A caldo: che cos’è questo golpe?

Ieri è oggi?
Intanto, non è un golpe. Non c’è bisogno di un golpe.
In Europa, il golpe è démodé da almeno quarant’anni. E’ assodato che si possono ottenere gli stessi risultati con più discrezione e gradualità. Il che non vuol dire con meno violenza: è solo un altro uso della violenza, più dosato, capillare, diversificato.
In questo momento, come altre volte è successo, diversi poteri costituiti comunicano tra loro in un linguaggio allusivo e cifrato, linguaggio fatto di attentati, provocazioni, bombe che uccidono nel mucchio, pacchi-bomba e bombe-pacco, sigle multi-uso in calce a volantini di rivendicazione bizzarri e pieni di errori marchiani.
Cosa esattamente si stiano dicendo questi poteri costituiti, questi settori di capitalismo italiano e internazionale, forse non lo sanno nemmeno loro. Appunto, è un linguaggio allusivo, tipicamente mafioso, e nemmeno loro ne colgono tutte le sfumature.
Sulla sostanza, però, sul nucleo di senso di questi messaggi, in diversi cominciamo ad avere sospetti. Si parla già, benché ancora timidamente, di una nuova “strategia della tensione”, un nuovo “stabilizzare destabilizzando”.
E chissà se è una semplice coincidenza che negli ultimi tempi si sia ricominciato a depistare sulla strategia della tensione degli anni ’60-’70: Piazza Fontana fu un po’ colpa anche degli anarchici etc.

Il fine diretto o indiretto di ogni atto della strategia della tensione è criminalizzare i movimenti, o comunque ostacolarne le lotte, renderne più difficile lo sviluppo. Una società civile ansiosa e impaurita, nonché mobilitata sulla base della paura, è una società che tira la carretta a capo chino, più disposta a delegare scelte cruciali, più disposta ad accettare politiche che si annuncino ansiolitiche e senz’altro meno disposta a recepire le istanze dei movimenti. Movimenti che il potere addita all’opinione pubblica come piantagrane contrari al blocco d’ordine, pardon, alla “concordia nazionale”.

Per ottenere questo scopo, non è necessario che tutti gli attentati e scoppi di violenza siano attribuiti ai movimenti, agli anarchici, agli estremisti, ai “rossi” e via elencando. In passato, ha funzionato molto bene la cornice concettuale degli “opposti estremismi”: quello rosso e quello nero. E per passare su ogni differenza e contraddizione col caterpillar della “concordia nazionale”, va bene più o meno qualunque matrice o attribuzione.

La “strategia della tensione” è sempre una strategia di controrivoluzione preventiva.
Perché si renda necessaria una controrivoluzione, non è necessario che il pericolo immediato da scongiurare sia una rivoluzione. In Italia, è palese, non stiamo per fare la rivoluzione.
Perché si renda necessaria una controrivoluzione, è sufficiente il timore da parte dei padroni che una crisi di sistema possa avere uno sbocco nella direzione “sbagliata”. E per comprendere di quale direzione possa trattarsi, forse dovremmo distogliere lo sguardo dal nostro ombelico e guardare all’Europa.

In diversi paesi d’Europa e tuttavia non ancora in Italia, i movimenti sociali e le lotte dei lavoratori, dopo due-tre anni di intensa agitazione di piazza, sembrano aver trovato espressione – seppure imprecisa e transitoria – sul terreno politico strettamente inteso. Il terreno, fino a poco tempo fa del tutto squalificato, della competizione elettorale.
In Francia, in Grecia e in parte in Germania, gli elettori hanno sconfessato la gestione tardoliberista della crisi da parte della “Trojka” (Banca centrale Europea, Unione Europea, Fondo Monetario Internazionale) e delle classi dirigenti che ne portano avanti le politiche di smantellamento dei diritti e repressione poliziesca.
Gilles Deleuze diceva che la parte interessante di qualunque processo non è il suo inizio, che è sempre discreto e “mimetizzato” nello stato di cose presenti, ma la metà del suo percorso, quando gli elementi innovativi si staccano dallo sfondo col quale si confondevano, e diventano palesi.
Forse oggi, in diversi paesi d’Europa e tuttavia non ancora in Italia, siamo alla metà di un percorso: si sta facendo manifesta una ricomposizione anticapitalista o, quantomeno, di sinistra antiliberista. Sembra lontana la “corsa al centro”, ed è sempre più evidente che tale centro non esisteva; nessun esponente di sinistra che abbia un minimo di sale in zucca cerca più il voto dei “moderati”, ed è sempre più chiaro che i “moderati” non esistono; da più parti, anche se non ancora in Italia, vengono dismesse etichette sterilizzanti come “centrosinistra” e i suoi corrispettivi. Dove le sinistre si presentano come… di sinistra, e dicono chiaro e tondo che il loro avversario è di destra, ottengono risultati impensabili fino a poco tempo fa.
Di contro, anche il “centrodestra” perde ovunque, a scapito di movimenti di estrema destra che non annacquano le loro proposte reazionarie. La “corsa al centro” sembra davvero finita.
N.B. Si è parlato molto di Marine Le Pen e di Alba Dorata, ma nell’ultima tornata elettorale continentale, la sinistra-sinistra ha nel complesso guadagnato più della destra-destra. Andate a contare e sommare i voti, poi chiedetevi come mai dai resoconti dei media non si capiva.

E’ vero, i risultati elettorali sono sempre una fotografia sgranata e distorta di quel che accade, ma anche fotografie di quel genere permettono di capire alcune cose.
La ricomposizione non consiste principalmente nell’incollare con lo sputo pezzi di ceto politico residuale, non passa per alleanze meramente elettorali come quelle che si sono praticate in Italia e qualcuno ancora si auspica. No, la ricomposizione è sociale, avviene prima nelle lotte, ed è leggibile dopo nello spostamento a sinistra dell’asse politico registrato dalle consultazioni elettorali.

Il processo di ricomposizione è iniziato sottotraccia nel 2010 con la “primavera” dei movimenti studenteschi in diversi paesi, con la grande battaglia per fermare la controriforma delle pensioni in Francia (“Je lutte des classes!“), l’avvio della resistenza di massa alla “debitocrazia” in Grecia, il referendum islandese per la remissione del debito, ed è proseguito nel 2011 con le grandi ondate di scioperi in Gran Bretagna, la radicalizzazione del movimento di massa in Grecia e vaste, multiformi mobilitazioni come quella del movimento 15 Maggio in Spagna, esplose sulla scia delle “primavere arabe” e in una seconda fase sospinte per retroazione dal movimento Occupy nordamericano che avevano ispirato.

Bisogna studiare i timori dei poteri costituiti per capire la forza potenziale dei movimenti, anche e soprattutto quando i movimenti tendono a sottovalutarsi. Capita che facciamo più paura di quanto siamo disposti a credere. In Italia, qualcuno – qualcuno di altolocato – teme il contagio della ricomposizione di classe europea e planetaria. Teme uno sbocco antiliberista della crisi.
In apparenza, sembrerebbe un timore infondato.

E’ vero, veniamo anche noi da due-tre anni di lotte di piazza, in scuole e università, sui luoghi di lavoro, e assistiamo alla rapida putrefazione delle forze politiche che ci hanno governati negli ultimi tre-quattro lustri. Vista in astratto, sarebbe una situazione favorevole. Nel concreto, invece, paghiamo un sistematico avvelenamento dei pozzi, decenni di frantumazione del legame sociale, il suicidio della sinistra politica e, last but not least, il lungo equivoco del controberlusconismo (“Va bene tutto purché se ne vada Berlusconi”). Equivoco che ha illuso una gran parte di italiani sulla vera natura del governo Monti, regalando a quest’ultimo una “luna di miele” che ci ha fatto accumulare ulteriore ritardo rispetto agli altri paesi.

E’ il vecchio, citatissimo apologo della rana nell’acqua che bolle. E’ un esperimento che vi chiediamo di non tentare, fidatevi e basta. Se infili la rana quando l’acqua già bolle, reagirà e salterà fuori. Devi posarla nella pentola quando l’acqua è ancora fredda, e scaldarla pian piano. E’ l’unica maniera per lessarla viva.
Per imporre questa gradualità, è indispensabile cambiare le parole, usare parole che nascondano l’ideologia, lo scontro in atto, le forze in campo. Le parole devono suonare “neutre” e far pensare a processi il più possibile oggettivi. Gli attuali ministri sono quasi tutti banchieri, ma è proibito dire che è un “governo di banchieri”. O meglio: poiché lo ha detto la Lega, se lo dici anche tu ti danno subito del leghista. Non si può dire che è un governo di banchieri: è un governo “tecnico”, perciò neutro, apolitico.
E’ come quando chiami l’idraulico: che c’è di “ideologico” nel riparare un guasto allo scarico del lavandino? E’ tutto oggettivo, no? Il tubo è rotto, chiamo il tecnico, il tecnico lo ripara.

E così, anche sulla scia del controberlusconismo, il governo più dogmatico, ideologico e asservito alla finanza della storia della Repubblica è riuscito a presentarsi come super partes, e a descrivere le sue “ricette” come le uniche scientificamente giuste e quindi da applicare senza discussioni. Compreso l’abominio – con l’avallo del solito PD – del pareggio di bilancio nella Costituzione.

Altro esempio di strategia “desoggettivante” è l’espressione: “i mercati”. Ce lo chiedono i mercati.  L’espressione rimanda a un funzionamento oggettivo e ferreamente razionale dell’economia, una logica ineludibile alla quale dovremmo uniformarci, perché “è l’unica cosa da fare”, “non c’è alternativa”.
Ultimi esempi di neolingua: “austerità” e “rigore”. Termini che un tempo indicavano due virtù – su per giù: l’accontentarsi di poco e un’inflessibile coerenza etica – ora indicano due obblighi a cui deve sottostare la parte debole della società, affinché quella forte possa restare ricca. Oggi “austerità” significa rinunciare ad assistenza e servizi sociali, e “rigore” significa tagliare la spesa pubblica… ma solo quella destinata a certi usi (ammortizzatori sociali) e non ad altri (si veda il caso del TAV Torino-Lione, col suo gigantesco sperpero di soldi dei contribuenti).

La “luna di miele” col governo Monti parrebbe finita, la vecchia classe politica è fortemente delegittimata e presa d’assalto dalle inchieste giudiziarie, ma per ora il malcontento – a differenza di quanto avviene altrove – è capitalizzato da un movimento ambiguo e privo di memoria, “né di destra né di sinistra”, che su alcuni temi è antiliberista e su altri è liberista, su alcuni temi è libertario e su altri autoritario, su alcuni è egualitario e su altri addirittura razzista, ed è di proprietà di un leader carismatico cresciuto nella stessa industria dell’entertainment e della pubblicità che ci aveva dato Berlusconi.

La situazione è questa, ed è grama. Eppure, come si diceva sopra, c’è chi teme uno sbocco antiliberista della crisi, e sta attuando strategie di controrivoluzione preventiva.
Davvero è possibile anche in Italia avviare una ricomposizione? Davvero è possibile far capire che tutte le lotte  sono la stessa lotta?
Cerchiamo di interpretare i timori del potere, ascoltiamo gli sfoghi dei suoi esponenti.
Nei giorni scorsi è stato detto che il movimento No Tav è “la madre di tutte le preoccupazioni”.
Da sette mesi, il cantiere del TAV – con l’avallo del solito PD – è stato dichiarato “sito di interesse strategico nazionale”, ovvero zona militare, con pesanti conseguenze per chi ne viola i confini.
Negli ultimi due anni, il movimento No Tav è stato il principale bersaglio di provocazioni “controinsorgenti”, e si è cercato in ogni modo di trascinarlo in un dibattito pubblico artefatto e pieno di trabocchetti, a colpi di “brodo di coltura”, “fiancheggiatori”, “pericoli di derive armate” etc. Repressione, arresti, lunghe prigionie in condizioni umilianti, con provvedimenti sproporzionati come la censura della posta… E’ di appena due giorni fa la notizia che Giorgio Rossetto e Luca Cientanni sono passati dal carcere agli arresti domiciliari.
Sul movimento No Tav si sono sperimentate le tattiche di controrivoluzione preventiva che vediamo e vedremo all’opera su scala nazionale.
E’ importante continuare a seguire gli eventi in e intorno alla Val di Susa. Se davvero ci sarà una ricomposizione, passerà anche da quel patrimonio di esperienze, da quella resistenza lunga vent’anni. La quieta tenacia di cui il movimento No Tav ha dato prova dev’essere di ispirazione per tutti noi, per resistere alla nuova “stabilizzazione destabilizzante”, alla stagione delle bombe che ha già svoltato l’angolo.

***

Dato che è importante esserci, in Val di Susa, ciascuno con la sua specificità e portando il suo contributo, e a maggior ragione è importante esserci in questa fase, noi saremo là nel week-end (sabato 26 e domenica 27), insieme ad altri narratori, e ci saremo da narratori. E’ quel che sappiamo fare. L’iniziativa, nata da un’idea di Serge Quadruppani, si chiama “Una montagna di libri. Contro il TAV in Valle di Susa”. Nel corso delle due giornate leggeremo brani “in tema” a Bussoleno, Chiomonte, Giaglione e in Clarea, davanti ai reticolati del cantiere “di interesse strategico nazionale”. Ecco il manifesto della due-giorni:

Una montagna di libri

Nei giorni subito precedenti, a Roma, si terrà un’altra iniziativa, un altro momento di resistenza politica e culturale, dove guardacaso si parlerà molto di strategie della tensione. Ci sarebbe piaciuto prendervi parte, anche perché si presenta il nuovo numero di Nuova rivista Letteraria, numero che il nostro compagno Stefano Tassinari ha fatto in tempo a impostare e redigere, ma non a vedere. Non possiamo andare, ma riteniamo importante darne notizia.

Dal 23 al 25 Maggio, nella facoltà di Lettere della Sapienza, si svolgerà “Letteraria – Narrazioni ribelli”, il festival della letteratura sociale, promosso dal Collettivo di Lettere – AteneinRivolta, da Nuova rivista letteraria, semestrale di letteratura sociale, e dalle Edizioni Alegre.
Tre giorni di lezioni, dibattiti, presentazioni di libri e reading letterari con accompagnamenti musicali. Il tutto a partire dal lavoro culturale sviluppato dalla redazione della Nuova Rivista Letteraria, semestrale di letteratura sociale.
Ma soprattutto tre giorni per ricordare Stefano Tassinari. Di seguito il programma:

LETTERARIA – FESTIVAL DELLE NARRAZIONI RIBELLI
Dedicato a Stefano Tassinari

Mercoledì 23
Ore 16:00: Presentazione del festival
Ore 16:30: Lezione di Maria Rosa Cutrufelli sui romanzi delle stragi, sulle tracce del libro I bambini della ginestra (Frassinelli)
Ore 18:00: Presentazione della raccolta di racconti sul lavoro Lavoro vivo (Alegre) con gli autori: Maria Rosa Cutrufelli, Angelo Ferracuti, Carlo Lucarelli
Ore 20:00: Spazio Caffè letterario e aperitivo
Ore 21:00: Omaggio a Stefano Tassinari: reading musicale dalle sue opere, con la voce di Checchino Antonini, Maria Rosa Cutrufelli, Andrea Satta. Con le musiche di Andrea Satta e dei Têtes de Bois.

Giovedì 24
Ore 16:00: Lezione di Pino Cacucci su Letteratura e Ribelli, sulle tracce del libro Nessuno può portarti un fiore (Feltrinelli)
Ore 18:00: Presentazione dell’ultimo numero della rivista “Letteraria. Semestrale di letteratura sociale” (Alegre) con interventi dei redattori: Carlo Lucarelli, Pino Cacucci, Maria Rosa Cutrufelli, Bruno Arpaia, Salvatore Cannavò.
Ore 20:00: Spazio Caffè letterario e aperitivo
Ore 21:00: Reading musicale dal libro Sorci verdi. Storie di ordinario leghismo (Alegre), con le musiche dei Kind Of Two.

Venerdì 25
Ore 16:00: Lezione di Bruno Arpaia su letteratuta e scienza, sulle tracce del libro L’energia del vuoto (Guanda)
Ore 18:00: Presentazione del libro di Daniel Bensaïd Una lenta impazienza (Alegre), con: Felice Mometti (ricercatore), Maurizio Ricciardi (Docente di
Storia delle dottrine politiche all’Università di Bologna), Benedetto Vecchi (giornalista de Il manifesto)
Ore 20:00: Spazio Caffè letterario e aperitivo
Ore 21:00: Reading musicale dai libri Scuola diaz vergogna di Stato (Alegre) e Diaz (Fandango).

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240 commenti - 42 diramazioni Scrivi un commento
  1. Detta Lalla says:

    Oltre alla situazione elettorale, mi concentrerei anche su quel po’ di lotte internazionali che stanno avendo luogo in europa. Nell’ultimo mese non solo le mobilitazioni e gli scioperi greci, ma anche il ritorno delle ‘acampade’ nello stato spagnolo, la mobilitazione europea a francoforte (tutti di stampo antiliberista, anticapitalista e antitroika)… insomma si respira un po’ l’aria che c’era 11-12 anni fa a livello europeo (anche se dal pdv nazionale le lotte sono arretrate, e di molto, insieme ai movimenti).

    L’altro lato più semplicistico, e mi scuso: ieri, fingendomi scandalizzata, mi chiedevo come mai nessun medium mainstream in italia desse risonanza alle proteste di blockupy, durante le quali ci sono state centinaia di arresti in un clima che dire militarizzato è poco. Mi chiedevo ieri cosa avessero da metterci in prima pagina di più importante le testate on-line. Su cosa fare degli ‘speciali’ se non su Francoforte?? Oggi lo so.

  2. fra says:

    per quel che può servire.
    ho sentito la notizia di brindisi solo alle 14,45 (il piccolo di sabato pretende il massimo dell’attenzione) e la prima idea è stata “hanno ricominciato. appena c’è un clima di tensione sociale mettono bombe stragiste”.
    poi può essere pazzo, magari daranno la colpa agli anarchici casual. però forse dopo i militari che dall’afghanistan passano alle sedi equitalia chi sa cosa faranno.
    P.S.: vivo a napoli e da 2 anni abbiamo i militari che fanno ordine pubblico, fa un impressione incredibile vedere piazza del gesù presidiata da camionette militari

  3. Wu Ming 4 says:

    Horror vacui.
    La liquefazione del PDL deve aver lasciato qualcuno senza interlocutori al Sud. L’implosione della Lega ha lasciato altri (o anche gli stessi) senza interlocutori al Nord.
    La sedicente sinistra, più inutile di una birra analcolica, è schiacciata sul governo di destra non eletto. Un governo che però, appunto, sta già mostrando la corda.
    E’ evidente che si va profilando una questione di vuoto di potere. E sono in parecchi a non accettarlo. Ché si sa: gli affari non possono mica fermarsi…

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    • giangi says:

      si sa, in Italia da almeno 40 anni, le trattative e la contrattazione tra pezzi di potere si fa con le bombe…

  4. Detta Lalla says:

    Aggiungo una cosa che è tutto il giorno che mi dà da pensare: oggi, durante uno scambio di battute con Riotta su twitter, durante il quale lo attaccavo per l’uso spudorato delle foto prese dal profilo fb della ragazza morta oggi, mi ha gelata con una risposta orribile nella sua sincerità. Lo prendevo in giro dicendo che se fossi morta io sul mio profilo non avrebbe trovato foto personali ma foto di manifesti politici, considerazione alla quale ha replicato “Vivrà stia tranquilla, lei vivrà sono morti degli innocenti”.
    Se durante le manifestazioni di ieri a francoforte fosse morto un ragazzo italiano, questo non sarebbe stato ‘innocente’. Se la sarebbe cercata,no? La frase di Riotta riflette una cosa pericolosissima ormai interiorizzata dalla maggior parte delle persone: se succede qualcosa di brutto mentre ti fai i fatti tuoi sei una vittima innocente, se ti succede mentre eserciti il diritto al dissenso, no. Ergo, meglio se ve ne state tutti a casa. Che alla fine era proprio lo scopo delle azioni che in genere riconduciamo alla strategia della tensione.

