
Il villaggio minerario di Bustiello, nelle Asturie, voluto da Claudio López Bru, marchese di Comillas
Oggi, dopo la pausa natalizia, riparte da Ferrara il viaggio di Mensaleri, che in inverno toccherà Tarquinia, Viterbo, Roma, Jesi, Fano, Bologna, Bolzano, Altamura, Lecce, Salve, Taranto, Fabriano, Barberino del Mugello, Torino, Napoli, Pozzuoli, Santarcangelo di Romagna e Gambettola. Fino a febbraio, le date sono nel nostro calendario generale. Le altre le trovate in quello specifico, dedicato al romanzo e in costante aggiornamento.
Due interviste tra radio e podcast
✦ Durante gli ultimi appuntamenti del tour autunnale, Wu Ming 2 è intervenuto a Fahrenheit, dagli studi Rai di Ancona, per parlare di Mensaleri, libro del giorno del 18 dicembre.
Qui l’intervista con Graziano Graziani (Durata: 25 minuti. Per ascoltarla, serve l’account gratuito RaiPlay Sound).
✦ Un’ altra chiacchierata intorno al romanzo, questa volta insieme a Loredana Lipperini, è la 70esima puntata del suo podcast Cose (molto) preziose, online da poche ore, come ogni mercoledì.
Scongiurare l’estinzione
✦ Cambiando formato, una lunga intervista scritta compare sul sito Giovani Reporter, con il titolo: «Wu Ming 2 narra il culto del capitalismo in Mensaleri». Lo scambio con Jon Mucogllava è avvenuto a Milano, a margine della presentazione al Teatro La Cucina, presso l’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini, organizzata dalla libreria Alaska. Ne riportiamo uno stralcio.
«GR: Quello che a primo impatto può sembrare un romanzo storico in realtà si scopre esserlo solo in parte, e in modo tutto suo. Ci si può chiedere, allora, come si presentano le vicende narrate in relazione al concetto di storia come testimonianza – ammesso che questo concetto esista. Qual è il patto che si instaura sotto questo aspetto tra chi legge, chi scrive e gli eventi narrati?
WM2: Mensaleri si potrebbe definire un romanzo geografico, proprio per l’importanza che ricoprono i luoghi, per quanto inventati. È da lì che spuntano le storie, è da lì che escono i fantasmi, è nelle loro cicatrici che si ritrovano le vicende censurate e dimenticate del villaggio.
Il patto che si stabilisce con il lettore, in questo caso, è che si tratta di una storia inventata. Non trovando Mensaleri su Internet o su una mappa, chiunque si rende conto che dev’essere un paese di fantasia. Lo stesso vale per la cartiera Carmen, per Nazzaro Mensa e la sua dinastia di imprenditori.
È inevitabile, quindi, non affidarsi alla verità storica di ciò che viene raccontato. Peraltro, questo è l’atteggiamento che si dovrebbe tenere nei confronti di tutti i romanzi: in un romanzo l’autore si prende la libertà di raccontare episodi che non sono realmente avvenuti, che non si trovano negli archivi, che non hanno una fonte.
Quindi, che cosa racconto? Racconto una storia che ha valore non tanto nella sua denotazione, cioè negli eventi a cui fa riferimento – che non sono successi, o meglio, sono successi solo in un mondo di invenzione –, ma nella sua connotazione, nel suo senso, nel modo in cui dice le cose e non nelle cose che dice.
Racconto una storia da cui emerge un’interpretazione di cos’è stata la rivoluzione industriale di fine Ottocento in Italia, cioè in in un Paese prevalentemente agricolo. Questa storia ci dice molto anche sul presente, sulla crisi dello sviluppo e delle promesse capitaliste: non a caso, una parte del romanzo è ambientata nel 1995. Cosa accade quando, in un villaggio/mondo basato sul lavoro, il lavoro non c’è più? Cosa si fa dei suoi luoghi? Li si abbandona, li si lascia morire, oppure li si trasforma in un ambiente bello e accattivante, ma finto? In che modo si rispettano gli abitanti e le storie di quel paesaggio, nel farne qualcos’altro?»
✦ Restando in ambito testuale, Paola Papetti ha firmato su Pulp Magazine un recensione dove Mensaleri viene accostato a Il fungo alla fine del mondo dell’antropologa Anna Lowenhaupt Tsing.
