#Nucleare: ce tocca shit. Tanta e radioattiva

Gli “esperti” elargiscono con non-chalance la propria expertise, e vengono spesso alla ribalta in tempo di catastrofi. Si rischia la fusione dei noccioli nelle centrali giapponesi, quando soltanto ieri alcuni tra i servi mediatici del potere inumano che ci sovrasta si erano sbilanciati affermando che la vicenda giapponese (il fatto cioè che le centrali non fossero esplose tutte) era la dimostrazione che il nostro Paese aspettava per intraprendere la strada radiosa del nucleare: tutto a posto, e affanculo le cassandre.

Lasciamo perdere i confronti tra il livello organizzativo dell’Impero del Giappone e quello della Repubblica Italiana, perché sappiamo che risulterebbero umilianti per “noi”, qualsiasi cosa questo “noi” significhi.

E’ che si è legati alle idee di futuro che si nutrono durante gli anni della formazione: per gente di una certa età (mi ci metto anch’io) l’atomo, l’antiquata rappresentazione dell’atomo con gli elettroni che girano intorno descrivendo orbite come in un sistema solare, appartiene a una catena di segni che evocano nostalgia di futuro.

[Questa è una considerazione tutto sommato benevola, che non mette in campo interessi economici, politici, strutture psicologiche profonde. Una spiegazione adatta al livello di autocensura che il discorso pubblico di questo paese impone. Un elegante giro di frase che non spiega un cazzo.]

Gli “esperti”, da Chicco Testa (anagramma: Tocca Teschi – anagramma alternativo: Ce Tocca Shit) ad Alfano (che di qualcosa deve pure essere esperto), a Ricotti sostengono che non bisogna essere emotivi: il fatto che si rischino due, tre, cento Chernobyl non deve certo far sì che i conservatori, i retrogradi, gli sconsiderati avversari del nucleare continuino ad infettare il paese con le loro opinioni. La colpa va data comunque agli ecologisti, chiunque essi siano e a dispetto di tutto, negando la tragica evidenza.

Gli “esperti” dicono che le prossime generazioni di centrali saranno più sicure, anche se un livello di sicurezza assoluto non è mai garantibile. La loro logica è peculiare: è sempre possibile che un evento imprevisto muti il quadro, dicono. Non si può chidere l’impossibile, dicono.

Noi sappiamo che gli eventi imprevisti accadono: nessuno può escludere terremoti ancora più intensi di quello che ha colpito il Giappone.

«Tutto ciò che si riteneva impensabile, in qualche giorno è avvenuto. Se prendiamo la cosa sul serio e diciamo che l’incidente ha cambiato il mondo, e se è in discussione il modo in cui noi, come società industriale, abbiamo guardato alla sicurezza e alla gestibilità, allora non possiamo escludere nulla

Günther Öttinger, Commissario UE per l’energia, oggi. Sottolineature nostre. [In tutta Europa e nel mondo ci stanno ripensando, aumentano i dubbi. Nel 1987 l’Italia, lungi dall’aver “perso un treno” come dicono i propagandisti e i Mattei Renzi, è salita su quello giusto.]

L’unica centrale atomica sicura, da un punto di vista logico – se si esercita cioè la ragione, se si è pronti a percorrere la strada che separa l’uomo dagli altri primati – è una centrale atomica ontologicamente sicura. Qualcosa cioè impossibile non solo tecnicamente: impossibile, e basta.

Il capitalismo morente fa questa scommessa: la scommessa della gestione della catastrofe, nell’ulteriore scommessa che, se la catastrofe si produrrà, si sarà in grado di gestirla in quanto… “limitata”. La morte per radiazioni atomiche deve diventare nella testa della gente un prezzo accettabile per la riproduzione stolida del nostro modo di vivere, delle nostre scelte energetiche, economiche, politiche, morali. Questo cercano di venderci, questo in realtà ci stanno dicendo gli “esperti”.

Dall’archivio del sito:

I posteri e il nucleare: la nostra etica puzza (WM1)

L’espressione “fabbisogno energetico” è in tutto e per tutto ideologica (WM1 e WM5)

Non c’è un modo “giusto” di produrre oggetti inutili (WM5)

***

E ricordatevi che il 12 giugno per votare contro il nucleare bisogna votare . Ciò è contro-intuitivo e potrebbe generare confusione. Occorre attivare il frame giusto.

Scarica questo articolo in formato ebook (ePub o Kindle)Scarica questo articolo in formato ebook (ePub o Kindle)

Print Friendly, PDF & Email

Altri testi che potrebbero interessarti:

240 commenti su “#Nucleare: ce tocca shit. Tanta e radioattiva

  1. Ottimo post, questa tragedia è già immensa, e sembra peggiorare ogni ora che passa.

    http://crisis.blogosfere.it/2011/03/fukushima-e-chernobyl-un-confronto-sullesposizione.html

    Linko quest’altro articolo che prova a fare il punto con dati scientifici. Il discorso poi non deve ridursi solo al punto di vista scientifico. Giustamente voi ne fate una questione etica, filosofica, politica. Non si può consegnare il destino dell’umanità a pochi scienziati pagati da dall’IAEA. Degli “esperti” senza titolo poi, meglio che non ne parlo qua.

  2. L’approccio con cui si discute di questa cosa, non può secondo me prescindere dalla scienza. Perché discutere di una cosa senza capirla (come fanno i fantomatici esperti tuttologi) è sbagliato.
    Dell’approccio dei nuclearisti italiani la cosa che mi FA andare più in bestia è la frase “non è opportuno discuterne ora sull’onda dell’emozione”. Invece bisogna proprio discuterne ora, che non è sull’onda dell’emozione. Ma dei fatti. I fatti dicono dicono che uno dei paesi più avanzati (forse il più avanzato) ingegneristicamente e dal punto di vista della qualità costruttiva (i grattacieli non sono caduti!) e con più sensiblità relativamente al nucleare (viste le due bombe che hanno ricevuto) sta avendo un disastro nucleare a causa di un terremoto. Questo è un fatto che, come dite voi citando Öttinger, DEVE farci riflettere sulla questione, di nuovo. Lo scenario è cambiato.
    Io non sono mai stato preventivamente o filosoficamente contro il nucleare ( che da certi punti di vista ha dei vantaggi) ma è sicuramente e semplicemente troppo pericoloso.

  3. Se non si fosse qui da noi, sarebbe doveroso definire incredibile la disinformazione in corso su una situazione che appare del tutto fuori controllo.
    Ma siamo qui, e quindi è normale.
    La Germania ha appena annunciato la chiusura dei due impianti più vecchi, la Svizzera una moratoria, gli USA un’indagine su tutte le centrali. Tutto il mondo si interroga su quali svolte imprimere.
    In Italia chi pone questioni viene bollato come ‘sciacallo’ e, dai più buoni, ‘provinciale’.
    ‘Sto paese qua fa proprio disperare. Ogni testa di…chicco in circolazione è legittimata a sparare ignobili cazzate sapendo, non solo di non pagare alcun dazio, ma di trarne al contrario uno specifico e lucroso vantaggio. Che merda.
    I Testa, i Renzi, il genio che sabato sul messaggero decretava che l’unica lezione certa da trarre sull’immane evento era su quanto il nucleare fosse una bazza.
    Ci tocca questo tempo, e questa gente. Che poi, poveri cristi, bisogna anche capirli. Loro mica lo vogliono, il nucleare. Se solo potessero spiegarcelo, saremmo tutti più tranquilli.
    -Il nucleare? In Italia? Ma siete matti? Noi vogliamo solo i soldi del nucleare, le aree, gli appalti, le tangenti sulle commesse e tutta la madonna dell’arco. Ma quali centrali?
    Suvvia! Se per fare un inceneritore da noi servono 15 anni, lo capite o no che per una centrale non ne bastano 150?
    Si tratta di far girare i soldi, non altro.-
    Ecco perchè da noi il nucleare sarebbe sicuro.
    L.

  4. Un pensiero a latere, ma forse non troppo. Mi colpiscono le reazioni nei vari paesi europei in confronti al nostro. La classe politica è quella che è, e ok (cioè, ok un cazzo).
    Ma prendiamo ad esempio il caso della Germania: decine di migliaia di attivisti formano una catena umana che si estende per decine di chilometri da Stoccarda fino a una centrale nucleare. Questo mi fa venire in mente un altro episodio di qualche settimana fa: a Dresda decine di migliaia di antifascisti ostacolano una manifestazione neonazista. Sbaglio a dire che se il governo in Germania è più “serio” del nostro, lo è anche perché è costretto ad esserlo? Perché sennò gli fanno un culo tanto? E’ troppo semplicistica come analisi?
    In Italia manifestazioni ancora non ce ne sono state, per quanto mi risulta. E anche se non abbiamo le centrali i motivi “nucleari” abbondano, basta dare un’occhiata al blog di Michela Murgia, solo per citare uno dei tanti esempi nascosti o dimenticati.
    I motivi sono tanti e intrecciati, lo spazio della sinistra è occupato abusivamente da forze che di sinistra non hanno più niente, c’è molto scoramento, poca unione, poca capacità di guardare oltre il proprio comune o provincia o la propria categoria ecc. ecc.

  5. Non avevo ancora letto il commento di Luca, che c’entra molto con quello che volevo dire io.

  6. Ricotti viene così intervistato e commentato da Repubblica nel Febbraio 2009: “Il problema è quello di sempre: convincere il territorio. ‘L’accettabilità sociale resta il nodo principale. Puoi costruire una centrale con poca acqua pagandoti le torri di raffreddamento, sfidare i terremoti con progetti anti-sismici come in Giappone. Ma il progetto va condiviso con le realtà locali e incentivato’. Tradotto significa che bisogna pagare. La Francia stanzia incentivi per chi accetta il nucleare. Altri paesi garantiscono sgravi fiscali ed energia a prezzi da saldo.” Ieri, con l’orgoglio dell’ingegnere per le opere ben fatte, il Professore dichiarava al Corriere: “gli edifici nucleari del Giappone hanno retto di fronte a un sisma di potenza eccezionale, che va ben oltre le stime di progetto”. Ne scrivo qui http://bit.ly/eum4SP
    Sulla specificità italiana c’è anche un ironico post di Carmilla http://bit.ly/dNQRcx

  7. Il problema secondo me non è solo il nucleare ma è un problema di sistema globale. E’ un problema legato allo sviluppo sostenibile, all’ambiente, all’energia. Questo sistema ha bisogno di quantitativi di energia crescenti, ora più che mai. E’ evidente anche a un non scienziato che le energie rinnovabili non basterebbero al fabbisogno energetico del mondo. E allora questo elemento evidente di crisi di un paradigma tecnico-economico dovrebbe giustamente come dici nel pezzo farci riflettere sul futuro, su che modello vogliamo per le generazioni che verranno.
    La tecnoscienza può aiutare certo, ma in Giappone non se ne sono forse visti i limiti? Non serve allora proprio una consapevolezza del limite, primo fra tutti quello già evengelico, parlo dell’apocalisse, per cui il mondo può finire? La terra ha sussultato mostrandoci la grande precarietà delle nostre esistenze. E la tecnica può aiutare la fine del mondo, non solo scongiurarla, questo i giapponesi avrebbero dovuto già saperlo bene dopo Hiroshima.
    Il Giappone rappresenta l’estremo tentativo di reagire alla terra con la tecnica e mantenendo i livelli massimi di sviluppo anche in un territorio particolarmente ostile. La cultura giapponese contemporanea incarna già la tragicità di cui è stata vittima. Ciò che è accaduto al Giappone ipertecnologico dovrebbe essere un monito anche per noi. Ricordando il profetico The Road, il mondo può finire in un istante, e l’apocalisse giungere quando meno ce l’aspettiamo. Serve maggior consapevolezza della terra che ci ospita, serve una consapevolezza della fine (che si annuncia di solito con vari segni premonitori, cioè che fanno da monito, ora i segnali hanno già di molto sorpassato il livello di guardia. La situazione è di totale emergenza)

  8. Da ingegnere, la contrarietà “senza se e senza ma” al nucleare mi sembra poco sensata.

    Esistono rischi concreti legati alle centrali nucleari, questo è ovvio. Ciò che non capisco è come questo fatto diventi una acritica difesa dello status quo.

    Non è che le centrali a gas o petrolio siano più pulite o più “sicure” di quelle nucleari, anzi! Sono incredibilmente “sporche” e il rischio alla salute che generano è il più alto tra i metodi di produzione di energia. Solo che anziché fare un bel botto, ti avvelenano piano piano.

    Bisogna valutare razionalmente rischi e benefici e questo, per disumano che possa sembrare, vuol dire mantenere la calma anche davanti a una tragedia.

  9. Secondo me invece il problema e` proprio il nucleare. La tecnoscenza e` un bene. Se non ci fosse quella i morti per un terremoto del genere con tsunami annesso sarebbero stati milioni. Sul senso del limite apocalittico/vangelo non so che dire. Io non credo a divinita`, destini e premonizioni. E non credo che pensare che sarebbe l’apocalisse tra poco ci aiuterebbe a vivere mieglio, o a evitarla

  10. sulla questione consiglio questo documentario allucinogggeno:

    http://www.youtube.com/watch?v=RurTvL7NWGc

  11. @ Geordie anche a me la contrarieta` “senza se e senza ma” sembra poco sensata. E` anche vero che le centrali nucleari sono meno inquinanti di quelle a gas, carbone, petrolio (che ancora rappresentano una enorme fetta della produzione di enegia). Pero` la pericolosita` di quelle nucleari e` troppo piu` alta. Quello che accade e puo` accadere in caso di incidente e` immane e non paragonabile al resto. Preferisco avvelenarmi piano piano che rischiare il disastro totale, ben consapevole che le alternative, allo stato attuale delle cose, sono tristemente queste

  12. @Geordie

    La questione nucleare vs petrolio (che nessuno in realtà ha in mente) credo stia già abbastanza a valle.

    Il (primo) punto è invece: ne abbiamo bisogno? Abbiamo davvero bisogno di produrre energia a tassi crescenti e nel minor tempo possibile (peraltro, per consumare cosa?)? Forse no, forse possiamo iniziare ad accettare l’idea che esistano dei limiti all’espansione dei consumi. Peraltro, nemmeno si parla di limiti invalicabili. Si chiede solo di valicarli un po’ più lentamente, sviluppando tecnologie completamente sicure e che ci mettano al riparo dalle maledizioni dei posteri. Col tempo che ci vuole e spendendo i soldi che servono.

  13. @ Geordie

    io lo capisco, è una tentazione irresistibile descrivere sempre *gli altri* come difensori di uno status quo, perché ciascuno di noi preferisce ritenersi Sandokan piuttosto che Sir Brooke. Può anche darsi che persino Chicco Testa si creda un tigrotto della Malesia (in realtà ne dubito), ma…

    …ma c’è un problema: in questo momento, nel pianeta, lo “status quo” è nucleare e nuclearista, e lo è (o almeno lo era fino a due giorni fa) “senza se e senza ma”, tant’è che le centrali nucleari
    1) ci sono,
    2) sono tante;
    3) sono state costruite – non solo in Giappone – anche in territori ad altissimo rischio sismico.

    Il nucleare è lo stato delle cose.
    Il nucleare è al potere in tutto il mondo.
    E in questo momento, il mondo è alle prese con quella che potrebbe diventare la più grave catastrofe nella storia del nucleare civile. Il Giappone, un’ora fa, ha chiesto aiuto all’AIEA. Mentre scrivo, le barre di Fukushima sono esposte, il livello dell’acqua che doveva refrigerarle è a 30 cm, nessuno (a parte qualche opinionista italiano) si sente di escludere il peggio del peggio. Oggi pomeriggio la portaerei USA “Ronald Reagan” ha interrotto le operazioni di assistenza alle vittime del maremoto per via del rischio radiazioni, e si è ri-allontanata dal Giappone. Dannati ecologisti, si sono impossessati anche della Marina degli Stati Uniti!

    Il fallimento di questo status quo e la necessità di ripensarlo non sono ipotesi fatte da pasdaran primitivisti, acritici nemici del Progresso e delle tecnologie. Nein, sono ipotesi fatte ai vertici politici e scientifici dei Paesi che più hanno investito nel nucleare. In tutto il mondo si stanno facendo moratorie, congelamenti dei nuovi progetti, inchieste sullo stato delle centrali. La frase di Öttinger (noto anarco-ecologista, diciamo alla Marco Camenisch) riportata sopra, oggi è stata ripetuta in varie versioni (e accompagnata da decisioni concrete) da capi di stato e di governo (a cominciare da Angela Merkel), da ministri dell’economia, da esperti evidentemente diversi da quelli italioti.

    Insomma, dopo anni e anni, finalmente qualche raziocinante “se” e qualche quasi-coraggioso “ma”!

  14. Io non sono ingegnere ma ho sempre letto che anche le scorie ti avvelenano pian piano. Un tumore ci mette un po’ a farti fuori. A volte ti fa compagnia tutta la vita. E il nucleare ha effetti ancora non chiariti a lunghissimo termine, di fatto non si sa quanti tumori abbia causato finora a livello globale come tecnologia. Anche da un punto di vista economico mi sembra una cosa ben poco conveniente in confronto ad altre opzioni.

    E poi qui non credo che sia il caso di dividersi tra pro-scienza e anti-scienza. Siamo tutti razionali e pro-scienza. C’è forse qualche Vanna Marchi o Papa Ratzinger o Capanna che vuol dire la sua? Non credo. Semplicemente la “scienza” non può essere la regola di tutto. Questa sarebbe una posizione ideologica e ben poco “scientifica”. La stessa economia, vera madre degli sforzi nucleari, non è affatto una scienza.

    Il ruolo e il primato della politica sulla scienza e sull’economia per me è ineludibile. Le posizioni che lo negano sono imho di fatto politiche e quindi ipocrite. Questo non vuol dire che la politica decide e la scienza può solo obbedire: ovviamente la buona politica si nutre di scienza e non di fandonie, ma i due livelli devono restare separati, e di fatto restano sempre separati: chi nega l’esistenza di questa separazione, dal mio punto di vista, sta mistificando, in buona o in mala fede.

    La penso come replicant sull’insufficienza delle rinnovabili: la prima strategia energetica secondo me dovrebbe essere la riduzione dei consumi, ma anche questa è soltanto una strategia che andrebbe inscritta in un discorso ben più ampio di tipo politico ed etico.

    Scusate se è un discorso semplicistico o poco tecnico, io la penso così, sono disposto a cambiare idea, ma al momento non vedo come o perché dovrei.

  15. Certo che la politica deve decidere. Pero` secondo me per fare una decisione sensata e` necessario basare l’analisi su metodi scientifici e onesti, i piani devono un po’ intrecciarsi ecco. Secondo me la mancanza di un approccio scientifico, quanto meno all’analisi delle cose e` uno dei grandi problemi italiani, ma questo e` un discorso lungo, annoso e probabilmente OT

  16. @uomoinpolvere scrive: “Il ruolo e il primato della politica sulla scienza e sull’economia per me è ineludibile. Le posizioni che lo negano sono imho di fatto politiche e quindi ipocrite. Questo non vuol dire che la politica decide e la scienza può solo obbedire: ovviamente la buona politica si nutre di scienza e non di fandonie, ma i due livelli devono restare separati, e di fatto restano sempre separati: chi nega l’esistenza di questa separazione, dal mio punto di vista, sta mistificando, in buona o in mala fede.”

    mmhh… attenzione a non confondere la scienza con le sue applicazioni tecniche. la prima deve essere libera e non deve essere sottomessa alla politica, le seconde invece dovrebbero essere oggetto di un controllo democratico consapevole.

    io vedo piuttosto un grosso problema nel disinteresse degli scienziati verso l’ uso che il potere fa delle loro scoperte. e’ la questione sollevata nella versione definitiva del galileo di brecht.

  17. senza contare poi quegli scienziati che col potere collaborano attivamente…

  18. Ho studiato medicina per quattro anni, e -almeno stando ai libri e a quanto ti dicono i professori fin dal primo anno- confermo, i rischi delle radiazioni sullo sviluppo cellulare (e sul DNA) sia a breve termine (Leggi: tumori ecc ecc ecc) che a lungo termine (Leggi: trasmissione di difetti genetici ad eventuale prole ecc ecc ecc). Tra l’altro, non condivido la sottile ironia (Mi è sembrato di coglierla, ma po’ esse pure che non esiste e che sono io ancora in post sbronza, eh!) di chi, sopra (Anche l’ “esperti” virgolettato del post principale) sottintendeva l’ignoranza in materia dei difensori del nucleare, perchè chiamarli ignoranti è un po’ come assolverli. No. Questi sanno, e per interessi economici, fanno finta di non sapere. Perchè mi pare assurdo che un Veronesi non sappia cose che si studiano veramente dal primo mese di medicina.

  19. Rimango basito a leggere certi commenti.
    Acritica difesa dello status quo. Roba da matti. O da stipendiati.
    Ormai va bene tutto. Le parole non hanno più alcun significato.
    E allora con stima, affetto e ammirazione ti dico che sei un pezzo di merda.
    Orwell a noi ci fa una pippa.
    L.

  20. @tuco giusto, hai ragione, bisogna distinguere tra scienza e applicazioni tecniche, e detto così come l’ho detto io poteva essere fuorviante. però rispondevo a chi prima parlava di tecno-scienza e mi sono fatto fuorviare già io per primo.

    la scienza dev’essere libera di fare la scienza, certamente. non di fare la politica.

  21. @pedrilla e ancora a tuco: il discorso è appunto molto complesso. sì, ci vuole l’approccio scientifico anche in politica.

    ma anche scienza è una parola molto ambigua: di quale scienza? la scienza oggi si divide, giustamente e modernamente, in branche. ci vuole una teoria della scienza: ma una teoria della scienza è già filosofia, non è più solo scienza. il cosiddetto approccio scientifico è già un approccio filosofico, secondo me. è appunto un discorso complesso e mi mancano un po’ le basi filosofiche per affrontarlo, senza contare che non mi sembra il luogo adatto.

  22. Le radiazioni sono altamente tossiche e provocano i tumori. A onor del vero la posizione di Veronesi non e` secondo me in malafede. Dal punto di vista ecologico il nucleare ha un solo vantaggio rispetto a petrolio, carbone, ecc. Ma lo ha davvero. Il fatto e` che la quantita` di scorie prodotte e` molto bassa, in modo quasi incomparabile con gli altri metodi. Per esempio in un anno una centrale fa qualche decina di metri cubi di scorie, tra l’altro allo stato solido. Queste scorie sono tossiche a livelli altissimi, ma essendo solide e poche possono effettivamente essere stoccate in sicurezza. Penso che qualche simpatizzante del nucleare in buona fede (secondo me qualcuno c’e`) basasse le sue considerazioni soprattutto su questo aspetto.
    Ancora una volta pero` il problema enorme e` la pericolosita` in caso di incidente, come tristemente dimostra il giappone.

  23. Una teoria della scienza in se e per se c’e` gia`. Diciamo che per approccio scientifico una buona sintesi e` in questa vignetta
    http://weblog.sinteur.com/index.php/2007/02/18/science-vs-faith/

  24. @ EveB.

    mettere “esperti” tra virgolette, lungi dall’assolvere chicchessìa, significa trattare certi individui da millantatori, quali effettivamente sono. E poi, la figura del preteso “esperto” è tipica del caravanserraglio mediatico.

    @ Luca
    non trascendiamo, per favore. Non siamo su Indymedia, siamo su Giap. Manteniamo un certo livello.

    @ Tutti
    su Veronesi ci sarebbero tante, tante cose da dire. Tempo al tempo.

  25. non credo che serva una teoria della scienza. come dicevo prima, servirebbe una maggiore coscienza da parte degli scienziati dell’ uso che il potere fa delle loro scoperte. servirebbe un controllo democratico dell’ uso di tali scoperte. e il ruolo degli scienziati dovrebbe anche esser quello di fornire un’ informazione onesta sulle conseguenze di certe scelte.

  26. Mi dispiace spiegare una cosa che mi pareva ovvia, e con ogni evidenza non lo era.
    Si trattava di un’iperbole, rivolta a nessuno, per rendere tangibile la scomparsa del senso in certe affermazioni, la distorsione dei significati nel loro esatto contrario.
    Chiedo scusa, scelta infelice.
    L.

  27. @luca: ho sempre trovato ridicoli i flame, quindi mi limito a precisare che non lavoro nel settore energetico e non ho alcun interesse economico nella produzione di energia a partire dall’atomo, dal petrolio o da magici unicorni rosa.

    Per il resto, mi sono espresso un po’ male: per “status quo” intendevo la peculiare situazione dell’Italia. Intendevo ricordare che nel nostro paese il rifiuto dell’opzione nucleare non ha portato a una produzione pulita di energia, ma a soluzioni ancora più inquinanti e dannose per la salute. Per carità, può darsi che mi sbagli, ma questi sono i dati che ricordo di aver letto.

    Purtroppo al momento la scelta è tra nucleare e combustibili. Un no al primo implica un sì ai secondi. La scelta “buona” semplicemente non c’è. Penso sia giusto ricordarlo e anche precisare che i rischi vanno valutati a lungo termine, altrimenti si finisce come quelli che non prendono l’aereo “perché è troppo rischioso” e poi girano tranquillamente in macchina.

    Quanto alla capacità delle lobby di influenzare le scelte di politica economica, non mi stupirebbe scoprire che qualche grande nome dell’industria petrolifera italiana sta esultando, sperando che questa tragedia allontani definitivamente la possibilità che l’Italia esplori fonti alternative ai suoi “prodotti”. Ricordiamo la vicenda di Felice Ippolito.

  28. @ Geordie

    la scelta non è, miseramente, “tra nucleare e combustibili”, ma tra un modello energetico poco variegato, oligocentrico, brevimirante e schiacciato sull’accettazione acritica di un “fabbisogno” drogato (generato da sperperi abnormi), e un modello energetico molto variegato e reticolare, lungimirante, che sviluppi ricerca in più direzioni, che veda una quota sempre più consistente di “rinnovabili” e che ponga come priorità la riduzione degli sprechi. E’ chiaro che l’establishment italiano ha scelto il primo modello, tagliando gli incentivi al fotovoltaico e forzando in direzione di un ritorno al nucleare.

    Eppure basterebbe costruire case in modo più intelligente (in questo settore la domotica più avanzata si sposa felicemente con tecniche di costruzione tradizionali), mettere i pannelli sui tetti, sfruttare la geotermia dove è possibile (saprai meglio di me che con un buco per terra e un tubo mantieni in casa una temperatura costante di 14°), spegnere le luci di banche e negozi durante la notte, implementare un’illuminazione pubblica che non disperda la maggior parte della luce verso l’alto (producendo infatti inquinamento luminoso) etc. etc. etc.

  29. @ pedrilla
    le scorie nucleari saranno anche poche e compattabili, ma la loro pericolosità decade in quanto tempo? Parliamo di alcuni secoli, a quanto leggo in giro. Quindi la loro messa in sicurezza sarebbe valida se potesse prevedere una tenuta da qui ad allora, la qual cosa mi pare abbastanza inverosimile (sai te quante cose possono succedere da qui a quattrocento anni…). Da questo punto di vista il nucleare è la forma di energia più inquinante in assoluto. Produce uno “scarto” che rimane pericoloso praticamente da qui all’eternità. Uno scarto non smaltibile. Posso soltanto chiuderlo in una scatola blindata e poi… tenerla in cantina finché non la erediteranno i miei figli, nipoti, bisnipoti, etc. etc.

  30. @ Tutti

    il primo dei tre link in calce al post (“Dall’archivio del sito”) è dedicato proprio al problema delle scorie e del loro stoccaggio.

    Per la cronaca, il plutonio-239 ha un tempo di dimezzamento superiore ai 24.000 anni. Pare che i contenitori in zircone, a lungo reputati i migliori per immagazzinare le scorie, rimangano sicuri soltanto per 1.400 anni.

  31. @ Wu Ming 4

    Il decadimento e` lentissimo e` vero. Pero` il fatto che siano stoccabili e` importante.
    Cerco di spiegarmi. Fino ad esempio al 2006, a parte un 8% di produzione dall’idroelettrico e meno dell’ 1% dalle rinnovabili, tutta l’energia era prodotta dal magico (si fa per dire) quartetto carbone-gas-petrolio-nucleare. Il livello di inquinamento dei primi tre e` devastante perche` sparano scorie nell’atmosfera a volumi pazzeschi. Aria, poi acqua e via in quantita` decine di migliaia di volte superiore al nucleare.
    Questo fatto, unito ad alcuni non trascurabili problemetti che le filiere del petrolio e del gas si portano dietro (tipo le guerre), ha fatto considerare a un po’ di gente l’opzione nucleare credo in buona fede.
    Altra cosa e` l’idea dell’establishment italiano di ricostruire una produzione nucleare in Italia adesso che le rinnovabili sembrano dare qualche possibilta`, e che in tutto il mondo ci si ripensa un attimo, vista l’entita` dei disastri.

    @ wu ming1
    quello che dici sul risparmio energetico e` verissimo, e in effetti si stanno facendo dei passi avanti in questo campo. Cio` pero` non risolve il problema della produzione. Puo` servirne meno, essendo piu` efficienti (ed e` gia` un buon risultato) ma comunque va prodotta…

  32. @ pedrilla

    *tutto* è “stoccabile”. In sé è una cosa che non vuol dire nulla. Quel che bisogna vedere è: stoccabile dove, come, in quali condizioni di sicurezza, e soprattutto con quali opzioni a disposizione per segnalarne la pericolosità ai nostri discendenti. Ti anticipo subito che tali opzioni sono nel numero di zero, a detta di tutti gli specialisti che, nelle varie discipline, si occupano di comunicazione, linguaggio, semiotica, modi del tramandare.

    Certo che l’energia va prodotta. Ma in tanti modi diversi dislocati sul territorio, facendo coesistere *tutte* le opzioni: solare/fotovoltaico, eolico, idroelettrica, combustibili (pretendere di farla finita con questi ultimi in quattro e quattr’otto sarebbe una cosa idiota). E soprattutto, ne va prodotta meno di quanto indichi il nostro “fabbisogno” tossico.

  33. @Geordie
    Completamente d’accordo con te. Del nucleare si può pensare tutto il male possibile ma è necessario pensare anche a valide alternative per non ritornare di peso al carbone. Invece si è solo contro il nucleare convinti di essere dalla parte del buonsenso e magari non si conosce la differenza tra un kW e un kWh. Ma questa è un po’ la nostra italietta scientificamente analfabeta. Un esempio di questo analfabetismo è chi persegue il rischio zero, concetto che non ha riscontri nel reale.
    Poi non capisco perché contrapporre le rinnovabili al nucleare a tutti i costi. In Germania i proventi del nucleo sono stati investiti nello sviluppo industriale “pulito”.

  34. Un’altro grande vantaggio delle rinnovabili rispetto a combustibili e nucleo e` che non aumentano l’entropia del pianeta, che e` in effetti un grosso problema. Infatti secondo me ragionando sul futuro bisogna pensare soprattutto alle rinnovabili. Per la verita` devo dire che non tutto e` stoccabile (le scorie dei combustibili per esempio non si stoccano, si respirano e si mangiano). Il problema della comunicazione della pericolosita` prevede uno scenario di discontinuita` storica credo.

  35. @ Amfloor2

    nel momento in cui tutto il mondo si interroga dubbioso, anche in modo lacerante, sulla storia recente della produzione di energia, dubito che sia di grande respiro prendersela con l’Italietta scientificamente analfabeta che non vuole il nucleare etc. C’è un problema che viene riconosciuto come mondiale, c’è un disastro epocale che tiene l’opinione pubblica col fiato sospeso a tutte le latitudini, e qui lo si legge con gli occhialetti della lamentela strapaesana.

    L’ironia sul “rischio zero”, poi, in queste ore mi sembra solo lugubre. E a rigor di logica, il fatto che il “rischio zero” non esista, non dovrebbe autorizzare a giocare d’azzardo. E anche se da qui all’eternità non accadesse più “l’impensato” (come l’ha chiamato il commissario UE all’energia, ripeto, non un primitivista), è gioco d’azzardo scriteriato produrre a cuor leggero scorie che resteranno pericolose per decine di migliaia di anni, nella totale impossibilità di inventare una segnaletica che rimanga comprensibile per un simile lasso di tempo. E’ un gioco d’azzardo anti-etico con il futuro della specie umana. Su questo non ho mai sentito nessuno, dico nessuno, dare uno straccio di risposta*eticamente sensata*. Perché finché si tratta di sfoggiare nozioni e accusare gli altri di essere solo dei “profani”, son bravi tutti; ma quando viene posto un problema etico serio, che riguarda il futuro (quello anteriore, non quello spicciolo), ecco che si cambia discorso.

  36. Nel già citato into eternity si affronta (tra le altre cose) il nodo di come comunicare alle generazioni future la pericolosità delle scorie stoccate. Che lingua parleranno? Quali segni e simboli universali di pericolo è possibile usare? E ancora: magari mettendo tutti questi totem di pericolo si potrebbe generare un’incredibile curiosità e spingere gli uomini e le donne a dissotterare tutto, credendo in una sorta di sepoltura rituale in stile “piramidi egizie”.
    Le scorie rimangono pericolose per circa 100.000 anni, si tratta di lasciare messaggi a persone che saranno doversissime da noi, sempre ammesso che fra tutto quel tempo la terra esista ancora e ci sia qualcuno ad abitarla… Straconsilgio anche io il documentario into eternity, parla del sito di stoccaggio di Honkalo, in Finlandia. Scene da gallerie dei nani nel Signore degli Anelli, questioni metafisiche e tecnologiche si susseguono in un’alternanza sconcertante.

  37. @ pedrilla

    “Il problema della comunicazione della pericolosita` prevede uno scenario di discontinuita` storica credo.”

    Tu pensi che in un arco di 24.000 anni possa darsi… “continuità storica”? Ti faccio presente che ventimila anni fa si era nel Pleistocene, non so se ci capiamo… Ventimila anni fa c’era l’ultima era glaciale.

  38. Pardon, Onkalo…

  39. Allora ri-linkiamolo:

    Into Eternity – full version ( nuclear waste )
    http://www.youtube.com/watch?v=RurTvL7NWGc

  40. @ Wuming1

    Incasso. Dal mio punto di vista strapaesano e rozzo mi sembra che il problema della produzione di energia rimanga irrisolto.

  41. @ Wuming1
    Forse mi sono espresso male ma non era mia intenzione fare ironia sul rischio zero.

  42. non e’ vero che non si facciano guerre per l’ uranio. due anni fa una serie di reportage di fabrizio gatti portarono alla luce la “guerra segreta” (ricorda qualcosa?) della francia in niger per accaparrarsi la concessione sul piu’ grane giacimento di uranio attualmente conosciuto.

    anche l’ uranio comunque non e’ infinito, e le stime sulle riserve di uranio non sono molto diverse da quelle sul petrolio.

    la questione delle scorie e’ un problema enorme, e veramente non capisco come si faccia a sottovalutarlo. persino lo smantellamento di un impianto e’ un’ operazione che richiede decine di anni. ad esempio, si ritiene che la centrale di sellafield, in uk, potra’ essere completamente smantellata solo nel 2115.

    infine: un incidente come quello di chernobyl, o come quello che tutti speriamo non avvenga a fukushima, ha un impatto infinitamente maggiore e infinitamente piu’ prolungato nel tempo di qualunque altra catastrofe. puo’ benissimo darsi che il rischio di fare un incidente guidando una 500 per le strade di trieste sia piu’ alto del rischio di fare un incidente guidando una ferrari al gran premio di monza. ma nel primo caso al massimo mi prendo un colpo della strega, nel secondo mi spalmo sul muro.

