#Renziscappa. Debolezza, fughe e paura del confronto di un premier che diceva «la mia scorta è la gente»

Pusillanimità vista dall'alto: il #Renziscappa tour 2014.

Pusillanimità vista dall’alto: il #Renziscappa tour 2014. Il “picco dei pacchi” coincide con le proteste di piazza contro il Jobs Act. Dopo quel momento, ‘enzi ha smesso di prendere impegni che lo esponessero a Rischi di contatto col paese Reale.
Paese che magari si astiene dal voto perché privo di rappresentanza politica (si veda il “terremoto” alle ultime regionali in Emilia-Romagna, quando si parlò di un vero e proprio “sciopero del voto”), ma non disdegna di accogliere i premier a peRnacchie e veRdura maRcia. O comunque, ‘enzi ha paura che accada.
Nella fase in cui, contro il parere di quasi tutti i lavoratori dell’istruzione, il suo governo ha imposto la controriforma autoritaria e liberista della scuola, ‘enzi si è ben guardato dal farsi vedere se non in telepresenza o, nei casi in cui doveva per forza esserci, protetto da spesse mura di scudi e manganelli, costretto a uscire dalla gattaiola per salire di corsa sull’auto blu che partiva sgommando. «La mia scorta sarà la gente», dichiarava a inizio mandato. Se avessimo media mainstream meno leccaculi e scodinzolanti, questa situazione sarebbe chiara a tutti da almeno un anno.
Clicca per aprire e consultare la mappa interattiva. [WM]

di Christian Raimo
(con un commento/didascalia di Wu Ming)

Due giorni fa è stato annullato l’incontro che Matteo Renzi doveva tenere alla festa dell’Unità di Roma. Sul sito della festa dal pomeriggio si poteva leggere questo comunicato:

«Matteo Renzi ieri sera ha visitato a sorpresa la Festa dell’Unità di Roma, intrattenendosi a lungo con i volontari e i militanti tra gli stand.
Il previsto appuntamento di questa sera con il Segretario del PD, dunque, non si terrà.»

Il comunicato dava così per espletato il senso dell’incontro pubblico. Il 27 luglio Renzi aveva fatto un’improvvisata tra gli stand: ha detto un po’ di ciao, ha lanciato qualche battuta, ha giocato una partita a biliardino con il presidente del Pd Matteo Orfini e il sottosegretario Luca Lotti – come mostrato da varie foto ufficiali e meno. E la visita era andata. Prosegui la lettura ›

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Montagne contro la guerra. Depuriamo vette e crinali da nazionalismi, militarismi e memorie falsificate

«Nel corso di un secolo sulle vicende della mattanza che fu la Grande Guerra si è accumulato un enorme armamentario retorico […], narrazioni tossiche che in occasione degli anniversari tracimano nel discorso pubblico e strumentalmente vengono utilizzate per riplasmare gli eventi ai fini del presente. Uno dei fatti recenti che ci pare significativo e indicativo di questa onda retorica che tracima sono le bandiere tricolori esposte sugli edifici pubblici lo scorso 24 maggio, su indicazione di Palazzo Chigi, nella data di entrata in guerra dell’Italia nel 1915 […]
La guera granda rappresenta ancora oggi «l’agente patogeno primario» di processi di costruzioni d’identità artificiose quanto odiose per razzismo, identitarismo e revanscismo mai sopito […] Nell’anno delle celebrazioni per il centenario dell’inizio di una guerra, noi vogliamo ricordare gli ignari mandati al macello, i disertori e i fucilati per insubordinazione, il dolore, la disperazione e la fame di chi patì la guerra nelle trincee, ma anche lontano da queste, nelle case dalle dispense svuotate dall’economia di guerra. Indifferentemente dalla parte del confine in cui albergarono queste sofferenze […]
Lanciamo una proposta a chi segue il nostro blog, una campagna che provi a disinfettare parte di quelle montagne dalla cupa retorica della guera granda, seguendo l’esempio della spedizione molotov al Monte Učka del 1° marzo 2015

Prosegue (da qui al 1918) su Alpinismo Molotov →

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#100anniaNordEst: Fahrenheit, recensioni… e il «Ventre della Bestia Mini-Tour»!

In "Cent'anni a Nordest" passa tipo meteora anche lei, Adelina Putin (con l'accento sulla i).

