A votare A – Referendum comunale del 26 maggio, #Bologna

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Al fronte dei sostenitori dei finanziamenti comunali alle scuole dell’infanzia paritarie private di Bologna mancavano giusto le alte sfere vaticane. Dopo l’amministrazione comunale, il PD, il PdL, la Lega Nord, l’UDC, la Curia, Comunione e Liberazione, la CISL, Confcooperative, buon ultimo giunge a schierarsi per l’opzione B il presidente della CEI, cardinale Angelo Bagnasco. Un fronte perfino più largo del governo Letta (il cui ministro Maurizio Lupi, ciellino doc, è il più recente firmatario dell’appello per la B). Avanti di questo passo arriveranno a reclutare anche lo Zecchino d’Oro. Possibile che un comitato referendario di poche decine di cittadini indipendenti faccia tanta paura all’intero sistema di potere locale e perfino extra-locale? Questi apparati hanno mezzi, denaro, audience, autorità, ministri nell’esecutivo, e faranno qualunque cosa per schiacciare il referendum e salvaguardare lo status quo (in attesa della dismissione del comparto nidi e scuola dell’infanzia).
Eccoci dunque al nostro posto in prima linea, a reggere l’urto delle schiere nemiche, augurandoci che la resistenza dei volontari possa spronare la cittadinanza ad accorrere in forze alle urne il 26 maggio, per votare “A”. Qui di seguito la nostra dichiarazione pubblica di voto, argomentata e motivata:

 

E’ necessario sostenere la scuola pubblica comunale e statale, l’unica dove possono andare tutti, a prescindere dal reddito e dalla religione. A Bologna i finanziamenti comunali ammontano a meno della metà dei soldi pubblici stanziati per le scuole dell’infanzia paritarie private: destinarli alle scuole dell’infanzia comunali e statali sarebbe un importante segnale in controtendenza rispetto alle politiche di tagli alla scuola pubblica praticate dagli ultimi governi. Dopo anni di sacrifici imposti alla scuola pubblica, durante i quali i fondi alla scuole paritarie private sono stati regolarmente riconfermati (quando non aumentati), è giunto il momento che anche le scuole paritarie private facciano la loro parte.

La scuola pubblica ha bisogno di risorse. E’ sempre più frequente che nelle scuole comunali e statali i genitori debbano portare da casa carta igienica, fazzolettini, fogli da disegno, o che debbano autotassarsi per provvedere ad acquistare materiali didattici. Ma questa è solo la punta dell’iceberg, sotto la quale si trovano fenomeni ben più gravi come la diminuzione delle ore di compresenza e di quelle per le maestre di sostegno, oltre alla precarizzazione del personale. Tutte cose che alla lunga influiscono sulla continuità didattica e penalizzano i più deboli, spingendo le famiglie che possono permetterselo a spostare i figli nella scuola paritaria privata, a proprie spese, e alimentando così un circolo vizioso che allarga la forbice sociale. Ogni euro recuperabile per la scuola pubblica diventa quindi prezioso.

Qualsiasi richiesta di nuovi fondi allo Stato centrale non può che avvantaggiarsi dalla vittoria della “A” al referendum, cioè dall’affermazione della priorità della scuola pubblica comunale e statale. Viceversa, una vittoria della “B” consentirebbe allo Stato di proseguire sulla linea dei tagli, investendo al minor costo possibile, cioè ulteriormente sulla scuola paritaria privata, che non è una scuola per tutti.

All’inizio di questo anno scolastico ben 423 bambini e bambine a Bologna sono rimasti senza posto alla scuola dell’infanzia pubblica comunale e statale. Il Comune è dovuto correre ai ripari (aumentando gli alunni per classe oltre i limiti e aprendo nuove sezioni, ma soltanto part-time) per riuscire a soddisfare le richieste. Nonostante questo, 103 bambini e bambine sono rimasti ugualmente esclusi dalla scuola dell’infanzia pubblica. Con il milione di euro stanziato per le scuole paritarie private nel 2011 si sarebbero potuti creare, a settembre 2012, 330 nuovi posti  alla scuola pubblica comunale e statale ed esaurire abbondantemente la lista d’attesa.

