Chiedi dov’è sepolto Gaetano Bresci. Sull’ex-ergastolo di Santo Stefano e il suo stato di abbandono

Cimitero dell’ex-ergastolo di Santo Stefano, la (presunta) tomba di Gaetano Bresci. Foto di Wu Ming 1, clicca per ingrandire. Altre foto di WM1 sono nella gallery che accompagna il reportage di Pier Vittorio Buffa su L’Espresso.

di Wu Ming 1

Il 29 settembre 2019, insieme ad alcuni amici e colleghi, decido di avventurarmi in quel che resta del cimitero dei detenuti sull’isolotto di Santo Stefano.

Alzando lo sguardo, l’isola di Ventotene brilla azzurra e verde nel sole; con quel posto, dopo La macchina del vento, sento di avere un rapporto sempre più stretto.

Abbassando lo sguardo, lo stato di abbandono del camposanto strizza il cuore come un tubetto. La vegetazione sta inghiottendo tutto. Molte tombe sono già invisibili.

C’è anche la tomba del compagno Gaetano Bresci. Il suo nome campeggia su una croce appoggiata al suolo di sbieco, in bilico. Prosegui la lettura ›

Spettri nei boschi ed entità perturbanti. Come raccontare la lotta No Tav in Valsusa (a Berlino)


[WM1:] Ecco il video del keynote speech che ho tenuto a Berlino il 20 settembre 2019, su invito di Tatiana Bazzichelli, in apertura della conferenza «Citizens Of Evidence: Independent Investigations for Change», organizzata dal Disruption Network Lab.

La questione su cui si incentrava la conferenza era: «Nell’attuale contesto di disinformazione e deliberata messa in circolazione di false notizie, ha ancora senso riferirsi ai dati di fatto riscontrabili [evidence] come prove dirette della verità fattuale? Come possono giornalisti, narratori e attivisti generare consapevolezza rendendo pubbliche informazioni nascoste, quando il confine tra i significati di ciò che è falso e ciò che è vero si fa sempre più sfumato?»

Rispetto a tale domanda, il mio intervento è stato, se non fuori fuoco, quantomeno sghembo. Obliquo, per direzione di provenienza, tema svolto e modalità di esposizione, fin dal titolo, che tradotto in italiano suona così: «Spettri nei boschi ed entità perturbanti. Come mi sono ritrovato a raccontare il movimento No Tav».

Qualcuno ha definito il keynote «molto poetico» e «so airy», cosa che in un consesso di giornalisti e ricercatori può essere parsa bizzarra, e che forse alcuni avranno trovato disfunzionale. Prosegui la lettura ›

È più pericoloso Erdoğan o chi ha combattuto l’Isis? Un intervento di Davide Grasso + Appello internazionale di solidarietà con il #Rojava

di Davide Grasso *

Mentre Erdoğan bombarda quartieri e civili in Siria per costringere alla fuga i curdi;
mentre l’Isis ne approfitta per alzare la testa con azioni, rivolte e attentati, e puntare a una rinascita;
mentre dal mondo intero sale la voce che chiede rispetto per la pace relativa conquistata dalla Siria, dilaniata da otto anni di guerra che hanno causato mezzo milione di morti;
mentre il mondo guarda con orrore ai centomila profughi provocati dalla guerra scatenata contro le Ypg-Ypj, che hanno perso 11.000 caduti sconfiggendo lo Stato islamico…

Mentre avviene tutto questo, in Italia, per iniziativa della procura di Torino, si convocano in tribunale gli italiani che hanno preso le armi contro l’Isis al fianco dei curdi siriani.

Una donna e due uomini, per essersi battuti in diverse forme e periodi contro l’Isis e il fondamentalismo islamico, dovranno comparire davanti a una sezione speciale del Tribunale di Torino martedì 15 ottobre.

Quali le accuse? Nessuna.

Quali i reati contestati? Nessuno. Prosegui la lettura ›

Un ministro, il mestiere di storico e «la versione libresca del Trono di Spade» – di Nicoletta Bourbaki

A destra, Lorenzo Fioramonti; alla sua destra, Luigi Di Maio. Clicca per leggere il commento di Nicoletta Bourbaki alle recenti esternazioni di uno dei due su come si insegna la storia.

Nei giorni scorsi, i media nazionali hanno dato spazio a una dichiarazione del ministro dell’istruzione Lorenzo Fioramonti sul modo in cui, a suo parere, andrebbe insegnata la storia.

Il passato non va ridotto a un elenco di battaglie, questa in sintesi la posizione del ministro, ma vanno raccontati anche gli eventi politico-istituzionali più importanti: vanno anche raccontate le curiosità biografiche dei grandi personaggi storici, così da renderceli più familiari, più umani. Insistere sulla dimensione bellica della storia, sempre secondo Fioramonti, avrebbe l’effetto di… alimentare il conflitto nella società. Prosegui la lettura ›

Lo specchio nero. A caccia di neofascisti sugli schermi d’Italia.

