Il Piccolo Regno e il #LibraioInValigia

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Ieri, 21 luglio, è stata la giornata di un Libraio in Valigia, iniziativa nella quale i librai italiani hanno consigliato letture da portarsi in vacanza. L’abbiamo detto un sacco di volte, ma ripetere le cose giova sempre: in un paese nel quale l’analfabetisimo di andata e ritorno è una piaga endemica e i bookstore di catena sono ormai sempre più simili agli autogrill, i librai indipendenti sono un bene prezioso. Sono equiparabili a partigiani della cultura che resistono contro ogni avversità dei tempi. Persone che ancora lavorano con i libri per mestiere, convinte che la loro sia una professione basata sulle relazioni, sulla lettura, sull’approfondimento, sul consiglio e quindi sulla fiducia. Grazie a gente così, che mette in rete il proprio sapere e la propria passione, è possibile ad esempio che anche operazioni editoriali minori, ai limiti dell’invisibilità, riescano a trovare lettori, o che libri mai inquadrati o filati dai mass media si facciano strada parallelamente al mainstream delle classifiche.

E’ il caso, ad esempio, de Il Piccolo Regno, che pur pubblicato da un grosso editore ha totalizzato la bellezza di un solo passaggio sulla stampa (una stroncatura su Il Mattino di Napoli), un solo passaggio radiofonico nazionale (Fahrenheit su RadioRai3) e appena tre presentazioni riuscite (a fronte di due bucate… dal pubblico). In compenso ha raccolto svariate recensioni di lettori in giro per la rete, molto articolate e anche lusinghiere, che abbiamo segnalato qui su Giap. Prosegui la lettura ›

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L’ombra del guerriero. Guerra e antimilitarismo nella Terra di Mezzo

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Presentiamo qui l’audio dell’intervento di Wu Ming 4 in apertura del convegno tolkieniano tenutosi a Verona il 20-21 maggio scorsi, a cura dell’AIST, La Generazione Perduta: miti che nascono dalla Grande Guerra. J.R.R. Tolkien, C.S. Lewis e l’esperienza degli autori inglesi nel primo conflitto mondiale.

L’intervento dura circa cinquanta minuti e si intitola L’ombra del guerriero – guerra e antimilitarismo nella Terra di Mezzo:

L’intervento dura circa cinquanta minuti

Questo è l’indice:

– 00:00. “This is war. This is what Homer wrote about”: il grande revival del mito durante la Prima guerra mondiale e gli intellettuali in trincea.
– 07:07. Guerra di Troia e Grande Guerra: archetipo epico vs esperienza contemporanea (fordismo, alienazione, estraniamento).
– 12:34. L’autore come poeta epico e come reduce: non pacifismo, ma problematizzazione della guerra e dell’eroismo.
– 20:06. Faramir: eroismo epico vs eroismo antiepico; guerra di fronteggiamento vs guerriglia boschiva; guerra antica vs guerra contemporanea; “gloria marziale” vs “vera gloria”.
– 28:20. Il discorso di Faramir: guerra come necessità difensiva vs guerra come fucina di gloria; ripercussione sociale e culturale della guerra: militarismo.
[- 35:58] Implicita confutazione della pseudo-tesi del dumezilismo di Tolkien.
– 37:59. La liberazione della Contea e la battaglia di Lungacque: insurrezione di popolo e guerra di popolo.
– 43:40. Riflessione narrativa su violenza vs non violenza: principi morali cristiani di Frodo (“Non uccidere”) vs pragmatismo di Merry e Cotton (uccidere per non essere uccisi); sintesi: minima violenza necessaria e minimo controllo sociale necessario da parte del potere costituito.

