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Bologna

Bologna, la giunta e i vietcong del Pilastro: continua la battaglia degli alberi

«In tutta la mia opera io prendo le parti degli alberi contro i loro nemici»
J.R.R. Tolkien

A Bologna c’è un’unica opposizione politica alla giunta Lepore: l’ecosistema di lotte in difesa dell’ambiente. Lotte che chi amministra la città è incapace di capire e quindi anche di gestire. Lo conferma quanto sta accadendo al Pilastro, estrema periferia nordest di Bologna.

Difficilmente la difesa del verde e del territorio sarebbe diventata uno spartiacque se non ci fossero state le alluvioni del 2023-2024, che hanno spalancato una finestra sulla mala gestione del territorio bolognese ed emiliano-romagnolo in generale.

Proprio la regione che millanta di essere la più virtuosa, prigioniera di un complesso di superiorità sempre più abusivo, si è ritrovata con l’acqua alla gola. Mentre i processi di espansione urbanistica, cementificazione, disboscamento e impermeabilizzazione del suolo venivano additati come principali responsabili dell’ingestibilità delle inondazioni, l’amministrazione locale si è rivelata incapace di arginarli o rallentarli. Anzi, costretta a spendere entro una certa data i soldi del Pnrr, ha seguitato ad aprire un cantiere dopo l’altro, trasformando lo spazio cittadino in una gimcana a ostacoli in costante divenire. Prosegui la lettura ›

Il parco e la città. Uno sguardo dal futuro di Bologna.

↑ Ascolta gli interventi del convegno.

[Sabato 25 maggio i movimenti bolognesi per il diritto alla città hanno scritto un nuovo, importante capitolo della loro avventura. Un convegno intitolato: «Il Don Bosco fa scuola. Dalle Besta, il futuro di Bologna», dove «Don Bosco» è il nome di un parco pubblico, «Besta» quello di una scuola media, e «Bologna» quello di una città che vuole a tutti i costi essere “attrattiva”: per il turismo mangia e fuggi, per la logistica, per l’edilizia, per gli studentati da 800 euro al mese, per le compagnie aeree, per il traffico su gomma, per le imprese energivore, per la rendita urbana, per chi se la può permettere.

Come abbiamo già raccontato diverse volte, alla fine di gennaio il Don Bosco è diventato una piccola ZADzone à defendre – con tanto di casette sugli alberi e tenda-presidio per colazioni collettive. Il Comune vorrebbe demolire la vecchia scuola Besta, al centro del parco, per costruirne una nuova, sempre nello stesso polmone verde, ma in posizione più defilata, con un inutile consumo di suolo, arboricidio e sperpero di denaro pubblico (18 milioni di euro: 2 dal PNRR, il resto accendendo un mutuo). L’alternativa più ovvia sarebbe quella di ristrutturare l’edificio esistente, con gli stessi vantaggi (risparmio energetico, capienza, stabilità sismica, eliminazione di barriere architettoniche), con un terzo dei costi e senza devastare l’ambiente.

Dopo il tentativo di sgomberare il presidio a manganellate, per fare spazio al cantiere, la giunta Lepore – Clancy ha proposto al comitato Besta di ridiscutere il progetto, salvo poi precisare che la nuova scuola si deve fare, che la ristrutturazione è improponibile, che tutt’al più si può trovare il modo per ridurre i danni sul parco, e un mezzo milione di euro per curarlo dopo il massacro. Il tavolo, viste le premesse, è saltato nel giro di due incontri.

Nel frattempo, però, il comitato aveva raccolto una gran mole di materiali, analisi e pareri, confrontandosi con chi studia il clima, il suolo, gli alberi, la biodiversità, l’architettura scolastica, le leggi urbanistiche. Per condividere questi saperi con la città, un primo passo è stato l’organizzazione del convegno di sabato. Titolo di Repubblica, il giorno dopo: «Irriducibili No Besta. Ora ci prova Clancy:”Venite a trattare”». Da notare il rovesciamento della realtà, con l’etichetta «No Besta» appioppata a chi propone di salvare la scuola, e il parco che la circonda, mentre la giunta vuole abbatterla («No Besta!») e costruirne un’altra, con un altro nome («Quattro Foglie»). Significativa anche l’enfasi sulla presenza in sala della vicesindaca, a testimoniare la volontà di trovare un accordo con gli irriducibili, altro termine attribuito rovesciando le parti, perché è proprio il comune, rappresentato da Clancy, a non voler ridurre i costi, gli impatti, gli alberi abbattuti, il suolo consumato, i cantieri e l’arroganza.

