Marziani coMontisti. Essi vivono. Io vendo – di Luca (WM3)

[Riceviamo e in extremis pubblichiamo.]

Avviso ai naviganti. Post strano, ambiguo, controverso. Populista (aarrgh).
In verità si tratta di un’inserzione. Però è anche una dichiarazione elettorale, dunque politica.
Forse i miei fratelli di sempre mi bannano a vita, però che ci vuoi fare, potrebbe succedere, sono cose che capitano.
Mi vendo il voto.
Dice: ah beh, carino, vuole provocare.
No, un cazzo. Non vorrei provocare proprio nessuno.
Mi vendo il voto alle politiche. Base d’asta, mille euro. Non è una gran cifra, ma non bisogna essere esosi, il Paese è in crisi.
Dice: già, bella presa per il culo, si vuole divertire.
No, divertimento un cazzo. Vorrei proprio quei mille euro.
Non voglio certo convincere nessuno. Però rapida analisi.

24-25 Febbraio. PPPP (Probabili Poli Partecipanti Politiche): Lega(li), Berlu’s Revenge (Salò Remixed Version), Co-Montisti (quelli che stanno co’ Monti), Bersani+AeroSel, Hare Krishna Contro la Mafia, LeggioGrill a 5 Stelle (una doppia col bagno).
Dico: vi rendete conto? Al prossimo Parlamento il Circo Barnum gli fa una pippa, l’Uomo Proiettile e la Donna Barbuta andranno in pensione coscienti di aver fatto il loro tempo.
Dunque mi vendo il voto. Base d’asta, ripeto, mille euro. Possono partecipare tutti i poli, tranne uno.
I Co-Montisti. Loro no. Primo, perché sono tirchi come delle merde. Poi, perché so delle cose. Su di loro. Loro no.
Dovete sapere che un po’ meno d’una decina di anni fa ebbi una stralunata e acida visione profetica, i miei fratelli lo sanno. Forse frutto di una digestione pesante o degli ultimi funghetti che terminavano una lunga e aspra stagione di stravizi e dissolutezze, vai a capire.
La profezia era che al quarto giro di valzer politico-istituzional-televinternettiano, sulle macerie dello stivalone mediterraneo calavano gli ometti dal pianetone. Proprio loro, uguali identici a quelli di Mars Attacks! Che di fatto sono veri, e stavano già qui da prima. E noi li votavamo. Poi comandavano loro, e ci ammazzavano a tutti. [“A tutti” è voluto.]
Ora, quando pochi giorni fa, ho visto quel genio (l’unico che abbiamo) di Corrado Guzzanti dare corpo e immagine a questa realtà, ho capito. Ci siamo. Tutto vero.
E infatti. Essi Vivono.
Monti-Marchionne-Marcegaglia-Montezemolo, lo vedete? La M in comune è uno dei loro segni di riconoscimento, non l’unico, ma quello più sicuro. Minchia, i Marziani.
Poi ci sono i casinifiniruinifrattinialbertinicrossaalcentroeditestamaldini, che sono come i baccelloni, anzi i baccellini, di quel celeberrimo film di fantascienza neorealista.
Quindi loro no. Loro no. No.
Però per tutti gli altri il concorso è aperto. Tutti.

Mille euro.

Domanda: quanto ci mettete a guadagnare mille euro? Voi precarie della scuola, del call center, cassiere d’ipermercati, paramedici del centro sud, cassintegrati del nordest, impiegate del terziario arretrato, baristi metropolitani, fintepartiteiva, esodati innamorati. Quanto ci mettete?
Un voto può essere importante. Un voto gli serve. Lo paghino. Un prezzo equo, senza esagerare, c’è la crisi. Mille euro. Tanto è uguale.
Si tratta di un’ora scarsa di lavoro. Un impegno relativo.
Perché sennò, c’è un’unica alternativa.
Uno a votare non ci va, però poi deve stare sempre in mezzo alla strada a rompere i coglioni e mettere cassonetti di traverso. Perché se sta zitto e a casa, quel voto gliel’ha dato gratis. E allora muto.
Quindi?
Siccome sono invecchiato e rottamato un bel po’ di ‘sti tempi, da solo non ce la faccio a stare in strada a lungo, in particolare d’inverno, e poi da solo mi rompo anche i coglioni. Per cui, me lo vendo.

Mille euro.

Se poi vincono i Marziani uno magari fa a tempo a prendere un low cost a cazzo verso un posto qualunque, se possibile caldo. E manda pure una cartolina a qualche amico del cuore.
So’ tempi difficili. Servono soluzioni ardite.
Che faccio, lo metto su e-Bay? Accetto consigli.
Ridice: bella provocazione.
Provocazione un cazzo. Mille euro.

Buon anno.

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71 commenti su “Marziani coMontisti. Essi vivono. Io vendo – di Luca (WM3)

  1. So riconoscere la grandezza quando la incontro!!!! ;-)
    Che ne dite: altro che crou faundi!

  2. Grande Luca. La tua è la prima cosa letta nel 2013, proprio un bel inizio :-)

    Metti su e-bay, subito.it ecc.. Però ci sarà sempre qualcuno che ti copierà… poi magari nasce il partito (anzi il moviment0 apartitico, che va di moda,) di quelli che vendono il voto. Ma come ideologo del movimento non sperare in una carica da segretario :-)

    buon anno a todos
    beppe

    p.s. aumenta ogni mese i mille euro con l’indice foi dell’adeguamento ISTAT , che non è che stiamo qua a pettinar le bambole

  3. Luca, io direi di mettere su un’agenzia per la vendita del voto. Ci pigliamo una piccola percentuale su ogni commissione e con il ricavato ce ne andiamo in un bel posto in America latina dove apriremo una clinica per la convalescenza degli Italiani che dichiarano di “essersi rotti”.
    Buon 2013.

  4. sei fuori mercato, qui a Milano son sui 50 euro un voto

    • E non v’incazzate? E’ lavoro supersfruttato e sottopagato. Gli elettori hanno diritti conquistati con decenni di lotte. Bisogna lottare per un aumento della retribuzione sganciato da ogni discorso sulle “compatibilità”. Il voto va re-mu-ne-ra-to, e quella remunerazione va intesa come *variabile indipendente*.

      • ci vorrebbe un contratto nazionale sulla remunerazione del voto, per unire il paese e difenderlo anche da eventuali estremismi razzisti, gia’ mi vedo i leghisti urlare: “gli africani vengono qui a rubarci il voto!”

      • Giusto. Ad esempio, sembra che in Messico nelle ultime elezioni molti Messicani abbiano venduto il voto per un credito fino all’ equivalente di 70 euro da spendere nei supermercati. E lì il costo della vita è più basso che da noi.

  5. Meglio ancora: metterli all’asta, in modo da massimizzare l’efficienza grazie alla nota mano invisibile.

    In effetti la democrazia come la conosciamo è un modello chiaramente imperfetto di “crowd sourcing”. Con i nuovi strumenti di partecipazione elettronica possiamo far evolvere il modello Rtmark-Ubermorgen* (http://rtmark.com/more/voteauctionschematic.html) verso un modello ancora più efficiente e capace di beneficiare i cittadini su basi strettamente meritocratiche. Ecco perchè un voto dell’autore di questa modesta proposta (un Wu Ming, mica uno qualunque) potrebbe effettivamente raggiungere i 1000 €.

    Grazie e un abbraccio (austero).

    * http://www.vote-auction.net/http://rtmark.com/voteauction.html

  6. Ringrazio e raccolgo le adesioni, i consigli, le obiezioni. E rilancio.
    Marcolfo ha ragione a sottolineare il problema dei 50 euro in varie zone del paese. Tutto vero. Ma faccio notare che quello è un voto “di blocco”, mobile ma sempre disponibile da decenni. Infatti, solo di rado i 50 euro vengono intascati dagli elettori, ma quasi sempre sono la prebenda per il capobastone che li controlla.
    Nel nostro caso, se la cosa dovesse diventare personal-collettiva, potrebbe dare vita a fenomeni interessanti.
    Andrebbe rimarcata la dimensione di “qualità” del nostro voto. Io, ad esempio, sono astensionista dal 1985. Annata pregiata, direi. Quello lì è il tavernello, qua parliamo di roba seria.
    La chiave delle prossime elezioni è il recupero della fascia che oggi sfugge a tutti i sondaggi dichiarando che non ci va.
    E’ questa da mettere a reddito!
    E vale molto di più dei 50 euro. Tra l’altro produrrebbe forti smottamenti anche in quella fascia.
    La nascita di un sobrio PME (Partito Mille Euro) o di un più lisergico e movimentista MDME (Movimento Democratico Mille Euro), propendo per la seconda, garantirebbe un prezioso bacino di risorse ormai perdute. Che andrebbero catalogate, valorizzate, messe in rete, in un porta a porta virtuale e non del collegio elettorale. Pensate: un ventenne anarchico, già con decine di denunce, un ex sindacalista Fiom di 53 anni, rottissimo nei coglioni, una precaria della scuola di agrigento che da vent’anni fa la pendolare con la provincia di varese…. E quando cazzo ti votano questi?
    Qualità, qualità, qualità.
    Mille euro. Per crescere.
    L.

