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Esternazioni

#Tolkien in Italia: la strada prosegue ancora

Esattamente un anno fa Wu Ming 4 spediva questa lettera nella mailing list dell’Associazione Italiana Studi Tolkieniani:

Bologna, 20 giugno 2017

Cari tutti e tutte,

da un po’ di tempo meditavo di scrivervi questa lettera per comunicarvi un paio di cose che riguardano l’associazione e il sottoscritto. Finalmente posso farlo, perché qualche giorno fa è giunto il “sì” della Tolkien Estate che aspettavo.

Non tocca a me dare la notizia, lo farà qualcun altro, dico solo che la interpreto come un segno, ovvero un giro di boa nell’ancor breve storia dell’AIST. E questo mi spinge ad annunciare un cambiamento che mi riguarda. Alcuni di voi penseranno che sono fin troppo presuntuoso nel volerlo comunicare per iscritto, ma, che ci crediate o no, è un’esigenza nata dall’affetto e dal rispetto che nutro per l’associazione, oltre che per quelli di voi che conosco direttamente. Prosegui la lettura ›

La Spagna, un paese incantato che esiste solo in Italia. Da Viva Zapatero! al «bel gesto» sull’#Aquarius

L’abbagliante Pedro Sánchez, nuovo premier socialista spagnolo.

di Victor Serri *

Ancora una volta la Spagna riempie le prime pagine italiane. La mozione di sfiducia al conservatore Rajoy ha fatto diventare premier il socialista Pedro Sánchez e così per Left «la Spagna vede rosso», mentre per Il manifesto è semplicemente «Cambio».

Scompare la questione catalana, già passata di moda, e si torna alla visione idilliaca della Spagna pre-crisi del 2008. Dai mille feriti del referendum dell’1 ottobre ci separa meno di un anno, e sembra che tutto si sia già risolto con un nuovo governo. È chiaramente una narrazione distorta, che nega la complessità dei processi politici, istituzionali e di movimento.

Quest’idea della «Spagna felice» ha cominciato a formarsi una quindicina di anni fa. Prosegui la lettura ›

Dopo gli incendi, le frane di fango. Di nuovo sfollati in #Valsusa, un disastro annunciato

«E capirai che una sera o una stagione
son come lampi, luci accese e dopo spente.»
Francesco Guccini, Canzone della bambina portoghese

di Davide Gastaldo *

In valsusa quando si sono spente le fiamme dell’incendio si sono spente anche le telecamere, le voci e le penne.

Che il nostro sia un Paese che vive di emergenza e voyeurismo macabro non è una novità, ce lo raccontano tutte le catastrofi cosiddette ambientali degli ultimi decenni, in prima pagina per due giorni e poi subito relegate a trafiletti in terzultima: non stupisce, come non stupiscono le passerelle farcite di promesse dei vari big della politica che poi subito scompaiono rumorosamente.

C’è però chi nei luoghi toccati da queste sciagure continua a vivere, in alcuni casi sfidando l’abbandono in cui si trova, cercando di richiamare un po’ di attenzione, provando a ricostruire, in altri – incredibile dictu – conformandosi alla narrazione mainstream. Prosegui la lettura ›

Quale fascismo, quale antifascismo. Note sul Museo di #Predappio – di Sandro Bellassai

Predappio, 9 dicembre 2017. Frassineti, Flores e De Bernardi all’inaugurazione della mostra sul progetto per l’ex-Casa del Fascio. Mostra allestita nella casa natale del duce.


[La vicenda del museo del fascismo a Predappio va avanti, e occuparsene è sempre più importante: il nuovo quadro politico del 2018 ci offre un’immagine ad alta definizione del «senso comune post-antifascista», ci mostra quanta strada sia stata percorsa da quando, nel 2004, lo storico Sergio Luzzatto coniò quell’espressione. In un simile contesto, la partita che si sta giocando nella ex-«Betlemme del fascismo» si fa ancora più rischiosa.
Abbiamo raccontato i presupposti storici, la cornice radioattiva e le ambiguità del progetto di Frassineti, Flores e De Bernardi nell’inchiesta-reportage Predappio Toxic Waste Blues. In seguito abbiamo ospitato le concretissime obiezioni di uno storico e insegnante, Gianluca Gabrielli («Come ti organizzo la gita scolastica al futuro museo di Predappio»). Oggi proseguiamo la riflessione con il contributo di un valido storico contemporaneista, Sandro Bellassai, che conosce bene tanto l’argomento quanto il contesto, perché insegna a Forlì, quella Forlì che alcuni vorrebbero vendere turisticamente come «città del Duce» (sic), il cui comune confina con quello di Predappio. Buona lettura. WM]

