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#PadaniaClassicsEP | Wu Ming 2 + Frida X suonano l’«Atlante dei Classici Padani»

Dopo il reportage della gita aziendale «Tour del Disastro», pubblicato sul sito di Internazionale, i sentieri di Wu Ming 2 e Padania Classics sono tornati a incrociarsi.

E’ successo il 14 ottobre scorso, al Teatro della Fortuna di Fano, per il 5° Festival del Giornalismo Culturale, diretto da Lella Mazzoli e Giorgio Zanchini. Il tema delle giornate era la promozione, salvaguardia e analisi critica del patrimonio culturale e paesaggistico dell’Italia.

A Wu Ming 2, gli organizzatori hanno chiesto di preparare una lettura concerto che utilizzasse musica, immagini, narrazione e giornalismo. Prosegui la lettura ›

Un tricolore lungo un chilometro, ovvero: deturpare le montagne per festeggiare un’immane strage

Un tricolore sull'Adamello

Il discorso di fine anno di Sergio Mattarella, coi riferimenti alla «Vittoria» e ai «Ragazzi del ’99», fa presagire — ma l’avevamo presagito da un pezzo — che il 2018, centenario della fine della Grande guerra, sarà molto peggio del 2015, centenario del suo inizio (per l’Italia).

Nel 2015 il Paese celebrò la sua entrata in guerra, cosa di per sé già stridente, ché non si dovrebbe festeggiare l’inizio di una carneficina, semmai la sua fine.

Per giunta, quella dell’Italia – come può confermare qualunque storico – fu una guerra di aggressione, anche se da cent’anni viene spacciata alle masse come guerra di difesa. Aggressione perpetrata rovesciando le proprie alleanze. Prosegui la lettura ›

#Predappio Toxic Waste Blues. Terza e ultima puntata

Dettaglio dalle tavole del progetto museografico per l’ex-Casa del Fascio di Predappio: l’«installazione morfica».

Note su Predappio, il progetto di museo nell’ex-Casa del Fascio, i monumenti, la violenza neofascista, la Legge Fiano e altro

di Wu Ming 1

[Se non hai letto le prime due puntate, sono qui: 1 – 2]

INDICE DELLA TERZA PUNTATA

6. Il metodo e il (de)merito

7. Generatore automatico di clichés «post-antifascisti»
  • 7a. Genesi della submacchina
  • 7b. «Il fascismo è finito settant’anni fa»
  • 7c. «Troppo a lungo si è taciuto di…»
  • 7d. «Il fascismo ha fatto anche cose buone»
  • – Le politiche sociali
  • – «Non c’era criminalità»
  • – «Le cose funzionavano»
  • – La bonifica dell’Agro Pontino
  • – Guarda che bella la Casa del Fascio
8. Architettura e monumenti del regime: un dibattito falsato

9. Un progetto museografico ambiguo e sciatto
  • 9a. L’importanza di tenere il culo in strada
  • 9b. Il mostro della lacuna nera
  • 9c. Se c’è qualcosa che non c’entra è la Germania

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#Predappio Toxic Waste Blues. Prima puntata (di 3)

La Casa del Fascio di Predappio

Predappio. La Casa del Fascio (e «dell’Ospitalità», welcome!). Fotografia di Jadel Andreetto. Clicca per ingrandire.

Note su Predappio, il progetto di museo nell’ex-Casa del Fascio, i monumenti, la violenza neofascista, la Legge Fiano e altro

di Wu Ming 1

INDICE DELLA PRIMA PUNTATA

1. Bennywise (20 settembre 2017, mercoledì)
2. Come si è arrivati a questo?
3. La Legge Fiano a Predappio, ovvero: l’«acqua passata» e lo stupor
X. Una nota giuridica sull’apologia di fascismo – di Luca Casarotti

«Predappio è Mussolini»
Giorgio Frassineti
, sindaco di Predappio *

«Sono andato avanti, e ora sono al traguardo. So già che ci saranno polemiche. Ma so già anche che la storia un giorno dirà che avevo ragione.»
Giorgio Frassineti
, sindaco di Predappio **

«Se rischio di far danno, sono il primo a tirarmi indietro.»
Giorgio Frassineti
, sindaco di Predappio ***

«A me, ormai, il termine “antifascista”, considerando anche chi lo usa con più forza e frequenza, fa venire subito in mente la DDR.»
Marcello Flores
, storico, presidente del Comitato scientifico del progetto per l’ex-Casa del Fascio di Predappio ****

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Severino

Severino Cesari

E così Severino se n’è andato. La notizia non coglie nessuno di sorpresa. Seve era malato da anni e aveva scelto di affrontare la malattia prendendo appunti in pubblico, sulla sua pagina facebook, dove gli amici seguivano le sue riflessioni lievi, mai drammatiche, sulla vita e sulla morte. Una morte attesa, preparata, per quanto possa mai esserlo la morte. E una vita assaporata fino all’ultima luce dell’ottobre romano.