L’ipotesi di un fallimento delle scuole paritarie private in assenza dei finanziamenti comunali, con tanto di licenziamenti degli insegnanti ed esodo degli alunni verso la scuola pubblica comunale e statale, è irreale e puramente allarmistica. 26 delle 27 scuole dell’infanzia paritarie private di Bologna aderiscono alla Federazione Italiana Scuole Materne (FISM), fondata su impulso della CEI nel 1973. Le scuole della FISM dunque esistono da molto prima della legge sulla parità scolastica, che è del 2000. Nel 1995, prima che il sistema delle convenzioni venisse varato a Bologna, le scuole dell’infanzia private accoglievano il 24% degli scolari; nel 2013 le scuole paritarie private ne accolgono il 22%: è evidente che non è il milione di euro erogato dal Comune a garantire la frequentazione di queste scuole. Infatti dividendo l’ammontare dell’attuale finanziamento comunale – cioè 1.055.500 euro – per i 1.730 bambini che frequentano le scuole paritarie bolognesi, si ottiene la cifra di circa 600 euro per bambino, che suddivisi sulle dieci rate mensili dell’anno scolastico, equivalgono a un contributo per bambino di circa 60 euro al mese. Non è credibile che un rincaro del genere produrrebbe un ritiro di massa dalle scuole paritarie private e un’emigrazione di massa verso la scuola pubblica comunale e statale, allungando a dismisura le liste d’attesa. Soprattutto è difficile credere che le scuole paritarie private non possano reperire altrove quel milione di euro l’anno, evitando così qualunque rincaro delle rette. Considerando che tutte eccetto una sono scuole cattoliche, che la Curia di Bologna possiede un patrimonio di circa 1.200 immobili in città, oltre a 22 milioni di euro dell’eredità FAAC depositati su un conto presso la LGT Bank di Lugano, e che la Chiesa cattolica raccoglie l’8 per mille dai fedeli, un’idea su quale partner potrebbe sostituirsi al Comune per integrare la cifra in questione nasce spontanea.

Le scuole dell’infanzia paritarie private applicano criteri d’accesso diversi da quelli della scuola pubblica comunale e statale. Si tratta infatti di enti privati no profit, a pagamento, che in base alla legge 62 del 2000 fanno parte del sistema nazionale d’istruzione. Attualmente, su 1.730 frequentanti le scuole dell’infanzia paritarie private bolognesi, gli alunni stranieri sono 80, cioè il 4,6%, contro il 23,3% nella scuola dell’infanzia pubblica comunale e statale; i bambini disabili sono lo 0,3%, contro il 2,1% nella scuola pubblica comunale e statale. Inoltre nella scuola comunale e statale sono certificati 271 casi di disagio sociale. Questi dati confermano che il sistema d’istruzione integrato pubblico-privato sta già creando due tipologie di scuole molto diverse per composizione sociale e culturale. Non ci sono dubbi su quale delle due sia la più inclusiva, si faccia maggiormente carico dell’integrazione, rispecchi la varietà e la complessità sociale e attitudinale, e di conseguenza debba avere la priorità nei finanziamenti per esaurire le liste d’attesa.

La scuola dell’infanzia pubblica comunale e statale non prevede un’educazione confessionale e di conseguenza rispetta pienamente la libertà religiosa di tutti i bambini e delle loro famiglie. Per frequentare le scuole paritarie private della FISM è necessario accettare un progetto educativo di impostazione cattolica (vedi articoli 1 e 2 dello statuto FISM) e la Carta formativa della Scuola cattolica dell’Infanzia. In tale Carta si legge che «l’azione educativa consiste nell’introdurre il bambino nella realtà, interpretata nella luce della Tradizione ecclesiale» e che «la trasmissione della dottrina della fede avviene mediante l’introduzione in uno stile di vita (stile del gioco, dello stare a tavola, del rapporto con gli amici…) che sia sostanziato dalle verità di fede imparate e celebrate». Nel caso una famiglia rifiuti la Carta formativa e insista comunque per iscrivere i figli alla scuola paritaria privata confessionale (come potrebbe capitare, ad esempio, a una famiglia non cattolica che non avesse trovato posto alla scuola pubblica), l’accettazione è rimandata al «comitato di gestione, […] il quale decide udito il Vicario Episcopale per la Cultura e la Scuola».