    • Direi che anche te però i conti li sai fare dopo. Non ti viene il dubbio che se tu avessi votato qualcosa dal 1985 ad oggi magari oggi avresti una scelta migliore?
      Te lo chiedo onestamente.

      • Premessa: di per sé, l’astensionismo non serve a nulla. Nacque come rifiuto rivoluzionario della democrazia borghese, accompagnato da prassi politiche rivoluzionarie che però col tempo sono scemate o comunque cambiate, ed è rimasto solo il rifiuto individuale del voto, che io trovo comprensibile e legittimo (diverse volte mi sono astenuto, in altre occasioni ho invece dato un voto “di testimonianza”), ma non cambia niente, ormai è confuso con la protesta sterile o l’ignavia. Il paese più astensionista del mondo sono da sempre gli USA e guarda quanti passi han fatto verso la rivoluzione… Le decisioni sono prese sopra le nostra teste, che votiamo o che non votiamo.

        Detto questo, io credo che nell’Italia degli ultimi vent’anni abbia fatto più danni il “voto utile” in nome del “male minore”, che ha ogni volta assecondato allucinazioni (o truffe?) come la “corsa al centro”, la “ricerca del voto moderato”, la totale subalternità ideologica dell’ex-sinistra ai diktat della destra.

        Ragion per cui, trovo platealmente assurdo rimproverare chi si è astenuto, visto che chi ha votato con la logica del “male minore” ha in realtà contribuito ad accelerare lo sfascio, mandando al governo per due volte un “centrosinistra” che ha fatto guerre, privatizzato, portato avanti controriforme reazionarie in ogni settore, devastato il mondo del lavoro col Pacchetto Treu, aperto i centri di detenzione per migranti con la legge Turco-Napolitano, rinunciato a riconoscere importanti diritti civili pur di leccare il culo alla Chiesa e altre porcherie.

        Prima di scagliare il sasso contro chi non vota, ci si chieda cos’ha prodotto il proprio voto. Perché qui di innocente non c’è nessuno.

        • Beh, a sto punto l’alternativa fra non votare e il voto finto “utile” è quella di votare per convinzione chi non si mischia coi centrosinitri (a sto giro rimane solo il Partito Comunista dei lavoratori e un pensierino ce lo sto facendo): “inutile” per inutile allora meglio dare forza (o anche solo sostegno “morale”) a chi è contro.
          (Escludendo ovviamnete i finti rivoluzionari come grillo o gli estremi destri)

          Mi stupisce che questa cosa sia completamente uscita dall’orizzonte del “reale percepito”: un altro frutto malato della propaganda e del racconto maggioritario…?

      • Caro Pau,
        una ragione ce l’hai. Il problema me lo sono sempre posto.
        Allora scelsi la militanza politica come soluzione personale a quella contraddizione. Praticata per una ventina d’anni, tutti i giorni, in vari contesti e forme.
        Anche col senno di poi, dubito molto che il mio suffragio a chicchessia avrebbe modificato granchè il corso degli eventi. Ma si sa, ognuno parla per sè, e dentro i propri limiti.
        Su una cosa invece devo darti torto. I conti li ho sempre fatti prima. Ahimè, fin troppo. Spesso in pubblico. Sempre pagato in contanti.
        E anche stavolta.
        Con affetto,
        L.

        • Non era mia intenzione scagliare il sasso contro chi non vota a seguito di un percorso interno di cui non potrò mai conoscerne lo sviluppo.
          Da parte mia non mi sentirei mai assolto, verso me stesso sia chiaro, per non aver votato (e qui verrebbe una facile citazione). E’ infatti mio profondo convincimento che chi non ha votato ha contribuito allo sfascio in egual misura rispetto a quelli che hanno votato il “male minore”.
          Lungi da me anche il cercare il voto utile ad ogni costo: basti dire che nelle ultime politiche ne sono uscito non rappresentato in parlamento (e il rischio era altissimo).

          Ergo: il mio voto non lo vendo

          Il vostro affezionatissimo.

  7. Visto che chiedi consigli: io quelli di Bersani li conterei dalla parte dei marziani.
    Noi lì a guardare in *alto* aspettando lo sbarco, e loro sono già *dentro*, e mica da oggi. Loro sono la guerra batteriologica, filamenti di DNA mutante, neuroni OGM.
    Non li vediamo nemmeno se andiamo a fare gli esami alla asl, perché gli strumenti sono vetusti e obsoleti, macchine dei raggi X a legna, prelievi del sangue con la pompa per tirare il vino, disinfettante la grappa, centrifughe a manovella, microscopio del piccolo chimico.
    Per loro è semplice: basta che si diano una mano di biacca o di minio, e Siamo globuli rossi, globuli bianchi, non sparate! Amici! Amici! Combattiamo con voi! No pasaran!
    Prenderanno il controllo di alcuni tra i vostri migliori sodali, menti sfavillanti, cuori puliti, gente che ha fatto le scuole alte e le notti a discutere intorno al vino rosso, eppure si faranno fregare anche stavolta.

    Certo, meglio vendersi, ma se proprio mi devo vendere, che il mercimonio sia lampante, clamoroso, esemplare, non come una escort griffata ma come il troione di Cetto Laqualunque. Magari, anzi meglio, allegra e con le piume di struzzo sul culo.
    Ma non a quelli lì.

  8. Nel Lazio Er Batman, nemico giurato dei marziani, li comprava per soli 100 uro; qui al Sud li vendono in cambio di una bolletta da pagare. Potrebbe funzionare il sistema dell’affitto interinale; voti in affitto per una tornata da far circolare in maniera basculante da una coalizione all’altra, base d’asta 1000 euro!!!

  9. Un mio amico mi ha proposto un possibile scenario:

    1. Mi reco alle urne e consegno documento e tessera elettorale, in modo che venga registrato come votante;
    2. Quando fanno per consegnarmi delle schede, non le tocco (altrimenti risulterebbe “scheda nulla”);
    3. Pretendo quindi che sia messo a verbale che “Non parteciperò alle elezioni perchè nessuno dei candidati mi rappresenta” o “perchè non esiste un’alternativa valida”.

    Il problema è incorrere ad una denuncia per ostruzione/interruzione di pubblico servizio. Potrebbe essere un modo alternativo all’astenzione, pratica per troppo tempo scesa a compromessi col “popolo dei pigrizia”.

    Veramente grossa crisi.

    • Più che altro mi chiedo se, anche escludendo complicazioni, ne valga la pena. Mi pare che i partiti abbiano dimostrato già abbastanza chiaramente che non gli interessa mantenere in piedi la finzione per cui il governo rappresenterebbe la maggioranza del paese, e quindi di quanti siano i non votanti, figuriamoci quanto gli frega di ciò che viene scritto nei verbali. Secondo me se uno va al seggio che lo faccia per i motivi spiegati da Luca

  10. Quoto il post in toto. Una sena ventata di populismo e guai chi s’azzarda a dire che è una brutta parola.
    Nel mio ultimo post facevo el considerazioni sui pagliaccio-marziani in arrivo, se vi interessa:

    http://ilbipolare.blogspot.it/2012/12/scusi-dove-si-vota.html

  11. Riferimenti normativi per il rifiuto o ristituzione con verbalizzazione delle schede:

    http://www.riforme.info/iniziative/noschede2008/117-noschede-rifnorm

    BUON TUTTO A TUTTI

  12. da asimoviano, qual io sono, i Marziani non mi hanno mai intrigato molto. da precario però, i milleuro mi farebbero assai comodo. Non so. Preferisco l’astensionismo!

  13. anch’io farei un’asta, anche se fin’ora ho fatto l’astensionista

  14. io amo i wu-ming . Mi fa sempre un effetto strano leggere i loro scritti, come se dopo la lettura si chiarissero concetti altrimenti confusi. Però ecco, ste cose del voto a mille euro, del facciamo di tutta un erba un fascio, ecco forse non valeva la pena di scriverle; era sufficiente il post con il video di Guzzanti che non l’avevo visto. Chi si astiene dal votare, non se ne vanti please. Piuttosto andate a votare, partecipate al meccanismo che sovvenzionate anche voi con le vostre tasse e annullate la scheda con una delle vostre frasi illuminanti… seriamente dico. Magari qualche scrutinatore verrà illuminato, Wm3 scrivila qua una frase da apporre sul foglio elettorale ….. Non votare, non è cosa di cui vantarsi soprattutto perchè ci sono delle persone che il diritto di non votare non ce l’hanno ancora. Io non ho ancora deciso se annullo o voto Mv5, dato che in Sicilia si sono ridotti lo stipendio di 7000 euri e io con 7000 euri ci vivo un anno e passa, oppure ecco annullo e scrivo sul foglio elettorale sopra i simboli, qualcosa di wu ming se scrivesse qualcosa all’altezza entro il 24 febbraio.