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    • fra says:

      Temo che quest’idea si sia consolidata già da luglio 2001

    • whiplash says:

      C’ero anche io, in quello scambio allucinante con Riotta, che mi ha per altro bloccato quando l’abbiamo ripetutamente ridicolizzato. E sì, c’è un tanfo sempre più ntollerabile che si leva innanzitutto da una certa stampa borghese sempre più indecente, tanto votata all’endorsement a qualsiasi costo a questo “nuovo tecnico che avanza” da perdere qualsivoglia parvenza di credibilità e di decenza. Io non so chi abbia compiuto quello scempio stamane, quello che so è che in generale la tesi della controrivoluzione permanente e preventiva è nei fatti, basta guardarsi attorno.

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      • bioeco says:

        Prendendo spunto da Detta Lalla e Whiplash vado su twitter a cercare #Riotta, che sinceramente non mi era mai venuto in mente di seguire anche se continuamente pubblicizzato. Che pena: sta cercando di organizzare con Biagiotti, Marzotto &C un “qualcosa” con la Moda italiana per ricordare la povera ragazza di Brindisi perchè studiava moda. Come se la Moda italiana sia esempio di legalità e non c’entri nulla con
        certi affari…

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        • Wu Ming 1 says:

          Règaz, davvero: lasciate perdere Riotta, e soprattutto lasciate perdere quel che scrive Riotta su Twitter. Noi una volta abbiamo commesso l’errore di rispondergli e abbiamo fatto male. Impegnate i neuroni in altre riflessioni, senz’altro più all’ordine del giorno.

        • bioeco says:

          Già fatto. E’ veramente insopportabile… Colgo l’occasione di consigliare a chi non l’ha ancora fatto di seguire @tigella , una ragazza che sta facendo un report della manifestazione a Chicago, la più importante dai tempi di Seattle. Pare che per il “controllo” si stiano usando anche i droni…

    • Francesca3176 says:

      Va be’, a Tito Faraci ha risposto “E perché lei ha la sua foto nel profilo allora?”. La prossima risposta intelligente sarà “E allora le foibe??”

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      • Wu Ming says:

        Mozione d’ordine: basta – parlare – di – quello – là – per – pietà.

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        • mazzetta says:

          d’accordissimo, anche perché lui è uno, mentre ci sono intere autorevoli quotidiani di punta che sostengono a spada tratta la pratica con argomentazioni alquanto bizzarre, sorvolando sulla pubblicazione di un’intera gallery succhiata dal profilo della giovane. Accanirsi su Riotta non serve a niente, il Corriere tra l’altro è recidivo, già il direttore promise più attenzione dopo l’orrida galleria con le foto del pozzo di Avetrana. Forse è proprio perché non può fare quello che cade dal pero che hanno mandato avanti questa cosa qua:

          Quel sorriso rappresenta tutti noi

          In molti, soprattutto su Twitter, hanno protestato ieri perché i media facevano vedere le foto di Melissa. Il profilo di Facebook viene percepito spesso come un territorio privato, inviolabile, anche quando è «aperto» a tutti, senza limiti di accesso e per la giurisprudenza rende le immagini di una vittima pubblicabili. Ci siamo interrogati sulla linea da tenere, perché il rispetto di una ragazza di 16 anni e della sua vita interrotta così brutalmente viene per noi prima di tutto. Poi abbiamo intravisto il suo sorriso nascosto da un maglione a collo alto: è diventato il simbolo dell’Italia che vuole vivere e reagire, è una chiamata al coraggio di tutti noi e non può stare fuori dalle nostre pagine e dalle nostre speranze.

          Mario Garofalo
          http://www.corriere.it/cronache/12_maggio_20/quel-sorriso-rappresenta-tutti-noi-garofalo_ae59fd6c-a244-11e1-bfa6-752e370d244b.shtml

  5. Don Cave says:

    Analisi impeccabile.
    Ed è soprattutto quel “…e tuttavia non ancora in Italia” ad esibire, chiaro come il sole, il nodo del problema.
    Perché se i movimenti non riusciranno a superare quei limiti, in parte storici in parte legati al contesto, che fino ad ora, salvo poche onorevoli eccezioni, hanno impedito il sorgere di mobilitazioni ampie e di massa, la sconfitta è assicurata.
    E c’è poco su cui scherzare, poco su cui fare poesia. I rischi che corriamo se l’alternativa non imbocca la strada giusta per tempo, fanno tremare le vene ai polsi.

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    • tuco says:

      forse un po’ o.t., ma anche no. per avere un’idea dei rischi che corriamo, puo’ essere molto istruttivo leggere questo allucinante comunicato del coisp (un sindacato autonomo di polizia), emesso in seguito al suicidio di una donna ucraina nella cella di sicurezza del commissariato di opicina-opčine.

      ——

      “Nelle Questure italiane si sta consumando silenziosamente una terribile e dolorosa tragedia, che il Governo finge di non vedere. Nelle celle di sicurezza continuano a morire tanti giovani immigrati, uomini e donne abbandonati a se stessi, privati della loro dignità. Cadaveri che lo Stato continua a scaricare vergognosamente sulle spalle dei Poliziotti incaricati di un compito che non sono in condizioni di assolvere, quello di fare ‘la guardia’ alle persone tratte in arresto. Da mesi denunciamo a gran voce la pericolosità del decreto ‘svuota carceri’, perché le camere di sicurezza non sono luoghi vigilati come le celle di un carcere, né possono esserlo, non avendo le Questure, e gli uffici di Polizia in genere, personale sufficiente. Personale che, tra l’altro, è stato formato per fare indagini, combattere la criminalità, mantenere l’ordine pubblico, non certo per fare ‘la guardia’ ai malviventi, e che non ha alcuna preparazione che possa aiutarlo ad affrontare emergenze di natura medica, come spesso si verifica. Eppure questo grido di allarme continua a rimanere inascoltato, mentre il governo trova più semplice far finta di nulla, tanto poi le tragedie vengono scaricate sulle spalle dei malcapitati poliziotti costretti a fare ‘la guardia’ alla porta di una cella, mentre nel frattempo devono svolgere tante altre mansioni. Per questo, poiché il Governo sembra non voler tornare sui suoi passi, chiediamo l’immunità per i poliziotti assegnati alla vigilanza, che continuano a trovarsi indagati senza avere responsabilità. Così come è avvenuto anche in relazione all’ultimo suicidio verificatosi a Villa Opicina, vicino a Trieste, dove una donna ucraina in attesa di essere trasferita in un Cie si è tolta la vita, e la responsabilità è stata addossata al dirigente dell’Ufficio Immigrazione, sottoposto ad una vergognosa ed inaccettabile gogna mediatica e giudiziaria ed al Personale di vigilanza dell’ufficio stesso. Deve essere il Governo ad assumersi le proprie responsabilità, e tutelare non solo la vita delle persone finite nei guai con la giustizia, ma anche la dignità del lavoro di chi compie il proprio dovere onorando ogni giorno la propria divisa”.

      ——-

      questi qui chiedono nientemeno che l’ immunita’ per i poliziotti di guardia nei commissariati.

      parlano di “gogna mediatica” a cui sarebbe stato sottoposto il vicequestore. per chi non lo sapesse, nel suo ufficio campeggiava una foto di mussolini, e una targhetta con scritto “ufficio epurazione” al posto di “ufficio immigrazione”.

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      • tuco says:

        comunicato stampa della uil-polizia di ts

        (da leggere con attenzione, per il tono allusivo e minaccioso)

        “Finora sul suicidio di Alina, un evento che ha colpito dolorosamente tutti i poliziotti di Trieste, c’e’ stata soltanto spettacolarizzazione e superficialità. Emblematica su tutte la vicenda di Carlo Baffi, dove una storia fatta di impegno professionale,viene demolita pubblicamente nonostante, se esaminata con occhio obiettivo, non consegni alcun eccesso repressivo o sbavatura ispirata ideologicamente,ma un impostazione fondata su norme e direttive amministrative precise, impartite dall’Autorità locale di P.S.,nel corso di un decennio, e interamente note all’Autorità Giudiziaria, unico garante diretto, in base alla Costituzione, della libertà personale.
        L’azione inquirente della Procura,dopo la morte di Alina Bonar, è doverosa e non è in discussione la nostra fiducia in questa istituzione.
        Riteniamo però inaccettabili le modalità dell’attività investigativa nei confronti del Dott. Baffi, con la perquisizione fin dentro la Questura, con accompagnamento della stampa, la perquisizione domiciliare e l’invadenza della sua attività di acquisizione su materiale di dubbia attinenza probatoria. Materiale assicurato con un tale criterio selettivo, da far sorgere il legittimo dubbio che l’ipotesi accusatoria sia venata da un teorema legato alla supposta appartenenza politico ideologica del funzionario,che avrebbe costituito la guida direttiva dell’Ufficio Immigrazione nelle pratiche di trattenimento degli stranieri a fini di espulsione, in spregio ai diritti elementari delle persone, ponendo le condizioni per il tragico epilogo al Commissariato di Opicina.
        Denunciamo alla pubblica opinione come ingiustamente offensivo e infamante per tutta la polizia triestina, tale teorema, apparso in solare risalto sulla stampa locale e nazionale e reclamiamo con forza che la Procura accerti e punisca responsabilità, ovunque si trovino, in ordine alla fuga di notizie sulle perquisizioni a carico del Dott. Baffi, che ha consentito di confezionare un’immagine del funzionario di polizia, inquietante quanto fantasiosa.
        Appare che si sia fatto di tutto, perché questa vicenda si cristallizzi come scontro istituzionale tra poteri, che invece dovrebbero cooperare e rispettarsi reciprocamente. Non se ne sentiva il bisogno, specie in questo momento.
        I due principali attori, Autorità di P.S. e Autorità Giudiziaria, devono, per davvero e subito, rimettere insieme i pezzi della collaborazione e restaurare un clima di reciproca fiducia, avendo come bussola la salvaguardia della sicurezza della collettività e dei diritti della persona.
        E’ un’azione necessaria, per dare serenità e parametri chiari di comportamento, agli operatori di polizia di ogni livello, che vedono oggi messe in discussione prassi adottate nel corso di molti anni, a partire dall’entrata in vigore della legge Bossi Fini e di cui, lo ribadiamo, tutti i soggetti istituzionali erano perfettamente a conoscenza.
        Signor Questore, Signor Prefetto, Signor Procuratore Capo, Signor Procuratore Generale, fate la vostra parte, adesso.
        Per quanto ci riguarda ci impegneremo a fondo e non faremo sconti. Ne abbiamo la consapevolezza, la forza politica, il mandato.”

  6. Coco says:

    ” “Perché si renda necessaria una controrivoluzione, è sufficiente il timore da parte dei padroni che una crisi di sistema possa avere uno sbocco nella direzione “sbagliata”. ”

    Pensavo esattamente questo poche ore fa.
    E anche se ” tuttavia non ancora in Italia” anche da noi la situazione politica presenta delle novità. Il M5S (che non voto) non è però una novità che può soddisfare completamente i padroni come il PDL, per cui la controrivoluzione si rende necessaria.
    Il messaggio dei padroni deve essere chiaro:
    http://www.youtube.com/watch?v=_zFUQ49tBR4

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  7. AlbAlb says:

    Siamo tornati al biennio 92-94, bisogna vedere chi sarà il baubau e chi il salvatore della patria. Purtroppo credo che siamo solo all’inizio: difficile poter essere credibili con gli anarchici casual….. la mafia poi si sa, va sempre a braccetto con qualcuno…. E’ stato bello credere alla favola che con l’ “ingresso in Europa” la nostra vita politica e civile sarebbe stata vincolata a criteri diversi che avrebbero posto l’asticella della convivenza civile più in alto. Alla prima verifica, fine delle illusioni. Mi chiedo anche quale sarà l’atteggiamento del Movimento 5 stelle: difficile fare happening elettorali all’insegna dello sberleffo con morti e attentati.

  8. Nexus says:

    Io credo che il flusso mutante sia strettamente legato ad un altro flusso, anch’esso mutante, ma (riprendendo D.) “surcodificante”. Come diceva il filosofo (quoto a memoria): “la riterritorializzazione avviene dal punto più deterritorializzato”. Forse esiste un punto di “maturazione” (che come ha scritto WM non coincide per forza con quello di rivoluzione) per cui certi flussi iniziano ad incanalarsi in qualcosa di significativo, e per questo sono soggetti ad operazioni di riflusso, intossicazione, stagnamento.
    ***
    Un mio amico seguace del M5S mi disse: “ma se c’è da fare le strisce pedonali nel mio quartiere, a che serve essere di destra o sinistra? Noi ci organizziamo e le facciamo. Poi, quando tutto sarà apposto si vedrà”. E’ come la metafora dell’idraulico, ma la metafora. “Benvenuti in tempi interessanti” è l’ultimo titolo di Zizek. Ora che la non-ideologia ha avuto i primi risultati elettorali, incarichi di governo e quotazioni in borsa…si riaffaccia pure lo spettro oscuro della tensione (su quest’ultimo punto vorrei andarci cauto ed attendere a breve i risvolti).
    ***
    Di sicuro c’è che entriamo in una nuova stagione senza aver capito quella precedente. Sì perchè parlando di “tensione” si innesca inevitabilmente un meccanismo di binarizzazione/banalizzazione a cui nessuno è immune. Ecco perchè in questi ultimi anni ho vissuto i movimenti in contemporanea allo studio del decennio 69-79, per evitare come allora, di cadere nella rete degli “anni di piombo”. In quel frangente, dopo un primo biennio rivoluzionario seguì il tempo del compromesso e del terrore, a cui seguì quella che De Luna chiama “la glaciazione degli anni ’80″. Oggi rischiamo lo stesso: il braccio (mediatico e fisico) sempre più duro verso chi scende in piazza, formazione di nuovi estremismi, e “coesione” da parte dei partiti per fronteggiare “la minaccia” (della crisi, del terrorismo ecc.).
    ***
    boh!

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    • AlbAlb says:

      Il limite del grillino che parla di strisce pedonali sta nel fatto che fa scendere la politica ad ordinaria amministrazione, oppure, salire l’ordinaria amministrazione a politica. Segno dei tempi, non c’è che dire….. se volevamo una prova del tramonto del senso etico nella vita partecipativa lo abbiamo sotto mano tutti i giorni con il fenomeno del civismo. Certo la concretezza prima di tutto, non siamo etere, ma questo non basta, a lungo andare è il sintomo della mancanza di idee, di prospettive, di immaginazione…. e quando scoppiano le bombe che si fa?

  9. wfm_83 says:

    A volte faccio fatica a capirvi. Naturalmente sono stordito dall’attentato di stamattina, per me un puro e semplice attacco mafioso. In qualche modo volete dire che la politica (lobby che vuole mantenere il potere e il controllo delle nostre menti, ma principalmente delle nostre tasche) si approfitterebbe di quest’attentato, allo scopo di “calmare le acque” per far al meglio le loro politiche anti-crisi e antipopolari? Oppure volete dire che ne è perfino implicata, in primis?

    Per uscire un po’ dalla questione attentati, ho voglia di dire qualche parola sulla rivoluzione.

    E’ palese che nel mondo ma profondamente in Italia, la politica ha fatto tutto quello che ha potuto fare per appropriarsi del denaro pubblico, per scopi personali con un solo limite, ciò che cittadini tacitamente gli hanno concesso di fare. Quindi hanno agito senza freni e senza pudore, perché la forza popolare è bassissima, e i freni inibitori interiori (tipo la coscienza) dei politici sono pari a zero.

    Per far partire una vera rivoluzione, si deve prendere il termine RIVOLUZIONE nel senso più ampio possibile. Partendo proprio da una rivoluzione culturale, il menefreghismo e l’individualismo stanno logorando il nostro essere. [L'uomo in quanto animale sociale ha bisogno di tutti i suoi componenti per vivere al meglio.] Questa filosofia “americana” che ha infettato il nostro popolo come un cancro, non ha invaso solo i poteri alti, ma ha corroso ogni sistema di vita sociale. Oggi le brave persone sono una rarità. Non solo i politici ci fregano, non solo l’informazione cerca di guidare le nostre menti, anche il panettiere sotto casa cerca di fottermi per intenderci. Oggi anche il senso dell’amicizia non è più quello di un tempo, oggi questo termine è cosi abusato (penso a Facebook), che di amici veri e sinceri se ne fa fatica a trovarne.

    Bisogna lottare non solo verso l’alto, ma anche verso il basso. Oggi a differenza di ieri, anche il basso è marcio, e deve essere combattuto in maniera sempre più astuta e prudente. Con nuove armi, e con forze diverse di ieri. La leva principale da smuovere per me è la cultura, è vero oggi studiamo di più e siamo mediamente più intelligenti di un tempo, ma la sete di verità e l’umanità- componenti essenziali per un Uomo con la U maiuscola- sono a livelli bassissimi.

    Sono pessimista? No,ho voglia di lottare, perché ai miei figli voglio dare un mondo degno di essere vissuto.

    Grazie per lo spazio concesso. :-)

  10. Pasquino says:

    Dovesto spostare lo sguardo un po’ oltre lo sporco giardino di casa, un’altra parola sul cui significato ci si è sempre interrogati, ma mai con abbastanza “convinzione politica”, è EUROPA?
    Insieme ai Mercati, l’altro interlocutore che ci mette fretta è l?Europa… ce lo chiede l’Europa. Ma chi è l’Europa? Cosa vuole? Com’è nato questo concetto di Europa? Perchè mai dovremmo piegare la schiena alle direttive tedesche (austerity-rigore-pareggio di bilancio-sistema di fiscalità uguale per tutti)?
    Perchè c’è la crisi economica, sembra essere la risposta più usata (a volte senza neanche comprenderne il senso reale).
    Ma la domanda dovrebbe essere un’altra: vista e considerata questa crisi “nel” (e non del) capitalismo, una crisi strutturale che sta guidando una trasformazione all’interno del capitalismo stesso, è ancora possibile pensare a vie d’uscita che mantengono inalterate le regole del gioco? E’ possibile pensare di risolvere la crisi economica accettando le regole dell’Unione Europea (la cui struttura si basa sostanzialmente sull’alta finanza)?
    Si fa un gran parlare del vento dello sviluppo che porterà Hollande (gran sostenitore del progetto TAV), ma a mio avviso i veri interrogativi da porsi è questo:
    - rimanere nelle regole del gioco capitalista (e quindi nell’UE) sperando una “moralizzazione” del capitalismo (come dire: il capitalismo è malato, curiamolo, perché in fin dei conti non è poi così cattivo!);
    - uscire dalle regole del gioco capitaliste (uscire dall’UE) e provare a ragionare su nuove forme di cooperazione e collaborazione con altri paesi (può essere un modello la nuova ALBA sudamericana?).
    Dalle recenti tornate elettorali la spinta anti-rigorista è stata forte, ma quella anti-europeista non abbastanza…

  11. johnny23021981 says:

    diciamo allora che i mezzi questa volta sono decisamente sproporzionati rispetto all’obiettivo. oppure non ci rendiamo conto di quanto siano deboli loro.

  12. VecioBaeordo says:

    Torino è tappezzata di manifesti di questa roba qui.
    Una montagna di carta da culo.

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    • Wu Ming 2 says:

      Mi dicono che il libro “Sì Tav” lo hanno presentato anche al Salone. Gli autori hanno criticato i No Tav perché non sono aperti al dialogo. Poi, finita la concione, hanno chiesto di fare poche domande, perché c’era poco tempo. E siccome le poche domande erano tutte di dura critica, il dialogo se lo sono messi in quel posto ed è partita la baraonda.