Nella scuola dell’infanzia pubblica comunale e statale vige la libertà di insegnamento e il personale è selezionato in base alle graduatorie pubbliche. La Carta formativa della Scuola cattolica dell’Infanzia specifica che nelle scuole associate alla FISM i maestri e le maestre devono soddisfare prerequisiti che non sono soltanto pedagogici e professionali: «Oltre le necessarie qualità professionali esigite [sic!] dalle leggi civili, l’insegnante dovrà: a) possedere una solida conoscenza della visione cristiana dell’uomo e della dottrina della fede; b) accogliere con docile ossequio dell’intelligenza e della volontà l’insegnamento del Magistero della Chiesa: c) vivere un’esemplare vita cristiana». Davanti a precetti di questo tipo le perplessità nascono spontanee: a parità di preparazione professionale, una maestra divorziata avrà le stesse possibilità di essere assunta di una felicemente coniugata? E una maestra che esprimesse posizioni critiche nei confronti della Chiesa quante possibilità avrebbe di insegnare in queste scuole? Una maestra gay verrebbe valutata per la sua preparazione o verrebbe discriminata?

Quello del 26 maggio è un referendum consultivo, non abrogativo. E’ cioè finalizzato a suggerire un indirizzo politico all’amministrazione comunale. Significa che se vincesse l’opzione A, il finanziamento comunale alle scuole paritarie private non verrebbe cancellato dalla sera alla mattina. Volendo ci sarebbero i tempi e i modi di studiare soluzioni alternative al finanziamento comunale. E’ infatti del tutto evidente che l’obiettivo del referendum non è lasciare fuori da scuola altri bambini, ma garantire un posto a tutti, senza discriminazioni. Senza cioè che, con l’aiuto dei soldi pubblici, chi ha la possibilità economica ed è disposto ad accettare un’educazione confessionale abbia il posto garantito e gli altri no.

Wu Ming, Bologna, maggio 2013

 

Il 16 maggio, al TPO di via Casarini 17/5, Bologna, in contemporanea alla “Notte bianca delle scuole materne pubbliche” contro il passaggio del comparto nidi e materne all’ASP unica, saremo tra i protagonisti di una festa a sostegno del referendum e della scuola pubblica:

REFERENDANCE

Laika Bologna party:

20.30 / Cena Sociale per il Comitato Articolo 33

22.30 / Lo Stato Sociale + Wu Ming / 2band1palco

00.30 / Mingo dj + PopPen dj’s / 2dj1palco

 

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40 commenti su “A votare A – Referendum comunale del 26 maggio, #Bologna

  1. […] WU MING PER LA A: leggi le ragioni del sostegno alla A su Giap, al link CREDITS: Grazie a Stato Sociale (bio )e Wu Ming per la scelta di regalare il concerto, la loro […]

  2. Il fatto che il nuovo ministro dell’istruzione provenga dalla dirigenza di un istituto privato, mi sembra una risposta chiara da parte del governo all’iniziativa referendaria.
    Vorrei essere bolognese per votare A.

    • Tiz, il Sant’anna di Pisa è un istituto universitario pubblico, anche se a statuto speciale. Il vero problema è che il nuovo ministro dell’istruzione è del PD ;)

      • Sorry, imperdonabile imprecisione. Sul secondo punto sono ovviamente d’accordo…e pensare che tantissimi dei miei colleghi insegnanti hanno votato PD perchè speravano in un’inversione di tendenza nelle politiche sulla scuola. Il governissimo ha aperto gli occhi a molti sulla vera identità di questa compagine politica che di sinistra ha ben poco, speriamo che la questione del referendum basti a completare definitivamente il quadro.