    • Forse Luca WM3 non scherzava (non lo so) ma vendere il voto è un paradosso che toglie il velo di illusione a quella roba di cui ci illudono dandole nome democrazia. Poi ognuno vota o non vota, ma bisogna essere consapevoli del paradosso. Proprio per essere cittadin* consapevoli.

      A proposito del M5S, non so se eri ironico, comunque ti rimando a quanto scritto e discusso qui su Giap! a partire dal libro di Giuliano Santoro “Un Grillo Qualunque”.
      http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=10112
      http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=10421

      • Grazie Daniela del suggerimento ma li avevo già letti, sono post lucidi e che mettono in chiaro difetti che sospettavo ma che di cui non ero consapevole, allo stesso tempo nei 2 post trovo una critica fine a stessa, limitante perchè mette sotto la lente di ingradimento il mv5 stelle senza poi orientarla nel contesto italiano o internazionale.I wu ming fanno lo zoom sul mv5, lo spulciano da vicino, lo fanno molto bene poi però rimangono incastrati nella “zoomata”; la realtà e ben piu ampia e questo post ripete l’errore, mettere tutti i partiti compresi mv5 allo stesso livello va bene per fare della ironia da 2 soldi…non per parlare della realtà, infatti è una provocazione e 1000 euri sono troppi :=)

        • La riflessione iniziale, in realtà, era sulla frase “né destra, né sinistra”. Riflessione finalizzata a distinguere tra un suo uso “di destra” e uno “di sinistra”, e spaziava – benché molto sinteticamente – dagli Indignados spagnoli ai partiti-pirata al primo zapatismo ai poujadismi più tradizionali.
          Solo in seconda battuta si è parlato del grillismo come esempio di uso del “né destra, né sinistra” che in apparenza somiglia(va) a quello di altri movimenti, come il movimento “15 de Mayo” nello stato spagnolo (Grillo era anche andato a Barcellona a corteggiare quei manifestanti, senza molti risultati), ma in realtà si sta rivelando sempre più simile all’uso convenzionale di destra, quello dei populismi/qualunquismi/criptofascismi vari.
          Dalla seconda parte di quel post è nato un dibattito su Grillo e M5S, che a un certo punto ha trovato una prima sintesi nel libro di Giuliano Santoro, il cui pregio principale, esattamente all’inverso di quello che dici, è di analizzare il fenomeno nel contesto italiano e internazionale (infatti lo mette in relazione alle trasformazioni del lavoro degli ultimi trent’anni) e nella storia di questo Paese a partire dalla seconda metà del Novecento.
          Lungi dall’essere una critica “fine a se stessa”, è rivolta alle sinistre di base e ai movimenti radicali, ai quali cerca di fornire indicazioni su come leggere un movimento (il M5S) che ne parassita e scimmiotta alcune pratiche, ricontestualizzandole in un discorso qualunquista, diversivo e reazionario.
          Che vorrà dire, poi, “critica fine a se stessa”… Se la recensione di un libro ti evita di comprarlo alla cieca, o addirittura ti convince a non comprarlo, dici forse che è “fine a se stessa”? Anche se il recensore ti dicesse semplicemente che il libro non gli è piaciuto, non sarebbe comunque “fine a se stessa”. Il “fine” della critica è… sottoporre la realtà a un vaglio critico, non accettare il mondo così come ci viene imposto, impedire alla mente di atrofizzarsi.

  15. Le mie opinioni riguardo ad elezioni e voto sono drasticamente cambiate negli ultimi anni.
    Senza farla lunga, concordo col commento di WM1 poco piu’ sopra; il voto utile e’ una farsa (INutile) mentre l’astensionismo serve a poco.

    A tal proposito vi linko un post di Aldo Giannuli:
    http://www.aldogiannuli.it/2013/01/cosa-votare-la-camera/

    fa un’analisi sintetica ed impietosa dei principali contendenti a sinistra ed infine propone un’alternativa all’astensione; la dispersione.
    Che ne pensate?

  16. Non credo nella democrazia (per lo meno in questa democrazia) che, come diceva un ebreo barbuto e foruncoloso di cui non rammento il nome, “e’ la migliore sovrastruttura del capitalismo”. Sono convinto invece che l’astensione sia l’unico modo di manifestare la mia opinione avversa

  17. essendo 21enne, a parte ai referendum e per le elezioni locali, trascinato dai miei a forza a buttare un voto su rifonda, non ho mai veramente votato.

    la mia intenzione ad oggi sarebbe quella di astenermi o di annullare la scheda. Ora: il problema che mi pongo è – al di là dell’interessante proposta dei 1000 euro che mi sarebbero assai utili per pagarmi la seconda rata delle tasse universitarie – che cosa posso fare di utile nella realtà? Cioè: cosa è meglio fare tra andare a votare e annullare la scheda o non andare a votare in toto? Peraltro c’è chi dice che se si annulla semplicemente la scheda questa verrà usata per il calcolo del premio di maggioranza. E’ una cazzata, come spero?

    Da persona che bene o male sta dentro un centro sociale e fa delle cose nella realtà quotidiana sono perfettamente d’accordo con il discorso di WM1 e ogni tanto sorrido al se penso che dicevamo la medesima cosa sul voto INutile con 3 o 4 amici un po’ di anni fa, al liceo, passando il tempo a fumare in cortile.
    La cosa che invece mi stupisce è quello che porta persone come mio fratello a votare ancora il PD, voglio dire: mia nonna ha sempre votato il PCI, sempre molto “fedele alla linea”, e posso immaginare che arrivata alla soglia dei 90 anni possa ancora credere che quel voto possa essere utile; capisco anche mia zia, sempre molto fedele alla linea, ma non capisco mio fratello. Ovvero: siamo nati, io e lui, nel 1991, quando abbiamo cominciato ad essere coscienti il PCI non c’era nemmeno più, c’erano i DS e rifonda. Quando siamo arrivati al liceo, tutto ciò era già scomparso, e già si prendevano per il culo d’Alema e i suoi e si protestava contro rifondazione che votava per la guerra. Quello che mi chiedo è: come fai ad avere fede in un partito come il PD? Un partito che a me sembra non dire nulla, non avere posizioni, nato da un brodo primordiale che sembrava un album di figurine panini?

    Cioè, è solo questione di frame, di come ti raccontano le vicende?

    Di nuovo, per mia nonna, forse, posso capire: votava rifondazione, poi c’è stata questa forte spinta al voto utile e s’è messa a votar PD: gliel’hanno raccontata? O forse semplicemente ha deciso che votare per rifondazione è un voto buttato? Chi lo sa?
    Ma mio fratello? Mia zia? Cavolo, mia zia: anche lei votata rifondazione, poi la becchi agli scioperi generali e le chiedi di staccarsi coi noi dalla piazza e lei ti risponde “eh, non posso mica, parla d’Alema”. E il bello è che di lato a lei c’è mio zio che dopo quella frase la guarda sbarrato e le fa: “ma d’Alema??? Io vado a casa, cosa vuoi per pranzo?”; mio zio è sveglio, forse non vota. Eppure lei è granitica: tutte le volte che andiamo a casa loro “ma quindi chi voterai?” – “non so, zia, forse non ci vado nemmeno”, scatta su mia nonna: “ma come? non sei più interessato?” – “certo che lo sono, per questo non voto” – “ma mamma, non capisci, è un extraparlamentare [O_O], certo che è interessato, solo che non crede nel voto” fa mia zia. Forse non ne ha il coraggio: voglio credere che sia così, che abbia paura, che pensi che in fondo quelli del PD non possano fare peggio, in fondo mi capisce più di mia madre quando le parlo della Val Susa… E mio fratello, mio fratello che guarda nel vuoto e quando gli chiedono: “cosa voterai”, “PD”, dice, con la stessa sicurezza di mia madre.

    Forse sono solo io che non capisco, forse in fondo han ragione loro quando dicono che “alla fine qualcosa di meglio la faranno”. Esser capaci di crederci.

    Arrivo alla fine di questo mio delirante post con questa domanda: forse non è questione di frame, di racconto, di avvenimenti. Forse loro sono boe, rimaste ferme mentre il mare gli si muoveva attorno e che credono ancora nel fatto che le cose le possano cambiare con una x su un pezzo di carta. Ma mio fratello ha la mia età. Come è possibile che pensi questa cosa: non ha mai visto cambiare nulla se non in peggio. E cosa può pensare? E mia zia, mia nonna? Anche loro sono anni che non vedono cambiare nulla se non in peggio. In fondo è quello, è solo questione di crederci. E io non ci credo più.