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    • Francesca3176 says:

      Io ho scaricato questa montagna di carta da culo. Sono anni che aspetto che qualcuno tiri fuori una motivazione diversa da *si deve fare perché sì*. E mo’ vediamo…

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  13. luca says:

    Farei molta attenzione alla gestione dell’ordine pubblico stasera a roma per juve-napoli.
    State pur certi che se c’è in pentola qualcosa di grosso, da lì l’odore arriverà senza possibilità di equivoco.
    L.

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    • RobertoG says:

      Non credo che sul piano della gestione dell’ordine pubblico pensino di sperimentare un gran che, dal quel punto di vista sono più che attrezzati, non hanno bisogno di nuove tecniche.
      Anche se forse la probabile concomitanza tra festeggiamenti del Torino per la salita in serie A e diretta su maxischermo della partita della Juventus in piazza S.Carlo creerebbe in centro una situazione ideale per i loro esperimenti, non allo stadio ma in pieno centro.

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      • yamunin says:

        Fassino si augura “misura e sobrietà” da parte dei tifosi (facendo una veloce ricerca, il sindaco invoca continuamente sobrietà) e le forze dell’ordine “vigileranno attentamente per evitare incidenti”.
        Alè.
        http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/454889/

      • danae says:

        purtroppo, la partita si gioca qui a Roma, e purtroppo “notoriamente” tra tifosi laziali e tifosi napoletani non corre buon sangue (quando c’è da fare esperimenti, ogni appiglio è utile…), e purtroppo, per gli Internazionali di tennis che sono lì a pochi metri, molte strade sono chiuse da giorni, e purtroppo c’è un bell’imbuto viario, tra stadio, Tevere e ponti verso il villeggio olimpico…

    • eveblissett says:

      A proposito di questo, e del ruolo dell’informazione mainstream nella strategia-della-tensione, dalla regia mi dicono (io non ho la TV quindi boh, mi fido, ndr) che su non so che canale Rai Giletti ha appena finito di fare un lungo panegirico in cui mischiava a cazzo di cane la partita di stasera, i problemi di Maradona col fisco, le azioni contro Equitalia e i suicidi, e intanto invitava i tifosi alla calma.

      WTF?

  14. punkow says:

    Scusate se utilizzo questo spazio per accertarmi della vostra incolumità, dato il terremoto di stanotte. Tutto a posto, wumingers ?

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    • Wu Ming 1 says:

      Noialtri tutto a posto. A Bologna la scossa si è sentita forte, ma non è successo nulla di grave. Danni e vittime sono qualche decina di chilometri più a nord, nella zona tra Modena e Ferrara. Manco a dirlo, i morti sono in gran parte operai che facevano il turno di notte (di domenica) in capannoni e fabbrichette dell’alto ferrarese. E più che vittime “del terremoto”, a occhio e croce mi sembrano vittime della mancanza di sicurezza. Va poi detto che svariati stabilimenti crollati avevano il tetto in Eternit, quindi ci sarà anche un problema di inquinamento, aggravato dalla pioggia.

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    • Wu Ming 4 says:

      Soltanto una bella schicchera (a parte lo stoico Wu Ming 5) e una nottata in bianco.

  15. errico bresci says:

    A proposito di disinformazione faziosa, andate a vedervi il tg2 di ieri sera, servizio n. 11 “Approfondimento del tg2 sul terrorismo…allucinante, 2 minuti su stratega della tenzione, anarchici, notav, moro, brigate rosse, e non un accenno a Piazza Fontana, Italicus, Brescia, Bologna, Ustica…
    http://www.tg2.rai.it/dl/tg2/Page-51fc176a-1c60-4232-a024-732f3ba3f42a.html

  16. Quadruppani says:

    Ormai, tutto può capitare, anche che la verità ufficiale sia la verità tout court. Avete pensato anche all’ipotesi “lupo solitario”? Avete pensato ad un Breivik italiano? Anche dietro le smorfie integraliste, un personnagio come il killer di Tolosa entra in questo quadro. Ormai le nostre società sono incinte di tanti mostri fai-da-te.

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    • Wu Ming 1 says:

      La storia della strategia della tensione in Italia, da Portella delle Ginestre a oggi, insegna che possono verificarsi tante interazioni: mafia e neofascismo, servizi segreti e malavita, eserciti anticomunisti “in sonno” ed esponenti vaticani, massoneria e finanza etc. Diverse forze hanno interesse a “stabilizzare stabilizzando”, e a volte ne discutono organizzando attentati. Le stragi del ’92-’93, ad esempio, furono un “dibattito” tra la mafia e una parte di mondo politico, due spezzoni di potere costituito il cui interesse era che la crisi post-Mani Pulite non producesse esiti incontrollabili.
      Non è “teoria del complotto”, è la storia documentata di questo Paese.

      Potrebbe anche esistere un killer fai-da-te manovrato a distanza, un killer fai-da-te lasciato agire da qualcuno per poterne strumentalizzare l’atto ex post. Può esserci la “scheggia impazzita” di apparati dello Stato o del crimine organizzato.

      In ogni caso, copio e incollo una frase che conclude un articolo leggibile proprio adesso sul sito di Repubblica:

      “Si è parlato anche di terroristi anarchici venuti dalla Grecia e si stanno controllando tutte le liste di passeggeri delle navi proveniente dal quel Paese.”

      Eccoci, grazie a questa spettacolare cazzata, allo spauracchio della sovversione greca.

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      • Wu Ming 1 says:

        Anche se adesso c’è molta speculazione su questo video dove presuntamente si vede un solo esecutore, dubito fortemente si tratti di un “Breivik”, il bersaglio non fa pensare a un movente di quel genere e non c’è stata rivendicazione. Il bersaglio è una scuola intitolata alla moglie di Falcone, il momento è il ventennale della strage di Capaci, la città è quella dove sta arrivando la carovana di Don Ciotti… Anche qualora l’esecuzione fosse “individuale” (ma il fatto che si veda un esecutore non significa che abbia organizzato tutto da solo), il tutto sembra inscriversi in un gioco molto più grande, che allude pesantemente alla stagione ’92-’93. L’impressione ribadita è che qualcuno, tra poco credibili anarchici “informali” e attentati vari, stia comunicando con qualcun altro, e che non si tratti solo di privati cittadini.

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        • Wu Ming 1 says:

          Da notare che i giornali on line stanno sparando titoli perentori contenenti le espressioni “GESTO ISOLATO”, “GESTO DI UN UOMO SOLO” etc., però poi, leggendo gli articoli, le dichiarazioni degli inquirenti sono come questa del procuratore di Brindisi, Marco Dinapoli:

          «Potrebbe essere un gesto isolato, ma non escludiamo la matrice politica e non escludiamo che dietro il singolo attentatore materiale possano esserci altre persone.» (corsivo mio)

    • uomoinpolvere says:

      Mi sembra interessante registrare un paio di cose riguardo a questo, e riportare una piccola testimonianza, per quel che vale. Da subito, da molte parti, ci si è affrettati a negare la pista mafiosa, con il solo argomento della presunta “troppa cruenza” e poca “utilità” di quanto avvenuto. A me paiono ragioni deboli, debolissime, già smentite purtroppo dalla storia. Ma la mafia non era quella che uccide con violenza disumana, scioglie i corpi nell’acido, anche di ragazzini? Boh, ricordo male io? Ma davvero c’è ancora in giro la favoletta del “codice d’onore” dei mafiosi? Ma Gomorra non l’ha letto nessuno? Mi pareva avesse avuto un certo successo.
      L’utilità poi (anche questa, certo, presunta) è stata ben espressa dal vostro pezzo qua sopra. Una piccola testimonianza, per quel che vale: ho sentito un conoscente pugliese, che tra l’altro avrebbe dovuto partecipare nei prossimi giorni a una manifestazione contro la mafia (proprio a Brindisi, se non erro), e mi ha detto che a suo parere “non ci sono dubbi” sul fatto che ci sia (un qualche tipo di) mafia dietro quanto accaduto.

      Ma più di capire subito chi sia stato (non ne ho la capacità) mi interessano come dicevo la reazione politica e dei media, e le “narrazioni” dominanti. Un certo tipo di “antimafia” mi era sembrato, negli anni scorsi, che fosse ormai sbandierato da molte parti. Che fosse ormai un’ “arma” in mano quasi più al sistema di cose che a chi cerca di rovesciarlo. http://bit.ly/KpCoJz

      Ora, al di là di cosa sia effettivamente successo (non lo so) e di chi sia effettivamente stato e perché (non lo so), c’è invece da registrare questo fatto: ampi settori dello stato e dei media, di fatto il “blocco” di potere che c’è in Italia oggi, di fronte a un fatto ancora “neutro”, del quale la “verità storica” non è ancora stata fissata, è pronto a diffondere mille ipotesi, mille narrazioni, e a (spingere per) escludere quella mafiosa. Perché? Certo, per dar contro ai movimenti, per parlare di “terrorismo”, per la solita strategia della tensione. Ma se ora salta fuori che è stato il “pazzo isolato” allora significa che si preferisce lasciar perdere un po’ anche la strategia della tensione pur di non parlare di qualcos’altro. E questo qualcos’altro ha tutta l’aria di essere mafioso, di essere un gruppo di potere che sta comunicando la presenza di un vuoto politico che lo rappresenti, come ben hanno scritto i Wu Ming.

      Poi, può pure essere stato davvero “un pazzo isolato” (anche se, come dice Wu Ming 1, le varie “opzioni” in questi casi spesso hanno bordi molto sfumati o non ce li hanno proprio) e a voler a tutti i costi asserire una cosa o l’altra, oggi, senza fare effettivamente inchiesta, cioè dal divano di casa, si rischia il complottismo, cioè l’irrilevanza e la scarsa qualità del discorso. Ciò di cui ha senso discutere resta secondo me la reazione, quella è palese, è mostrata ovunque, chiede solo di essere analizzata invece di essere ingoiata bendati. I media italiani, così come la nostra classe politica, nelle ore subito successive a un “evento” (o presunto tale) hanno il conclamato “vizio” di costruire dal nulla (e dare in pasto) ipotesi, letture, narrazioni, senza il minimo legame con la realtà, e spesso senza il minimo senso del ridicolo (cfr. il caso Musy http://bit.ly/GGjlbZ). Questo avviene quasi sempre, a sprezzo talvolta dell’evidenza. Anche quando non sembra avvenire è perché si è scelto che non avvenisse. In ogni caso, lo scarto, il salto, tra ciò che si racconta subito dopo un fatto e, non la verità, bensì già soltanto “quanto è noto”, il “conosciuto”, e allargandoci un poco “il plausibile”, questo scarto enorme, questa “libertà” fa sì che a mio parere si debba e si possano analizzare *in sé* (e, nei momenti immediatamente successivi all’evento, soprattutto) le nar-reazioni mediatico-politiche. Il punto non diventa più “quanto di falso sta dicendo il tal politico o il tal giornalista”, ma “quanto sta dicendo”, tout-court, perché, almeno nelle ore/giorni successive, la “realtà” (vera o falsa, o meglio quanto vera o quanto falsa, che sia) non è ancora stata fissata, quando anzi le varie “versioni” (e contro-versioni) non sono ancora state fissate, tutto è estremamente malleabile, ad averci il pelo si può spararla grossa come si vuole. Che dopo qualche giorno o qualche decennio o mai la “verità” venga fuori, è un’altra questione, in minima parte collegata a questa “battaglia” di narrazioni. Nel frattempo queste si diffondono, si negano ipotesi e se ne lanciano altre, e si fa immaginario, si agisce sull’inconscio collettivo e via dicendo. E oggi l’immaginario è: non è stata la mafia. Intendiamoci, può pure essere che davvero non è stata la mafia, ma questo non c’entra niente, questo oggi è un dettaglio quasi insignificante. Perché se doveva essere stata la mafia lo sarebbe stata, lo sarebbe stata pure per qualcosa di meno palesemente mafioso, almeno per qualche giorno. Oggi non deve esserlo nemmeno per qualche ora: chiediamoci perché.

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      • VecioBaeordo says:

        @uomoinpolvere
        (che bello rileggerti finalmente! :-)
        Concordo in tutto e aggiungo che perfino un ignorante come me capisce che la mafia per #Loro è la rogna più grossa e il tabù più enorme, e più si affannano a nasconderla più gli sguscia fuori ovunque, soprattutto dove non avrebbe mai dovuto: Piemonte, Lombardia, Lega, TAV.
        Pensando male vien da sospettare non solo che siano già tutti a libro paga, ma anche che chi paga sia irritato per la scarsa qualità della prestazione. In accordo con molti qui sopra, ho immediatamente pensato ai Georgofili.

      • dzzz says:

        grazie per aver articolato tutto quel che mi girava convulsamente per il cervello (io di articolato avevo pensato solo “scelte simboliche fin troppo ovvie; che significa?” e “la mafia, quando non ha interlocutori, spara”, e poi mi ero limitata a seccarmi del mediarumore ambiente che insisteva su altro).
        alla domanda finale invece non so che rispondere, né so da dove partire per rispondere, soprattutto se provo, come se ho capito bene suggerisci tu, a concentrarmi non sul merito, ma sui linguaggi e sulle narrazioni. c’è almeno l’emergenza di una logica se non altro retorica e narrativa in tutto questo?
        e qual è? e perché non è diversa?
        a me non viene in mente niente di sensato, sono persa.

  17. _GAS says:

    La controrivoluzione è in atto dal 6 agosto 1945.
    Guerra fredda, strategia della tensione, piano di rinascita democratico (attuato nella sua interezza).
    Da sempre usati come marionette, abbiamo toccato il culmine diventando amebe senza cervello lobotomizzate da vent’anni di controllo completo dei media.

    La demonizzazione delle parole, il loro stravolgimento (una sorta di piccola “tecnicizzazione del mito” – si potrebbe parlare di “tecnicizzazione delle parole”?), non mi sconvolgono più, ormai.
    Mi lasciano soltanto tanto amaro in bocca, ma altre amebe, un po meno sveglie di me (non tanto meno, sia inteso) abboccano all’amo.

    Diritti dei lavoratori a zero, istruzione demolita alle basi e al giogo degli stati europei “forti”.
    Le prospettive non sono delle migliori, ma cosa fare?
    Le proteste in piazza non bastano.
    Sono essenziali, ma non sono sufficienti, perchè spesso tutto si esaurisce qualche ora dopo essere tornati a casa.
    Il disagio c’è e si sente (parlo da “giovane”), ma spesso non ci si rende conto da dove scaturisca, o cosa poter fare.
    Il disagio porta all’esigenza di fare qualcosa, ma spesso è qualcosa fine a se stessa, che non va oltre al singolo evento.

    A Bologna c’è fermento, lo vedo e lo tocco con mano, ma le ultime manifestazioni mi hanno dato proprio questa impressione, tante belle idee, ma pochi obbiettivi, poche soluzioni.
    Mi è sembrato tutto fine a se stesso, e così le cose non si risolvono di certo.
    Parlando con amici, questi hanno riscontrato lo stesso sentore con quanto successo a torre Galfa.

    Se vogliamo un vero cambiamento è ora di fare qualcosa, è ora di ricevere un confronto forte, vero, “esperto”.
    Non bisognerebbe andare in val di susa.
    Dovrebbe essere la val di susa a raggiungere tutte le città, tutte le piazze, tutti i salotti d’italia.
    ( e stesso discorso ovviamente vale per tutti gli altri movimenti sopracitati.)

    Poi ci sono le solite prese per il culo.
    Qualche giorno fa, leggo (e mi amareggio), che lo stato non risarcirà più di danni da calamità naturale ( http://attualissimo.it/lo-stato-non-risarcira-piu-per-le-calamita-naturali/ ).
    Mi vien da pensare: loro ricevono le segnalazioni dagli istituti di ricerca, vuoi vedere che salta fuori un nuovo abruzzo?

    Sta notte, al quattordicesimo piano, entro nel panico per venti secondi.

    Quando fa comodo, lasciamo che migliaia di persone perdano vita e casa, quando anche no, basta fare una leggina per lavarsene le mani a posteriori.

    (VAFFANCULO.)

    Un’ulteriore paranoia (come quella di una nuova strategia della tensione)?
    Il frutto di essere nato e cresciuto alla fine della guerra fredda, della strategia della tensione, dell’attuazione del piano di rinascita democratico e vent’anni di berlusconimo.

  18. eveblissett says:

    Inciso velocissimissimo: nel quadro “golpista” includerei anche lo scempio che hanno fatto a Roma domenica scorsa, quella Marcia-Per-La-Vita, quell’ostentazione palese della volontà di negare i diritti e la libertà delle donne, con le istituzioni in prima fila.

    Una compagna c’era e mi ha raccontato che mentre un prete, un vescovo, qualcosa del genere, benediva gente palesemente appartenente a gruppi neofascisti, tutta la polizia (ça va sans dire, questo ce lo aspettavamo) era a circondare al gruppo di femministe che tentava di aprire lo striscione contro quell’obbrobrio.

    Per il resto, abbraccissimi sparsi.
    A./E./comevipare

  19. jerikoone says:

    Pur con tutte le riserve possibili sul Movimento 5 Stelle (personale, proprietario, nè di destra né di sinistra, ecc. tutto giusto), gli darei il credito di avere avuto da sempre posizioni molto chiare e precise su alcune questioni cruciali nella contrapposizione liberista-antiliberista degli ultimi anni.

    Faccio un elenco sommario e incompleto: politiche su salute ed energia a favore dei cittadini contro gli interessi delle multinazionali, no alla Tav, no alla presenza in Afghanistan, no alla guerra in Libia, no all’acquisto di armamenti, no al nucleare, difesa dei beni pubblici (acqua in primis), nazionalizzazione delle banche, bilancio partecipato, resistenza alla debitocrazia, imitazione dell’esempio islandese, e così via.

    Dobbiamo ammettere che su tutti questi argomenti il M5S è molto più avanti e coerente delle rappresentanze di sinistra tradizionali (PD, Sel, ecc.). Lo dico perché la forza di queste tematiche mi sembra preponderante e può far sperare in un confronto positivo.

    Che ne pensate?

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    • Don Cave says:

      Che le posizioni del M5S nella contrapposizione liberismo/anitiliberismo siano così chiare e coerenti mi sembra un’assunzione molto discutibile. Tra i punti del programma del MoVimento, ci sono ad esempio, l’abolizione dei monopoli naturali e il generico “adeguamento delle tariffe di luce, energia, telecomunicazioni a quelle europee”.

      Rivendicazioni di questo tipo, se le si colloca nel panorama politico-ideologico generale, strizzano chiaramente l’occhio a quella componente del dissenso che guarda alle liberalizzazioni come ad una soluzione per rimuovere sprechi e inefficienze. E ricordo chiaramente un intervento su questo blog del “grillino” Bertola che, pressato su alcune questioni, non aveva remore ad autodefinirsi un “anarco-capitalista”…

      Rispetto alla tendenza antiliberista, restano in ogni caso aperte altre questioni: nessun richiamo esplicito alle lotte dei lavoratori e alla democrazia sui luoghi di lavoro (il M5S punta ad intercettare il dissenso di individui che si considerano consumatori/utenti, non di soggetti che si autopercepiscano come produttori); nessun richiamo all’antifascismo e alla lotta contro le discriminazioni (omofobia, sessismo, razzismo); una retorica superficialmente rivoluzionaria che nasconde una linea di azione politica puramente riformista – e nel senso più deteriore del termine… il M5S ambisce banalmente a conquistare voti per andare in Parlamento e “gestire” il sistema, ossia a sostituire delle vecchie élites “cattive” con delle nuove élites “buone”; non mira affatto a consolidare una base sociale per un cambiamento radicale che ci proietti *fuori* da questo sistema.

      Antiliberista forse sì (ma neppure poi tanto). Anticapitalista certamente no.

