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Sant’Anna di Stazzema

Monte Manfrei. Un «crimine partigiano» inventato di sana pianta. Prima puntata (di 2)

Monte Manfrei - Croce e bruttura

Come annunciato esattamente un anno fa, il gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki sta conducendo estese ricerche d’archivio sul caso Giuseppina Ghersi. I risultati di tali ricerche verranno diffusi quando sarà tempo, ma ci sono risultati “collaterali” già pubblicabili. La fabulazione neofascista sulla morte di Giuseppina Ghersi è infatti legata ad altre narrazioni ricorrenti in quegli ambienti. Una volta sottoposte anche solo alle più elementari verifiche, tali narrazioni si sono rivelate nient’altro che bufale. Le smonteremo una dopo l’altra. Cominciamo oggi, dal mai avvenuto «Eccidio di Monte Manfrei». [WM]

di Nicoletta Bourbaki *

INDICE DELLA PRIMA PUNTATA

1. Introduzione
2. Cosa intendono i neofascisti per «Eccidio di Monte Manfrei»?
3. È andata così. Anzi, no: così. Anche se…
4. I peli ma non i vizi: foto fake e scorribande su Wikipedia

«Vedi, i morti possono essere molto utili. A me, personalmente, hanno risolto situazioni difficili più di una volta. Primo perché non parlano. Secondo, perché, se aggiustati bene, possono sembrare vivi. E terzo, anche se gli spari non succede niente perché al massimo dovrebbero morire, ma sono già morti.».
(Sergio Leone, Per un pugno di dollari) Prosegui la lettura ›

La salvezza di Euridice / 2a parte: Una termodinamica della fantasia (parr. 0-4)

The Balloon, racconto di Donald Barthelme analizzato ne La salvezza di Euridice di WM2

[Prosegue la pubblicazione a puntate settimanali del saggio di Wu Ming 2 che chiude il nostro libro New Italian Epic. Narrazioni sguardi obliqui, ritorni al futuro (Einaudi Stile Libero, 2009). Questa è la seconda puntata. La prima è qui.]
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2. Una termodinamica della fantasia

Dunque, riassumiamo.
Il mondo è piccolo, ma denso come un frattale. Per non andare alla deriva, cerchiamo di essere persone informate dei fatti.
Ci ingozziamo di notizie, per ritrovarci con più domande di prima e le poche risposte, troppo fredde per confortare il cuore. Allora semplifichiamo tutto, per abbandonarci a una fede: una realtà di comodo, facile da maneggiare, che seppellisca il tumulto.
E non ci sarebbe forse nulla di male in questa volontà di credere, se non che la nostra fede potrebbe essere la realtà di comodo di qualcun altro, il risultato di un’ipnopedia. Una buona storia, raccontata bene, è sufficiente a nascondere la trappola. Ma una buona storia, raccontata bene, può anche essere l’antidoto che ci serve. Prosegui la lettura ›