[WM2: Poco prima dell’estate, la casa editrice Dots ha pubblicato Lo specchio nero, un saggio del collettivo Dikotomiko* dedicato alla presenza/assenza dei neofascisti sugli schermi italiani e planetari. L’analisi dei due autori ha svariati punti in comune con articoli e riflessioni che abbiamo pubblicato su Giap, a proposito delle amnesie del cinema nostrano, della riluttanza a pronunciare «la parola con la F», dei format giornalistici e televisivi utilizzati per raccontare (e ignorare) la violenza fascista. Letto e apprezzato il libro, abbiamo contattato Massimiliano Martiradonna e Mirco Moretti per sviscerare con loro le questioni che più ci stavano a cuore. Ecco la chiacchierata telematica che ne è venuta fuori.]

Il vostro libro è un viaggio molto approfondito nella rappresentazione in video di neofascisti e neonazisti. Prima di discutere i risultati  della vostra ricerca, vorrei porre una domanda di metodo. Anzi due, che però riguardano la stessa questione, quella di come avete circoscritto il terreno da esplorare. E quindi: che periodo avete considerato? E perché, invece di limitarvi al cinema, avete deciso di spaziare dai videoclip musicali ai documentari, dalle serie TV ai lungometraggi?

Nell’accelerazione compulsiva impressa dalle nuove tecnologie, il cinema ha dovuto adeguarsi a nuove forme di fruizione. Altro che falso movimento, tutto il cinema di oggi è una corsa verso nuovi linguaggi, nuovi formati. Non ha più senso parlare, solo, di film in quanto lungometraggi: se si parla di rappresentazione, occorre parlare, anche, di documentari, videoclip musicali, video disponibili per lo streaming su piattaforme planetarie. Un insieme non omogeneo di schegge impazzite. Una cluster bomb.
Per ovvie ragioni di analisi e di sintesi, abbiamo dovuto circoscrivere il nostro periodo di interesse, individuando una fondamentale discontinuità storica, il nostro “da quel momento nulla è stato più come prima”. Parliamo dell’anno 2001, che ha deviato in modo traumatico e definitivo una traiettoria di futuro possibile – e plausibile. Prosegui la lettura ›

Finalmente la nuova traduzione del «Signore degli Anelli» + altri appuntamenti tolkieniani

La nuovs traduzione del Signore degli Anelli

La notizia è confermata. Il 30 ottobre sarà in libreria il primo volume del Signore degli Anelli, nella nuova traduzione di Ottavio Fatica e con la consulenza dell’Associazione Italiana Studi Tolkieniani. A distanza di sei mesi uno dall’altro – cioè in primavera e autunno dell’anno prossimo – usciranno il secondo e il terzo volume.

La copertina scelta per questa nuova edizione ha destato non poche perplessità tra i fan, perché pare si tratti di una fotografia satellitare della superficie del pianeta Marte. Scelta bizzarra. Forse si è voluto suggerire un richiamo al paesaggio di Mordor… chissà. In effetti le descrizioni di Tolkien e soprattutto la resa cinematografica di Jackson richiamano un deserto roccioso. Oppure è perché quella superficie potrebbe sembrare vagamente anche corteccia o ferro arrugginito… Tant’è, a scuola qualcuno ci diceva sempre che non si giudica un libro dalla copertina. Se poi pensiamo a quante copertine ha avuto Il Signore degli Anelli, è difficile trovarne una del tutto soddisfacente. Certi classici della narrativa sono “incopertinabili”, vale a dire che contengono troppa materia, troppe storie, troppi significati, per poterli sintetizzare in una sola immagine d’impatto, e forse il motivo della scelta di Bompiani potrebbe proprio essere quello di sganciare il libro da ogni associazione a un genere, sottolineando così la sua natura di “classico”.

Al di là del colpo d’occhio, comunque, ciò che sorprenderà sarà la nuova traduzione. Prosegui la lettura ›

La Trilogia Working Class: scrivere per non farsi togliere la pelle

[Nel pubblicare quest’importante saggio-confessione di Alberto Prunetti, ricordiamo che proprio lui affiancherà Wu Ming 1 oggi a Firenze; alle h.18:00 presenteranno La macchina del vento alla libreria Marabuk, via Maragliano 29/e. Riproporremo il binomio a Piombino il 25 ottobre, potete trovare i dettagli nel nostro calendario. E ora, buona lettura. WM]

di Alberto Prunetti *

INDICE
Introduzione: Things Are Different Now
1. A che serve la narrativa working class?
2. Ma insomma, cos’è questa letteratura working class? La risposta di WCL
3. Intrecciare la narrativa working class con le categorie di femminismo, genere ed etnicità
4. Raccontare il reale oltre il realismo
5. Come non raccontare la classe operaia (per non diventare un «traditore di classe»)
6. La narrativa working class racconta il conflitto dal basso
7. E allora i vecchi operai che votano a destra?
8. Non dimentichiamo la working class bianca
9. Parti da te
10. Cosa sto cercando di fare con la Trilogia Working Class
11. Cosa voglio fare con la collana «Working Class» di Alegre
12. «Se sei uno scrittore non sei working class»
Postilla: E dopo la Trilogia Working Class?

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