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Selene Pascarella

Bologna, 15-16-17 novembre 2019: ritorna il festival Contrattacco!

Tre giorni, dal 15 al 17 novembre, per parlare di libertà, razzismo e antifascismo, di punk e transfemminismo, del diavolo e altre cose innominabili; di sinistra, destra, sovranismo e populismo, decoro e gentrificazione; di apocalisse, di clima e di ambiente, di rivolta e libri; del pane e delle rose.

Passeranno al Contrattacco: Marie Moïse, Marta Panighel, Mujeres Libres, Sabrina Marchetti, Antar Mohamed Marincola, Filo Sottile, Selene Pascarella, Girolamo De Michele, Wu Ming 1, Mauro Vanetti, Wolf Bukowski, Sarah Gainsforth, Valerio Monteventi, Dj Ilic, Jacobin Italia, Giulio Calella, Gaia Benzi, Lorenzo Zamponi, Andrea Ghelfi, Marta Sottoriva, Maysa Moroni, Giuliano Santoro, Cox18, Cande Marzinotto.

Al Vag61, via Paolo Fabbri 110, rione Cirenaica, Bologna.

Venerdì 15 novembre

Donne fasciste.

h. 18
Presentazione in anteprima del libro di Sara Farris
Femonazionalismo. Il razzismo nel nome delle donne
(Alegre, in libreria dal 28 novembre)

Intervengono:

Marie Moïse (traduttrice)

Marta Panighel (traduttrice)

Collettivo Mujeres Libres, Bologna

Sabrina Marchetti (sociologa femminista) Prosegui la lettura ›

#Pozzi. Il diavolo a Bitonto. Con il secondo U.N.O. di Selene Pascarella torna la collana #QuintoTipo diretta da Wu Ming 1

Clicca per aprire la copertina completa di Pozzi, con quarta e bandelle (pdf).

Recuperare un «fattaccio» di cronaca nera, un cold case davvero molto cold, blocco di ghiaccio nascosto sottoterra, che a toccarlo raggela le dita.
Ritessere una storia sfilacciata dal tempo, una saga perduta di bambini uccisi chissà come e colpevoli a buon mercato, ambientata all’estremo margine di un lembo di provincia italiana, nel decennio più maudit del secolo scorso: gli anni Settanta.
Raccontare una storia che giunge a noi trasfigurata in un film, un classico del thriller all’italiana, Non si sevizia un paperino di Lucio Fulci. Partire da lì e andare a ritroso. Prosegui la lettura ›

I Satanisti ammazzano al sabato – di Selene Pascarella, 2a puntata (di 3)

Il sogno del PM e la suadente melodia della pista satanico-esoterica.
[Louis-Léopold Boilly, «Il sogno di Tartini», incisione, 1840.]

[Dopo la prima puntata, pubblicata giovedì scorso, l’inchiesta di Selene Pascarella entra nel vivo della cronaca nera e giudiziaria italiana degli ultimi decenni, fino a prendere di petto la più celebre tra le «piste esoteriche» e/o «sataniche»: quella relativa al «Mostro di Firenze», una teoria del complotto contestata da gran parte degli addetti ai lavori ma divenuta verità giudiziaria con le condanne dei cosiddetti «compagni di merende». Verità giudiziaria alla quale si è arrivati seguendo le «dritte» di alcuni «esperti del mondo occulto» e indossando particolari “occhiali”, e che si ferma alle soglie di un mai rinvenuto «secondo livello», quello dei mandanti. È solo l’inizio della ricognizione, che proseguirà nella terza e ultima puntata. Buona lettura. WM]

di Selene Pascarella *

INDICE DELLA SECONDA PUNTATA

1. Gli orecchini del diavolo

2. Caccia alle streghe a Bitonto


3. Sbatti Lucifero in prima pagina


4. La bufala della Trinità


5. Occultisti, acidi e satanisti con la F


6. Sulla scena del crimine (satanico)


7. Occultisti vs. acidi, lotta generazionale all’inferno


8. Il Mostro e la pista esoterica


9. Tritolo & Beretta, una pista esoterica di copertura

10. Cerchi magici e piramidi tronche


11. Il metodo dei cacciatori di streghe

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I Satanisti ammazzano al sabato – di Selene Pascarella, 1a puntata (di 3)