«Se il libro dedicato all’incredibile matsutake (il fungo venduto a peso d’oro in Giappone) dimostra con le “armi” della saggistica la necessità di una simbiosi uomo-fungo-foresta (intesa qui come un luogo post-industriale), Mensaleri lo fa con il colpo d’ala della narrativa. L’esito è in entrambi i casi la consapevolezza di come l’infinitamente piccolo (bruchi e farfalle in un caso, funghi nell’altro), la natura (boschi, fiumi e foreste) e le comunità di umani con i loro sistemi simbolici, di produzione e riproduzione debbano trovare modi per cooperare per scongiurare l’estinzione».
✦ Questo aspetto ritorna anche nell’articolo di Simone Farello su Tre buoni motivi per leggere. Seguendo lo schema caratteristico del blog, il primo motivo selzionato è «Quello che il capitale non riesce a distruggere.
«Il capitalismo si basa sulla distruzione creatrice, un concetto che è valso ancora quest’anno il premio Nobel per l’Economia a Philippe Agion.
Mensaleri contesta questa forza in due modi. Innanzitutto raccontando tutto ciò che viene distrutto, senza scrupoli, in nome del profitto: l’ambiente, le tradizioni, la solidarietà tra le persone, i piaceri, la libertà di decidere per sé stessi. Ma, soprattutto, dimostrando che una società basata sul collettivo e non sulla competizione tra individui ha una sua straordinaria capacità creativa, che cambia il mondo senza distruggerlo, che crea abbondanza senza generare povertà, che usa il tempo senza consumarlo.»
A fine anno, sempre su Tre buoni motivi, Mensaleri (insieme a Gli Uomini Pesce) è entrato nella lista dei dieci libri più apprezzati dalla redazione, tra quelli letti nel 2025. Quest’estate avremo modo di parlarne anche dal vivo, con la suddetta redazione, ovvero Simone Farello e Valentina Bocchino, che organizzano la rassegna «Strade», in provincia di Genova, insieme all’Unitre di Arenzano e Cogoleto.
Vermi, calcio e virgolette
Intanto, il villaggio di Nazzaro Mensa, dei carmini e delle carmele, spinge lettori e lettrici a segnalarci sempre nuovi rimandi, riferimenti incrociati ed espansioni laterali.
✦ Alle presentazioni del romanzo, c’è chi ha sottolineato le analogie tra lo spettacolo teatrale finanziato da Riniero Mensa e il lungometraggio Brunello – Il visionario garbato, voluto da Brunello Cucinelli per incensare sé stesso, con la regia di Giuseppe Tornatore e le musiche di Nicola Piovani. A quanto pare, più il capitalismo si specchia nella propria crisi e più ha bisogno di autocelebrarsi, di raccontare le vite coraggiose dei suoi capitani d’industria, di finanziare narrazioni che lo celebrino. I giullari di corte non possono che festeggiare.
✦ Un lettore, appassionato di calcio, ci ha invece avvisato di uno strano caso di entomofagia che ha suscitato polemiche in Coppa d’Africa, coinvolgendo un innocente lepidottero, il bruco del mopane (Gonimbrasia belina), che compare anche nella pagine di Mensaleri.
✦ Andrea Bresadola, giapsetr e ispanista, ci ha fatto conoscere il villaggio minerario di Bustiello, nelle Asturie, perfetto esempio di paternalismo industriale cattolico. Ecco quel che ci ha scritto subito dopo aver terminato il romanzo.
Nel 1934 in Asturia ci fu la rivoluzione dei minatori. In 20mila alzarono le barricate contro l’esercito. Tutte le miniere in armi, tranne Bustiello. Anarchici e socialisti lo chiamavano “Il Vaticano”: religioso e autonomo. Dopo decenni, lì erano assuefatti, atrofizzati, gelosi del proprio privilegio di abitare in una delle quaranta casette. Nessuno si ribellò.Menocchio e Renzo a Mensaleri
✦ Per concludere, nella consueta sezione dedicata all’audio degli incontri, in questo dispaccio vi proponiamo un solo frammento. È stato registrato al circolo Fonti San Lorenzo di Recanati (MC) , il 18 dicembre scorso. La voce è quella di Massimo Raffaeli, critico letterario e collaboratore di Alias, Wikiradio, lo Straniero… Featuring: Carlo Ginzburg, Alessandro Manzoni, Walter Benjamin e Paolo Volponi. Durata: 13′ 48”.

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