Ad aprire il convegno è stato invitato Wu Ming 2, che ha proposto un’analisi delle 10 strategie con le quali la giunta bolognese si è sforzata di inverdire la pillola di un progetto insensato. Per farlo, ha utilizzato le ricerche svolte in questi mesi dal Comitato Besta e dall’intelligenza collettiva che difende il parco don Bosco. Ecco il testo del suo intervento. Lo si può anche ascoltare qui.] Prosegui la lettura ›

Il parco don Bosco che si difende, la Bologna soffocante che non vogliamo. Sabato 9 marzo, la manifestazione

Sabato 9 marzo, alle 14:30, saremo anche noi in piazza XX Settembre, a Bologna, punto di raduno per la manifestazione convocata dalla «gang del don Bosco». 

Il parco don Bosco è da settimane un festoso presidio popolare, con tanto di casette sugli alberi. Una piccola ZAD, zone à defendre. Da difendere, perché minacciata dall’ennesimo progetto che abbatte alberi e consuma suolo, ne abbiamo parlato qui.

Ci saremo, per ribadire che siamo contro la follia cementizia. Contro lo scempio urbanistico. Contro la Bologna distopica di Lepore, Clancy, Laudani, Borsari, Fondazione Innovazione Urbana.

A Bologna non passa quasi giorno senza che venga annunciata una nuova colata. Solo nell’ultima settimana dodicimila metri quadri per un nazional-patriottico «Museo della cultura italiana» (!) in via Carracci, più una nuova struttura da settanta appartamenti in via Michelino (con tanto di notizia falsa su un voto a favore da parte dei Verdi). Decisioni che seguono di poco altre riguardanti l’area ex-FICO e la zona Fiera.

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La fine di FICO, ovvero: dieci anni di negazione dell’evidenza

Viva la iena!

Ormai se lo aspettavano anche i sassi. L’unico dubbio era sui tempi dell’agonia terminale. Eppure, in meno di ventiquattr’ore, l’annuncio si è già trasformato in una notizia bomba: Oscar Natale Farinetti ha deciso di chiudere FICO, l’inquietante Fabbrica Italiana COntadina, figlia della sua Eataly e del «modello Expo 2015», nata sei anni fa nell’area dei mercati generali (CAAB), alla periferia nord-est di Bologna, su un terreno di proprietà del Comune, del valore di 55 milioni di euro, ceduto gratis per quarant’anni e senza bando di gara al presunto “uomo della Provvidenza”, un imprenditore amico di Matteo Renzi (quand’era in auge).

Gli amministratori bolognesi sono rimasti folgorati da questo progetto, lo hanno appoggiato in tutti i modi possibili, ripetendo come un mantra che avrebbe portato a Bologna tra i 5 e i 10 milioni di visitatori all’anno. L’urgenza di completare, nelle sue vicinanze, una strada a quattro corsie è stata più volte giustificata con la necessità di portare le masse alle porte di quest’osceno parco giochi del «food». Lo stesso si è detto per la navetta, sempre deserta, in partenza dalla stazione centrale. Infine, pure la Linea Rossa del nuovo tram porterà lì, come promesso fin dai giorni dell’inaugurazione. Porterà lì, ma intanto FICO chiude. Prosegui la lettura ›

In marcia con gli Ent. L’importanza delle lotte a Bologna contro il Passante, il cemento e il «green»

Il «green» – nemico del verde, avanguardia di asfalto e cemento – visto da Nicolò Balestrazzi.