Noi non lo vedevamo da anni, da quando la malattia lo aveva costretto a lasciare il posto di lavoro. Difficile raggiungerlo telefonicamente, ma a volte si era palesato lui, nei brevi momenti di tregua concessigli dal male e dalle cure. Eppure sapevamo, noi e lui, che il legame non poteva essere reciso. Un legame professionale, ideale, certo, ma favorito dalla sua inappuntabile gentilezza d’animo. Una dote rara, come raro era Severino, appunto. Mai volgare, mai arrogante, mai smaronato. Un signore, insomma. Di quelli che in certi ambienti, in primis quello dell’editoria mainstream, vanno scomparendo. Ma soprattutto un tipo colto e intelligente (altre due doti in via d’estinzione).

A Severino Cesari noi dobbiamo la pubblicazione di Q. Con l’aiuto di Carlo Lucarelli, che fu il primo lettore, convinse la casa editrice a pubblicare il romanzo così com’era, senza tagli. Anzi, alla fine il testo venne allungato da un prologo. Severino ci credette… ed eccoci qua.

C’è un ricordo nitido, come fosse ora, di una notte trascorsa al telefono con lui, quasi diciannove anni fa. Si trattava dell’ultima revisione bozze. Il libro era già impaginato e contava 643 pagine, in molte delle quali Severino aveva fatto annotazioni. Fu forse la telefonata più lunga della vita, fatta su un vecchio telefono col filo. A un capo del quale c’era uno dei due direttori di una nuova collana del paludato editore Einaudi, e all’altro dei poco più che ventenni all’opera prima.

Ecco, è così che vorremo sempre ricordare Severino, come un editor disposto a fare le ore piccole insieme a un autore per mettere a punto il libro che si sta per pubblicare. Quella cura, quella perizia, quella dedizione, quell’acume nel trovare ciò che funziona oppure no in un testo, ma anche quella capacità di annusare una storia ben scritta che potesse essere una novità anziché l’inseguimento del trend del momento, be’, spariscono con lui. Erano già spariti quando si era ritirato dal lavoro. Abbiamo dovuto imparare a farne senza, con disdetta e senso di mancanza professionale e umana. Ora siamo certi che non torneranno.

Non può esserci consolazione in quello che scriviamo stanotte. Conserveremo i buoni ricordi con attenzione, come fossero pietre preziose. Perché è così che lo spirito dei morti sopravvive nella memoria dei vivi.

Ave atque vale, Seve.

La Valsusa brucia, e stavolta non è una metafora. Contro le «grandi opere», per l’Unica Grande Opera

L’incendio sopra Bussoleno stamattina alle 7:00. Fotografia di Cinzia Richetto.

Un enorme incendio sta divorando i boschi della Val di Susa, dai fianchi del Rocciamelone ai dintorni di Bussoleno, da Foresto a Caprie.

Preparato da un lungo, estenuante periodo di siccità e ora spinto dal forte vento, da due giorni il fuoco si alza, avanza, estende il proprio fronte e costringe a evacuare borgate, mettendo all’ennesima dura prova una valle già troppe volte aggredita.
E la valle resiste: ancora una volta, non ha alternative alla lotta.

E ci si sente, anche da lontano, come se le fiamme fossero intorno a casa, perché quella valle per molte e molti di noi è ormai casa, perché aprendimos a quererla, e non possiamo fare a meno di tornarci, coi ricordi e col corpo, ogni volta che possiamo.

Non è l’unico incendio grave di quest’anno, di quest’estate che a fine ottobre non vuole ancora diventare autunno: c’è stato il rogo di Messina a luglio, quello al parco della Majella ad agosto… Incendi dolosi, ma resi quasi indomabili dalle condizioni climatiche.

Gli incendi non sono l’unica conseguenza della siccità: fiumi e torrenti in secca, falde acquifere basse, il cuneo salino che entra nel Po, lo smog che affoga le città…

Né, tantomeno, la siccità è la sola conseguenza del cambiamento climatico: “bombe d’acqua” e trombe d’aria colpiscono le coste e i vicini entroterra, e le città si allagano perché la cementificazione ha reso i terreni impermeabili.
[La cementificazione ha anche effetti più profondi: se la pioggia non penetra nel suolo, le falde acquifere stentano a rialimentarsi, con conseguenze ben più vaste.] Prosegui la lettura ›

#Bologna 22/10 | Resistenze in #Cirenaica vi invita a una giornata di street art #antifa e guerrilla gardening

Murales dedicati a partigiani in Cirenaica: Giuseppe Beltrame al Centro d’accoglienza Giuseppe Beltrame; Lorenzo Giusti al Giardino pubblico Lorenzo Giusti; Ilio Barontini in via Ilio Barontini. Ed è solo l’inizio: ogni via del rione avrà il suo partigiano.

Il Centro d’accoglienza BeltrameResistenze in CirenaicaSpazi Aperti e Le Fucine Vulcaniche vi invitano a una giornata di arte di strada e guerriglia botanica nel rione Cirenaica.

Domenica 22 ottobre, dalle h.14, inaugurazione del nuovo murale dedicato al medico partigiano Giuseppe Beltrame, nel centro di accoglienza che da lui prende il nome, in via Sabatucci 2. La storia di Beltrame verrà raccontata in un reading musicato a cura del Bhutan Clan. Prosegui la lettura ›