Augusto Masetti, l’uomo che sparò al bersaglio giusto

Vignetta di Giuseppe Scalarini. Clicca per vederne altre.

Il Resto del Carlino lo soprannominò “L’Arabo di Persiceto”, anche se in verità era nato a Sala Bolognese, e a San Giovanni in Persiceto ci si era trasferito solo per fare il muratore. Si chiamava Augusto Masetti, era cittadino italiano, ma per i giornalisti del Carlino doveva essere arabo, per forza, com’erano arabi i nostri nemici di cent’anni fa. Anzi, a voler essere precisi, nel 1911 i nemici dell’Italia non erano proprio arabi, ma turchi, perché lo “scatolone di sabbia” che oggi chiamiamo Libia, allora faceva parte dell’Impero Ottomano. (more…)

O captain! Our captain! Emilio Salgari, 1911 – 2011

Il 25 settembre 1885, alla periferia di Verona, due giornalisti incrociarono le sciabole per ottenere soddisfazione delle offese che si erano lanciati dalle colonne di quotidiani concorrenti: L’Adige e L’Arena. In particolare uno dei due era stato accusato di millantare il grado di “Capitano di grande cabotaggio” senza averlo mai conseguito. Costui, un tipetto basso e agile, con ispidi mustacchi a manubrio, inflisse al rivale una lieve ferita alla tempia, che spinse i padrini a sospendere l’assalto. Il suo nome era Emilio Salgari, già noto ai lettori dei giornali veronesi come l’Ammiragliador, anche se, oltre a non essere certo ammiraglio, non era nemmeno mai stato capitano. (more…)

Si vincerà in Italia! Ancora e sempre Paolo Vinti

[Articolo apparso su GQ - Italia, gennaio 2011. A poco più di un mese dalla sua morte, una riflessione sull'eredità di un leggendario compagno.]
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Paolo Vinti / Paul Beathens (foto Troccoli, tratta da Umbria24.it)

Il documentario si intitola Film astratto rosso. Cercatelo su Google, è scaricabile gratis. Ritagliatevi un’oretta di tempo e aprite il file avi. Appare un volto un po’ gonfio, sorridente, non bello ma solenne, pieno di dignità. Pelle ruvida e arrossata, barba grigia, capelli solo ai lati del cranio, occhiali tondi e sottili. Due cravatte pendenti dal collo, senza nodo. Postura «sbagliata», innaturale. Storta. Quando s’incammina per Corso Vannucci, nel cuore di Perugia, l’uomo ondeggia, è zoppo.
Questo è il corpo.
Poi c’è la voce. (more…)

Animale di montagna. Harry Villegas, nome di battaglia “Pombo”


Spesso ciò che viene consegnato alla memoria come la fine di una vicenda è una costruzione intellettuale, un concetto. La realtà assomiglia più a un processo che a una collezione di fatti. Difficile, quasi arbitrario definire il principio e la fine. Sarebbe forse più giusto parlare di sorgere e declinare, di manifestarsi e di esaurirsi. Certo è che nelle vicende che costruiscono la storia degli uomini sarebbe difficile orientarsi senza definire coordinate. Senza un’idea di fine e di inizio, risulta impossibile applicare nozioni di ordine morale. Spesso la Fine è esemplare.
Prendiamo la vicenda di Ernesto Guevara in Bolivia. Il Che e i suoi, la guerriglia. La cattura. L’assassinio. La fine tragica, che determina il sorgere dell’icona cristologica. Siamo tutti d’accordo nel dire che la fine del Che è l’inizio della sua leggenda. Questa dinamica –fine che è anche inizio su un altro livello- ci è nota, la percepiamo come evidente, è quasi luogo comune.
Ma nella vicenda di Ernesto Guevara e dei suoi c’è qualcosa di concreto, di vivente, che sfugge alla morte, quel concetto che scambiamo per un fatto e che per noi è la fine per eccellenza. Qualcosa, o meglio, qualcuno: Pombo, Benigno, Urbano. (more…)

