sono meta-commenti e ormai non si capisce più una madosca?

  93. Non so, Alex, rileggerò, circa il mio furore, che vorrebbe esser riferito non tanto a convincere quanto a illustrare cosa si potrebbe con il boicottaggio.
    Non sono certo degli effetti globali che avrebbe, sono certo che avrebbe più effetti di quel tipo di opposizione che si tenta di fare oggi.
    WM2 peraltro nei suoi ultimi commenti ha detto di farlo già, entro certi termini, il boicottaggio, e questo mi ha stupito.
    Io sono convinto del potere forte che avrebbe una rivolta degli scrittori per Mondadori verso i politici, e sono ugualmente convinto che tale potere si possa avere solo con azioni sulla propria pelle.
    Anch’io sono disposto a fare le mie, nel mio piccolo.

    Sul fatto di voler convincere: io non ho nulla da dire se i WM cercano di convincermi della loro strategia, anzi son qui anche a mettermi alla prova e a capire.

    La storia del copyleft con EINAUDI sì mentre con Feltrinelli no non mi è indifferente, in linea di principio, per esempio.
    Ora esco

  94. Così già mi piaci di più, Lorenz.
    Non c’è da stupirsi per quello che ti ha detto WM2: sono comportamenti che adotto anch’io e che sicuramente adottano molti altri che sono passati di qua. Tutti nella vita cerchiamo di boicottare/evitare quello che ci fa schifo. Sono sicuro che tra chi ci sta leggendo nessuno guarda “Porta a porta”, porcherie Raiset e cose del genere. Il punto è, e abbiamo cercato di spiegarlo in tutte le salse:

    l’Einaudi non ci fa schifo.

    E quindi non la vogliamo boicottare.

  95. Ho appena dato un’occhiata allo scaffale, che contiene solo i libri comprati dall’ultimo trasloco (da allora per metà del tempo sono stato disoccupato e l’altra metà sottopagato): un Focault, due Laing, due Morante, un Salinger, 6 Saramago, 5 WuMing (fra solisti e non).

    Io sono un lettore, ragiono da lettore: come posso anche solo sognare di boicottare Einaudi?

  96. Terreno comune:
    Siamo convinti che
    – il quarto potere sia costituito innanzi tutto dalla tv; poi, staccati di un pezzo, dai quotidiani e dai settimanali; poi, ancora più staccati, dai libri
    – il primo megafono del berlusconismo sia Raiset
    – il secondo megafono sia la stampa di propaganda: Giornale, Libero (per me anche Foglio e Panorama).
    – si debba boicottare Raiset e giornali di propaganda.
    – Mondadori e Einaudi abbiano una buona linea editoriale e libri di qualità, e facciano lavorare bene i loro scrittori
    – siamo convinti che la linea editoriale di un medium sia molto importante.

