Ascolta la registrazione dell’incontro. Durata: 110′
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«Questa sarà una conversazione anfibia, ambigua… Dubbia… Anche mostruosa!»
Così Giada Peterle, direttrice del Museo di Geografia dell’Università di Padova, introduce l’incontro su Gli uomini pesce, organizzato proprio in quel luogo. Luogo che, aggiunge, è il«naturale approdo» del romanzo, sia perché parte di quest’ultimo è «ancorata» in quelle stanze, sia perché trattasi di un «romanzo geografico», anzi, di un romanzo che è «geografo esso stesso» e ci interroga sulla geografia come forma del pensiero.
A Francesco Visentin, Università di Udine, il compito di presentare Gli uomini pesce a chi ancora non lo conoscesse e di coordinare la discussione. Nel suo intervento iniziale Visentin prima colloca il libro nel contesto di pubblicazioni, riflessioni e iniziative che ne hanno preceduto, accompagnato e seguito la stesura, poi elenca tre ragioni per cui il romanzo è geografico: la protagonista, Antonia Nevi, è una geografa; il Delta del Po è un vero e proprio personaggio, grazie al gioco dei piani temporali che ne mettono in evidenza le trasformazioni; infine, non solo il romanzo è affollato di geografe e geografi, ma è fatto di corpi e luoghi, dimensione apparsa evidente durante le numerose presentazioni.
Andrea Pase, Università di Padova, racconta le reazioni stupite delle colleghe e colleghi alla notizia che Gli uomini pesce aveva come protagonista una geografa del loro dipartimento, dopodiché, riprendendo lo spunto di Visentin, definisce geografico anche il modo in cui il libro è stato portato in giro. A questo proposito, Pase cita il «portolano» del tour scritto da Wu Ming 1 al termine di quell’esperienza, e si sofferma sul testo dell’attore Marco Manfredi, La tournée come pratica di paesaggio, imperniato sul concetto di «luogo radiante». Da Manfredi Marco, si passa a Manfredi Eustachio, scienziato bolognese del XVI secolo, protagonista della disputa tra lo Stato Pontificio e Venezia su pertinenze e proprietà delle terre che andavano formandosi nel Delta a causa di piene e altri eventi idrogeologici. Pase termina l’intervento con un parallelismo tra Gli uomini pesce e il saggio Altrimondi di Federico Campagna (Einaudi 2026). Qui le immagini proiettate da Pase durante l’intervento.
Luca Bonardi dell’Università Ca’ Foscari di Venezia si concentra sull’immaginario negativo e repulsivo associato alle paludi, luoghi diffamati. Riprendendo le ricerche sulle bonifiche di Federica Letizia Cavallo, Bonardi fa notare che sono state le esigenze della bonifica ad amplificare quell’immaginario, producendo narrazioni in cui la palude era l’habitat di creature deprivate e depravate. Il cinema è stato strategico, come dimostra l’emblematico cartone animato dell’Istituto Luce Le rane e le spighe (1934), in cui le rane sono ripugnanti villains. L’intervento si chiude con una riflessione a partire dal ruolo salvifico che gli uomini pesce assumono nell’ultima parte del romanzo di Wu Ming 1.
Margherita Cisani dell’Università di Padova, ispirandosi al «muro matto» che Antonia compone nel libro, ne proietta uno ancora più articolato, dedicato alla molteplicità di temi che caratterizza il romanzo. Nelle cui pagine il crazy wall non è un mero espediente o un orpello, ma è parte della metodologia di ricerca messa in campo, non solo dall’autore ma, dentro il libro, da Antonia stessa. Dal proprio brulicante diagramma Cisani estrapola alcuni temi, ad esempio il ritratto del mondo accademico che si ricava da Gli uomini pesce, dopodiché, rimandando alla raccolta a fumetti Biodiverse. Geografie femministe di creature post-selvagge (Becco Giallo, 2025), evoca un’altra creatura anfibia e ambigua: la rana toro.
Al termine degli interventi Wu Ming 1 risponde agli stimoli “aprendo l’officina” del romanzo, dando un sunto del suo lavoro dal 2017 a oggi.
Prima delle domande del pubblico giunge a sorpresa un dispaccio, una lettera di Antonia Nevi all’autore, di cui è data pubblica lettura.
I temi toccati nell’ultima parte dell’incontro sono: i beni comuni e le memorie spesso sepolte delle lotte per difenderli; la difficoltà di far comprendere la crisi climatica descrivendola sulla scala planetaria, «inabbracciabile in termini di sintesi»; il rapporto tra umano e non-umano ne Gli uomini pesce.