  43. Ma come fate a dire che non c’è altra scelta tra nucleare e carbone! Ma avete dato un’occhiata in giro? Quanti SUV! E non dovrebbero esistere nemmeno le Fiat 500! Ma vi rendete conto che stiamo ipotecando millenni di storia futura per andare in giro col Porche Cayenne! E le stazioni sciistiche a Dubai! E miliardi di persone che vivono nell’illusione dell’individualismo più sfrenato, le villette, un’auto a testa, il giardino da innaffiare!

    Ma avete idea del margine di risparmio energetico possibile? Io non so nulla, non ho i dati, ma così a occhio direi che il 90% dell’energia che utilizziamo è sprecata, è usata per fare del male, per produrre l’inutile, per mantenere attraverso un finto benessere diffuso delle gerarchie e delle classi sociali che la nostra storia, tecnologia e cultura avrebbero già dovuto spazzare via da un pezzo!

  44. Nel mio essere basicamente proletaria, per estrazione e condizione sociale, ho sviluppato un pragmatismo estremo che mi impedisce di scivolare in questioni cosi, apparentemente, “tecniche” e mi induce a riportare tutto ad una dimensione politico- assoluta. Perchè? Ho sviluppato quegli anticorpi che mi permettono di valutare come negativa la scelta del nucleare, senza ricorrere a conoscenze scientifiche “speciali”, come la maggior parte delle persone che frequento. Quando c’è stato il passaggio di consegne fra Bush e Obama è stato siglato il piano di salvataggio delle banche, è stato così ufficializzato il fallimento di un sistema, quello capitalistico. Tutte le volte che vogliono convincermi della validità di un ragionamento cerco, in maniera assolutamente elementare, di individuare con chiarezza la mia controparte e, in molti casi, come in questo, non riesco a convincermi che voglia operare nel mio interesse e per il mio bene. Mi pongo questo problema perchè, ragionando con chi la pensa differentemente da me, voglio trovare argomenti che superino i limititi contingenti dell’argomento che affrontiamo, cercando di attrezzarmi per una discussione che rovesci totalmente, non solo nello specifico, un sistema che non mi piace e che produce mostri.

  45. @Uomoinpolvere
    In Europa consumiamo la maggior parte dell’ energia per riscaldamento e illuminazione e solo dopo viene l’auto.
    Riformulando la questione della necessità di un approcio scientifico, il problema è che le considerazioni politiche, etiche,ecc non possono prescindere dalle leggi che regolano il nostro universo. Con questo non voglio dare nessun primato che non gli spetti alla scienza.

  46. @Amfloor2

    Riscaldamento e illuminazione sprecati, sprecatissimi, perché le costruzioni non sono adeguate, perché l’individualismo senza via d’uscita in cui siamo immersi ci fa sognare la villetta unifamiliare, che è energeticamente molto dispendiosa.

    E l’auto è comunque una bella fetta! Senza contare le industrie. Le industrie che producono l’inutile non le conti? Quanto consumano le industrie?

  47. riporto dal numero di greenpeace news:

    mentre i grandi della terra continuano a discutere, c’è una realtà che si fa strada: a partire dallo scorso marzo, per la prima volta dal 1973, negli stati uniti la produzione di energia primaria da fonte rinnovabile ha superato quella nucleare. lo confermano i dati del Monthly energy review, il rapporto mensile sul sistema elettrico statunitense pubblicato dal dipartimento dell’energia.

    http://www.eia.doe.gov/mer/

    poi continua dicendo che in più investire nelle rinnovabili crea molti posti di lavoro rispetto a quanti ne crei il settore del nucleare.

    più o meno

  48. La questione energie rinnovabili, secondo me è piuttosto complessa e non esente da rischi ambientali e sociali (Quantomeno in Italia). Non scendo nelle questioni tecniche, anche perchè non ne ho le facoltà, però sicuramente, almeno da quello che so io, ci sono strani e grossi interessi e magagne politico/economico (criminaloidi) anche dietro lo sviluppo del rinnovabile. (E tra l’altro c’è questa BELLISSIMA puntata di Report a riguardo: http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-56b9b197-40cb-4d37-90d6-58cdd84209a7.html) Quindi, i rischi ci sono, e mi pare quasi ovvio che dire in maniera acritica (E non mi pare che nessuno qui l’abbia fatto) “Viva il rinnovabile, abbasso il nucleare, rinnovabile bello, nucleare merda” e roba del genere sia un tantino infantile.

    Tuttavia, secondo me A) Queste energie (Le rinnovabili attualmente esistenti), se sfruttate correttamente sarebbero SICURAMENTE a rischio più basso del nucleare, quantomeno a livello strettamente medico.
    B) Se magari si investisse un tantino nella ricerca, si tirerebbero fuori nuove fonti energetiche, o si migliorerebbe la resa di quelle esistenti.

    E la lotta per migliorare le due cose di sopra, va fatta di pari passo a quella contro il nucleare, sennò c’attacchiamo allegramente.

  49. La questione energie rinnovabili, secondo me è piuttosto complessa e non esente da rischi ambientali e sociali (Quantomeno in Italia). Non scendo nelle questioni tecniche, anche perchè non ne ho le facoltà, però sicuramente, almeno da quello che so io, ci sono strani e grossi interessi e magagne politico/economico (criminaloidi) anche dietro lo sviluppo del rinnovabile. (E tra l’altro c’è questa BELLISSIMA puntata di Report a riguardo: http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-56b9b197-40cb-4d37-90d6-58cdd84209a7.html) Quindi, i rischi ci sono, e mi pare quasi ovvio che dire in maniera acritica (E non mi pare che nessuno qui l’abbia fatto) “Viva il rinnovabile, abbasso il nucleare, rinnovabile bello, nucleare merda” e roba del genere sia un tantino infantile.

    Tuttavia, secondo me A) Queste energie (Le rinnovabili attualmente esistenti), se sfruttate correttamente sarebbero SICURAMENTE a rischio più basso del nucleare, quantomeno a livello strettamente medico.
    B) Se magari si investisse un tantino nella ricerca, si tirerebbero fuori nuove fonti energetiche, o si migliorerebbe la resa di quelle esistenti.

    E la lotta per migliorare le due cose di sopra, va fatta di pari passo a quella contro il nucleare, sennò c’attacchiamo allegramente.

  50. Io sono contro la pena di morte. Non sono contro la garota perché uccide lentamernte e con dolore, e a favore della ghigliottina, che è rapida e pulita (facciamo finta che). Sono contro la pena di morte.
    Io sono contro le mafie. Non sono contro la camorra che fa un numero rilevante di vittime cosiddette innocenti perché usa ragazzini cocainomani, e a favore della ‘ndrangheta perché è chirurgica e precisa (facciamo finta che). Sono contro le mafie.
    Io sono contro le telerisse. Non sono contro “Porta a porta” perché Vespa è un servo untuoso del potere, e a favore di “Matrix” (quello vecchio) perché Mentana ha l’aria furbetta (facciamo finta che). Sono contro le telerisse.
    Io sono contro il nucleare.
    Chiaro il concetto?

  51. Se il documentario linkato non mente, stiamo parlando di 250.000 tonnellate di scorie nucleari già adesso presenti nel mondo, con una “aspettativa di vita” di 100.000 anni ciascuna. Considerando anche che vanno via via aumentando, a me pare che si tratti del potenziale distruttivo più potente della storia.
    Certo che smog e inquinamento producono danni devastanti da decenni, lo sappiamo bene. Respiriamo e mangiamo quell’inquinamento. Tuttavia se nel corso di questo secolo lo sviluppo delle rinnovabili accompagnato a un minore spreco energetico e a un mutamento degli stili di vita portasse a una diminuzione di smog e inquinamento, la tendenza attuale potrebbe essere invertita. L’ambiente, il mondo, le nostre vite, potrebbero migliorare. E tuttavia anche se domani mattina le centrali nucleari sparissero per magia, non diminuirebbe di un’oncia il potenziale micidiale della bomba radioattiva che abbiamo già sotto il culo, la quale continuerà a ticchettare nei secoli dei secoli. Tanto perché i posteri sappiano (se mai lo sapranno) quanto ci piaceva giocare alla roulette russa.
    Investire nelle energie rinnovabili e allo stesso tempo nel nucleare significa cercare di salvare il pianeta mentre se ne ipoteca il destino per l’eternità. E’ una contraddizione logica, filosofica e soprattutto etica. E’ una follia. Tanto per chiamare le cose con il loro nome.
    Questa non è energia “pulita”. Queste sono le nuove piramidi con dentro la maledizione di Tutankamon in formato maxi. Intorno a una cosa che dura centomila anni potrebbe nascere un culto religioso, altro che il monolito di “2001 Odissea nello spazio”. E’ materia per un racconto di fantascienza, dove i posteri del XXXI secolo adorano l’apocalisse in scatola… e aspettano il momento in cui si spalancherà il sarcofago.

  52. Le notizie si susseguono verso il peggio. Le esplosioni nei reattori proseguono. Il mantra viene recitato incessante.
    -Non sarà un’altra Chernobyl.-
    Mi chiedo, di cosa stiamo parlando?
    Una delle cose più grottesche del nucleare è questa aura ipertecnologica di cui si ammanta. La favola da “ultima meraviglia della scienza e del progresso”.
    Si tratta di una tecnologia obsoleta ormai da tempo.
    Quante centrali sono in costruzione in Europa?
    Una. In Finlandia. Ferma.
    Quante negli Stati Uniti? Nessuna. L’ultima è stata ordinata nel ’74. Senza referendum e altri cazzi.
    Scelta politica, economica, tecnica. Sono costose, insicure, vecchie alla nascita.
    Già, però ci sono quelle di terza generazione. Quelle sicure.
    L’ultima meraviglia della scienza.
    Quante ne sono state realizzate?
    Nessuna.
    Quanto agli interessi criminaloidi sulle rinnovabili, beh direi che in italia quegli interessi ci sono anche sulle collette in chiesa. Credo che la cosa riguardi noi, non il vento o il sole.
    Ai realisti che pongono il problema dell’approvigionamento, e dei guasti, oggi, dei combustibili, vorrei chiedere: siccome se partiamo adesso lancia in resta le centrali le abbiamo tra vent’anni, nel frattempo cosa suggerite?
    Chiudo: la ricerca è già molto avanti, ma non si investe.
    Perchè non si disinveste da tutta la merda che fa lucrare molto, pensare che combustibili e nucleare siano nemici non mi fa nemmeno ridere.
    Comunque siamo messi davvero male, con il cervello intasato di liquami tossici. A noi lo tsunami ci è venuto nella testa, e pure da un pezzo.
    L.

  53. Giusto per dare un’idea… I posteri del XXXI secolo vivranno fra 1000 anni (che già è parecchio), ma assisteranno giusto allo scoccare del primo 1% di vita delle scorie prodotte oggi! Le quali se ne staranno laggiù a intossicare il mondo (a meno che a qualcuno non venga voglia di andarle a ripescare) fino al secolo MXXI, milleventuno, per capirci…Ammesso che sia possibile anche solo immaginare una distanza temporale simile…Mille secoli fa c’era l’uomo di Neanderthal, pieno paleolitico.

  54. Un amico mi ha segnalato questo documentario strepitoso… dura un’ora e un quarto ma se conoscete bene l’inglese, è davvero un tempo ben speso.. oltre agli stimoli “nucleari”, ce ne sono di tutti i tipi (politici, antropologici, psicologici) oltre a essere girato daddio…
    http://www.youtube.com/watch?v=RurTvL7NWGc

  55. @Eve B.
    Qui nessuno l’ha detto, ma in giro si sente spesso ripetere che o ti vanno bene le rinnovabili, senza se e senza ma, o ti va bene il nucleare. Se esprimi delle critiche su UNA centrale eolica, come ho fatto io nel “Sentiero degli Dei”, allora non ti rendi conto che stai consegnando il paese nelle mani dei nuclearisti, eccetera eccetera.
    Invece credo che dovremmo insistere a dire, come si sta facendo qui, che: a) Prima di tutto viene una questione di risparmio energetico: l’unica energia davvero pulita si misura in negawatt, ed è quella che non si produce o si risparmia; b) Poi occorre investire in tecnologia e sviluppare ogni alternativa possibile a impianti che sulla carta sono “rinnovabili” ma poi consumano una risorsa che rinnovabile non lo è mai: il territorio. (Aerogeneratori alti 100 metri su crinali a 1000 metri d’altezza non ne vorrei vedere più… E le alternative esistono.), c) Infine bisogna che la politica recuperi la sua funzione di controllo sulla tecnica, altrimenti siamo finiti. Faccio un esempio che conosco bene: la Provincia di Bologna sponsorizza alla grande la realizzazione di un Parco Eolico vicino al confine con la Toscana, sul monte dei Cucchi. Però la campagna anemometrica, per stabilire che lì c’è il vento giusto per produrre energia in maniera efficiente, l’ha fatta la stessa ditta che vorrebbe installare la centrale. E almeno fino al 2007 il sistema degli incentivi rendeva conveniente, per l’installatore, anche costruire una centrale eolica non conveniente per la collettività, in termini di energia prodotta e analisi costi/benefici. Eppure, per la Provincia di BO, quella centrale va fatta, mentre una campagna anemometrica indipendente no, quella purtroppo non si può fare, costa troppo. E così, come sempre, controllore e controllato finiscono per essere la stessa persona.

  56. […] #Nucleare: ce tocca shit. Tanta e radioattiva […]

  57. Dopo l’Ingegnere (DayOne), il Chimico (Two), il Fisico (Three), credo che oggi sia il turno del Medico. Perchè ci deve spiegare, è importante, che una spolverata di Cesio sugli spaghetti al ragù, oltre a insaporire il gusto, stura anche le arterie. Parliamoci chiaro e basta strepitare, si tratta nè più nè meno che della noce moscata. Lo sanno tutti, se un umano assume un grammo di questa delizia della natura muore. Ma una grattugiatina leggera sulle pietanze dona loro un gusto e un aroma impareggiabili. E fa bene.
    Dunque è necessario fermare, subito, l’assurdo e vergognoso terrorismo perpetrato dai soliti oscurantisti.
    Appuntamento a domani con il Cuoco, anzi lo Chef (Vissani?) che avrà l’occasione per suggerirci delle imperdibili e pratiche ricette.
    Intanto, nei programmi di approfondimento, ci si dedica alla vera, cruciale, questione sollevata da questa vicenda:
    Come minchia fanno ‘sti giappi, con tutto questo casino, a rimanere ordinati in fila?
    L.

  58. @WM2

    Concordo pienamente. Hai sintetizzato due nodi fondamentali della questione energia.
    1) Bisogna prendere coscienza del fatto che dovremo consumare di meno. Non ce n’è. Questo stile di vita non è più sopportabile. La domanda di energia sta crescendo vertiginosamente e l’apporto delle rinnovabili non basterà.
    2) Le energie rinnovabili non ci salveranno. Finché il paradigma dominante sarà quello economico-monetarista-individualista, il fine ultimo sarà far circolare denaro. Con questa mentalità non si risolve il problema. Qualsiasi magagna aiuti a guadagnare la si farà, senza considerare l’impatto ambientale. Pensate anche al fatto che il dibattito sulle rinnovabili è incentrato quasi esclusivamente su questioni di convenienza economica (costi, rendita, ecc…). Chi vuole “salvare il pianeta” deve riuscire a dimostrare che sono un affare e non che ci salveranno il culo.

  59. @ Luca: “Intanto, nei programmi di approfondimento, ci si dedica alla vera, cruciale, questione sollevata da questa vicenda: come minchia fanno ‘sti giappi, con tutto questo casino, a rimanere ordinati in fila?”

    Risposta: l’aggraziata compostezza nipponica è l’esito finale di un inquietante mix: secolare sedimentazione (nella mentalità collettiva) di un’attitudine di impronta militare (ordine-disciplina-sacrificio) + educazione di stampo coercitivo.
    Ieri sera ho visto sugli schermi, per la prima volta, un ragazzo in lacrime circondato da rovine. Ho pensato: “Era ora! Altro che dignità, in una situazione come questa è un sacrosanto diritto disperarsi”.

  60. http://scuola.zanichelli.it/online/chiavidilettura/files/2008/10/chiavi2008_armaroli_sito.pdf
    “Energia per l’astronave terra. Quanta ne usiamo, come la produciamo, che cosa ci riserva il futuro”, libro molto serio che affronta l’aspetto tecnico e scientifico sulla produzione e il consumo di energia, dalle rinnovabili al nucleare, passando per petrolio e carbone. Inizia così:”Se ho una scarpa rotta, che faccio? La getto via, assieme all’altra ancora buona, e vado in un grande centro commerciale a scegliere, fra le centinaia di tipi di scarpe esposte, quelle che più mi piacciono. Grazie al cielo posso esercitare la mia libertà di consumatore. L’alternativa suggerita da una poesia di Erri de Luca – Considero valore risparmiare l’acqua, riparare un paio di scarpe…- non la prendo neppure in considerazione. Anche perchè è difficile trovare un calzolaio, e per di più la riparazione potrebbe costarmi più delle scarpe nuove. In fondo poi cosa c’è di male? E’ il nostro modello di sviluppo: il consumismo. E’ la nostra civiltà: la civiltà usa-e-getta.”

  61. A prescindere dal merito della questione (in ordine al quale mi limito a rilevare: 1) che la centrale giapponese ha una tecnologia degli anni ’50, lontana anni luce, quanto a sicurezza, da quelle che eventualmente si costruirebbero nel prossimo futuro; 2) che se accadesse un disastro come quello giapponese saremmo cmq inguaiati in virtù delle decine di centrali che esistono in francia e in slovenia), mi chiedo: per quale ragione dovete offendere e deridere chi non la pensa come voi?

    Qual è il senso della denigrazione, del ridurre a macchietta (addirittura con gli anagrammi, roba da terza media)?

    Siete dei fantastici scrittori, avete aperto dei dibattiti importantissimi relativamente alla letteratura italiana dell’ultimo decennio, peccato, però, per queste cadute ginnasiali.

    Non condivido quasi mai le vostre prese di posizione politiche, ma riconosco assolutamente la dovizia di argomentazioni e rilievi con cui le sostenete, sareste molto più efficaci se vi limitaste a questo, senza ricorrere alla denigrazione altrui.

    Anche perchè, mi hanno insegnato, denigrare, delegittimare, offendere, ridurre a macchietta l’avversario è un tipico dispositivo essenzialmente fascista.

    Riconoscere, invece, piena legittimità anche alle posizioni più lontane dalle proprie, e controbatterle esclusivamente nel merito è l’essenza della dialettica democratica.

    Ah, cara vecchia democrazia borghese!

  62. Riporto le parole di Günther Anders, la cui preoccupazione erano sì le armi atomiche, ma più in generale la capacità acquisita dall’uomo di padroneggiare (fino a un certo punto) l’atomo:

    “Il tuo primo pensiero dopo il risveglio sia: Atomo. Poiché non devi cominciare un solo giorno nell’illusione che quello che ti circonda sia un mondo stabile. Quello che ti circonda è qualcosa che domani potrebbe essere già semplicemente stato; e noi, tu e io e tutti i nostri contemporanei, siamo più caduchi di tutti quelli che finora sono stati considerati tali. E questo sia il tuo secondo pensiero dopo il risveglio: La possibilità dell’apocalisse è opera nostra. Ma noi non sappiamo quello che facciamo.”

  63. @HalconMaltes

    Mi raccomando: non facciamoci scappare nessun cliché. Più logori e svaporati sono, meglio è: «chi insulta è un fascista», «siete grandi scrittori ma stavolta mi avete davvero deluso» etc. etc.

    Argomentazioni, già.
    Hai cliccato i testi linkati nel post e nella discussione?
    Hai seguito la discussione stessa?
    Hai visto il documentario di cui stiamo discutendo?
    Hai una risposta eticamente plausibile alle obiezioni sulle scorie e quel che lasciamo ai posteri?
    Hai qualcosa da argomentare, tu, o vuoi solo lagnarti? «Buuuuu! Maestraaa! Io e Chicco giocavamo con le scorie in cortile, sob!, e quei cattivi bambini cinesi ci hanno presi in giro!»

    E’ quantomeno bizzarra l’idea di libertà di parola dei fans di Chicco Testa e dei nuclearisti del PD: tutti i discorsi sono leciti… tranne l’ironia su Chicco Testa. Di fronte a quel discorso, scatta il riflesso condizionato, e si ricorre immancabilmente al verbo usato dal potere costituito di fronte alla critica e alla satira: «Denigrate!»

    E pure ‘sta storia della Francia è un riflesso condizionato. «A che serve criticare il nucleare, quando ce l’hanno in Francia?» è un non-argomento, è il nulla della para-logica d’accatto.
    Se uno pensa che la tecnologia nucleare sia fondamentalmente *anti-etica* e nemica del futuro per i motivi già spiegati con dovizia di dettagli (e c’entra poco il modello di centrale: c’è un’anti-eticità *di fondo* e sta nel comune denominatore, cioè nella produzione di scorie, di quelle scorie), e ritiene quel percorso sbagliato, sta chiedendo che si dis-investa da quel settore. Anche in Francia. Ovunque. Disinvestire da quel settore significa, innanzitutto, usare in altri modi i soldi destinati a costruire nuove centrali.

    Ad ogni modo, ringrazia che sto parlando con te, è una prova di pazienza e disponibilità: la nostra policy è cassare i commenti di chi ricorre alla scorciatoia di darci dei fascisti.

    @ Tutti

    Più in generale: il nucleare pone dei problemi enormi, laceranti, per affrontare i quali serve farsi competenze semiotiche, antropologiche, archeologiche, di storia delle mentalità. E serve una sensibilità a temi propri della filosofia morale.
    Urge, e urge parecchio, togliere questa tematica dalle mani dei riduzionisti e dei nozionisti, dei tecnocrati e degli ingegneri, delle persone che ignorano le materie «umanistiche» etc.

  64. @HalconMaltes: non ti offendo ma vorrei ardentemente che tu ti trovassi adesso a Fukushima, col culo sul reattore.
    L’altro giorno quelli come te dicevano “è una centrale degli anni ’70”, mentre adesso la ridati persino agli anni ’50.
    E’ stata costruita nel 1966, quindi informati prima di dire falsità per altro irrilevanti.
    Se vuoi fare difisinformazione falla con un minimo di intelligenza.

    Riguardo al dare del fascista a WuMing, be’: lì sì che dimostri di essere un povero idiota (ora ti ho offeso, ma non c’entra niente col nucleare).

    @WuMing Sul votare sì il 12 giugno direi che non è questione di frames giusti ma un’elementare questione logica: vogliamo abrogare una norma esistente.
    Il problema vero è che dobbiamo convincere 25 milioni di elettori ad andare a votare.
    Com0è noto, in pratica ognuno di noi firmatari deve convincere 25 persone. Diamoci dentro.

  65. Il nucleare va discusso, nn è necessariamente un male, va inscitto in un contesto energetico italiano, esattamente come dice Rubia, pagare esperti, ricercatori e mettere in mano a loro la questione.

    Esiste un punto però che richiede la massima attenzione di tutti ORA, ci sarà un referendum e se verrà spostato ed isolato nn avremo il quorum, e se non avremo il quorum i nuclearisti ne faranno una lettura unilaterale “gli italiani vogliono il nucleare”.
    Bisogna fare di tutto perchè venga unito alle amministrative.

  66. Ho un dramma etico sul referendum. Un tizio, dopo un mega discorso a favore del nucleare (Basato sul fatto che -cito- “Gli italiani si lamentano della bolletta alta e poi non vogliono il nucleare, e gli ambientalisti che criticano il nucleare criticano anche gli impianti rinnovabili” – che tra l’altro è il discorso che facevamo pure prima, esattamente quello che diceva WM2 sopra), chiude con “Quindi al referendum voto SI”.

    Ora. Per correttezza glielo devo dire che si vota al contrario?

  67. Qui in italia rischiamo spesso di sostenere tutto ed il contrario di tutto, fare porcherie anche con l’energia pulita, è vero.
    Per questo non bastano leggi o movimentazioni, serve una struttura in grado di costruire una idea di insieme precisa, costituita da tecnici ed esperti.

    Io sono un tecnico (non in questo settore) e so bene cosa vuol dire avere “buone intenzioni” ma non capire una favazza dell’argomento specifico, figuriamoci quando le intenzioni nn sono del tutto “buone”.

    Rubbia ad annozero 3 anni fa: http://www.youtube.com/watch?v=SALsYKE5wsU

    Detto questo, il referendum rimane una pietra miliare, la prima ed imminente “battaglia”, ed è decisiva, se non si raggiunge il quorum il risultato verrà sbandierato come una approvazione unilaterale, niente politica energetica, niente esperti, solo appaltoni a favore dei soliti noti.

  68. La bolletta non diminuirà, anzi. Le centrali bisognerà pure pagarle…
    Qualcosa si dice qui, ma ci sono anche altre fonti.

    http://www.fondazionesvilupposostenibile.org/dtln-631-Edo_Ronchi_e_i_%22prezzi_atomici%22_del_nucleare_,_uno_studio_comparativo_?cid=8

  69. @WM1

    Lungi da me volervi dare dei fascisti, mi sono limitato a rilevare che questo modo di fare è proprio di una certa cultura politica, quella fascista (o gruppettara, che in fondo rappresenta l’altra faccia della stessa luna).

    E’ un dato descrittivo, non ascrittivo.

    Così come non ho detto “siete dei grandi scrittori, questa volta mi avete deluso”, ho detto: siete dei grandi scrittori, assumete prese di posizione politiche che, personalmente, spesso non condivido, ma che argomentate sempre in modo serio e puntuale, che bisogno avete di ricorrere a macchiette da prima pagina di Libero o del Giornale?
    E’ un modo di fare che, lungi dal costituire chissà quale forma di lotta politica, finisce soltanto per squalificare le vostre tesi che, ripeto, sono, invece, sempre puntualmente e seriamente argomentate. Così la penso io, almeno.

    Non sono affatto un fan di C.Testa, o di chi per lui, ne trattasi di personaggio che mi è affatto simpatico, o di cui condivido le tesi (peraltro spesso mutevoli); ma, senza voler citare lo strabusato Voltaire, non sono abituato a considerare chi la pensa diversamente da me un idiota, un cretino, un tocca teschi o chissà cos’altro.

    Assumere la piena legittimità di idee diverse dalle proprie, senza relegarle all’ambito dell’idiozia, è il presupposto essenziale di qualsiasi dialettica democratica.
    Se poi si disconosce il valore -in se- della dialettica democratica, e si opta per un modello manicheo (per cui chi la pensa diversamente da me è un idiota, o qualcuno “il cui culo è da mettere sul reattore”)…beh, allora è un altro discorso, è barbarie (Berija nn doveva pensarla molto diversamente…).

    Quanto al merito della questione, non ho verità da propinare. Mi sto documentando, in un senso e nell’altro, credo che la questione sia estremamente complessa, non suscettibile di semplicizzazioni, e per questo ben vengano discussioni aperte e strutturate come quella da voi aperta.

    Provo però un naturale fastidio per chi strumentalizza (a scanso di equivoci, non è il vostro caso) la tragedia in atto a fini politici antinucleari, atteso che trattasi di un modello di tecnologia con standard di sicurezza estremamente diversi da quelli che, eventualmente, si attuerebbe oggi.

    Sotto il profilo etico, che chiami in causa, credo che l’interrogativo da porsi sia più complesso: “qual è il modello di sviluppo energetico che, complessivamente inteso, meglio risponde alle esigenze (realistiche) del paese sotto il profilo della sicurezza ambientale (complessivamente intesa)?”.

    Io verità assolute non ne ho, continuo a documentarmi e studiare.

    @Deleuze
    al netto del “culo sul reattore”, per cui ti rimando a qualche riga più sopra, la centrale è stata costruita nel ’66 con una tecnologia degli anni ’50.
    lo so, lo so, sono un pessimo disinformatore, ma devi scusarmi, sto finendo di studiare i protocolli di sion al fine di meglio perseguire gli interessi del capitalismo pluto-giudaico, di avvelenare il pianeta e cibarmi tutta la vita di indecenti plusvalenze!! gnam gnam!!

  70. Provo a rispondere alla sollecitazione di alphac, che invita a collocare la generale questione del nucleare nel contesto italiano. Giusta osservazione, proviamo.

    Partiamo da alcuni dati di fatto.
    In Italia, non è possibile tracciare un cerchio di raggio superiore ai 5 km senza comprendere all’interno dell’area da questa delimitata un nucleo abitato, neppure centrando questo ipotetico cerchio nelle zone più “sperdute” del territorio. Ovviamente, una centrale nucleare andrebbe poi localizzata su un territorio pianeggiante, possibilmente vicino a un corso d’acqua. (Inciso: eh già, a parte altre considerazioni, una centrale nucleare, ha bisogno di molta, molta acqua per funzionare…).

    Applicate allo “specifico contesto italiano” queste condizioni lasciano come si capisce non molti margini di scelta: la pianura padana. Basta infatti vedere dove sono Trino Vercellese e Caorso.

    Il primo ministro giapponese ha appena ordinato l’evacuazione completa di tutti i residenti nel raggio di 20 km dalla centrale e a quelli residenti entro 30 km di “restare chiusi in casa”. (Non c’è che dire, rassicurante).
    Esercizio. Proviamo a tracciare un cerchio di 30 km di diametro intorno a un punto qualsiasi della pianura padana (ma anche di un qualsiasi altro punto sul territorio nazionale) e calcoliamo quante sarebbero le persone da evacuare in caso di incidente.

    Certo, noi siamo fortunati, perchè ci penserebbe la protezione civile di Bertolaso a gestire il tutto (altro asset fondamentale del contesto italiano).

    Altre considerazioni. Il nucleare sarebbe molto più “friendly” se non avesse questo dannato problema delle scorie da stoccare. Ma anche qui, siamo fortunati. Chi dice che dobbiamo tenercele noi? ci sono un sacco di paesi che dietro un giusto compenso sarebbero felici di fornirci questo servizio.
    Che so, la Somalia ad esempio. O la Russia.
    Il business è facile, la convenienza reciproca garantita. Tu sei un paese produttore di scorie nucleari (e magari anche di rifiuti tossici vari), hai questo problema dell’opinione pubblica che rompe le scatole. Noi abbiano un sacco di territorio e nessuna opinione pubblica, e comunque possiamo metterla a tacere facilmente. E poi in paesi in cui l’aspettativa di vita è sui 40 anni chi vuoi che se ne importi dei danni nel lungo periodo?
    Domanda e offerta si incontrano perfettamente.

    Quando si parla di scorie teniamo presenti anche le implicazioni in questo senso.

    Ci sono poi alcuni altri fattori peculiari del contesto italiano, come la presenza della criminalità organizzata negli appalti delle grandi opere, ma di questo si è già detto…

  71. @ Alphac

    Il nucleare non sarebbe “un male” se si potessero avere centrali sicure al 100%. Poichè le centrali sono “macchine”, si possono “rompere”. E’ semplice. Poi se ne può discutere, di tutto si può discutere, ma in questa discussione chi prevale? Chi esercita il pensiero sul filo della logica e della ragione, e quindi dell’ etica, o chi vuole prevalere a forza di colpi di mano? Noi siamo ormai abituati all’idea che non esistano verità di alcun tipo. L’opinione che prevale è dunque quella giusta. Questa è tra l’altro l’ idea corrente, e a mio parere miserevole, di “democrazia”.
    Una verità di carattere logico però esiste, così come una veridicità dettata dall’esperienza.
    E’ su questo piano che tutto il discorso del nucleare cade come un castello di carte. Questo cercava di dire il post.
    Una centrale atomica accettabile è una che “non può” rompersi. Una centrale impossibile logicamente. Il problema non è la competenza tecnica, il lasciar fare agli esperti, ma, ribadisco, l’esercizio della logica e della ragione.
    Rimane da chiedersi questo: cosa spinge una fazione (perchè di questo si tratta) a fare carte false per riprendere qui da noi un programma nucleare? Qui si aprono finestre su possibili analisi psicologiche, culturali, antropologiche, storiche, legate all’idea di flusso energetico “compresso” di cui parla Rifkin. Ma è più semplice, più diretto analizzare la questione su un livello terra-terra. Un livello etologico, da scimmia-uomo. Che vuoi che gliene freghi agli orrendi vecchi che occupano il potere, incrostati, inscalfibili, di ciò che si produrrà non dico tra mille anni, ma nell’arco della prossima generazione?

  72. @Bocio il mio punto in realtà è molto molto pratico, non abbiamo tempo da perdere, abbiamo 3 mesi di tempo per convincere 25 persone dei nostri argomenti, personalmente trovo strategico ed onesto portare la questione fuori dal nucleare SI o NO.
    (per inciso, se Rubbia con un team di veri esperti NON politicizzati mi dicesse che due centrali ci possono stare e sono utili, magari a supportare l’erogazione incostante di fonti enertgetiche rinnovabili, io potrei anche essere d’accordo)

    Il vero punto qui è che il nucleare serve per propagare il classo giro di denario pubblico nelle casse delle grandi lobby del cemento, solo quelle mettono d’accordo PD e maggiornaza.

    Il nucleare in Italia sarebbe migliaia di volte più rischioso che in Giappone perchè, ammettiamolo, non abbiamo alcuna cultura del rigore, della quale i giapponesi sono il massimo esponente mondiale.

    Il nucleare in italia non è stato collocato con politiche energetiche omnicomprensive, si sta giocando l’ennesima partita di calcio, un inno all’ignoranza: rinnovabili vs nucleare. NON bisogna lasciarsi portare in questa campo di discussione.

    L’unico punto che mi fa dire NO al nucleare e quindi SI al referendum è la forte convinzione che il nucleare in Italia è l’ennesimo giochetto delle grandi opere, solo che stavolta non ci strappano via soldi ma anche vita, prospettive e sangue, posso anche essere più povero per causa di questa oligarchia ma procurare un tumore a 30 anni ai miei figli voglio proprio evitarlo. Queste parole sono “riadattate” da quelle di mio padre sul referendum del ’87 ed io avevo 8 anni.

  73. @Wu Ming 5

    Sono d’accordo con voi in linea generale, in verità però nulla è sicuro al %100, certo l’esplosione di una centrale a gas non farà mai tanti danni quanto un meltdown.
    Siamo tutti d’accordo.
    Mettiamola così se il rischio di meltdown venisse calcolato in una operazione millimetrica e si decidesse che è un rischio percorribile, potrei anche essere d’accordo.

    Ma dubito fortemente che in Italia (e probabilmente in occidente), adesso come adesso, si possa parlare di tecnologie così rischiose come il nucleare, sarebbe come dare in mano una pistola ad un bambino.

  74. @
    Halcon Maltes

    Mi sono accorto che ho appena implicitamente risposto alla tua accorata difesa della corretta dialettica democratica.
    Lasciami dire che considerare fascismo e idiosincrasie gruppettare (contro le quali Wu Ming non è mai stato tenero) facce della stessa luna è semplicemente ignobile, e specchio di una cultura politica come la tua.
    Ascrittivamente o descrittivamente, quindi, continui a darci dei fascisti. Il contesto garantisce certo che tu possa continuare a farlo.
    Io personalmente, mi sono così rotto i coglioni di chi “non ha verità da propinare”. Nemmeno in casi come questo.