    • Il vero problema è che i due sottosegretari all’Istruzione sono di Comunione e Liberazione. Poi c’è il problema del presidente della commissione cultura e istruzione della Camera, che è Giancarlo Galan. Per non essere da meno, il neo-ministro ha benpensato di dichiarare che «ci sono punti della riforma Gelmini che necessitano di un cambiamento, ma al momento non è la mia priorità». Il ministro dice di aver bisogno di un giro di informazione per conoscere la scuola: ma nella Carta d’Intenti “Italia Bene Comune” era pur scritto che «la scuola e l’università italiane, già fiaccate da un quindicennio di riforme inconcludenti e contraddittorie, hanno ricevuto nell’ultima stagione un colpo quasi letale. Ora si tratta di avviare un’opera di ricostruzione vera e propria». Se, come pare, il ministro e il premier Letta l’hanno sottoscritta senza averla letta, abbiamo un (altro) problema: Huston ci fa un baffo.

  3. Il vero problema è che – col nuovo corso avviato con Papa Francesco – la CEI sta passando dal hard power al soft power. Sarà più determinata di prima, ma in modo più suadente, più subdolo e in fondo più efficace.
    Io temo che in questo deserto culturale prima che economico (e comunque l’economia depressa conta, che quando campare è cosa dura per davvero, la gente torna sempre in Chiesa a sosprirare e giaculare) , la nuova Chiesa siliconata (il lifting è riuscito benone) acquisirà nuovo potere, vedrà una rinascita. Lotta dura, dunque, ma sacrosanta. Adelante!

  4. Scusate se mi intrometto, ma quest’iconografia scrauso/hollywoodiana è proprio necessaria? Cioè, tralasciando il fatto che 300 e il Signore degli anelli sono probabilmente tra i film più brutti della storia, mi fa un po’ strano trovare una clip con gli spartani-in-slippetti-aderenti schierati a falange su questo sito.
    Il motivo?
    Bè, personalmente, vi ho scoperti proprio grazie al brillante intervento di WM1 sull’inquietante retroterra destrorso di 300.
    Mi sono perso qualche puntata? O magari sono io a non aver colto la metafora?
    Scusate ancora per il piccolo OT, cmq.
    Un saluto.

    • “Bè, personalmente, vi ho scoperti proprio grazie al brillante intervento di WM1 sull’inquietante retroterra destrorso di 300.”

      Ehm… Appunto :-)

      “Mi sono perso qualche puntata?”

      Più che altro, il rilevatore automatico di (auto)ironia ha avuto una defaillance :-)

      “O magari sono io a non aver colto la metafora?”

      Mah, può anche darsi.
      Proviamo a suggerire: il referendum come le Termopili della scuola pubblica? Lo sconfinato e trasversalissimo Comitato per il B è un esercito imperiale che fa tremare la terra quando passa mentre l’indipendente e senza appoggi Comitato Art. 33 è uno sparuto drappello di pochi (pochissimi) che oppongono una folle resistenza etc. etc.
      Però da te non ce l’aspettavamo di doverti spiegare una barzelletta, eh! :-D

      • A me devono spiegare sempre (o quasi) le barzellette a retroterra sportivo. È spiacevolissimo, perche’ si ride insieme di qualcosa che accomuna ed e’ un bel sentire. Se qualcuno non ride è perché ha riferimenti culturali così lontani da arrabbiarsi dello scherzo o così alieni da non capirlo. Avvicinandomi ai 50 rido di più, di molte cose, ma le mie posizioni restano minoritarie. Come mai? ;- ) Nota.- Perdonate l’OT.

      • Quindi con quell’immagine aderite alla controversa mozione Žižek! :-{D
        SCANTALO!

        Vabbè, torniamo a parlare del referendum…

      • Mboh continuo a non capire… sarà che di ‘sti tempi persino il senso dell’umorismo comincia a scarseggiare :/
        Comunque sia, in bocca al lupo per il referendum!

        Un saluto e a presto

        • “Boh” anch’io.
          Gli altri sono tanti, ricchi e potentissimi, noi invece siamo pochi, autofinanziati e senza padrini. Scontro impari, un momento di resistenza quasi folle. Ergo: le Termopili. Autoironia, noi come Leonida e gli altri 299. Citazione del film con inversione ironica del senso. Davvero era così difficile? Oppure fuori Bologna non si ha la percezione del fatto che abbiamo tutti i poteri contro?

