Le #ScheggeDiShrapnel del Wu Ming Contingent, 6 | Come esempio sulla massa

Uomini contro

In questa sesta puntata dello speciale #ScheggeDiShrapnel, dedicato ai testi del disco, ritroviamo il sottotenente medico Gino Frontali, che già avevamo incontrato nella penultima traccia dell’album, Il reumatismo del tenente.
Qui Frontali assiste un soldato, ferito con un colpo di rivoltella alla schiena da un suo superiore, in seguito a un’episodio di insubordinazione. Il soldato muore il giorno seguente, mentre l’ufficiale verrà assolto al processo per omicidio.

Nel corso della Grande Guerra, i soldati condannati per infrazioni alla disciplina furono 24601, pari al 79,4% di quelli che vennero sottoposti a giudizio per tali reati. E’ una percentuale di condanne molto più alta della media (64,7%) e le cifre furono in costante aumento durante gli anni del conflitto. Se poi si guarda alle condanne a morte per insubordinazione, ne vennero comminate 182 di cui 154 effettivamente eseguite (84,6%). Il dato è il più alto in assoluto, superiore anche a quello relativo alle diserzioni: in quel caso ci furono 162563 soldati rinviati a giudizio, ma le sentenze capitali si tradussero in fucilazioni nel 47,8% dei casi (considerando i disertori ancora reperibili, perché molti fecero perdere le proprie tracce e vennero processati in contumacia. Se si considerano anche le sentenze di morte contro costoro, allora la percentuale di quelle eseguite scende all’11,2%)

Gli ufficiali processati, per qualunque tipo di reato, furono in totale 2658, contro 289.343 soldati. In percentuale, l’1,3% dei superiori dovette comparire in tribunale come imputato, mentre la stessa situazione vide coinvolti il 6% dei soldati (circa uno ogni diciassette). Gli ufficiali condannati furono il 35,4% dei processati e lo 0,5% del totale, mentre i soldati condannati, come detto, furono il 64,7% dei processati e il 4% del totale.
Altri dati confermano l’idea che la giustizia militare fu molto più morbida con i superiori, mentre colpì con particolare meticolosità coloro che si ribellavano alla disciplina e alla gerarchia, anche solo con un’alzata di spalle o una parola irrispettosa: su 20 condanne a morte contro ufficiali (per connivenza col nemico, disfattismo, abbandono, diserzione e tradimento) ne vennero eseguite 3, tutte contro aspiranti, cioè il grado più basso della categoria. In generale, il 78% degli ufficiali giudicati aveva un grado inferiore a capitano.

Fonte: Bruna Bianchi, I disobbedienti nella Grande Guerra. Il testo di Gino Frontali è citato anche in B. Bianchi, La follia e la fuga, fondamentale ispirazione per tutto il disco del Wu Ming Contingent.

Ulteriori notizie e statistiche sui processi durante la Grande Guerra, si trovano qui.

Come esempio sulla massa

Sono chiamato d’urgenza a visitare un soldato, ferito da una rivoltella. Il maresciallo spiega che il soldato era sempre arrogante. Al mattino, in seguito ad una osservazione del suo sergente, lo minaccia coi pugni alzati. Quindi rifiuta di lasciarsi mettere i ferri e s’avventa contro il maresciallo come per percuoterlo. Allora questi estrae la rivoltella e, mentre il soldato cerca di mettersi in salvo, spara in direzione della schiena e lo vede cadere bocconi.

La sera a mensa discutiamo l’avvenimento. Non posso fare a meno di osservare che l’uso delle armi contro un soldato ribelle sembra inadeguato allo scopo: o è minaccia insulsa o causa un ferita o una morte che fa passare il torto dalla parte del ribelle a quella di chi l’ha colpito.

Il maggiore mi dà subito torto, trovando che l’uso delle armi reprime ed evita l’estensione della ribellione, avendo un effetto salutare come esempio sulla massa.

Il ferito all’addome è morto il giorno successivo con fenomeni di peritonite. Il maresciallo più tardi è stato assolto dall’imputazione di omicidio: per inesistenza di reato.

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