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Sul funerale di Salvatore Ricciardi. Salutare un amico e un compagno, tornare a occupare lo spazio pubblico

L’ultimo saluto a Salvo, al canto di Su, comunisti della capitale! «Questa città ribelle e mai domata / dalle rovine e dai bombardamenti…»

di Wu Ming
[English translation hereTraducción en castellano aquíTradução em português aquiDeutsche Übersetzung hier.]

Tra le misure prese durante quest’emergenza, il divieto di assistere ai funerali è una delle più disumanizzanti.

In nome di quale idea di «vita» si sono prese queste misure? Nella retorica dominante in queste settimane, la vita è ridotta quasi interamente alla sopravvivenza del corpo, a scapito di ogni altra sua dimensione. In questo c’è un fortissimo connotato tanatofobico (dal greco Thanatos, morte), di paura morbosa del morire.

La tanatofobia permea la nostra società da decenni. Già nel 1975 lo storico Philippe Ariès, nel suo caposaldo Storia della morte in occidente, constavava che la morte, nelle società capitalistiche, era stata «addomesticata», burocratizzata, in parte deritualizzata e separata il più possibile dal novero dei vivi, per «evitare […] alla società il turbamento e l’emozione troppo forte» del morire, e mantenere l’idea che la vita «è sempre felice o deve averne sempre l’aria».

Nell’arrivare a ciò, proseguiva, era stato strategico «lo spostamento del luogo in cui si muore. Non si muore più in casa, in mezzo ai familiari, si muore all’ospedale, da soli […] perché è divenuto sconveniente morire a casa». La società, sosteneva, deve «accorgersi il meno possibile che la morte è passata». Ecco perché molti rituali legati al morire erano ormai ritenuti imbarazzanti e in fase di dismissione. Prosegui la lettura ›

Diario virale / 3. Contro chi sminuisce l’emergenza (1-10 marzo 2020)

Venere risplende sulla stazione di Bologna, 9 marzo 2020, h.21 circa. Foto scattata dal ponte Matteotti da Wu Ming 1. Venere, stella della sera ma anche del mattino, Vespero e Lucifero.

di Wu Ming
[Prima puntata, 23-25 febbraio – Seconda puntata, 26-29 febbraio]
[Traducción al castellano aquí]

Ai caduti di Modena,
nell’anniversario dell’uccisione
di Francesco Lorusso.

A est la luna piena abbagliante, a ovest Venere risplendente, a sud-ovest l’elicottero ronzante, a nord la nebbia che s’alzava dallo Scolo Calamosco e a sud il carcere della Dozza, con i colli e San Luca sullo sfondo.
Il carcere era in fiamme.
Erano le undici di sera.

Avevamo aggirato i posti di blocco su via del Gomito, imboccando stradelli che conosceva solo Wu Ming 2, ed eccoci in piedi in mezzo a un campo arato, a cento metri dalla recinzione del carcere. Eravamo visibilissimi, per via del plenilunio, ma le guardie avevano ben altro da fare. Prosegui la lettura ›