    Per questo mi faccio la domanda dell’inizio, perché io non ci credo più, anzi, non c’ho mai creduto. E non so come fare a relazionarmi con questo mostro strano che non conosco e che ho davanti. Perché lo so già che a febbraio i miei saranno lì, con la porta aperta a chiedermi: “vieni, dai, vota ingroia ma almeno vota”. E io non saprò come dirgli che io Ingroia non lo voglio votare come non voglio votare nessuno.

    Non so come dirgli che ogni tanto vorrei che il mondo fosse più semplice e più libero e che vorrei cambiare le cose assieme e non delegando qualcuno a fare “qualcosa di diverso”.
    E cmq sia, ha ragione VecioBaeordo: non escort griffate, ma troioni con le penne sul culo, lo siamo già, secondo me, siamo già lì a vendere il voto, e lo facciamo già adesso, siamo lì, impomatati a compiere una danza della pioggia in abiti perbene, a buttare la speranza in una x su un pezzo di carta.
    Io non provo nessun odio per chi vota e voterà, anzi lo invidio, vorrei esser capace di crederci, la mia vita sarebbe probabilmente molto più semplice.

    comunque sia grazie wu ming per tutto quello che fate, per i libri, per i post e per lo spazio. siete il meglio, e lo dico davvero. spero di non aver scritto troppe minchiate

    • @gio91ber Siamo quasi coetanei, son del ’90, e da quanto ho capito dal tuo racconto abbiam visto l’evoluzione della politica (da quando abbiamo avuto coscienza di farlo) allo stesso modo. Però al contrario tuo io penso che mai rinuncerò al mio diritto al voto e mai deciderò di restare a casa. Ti dico perché: per me un voto non dato equivale a un voto in più per i vari berlusconi e pdl, lega, monti e casini e compagnia cantante, un voto in più anche per quel pd che si prende l’arroganza di rappresentare la sinistra (seh.. ). Io sono, nel caso in cui davvero nessuno mi rappresenti, per il voto “meno peggio”. Se ci pensi non è una fesseria, anche tu ammetterai che un governo presieduto da Bersani o Ingroia sia meglio di uno presieduto da Berlusconi, per lo meno il paese non sarà fermo a dibattere su leggi per la notizia mentre i nostri padri arrancano con una pensione o perdono il lavoro.

      • Ciascuno faccia quel che ritiene la cosa giusta, l’importante è non avere illusioni. Temo che un eventuale “governo Bersani” si scosterà di ben poco dall’agenda Monti (potrebbe anche avere Monti tra i ministri!). Chiunque vada a Palazzo Chigi, la devastazione proseguirà come nell’ultimo anno, magari con qualche “contentino” che lascerà la sostanza di fondo invariata. Questo perché il PD ha firmato (e nemmeno tanto malvolentieri) quelle vere e proprie “vergini di ferro” che sono i “patti di stabilità”. Fiscal compact e pareggio di bilancio nella costituzione sono lì a dirci che i prossimi governi continueranno il massacro. Anzi, se la storia insegna qualcosa, è proprio che il lavoro più sporco i padroni lo affidano ai “centrisinistra”, perché hanno più “cinghie di trasmissione” (e quindi ammortizzatori del dissenso) nel corpo sociale che si intende colpire.
        Quanto all’idea di un “governo Ingroia”, al di là dei giudizi sul personaggio e sull’operazione (ognuno ha i propri), non mi sembrerebbe un’ipotesi realistica nemmeno dopo aver assunto robuste dosi di MDMA. Mi sembra un’allucinazione come quella del tizio che ieri, su Twitter, diceva che il voto al M5S è “l’unico modo per fermare la BCE”. A prescindere da quel che pensiamo del grillismo, *quello al M5S non è comunque un voto utile*, perché da quel voto non nascerà certo un governo grillino che fermerà la BCE. Quel voto si limiterà a spedire in parlamento un pugno di “anime belle” (nei migliori dei casi) che si scontreranno subito con meccanismi dei quali ignorano portata e pericolosità.
        Liberarsi dalle illusioni sulla propria condizione significa riconoscere che, a questo giro più che mai, un “voto utile” non esiste. Il voto può essere, al massimo, “di testimonianza”.
        Liberarsi dalle illusioni sulla propria condizione è il primo passo per liberarsi da una condizione che ha bisogno di illusioni.
        (La frase non è mia: è di Marx)

        • “Quanto all’idea di un “governo Ingroia”, al di là dei giudizi sul personaggio e sull’operazione (ognuno ha i propri), non mi sembrerebbe un’ipotesi realistica nemmeno dopo aver assunto robuste dosi di MDMA”
          Ovviamente l’ho citato in quanto candidato, secondo me Ingroia e co. faranno la fine de “la sinistra arcobaleno”. Era solo a titolo esemplificativo =)
          E’ vero, hai ragione quando dici che le stangate alle famiglie e le “vergini di ferro” continueranno ad essere imposte, ma secondo me c’è “un peggio peggiore”, passami l’espressione, un governo pdl lega significa un ondata di leggi razziste accompagnate dalle solite “ad personam”.
          Poi per chiarire l’idea che mi sono fatto sulle imminenti elezioni e sul loro esito: non ci sarà nessuna maggioranza forte, si formerà un governo trasformista con accordi e inciuci vari tra pd e “moderati di centro”. A questi si accoderanno i grillini che avranno una rappresentanza davvero insulsa per portare avanti i loro pseudo progetti di rivoluzione..

          • Filippo, non sono molto più vecchio di te, scusami se ti rispondo con una frase piuttosto stringata, ma ti chiedo di credermi in base all’esperienza che mi ha fatto imparare presto che: il meno peggio prepara la strada al peggio. Quella di essere il meno peggio è stata l’unica strategia elettorale del centrosinistra negli ultimi vent’anni, dove il peggio era considerato Berlusconi. Se poi andiamo a vedere i fatti però la maggiore macelleria sociale l’hanno fatta proprio loro. Il meno peggio abbassa le difese immunitarie, apre la strada ai compromessi e ai circoli viziosi. Siamo liberi poi di avere l’opinione che ci pare dei politici (in questo caso quelli del PD), ma almeno prima di decidere sforziamoci di vedere chi sono e cosa fanno davvero questi tizi, al di là delle macchiette bonarie dipinte dai Travaglio e i Crozza di turno. Infine, credo che aspirare a qualcosa di più del “meno peggio” sia anche decisamente più dignitoso e rispettoso verso noi stessi in quanto persone con dei diritti. Coi gesuiti non si va da nessuna parte.

            • Dovic, il concetto del “meno peggio” l’ho espresso in contrapposizione al non votare, non tra votare PD o altri partiti “minori”. Dal mio punto di vista non votare equivale a dare un voto alla politica dei trasformisti, ci mettiamo di mezzo pdl, udc e Monti, e anche il PD in senso stretto, e altra compagnia cantante varia.

              Secondo me, parlo per la sinistra, le alternative ci sono, non ci si può illudere che la “nostra fazione” vinca le elezioni, ma un voto dato a un partito che non sia capeggiato dai “soliti moderati noti” (che non sia ilM5S per pietà!) è sempre un voto in meno per loro.

              Per chiarirci, probabilmente sul “voto utile” la pensiamo allo stesso modo. Personalmente è una pratica che odio, uccide la democrazia.

              • Non ho mai capito l’assunto secondo il quale l’astensionismo equivalga a un voto dato a quello che tu chiami trasformisti (ma che per me sono sempre gli stessi, anche quando cambiano faccia e camicia), come se nel momento in cui io decidessi di restarmene a casa ci fosse un mio sostituto incaricato di votare il doppio: per me e per lui. Al contrario un voto dato a un partitino che rischia di non raggiungere nemmeno un seggio in parlamento, magari solo con la motivazioni di far dispetto ai pesci grossi, è ritenuto un voto utile. Ma forse è solo perché mi sfugge qualche implicazione del nostro sistema elettorale, dopotutto questo genere di procedimenti burocratici non sono mai stati il mio forte.
                Poi mi permetto di sollevare un dubbio sul fatto che un governo PDL-Lega possa essere un “peggio peggiore” di un governo PD. Anche supponendo che una differenza ideologica esista ancora, per quanto minima (nella pratica è già stato ben spiegato da Wu Ming 1 come chiunque andrà al governo dovrà sottostare agli stessi paralizzanti diktat europei), se le possibilità di azione e i comportamenti fossero gli stessi del pre-Monti, avremmo, con le dovute eccezioni, da un lato un governo personalistico tutto occupato a risolvere i cazzi personali del presidente (PDL-Lega), dall’altro una compagine che porta avanti con diligenza le riforme neoliberiste che tanto piacciono ai loro protettori europei e che tanto ammazzano redditi, diritti ecc. Ripeto che ci sono delle eccezioni (la legge Biagi è stata introdotta da Berlusconi e sicuramente con la Lega al governo si è dato il via libera a leggi razziste e liberticide), ma con tutto il disprezzo che provo per Berlusconi, non posso togliermi dalla testa che i maggiori danni sociali fino ad oggi siano stati eseguiti dai sicari del centrosinistra, e che essi continuino a passarla liscia nascondendosi dietro il dito dell’ingenuità, che gentilmente alcuni giornalisti e personaggi pubblici gli offrono, o della maggiore rispettabilità di facciata rispetto al pappone di Arcore.

