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cambiamento climatico

«Quando qui sarà tornato il mare». Scrittura collettiva per pensare e immaginare il disastro climatico (nel Delta del Po)

Clicca sull’immagine per aprire la copertina completa (con quarta e bandelle). Per ordinare il libro, clicca qui.

L’8 ottobre arriva in libreria, pubblicato da Alegre, Quando qui sarà tornato il mare. Storie dal clima che ci attende, del collettivo Moira Dal Sito. Un «romanzo di racconti», scritto da una ventina di autrici e autori. È il risultato di un laboratorio su cambiamento climatico e scrittura collettiva coordinato da Wu Ming 1 nella biblioteca comunale di Ostellato, basso ferrarese, nel 2018-2019 (con una coda fin dentro il 2020).

Il laboratorio era parte del progetto transmediale di WM1 Blues per le terre nuove, progetto che durerà diversi anni.

Si tratta della prima uscita editoriale di Alegre dopo il furto con effrazione che ha rischiato di affossare la cooperativa… e la straordinaria manifestazione di affetto e solidarietà che le ha permesso di tirare un sospiro di sollievo e ripartire più forte di prima.

L’obiettivo del crowdfunding era diecimila euro in un mese. Ne sono arrivati ventimila in dieci giorni. Più di cinquecento persone hanno deciso di sostenere Alegre in questo modo, e noi le ringraziamo. Ricordiamo che la sottoscrizione resterà aperta ancora per una settimana.

A seguire:
■ il testo che appare sul risvolto di Quando qui sarà tornato il mare;
■ un frammento del testo introduttivo di Wu Ming 1;
■ il link per ordinare il libro sul sito dell’editore (ma chi può lo compri in una libreria indipendente).

Precisiamo che l’operazione è un benefit: curatore, autrici e autori devolveranno tutte le royalties ad associazioni e movimenti attivi sul fronte del disastro climatico.

In coda al post, e indipendente dal libro, un frammento wuminghiano, una «considerazione inattuale» su quanto avviene in questi giorni. Prosegui la lettura ›

Non c’è lotta al negazionismo climatico senza lotta contro le «grandi opere» – Wu Ming 1 su Jacobin Italia

24 giugno 2019, il partito trasversale del capitale. Lega, PD e lobby di riferimento festeggiano l’assegnazione a Milano e Cortina delle Olimpiadi invernali 2026. Fuori dall’inquadratura festeggia anche il M5S. Per capire come mai riproponiamo questa foto, cliccaci sopra.

Esistono varie forme di negazionismo climatico. La più pericolosa la mette in campo chi finge di occuparsi della crisi in corso ma, anziché affrontarla per quel che è – ovvero la crisi che contiene tutte le altre – la riduce a uno dei tanti temi su cui fare promesse a vuoto, mentre va avanti con le politiche e le scelte di sempre.

Scelte che tutelano gli interessi dei capitalisti che ci stanno spingendo nel baratro, dunque sono negazionismo climatico applicato. E nulla incarna il concetto meglio delle grandi opere inutili e imposte. Soprattutto in Italia.

Quella contro le grandi opere è da decenni la lotta più avanzata dentro la crisi ambientale. Non solo la più avanzata, ma la più sovversiva: i movimenti contro le grandi opere mettono le dita nelle piaghe giuste, per questo il potere si impegna a diffamarli e reprimerli, ma nessuna bufala o calunnia, nessuna denuncia o arresto può far cessare un conflitto endemico e inestirpabile.

Se il nuovo e giovane attivismo sul clima, che da mesi riempie le piazze, incrociasse la strada dei movimenti contro le grandi opere, che da anni mettono bastoni tra le ruote del sistema, entrambe le mobilitazioni farebbero un grande salto di qualità, e darebbero al potere negazionista serissimi grattacapi.

Ne parla Wu Ming 1 in → un articolo appena uscito su Jacobin Italia. Buona lettura.

