Schegge di Shrapnel in preordine, insieme a libro, locandina e altri materiali

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Da oggi, 11 dicembre – in occasione della presentazione + concerto al Vag61 di Bologna – è possibile pre-ordinare il nuovo disco del Wu Ming Contingent, Schegge di shrapnel dal sito di Woodworm, l’etichetta di Arezzo che ha pubblicato anche Bioscop, l’album d’esordio per la “sezione musicale” della Wu Ming Foundation.

Il disco sarà disponibile dal 12 febbraio, in formato CD oppure vinile grigio + CD, in tiratura limitata a 500 copie.

Per chi lo desidera, è possibile ordinare Schegge di Shrapnel insieme ad altri materiali, tutti collegati a L’invisibile ovunque: il libro stesso, la locandina stampata da Claudio Madella di Officina Novepunti, tre diverse t-shirt, ecc.

I libri inseriti nel “pacchetto preorder” verranno spediti subito, mentre il CD/Vinile, le maglie e il resto arriveranno tra due mesi.

Ricordiamo che sullo shop on-line di Woodworm, già da quest’estate, si possono acquistare anche altri libri e materiali prodotti dalla Wu Ming Foundation.

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15 commenti su “Schegge di Shrapnel in preordine, insieme a libro, locandina e altri materiali

  1. [SPOILER ALERT]
    Ciao, sono stato alla presentazione a Bologna di venerdì scorso, avevo finito di leggere il libro qualche giorno prima. Molti complimenti, sia per la presentazione che per il disco, non vedo l’ora che esca. Peccato che alla fine si debba aspettare febbraio e non dicembre come sembrava qualche giorno fa ! :-)
    Visto che l’altra sera è mancata la parte di domande, ne approfitto qui. Non ho ben capito il legame tra “primo” e gli altri racconti. Negli ultimi tre, il protagonista cerca sempre in qualche modo di sottrarsi al massacro, anche solo in maniera spirituale\intellettuale, come in “Terzo”. In “Primo” invece, la guerra nella sua tragedia sembra quasi essere un’occasione di riscatto, tant’è vero che il ragazzo si unisce volontariamente agli Arditi, perché trova troppo “blanda” la guerra della fanteria normale. E quando torna a casa, in un certo senso sembra essere maturato e cresciuto. Volevate introdurre un contraltare agli altre racconti, evidenziando come, per certe persone, effettivamente la guerra fu un modo di prendere coscienza di sé e della propria forza di classe – visto che fu la prima guerra dove il popolo fu coinvolto in massa? O forse sto partendo dal punto di vista sbagliato, usando il “dunque” invece del “come” ? :-)

    • Uhm… Se alla fine di “Primo” il personaggio ti sembra “maturato” o “cresciuto”, vuol dire che abbiamo sbagliato qualcosa :-)
      [SPOILER] Ad Adelmo non frega un cazzo di niente e di nessuno, o almeno così sembra a noi. In mezzo all’immensa carneficina, gli unici morti a cui pensa sono i suoi cani, e ci pensa perché li ha avvelenati un membro di una famiglia che odia. Una famiglia di socialisti. Adelmo torna a casa dopo l’esperienza dell’arditismo. Odia i socialisti. E’ un antisociale fatto e finito. Get it? :-)

      • [SPOILER]
        non credo che abbiate sbagliato Cantelli: anzi secondo me la vaghezza, l’indeterminatezza del finale di “Primo” suscitano la giusta inquietudine: cosa accidenti combinerà questo qui adesso? Se vogliamo è la stessa inquietudine di questo tempo nostro.

        Ma una domanda: da “Quarto” sembrerebbe che Cantelli sia un personaggio realmente esistito (dopo il finale di ADS mai fidarsi… ;-). Nel caso, è dato sapere cosa ha *realmente* combinato il tipo in seguito?

        • [SPOILER] In futuro, se interessa, potremmo anche inventarci il resto della sua vita, fino al momento in cui viene citato come fonte nel quarto racconto :-)

        • [SPOILER]

          Quarto è un racconto finzionale mimetizzato da saggio. Se qualcuno volesse divertirsi a verificare le fonti citate troverebbe svariate sorprese.