    Differenze:
    -Non diamo lo stesso valore alla proprietà. Per voi è molto meno importante della linea editoriale (o non importante affatto). Per me è importante tanto quanto la proprietà, ergo io non lavorerei per Einaudi, a meno che non avessi altra scelta per campare. Nel mio piccolo sono finora coerente con questa scelta: oltre a insegnare (scienze naturali) sono stato per 3 anni consulente editoriale per i libri di scienze della RCS scolastica. Da dicembre grazie alla Gelmini non lo sono più (non sto qui a spiegare i motivi) ma ora sono in cerca di nuove consulenze, che potrebbero arrivare viste le news sulla scuola. Ho spedito vari curricula, ho fatto vari colloqui, e ho già fatto una breve consulenza per Zanichelli. Alla A. Mondadori (uno dei 4-5 oligopolisti con RCS, De Agostini, Pearson e Zanichelli) non ho spedito il curriculum.
    – voi siete convinti che Einaudi non pubblichi Saramago per paura di querele e che avrebbe fatto lo stesso con qualsiasi esponente politico. Io dico che questa è un’ottima difesa, ed è anche vera, in linea di principio, solo che a chi è possibile dare del delinquente e del mafioso (in modo implicito) oltre a B, in Italia? A Bersani forse? Vale a dire: è una giustificazione che vale per tutti in teoria ma che si applica in pratica solo a B.
    Peraltro, da qui
    http://www.libreidee.org/2009/05/einaudi-rifiuta-saramago-diffama-berlusconi/
    si evince che Einaudi non ha chiesto alcuna modifica a Saramago.
    -voi credete che non abbiano pubblicato Raboni magari perchè il libro è debole
    http://archiviostorico.corriere.it/2006/febbraio/24/Raboni_rifiutato_tempesta_all_Einaudi_co_9_060224110.shtml
    ma io penso sia una questione più politica che altro.
    – voi credete che con Belpoliti… non so che credete, so che Belpoliti ha detto:
    “Dopo aver ascoltato con attenzione, Franco mi ha detto chiaramente che non poteva pubblicare un libro sul proprietario della casa editrice (l’Einaudi fa parte del gruppo Mondadori) senza aver letto il testo»” e che allora è venuta meno la fiducia (peccato, non possiamo sapere se glielo avrebbe rifiutato o no, magari dicendo che era debole) mentre Guanda ha accettato subito senza leggere.
    Volete anche qui dirmi che sia irrilevante che la proprietà sia B?
    – Io dico che questi 3 casi non sono stati pubblicati perchè criticavano la proprietà, non per paura di querele. Bollati ha pubblicato Saramgo, perché solo Einaudi dovrebbe aver paura di querele? Non potete non notare il fatto che le critiche di Saramago e Raboni erano rivolte a B, e che sono stati guarda caso rifiutati, né che Belpoliti per essere FORSE accettato avrebbe dovuto aspettare una lettura minuziosa perchè nel suo libro si parlava, per dichiarazione stessa di Einaudi, del suo proprietario.
    -Io dico che Travaglio non ci pensa neanche di spedire certi sui libri a Mondadori perché già è stato querelato una infinità di volte da B & Co, e quindi sa già che non verrebbe pubblicato. Però ci sono case editrici piccole che lo pubblicano, e che a volte buscano querele. Cosa dobbiamo concludere, che Einaudi è la casa editrice più paurosa di prendere querele e che è solo un caso che questa forte paura sia verso B?
    Io chiederei a WM2 se possiamo provare a contattare Travaglio, e chiedergli se l’ha offerto a Mondadori il suo libro, e se non l’ha fatto perchè.
    – Infine, per me il berlusconismo è sì l’epifenomeno della società dei consumi ecc. ecc., ma il problema è sia il berlusconismo sia B. Vale a dire: in Einaudi è possibile con più facilità criticare il berlusconismo senza citare B, partendo dalla critica al capitalismo ecc, che criticare B, partendo dalla sua vita. E’ più facile criticare l’humus del berlusconismo perchè la critica a B. è solo implicita, e ha poco effetto mediatico. Mentre criticare B, parlando della sua vita, dei suoi loschi traffici ecc. è più difficile perchè avrebbe più effetto mediatico e quindi politico.
    Buona giornata

  97. @ Lorenz,

    apprezzo abbastanza il cambio di tono. Io lascio il mio commento, probabilmente l’ultimo, poi lascio il campo a WM2.

    Ben lungi dal definire “irrilevante” il problema della proprietà, ce lo siamo posti con forza e ne abbiamo sempre parlato come di una contraddizione stridente (vedasi già gli Appunti 2004). Anziché rimuoverlo, lo abbiamo sempre preso di petto.

    Abbiamo definito l’Einaudi non un luogo dove tutto va bene bensì un “campo di battaglia”. Non è un’espressione che si scelga a caso: è in corso una guerra. Lì dentro c’è chi combatte ogni giorno per difendere degli spazi, per difendere il proprio lavoro. E noi, finché sarà possibile, vogliamo continuare a dare un contributo. Come diceva sopra Wu Ming 4, non vogliamo buttare a mare dieci anni di lavoro, di conquiste, di autonomia estesa con ogni libro.