Il Socrate brasiliano nell’Italia degli anni ’80

Un’irreale progressione, come se l’attaccante galleggiasse su un cuscino d’aria, scarpe-hovercraft prive d’attrito. L’azione taglia l’area come un bisturi, caccia il pallone in fondo alla rete. Primo piano sul volto di un uomo assai lontano dalle misure antropometriche dei calciatori odierni. La Seleçao in festa. La nazionale che avrebbe fatto alzare in piedi Pertini raggiunta dopo un fulmineo vantaggio.
Per gli italiani è uno snodo centrale, che porta a uno dei momenti più tipizzati nell’esercizio dell’ossessione nazionale: il “come eravamo” condito in tutte le salse, meglio se dolciastre e fuori fuoco. I brasiliani invece ricordano quella partita come la “Tragedia del Sarrià”. (more…)

Due storie di sport: Arturo Merzario e il Lupo

[Sul numero di settembre della rivista GQ (edizione italiana) abbiamo raccontato a modo nostro una storia famosa, quella del "rogo del ring", Nürburgring 1976. Un giorno nella vita di due uomini: uno si chiama Niki Lauda, l'altro Arturo Merzario. A noi interessa soprattutto il secondo.
Cogliamo la palla al balzo, e vi offriamo anche un altro testo. Lo ha scritto uno dei commentatori più apprezzati qui su Giap e su Lipperatura, ossia Luca, the man formerly known as Wu Ming 3. Parla di un calciatore. Uno che si chiamò fuori dal più grande spettacolo del mondo. Che è poi un altro modo di gettarsi nelle fiamme per salvare qualcosa, qualcuno.]
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1 agosto 1976. L’asfalto corre in mezzo alla vegetazione, su un lato della pista il terreno digrada verso la piana, sull’altro sale verso la collina, ricoperto dal bosco. Da qualche parte lassù ci dev’essere perfino un castello. Sembrerebbe una qualsiasi strada di campagna, non fosse per la monoposto che esce veloce dalla curva: rossa con una banda bianca, il numero 1 stampigliato sul musetto. Una frazione di secondo e l’auto piega a sinistra, poi sbanda a destra, il pilota controsterza ma perde il controllo, l’auto taglia in diagonale la pista e pattina veloce verso la rete di cinta, la sfonda, si schianta sul fianco della collina, rimbalza in un diluvio di rottami, si incendia, prosegue in testacoda avvolta nelle fiamme fino a fermarsi.
L’uomo imprigionato lì dentro si chiama Andreas Nikolaus Lauda, per tutti Niki. E’ il campione del mondo in carica con la Ferrari, ha 27 anni e sta bruciando vivo in quello che passerà alla storia della F1 come “il Rogo del Ring”. (more…)

La notte del Chueco

ovvero: 27 ore nella vita di Juan Manuel Fangio

Juan Manuel Fangio, 1911 - 1995

La Havana, 23 febbraio 1958, h. 20:45. Un uomo distinto, non tanto alto, i capelli tirati indietro sulla fronte spaziosa, percorre il vestibolo dell’Hotel Lincoln in compagnia di due persone. Gli addetti alla reception lo salutano ammirati, l’uomo ricambia con un sorriso e un cenno del capo. Gli ospiti seduti nella hall si voltano a guardarlo, dandosi di gomito. Due stanno un po’ in disparte, si alzano e vanno incontro al terzetto che avanza verso le scale. L’uomo al centro rallenta il passo e li scruta. Reporter? No, niente macchine fotografiche. Ammiratori? Probabile. Ha firmato autografi tutto il giorno, conteso tra fans, puttane in svendita e un attore americano che voleva a ogni costo una foto insieme a lui. Ora brama soltanto la cena in camera e una notte di buon sonno, per affrontare al meglio la gara dell’indomani. Dall’incidente di Monza non ha più commesso l’errore di presentarsi stanco a una partenza. Quella volta aveva guidato tutta la notte da Parigi, arrivando in Brianza appena mezz’ora prima dello start. Risultato: riflessi lenti, una sbandata in curva, la Maserati sale sul terrapieno, si invola, piroetta per aria prima di schiantarsi. Stagione e titolo compromessi. E’ passato del tempo, ma ogni tanto ci pensa ancora: la vita poteva finire quel giorno. Invece eccolo lì, a 47 anni, ancora pronto a infilarsi in un abitacolo e a interrogare con lo sguardo tre ammiratori cubani, in attesa che gli porgano una foto da autografare.
- Me desculpe… – dice quello più alto, con la giacca di cuoio. (more…)