          • [SPOILER]

            Leggendo “Quarto” ho avuto due impressoni contrastanti ma molto forti.

            Che “Quarto” sia stato concepito per spiegare e tenere insieme le prime tre parti. In un certo senso: per sciogliere la tensione. Senza “Quarto”, per esempio, l’episodio di Cantelli resterebbe “appeso là per aria”, slegato dal resto.

            Ma anche.

            Che le prime tre parti siano in realtà scritte o pensate o rese fruibili in funzione di “Quarto”. Cioè che questo sia il fulcro del libro, e le altre parti, come dire, “satelliti”.

            Solo impressioni?

            • [SPOILER}
              In realtà l’ordine in cui appaiono i racconti è stato deciso a posteriori, e i testi sono stati scritti in simultanea, ciascuno da un membro del collettivo. Ogni autore ha lavorato in piena indipendenza, stile Ummagumma, dando agli altri solo le informazioni generali sul tema affrontato. Quando abbiamo condiviso le prime stesure, abbiamo gettato i “ponti” da un racconto all’altro, facendo ricomparire personaggi, direttamente (Adelmo e Breton ricompaiono in Quarto) o indirettamente (Vaché citato in Quarto, un quadro di Bonamore compare in Terzo), riproponendo stessi episodi da diversi punti di vista (il suicidio in trincea) e rafforzando i collegamenti tematici (tra Secondo e Terzo, ad esempio).

              • …di conseguenza Quarto non si trova casualmente in quarta posizione. Lì si toccano alcuni punti delle storie precedenti: il sanatorio di Villa Seminario, il rapporto con i surrealisti e con Breton in particolare, l’arditismo (e Cantelli). Siccome non abbiamo ragionato in termini di storia principale e satelliti, sarebbe curioso scoprire se altri hanno avuto questa stessa impressione.

              • [SPOILER]
                La prima ipotesi che mi ero fatta in testa a inizio lettura è stata: quattro racconti, quattro autori => uno ciascuno. Poi andando avanti l’ipotesi mi si è spenta, non saprei dire perché. Forse perché ormai ognuno di voi può decidere di usare lo stile “collettivo” anche scrivendo da solo…

                Ora però sapendo quello che scrivi qui sopra (e lo so che non è da voi, ma non abbiatemene) mi verrebbe da giocare a indovinare gli abbinamenti ;-)

      • In “Primo” ho visto le premesse di quel passaggio, abbastanza lineare, che dall’arditismo di guerra conduce al culto del reduce e di qui al mito della vittoria mutilata, coltivato dal Vateminkia, che poi apre la strada allo squadrismo fascista. Quello che mi ha colpito nel libro è l’alternanza stilistica di voci e registri. In particolare di “Primo” mi ha colpito la scrittura realistica che mi ha fatto pensare a Cassola o a Pratolini. In secondo è magistrale il trattamento ambivalente del tema della follia e della sua simulazione, che poi torna in entrambe le guerre mondiali;di “Terzo” mi piace molto la costruzione a incastro sull’asse del simbolo e del “come” e i tanti rimandi letterari (e poi spuntano anche gli Area che citano Nadja); Quarto mi ricorda i vecchi oax di un tempo (confesso che dopo poche righe sono andato a fare qualche ricerca di nomi su google e solo dopo non aver trovato niente ho capito che era una trappola.

    • La seconda che hai detto… :-)
      [SPOILER] Adelmo Cantelli è un assassino nato. Un cacciatore che però – al contrario di quello di Cimino – torna dalla guerra con ancora più fotta di ammazzare, di vendicarsi, di sparare. Cantelli torna dalla guerra bell’e pronto per la marcia su Roma e tutto ciò che ne segue. Non c’è presa di coscienza di classe. La sua è comunque un’evasione. Da una vita grama sulle montagne dell’Appennino. Dal lavoro nei campi da mane a sera. E poi dalla vita da trincea, quella del fante semplice e anonimo. Entrare in un corpo d’elite è un modo di evadere in avanti, di provare a fare una fine diversa. Nonché di sublimare la sua pulsione omicida. Se vuoi è un personaggio freddo, psicotico, perfino antipatico, rispetto all’ingegnoso Mizzoli, al bizzaro Vaché, all’ineffabile Bonamore. Tuttavia anche quell’evasione, per noi, arricchisce la narrazione di quella sopravvivenza, anche storta, malata, nell’invisibile ovunque.