I trecento boscaioli dell’Imperatore. Una storia di alberi e mondi che muoiono, mentre l’#Amazzonia (e non solo quella) brucia

In questa tarda estate di fuoco e fiamme, mentre, dopo i roghi nella zona artica, bruciano l’Amazzonia e le grandi foreste dell’Africa centrale, riproponiamo un racconto che scrivemmo nel 2004, I trecento boscaioli dell’Imperatore. Sottotitolo: La favola che pone fine a tutte le favole. Fa parte della raccolta Anatra all’arancia meccanica, uscita per Einaudi nel 2011. Ne esiste anche una traduzione in inglese, The Emperor’s Three Hundred Woodcutters, realizzata da Robert P. Baird e apparsa sul n. 52 della Chicago Review, autunno 2006 (scaricabile in pdf qui).

Il romanzo di Richard Powers che ha vinto l’ultimo Premio Pulitzer per la narrativa, The Overstory, intreccia e fa convergere diverse storie legate all’intelligenza degli alberi, alla morte degli alberi e alla molteplicità di mondi che muore insieme a loro. Forse di questo libro ne scriveremo. In Italia lo ha pubblicato La Nave di Teseo, con il titolo Il sussurro del mondo.

Ebbene, pur con un approccio molto diverso, il nostro racconto esplorava lo stesso terreno, o terriccio. Auscultava le stesse radici. Decidemmo di scriverlo dopo aver letto Mitologia degli alberi di Jacques Brosse (Rizzoli, Milano 1994), e lo donammo alla campagna di Greenpeace «Scrittori per le foreste». Prosegui la lettura ›

La visione dal basso. Una conversazione tra Wu Ming 1 e Italian Limes su clima, territorio, confini, esplorazioni

Spedizione di Italian Limes sul ghiacciaio del Similaun, quota 3330, 2 aprile 2016. Foto: Studio Folder.

Spedizione di Italian Limes sul ghiacciaio del Similaun, quota 3330, 2 aprile 2016. Foto: Studio Folder.

[Italian Limes è un collettivo di architetti, designer e scienziati che lavora sui rapporti tra storia, geografia e cambiamento climatico. Se ne è parlato sul blog di Alpinismo Molotov e alla seconda edizione di Diverso il suo rilievo, la festa galattica di AM (altopiano di Macereto, Monti Sibillini, giugno 2018).
Il progetto eponimo Italian Limes ha gettato luce su una conseguenza del climate change a cui pochissimi pensano: sciogliendo i ghiacciai e spostando gli spartiacque alpini, il riscaldamento globale sta spostando gli stessi confini d’Italia. A conclusione e documentazione di oltre cinque anni di lavoro, è uscito da pochi giorni un libro bellissimo e di grande impatto: A Moving Border: Alpine Cartographies of Climate Change.

Ricorrendo a un’ampia selezione di documenti provenienti dagli archivi dell’Istituto Geografico Militare e qui pubblicati per la prima volta, gli autori di A Moving Border tracciano una storia visiva dei confini alpini d’Italia, raccontandoli attraverso mappe, architetture, numeri, paesaggi ed ecologie precarie.
Il volume si apre con una prefazione del sociologo e filosofo francese Bruno Latour e include contributi del geografo Stuart Elden , dell’antropologa e storica del territorio Mia Fuller – che nel suo saggio affronta il retaggio dell’imperialismo italiano – e dell’architetta Francesca Hughes.
Pagina dopo pagina, constatiamo che l’idea di «confine naturale» è in realtà il prodotto di una precisa narrazione storica, politica e geografica, e ci si apre davanti agli occhi una verità più ampia: il cambiamento climatico mette in discussione dalle fondamenta l’idea stessa di sovranità territoriale.
A chiudere il libro, una conversazione con Wu Ming 1 dove si riflette sul rapporto tra scrittura ed esplorazione del territorio, tramite una “carrellata” sul lavoro fatto da Point Lenana in poi. Quella che pubblichiamo è la versione originale in italiano.
Ricordiamo che su questi argomenti – cambiamento climatico, viandanza, oggetti narrativi non-identificati ecc. – proprio stasera Wu Ming 1 terrà una conferenza-performance al Làbas di Bologna: Blues per le terre nuove. Come raccontare il cambiamento climatico: il caso del basso ferrarese / Delta del Po. Evento Facebook qui. Intanto, buona lettura.]