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[Dopo l’inchiesta di Wu Ming 1 dell’ottobre scorso, che a sua volta aggiornava un lavoro avviato più di vent’anni fa quando ci chiamavamo Luther Blissett, riprendiamo il discorso sulle teorie del complotto e su come affrontarle, ospitando su Giap una miniserie in tre puntate scritta da Selene Pascarella.
Cosa succede quando, in un corto circuito tra informazione e indagini, gli inquirenti credono a una teoria del complotto a tema esoterico/satanico e la trasformano in una «pista» e poi in un teorema giudiziario?
Si vedrà, leggendo, che non siamo molto distanti da quel che Arthur Miller scrisse nel suo dramma Il crogiuolo, ambientato a Salem, Massachusetts, nel 1692. E si vedrà che, anche in Italia, la ricezione acritica di un certo complottismo ha condizionato alcune tra le più note istruttorie – e i relativi dibattimenti – della storia giudiziaria recente. Buona lettura.]

di Selene Pascarella *

INDICE DELLA PRIMA PUNTATA

1. Satana S.p.A e la sua «ombra»
2. Col favore delle tenebre, il (presunto) modus operandi satanista
3. I numeri della bestia
4. Di esperti senza titoli e database fantasma
5. Lucifero e le storie «sghembate»
6. Il satanista che fece incazzare Mussolini

«Chi sono, allora, i satanisti, e quali sono le loro credenze?
La loro è la setta di cui si parla di più in questo paese, la più attaccata, la più bestiale e, tuttavia, la meno capita fino a oggi»
– Peter Haining, I fatti del satanismo moderno, 1969)

Scolarette che pianificano di sterminare quindici compagni di classe con un tagliapizza, strage di gatti neri con l’unica colpa di andare in giro la notte di Halloween, minori vittime di abusi sessuali in un crescendo di disperate richieste di aiuto (quindici al giorno, cinquemila all’anno!) rivolte agli specialisti della lotta al demonio. Un giro superficiale sui motori di ricerca fotografa un’Italia atterrita dal maligno. Prosegui la lettura ›

Toh, i fascisti! Tra allarmi tardivi e inviti all’ammucchiata, con le elezioni dietro l’angolo

Liberals, can we riot now?

Ben svegliata, «opinione pubblica democratica»! Ammesso e non concesso che il vostro sia un risveglio e non un semplice passaggio da uno stato di ipnosi all’altro.

Ben svegliati, giornalisti «democratici»! Con poche, lodevoli eccezioni, dobbiamo dire che sinora avevate fatto schifo.

Da anni, su Twitter, vi si sfotte amaramente con l’hashtag . La parola con la F è la più semplice ed esatta, eppure non la usavate mai.
Amedeo Mancini? Un «ultrà della Fermana».
Gianluca Casseri? Un matto solitario.
Casapound? Giovani fichi e colorati.
Le uccisioni? Opera di «balordi», «tifosi», «movida violenta».
I tentativi di pogrom contro migranti e profughi? Azioni di «cittadini esasperati».
Le spedizioni punitive, le aggressioni? Semplici «risse».
E così via.

L’hashtag fu lanciato proprio per segnalare e raccogliere gli eufemismi, gli espedienti, le perifrasi usate per non chiamare mai «fascisti» i fascisti.

Ben svegliati, opinionisti e politici «democratici»! Voi dicevate che l’antifascismo è old, che bisognava superare certe divisioni perché «sveglia, è il 2011!», «sveglia, è il 2013!», «Sveglia, è il 20XX!». La sindrome del «current year», come dicono negli USA. E per far vedere quant’eravate avanti, coi fascisti ci dialogavate, li ospitavate e loro vi ospitavano nelle loro sedi. Citavate una frase «di Voltaire» che Voltaire non ha mai scritto: «Non sono d’accordo con le tue idee ma darei la vita ecc.»
[Va da sé che nessuno di voi «darebbe la vita» per un bel nulla. Nessuno di noi lo pretende, ma allora non atteggiatevi, su.]