          • Scusa ero fuori e non ho letto la tua risposta.
            No, no ho capito benissimo il senso della vostra battaglia e le condizioni in cui vi accingete ad affrontarla… mi ha solo stupito che abbiate utilizzato 300 (film brutto, tossico, razzista e decisamente poco ironico) come metafora della suddetta.
            Tutto qui.

            Saluti.

            • Il film è ironico allo 0%, ma quando si fa un détournement (ricontestualizzazione di un elemento con spiazzamento o inversione del suo significato iniziale) l’ironia non sta nel materiale di partenza ma nel procedimento che lo trasforma. Qui l’intento era autoironico: guarda in che condizione tocca trovarci, e quali cazzo di scene ci vengono in mente… Comunque, se non arriva non arriva. Si vede che non è un buon periodo per prendersi per i fondelli da soli.

  5. A chi si informa per bene è chiarissimo anche fuori Bologna ovviamente. La campagna pro B è davvero devastante ed è in grado di fare molta presa.
    Sto cercando di diffondere sebbene nella consapevolezza che trattasi davvero di fionde contro carri armati.
    http://www.facebook.com/media/set/?set=a.522402707808848.1073741843.161086743940448&type=1
    Tenete duro.

    • La mattina del 26 maggio faremo una robusta colazione, perché la sera ceneremo nell’Ade :-)

  6. “Quello del 26 maggio è un referendum consultivo, non abrogativo. E’ cioè finalizzato a suggerire un indirizzo politico all’amministrazione comunale. Significa che se vincesse l’opzione A, il finanziamento comunale alle scuole paritarie private non verrebbe cancellato dalla sera alla mattina. Volendo ci sarebbero i tempi e i modi di studiare soluzioni alternative al finanziamento comunale.”

    Se vincesse la A niente cambierebbe dalla sera alla mattina e il tempo ci sarebbe anche perchè la delibera con cui il consiglio comunale ha approvato il rinnovo della convenzione nel luglio 2012 ne ha esteso la validità fino al termine del mandato amministrativo, ovvero fino a tutto l’anno scolastico 2015/16.
    Di fatto, niente cambierà fino ad allora, “salvo gli adeguamenti che da un anno all’altro la Giunta, sulla base delle verifiche effettuate, potrà apportarvi senza modificare l’impianto complessivo del sistema”.

    http://atti.comune.bologna.it/atti/delibere.nsf/b66851b2fa051265c1257088002d7880/0b54b3b88a0695b4c12579fe002e0955?OpenDocument

  7. Questo mi sembra importante:
    «La difesa ad oltranza del diritto della scuola confessionale ad essere finanziata, in contrasto con il dettato costituzionale, costituisce da sempre un ostacolo alla nascita di una comune volontà per realizzare un sistema scolastico pubblico in cui la formazione dei futuri cittadini/e fosse affidato al confronto fra tutte le culture; tanto più oggi in tempo di crisi.
    Le Comunità cristiane di base hanno fatto della difesa della scuola pubblica un campo in cui esercitare il loro impegno per una società giusta, egualitaria, libera, autenticamente democratica, considerando le scuole confessionali un residuo del passato. Confortate anche dall’impulso dato da papa Francesco a ritrovare la povertà come via maestra della evangelizzazione ritengono di non potersi astenere dal contribuire a intraprenderla.
    Il 26 maggio prossimo si svolgerà a Bologna un referendum consultivo, richiesto da 13.000 cittadine e cittadini, per impedire che il Comune continui a finanziare le scuole materne private, quasi tutte confessionali cattoliche.
    È un’occasione da cogliere per offrire un tale contributo schierandosi apertamente dalla parte dei cittadini/e impegnati a riaffermare il dettato costituzionale: enti e privati hanno diritto ad istituire scuole ma “senza oneri per lo Stato”.
    Le Comunità cristiane di base»

  8. Da sempre per la scuola pubblica, laica e gratuita per tutti.
    (esattamente come dovrebbe essere la sanità per altro)
    Un grandissimo in bocca al lupo da Milano!