              • @Dovic
                Fino a prova contraria il voto dato incide sulle percentuali che determinano la configurazione del nuovo parlamento. Con l’astensione premi invece coloro ai quali “il voto non lo daresti mai”.

                Sul fatto che il voto è sacro, e che esprimere la propria opinione attraverso il voto non è solo un diritto ma un dovere, possiamo non essere d’accordo. E’ vero che il diritto al voto si è conquistato nei secoli, ma anche quello alla libertà e ognuno è *libero di non votare*.

                Sul discorso ripreso da quanto detto da WM1, in sostanza che tra destra e sinistra non c’è differenza in quanto cambiano solo i carnefici, sono parzialmente d’accordo. Parzialmente perché ancora non voglio abbandonarmi al pessimismo che le cose non possano cambiare, il parlamento europeo esiste, non per forza l’Europa (e il mondo) dovrà essere sempre governata dai banchieri.

              • “Sul discorso ripreso da quanto detto da WM1, in sostanza che tra destra e sinistra non c’è differenza in quanto cambiano solo i carnefici”

                Attenzione a usare frasi del genere: tra destra e sinistra c’è differenza eccome. Io mi riferivo alle “ricette” dei passati governi di “centrodestra” (eufemismo che rende rispettabile una destra che non merita alcun rispetto) e “centrosinistra” (eufemismo che fa passare l’idea che da sinistra ci si debba spostare verso un ipotetico “centro”, la terra da romanzo fantasy dove si dice vivano i “moderati”, che in Italia nessuno ha mai avvistato). E’ un dato di fatto che, per quanto riguarda il lavoro, l’immigrazione, il welfare, la pace, cioè le questioni fondamentali, i due schieramenti abbiano fatto esattamente le stesse cose, ciascuno aggiungendo un piano all’edificio innalzato dall’altro. La legge Bossi-Fini è immonda, ma i presupposti li ha creati la legge Turco-Napolitano. La legge 30 è una merda, ma prima c’era stato il pacchetto Treu. Quand’era all’opposizione, il centrosinistra ha fatto la mossa di opporsi alla partecipazione italiana alla guerra in Iraq, ma prima aveva partecipato a quella in Kosovo, e quand’è tornato al governo ha rifinanziato la partecipazione a quella in Afghanistan.
                Dopodiché, entrambi gli schieramenti hanno appoggiato il governo Monti e le sue politiche da mattatoio, votando tutto, ma proprio tutto.
                L’unica differenza tra i due sta forse nelle leggi “ad personam”, nelle figure da pagliaccio ai vertici internazionali e nelle “cene eleganti” del bunga bunga. Ma onestamente, come si fa a votare “centrosinistra” sull’unica base del fatto… che i suoi dirigenti non fanno cucù alla Merkel e (presuntamente) non vanno a puttane? Con rispetto parlando per le sex workers, ovviamente (ma le “olgettine” NON erano sex workers, erano casomai ancelle e “sex parasites”).
                Questo, però, non equivale a dire che sinistra e destra siano uguali. Sinistra e destra non esistono solo in parlamento (anzi, è ormai il luogo dove esistono di meno!). Esistono nel paese, come due diversi “macro-modi” – con tante differenze secondarie al loro interno – di porsi la questione sociale, la questione di genere, la questione ambientale etc.

              • “Sul discorso ripreso da quanto detto da WM1, in sostanza che tra destra e sinistra non c’è differenza in quanto cambiano solo i carnefici, sono parzialmente d’accordo.”

                Quando ho letto questa frase, e la parte in corsivo in particolare, ho subito visualizzato Wu Ming 1 che cadeva dalla sedia in preda a spasmi ahah :) Immaginavo che avrebbe risposto in merito. Comunque devo precisare che io non ho mai detto che votare sia sacro, un dovere, obbligatorio, anzi, credo che su questo siamo entrambi dello stesso parere, soprattutto quando votare sempre e comunque significa riconoscere implicitamente la legittimità di un sistema disfunzionale.

              • Mea culpa, intendevo destra e sinistra nel presente contesto parlamentare. Dove effettivamente buona parte della sinistra reale non è rappresentata.

        • L’idea che un voto sia “utile” solo se porta a un governo è un frutto malato del ragionare completamente all’interno del maggioritario, che è un sistema elettorale non democratico.

          E’ vero che col proporzionale le opposizioni avevano delle possibilità di incidere sulle decisioni che ora, a causa del premio-truffa di maggioranza, non hanno, ma eleggere “voci dissonanti” non è solo “testimonianza”: un parlamentare è utile davanti alle cariche della polizia, o per contrattare gestioni di piazza (certo: finchè i poteri non decidono semplicemente di fare come a Genova 2001…); è utile a portare un minimo di finanzaimenti a un partito che organizzasse o aiutasse le lotte; è utile ad avere accesso a documenti e stanze altrimenti ben più difficili da raggiungere per informare, controinformare e formare lotte e battaglie.

          Certo: ci vorrebbe un partito “di classe” che usasse queste possibilità senza compromettersi con i finti centrosinistri.
          E se oggi il partito più vicino a questa cosa è Rifondazione, la cui metà degli iscritti ha posizioni che andrebbero bene anche in Sel, è tutto dire.

          Ma i partiti, così come le organizzazioni di classe o la loro assenza, rispecchiano la società e la situazione dell aclasse, quindi oggi: non cosciente, non attiva, dispersa e confusa.
          A cominciare da noi che scriviamo su questo blog…

          • Il mio riferimento al legame tra voto utile e governo partiva dalla delirante affermazione: “Un voto al #M5S è l’unico modo per fermare la BCE”. Va inteso in senso relativo e non assoluto. E’ chiaro che uno/a vota anche per eleggere l’opposizione.

            Detto questo, sarò pessimista, ma secondo me a questo giro non vedo “voto utile” nemmeno in quell’accezione. Mi dispiace per gli amici che ci credono, ma il combinato Ingroia/Favia/Soffritti io non lo voto. Rimangono l’astensionismo o un voto dato sapendo che, moltissimo probabilmente, nemmeno varrà a eleggere qualcuno.

            Detto anche questo, mettiamoci d’accordo su cosa intendiamo per “voto di testimonianza”.
            Per come la vedo io, significa anche votare uno che a sua volta andrà a testimoniare. Un eletto che si sbatte a visitare le carceri, a fare le interrogazioni parlamentari sulle cariche di polizia etc. sta facendo “testimonianza”. Sta precisamente lì a *testimoniare*, col significato di: “Dare prova concreta delle proprie idee, prendendo una posizione pubblica ben definita”. Mica è una brutta cosa, la testimonianza. E’ ancor meno una brutta cosa se, come da definizione, la prova è davvero “concreta”.

    • Da una decina di minuti fisso il monitor con il post di Gio91. Leggo tutti i giorni Giap, non scrivo mai. Oggi lo faccio perché mi sento chiamata in causa direttamente. Io faccio 34 anni quest’anno e ho sempre votato. Vorrei dire a Gio perché, ma probabilmente è la prima volta che lo esplicito anche a me stessa.
      1 l’attività politica è vita quotidiana. Visto che “bene o male” stai “dentro un centro sociale e” fai “delle cose nella realtà quotidiana” penso tu possa essere d’accordo. Anche il voto secondo me fa parte della vita quotidiana. La politica intesse la mia vita, qualcuno dice ossessivamente, e il voto è uno dei modi in cui esprimo questa ossessione, senza nulla togliere a tutte le altre modalità di espressione di una convinzione politica che si possono intraprendere.
      2 l’espressione “voto utile” è un insulto al diritto di voto. Ogni voto ha un effetto, per quanto possa essere irrisorio. È una sfida quotidiana capire quale possa essere, ma, per quanto cerchino di fotterci con leggi elettorali incredibili, finché ho il potere di produrre un qualche effetto cerco di esercitarlo.
      3 votare non significa esprimere una credenza fideistica in una formazione politica. Ripeto, è complicato capire quale effetto un solo piccolo voto possa avere, è una questione di equilibrismi tra: programmi elettorali, storia politica dei partiti, credibilità dei candidati, legge elettorale e attualità economica e sociale. Non ho mai votato (oddio, forse a 18 anni) con la speranza che la mia scelta potesse contribuire ad una rivoluzione che trasformasse il paese in quello in cui mi piacerebbe vivere, ma nemmeno pensando che sarebbe stata la stessa cosa non andare.
      4 non da ultimo, e questa è forse una mia debolezza: sono femmina e il diritto di voto è una cosa che il mio genere può esercitare da così poco tempo che ne gioisco ancora, anche in omaggio a tutte le donne che hanno lottato e stanno lottando per questo diritto.
      Chiedo scusa per l’elenco, ma mi ha aiutata ad essere sintetica.