«Non ci compete governare tutte le maree del mondo, bensì mettercela tutta a sostegno degli anni a noi assegnati, estirpando il male dai campi che conosciamo, in modo che chi vivrà dopo abbia terra sana da coltivare. Del tempo che farà non siamo noi a disporre.» (J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, RR, V. IX)

INDICE
1. Immagini e discorsi del post-alluvione: la «regione-modello» nella melma
2. Conseguenze di cemento e arboricidio: l’esempio del Savena
3. La lotta al «Passante di Bologna» dopo le piogge
4. Come ti “compenso” l’ecocidio
■ Pugno d’asfalto in guanto di velluto verde
■ Cementificare per «salvare il suolo»
5. «Ogni giorno qualcosa»: un ecosistema di lotte a Bologna
■ Due insegnamenti della lotta No Tav
6. La lotta al Passante è di portata nazionale ed europea
7. Materialismo fantastico
8. Verso il 17 (e 18) giugno

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Coraggio, fantasia e… pentolame! A Bologna si accendono le contestazioni contro il malterritorio

[Ieri, durante la «Giornata mondiale dell’ambiente», la classe dirigente bolognese ha subito due contestazioni da parte dei movimenti contro il malterritorio, la cementificazione e le grandi opere che stanno per abbattersi sulla città, in primis il cosiddetto «Passante di Bologna».

Da tempo esponenti della giunta e lo stesso sindaco Lepore devono fare i conti con simili proteste, ma quelle di ieri venivano dopo le recenti alluvioni, e soprattutto dopo i penosi, sguaiati tentativi – da noi documentati – di negare l’evidenza. L’evidenza di politiche che hanno devastato il territorio. Il fatto che le azioni siano avvenute nel giro di poche ore, mandando all’aria i rituali della farlocca «partecipazione» à la bolognaise, segnala che i responsabili del malterritorio non possono più metterci la faccia impunemente.

La prima contestazione, a cui eravamo presenti, ha interrotto e infine fatto saltare un momento di smaccato greenwashing, organizzato all’auditorium Enzo Biagi della centralissima Sala Borsa. Titolo della cerimonia: «Bologna missione clima. Salute, diritti ed economia alla prova della crisi climatica». Le officianti erano la vicesindaca Emily Clancy e Anna Lisa Boni, che sarebbe l’assessora a… Mica facile dirlo, gli assessorati non hanno più un nome, solo interminabili, barocchi elenchi di improbabili deleghe. Ecco quelle di Boni: «Fondi europei, cabina di regia PNRR, coordinamento transizione ecologica, patto per il clima e candidatura “Città carbon neutral”, relazioni internazionali» C’era anche, collegata da Baltimora, la virologa Ilaria Capua (mah!).

La seconda contestazione è avvenuta subito dopo, pochi chilometri più a sud, a un incontro pubblico sul cosiddetto «Nodo di Rastignano», una bretella d’asfalto il cui cantiere si è insediato al parco del Paleotto dopo un violentissimo disboscamento… per poi essere spazzato via dalla piena del Savena. L’incontro, però, non aveva il fine di ridiscutere l’opera con cittadine e cittadini, ma di spiegare che l’indiscutibie ripresa dei lavori non avrebbe interrotto la viabiità. C’erano la sindaca di Pianoro Franca Filippini e – collegata via telefono – Valentina Orioli, assessora a Bologna con deleghe a «Nuova mobilità, infrastrutture, vivibilità e cura dello spazio pubblico, valorizzazione dei beni culturali e Portici Unesco, cura del patrimonio arboreo e Progetto impronta verde». C’erano anche altri amministratori della cintura bolognese e della Città metropolitana, ma il ruolo principale era stato ritagliato per «i tecnici dell’impresa esecutrice dei lavori». Impresa curiosamente mai nominata, nemmeno nella locandina dell’evento. L’anodino ordine del giorno non ha retto al fuoco di fila di interventi e domande puntuali, a cui tecnici e politici hanno risposto da un lato chiamando i carabinieri, dall’altro farfugliando e non andando oltre il «si deve fare».

Alcune persone presenti a entrambe le azioni hanno scritto un dettagliato resoconto della giornata, che ci sembra importante proporvi. Buona lettura. WM] Prosegui la lettura ›