di Sandro Bellassai *

Nel settembre del 2017 è stato reso noto il progetto su cui dovrebbe basarsi il Museo dedicato al fascismo da realizzare a Predappio, com’è noto, nella ex Casa del fascio. Nella relazione al progetto (ora scaricabile da qui) viene delineata per sommi capi l’impostazione storiografica che si è scelto di seguire per l’allestimento delle varie sezioni del Museo, oltre a una breve articolazione tematica in base alla quale, in concreto, dovrebbe strutturarsi la grande esposizione. Prosegui la lettura ›

Nella tempesta di merda. Franco Berardi “Bifo” su «Kill All Normies» di Angela Nagle e la cultura dei meme di destra

Kill All Normies


[Bifo ci ha inviato questa recensione/riflessione su un libro che abbiamo letto alcuni mesi fa, ma del quale non eravamo ancora riusciti a scrivere. È una buona occasione per parlarne, e volentieri pubblichiamo il pezzo. Bifo mette in fila spunti da discutere e sviluppare, su temi che da anni affrontiamo anche noi, seppure lungo diverse linee di ragionamento e spesso con diverse conclusioni. Buona lettura. WM]

di Franco Berardi “Bifo” *

Kill All Normies, il libro di Angela Nagle che molti stanno leggendo, non è una pietra miliare del pensiero filosofico, ma un utile resoconto di una vasta massa di messaggi che circolano online, riferibili in vario modo alla galassia dell’alt-right americana. Un continente emerso negli ultimi anni senza che ce ne rendessimo conto: un continente di caos mentale, di immiserimento sociale e diffusa sofferenza psichica che ha eroso ogni spazio di azione politica e di governo razionale, mentre i legami di solidarietà si disgregavano.

La minima base di consenso etico e linguistico necessaria per il consenso – e per il dissenso – politico è stata distrutta per effetto dell’aggressione info-nervosa alla mente sociale, e per effetto dell’umiliazione sociale. Al posto dell’egemonia che nasce dal consenso razionale è montata un’onda di nazionalismo e di razzismo che nasce dalla frustrata rivendicazione dei diritti sociali.

Quel che emerge dal continente del risentimento è un mix di vero nazionalismo e falso socialismo: un film che abbiamo già visto un secolo fa, ma dobbiamo prepararci a viverlo in versione postmodern. Prosegui la lettura ›

#Pasolini, #Salvini e il neofascismo come merce – Wu Ming 1 su Internazionale

Pasolini fascismo neofascismo

Screenshot della presentazione multimediale «Pasolini, fascismi, neofascismi», Forlì, 18 maggio 2018.

Il 24 febbraio 2018, nel comizio di chiusura della sua campagna elettorale, il futuro ministro degli interni Salvini citò una frase di Pasolini come pezza d’appoggio per attaccare l’antifascismo. La citazione era falsa. La scena fu un agghiacciante cortocircuito.

Pasolini va difeso dalle strumentalizzazioni di chi lo usa per minimizzare il fascismo. Per costoro, la pacchia deve finire.

Al tempo stesso, però, è necessario fare chiarezza, capire dove Pasolini sbagliò analisi e giudizi su un’ideologia, quella fascista, oggi pienamente attuale.

Sul sito di Internazionale potete leggere un intervento finora il più compiuto — di Wu Ming 1 su un groviglio di problemi e strumentalizzazioni del quale periodicamente tocca occuparsi. Un grosso nodo che è vano sperare di sciogliere: va tagliato con un colpo di spada. Prosegui la lettura ›

«Radio Alice è senz’altro anche il nome di una pizzeria»: il capitale & il settantasette, 2a parte

Milano, 13 aprile 2018. La polizia sgombera la sede della multinazionale Deliveroo, occupata dai lavoratori in lotta. Questa storia comincia con uno sgombero e prosegue nel segno degli sgomberi.