Robespierre e noi. Pensare l’uguaglianza, capire il Terrore

Maximilien de Robespierre

1775. Diciassettenne, Maximilien de Robespierre viene incaricato di tenere un discorso di benvenuto davanti al Re, che deve visitare il collegio dove il giovane vive e studia. Tutti schierati, studenti e tutori attendono Luigi XVI e Maria Antonietta sotto una pioggia battente, e l’attesa dura ore. La carrozza come dio vuole giunge; la coppia reale non ne scende per paura di bagnarsi.
Se si dovesse indagare il personaggio per renderlo un carattere da film o da romanzo, questo sarebbe un buon punto di partenza. La camera inquadra in primo piano gli occhi dell’adolescente, che sono fermi, inespressivi. Poi si allontana, lenta, rende prima la figura intera, poi il gruppo, finché Robespierre giovane non è che una figura tra le tante nell’aria diaccia.
Un’altra scena topica potrebbe essere quella del suo arresto. La mattina del 28 luglio 1794 le Guardie Nazionali irrompono all’interno dell’Hotel de Ville e arrestano Saint-Just. Il fratello di Robespierre, Augustin, si getta dalla finestra. Viene raccolto moribondo, nella polvere della via. E Maximilien? C’è chi dice che oppose resistenza, ma il gendarme Charles-Andrè Merda, dicono, gli fracassò la mascella con una pistolettata. Altri sostengono che tentò il suicidio. Altri ancora, che il colpo partì accidentalmente dalla pistola di Robespierre, mentre tentava la fuga. Il regista, o il romanziere, dovrebbe scegliere.
E una volta fatta la scelta, che cosa avrebbe in mano? (more…)

Sul tuo capo quel sangue cadrà

[Celebriamo - con qualche giorno d'anticipo - un anniversario "inconsueto". Il 17 maggio 1900 l'anarchico toscano Gaetano Bresci, emigrato negli USA due anni prima, si imbarcava a New York per tornare in Italia. Quale fosse il suo intento è cosa nota a molti.
Sono (siamo) ancora in tanti a ricordare il regicida. Se n'è avuta prova nel febbraio scorso, quando la ributtante partecipazione di un sig. Savoia al Festival di Sanremo riaccese sul web l'odio per una dinastia infame e spinse molti, su blog e social network, a rimpiazzare il proprio avatar col volto di Bresci, vindice fantasma e perenne monito. Il principino mancato salmodiava: "Io credo nella mia cultura e nella mia religione, / per questo io non ho paura di esprimere la mia opinione. / Io sento battere più forte il cuore di un’Italia sola, / che oggi più serenamente si specchia in tutta la sua storia." Pura apologia della "smemoria condivisa": un'Italia tarallucci-e-vino unita nell'oblio di ogni sopruso passato e nella rimozione di ogni schifezza presente. E Ghinazzi ci metteva il carico da undici cantando: "Tu non potevi ritornare pur non avendo fatto niente..." Tra i conati di vomito, decidemmo di scrivere un ritratto di Bresci per la rubrica "Wumingwood" che teniamo su GQ.
Il pezzo è uscito il mese scorso col titolo "L'amico americano", e oggi lo riproponiamo.  Magari non dirà nulla di nuovo a chi conosce la vicenda, ma nel contesto di quella rivista ammetterete che fa la sua non scontata figura. L'illustrazione, come al solito, è di David Foldvari. Cogliamo l'occasione per segnalare che su Bresci esiste un documentario, Colpo al cuore: morte non accidentale di un monarca, a cura di Teleimmagini? e XM24. Non lo abbiamo ancora visto, comunque lo proiettano pure domani sera, 14 maggio, al circolo anarchico Berneri di Bologna, Piazza di P.ta Santo Stefano 1, h.20.] (more…)

Chi ha rubato il mestiere a Uri Geller?