      • Gli “elenchi” vanno benissimo, non solo aiutano a essere sintetici, ma anche a chiarirsi le idee man mano che si scrive.

    • @gio91ber

      mi ha quasi emozionato leggere qualcuno con l’età della mia prole che condivide la pensata delle piume: se il voto non può essere utile, che sia almeno dilettevole! ;-)

      Scherzi a parte, secondo me la tua impossibilità di credere è fisiologica: tu usi il cervello. C’è un libro di Schopenauer che parla della religione, e si intitola: “O si pensa o si crede”. Io sono ignorante e non l’ho mai letto perché ho sempre pensato che il titolo facesse luce già da solo, tagliato con l’accetta, senza possibili compromessi. Parla della religione ma l’algoritmo è generale. Credo, dunque non capisco o, peggio, capisco male.
      Tu assolvi giustamente i tuoi parenti (e io i miei) perché sappiamo che per alcuni non credere può essere più difficile e faticoso di quello che sembra; io ci aggiungo anche il fatto che ho creduto parecchio nella vita, e a volte senza accorgermene lo faccio ancora. Tu sei giovane e hai cominciato presto, guadagnerai tempo prezioso.

      E poi chiedi cosa puoi fare. Sono l’ultimo che può dirtelo, ma probabilmente lo stai già facendo. Penso che l’unica cosa che possiamo *fare* per cambiare le cose sia (scusa se è poco) cercare di diventare ciò che vogliamo ottenere, lavorando su noi stessi e confrontandoci con chi abita nella nostra vita, senza aspettarci nulla dagli altri o dal contesto, senza garanzie. “Work for something because it’s good, not just because it stands a chanche to succeed”. Se ci riusciremo e se saremo abbastanza, ci sveglieremo una mattina e ce l’avremo fatta. Penso che quello sia l’innesco, il resto deriva.

  18. Approfitto di questo splendido post per condividere il disagio rispetto a un sentimento che percepisco trasudare dai partiti che dovrebbero rappresentarci, chi più chi meno, non fosse altro che per la storia, alle prossime elezioni. Un sentimento che fatico a condividere. Rimanendo in tema lisergico, che altro non è nel mio caso un viaggio a Londra durato una decina d’anni in più del previsto, una volta finito il trip noto che mentre essi vivono – al centro, come sempre – tutto intorno si assiste a una strana polarizzazione tra guardie e ladri.
    Superato l’istinto d’appoggiare i ladri, una volta stabilito che questi in particolare rubano ai poveri per dare ai ricchi, e per di più protetti dalle stesse guardie, mi chiedo come sia possibile votare le guardie.
    Non so se si chiami frame, o feticismo, ma dalle allucinazioni del mio lontano trip percepivo a sinistra movimenti circolari intorno ai tribunali: raduni divini della giustizia laica e viceversa. E una volta tornato, nelle lunghe passeggiate e poi nella schiuma delle birre che riconcilia le parole, scopro una strana litania sul mancato rispetto della legge da parte dell’ultimo buffone di corte e su una necessità giustizialista volta a riportare l’ordine.
    Sinistre devastazioni del tessuto sociale e delle relazioni produttive passano in secondo piano davanti a presunti scandali da rivista popolare, e lo sguardo che si focalizza su quelle copertine invece che decostruirne l’inganno le assume a paradigma delle realtà.
    Il problema nelle urne e fuori rimane a mio modesto e inutile parere quello di una sinistra, e anche di qualche compagno/a dell’ultrasinistra, imprigionata in uno strano e incomprensibile sentimento inquisitorio (che alle urne poi si cristallizza indifferentemente nel volto di un Grasso, di un Ingroia o di un Di Pietro, per non parlare di Grillo). Sarà colpa della dietilamide-25, ma è un sentimento che fatico a condividere…
    Fatte le dovute proporzioni con l’autore del post, credo bastino 50 euro per il mio voto.

    • Minchia, Luca, è uno dei rari casi in cui posso davvero dire a qualcuno: “Mi hai tolto le parole di bocca” :-O

    • Lo stesso disagio, se ho capito bene, sembrerebbe aver colto coloro che hanno cercato di costruire qualcosa di votabile (o almeno da parte mia lo sarebbe stato), e hanno dovuto lasciar perdere a seguito dell’irruzione di Ingroia e, per procura, De Magistris.
      http://www.repubblica.it/politica/2013/01/04/news/i_professori_lasciano_ingroia_la_sua_rivoluzione_vecchia-49912895/
      Mi pare curioso questo costante presidio delle alternative da parte di figure provenienti dalla magistratura.

    • Anch’io mi riconosco molto nelle riflessioni e il disagio, tranne che per la differenza di tariffa finale.
      Stecca para per tutti!
      A parte gli scherzi, condivido e vado oltre.
      Il Capitale non è più in grado nemmeno di sostenere la democrazia rappresentativa pilotata, formale e all’ultimo stadio come s’era ridotta fino a un giro fa (prima dell’inizio della guerra mondiale del debito). Dunque deve mettere in piedi questi spettacolini ormai grotteschi di false competizioni show tra nani e ballerine, guardie e ladri, totò e peppino, che però alla fine sono solo boldi e de sica.
      Questo è il massimo che può reggere, e non è detto che ci riesca.
      Guardate, ad esempio, alla mega operazione, locale e internazionale, su Monti.
      Enormi energie e pressioni esercitate. Risultati disastrosi. Pensavano di vincere sul cavallo bianco. Non li votano manco le mogli. Il Tecnico di sta… dovrebbe stare in tv h24. Perde diecimila voti al minuto.
      Poi dice che Zu Silvio rimonta.
      Intanto gli areodemosel hanno già stanziato una cifra per un killer per santoro, se stanno a cacà addosso per due ore d’avanspettacolo scadente. Pensa te.
      I Sai Baba per la Legalità sono impreparati a tutto, e per favore non si scomodi l’armata brancaleone che là c’era gente da paura. Ah, e visto che ci sono, basta anche con l’ironia sui maya e la profezia sbagliata, che ha rotto i coglioni.
      La fine del mondo c’è stata. E’ restare.
      Le opzioni in campo non sono solo invotabili, sono un insulto a cià che resta dei diritti dei cittadini.
      Altrove non sono messi meglio. Di rado s’era visto uno spettacolo più bolso delle ultime elezioni usa. E il nobel all’europa è una delle più grandi assurdità degli ultimi 60 anni.
      Altrove ancora, invece, sono più reattivi. Sono più giovani, hanno più fame, più voglia, sono più abituati a prendere pacche.
      Gli italiani, voi e me compresi, se ne facciano una ragione. A non fare mai, nemmeno per sbaglio, una cazzo di rivoluzione succede che poi ti devi mangiare questa merda.
      Il partito comunista dei lavoratori? Con tuto il rispetto, se lancio io un partito domani ho serie chance di prendere di più. Basta prendersi per il culo, anche tra di noi. Please.
      Chiedo scusa per la franchezza, ma secondo me chi pensa che stavolta il suo voto conti qualcosa non ha capito granchè dell’aria che tira e di ciò che ha intorno.
      Statev’ buono.
      L.

      p.s.
      Per gli oltranzisti delle petizioni istituzionali, un umile consiglio.
      Cominciate a raccogliere le firme per una delle poche persone decenti da candidare al quirinale. Non servirà a nulla, e manco ve la firmo, ma farete bella figuira.
      Iosefa Idem.

      • Mandare al quirinale una tedesca che non sia Angela è un po’ come sperare in un papa nero ;-)

        http://goo.gl/2m9wH

      • ho visto il videoforum su repubblica con la Idem….certo dà propio l’impressione di essere una bella persona, di credere nella possibilità di realizzare le sue idee progressiste per esempio: “vorrei battermi per far capire che bisogna investire nello sport perchè i soldi spesi in questo campo non possono essere considerati un costo ma un investimento”….ma, a parte la considerazione che un conto è far l’assessore allo sport al comune di ravenna e un conto è il parlamento e il governo nazionale, l’impressione che ne ho tratto è quella di una persona che vive in un suo mondo ovattato inconsapevole di quello che è realmente in gioco delle condizioni sociali ed economiche e sopratutto di quello che è realmente il partito democratico e di quali interessi persegue….ma scusa luca come si fà a dire quelle cose sull’investimento pubblico nello sport, dopo la riforma delle pensioni, dopo i tagli alla spesa pubblica, dopo il governo monti sostenuto fieramente dal PD? ecco mi sembra una beata illusa….nella migliore delle ipotesi!