  75. Sto studiando un po’ di roba sull’argomento (Anche perchè da venerdì ho con l’associazione una manifestazione sul tema) e ho trovato una serie di cosine interessanti tra gli articoli scientifici indicizzati su Pubmed (Il motore di ricerca che indicizza le pubblicazioni scientifiche ndr).

    Questi, secondo me, possono essere interessanti: http://ehs.sph.berkeley.edu/krsmith/publications/2007%20pubs/EH12.pdf

    Questo qua (E’ il testo intero della ricerca in PDF), analizza il tema delle fonti energetiche confrontandolo con il background economico. Una cosa che mi è parsa interessante è quando evidenzia la questione “sicurezza degli impianti” in relazione alle possibilità economiche del paese in questione (Non parla nello specifico di impianti nucleari ma penso che la cosa sia applicabile). E mi viene da chiedermi e da chiedere ai signori sostenitori del nucleare: quanto sicuri potranno essere i reattori se la crisi economica attuale dovesse progredire? Come la paghiamo la manutenzione se non abbiamo più soldi, detto in termini spiccioli?

    Questi qua invece (Il primo è solo l’abstract perchè l’articolo intero è a pagamento, il secondo è una sintesi in italiano della ricerca col link all’abstract sotto), analizzano alcune delle conseguenze mediche della cosa: http://www.rrjournal.org/doi/abs/10.1667/RR0553.1 e http://gogreen.virgilio.it/news/ambiente-energia/energia-nucleare-gravidanze-a-rischio.html

  76. quel che sta succedendo e’ sconvolgente. torno a casa a piedi dal lavoro. comincia a piovere. non posso fare a meno di pensare a come si sentira’ un abitante di tokyo ogni volta che comincera’ a piovere.

    Oh, where have you been, my blue-eyed son?
    Oh, where have you been, my darling young one?
    I’ve stumbled on the side of twelve misty mountains,
    I’ve walked and I’ve crawled on six crooked highways,
    I’ve stepped in the middle of seven sad forests,
    I’ve been out in front of a dozen dead oceans,
    I’ve been ten thousand miles in the mouth of a graveyard,
    And it’s a hard, and it’s a hard, it’s a hard, and it’s a hard,
    And it’s a hard rain’s a-gonna fall.

    Oh, what did you see, my blue-eyed son?
    Oh, what did you see, my darling young one?
    I saw a newborn baby with wild wolves all around it
    I saw a highway of diamonds with nobody on it,
    I saw a black branch with blood that kept drippin’,
    I saw a room full of men with their hammers a-bleedin’,
    I saw a white ladder all covered with water,
    I saw ten thousand talkers whose tongues were all broken,
    I saw guns and sharp swords in the hands of young children,
    And it’s a hard, and it’s a hard, it’s a hard, it’s a hard,
    And it’s a hard rain’s a-gonna fall.

    And what did you hear, my blue-eyed son?
    And what did you hear, my darling young one?
    I heard the sound of a thunder, it roared out a warnin’,
    Heard the roar of a wave that could drown the whole world,
    Heard one hundred drummers whose hands were a-blazin’,
    Heard ten thousand whisperin’ and nobody listenin’,
    Heard one person starve, I heard many people laughin’,
    Heard the song of a poet who died in the gutter,
    Heard the sound of a clown who cried in the alley,
    And it’s a hard, and it’s a hard, it’s a hard, it’s a hard,
    And it’s a hard rain’s a-gonna fall.

    Oh, who did you meet, my blue-eyed son?
    Who did you meet, my darling young one?
    I met a young child beside a dead pony,
    I met a white man who walked a black dog,
    I met a young woman whose body was burning,
    I met a young girl, she gave me a rainbow,
    I met one man who was wounded in love,
    I met another man who was wounded with hatred,
    And it’s a hard, it’s a hard, it’s a hard, it’s a hard,
    It’s a hard rain’s a-gonna fall.

    Oh, what’ll you do now, my blue-eyed son?
    Oh, what’ll you do now, my darling young one?
    I’m a-goin’ back out ‘fore the rain starts a-fallin’,
    I’ll walk to the depths of the deepest black forest,
    Where the people are many and their hands are all empty,
    Where the pellets of poison are flooding their waters,
    Where the home in the valley meets the damp dirty prison,
    Where the executioner’s face is always well hidden,
    Where hunger is ugly, where souls are forgotten,
    Where black is the color, where none is the number,
    And I’ll tell it and think it and speak it and breathe it,
    And reflect it from the mountain so all souls can see it,
    Then I’ll stand on the ocean until I start sinkin’,
    But I’ll know my song well before I start singin’,
    And it’s a hard, it’s a hard, it’s a hard, it’s a hard,
    It’s a hard rain’s a-gonna fall.

  77. @ HalconMaltes

    stalinisti… gli opposti estremismi… “chi la pensa diversamente da voi”…
    Mamma mia, che povertà d’analisi, che visuale angusta e schiacciata sul presente più asfittico…
    Sai, fosse solo questione di “pensarla diversamente da noi”, come vorrebbe farci credere chi propone il frame – in questo caso truffaldino – del “libero e paritario confronto tra opinioni”, non ci sarebbe nessun problema.
    Invece qui abbiamo una lobby nuclearista gonfia di soldi da spendere in martellanti campagne pubblicitarie (poi ufficialmente dichiarate ingannevoli, pensa un po’!), una lobby con appoggi politici e mediatici, con ammanicamenti nelle altissime sfere del potere economico, che:
    – senza ascoltare nessuno;
    – sovente minacciando (“ti spacco la faccia” non l’ho mica detto io);
    – distorcendo e cercando di squalificare le argomentazioni avversarie…
    …vuole *prendere sulle teste di tutti* una decisione che riguarda il mondo intero e tutti quelli che verranno dopo di noi.
    Da un parte sparano con le armi mediatico-nucleari, dall’altra qualcuno si riserva il minimale diritto di fare una pernacchia. Non è proprio uno scontro alla pari, per il momento.

  78. @ HalconMaltes

    Ottimo che tu continui a documentarti e a studiare. Lo dovremmo fare tutti. Nel frattempo però, visto che a parte insultarci non hai granché di interessante da dire, per tua stessa ammissione, né alcuna posizione più o meno critica da offrire, nemmeno su una questione epocale come quella di cui si discute, potresti anche astenerti dal darci lezioncine.

    Sul nostro blog noi facciamo satira – da sempre – su chi ci pare. A te la nostra scelta stilistica non piace, amen. La retorica sulla dialettica democratica risparmiatela proprio, perché se è vero che ci segui sai perfettamente che su questo blog si discute a lungo e nel dettaglio di molte cose e i thread più lunghi e affollati vengono prodotti proprio da discussioni tra chi sostiene posizioni diverse. Io ad esempio sto discutendo con te, e lo stesso fanno i miei soci. Questo non significa che dialoghiamo con tutti. Non riteniamo legittime tutte le idee diverse dalle nostre. Ad esempio razzisti e fascisti qui non li vogliamo. Se si affacciano li sbattiamo fuori. Questo non è un talk show televisivo né una tribuna politica, né il Parlamento: è il fottuto blog di Wu Ming e decidiamo noi con chi ci va di parlare. Se non ti sta bene, ri-amen.

    Preoccupati invece di non propinarci la solfa della strumentalizzazione anti-nuclearista sulle disgrazie altrui, dato che è precisamente l’enorme evidenza di tali disgrazie a imporre un radicale ripensamento di certe idee di progresso. Altroché se bisogna strumentalizzare la tragedia giapponese, e a fin di bene, affinché da quello che sta succedendo si riesca a trarre un’inversione di rotta e si metta in discussione un’idea di sviluppo insostenibile.
    Mi riferisco all’idea scientista e positivista di uno sviluppo ineluttabile, in grado di soddisfare un bisogno energetico in perenne aumento, di creare danni enormi al pianeta e produrre anche la cura. Questa è pura ideologia novecentesca, roba vecchia, decrepita. E’ grottesco che i suoi sostenitori taccino di oscurantismo quelli che oppongono alla scelta nucleare l’idea della diminuzione e razionalizzazione del fabbisogno energetico, delle fonti rinnovabili, etc. Che in effetti è un’idea anticapitalista. E non meraviglia che economisti e ingegneri pretendano di tenere fuori gli umanisti dal discorso sul modello di sviluppo e mettano in guardia dalle reazioni “emotive”. Come se la salute pubblica fosse un problema di emotività. Come se questa non fosse una questione primamente etica e politica, che in seconda battuta va poi a determinare dove si investono i nostri soldi.
    Dal mio punto di vista non si possono investire in centrali nucleari “e” energie pulite: non si può fare A e non-A, perché questa è una non scelta, è tenere assieme due idee contrapposte di sviluppo: una che pretende di decentralizzare la produzione energetica e renderla di minore impatto possibile sull’ambiente, l’altra che centralizza e produce scorie radioattive per le prossime migliaia di anni.
    Cito Rifkin: “Il parco nucleare mondiale è vecchio e in declino e dà solo il 5% dell’energia. Se volessimo togliere un po’ di combustibili fossili dovremmo arrivare almeno al 20%. Significa costruire una centrale atomica ogni 10 giorni per 60 anni”.
    Abbiamo visto che le centrali nucleari si rompono. Più ne costruiamo più quel rischio aumenta esponenzialmente. Vogliamo farlo o no?
    Non c’è affatto bisogno di avere in tasca una “verità assoluta” per rispondere a questa domanda.
    Per altro, sia chiaro, il mondo la sua risposta la sta già dando. Basta leggersi un po’ di stampa internazionale di questi giorni.

  79. Halo,
    sperando di contribuire a un ritorno all’interessante discussione che si sta facendo e di non andare off topic…

    tra le varie questioni emerse quella che mi interessa di più è il rapporto tra Scienza e Politica.
    credo che superare il paradigma dell’esperto (già più che superato) sia basilare, ma sarebbe altrettanto importante riconoscere che, oggigiorno, distinguere tra scienza “pura” e “applicata” è a dir poco difficile (magari il concetto di tecnoscienza in questo contesto torna utile), se non privo di senso (sono davvero pochissimi gli ambiti in cui è praticabile una simile separazione, o forse nemmeno esistono).
    lo dico perché leggendo qualche commento sembra quasi che la scienza “pura” dovrebbe essere esente da qualsiasi controllo o vincolo che dir si voglia.
    la situazione è più complessa.

    è il caso di interrogarci e trovare nuovi meccanismi democratici (banalità che avverto però necessaria).
    io il mio futuro nelle mani di personaggi come la prestigiacomo o chicco testa non lo voglio mettere (mi sa che il caso di togliere!).

    chiudo con un argomento più comunicativo:
    credo che il fronte nuclearista sia molto più attrezzato di quello antinuclearista. il forum nucleare italiano ha tirato su una campagna con i controcazzi (è vero che la pubblicità è stata poi condannata perché ingannevole. ma a cose fatte: è passata ovunque).
    sicuramente contare su 6 milioni di euro (questo il prezzo della campagna pubblicitaria) conterà qualcosa, però mi sa che c’è anche dell’altro.

    mi deprime abbastanza pensare che se senza il disastro (o disastri…) nipponico il referendum sarebbe finito male.

  80. ma come potrebbe un paese che non riesce a gestire i rifiuti (non radioattivi) di una regione a smaltire le scorie radioattive di una centrale nucleare ? la carta d’identita’ dei nuclearfans e’ illuminante: sono quasi tutti ultra settantenni che probabilmente le centrali non le vedranno mai ma che sicuramente si spartiranno la stecca del secolo proveniente da un investimento di 34 bn €. Un altro caso di wealth stripping di questi bavosi, profitti nel breve termine x le caste e costi sversati sulla popolazione nel lungo termine.

  81. Prima di questo post non sapevo chi fosse Chicco Testa. E mi tocca dire con l’amaro in bocca che più divento vecchio e più apprezzo i piaceri dell’ignoranza. Da struzzo insabbiato, dopo aver letto il vostro post, immaginavo che il signor Testa fosse una voce emergente tra i filo-nucleo, un nuovo potente nemico da osteggiare ispessendo le argomentazioni e riflettendo con rinnovata consapevolezza sulla follia della crescita incondizionata e sulle mistificazioni escogitate a salvaguardia del santo PIL. Allora, grazie a un rapido giro su Wikipedia e su YouTuve (sempre siano lodate), mi sono fatto un’idea della pasta d’uomo che ci invita al dibattito critico su quanto avevamo già deciso nel 1987. E mi ritrovo a pensare che in questo paese non succede nulla di nuovo dal Rinascimento. Un altro Masaniello, solo con studi migliori di Scilipoti e Barbareschi, si aggiunge alla lista secolare dei saltafossi che ammanettano la scena politica del paese.
    Una piccola considerazione nel merito. Al di là delle limpide argomentazioni contro il nucleare addotte sinora, circa l’impossibilità di gestire le scorie, i limiti idrogeologici del paese e la totale mancanza di fondi per costruire e tenere in funzione le centrali, qualcuno ha fatto anche cenno (Luca sicuramente, e anche Castorp) alla domanda propedeutica che si pone per qualunque argomento in questo stagno che da un secolo e mezzo chiamano Italia: chi costruirebbe le centrali? Gli stessi che stanno costruendo la Salerno – Reggio? O quelli, più efficaci, che hanno costruito la Casa dello Studente a L’Aquila? A chi affideremmo la logistica di smaltimento delle scorie? Ai camorristi, che già hanno referenze ineguagliabili nel trattamento dei rifiuti tossici? E i mafiosi starebbero a guardare?
    La brutale verità è che, nel nostro paese per vecchi, al rischio inestinguibile associato alla tecnologia nucleare si aggiunge un’incapacità endemica di prevenire qualunque evento, perfino un ingorgo nei giorni di nevischio o di traffico intenso. Ci siamo assuefatti alle emergenze perché, in siffatte condizioni, riusciamo con meno fatica a navigare sulle regole e a trovare l’inganno giusto. E sarebbe pur sempre una consolazione pensare che, almeno questa, benché scheletrica e negativa, potrebbe essere considerata una novità. Ma non è così. Immagino già il responsabile dello smaltimento, un antico furbetto votato a nuove opportunità, che per far quadrare i conti corrosi dalle mazzette, dalle inefficienze e dalle clientele, si accorda con il guappo di turno per seppellire sottocosto l’uranio in qualche cava abbandonata, ungendo i conti corrente degli amministratori locali, dei controllori e degli opinionisti. Sento già questi ultimi, poi, far subito tesoro dell’uso improprio degli anagrammi per tacciare di fascismo (o perbenismo!) gli stolti che gridano allo scandalo.

  82. Non capisco perché la scelta di investire sul nucleare debba escludere la ricerca sulle fonti rinnovabili. Siamo tutti d’accordo che ci piacerebbe in futuro non avere più alcuno di questi problemi, sfruttare l’energia in modo più efficiente e produrla da fonti rinnovabili.

    Il punto è che non siamo affatto vicini a questa situazione. Non mi pare che alcuno dei documenti linkati smentisca questo fatto. “Puntare tutto sulle rinnovabili” al momento non è un’opzione. Sono vent’anni che si dice che “presto” lo sarà, ma non si vedono rivoluzioni all’orizzonte. Con tutta probabilità, assisteremo a un lungo miglioramento (dopo tutto, per quanto pessimisti si possa essere sul solare, è innegabile che la ricerca sulle altre fonti sta andando avanti, l’eolico sta faticosamente diventando competitivo, eccetera), il che lascia aperta la questione del “qui e ora”. Che, permettetemi, non mi sembra affatto secondaria; né mi pare giusto nascondersi che un nuovo no al nucleare sarà, in pratica, l’ennesimo regalo ai petroleri. Poi, per carità, ognuno fa le sue valutazioni su quale sia il male minore, ma francamente trovo esagerati certi toni.

    E per inciso, no, non penso affatto che in generale scienziati e ingegneri abbiano opinioni “nozionistiche” o “novecentesche” e trovo agghiacciante l’idea che le uniche persone qualificate a discutere di certi argomenti siano gli “umanisti”.

  83. @ Wu Ming 1: “Invece qui abbiamo una lobby nuclearista gonfia di soldi da spendere in martellanti campagne pubblicitarie”.
    Suppongo che anche scelte di questo tipo siano da rubricare alla voce “martellanti campagne pubblicitarie”.
    Che dici?

    http://www.libero-news.it/news/357969/Gli_studenti_devono_conoscere_il_nucleare.html

  84. @chacalon

    ma infatti quel che ho detto io e’ diverso: non ho parlato di distinzione tra la scienza pura e la scienza applicata (distinzione che non ha senso), bensi’ tra la scienza e le sue applicazioni industriali, quelle che hanno un impatto sul modo di vivere di miliardi di uomini e sul pianeta tutto. la scienza, anche quella applicata, deve essere libera (uno scienziato, quando comincia una ricerca, non sa a priori cosa scoprira’). e’ l’ uso che poi si fa delle scoperte scientifiche che deve essere soggetto al controllo democratico. ho anche aggiunto che questo controllo e’ possibile solo se gli scienziati riprenderanno coscienza del loro ruolo sociale, e smetteranno di essere indifferenti a (se non conniventi con) l’ uso che il potere fa delle loro scoperte. diro’ di piu’: lo sviluppo dei piani nucleari e’ un tipico esempio di controllo politico sulla scienza, con la complicita’ indifferente o interessata di una parte del mondo scientifico (tra l’ altro chicco testa e’ laureato in filosofia; la prestigiacomo non so) .

  85. @ Geordie

    non credo di chiederti molto se ti invito a non costruire posizioni avversarie di comodo, caricature proposte ad hoc per poterle smontare con poco sforzo.

    “Puntare tutto sulle rinnovabili” è una caricatura, dal momento che quel che ci si auspica è un modello di produzione energetica *variegato*, in cui si affianchi ai combustibili fossili una sempre maggior quota di rinnovabili, la ricerca venga incentivata e proceda in più direzioni, e soprattutto si ponga fine alla cultura dello spreco senza limiti, cultura che ha prodotto quel feticcio chiamato “fabbisogno” che in realtà è una bolla. “Fabbisogno” è una parola che inganna, fa pensare a qualcosa di necessario, ma molto di quel che attualmente facciamo con l’energia è superfluo, quando non irresponsabile: anziché costruire le case in modo che rimangano fresche, installiamo condizionatori che ciucciano un sacco di energia e buttano fuori, nell’ambiente, aria calda che peggiora il problema del surriscaldamento urbano. Etc. etc.

    Ancora: capisco bene che tu trovi agghiacciante l’idea che “le uniche persone qualificate a discutere di certi argomenti siano gli umanisti”. La troverei agghiacciante anch’io, se qualcuno l’avesse proposta. Cosa che però è accaduta nel numero di precisamente zero volte.

    Il mio invito è a non lasciare questa tematica – una tematica che tocca *tutti* gli aspetti della nostra esistenza come civiltà e della nostra responsabilità nei confronti del mondo e dei posteri – nelle esclusive mani di persone che riducono tutto a un mero problema di realizzabilità tecnica, e palesemente ignorano tutti gli altri aspetti, anzi: se ne fottono proprio. In primis, se ne fottono degli aspetti che avevo ricapitolato nel mio articolo del 2003 (linkato in fondo al post) sullo spaventoso “scacco” (certificato da linguisti, storici, antropologi, archeologi) del tentativo di trovare una segnaletica o un’iconografia che scavalchi il futuro spicciolo e sia in grado di avvertire del pericolo radioattivo i nostri discendenti remoti.
    Insomma, la tematica va affrontata da un maggior numero di punti di vista, l’approccio dev’essere inter-disciplinare, senza monopoli discorsivi. Vanno coinvolte nella discussione e nei processi decisionali persone che abbiano competenze nei campi delle scienze sociali, dell’antropologia culturale, della linguistica e della semiologia, dell’estetica, della storia “di lunga durata” (storia delle mentalità e delle civiltà). Perché va preso in considerazione (a differenza di quanto fanno i tecnocrati concentrati solo sul loro spicchio di competenze) tutto ciò che sta culturalmente ed eticamente a monte e a valle della realizzabilità tecnica.

  86. Piccolo esperimento mediatico. I lettori di Forum nucleare ieri sono andati a dormire (suppongo: è l’ultimo post del giorno) con la rassicurante notizia che l’incidente che si è verificato nella centrale di Fukushima non raggiunge il livello di gravità di Cernobyl (titolo: “Authority Francia, Fukushima non come Cernobyl”). Poi si sono svegliati con questa brutta sequenza di comunicati:
    “Ambasciata, condizioni gravemente peggiorate”
    “Nuova esplosione a Fukushima, radioattività sale anche a Tokyo”
    “A fuoco bacino combustibile, radioattività nell’aria”
    “Fukushima; radiazioni quadruplicate vicino centrale”
    “Fukushima; danni a contenitore nocciolo reattore 2”
    Ma quando il clima sembrava volgere al cupo, sono arrivate, una dietro l’altra, una serie di buone notizie, com’è ovvio di fonte ufficiale:
    “Governo, cala livello radioattività centrale”
    “Fukushima, contenitori nocciolo integri”
    “OMS, azioni governo emergenza nucleare appropriate”
    “OMM, venti portano radioattività su oceano”
    Poi, un dio cinico e baro ha fatto sì che:
    “Istituto Sipra, incidente sale a livello 5”
    Cosa sucede? Che è in atto una precisa strategia comunicativas che per un verso sminuzza l’evento, nella sua globalità, in una serie di piccole informazioni che possono persino sembrare positive, se dimentichiamo di aggiungere, accanto a ciascuna di esse, un “ma la situazione resta preoccupante perché…”; per altro verso, una molteplicità di fonti “ufficiali”, dunque “autorevoli” (e qui i cultori di Foucault possono sbizzarrirsi a rinvenire strategia di costruzione di effetti di verità) tende a sminuire la gravità dell’evento.
    E adesso, per concludere, leggete attraverso il link sottostante cosa il 12 scorso scriveva sul “Messaggero” Oscar Giannino:
    http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=Y5E1M

  87. @geordie

    vado molto di fretta, mi scuso in anticipo per la mancanza di argomentazioni.

    investire sul nucleare non significa semplicemente adottare una modalità produttiva di energia, comporta anche una rete di distribuzione centralizzata, mentre le rinnovabili e i piccoli produttori di energia (prosumer) hanno bisogno di smart grid: reti agili in grado di assorbire e ridistribuire energia.
    è una differenza di paradigma. bisogna scegliere.

    @tuco
    scusami se non ti rispondo (perdo il treno). però quanto scrivi mi sembra più che condivisibile.

  88. @ Geordie

    Ti ha già risposto WM1. Rinnovo l’invito a non mistificare quello che è stato detto.
    Io ho espresso una posizione netta, è vero: non ha senso fare A e non-A. Finanziare il nucleare e le rinnovabili è una contraddizione. La risposta è nelle tue stesse parole. Se “siamo tutti d’accordo che ci piacerebbe in futuro non avere più alcuno di questi problemi, sfruttare l’energia in modo più efficiente e produrla da fonti rinnovabili”, allora tocca agire in questa direzione e non continuare a incrementare un residuo radioattivo a durata illimitata con strumenti ad altissima pericolosità. Come ti ricorda chacalon “è una differenza di paradigma”. Non puoi sviluppare due paradigmi energetici diversi, se sono in contraddizione tra loro. Si tratta, al fondo di cambiare il modello di sviluppo. E questo politicizza brutalmente la lotta, con buona pace delle anime belle che aspirano a un’opinione imparziale quanto una verità assoluta.

  89. @ Geordie

    Con tutta probabilità, assisteremo a un lungo miglioramento […] il che lascia aperta la questione del “qui e ora”.

    Il problema è che anche il nucleare lascia aperta la questione del “qui e ora”. I tempi di costruzione e messa a regime di una centrale nucleare sono di 15 anni circa. Se tutto va bene. Nel contesto italiano, possiamo tranquillamente prevedere tempi molto più lunghi. Nessuno di quelli che spingono per la realizzazione di nuove centrali crede che queste verranno davvero realizzate. Il loro scopo non è quello. è come per il ponte sullo stretto di Messina.

    Altro aspetto:
    “Non capisco perché la scelta di investire sul nucleare debba escludere la ricerca sulle fonti rinnovabili”
    A parte le considerazioni di WM 4, c’è anche il fatto che viviamo in un contesto di risorse economiche scarse. Sempre più scarse. Se investo in ricerca sul nucleare ho meno soldi per investire in ricerca sul fotovoltaico. O per dare incentivi all’installazione dei pannelli. Guarda quello che sta succedendo con la finanziaria. é facile ipotizzare il Tremonti di turno che giustifica il taglio agli incentivi sul solare con il fatto che il paese ha deciso di investire sul nucleare.

  90. Okay, Chrome mi è morto mangiandosi il mio commento. Rifaccio.
    Quando ho letto questo post all’inizio mi sono molto arrabbiato. Poi ci ho messo un po’, mi sono calmato, e mi sono registrato, che a discutere con i 140 caratteri di twitter, interessantissimo esercizio, non si va troppo lontano :).
    Quella che chiamate sarcasticamente “logica peculiare” è in realtà una logica molto solida ed adottata in molti ambiti dell’attività umana. Si chiama principio ALARA. In breve, se escludiamo tutto ciò che comporta un rischio non facciamo più niente.
    Ovviamente non è questo che suggerite, il non fare più nulla. Ma saltate un passaggio secondo me importante: prima di dire che le centrali nucleari devono avere zero rischi associati (e conseguentemente che nessuna centrale nucleare può esistere) manca il fondamentale passaggio per cui i danni provocati in caso di incidente, di cui abbiamo un tragico esempio in Giappone, sovrastano i benefici portati dall’adozione della tecnologia in questione.
    E direi che non si discute, ma è un passaggio che va fatto. Se si passa subito da “Guardate cosa è successo” a “Il nucleare non andrebbe usato” si arriva alla conclusione giusta per la strada sbagliata, e questo è pericoloso. Perché poi ci si fa prendere dal panico come la Merkel: non solo si chiudono le centrali vecchie e potenzialmente pericolose, ancora in funzione solo in virtù di un decreto che estendeva la deadline, ma se ne chiudono pure altre sei o sette, via, per fare dei test. Test di che cosa?! Dando per scontato che facciano della manutenzione ordinaria, cosa hanno intenzione di fare? SIMULARE un terremoto grado 8 sulla scala Richter? E come, a scoregge?
    La realtà è che il rischio di tenere aperte centrali che erano già vecchie e in teoria dovevano essere dismesse, è troppo alto alla luce di quanto sta accadendo. Ma chiudendo TUTTO in preda al panico ti ritrovi con delle centrali che hai costruito, su cui hai speso tempo e denaro, che _non_ sono giunte a fine vita ma tu le chiudi lo stesso, ne perdi l’output energetico, e siccome non puoi forzare più sole o vento dall’oggi al domani (ma se puoi simulare un terremoto a scoregge probabilmente per l’eolico puoi fare qualcosa :P), per quanti pannelli fotovoltaici tu abbia, quella quota del tuo fabbisogno la devi coprire immediatamente, quindi inizi a bruciare più combustibili fossili. Questo è male. Anche perché se una figura autorevole come la Merkel da l’esempio a troppa gente, ci ritroveremo improvvisamente in un mondo poco piacevole in cui vivere, non solo per i fumi da combustibile fossile, ma anche per le guerre che triplicheranno con la domanda.

    Sulla questione di ridurre il fabbisogno, niente da dire. Occorrerebbe andare in ufficio alle 4 per usare più luce solare, usare lampadine a basso consumo per distribuire, come giustamente suggerite, il risparmio, e magari girare solo in bici. Ne faccio due su tre mi ritengo a posto :P

    Ma come siete perfettamente in grado di cogliere i vantaggi di tanti microrisparmi (o microproduzioni, stessa cosa) distribuiti, per cui suggerite anche di diversificare le fonti, non capisco come mai non notiate il rovescio della medaglia, ovvero gli svantaggi e i rischi di tanti microrischi o microdanni distribuiti. Recentissimo uno studio sulla vita più corta di chi vive a Milano e respira schifo. Se invece di produrre X col nucleare bruciamo petrolio e carbone, immettiamo Y gas nell’atmosfera che riducono la vita media di un fattore infimo Z. Che effetto ha, cumulativamente, una volta che questo rischio è distribuito?
    Okay, mi ripeterete che parlate di produzione variegata e mista fossile/rinnovabile, ma
    a) se ne parlava pure nel 1987, e oggi in Italia il contributo del fotovoltaico consiste in 18 calcolatrici Casio, mentre per l’eolico c’è un clown nel parco sotto casa mia che vende girandole :P, e
    b) se la Merkel chiude i rubinetti, e con lei altri capi di stato panicano, l’energia ci serve DOMANI. Quindi o tutti fuori a soffiare sulle pale eoliche, o petrolio e pedalare.

    Se preferite un esempio ancora più calzante: farsi una radiografia comporta un minuscolo aumento di rischio stocastico di tumore per via delle radiazioni ionizzanti, rischio che può propagarsi ai nostri figli sotto forma di potenziali mutazioni (specie nelle donne, per motivi biologici) e quindi transitivamente ai posteri. Nessuno si pone il dubbio di andare o meno a farsi una TAC. Però, questo microrischio, una volta distribuito su tutta la popolazione, che effetto ha?

    In sostanza, non ci sono alternative “sicure”, OGGI. Il fotovoltaico, quando avrà un’efficienza superiore a quella che ha ora, forse. L’eolico ha un pajo di controindicazioni, ma con i nuovi parchi eolici galleggianti di cui si parla si riducono notevolmente. Ma nel frattempo?
    O la smettiamo tutti di ricaricare lo smartòfono che usiamo per andare su twitter, oppure affrontiamo il problema senza andare in panico, senza aspettarci alternative a zero rischi, e senza buttarla in questioni di classe tipo “scienziati aridi la vera cultura è umanistica” “umanisti ingrati senza di noi stareste ancora a scrivere sulla cera”.
    Punto di partenza e di arrivo del post mi trovano d’accordo, il percorso seguito mi fa imbestialire :P

  91. Scusate, non mi ero reso conto fosse così prolisso il commento -_- vi ho probabilmente rotto il blog

  92. @clem131. Noto che non hai argomentato contro alcune delle stringenti obiezioni etiche espresse fin qui. Come la mettiamo?

    Non mi pare che dalle tue considerazioni si possa trarre anche una sola ragione a favore del nucleare, né per l’oggi né per il domani.

    Detto ciò… Non mi convince l’appello reiterato a non affrontare semplicisticamente un problema complesso. A parte che mi pare che il livello di complessità sia più che rispettato, a volte capitano delle questioni sulle quali, per quanto complesse siano, tocca dire un sì o un no.

    Dato tutto ciò che precede ed altro ancora, mi pare che le ragioni per un no convinto al nucleare ci siano tutte. Anche facendo un calcolo costi/benefici. Ci sono costi che, per quanto ipotetici, remoti o distribuiti siano, io sinceramente non sono disposto ad accettarli.

    Altra cosa. Il risparmio energetico non consiste solo nello spegnere la luce quando si esce dalla stanza. Consiste prima di tutto nell’usare meglio l’energia che abbiamo a disposizione, anche evitando di produrre cose inutili e i loro imballaggi, ad esempio. E parte da come si costruiscono gli edifici ad uso umano. Il mondo non è fermo all’anno zero, in questo ambito.

    Poi, circa le “rinnovabili”. Anche qui non è che stiamo aspettando il Messia. Qualcuno che spreme le meningi (e i magri finanziamenti) c’è e le prospettive esistono eccome. Alcuni ricercatori del CRS4 e della facoltà di fisica dell’univ. di Cagliari avrebbero qualcosa da raccontare su una cosina che si chiama solare termodinamico, ad esempio. L’irraggiamento solare sul pianeta ci regala di suo un potenziale energetico di svariate volte superiore al “fabbisogno” planetario. È questione di tecnologia, dunque di ricerca, dunque di finanziamenti, dunque di scelte politiche.

    E non parliamo di energia dalle maree, dalla geotermia e – perché no se fatto bene – dal vento.

    Solo, puntare su tutto questo comporta – come detto – un cambiamento di paradigma. E forse molti meno profitti per la classe dominante. Quella che foraggia l’apparato egemonico che sostiene il nucleare.

    Noi in Sardegna comunque un referendum contro il nucleare lo avremo il 15 di maggio. Nessun dubbio sul risultato, ma ricatto occupazionale e consorterie affaristiche (trasversali) fanno presto a coagulare il consenso attorno alle schifezze più immonde (Poligoni militari, industrie altamente inquinanti, ecc. ecc.). Vediamo come va.

  93. @ clem131

    Non hai rotto né il blog né altro.
    Però vanno precisate due cose:

    1) Nessuno può pensare che sia giustificabile farsi prendere dal panico davanti alle catastrofi. Può succedere, è anche comprensibile, ma rimane sbagliato. Il punto non è né chiudere le centrali nucleari domattina, né pensare che sia immediatamente possibile sostituire ogni forma di energia inquinante con una a impatto zero. Ci vorrebbe la bacchetta magica. Stiamo ribadendo da ore che si tratta di scegliere un paradigma, una direzione verso cui tendere e investire soldi e risorse, anziché un’altra. Quindi Merkel o non Merkel, più che un gesto immediato di panico serve una decisione strategica di lungo periodo. Dopodiché una controllatina agli impianti nucleari di famiglia è consigliabile, a mio modesto parere… e anche una toccata di balle.

    2) C’è rischio e rischio. L’inquinamento da combustibile fossile uccide lentamente, dici. Quindi forse ci fa meno impressione di una morte per radiazioni, dei bambini di Chenobyl senza capelli, etc. Vero. Ma sull’inquinamento posso agire e posso farlo subito: posso produrre auto elettriche, posso pedonalizzare i centri cittadini e regalare biciclette a tutti, posso spostare il traffico dalla gomma alla rotaia, posso incrementare il verde pubblico e i mezzi pubblici ecologici, posso diffondere i pannelli solari, coibentare le case, etc. etc. [curiosità personale: negli anni Ottanta avevo calcolatrici e perfino orologi fotovoltaici, mentre adesso si attacca tutto alla presa elettrica, com’è possibile?].
    Se si inceppa una centrale nucleare invece cosa posso fare, a parte raccomandarmi l’anima a Dio? Dalla pioggia radioattiva come mi riparo? Sulle scorie nucleari come posso agire, a parte nasconderle in fondo al buco del culo del pianeta o venderle ai cinesi o agli africani? Quelle me le tengo sotto al sedere in saecula saeculorum, insieme al rischio della catastrofe atomica.
    No grazie, preferisco combattere una guerra alla nostra portata.

  94. Omar: stavo per risponderti “leggi bene” ma mi son reso conto che nel perdere il commento mi son dimenticato di riscrivere la premessa che l’idea del nucleare in Italia oggi trovo sia impraticabile e orrenda. Da cui, giustamente, niente a favore del nucleare nel mio commento. Spero che questa mia dimenticanza non ti abbia incasinato troppo nella lettura. Hai ragione nel tuo elenco di ricerche affamate di fondi, ci vogliamo aggiungere il Rubbiatron? Il mio discorso era molto più qui ed ora, e più sul metodo del post dei WuMing che sul contenuto.

