Quando un romanzo si aggira per l’Italia è facile che intrecci i percorsi di altre opere, oltre a quelli di tante persone. In alcuni casi, l’incontro dura qualche ora soltanto, e deposita immagini nella memoria, discorsi che riecheggeranno alla distanza, frasi e aneddoti per libri futuri. Altre volte, le traiettorie si sovrappongono e le occasioni di ritrovo si moltiplicano.
1. Macchina continua
Nelle tappe di Fabriano e Jesi, il 19 e 20 febbraio, Mensaleri ha condiviso la serata con la proiezione di un documentario. S’intitola Macchina Continua, diretto e scritto da Ruben Gagliardini, con Antonio Casagrande e Margherita Montali. È un montaggio di interviste, paesaggi, riprese di scioperi e comizi, con la colonna sonora di Pietro Giorgetti e le animazioni dello stesso Gagliardini (e di Claudia Cetraro). Venti minuti per raccontare la chiusura della cartiera Giano, l’arresto di ingranaggi mai fermi da cinquant’anni, la vendita del marchio «Fabriano», il destino di 195 lavoratori.
La troupe ha seguito per mesi la vertenza e l’ha rappresentata con lo sguardo incredulo di chi è nato nella città della carta, pressappoco venticinque anni fa, e oggi assiste allo sgretolarsi di una storia secolare, per il profitto di un fondo finanziario.
Il regista avrebbe voluto filmare gli ultimi spasimi della macchina continua, la famosa F3, quantomeno come testimonianza. Di fronte al rifiuto della proprietà, si è visto costretto a disegnarla e a metterla in moto con la magia del cinema. Così l’impedimento si è trasformato in una cifra stilistica, uno degli ingredienti che caratterizzano il documentario.
Nelle pagine di Mensaleri, la fine della Carmen, la Cartiera Mensa, è descritta in breve nel quarto antefatto. Per il resto, ci sono allusioni a presidi e proteste, soprattutto nei discorsi di Carlì, ma per lo più si tratta di un precedente che non viene narrato nei dettagli. Macchina continua, riportando cos’è accaduto a Fabriano, racconta cosa potrebbe essere accaduto a Mensaleri. È una specie di side-quel, un episodio laterale del romanzo, ambientato nell’Italia reale. Non a caso, durante la presentazione fabrianese, sono emerse tante, involontarie somiglianze tra i due luoghi. Compreso l’uso aziendale dei tarocchi…
Per questo, una settimana più tardi, a Barberino di Mugello, abbiamo chiuso l’incontro con Simona Baldanzi proiettando Macchina continua, e vorremmo riproporre la formula ogni volta che sarà possibile. A partire da questo venerdì, 20 marzo, al teatro comunale di Gambettola (FC).
2. Il villaggio delle tabacchine
Sempre a Fabriano, anche l’incontro con Augusto Ciuffetti, tra il pubblico, è stato foriero di sorprese. Autore di Appennino (2019), un testo indispensabile per comprendere la dorsale montuosa d’Italia, si è rivelato essere anche uno studioso dei villaggi operai tra Otto e Novecento. Il suo libro Casa e lavoro. Dal paternalismo aziendale alle comunità globali (2004) è una delle rassegne più complete su questo genere di insediamenti industriali. Peccato sia piuttosto difficile da reperire, a meno di riceverlo in formato digitale direttamente da chi l’ha scritto.
Pensato come strumento didattico, il volume è arricchito da molte figure. In particolare i prospetti degli edifici, le piante di quartieri e villaggi, e le mappe della loro distribuzione nel Nord e nel Centro Italia.
E il Sud? Questa domanda accompagna Mensaleri fin dalle prime tappe del suo viaggio. Per rispondere, bisogna mettersi d’accordo, anzitutto, su cosa s’intende con «villaggio operaio». Di sicuro non è la porzione di un centro urbano già strutturato, un quartiere attaccato ad altri, per quanto periferico e costruito su iniziativa di un’azienda.
A Pozzuoli, cercando analogie con Mensaleri, si è parlato dello stabilimento Olivetti e del nucleo residenziale che fu concepito in sua funzione. C’è chi lo chiama «borgo», ma non si tratta di un insediamento autonomo, nato fuori dalla città.
In Sicilia esistono quattro villaggi minerari, pianificati dal regime fascista, e diversi agglomerati di case cantoniere per i lavoratori che costruivano le strade, in alcuni casi dotati di servizi, forno comunitario, caserma, chiesa e ambulatorio. Minatori e stradini sono senza dubbio operai, ma nei loro villaggi manca la fabbrica, ovvero l’elemento cardine delle company town industriali.
Più vicini a quel modello, semmai, sono i «borghi delle tabacchine», scoperti durante le presentazioni in Salento. A Borgo Cardigliano e Monteruga il tabacco non veniva soltanto coltivato, ma anche essiccato e pressato, nei magazzini di manifattura, dove il lavoro era soprattutto femminile. Non erano quindi semplici insediamenti agricoli, ma ospitavano anche le strutture per la trasformazione dei prodotti.
Nessuno di questi esempi meridionali soddisfa però tutti i requisiti del villaggio industriale. L’unico che sembra riuscirci è in una regione che Mensaleri non ha ancora toccato: Mongiana, in Calabria, sorta nel 1771 per le maestranze delle ferriere borboniche, un complesso siderurgico da cui uscivano spade, fucili e binari per la ferrovia.
3. Dall’Isola di Parpai a Isola del Liri
Nel libro di Augusto Ciuffetti si parla anche della Cisa – Snia Viscosa di Roma, che come abbiamo già avuto modo di raccontare è stato un luogo di incontri importanti per la genesi di Mensaleri. Accanto al centro sociale ex Snia, nell’edificio che conserva l’archivio della fabbrica, Wu Ming 2 ha presentato il romanzo dialogando con Luca Cangianti. È lui a firmare, su Carmilla, la recensione del libro pubblicata il 10 marzo.
«Un fattore distintivo è la ricerca stilistica che si avvale di un punto di vista multiplo, a volte onnisciente, altre lasco, sincronico, transtemporale, inclusivo perfino di animali non umani. La voce autoriale è calda, riflessiva, a tratti ricorda quella di un cantastorie, in alcuni capitoli assume le forme esplicite di un “noi” corale che funge da coscienza etica e guida delle emozioni. La lingua è ibridata dal dialetto, la terminologia oscilla tra il mondo contadino e quello della meccanica, narrazione e metanarrazione si inseguono.»
(Luca Cangianti, Mensaleri e l’immaginario della creatura oppressa)
Sempre all’archivio «Maria Baccante», Lorenzo Teodonio ha iniziato a tirare le fila per una tappa del tour a Isola del Liri (FR), partendo dalla lettura di un libro che abbiamo citato nei titoli di coda del romanzo: Biografia di una classe operaia. I cartai della Valle del Liri (1824-1954) di Alfredo Martini. Diversi dettagli di Mensaleri e delle sue vicende sono ricavati da lì, con piccoli aggiustamenti e lievi distorsioni. D’altronde anche la Leri, fiume immaginario, è un Liri appena ritoccato, e condivide con quello la radice *le[i]r (solco, cavità) che galleggia in tanti nomi acquatici (Loira, Lera, Lirone, Lura, Lora, Leira, Lario…). Ma di questa storia, di carta, montagne, anfibi e memorie operaie, parleremo la prossima settimana.


Scarica questo articolo in formato ebook (ePub o Kindle)