      • [SPOILER?]

        il reduce adelmo è un esemplare di un certo tipo umano che chi ha vissuto in montagna conosce bene: solitario, anafettivo, animalesco. la gente del paese ne ha paura e lo evita.

        troppo individualista forse, per partecipare alla marcia su roma. potrebbe diventare un alcolizzato, un giorno potrebbe stuprare e uccidere una ragazzina, e poi tagliarle un dito per rubarle l’anello. potrebbe finire nella merda, e a quel punto potrebbe essere contattato da qualche suo superiore che gli offre una via d’uscita: arruolarsi di nuovo, questa volta per fare dei lavoretti sporchi.

  2. [per sicurezza, SPOILER] Grazie del chiarimento. Avevo interpretato la sua freddezza non come quella del potenziale serial killer, ma come il frutto di una insperata “forza”, emersa grazie al contatto con l’orrore, che gli permette di affrontare quell’orrore stesso. Un po’ come quando in “Secondo”, uno dei due ufficiali dice che, dopo un po’, la guerra comincia a scorrerti addosso…con la differenza che lui poi impazzisce – meglio, si impegna a far diventare quelle sensazioni represse pazzia. Mentre Adelmo mi sembrava si fosse costruito anche lui una corazza di cinismo e indifferenza (come l’episodio dei cani che cita WM1) ma ne fosse poi uscito indenne, e in un certo senso più forte.
    Ok, sono troppo ottimista :-)

  3. A domino si può giocare in due modi: disponendo le tessere su un piano accostando combinazioni di pallini uguali fino a esaurirle (a meno di non finire in stallo) oppure mettendole in fila una vicina all’altra, appoggiate a uno dei lati più corti, e poi stando a guardare cosa succede colpendo la prima (facile: le tessere cadranno una di seguito all’altra).
    I quattro racconti de «L’invisibile ovunque» sono le tessere di un domino. Alla prima lettura, via via che si procede, si gioca secondo il primo modo: in ogni racconto un elemento è una combinazione di pallini che si può accostare a una combinazione nel racconto seguente (non ripeto quanto già detto da @WM4). Ma poi, quando le tessere sono disposte sul tavolo, bisogna proprio giocare secondo l’altro modo. Quindi, tessere in piedi (sono molte di più, adesso), sul lato più corto, un colpetto leggero e via!
    Cosa/chi è “reale” e cosa/chi non lo è? Cosa significa la finzione in letteratura? Come una narrazione “realistica” può solidificarsi e rarefarsi? Quanto siamo disposti, noi lettori, a lasciarci suggestionare? E le tessere si colpiscono l’una con l’altra, cadono, segnano nuove tracce. Qual è il punto di tensione massimo dell’arco al quale un autore può arrivare prima che lo scocco della freccia sia inevitabile? Cosa maschera una narrazione? Come diventa lo sfondo quando ci concentriamo su un particolare? [Ops! c’è più spoiler di quanto potrebbe sembrare :-)]
    Ecco, questo UNO fatto di quattro UNO mi ha dato molte domande…

  4. [per sicurezza, SPOILER] Dopo gli ultimi anni passati a de-costruire narrazioni tossiche e a rimettere al loro posto dolorosi rimossi mnemonici, personalmente in Quarto ho trovato, prima ancora della fuga in avanti per sfuggire all’orrore, la pacificazione con le proprie radici.
    Come se il libro mi avesse detto: “se ti guardi indietro potresti vedere cose terribili, di cui potresti vergognarti, ma se avrai questo coraggio potresti scoprire anche qualcosa di positivo, trovare esempi da seguire”.
    Come se con questo libro si chiudesse il cerchio.

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