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      • lantar says:

        Quoto in toto.
        Non sopporto chi, dopo aver ammorbato l’aria della penisola votando ripetutamente lega o PDL (e quindi esprimendo una precisa visione del mondo), ora si scopre indignato da sempre e come unica nuova azione da mettere in atto, consegna il proprio voto (e pensiero ovviamente) al nuovo leader carismatico.
        Lui poi, il leader in questione, è un furbone di tre cotte: dice tutto e il suo contrario, proprio come faceva quello con la mascella volitiva.
        La base 5Stelle (ma chi glie le ha date poi ‘ste stelle? la guida Michelin?) , declinata nel mio personalissimo vissuto, mi appare come un gruppo di adepti invocanti “beppe” come un tempo gli arancioni Rajneesh.
        Molto marketing nelle facce candidate, poco arrosto nei contenuti, peraltro rubati (e accantonati se decade l’opportunità politica) per scopi puramente elettoralistici a movimenti realmente portatori di istanze “dal basso”.
        Grillo? No grazie! so impiccarmi da solo.

  20. Una montagna di merda says:

    [...] Qualsiasi indignazione dura un giorno o poco più ed è facilmente strumentalizzabile.
    Ripartiamo dalle analisi (qui sotto ce n’è una, ma vanno bene tutte quelle che volete voi), ritorniamo all’agire sociale. [...]

  21. Francesca3176 says:

    Ho letto tutto e condivido la maggior parte delle idee espresse. Però faccio fatica a metterle in relazione con l’attentato di ieri, mi sfugge completamente il cui prodest di questa brutta faccenda.

  22. wfm_83 says:

    Non sono un esperto di mafia, e la mia età non mi permette di ricordare nel dettaglio il passato. Ma ci sono degli elementi molto chiari che vanno valutati seriamente al di là dell’attentato in se:
    - Ci sono stati arresti importanti, con una conseguente riorganizzazione degli assetti mafiosi, e quest’ultimi non è detto che abbiano una visione mafiosa simile a quella dei predecessori;
    - La mafia non cambierà mai in un aspetto: cerca sempre di agire nell’ombra, non è suo interesse entrare fortemente nelle cronache. Anche se attacchi mirati, possono fare il loro interesse (minacce, persone scomode, ecc.);
    - Tutti questi politici che parlano… hanno la coscienza pulita, sicuro che non sono collusi. Io non mi fido. Anzi il loro dire “non è un attacco mafioso” con questa insistenza è troppo sospetto;
    - Ci sono troppi elementi che fanno pensare a un attentato mafioso: lo scoppio dell’ordigno con un telecomando, il fatto che era mirato a colpire delle persone specifiche (non una massa di persone), che i genitori della vittima erano estremamente vicini a movimenti anti-mafia.

    Un ultima cosa. Molto spesso crescendo in alcuni posti (il mio esempio è la Calabria), cresci con delle persone, da ragazzini si è tutti identici, ma poi crescendo si prendono strade diverse. In paesi cosi piccoli sai chi sono, e li conosci bene, magari ci hai giocato a calcetto insieme.
    Parlando una volta con un carabiniere, “lo sappiamo ma appena entra dentro, esce subito. Più di questo non possiamo fare”.

  23. veronica says:

    ma io sono d’accordo con l’analisi che avete fatto, però poi c’è una parte che dimentichiamo tutti. Nella creazione di clima da “strategia della tensione”, dimentichiamo che una responsabilità enorme ce l’hanno i mezzi di informazione, anzi le singole persone che lo compongono…cosa sarebbero i poteri economici e politici (anche sovranazionali) se non esistesse quello mediatico ad essi strettamente legato? io le mazzaroccate (figurate, ben inteso) le darei a chi scrive sulla grandi testate giornalistiche assecondando le “teorie” dei poteri forti, senza indipendenza e senza senso critico..passa tutto di là

  24. cosimok says:

    C’è da dire che Brindisi è una città con una tradizione neofascista.  Trascrivo, a proposito,  un passaggio dal sito pugliantagonista.it :

    “Nelle controinchieste   degli anni successivi ( vedasi quella condotta da Filippo Gaja con le edizioni  IL MAQUIS, casa editrice a cui per un certo periodo uno dei nostri redattori collaborò )  venne alla luce il coinvolgimento degli uomini del neofascismo pugliese e brindisino nel supporto logistico e la partecipazione  ai campi di addestramento nella Grecia dei colonnelli  , da parte delle cellule neofasciste e neonaziste italiane . Ma Brindisi divenne il luogo in cui il neofascista Franco Freda  fu tenuto per un certo tempo in carcere e  che poi scelse di risiedere con la sua convivente brindisina.”

    Qui , aggiungo io, Franco  Freda, ha vissuto a lungo, fondando una casa editrice, vendendo libri,  e presumibilmente creando consenso e connessioni attorno alle “sue idee”.
    Tant’è che appena un mese fa il diffuso giornale brindisino “senza colonne” lo intervistava :  http://www.associazionesimeone.it/2012/04/intervista-di-roberta-grassi-a-franco-g-freda/

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    • Wu Ming says:

      Di norma, non accettiamo link a siti fascisti et similia. Quando il link è a scopo di documentazione, chiediamo sempre, se possibile, di trovare un URL alternativo. In questo caso, si poteva linkare direttamente Senzacolonne, anziché un sito fascista che riproponeva il medesimo contenuto. Ormai è andata, e facciamo uno strappo alla regola, anche perché il pingback che è comparso di là ci ha fatto ridere :-) Ad ogni modo, sforziamoci di essere *ecologici* nell’uso del web.

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      • cosimok says:

        Purtroppo l’intervista completa su senza colonne non era disponibile e ho pensato che potesse essere interessante leggere quello che dice uno come Freda, soprattutto quando mette la leghista Rosi Mauro “tarantina e nera” tra i suoi politici preferiti. Sinceramente però non mi ero accorto di essere andato a finire su un sito fascista (mea culpa).

  25. cosimok says:

    Correggo: la casa editrice ar fu fondata a Padova, ma trasferì la sua sede a Brindisi dopo il periodo di Freda nel carcere brindisino.

  26. Interessante GIAP su quanto sta accadendo in Italia | Il corpo delle donneIl corpo delle donne says:

    [...] Interessante GIAP su quanto sta accadendo in Italia by Il corpo delle donne on mag 20, 2012 • 23:35 Nessun commento Tratto da GIAP: [...]

  27. girolamo says:

    Sentito un ingegnere intervistato su RaiNews esprimersi sui capannoni industriali crollati sulle teste degli operai con questa espressione: «decadimento negativo al suolo dei laboratori». E poi spiegare che quando erano stati costruiti il rischio sismico nel ferrarese era valutato di un certo tipo, poi è stato riconsiderato (ci avrebbe fatto piacere saperlo, lo dico dopo la notte scorsa e in attesa di una notte sul divano in tuta)… quindi i capannoni non hanno colpa, loro erano in regola quando li hanno costruiti. Peccato che ADESSO non lo siano più…
    Sull’attentato di Brindisi ho scritto questo pezzo per il Club Dante, se può interessare.

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    • G says:

      Premesso che io l’intervista all’ingegnere su Rainews non l’ho vista, però non mi sentirei di dargli torto. Probabilmente è vero che il capannone era stato costruito a norma. Ed è anche vero che adesso quel capannone a norma non lo è più. L’ingegneria civile non è una scienza esatta, quello che si conosceva e sapeva 30 anni fa non è quello che si conosce e si fa oggi. I regolamenti di oggi sono il tentativo di traduzione di una materia in continua evoluzione che basa molto del suo sviluppo sull’esperienza diretta e sulla casistica accertata. Nella situazione attuale credo che si possa affermare con una certa sicurezza che la maggior parte delle costruzioni in zona rischio sismico in Italia (cioè quasi tutta la penisola) non siano a norma. Dunque, in maniera provocatoria, mi chiedo se le cose potessero veramente andare in maniera differente. E credo che l’unica possibilità per quei lavoratori (al netto di gravi violazioni sulla sicurezza di cui io non sono a conoscenza ma che magari sono avvenute, eh!) fosse di avere alle spalle un responsabile così illuminato da rinforzare la struttura del capannone e non quella della sua casa costruita negli anni ’70. Che è poi la casa in cui la maggior parte di noi vive.

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      • whiplash says:

        Per quanto ne so, almeno uno dei capannoni crollati era del 2002, non di trent’anni fa. Per altro, sono nato e cresciuto in uno dei primi palazzi in cemento armato costruiti a Napoli, che ha retto senza batter ciglio al sisma dell’Irpinia del 1980, dopo aver retto ai bombardamenti americani della II guerra mondiale (all’uscita dai rifugi non c’era più un divisorio in piedi, ma la struttura era intatta). Scienza e tecnica delle costruzioni non sono scienze esatte, è vero; utilizzare coefficenti di sicurezza non risicati e materiali adeguati aiuta molto, però, nevvero?

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        • G says:

          Guarda se è del 2002 sicuramente allora è fuori norma. E la mia non voleva essere essere una difesa di una categoria, che va dai progettisti ai costruttori, che ha combinato le peggio cose in Italia, vedasi per esempio la casa dello studente all’Aquila fra gli altri. Volevo solo porre l’accento sul fatto che secondo me il problema relativo alle costruzioni a norma dovrebbe essere una questione che parte anche dal singolo individuo come proprietario (sia un impresa o una casa) e che credo sia un po’ irrealistico dal punto di vista economico pensare che lo stato possa intervenire su ogni tipo di struttura in Italia.
          In ogni caso mi scuso se ho usato un tono troppo duro. Non era mia intenzione attaccare te o far intendere che quello che è accaduto sia qualcosa di imprevedibile o inevitabile. Cercavo in maniera provocatoria di chiedere/chiedermi come.

        • G says:

          fuori norma*
          diciamo meglio costruita e/o progettata non rispettando le norme che c’erano già nel 2002.

  28. Wu Ming 1 says:

    Riscontro troppa ansia di affermare che si tratta di un “pazzo isolato”, uno “squilibrato”, uno che “ha agito da solo”.

    Nel momento in cui nessuna ipotesi sarebbe da escludere, mi colpisce l’appigliarsi fideistico al video sgranato di una telecamera di sorveglianza.
    Ci si comporta come se l’immagine filmata fosse verità oggettiva, scena interpretabile in un solo modo, prova inoppugnabile.
    E’ come se l’inquadratura avesse recintato quel che c’era da mostrare e da sapere, e ciò che è rimasto fuori (cioè il contesto, il mondo, il movente, eventuali altre persone implicate) fosse già stato dichiarato irrilevante.
    Come se quei fotogrammi sgranati dicessero già tutto quel che c’è da dire (a parte il nome e il cognome, ovviamente).
    Ci vorrebbe un semiologo, qualcuno più bravo di me a sviscerare sintassi e semantica delle immagini, per analizzare la piega che ha preso la vicenda nelle ultime ore.
    Nel video si vede una persona, ergo: è un “gesto isolato”. A nessuno viene il sospetto che possano esistere complici *fuori* dall’inquadratura. Il video è tutto, se una cosa non è televisionabile non esiste.
    Pintarelli, Chimenti, se ci siete, battete un colpo!

    Non è nemmeno questione di dire che quelle immagini mentono. Il punto è che sono parziali, insufficienti, senza contesto, senza storia. Forniscono (forse) un indizio importante, ma i media le hanno già trasformate in “supertestimonianza”.
    Tra l’altro, anche si trattasse di uno che ha eseguito da solo, di “pazzi isolati” eterodiretti, “lupi solitari” manovrati a distanza da lupi in branco, singoli fanatici usati per trasmettere “messaggi” a chi deve intenderli, è piena la storia.

    Troppa fretta di “depoliticizzare”. Era già accaduto con Breivik: non era un terrorista fascista, ma un “pazzo”. Aveva contatti in tutto il mondo dell’ultradestra europea e aveva reso noto il suo programma politico a centinaia di utenti di forum reazionari e xenofobi, ma era definito un “isolato”. Un po’ per malafede e ragioni strumentali, e un po’ perché nell’inquadratura si vedeva solo lui.

    L’attentato di Brindisi, chiunque lo abbia compiuto, ha una sua grammatica e compone una figura retorica. Allude in maniera eclatante al clima del 1992-’93, a una “discussione” avvenuta a suon di bombe, in seguito a un improvviso vuoto di potere, tra ambienti della politica, esponenti delle forze dell’ordine e una sezione di capitalismo extralegale (in parole povere, la mafia). Quella discussione finì quando il vuoto di potere fu riempito da una certa forza politica che oggi, vent’anni dopo, appare in avanzato stato di decomposizione. Vent’anni fa erano in ballo grosse privatizzazioni, e anche oggi sono in ballo grosse privatizzazioni. Vent’anni fa c’erano diktat europei di stampo liberista, e anche oggi ci sono diktat europei di stampo liberista. Vent’anni fa c’era un governo tecnico, e anche oggi c’è un governo tecnico.

    In più, nelle ultime settimane si sono verificati numerosi “piccoli” e grandi attentati, provocazioni a cui abbiamo fatto caso in troppo pochi, episodi strani seguiti da rivendicazioni che sono apparse poco convincenti. Sigle atte a confondere e criminalizzare sono state recuperate dalla pattumiera dell’eversione. La storica e gloriosa Federazione Anarchica Italiana (FAI) oggi viene confusa con la sedicente Federazione Anarchica Informale (FAI anch’essa). E un ancor più subdolo lavoro di diffamazione degli anarchici (in questo caso Valpreda, Pinelli, il circolo “Ponte della Ghisolfa”) è stato fatto in relazione a Piazza Fontana. Guardacaso, anche oggi, tra le pieghe del dibattito febbricitante su Brindisi, è spuntata una “pista anarchica”, e faceva riferimento a navi provenienti dalla Grecia. Devo proprio ricordare che queste navi che fanno avanti e indietro dalla Grecia erano già state evocate all’indomani del 15 Ottobre?

    Insomma, è meglio non avere fretta, e non accontentarsi delle spiegazioni più semplici che ci vengono ammannite.

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    • yamunin says:

      Non ho il televisore e su internet non ho trovato il video, ho visto solo i due fotogrammi sul sito de La Stampa da cui non si legge niente. Si intuisce un movimento ma il fotogramma non è contestualizzato, potrebbero aver scattato il fotogramma sotto casa mia a Torino, per dire. Sul sito ci tengono a precisare che il presunto attentatore è “ritratto in apparenza con una mano in tasca mentre esegue l’attentato”. Forse esegue l’attentato e anche fosse così l’inquadratura è in piano medio. Chi c’è a dieci metri da quella figura? Invento: c’è qualcuno che fa il palo? è in contatto radio con qualcuno? Brusca lo era se non ricordo male.
      E ancora perché pubblicare questo fotogramma? Dopo qualche settimana dall’agguato a Musy gli inquirenti hanno diffuso i video in cui si vede una figura che con il casco in testa percorre, prima e dopo lo sparo, via Barbaroux. Lo hanno fatto con il preciso intento di chiedere aiuto a chi quel giorno ha visto qualcosa, ha incontrato il tipo col casco. Ma questo? Che senso ha se non cercare di veicolare una versione della storia. Non so. Le immagini spesso mentono, questo è quello che ho capito studiando cinema.
      Per il resto ciò che scrivi è vero, c’è troppa fregola di chiudere la storia. Almeno una prima versione.

    • dimitrichimenti says:

      WM1 ha già sviscerato il plesso problematico di queste immagini, io non potrò che seguire la sua pista.

      Sul sito di Repubblica sono visibili 3 fotogrammi: il primo è un’inquadratura dello spazio vuoto, il secondo mostra il personaggio che entra in campo, l’ultimo mostra il personaggio che lascia il quadro per scomparire nel fuori campo. Da un punto di vista “indiziario” non si capisce l’utilità di questa sequenza, mentre si capisce benissimo la narrazione che la sottende: l’uomo arriva dal nulla, colpisce e se ne va.
      Queste immagini, che si vorrebbero non manipolate, sono già racchiuse in un punto di vista capace di rendere operativo il reale, discriminando quanto resta al di qua e quanto va al di là (come scrive WM, manca il fuoricampo).
      Ma poiché manca tutto il contesto, ne viene costruito uno (l’uomo ha agito da solo, perché l’immagine mostra un solo uomo). La costituzione del contesto all’interno del quale viene recepita la sequenza di immagini determina inevitabilmente una determinazione delle sue componenti tematiche e della sua interpretazione. Il “pezzo di reale” che ci viene reale offerto è il frutto di una selezione e di una disposizione, ossia di un indice e di un criterio che servono a costruire la realtà.
      In ultima istanza, direi che l’incorporazione di queste immagini sgranate referenzializza l’orizzonte narrativo profilato dai media, vale a dire che produce una realtà che si vuole slegata da qualsiasi punto di vista, ma che è già una traduzione appropriativa del reale che, una volta filtrato dai linguaggi, si trasforma in un testo di senso univoco.

      Questi sono solo alcuni appunti (presi di fretta) che spero di poter continuare stasera.

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      • El_Pinta says:

        Aggiungo, rispetto a quanto dice Dimitri qui sopra, che l’appoggio fideistico alle immagini si produce all’interno di un sistema in cui l’immagine fotografica è (ancora) ontologicamente percepita come una marca in grado di significare il reale senza mediazioni (seeing is believing).
        Il sistema mediatico ha un vero e proprio bisogno di produrre questo genere di marche per legittimare le sue narrazioni che, altrimenti, resterebbero soggette a un dubbio costitutivo.
        Giusto un anno fa, l’immagine taroccata del cadavere di Bin Laden sollevava dubbi non sulla deontologia professionale di chi l’aveva prodotta, ma sulla veridicità della sua morte.

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        • matteo_ermete says:

          Aggiungo a corollario delle due analisi qui sopra.

          Quello che manca nell’immagine è il contesto, la più ampia narrazione che sottintende: una perfetta didascalia dell’immagine e di come *deve* essere interpretata la dà Repubblica in quest’articolo http://bari.repubblica.it/cronaca/2012/05/21/news/profilo_attentatore_brindisi-35588011/?ref=HRER3-1

          I rapporti di forza tra le ipotesi sono ben messi in luce. Il movente è inscritto nella scuola: nel nome o in chi la frequenta. Se la prima ipotesi rimanda al “lupo solitario eterodiretto da un branco”, il termine “lupo” è giocato invece su un rimando fiabesco a Cappuccetto Rosso. La traccia investigativa che la fa da padrona nell’articolo: il lupo cattivo è un maschio “sessualmente rifiutato” che se la prende con giovani fanciulle. La squadra investigativa diventa i “cacciatori”, versione plurale del lieto fine della fiaba. Oppure c’è il padre che vendica violenze psicologiche sulla figlia. E non manca neanche la pista del “personale docente, di ruolo e soprattutto precario”. Quattro profili: killer-maniaco sessuale, padre iperprotettivo contro il bullismo, lavoratore-precario… Il quarto?
          Viene lasciato quasi tra le righe, legato alla scuola come simbolo; viene accennato e abbandonato. E in ogni caso si tratterebbe di una “monade”, di “risentimento solipsistico”…

      • maia says:

        non sono sicura di essere al punto giusto del thread. Grazie all’efficienza delle nostre ferrovie oggi ho passato 10 ore fra treni e stazioni. Di Repubblica e Corriere ho avuto il tempo di leggere anche la rubrica di Nonna Papera. Le doppie pagine sui fatti di Brindisi di entrambi i quotidiani hanno molti aspetti in comune.