Nel mentre, arrivavano bollettini di guerra, e voi rispondevate con uno «pfui».

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Il format con la F. L’omicidio di #Alatri e la violenza fascista che i media preferiscono ignorare

manganelli fascisti

g-
[N.B., 6 gennaio 2019. In data odierna, l’esponente marchigiano di Casapound Roberto Ruffini ci chiede di rimuovere questo articolo di due anni fa. Ecco il testo della sua mail: «Chiedo la rimozione di questo articolo perché c’è la mia foto, il mio nome, senza autorizzazione e sono stato assolto in primo grado per non aver commesso il fatto.» Ruffini sostiene di essere stato assolto dall’imputazione di lesioni gravi, anche se non ci dà riferimenti che permettano di verificare la sua affermazione. Ad esempio, non ci dice quando è stata emessa la sentenza, se prima o dopo la pubblicazione di questo post. In rete non ne abbiamo trovato traccia. Ad ogni modo, non abbiamo problemi a dare conto dell’assoluzione. Ma la richiesta di rimuovere l’articolo non ha nessun fondamento. L’articolo parla dell’arresto di Ruffini, e più precisamente, di come fu data la notizia. La notizia è veritiera e d’interesse pubblico. Il linguaggio utilizzato non eccede i limiti della continenza verbale: infatti Ruffini non se ne duole. Noi quindi abbiamo tutto il diritto di fare il suo nome e di pubblicare una sua fotografia di pubblico dominio. L’articolo resta dov’è. WM]

di Selene Pascarella *

«Non per essere superficiale, ma a me viene subito in mente la… Fica»

«Feccia! Chiamandoli diversamente si regala loro un’intelligenza politica che non hanno»

«F come Fermana?»

Quando su Twitter abbiamo lanciato l’hashtag #laparolaconlaF per accendere i riflettori – come si dice in gergo – sulla copertura mediatica delle aggressioni fasciste a partire dal caso di Alatri, non sempre le reazioni sono state entusiaste.

Il percorso che ci ha portati a vedere un filo nero tra l’omicidio di Emanuele Morganti e le recrudescenze neofasciste che hanno investito il Lazio e il resto d’Italia emergerà nelle prossime pagine e forse susciterà un dibattito acceso, già in parte deflagrato a colpi di tweet.

L’obiettivo dell’intervento è anche tirare le fila di una discussione partita in ordine sparso sui social network, e approfondirne gli spunti. Prosegui la lettura ›

#TabloidInferno di Selene Pascarella, il nuovo libro del #QuintoTipo (The Making of le notizie di merda)

Tabloid Inferno

Clicca per aprire l’intera copertina, con quarta e alette (pdf).

– Oh, bellissima la presentazione del libro sulle storiacce di cronaca…
– Tabloid Inferno.
– Sì, Tabloid Inferno. Bella anche tutta la tre-giorni al Vag61…
– Il festival di Letteraria.
– Sì, il festival di Letteraria. Io non ho visto tutti gli incontri, però la presentazione di Tabloid Inferno sì e, oh, non volava una mosca! Ra-pi-ti! Pendevano tutti dalle labbra dell’autrice…
Selene Pascarella.
– Giusto, Selene Pascarella. A me non era mai capitato di sentire quelle storiacce raccontate in quel modo, da quel punto di vista… Garlasco, Avetrana, Erba… Certe cose non le avevo proprio mai pensate. I dubbi sulla colpevolezza dei due, com’è che si chiamano?…
– Olindo e Rosa.
– Olindo e Rosa, sì, chi si è mai preoccupato di capire se c’erano prove solide contro di loro? E il bocconiano di Garlasco…
– Alberto Stasi.
– Ecco, Stasi. Sentire una che ti smonta la narrazione su di lui, e sapere che prima di smontarla aveva contribuito a costruirla… Ed è pure una compagna!
– Eh, non sai mai dove fanno entrismo, i compagni. Prosegui la lettura ›