In Cent’anni a Nordest passa tipo meteorite pure lei, Adelina Putin. Con l’accento sulla i.

[WM1] Domani – lunedì 20 luglio – alle ore 16 presenterò Cent’anni a Nordest con Loredana Lipperini a Fahrenheit, Radio 3. Streaming qui.
Approfitto della notizia e delle inevitabili risonanze con la cronaca nera degli ultimi giorni (nel senso di “camicia nera”, “brigate nere” ecc.) per aggiornare sulle vicissitudini del libro. Di seguito riporto alcune nuove recensioni e due commenti molto interessanti, oltre a comunicare le date di quello che potremmo chiamare il Ventre della Bestia Mini-Tour (agosto – novembre 2015). Prosegui la lettura ›

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«We Are Strong if You Are Here»: un mese di presidio a #Ventimiglia

Clicca per ingrandire.

[Dalle scogliere sul confine nordorientale a quelle del confine nordoccidentale. Da Trieste a Ventimiglia, due storie di migrazione, fantasmi e razzismo. Ma in questo caso, anche di lotta e solidarietà. Buona lettura. WM]

Testo di plv, foto di Michele Lapini.

(Si ringraziano Diletta, Francesca, Gionna e Ste per la collaborazione.)

Questo post era inizialmente pensato per “bucare” l’informazione: dopo la massiccia presenza di mass media a documentare la situazione, nessuno si era più interessato a quanto stava avvenendo a Ventimiglia. Tuttavia, a un mese dall’inizio dal blocco della frontiera francese, i media sono tornati e gli articoli hanno cominciato a riapparire. Non c’è più quindi uno schermo da bucare, ma al più una controstoria da ricostruire, anche se non è facile: per quanto chi scrive possa impegnarsi, il colore della sua pelle rimane inesorabilmente bianco. Raccontare una controstoria può quindi valere fino a un certo punto anche se ci si proverà fino in fondo. Tuttavia, se un articolo ha senso, in questo momento, in questo blog, è soprattutto perché si possa riflettere sul “che fare” in una situazione che è del tutto fluida e in continua evoluzione. Se qualcuno quindi avesse idee, opinioni o altro, questa è un’occasione buona per esprimersi. Se invece qualcuno volesse sbraitare a caso sull’emergenza immigrazione, lo faccia solo dopo aver letto questo articolo. Prosegui la lettura ›

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Spugnette a Nordest. Una storia di topolini, «lotta al degrado» e fantasmi balcanici

CIwk5K1WEAAvaSG.jpg-large-2[Per capire quali mostri si nascondano in certi discorsi contro il “degrado” delle nostre città e in difesa del “decoro”,  nulla di meglio che osservare il fenomeno dall’ultimo lembo nordorientale d’Italia, Trieste, dove tutte le tendenze si manifestano più estreme, con contenuti più espliciti e contorni più netti. Lo abbiamo detto in molte salse: il Nordest – e soprattutto l’estremo Nordest – è un osservatorio privilegiato. Più volte abbiamo esaminato retoriche e tendenze nazionali a partire da come si manifestano ed esprimono nelle zone ex-“irredente”. Di recente, abbiamo analizzato lo “sdoganamento” nazionale di Salvini e la nascita del fascioleghismo partendo da quel che è avvenuto a Gorizia il 23 maggio. Anche stavolta vi proponiamo un bel “caso di studio”. Buona lettura.]

di Andrea Olivieri e Tuco (Martino Prizzi)

L’episodio in sé è ridicolo: una rissa tra ragazzi e quattro scritte sui muri di uno stabilimento balneare. Sufficienti però a far eclissare la totalità dell’intellighenzia che da anni si crogiola nella auto-rappresentazione da intellettualità mitteleuropea, e far salire alla ribalta saltimbanchi e ballerine, impegnati dapprima nel mobbing mediatico dei cittadini kosovari che vivono in città, e poi nell’esaltazione di una inesistente “comunità omogenea triestina”, tesa a mantenere la propria armonia attraverso l’ideologia del decoro, dispositivo di discriminazione ormai rodato e cartina di tornasole del coincidere tra ciò che viene chiamato “integrazione” e l’integralismo culturale, linguistico e religioso. Prosegui la lettura ›

