John Howe e Wu Ming 4 a Milano

The-Dark-Tower

Giovedì 18 febbraio, alle ore 17:00, presso il Laboratorio Formentini per l’editoria, a Milano, Wu Ming 4 parteciperà all’incontro pubblico con John Howe organizzato da Mimaster Illustrazione.

[aperto, ma solo su prenotazione all’indirizzo: officinebv@mimasterillustrazione.com]

L’incontro avviene in coincidenza con il workshop che Howe terrà dal 17 al 19 febbraio per Mimaster Illustrazione, con un programma che fa rimpiangere di non saper disegnare. La bibliografia di classici fantasy e di fantascienza da cui scegliere il personaggio da illustrare è davvero bella (c’è anche un italiano: Valerio Evangelisti con il suo Eymerich).

Watchful-peace_zoomL’eccezionalità dell’occasione mette in secondo piano il fatto che il contesto e la location siano un po’ ingessati rispetto ai nostri standard. Non capita tutti i giorni di discutere di immaginario tolkieniano con uno di coloro che più di tutti, oltre a interpretarlo magistralmente, hanno contribuito a diffonderlo e farlo conoscere. Nell’ambito dell’illustrazione fantasy Howe è uno degli autori più noti al mondo. Insieme ad Alan Lee è stato il concept designer dei film di Peter Jackson tratti dai romanzi di Tolkien. La Terra di Mezzo che si è vista sul grande schermo è in gran parte la trasposizione cinematografica delle sue illustrazioni. Basta dare un’occhiata al suo portfolio per riconoscere subito luoghi come Casa Baggins, Orthanc, Barad-dûr, Minas Tirith, e personaggi come Gandalf, i Nazgûl, Shelob, Barbalbero, divenuti familiari a chiunque abbia visto i film di Jackson.

Insomma, si spera di vederne e di sentirne delle belle.

Qui l’articolo dedicato all’evento sul sito dell’AisT.

 

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L’incredibile storia di #Foibe, uno dei più grandi kolossal mai girati (appunto, mai girati). Una bufala da #GiornodelRicordo

Una scena del film Foibe, co-produzione Italia/USA, 2013. In una delle sequenze più rigorose dal punto di vista storiografico, il maresciallo Tito - magistralmente interpretato da Alessandro Haber - dà personalmente l'ordine di gettare diecimila italiani nella foiba di Basovizza.


di Nicoletta Bourbaki (*)

E così, di nuovo, e ormai con una certa stanchezza, arriva il 10 Febbraio. Il Cuore nel pozzo sarà trasmesso per l’undicesima volta su Rai74, vedremo pubblicata la foto della fucilazione di Dane su diversi siti e giornali e sentiremo le boutades di qualche associazione di esuli. Immancabili le interviste a Cristicchi.

Raccontare la storia al grande pubblico non è mai facile, soprattutto se si tratta di vicende complesse. Più parti se ne occultano, più il quadro risulta incomprensibile. Ma solo aggiungendo l’arroganza di un forte movente politico e una regia mediocre si è potuti arrivare a quello che è il discorso sulle foibe in Italia.

Nonostante l’impegno, l’entusiasmo, i finanziamenti e il consenso bipartisan il Giorno del ricordo è “andato storto”, a partire dalla data scelta.
Non certo per mancanza di alternative, la ricorrenza è stata fissata nell’anniversario della ratifica del Trattato di Pace di Parigi, 10 febbraio 1947, data in cui l’Italia – sconfitta nella guerra che aveva combattuto al fianco di Hitler – si impegnava a restituire tutte le colonie e buona parte dei territori annessi in Istria e Dalmazia.
Per molti italiani un giorno infausto, che li ha trasformati in vittime di un’ingiustizia.

Far coincidere proprio quella data con una narrazione che descrive «gli Italiani» unicamente come vittime significa omettere tutto quel che accadde prima. Ma la realtà non si lascia omettere così facilmente. E così, la caratteristica saliente, la costante del parlar di foibe in Italia è la sfiga, la mosca nella minestra che rovina il pasto quando hai già il cucchiaio in bocca. Prosegui la lettura ›

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L’#Invisibileovunque: le date di febbraio + nuove recensioni, podcast, interviste

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Mappa della “Finta Parigi” progettata nel 1918 per ingannare l’aviazione tedesca