    Noi conosciamo la casa editrice, da anni la viviamo nella sua complessità (benché a relativa distanza), conosciamo le pressioni che vengono fatte e subite, conosciamo i conflitti interni, i contrasti, le difficoltà, sappiamo quali errori vengono commessi e perché, sappiamo quali tendenze intervengono a compensare alcuni di questi errori, abbiamo un’idea di massima ma abbastanza buona dei “paletti” e degli sconfinamenti. Le cose non sono semplici come vengono descritte. La casa editrice non è riassunta nei tre episodi che citi, ogni verità ne può trovare di fronte un’altra che, se non la smentisce, almeno la rende relativa.

    Ad esempio, noi Berlusconi lo abbiamo nominato eccome e lo nominiamo, nel libro Giap! vai a vedere cosa si dice. La nostra attività è pubblica e nota, e su questa destra e il suo leader dichiariamo da sempre cose durissime, anche violente. Sappiamo per certo che dentro il gruppo sono state prese posizioni “liquidatorie” nei nostri confronti, da parte di quadri importanti, ad esempio nei giorni in cui difendevamo Cesare Battisti… Eppure l’Einaudi non ha mai esercitato alcuna pressione, non si è mai fatta latrice di alcuna ritorsione. Per noi questo vuol dire qualcosa. Solidarietà a Saramago, a Belpoliti, al defunto Raboni, però anche solidarietà a chi in questi anni ci ha difesi, incoraggiati, aiutati.

    Altri autori che pubblicano nel gruppo Mondadori hanno nominato il premier, infatti Berlusconi è il titolo di un libro di Paul Ginsborg pubblicato da Einaudi e ancora in catalogo, un libro durissimo (durissimo nella sostanza, inappuntabile). Sì, può darsi che dentro la casa editrice oggi (2010) qualcuno avrebbe più remore nel pubblicare un libro come quello di Ginsborg, che è nel 2003. Ma questo per noi vuol dire che dentro la casa editrice va fatta più resistenza, non meno. Se poi non si riuscirà, e se le condizioni cambieranno, lo abbiamo detto: uscire dall’Einaudi non è un tabù. Solo che le condizioni attuali non ci spingono a farlo. Per dire, io non sono nemmeno d’accordo sul fatto che, se l’Einaudi avesse rifiutato un libro a Travaglio, dovremmo andarcene noi. Capisco l’iperbole del mio compadre, ma non può essere un’opzione strategica, perché è un terreno troppo scivoloso: a rigore, un editore ha l’insindacabile diritto di non accettare un libro che gli viene offerto.

    [E guarda che il gruppo Mondadori di porcate ne fa innumerevoli, anche più gravi del non voler pubblicare il libro a Belpoliti. Lo hai visto il libraccio di Berlusconi sull’amore che vince sempre? Ed è solo la punta dell’iceberg. Però, ecco, lì dentro non c’è un solo iceberg.]

  98. @lorenz: il tuo riassunto su affinità e divergenze mi sembra corretto, e ti ringrazio. Dimentichi solo una cosa: la questione del boicottare la Coca Cola vs una casa editrice “generalista”. Molti commentatori hanno fatto notare la differenza, e non mi pare una questione da poco.

    Poi bisogna riflettere sulla questione della proprietà. Io credo che *qualunque* casa editrice non pubblicherebbe un libro *contro* il suo proprietario. Da un certo punto di vista, se mi passi l’iperbole, mi pare che Mondadori-Einaudi pubblichi più libri quantomeno *contrari* alla famiglia proprietaria, rispetto a Feltrinelli, che invece ha una linea editoriale più chiara, più netta, più fedele alla famiglia del fondatore.