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N.B. Sono stati da poco pubblicati gli atti del convegno tolkieniano tenutosi all’università di Trento nel maggio 2015: All’ombra del Signore degli Anelli – Le opere minori di J.R.R.Tolkien (Del Miglio Editore, Verona, € 18), con interventi di R. Arduini, M. Atherton, F. Di Biasio, A. Fambrini, F. Ferrari, L. Gammarelli, S. Giorgianni, T. Honegger, T. Shippey, C.A. Testi, Wu Ming 4. A cura di Stefano Giorgianni. Si tratta dell’unica monografia sulle opere minori tolkieniane pubblicata in Italia. All’interno si trova il testo dell’intervento di Wu Ming 4 del quale avevamo già messo l’audio qui su Giap; ma vanno segnalati soprattutto gli interventi del prof. Mark Atherton (Università di Oxford) su La Caduta di Artù, e del prof. Thomas Honegger (Università Friedrich-Schiller Jena) su Sellic Spell.

Oh, che bella guerra! Speciale su «L’invisibile ovunque» e i suoi fratelli

Due lavoratrici della National Shell Filling Factory No.6 a Chillwell, Nottinghamshire nel 1917

A tre mesi esatti dall’ultimo speciale congiunto, torniamo a proporvi recensioni, ascolti e interviste relativi al nostro Tridente del Centenario (L’invisibile ovunque, Cent’anni a Nord-Est e Schegge di Shrapnel). Cogliamo anche l’occasione per anticipare un dato dell’Operazione Glasnost 2016: nei sei mesi tra l’uscita (novembre 2015) e il 31 maggio 2016, L’invisibile ovunque ha venduto 33.848 copie (dove per venduto si intende il saldo tra copie distribuite/rese nel periodo). Grazie a tutti i lettori che lo hanno comprato, recensito, suggerito, regalato, diffuso e ai librai che lo hanno consigliato e promosso.

Qui sotto, partiamo volentieri da un testo che va oltre l’incrocio tra le nostre narrazioni e suggerisce rimandi tra L’invisibile ovunque e PCSP (Piccola Controstoria popolare) di Alberto Prunetti.
A seguire, Enrico Manera su DoppioZero, Wu Ming 4 intervistato dal Corriere di Romagna, l’audio delle presentazioni di Cattolica e Venezia, Giovanni Pietrangeli recensisce Cent’anni a Nord-Est e la prossima data del Wu Ming Contingent.
Buona lettura e buon ascolto. Prosegui la lettura ›

Un’altra giornata (e un altro libro) di Resistenze in Cirenaica. Grazie a tutt*!

Resistenze in Cirenaica - il nuovo libro

Il n.2 dei «Quaderni di Cirene». Clicca per ordinarlo.

Domenica 26 giugno abbiamo di nuovo attraversato il rione Cirenaica raccontando storie di guerriglia e lasciando segni.

Dal Vag61 al giardino Lorenzo Giusti (ferroviere anarchico), passando per le corti delle case popolari di via Bentivogli, il «collettivo di collettivi» ha presentato il nuovo libro, accolto ospiti da altre città (Alberto Prunetti), riscoperto vite partigiane (biografie a cura di Wu Ming 2), indagato i misteri dell’ultima notte prima della Liberazione di Bologna (21 aprile 1945), mostrato i luoghi della clandestinità partigiana nel rione (la tipografia e il comando del CUMER in via Bengasi 2), suonato (grazie al Bhutan Clan, resident band del progetto), letto testi di Kai Zen, di Valerio Monteventi, di Giorgio Bassani (il suo racconto Una notte del ’43 contiene la più feroce disamina del conformismo italiano e dei luoghi comuni su cui si appoggia la banalizzazione / deresponsabilizzazione del fascismo) e del libico Rajab Bu-Huwayish.

Membro della resistenza anti-italiana agli ordini di Omar al-Mukhtar, Bu-Huwaysh fu catturato e internato nel campo di concentramento di el-Haqila, dove compose un poema famoso in tutto il Nordafrica ma mai tradotto in italiano… fino ad ora, perché ci ha pensato il “nostro” arabista Federico Pozzoli. Lo ha letto Wu Ming 1 accompagnato da Fabio Tricomi all’oud e Camilla Serpieri al daf (tamburo a cornice). Grazie a tutt*, anche ai non menzionati in queste striminzite righe, voi sapete chi siete!

(E un grazie particolare a Mariana E. Califano, perché senza di lei questo secondo libro non sarebbe uscito.)

In attesa delle voci e dei suoni, proponiamo alcune immagini della giornata.