  95. @ clem131: hai scritto “manca il fondamentale passaggio per cui i danni provocati in caso di incidente […] sovrastano i benefici portati dall’adozione della tecnologia in questione”.

    Non pensavo che, dopo Chernobyl (hai presente?) qualcuno potesse ancora riproporre questo argomento. Non capisco, veramente, quali “benefici” possano mai compensare i danni di un disastro nucleare di grandi proporzioni.

    Inoltre, non hai letto bene il post: in esso non si fa riferimento solamente ai “danni” provocati da un incidente, ma anche a quelli derivanti dal funzionamento *ordinario* delle centrali nucleari, in primis dallo smaltimento / stoccaggio delle scorie. Dato che queste ultime rimarranno pericolose per centinaia di secoli, il loro danno potenziale è incalcolabile, ed è tale da far sballare in partenza qualsiasi conteggio costi/benefici, anche non considerando l’immoralità del fare i conti sulla pelle delle generazioni future.

    Bruciando carbone o petrolio, avveleno me stesso e i miei figli; ma il nucleare spedisce spazzatura radioattiva fin nel più remoto futuro, il che è inimmaginabilmente peggio.

  96. Tra l’altro, mettendo in maiuscolo “OGGI”, “DOMANI” eccetera non si tiene conto del tempo che ci vuole per costruire una centrale nucleare. Stimano circa 15 anni, figuriamoci in Italia. Se “…in sostanza, non ci sono alternative “sicure”, OGGI…” tra 15 anni, quando la prima centrale italiana sarà operativa, come sarà la situazione tecnologica delle alternative rinnovabili? Di sicuro migliore, se venissero OGGI investiti quei soldi nella ricerca per le stesse. Il nucleare in Italia è un investimento a lungo, lunghissimo termine che appare perdente in partenza.

    Questo poi tralasciando quello che, secondo me, è il vero problema: lo smaltimento delle scorie. Se (ipotizziamo) tra 10 anni si arrivasse alle centrali a fusione (energia infinita e pulita), forse varrebbe la pena rischiare di mettersi un piccolo sole sotto il culo. O forse no. Vedremo. Al momento non possiamo iniziare OGGI a riempire buche di materiale radioattivo perché tra 15 anni avremo le nostre prime, già obsolete, centrali a fissione.

  97. Wu Ming 4: non penso che abbiate in qualche modo giustificato il panico, ma quello che penso è che senza la presa di coscienza che un rischio ci sarà sempre e che la fase di valutazione di rischi e benefici è critica, si arriva a scelte che cercano il rischio zero immediatamente, che io chiamo ‘panico’. Nel vostro post questo passaggio mancava.

    Ottimo per il cambio di paradigma, non discuto. È già in atto in molti paesi del nord Europa, e negli Stati Uniti costa Ovest. Molte delle soluzioni che citi (auto elettriche in primis) non sono però a portata di mano subito, anche se ci sono interessanti progetti in Israele e in California che se avranno sucesso pongono l’orizzonte a meno di dieci anni, per cui se non adesso, quasi. Vivo in Belgio e qua girano tutti in bici. In Danimarca pure, e producono energia eolica come piovesse. O tirasse vento.
    Ma l’atteggiamento per cui il nucleare andava rifiutato a priori anche nel 1987, non mi piace per niente. Perché domani applicheremo lo stesso ragionamento al rischio distribuito sulla popolazione da numerosi esami clinici di Medicina Nucleare e Radiologia, se passa la filosofia.
    Tra l’altro il problema non è da poco e non è solo distribuito ma anche concentrato: un’enorme quantità di isotopi da medicina nucleare, e una frazione di quelli PET, sono prodotti in reattori appositi che funzionano a fissione di uranio arricchito. Seguendo un percorso identico a quello seguito da voi nel post, concluderei che oggi dovremmo abbandonare queste modalità diagnostiche che, scusate la retorica, salvano più vite di quante ne mettano in pericolo, perché saltiamo in toto la fase di valutazione dei rischi e benefici. O meglio, non la saltiamo, ma la facciamo in modo irrazionale sull’onda emotiva del disastro giapponese, e questo mi fa un po’ paura.

    Quanto alla tua curiosità, la risposta è wifi. O GSM o UMTS, insomma, le onde elettromagnetiche. Bevono batteria come un bavarese all’oktoberfest. Ma, se volete una soluzione abbastanza economica (tra l’altro utilizzabile da quello di voi che fa il trekking con quell’associazione fighissima che non ricordo) date un occhio qui: https://powertraveller.com/

  98. Completamente d’accordo con le risposte di Wu Ming a Geordie.

    Rimane affascinante come il tema del nucleare sì/no riscaldi tanto gli animi e si riduca al discorso: “noi competenti…” “voi retrogradi…”

    Invece, la questione non dovrebbe essere sul nucleare in senso stretto, piuttosto proprio sulla nostra idea di “sviluppo” e di sfruttamento delle energie. Quello che dovremmo contrapporre al delirio nuclearista dovrebbe essere un diverso paradigma di consumo e di sfruttamento. Anzi, anti-consumo e anti-sfruttamento. Così risolveremmo in un sol colpo tutti questi “insormontabioli” problemi dalla spazzatura all’energia. Certo, è più difficile comunicare questo al 50% + 1 del 50%+1 degli aventi diritto al voto :-(

  99. ups, leggo ora che qualcuno qui aveva già proposto il cambio di paradigma :-) sono ridondante!

  100. Secondo me il problema non e` tanto che la discussione sia in mano ai tecnoctrati, ma che spesso in mano a gente che non ne sa nulla, vedi chicco testa, prestigiacomo, gasparri, cicchitto e via per la tangete. L’idea positivista di una scienza che risolvera` tutti i problemi e` un idea che gli scienziati proprio non anno almeno dal novecento. Molte scoperte di quel secolo (teorema di Goedel, relativita`, principio di indeterminazione di Heisemberg, ecc.) mostrano che con la costruzione scientifica che abbiamo molti problemi sono irrisolvibili. Gia` dal punto di vista teorico e non solo da quello tecnologico. Gli scienziati e i tecnici ( quelli onesti almeno) hanno ben presente quali sono i limiti tecnologici (che e` ragionevole immaginare di superare) e quelli strutturali (che vanno considerati insormontabili).
    Il problema della sicurezza delle centrali nucleari e` un problema strutturale e non tecnologico. Ed e` un problema cosi` grande che e` piu` che sufficiente a dire no al nucleare.
    Provo a dare il mio contributo di tecnico della valutazione del rischio, perche` mi sembra una considerazione importante.
    Quando si analizza e si misura il rischio non si valuta semplicemente la probabilita` che qualcosa si rompa ma si valutano gli effetti che potrebbero verificarsi associati alla probabilita` che si verifichino.
    Gli strumenti matematici sono complessi, ma andando al sodo assomigliano un po’ a una moltiplicazione probabilita` per effetto.
    Considerare la probabilita` e basta di guasto e` sbagliato, non dice niente sul rischio.
    Esempio stupido:
    Se gioco alla roulette russa ho una probabilita` su 6 di avere il caso peggiore (scelgo il proiettile). La probabilita` rimane la stessa sia che io lo faccia con la pistola caricata a proiettili veri che a salve. Se e` a salve pero` nel caso peggiore divento sordo mentre nell’altro muoio. La probabilita` e` la stessa ma il rischio e` ben diverso.

    Con le centrali nucleari gli effetti casi negativi (non solo di quello peggiore) sono assurdamente devastanti. Usare la parola apocalisse non e` cosi` fuori luogo. Azzerare la probabilita` che succeda e` impossibile, strutturalmente, teoricamente, non solo tecnologicamente.
    Correre dei rischi del genere e` un a pazzia.

    Poi ci si aggiungono tutte le considerazioni di come vengono in genere gestite le cose in italia eccetera e la situazione e` agghiacciante. Tra l’altro non stiamo nemmeno decidendo di spegnere le centrali che abbiamo, visto che per fortuna non ne abbiamo, ma qualcuno pensa a mettere in piedi un sistema pericolosissimo per permettere la produzione di energia tra 20 anni. Tra 20 anni ci si puo` invece aspettare che molti dei limiti delle rinnovabili (che sono per lo piu` tecnologici e non strutturali) vengano superati.

  101. @Wu Ming 4
    Anche io l’ho pensato molte volte I calcolatrici e l’ orologi fotovoltaici negli anni Ottantama questa era un altra epoca. Oggi ci sono solo “il denaro” e nient’ altro.

    Ma per questa tragedia in Gapone voglio tradurre solo
    un canzone dal mio paese:

    Angelo, ex-angelo è venuto a noi da lontano,
    pendente oltre a una stampella.

    Non sapeva niente, niente a parlare,
    ma la lingua che aveva è stata solo a leccare.

    Le notizie che ci ha portato sono state tutte un falso
    e suonavano bene nelle nostre orecchie.
    Perché sembrava come vero, ogni sua falsita
    e ci sentivono tranquille nella nostra anima.

    Ha istituito il suo letto ritorno del mercato
    e diceva berzellette nella taverna.
    Allegro, entrava e usciva frequentemente
    nei negozi di barbiere e di mercato
    e si distraeva i pesci nella cisterna.

    E ha trascorso l’inverno e l’estate è venuto
    e poi ritornare di nuovo al freddo.

    Fino a una serata,
    improvvisamente, che cosa si è venuto
    e ha cominciato a gridare furiosamente.

    Ei, “i miei piedi sono bruciati in questo deserto,
    la notte si alterna di notte.
    Le notizie, che ho portato,
    ci hanno αcarezzato le voste orecchie
    ma sono lontano dalla verità.

    Subito, capitavamo che cosa voleva dire
    e abbiamo detto di lasciareci intoppidiro.
    Poiche che non c’ era qualcosa nuovo da dire piacevolmente, meglio non dire niente.

    Con le migliori intenzioni

    P.s.- Scusatemi se la mia traduzione non è tutta corretta.

  102. @ clem131

    E’ proprio il rapporto costi-benefici che sul nucleare non mi torna. Non credo che salvi più “vite” o più “ambiente” di quante ne mette a repentaglio.

  103. @clem131

    Grazie…

  104. Intermezzo letterario…

    – Noi viviamo sullo stesso pianeta! – sbottò – Il vostro inquinamento con il carbone e le sostanze chimiche era già abbastanza grave. Ma quando vi siete procurati materiale fissionabile e avete cominciato a costruire un impianto a energia nucleare, questo è stato troppo! E dopo che avete rifiutato il nostro ultimatum, cosa potevamo fare se non dichiarare guerra? Adesso dovremo mettervi il morso, per il bene di tutti!
    Il suo scatto finì come s’era acceso, non era un uomo collerico.
    – Ma non temere, Launy. – disse, frugandosi in una tasca – Noi non ce l’abbiamo con la tua gente, soltanto con gli arrivisti e i pazzoidi che ci hanno tolto il timone di mano, e con quei pochi che non sanno, o a cui non importa, che la Terra non sopporta di essere presa a calci oltre un certo limite.
    Tirò fuori la pipa di radica e la borsa del tabacco.

    (Poul Anderson, “Orion risorgerà”)

  105. Via mail ci suggeriscono altri anagrammi di “Chicco Testa”:

    CHIC, SOTTACE.

    CHE CI SCOTTA.

    TE? ‘STO CACCHIO!

  106. @Wuming4 e Tutti

    La valutazione costi-benefici è un tema cruciale, chiedo se qualcuno ha dei riferimenti bibliografici di qualsiasi tipo basta che non sia disinformazione.it :)

  107. Dichiarazione di Sarkozy di ieri:”per la nostra industria nucleare si profilano tempi molto difficili. Già prima non le voleva più nessuno, adesso sarà quasi impossibile venderle. Speriamo che l’Italia confermi il suo ordinativo di 4 centrali e non ci ripensi.”
    Ecco, appunto.
    Intanto, la Russia ‘scopre’ adesso di avere almeno 4 centrali in grave stato di deterioramento, peraltro in zone sismiche, e da più parti in europa si alzano voci sullo stato non migliore di parecchie altre. Coincidenze.
    In italia le centrali non le avremo mai, questo è certo. E’ del tutto evidente che lo schema è quello Ponte sullo Stretto.
    Ieri notte un fisico, nuclearista convinto, diceva serio che per farle in italia ci vuole un secolo, ripeto era serio. Ma le risorse, come sempre, quelle sì che fanno gola. E, come sempre, sono risorse sottratte a tutto il resto.
    E infine, scusa Clem, ma a priori de che?
    E se qualcuno per caso ti consigliasse di fare 50 TAC in una settimana, come ti regoleresti?
    L.

  108. Sticazzi le TAC fanno male eccome, sapevatelo! A volte purtroppo sono necessarie, altre volte il sistema sanitario, pardon le aziende sanitarie, non possono permettersi le risonanze…

    Prima discutevo con Tuco della necessità di una teoria della scienza ma in effetti aveva ragione lui, a sentire gli argomenti dei nuclearisti non serve affatto. Basta la logica elementare e un minimo di realismo. Non ho ancora letto o sentito, non solo qui, un’opinione a favore del nucleare che non contenesse una fallacia logica macroscopica o la negazione di fatti storici o scientifici documentati. Hard raining straw-men.

  109. @ Skeptical Grass

    come si è fatto notare ad nauseam, quando si parla di nucleare e di scorie del nucleare, la questione costi-benefici è, molto semplicemente, imponderabile. Qualunque calcolo è sballato in partenza, e dunque velleitario.

    Stiamo costruendo, alla cieca e quasi svagatamente, una colossale trappola radioattiva, una rete di campi minati nucleari le cui potenziali vittime vivranno in un futuro remoto del quale non possiamo sapere nulla.

    Stiamo interrando qui e là – in contenitori che dureranno meno della pericolosità del loro contenuto – materiale che rimarrà altamente cancerogeno per un arco di tempo variabile dai ventimila ai centomila anni.
    Lo stiamo facendo senza che esista alcun modo di avvisare del pericolo quei nostri remoti discendenti, perché nessun linguaggio umano di oggi sarà comprensibile (se non da studiosi, se ci sarà una trasmissione dei saperi) anche solo tra mille anni, e perché nessun simbolo o pittogramma mantiene invariata la sua denotazione per un periodo così lungo.
    Noi chiamiamo “antiche” lingue che si parlavano in Europa duemila anni fa. E’ appena un cinquantesimo del periodo di decadimento delle scorie stoccate nel sito finlandese di cui parla il documentario Into Eternity.
    Negli USA, una prestigiosa commissione di linguisti, semiologi, artisti e storici ha già gettato la spugna e dichiarato impossibile trovare una segnaletica minimamente adeguata.

    E’ altamente probabile che anche le società umane del futuro avranno i loro archeologi, i loro minatori, i loro trivellatori, i loro bambini che scaveranno per gioco. E noi stiamo preparando loro una batteria di scherzi letali.

    Questa gigantesca porcheria, questo crimine contro l’umanità – infinitamente peggiore di Auschwitz e Hiroshima perché “random” e compiuto quasi sovrappensiero – lo stiamo commettendo in nome di cosa?
    Del diritto di tenere il computer acceso anche se non ci sto facendo nulla?
    Del diritto di tenere l’aria condizionata a temperature glaciali in banche ed esercizi pubblici?
    Del diritto di tenere accese le insegne e le luci dei negozi anche di notte, quando sono chiusi?
    Del diritto di essere delle viziate teste di cazzo?

    Prova a calcolare i costi-benefici di codesta immensa porcata.

  110. ecco qui qualche calcolo sui costi fatti da Fabrizio Illuminati (professore associato di fisica all’università di Salerno): http://edoardoacotto.blogspot.com/2011/03/fabrizio-illuminati-e-un-fisico-e.html

  111. P.S.

    Come già fatto notare in questo thread, centomila anni fa c’era l’uomo di Neanderthal, della cui sfera simbolica non sappiamo nulla. Non sappiamo che rituali scandissero la sua vita, non sappiamo come si esprimesse, non sappiamo quali divinità adorasse.
    “Soltanto” ventimila anni fa si era ancora nel Pleistocene, c’era l’ultima era glaciale.

  112. @Uomoinpolvere
    ho letto quasi tutti i commenti e non mi sembra ci siano commenti a favore del nucleare. Quello che emerge piuttosto da parte di alcuni è la necessità di saperne qualcosa in più prima di bollare TUTTA la tecnologia nucleare, anche le TAC come una boiata assurda.
    @Wuming1
    Il tuo ragionamento fila ma ammettendo che l’alternativa sia petrolio più rinnovabili e partendo dal presupposto che per ora con le rinnovabili non si combina un granché sopratutto per limiti intrinsechi alle tecnologie per quanto ancora useremo il petrolio? Quanta altra Co2 immetteremo in atmosfera?
    Il riscaldamento globale magari potrà fotterci prima di mettere al mondo qualsiasi generazione di archeologi e bambini che giocano tra i prati.

  113. @Skeptical Grass

    Anche l’energia nucleare aumenta il riscaldamento globale. In modo peggiore del petrolio. Tutta l’energia si trasforma in calore, sempre (seconda e importantissima legge della termodinamica). Col petrolio viene trasformata in calore energia chimica. Con il nucleare addirittura la materia. Le rinnovabili ( tipo eolico, marino, solare) invece non aumentano l’entropia del pianeta perche` sono forme di energia che naturalmente si trasformano in calore anche se noi non le utilizziamo. Ad esempio il vento muove oggetti (rami, e qualunque altro tipo di oggetto) trasformando l’energia eolica in meccanica. Il movimento alla fine si esaurisce con quest’energia trasformata in calore. Ora se noi mettiamo in mezzo al processo delle pale per fare energia elettrica il risultato termico resta lo stesso. Alla fine si arriva sempre alla stessa quantita` di calore. Pero` abbiamo usato l’energia per fare le cose che interessa a noi invece che farla andare direttamente in calore.
    I limiti non sono intrinsechi (il solo irradia abbastanza energia da soddisfare parecchi fabbisogni) ma sono tecnologici (non riusciamo a prenderne abbastanza)

  114. @SkepticalGrass

    Ribadisco a te come ho già ribadito ad altri: il tuo (e non solo tuo) “non si combina granché” si basa sull’attuale idea *dopata* di “fabbisogno”.
    E poi, prima di tutto, bisognerebbe investirci, nelle rinnovabili. Siamo un paese baciato dal sole, e disincentiviamo il fotovoltaico (che sarebbe una piccola certezza, o meglio, un benigno pulviscolo di tante piccole certezze) in nome di grandi azzardi imponderabili.
    Io mi auspico *sempre meno combustibili fossili e sempre più fonti rinnovabili*, con sempre più ricerca per rendere queste ultime migliori e per produrre tecnologie dal sempre minore impatto su ambiente e atmosfera. Ammetterai anche tu che è preferibile, come percorso, rispetto al programmare alla cieca il lento e doloroso sterminio dei posteri.

  115. @Luca: non ho capito un cazzo.
    @uomoinpolvere: le TAC e le risonanze magnetiche non sono identiche e non si possono usare sempre per lo stesso scopo. Non direi che c’entra il discorso economico :) Il punto è che se ti devono trovare, che so, una coronaria occlusa, ci puoi giurare che l’esame lo fai, perché eviti di avere un attacco cardiaco al prezzo di un rischio aumentato di sviluppare un tumore. Oppure non lo fai, insomma, ti rimane la scelta ma le TAC si producono lo stesso. (ehi, il TU è puramente retorico, eh!!).
    La società nel suo insieme, nel farti una TAC, paga un prezzo, perché ogni X che fa dovrà curare un malato generato dalle TAC stesse. Però non ci facciamo prendere dal panico, non smettiamo di fare le TAC per evitare questo effetto, perché l’alternativa è peggio. Invece, per citare il post originale, usiamo quella logica che ci distingue dai primati e teniamo d’occhio il numero di malati vs il numero di esami radiologici per studiarne la correlazione.
    Per continuare con gli esempi, agli inizi del secolo scorso le proprietà osservate dei raggi X erano “si vede attraverso alle cose” e “le fratture irradiate si rimarginano più rapidamente”. Quindi c’erano tonnellate di pazienti ortopedici irraggiati per aiutare la guarigione, e ho visto personalmente in un museo una macchina a raggi X anni 30 usata per vedere se ti calzavano bene le scarpe che avevi scelto. Poi si son resi conto che quei rash sviluppati dai pazienti ortopedici sulla pelle irraggiata non erano solo un fastidioso effetto tutto sommato innocuo, ma un fastidioso effetto collaterale molto pericoloso. Le macchine calzascarpe furono bandite MA continuiamo a usare i raggi X oggi, perché ci sono innegabili vantaggi diagnostici (e terapeutici). Per fortuna nostra, non si scatenò una caccia alle streghe radioattive. Ci abbiamo pensato a bocce ferme.
    @Wu Ming1: Facciamolo. È un rapporto orrendamente sfavorevole, sul lungo termine. Ed è PER QUESTO che il nucleare va (gradualmente) abbandonato e le centrali dismesse, non perché in Giappone c’è stato un terremoto come non mai e improvvisamente ci fa paura, o abbiamo letto il link tale che ci dice che è così, o perché il nostro pericolosissimo buonsenso ci dice che la logica è sarcasticamente ‘peculiare’. La logica in questione funziona eccome, solo che ai faccendieri pronucleare fa comodo non applicarla. Cavalcare l’onda emotiva, a mio parere, promuove un approccio troppo “di pancia”.
    @Skeptical: non ho documenti, l’ho studiato in un corso tempo fa (dove ti mostrano ad esempio che le mammografie provocano, per dire, 5 tumori ogni mille persone, ma consentono di individuarne tipo 100 per cui il rapporto è nettamente positivo). L’unità di misura, per quanto cinico possa sembrare, di solito sono i soldi. La verità è che questo tipo di indagini statistiche di solito le fanno le compagnie d’assicurazione, e la loro unità è quella. Alla fine è comoda se non vogliamo inventarci un vitaumanometro che valuti quanto vale la vita di un singolo individuo. Questo tipo di analisi però ha il difetto intrinseco, quando si parla di nucleare, di limitare l’analisi a un tempo compatibile con la vita umana. Ma come dice Wu Ming 1, in questo caso specifico è abbastanza chiaro dove pende la bilancia.

  116. @Wu Ming1
    Ma si rende conto di ciò che ha appena scritto? Ritrovi l’equilibrio. Porsi il problema semiotico della comunicazione ai posteri della presenza in un sito di materiale radioattivo e del suo decadimento è giochino per accademici che si trastullano. Tra l’altro lei e il resto del gruppo non ha una nozione quantitativa delle critiche che fa, quindi perché spiegarle i volumi in gioco a proposito di scorie, l’irrilevanza di quelle scorie rispetto all’universo del nocivo che la Terra possiede. Che senso ha inoltre parlare a chi dimostra di formare le proprie convinzioni scientifiche con testi umanistici, che non conosce la differenza tra becquerel o banane, che non si preoccupa degli ordini di grandezze in gioco? Nessuna argomentazione scientifica toccherà l’umanista che è in lei.
    Apprezzo la sua tesi della decrescita, la sottoscriverei immediatamente se non appartenesse alla semantica degli iperurani, se non condannasse la sua proposta all’impotenza delle calende greche, visto che ama interessarsi dei posteri. Ma non può liquidare come para-logica chi le obbietta con modus ponens che se dobbiamo condividere i danni altrui, tanto vale abbracciarne anche gli eventuali vantaggi, per restare alla nostra cugina nucleare.
    Del resto basta un solo argomento logico per liquidare con un’alzata di spalle i vostri, lanciare un’occhiata alle centrali in funzione e in costruzione (http://it.wikipedia.or/wiki/Energia_nucleare_nel_mondo).
    Per correttezza si escludano gli eventuali proclami propagandistici o politici non cosiderando i reattori proposti e pianificati. Si prendano solo quelli in funzioni e quelli in costruzione.
    Per quale motivo Paesi così diversi per assetto costituzionale valori e cultura, tra i quali si annoverano i principali finanziatori e ricercatori delle energie alternative- che non vengono diisprezzate ma adottate in massa – avrebbero dovuto abbracciare la tecnologia nucleare e soprattutto avrebbero in costruzione altri 65 reattori se fossero antieconomici, autolesionisti, sostituibili con alternative fattibili?
    La logica serve a questo, cari Wu Ming.
    Poi se ritenete che la decrescita sia un modello perseguibile attraverso la forza delle narrazioni, mi iscrivo al vostro club.
    Per ora, e mi dispiace parlando da umanista, sono invece le narrazioni degli umanisti che hanno sempre detto, e continuano a dire, cazzate sui media. Gli scienziati comunicano male il loro sapere e si prestano alle strumentalizzazioni d’ogni genere. Dovrebbero ascoltarvi di più perché siete fondamentali nella voastra funzione. Ma voi dovreste d’altro canto imparare a padroneggiare quei numeri e quelle equazioni che sembrate tanto disprezzare e non avete mai capito.

  117. @ clem131

    io finora mi sono astenuto dal farti notare una cosetta, ma siccome insisti su questo punto:

    “Ed è PER QUESTO che il nucleare va (gradualmente) abbandonato e le centrali dismesse, non perché in Giappone c’è stato un terremoto come non mai e improvvisamente ci fa paura, o abbiamo letto il link tale che ci dice che è così”

    bene, io ti invito a leggere la data (giorno, mese e anno) sotto il mio articolo sulle scorie, cioè dedicato all’aspetto del problema su cui più sto/stiamo insistendo anche in questo thread. Ecco, per facilitarti il compito, te lo ri-linko:
    http://www.wumingfoundation.com/italiano/lifestyle/scorie.html

    No, perché se pensi di parlare con gente nata ieri o che si occupa di questo tema solo sull’onda dell’emozione, beh, insomma… sei in errore.

  118. Deleuze: ecco, ci sarà un motivo per cui quel tipo è professore di fisica e io un misero dottorando: lui sa spiegarsi :P
    È esattamente il tipo di analisi che intendevo, con identiche premesse (“Cercando di andare oltre la polemica che si carica inevitabilmente di connotati emotivi “)

  119. @ Ugo

    un trastullo per accademici?
    Bene, questa semplice, cinica, bestiale, inumana definizione è la miglior riprova del fatto che l’argomento va conteso ai tecnocrati.
    Riguardo al resto del commento: guarda che stai parlando a qualcun altro. Pigliati un Tavor e riprovaci (ma anche no).

  120. @Wu Ming1:
    perché mai avresti dovuto astenerti?
    Vero, errore mio, ho letto il post dal lavoro appena uscito e non ho nè guardato tutti i contributi multimediali, nè letto tutti i link a parte quello sul fabbisogno energetico. Non ho fatto i compiti. Matita rossa, immagino.
    3) il post che sto commentando è di ieri. Il post, non sto commentando TE o le tue idee del 2003. Non vedo perché dovrei. Oppure se vuoi ti linko qualcosa del 1994 e se non ti leggi tutta internet sei in errore? Geez, relax, non ce l’ho con le persone.

  121. Se lei vuole liquidare in questo modo le critiche, contravviene alla sua dottrina.
    Resti sul pezzo e non divaghi. Se lei avesse quella dimestichezza con i numeri che non sembra dimostrare (ma può provarci, le farebbe bene) si renderebbe conto che le scorie che lei assurge a male assoluto in termini di radiazioni sono nulla se confrontate a ogni tipo di radiazioni che investono la Terra, a cominciare dai raggi cosmici. Ma lei avrà sicuramente una nozione di somma algebrica. Si insegna alle medie, no?
    Perciò la sua questione etica sui lasciti ai posteri di responsabilità e conseguenze che lei giudica così catastrofiche, va appunto ridimensionata con il senso della prospettiva. La stessa prospettiva che pare mancarle quando ritiene che in Giappone si sia consumata una catastrofe. Studi le tabelle Sievert delle radiazioni. Tutto assumerà una scala più corretta. E la sua retorica potrà rinunciare all’uso eccessivo delle iperboli.

  122. Eccolo qua, Ugo, che sa le cose importanti e ci fa un annuncio fondamentale. In Giappone non è in corso nulla di grave.
    Ugo, faccia presto, non stia a cazzeggiare su questo blog insignificante, si faccia mandare in diretta planetaria e lo spieghi per bene a tutti.
    Il mondo le serberà gratitudine imperitura.
    L.

  123. @ Ugo

    a dire il vero, la preoccupazione che attribuisci a me, come fosse una mia fìsima, è la stessa che ha portato la Environmental Protection Agency statunitense a formare una commissione inter-disciplinare per studiare il problema con riferimento all’impianto di stoccaggio della Yucca Mountain, Nevada, ed è la stessa che ancora prima aveva portato il Department of Energy statunitense a formare ben *due* commissioni interdisciplinari per studiare il problema con riferimento al Waste Isolation Plant di Carlsbad, New Mexico.

    Si vede che sono tutti poveri accademici ignoranti dei numeri, e che si pongono falsi problemi. Del resto, quelle scorie sono “nulla” se confrontate ai raggi cosmici, e allora perché porsi il problema di isolarle e avvertire del pericolo eventuali malcapitati che in realtà non sono nemmeno tali? Per fortuna che arriva Ugo e ci spiega la vera scala dei problemi.

    E per fortuna che Ugo ci spiega pure che in Giappone non c’è stata una catastrofe. Pensa a cosa può fare una semplice verità detta nel modo giusto!
    Speriamo che stiano leggendo Giap anche il commissariato sull’energia dell’UE, la Marina degli Stati Uniti che ha ritirato le portaerei dal Giappone, Angela Merkel che ha deciso di chiudere sette centrali tedesche, il governo indiano che ha ordinato un’ispezione suppletiva di tutti gli impianti, tutti i fessi che credono di aver rilevato radiazioni molto superiori alla norma nell’area di Fukushima, e in generale tutti i mentecatti del mondo che si sono turbati per quanto stava accadendo.

    O forse le cose stanno diversamente? Forse una catastrofe è davvero in corso e questo Ugo è solo uno degli italo-negazionisti che negli ultimi tre giorni sono scattati come un sol uomo per dirci che le apparenze ingannano? Mah.

  124. @ clem131

    no, macché matita rossa. Ci tenevo a precisare, perché quel mio testo del 2003 era ri-proposto alla lettura nel post stesso, e fin dai primi commenti è stato ripreso, e il tema delle scorie è diventato centrale fin dai primi commenti del thread. Tutto qui.

  125. @Ugo
    visto le tabelle di Sievert, potrebbe sempre andare in Giappone, hanno scarsità di addetti al contenimento del piccolo incidente verificatosi…. E poi, che vuole che siano un po’ di radiazioni in confronto alla quantità di raggi cosmici che ci investe ogni giorno?

  126. Sorry, dovevo leggere per bene tutto io, ma mi sono concentrato soprattutto sul post in sè.
    Ugo: a parte che i dati in Sievert dati dai giornali non riportano indicazioni di tempo, il che le rende inutili (0.8 milliSievert a Tokyo ogni ora? Giorno? Forthnight?), il fatto che possiamo farne una somma algebrica oggi e predire la dose alla popolazione non significa che possiamo farla per il 4156, quando ci invaderanno i Borg, i cui cannoni fotonici scoperchieranno i depositi di scorie ormai dimenticati.

  127. Il mio vicino ha costruito nel suo giardino un piccolo reattore nucleare per far funzionare senza disturbi il digitale terrestre. Nelle ultime settimane il suo alano caga dal naso, ma lui non sembra attribuirlo al fatto che getta le scorie giù per il cesso: “L’irrilevanza di quelle scorie rispetto all’universo del nocivo che la Terra possiede è tale che non mi preoccupo” – mi ha detto l’altro giorno.

  128. Un umile consiglio: don’t feed the supercazzola troll.

  129. Riguardo alla questione “guardare la cosa da un punto di vista umanistico o scientifico”, prima, leggendo i vari articoli scientifici o pseudotali sulla questione, notavo una cosa interessante: la maggior parte degli articoli nuclearisti, più che dare dati riguardo al perchè (Secondo loro) questo nucleare “S’ha da fare”, insiste sul concetto di “amplificazione del “rischio” da parte dei media, sulla percezione del rischio da parte dell’opinione pubblica, sulle componenti emotive che entrano in gioco nell’antinuclearismo e roba simile (Basta cercare “Nuclear Energy Health Risks” su Google, andare su Articoli Accademici, e ci si rende conto della cosa già dai titoli).

    @Ugo
    Uhm. Io lo andrei a dire a uno di quelli che vivono a Fukushima, che girano con i vestiti antirad per paura delle piogge radioattive, che la catastrofe non è una catastrofe e blablabla. E se vogliamo restare in termini di scale, questo incidente è classificato al livello sei della scala INES (Chernobyl era al sette, per capirci. E per capirci ancora meglio, Wikipedia is the way), e non lo ho classificato certo io. Ne, credo, i Wu Ming. Ne altra gente che commenta o ha commentato qua.

  130. @Ugo cercano pompieri a Fukushima per spargere acqua su reattore; visto che le radiazioni non son nulla in confronto ai raggi cosmici prendi il primo aereo e presentati @tutti siamo in piena mass distraction

  131. Bruselas califica de “apocalipsis” la situación de Fukushima
    El comisario europeo de Energía, Günther Oettinger, ha calificado de “apocalipsis” el accidente en la central nuclear japonesa de Fukushima ante el Parlamento Europeo. Oettinger ha afirmado que las autoridades japonesas han perdido prácticamente el control de la planta nuclear.
    “Se ha hablado de apocalipsis y creo que esta palabra está particularmente bien elegida”, ha declarado Oettinger en una comparecencia ante la comisión de energía de la Eurocámara. El comisario ha indicado que estaba “muy preocupado” por lo que está ocurriendo en la central de Fukushima y ha asegurado que “casi todo está fuera de control” […]
    http://www.elperiodico.com/es/noticias/internacional/bruselas-califica-apocalipsis-situacion-fukushima/941747.shtml

  132. Wu Ming 1 tu dici: “come si è fatto notare ad nauseam, quando si parla di nucleare e di scorie del nucleare, la questione costi-benefici è, molto semplicemente, imponderabile. Qualunque calcolo è sballato in partenza, e dunque velleitario.”
    Ecco secondo me questo è una delle aporie fondamentali. Le scienze (che LA scienza non esiste più da qualche secolo, per fortuna) si occupano del loro campo di sapere in maniera rigorosa (la fisica nucleare, l’astrofisica, l’oncologia) ma questo campo viene definito da paradigmi scientifici che si sono sempre basati su teorie e modelli interpretativi che contengono e sempre conterranno assiomi. La scienza tratta dei dati. Quando un elemento della realtà non è quantificabile, non è un dato, la scienza ha diverse opzioni: se si occupa di formulare teorie scientifiche di solito tende a segnalare questo suo limite di calcolo e la teoria scientifica contiene questa “avvertenza”. Quando poi gli ingegneri delle multinazionali e delle agenzie governative usano queste teorie per produrre tecnologia, cosa ne fanno dei limiti di calcolo? Cosa ne fanno degli assiomi? Cosa ne fanno delle avvertenze? Ci si puliscono il culo. E quando si contesta loro questo fatto rispondono: barbari! Volete imporre limiti alla Scienza! Ma la scienza HA dei limiti, per sua stessa natura, altrimenti non sarebbe scienza, sarebbe religione, o al limite metafisica. Questo secondo me è uno dei tanti punti del discorso nucleare e più latamente “tecno-scientifico” da esplicitare.
    Questa è la dipendenza “umanistica” che alcuni “scienziati” stentano ad ammettere, e questo è ciò che intendevo quando dicevo che ci vuole una teoria della scienza, e che una teoria della scienza non è una scienza. Non so se mi sono spiegato, i ricordi di filosofia del liceo sono molto offuscati. Se sbaglio mi corrigerete.