        L’unica risposta concreta che ho trovato sui due giornali alla domanda su come è avvenuto il “restringimento dell’inquadratura” di cui si parla (che sia per i media o sia il reale modo d’indagine, certamente produce degli effetti di realtà), la copio da pagina 12, titolo del pezzo “La foto casa per casa e il Dna sui mozziconi per trovare il colpevole”. Da uno dei nostri inviati. ”

        (…) Il capo della polizia Antonio Manganelli ha dato una linea precisa agli investigatori inviati a Brindisi. Il dibattito sulla matrice di un attentato che non ha neppure un precedente in Italia non gli interessa. “Io voglio il testimone che si ricorda il numero di targa, la videocamera che inquadra una faccia sospetta. Dobbiamo concentrarci sui dettagli, come una volta. Solo così potremo prenderlo.”
        Partire dai fondamentali. Bussare alle porte etc”

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        • Wu Ming 1 says:

          Perfetto, Maia. La depoliticizzazione preventiva dell’atto risponde a direttive *esplicite* delle “alte sfere” (del signor Nomen Omen in persona), e si basa su un falso storico, cioè che non vi sarebbero precedenti di bombe davanti a una scuola. Invece un precedente c’è, lo ricordava Tuco: Trieste ’69, albori della Strategia della tensione, matrice – ma guarda un po’! – neofascista.
          E poi c’è la bomba/bombola davanti all’alberghiera di Castel Volturno, una settimana fa, con grottesco tentativo di dar la colpa agli anarchici.

          Il “restringimento dell’inquadratura” non è solo spaziale, è anche temporale. Bisogna schiacciare tutto sul presente, per impedire a chicchessìa di capirci qualcosa.
          Noi, invece, dobbiamo ricordarci l’imperativo di Jameson: “Storicizzare sempre!”

    • Coco says:

      Concordo. Ci manca poco che la colpa sia di un “Unabomber”. Per quello che ho notato nessuno tra i media ha evidenziato il fatto che l’esplosione sia avvenuta alla vigilia dei ballottaggi. Già al primo turno è stato palese il crollo di quel collante che ha fatto gli interessi di mafia e Padroni.

    • an_desiderio says:

      Quindi parrebbe che l’attentatore di Brindisi sia in realtà uno soltanto e che probabilmente non faccia parte di alcuna organizzazione terroristica, mafiosa, criminale. Ma il punto non è questo. Che l’attentato sia frutto di un gesto isolato e individuale piuttosto che di una trama costruita da una struttura clandestina “X”, non cambia il problema, grave, di come gli eventi della vita del paese Italia vengono rappresentati. Ciò che mi ha colpito profondamente in questi giorni è stato il totale scollamento tra la realtà e la sua rappresentazione mediatica, quasi come se tra la prima e la seconda non vi fosse alcuna relazione.
      La realtà fatta di eventi – le bombole del gas esplose, la ragazzina uccisa, i feriti – è diventata la “base” per la costruzione di un secondo ordine di rappresentazione, alternativo, separato, autonomo rispetto a alla realtà “originale”; un ordine di rappresentazione che di questa mantiene il “ricordo”, ma che spinge sullo sfondo per costruire una nuova realtà. E tutto questo, “for the sake of the media”, cioè per il fine stesso dell’esistenza della macchina mediatica, che ha un bisogno continuo di essere nutrita con fatti, notizie, avvenimenti. Fatti, notizie, avvenimenti che macina nel proprio stomaco, che metabolizza e espelle sotto forma di un “blob” sensazionalistico in cui si dice tutto e il contrario di tutto, in cui un soggetto viene affermato e negato allo stesso tempo.
      Un esempio per tutti. E’ stato incredibile leggere cosa scriveva Roberto Saviano ieri su La Repubblica. E’ stato incredible vedere come, in virtù del sacrosanto diritto-dovere di cercare di capire e spiegare, se ne sia poi uscito con una sorta di mini-saggio sulla storia della Sacra Corona Unita e sui suoi rapporti tra questa e la Mafia siciliana. E questo prima ancora di sapere se e in che misura questa organizzazione sia stata coinvolta. Più che uno sforzo “per cercare di comprendere”, quell’articolo – per la verità irritante – mi è parso il frutto di un edonismo intellettualistico di cui sempre più la brutta televisione italiana si serve per oliare il proprio apparato sensazionalistico di disinformazione.
      Sarebbe forse stato più interessante cercare di sollevare il problema, consapevole di non potervi dare una risposta, del perchè lo stragismo terroristico sia in Italia più che in qualsiasi altro paese Occidentale una caratteristica così costante della vita della dialettica politico-sociale. Quali sono le ragioni per cui una forma di lotta, di dissenso o anche, se si vuole, di disagio, così estrema, si sia talmente radicata nella fisionomia socio-culturale del paese da connotare non soltanto azioni di gruppi e organizzazioni, ma anche di singoli individui.
      In un paese come l’Italia, con una società civile così debole e scarsamente autocosciente da dover cercare sempre nel leader, nell’uomo forte, nel super-eroe (sia che si tratti del Presidente del Consiglio che di un comandante di Capitaneria di Porto come De Falco nella faccenda della Concordia) non soltanto una guida morale, ma anche la soluzione ai problemi, figure come Saviano, che hanno il “potere” (spesso inebriante) di informare la coscienze e che sono stati elevati (da chi?) a guru culturali della società, dovrebbero essere più cauti nel modo in cui costruiscono informazione.
      L’Italia è un paese che non pensa, o che pensa sempre di meno, o “che pensa male”. Piuttosto che costruire tesi precofenzionate perchè in un dato momento un argomento “tira” sul mercato televisivo più di un altro (perchè così dopo vai in trasmissione insieme al criminolgo con il plastico e all’immancabile psichiatra, magari leggi qualche citazione di Falcone e Borsellino o qualche passo di letteratura impegnata e strappi pure l’applauso) sarebbe forse meglio cercare di capire a come pensare i problemi in maniera più coerente. Perchè imparare a pensare è più importante, credo, di cosa si pensa.

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      • Wu Ming says:

        Sì, il discorso che fai va oltre la premessa, e mi interessa ragionarci sopra… Però la premessa pesa, rimane impressa:

        “Quindi parrebbe che l’attentatore di Brindisi sia in realtà uno soltanto e che probabilmente non faccia parte di alcuna organizzazione terroristica, mafiosa, criminale.”

        Al netto dei “parrebbe” e dei “probabilmente”, per il momento non c’è nessun elemento concreto su cui fondare nessuna di queste conclusioni/esclusioni. Fin da ieri pomeriggio, nugoli di professionisti dell’informazione si sono fatti in quattro per dire, senza uno straccio di prova, che l’attentatore è uno soltanto, che non fa parte di nessuna organizzazione, che mafia, terrorismo e politica non c’entrano etc. In realtà, il gesto ricorda molto da vicino modalità del terrorismo nero, ci sono precedenti in questo senso (il più antico e significativo lo ha ricordato Tuco), l’attentato ha un contenuto ideologico evidente (sono state colpite ragazze provenienti dalla classe operaia, misoginia e classismo), diversi elementi compongono un reticolo di riferimenti mafiosi, e l’ipotesi di reato parla di “finalità terroristiche”.

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        • an_desiderio says:

          Sono perfettamente d’accordo con te. E avrei preferito di gran lunga che la discussione sull’attentato avesse assunto la forma – che in questo caso definisce il contenuto – che gli hai dato tu.
          La mia premessa voleva essere l’incipit di una critica su come tanto gli eventi “reali” quanto la loro rappresentazione siano in realtà “costruiti” e su some la rappresentazione ufficiale di tali eventi dipenda da a logiche che rispondono alle esigenze di consenso e manipolazione del sensazionalismo televisivo, piuttosto che ad un bisogno di informare e capire. E lo sproloquio di Saviano mi è sembrato proprio questo, con l’aggiunta di un egocentrismo intellettuaoide che ha preso l’attentato come occasione di sfoggio di una conoscenza universale del multiuniverso della criminalità organizzata in Italia.
          E a proposito del problema di come le rappresentazioni del reale vengono costruite – più che essere lo specchio di oggettive qualità del reale stesso – il problema che sollevi riguardo al video è davvero molto interessante e pertinente.
          Tradizionalmente la cultura modernista ha attribuito alla fotografia e al cinema la capacità di catturare fedelmente la realtà. La cultura post-moderna post-strutturalista – non il postmodernismo sfavillante del mercato capitalistico – ha invece cercato di mettere in evidenza come anche quelli che sembrano media oggettivi forniscano una rappresentazione costruita, per cui della realtà si possono dare molteplici interpretazioni.
          Il punto, allora, potrebbe essere: come viene costruita la rappresentazione ufficiale della realtà – intesa come testo e discorso -? chi la costruisce? e sulla base di quali esigenze?

  29. maia says:

    Concordo. Bando alla fretta di “sbattere IL mostro in prima pagina”.

    Concordo con uomoinpolvere: occhio al “complottismo”, che produce una postura mentale di impossibilità di azione, un quadro che esclude la nostra agentività perché tanto “i giochi sono già fatti”, e sempre ai piani alti.

    Grazie del post su Freda a Brindisi. La presenza di neofascisti “seri” in zona fa parte dei fatti e del contesto, faccende anche complicate che non conosco del dettaglio e non voglio banalizzare. Ma quando Wm1 sottolineavi le matrici politiche, io a quello pensavo. Altre mi raccontano che a Mesagne la Sacra Corona governerebbe in modo “pacifico” (spero ci capiamo, non sto dicendo che le mafie sono benefattrici); tutte le pugliesi della zona con cui ho parlato mi paiono sospettose con l’ipotesi SCU, e non in base al ragionamento di Grasso. Mi limito a riportare.

    Importante tenere i fatti, E il contesto. Di analogie “sistemiche” con il ’92 ho sentito ieri parlare anche dalla Borsellino su Radio Popolare e altri; come degli aspetti di trattativa e comunicazione fra pezzi. Se a questi pezzi di “poteri” iniziamo a dare dei nomi, ci può aiutare a uscire dal frame complottistico, il confine è sottile.

    Qui due interviste secondo me interessanti. Una di Sky a Roberto Scarpinato, Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Caltanissetta: http://video.sky.it/news/cronaca/brindisi_scarpinato_voluto_colpire_in_anniversario_falcone/v121604.vid

    Ma soprattutto questa a Antonio Ingroia e al ministro Profumo di Lucia Annunziata
    http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-994cbdf2-3514-4b85-a12c-7f194e421fc1.html
    NB = il disco rotto di Profuminaitor (che per carità, deve aver avuto un week end davvero complesso), su cui mi piacerebbe un commento di Girolamo o di quanti hanno esperienze di lavoro e lotte nella scuola, ci dà più di qualche suggestione sulla linea retorica della società unita.

    Ieri sono stata in piazza a Bologna, spinta da un bisogno di inchiesta e dal timore dell’agitazione di retoriche di concordia e “unità nazionale”, difesa della “legalità”, fritti misti che appiattiscono ogni forma di violenza e illegalità, che leggevo sui giornali on line e di cui Wu Ming ben parlate nel post.
    Ho trovato invece una piazza abbandonata alla chetichella dai rappresentanti istituzionali. Una piazza che mi ha colpito per ambivalenze diverse da quelle che mi aspettavo. Ho trovato poca voglia di risposte semplici, molta esigenza di partecipazione come antidoto alle vecchie e nuove strategie del governo attraverso la paura. In piazza assenza (quasi) totale di facce note, delle galassie della “sinistra”; men che meno a fare il blocco della mille miglia e il corteo spontaneo. Ho parlato senza ritegno con molte persone, ragazzi e ragazze giovani, donne soprattutto. La stragrande maggioranza non facevano parte di associazioni, collettivi né gruppi.

    Temevo un presidio per la legalità, temevo discorsi “contro la mafia” che non assumono il dialogo e la compenetrazione fra “mafie” e “istituzioni” come un dato acclarato. Temevo l’agitazione di retoriche di “costruzione della società civile che si stringe attorno alle sue istituzioni” in modo acritico, come se non ci fossero lotte e tensioni che positivamente e in modi complicati stanno attraversano l’Italia nell’era delle “soluzioni tecniche” alla crisi.
    Invece sono rimasta colpita dall’assenza di un discorso unificante, di simboli, e, paradossalmente, dall’apertura della piazza, dalla mancanza di gestione, dalla determinazione e dalla compatta spontaneità con cui è stata bloccata la kermesse delle mille miglia, e fatto un corteo non autorizzato su parte del suo percorso. Istintività, spontaneismo, assenza di gestione della piazza. Il mio casino-detector si impennava: Achtung! E invece sbagliavo.
    Sono contenta di esserci stata, laddove la maggior parte delle persone a cui avevo proposto di venire avevavo declinato, “già sapendo” che sarebbe stata un’iniziativa istituzionale. E si sbagliavano.

  30. girolamo says:

    @ Maia
    Il ministro Profumo si era proposto al PD come candidato sindaco di Torino, a patto che non ci fossero le primarie; il PD non ha avuto il coraggio di non fare le primarie, e allora Profumo si è candidato col PDL, mentre il PD chiamava il soldatino Fassino a mettere la faccia sui manifesti e il culo sulla poltrona, col programma di Profumo. Credo possa bastare per questo ministro: che sta portando avanti, al neto di qualche spicciolo elargito in forma di pagherò, la stessa politica di chi l’ha preceduto. La retorica del “stiamo uniti”, credo mutuata dal Morando versione Sanremo, viene buona per avere l’assenso della FLC-CGIL, e infatti funziona.

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  31. Omar Onnis says:

    Non per scivolare nel complottismo (sia mai!), ma qui si mette in discussione la ricostruzione del fatto.

    http://informare.over-blog.it/article-bombole-del-gas-ma-non-diciamo-eresie-105494798.html

    Non sono un esperto e non ne so mezza. Sono solo curioso. L’appropriazione narrativa dell’episodio è palese ed è palesemente “tecnicizzata”. In termini cronologici alquanto rapidi e con modalità intensive.

    Il terremoto poi consente di lavorarci su con più calma, in virtù dello spostamento dell’attenzione generale.

    Non può esistere alcun gesto isolato di un folle senza che esista un contesto in cui tale follia trovi un modo di sfogarsi “sensato”. Comunque ci sono reti relazionali (personali, simboliche, ecc.) di cui tener conto. E anche possibili “facilitatori” della follia. Se si è trattato di un folle, perché proprio quella scuola, in quel giorno lì? Ma sto solo ripetendo quanto già detto da WM1.

    Non lo so, sarà paranoia indotta dall’esperienza, ma l’aria che tira è proprio brutta.

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    • whiplash says:

      Bah, a me pare tutto assolutamente irrilevante e fortemente intriso del peggior complottismo. Lo dico da ingegnere chimico e da chi sa che sollevare tre bombole da 20 chili non è impresa in generale improba.

  32. girolamo says:

    Su Brindisi: all’ipotesi SCU non ho creduto neanche per un istante, e a quella di un gruppo secessionista che vuol farsi spazio men che meno: fosse stato così, l’autore l’avremmo ritrovato carbonizzato in una macchina rubata entro 48 ore.
    Quello che ho cercato di dire nel pezzo linkato al volo ieri notte è che, movente “terroristici di Stato” o “follia individuale”, il problema – POLITICO! – è la scelta dell’obiettivo. C’è una ragione politica per cui Brevink ha scelto quell’obiettivo, ce n’è una per Columbine: la costruzione di un oggetto simbolico da colpire è un fatto politico, perché è un fatto politico la trasformazione di individui o cose in simboli o emblemi. E in questo caso, gli oggetti investiti da una rappresentazione simbolica erano ragazze, studentesse e proletarie.

  33. plv says:

    La risposta della gente c’è stata e questo è un dato di fatto positivo. A quanto dice Maia è un dato ricco di contraddizioni ed è bene che sia così. Significa che nella difficoltà generale la gente ha ancora voglia di parlare e nulla è dato per scontato.

    La risposta dei politici si sta costruendo.
    Profumo che urla “basta contestazioni, ci avete scocciato, offendete i morti”
    La Camusso che parla di instabilità del paese parlando di anni di piombo, di Genova e di assalti ad equitalia, dimenticandosi di parlare di mafia e criminalità (che poi era l’argomento di cui si parlava, perlomeno nelle prime ore, giusto? Perché cavolo ci devi infilare roba che non c’entra niente?)
    Fate caso alle parole, in televisione e sui giornali c’è già un ritornello: “lotta a ogni tipo di eversione”. La parola “ogni” ha un significato pesantissimo.
    E anche “eversione”. Perché non si parla più di “terrorismo”? O comunque se ne parla poco: una volta, quattro anni fa, sarebbe stata questa la parola più utilizzata. Anche a caso.
    Ma le parole sono cambiate e con esse i concetti.

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    • maia says:

      @plv
      “la gente” lasciamola al M5S ;) per quanto mi riguarda, non mi pare di aver parlato di contraddizioni positive…

  34. Wu Ming 1 says:

    Una settimana fa, ordigno trovato davanti a una scuola di Castel Volturno, con minacce di presunto “gruppo anarco-insurrezionalista”.
    Ordigno. Bombola di GPL. Scuola.
    Nelle scorse settimane, oltre ai fatti già riportati (FAI, gambizzazione di Genova etc.), se ne sono verificati altri tra le pieghe della cronaca, che sarebbe il caso di recuperare.
    Chi conosce la storia della strategia della tensione, sa che nei mesi precedenti gli “attentatuni” si riscontra una sorta di “sciame preparatorio” di attentati più piccoli, di tentativi, di provocazioni, di “messaggi” a non si sa bene chi. Per tutta l’estate del ’69 esplosero bombe in giro per l’Italia (bombe oggi dimenticate), poi a dicembre ci fu Piazza Fontana.
    Grazie a Michele Montanari (Tezla1976) per la segnalazione.

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    • tuco says:

      tra le bombe del ’69, ci fu anche quella alla scuola slovena di san giovanni a trieste, predisposta per esplodere all’ uscita dei bambini. la bomba non esplose perche’ l’ innesco era difettoso. mi sembra importante ricordare *quella* bomba, perche’ quell’ episodio contraddice la vulgata che circola in questi giorni, secondo cui la bomba di brindisi sarebbe la prima contro una scuola.

  35. Su Brindisi, Genova e l’Italia tutta – wumingfoundation.com « Fijidemalagrotta says:

    [...] E’ in corso una interessante discussione sul sito wumingfoundation.com che vi invito a seguire per cogliere qualche elemento di riflessione e di comprensione sugli avvenimenti in corso. Riporto solo due interventi di Wu Ming 1 che mi paiono illuminanti [...]

  36. Monsieur en rouge says:

    Solo qualche osservazione, magari scontata.

    Prima di tutto, mi trovo d’accordo pienamente con l’idea che sia necessario comprendere criticamente il reazionarismo linguistico per rivoluzionare, parallelamente ai rapporti sociali, anche la cognizione degli eventi, che passa inevitabilmente per il linguaggio: finché diremo «tecnici» saremo subordinati non solo a una parola ma anche alla sfera concettuale richiamata dalla parola stessa. Invece il linguaggio deve entrare nella lotta, perché il linguaggio nutre e precede il pensiero e plasma la mente.
    Negli Stati Uniti dicono: “Occupy your life”.

    Sullo spacciare per «tecniche», «scientifiche», «neutrali» decisioni e ricette che sono invece puramente ideologiche, segnalo un mio post ironico (Il manganello tecnico) in cui, fra l’altro, c’è quasi la stessa analogia che proponete voi: invece dell’idraulico c’è il tecnico del computer, ma il discorso non cambia.

    Per finire, la tragedia di Brindisi è stata oggetto dell’attenzione di tanta informazione che ne ha approfittato per puntare il dito contro chi fa comodo. Ricordo, nelle prime ore successive all’esplosione, di aver letto su una testata online, la notizia che precisava, in linea con la tradizione italiana nel-dubbio-incolpa-gli-anarchici che «dalle prime ipotesi sembra che la colpa non sia degli anarchici». Ancora, le parole sono importanti…

  37. dzzz says:

    a proposito dell’uso di breivik, come altro esempio di rumore che emerge a coprire piste scomode:
    http://www.thenational.ae/thenationalconversation/comment/trial-of-the-madman-breivik-ignores-a-virulent-ideology#page1
    non so se questo link è accettabile né so troppo giudicare degli affari internazionali cui allude, ma provo, vorrei sapere che ne pensate.