P.S. Giovedì 30 giugno Resistenze in Cirenaica sarà in trasferta a Bolzano.

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Hobxit. Il tramonto dell’Unione e la voce di Saruman

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Lo showdown del progetto unionista europeo si è consumato nel giro di un anno, ai due estremi del continente. Da una parte il referendum greco contro il ricatto della Troika, disatteso dai suoi stessi ispiratori, i quali si sono condannati a diventare la propria nemesi. Dall’altra parte il referendum britannico, che invece si è consumato a freddo, senza spade di Damocle sulla testa. Da una parte un paese povero che non ha azzardato un’uscita a sinistra dall’UE; dall’altra parte un paese ricco che sceglie la via d’uscita a destra, al motto di «teniamo per noi il nostro welfare».

Si potrebbe chiosare: ecco a cosa ha portato la progressiva resa della sinistra storica alle logiche liberiste che sottostanno alla retorica dell’Unione. Ma trovare conferma ai pessimi presagi, per altro vecchi di vent’anni, non dà alcuna soddisfazione. Meglio allora rivolgersi alla letteratura, indulgendo nel vizio professionale, e al contempo rilevare un aspetto importante di quanto accaduto l’altro giorno in Gran Bretagna, anzi, specificamente in Inghilterra. Prosegui la lettura ›

Chi non ha futuro, non ha memoria. Grande Guerra, intruppamento dei ricordi e diserzioni necessarie

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[Questo è l’intervento che WM2 e WM4 hanno letto ieri sera al Festival LETTERATURE di Roma, nella suggestiva coreografia della basilica di Massenzio. Gli organizzatori del Festival ci avevano detto che forse sarebbe uscito su «un quotidiano nazionale», ma non sospettavamo che sarebbe stato L’Unità. Ieri ci telefona il nostro amico Ferdi Punyat e fa, col suo accento catalano (di Alghero): – Ma come, lo stesso giorno che su Giap pubblicate l’inchiesta sui rapporti tra renziani e Casapau, uscite su L’Unità?
Siamo andati a controllare ed era vero. Speriamo che il tempismo e la paradossale concomitanza abbiano portato qualche renziano a leggersi l’inchiesta e avere un travaso. Quanto al testo, lo pubblichiamo qui, nel posto che gli compete. WM]

Sul coperchio della scatola c’è una scritta bianca: Memory.
All’interno, un mazzo di carte. Uguali nel dorso, figure diverse sull’altra faccia. Forme, colori, paesaggi. Ogni disegno ha il suo doppio e il gioco è banale, lo conoscono tutti. Si stendono le carte coperte sul tavolo e a turno se ne girano due. Se sono identiche, le si aggiunge al proprio bottino e se ne scelgono altre due. Se sono diverse si passa la mano, dopo aver ricoperto le carte spaiate. Ripulito il piatto, vince chi ha raccolto più pariglie.
Di norma, intorno ai sette anni, le sfide a Memory perdono interesse, la scatola finisce a prendere polvere e la maggior parte dei bambini rimane al livello di mnemonista ingenuo, all’oscuro delle vere leggi del gioco. Prosegui la lettura ›

CasaP(oun)D. Rapporti con l’estrema destra nel ventre del partito renziano

L'uccello del malaugurio

Nell’inchiesta troverete anche quest’uccellaccio del malaugurio, e vedrete in quale contesto.

di Wu Ming e Nicoletta Bourbaki *

«Nel corpo sempre più virtuale del partito – che non ha più una teoria né una minimamente coerente visione del mondo oltre la mera difesa della propria funzione e dello stato delle cose – regnano la più assoluta spregiudicatezza, il peggior eclettismo e la schizofrenia. Se aggiungiamo che la scalata di Renzi ha attirato avventurieri da ogni dove, il risultato è che da dentro il PD giungono addirittura esternazioni chiaramente fasciste.»

Un’inchiesta collettiva portata avanti su Twitter e raccolta su Storify. Come il tentativo di costruire il Partito della Nazione sfondò ogni argine a destra e ancora più a destra.