    Bye

  9. Mi sembra utile aggiungere che purtroppo la delibera con cui il comune di Bologna nel luglio 2012 ha rinnovato la convenzione con le paritarie private, ne ha allungato la durata fino al termine dell’attuale mandato amministrativo, ovvero fino all’anno scolastico 2015/16 compreso. Fino a lì, non cambia nulla in nessun caso, visto che il referendum è solo consultivo (ricordiamo fin troppo bene come andò quello sulla vendita delle Farmacie Comunali: la città si espresse contro quell’ipotesi, e regolarmente il comune le cedette).

    Ovviamente i sostenitori del “vota B” non accennano mai a questo piccolo particolare, preferendo fare del terrorismo mediatico a botte di “se vince la A dal giorno dopo tutti i bambini delle private paritarie saranno per la strada” (e omettendo altrettanto scorrettamente di spiegare perchè alcune centinaia di essi siano GIA’ per la strada, se il meraviglioso “sistema integrato” tanto sbandierato dal PD come imprescindibile funziona così bene).
    Ma anche dai comitati pro “A” non si sente sottolinearlo molto spesso, e invece mi pare un altro elemento utile per sbugiardare la parte avversaria, e per capire che il comune ha in “testa” da anni un piano ben preciso rispetto alla questione scuole materne, che fa il paio con lo spostamento sotto Asp Irides dei precari l’anno scorso, e del probabile spostamento di tutto il personale dipendente sotto la nuova Asp unica che vedrà la luce nei prossimi mesi.

    • In realtà i referendari ci stanno provando a far riflettere sulla natura consultiva del referendum (perfino ieri sera, in quel guazzabuglio incomprensibile che è stata la puntata di Servizio Pubblico).
      In fondo questo referendum non è altro che il tentativo di fare esprimere la cittadinanza sulla direzione che dovrebbe prendere l’amministrazione comunale rispetto alla scuola dell’infanzia. Ma è già troppo per chi è reduce da un ventennio di blindamento del proprio elettorato in nome dell’antiberlusconismo e oggi si ritrova alleato di Berlusconi.

      Noi ci siamo fatti l’idea che in realtà il terrorismo dell’amministrazione comunale bolognese nasca dalla paura di vedere dimostrato tramite un meccanismo istituzionalizzato come il referendum il proprio scollamento dalla base elettorale. Non a caso proprio oggi il sindaco Merola dice: “La riscossa del PD parta dal referendum sulla scuola”. Si cerca un ricompattamento, una chiamata alle armi dello zoccolo duro.

      Bisogna considerare che il sistema d’istruzione integrato pubblico-privato, sperimentato proprio qui a Bologna dal 1995, ha coinciso con la nascita dell’Ulivo come risposta all’avvento di Berlusconi. E’ stato l’inizio del cedimento sulla laicità del sistema educativo per stringere l’alleanza politica con i cattolici (che poi sarebbe diventata anche economica, dato che entrambe le parti in causa avevano le proprie cooperative da far lavorare) e ha prodotto un’incrinatura in quel sistema scolastico dell’infanzia che il mondo ci invidiava. Ne è seguito quasi un ventennio di spostamento a destra e rospi fatti ingoiare alla base in nome della competizione contro Berlusconi.
      Oggi il velo è caduto: il PD è al governo con Berlusconi, e nel settore scuola, in particolare, si ritrova a braccetto con quei ciellini che sono i primi fautori della privatizzazione confessionalista.

      Solo se si tiene conto di questo contesto è possibile capire perché un semplice referendum consultivo assuma tanta valenza politica. E’ evidente che in gioco ci sono due modelli di scuola, quindi di società, molto diversi, ma questo viene messo in secondo piano dagli attori politici che vedono a rischio la propria striminzita rappresentatività e accusano i referendari di fare il gioco di fantomatiche forze politiche. I pallidi eredi di un’idea di società (e di scuola) nata dall’Illuminismo si ritrovano fianco a fianco in questa lotta con i ciellini, che invece proprio quell’idea vogliono da sempre e coerentemente mettere in discussione.

      A Bologna, in particolare, il PD locale pretende di “aggirare” il patto di stabililtà montiano sottoscritto dal PD nazionale (guidato da emiliani), trasferendo gli asili nido e le scuole dell’infanzia a un’azienda pubblica (ASP). Educatrici e maestre non saranno più dipendenti comunali, ma di un’azienda che avrà un proprio (pareggio di) bilancio. Lavoratrici e genitori sono evidentemente incazzati, perché la proprietà pubblica dell’ASP non garantisce affatto rispetto all’esternalizzazione delle scelte gestionali, contrattuali, retributive, etc. etc.