    @clem131: risparmiami la lezioncina sulle TAC e sulle risonanze, che purtroppo ne so qualcosa più di te. E fidati che spesso l’alternativa tra TAC e risonanza ci sarebbe eccome.

  133. @Pedrilla
    “Anche l’energia nucleare aumenta il riscaldamento globale. In modo peggiore del petrolio.”
    Fonte? Scusa ma il riscaldamento globale è causato dai gas serra tra cui la CO2 (Che non è neanche il più resiliente). Ora…è vero che il fatto che il nucleare produca meno CO2 è tutto da verificare insieme alla produzione di altri gas serra (non esiste solo CO2) ma dove hai letto che ne produce di più del petrolio?
    Che le rinnovabili oggi abbiano dei limiti dovuti non alle fonti energetiche ma ai dispositivi che dovrebbero utilizzarle è un dato di fatto ed è necessaria tanta ricerca. Ed è ora di farlo davvero!

  134. @uomoinpolvere lol, non volevo arrufarti le penne, nè fare a gara a chi ne sa di più (lol, “lezioncina”:). E non ho parlato di alternativa, ho detto che non sempre si possono usare entrambe per gli stessi scopi.

  135. @clem131 e io quando ho detto che si possono usare sempre per gli stessi scopi? Io ho detto: “A volte purtroppo sono necessarie, altre volte il sistema sanitario, pardon le aziende sanitarie, non possono permettersi le risonanze…”

    “A volte purtroppo sono necessarie” secondo te cosa vuol dire? Se non la dipendenza umanistica dovrai ammettere quella grammaticale almeno. Se non volevi farmi le penne o la lezioncina potevi startene zitto.

    LOL

  136. Vorrei segnalare questo post http://www.guardian.co.uk/news/datablog/2011/mar/14/nuclear-power-plant-accidents-list-rank con i dati obiettivi degli incidenti nucleari dal 1952 e la spiegazione della scala INES
    Nell’articolo Fukushima è considerato ancora di livello 4, ma L’Autorità per la sicurezza nucleare francese la porta ormai a livello 6 (http://www.lemonde.fr/japon/article/2011/03/15/l-asn-classe-l-accident-nucleaire-de-fukushima-au-niveau-6_1493498_1492975.html L”‘évaluation s’appuie notamment sur la situation du réacteur numéro 2 de la centrale et de l’enceinte de confinement qui entoure son cœur, censée le protéger et l’isoler de son environnement. ‘L’enceinte de confinement du réacteur numéro 2 n’est plus étanche'”).
    Da ultimo sempre dal Guardian Datablog la scala,in mSv (millisievert) , dell’esposizione a radiazioni http://www.guardian.co.uk/news/datablog/2011/mar/15/radiation-exposure-levels-guide , un estratto
    Accumulated dosage estimated to cause a fatal cancer many years later in 5% of people 1,000.00
    Max radiation levels recorded at Fukushima plant yesterday, per hour 400.00
    Purtroppo quest’ultimo numero pare destinato ad aumentare.
    Scusate se ho dato riferimenti esteri ma tra i tanti nostri problemi dell’informazione c’è pure quello di non avere nulla di simile al Guardian DataBlog.

  137. Nuova esplosione e divampa un incendio al reattore 4 di Fukushima.
    Va tutto benissimo, insomma.

  138. uomoinpolvere non so quale sia il tuo problema ma hai ragione tu :)

  139. LOL io non ho nessun problema, e tu?

  140. Dài su, finitela entrambi, ché non siamo all’asilo. Guardate che noi WM ce li abbiamo già dei bimbi piccoli da badare :)

  141. @skepticalgras
    la co2 è uno dei fattori del riscaldamento globale. I gas serra isolano di più il sistema terra diminuendo la possibilità di dissipare il calore verso il cosmo. però la cosa importante è il calore che viene prodotto. O meglio l’energia che viene trasformata in calore. Questo porta l’inquinamento termico, e l’aumento di entropia, che come dice il nome non è una cosa buona, ma che soprattuto è un fenomeno completamente irreversibile. combustione di petrolio e nucleo hanno questo effetto, che è importante ma sorso sottovalutato. Dico che dà questo punto di vista è prggio il nucleare non per l’anidride carbonia che è effettivamente meno ma per un altro motivo. Con la combustione, si trasforma in calore l’energia chimica, spaccando delle molecole e trasformandole in altre molecole. Con la reazione nucleare si spaccano gli atomi (che è ben più invasivo ) e parte della materia si trasforma in energia, e poi calore. da questo punto di vista mi sembra peggio.
    C onle rinnovabili è come prendere un passaggio gratis, visto che andrebbe comunque in calore lo stesso.
    Ho trovato un link del dipartimento dell’interno americano, magari domani li posto se interessa, che mostra I calcoli fatti dà loro sul fotovoltaico. Con lo 0.3 % del territorio avrebbero soddisfatto il loro fabbisogno(che non è proprio ottimizzato neanche per niente) con I pannelli al 10% di efficenza. Questa è una delle, strade, per ora direi la migliore

  142. @ Pedrilla
    Il fotovoltaico promette molto bene. Secondo il prof. Balzani una superficie pari a quella della provincia di Piacenza basterebbe a soddisfare il fabbisogno italiano di energia elattrica. Rispetto al post precedente ho usato impropriamente il termine “resilienza” intendevo tempo di permanenza (strani lapsus). Direi che se si parla di queste cose non possiamo basarci sui “mi sembra” visto quanto sono serie…grazie per i link che manderai!

  143. Dimenticavo la provincia di Piacenza è 2.589 km^2.
    Bisognerebbe tappezzare l’italia di pannelli, subito.
    Poi sul fotovoltaico in Puglia c’è un fenomeno caratteristico, molti agricoltori stanno vendendo terreni coltivabili per adibirli a centrali fotovoltaiche, con conseguente sottrazione di suoli agricoli.

  144. Però la domanda per il fotovoltaico è ? quanta parte di italia è già urbanizzata? Non bisogna pensare sui meter per, forza I pannelli sui campi. I tetti sembrano fatto apposta. Diciamo che dovendo pensare una cosa che su fa ora ed è a pieno regime tra 20 anni, fotografico e ovviamente riduzione sprechi, mi, sembrano le mosse più furbe

  145. Vorrei anch’io un pannello fotografico. Dove si comprano? :D

  146. per piacere, non venite a sbruffonare sul consumo di suolo del fotovoltaico: magari si potrebbe evitare che gli agricoltori vendessero i loro campi se il governo intervenisse in qualche modo con incentivi anziché disincentivi come fa ora.
    Ma raccontateci che piuttosto che il consumo di suolo sono meglio le centrali nucleari.
    Nemmeno gli italiani sono così coglioni da credere a simili stronzate.

  147. Ok, il problema di Fukushima è stato lo tsunami, e da noi scosse del genere sono impossibili? sarà ma…

    http://it.wikipedia.org/wiki/Marsili

    il vulcano più grande d’Europa, attivo, al largo delle coste calabresi.
    Rischio tsunami? Già non sarebbe una festa senza centrali nucleari sulle coste (perché per raffreddarle le si costruisce sulle coste, se non ho capito male); se si aggiunge anche questo all’equazione beh… come si dice, “the shit hits the fan”?

  148. io partirei da qui…
    http://www.repubblica.it/ambiente/2011/02/07/news/casa_futuro_germania-12069072/?ref=HREC2-12
    se per costruire una centrale nucleare ci vogliono circa 15 anni( Ugo è così?? o sei già partito per il Giappone a rassicurare la popolazione?) per costruire questo tipo di case o migliorare già le nostre forse ci vuole meno e quel 15-20 25% di energia prodotta col nucleare non ci servirebbe più.
    e poi vorrei che tutti gli ughi ci dicessero che farne delle scorie…definitivamente. DOVE cazzo metterle insomma…DOVE ripeto… perchè nessuno lo sa bene e ogni nazione ha seri problemi nello stoccaggio ( Sid Barre purtroppo è morto…)

  149. @Deleuze

    Ti ringrazio perché mi dai del Voi. Dalle mie parti si usa così. Sei un ragazzo educato ma un po’ impulsivo.
    “Ma raccontateci che piuttosto che il consumo di suolo sono meglio le centrali nucleari.” Questo non l’ho mai detto. Hai fatto tutto tu. Gli agricoltori molla(va)no i terreni perché il fotovoltaico era più conveniente che coltivare. Gli incentivi all’agricoltura in Puglia ci sono stati e sono stati anche massicci ma si fermavano allo spietramento (con conseguente abbandono dei campi).
    Adesso però rischiamo di andare ot.

  150. intanto i pannelli cominciamo a metterli sui tetti dei capannoni:

    http://www.vitanuovatrieste.it/content/view/4634/50/

  151. Posto il link a una puntata *stupenda* di Report di un paio di anni fa. Dura un’oretta e tratta un argomento molto vasto, quindi ci vuole tempo e soprattutto voglia per vederla tutta (ma ne varrebbe la pena comunque!)
    In particolare, dal minuto 32 a 40 circa, c’è la storia di Schönau, un paesino tedesco in cui esiste l’autogestione energetica

    http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-c924f837-08df-4506-8e3b-5770f3453e9b.html

  152. un contributo agli esempi di utilizzo e sfruttamento del sole:

    http://www.desertec.org/

  153. non posso passarlo sotto silenzio…
    pare che a breve Galan – sì, Galan, l’ex governatore del Veneto, il ministro dell’agricoltura favorevole agli ogm, quello che a proposito degli incentivi sulle energie rinnovabili ha affermato in queste ore “Per il futuro gli incentivi saranno di misura leggermente inferiore, ma non così inferiore da svilire un settore tanto importante. Gli incentivi del 2011 saranno il più vicino possibile a quelli del 2010. Inoltre i nuovi incentivi saranno applicati con grande gradualità”, insomma lui – sarà a breve ministro dei beni culturali al posto del dimissionario Bondi.

  154. @ nikitas85

    Si , da noi scosse così sono impossibili. Ed in teoria per generare uno tsunami ci vuole una certa energia. Però gli tsunami italiani accertati sono 72 negli ultimi 2000 anni. Questo perché ovviamente gli tsunami non si generano solo direttamente con il terremoto. Comunque un fenomeno del genere (non come quello giapponese) è probabile. Anche il terremoto di Messina (1908) generò un’onda di tsunami di circa 3 metri. Non sono 10 m, ma non è comunque poco.
    Un ulteriore problema, a mio avviso, è anche il multi-rischio, su cui si sta lavorando da poco. Il rischio finora viene calcolato relativamente ad un terremoto o a un vulcano o ad una frana, ecc… Tutto separatamente. Il problema è che la realtà (in special modo quella italiana) non è così, ed il rischio di avere un terremoto, con relativa eruzione vulcanica, frana e tsunami non è impossibile. In Giappone, ad esempio, hanno evidentemente fatto (o non fatto proprio) una cattiva analisi multi-rischio, stimando bene il rischio sismico, ma sottostimando quello relativo allo tsunami (per la centrale c’erano mi pare barriere protettive per onde di 2-3 metri).
    C’è da considerare un’altra cosa. Se mai in Italia si dovesse scegliere il nucleare, per questioni finanziarie dubito che si costruirebbero centrali resistenti al massimo evento sismico registrato. Non è proprio il mio campo ma penso che si scelga una certa soglia di probabilità. Il problema è che eventi disastrosi hanno basse probabilità, ma non sono impossibili (vedi Giappone, una botta del genere non se l’aspettavano proprio).

    Al di là dei dettagli tecnici, sul tema sono oltranzista. Bisogna cambiare totalmente paradigma. Consumare meno e ridurre (se non annientare) il potere che riveste oggi l’economia nelle nostre vite. Se cambieremo semplicemente modo di produrre energia utilizzando le rinnovabili e di smaltire i rifiuti, non si cambierà assolutamente paradigma. Un grande finanziatore delle rinnovabili è la Shell. Non dico altro.
    Ed ha ragione WM1, le decisioni non vanno lasciate esclusivamente agli scienziati. Sarebbe un disastro.

  155. Molto giusto e puntuale l’intervento di Kulma sul “multi-rischio”. Mi limito ad aggiungere che per le onde dello tsunami di Messina c’è chi – come il presidente dell’Ordine dei Geologi, Gian Vito Graziani – parla di onde alte 30 metri.
    http://www.lettera43.it/cronaca/10581/tsunami-rischio-italiano.htm
    Da profano, non so dire come siano state misurate retrospettivamente queste onde e quanto il numero possa essere fondato, ma un commentatore in calce all’articolo propone un criterio *empirico* che mi sembra solido: l’onda anomala spazzò via la Palazzata barocca di Gullì, che era alta 14 metri.

  156. Pure questo qua di cui ultimamente si sente parlare un sacco, a riprese quasi regolari.
    http://notizie.virgilio.it/tecnologia/marsili-vulcano-tirreno-tsunami.html

  157. Ieri notte ho visto Giannino in TV e mi ha fatto pena. Il povero Oscar è stato costretto a sostenere che in tutta la storia del nucleare e dei suoi incidenti si registra un numero di vittime inferiore ai morti di un anno sul lavoro in Italia.
    Dunque meno di mille. Dunque a Chernobyl non è successo niente e noi siamo dei cazzoni. Faccio notare che nel 2007, venti anni dopo, mi è capitato di ospitare per un mese una bimba bielorussa affetta, come tantissimi, da serie patologie respiratorie e di altro genere ancore derivanti dalle ricadute di allora. La scuola Longhena di Bologna ogni anno ne ospita trai 40 e i 60 ormai da due lustri e più, e i genitori degli alunni si rendono disponibili per i soggiorni.
    Queste sono le cifre che “Gli Esperti” forniscono a suffragio delle loro tesi.
    Inoltre affermava che lui è è stradaccordo che noi dobbiamo ridurre i consumi e investire sulle rinnovabili, ma lui parlava per gli indiani e i cinesi che sono due miliardi e passa e hanno diritto alla loro quota di energia.
    Dunque anche qui ci eravamo sbagliati. Giannino è favorevole al nucleare…ma in Cina e India, non qui. E d’altronde avremmo dovuto capirlo da subito, dato che milioni di cinesi e indiani leggono tutti i giorni il Messaggero. Per cui al buon Oscar vanno le mie sentite scuse per aver frainteso le sue parole. Ero in malafede.
    L.

  158. @WM1 e a tutti

    In effetti mi sono sbagliato, però 30 metri sono un’esagerazione.
    Ho controllato meglio e i dati ufficiali parlano di un massimo di altezza di 13 metri (una sciocchezzuola proprio). Ci sono degli studi che parlano di una frana sottomarina che ha scatenato lo tsunami. Una magnitudo di 7.1 non può assolutamente scatenare un’onda di 13 metri. Questo dimostra come il multi-rischio non solo è frequente, ma addirittura crea delle sinergie distruttive inimmaginabili.

  159. Intervengo finalmente dopo aver seguito attentamente la discussione, cercando di coniugare le mie conoscenze (poche) con le mie esperienze. Qualcuno sapra` che sono di Messina… ebbene moltissimi morti furono causati dalle “onde anomale” (all’epoca non si parlava di tsunami, credo) perche` molta gente ando` verso il mare alla ricerca di spazi aperti. Fu una tragedia, sono passati cento anni e mediamente terremoti di quella intensita` si ripetono ogni cento anni. Convivo con questa consapevolezza, sapendo che non si tratta di certezza ma di probabilita`. In ogni caso il problema e` il quando e non il se`. Siamo pronti? Non credo proprio. Negli ultimi anni a Messina ci sono stati morti e distruzione a causa delle piogge, lo sappiamo tutti. Il territorio non e` sicuro, e non per colpa propria. L’essere umano non agisce considerando le conseguenze, se un evento e` raro viene ignorato. C’e` un rischio geomorfologico amplificato dall’impronta umana. Se con delle piogge, per quanto eccezionali si possano considerare (!), le montagne scendono a valle, cosa restera` di Messina alla prima scossa significativa? Sotto lo Stretto c’e` una faglia sotto costante pressione, in piu` tutto intorno ci sono vulcani attivi (Etna, Stromboli, per dirne due). Io credo che i danni saranno molto maggiori del 1908 e non so se ci sara` piu` una Messina come quella che conosco e amo, nonostante tutto. Bisogna anche ricordare che a Messina vogliono costruire il ponte sospeso piu` lungo al mondo, che probabilmente tra un po` terra` uniti due mucchietti di fango e macerie.
    Scusate lo sfogo, forse sono OT ma forse no. Io penso che dobbiamo convivere con l’incertezza. Quello che ho imparato leggendo i libri di Taleb, che parlano di economia ma non solo, e` che noi ci concentriamo sulle probabilita` e non sulle conseguenze. Se un evento e` molto improbabile tendiamo a nasconderlo, ma improbabile non e` impossibile, al limite vuol dire raro. Anche volendo discutere la fattibilita` di nuove centrali nucleari (o di mantenere quelle esistenti) bisogna considerare le conseguenze di qualsiasi evento per raro che possa essere. E senza entrare nel merito di scorie ed in discorsi etici, che condivido pienamente. Ho letto in questi giorni qualche nuclearista convinto che non recede di un millimetro, basandosi sulla presunzione di sapere quali sono i livelli massimi cui possono giungere i terremoti da noi. Se non c’e` mai stato un terremoto di 9 gradi da noi, chi ci garantisce che non ci sara`? Davvero e` attendibile un calcolo del livello massimo possibile?
    Comunque ho anche scoperto che quella cui assistiamo oggi non e` una catastrofe. Perche`, udite udite, “la catastrofe e` quando succede qualcosa di davvero catastrofico”. La tautologia e` stata detta proprio cosi`, e a me son cascate le braccia. Effettivamente anche io saro` morta quando saro` davvero morta. Incredibile eh?

  160. Sweepsy,
    stai esagerando. Io capisco, piove due giorni e la montagna si scioglie.
    Ma vuoi mettere coi raggi cosmici?
    L.

    P.s.
    per il Ponte stai tranquilla. Non ci sarà mai. Nessuno lo vuole. Molti vogliono i soldi del Ponte, che è un’altra cosa.

  161. @ sweepsy

    “Se un evento e` molto improbabile tendiamo a nasconderlo, ma improbabile non e` impossibile”

    Esattamente! E va aggiunto, cosa non da poco, che gli eventi molto improbabili sono i più distruttivi.

    Per le conoscenze scientifiche che abbiamo va però detto che un terremoto magnitudo 9 è impensabile per le caratteristiche sismotettoniche italiane. Questo perché tra le tante cose ci vorrebbe una faglia molto grande che da noi non c’è (quella che ha scatenato il terremoto in Giappone è di circa 500 o 700 km, ora non ricordo con precisione). Inoltre il Catalogo italiano si estende fino al -492 a.C. e nulla del genere è riportato.
    Però sai, poi succedono delle cose per cui gli scienziati dicono “ci siamo sbagliati”.

  162. L’Italia è un paese a rischio sismico e vulcanico. è giustissimo quindi ragionare intorno ai concetti di rischio, probabilità di accadimento, vulnerabilità, danno e così via.

    Quello che però mi preme ribadire è che ci sono ottime ragioni per essere contrari alla costruzioni di centrali nucleari anche *a prescindere* dalla probabilità di accadimento eventi più o meno catastrofici. Il nucleare non regge ad un’analisi costi-benefici (se consideriamo *tutti* i costi-benefici: economici, sociali ed ambientali) nemmeno applicandola ad una ipotetica centrale a “rischio zero”

    Il problema delle scorie è un problema di ordinario funzionamento delle centrali. Come il consumo d’acqua e il riscaldamento. Come i costi e i tempi di realizzazione. Come i futuri *costi di dismissione* delle centrali (e in questo caso non si parla certo di un futuro remoto)

    C’è un altro punto che fin’ora forse non è stato tanto toccato. Quando sento l’argomento “No nucleare” = “regalo ai petrolieri” metto mano alla pistola (metaforicamente). Sì, il problema del petrolio (e dei combustibili fossili in generale) è che oltre ad essere inquinante, è esauribile e concentrato in aree limitate del pianeta. Quindi oggetto di appropriazione e sfruttamento monopolistico e soggetto alle fluttuazione geopolitiche. Insomma, causa rendite, guerre e conflitti.

    Ma le centrali nucleari da cosa sono alimentate? Dall’uranio, che, guarda un po’, presenta le stesse caratteristiche del petrolio:
    1) è esauribile
    2) è concentrato in poche aree del globo
    http://it.wikipedia.org/wiki/Uranio#Produzione_e_distribuzione

    Facile immaginare gli esiti geopolitici di una società energetica basata sull’uranio invece che sul petrolio.
    Invece che i petrolieri della famiglia Bush ci troveremmo…. bah probabilmente le stesse persone…

  163. Pensi sia rassicurante sapere che si stanno spendendo montagne (!) di soldi per un progetto (il definitivo e` uscito fuori da poco, ma ci lavorano da decenni, e io pago) mentre avremmo bisogno di tanti soldi per la messa in sicurezza del territorio…
    Se i raggi cosmici sapessero chi colpire!!!
    Mi e` stato riferito che ieri sera la Petix di Striscia ha fatto un altro servizio su Mili (abito proprio li` io, l’ho visto il fango) ed ha intervistato Buzzanca, il cosiddetto sindaco. Prima di avere risposta sapevo gia` che ha dato la colpa a regione e governo perche` non arrivano i fondi. Lui poverino passa di li` per caso. E spadroneggia da anni, con una condanna per peculato (prima volta decaduto, poi rieletto, e sta pure in regione, che culo eh?) Sembra non esserci un nesso, ma la regione ha tagliato i fondi all’azienda di trasporto locale perche` non li usano, troppe poche corse. Questa e` l’amministrazione locale. E io mi chiedo dove stanno le persone. So che la prossima manifestazione contro il ponte sara` la prima senza bandiere di partito. Cioe`, ci sta crollando la terra sotto i piedi, letteralmente, e quei simpatici del movimento sono orgogliosi di aver rimosso le bandiere, cosi` chiunque potra` protestare senza tema di essere identificato con i vari rossi (4, ma ben distinti ciascuno dietro la propria insegna). Queste si che sono conquiste. Scusate, devo aver deragliato.

  164. @ Kulma

    Aggiungo una cosa. Nel mediterraneo si è prodotto un evento come l’esplosione del vulcano di Santorino, credo intorno al 2000 ac., che probabilmente determinò la fine della civiltà minoica e che per alcuni è all’origine del mito di Atlantide. Su scala geologica, è un evento recente, ed è un’ apocalisse.

  165. Bocio ha sottolineato un aspetto importantissimo che si tende a tralasciare quasi sempre, quando si parla di nucleare. Anche ammesso – e ovviamente non concesso – che si risolvano tutti i problemi legati alla sicurezza e allo smaltimento, l’uranio rimane comunque una materia prima distribuita in modo molto diseguale (quasi la metà delle riserve è concentrata in 3-4 paesi), spianando la strada a monopolio e conflitti.

    Un assaggio lo si è avuto di recente, con la Francia che ha cercato di far valere nei confronti del Niger un accordo militare del 1961 (evidente lascito del suo passato coloniale) che recita così: “La Repubblica francese è tenuta informata dei programmi e dei progetti concernenti esportazione delle materie prime e dei prodotti strategici. La Repubblica del Niger garantisce la priorità della loro vendita alla Repubblica francese dopo aver soddisfatto le necessità di consumo interno”.

    Il Niger voleva concedere l’esclusiva dell’estrazione di uranio al Canada. In tutta risposta, il “comitato d’affari” di Areva che tanta influenza ha sul governo francese, ha cominciato a fare lobbying con mezzi di questo genere…

    Altro che energia “verde” e “pulita”. Far passare il nucleare significa anche farsi mettere una volta di più la catena al collo da monopolisti senza scrupoli.

  166. Sono venuto al mondo alle falde di un Vulcano ancora attivo e che forse domani forse tra cento anni erutterà con una potenza devastante.
    Nel 79 d.C. ci fu un’immane catastrofe in tutta l’area.
    E a proposito della difficoltà di comunicare ai posteri le conoscenze del momento, 2000 anni dopo in quell’area vivono – stando stretti – mezzo milione di persone.
    Ovviamente di eruzioni tremende ve ne sono state decine da allora.
    Eppure, chimiamolo così, l’ottimismo umano vincit omnia.
    Perché non creare sotto il Vesuvio una delle zone più antropizzate d’Italia, con un’urbanizzazione tale che le possibilità di evacuazione siano al livello critico? E’ stato fatto.

    Il nucleare, per me, è simbolo dello stesso “ottimismo”.
    Ci sono stati esempi devastanti delle conseguenze del nucleare (a partire da Hiroshima e non da Cernobyl). Eppure l’idea che forse quelli prima di noi avevano sbagliato, ma noi contemporanei no si è fatta avanti. Oltre, evidentemente alle spinte di interessi economici.

    Ora, se guardiamo la storia del progresso tecnologico, vediamo una serie infinita di fallimenti. Fallimenti che hanno comportato rischi e perdite umane tuttaltro che dimenticabili.
    Ma.
    Finché si tratta di “limitare i danni” a numeri non elevati di vittime e soprattutto a contenerli entro una generazione, è un discorso.
    Quando si parla di contaminare per migliaia di anni il pianeta terra, non c’è o non dovrebbe esserci nessuna tecnosc(i)enza che tenga.
    L’ottimismo serbiamolo per noi. Come ha scritto Girolamo, “contro il nucleare punto”. Se la storia deve insegnarci qualcosa, mi pare che l’incertezza del no-risk sia lampante.

    Esiste un problema di consumo energetico?
    Esiste un problema di sprechi?
    Esiste un problema di trovare nuove fonti?
    Mi pare che alcune strade siano già pronte. Il nucleare, non può neanche essere preso in considerazione.

  167. Solo alcuni spunti sparsi:

    – sui “regimi di storicità”: è evidente che ci sono tutta una serie di controsensi nell’utilizzazione di espressioni/categorie come “presente”, “futuro”, “ora o mai più”, etc.
    Nel caso del nucleare, molte posizioni “pro” si basano sulla necessità di energia a basso costo ORA (i black out estivi, le bollette che rincalzano.etc). Ma la risposta nucleare sarà effettiva solo tra (minimo) 20 anni. A questa precisazione, solitamente il “pro” risponde con un rinvio alle necessità dei nostri figli, percepiti come già viventi in un futuro ingessato, modellato strettamente sul presente e con le stesse necessità, lo stesso paradigma e le stesse risorse tecnologiche di questo presente. La contraddizione continua, poi, quando si fa notare che in 20 anni (tempo minimo per una centrale di essere operativa) le rinnovabili potrebbero aumentare in modo esponenziale le loro capacità (vista solo l’impennata degli ultimi anni) se assistite dalla ricerca. E allora si diventa retrogradi, mentre i tagli della ricerca e degli incentivi a favore del nucleare sarebbero un atteggiamento “previdente verso il futuro”. Ma non finisce qui! Se se mobilita la catastrofe (Chernobyl o Giappone), si ritorna ad essere “in ritardo sui tempi” visti gli incredibili ammodernamenti delle centrali rispetto ai casi catastrofici presi ad esempio. Anche se si invoca il “cambiamento di paradigma” si è generalmente accusati di volere tornare all’età della pietra, al passato più che remoto.
    Lo stoccamento dei rifiuti, invece, problema dei futuri prossimo e anteriore, beh, semplicemente non esiste. Come non esistono i costi di gestione futura, etc
    Mi sembra chiaro, in definitiva, che il nucleare è un argomento che occupa il presente, nega il passato e si dimentica del futuro. Un presente fatto di concessioni, incentivi, business e… nessun prodotto, nessuna risposta, nessuna responsabilità.

    C’è un’altra domanda che mi pongo: ma se queste centrale le costruiscono i privati (ben incentivati, ovvio) e poi le gestiranno sempre i privati, il mantra della “maggiore energia a costi più bassi” da cosa è sostenuto? In un regime di libero mercato, perchè un produttore di energia dovrebbe venderla a un costo contenuto agli italiani, anche se italiano (si fa per dire)? e se in francesi offrisse un euro di più al megawatt? Mi si dirà che la maggiore offerta di energia abbasserà il prezzo, ma questo vorrebbe dire che la domanda crescerebbe in modo più basso dell’offerta (c’è più energia che desiderio di energia). Ma se il nostro di paradigma capitalista attuale si basa su un consumare crescente e generalizzato come diritto, non vi sembra una contraddizione?
    E se lo stato agisse da calmieratore, un po’ come coi treni regionali? e i soldi per calmierare chi ce li mette?
    Noi…

    Noi, noi, noi. Il problema è quindi sociale e la risposta deve esserlo anch’essa. Io sono molto sensibile (e applico più o meno diligentemente) all’autolimitazione, l’attenzione ambientale, il reciclo, etc. Ma non vi sembra che in alcuni casi siano un po’ dei “casi Battisti”? degli strumenti di distrazione di massa, dei lavacoscienze che, se non seguiti da uno impegno, sociale, ampio, collettivo si rivelano quantomeno effimeri.
    é il paradigma, it’s all about the paradigma…

  168. Dunque, mi sono riletto un po’ tutta la discussione. A chi ha sostiene che il rapporto costi-benefici del nucleare sia pessimo, dico: parliamone, cerchiamo fonti attendibili, vediamo le alternative, senza levate di scudi. Era proprio questo il succo del mio commento originale.

    Altri ritengono (cito WM1, ma il concetto è stato espresso più volte) che “la questione costi-benefici è, molto semplicemente, imponderabile. Qualunque calcolo è sballato in partenza, e dunque velleitario.” I motivi, se interpreto correttamente, sono soprattutto etici, legati alla questione delle scorie. Non ho una risposta pronta, sul momento. Mi verrebbe da dire che molte attività umane (e animali!) modificano in modo permanente l’ambiente, anche in modo dannoso, e anche in questo caso ci si riduce a un confronto tra alternative. Fare considerazioni su come saranno le cose tra 20.000 anni è, semplicemente, impossibile. Però una domanda ve la faccio, più per curiosità che per fare polemica: come vi ponete rispetto ai reattori di ricerca e all’uso delle tecnologie nucleari per la medicina? Contrari anche in questo caso? O ritenete che ci siano scopi per cui la produzione di scorie diventa accettabile?

  169. Un punto.
    Perche l’ Italia non fa qualcosa con gas naturale?
    C è un pezzo consistente nel mare Ionio e mi sembra che tuttο il mediterraneo orientale ha gas per moltissimi anni.

    Ma vorrei fare un nuovo comment (non geologico, energetic, etc…..)
    Nesunno da noi ancora ha parlato per il raporto tra le centrali nucleari e I’ arme chimiche.
    Sono le società stesse che fabbricano tutte e due? (chiedo)
    Perche anche se U.S.A., la FRANCIA, e molti altri paesi il mondo occidentale che hanno queste fabriche e arme dicono sembre “tutto al posto”, “tutto va bene” ma non permetono nei paesi del golfo Persiano o del paesi Africani (vedi querre: Iraq, Afganistan, Africa) di avere arme o centrali nucleari dopo che l’ energia nucleare è un’ energia pulita, non come il petrolio che inquina l’ anbiente per quello cosi interessante?

  170. Da Repubblica: “Il capo dell’Agenzia atomica russa, Serghiei Kirienko, ha affermato che la crisi nucleare in Giappone si sta sviluppando secondo lo scenario peggiore.”

  171. @moustroufo
    “perché il nucleare solo per alcuni, gli ‘amici’?

    Bravo!

    I reattori nucleari servono per la produzione di Pu, componente principale delle bombe nucleari a fissione.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Plutonio#Produzione

  172. @WM5

    Esatto. Questa cosa mi ha fatto venire in mente anche che le analisi di rischio sismico (anche se Santorini fu una cosa un po’ diversa) vengono fatte considerando finestre temporali molto piccole (ultimi 400 anni), tralasciando quindi molti dati (ricordo sempre che eventi disastrosi hanno tempi di occorrenza più lunghi). Penso che facciano così anche nel resto del mondo. Infatti il terremoto atteso in quella zona del Giappone era un 7.5,. vedi un po’….

    Un’altra cosa interessante leggermente OT. Nel 1700 ci fu un maremoto in Giappone senza terremoto associato. Cosa inspiegabile. Questo fino a poco tempo fa, quando grazie a studi effettuati da etnologi, antropologi, archeologi e storici sulle popolazioni indiane degli attuali stati dell’Oregon e di Washington, si è dimostrato che ci fu in quell’anno un evento che ne sconvolse “la vita” (scusate i termini poco appropriati). Tutta una serie di dati “qualitativi” emersi da questi studi ha permesso di ipotizzare un terremoto a largo delle coste americane, che ha creato uno tsunami arrivato fino in Giappone. Tutto ciò per ribadire come l’interazione tra varie discipline sia fondamentale, come sia necessario l’apporto informativo degli “umanisti”.

  173. Sono anch’io contro il nucleare, specialmente se portato avanti dal sistema che ha generato questa politica e relative lobby.
    Inoltre vedo come più democratico un mix di fonti energetiche provenienti da più realtà meno monolitiche e massive e quindi più controllabili dalla base.

    Per esempio alcune delle obiezioni dei “tecnocrati” non sono del tutto errate, le scorie sono un problema in USA ma nettamente minore in Francia e altrove perchè vengono riciclate al 90% o più.

    Se si vuole mantenere un dialogo aperto e dialettico è sempre necessario fare l’avvocato del diavolo di sè se stessi.

    Il rischio è quello di debilitare concetti ragionevolissimi eccedendo in argomentazioni e sberleffi, risultando poco convincenti proprio verso quelle persone che non condividono le nostre idee.

    Sono i miei 2 cent e derivano dalla preoccupazione di non raggiungere il quorum (lo so mi ripeto).

  174. Ops ho invertito il terzo trafiletto con il secondo..

  175. Scusate, io sto guardando la puntata di “Presa diretta” (il programma di Riccardo Jacona) sul nucleare, andata in onda nel settembre scorso. All’epoca non l’avevo vista.

    La puntata contiene un lungo reportage sulla situazione in Francia, si parla anche di scorie di uranio, e il quadro non è affatto rassicurante:

    http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-e0326a48-2e52-4380-bd13-dec42532d1e3.html

  176. fuori tema, forse, ma bisognera’ pur trovare il modo di raccontare quello che stanno vivendo in giappone. io ho visto questa galleria di immagini

    http://www.repubblica.it/esteri/2011/03/16/foto/terremoto_la_notte_a_tokyo_e_nella_zone_distrutte-13680613/1/?ref=HREA-1

    e mi e’ venuto in mente l’ “eternauta” di oesterheld disegnato da breccia

    http://www.google.it/images?client=firefox-a&rls=org.mozilla%3Ait%3Aofficial&hl=it&source=hp&biw=1069&bih=635&q=eternauta+breccia&gbv=2&aq=f&aqi=&aql=&oq=

  177. Tra le cose che più sconvolgono su quanto accade c’è la totale impreparazione, inadeguatezza, di queste ipertecnologiche teste di minchia. Dopo i tentativi con gli elicotteri, assurdi, adesso siamo agli idranti antisommossa della polizia. E le parole finiscono. Questi non sanno che cazzo fare. E parliamo del Giappone, il paese a maggiore intensità tecnologica del pianeta. E’ un insulto a un popolo in ginocchio, e al mondo intero.
    Chi discetta ad minchiam di terze e quarte generazioni mitiche come il leocorno, si confronti con l’assurdità dei mezzi in campo per fronteggiare la situazione, con l’insopportabile balletto delle dichiarazioni dei responsabili.
    Sulla pelle di milioni di persone in balia di eventi che annientano ogni possibilità di scelta personale.
    E poi c’è l’Italia, che come sempre riesce ad essere la più ridicola di tutte. La profezia era stata facile. La nostra posizione ufficiale è: Andiamo avanti. Non facciamo niente.
    L.