Il paragnosta Uri Geller

[Come molti di voi sanno, noi teniamo una rubrica sul mensile GQ, si chiama "Wumingwood" ed è un'indagine sui modelli di riferimento maschili (buoni e cattivi). L'ultimo numero del vecchio Giap (ottobre 2009) conteneva la nostra dichiarazione d'intenti e un pdf con le prime cinque puntate, dedicate a Filippo d'Edinburgo (no buono), Peter Kolosimo (buono), Mobutu Sese Seko (no buono) e Mirek Topolanek (no buono).
Da allora abbiamo curato i "ritratti" di Angus Young (buono), Jean-Marie Le Pen (decisamente no buono), Christopher Lee (buono), Johnny Thunders (boh), Uri Geller (no buono) e Gaetano Bresci (molto buono). Il prossimo numero sarà dedicato all'eroe della Resistenza Bruno Fanciullacci.
Pian piano, non seguendo alcun ordine, li pubblicheremo qui sul nuovo Giap. Iniziamo dalla puntata del mese scorso, dedicata al "sensitivo" Uri Geller. L'illustrazione, come sempre, è di David Foldvari.]

UN GERRY SCOTTI TRAVESTITO DA MANDRAKE

Dell’ex-paracadutista israeliano Uri Geller, l’uomo che “piega i cucchiai con la forza del pensiero”, si parlava moltissimo nei primi anni Settanta. Oggi è ancora famoso, ma è una stella di grandezza medio-piccola, uno dei tanti che si arrabattano per far parlare di sé: ha partecipato all’edizione inglese de L’isola dei famosi (il cimitero degli elefanti dello show-biz); manda querele a destra e a manca per futili motivi (es. ha adito le vie legali contro i Pokemon per via di un personaggio, Kadabra, concepito come sua parodia); approfittando di un guasto del Big Ben, ha dichiarato di averlo fermato lui grazie alla telecinesi (lo stato dovrebbe fargli pagare le riparazioni); ogni tanto millanta appartenenze a diversi servizi segreti (compare in questa chiave nel libro di Jon Ronson L’uomo che fissa le capre) etc. etc. (more…)



IN LIBRERIA DAL 30 APRILE 2013


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Hanno detto di noi:

«Come facciano questi cani sciolti italiani a ottenere narrativa di tale potenza e complessità da un lavoro collettivo resta un enigma, ma possano i loro tamburi suonare a lungo.»
The Independent

«In letteratura, quattro cervelli messi insieme per scrivere un'opera fanno zero. Forse anche meno [...] Una macedonia di fumetti, vecchi film, spezzoni di fiction, sceneggiature ingiallite, elenchi telefonici stranieri, dipinti d'epoca e imitazioni di salgariani impazziti.»
Avvenire

«E poi, come diavolo scriveranno a dieci mani i favolosi cinque? Capitan Sovietico scrive un capitolo e SuperGuevara un altro? Oppure scrive tutto l'Uomo Maoista e gli altri fanno l'editing? »
Libero

«Come diceva Ernesto Calindri in un celebre Carosello anni Sessanta: "Dura Ming! Non dura, non può durare…".»
R. Chiaberge, Il Sole 24 Ore

«Non leggete L'eroe imperfetto di Wu Ming 4. Basta coi finti sperimentali.»
A. D'Orrico, Sette/Corriere della sera

«I Wu Ming stanno con Al-Qaida, il cui obiettivo siamo noi e fa di Hitler un dilettante. Fate sentire la vostra voce, i vostri valori. E, se credete, mandateli affanculo.»
Il Domenicale, giornale fondato
da Marcello Dell'Utri

«Altai è una boiata, proprio come Q
Libero

«Non credo che al lettore giovane importi un cazzo di ciò che Wu Ming racconta o narra. Queste, tuttavia, sono le uniche categorie di lettori: professoresse donne, interessate a romanzi che hanno come trama uteri asportati e poi, nel caso della narrativa di tendenza giovanile, indiani d’America che lanciano frecce al curaro nel buco del culo del coprotagonista.»
Fulvio Abbate