  38. rizeta says:

    Non vorrei soffermarmi granché sull’analisi dei fatti e, soprattutto, degli antefatti. Per fortuna, almeno qui, è già stato fatto, e quasi tutto, dalla storia non troppo remota del nostro paese ad una prima interessante analisi sulla gestione visuale dei fotogrammi della telecamera di videosorveglianza, è già uscito fuori. Voglio invece concentrarmi sulla sfumatura in senso biografico che questa vicenda sta comportando, per me così come per la maggior parte dei miei coetanei o quasi tali. Ho tanti concetti che vorrei buttare fuori, ma il ritorno da scuola e la stanchezza accumulata renderanno forse difficile un’espressione consona e chiara degli stessi. Ci provo comunque.

    Per buona parte della mia generazione, nata al principio della stagione ’92/’93, questo atto prende tristemente la forma della non coscienza (costruita e non) congenita dalla quale è affetta. L’onda lunga dell’attentato, ragionando a mente fredda, è grave quanto la crudeltà (nel senso più semplice del concetto) che questo ha rappresentato, al di là delle conte di morti e feriti. Per “onda lunga” intendo il complesso del danno intellettuale che lettura deviata (e ignorante) dei media e uso politico/civile (dai partiti a L&G) contribuiscono a portare ad una “classe” di coscienze già di per sé pericolosamente lontane da storia, analisi e critica della vita del proprio paese (ma non solo, volendo essere precisi). La percezione che ho nel mio piccolo, oltre un già chiarissimo golpe/nongolpe politico ed emozionale, è quella di un golpe esistenziale, filosofico, un’eugenetica della mente sovvertita e ribaltata. Questa operazione storica, con tutta la sua piovra (verso l’alto così come verso il basso) di cause/effetti e intenti/nonintenti, è forse il più grande danno all’umanità (scusate la retorica, ma non mi viene un’immagine più ecumenica) che questo mondo e questo paese, nel suo piccolo e aggravato caso, sta soffrendo nell’era della rivoluzione tecnologica. I terrorismi di Saviano e di Giletti (cretemi sulla parola, ha superato la sua performance sul 15 ottobre) costituiscono l’ossatura dell’opinione dei ragazzi e delle ragazze che vanno a scuola, da quelli che entrano alle superiori a quelli che si dirigono verso la vita universitaria (e perché no, anche di quella degli universitari già navigati, dei laureati, dei genitori, dei nonni bloccati davanti a Rete 4 così come davanti a Rai 3). Il golpe esistenziale (scusate ancora le espressioni contorte) è la circolare di solidarietà (una semplice catarsi nero su bianco di un generale e acritico moto di indignazione) che è passata stamattina a scuola, è la mia professoressa di letteratura italiana che sostiene commossa la non importanza della matrice (“qualsiasi essa sia”) dell’atto, è il mio compagno che esclude convinto la pista mafiosa (“evvai!”) per poi citare cinque secondi dopo l’intera galassia amorfa nuoveBR/anarchici/pazzisolipsisticiescriteriativari (“…..”), è mia madre che ha sempre votato PCI/DP (per quanto ciò significhi davvero ma davvero poco) e che discute al tavolo con le amiche di vari e possibili moventi sentimentali, è mio padre che rimane fermo all’eversione nera (“qualche provocazione fascista”) dei suoi anni senza risalire la china della catena di comando al fine di scoprire chi quelle mani le ha armate e finanziate. Golpe esistenziale è lo speciale/straordinario del TG1 su Falcone (?) ieri sera, il ritorno (egemone e incontrastato) della tiritera titanica stato/antistato e i telegiornali che sparano servizi sulla Walter Alasi e l’omicidio di Rossa (senza peraltro raccontarne gli antefatti) e, escludendo ovviamente piazza Fontana, Bologna e via dicendo, la storia stragista del nostro paese. Golpe è anche questo, è soprattutto questo. Golpe è questo, modificazione della percezione della realtà.

    Un giorno utto questo, forse, saranno libri di storia e ricerce universitarie. Oggi è intuizione sfumata, sfuggente, minoritaria. Questo è un problema, forse è “il” problema. Spero di aver fatto intendere un minimo ciò che volevo far intendere.

  39. Wu Ming 1 says:

    Dunque: c’è un tizio in fuga, e sarebbe l’uomo ripreso nel video. Suo fratello è in stato di fermo e lo stanno interrogando.

    La divulgazione del video, decisa e attuata non si sa da chi, ha avuto l’ovvio effetto – e forse lo scopo – di mettere l’uomo sul chi vive: “Ti hanno filmato, smamma”. Beh, non se l’è fatto dire due volte. Su tale “provvidenziale” fuga di notizie è stata aperta un’inchiesta. A voler pensare male, uno direbbe che costui gode di qualche “copertura” nello stesso mondo che indaga sul suo reato.

    Nel frattempo, pare sia cambiato il capo d’imputazione: “Strage aggravata dalla finalità di terrorismo” (art. 270 sexies codice penale, la cui origine risale agli anni delle leggi speciali). Grasso ha parlato di “finalità evidenti”. Forse è emerso qualcos’altro.

    In poche ore, mentre i media mainstream facevano davvero di tutto per imporlo, il frame del “pazzo isolato” mi sembra essersi indebolito. Gli sviluppi del caso lo rendono meno proponibile/propinabile. Il che, ovviamente, non significa che non continueranno a proporcelo e propinarcelo.

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    • tuco says:

      bu, pare che lo abbiano preso. pero’ la storia dell’ attentatore zoppo con la mano sifula, che trasporta tre bombole da venti kg, mi pare un po’ strana, come dire.

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      • Wu Ming 1 says:

        Su Repubblica.it c’è la smentita degli ultimi sviluppi da parte della DDA di Lecce: “Non è stato trovato nessun sospetto”, e quelli nei confronti del tizio fermato (è o no lo stesso tizio del video?) sarebbero “controlli di routine per verificare l’alibi in seguito a una delle segnalazioni che stanno arrivando e che necessitano di verifica”.
        Chiaramente, i titoli del sito non si sono ancora adeguati, e raccontano la storia di prima. Mi sa che si andrà avanti così per un po’.

        A questo punto, è inutile commentare ogni notizia in tempo reale, cosa che rischia di assecondare il “restringimento dell’inquadratura” e il racconto egemone degli eventi delle ultime 72 ore. Forse ha più senso allargare e andare a ritroso, trovando notizie “risonanti” come quella di Castel Volturno.

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  40. eveblissett says:

    http://lafemmecannibale.wordpress.com/2012/05/21/la-militanza-ai-tempi-del-default-o-della-necessita-psicologica-di-un-immaginario/

    Ho scritto sta roba muy “de panza” su tutta la questione e su un po’ di cose che mi giravano in testa di recente (la scenetta all’inizio del post è reale, ndr).

  41. Adrianaaaa says:

    Spero di essere troppo apocalittica, ma a me il vuoto a destra che emerge da queste elezioni non piace per niente. Mi sembra che nell’aria ci sia un gran potenziale per la destra, potenziale che al momento si riversa in astensione o nel M5S. Alfano dice che la destra è ancora la prima forza del paese, visto che la prima forza è l’astensione ed è un’astensione di destra. Alfano si arrampica sugli specchi, però nonostante questo secondo me non sbaglia.

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    • RobertoG says:

      Non credo che l’astensione sia tutta (e nemmeno principalmente) di destra. Purtroppo però devo dar ragione ad Alfano sul fatto che la destra sia la maggioranza nel paese, e 99 su 100 non lo sarà nel prossimo parlamento, per cui penso batterà (sta gia battendo?) altre strade. E quindi condivido la preoccupazione

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      • uomoinpolvere says:

        Non sono così sicuro che la destra sia la maggioranza nel paese. Quanta “sinistra” ha smesso di votare da tempo, o comunque ha smesso di essere rappresentata dalle istituzioni attuali (votando per partiti che non vanno in parlamento) e non ha ancora intrapreso la strada per crearne di nuove? E quanta “sinistra” si è persa per strada, ma potrebbe ritrovarla…

        “Pensa solo a quanti siamo
        pensa solo se…”
        http://youtu.be/l7d-4KoxbRw

        Condivido piuttosto l’idea che l’astensionismo non sia così tanto di destra. E più che l’astensionismo mi preoccupa l’assenza di “rivoluzione” di cui si parla nel post, il fatto che ancora in Italia manchi un percorso politico a sinistra fuori dalle istituzioni attuali e dagli schemi elettorali, un percorso non proprio “come” quello spagnolo per intenderci, o statunitense, ma che agisca in quegli spazi e soprattutto tempi. Che abbia il coraggio e la voglia di darsi quei tempi e di prendersi quegli spazi. Che abbia l’ambizione di cui parla Adrianaaaaaa http://bit.ly/K5S6N0

        Grillo ha “vinto” contro il centrosinistra, perlopiù in posti dove di solito vinceva il centrodestra, occupandone il vuoto. Ma non mi sembra che sia in grado di proporre un’alternativa alla destra a livello nazionale. Mi sembra che il capitalismo mafioso nostrano non sia pronto a diventare grillino. Non che Grillo sia tanto meglio del capitalismo mafioso, è proprio diverso. La “funzione” di Grillo sembrava più quella di danneggiare la sinistra che non di sostituirsi alla destra. E’ anche vero che nel giro di Casaleggio (se non sbaglio) ci sono pezzi di capitalismo statunitense… Un “piano B” per l’Italia? Che qualcuno abbia in cantiere per il post-berlusconismo una modernizzazione legalista, uno svecchiamento dell’ancien régime nostrano? Boh, non so, un po’ mi sembra complottismo, un po’ i tempi per un cambio della guardia non mi sembrano maturi. La “vecchia guardia” sembra si faccia sentire forte e chiaro proprio mentre Monti è al vertice Nato… Dico solo che una mia sensazione, da completo ignorante, è che ci siano equilibri molto vecchi in Italia, e più sono vecchi più sarà tumultuoso il loro “trapasso”. La seconda repubblica non è mai cominciata, ho letto da qualche parte oggi; vediamo la terza. La vecchia guardia sembra ancora forte, i modernizzatori sembrano già chini, pronti al terzo compromesso… persino per l’ultimo Grillo, d’altronde, “la mafia non strangola”… Ok, la smetto, sto diventando davvero complottista.

        Condivido in ogni caso anch’io la giusta preoccupazione per come verrà riempito questo vuoto e per come si tenterà di stabilizzare la situazione, e le analisi della stessa in questa fase sono importantissime. A noi spetta soprattutto (capire come) riempire “il vuoto di rivoluzione”, o resteremo spettatori dell’ennesimo gattopardismo, e

        “First of all nothing will happen
        and a little later
        nothing will happen again.”

        Come a Brindisi, prima un pazzo isolato, poi manco più quello. Non è successo niente un’altra volta. Il non-golpe, appunto.

        [Scusate l'ennesima sbrodolata]

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        • RobertoG says:

          Secondo me sbaglia vedere un potere monolitico, io credo che abbia le sue divisioni e le sue faide, e che proprio in questo momento ce ne sia una evidente che, oserei dire per fortuna, frena un po’ il rullo compressore Monti dandoci forse qualche momento in più per organizzare le difese. E per organizzarle dobbiamo superare un problema: oggi a sinistra qualche partito che dice cose giuste (non su tutto, ma è già qualcosa) secondo me c’è, però lo fa con persone come Ferrero che, essendo state coinvolte in un governo disastroso non hanno più credibilità fuori da cerchie ristrettissime. Bisogna che quessti partiti recuperino credibilità o bisogna che si sciolgano per far sapzio a qualcos’altro? La prima scelta è più diffcile, la seconda più pericolosa, io onestamente non mi sono ancora fatto un’idea di cosa sia meglio. Però restare fermi come una lepre davanti ai fari (come sto facendo io al momento) non mi sembra una gran soluzione.

    • rapa says:

      Qualcuno condivide la mia impressione che l’ascesa della Le Pen e di Alba Dorata sia dovuta alle posizioni “fuori dall’euro subito – nazionalizzare le banche – odio per questa democrazia”? Giustissime posizioni peraltro, e sono gli unici a dirlo chiaro. E che Grillo, fortunatamente non paragonabile a questi ma che su questi temi va forte, usandoli saggiamente potrebbe davvero sfondare alle elezioni? Come ovviamente chiunque prometta una fuga da questa follia economica (e strumento di lotta di classe) che è l’euro?
      Io ho l’impressione che su questo tema si deciderà il futuro (elettorale, fascista, comunista, rivoluzionario, come sarà dipende anche da noi) dell’Europa. Noi di sinistra, che stiamo aspettando a prendere posizione? Wu Ming, non manca forse questo passaggio alla vostra analisi?

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      • Wu Ming 1 says:

        Credo che non dovremmo sopravvalutare l’estrema destra e la sua capacità di intercettare certi umori.
        Preciso che io non sono un feticista delle percentuali elettorali, ma credo che, in situazioni di crisi e radicalizzazione, in quel che accade su quel terreno sia leggibile la tendenza più profonda. Quel che dimostra il lungo test elettorale continentale (Portogallo, Francia, Grecia, Germania, e ci aggiungo le amministrative in Gran Bretagna di qualche mese fa) è che se c’è una risposta di sinistra sufficientemente chiara, l’asse si sposta in quella direzione. La nazionalizzazione delle banche, tra l’altro, il Front de Gauche ce l’ha nel programma, e anche Syriza se non sbaglio.
        Alba Dorata ha preso il 6%, brutta cosa, ma le forze a sinistra del Pasok hanno preso il 30%! Il Front National ha preso il 19%, cosa molto appariscente, ma nel complesso la destra francese ha raccattato il risultato peggiore di sempre, e a sinistra c’è stato un avvio di ricomposizione.
        L’11% di Mélenchon, truffaldinamente, è stato presentato dai media come “deludente”, tacendo il fatto che appena quattro anni fa – all’inizio dell’attuale crisi – una delle due forze che compone il Front de Gauche (il PCF) aveva l’1% e l’altra (il PdG) nemmeno esisteva. Se a quell’11% sommiamo il voto di Verdi e NPA, e teniamo conto che anche molti che hanno votato Hollande si considerano ben più a sinistra di lui, mi sembra che il quadro sia chiaro.
        Detto questo, di passaggi ne mancano migliaia, alla “nostra analisi”. Il più delle volte proponiamo appunti, senza alcuna pretesa di esaustività, per sentire cosa ne pensano gli altri, vedere se le nostre impressioni sono condivise o no. Soprattutto: non siamo più intelligenti di chi ci legge. E facciamo gli scrittori, non siamo “esperti”. Su Giap, la discussione in calce al post è sempre più importante e utile del post stesso.

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        • tuco says:

          bisognerebbe anche buttare un occhio sulla serbia
          (pensando anche a quel che scriveva dzzz su breivik e sui suoi legami con l’ ultradestra serba)
          (e tenendo presente che la serbia negli anni novanta e’ stata un grande laboratorio rossobruno)

      • rapa says:

        Chiedo scusa per il tono. Prendetelo come una prova della vostra oratoria, che mi ha trasmesso entusiasmo ma soprattutto preoccupazione. Riformulo. Se sull’uscita dall’euro le destre più estreme hanno ragione (e a me pare proprio che ce l’abbiano, nonostante quello che dicono i giornali http://goofynomics.blogspot.it/2012/05/1992-le-lievi-imprecisioni-del-corsera.html) rischiano di avere un vantaggio enorme nel momento in cui ciò si renda necessario (presto, dice Krugman). In Francia cosa succede se fra 4 anni di “sinistra capitalista” il paese è in ginocchio e sono tutti convinti che la risposta è fuori dall’euro? Vincerebbe sicuramente la Le Pen. E se Syriza semplicemente rinegozia le sofferenze dei greci, senza incidere il male (l’abdicazione [via Euro] a ogni politica economica che incida sul capitale e non sui lavoratori), chi vincerà le prossime elezioni?
        http://www.ilmanifesto.it/archivi/forum-economia/alberto-bagnai/
        Sono davvero convinto che questi temi siano fondamentali. Un conto è saper valutare la capacità dell’estrema destra di intercettare gli certi umori. Differente è l’appeal di una risposta seria (mai avrei pensato di dirlo, eppure…!) al declino economico di uno stato. Che ne pensa Giap?

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        • Wu Ming 1 says:

          “Giap” nel senso di WM ci sta ragionando sopra come può. Non siamo molto ferrati in tema di moneta, e non vorremmo sparare cazzate. Stiamo leggendo. C’è una discussione su questo tema (l’uscita dall’euro) anche sul blog del Collettivo Militant:
          http://www.militant-blog.org/?p=6852
          Di certo, sul macrotema dell’unificazione europea (avvenuta dall’alto e su basi neoliberiste), non solo la sinistra più mainstream che aveva accettato il “pensiero unico”, ma anche una certa sinistra di movimento “futuribile”/moltitudinaria si è fatta trovare con la guardia bassa, quando proprio non ha sposato con entusiasmo i processi in corso. Di stronzate se ne sono fatte e dette tante, e chiunque obiettava era definito “sovranista” (inteso come grave insulto). In quei milieux fino a un certo punto c’eravamo pure noi, e poco conta dire che c’eravamo in modo peculiare. C’eravamo, e abbiamo preso le distanze troppo tardi dall’andazzo generale.
          Proprio per questo, oggi, ci pensiamo molto prima di scrivere cose che ci farebbero passare per sputasentenze o aspiranti tuttologi, e nove volte su dieci, dopo averci pensato, decidiamo di non scrivere nulla, e tornare a studiare.
          Invece, “Giap” nel senso della comunità informale che si confronta liberamente qui sopra, prima o poi troverà il thread giusto per discuterne.

        • bioeco says:

          La questione della moneta è sicuramente cruciale. Sono laureato in economia politica e quello che penso è che l’uscita dall’euro è sicuramente lo scenario preferito dalle destre nazionalistiche. Molto più interessante sarebbe riconquistare il controllo democratico sulla moneta in un’ottica di sviluppo politico dell’Europa. E’ assurdo avere una BCE controllata dai banchieri che “filtrano” le necessarie politiche monetarie espansive attraverso il loro business speculando sui debiti pubblici. Non intervenire direttamente nel mercato dei titoli pubblici creando pressioni indicibili che fanno alzare i tassi di interesse per poi dare liquidità illimitata alle banche all’1% che li investono negli stessi titoli è uno scandalo. Le banche fanno un sacco di soldi, i cittadini pagano un sacco di tasse e hanno in cambio servizi pubblici sempre più scadenti. E’ quello che sta succedendo ed è uno scadalo. Da New York a Chicago passando per Francoforte ci sono sempre più persone che hanno capito queste cose. E in Italia?

        • bioeco says:

          Draghi ci ha fatto finalmente capire in maniera chiara quella che sembrava una astrusa questione, il signoraggio inteso come ” l’insieme dei redditi derivanti dall’emissione di moneta”…io sistema bancario leggi BCE (autonoma ed indipendente dagli stati non più sovrani) mi presto la moneta all’1% e la investo nei titoli pubblici al 5%-6% …bello no?

        • Wu Ming 1 says:

          Quando ho scritto che la comunità di Giap prima o poi troverà un thread per discutere questo tema specifico, intendevo che il thread non è – non può essere – questo. Brevi approfondimenti in forma di divagazione vanno bene, ma se si apre una sottodiscussione su temi monetari, si snatura la discussione, che riguarda i fatti di Brindisi e cerca di leggerli nel quadro di una possibile controrivoluzione preventiva.
          Ne approfitto per dire che sul signoraggio la cosa più chiara l’ho letta su Carmilla poco tempo fa:
          SIGNORAGGIO FAQ, ovvero come ho imparato a non preoccuparmi del Complotto e a odiare il Capitale, di Mauro Vanetti e Luca Lombardi.