Come avevamo annunciato, il tour di presentazioni de L’invisibile ovunque contempla poco meno di trenta incontri, già tutti fissati: in fondo al post, trovate i sei previsti per febbraio (Pesaro, Parma, Verona, Pistoia, Torino, Cremona). Tra un paio di settimane, uscirà Schegge di shrapnel, il disco del Wu Ming Contingent collegato al libro, per i solchi della Woodworm label di Arezzo. Ci sono già concerti fissati, da Roma a Solothurn (CH), da marzo a maggio, ma è ancora possibile fissare qualche live, soprattutto nel periodo estivo. Chi fosse interessato può scriverci direttamente oppure contattare l’agenzia Locusta, che ci aiuta nell’organizzazione.
Nonostante la nostra presenza on the road sia più limitata del solito, in Rete continuano a uscire recensioni, commenti e oggetti critici non-identificati, come quello che apre la rassegna qui sotto.
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Resistenze in Cirenaica: le immagini di una serata memorabile, grazie a tutt*

Vag61, 22 gennaio 2016

Vag61, Cirenaica, Bologna. Sera del 22 gennaio 2016. Sullo schermo, il partigiano libico Omar al-Mukhtar. Creolizzare le resistenze. Clicca sulla foto per aprire la galleria di immagini. Clicca qui per ordinare il libro Resistenze in Cirenaica.

L’altra sera eravamo in tanti.
Abbiamo parlato delle guerre e resistenze di ieri e di della guerra che stiamo per fare oggi, l’ennesima guerra di Libia.
Abbiamo discusso, narrato, suonato, cantato, mangiato, bevuto. Qualcuno ha anche pianto.
Cinque ore insieme, senza che mai calasse l’attenzione. Erano rappresentate tutte le generazioni, dai 7 anni in su.
Abbiamo persino convinto le persone a non fumare dentro il centro sociale!

“Rubiamo” e vi proponiamo alcune delle tante parole ricevute via email e social network in queste ore. Prosegui la lettura ›

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Verso una nuova guerra dell’Italia in #Libia? Ricordiamo cosa abbiamo fatto in quel paese.

Un cartello di via Libia

Uno dei quindici cartelli “ritoccati” nottetempo in via Libia, Bologna. Foto di Michele Lapini.

Due sere fa, poco prima di mezzanotte, ignoti ci riferivano che anonimi, muovendosi lesti per il rione Cirenaica di Bologna, avevano approfittato delle tenebre per affiggere alle targhe di via Libia la dicitura «LUOGO DI CRIMINI DEL COLONIALISMO ITALIANO». Siamo andati a vedere e, sì, era proprio così.

Nel settembre scorso la medesima via, l’ultima del quartiere a mantenere un nome coloniale, era stata reintitolata alla partigiana croato-Bolognese Vinka Kitarovic.

Qualche anno fa, un altro commando notturno aveva intitolato al criminale di guerra fascista Rodolfo Graziani gli ultimi sette vespasiani rimasti in città.

Non si tratta “solo” di memoria storica: quest’ultima azione simbolica non potrebbe essere più puntuale. Il tempismo è tutto. Stando alle ultime dichiarazioni della ministra Roberta Pinotti, è molto probabile che l’Italia prenda parte a un nuovo intervento militare in Libia. Prosegui la lettura ›

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#AlPalodellamorte. Presentazione a #EscNonSiTocca con reading di Elio Germano

Al Palo della morte

Il libro di Giuliano Santoro Al palo della morte – uscito da poco nella collana Quinto Tipo diretta da Wu Ming 1 per le Edizioni Alegre – sta riempiendo le sale dove viene presentato e aprendo discussioni sui vari argomenti che mette in reazione: Roma e la sua storia recente, le trasformazioni delle nostre città, come immaginiamo i migranti, il cosiddetto «degrado» e il cosiddetto «decoro».

Al palo della morte è un’inchiesta lirica; è il diario in terza persona di una dérive psicogeografica con punto di partenza Tor Pignattara; è la storia di un omicidio, quello del giovane Shahzad Khan, picchiato a morte una sera di settembre in via Pavoni.  

Lo scorso 15 gennaio, Giuliano ha presentato il libro nella stanza dei genitori della scuola elementare «Carlo Pisacane» di Tor Pignattara, forse la più multietnica d’Italia, frequente bersaglio degli strali fascisti e leghisti. Nella primavera 2014 Mario Borghezio si presentò davanti al portone col megafono e fu cacciato via dalle mamme, con ignominia. C’è pure il video, guardate. Prosegui la lettura ›

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Il razzismo italiano e i fantasmi del deserto, ovvero: 20 sfondoni di Maurizio Molinari (e una nota su Dacia Maraini)

Maurizio Molinari alla presentazione del suo libro che si dice sia frutto di un copia e incolla

A destra, Molinari. E a destra anche gli altri.

Non possiamo cadere dalle nuvole parlando de La Stampa, giornale del potere FIAT non a caso soprannominato «La Busiarda».

Non possiamo cadere dalle nuvole parlando di un quotidiano che annovera tra le sue firme di punta – per fare un solo esempio – uno del calibro di Massimo Numa, già condannato per diffamazione, più volte apparso in resoconti di vicende poco chiare e sempre coperto dal direttore uscente Mario Calabresi, il quale si è rifiutato di fornire chiarimenti. Lo stesso Calabresi che in questi giorni si sta insediando a Repubblica.

