La Contea degli Hobbit: un’utopia economica? No.

Joseph Pearce

Joseph Pearce

Sul sito dell’Associazione Romana Studi Tolkieniani (*) si trova l’articolo scritto a quattro mani da Roberto Arduini e Wu Ming 4 sulle letture economiche che certi studiosi (confessionalisti) di Tolkien si accaniscono a proporre. C’è una scuola di pensiero che vede in Tolkien un seguace di G.K. Chesterton, tanto sul piano letterario quanto su quello religioso e della teoria socio-economica. Si tratta di una cerchia di studiosi di area anglosassone, tutti più o meno collegati tra loro da rapporti di collaborazione e amicizia, oltre che dalla comune confessione religiosa, che si sforzano di far passare Tolkien per un “distributista”.
La personalità più in vista è quella di Joseph Pearce, un tempo noto come Joe Pearce, ex-militante del National Front inglese (due volte incarcerato negli anni Ottanta per incitazione all’odio razziale) e agiografo degli Skrewdriver, la più celebre band nazi-rock (Skrewdriver: The First Ten Years, 1987). Convertitosi al cattolicesimo e divenuto “chestertoniano” – oltreché “tolkieniano” – di ferro, ora Pearce ripudia radicalmente le sue idee giovanili, tanto da definire la sua militanza neofascista “un patto col Diavolo”. Il suo saggio più famoso, Tolkien: Man and Myth (1999) è stato pubblicato in Italia da Marietti nel 2010 e rappresenta il punto di riferimento per il filone interpretativo descritto sopra.
Nello specifico la tesi in questione si fonda su una premessa falsa e su alcuni indizi di contorno. La Contea degli Hobbit sarebbe un modello sociale palesemente distributista, esaltato da Tolkien. A sua volta Tolkien sarebbe un seguace e ammiratore di Chesterton (anche lui inglese, cattolico, scrittore di storie fantastiche).
Riguardo alla prima affermazione rimandiamo alla lettura dell’articolo sul sito dell’ARST; per la seconda basti sapere che nel saggio Sulle fiabe (1947) Tolkien fa riferimento a Chesterton positivamente, mentre in una lettera del 1944 stronca un suo poema, ma certo in nessun testo noto ha mai fatto riferimento alle sue teorie economiche.
Su questi temi torneremo tra circa un mese con la traduzione di un articolo di Tom Shippey.

* Eventuali commenti lasciateli di là, grazie.

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