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#GODIImenti: ora anche un webdoc sulla scrittura collettiva

foto-di-gruppo

Nell’estate dello scorso anno, si concludeva il laboratorio di scrittura collettiva GODIImenti. Su Giap abbiamo parlato in diverse occasioni di questo esperimento, grazie al quale sei comitati contro le Grandi Opere Dannose Inutili e Imposte hanno dato vita a racconti e aneddoti, con l’obiettivo dichiarato di far nascere un “noi”, una soggettività plurale a partire da esperienze diverse.
Dal ceppo di quel laboratorio sono poi spuntati un’antologia cartacea, un reading musicale, numerose serate a tema, un archivio digitale, un articolo di Wu Ming 2 sull’ultimo numero di Letteraria e ora anche un webdoc, dove si illustrano metodi, tecniche e alambicchi utilizzati per la scrittura collettiva.
Quest’ultimo ci pare una testimonianza utile per chi volesse tentare un’esperienza simile, anche in autonomia, e per questo motivo crediamo sia importante diffonderlo e farlo conoscere.
Da parte nostra, sulla scia di GODIImenti abbiamo lanciato altri due Wu Ming Lab della stessa natura, che si concluderanno quest’autunno: uno, sempre con ReCommon, dedicato ai comitati NoExpo, l’altro, con la FIOM di Milano, per raccontare (collettivamente) il mondo della fabbrica e del lavoro.

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Sull’uso politico dell’austronostalgia. Discussione tra giapster a partire da #100anniaNordEst

Cecco Beppe e Sissi

WM1 Già durante la pubblicazione a puntate del reportage sul sito di Internazionale mi arrivò una mail dove mi si rimproverava di «sottile nazionalismo» perché mettevo in discussione il mito a lenti rosa dell’Impero austroungarico. «Gli Asburgo avevano i difetti che lei dice, ma i Savoia erano molto peggio», era il succo della mail. Ecco uno stralcio della mia risposta in quell’occasione:

«Non credo proprio che il mio approccio possa essere imputato di nazionalismo, ancorché “sottile”, visto che il mio punto di partenza è il rigetto radicale di ogni elemento di nazionalismo (non solo di quello italiano ma anche di quelli “su scala minore”, rinvenibili nei vari indipendentismi che stanno prendendo piede nel Nordest), di tutte le rimozioni della storia patria (molte delle quali connesse alla Grande guerra e alle sue motivazioni imperialiste, razziste e antislave) e della narrazione tossica “Italiani brava gente”.

Che la conquista e l’italianizzazione forzata della Venezia Giulia e dell’Adriatico orientale siano stati veri e propri crimini storici su vasta scala l’ho scritto in maniera chiara nel reportage, a suo tempo ci ho scritto un libro (Point Lenana) e svariati articoli e commenti. Sul fatto che i Savoia fossero lerci figuri, idem. Ma si può pensare e dire questo senza bersi l’idealizzazione del dominio asburgico, che nella retrospezione rosea di certo indipendentismo è tutto rose e fiori. Se devo scegliere tra sparare agli Asburgo in nome dei Savoia e sparare sui Savoia in nome degli Asburgo, grazie, ma preferisco sparare su entrambi. Come si legge nel Re Lear, “il tempo della vita è breve, e se viviamo, viviamo per calpestare i re”.»

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«La Via del Sentiero»: prime recensioni, tra parole e musica

John Burroughs

John Burroughs si cucina una bistecca.

Segnaliamo qui su Giap tre recensioni de La Via del Sentiero, antologia per camminatori curata da Wu Ming 2, con allegato il CD L’alfabeto delle Orme – reading musicale di alcuni brani del libro, suonati da Frida X e Wu Ming 2.

La prima, firmata da Filo Sottile e pubblicata sul blog di Alpinismo Molotov, si concentra sulla musica (cioè l’aspetto al quale teniamo di più). Prosegui la lettura ›

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Tra i fantasmi di chi rifiutò la guerra, per rifiutare la guerra oggi #100anniaNordest

Rifiuto la guerra - locandina

In Cent’anni a Nordest si cita anche «Rifiuto la guerra», la conferenza-spettacolo che Piero Purini sta portando in giro (per ora) nella “Venezia Giulia” e (si spera presto) nel resto d’Italia. Bene, se qualcuno vive o si trova in zona e domani sera vuole fare un salto a San Martino del Carso… Sì, quel San Martino del Carso.