[La prima parte è qui]

di Wolf Bukowski *

Sulla pizzeria Alce Nero Berberè di via Petroni a Bologna si concentra, inevitabilmente, una notevole attenzione. Il locale si trova infatti al centro della zona universitaria su cui gravano progetti di gentrificazione, e, come abbiamo visto nella prima parte, altrettanto al centro di una luminosa costellazione di zie, coinquilini e cooperatori-che-contano.

A marzo 2017 Lucio Cavazzoni di Alce Nero minaccia di lasciare via Petroni perché non è ben frequentata:«la sera perfino io ho paura a girare in questa zona» e «lvocazione della strada non possono essere i cicchetti a un euro e mezzo», dice, invocando più «riqualificazione». Scopriamo così che si può usare il ‘77 studentesco come brand e allo stesso tempo lamentarsi delle bevute low cost degli studenti squattrinati: miracoli del marketing.

Il sindaco Virginio Merola risponde ad Alce Nero col piglio del colonnello: nella guerra contro il degrado «la diserzione non è ammessa». Poi, concesso il riposo, continua con tono cameratesco: Prosegui la lettura ›

«Radio Alice è senz’altro anche il nome di una pizzeria»: il capitale & il settantasette, 1a parte

di Wolf Bukowski *

Menù di Radio Alice, dettaglio, aprile 2018. Non manca la chiocciolina Slow Food.

«Il pericolo sovrasta tanto il patrimonio della tradizione quanto coloro che lo ricevono. Esso è lo stesso per entrambi: di ridursi a strumento della classe dominante. In ogni epoca bisogna tentare di strappare nuovamente la trasmissione del passato al conformismo che è sul punto di soggiogarla.»

Walter Benjamin, Sul concetto di storia (1940)


Nel dicembre del 2016 viene inaugurata in Hoxton Square la pizzeria Radio Alice, «avventura» e «progetto londinese dei fratelli Matteo e Salvatore Aloe, creatori di Berberè». La zona del locale veniva descritta dal sito di Berberè come «uno dei poli più vivaci e dinamici della città grazie alla presenza di artisti e design». Lo definirei invece, molto più brevemente: hipster e gentrificato. Sei mesi dopo è la volta di una seconda apertura con la stessa insegna, «nel bellissimo villaggio/quartiere di Clapham», luogo di gentrificazione più recente.

Radio Alice, quella vera, trasmette per tredici mesi tra 1976 e 1977 da un sottotetto di via del Pratello 41, a Bologna. Su Alice, nel corso degli ultimi quarant’anni, si è detto, scritto e girato tantissimo: un elenco, necessariamente incompleto, di libri, tesi, documentari, film, trasmissioni radiofoniche… si trova qui. Su Giap uno dei protagonisti di allora, Valerio Minnella, scrive:

«Di solito la gente ci dice “Voi avete cambiato la storia della comunicazione” (vero), ma poi l’unica cosa che conoscono è che la radio fu chiusa dalla polizia e noi arrestati (un po’ riduttivo). Non sanno quasi nulla della realtà della radio […] L’unico aspetto noto a tutti resta quello eroico della chiusura, ma la percezione che dichiarano è che abbiamo cambiato la storia della comunicazione, come se essere arrestati fosse una metodologia di mediatica. Debbo dire che è un corto circuito che mi sconcerta: nonostante il riconoscimento e la stima che ci vengono attribuiti, anche dalle persone più improbabili, la vera essenza di Radio Alice è spesso sconosciuta. Però resta il mito.»