Non possiamo cadere dalle nuvole, e nemmeno isolare La Stampa dall’andazzo generale dei giornali e di tutti i media mainstream italiani. Lo squallore e il servilismo sono dappertutto.
Tuttavia, è importante segnalare passaggi di fase, salti di qualità, ulteriori salti in basso e spostamenti a destra.

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Un inverno di Resistenze in Cirenaica. #Bologna, 22 gennaio 2016

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[Quella che state per leggere è l’introduzione al libro Resistenze in Cirenaica, autoproduzioni Senza Blackjack, Bologna 2016. Qui potete vedere la copertina (pdf) – la grafica è un détournement di Medusa, un’antica collana Mondadori.
Il titolo, che inaugura la serie «I quaderni di Cirene», verrà presentato il 22 gennaio al Vag61 di Bologna, durante la prima delle serate invernali di Resistenze in Cirenaica. Chi è interessato ad avere o distribuire il libro può contattare Resistenze in Cirenaica, per il momento via FB, più avanti anche per altri canali.
Il secondo appuntamento del 2016 – segnatevi anche questa data – sarà il 19 febbraio. Nel rione Cirenaica di Bologna, mentre il Paese affoga nel pus della xenofobia e direttori di giornali vomitano testi intrisi di ignoranza e odio – pappagallesche ripetizioni della propaganda coloniale fascista – noi esponiamo i panni sporchi della storia rimossa e del razzismo italiano.]

«È falso che si possa difendere la libertà qui imponendo la schiavitù altrove.»
Benjamin Péret, Liberté est un mot vietnamien, 1947

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L’#Invisibileovunque e le sue sfide. Rassegna di pareri e invito alla discussione (spoiler libero)

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Sembra che l’esperimento proceda bene. Le reazioni sono positive, variegate e illuminanti.
Una delle migliori recensioni de L’Invisibile ovunque è apparsa sulla rivista on line La Ricerca. La firma Claudia Mizzotti, insegnante del liceo Messedaglia di Verona, ed è – per l’appunto – rivolta al mondo della scuola. Oltre a linkarla, ne riportiamo uno stralcio significativo.

«Quarto è un mockumentary, un saggio in cui eventi fittizi sono presentati come reali: il pittore surrealista Francesco Bonamore non è mai esistito. Wu Ming dichiara di essersi ispirato a certi racconti di Borges, di aver preso spunto da La letteratura nazista in America di Bolaño […] Anche nel romanzo L’Armata dei Sonnambuli, come si evince dai Titoli di coda, gli autori hanno mescolato ad arte fonti d’archivio reali e inesistenti per congegnare il loro intreccio e lanciare una sfida ai lettori, così da renderli guardinghi e attivi nella fruizione del testo in una forma feconda di transmedialità della letteratura che invita il pubblico ad entrare nel gioco. La ricerca infruttuosa di tracce in rete della biografia di Bonamore, delle immagini delle sue tele surrealiste Soldati nella neve e L’albero in fiore, dei saggi critici a lui dedicati e citati nel racconto, costituisce la “prova del nove” a cui Wu Ming affida il disvelamento della beffa. Sarà un’esperienza istruttiva per gli studenti assistere a un esperimento che evidenzia le debolezze del sistema mediatico in cui siamo immersi, nella quale è fin troppo facile credere alle storie, alle notizie e alle informazioni che entità subdole quanto anonime (non sempre anonime, in verità) confezionano e diffondono per scopi non sempre filantropici, per usare un eufemismo. Prosegui la lettura ›

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Non torneranno i prati. La Guerra dei Cent’anni da #100anniaNordest a «Resistenze in Cirenaica»

Consegna delle ceneri

Lo abbiamo detto in molte salse fin da quando è iniziato il centenario. Lo ha detto Wu Ming 1 scrivendo e presentando Cent’anni a Nordest, lo abbiamo sviscerato in discussioni – Daesh, le nostre città, la guerra dei cent’anni – e interviste – I nodi irrisolti del Nordest – e lo abbiamo detto presentando L’Invisibile ovunque. La Grande guerra è adesso. Quel conflitto è ancora in corso, e non solo “sottotraccia”. È conflitto aperto, perché le vecchie contraddizioni, quelle del 1919, sono riesplose.

Per capire le guerre che si stanno combattendo ai bordi dell’Europa e dentro l’Europa – Siria, Iraq, Nord Kurdistan, Ucraina – serve la longue durée, la lunga gittata dello sguardo. Serve la storia. E servono, come abbiamo detto migliaia di volte, sguardi obliqui, approcci laterali e “cubisti”, che scompongano la visione frontale imposta dal mainstream. Prosegui la lettura ›

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