Esempi dai territori: piddini che fanno iniziative con Casapound, fascisti ospitati in circoli del Pd, piddini e fascisti che si fanno i selfie assieme, Casapound che invita a votare Pd, dirigenti locali del Pd che si accusano a vicenda di avere pacchetti di voti neofascisti… Tutto vero!

C’è altro? Eccome se c’è! Leggere per credere.

Con una riflessione su cos’è (stato?) il renzismo, cosa ha cercato di essere il Pd, cosa ci rivelano simili «corrispondenze d’amorosi sensi».

 Buona lettura.

* Nicoletta Bourbaki è il nome usato da un gruppo di inchiesta su Wikipedia e le manipolazioni storiche in rete, formatosi nel 2012 durante una discussione su Giap. Con questa scelta, il gruppo omaggia Nicolas Bourbaki, collettivo di matematici attivo in Francia dal 1935 al 1983.

Tre progetti Fuorirotta. Da conoscere e sostenere.

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Nell’autunno di due anni fa, Matteo Calore, Simone Falso e Andrea Segre hanno viaggiato per tre settimane attraverso il Kazakistan occidentale, lungo le sponde del Mar Caspio, per indagare uno sviluppo economico basato sulle risorse del sottosuolo, legato a doppio filo con l’ENI e per certi versi simile al boom industriale degli anni Sessanta italiani.

Da quell’esplorazione sono nati un film, I sogni del Lago Salatoun travelogue on line e l’idea di promuovere altri percorsi fuorirotta, “in direzioni insolite, con mezzi non omologati, attraverso terre e storie non scontate”, per “sottolineare la centralità del viaggio come esperienza di conoscenza dell’altro, come contaminazione dei punti di vista e come apertura dei propri confini.” Prosegui la lettura ›

Piermar10. Arti e identità in movimento ricordando Piermario Ciani (1951 – 2006)

Piermar10 - Piermario Ciani

A Piermario Ciani / Luther Blissett / TRAX01 / Erica Moira Pini e tanti altri nomi, a quel fratello maggiore perduto, abbiamo dedicato più speciali, da prima che Giap diventasse un blog. L’ultimo – il più completo – è del 2011 e lo trovate qui.

Oggi segnaliamo che, finalmente, il labirintico archivio lasciato da Piermario è stato esplorato, mappato e presto verrà reso disponibile. Per offrire un’anteprima di questo tesoro foto/grafico, mail-artistico, editoriale ed epistolare, oltreché per avviare le iniziative legate al decennale della morte, domenica 12 giugno si terrà un evento a Sterpo di Bertiolo (Udine). Ci scusiamo con tutt* per lo stretto preavviso.

Qui sotto riportiamo il comunicato stampa di Gabriella Cecotti, responsabile del Progetto Integrato Cultura del Medio Friuli, e il programma completo dell’evento. Domani (sabato 11) su Pagina 99 uscirà un articolo approfondito di Ferruccio Giromini.

Il video, invece, mostra la Ciano Blu Machine, installazione sonora di Fabio Zigante e Gabriella Cecotti. Prosegui la lettura ›

Nel bosco dei paradossi. Note su Stig Dagerman, la politica e il mestiere che facciamo

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Nell’album-testamento inciso da David Bowie prima di volarsene per sempre in orbita con il Maggiore Tom, il brano che dà il titolo al disco, Black Star, si apre con una strofa criptica:

In the villa of Ormen, in the villa of Ormen
stands a solitary candle, ah-ah, ah-ah
In the centre of it all, in the centre of it all
Your eyes

Una candela brilla solitaria nella villa di Ormen. Ormen… chi era costui? Non costui, in effetti, perché Ormen non è un tale, ma, nella lingua svedese, un animale carico di simbologia: il serpente. All’indomani della morte di Bowie in effetti i fan si sono lanciati in una gara d’ipotesi esegetiche, in mezzo alla quale qualcuno ha fatto notare che Ormen è anche il titolo del romanzo d’esordio dello scrittore svedese Stig Dagerman, pubblicato nel 1945. In quel romanzo il serpente simboleggia la paura e l’angoscia di vivere che ti morde all’improvviso e ti paralizza. Prosegui la lettura ›