I confini italiani sono stati demarcati tra la metà dell’ottocento e la metà del novecento. Essi coincidono con lo spartiacque alpino per buona parte della loro lunghezza. Lo spartiacque attraversa ghiacciai perenni, molti dei quali si stanno sciogliendo a causa del cambiamento climatico prodotto dall’uomo. Quando i ghiacciai cambiano morfologia lo spartiacque si sposta, e con esso si spostano i confini, che in molti casi non coincidono più con le loro rappresentazioni sulla cartografia ufficiale. Per affrontare il problema, l’Italia, l’Austria e la Svizzera hanno introdotto il concetto di «confine mobile», riconoscendo implicitamente l’instabilità di elementi topografici, come lo spartiacque, che si pensava fossero permanenti. Prosegui la lettura ›

Anche quest’anno saremo ad Alta Felicità, con la #Valsusa ribelle e la lotta #NoTav

Alta Felicità 2018

La Procura di Torino si ritrova con uno dei due uomini di punta del suo pool anti-NoTav, Andrea Padalino, travolto dagli scandali, ma persevera, tira diritto e – se possibile – intensifica l’azione repressiva.

È proprio l’altro uomo di punta del pool, Antonio Rinaudo (imprescindibile inchiesta su di lui qui), a condurre un attacco frontale all’Askatasuna: irruzione all’alba nel centro sociale, decine di indagati, nove persone agli arresti domiciliari e sei con obbligo di dimora.

L’accusa è di aver attaccato le forze dell’ordine alla manifestazione del Primo Maggio 2017. E pazienza se i video di quella giornata mostrano lo scenario esattamente opposto, con le forze dell’ordine che attaccano a freddo lo «spezzone sociale» di cui l’Askatasuna era parte.

Rapidissime sono giunte le congratulazioni di Salvini. Prosegui la lettura ›

Raccontare il cambiamento climatico: Blues per le terre nuove, un progetto narrativo-geografico di Wu Ming 1

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[WM1:] Venerdì 9 marzo, ad Avigliana (Val di Susa), presenterò per la seconda volta la mappa-racconto del mio progetto narrativo – storico – geografico Blues per le terre nuove. Credo sia tempo di dirne qualcosa.

Un’avvertenza preliminare: Blues per le terre nuove è un progetto già avviato (da tempo sto facendo ricerche e sopralluoghi), ma durerà diversi anni. Diventerà un libro, ma non solo: ci saranno «tappe d’avvicinamento», camminate, workshop, laboratori di scrittura collettiva (uno è già in corso).

Il tutto si inserisce nel percorso illustrato in Cantare la mappa. Mentre Wu Ming 2 proseguirà il Ciclo dei Sentieri camminando a ponente (da Milano a Torino e poi, lungo la Valsusa, da Torino al confine con la Francia), io camminerò a levante.

Il libro che ne uscirà non sarà la mia prossima uscita “solista”. Prima ci sarà un altro libro, un romanzo, del quale per ora non dirò nulla.

Ma soprattutto, prima ancora, ci sarà il romanzo russo collettivo, che arriverà in libreria nell’autunno di quest’anno.

Ma perché parlare già ora di un libro di «dopodomani»? Perché pre-presentarlo in giro?

Perché, se il progetto è di lunga durata, la tematica è più che mai urgente. Prosegui la lettura ›

L’incendio in #Valsusa raccontato da dentro

Da Mompantero, oggi. Incendio domato da due giorni, nell’aria c’è ancora il fumo.

di Davide Gastaldo *

Domenica 29 ottobre, h. 4:40.
– Tocca a noi, ci sono i vigili del fuoco.
– Ok.
– Io prendo zia, cane e gatto,  attacco le gomme dell’acqua e chiudo il gas nostro e dei vicini, tu fai due borse con l’essenziale.
– Ok.
Nelle borse, oltre a un po’ di biancheria trovo: il mio vestito del matrimonio, il pelouche che mia moglie teneva nel letto da piccola, una trousse di trucchi, i passaporti…
Poco importa, tanto nella fretta spediamo il tutto fuori valle con zia e bestiole, e restiamo sfollati senza un paio di mutande di ricambio.

La Valsusa bruciava da una settimana, il lato orografico sinistro, da Foresto fino a Rubiana era un rogo che si spostava sulle ali di un vento bastardo, con raffiche fino a 100 kmh in direzione nord-ovest, ma con mulinelli ascensionali e brusche svolte. Prosegui la lettura ›