  19. Do il mio contributo alla discussione, dopo aver letto vari commenti molto interessanti, con un po’ di riflessioni sparse e confuse.
    1) Odio il maggioritario. E quello attuale italiano ha credo il più grande divario tra voto espresso e voto rappresentato: l’errore è per lo meno la somma delle percentuali dei partiti che non superano lo sbarramento, con in aggiunta 2 volte il premio di maggioranza (conti a spanne).
    2) Per lo stesso motivo odio i discorsi che vorrebbero per mere questioni economiche diminuire il numero dei parlamentari, sono discorsi demagogici e anche un po’ stupidi: i parlamentari, per diminuire al minimo l’errore di rappresentanza bisognerebbe aumentarli (e tornare al proporzionale senza sbarramento); ovviamente pagandoli come un “buon operaio”… come si usava dire un tempo.
    3) Detto questo odio il “voto utile” e il voto del “meno peggio”. Conosco le regole del gioco ma ciononostante mi fa schifo cercare di votare qualcuno perché sia maggioranza: io voto chi rappresenta il più possibile le mie idee (per quanto possibile in una forma di rappresentanza verticale come questa).
    4) “Io non sono di sinistra, sono comunista” [cit.], per cui non mi rassegno a votare un giudice (per quanto “con la faccia da uomo”).
    5) Questo mi spingerebbe verso il Partito Comunista dei Lavoratori di cui condivido la spinta rivoluzionaria e anche il programma “di transizione” (anche se a volte non condivido i modi di esprimerlo): ben sapendo che non c’è la minima speranza di superare lo sbarramento…

    I dubbi e le perplessità son più grandi delle certezze; e forse questa è una deformazione professionale da uomo di scienza, di mettere in dubbio tutto.
    Mi piacerebbe una dissoluzione positiva della rappresentanza sempre più verso il basso: ossia avvicinando i rappresentanti ai rappresentati mediante deleghe più limitate (spazialmente e temporalmente) e con revocabilità immediata.
    La possibilità del non voto mi sembra invece una dissoluzione verso l’alto, un allontanamento ulteriore della rappresentanza dal tessuto reale.
    Chissà… scusate la lunghezza e la confusione.

  20. Io credo che focalizzare la discussione su “votare o non votare?” sia già un framing sbagliato che divora il futuro. Concentrare tutta l’attenzione sul passaggio elettorale è la necessità di chi si candida, non la nostra. Noi dovremmo tenere allargata la visuale. Mentre i nostri giornali (con poche eccezioni) aprono su Bersanconi che rifiuta il duello con Berlussani, in tutto il mondo si parla del fungo atomico di delirio che sta per scoppiare in Africa, con la Francia che chiede droni agli USA per intervenire militarmente in Mali e forse in Somalia. Sono cose che ci riguardano molto da vicino, ma stiamo qui a parlare di Santorconi che ha sbagliato a far sedere Berlustoro dietro la scrivania.
    Ciascuno decida se votare o meno, l’importante è riaffermare la verità di un antico slogan operaio: “Non è il voto ma la lotta che decide”.
    Comunque vada, di per sé il voto non risolverà nessuno dei problemi che abbiamo ora.
    Astenetevi, votate SEL, votate Ingroia, votate PCL, votate scheda bianca, annullate, quel che vi pare purché lo riteniate giusto (il voto al PD o a Grillo manco lo prendo in considerazione). Ma non insultate la nostra intelligenza: non dite che la vostra scelta (qualunque essa sia) è “l’unica possibile”, “l’unica alternativa”, parte di una strategia. Ammettetelo, che è una scelta disperata, scazzata, rassegnata, sfiduciata, identitaria, di testimonianza, perché non vi sentite di fare altro etc. E’ una questione di onestà intellettuale. E serve ad avere le idee chiare quando toccherà lottare contro il nuovo governo, qualunque esso sia.

    • Sono d’accordissimo.
      E forse andrei oltre: penso che bisogna non solo ammetterle, ma rivendicarle le nostre scelte scazzate e disperate. Le nostre non-scelte, convinte e pur sempre rassegnate.
      Per spostare subito l’attenzione sulla realtà e sulla militanza di ogni giorno.

    • Beh, prima ancora di sapere cosa fare, io so di essere un disperato. A maggior ragione dato che appartengo a quella generazione di gggiovini che Monti considera sacrificabile (ma per cosa?) e che sta facendo da cavia per il no future. Ma c’è un’altra cosa su cui ho pochi dubbi e che mi si è chiarita sempre di più, almeno a partire dall’instaurazione del governo tecnico: oggi votare non è più sufficiente. Ammesso e non concesso che lo sia mai stato, oggi il voto è diventato talmente marginale, l’opinione pubblica così irrilevante, che la necessità di perseguire altre vie per affermare la volontà popolare diventa ogni giorno più pressante, almeno per chi abbia un minimo di coscienza e consapevolezza. Se non altro per poter continuare a portare in giro la faccia. Bisogna reinventare la ruota.

      • Premetto che ho sempre votato e nonostante abbia avuto spesso e volentieri la tentazione di non farlo mai come ora tale tentazione è stata forte. Ho letto tutti i commenti scaturiti da questo fulminante post di luca, tutti li ho trovati belli e veri, in tutti c’è un pò di quello che sento e che mi si affolla in mente man mano che si avvicina il giorno del voto. Ma non riuscivo a trovare una chiusa un modo per conciliare tutto, la soluzione è arrivata con la sequenza di questi tre commenti (sarà che il tre è un numero magico? :-) non sò c’è qualcosa nell’alchimia di questi pensieri che mi ha dato pace (si lo confesso la prospettiva di votare, o non votare a cazzo, mi angosciava), come dice dovic dobbiamo reinventare la ruota.
        Una sola cosa non capisco…scusa Wu Ming1 ma perchè se, giustamente, non prendi in considerazione il voto per il PD, lo fai nel caso di SEL..a parte le belle chiacchere che diffenza c’è tra i due?

        • Mica ho detto che lo prendo in considerazione per me: mi rivolgevo ai compagni e alle compagne che, mezzi convinti dalla strategia oppure turandosi il naso, voteranno SEL. Ce ne sono parecchi/e. La disperazione politica è arrivata a livelli mai percepiti prima. Me ne parlava anche l’amico mio etiope, l’altro giorno. Mi diceva però che in Italia non si può fare il golpe, perché i carri armati non passano sotto la maggior parte dei cavalcavia delle autostrade.

  21. “Se [il PD] andrà al governo non rinegozieremo il Fiscal Compact né abrogheremo il pareggio in bilancio in Costituzione. Non ci sarà nessun aumento della spesa pubblica deciso in modo unilaterale. Se agissimo in questo modo danneggeremo il progetto europeo. Vorremo avere maggior spazio per politiche anti cicliche contro la recessione, ma da realizzare a livello europeo, non nazionale.”

    Così Fassina in un’intervista apparsa oggi sul Financial Times. Traduzione presa dal blog di Gad Lerner.
    E Fassina rappresenta la *sinistra* del PD! La sinistra di un partito che, come mi assicurava una compagna di SEL due sere fa, “non è mai stato così a sinistra prima d’ora. E’ uscito Ichino, i renziani sono stati messi all’angolo… Finalmente possiamo incidere, se il centrosinistra avrà l’autosufficienza in parlamento potremo fare fronte con Hollande e rinegoziare il fiscal compact.”

    Io le ho risposto che ritengo le premesse illusorie, non ci credo, non mi fido, non sono arruolabile. Su un piatto della bilancia vedo solo speranze in quel che *potrebbe fare* un PD più ipotetico che reale; sull’altro piatto vedo tutto quel che il PD reale ha fatto davvero, fatti concreti, scelte concrete. Quest’intervista al FT, se Fassina non la smentirà, rafforza il mio convincimento, che peraltro era già bello forte: mai e poi mai un voto al PD o a chi scommette sul PD.