Su «Il manifesto» di oggi compare una recensione di Cent’anni a Nordest scritta da Ernesto Milanesi. Eccola qui:

TRA I FANTASMI DEI DISERTORI
Storia. Il Primo conflitto mondiale, oltre ogni retorica, nel libro di Wu Ming 1 «Cent’anni a Nordest. Viaggio tra i fantasmi della “guera granda”», uscito per Rizzoli

A Nord Est, la bus­sola appare sprov­vi­sta di ago: la cala­mita della pro­pa­ganda, la forza degli ste­reo­tipi, il perno del senso comune magne­tiz­zano tutto. Da Bol­zano a Vene­zia o da Trento a Trie­ste il «qua­drante» è uno scudo aral­dico che difende la solita sto­ria dalle sto­rie cri­ti­che, diverse, urti­canti. Prosegui la lettura ›

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Il cibo, il consumo, il conflitto. Dialogo tra Wolf Bukowski e Nicola Fiorita su #Slowfood, #Eataly ed #Expo2015

Nicola Fiorita e Wolf Bukowski

Nicola Fiorita e Wolf Bukowski.

Nicola Fiorita è membro del collettivo di scrittori Lou Palanca e presidente di Slow Food Calabria. Wolf Bukowski è l’autore di La danza delle mozzarelle. Slow Food, Eataly, Coop e la loro narrazione (Alegre 2015). Lo scambio di pareri, “pungolato” da Giuliano Santoro, è avvenuto via email dal 18 maggio al 12 giugno 2015. Buona lettura.

Giuliano. Sull’inserto domenicale del Sole 24 Ore dello scorso 17 maggio, Roberto Napoletano ha raccontato la sua visita all’Expo milanese. Il direttore del giornale confindustriale descrive una cena movimentata alla “Trattoria Italia”, “dove tutte le regioni del Bel Paese sono rappresentate con le loro pietanze caratteristiche e i loro chef migliori”. Dopo un piatto di trofie al pesto nell’area occupata dalla cucina ligure, l’avventore decide di “scendere a sud” limitandosi ad “attraversare la strada”. Scopre che nonostante l’orario di chiusura sia prossimo, gli osti di Sardegna e Calabria interpretano le regole in maniera più rilassata e servono ancora ai tavoli. “Mi viene da ridere, ma mi trattengo, scegliamo un piatto povero della Calabria fatto di pane duro bagnato, olive nere pomodorini e molto altro, odori contadini pieni”, scrive con un tocco di orientalismo circa le caratteristiche dei piatti e la capacità di interpretare le regole in maniera elastica dei ristoratori. Prosegui la lettura ›

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Scuola ultimo atto: il frastuono della battaglia e il silenzio paraculo

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Eccoci all’atto finale. Dopo avere liquidato lo statuto dei lavoratori e avere definitivamente compromesso la rappresentanza parlamentare a favore delle leadership dei partiti, il Partito della Nazione (a maggioranza PD, ma con una solida quota di minoranza berlusconiana) si accinge a minare le fondamenta della scuola pubblica e a farle saltare. Prosegui la lettura ›

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Scarica «Emilio Comici Blues», radiodramma musicale di Wu Ming 1 & Funambolique, tratto da #PointLenana

Emilio Comici

«Questa foto di Comici spacca. Sembra un poeta vestito da rocciatore, sguardo triste, e quella cordicella sottile sottile che più che una sicurezza pare un’allusione alla precarietà dell’esistenza.» (Wu Ming 4)

Introduzione di Wu Ming 1

Era la primavera del 2013 quando Luca Demicheli dei Funambolique lesse Point Lenana e, mentre ne discutevamo, ci venne l’idea di trarne un reading/concerto. Lanciammo lo spunto agli altri membri della band, che furono subito entusiasti.
Coi Funambolique avevo già collaborato nell’album Arzèstula e, soprattutto, nel recital tratto dall’album. Quella volta, però, avevamo lavorato su un racconto. Stavolta, con un libro-monstre come Point Lenana, il dilemma era: cosa estrapoliamo? Quale filo narrativo seguiamo?