  178. Perché, caro Luca, l’Italia non è niente.
    Lo zapping transmediatico tra le immagini della catastrofe giapponese e le celebrazioni nostrane per il 150° sono una delle cose più tragicamente grottesche che sia mai capitato di vedere.
    Tricolori, inni, va pensiero, orgoglio patrio, e chi più ne ha più ne metta, mentre il paese è nelle mani dei nazi-leghisti e di quelli che annunciano di voler andare avanti con il nucleare. Mentre sappiamo tutti quanti, anche i più distratti o inconsapevoli di noi, che anche senza nucleare un cataclisma grande un decimo di quello giapponese disintegrerebbe questo paese in quindici minuti e definitivamente. Quella sì che sarebbe una vera secessione. Perfino da se stessi.

  179. La lobby ora fa marcia indietro, mandando avanti il povero CeToccaShit, che ormai si riempirà di lithium per capirci qualcosa:
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/17/la-marcia-indietro-del-nuclearista-testa/98283/

    Parlano di riconsiderare, rivalutare, rivedere. Forse prima erano troppo indaffarati per considerare, valutare, vedere. Bluff? Probabile.

    Ma mi piace pensare che questa retromarcia sia obbligata, proprio oggi, il 17 marzo. Lo schifo passa in tivù e sui giornali, celebrazioni e sparate assurde dei soliti noti. Potenti e parassiti, ignoranti che si fanno belli e grandi col tricolore per strada. O peggio, secessionisti pagliacci, sempre però potenti e parassiti, che insultano e fanno i ridicoli (Borghezio a Bruxelles). Sì, sembra ci sia poco da festeggiare. Eppure, festeggia anche gente comune, popolo senza alcun potere, ventenni molto incazzati (come me) che già di prima mattina hanno sfanculato B. urlandogli “Dimettiti”. Ecco a me va di festeggiare perché se ora, come dice WM4, l’Italia è niente, io voglio manifestare cosa il paese POTREBBE essere. O almeno, DOVREBBE essere. Il mio paese dovrebbe essere un luogo in cui uno come B. se non se ne va da solo dev’essere sfanculato come mette il naso fuori di casa, tanto per dirne una. Nei giorni successivi, poi, ci resta ‘solo’ da fare resistenza.

    I potenti sanno che c’è gente incazzata in giro che non li risparmia solo perché è festa. Anzi, PROPRIO perché oggi celebriamo l’essere italiani, non ci risparmiamo contro di loro. Con questo pensiero, credo che la marcia indietro dei nuclearisti sia una tappa obbligata. Non ce lo vedo, ToccaTeschi, fulminato sulla via di Damasco. A meno di un lauto pagamento.

    Un romantico ventenne :D

  180. @ Wuming1
    Ho rivisto la puntata di Presa diretta. Iacona parla del Kick Studium commissionato dal governo tedesco a 8 epidiomologi che avrebbero dimostrato una correlazione positiva tra vicinanza alla centrale e probabilità di ammalarsi di leucemia dei bambini. In rete non ho trovato l’originale. Ne sapete qualcosa?

  181. Lo scoop sarebbe che la Prestigiacomo dice che col nucleare e` finita, perche` non possono perdere le elezioni per questo motivo. Solo ci vuole stile per uscirne con la gente. Tipo farsi sgamare da un giornalista mentre si dicono ‘ste espressioni di alta politica

    http://bit.ly/gZVH0E

  182. Mi dispiace intervenire quando l’argomento si e` un po’ raffreddato, ma spero comunque di darvi qualcosa di utile per pensare.

    La frustrazione generata dalle prese per il culo degli “esperti” e` ben espressa dall’articolo e con ragione. Pero` da “esperti” si comportano anche coloro che suonano la campana anti-nuclearista e la frustrazione non dev’essere minore.

    Citando il vostro bellissimo pezzo sul risorgimento, Benigni, etc. del post piu` recente: il nucleare e` come la bandiera, e` un argomento complesso, dai molti significati, dalle molte conseguenze, la cui estrema semplificazione porta con se pericolosi sottotesti – anche quando lo si semplifica in buona fede.

    Allora torniamo al problema degli “esperti”: siamo costretti, per affrontare un problema complesso, ad affidarci impotenti alle parole di persone che possono avere – e spesso hanno – fini diversi dal consigliarci saggiamente? Oppure adottare una delle tante semplificazioni (nucleare SI, nucleare NO, nucleare OK, MA LONTANO DA QUI) a testa bassa, senza riflettere, come un dogma apparentemente innocente, ma dalle conseguenze spesso terribili?

    Vi propongo un atto rivoluzionario: capire, cercare la Verita`, con la propria testa.

    Puo` apparire assurdo dato che stiamo parlando di fisica nucleare, ma alcuni aspetti di questa storia sono alla portata di tutti, senza mediazioni, molto piu` di quanto non lo sia capire e digerire le sfaccettature del Risorgimento.
    Se ci si prova a calare nella buca del bianconiglio si puo` scoprire un mondo fantastico, strano e affascinante, ma anche riuscire a sconfiggere un po’ tutta la marea di false informazioni propinate dagli “esperti” di ogni credo.

    Senza indugiare oltre, vorrei lasciarvi a tutti alcuni riferimenti per iniziare il viaggio, se volete.

    http://maps.google.co.jp/maps/ms?hl=ja&ie=UTF8&brcurrent=3,0x34674e0fd77f192f:0xf54275d47c665244,0&msa=0&msid=208563616382231148377.00049e573a435697c55e5&ll=35.532226,138.779297&spn=6.310463,14.27124&z=7

    Quella mappa contiene i riferimenti a una vasta gamma di sensori di radiazioni sparsi per il giappone. Alcuni sono in istituti di ricerca, altri in amministrazioni locali, altri privati.
    Prendetene uno, controllate i valori. Quella non e` l’opinione di un “esperto”, quella e` una misura. La Verita` o comunque la cosa piu` vicina che potete trovare in tutta questa faccenda.
    Quei numeri non vi dicono cosa accadra` domani nello scenario peggiore, ma vi dicono cosa e` accaduto oggi. Qual’e` la realta` di questo incidente fin ora. Prendete quei valori e confrontateli con qualche riferimento: la dose media mondiale, quella che si vede a Roma, quella che vi beccate con un volo intercontinentale o con una TAC. I riferimenti aiutano a confrontare i rischi. Senza esperti, si puo` fare da soli.

    Non vi fidate delle misurazioni? Fate bene: segnatevi i numeri, date un occhio alla distanza, guardate l’orografia e scegliete qualche altra stazione. Controllate che i numeri siano consistenti. Ogni tanto piu` che il complotto e` l’errore a generare bugie, sempre dubitare, sempre controllare.

    Altre due segnalazioni:
    http://www.aist.go.jp/aist_e/taisaku/en/measurement/index.html
    http://www.kek.jp/quake/radmonitor/GeMonitor2-e.html

    Queste sono due misure dell’abbondanza degli isotopi radioattivi dispersi fin ora. Senza vaneggiamenti sui pericoli: la misurazione, il loro andamento nel tempo.

    Spero che sia utile e che non susciti l’obiezione “ma qui stavamo facendo un discorso generale di merito sul nucleare, la lobby, l’energia, etc”. Quel discorso non puo` prescindere dalle misure, puo` solo eventualmente seguire una comprensione di quello che e` veramente accaduto, altrimenti ci si trasforma in “esperti”.

    Ultima nota: ho visto un 24000 anni tra i commenti. Quello e` il plutonio-239, estremamente utile per fabbricare armi atomiche (e non solo), ma relativamente meno preoccupante per la salute umana. Le generazioni molto future – se continuiamo con “il nucleare” – si ritroveranno grosse riserve di materiale buono per la guerra, ma e` tutt’altro discorso.
    Quando si parla di contaminazione quello che si deve andare a cercare sono isotopi con vita breve, da qualche giorno a qualche decina di anni. Sono loro i responsabili del grosso dei danni.

  183. @ dasnake

    Condivido quello che pensi sulla necessità di provarci (almeno) ad acquisire un po’ di mezzi critici per leggere anche
    documenti tecnici. Però quando parli di Plutonio e lo consideri “relativamente meno preoccupante per la salute umana” non capisco cosa intendi. Relativamente a cosa? E’ vero che la tossicità del Plutonio è di gran lunga inferiore a quella di altre sostanze presenti in natura (e.g. botox) , il fatto che non ci siano modi per smaltirlo però ne aumenta il potenziale tossico. Considerando che ci sono già tonnellate di plutonio eredità della guerra fredda.

  184. @skeptical grass: relativamente rispetto ad altre sostanze che possono essere rilasciate nell’ambiente rispetto da incidenti in centrale o nelle zone di stoccaggio.
    In particolare pensio a iodio-131, cesio-137, stronzio-90 e parenti. Sono abbastanza volatili e molto pericolose per l’uomo in quanto possono entrare nella catena alimentare. Inoltre il fatto che abbiano vita corta significa che sono molto attive (l’una e` l’inverso dell’altra) e che quindi se ti entrano nell’organismo ti becchi una bella dose in poco tempo: esattamente quello che e` pericoloso.
    Non voglio dire che il plutonio-239 non sia pericoloso, ma non e` la cosa a cui guardare in caso di incidente. Piuttosto e` la cosa da tenere sotto controllo durante tutto il resto del tempo, visto qual’e` il suo impiego e il suo valore.

  185. Nuova nota 13

    Ho appena finito di vedere due conferenze (della durata di un paio d’ore l’una) molto interessanti che voglio condividere. Le conferenze fanno parte de i Venerdì dell’Universo (ciclo di conferenze organizzato dall’Uni Ferrara)
    La prima è del dott. Armaroli (autore di Energie per l’Astronave Terra di cui parlava qualcuno nei commenti precedenti).
    Lo streaming lo trovate a questo indirizzo http://www.fe.infn.it/venerdi/VENERDIHOME_file/video10/Armaroli.flv
    e a quest’altro indirizzo si può scaricare il pdf delle slides
    http://www.fe.infn.it/venerdi/VENERDIHOME_file/pdf10/Armaroli.pdf

    Per chi è interessato anche all’altra campana c’è una conferenza del prof. Cumo (in cui comunque alla fine emergono molte problematiche relative a costo di stoccaggio delle scorie ecc ecc)
    http://www.fe.infn.it/venerdi/VENERDIHOME_file/video10/Cumo.flv
    Il pdf delle slides lo trovate qui
    http://www.fe.infn.it/venerdi/VENERDIHOME_file/pdf10/Cumo.pdf

    Per chi ha linux e vuole scaricarsi i video…basta digitare nel terminale wget -indirizzo del file flv-

    Entrambe le conferenze sono abbastanza tecniche e mentre la seconda è solo sul nucleo la prima è di ampio respiro e accenna anche al problema della comunicazione ai posteri dei siti di stoccaggio. Buona visione

  186. @ dasnake

    Scusa, ma non è vero che il discorso sul nucleare deve conseguire da quello che è accaduto o non accaduto in Giappone. Altrimenti sì che si ragiona sull’onda dell’emergenza, invece di affrontare una questione capitale come il futuro energetico del mondo.
    Se anche in Giappone non fosse successo niente, i danni delle radiazioni li abbiamo già visti all’opera nella storia (Hiroshima, Chernobil), sappiamo cosa comportano anche senza bisogno di esperti, appunto. Il problema delle scorie poi, che non possono essere smaltite, ma solo stoccate in gigantesche “piramidi” sotterranee, prescinde del tutto dagli eventuali, ancorché sempre possibili, incidenti.
    Per altro, ti dirò che rispetto all’espisodio specifico, io non mi sento per niente rassicurato dall’aver visto affrontare un incidente come quello di Fukushima con gli idranti e gli elicotteri come fosse un incendio sulla Sila.

  187. @wuming4

    Non sono affatto d’accordo, rifiutarsi di analizzare in dettaglio – con i dati, sottolineo, con i dati! – quello che sta succedendo ora in Giappone e` piuttosto ottuso: si perde un’opportunita` di arricchire la discussione sul nucleare unica o comunque – speriamo – rara.

    Logica vuole che il discorso sul nucleare si incardini, tra le altre cose, sulla valutazione di quello che potrebbe o non potrebbe accadere in caso di emergenza. Fino ad oggi hai avuto ben pochi esempi e tutti ottenuti attraverso il filtro degli “esperti”.
    I casi che citi poi sono assolutamente fuorvianti: 1) Hiroshima non e` un incidente a una centrale nucleare, ma lo scoppio di un’arma atomica 2) l’incidente alla centrale di Chernobyl ha cause estremamente particolari e il suo sviluppo e` stato molto dipendente dalla particolare – e per fortuna non troppo comune – tecnologia utilizzata in centrale, quello se vuoi e` un esempio del caso peggiore gestito nella maniera peggiore, non del caso tipico, che invece e` proprio quello che ti interessa per valutare. Altrimenti dovresti valutare l’opportunita` o meno di costruire uno stabilimento chimico *esclusivamente* dall’uso dell’iprite in guerra e dall’incidente di Bophal. Certamente il caso peggiore o l’uso “deviato” della tecnologia sono fattori da contare, ma non cosi` centrali in un discorso ampio sul futuro energetico del mondo.

    Ragionare sull’onda dell’emergenza e` quello che farei se fossi un giapponese ora, ma abbiamo il privilegio di sedere a svariate migliaia di chilometri di distanza e possiamo valutare l’incidente per quello che e`, freddamente.
    Questo fatto ci fornisce l’opportunita` di imparare *direttamente* senza filtri degli “esperti” una certa quantita` di informazioni estremamente rilevanti: cos’e` la contaminazione, come si diffonde, come si paragona rispetto ad altre fonti di radiazione, quali sono le capacita` d’intervento, come si riesce a reagire, quali sono gli effetti a breve termine, quali quelli a lungo termine (lo deduci dalla contaminazione di isotopi a vita media e lunga), dove sono stati i punti critici. Senza contare che ti permette di valutare come i dati ti sono stati presentati dall’informazione di massa e dagli “esperti”.
    A Chernobyl e Hiroshima non avevi una fitta rete di sensori e misurazioni che ti pubblicano i dati online in tempo reale. Nel caso di Hiroshima non le avevano nemmeno le autorita`! Bisogna fidarsi delle interpretazioni a posteriori, questo incidente ti da anche la possibilita` – in retrospettiva – di valutare quanto ti e` stato raccontato.

    Queste informazioni sono essenziali per affrontare il discorso sul futuro energetico del mondo: nel corso della discussione in questi commenti sono state fatte valutazioni sulla base di ipotesi di pericolosita`, anche nel tuo ultimo commento valuti su alcuni particolari tecnici (gigantesche “piramidi” sotterranee? e` veramente cosi`? sicuro?), ora hai l’opportunita` di vedere quanto l’ipotesi rispecchi la realta`.

    Un esempio pratico di quello che dico: non ti senti rassicurato dall’uso degli idranti? Guarda l’effetto, guarda se ha funzionato, trasforma la sensazione in misura e poi correggi – al rialzo o al ribasso che sia – la tua capacita` d’intuizione in questi casi.

    Solo dopo aver digerito queste informazioni, solo dopo aver calibrato le proprie sensazioni ed insicurezze con le misure e i pericoli reali si puo` affrontare il discorso sul nucleare. Questa e` un’occasione eccezionale per fare questo salto di qualita`. Solo a questo punto la valutazione e` veramente riguardo all’impiego di una particolare tecnologia per affrontare il futuro energetico globale e non piu` sugli incubi generati da cinquant’anni di mala informazione, per un verso e per l’altro.

  188. @ dasnake

    stabilire una dicotomia tra chi è interessato ai dati e chi invece no è un errore d’impostazione. Qui, da quando è iniziata l’emergenza giapponese, tutti hanno segnalato, linkato, fornito materiale, indicato rapporti etc. Su Twitter in diversi abbiamo smontato una “bufala” di un freelance CNN su contatori geiger presuntamente fuori scala etc.
    http://bit.ly/e1bWXg

    La differenza è “filosofica”, tra chi pone l’accento su come quest’incidente si colloca in un contesto più generale (e in una cronologia degli incidenti) e chi invece ogni volta dice: ma no, quel precedente non vale, era un caso particolare, non può fare testo etc.

    Sono venticinque anni che sento dire che no, Chernobyl non c’entra, che me lo citi a fare, quello era un caso particolare, la tecnologia era arretrata.
    Anche nei giorni scorsi certi pro-nuke sono passati repentinamente dalla descrizione della situazione in Giappone come presunta “prova del nove” della sicurezza delle centrali al dire l’esatto contrario, e cioè: ma no, quella di Fukushima è una centrale vecchia, non fa testo, non fa storia.

    Niente fa mai testo. Non bisogna mai collegare i puntini numerati, perché ogni puntino sta su un diverso piano dimensionale. L’esperienza viene frammentata e spacciata per inutile, anzi, per inesistente. I precedenti *non esistono*.
    E’ il benaltrismo della supercazzola pro-nuke.
    E per fortuna è auto-screditante. Più ci propinano uno scenario di “eccezioni di cui non tenere conto”, e più ci rendiamo conto che il nucleare è una tecnologia iper-vulnerabile a ogni sorta di “eccezioni”.

    Ora, non dico che tu voglia primariamente proporci supercazzole di tal fatta, ma ci caschi pure tu quando, al ripetuto invito a guardare le misurazioni (cosa in sé più che giusta, e direi basilare), accompagni discorsi di contestualizzazione come questi:

    “l’incidente alla centrale di Chernobyl ha cause estremamente particolari e il suo sviluppo e` stato molto dipendente dalla particolare – e per fortuna non troppo comune – tecnologia utilizzata in centrale, quello se vuoi e` un esempio del caso peggiore gestito nella maniera peggiore, non del caso tipico, che invece e` proprio quello che ti interessa per valutare […] Certamente il caso peggiore o l’uso “deviato” della tecnologia sono fattori da contare, ma non cosi` centrali in un discorso ampio sul futuro energetico del mondo.”

    Questo è un discorso che trovo logico solo in apparenza, di primissimo acchito. Riflettendoci sopra un poco, lo trovo sommamente illogico. Per più motivi:

    1) non c’è possibilità di stabilire un confine netto tra “caso peggiore” e “caso tipico”. Il “caso peggiore” sta in una scala probabilistica ed è solo la punta dell’iceberg di una casistica di incidenti alle centrali, effettivamente verificatisi:
    http://jumpinshark.blogspot.com/2011/03/mappe-interattive-su-centrali-e.html
    e probabili partendo dai fattori di rischio. Infatti la casistica andrebbe, come minimo, raffrontata a una casistica dei disastri “naturali” (uso le virgolette perché spesso le conseguenze devastanti di un evento atmosferico o idrogeologico dipendono in larga parte dalla mala gestione del territorio):
    http://jumpinshark.blogspot.com/2011/03/mappe-e-dati-su-disastri-naturali-nel.html

    2) quando il “caso peggiore” ha conseguenze gravissime di lungo e lunghissimo corso, conseguenze che la nostra sensibilità non può che ritenere “fuori scala” nel “misuratore” costi-benefici (quest’ultimo non è una macchinetta: è la nostra moralità), va tenuto in conto eccome.
    Un disastro come quello della piattaforma BP nel Golfo del Messico, che ha annichilito un vasto ecosistema e distrutto l’economia di una macro-regione del Nordamerica, e continuerà per molto tempo ad avere un impatto ambientale nell’Atlantico, dovrebbe far riflettere eccome sulla trivellazione a grandissima profondità. Altrimenti, spinti al tran tran da un capitalismo che cerca solo il profitto sul breve-medio termine, non impareremo mai niente da quel che ci accade.

    Nel caso di Chernobyl, un rapporto dello Scientific Committee on the Effects of Atomic Radiation dell’ONU, pur cercando di “minimizzare”, stima che il fallout radioattivo di Chernobyl abbia causato il cancro della tiroide in oltre 6.000 bambini della zona colpita.
    Questo è un dato terribilmente “minimalista”: va ovviamente tenuto conto che la nube radioattiva non rimase nella zona colpita:

    “Più della metà del cesio-137 emesso in seguito all’esplosione è stato trasportato nell’atmosfera e ha raggiunto altri paesi europei. Almeno altri 14 paesi europei [oltre a Ucraina, Bielorussia e Russia] (Austria, Svezia, Finlandia, Norvegia, Slovenia, Polonia, Romania, Ungheria, Svizzera, Repubblica ceca, Italia, Bulgaria, Repubblica di Moldova e Grecia) sono stati contaminati da livelli di radiazione superiori al limite di 1 Ci/m quadrato utilizzato per definire le aree ‘contaminate'”
    http://www.molecularlab.it/news/view.asp?n=4027

    Inoltre:

    “Dal 1986 al 1989 erano già state coinvolte nelle operazioni di risanamento dell’area vicina a Chernobyl oltre 800.000 persone, 300.000 delle quali hanno assorbito dosi di radiazioni pari a 0,5 sievert (Sv) o più. 0,5 Sv è una dose di 500 volte superiore alla dose massima annua raccomandata dall’UE.”

    Nel 2006 Kofi Annan dichiarò: “Il numero esatto delle vittime potrebbe restare per sempre sconosciuto, tuttavia 3 milioni di bambini sono bisognosi di cure […] Il numero esatto di coloro che rischiano di sviluppare condizioni mediche gravi non sarà noto fino al 2016, se non dopo”.

    Mi dispiace, ma io di questo “worst case scenario” ne voglio tenere conto eccome.

    3) Anche se le condizioni fossero di sicurezza (e non mi sembra che lo siano, non mi sento rassicurato dai discorsi sulla poderosa chiusura automatica del portone della stalla fatti ogni volta che scappano i buoi), il discorso sul futuro energetico del mondo non può prescindere dai problemi che il nucleare ci pone nella “normalità” del suo funzionamento, e a me sembra che questa “normalità” sia essa stessa un’emergenza.
    Un’emergenza diluita, dilazionata, poco visibile, il che è anche peggio.
    Lo speciale di “Presa diretta” sul nucleare e il documentario “Into Eternity”, di cui si sta discutendo in questo thread, mettono l’accento su due dei tanti problemi.

    Anche *in assenza di incidenti conclamati*, il Kikk Studium registra un aumento delle leucemie infantili nelle vicinanze delle centrali. Certo, manca la “smoking gun” definitiva e precisissima che stabilisca un netto rapporto causa-effetto. Ma già il mero dato di fatto, e il suo coincidere con l’esperienza soggettiva di centinaia di famiglie, dovrebbe indurre a parlare di principio di precauzione e tutte quelle cosette lì con cui gli “esperti” tecnocrati tendono a spazzarsi irresponsabilmente le terga.

    E se le scorie a lungo periodo di dimezzamento sono “relativamente” poco pericolose, come mai – ripeto – l’EPA e l’US Department of Energy ritengono tanto importante il problema (insolubile secondo ogni scienza che si occupi di comunicazione) della segnalazione ai posteri? Ne esistono già decine e decine di migliaia di tonnellate, di questa schifezza. Smettere di produrne in grandi quantità, investire nella ricerca su come smaltirle in modo sicuro, e limitare gli scarti radioattivi ai rifiuti ospedalieri (e così rispondo anche su quella questione: no, non sono contrario alle TAC), a me sembra una misura di buon senso.

    4) Non bastasse tutto questo, nel discorso sul nucleare entrano molti altri parametri. Alcuni li riassume questo articolo dell’Economist,
    http://www.economist.com/blogs/democracyinamerica/2011/03/japan_and_american_environmentalism?fsrc=scn/fb/wl/bl/backawayfromthereactors
    che persino in una cornice pro-nuke registra segnali interessanti: si ha l’impressione che settori della stessa élite capitalistica globale stiano “raffreddando gli entusiasmi” (che si raffreddano molto più facilmente dei reattori) a proposito del nucleare.

  189. Senti dasnake,
    la tua proposta sarebbe che diventiamo tutti ingegneri nucleari? Che dobbiamo stare tranquilli perchè gli idranti annientano il pericolo? Come nei film di fantascienza minchioni, dove il mostro alieno appare invulnerabile per 115 minuti, salvo scoprire negli ultimi 5 che era allergico alle patatine pai e così ci abbracciamo tutti e portiamo in trionfo il cinno di otto anni che gliele ha offerte?
    Allora, facciamo una cosa: lo iodio e il cesio coi numeretti fanno bene, affermazione mia. Per lo stronzio 90 non c’è problema, io sono uno stronzio 99, come minimo. Sono uno stronzio enorme, ma ancora non ho ucciso nessuno. Per cui ok. Le scorie? Stanno tutte dentro un sacchetto della coop.
    Dunque, no problem.
    Facciamo solo due conti. Con 55 centrali il giappone copre meno di un terzo del fabbisogno. con un numero ancora maggiore gli usa intorno al venti.
    Quante minchia ne dobbiamo costruire?
    Poi, ci vogliono una quindicina d’anni per metterle in piedi e di più per ammortizzarne gli assurdi costi. E, piccolo particolare, si dice che queste erano vecchie e dopo 30/40 anni vanno rottamate. E allora perchè, prima di questo marone, tutti ne stavano prorogando la vita? Perchè se no il costo da assurdo diventa addirittura folle, fantascientifico.
    Entro il 2015 ne vanno in scadenza almeno una quarantina credo. Che fanno? Le tengono attive? Le spediamo in orbita? Le sostituiamo? Dobbiamo farne all’incirca una al mese. E’ questa la soluzione per soppiantare gli idrocarburi?
    Il petrolio e il gas sono scarsi, mentre adesso che arriviamo su marte di uranio ne abbiamo quanto ci pare?
    E’ la soluzione-Veronesi la genialata che risolve tutto, le microcentrali? Che ce le possiamo tranquillamente mettere in giardino, così se scappa il disastro è un disastrino?
    Abbiamo capito, una modica quantità di radiazioni non ammazza. Va bene, sono contento.
    Ma un’enorme quantità di puttanate, non è a te che mi riferisco, che effetti ha sulla salute? Mi sa che ci rinforza pure quella.
    E allora dài, chi se ne fotte. Facciamola a casa mia una centrale.
    Tanto, come diceva il grande economista, sul lungo periodo siamo tutti morti.
    Un caro saluto da Hal Stronzio 9000.
    L.

  190. @ dasnake

    Forse non mi sono spiegato bene.
    Ho citato Hiroshima a proposito dell’effetto delle radiazioni sull’uomo, non certo per quanto riguarda l’esplosione in sé. Esempio sbagliato? Può darsi benissimo. Però una cosa è certa: il livello di radiazioni rilasciate da quella bomba atomica era quattrocento volte più basso di quello di Chernobyl, e i morti non furono certo solo quelli causati dall’esplosione. Le ricerche fatte in Giappone hanno evidenziato che in quelle aree il livello di tumori alla tiroide nei nati dopo la guerra è rimasto a lungo più alto della media.
    Ma diciamo pure che questo non c’entra niente e prendiamo il caso di Chernobyl.

    Il disastro di Chernobyl fu frutto di un errore, certo. Il problema è che l’errore umano è ineliminabile almeno quanto l’eventuale malfunzionamento di una macchina. Quindi è giusto chiedersi: cosa può succede se in una centrale nucleare qualcosa va storto?

    Nel caso di Chernobyl, a parte la deportazione di trecentomila persone dalle proprie abitazioni e zone di residenza – che non mi pare proprio un’inezia -, sugli effetti del disastro il balletto delle cifre dura da allora. Si va da una stima minima di quattromila morti direttamente riconducibili alla contaminazione (ai quali ne andrebbero aggiunti altrettanti fino agli ottant’anni successivi all’incidente) alle svariate centinaia di migliaia. Il rapporto ufficiale dell’OMS dice una cosa, gli ecologisti ne dicono un’altra. Il divario è enorme. Può darsi che se uno non ha modo di leggere o interpretare i rapporti dell’uno e dell’altro, finisca per scegliere di quali “esperti” fidarsi. Leggo su Wikipedia che un rapporto del Center for Russian Environmental Policy di Mosca e dell’Institute of Radiation Safety di Minsk, pubblicato dalla New York Academy of Sciences, stima il conto finale della mortalità al 2010 in un milione di persone.

    Al di là della guerra delle cifre, resta comunque il fatto che i casi di tumore alla tiroide nella popolazione esposta alla nube di Chernobyl sono aumentati di dieci volte (ma anche in questo caso il conteggio varia soprattutto in base all’arco temporale che si prende in considerazione).
    Quanto alla duratura pericolosità delle rovine della centrale i fatti parlano da soli. Il primo sarcofago fu realizzato in fretta e furia, per fare fronte all’emergenza, e aveva una durata massima di trent’anni. Infatti sta cominciando a cedere. Al momento siamo già alla progettazione del secondo sarcofago per “piombare” il reattore. Costerà oltre un miliardo di dollari e garantisce sicurezza per circa un secolo. Sulla scala di decadimento della pericolosità è ancora pochino. Con un po’ di fantasia può essere paragonato a una gigantesca piramide (anche se non interrata). I governi delle repubbliche ex-sovietiche hanno scarsi fondi per realizzarlo e per manutenerlo. Risultato: a un quarto di secolo dal disastro il problema è ancora vivo, pesa sull’erario pubblico e la sua soluzione dipende dallo stato di salute delle finanze di quei paesi, cioè da fattori economico-politici assolutamente variabili.

    Riguardo all’interramento delle scorie, sono allo studio progetti di depositi geologici nei seguenti paesi: Belgio, Canada, Finlandia (lì hanno già iniziato a realizzarlo), Svezia, Svizzera. In Germania sappiamo com’è andata a finire ad Asse (ci fece un servizio Report o Iacona, un paio d’anni fa, mi pare). Negli Stati Uniti il progetto di stoccaggio delle scorie nucleari nel famoso deposito fantascientifico nella Yucca Mountain è stato alla fine abbandonato. Rimane la gigantesca “piramide” di Cheope costata otto miliardi di dollari e vent’anni di tempo.

    Concludo dicendo che anche volendo tralasciare il fattore “etico” (e io non lo tralascio affatto), e volendo adottare soltanto un criterio economico, è ormai palese che il gioco nucleare non vale la candela. Non si sa che fare delle scorie, gli scenari in caso di incidente non sono nemmeno lontanamente prevedibili, i costi di costruzione e gestione sono altissimi, i tempi letteralmente eterni (quoto Luca dalla prima all’ultima riga). Il fatto è che l’hanno capito tutti, tanto è vero che gli unici che pensano di continuare a costruire centrali nucleari sono i cinesi. Ma questo non si può dire, perché la cantonata è stata talmente epocale che bisogna tirare il culo indietro un po’ alla volta. C’è però anche l’economia dell’immediato, del piccolo cabotaggio e del tirare a campare, che è la più pericolosa: quella sul nucleare può sperare di farci ancora bei guadagni. Non foss’altro perché si beccano soldi non solo per costruire, ma anche per stoccare, smantellare, piombare, trasportare, manutenere, etc. E si sa che tutto fa PIL…LA.

  191. @wuming1 e @luca:

    Sono un po’ scoraggiato in questa risposta, quindi perdonami wu ming 1 se non ti rispondo punto per punto nel merito.

    Sono scoraggiato perche` dalle vostre risposte capisco che avete assunto che la mia posizione sia pro-nuke e le vostre obiezioni si configurano esattamente nella retorica no-nuke di risposta in queste situazioni.

    Ho cercato con un certo sforzo di non dire niente di quello che c’era nei dati, proprio per stimolare una lettura autonoma e scevra da interpretazioni confezionate. Ho cercato con questo di stimolarvi ad arricchire il vostro bagaglio tecnico – anche senza diventare ingegneri nucleari e` necessario per affrontare un mondo sempre piu` complesso, rifiutarsi di farlo a priori e` ottuso – approfittando dell’enorme mole di informazioni primarie disponibili riguardo a un evento d’interesse e contemporaneo. Ho fallito.

    La tua risposta Luca e` molto provocatoria, ma non ha gran contenuto: riporti luoghi comuni di entrambi i campi e li deridi, ma erano ridicoli in partenza e non aggiunge veramente niente.

    La tua risposta Wu Ming 1 e` piu` articolata e informata, ma l’evidente mancanza di strumenti per analizzare e capire le informazioni che riporti rende l’intera discussione un po’ faticosa. Paradossalmente sei vittima del fenomeno dell’ “esperto” tanto quanto lo e` il mondo pro-nuke. Non ti rendi conto di quanto sia invece profonda la spaccatura tra chi e` interessato a capire i dati e chi no.

    Nascondere la testa sotto la sabbia non e` un atteggiamento vincente, puo` sembrare una strategia corretta opporsi a priori, non accettare nemmeno il minimo rischio, ma non lo e` assolutamente. Anzi e` la causa di molti dei problemi che sta affrontando il mondo industrializzato.
    L’ignoranza rende schiavi e permette a persone e corporazioni di sfruttare, distruggere, inquinare perche` ogni volta che cedi, ogni volta che perdi, il non aver portato niente al dibattito e alla capacita` critica di tutti, l’aver perso credibilita`, tutto questo lascia campo libero agli speculatori. E allora la tecnologia diventa veramente pericolosa per tutti, qualunque cosa sia, anche il fotovoltaico.

    Un esempio di questo fenomeno e` proprio l’imminente referendum: se vincera` il NO sara` come dare licenza al governo di fare loschi affari impunemente nella produzione di centrali inutili e pericolose, se vincera` il SI sara` richiudersi ancora in un buco rendendo inutilmente difficile esplorare e sviluppare una tecnologia che molto probabilmente sara` protagonista – non unica, non la principale, non lo so – dell’approvvigionamento energetico globale. Una situazione lose-lose.

    Per questo sono scoraggiato, se nemmeno in un luogo come questo si riesce a stimolare persone capaci a fare il salto di qualita` non ci sono molte speranze.

    PS: rileggendo il commento mi rendo conto che sia solo uno sfogo con pochissimo contenuto, mi dispiace. Se volessimo ripartire con un dibattito piu` concreto ne sarei lieto, semplicemente non e` quello il piede giusto.

  192. @ dasnake

    no, proprio non va.

    “Sono scoraggiato”… “l’evidente mancanza di strumenti”… “Se nemmeno in questo posto”…

    Suvvia, risparmiaci queste banalità, questi riflessi condizionati.

    Io ho preso il passaggio in cui riassumevi la logica di fondo del tuo discorso, e *senza assumere che tu sia pro-nuke*, ho spiegato come tale logica mi appaia fallace.
    Che tu sia pro-nuke o no-nuke o boh-nuke a me frega zero, ma la logica del tuo discorso mi appare:
    1) avere basi argomentative in comune con certe supercazzole pro-nuke-senza-se-e-senza-ma;
    2) soprattutto, mi appare un po’ angusta, focalizzata su un solo aspetto del problema, e quindi a rischio di tecnicismo, riduzionismo, e scarsa considerazione di aspetti etici un filino più complessi.