    • E’ incredibile come questi tizi (stavo per dire “i nostri politici”, ma de che?) diventino mr. Hyde quando pontificano su certe testate. E magari un secondo dopo cambia il microfono e cambia la storiella, diventa più voter-friendly. Porci. Non bisogna credere però che queste siano semplici sfoghi di chi a casa sua la racconta in un certo modo, ma poi gli scappa da ridere e va a sfogarsi fuori. Quando i suddetti tizi rilasciano certe dichiarazioni sui soliti big della stampa finanziaria internazionale (lo fanno oggi quelli del PD, tempo fa lo faceva Tremonti, insomma così fan tutti), stanno lanciando messaggi in bottiglia per chi ha orecchie per intendere. Sono rassicurazioni, languidi ammiccamenti, sono l’equivalente politico di un “zì, badrone”. Non che ormai abbiano chissà quale pudore anche sui media nazionali, ma la scarna franchezza che trovi sui giornali esteri non ha prezzo.

    • Ironia della sorte, proprio questa sera un mio amico mi ha invitato a votare PD “perchè c’è Fassina che è uno di sinistra”. Concordo con WM1: nun zè po’.

      • Una cosa che tutti qui abbiamo in comune è l’avere amici che in questi giorni rompono gli zebedei mica poco :-)

    • E aggiungo anche che depotenziare l’art. 18 non è da partito di sinistra. Così come attuare norme per la precarietà del lavoro. Anche sulla TAV la posizione del PD è a favore dei padroni. Per me PD vuol dire Partito di Destra.

  22. Io penso d’avere l’amico peggiore, sta a Londra e lavora per Goldman Sucks. Proprio sabato mi raccontava di come avessero portato a cena Fassina per grigliarlo. E di come lui, umile e ossequioso, avesse fornito tutta una serie di rassicurazioni.
    Per un attimo ho pensato: tosto il ragazzo, sembra il sergente Brody di Homeland che in un nanosecondo riesce ad adattarsi all’ambiente che lo circonda e a utilizzare la tattica migliore per non essere scoperto dal nemico.
    E mi sono stupito.
    Poi, letta l’intervista di stamattina sul FT, che Lerner racconta essere stata “a seguito di alcuni incontri con la finanza londinese”, mi sono dovuto ricredere. E ho capito che quella di Fassina è stata una vacanza-studio a Londra modello EF: organizzata chez Monti perché l’irrequieto discolo capisse che non si poteva più scherzare e bisognava darsi una regolata se il PD vuole andare al governo. E Fassina occupare un buon posto.
    Per lo meno a livello d’immagine.
    Lavaggio in capo riuscito alla perfezione. Adattamento al nuovo corso effettuato. Purtroppo, o per fortuna, lo stupore è svanito di prima mattina insieme al caffè.

    • Scusate, ma voi ce l’avete presente il curriculum di Fassina? No, perché non c’è mica da meravigliarsi che mandino lui a cena con i gentlemen della City di Londra. Mica solo perché probabilmente è quello che parla meglio l’inglese, ma soprattutto perché è un laureato in economia alla Bocconi, già consulente di una banca americana e del FMI. Questo sarebbe il “sinistro” del PD.
      (l’amico di turno l’altro giorno mi rompeva i maroni cantandomi le lodi di costui e quindi anch’io ho un po’ la mosca facile a saltare al naso…)

      • Fassina è quello che non è andato alla manifestazione della FIOM perché c’erano i No TAV. Direi che non ci sia altro da aggiungere.

        • secondo me era una scusa…le pernacchie le prendeva anche da quelli della FIOM.

  23. Veramente li vendevano a 50 euro l’uno i voti, e dice pure che stavano fuori mercato, sovrapprezzo… 1.000 euro: e che c’hai? La X d’oro!? 1.000 euro solo se c’hai dietro le truppe cammellate, sempre che ne torvi di libere e disponibili i n giro, che c’è penuria vendono pure quelle al mercato nero…

    Dèm, sù, ndè a laurà, barbun!
    O a fare un’organizzazione di classe non elettorlaistica ma di lotta.

  24. Io vorrei tanto votare per una sinistra decente, una sinistra apertamente ed irriducibilmente classista, che è poi l’unico modo sensato e decente per fare qualcosa di sinistra ( anche se eventualmente supportati da teorie differenti alle proprie spalle. La mutagenesi della sinistra comunista italiana che l’ha trasformata in centrosinistra-liberista-più-realista-del-re, risale come minimo agli anni ’70 ed al dibattito interno tra conflittualismo e compatibilismo. Il PCI decise di suicidarsi compatibilista, finendo poi del tutto sussunto dal liberismo, e chi si oppose dall’interno finì completamente scavalcato a destra da persone che pure provenivano da formazione e cultura comunista ed in tal modo avrebbero continuato a chiamarsi per quasi altri 20 anni. Finirono in questo modo incolpevolmente scavalcati a destra dalla maggioranza del proprio partito non solo i politici come Ingrao che non erano disposti a svendere, ma anche economisti come Augusto Graziani che pure comunisti in senso stretto non lo erano. Questo è uno dei tanti esempi possibili per cui credo che bisognerebbe ricostruire una sinistra intesa come fronte ampio, non per coltivare ortodossie col rischio di ritrovarsi in 4 a parlarsi addosso, ma per raccogliere tutti quelli che nel quadro di conflitto tra capitale e lavoro scelgano con coerenza la parte del lavoro ).

    Questa campagna elettorale mi sta però convincendo ogni giorno di più a fare una cosa che fin qui non avevo mai fatto: annullare la scheda.
    Vorrei tanto votare la sinistra, ma ogni giorno in più che passa ho la sempre più pesante sensazione che qualsiasi eventuale successino verrebbe poi utilizzato per andare dal Bersy a riscuotere la cessione di un qualche spazio.
    Eh no!
    Se penso che la sinistra debba essere classista, io compromessi territoriali con il nemico di classe non ne faccio, e non voto chi si mostri incline a farne. Si decidessero una buona volta a reciderlo, quel maledetto cordone ombelicale.

    In ogni caso è vero, come detto da WM1, il voto non risolverebbe i problemi che abbiamo di fronte ora.

    Forse il massimo risultato realizzabile ora è parlare con le persone per diffondere consapevolezza e cercare di non lasciare che la società si sfilacci completamente, cercare di rinsaldare un senso di comunità; essere in mezzo alle persone quando c’è da protestare, cosa che capiterà sempre più spesso.

    L’unica cosa che mi sento di dire è che non c’è adesso una “unica scelta possibile”, ma esiste un unico errore certo: far la fatica di andare fino al proprio seggio elettorale per poi infilar nell’urna una scheda bianca.
    Ho sempre rifuggito ogni sorta di complottismo, però vorrei ricordare a tutti come andò lo spoglio delle schede nel 2006.
    Fino a circa metà spoglio, e si sta parlando di qualcosa come quindici milioni di voti scrutati, si configurava un risultato chiaro, non schiacciante ma chiaro, e secondo i dati le schede bianche erano percentualmente le stesse di sempre.
    Poi circa 3 ore di black out delle informazioni da parte del Ministero degli Interni fino a quando le comunicazioni son ritornate, nel frattempo era stata quasi per intero spogliata anche l’altra metà dei voti, nella seconda metà dello spoglio praticamente non c’erano più state schede bianche, ed al senato finì pari.
    Seconda statistica e calcolo delle probabilità, che su milioni e milioni di voti espressi uno spoglio possa avere un andamento simile, è possibile ma del tutto improbabile, probabile come andare alla prima ricevitoria giocare una sola colonna e col minimo della spesa centrare un 6 pieno al seperenelotto.
    Lascio a ciascuno e ciascuna credere se ciò sia plausibile o coltivare il dubbio che nella nostra presunta democrazia in realtà ci sia qualche bug di sistema.
    Ad ogni modo, fare qualsiasi cosa secondo la coscienza individuale, ma non scheda bianca.

    Chi pensa non ci sia niente di votabile, quella maledetta scheda, faccia il santo piacere di annullarla, in modo che non venga conteggiata con meccanismi vari come utile all’assegnazione di premi di maggioranza e soprattutto NON SE LA POSSANO VOTARE LORO, come più torna comodo a chi comanda veramente.

  25. Al di là delle scelte, tre domande:
    “È giusto votare con una legge incostituzionale? Il Porcellum, è incostituzionale o no? Chi se ne deve occupare?”

    Al riguardo si segnala che il 29 gennaio è stata fissata l’udienza al Tar del Lazio per il ricorso contro, appunto, il Porcellum.
    Ovviamente, trattandosi di una legge elettorale che fa comodo a tutti, nessuno ne parla, tant’è che abbiamo deciso di intervistarci da soli.
    http://www.riforme.net/2013/rass13-08.htm

    E questo il testo integrale del ricorso:
    http://www.riforme.net/2013/rass13-ricorso_contro_porcellum.htm

  26. […] di seguito un commento di Wu Ming 1 alla discussione online su Giap sulle prossime elezioni. Il commento mi pare molto preciso e va dritto al punto sul voto al PD (a mio parere anche a SEL, […]