        • alegra says:

          Buon pomeriggio a tutti, seguo Giap da un po’ ma non ho mai postato.
          E da un po’ sento la necessità di partecipare alle “discussioni” e alle questioni sollevate nel blog, mi scuso fin da ora perché mi rendo conto di scrivere abbastanza di merda. Comunque, credo sia di importanza cruciale partecipare per identificare e percepire alcuni aspetti della narrazione afferente ai cambiamenti politici, sociali e forse soprattutto inerenti alla “poetica” nel senso più ampio che riesco ad immaginare e percepire, più o meno evidenti, che caratterizzano questo periodo.
          Secondo me, una prospettiva interessante e potenzialmente molto vivida con cui guardare all’oggi, senza tralasciare l’aspetto retrospettivo, potrebbe avvalersi della lente della politica economica e della politica monetaria.
          Cerco di spiegarmi meglio, non sono affatto un esperto in materia di politica monetaria né di politica economica e pur avendo ottenuto una laurea in economia con tanto di orecchie da asino, ho sempre avuto la percezione di come certe argomentazioni potenzialmente cruciali per la società, come quelle inerenti alla politica economica, venissero trattate con l’acetta.
          Volendo mettere, per un momento, da parte le “teorie del complotto” con tutto il suo potenziale immaginifico, potrebbe essere spiazzante soffermarsi su due “paia di occhiali”: quelli del lobbista che tutti i giorni va a lavorare a Bruxelles e quelli dell’impiegato che tra le altre prepara il caffé a Mario Draghi et simila.
          Due persone inqudrate come impiegati di concetto, oggi knowledge worker, due persone che sviluppano il loro lavoro quotidianamente. Ancor prima di parlare di loro, delle loro vicende stando loro vicino o seguendoli con strumenti simili a google earth, potrebbe essere interessante capire il livello di consapevolezza con cui sviluppano il loro lavoro. Una cosa abbastanza incredibile, almeno per me, è aver scoperto come gli sviluppi di alcune teorie economiche (adesso vorrei soffermare l’attenzione su quelle economiche) che hanno origine dal dibattito sviluppato nell’illuminismo abbiano creato il solco su cui il loro fare diviene. E’, almeno per me, sorprendente, aver riscontrato come le idee degli economisti classici quali David Rcardo, Adam Smith o meglio gli sviluppi di queste idee abbiano un’importanza cruciale.
          Miti quali la mano invisibile del mercato che sfocia nella capacità del mercato di autoregolarsi nel lungo periodo per raggiungere quello che viene definito l’equilibrio naturale, sono di fatto una tecnicizzazione che ha portato alla cristallizazione di molti dogmi proposti dall’attuale pensiero economico mainstream, il pensiero ortodosso o Nuovo Consenso. Fin qui non ci sarebbe niente da stupirsi, se non fosse che tale teoria dominante abbia consolidato l’approccio neomercantilista e neoliberale che ha condotto all’attuale crisi economica mondiale (recessione) fallendo di fatto e mostrando delle crepe enormi anche in seno alla teoria.
          Al riguardo ho trovato molto interessante, tra gli altri, l’oggetto narrativo: “L’austerità è di destra. E sta distruggendo l’Europa” scritto da Emiliano Brancaccio e Marco Passarella, per il quale credo che la definizione di oggetto narrativo possa essere calzante (?).
          Alcune peculirità del dogma della teoria economica dominante sono diventati dei veri e propri mantra generanti l’effetto dell’ipnopedia.
          Sebbene l’impianto teorico abbia dimostrato delle pecche strutturali notevoli e sebbene ci sia un dato di fatto che la teoria di politica economica abbia degli effetti notevoli sulla politica e sulla realtà, al di là del fatto che alcuni esponenti del pensiero dominante si siano espressi, facendo un passo indietro, problematicizzando alcuni aspetti della teoria suddetta, il mantra si riproduce da solo ed è sfociato, per esempio, nell’inserimento dell’obbligo di pareggio di bilancio nella costituzione poche settimane fa, la cui gravità non è stata abbastanza evidenziata dai media, anzi è passata quasi sotto traccia.
          Al riguardo alcuni spunti, tanto notevoli quanto spiazzanti, derivano da un ex presidente di un Hudge Fund, Worren Mosler, il quale nel suo blog si propone come il fondatore della MMT, Modern Money Theory, del quale ho seguito una conferenza lo scorso sabato a Venezia. Worren Mosler è stato introdotto da Paolo Barnard, giornalista bolognese inviso dai media.
          Personalmente ho trovato notevole l’intervento di Worren Mosler, così come il suo libro, scaricabile on line gratuitamente: ” 7 Deadly Innocent Frauds” , anche se vanno contestualizzate e al di là dello spiazzamento iniziale, bisogna andare cauti.

  42. Nexus says:

    “Bastardi Siete. [...] Mafiosi, terroristi o un folle isolato: sspetti anche su un ex militare” – IlGiornale, 20/05/2012

    “Bomba a scuola. La strage delle ragazze [...] ripreso il killer” – Repubblica 20/12/2012

    “La bomba, le ragazze: caccia agli stragisti. [...] Incertezza dei mandanti su una zona di racket [...] Un testimone ha visto un sospetto nella notte” Corriere – 20/05/2012

    “Colpiti al cuore. [...] Un attentato terroristico-mafioso” – L’Unità 20/05/2012

    “Terrore a scuola” – La padania 20/05/2012

    “Tornano le stragi Uccidono i ragazzi. [...] aprono una nuova stagione di terrore. E trovano impreparato lo stato. [...] La pista più inquietante: mafia e nuove trattative con lo stato, come nel ’93″ – Il Fatto 20/05/2012

    “Abbiamo visto il Bastardo. In un video il volto del mostro che ha fatto esplodere la scuola: ha 50 anni, indossava una giacca ed è un esperto di elettronica” – Il Giornale, 21/05/2012

    “La sua età: non meno di 40, non oltre i 55 anni. Una competenza non necessariamente raffinata degli esplosivi, [...]Una qualche dimestichezza con l’assemblaggio di un circuito elettrico non esattamente banale, come un innesco volumetrico. [...] la mancanza di qualsiasi conoscenza delle routine di un’indagine di polizia, come dimostra la leggerezza di farsi notare in piena notte ad armeggiare” – Repubblica.it 21/05/2012

    “Ha guardato le ragazze e ha premuto il pulsante” Il filmato dell’attentato di Brindisi. S’indaga nella scuola. – Corriere 21/05/2012

    “Brindisi, il volto dell’assassino.[...] le voci della città:”quel mostro non ci fa paura” – L’Unità 21/05/2012

    “Brindisi, trovato presunto killer: i pm stanno verificando alibi. L’uomo abita in piazza Tiepolo, nel quartiere popolare di Sant’Elia: gestisce una ditta di riparazione hardware e sarebbe stato incastrato da un problema alla mano emerso nel video. E potrebbe non aver agito da solo.” – IlFattoquotidiano.it 21/05/2012

    *Manca la prima pagina de laPadania di oggi :P

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    • Francesca3176 says:

      Aggiungerei anche la performance di Ruotolo che ha postato nome, cognome, indirizzo e foto della casa del *presunto mostro* che è stato interrogato e immediatamente rilasciato…

      (oh se anche Ruotolo è parola bandita io non lo sapevo)

  43. girolamo says:

    @ RobertoG
    Errore mio, preso dalal foga: Profumo ha appoggiato il candidato PDL (mentre Fassino faceva proprio il suo, di Profumo, programma)
    @ Omar Omnis
    Ho dato un’occhiata al sito che linki, io per principio non considero attendibile un sito che riporta i post di Maurizio Blondet. Poi, spulciando qua e là, ci sono insinuazioni sul fatto che i terremoti siano provocati da nuove armi militari, la richiesta di un aumento del carico fiscale sui migranti perché la loro ospitalità ci costa, e cose simili. E cmq anche dai commenti al post di questo poco attendibile paladino dell’informazione traspare un discreto scetticismo.

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    • Omar Onnis says:

      OK
      Grazie.
      La puzza di complottismo la sentivano anche le mie narici ingenue. Come non detto.

      Come dice qualcuno più su, diciamo che questi particolari sono comunque meno rilevanti della lettura più ampia che si può/deve fare dell’episodio.

  44. pastrocchio says:

    Provo un’interpretazione dei fatti di Brindisi. Vorrei però chiarire il mio punto di partenza, stabilire l’importanza “della geografia delle parole” come scrisse il Sup Marcos in uno scambio di lettere con Don Luis Villoro.

    Ho la mente militarizzata avendo vissuto per un po’ di tempo in terre colombiane controllate da gruppi paramilitari. Da qui partono le mie analisi e non da una conoscenza radicata del territorio italiano.

    Mi pare che la bomba abbia uno stampo militare sia per i modi sia per gli obiettivi. Colpire una scuola uccidendo una ragazza significa “essere avvezzi alla Guerra”, essere pronti a decidere di far vivere o morire. Per questo una preparazione bellica se non professionale ma quasi è necessaria. E’ un semplice e freddo calcolo di un obiettivo militare.

    Questo a mio parere potrebbe non essere vero in basso (gli esecutori) ma lo è certamente in alto (i mandanti). L’attentatore che fa scattare il detonatore potrà anche aver agito solo, sul momento, potrà anche essere un mero “premi pulsante e scappa”, ma in ogni caso fa parte di strutture più ampie.

    Far scoppiare bombe in terre di mafie da “folle” solitario è un’ipotesi che non regge.

    L’atto in se ricorda molto azioni di stampo paramilitare all’italiana. Attaccare il futuro e ristabilire il ruolo della paura nella quotidianità della vita di un paese significa voler riportare la guerra in “casa” mostrando l’eccesso di cui si è capaci per affermare un certo tipo di ordine, manifestando e affermando la potenza delle proprie azioni con un eccesso di violenza. E’ un gesto che per sua natura ha valore “sovrano” che auto stabilisce la spendibilità dei corpi in vista di qualcosa giudicato più importante [dagli attentatori].

    Chi colpisce in questo modo si sente socialmente “al di sopra” o “fuori”, ma non e’ certamente un semplice folle o un semplice violento. Nella sua essenza, questo gesto è socialmente fascista [fuori dal rossi contro neri] e stabilisce in maniera netta e definitiva un nemico da combattere. Solo in questa prospettiva riesco a concordare con Grasso quando afferma che questo è un attacco di terrorismo puro.

    Pur non essendo un evento fondativo, l’atto ricostruito nella sua antitesi per sua natura raffigura il potere e la necessità di Stato o di uno Stato o di un ordine. Si propaga e si distribuisce nella società riproducendosi attraverso le molteplici narrazioni che via via si costruiscono, dai media alla semplice chiacchera con il vicino.

    La reazione “unanime” della società cosiddetta civile sarà dunque di necessità di non violenza, ma anche di delega della sicurezza/resistenza a corpi specializzati ristabilendo così una differenza netta tra “noi e loro”. Si costruirà un nemico insieme immaginario, prodotto delle nostre vecchie e nuove paure, e reale derivante dalla presenza effettiva di attori politici armati.

    In questo modo un nuovo Stato trova lo spazio per riconquistare legittimità, uno spazio non più fatto di politiche sociali ma di protezione del cittadino.

    Piuttosto che chiederci chi sia capace di un tale atto in Italia e per non cadere nelle teorie del complotto semplicemente perché “non sappiamo”, mi limiterai ad affermare un concetto in se banale.

    Se in Italia si combatte davvero la “Mafia”, le bombe non tarderanno a esplodere come già accade in paesi come il Messico o la Colombia. Questa è la natura di siffatte realtà armate e intimamente fasciste. Credo che su questo occorra una certa coscienza sociale.

    La domanda che porrei invece e’ cosa voglia dire Mafia [nel senso esteso] oggi.

    Gli attori di violenza di cui stiamo parlando sono legati da dinamiche che vanno oltre la semplice relazione affaristica e sono capaci di notevole violenza.

    Quindi direi nervi saldi e a camminare!

    [In questo senso sottoscrivo in toto il post di Maia.]

  45. dimitrichimenti says:

    L’individuo torchiato per ore pare non entrarci niente.
    Gli inquirenti non prospettano soluzioni immediate.

    Resta da capire chi è la persona ripresa dalla videocamera di sorveglianza e a cosa possono servire quelle immagini.
    Forse il loro valore testimoniale non sta in ciò che esse ritraggono, ma nella scelta di metterle immediatamente a disposizione.

    Nota. I sospetti di Wu Ming 1 trovano eco inaspettata nelle parole di Grasso. Il procuratore ritiene infatti che sia stata una minchiata diffondere quelle immagini con il presunto esecutore ancora a piede libero.
    Laconico commenta: “Avevamo un vantaggio che abbiamo un po’ perso”.

    La risposta del governo suona pure maluccio: nuovo piano d’azione e un modello investigativo inedito per il territorio delle province di Brindisi, Lecce e Taranto.

    Che vuol dire?
    A che serve se è stato un singolo minchione?

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    • vito66 says:

      Secondo me significa, come minimo:

      a) che, a Palazzo, si naviga a vista (di corto raggio)
      b) che il Grande Vecchio è stramorto
      c) che ne vedremo delle brutte, prossimamente, dato che la partita è cominciata
      d) che il M5S (il nuovo che è avanzato già altre volte, mutatis mutandis) verrà colonizzato, e non da educande

  46. rapa says:

    Mi sembra dimitrichimenti sopra ha parlato di immagini che “si vorrebbero non manipolate, [ma] sono già racchiuse in un punto di vista capace di rendere operativo il reale, “.
    Io farei un commento sulla manipolazione più ovvia ed evidente, forse talmente evidente che non ci si pensa. Mi riferisco al volto cancellato.
    Le immagini vengono appositamente modificate da “la Stampa”. Sono (sarebbero) abbastanza chiare da poter riconoscere senza problemi la persona.
    Perché privarsi di questa possibilità? L’hanno mai fatto?
    -Pericolo di fuga del sospettato? No, per causare la fuga basterebbe la notizia che il video esiste. Peraltro i milioni di birri ai posti di blocco da bari a lecce avrebbero già un identikit da utilizzare (e non l’hanno o ce l’avrebbe la stampa). Sarebbe facile individuarlo, qualunque persona ne memorizzerebbe i tratti all’istante… certo, anche per la SCU che spellerebbe vivo il responsabile (mafioso, camorrista o pazzo che sia: sono in zona e lo so). I pro di mostrarne il viso sarebbero però sempre più dei contro. E nessuno parlerebbe di privacy, credo giustamente.
    -E ora l’angolo del complottismo. Diciamo che è comoda, la figura del killer senza volto. E’ più spaventosa. E dà la possibilità a* responsabil* di fuggire con tutta calma. Se poi nella retata “the telecomand man” dovesse finirci proprio per sbaglio, poco male: quella mattina era a colazione col papa il re il cardinale, che confermano. E poi ci risentiamo fra dieci anni su Blunotte. Paura eh?
    Se sono troppo insinuante fermatemi.

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    • rapa says:

      aggiungo: modificato da “la Stampa”, stando a quanto dice “la Stampa”…

  47. Wu Ming 1 says:

    Qualcuno qui si chiedeva “cui prodest?” Se lo chiedeva in generale e, più nello specifico, riguardo alla voglia matta dei media di imporre il frame del “pazzo isolato”, del “mostro”, che per il momento non è corroborato da alcunché, anzi, ora dopo ora è crivellato di dubbi e smentite.

    Abbiamo visto (cfr. il terzo commento di Maia) che la depoliticizzazione preventiva dell’attentato di Brindisi è stata decisa e imposta dal capo della polizia in persona. Della “matrice” non si doveva parlare, ai media bisognava solo fornire dettagli, la saliva sul mozzicone di sigaretta etc.

    Il mostro avrebbe fatto comodo a tutti. Una bella “caccia all’uomo” in stile Hollywood sarebbe stata il top.
    Il mostro avrebbe fatto comodo a tutti.

    1. La narrazione del “pazzo solitario” è perfetta, perché instilla paura e orrore nel corpo sociale, predisponendolo a nuove politiche “emergenziali”, senza che alla maggior parte dell’opinione pubblica venga in mente di collegarlo a manovre dei poteri costituiti. Anzi, tali manovre sono escluse a priori. Il tizio è pazzo ed è solitario, che altro c’è da spiegare? Quel che accade è impolitico.
    E’ un frame che incute la giusta paura e al tempo stesso infonde le giuste rassicurazioni. Temiamo il nostro prossimo, e chiediamo al potere di difenderci, di vendicarci preventivamente, ci vogliono leggi speciali, magari ci fosse la pena di morte etc.

    2. Più nell’immediato, il mostro serve a deviare e incanalare energie – e tempo, frustrazione, aggressività, desiderio di un nemico – sul primo capro espiatorio che viene offerto. E quest’effetto, oggi, è subitaneo.
    http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2012/05/22/you-2/
    Se poi il capro espiatorio non va bene, tranquilli, prima o poi ne verrà proposto un altro.

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    • miche says:

      Mi hai fatto venire in mente l’agosto del 1917 a Pietrogrado quando, sotto il governo Kerenskij, il generale Kornilov tentò un colpo di Stato approfittando della debolezza delle truppe di governo in città, dal momento che erano tutte al fronte contro i tedeschi. In quel caso il golpe fu soffocato dai bolscevichi che con il “Consiglio di guerra per la difesa di Pietrogrado” organizzò venticinquemila operai nella Guardia Rossa!!
      Se si pensa che in un momento di vuoto di potere dello Stato, la mafia stia mandando messaggi “subliminali” al governo, in questo caso dobbiamo essere noi comunisti, con un fronte unico, a pensare alla sicurezza e all’ordine per prendere la testa delle masse e cominciare la rivoluzione.

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      • maurovanetti says:

        La differenza non secondaria è che oggi al potere non c’è un Kerenskij ma per l’appunto un Kornilov. I bolscevichi respinsero un golpe reazionario contro un governo guidato da un socialista-rivoluzionario (sebbene dell’ala moderata del partito SR), in Italia non c’è nessuna reazione che intenda rovesciare il governo tecnico, questi semmai sono i Cento Neri che fanno i pogrom sotto l’occhio distratto dello zar.

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        • miche says:

          Sacrosanta differenza..tuttavia la dialettica del potere, se si osserva la situazione greca, vicina alla nostra italica in quanto a tecnicismo governativo filo-austerity europea, si sposta tendenzialmente verso sinistra, sempre lontana indubbiamente dalla più moderata ala socialista rivoluzionaria dei primi del Novecento in Russia, ma pur sempre “ultra riformista” se si guarda lo sviluppo politico europeo dell’ultimo biennio. Tuttavia concordo che in Italia ,oggi, si sia indietro, dal punto di vista progressivo, rispetto al paese ellenico.

  48. Charlie Shropshire says:

    Fa pensare a quest’altro “articolo” di Lidia Ravera.
    In realta’ non c’e’ molto da leggere, allora che lo linko a fare? Solo per dare conferma di quell’approssimazione a cui accennava Carotenuto.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/massacro-senza-ragione-persona-%E2%80%9Cnormale%E2%80%9D/237781/

  49. Giorgio says:

    A me sembra che un anarchico sia già cascato da abbastanza in alto. Certe cose iniziano sempre da un anarchico che cade. Luca è una cometa, che ci ha avvertito dei tempi che cambiano. Mentre lui giaceva a terra, le ruspe lavoravano alacremente. Mentre noi piangevamo, qualcuno lavorava senza sosta al suo obiettivo. Mentre le bombe dei «pazzi solitari» scoppiano, mentre le persone piangono le vittime, qualcuno non spegne mai la luce, e lavora a qualcosa che io non riesco ancora a capire.
    A dirla tutta, io e i miei compagn* lo avevamo capito da parecchio prima che il vento stava cambiando, ma che lì che il vento fosse cambiato era ormai palese anche per i ciechi. Il punto è che mi sono chiesto come muta, verso quale approdo ci stia portando. Mi viene in mente il biennio rosso, che in questo paese sfociò in fretta in un ventennio nero. Spero di sbagliarmi.