    Nella mia limitatezza, ho provato a spiegarti perché la tua logica (ripeto: per come la riassumevi in quel passaggio su Chernobyl, “caso peggiore” e “caso tipico”) non mi convince.

    Tu, anziché rispondere nel merito, sei ricorso all’argomento del ti-mancano-gli-strumenti.

    Con buona pace della tua opposizione agli “esperti”.

    Insomma, siamo sempre dalle parti del “mamma-mia-che-delusione”, del “se-nemmeno-in-questo-spazio”. E’ il non-argomento del “mi meraviglio di voi”.
    Forse, oltre ai nudi dati sulla radioattività, dovresti leggerti anche un po’ di testi di retorica. Non dico la retorica ri-vista e approfondita dalle più recenti scoperte nel campo delle scienze cognitive (sono scienza anche quelle): basterebbe il libretto “L’arte di ottenere ragione” di Schopenhauer a renderti capace di leggere questo scambio “in filigrana”, e vedere la tua reazione in tutta la sua asfittica banalità.

    Comunque, amico mio, non c’è problema. Se questo spazio frequentato da fanatici e zoticoni non è alla tua altezza, sarò felice di indicarti l’uscita.

  193. @wuming4

    Stavo scrivendo la risposta e wuming1 e luca, quindi non ti ho potuto includere.

    Cio` che dici e` tutto piu` o meno giustoe mi permette di farti esattamente l’esempio che cerco: a Chernobyl le cose sono andate particolarmente male perche` l’errore e` avvenuto durante un test in cui sono stati spenti i sistemi di sicurezza, perche` la tecnologia di moderazione del materiale fissile era fatta con barre di grafite, perche` il nucleo *non* aveva un ambiente di contenimento, perche` la gestione post incidente e` stata sbagliata, perche` la popolazione non era preparata ad affrontare l’evento della contaminazione.
    Tu mi dirai che nessuno di questi fattori e` completamente eliminabile, ci saranno sempre errori umani, ci sara` sempre un po’ di pericolo per ogni tecnologia, ci saranno sempre procedure non perfette, ci sara` sempre qualcuno che beve l’acqua o mangia il cibo contaminato senza saperlo. Pero` sarebbe stata tutt’altra cosa in un contesto informato: *innanzi tutto* una centrale di potenza fatta in quel modo non andava costruita, ma senza saper distinguere l’una da l’altra come fai a far valere la tua opinone (lasciamo perdere il contesto sovietico, immagina qui da noi) ? Poi gran parte della tragedia poteva essere contenuta sapendo con cosa si aveva a che fare, passare senza danni accanto a zone radioattive e contaminate *e` possibile* con le giuste procedure e la giusta consapevolezza.

    Chernobyl e` un disastro della tecnologia nucleare, ma e` anche un disastro dell’ignoranza. Volevo solo sollevare il secondo punto, non promuovere il nucleare.

  194. @wuming1: pensavo che il PS fosse abbastanza esplicito, ma non importa. La mia logica su Chernobyl deriva proprio da cos’era Chernobyl e cosa sono altre centrali, e` il caso peggiore perche` era progettato per esserlo. Ok, ti concedo l’ “un” caso peggiore, ci sono scenari peggiori e tecnologie di reattore molto piu` pericolose.
    Semplicemente non e` adeguato usarlo come termine di paragone: qualunque cosa succeda a Fukushima sara` diversa da Chernobyl (non sto dicendo meno o piu`, diversa). Era la stessa logica del paragone con la bomba di Hiroshima, anche se li era piu` evidente che non si trattasse di fenomeni paragonabili.

    Per questo ti facevo la critica degli strumenti tecnici: mi porti esempi, dati, link, documenti su un argomento perso in partenza. Ok, a Chernobyl e` successo questo e quello, e allora? Non c’entra con Fukushima e non c’entra con il discorso piu` ampio. Che razza di argomentazione sarebbe smontare la farmacologia perche` una volta (o piu`, tante, non importa) e` stato prodotto un farmaco tossico e dannoso?

    Quello che dovremmo fare e` non chiudere gli occhi e chiedere un nucleare relativamente sicuro, anzi no, una vita relativamente sicura. E se scopriamo che ogni possibile tecnologia nucleare non e` compatibile con una vita relativamente sicura ne faremo a meno. Pero` per scoprirlo dobbiamo farci furbi, almeno provare a capirci qualcosa.

    Il mio commento suonava arrogante e maldestro, lo capisco, ma non lo suonano meno le contro argomentazioni.

    Prendo la tua ultima frase come un invito gentile e non me lo faro` ripetere, scusate per il disturbo.

  195. @ dasnake

    1…

    “Che razza di argomentazione sarebbe smontare la farmacologia perche` una volta (o piu`, tante, non importa) e` stato prodotto un farmaco tossico e dannoso?”

    …e 2:

    “Quello che dovremmo fare e` non chiudere gli occhi e chiedere un nucleare relativamente sicuro, anzi no, una vita relativamente sicura. E se scopriamo che ogni possibile tecnologia nucleare non e` compatibile con una vita relativamente sicura ne faremo a meno. Pero` per scoprirlo dobbiamo farci furbi, almeno provare a capirci qualcosa.”

    Scusa, ma a me sembra di sognare.

    Sono giorni e giorni che qui si parla *oltre Fukushima*, e si ragiona sul nucleare in *ogni scenario esistente e ipotizzabile*. Si citano fonti, si sviscerano argomenti, ci si interroga sulle scorie, sulle fuoriuscite, sull’inquinamento, sull’effettivo fabbisogno, sui costi-benefici. Da giorni vengono forniti link, proposti dossier, visionati documentari e reportages televisivi, si parla dei tempi di decommissionamento di Sellafield o del dibattito sul deposito di Yucca Mountain, si affronta il problema della sismicità del territorio italiano, si riportano sospetti di corruzione, si ipotizza lo scenario di un incidente nucleare in Italia (con il nostro dissesto idrogeologico, la nostra classe dirigente miope e immorale, la nostra imprenditoria rapace e barbara, le nostre pastette, i conflitti di interessi, il Paese impoverito dalla fuga dei cervelli).

    I miei link su Chernobyl erano riferiti al tuo “eccezionalismo” su quella vicenda, che invece andrebbe vista come peculiare ed emblematica al tempo stesso. Chi si concentra solo sulla peculiarità, vede più che altro ciò che quella volta fu contingente, e ignora troppo di quanto quella storia ci dice sul nucleare in sé. Insomma, stavo a mia volta rispondendo alla tua risposta a WM4, secondo me (potrei sbagliarmi ma è la mia impressione) rivelatrice dell’intera logica su cui ti basi.

    Ora, tu che fai? Approfitti della mia risposta su Chernobyl per descrivere il mio approccio come “chernobyl-centrico”?
    Ma per favore, dai… Come puoi constatare, finché invitavi a leggere i dati e linkavi le fonti su di essi, nessuno si è opposto. Le mie obiezioni sono giunte quando nei tuoi commenti si è affacciato altro. E devo dire che più rispondi e meno mi convinci: ora sospetto che tu, prima di lasciare il tuo primo commento, non abbia letto quelli precedenti. Lo dico perché la tua idea di come finora si è discusso qui mi sembra semplicistica e addirittura caricaturale.

  196. @ dasnake

    non posso esimermi dal farti anch’io lo stesso appunto formale: la retorica da uomo ragionevole deluso dall’ottusità dell’interlocutore non ti fa onore. Come pretendi di “ripartire con un dibattito più concreto” dando dell’ignorante e dell’ottuso a chi discute con te? Li ho guardati i tuoi link. Non ci ho capito niente, perché non sono un tecnico (e non leggo manco il giapponese). Quindi o fai uno sforzo e mi fornisci un’esegesi, altrimenti di che parliamo?

    Detto questo:

    Un disastro nucleare ha delle caratteristiche di irreversibilità, di durata, di raggio d’azione, imprevedibili. Non è come se scoppiasse un gasdotto. Sono ordini di grandezza diversi.
    In generale i costi del nucleare – in termini di spesa corrente e di rischio – mi paiono di gran lunga superiori al beneficio che dà. La centrale di Chernobyl era la più scrausa del mondo, ok. Quella di Fukushima pure, era vecchia, etc. (e mi pare che lì, idranti o no, sia andata di culo, dato che fino all’altro ieri nessuno escludeva il disastro nucleare). Quante ce n’è nel mondo di centrali vecchie o scrause o con personale tecnico non adeguato? Quanto costa metterle in sicurezza? Chi garantisce e chi certifica? Quanto costa mettere il pianeta e i posteri in sicurezza dalle scorie che ammontano già a duecentomila metricubi? Liberarsi dalla schiavitù del petrolio per la schiavitù dell’uranio (posseduto da quattro paesi nel mondo) è un buon affare? Io non capirò un cazzo di questioni tecniche, ma un po’ di buon senso hobbit ce l’ho. E penso che le risorse andrebbero investite da un’altra parte e che dovremmo lottare per abbandonare un paradigma di sviluppo “energolatra” (la definizione è di Franco Berardi), invece di rassegnarci a incrementare ad libitum il nostro consumo energetico con ogni mezzo possibile, incluso quello più rischioso e costoso. Dammi pure del cafone, se ti fa sentire intelligente, o del luddista, ma io credo che quel livello di consumo dovremmo diminuirlo. O almeno imparare a fare “davvero” economia. Cazzo, in Germania hanno inventato una casa che produce il doppio dell’energia che consuma…

  197. P.S. Aggiungo che il paragone con la farmacologia è logicamente sbagliato. La farmacologia è una scienza. La frase:

    “Che razza di argomentazione sarebbe smontare la farmacologia perche` una volta (o piu`, tante, non importa) e` stato prodotto un farmaco tossico e dannoso?”

    sarebbe appropriata se qualcuno stesse cercando di “smontare” la fisica atomica.

    Invece qui si cerca di ragionare criticamente sul business di una particolare applicazione tecnica della fisica atomica, sulla campagna mediatica che sorregge tale business, e sulle premesse ideologiche di tutto questo (il paradigma, il modello di sviluppo).

    E’ come se si cercasse di ragionare criticamente:
    a) su una multinazionale farmaceutica da più parti sospettata di nascondere gli effetti tossici di un farmaco distribuito in tutto il mondo;
    b) su come i media presentano questa polemica; e al fondo
    c) sui vizi del paradigma medico-epistemologico che porta a prescrivere quel farmaco anziché percorrere altre vie terapeutiche.

  198. @wuming4:

    Dare dell’ignorante non voleva essere un’offesa, ma la constatazione di un fatto. Beh non e` proprio vero, forse un pochino voleva essere un’offesa perche` si stavano scaldando i toni e per quel pochino chiedo scusa.

    Ok cerco di darti qualche informazione su quello che trovi nei link.
    Sono tutte misurazioni della dose di radiazioni rilevata da varie tecnologie, perlopiu` scintillatori NaI (non serve sapere cos’e`, ma e` utile tenerlo a mente se si volesse scendere piu` nel dettaglio del significato della misura, diversi sensori hanno diverse sensibilita`).
    Troverai i valori espressi in fondamentalmente due unita`: Gray per ora e Sievert per ora (e i loro sottomultipli, attenzione a milli/micro/nano, i giornali e non solo hanno fatto parecchio casino su questo punto).

    Il Gray ti dice quanta energia t’arriva per kg di materia da parte di radiazioni ionizzanti. Ci sono una vasta gamma di fenomeni naturali, compresi isotopi radioattivi presenti normalmente nell’ambiente, ma non solo, che sparano radiazioni ionizzanti quindi quella lettura non sara` mai zero. In quasi tutti i link trovi il valore che aveva la lettura prima dell’incidente. Sul nostro pianeta c’e` una certa variabilita` per il valore di fondo.

    Dato che la radiazione che viene dal decadimento degli isotopi coinvolti nell’incidente non viaggia per lunghe distanze l’eccesso della misura in Gray/h rispetto al valore tipico e` direttamente proporzionale agli isotopi che sono stati dispersi nell’ambiente. Se ti stai chiedendo quanto, ad oggi, e` stato disperso nell’ambiente quel numero ti da un’indicazione. Inoltre viene ovunque misurato molto spesso e permette di capire quando ci sono questi rilasci (vedrai che dopo eventi relativamente corti in cui aumenta poi scende lentamente, e` perche` se non ci sono ulteriori rilasci gli isotopi decadono pian piano e spariscono dalla nostra storia).
    Questo dato permette cose molto interessante: capisci la dinamica dell’inquinamento, dove arriva, quando, quanto. Almeno a me e` servito per capire esattamente chi rischia quanto e a che distanza dalla centrale, un dato interessante per valutare se incazzarmi come una iena o meno il giorno che decideranno di costruire una centrale in un certo punto.
    L’altra cosa interessante e` correlarlo con le notizie: come funziona l’informazione? Mi posso fidare? Mi hanno avvisato al momento giusto? Se fossi un giapponese sarei *molto* interessato a sapere questo e anche da lontano e` una dato interessante da valutare: tra i disastri di Chernobyl c’e` stato anche quello della comunicazione.

    Troverai anche il valore espresso in Sievert. Il Sievert e` un’unita` estremamente difficile da maneggiare perche` vuol dire quasi la stessa cosa del Gray (la dose assorbita), ma opportunamente scalato rispetto ai danni biologici che la dose puo` darti. Questo perche` l’interazione tra i vari tipi di radiazione che incontri (gamma, beta, alfa, neutroni, muoni, etc) e la materia e` differente e anche a parita` di energia ha effetti differenti sui tessuti biologici.
    Nel caso delle misure che trovi sei fortunato: la radiazione di tutti i radioisotopi della nostra storia di contaminazione e` beta e gamma e il fattore di conversione e` 1. Leggi i Gray quanto i Sievert.

    Le dosi massime e cosa succede al tuo corpo quando te le becchi le trovi quotate un po’ ovunque e puoi farti i dovuti paragoni, ma attenzione: in verita` a dosi basse (e sono dosi basse quando si parla di contaminazione di questo tipo) un bel po’ del danno dipende dal tempo in cui te la becchi (poco tempo -> male) e dove te la becchi (localizzata -> male). Beccarti la dose media di un anno (innocua) in un ora in un occhio non ti salva la vista, nemmeno se poi ti chiudi in una scatola di piombo per il resto dell’anno.
    Questo fatto lo devi tenere a mente perche` se leggi i valori potrebbero sembrarti molto molto bassi rispetto a tante altre cose che affrontiamo con relativa serenita` (tipo un viaggio intercontinentale o una radiografia), come se non ci fosse realmente tanto rischio aggiunto, invece bisogna valutare come vieni a contatto con la radiazione. Anche in questo caso e` interessante valutare la comunicazione e le procedure che sono state adottate in funzione della contaminazione reale (valori, distribuzione, etc).

    I due ultimi link che ho segnalato contengono invece un’altra informazione fondamentale per valutare quello che e` successo (e di conseguenza quello che succede in un incidente a una centrale): la composizione chimica del materiale radioattivo. Il dato e` espresso in Becquerel per un certo volume, i Becquerel sono banalmente decadimenti al secondo. Il valore e` proporzionale alla quantita` di isotopo in questione nel volume e alla sua vita media (a parita` di quantita` minore e` la vita media piu` decadimenti al secondo vedi).
    Questo dato e` fondamentale per valutare quanto avere paura: i diversi isotopi hanno tempi di dimezzamento molto differenti e modalita` di diffusione nell’ambiente altrettanto differenti.
    L’esempio utile e` lo iodio-131: vita media 8 giorni, in un paio di mesi non ne vedi piu` nemmeno una traccia, ma entra velocemente nel ciclo alimentare e si accumula nella tiroide se lo assumi. Saperlo e` utile per sapere cosa fare per minimizzare i danni!
    Altro esempio e` il cesio-137: vita media 30 anni, ci vogliono centinaia di anni per toglierlo di mezzo. Evitare una diffusione su larga scala e` essenziale per limitare i danni a lungo termine (esattamente quello che non e` stato fatto a Chernobyl).
    Di nuovo il paragone tra quello che e` stato trovato e quello che e` stato detto e` di estremo interesse. Essere pronti a leggere quest’informazione e a reagire e pretendere procedure di sicurezza potrebbe fare una differenza seria nel caso uno si trovi vicino a una zona contaminata.

    Spero che queste informazioni siano utili, spero di non aver influenzato troppo la lettura.

    “Un disastro nucleare ha delle caratteristiche di irreversibilità, di durata, di raggio d’azione, imprevedibili. Non è come se scoppiasse un gasdotto. Sono ordini di grandezza diversi.”

    Questo secondo me non e` vero: gli isotopi radioattivi, le radiazioni e il loro effetto sull’uomo e` studiato da moltissimi anni e in grande dettaglio. Probabilmente conosciamo meglio l’impatto di una contaminazione di materiale radioattivo che quella di un qualsiasi inquinante chimico.
    Questo pero` non vuol dire che bisogna averne meno paura, su questo sono d’accordissimo: sappiamo bene che puo` essere molto pericoloso e difficile da rimediare.

    Sul discorso generale che fai sono perfettamente d’accordo su ogni singolo punto e non ho intenzione di darti del cafone o del luddista. Ti dico solo che si risponde meglio a tutte quelle domande sforzandosi di capire meglio quello che abbiamo di fronte. L’incidente di Fukushima con le informazioni che sono disponibili e` un’ottima palestra.

    Sono convinto anch’io che dovremmo consumare meno e non solo in termini energetici. Sono altrettanto convinto che ci sia un complesso intreccio di interessi economici che speculano su una tecnologia realmente molto pericolosa, anche se non mi sento particolarmente piu` preoccupato di tante altri azzardi industriali. Sono molto preoccupato in tutti i casi.

    Quello di cui non sono convinto, per niente, che di tutte le maniere di scaldare l’acqua la fissione sia un’idea perdente a priori e in ogni caso. Nella condanna al sistema che si e` creato attorno non ci vedo una condanna alla tecnlogia: vorrei poterla recuperare, studiare e far avanzare per il bene di tutti, se possibile. Per questo insistevo tanto sullo sconfiggere l’ignoranza.

    Sulla casa in Germania voglio un riferimento! (son curioso, non e` polemica)

  199. Ecco, rispetto all’esempio di wm1, giusto per fare un caso concreto, non unico, citerei la multinazionale di Big Pharma
    Wellcome e il suo AZT, usato per tre lustri come farmaco anti-AIDS. Di cui sono pieni i fossi. Di cadaveri. E di cui sono anche pieni i fatturati. E i listini di Borsa.
    Inoltre, nessuno, in nessun caso, qui ha sostenuto di chiudere la ricerca in ambito nucleare.
    Ancora, siccome contano solo i soldi, a me non sembra inutile sottolineare che, ad esempio, il fantomatico ponte sullo stretto non è un’enorme cazzata perchè non reggerebbe le correnti (probabile, ma per me impossibile da dimostrare con la mia incompetenza sui calcoli), quanto un assurdo proprio in termini di soldini, e ridicolo in una regione, la sicilia, dove per andare da catania a palermo in treno si impiegano 4 ore e mezza su un binario unico.
    Che a Fukushima sia andata di culo è ancora tutto da vedere, e speriamo davvero. Perchè dal 2 e dal 3 continua a uscire fumo vapore e sailcazzo, e hanno evacuato di nuovo i poveri cristi che si stanno immolando lì intorno. Dopo che avevano detto, ieri, che avevano riallacciato corrente e stabilizzato e raffreddato e che c’era un pulito che ci potevi mangiare dentro.
    Intanto da maggio la germania spegnerà tre quarti delle centrali, e non si troveranno nella merda perchè da 25 anni investono in ricerca e rinnovabili.
    Ma che ci vuoi fare, sono retrogradi come me.
    L.

  200. @wuming1:

    Me li sono letti i commenti precedenti ed e` proprio questo quello che mi ha portato a scrivere il mio primo post invitandovi a leggere i dati. Nei commenti precedenti, a supporto e integrazione dell’argomentazione sul business e sul modello di sviluppo, c’erano svariate affermazioni sul nucleare che andavano dall’imprecisione alla leggenda metropolitana.

    Ho pensato che era controproducente intervenire cercando di correggere gli “errori”, avrei dovuto introdurre una certa autorita` (che ho solo in parte), avrei potuto dire cazzate io stesso e avreste comunque potuto legittimamente annoverarmi tra i tanti “esperti” che fanno campagna pro e contro. Avreste ragione a farlo, in questa storia di Fukushima sono rimasto allucinato dal quantitativo di “esperti” in malafede che ho sentito.
    Allora ho provato una cosa diversa, perche` credo quanto voi che sia un argomento fondamentale (il business, il modello di sviluppo, ma anche la fisica nucleare visto che facciamo differenze tra una centrale a carbone e una a fissione), ho provato a suggerire un approccio opposto: stimolare a diventare “esperti”, cosa che credo possibile perche` i dati sono disponibili pubblicamente e alcuni dei concetti per interpretarli sono elementari.

    Come siamo finiti ad insultarci non lo so. E` evidente che abbiamo un approccio diverso all’analisi dei problemi, spero di essermi chiarito abbastanza.

  201. @ dasnake

    In rete la notizia ha viaggiato parecchio. Un link a caso:

    http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20110208002933AAtkzL1

  202. @luca:

    Chiudere la ricerca in ambito centrali nucleari (che poi e` una ricerca fondamentalmente ingegneristica di termoidraulica, chimica e materiali piu` che fisica, la fisica nucleare che interessa le centrali e` ormai piuttosto consolidata) e` esattamente quello che e` successo – indirettamente – all’ultimo referendum. Il risultato e` che oggi ci viene proposto un nucleare inutile, vecchio, dannoso e che per giunta non produrra` nemmeno una ricaduta tecnologica. Proprio puro business dell’industria nucleare che qui stiamo criticando.
    Una campagna a testa bassa “no-nuke” a livello mondiale potrebbe avere questo tragico effetto e riproporci tra venti o trent’anni gli stessi problemi di sicurezza, stoccaggio, gestione di oggi con solo piu` necessita` di realizzare potenza veloce e subito. Ottimo per il business, pessimo per la gente.
    Ci vuole una campagna a testa alta, “no-interessi-industriali” piu` che “no-nuke”, ma va bene ugualmente. Per fare questa campagna pero` non possiamo continuare a reciclare informazioni distorte quando non false, dobbiamo appropiarci dell’informazione! Dobbiamo farlo *prima* di prendere decisioni.

  203. @ dasnake

    giusto per precisare: non mi risulta di avere insultato chicchessìa, anche rileggendo i miei commenti a te indirizzati. Se conosci Giap sai che qui il confronto può anche essere molto duro, ma appena qualcuno ingiuria un interlocutore (o dà evidenti prove di malafede, o si comporta da troll) lo si richiama all’ordine, e se persevera lo si caccia a pedate. Se sei ancora qui a discutere, vuol dire che nessuno di noi ti giudica un troll o un mero provocatore (a differenza di altri i cui commenti “puzzavano”, e nemmeno poco).

    Partiamo dalla constatazione che l’interesse di tutti i partecipanti è tenere vivo lo spirito critico, e non temiamo le asperità. Qui da noi, diversamente da quanto accade in altri blog, non permettiamo che degenerino.

  204. @wuming1:

    Mi esprimo molto male, evidentemente. Intendevo con “insultarci” lo scambio un po’ acceso che c’e` stato negli ultimi commenti. Io non mi sono sentito affatto insultato da nessuno dei vostri commenti, ovviamente, perche` di offese non ce ne erano. Forse non si puo` dire lo stesso dei miei nei vostri confronti, l’accusa d’ignoranza di certi argomenti puo` risultare offensiva, ma non ho mai voluto insultarvi alla maniera di un troll.

    @wuming4:

    L’esempio della casa che produce il doppio che consuma e` perfetto. Detto come l’hai detto prima sembra che siamo tutti stronzi a non costruire case che producono piu` di quello che consumano, che non prendiamo un modello di sviluppo molto migliore e gia` disponibile per qualche assurdo motivo e macchinazione delle corporazioni.
    Poi invece leggo l’articolo che citi, cerco un po’ di informazioni e scopro che secondo la definizione usata per “produce piu` di quello che consuma” andrebbe bene anche per una casa sul tetto di una centrale di potenza, con risultati ancora migliori. L’articolista inganna, l’architetto inganna (i pannelli sulle pareti? TUTTE le pareti? ma perche`?), il pubblico s’inganna e quando la casa dei sogni non si riesce a costruire, quando si scopre che una parte delle’invenzione non scala come promesso, poi ci rifilano lo stesso casermone ineffciente di sempre e ci guadagnano sempre e solo in pochi.
    Questo quando invece quella casa E` la dimostrazione di qualcosa di molto importante. E` una casa che consuma *poco*, abbastanza *poco* da pensare di costruire il generatore di corrente vicino alla casa o nella struttura stessa della casa. Magari un generatore molto ecologico, come l’eolico o il fotovoltaico. Magari un cavo superconduttore dalla centrale nucleare piu` vicina, usato anche per la distribuzione dell’idrogeno, tanto per sparare modelli fantascientifici on-topic.
    Quello e` bello, e` una buona idea, e` veramente un modello diverso, ma non possiamo continuare a prenderci per il culo con lanci fantascientifici per timore di non so cosa. Non mi sembra rocket science spiegare per filo e per segno in cosa veramente un progetto urbanistico differente potrebbe aiutare, senza vedere fumo.

  205. Ritengo il contributo di dasnake alla discussione molto interessante. Anche a me piace farmi un’idea basata sui fatti cercando di capire il piu` possibile e mettendo in paragone le cose. Alcuni degli interventi che ho fatto potevano sembrare pro-nuke e altri no. Questo perche` dalla mia personale analisi vantaggi svantaggi mi pare che siano piu` grossi gli svantaggi ma non nego che alcuni vantaggi esistano.

    Il probelma pero` che secondo me ci si deve porre, almeno per noi, e` che fare oggi in italia? Ecco a questo punto proprio partire con il nucleare in italia oggi (2011) non mi sembra una grande idea. Ho quasi la certezza che qualunque sia l’esito del referendum non si riuscira` mai comunque a farle in italia. Semplicemente perche` e` un paese dove le cose non si fanno. Ferrovie, stoccaggio rifiuti ordinari, strade, ponti….. e` sempre cosi`. Penso che la mossa dei notav di votare per i grillini facendo vincere Cota sia stata geniale. Ma davvero, perche` nonostante sia un sacco a favore della tav, ha un incapacita` nel fare le cose che sicuramente non verra` mai costruita.
    L’italia e` anche il paese dove quando si fanno le cose pero` si fanno a cavolo, basti pensare alla casa dello studente di l’Aquila, che pur avendo tutte le certificazioni antisismiche possibili, si e`tragicamente distrutta. Esempi di cose fatte malissimo per tangenti, ruberie, inettidune eccetera ce ne sono a migliaia.
    Vista la situazione, perche` non scegliere una strada diversa? Perche` non andare sulle rinnovabili? Non stiamo decidendo di sostituire il nucleare con qualcosa, ma addirittura di partire con quello. Tanto vale partire con qualcos’altro. Megliio partire con qualcos’altro.

  206. @ dasnake

    No, non mi mettere in bocca cose che non ho detto, per favore. Non credo affatto che siamo già in grado di costruire per tutti case energeticamente autosufficienti con uno schiocco di dita. Constatavo semplicemente un fatto: in Germania si investe e si sperimenta in una direzione con risultati interessanti. Chissa che non ci sia un collegamento con il fatto che hanno deciso di dismettere parte del nucleare (le cose si fanno progressivamente, sperimentando, pianificando, investendo, per l’appunto).
    Nel merito delle tue scoperte sulla casa che segnalavo non ho capito quale sia la tua obiezione. O non ti sei spiegato bene o è un po’ fumosa: è un modello diverso, che va verso un paradigma energetico diverso, o è un lancio fantascientifico da venditori di fumo?

  207. @wuming4:

    Non mi riferivo a te, mi riferivo alla notizia che riportavi.

    La notizia e` interessante, ma presentata in maniera completamente fuorviante: la casa non produce niente, il generatore produce (i generatori, probabilmente, non ho capito bene tutti i sistemi, ma i pannelli solari da soli non possono farcela), la casa consuma poco, avanza energia. Potresti dire lo stesso di una citta` fatta male quanto ti pare con una centrale nucleare nel centro: “la citta` che produce piu` di quello che consuma”.
    Inoltre alcune mosse dell’architetto (i pannelli su tutte le pareti, non mi capacito) mi fanno fortemente sospettare di quanto fosse studiata la parte di generazione dell’energia.

    La casa e` interessante per quello che consuma, cioe` poco, per i materiali con cui e` costruita, reciclabili e a basso impatto, non per quello che produce, che e` pero` e` la chiave di come ti viene presentata.
    Questo atteggiamento e` secondo me dannoso: scoperto l’inganno hai danneggiato il messaggio positivo che c’era e inquinato irrimediabilmente il dibattito.

    Era un esempio perfetto di quanto avviene nella discussione sul nucleare: tanto fumo, magari con buone intenzioni in campo no-nuke, ma tanto troppo fumo.

  208. @ dasnake

    hai più volte preso le distanze a tutto campo dalla “malafede” di tutti gli “esperti” nell’arena mediatica, hai detto che di loro bisogna diffidare etc.

    Questo significa che ce l’hai anche con gli “esperti” pro-nuke.
    Costoro, tra l’altro, grazie alla complicità di conduttori faziosi e “azionisti di riferimento” interessati, da tempo dominano la scena incontrastati (o pochissimo contrastati): Veronesi, Chicco Testa, Battaglia, Zichichi, Giannino, per non dire dei politici di tutto l’arco parlamentare.
    Persino nell’ora dei “ripensamenti”, in primo piano ci sono sempre loro, sono *loro* i protagonisti della narrazione emotiva, *loro* sono quelli lucidi perché… “ripensano”, vanno “in pausa di riflessione”… mentre agli altri viene quasi sempre assegnato il ruolo dei luddisti, dei talebani, dei timorosi del Progresso etc.

    Ecco, io finora da parte tua non ho letto critiche circostanziate al “fumo” sparso da costoro, dai “nuke-divi”. Ho letto solo ammonimenti riguardo al supposto pressapochismo degli anti-nuke.

    Allora, io vorrei sapere quali sono le tue critiche agli “esperti” della lobby pro-nucleare. Perché sono pseudo-esperti? Perché sono in malafede? Di che natura è il fumo che spargono?

  209. @wuming1:

    Mi chiedi di fare una cosa fastidiosa, cioe` di mettermi il cappello dell’ “esperto” pure io e fare una polemica che virera` ogni tanto sul tecnico.

    Prima di tutto una premessa generale: se gli anti-nuke peccano di pressappochismo ho pensieri molto piu` foschi riguardo ai pro-nuke in generale, c’e` della malafede e ci sono piu` soldi dietro. Purtroppo – o per fortuna, per me – cerco di seguire il meno possibile quello che viene scritto sui giornali riguardo al nucleare, perche` incazzarsi fa male, e quindi non sono capace di critiche precise ai personaggi che citi.

    Pero` di punti che i pro-nuke non sollevano spesso e che invece andrebbero guardati ce n’e` piu` d’uno.
    Innanzi tutto c’e` un complesso legame tra le tecnologie possibili per costruire una centrale nucleare e la produzione di materiale fissile buono per fare le armi atomiche.
    Ad esempio le centrali ad acqua pesante (Fukushima era ad acqua normale) sono un pochino piu` sicure, il materiale fissile e` piu` lontano dal punto critico, accettano una varieta` piu` ampia di combustibile e possono riprocessare gli scarti delle altre centrali. Perche` allora non sono diffuse?
    Perche` sono cosi` di bocca buona sul combustibile che funzionano anche con l’uranio che estrai dalla miniera, direttamente, senza bisogno di arricchimento – e l’IAEA, ovvero gli Stati Uniti, controllano la proliferazione controllando il difficile processo di arricchimento. C’e` un brutto precedente, l’India ha fatto la sua prima bomba atomica proprio cosi`, ma aggiungerebbe un po’ di pepe al dibattito sapere che ci sono tecnologie magari migliori che non possiamo prendere in considerazione per non turbare delicati equilibri geopolitici.
    Ed e` solo un esempio, di meccanismi che legano la produzione di energia elettrica col nucleare e le armi nucleari ce n’e` piu` d’uno ed e` un argomento che non viene messo in evidenza mai abbastanza.

    Seconda cosa: s’e` appiattito un po’ il dibattito tra III e IV generazione, a suon di cazzate su entrambi i fronti, ma la realta` e` che ci sono un sacco di buone idee su come fare centrali molto migliori, sia in termini di sicurezza, ma soprattutto in termini di gestione delle scorie. Penso al ciclo del torio, centrali ad alta temperatura, pebble bed, acceleratori sia per trattare le scorie che per innescare la fissione, fasci intensi di neutrini dai muon collider per favorire il decadimento via cattura elettronica di alcuni isotopi (quest’ultima diciamo che e` un po’ speculazione, non e` chiaro nemmeno come fare un muon collider …). Alcune di queste sono idee non nuovissime, ma poco esplorate (spesso per questioni politiche o commerciali), altre sono idee nuove ancora da provare e sviluppare. La fissione nucleare e` un’idea relativamente vecchia, ma la tecnologia e` ancora molto giovane.
    Partire oggi con una spesa sostanziosa, su progetti datati, con tempi di costruzione delle centrali comunque lunghi e poi essere costretti ad operarle per decine di anni prima anche solo di pensare di passare a tecnologie molto migliori e una strategia pessima. Questo e` il discorso n.1 da affrontare, se si fosse sinceramente interessati al nucleare, ma onesti intellettualmente. La scelta di comprare un po’ di centrali oggi, invece di investire pesantemente nello sviluppo – globale – di quelle nuove non fa bene alla causa, se ci tieni veramente.

    Poi c’e` il discorso n.2, altra bestia nera dei pro-nuke: le centrali nucleari hanno un senso, un beneficio, in un contesto molto preciso. Ci deve essere una rete di distribuzione adeguata rispetto alla posizione della centrale (ho sentito parlare di sardegna, rabbrividisco), ci deve essere una struttura di gestione delle operazioni normali della centrale ben consolidata (regolamenti, procedure, ispettori, garanzie sullo smaltimento, chieramente questo discorso in italia e` poco credibile), ci deve essere la capacita` di intervento in caso di incidente e ci dev’essere la necessita` di un sacco di potenza localizzata. Ovvero megalopoli piene di grattacieli o enormi complessi industriali. In Italia? In Italia il nucleare di potenza non e` *necessario*, e` questa la realta` che i pro-nuke non riescono ad accettare.

    Non c’e` nessuna urgenza di nucleare (non potevi dire ugualmente, ad esempio, della Cina degli ultimi anni o del Giappone degli anni settanta – non credo che abbiano alternative, oggi, sicuramente non le avevano allora), stai cercando di mettere una tecnologia potenzialmente pericolosa in un contesto strutturale non adeguato e stai scegliendo di farlo in un momento – tecnologicamente parlando – dove sai che il vecchio e` cosi`-cosi` e il nuovo va ancora sviluppato. Essere informati e sostenere tutto questo mi fa venire forti dubbi di onesta` intellettuale.