    Ora però il padrone di Mondadori-Einaudi è pure un politico, un primo ministro, e criticarlo non è un fatto personale o biografico: è un fatto politico. Questa è una delle contraddizioni fondamentali di quella casa editrice, e va ritorta contro la proprietà. Ovvero: mentre è normale che Fanucci non pubblichi un libro contro suo padre – per ragioni diciamo biografiche – è chiaro che Mondadori, rifiutando un testo *contro* B. non fa una scelta banale, scontata, ma fa anche una scelta politica.

    Il tuo appello, allora, non andrebbe rivolto a noialtri, che stiamo dentro Mondadori e cerchiamo di mantenere la posizione, di allargare spazi di resistenza (così come non ce ne andiamo dall’Italia, anche se il Paese, come diceva Guzzanti, non è né di destra né di sinistra, è di Berlusconi.)

    Il tuo appello andrebbe rivolto a quanti scrivono libri contro B. perché d’ora in avanti li propongano sempre, in prima battuta, a Mandadori-Einaudi, in modo da acuire la contraddizione, da renderla evidentissima, dando conto ai lettori delle risposte che hanno ricevuto.

    A mio parere questa, come strategia di comunicazione *contro* Berlusconi sarebbe molto più efficace di qualunque abbandono di massa da parte di noi scrittori.

  99. Vi rispondo, e poi lascio a voi concludere.

    1) Mi fa piacere sapere che non siete insensibili al discorso sulla proprietà e che dentro il gruppo sono state prese posizioni “liquidatorie” nei vostri confronti, da parte di quadri importanti, ad esempio nei giorni in cui difendevate Cesare Battisti (io non so se l’avrei difeso, ho le idee confuse sulla faccenda). Mi fa piacere anche leggere che secondo voi può darsi che dentro la casa editrice oggi (2010) qualcuno avrebbe più remore nel pubblicare un libro come quello di Ginsborg, che è del 2003.

    2) “Un editore ha l’insindacabile diritto di non accettare un libro che gli viene offerto.” Giustissimo. E infatti io su NI più volte ho scritto che nella questione Saramago-Einaudi io me la prendo con Saramago, perchè è eticamente contraddittorio scrivere un libro dando del delinquente a B e pretendere di essere pubblicato da B.
    Quindi ogni editore ha il diritto di non pubblicare offese se non calunnie verso se stesso. Ma il punto è che noi vogliamo fare la guerra al regime di B, non alla famiglia Feltrinelli, e questo per il semplice motivo che fare la guerra a B. non è una questione privata, una faida personale, è fare l’interesse pubblico, l’interesse del paese (almeno per come la vediamo noi – posso dire “noi”?).

    3) Boicottare la Coca Cola e una casa editrice “generalista”. Molti commentatori hanno fatto notare la differenza, e non vi pare una questione da poco. La differenza secondo me non sta tanto nel prodotto boicottato, sta nel fine. Il boicottaggio della Coca Cola vuole primariamente arrivare a far cambiare le politiche della Coca Cola company. Non si boicotta la Coca Cola in sé. Si può dir lo stesso per il boicottaggio contro Israele. Il boicottaggio di Mondadori/Einaudi invece – PER COME LO VEDO IO – non vorrebbe tanto far cambiare le politiche editoriali del gruppo (che so, pubblicare più libri contro B). Al contrario, vorrebbe
    – marginalmente danneggiare economicamente il gruppo, perchè uno scopo politico della battaglia al regime dovrebbe essere quello di danneggiare le aziende di chi ha conflitti di interesse. Ma questo MARGINALMENTE: sia a livello politico sia a livello economico l’effetto per il regime sarebbe minimo. Cmq, di fronte alla mia proposta dell’uscita in blocco dall’Einaudi, tempo fa la Janeczek mi rispose che l’Einaudi ne sarebbe gravemente danneggiata.
    – primariamente essere strumento per incidere sulla classe politica. Vorrebbe cioè essere solo l’inizio di un’offensiva mediatico-economico-politica di non collaborazione e boicottaggio non solo dell’impero berlusconiano ma delle politiche di governo. Sull’impero di B.: i politici, in attesa di far la legge sul conflitto di interessi, dovrebbero studiare cosa fare sulle presenze in tv. Io non sono per l’abbandono del campo, se non in misura ristretta a certi programmi Mediaset (credo che nel lungo periodo possa dar frutti). Sono per far guerra al potere televisivo. Come ho già detto, Porta a Porta come terza camera del Parlamento, non può essere tollerato. I politici dovrebbero porsi come obiettivo quello di farlo chiuedere o di farlo condurre per metà a Vespa e per metà a un giornalista di sinistra. Come? Facendo gli ospiti ingrati: impedendo letteralmente il normale svolgersi della trasmissione depistandone i discorsi, accusando e polemizzando con Vespa in quanto sodale di B. ecc. Nel far questo conta molto lo stile (si deve incazzare Vespa non il provocatore ecc.).
    Oppure: in regime di par condicio, se non c’è uno di sinistra non ci può essere uno di destra: questa è un’altra occasione per boicottare. Occorrerebbe studiare bene cosa fare con le tv, caso per caso.
    Comunque, ripeto: l’obiettivo finale è l’agire sul mondo dei giornalisti e della politica di opposizione, è questo che a me interessa. Ne riparlo sotto.