Ho deciso di mettere in fila tutti i capitoli dedicati al grande alpinista triestino Emilio Comici, e di lavorarci sopra. Molti lettori mi avevano detto – e continuo a sentirlo dire – di essersi commossi leggendone la storia. Quando appare, come suol dirsi, Emilio “ruba la scena” a Felice.
E Felice lo avrebbe trovato giusto. Prosegui la lettura ›

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La morale è sempre questa: niente festa col leghista.

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Chi frequenta questo spazio, sa che non andiamo alle feste di partito.
Sulle iniziative sindacali, invece, non ci siamo dati regole precise: decidiamo volta per volta in base a quello che ci viene proposto.
Qualche settimana fa, la FIOM Lombardia ha invitato il Wu Ming Contingent per il concerto conclusivo della festa regionale. Il programma non ci era noto, sapevamo solo di un intervento di Maurizio Landini. Così abbiamo accettato e stamattina su Twitter abbiamo ricordato l’appuntamento.
Subito, da più parti, ci hanno segnalato un articolo della stampa locale: il giorno prima del nostro concerto, a un dibattito su Jobs Act e pensioni, gli organizzatori hanno invitato a parlare Massimiliano Fedriga, capogruppo alla Camera della Lega Nord.
Dopo rapida consultazione, abbiamo deciso che una festa col leghista non è la nostra festa: ci riesce impossibile suonare nello stesso spazio dove si dà voce al rappresentante di un partito razzista e xenofobo, in combutta con fascisti di ogni risma.
Fedeli alla Cura Robespierre, preferiamo tagliare ogni filo, anche il più sottile, che possa legare la nostra musica alle parole di certi soggetti.

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ScaRica i 4 (quattRo!) volumi di #TifiamoScaRamouche, stoRie di gueRRa di classe scatuRite da L’#ArmatadeiSonnambuli

Tifiamo Scaramouche nel Seicento: «Terra canta». Clicca sulla copertina di Alessandro Caligaris per scaricare il primo dei quattro ebook (PDF).

Tifiamo Scaramouche nel Seicento: «Terra canta». Clicca sulla copertina di Alessandro Caligaris per scaricare il primo dei quattro ebook (PDF).

Nota del curandero
(Simone Scaffidi L.)

Non c’è due senza tre. Tifiamo Scaramouche è il terzo esperimento di tifo narrativo forgiato dalla fucina di Giap – il blog del collettivo di scrittori Wu Ming – e foraggiato dalla comunità di lettori che frequentano e animano questo fertile spazio sociale. Sorella delle esperienze che l’hanno preceduta – Tifiamo Asteroide e Tifiamo 4 – anch’essa si connota come un’antologia di racconti multiautore, rivendicando fn dal principio il suo ruolo di spudorata fan-fiction e irriverente spin-off. L’opera che segue è infatti il frutto di un furto premeditato – quello di una maschera – ai danni di uno dei personaggi de L’Armata dei Sonnambuli, l’ultimo romanzo storico di Wu Ming (Einaudi, 2014). La maschera in questione è quella di Scaramuzza, Scaramuccia o Scaramouche, portata in auge in Francia dall’attore teatrale Tiberio Fiorilli intorno agli anni ’40 del ‘600. Prosegui la lettura ›

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Un incontro ravvicinato del #QuintoTipo con Goffredo Fofi

Goffredo Fofi

Domenica 14 giugno, a Roma, abbiamo presentato Quinto Tipo, la collana di libri diretta da Wu Ming 1 per le Edizioni Alegre, al pubblico del festival di Letteraria. Il giorno prima, con Leonardo Bianchi, avevamo presentato Cent’anni a Nordest. I due incontri erano legati da un filo: la riflessione sulle scritture ibride, inclassificabili, libere.
Il festival – che celebra l’eponima rivista e al tempo stesso è una sorta di “congresso annuale” di Alegre – è giunto alla quarta edizione ed è sempre più partecipato. Il laboratorio sociale occupato Communia, nel quartiere S. Lorenzo, letteralmente straripava di umanità. Per l’ultimo appuntamento, la presentazione del libro Kobane. Diario di una resistenza, sono arrivate diverse centinaia di persone, tante che si è dovuto mettere uno schermo gigante all’esterno della sala, e c’era gente che ascoltava dal marciapiede di via dello Scalo, incurante dei rumori del traffico. Prosegui la lettura ›

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