    In Italia, ma in tutta l’Europa il discorso e` simile, c’e` grande necessita` di una seria pianificazione energetica. Una pianificazione adatta al nostro territorio, diversificata, il piu` possibile ecologica. C’e` bisogno di consumare meno energia: sforzarci di produrre oggetti non solo meno avidi di risorse, ma la produzione stessa meno avida di risorse. E non solo per gli oggetti, ma mi fermo qui perche` senno` vado troppo off-topic.
    Se avessimo avuto delle centrali nucleari non mi sarei necessariamente affrettato a chiuderle (se fossero state relativamente sicure e in buone condizioni, s’intende), perche` il nucleare puo` far parte di un piano energetico nazionale, ma non necessariamente. Non oggi, non qui.

    Ah, e tutto questo A PRESCINDERE da eventuali loschi interessi corporativi, che comunque ci sono.

    Ti ho convinto a votare SI? (io sono meno convinto, per i timori espressi nel commento a luca, ma votare NO si configura come uno scenario peggiore, per le ragioni sopra descritte)

  210. @ dasnake

    grazie. A prescindere dall’essere più o meno d’accordo su questo o quel punto preciso, o sul mettere più o meno enfasi su un aspetto piuttosto che su un altro, mi auspicavo proprio un commento come questo.

    Anzi, ci tengo a dirti che se lo avessi fatto subito, ci saremmo risparmiati molti dubbi e incomprensioni, dopodiché – o contemporaneamente – avresti potuto fare il tuo invito (ripeto: giusto e basilare) a ripartire dagli “hard data”, e nessuno avrebbe equivocato. La tua impostazione sarebbe parsa meno riduttiva e il tuo discorso su Chernobyl meno simile alle supercazzole benaltriste di cui dicevo.

    Ma è anche colpa nostra, degli interlocutori, e, segnatamente, colpa più mia che di altri. Una conversazione si fa come minimo in due, e mi è venuto in mente solo tardi (dopo gli scambi più accesi) di sollecitarti direttamente a dire queste cose.

    Ora, io guardo a quel che ci unisce prima che a quel che ci divide: al referendum si vota SI’. E al di là dei finti (fintissimi, strumentali, di bassa cucina elettoralistica) “ripensamenti” e delle artate “pause di riflessione”, quelli faranno di tutto per sabotare e svuotare la consultazione. La priorità è mantenere la guardia alta contro i loro tentativi.

  211. dasnake,

    visto che ti stiamo un po’ usando come consulente, se non ti scoccia ne approfitterei anch’io.
    Ci sono espressioni “di legno” nella lingua dei media, ripetute ad libitum, che mi fanno imbestialire.
    CORSA CONTRO IL TEMPO.
    Quanto tempo? Di cosa parliamo realmente?
    Secondo te, se ne hai voglia e possibilità, si può fissare, anche con approssimazione ovvio, una soglia oltre la quale si definisce un esito dei tentativi in corso, di qualunque segno?
    Perchè io vedo da dieci giorni sti omini con gli idranti, sento le cazzate di Edano della Tepco che ripete sempre le stesse cose. Mi chiedo: che fanno, rimangono lì una decina d’anni con la manichetta e lo spruzzino?
    Vedo quelle carcasse e mi sembra tutto abbastanza en plen air, dicono che il nocciolo sia ‘parzialmente’ fuso e ‘parzialmente’ scoperto. E allora?
    Non lo so, a me dà un’idea di follia. Di tragica impreparazione, e forse mi sbaglio. Ma vorrei capire se esiste un limite, appunto, oltre il quale comunque devi dare una svolta. Fare altro. O anche solo arrenderti.
    L.

  212. Poco fa la Tepco ha dichiarato di non aver rinnovato, alla fine del 2010, i contratti di assicurazione sui danni collaterali, perchè ritenuti troppo onerosi per la compagnia.
    Che razza di gente è questa? Come è possibile pensare di affidare a queste stesse canaglie il compito di fronteggiare il disastro? La “Compagnia” andrebbe sciolta all’istante. Se possibile nell’acido, previa consulenza di Giovanni Brusca, rinomato esperto del settore.
    Intanto il governo, il nostro, annuncia la moratoria di un anno sulle centrali.
    Moratoria di cosa?
    Il paese sarebbe messo meglio se avessimo bugs bunny premier e il diavolo della tasmania capo dell’opposizione.
    L.

  213. @ dasnake

    Oh, dasnake, in Giappone non sembra che butti benissimo. Come la mettiamo? Anzi, secondo te come si mette? Facciamo pure che quelli di Greenpeace siano esagerati, ma i valori dell’acqua di mare non sono molto tranquillizzanti, mi pare. Chi ne capisce magari potrebbe darci un aiutino…

  214. @luca:
    Scusami, volevo risponderti giorni fa, ma a forza di rimuginare su come cercare di darti una risposta informata non l’ho fatto.
    Non mi aspetto che la situazione si risolva in tempi brevi, il combustibile continuera` a rischiare di fondere per un bel po’ (ho letto mesi, avrei trovato credibile anche anni, purtroppo non so stimare io stesso quanto puo` essere) e va raffreddato: per quanto ridicoli possano sembrare gli omini con gli idranti sono la soluzione migliore che hanno trovato mentre cercano di ripristinare l’impianto di raffreddamento.
    Sconvolgente? Ci sono incidenti industriali che hanno tempi decisamente piu` lunghi: http://en.wikipedia.org/wiki/Centralia,_Pennsylvania , viviamo in un mondo complicato.
    Se riescono a raffreddare in maniera stabile e riparano le perdite questa faccenda si potrebbe stabilizzare in tempi paragonabili agli altri casini che il giappone sta affrontando. Non dimentichiamoci che tutto questo sta avvenendo nel contesto del disastro terremoto+tsunami.
    Se non riescono a raffreddare si stabilizza in tempi molto piu` brevi, ma con effetti molto piu` drammatici.

    Riguardo all’arrendersi: si sono gia` arresi, il dramma e` gia` successo, anche se la dimensione del dramma non e` quella che ti raccontano. Queste sono gia` misure disperate non previste dai protocolli.

    @wuming4:
    In Giappone non butta benissimo, in generale, ma non sono sicuro che l’allarmismo sull’acqua di mare sia giustificato.

    Partiamo dall’hard data. Le misurazioni di TEPCO sono qui:
    http://www.tepco.co.jp/en/press/corp-com/release/betu11_e/images/110324e10.pdf (nei prossimi giorni ci potrebbero essere documenti piu` aggiornati)
    Conviene aprirsi anche questo: http://www.tepco.co.jp/en/press/corp-com/release/betu11_e/images/110323e6.pdf e` di qualche giorno prima, ma ci sono specificati i limiti di legge e il rapporto dose misurata/limite.

    Ci sono altre misurazioni, di MEXT, prese un poco piu` distanti (30km invece che 7km):
    http://www.mext.go.jp/component/english/__icsFiles/afieldfile/2011/03/24/1304193_0324.pdf

    Innanzi tutto: le misure di MEXT sono consistenti con quelle di TEPCO, buon segno. Quando leggete i documenti tenete conto che TEPCO cita Bq/cm^3 mentre MEXT Bq/L, moltiplicate il valore di TEPCO per 1000 per paragonarlo a MEXT.

    I valori sono alti rispetto al limite, in particolare Iodio-131 (fino a ~100 volte sopra), Cesio-134 e Cesio-137 (~2 volte).

    Lo iodio deve preoccupare in maniera particolare: e` molto attivo, molto pericoloso, ma tra due mesi non e` piu` un tuo problema. 100 volte sopra sono probabilmente un valore che si puo` gestire con un bel po’ attenzione, i pesci non gradiranno, ma sono effetti a brevissimo termine tutto sommato.

    Cesio-134 ha 2 anni di tempo di dimezzamento, ci vorra` qualche decennio per liberarsene, ma il cesio-137 ne ha 30: ci vorranno secoli per liberarsene.

    Quindi la domanda da farsi e`: la quantita` di cesio-137 rilasciata e` tale da influenzare l’attuale valore dell’inquinamento da cesio-137? Se la risposta e` si allora sta succedendo un bel casino di cui parleremo per generazioni, se la risposta e` no sta succedendo una grossa seccatura di cui ci dimenticheremo per fine anno. Tranne gli abitanti del luogo, ovviamente, che rischiano seriamente *oggi* di ammalarsi se non adottano comportamenti particolari (e forse anche con).

    Fara` piacere sapere che tutti i mari del mondo sono inquinati da cesio-137 e che ovviamente e` colpa dell’uomo, non e` un elemento che si trova in natura. La colpa sono principalmente i test nucleari degli anni cinquanta. E` interessante questo articolo qui: http://www.jstage.jst.go.jp/article/jhps/44/1/44_134/_article (e poi scaricate il pdf). C’e` un bel grafico che fa vedere come si diffuse l’inquinamento da cesio-137 dopo i test di Bikini.
    In quell’articolo sono citati anche i valori di cesio-137 attualmente in mare, sono scritti in Bq/m^3 quindi dovete moltiplicare per 1000000 il valore di TEPCO per paragonarli.

    Qui interviene la mia ignoranza: mi manca il paragone tra l’inquinamento in una zona localizzata come quello rilevato in questi giorni e l’inquinamento globale dovuto al fallout dei test degli anni cinquanta. Cosi` a spanne, facendo due conti su quanto e` grosso il mare, direi che anche se le centrali continuano a inquinare per qualche mese non dovrebbero spostare il valore globale di inquinamento da cesio-137 in maniera apprezzabile. Pero` sto andando veramente a spanne e non mi fido per primo di me stesso. I modelli esistono e sono molto accurati (l’inquinamento da fallout e` studiato da taaanto tempo), aspetto che qualche centro di ricerca serio faccia la sua valutazione.

    Quello che guarderei in questi giorni e` quanto varia il valore dell’inquinamento locale: che ci sia inquinamento ci dice che c’e` stato un incidente – e lo sapevamo gia` – se aumenta significa che non e` stato risolto – ed e` cio` che ci preoccupa.

    Non e` una bella situazione, anche se continua a preoccuparmi di piu` lo stato dell’informazione sull’argomento.

  215. Dasnake,
    grazie davvero, per lo sforzo, l’interesse e i dati.
    Purtroppo, con l’ulteriore aggravamento di stanotte, mi sembra che la situazione sia andata, e che nelle prossime 48 ore il giappone tornerà a soppiantare libia e medio oriente nell’agenda mediatica. Il che significa disastro massimo. Perchè dopo che negli ultimi dieci giorni tutti guardavano al 3 e al 4 come maggior pericolo, stanotte ci dicono che il 2 ha un livello 10.000.000 (dieci milioni) sopra la norma. Si evacua, si prega dio e ciao.
    Ritengo questi di Tepco dei criminali da processare nei tribunali internazionali. E’ ormai chiaro, anche se a me lo sembrava da subito, che tutti e quattro i reattori sono del tutto fuori controllo. E sono quattro, appunto.
    Mi sa che da quel mare, purtroppo, lo vedremo spuntare davvero Godzilla.
    L.

  216. @luca:
    Mi sembra di vivere in un mondo parallelo. Dove hai letto del peggioramento e di quel valore? Tutti i monitor online che ho trovato non registrano variazioni significative (ho guardato le misure in centrale 1, centrale 2, nella zona entro 20km, la fascia 20-30km, e posti a caso oltre 30km)

    Comunque 10G sopra la norma, se e` un episodio, e` molto meno di quello che successe il 14. Insomma servono piu` informazioni per capire, meno allarmi, piu` informazioni.

    (e i reattori sono 6, in centrale 1)

  217. (ho scritto 10G per fare il ganzino e` ho sbagliato, casomai e` 10M : volevo indicare il tuo 10000000 in forma compatta, ne potevo fare a meno)

  218. @ dasnake

    “Dove hai letto del peggioramento e di quel valore?”

    Beh… ovunque. In questo momento il dato è su tutti i siti d’informazione del mondo. Google News dà 14.505 risultati con questa specifica notizia.

    Ad esempio, BBC News Asia:

    “Leaking water at reactor 2 has been measured at 1,000 millisieverts/hour – 10 million times higher than when the plant is operating normally.”
    http://www.bbc.co.uk/news/world-asia-pacific-12872707

  219. Non so, polemiche non ne voglio fare. Sono ignorante, può darsi che dieci milioni oltre la norma sia tranquillo. Può darsi che per increspare un sopracciglio siano necessari mille miliardi o i fantastilioni del deposito dello zione. Può darsi, come ci ricordava l’Ugo Atomico apparso qui qualche tempo fa, che di fronte ai raggi cosmici sono tutte pugnette.
    E allora davvero penso che se non bisogna essere allarmati di fronte a quelle carcasse, a questa escalation, ai mezzi usati inferiori a un incendio estivo in sardegna, beh allora davvero tanto vale farsele costruire nel cesso di casa le centrali.
    Sai che risparmio sulla bolletta?
    L.

  220. @tutti:

    Grazie, mi dimentico sempre che esistono i giornali.

    1 Sv/h e` una cosa pazzesca, direi ~30 milioni di volte il valore normale. Il valore piu` alto visto fin ora era stato un episodio di meno di un’ora a 250 mSv/h (il 14/3), pero` nella centrale ci possono essere anche neutroni e i Sv della centrale non sono piu` facilmente paragonabili a quelli fuori. Spiegherebbe perche` non vedo niente nei monitor online. Neutroni e` male, ma sto facendo solo un’ipotesi.
    Per valutare quanto e` male (oltre al male che e` gia` stato fatto, non rispetto alla norma) bisogna vedere quanto dura, un altro episodio come quello del 14/3 sarebbe una bella botta.

    “High levels of caesium and other substances are being detected, which usually should not be found in reactor water. There is a high possibility that fuel rods are being damaged,”

    Ecco, piu` che “high possibility” io lo davo per scontato da almeno dieci giorni. C’e` decisamente qualche problema di comunicazione. Anche perche` nei bollettini ufficiali mi sembrava tutto piuttosto chiaro da tempo.

    Aspettate qui http://www.tepco.co.jp/en/nu/monitoring/index-e.html il prossimo aggiornamento per vedere quanto la notizia data e` stata accurata e quanto e` l’effetto fuori dalla centrale.

    Ah, l’olocausto nucleare si puo` vedere in diretta qui: http://www.tepco.co.jp/nu/f1-np/camera/index-j.html , per ammazzare il tempo.

    Gia` che ci sono metto un altro link:
    http://www.mext.go.jp/english/radioactivity_level/detail/1303962.htm

    Ci sono tonnellate di informazioni.

  221. Ciao,
    vedere queste foto dalla zona più contaminata del mondo fino ad ora (almeno nell’emisfero nord). Fukushima?

    http://www.spiegel.de/international/world/0,1518,752944,00.html

  222. @tutti:

    Hanno pubblicato altre misure:
    http://www.tepco.co.jp/en/press/corp-com/release/11032703-e.html (nell’ultimo link il riassunto)

    come dicevo qualche commento sopra l’unica valutazione che si puo` fare da qui e` vedere se i valori aumentano o diminuiscono: aumentano. Se vedete il grafico nel riassunto la scala verticale e` logaritmica, il valore per il cesio e` aumentato di 5-10 volte, non poco.

    Stanno scaricando in mare acqua contaminata e non e` un episodio. Non che abbiano scelta, ma questa faccenda e` lungi dall’essere sotto controllo. Unendo questa notizia con la radioattivita` di cui sopra risulta che gli operai non riescono a lavorare e che ne sarebbe bisogno urgente.

    Ma dove sono i robot dei cartoni animati quando servono?

  223. Sebbene ritengo sia giusto, da parte di chi ha cognizioni tecniche, consultare questi dati, per quanto mi riguarda i comunicati di Tepco sono equivalenti alla carta da culo. Sono uguali a quelli di Lehman Brothers precedenti la crisi finanziaria. E’ nuvoloso, ma non dovrebbe piovere. Mentre il diluvio ci sommergeva.
    Questi sono banditi, e una delle prime cose da fare sarebbe sottrarre loro la gestione di tutto. I cocci non sono loro, ma dei poveri cristi che dovrebbero provare a salvare la pelle.
    Una riflessione: negli anni 70-80 l’universo sovietico godeva di una fama mitico-tecnologica non tanto dissimile da quella del giappone odierno. Sappiamo come stavano le cose, e oggi ne parliamo come il non plus ultra dell’inefficacia e dell’incompetenza. Ma oggi, non allora. E proprio Chernobyl contribuì non poco a smantellare quell’immaginario posticcio fatto di Soyuz e record mondiali ultradopati in tutte le discipline sportive di cui era maestra la DDR. Ed è proprio quest’immaginario dopato che ieri sera continuava a propinarci l’ineffabile Veronesi, con la stupefacente affermazione che loro stavano e stanno lavorando alle mitiche centrali di 4a generazione, quelle senza scorie, fredde, capaci di produrre anche buonissimi gelati al limone.
    E infatti chissà come mai avevamo già comprato 4 ciofeche dalla francia che da anni non vuole più nessuno. E per fortuna che adesso siamo in guerra con i galletti e stiamo per mandare i tornado a bombardarli e quindi forse ce le scansiamo.
    L.

    P.s.
    Mi hanno appena telefonato i robottini dei cartoni che, come ci insegna Anatrino, sono dotati di una coscienza propria. Hanno detto: -Col cazzo che andiamo lì, siamo mica rincoglioniti.-

  224. Stamattina ho visto questo documentario sulla liquidazione di Chernobyl: http://misantropo.tumblr.com/post/4119928969/best-chernobyl-documentary-2006-the-battle-of

    Provarono a mandare robot telecomandati ma si guastarono tutti in poco tempo per via delle radiazioni. Allora mandarono dei poveri cristi e li chiamarono “bio-robot”. C’è un proverbio, non ricordo se turco o ebraico, che dice che l’uomo è più duro del ferro. Di sicuro lo sono certe teste.

    Senza il lavoro dei bio-robot oggi l’Europa non sarebbe abitabile. Mi confermate questa circostanza? Io l’ho sentita solo pochi giorni fa per la prima volta. E’ incredibile e, se è vera, è incredibile che sia così poco diffusa. Quegli uomini hanno salvato l’Europa, come a Stalingrado!

    Sui bio-robot ho scovato anche questo vecchio pezzo di repubblica (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1991/10/06/quei-biorobot-di-chernobyl.html).

  225. @tutti:
    E` uscito il bollettino nuovo (anzi due), se c’e` stato un aumento non e` arrivato al cancello ne al sensore all’edificio principale, ancora. La BBC riporta una strana notizia: dice che la TEPCO s’e` sbagliata a dire 10000000 di volte sopra, che era meno, ma il numero che riportano e` lo stesso di prima.

    @luca:
    Capisco il tuo disagio, se posso vorrei aggiungerci il mio: ho le conoscenze tecniche per leggere i valori delle misure, anche se non abbastanza da fare previsioni solo da quelle, e tra i pochissimi bollettini con notizie consistenti ci sono quelli TEPCO. Tu dici che e` carta da culo? E` possibile, ma e` la miglior carta da culo che hai a disposizione, se qualcuno ha un’idea di cosa sta succedendo sono loro. Non posso ovviamente sapere cosa mi tengono nascosto, ma posso giudicare quello che mi viene rivelato.
    Mentre su quello che *e` successo* hai molti piu` dati a disposizione. Quelli sono veri e non si possono ingannare.
    Ecco il mio disagio: in mezzo a tutto questo leggo in continuazione notizie prive di senso, completamente prive di senso. Ora mentre sto scrivendo c’e` un ingegnere nucleare a Rainews24 che commenta la notizia che la radioattivita` era MENO di quanto annunciato come se fosse stato detto che era DI PIU`. Totalmente sconnesso dalla realta`.

    La situazione in giappone e` drammatica, il disastro nucleare e` gia` successo, e` successo il giorno del terremoto: la centrale non era costruita per resistere a quel terremoto e a quello tsunami, infatti non sta resistendo. Da allora sta “esplodendo” tutto molto lentamente e continuera` per molto tempo, ci vorranno mesi nella migliore delle ipotesi.
    Pero` la reazione mondiale dell’informazione e` stata completamente delirante, c’e` una tensione irrazionale verso il peggio, come se ci si aspettasse da un momento all’altro che salti per aria tutto e finalmente finisca questa storia. Questo evento catartico, che pone il “vero disastro” in qualche punto del futuro imminente, non ha nessuna attinenza con la realta` (non che non possano esserci peggioramenti repentini, ma sono nel contesto di un incidente nucleare GIA` IN CORSO). Io veramente non riesco a capire il senso di tutto questo, anzi, qualche idea ce l’ho e non mi piace.

    @uomoinpolvere:
    Non stento a credere che ci siano stati degli uomini a sacrificarsi per limitare i danni. Purtroppo Chernobyl non e` l’unico esempio, se non ricordo male proprio in giappone anni fa ci fu un episodio simile (senza l’incidente dopo, ma gli operai ci rimisero la salute).
    Che l’Europa non sarebbe abitabile invece e` sicuramente un’esagerazione: come citi tu stesso l’uomo e` piu` duro del ferro e il danno da contaminazione e` crudelmente statistico, vivi meno IN MEDIA, non muoiono tutti, non subito. L’immaginario che abbiamo del disastro nucleare non e` accurato, ma meglio cosi`.

  226. @dasnake Il documentario su Chernobyl che ho linkato prima, al minuto 32 e seguenti:

    http://www.youtube.com/watch?v=yiCXb1Nhd1o&feature=player_detailpage#t=1931s

    parla del rischio di un’ulteriore esplosione che avrebbe potuto scatenare un rilascio di radiazioni molto più elevato di quanto già non avvenne. Mi rendo conto che i danni sono misurabili statisticamente ma qui si fa intendere che sarebbero stati talmente elevati da contaminare seriamente l’intero continente, non da uccidere tutti immediatamente, (questo persino io che sono ignorantissimo l’avevo capito subito). E’ su questo rischio paventato allora (anche dall’articolo di repubblica) di una esplosione “più peggio assai” che chiedevo conferma.

    Anche tu parli oggi della retorica del “vero disastro” che dovrebbe ancora accadere secondo molti media. Era un’eventualità possibile a Chernobyl? Lo è ora a Fukushima? Quanto e perché è importante la “corsa contro il tempo” di cui parla Luca?

    O la trasformazione del disastro in un singolo evento potenziale futuro è tutta una retorica per mettere in secondo piano il fatto che il disastro è già avvenuto e che appunto continuerà a far danni per anni/secoli?

  227. Ho letto i post di Dasnake con molto interesse, con l’attitudine di un veneto che si dovesse trovare a discutere di fisica quantistica in mandarino. E di fisica, e chimica, oltretutto non ne saprei spiccicar parola nemmeno in italiano. Dettò ciò, se qualcosa ricordo della discussione sul metodo scientifico induttivo, era una obiezione di Russel, quella sul tacchino: il tacchino nutrito giorno dopo giorno alle 9 si fece convinto che “ogni giorno mi nutrono alle 9”. Arrivò poi il giorno del ringraziamento e il povero tacchino scoprì di avere per amici delle patate arrosto e della salsa barbecue. Ora, noi sappiamo invece che le centrali nucleari sono sottoposte al metodo deduttivo dei controlli, per cui queste funzionano fintanto che non se ne dimostri il contrario. Ora, se fossi un geologo, o sismologo, Giapponese, o Californiano, o di qualunque posto disgraziato sull’orlo di zolle terrestri, qualche cognizione di entità di terremoti possibili dovrei avercela. E se fossi un governatore scrupoloso, prima di mettermi una bomba nel culo starei attento a non aver mangiato pesante. Com’è possibile allora, che il giorno dopo il terremoto, si abbia esclamato increduli “ma non ce lo potevamo mai aspettare”, “è un evento raro”, “il problema è stato lo tsunami”. Fior di tecnici ultra terreni han guardato la centrale, han verificato dove si trovasse l’epicentro, han riguardato la centrale, si son studiati, per la prima volta, penso, la geografia del loro paese, han riguardato la centrale, han visto un porto, hanno pensato “orco dio (cit.) il mare!”. Questi han fatto una centrale praticamente sul mare, in una delle zone più sismiche del mondo, e il massimo che han saputo fare è stato farsi venire un enorme punto esclamativo sulla fronte. Quello che voglio dire, nella mia ignoranza, è: siamo dei polli a non pensare che, prima o poi, il giorno del ringraziamento non possa arrivare. Com’è possible anche solo pensare di star ad aspettare la prova contraria al funzionamento di una cosa che se non funziona come minimo uccide, considerando la totale incapacità di controllare fenomeni come terremoti, maremoti, uragani, invasioni aliene. Non voglio dire che non si debba continuare la ricerca su quel tipo di energia, però anche sì, nel senso che se lo scotto da pagare è che prima o poi potrebbe accadere che per illuminare una città potenzialmente stai condannando a morte migliaia di persone, forse, e dico forse, non ne val la pena. Per non parlare del problema delle scorie. Abbiamo altre vie, per carità sicuramente al momento più costose, però, personalmente, per me stesso, per i figli che potrei avere, per la gente in generale, preferirei spendere degli euro in più per un po’ di sole, o di vento, ché forse anche la terra ce ne sarebbe più grata.

  228. @ dasnake

    Scrivi: “c’è una tensione irrazionale verso il peggio, come se ci si aspettasse da un momento all’altro che salti per aria tutto e finalmente finisca questa storia. Questo evento catartico, che pone il ‘vero disastro’ in qualche punto del futuro imminente, non ha nessuna attinenza con la realtà”.

    Capisco. Il disastro è alle nostre spalle. Stiamo vivendo le conseguenze della catastrofe – che potrebbero forse durare anni, o decenni – pensando che la “vera” catastrofe, nel bene e nel male, debba ancora arrivare a liberarci da questa tensione nervosa che ci stressa.
    Ecco, credo che questa immagine, nonostante si riferisca a un contesto estremo-orientale, sia la miglior metafora della situazione in cui si trova la civiltà occidentale oggi. E in particolare il buco di culo chiamato l’Italia.

  229. Da la Repubblica online:

    “Sui livelli di radioattività c’è stata molta confusione. Ieri la Tepco, la società che gestisce la centrale, aveva chiesto scusa per gli errori commessi annunciando un tasso di radioattività 10 milioni di volte superiore alla norma al reattore numero 2 per poi correggersi e ridimensionare il dato a 100 mila volte. Uno sbaglio che oggi il governo ha definito “inaccettabile”: “Anche se l’enorme impegno di chi lavora sul sito può aiutare a spiegare l’errore, c’è da considerare che la verifica delle radiazioni è una condizione importante per la sicurezza: questo tipo di errore è assolutamente inaccettabile”, ha affermato il portavoce Edano.”

    Non so perché, ma dal basso della mia ignoranza questo mi ricorda le volte che in qualche intervento militare gli Stati Uniti annunciano di stare prendendo in considerazione l’uso di bombe atomiche tattiche…. per poi escluderlo. Così tutti tirano un sospiro di sollievo: ci becchiamo solo le bombe normali. Ci va grassa.

  230. @wuming4:

    Hai ragione ad avere quell’impressione, se non avessi trovato tutte quelle fonti primarie mi sentirei fondamentalmente preso in giro.

    Pero` la storia di ieri e` proprio un esempio di come oggi, per questo evento, sia possibile disinnescare i meccanismi di propaganda e disinformazione.

    Io sono stato esagerato: quando ho risposto a Luca che mi pareva di vivere in una realta` parallela avevo fatto un attento giro di tutte le fonti primarie e non avevo trovato nessuna indicazione dell’evento, ma era troppo presto, non l’avrei visto comunque. A quel punto avevamo solo l’annuncio fatto a voce di TEPCO: il valore 1 Sv/h era consistente con “dieci milioni” (un po’ di piu`, ma non importa), il discorso sugli isotopi era formulato un po’ a cazzo, ma davo la colpa ai giornalisti. Poteva essere successo veramente qualcosa.
    Poi il tempo passa e questo picco di radiazioni non viene visto da nessuna parte, in particolare non nei sensori dentro la centrale (ma non dentro il reattore 2, non sono pubblicati automaticamente i dati di quello). Il sospetto cresce e TEPCO fa l’annuncio: ci siamo sbagliati, era meno. A questo punto i numeri si fanno inconsistenti nelle notizie: si passa da 10 milioni a 100 mila (di cosa? a questo punto ho dubbi, ma se si parla di dose 100 mila sopra e` ~1 mSv/h , la misura nell’edificio centrale da almeno 10 giorni), ma si continua a parlare di 1 Sv/h e radiazioni altissime (e invece sono quelle “normali” di questo incidente).

    Continuano ad arrivare misurazioni in centrale e del picco non c’e` traccia, anche fuori dalla centrale niente (e quindi misure NON di TEPCO, tanto per non fidarsi).

    Fino al documento che spiega tutto:
    http://www.tepco.co.jp/en/press/corp-com/release/11032714-e.html

    Innanzi tutto cosa hanno misurato: attivita` (decadimenti / s) per unita` di volume di acqua (cm^3) per ogni singolo isotopo.

    Nella prima colonna, quella che ha scatenato l’allarme, si legge di alcuni isotopi sopra il limite. In particolare guardate Iodio-134, tempo di dimezzamento 53 minuti, e` due ordini di grandezza sopra gli altri (manca il limite, era un’informazione importante dannazione, ci tocca farne a meno).
    Ecco cosa penserei se fossi un operaio che legge quella cosa: tempo di dimezzamento breve + ne vedo tanto = creato da poco, tempo di dimezzamento breve + ne vedo tando = tanta tanta radiazione nell’acqua. Non aspetterei di vedere i bagliori blu del Cherenkov che mi aspetto facciano tutti quegli elettroni in acqua, non starei tanto a pensare che ci dovrebbe essere abbondanza anche degli altri elementi per rendere quella lettura credibile. Scapperei a gambe levate e rifletterei per bene dietro a un po’ di cemento o piombo, dopo essermi accuratamente scandagliato per eventuale contaminazione.

    Ed e` esattamente quello che e` successo, gli operai hanno letto una situazione pericolosa e sono andati via, come dovevano fare. L’azienda ha letto una situazione molto pericolosa e ha avvertito il governo, come deve per legge, e fatto l’annuncio stampa, per cercare di pararsi un po’ il culo.

    Poi si sono accorti che era una lettura sbagliata e hanno fatto altre tre misure, distanziate di qualche ora, prima di annunciare che avevano dato un falso allarme.

    Non c’e` bisogno di fidarsi di quello che raccontano alle conferenze stampa e di quello che capiscono i giornalisti presenti. Questa storia e` scritta nei numeri pubblicati e nelle misure indipendenti fatte all’esterno. Inoltre ti dice una cosa relativamente importante: i lavoratori sanno quello che fanno, sanno che la situazione e` molto pericolosa e si sono comportati esattamente nella maniera giusta. Ti dice anche che gli “esperti” si sono fatti prendere dall’entusiasmo, dalla voglia di disastro, senza stare a controllare la consistenza di quello che veniva raccontato. Molto pericoloso.

    Tranquillizzato? Bene, ora guarda in alto in quel pdf con le misure dell’attivita` degli isotopi, il pdf che spiega tutto. Guarda le date: questa storia s’e` svolta ~24h prima di quando c’e` stata raccontata. Questo non mi piace per niente e che (almeno nei pochi articoli che ho letto) nessun giornalista/esperto che segue la faccenda l’abbia notato mi piace ancora meno.

  231. Di sicuro si raggiunge uno scopo. Non si fa capire più una mazza a nessuno. E’ come Benalisconi quando parla dei processi. 4358 udienze, 17.684 giudici, 432 assoluzioni, 27.000 miliardi spesi, 180milioni di cittadini intercettati. Si tirano fuori cifre a cazzo, che poi è importante siano piene di assurdi dettagli- il 77,463% dei cittadini è con me-, che come minimo uno dice boh, ma che ne so andate a fanculo tutti.
    Poi c’è pure un altro problema.
    La Norma.
    Tre giorni dopo l’inizio della crisi ai reattori, gli Psico-Tepco, per costringere i poveri sventurati a continuare a lavorare lì intorno, hanno aumentato a dismisura la soglia accettabile di radiazioni per i lavoratori delle centrali. Ecco, poniamo ad esempio che quella soglia sia stata moltiplicata per cento.
    Quanto fa centomila per cento?
    L.

  232. Ho trovato una nota di Nassim Taleb riguardo il Giappone ( http://www.fooledbyrandomness.com/notebook e` la numero 142, la prima al momento), per discutere su come giochiamo con le probabilita`. Il sottotitolo e` ‘criminal stupidity of statistical science’. Ho detto tutto =)

    “The Japanese Nuclear Commission had the following goals set in 2003: ” The mean value of acute fatality risk by radiation exposure resultant from an accident of a nuclear installation to individuals of the public, who live in the vicinity of the site boundary of the nuclear installation, should not exceed the probability of about 1×10^6 per year (that is , at least 1 per million years)”.”

  233. C’è un altro aspetto di tutta sta faccenda che normalmente rimane incastonato fra il cervelletto e l’ipotalamo ma che ogni tanto si riaffaccia nella corteccia o dovunque si trovi la parte un po’ più conscia del cervello.
    Ma chi sono queste persone che stanno “lavorando” per rimettere le cose a posto?
    Cioè, è gente scientemente mandata a morire, immolata in nome della tradizione giapponese al sacrificio per la patria? Qual è la probabilità di sopravvivenza essendo esposti ai livelli di radiazione che si registrano nei dintorni della centrale? (facciamo anche di credere alle misurazioni della TEPCO), alla distanza a cui si presume stiano gli operai tecnici pompieri etc?

    Nell’ipocrisia generale, possiamo dire che, comunque vadano le cose, x persone sono state in ogni caso condannate a morte per “rimettere le cose a posto” ?

  234. Magari può interessare questo:
    http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-03-29/casa-trieste-risparmio-102950.shtml?uuid=Aa9HtQKD

    (giusto per ribadire un po’ di concetti già esprssi)

  235. ho appena letto che intorno alla centrale di fukushima ci sono i corpi di un migliaio di morti, che vengono lasciati marcire nell’ acqua perche’ sono contaminati dalle perdite di materiale radioattivo. ecco, questa per me e’ la dimostrazione che il discorso sul nucleare non puo’ e non deve essere solo un discorso di “tecnici”. la sepoltura, o la cremazione dei morti e’ una delle cose piu’ profonde che distinguono gli uomini dagli animali. questo indipendentemente da statistiche, stime sul rischio e altre considerazioni ragionieristiche. detto da un ateo materialista.

  236. […] di quella a cui stiamo assistendo in Giappone. C’è chi ha già fatto questo tipo di considerazioni molto meglio di quanto non potremmo fare […]

  237. Poco prima che giungesse notizia del livello 7 (non se l’aspettava nessuno eh?) il solito non-sono-nuclearista-ma-neutrale continuava a parlare di “presunte catastrofi non avvenute”… gli deve esplodere il culo perche` capiscano? Come si puo` ragionare con gente che dice che non bisogna rinunciare a nessuna fonte di energia, anche se idealmente sareebbe bello avere solo le rinnovabili, ma non ci sono alternative? Gente che e` sicura che i consumi non potranno che aumentare, e allora si che ce tocca shit… gente che parla di sindrome Nimby convinta che le persone per professione siano contestatori e non gli viene in mente che una pala eolica o un pannello solare non sono buoni a prescindere? Io ci provo a ribattere a queste persone che andranno a votare ma lasceranno bianco il quesito sul nucleare perche` non possiamo farci prendere dall’emozione, perche` gia` sbagliammo con Chernobyl, ma sono veramente sconfortata…