    Per le differenze relative al prodotto boicottato: son d’accordo che un libro valga di più di una lattina. Occorre trovare un compromesso. Io studierei il modo per boicottare solo certi autori, certe collane, certi marchi, non tutto il catalogo.

    4) A chi rivolgere il mio appello.
    “Il tuo appello andrebbe rivolto a quanti scrivono libri contro B. perché d’ora in avanti li propongano sempre, in prima battuta, a Mandadori-Einaudi, in modo da acuire la contraddizione, da renderla evidentissima, dando conto ai lettori delle risposte che hanno ricevuto.”
    Che facciamo, proviamo a contattare Travaglio? Voi potete?

    Su questo punto io posso seguirvi, solo che a me non sembra alternativo alla strategia del boicottaggio, sembra anzi un buon prologo.
    Una volta capiti quali sono i limiti oltre i quali scatta il rifiuto della pubblicazione, è ottima l’idea di mandare libri contro B. a Mondadori/Einaudi con lo scopo di farseli rifiutare.
    Ma dopo, che si fa di questo effetto mediatico?
    Se non tocchiamo giornalisti e politici, lo sprechiamo.
    Questa tattica è invece sfruttabile se poi si punta all’uscita in blocco degli autori di sinistra da Mondadori/Einaudi.
    Altro effetto mediatico, ancor più potente.
    Ma l’uscita da Mondadori/Einaudi, e la proposta del boicottaggio ai lettori, in sé, cercate di capirmi, mi interessa ben poco, come fine ha un valore minimo; ha invece grande valore strumentale per riuscire a toccare la sfera politica.
    Lo dico in altri termini: a me interessa l’opposizione al regime, quell’opposizione che la classe politica e giornalistica non è in grado di fare. E allora mi appello a voi scrittori, a voi intellettuali che avete voce. Vi dico di uscire da Einaudi in blocco dichiarando che accetterete contratti meno remunerativi (nel senso che non ci guadagnerete, non nel senso che farete la fame) perchè senza questi presupposti non potreste lanciare il boicottaggio, lanciare un appello ai cittadini e un altro appello/ricatto ai politici per chiedere loro il boicottaggio televisivo, la non collaborazione con tutte le aziende di B, la… guerra di resistenza al regime, insomma. O meglio, potreste lanciarlo anche standoci dentro, ma sono certo che perderebbe quasi tutta la sua efficacia, perché farebbe meno effetto all’opinione pubblica e ai cittadini la vostra scelta, sareste facilmente criticabili per la vostra contraddizione (proprio quella che voi stessi sbandierate), e accusati di non dare l’esempio, di restare in Mondadori per soldi, di chiedere 100 e non dare neanche 1 ecc.
    Ecco, non so se mi sono spiegato: se voi intellettuali aventi voce poteste unirvi e influire sulla classe politica in modo che lanci la sua guerra al regime anche restando in Mondadori/Einaudi, a me starebbe bene. Perchè la vostra contraddizione sarebbe trascurabile per l’interesse pubblico. Ma secondo me questo non è possibile, viste le logiche del sistema.
    Grazie della pazienza,
    Lorenzo Galbiati
    lorenz.news@tele2.it

  100. “Che facciamo, proviamo a contattare Travaglio? Voi potete?”