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In attesa del «romanzo russo» | La Corazzata Potëmkin in Italia: 10 punti sul caso Fantozzi

[Stiamo per finire il nostro «romanzo russo». Consegna all’editore: giugno 2018. Uscita: ottobre 2018. Mentre corre verso di noi, inesorabile, il termine della stesura, fantasmagorie di cultura russa e rivoluzioni l’accompagnano, esplodendo davanti agli occhi, e ovviamente tra gli spettri ballonzolanti non può mancare il buon vecchio Sergej Michajlovič.
Una decina di mesi fa, il corto-circuito tra il ritorno sugli schermi della corazzata di Ejzenštejn (in versione integrale e restaurata), gli appunti di visione di Wu Ming 1 e la morte di Paolo Villaggio innescò una querelle sulla memoria del film del 1925 e su quella che è probabilmente la sequenza cinematografica più fraintesa della storia del cinema italiano: la sequenza del cineforum aziendale in Il secondo tragico Fantozzi (1976).
Qualche tempo dopo, il direttore della Cineteca di Bologna Gian Luca Farinelli chiese a WM1 di rifinire il suo post, integrandovi alcuni spunti emersi nella discussione, come contributo per il libro allegato al DVD, accanto ad altri testi storici e critici.
Il DVD è uscito nel dicembre 2017, e nei mesi scorsi la nostra nave da guerra preferita è approdata in molte città italiane, sempre con grande successo popolare. Perché La Corazzata Potëmkin è un grande, esaltante film popolare. E il capitale lo sa bene, tanto che il 22 gennaio scorso Google (nientemeno) ha celebrato il 120esimo anniversario della  nascita di Ejzenštejn, dedicando al regista il suo doodle.
E così, mentre le librerie ricevono la scheda di prenotazione del nostro romanzo («La rivoluzione russa vista da un altro pianeta», c’è scritto), vi invitiamo a ri-sintonizzarvi con quella grande temperie, e proponiamo anche qui il testo di Wu Ming 1.
Ignorate i nuovi Guidobaldo Maria Riccardelli. Non fatevi dettare i gusti culturali dalle nuove contesse Serbelloni Mazzanti, che per non essere dette radical-chic fanno le gare di alitosi nei rutti. Compatite lo snobismo di chi sa solo ripetere la battuta sulla «cagata pazzesca». La loro stessa risata li seppellirà.
Oggi in tutto il mondo la Corazzata conquista le giovani generazioni, navigando nelle vaste acque delle nuove lotte sociali. Prima o poi succederà anche da noi. Siate pronti. Tutto il potere ai consigli di operai e SoldatiWM]
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Oltre il debunking, ovvero: Perché coinvolgere un prestigiatore nel dibattito sulle fake news?

Anonimo, «Napoleone come illusionista», s.d. [~1802].

di Mariano Tomatis

[Domenica 22 aprile 2018 Mariano Tomatis ha messo in scena una presentazione-spettacolo al Festival letterario Eterotopie #2 organizzato allo Spazio Comune Autogestito TNT di Jesi dalla libreria indipendente Sabot. I tre giorni del festival (20-22 aprile 2018) – cui hanno partecipato tra gli altri Leonardo Bianchi (La gente, 2017) e Alessandro Lolli (La guerra dei meme, 2018) – erano dedicati al rapporto tra verità e nuovi media nell’epoca della «post-verità» e delle «fake news». Nel corso del suo intervento, pubblicato di seguito nella sua versione annotata, Mariano ha ripreso alcuni temi introdotti nel post Esiste un “inganno etico”? (pubblicato sul blog di Quinto Tipo il 23 aprile scorso) e presentato due libri di cui ha recentemente curato la riedizione: Il visionario (1789) di Friedrich Schiller e Roc Maol e Mompantero (1897) di Matilde Dell’Oro Hermil.
Nel corso dell’incontro Mariano ha presentato tre numeri di illusionismo, sotto riassunti in altrettante brevi parentetiche; non è come vederli dal vivo, ma sul blog Barricate di carta è possibile riascoltarne la traccia audio comprensiva dell’introduzione di Giovanni Cacciani.]

Perché coinvolgere un prestigiatore nel dibattito sulle fake news? Per illustrarlo, prendo a prestito un articolo di Christian Raimo uscito sull’edizione online di Internazionale. Forse ricorderete quello sciamano che a Roma, in piazza San Giovanni, aveva promesso di sconfiggere il cancro entro il 2013. Raimo parte da quella sparata per metterne in luce la strategia comunicativa sottostante. Prosegui la lettura ›