      A conti fatti, la curia e perfino la CEI hanno colto perfettamente l’impasse del PD in questo passaggio storico. Quindi hanno deciso di intervenire in forze, con le truppe cammellate delle parrocchie, a votare B. B come Bagnasco, ma anche Lupi, e presto senz’altro Caffarra, il vescovo di Bologna… uniti nella lotta a ex-amministratori del PdS, neoamministratori del PD, e tutta la destra cittadina. Il riferimento al governissimo Letta non è casuale.
      Per proseguire sulla metafora di 300: “siamo testimoni del più grottesco spettacolo sputato fuori dall’angolo più oscuro dell’impero di Serse…”.
      E’ quello che ci tocca.

      • Nel merito del referendum di Bologna, Servizio pubblico è stato pessimo giornalismo perché:

        A1) Ha dato per scontato che il pubblico sapesse dell’esistenza del referendum, della data del referendum, del contenuto dello stesso e delle posizioni in campo, entrando direttamente nel dibattico in strada ed in Comune. Tutto ciò con l’obiettivo di mostrare quanto è bella la italica democrazia, anche quando non conosci l’oggetto del contendere, che il Sindaco ha così riassunto: mi avete eletto e ora non mi rompete i coglioni (parola usata in megafono da un Assessore bolognese) fino alle prossime elezioni.

        A2) Ha portato in primo piano la Senatrice del PD di Bologna mentre in secondo tempo, ed in secondo piano (dal trespolo), si è potuta ascoltare; male; il lato A del vinile.
        In televisione si va per fare spot. Hai i secondi contati e devi dire quello che è utile alla tua causa senza divagare, senza cadere in eventuali provocazioni. Sei là per parlare dell’opzione A, anche se tengono in ostaggio tua figlia, anche se dicono che la scuola italiana è una merda a prescindere, tu parli dell’opzione A e fai partire dalla tua bocca lo spot sul referendum, i dati, le date i luoghi fisici e virtuali dove informasi.

        • ..a me invece , devo dire, ha esaltato..
          Ho visto il gruppo dirigente della città nel caos più totale, bacchettati sonoramente da Santoro..
          Dai, dai possiamo farcela, muove più l’impatto emotivo che l’informazione..e quella di ieri mi è sembrata una debacle per Merola e sodali.

  10. Visto che 300 non sembra aver raccolto un gran consenso, mi permetto di suggerire una colonna sonora e un video alternativo (a proposito di scuola pubblica)

    http://www.youtube.com/watch?v=syvAW_9jJro

    • Decisamente meglio “Enea” di “Leonida” :-)

      Forza A!

      ps: come riferimento artistico suggerirei l’Enrico V con il discorso sulla battaglia di San Crispino di Shakespeare.

  11. Un ulteriore indizio che è possibile farcela viene dai cappellai matti, ossia coloro che come SeL e M5S cercano di mettere un cappello sulle altrui battaglie in tutta Italia.
    Il pericolo è concreto, la reazione deve essere commisurata all’attacco.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/10/referendum-scuola-pubblica-centrosinistra-spaccato-pd-pdl-e-curia-contro-sel-e-m5s/589895/

  12. Dei dieci asili nido del mio quartiere (Bologna Porto) 4 sono privati convenzionati e uno è comunale in concessione. Nessuno di loro è confessionale. Se non accedi all’asilo comunale puoi chiedere un voucher a parziale copertura della retta applicata dalla struttura privata, differenziato in base al valore ISEE, erogato naturalmente da Comune.
    Siamo davvero sicuri che destinando questo budget alla scuola pubblica si riuscirebbe a salvaguardare lo stesso numero di posti? Non sarebbe necessario a quel punto costruire altre strutture?
    Non sono una grande fan della scuola pubblica ma ho l’impressione che questo referendum sia un po’ troppo ideologico e un po’ poco pratico.