    Uuuuhhh, Lorenz, ma-don-na-san-ta! >:-(

    Abbi pazienza tu, ma a me sembra davvero di sognare: è fuori luogo – per non dire di peggio – questo improvviso “noi” che usi per includerci ( = armiamoci!) e che subito dopo diventa un “voi” ( = partite?).

    Ti abbiamo forse detto di considerarci della partita? No.
    (A parte il fatto che con Travaglio non abbiamo contatti.)

    Ti è stato detto testualmente che il tuo appello (che è appunto tuo, non nostro, perché noi stiamo combattendo un altro genere di battaglia) andrebbe rivolto ad altri. Non abbiamo mai detto che il tuo appello diventa nostro.

    Se il ragionamento di WM2 ti convince, bene, datti da fare.

    Non ci siamo offerti di portare avanti la tua campagna, perché – davvero grottesco ripeterlo dopo quattro giorni e 101 commenti – abbiamo già la nostra, descritta nei minimi particolari.

    Non sei cattivo, è che stai due volte in fissa: con B. e con noi.

    A titolo personale: per favore, basta.

  101. PS Se il mio usare “noi” e “voi” vi fa pensare che io creda voi siate sul punto di aderire al mio appello agli intellettuali, cercate di cambiare le mie frasi all’impersonale.
    Mentre per il caso Travaglio, se non era un’iperbole quanto scritto da WM2, si può (io, voi, noi) provare a contattarlo.

  102. Ho letto con interesse il post. Posso solo aggiungere un episodio, certamente marginale, di vita vissuta. Quando B. giunse al potere, mia madre decise, appunto, di boicottare le sue imprese, evitando di acquistare il “Giallo Mondadori”, TV Sorrisi e Canzoni, prodotti di vario genere. Per non parlare dell’embargo ai programmi delle reti Mediaset. Trattasi di comportamento consumeristico che, nonostante l’evidente insuccesso dei suoi fini, in parte continua. Tuttavia, re melius perpensa, ci siamo resi conto che estendere il boicottaggio non avrebbe senso: ovunque giri lo sguardo, c’è un’impresa di B. L’unico reale boicottaggio, sarebbe smettere di respirare, nella speranza che idrogeno e ossigeno non siano suoi.
    Il boicottaggio (che pure pratico, lo ripeto), secondo me, è un’ipotesi di condotta del tutto insufficiente e puerile.

  103. dopo cento e fischia commenti, non è semplice lasciare un commento particolarmente originale, specie se ci si trova d’accordo con quanto espresso nel post.
    posso solo contribuire con il primo pensiero suscitatomi dal polverone saviano-mondadori, iniziato dal botta e risposta su repubblica fino ai vostri appunti.
    primo pensiero che tuttavia rimane a distanza di giorni come sunto della faccenda.
    ossia che gomorra non è stata desavianizzata.
    anzi.
    più si parla di saviano e più si sposta l’attenzione via da gomorra.
    e lo avete ribadito voi, qua e in altre sedi, in maniera molto più efficace di quanto sappia fare io.

  104. […] si possono certamente combattere dall’interno (vedi per esempio la recente questione di Saviano con la Mondadori), quello che deve essere chiaro però è che queste battaglie ci saranno inevitabilmente (e […]

  105. […] WM,”Saviano libero. Appunti sulla contraddizione Mondadori” (finora, è il post su Giap che ha avuto più commenti) […]