«Venditori di inchiostro al dettaglio. I lettori di Wu Ming sono azionisti inconsapevoli di un’operazione più commerciale che culturale. I Wu Ming sono un'associazione a delinquere di stampo immaginario.»
Gian Paolo Serino, Il Giornale

«Asserviti al mercato. Leghisti col calamaio. Una parodia dell’antipolitica applicata alla letteratura. Una versione (postmoderna) dello zdanovismo, o una declinazione letteraria della battaglia ratzingeriana contro il "relativismo culturale".»

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Giap non è solo "il blog dei Wu Ming": è una comunità di lettori e scrittori. Qualcuno l'ha definito "una radio libera", altri lo descrivono come un punto di riferimento non solo culturale ma politico (nell'accezione più vasta del termine). Non sta a noi esprimerci su questo. Di sicuro, è un luogo del web dove si riesce a discutere. E a volte dalla discussione sono nati progetti concreti, sono partite "pratiche virtuose per il web".
Solo che gli anni passano, le vite si complicano e costa sempre più fatica, tempo e soldi gestire quest'enorme mole di attività. Sono centinaia di ore al mese. Lo facciamo per militanza, ma quando hai il fiato corto anche la militanza ne risente.
Quindi, bando alle timidezze: se credi che Giap sia importante, se pensi che il nostro lavoro on line e il nostro progetto nel suo complesso valgano un sostegno, un incoraggiamento, un feedback, un… “controdono” da parte tua, puoi usare PayPal per mandarci qualche scellino.
Non è nemmeno necessario avere la carta di credito, basta un conto corrente.
Un'altra opzione interessante è Flattr. Se non sai cos'è, lo spiegano qui.
Grazie.
P.S. Quello sulla moneta è Thomas Müntzer.

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Tutte le musiche ispirate ai nostri romanzi, da scaricare o ascoltare in streaming.
Yo Yo Mundi, Colle der Fomento, Mr. Phil, Klasse Kriminale, le chitarre dei Massimo Volume, Subsonica, Skinshout, Xabier Iriondo (Afterhours), Switters, Yu Guerra, le chitarre dei Nabat, Sikitikis, 2/9 dei Modena City Ramblers, Osteria Popolare Berica e tant* altr*.

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  • Wu Ming 2 { Diciamo che il TAV sta a questo progetto, come Benuzzi sta a Point Lenana. E' protagonista e pretesto narrativo, ma non è detto che gli si debba sempre stare appresso.... } – May 19, 11:26 PM
  • VecioBaeordo { Ciao che piacere vedere Giap spostarsi sempre più frequentemente in questo filone di discorsi! Una domanda a @WM2, sul metodo. Se ho capito bene l'intento è (continuare a) seguire il... } – May 19, 3:51 PM
  • gea { Non so se la mia domanda è una violazione della privacy o di personali progetti, ma intendi camminare da solo? O accetti compagni di viaggio che abbiano bisogno di un... } – May 19, 11:44 AM
  • marabou { certo certo una quadrilogia! Il Sentiero l'ho prima ascoltato (grazie ai reading caricati qui su Giap), poi letto e poi camminato (con tanto di acquazzone terribile il primo giorno e... } – May 19, 10:43 AM
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  • Wu Ming 2 { Intanto, lungo la linea tra Verona e il Brennero: http://notavtn.blogspot.it/2012/08/campeggio-no-tav-marco-rovereto.html } – May 19, 7:47 AM
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  • Wu Ming 2 { Molto interessante, grazie davvero. I luoghi del terremoto, il deposito gas e Fossoli (e i cippi partigiani tra Carpi e Correggio) mi sembrano tutte tappe da non perdere. } – May 19, 7:39 AM
  • Wu Ming 2 { Intorno alla metà di Aprile sono stato a Trento per il reading di Altai e ho visto che anche lì ci sono manifesti e volantini e scontri per un progetto... } – May 19, 7:36 AM
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