    • Il referendum non è sugli asili nido. E’ sulla scuola materna. Le scuole materne private parificate di Bologna sono 27, di cui 25 confessionali. Chi ci insegna, firma una carta con espliciti riferimenti alla dottrina della Chiesa. Chi iscrive il figlio, pure. A me pare che l’ideologia stia di casa da una parte sola, quella di B-agnasco.

      • Dice: ma asilo nido e scuola materna non è un po’ tutta la stessa roba? Risposta: no, e la differenza non sta solo nell’età dei bimbi. Non a caso la “scuola dell’infanzia” si chiama scuola, le viene riconosciuto un certo status educativo. E sebbene non sia scuola dell’obbligo, secondo me è una scuola che lo Stato deve garantire in forma pubblica e laica. L’asilo invece è un servizio. E quando si parla di servizi, con tutti i distinguo del caso, il discorso sul rapporto tra Stato e privati cambia. La scuola non è un servizio. La scuola è un diritto.

  13. Verissimo. Peraltro l’articolo 34 della Costituzione dice espressamente: “L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita”, dove l’avverbio indicava la volontà dei padri costituenti di facilitare l’iter legislativo per l’aumento dell’obbligo.
    La scuola dell’infanzia rientra nell’istruzione inferiore, e dovrebbe quindi essere obbligatoria e gratuita. Ma sappiamo bene quanta fatica è costata l’istituzione della scuola materna statale nel ’68 (è caduta addirittura un governo su questa spinosa questione!).

  14. […] sono illustri: Stefano Rodotà, Andrea Camilleri, Margherita Hack. Anche il collettivo di scrittori Wu Ming è particolarmente attivo nell’esporre le ragioni per il referendum. D’altronde la […]

  15. […] Ste­fano Rodotà, Andrea Camil­leri, Mar­ghe­rita Hack. Anche il col­let­tivo di scrit­tori Wu Ming è par­ti­co­lar­mente attivo nel­l’e­sporre le ragioni per il refe­ren­dum. […]

  16. Tanto per confutare le tesi “economiciste” del fronte per il B (non che ce ne sia questo gran bisogno: Merola le ha già abbandonate, buttandola in caciara con il meraviglioso “perché è giusto”), ho scritto un semplice strumentino: http://static.pythonaro.com/bologna/

    Ero partito per mostrare l’impatto (modesto) sulle rette paritarie del contributo, ma dopo che il Comune ha pubblicato i dati del 2013, l’ho aggiornato e con mia somma meraviglia i conti tornano che è una bellezza: zero contributi porta a zero i posti in lista d’attesa. Giuro che non l’ho fatto apposta, con i dati 2011 rimaneva sempre un’eccedenza di qualche decina di esclusi.

  17. Segnalo che anche ilpost si è unito al fronte per il B, tramite un post del direttore dell’istituto Bruno Leoni (!). Tutto prevedibile, se non fosse che si cita “Casapound e compagni”, come se i principali sostenitori di A fossero proprio i fasci, ignorando il comitato referendario.

  18. Articolo estremamente interessante; nel mio piccolo l’ho divulgato.
    Voglio ringraziarvi per il lavoro che continuate a fare da oramai tanti anni.
    Grazie davvero.
    G.Luca

  19. […] sono illustri: Stefano Rodotà, Andrea Camilleri, Margherita Hack. Anche il collettivo di scrittori Wu Ming è particolarmente attivo nell’esporre le ragioni per il referendum. D’altronde la […]

  20. […] referendum di Bologna sulla scuola dell’infanzia voterò A, contro la concessione di finanziamenti alle scuole private dell’infanzia. Perché […]

  21. […] alla considerazioni più prettamente m politiche ed economiche che troverete ampiamente sviscerate sul blog dei Wu Ming o comunque in rete con poca fatica. Un motivo che per me è ancora più rilevante delle […]

  22. […] alla considerazioni più prettamente m politiche ed economiche che troverete ampiamente sviscerate sul blog dei Wu Ming o comunque in rete con poca fatica. Un motivo che per me è ancora più rilevante delle […]

  23. […] Wu Ming*, da Giap E’ necessario sostenere la scuola pubblica comunale e statale, l’unica dove possono […]