  50. tropicofreddo says:

    Salve a tutt@,

    Non ho grossi contributi da dare in termini di analisi ma volevo segnalare due notizie di oggi che secondo me sono rilevanti per dare un quadro globale alla discussione:

    -La prima è il ritrovamento di un ordigno in un teatro di Buenos Aires dove domani parlerà Alvaro Uribe, ex presidente Colombiano accusato di forti nessi col paramilitarismo di destra. Negli ultimi giorni sono successe due cose molto rilevanti in Colombia: a) è entrato in vigore il trattato di libero commercio con gli USA b) Nello stesso giorno c’è stato un attentato esplosivo in piena Bogotà contro Fernando londono, ex ministro dell’interno del primo governo Uribe e forte oppositore della proposta di legge “Marco legal para la paz” che dovrebbe preparare il terreno per la smobilitazione delle FARC. Erano piu di 10 anni che non succedeva un fatto del genere a Bogotà, non saprei dire quanti con esattezza. Rispetto al ritrovamento a Bs. As., ricorderei l’esproprio appena effettuato dal governo Kirchner di YPF, che apparteneva a Red Electrica Espanola.
    Per la bomba inesplosa:
    http://cnnespanol.cnn.com/2012/05/22/hallan-artefacto-sospechoso-en-teatro-argentino-donde-se-presentara-alvaro-uribe/
    Per la bomba esplosa a Bogotà:
    http://internacional.elpais.com/internacional/2012/05/16/actualidad/1337161166_024971.html

    - Militanti di Alba Dorata a Patrasso hanno assaltato una fabbrica abbandonata che dava rifugio a sans papier, pare in maggioranza dinazionalità afghana. Non ho visto niente sulle principali agenzie di stampa, consiglio di consultare #patra su twitter.

    Con questo non voglio dire che tutto debba essere necessariamente collegato, però l’impressione che mi da è che qualcuno (o molti? non so dire) stia lavorando a una destabilizzazione globale, concentrata in alcuni punti caldi.
    Le tre bombe, a quanto so, sono fatti inediti almeno negli ultimi 10 anni.

    Spero che qualcuno sappia inserire questi fatti in un frame coerente, se ci può essere. Io non ho gli strumenti.

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    • pastrocchio says:

      Visto che parli di Colombia mi inserisco. E voglio essere onestissimo quindi non t’offendere!

      Di getto direi che la risposta alla tua domanda è: la supercazzola con lo scappellamento a destra. Ma chi vivrà vedrà.

      Pensandoci un po’ di più, direi che per rispondere alla tua domanda sia importante capire se esista una connessione in primis. Il livello di complessità che vuoi raccogliere è altissimo: dalle bombe a matrice colombiana sull’asse Bogotá-Buenos Aires, si arriva agli sgomberi di Patrasso che guardano all’Afghanistan e a Brindisi.

      Se fossimo in un’assemblea direi “ah tropico freddo mozione di realtà: questi eventi accadono simultaneamente: noi, qui e ora, li leggiamo sullo stesso asse temporale ma in realtà seguono movimenti e traiettorie profondamente diverse”.

      Se a quel punto dell’assemblea tu mi motivassi le tue idee con fatti più circostanziati al di la’ dell’elenco di notizie che paiono avere colori che si incrociano allora ti ascolterei.

      Però grazie della notizia su Buenos Aires me l’ero persa!

  51. 23 maggio 1992: strage di Capaci says:

    [...] la colpa per gli armadi nascosti, le agende rosse sparite, la giustizia negata? Di certo, come dice Wu Ming, “una società civile ansiosa e impaurita, nonché mobilitata sulla base della paura, è una [...]

  52. dzzz says:

    tutto quanto scrivono qui sopra wu ming 1 e altri sulla creazione del mostro secondo me è applicabile anche alla gestione poliziesca, politica e mediatica che è stata fatta della doppia strage di tolosa a marzo scorso, che fu anche quella (in parte) contro una scuola, e a conclusione della quale la “bella caccia all’uomo in stile hollywood” di cui parla wu ming 1 c’è stata, e ha avuto un enorme successo di pubblico.
    io questa gestione l’avevo seguita a suo tempo soprattutto sul web, in particolare sui numerosi forum di tutte le parti politiche, ‘etniche’ e sociali in cui se ne discuteva in tempo reale, e che è stato un caso secondo me estremo di caos accuratamente pilotato di azioni e informazioni incongrue sparate in abbondanza e senza pudore da varie fonti ufficiali contemporaneamente, e ovviamente di creazione da zero del mostro ideale.
    qui c’è un’analisi del trattamento mediatico che contiene informazioni secondo me interessanti (con un link a programmi di formazione della polizia) sulle modifiche al corpo poliziesco competente che sono state fatte per usare al meglio il web, come per esempio la creazione di “ufficiali di comunicazione”, il cui ruolo è di “gestire l’informazione che passerà nei media per far si’ che gli agenti sul campo (sia gli investigatori sia quelli che conducono l’assalto) possano scegliere liberamente la loro strategia” (qualcuno sa se ci sono figure simili altrove?).
    http://leplus.nouvelobs.com/contribution/507885-tuerie-de-toulouse-les-fausses-promesses-de-l-info-en-continu.html
    il link l’ho trovato fra le note alla pagina wikipedia francese, che a occhio mi sembra decente:
    http://fr.wikipedia.org/wiki/Tueries_de_mars_2012_%C3%A0_Toulouse_et_Montauban#cite_note-90
    per non parlare della nuvola di reazioni internazionali, inclusi casi per quanto mi riguarda inspegabili come il botta e risposta seguito alle dichiarazioni di catherine ashton (per un riassunto vedi pagina wikipedia), di cui non ho minimamente capito il senso diplomatico-geopolitico, e che dal punto di vista puramente semantico a me è parso folle, e impresentabile.
    a proposito, qualcuno ha trovato di meglio su questa storia?
    (spero questo riferimento non sia off topic)

  53. rizeta says:

    http://www.repubblica.it/cronaca/2012/05/23/news/terrorismo_fai_attacchi_-35769003/?ref=HREA-1

    http://napoli.repubblica.it/cronaca/2012/05/23/news/equitalia_allarme_bomba_a_salerno_lettera_del_fai_al_mattino-35771967/

    più le parole di Napolitano a Palermo (ritorno della retorica stato/antistato).

    chiaro come il sole, si è aperta un’altra fase di transizione. le intelligenze finissime sono di nuovo al lavoro.

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    • rizeta says:

      mi ero scordato un dettaglio importante: oggi a scuola, senza alcun motivo logico (che c’entra Falcone con Brindisi, se non c’entra la mafia?), è passata una circolare firmata Profumo in cui si invitava alla solita unità nazionale contro paura e terrorismi. è un’operazione studiata.

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      • Wu Ming 1 says:

        Pensiamoci prima di scrivere che un ministro, con nome e cognome, è complice intenzionale di una manovra eversiva. C’è modo e modo di attribuire responsabilità, non è il caso di insinuare complicità soggettive, in maniera così diretta e senza elementi concreti. Si possono fare critiche radicali senza fornire pretesti per querele. Il clima è pesante e stiamo portando avanti una discussione scomoda sotto gli occhi di tantissima gente (Giap negli ultimi giorni ha sfondato ogni record di traffico), cerchiamo di non dare appigli a chi non aspetta altro.

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        • rizeta says:

          Certo, volevo sottolineare soltanto che nella sua banalità può essere un elemento interessante. Ovviamente non in chiave di responsabilità o non responsabilità (questo sì, se espresso in modo impacciato, che darebbe appigli agli avvoltoi che leggono), ma quantomeno per rendere ancora più evidente la contorta operazione mediatica che sta avvenendo. Ho formulato troppo frettolosamente.

        • dimitrichimenti says:

          Quella circolare l’ho letta anche io. Si trattava solo di un invito a parlare con gli alunni dei fatti accaduti. Io l’ho fatto (insegno alle elementari) e credo che sia stata un’ottima cosa. I bambini hanno potuto esprimere le loro paure, molte delle quali formate intorno alla figura di un “cattivo” che uccide i ragazzi come loro. Smontare questo incubo è stata impresa complessa.

        • rizeta says:

          Guarda, penso proprio che siano due versioni differenti, anche perché risulterebbe oggettivamente difficile declinare allo stesso modo, dal bambino delle elementari al ragazzo del liceo, un discorso del genere. Mi ricordo precisamente sia il riferimento chiaro ai fatti di Brindisi (e sta qui il dato inquietante, o comunque, alla luce delle indagini, razionalmente anomalo) sia il ribadirsi, seppur parafrasato, dell’invito all’unità nazionale. Ciò non toglie ovviamente che nel vostro caso (per fortuna, almeno una volta) si sia riuscito a costruirci sopra un confronto importante e coraggioso. Ma non è proprio il caso di quello che ho visto io stamattina.

  54. Monsieur en rouge says:

    Ma quando Napolitano dice che «non è da escludere» lo stragismo, non è praticamente una minaccia?
    E a parte l’ironia, anche se non fosse così, non sarebbe comunque una sorta di invito indiretto?

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    • Wu Ming 1 says:

      Diciamo che è un’espressione che si presta all’ironia :-/ Oltre, sinceramente non mi spingerei.

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  55. marco_b says:

    Caduta in poche ore la tesi del “pazzo isolato” a Brindisi, la controrivoluzione preventiva non si è data per vinta, anzi
    mi sembra che abbia subito allargato lo spettro delle sue metodologie e già volge (ci fa volgere?) lo sguardo
    da un’altra parte.

  56. dimitrichimenti says:

    E’ necessario mantenere la calma perché non si dissipi l’attenzione. Il complottismo diviene facilmente una soluzione a prezzo di saldo. Intanto nelle pagine dei giornali on line, la notizia è scivolata giù come un twitter scaduto e gli approfondimenti sono scarsi.

    Più che cercare la soluzione, conviene continuare a prestare attenzione ai modi in cui sono veicolate le notizie interrogandone le retoriche. Questa capacità “diagnostica” è ciò che rende unico Giap. Il resto lo fanno meglio su meetup.com.

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    • Giorgio says:

      Scusate Wu Minghi,
      un dato organizzativo: ma voi in valsusa sabato e domenica ci sarete anche con pioggia torrenziale varia ed eventuale? (le previsioni scassano molto le palle, poi tocchiamoci tantissimo gli zebedei per garantire un gran solleone).

  57. girolamo says:

    @ Giorgio
    Dài, non gufare! Le previsioni dicono pioggia a sprazzi nel primo pomeriggio di sabato, poi schiarite, e domenica schiarite e poco nuvoloso. Non ho ancora verificato com’è messa la valle a invasione di cavallette e locuste, però ;-)

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    • Giorgio says:

      Vabbè ma andarsi a infilare in valle che poi si annulla tutto mi scocciava, poi io ci vengo pure con il boccaglio. E poi sto facendo gli scongiuri, e tocco la lampada di ferro. Guarda le locuste e le cavallette mancano, però ci sono una gran quantità di altre bestiacce blu e grigie che devastano campi e vigne. ;)
      Dai, ci si vede su.

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  58. uomoinpolvere says:

    Il minuto del piccolo criminologo lapalissiano. A partire da:

    http://bit.ly/JT0e72

    Se prendiamo le diverse “piste” diffuse dai giornali (ben riassunte dal pezzo del FQ: pazzo isolato, mafia, terrorismo politico) è facile notare come ognuna di esse, se intese *così come vengono presentate*, abbia forti discontinuità dal presunto “modello” di riferimento. Però se prendiamo un’altra ipotesi, la strage di Stato, ecco che tutto sembra combaciare meglio. Frotte di criminologi improvvisati o meno, e nessuno che ovviamente lo dica.

    Prendiamo la terza pista elencata dal FQ, che è poi quella predominante in queste ore nel discorso politico-mediatico:

    “Il terrorismo politico

    IL PUNTO PIÙ coerente, con un’ipotesi di questo tipo, è la destabilizzazione del Paese: colpire delle ragazzine inermi, che vanno a scuola, e rivendicare il gesto, significa gettare nel panico l’intera popolazione.”

    E’ ben chiaro che invece “il punto più coerente” è proprio quello meno coerente: l’obiettivo raggiunto è la stabilizzazione. Ma viene affermato placidamente l’esatto contrario, non solo dal FQ, ma ovunque, da chiunque. E il gioco delle tre ipotesi sembra sempre più il gioco delle tre carte.
    Intanto “tutte le piste sono aperte” e “si indaga su tutti i fronti”, ma non è proprio così: la pista che sembrerebbe più probabile (tipo di azione, rilevanza politica, assenza di rivendicazioni, movente…) non è mai stata aperta, e nemmeno nominata. D’altronde, come potrebbe esserlo? Da chi? Ancora non si ammette chiaramente che c’è stata la “trattativa” dopo le stragi del ’92, ancora “non sappiamo” (o non abbiamo le prove) di Piazza Fontana…
    Il problema non è soltanto sapere chi è stato, trovare i colpevoli, i mandanti. Se riduciamo il problema a questo il complottismo (l’inazione) è dietro l’angolo. Il problema è che i mandanti erano e sono al potere. Il problema è chiaramente politico.

    Fine del minuto del piccolo criminologo lapalissiano.

    Vi segnalo invece questo pezzo: http://bit.ly/JT0a7t secondo me interessante, contiene anche le dichiarazioni di Piergiorgio Morosini, Gip a Palermo e segretario di Magistratura democratica, prese da quest’intervista: http://bit.ly/JT08MX rilasciata qualche giorno prima di Brindisi. Mi sembra molto chiaro in alcuni punti, alla domanda sulla “trattativa” degli anni 90, risponde dicendo che più che trattativa ci fu “coincidenza di interessi”.

  59. Wu Ming 1 says:

    Sintesi del programma elettorale di Syriza.
    Ok, non è la rivoluzione palingenetica, quindi farà storcere il naso a qualche ultraultrasinistro, e per il momento sono solo parole scritte (con alcune enunciazioni piuttosto astratte, più “di bandiera” che altro); e probabilmente, se Syriza va al governo, riuscirà a metterne in pratica una porzione minima… però “bisogna saperci fare con il sintomo”. Pensiamoci bene: probabilmente questo è il tipo di programma con cui, sempre più, si vinceranno le elezioni in Europa (o se ne condizioneranno i vincitori). E’ un programma molto simile a quello del Front de Gauche com’è esposto nel pamphlet collettivo “L’Humain d’abord”.
    Secondo me, il fatto che il pendolo europeo si stia spostando in quella direzione – anche se in Italia non è ancora evidente – è più che sufficiente per convincere qualcuno della necessità di una controrivoluzione preventiva.

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    • Wu Ming 1 says:

      P.S. Nazionalizzazione delle banche, di tutte le imprese ex-pubbliche privatizzate nel corso degli anni e degli ospedali privati; 75% di tassazione per i redditi sopra il mezzo milione di euro; pasti pubblici e gratuiti nelle scuole; reintroduzione della contrattazione collettiva; sciogliere le forze speciali anti-sommossa; ritiro delle truppe greche dall’Afghanistan; uscita dalla NATO. E tutto questo non è nel programma di un micropartito che prende lo 0,1%, ma in quello del primo partito greco. Possono anche essere solo parole al vento, ma da quanto tempo in un paese dell’attuale UE non si vincevano le elezioni con un programma del genere? A mia memoria, non è proprio mai accaduto.

      P.S.2 Non badate ai commenti sotto il post linkato, il blog di Gad Lerner ospita post interessanti, ma la sezione commenti è una fogna quasi (quasi) al livello di beppegrillo.it.

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      • enea says:

        E’ vero, tutto questo è un “sintomo” e “bisogna saperci fare con il sintomo”.
        Molti argomenti propagandati in regime di pensiero unico da oltre 2 decenni, da quando cioè è scomparsa dall’orizzonte politico e culturale qualsiasi opzione rivoluzionaria data dalla presenza di una parte di mondo organizzata su principi ( almeno in teoria ) antitetici a quelli sui quali è organizzata e strutturata la nostra, hanno visto in questi anni scricchiolare la propria base di consenso.

        Personalmente credo che il socialismo reale, quello che costituiva e rappresentava la minaccia per i padroni nella nostra parte di mondo, non sia rimpiangibile; al contempo riconosco che la sua assenza è stata sfruttata per propagandare in regime di pensiero unico “l’impensabilità dell’alternativa”, e questo ha impoverito ed abbrutito il mondo intero.

        Si sono aperte crepe, ed anche profonde, nella monolitica idea che la nostra organizzazione socio-economica rappresentasse il migliore dei mondi possibili.

        Per quanto possa essere riduttiva e, forse, per vari aspetti addirittura fuorviante la definizione di “beni comuni”, gli ultimi referendum hanno dato un segnale chiaro in tal senso, addirittura in Italia.

        “Affidatevi ad operatori privati, avrete maggiore efficienza, non verserate una montagna di tasse inutilmente, non finanzierete clientele e magari, grazie alla *concorrenza* potrete addirittura giovarvi di un calo dei costi” è una favoletta alla quale la maggioranza assoluta delle persone – addirittura in Italia – NON CREDE PIU’.
        Tanti anni di deriva finanziaria del nostro capitalismo, da tanti ribattezzato “capitalismo di rapina”, e di costi pagati a caro prezzo giorno per giorno nonchè di perdita di diritti essenziali nei posti di lavoro, o di perdita del lavoro tout court in assenza di paracadute alcuno, hanno sicuramente spinto tante persone – anche non necessariamente comuniste, o più genericamente di sinistra come posso sentirmi io – ad uscire dalla fede acritica nella narrazione del pensiero unico.
        Se non sottoposto ad uno stringente e rigido sistema di controllo e di vincoli di legge, l’affidarsi ad operatori di mercato per l’erogazione di servizi essenziali la cui libera fruizione è confinante o sovrapponibile al concetto di “diritti umani”, equivale in realtà a mettersi nelle mani di cartelli, perdere i diritti e finire pure per pagare di più.
        Esiste una maggioranza che ne è convinta.

        Sarà un’analisi superficiale, non sistemica, che non elabora la proposta di un tipo altro di organizzazione sociale, politica ed economica, ma certo è che se questa idea non fosse radicata nella coscienza della maggior parte degli italiani….col cavolo che si raggiungeva il quorum dopo un’era geologica di fallimenti e che si vinceva coi SI al 95-96% ( la composizione dei due dati cioè numero dei votanti e percentuale del risultato permette di dire, matematicamente, che la maggioranza assoluta degli aventi diritto e non la maggioranza relativa, ha votato SI prendendo una posizione di difesa dei beni comuni e contro il mettersi acriticamente nelle mani di operatori di mercato )

        Questo dato, la proposta politica che sta diventando maggioritaria in Grecia, il fatto che anche la Francia abbia un nuovo presidente su posizioni più miti ma comunque chiaramente contrarie alla politica dell’austerità/politica della paura e della macelleria sociale, che anche il governo olandese si sia dimesso non sentendosela di applicare a mente fredda le direttive di taglio decise a livello comunitario, il fatto che il Belgio sia rimasto quasi due anni senza governo senza che questo li abbia fatti sprofondare nel baratro della “pauraterroresangueemmmmmorte”, sicuramente può essere una spinta più che sufficiente per invogliare determinati soggetti ad organizzare una bella controrivoluzione preventiva.

        Però personalmente soffro molto nel vedere tante reazioni ormai radicati all’indecente politica che la UE si è data negli ultimi 3 lustri grossomodo.
        Non soltanto dal punto di vista dei militanti del movimento di grillo, ma anche in molte persone di sinistra.
        Mi hanno fatto male dei commenti anche qua sopra, in queste discussione.

        Ormai da molti la possibilità di “cestinare l’Euorpa Unita” è vista come una prospettiva necessaria di salvazione colletiva, uno strumento per riprendersi la libertà. etc. etc.
        E’ un peccato.

        E’ vero che le elite che hanno monopolizzato il controllo delle istituzioni comunitarie, hanno posto regole di gestione dell’euro che hanno trasformato la moneta comune in uno strumento di lotta di classe nelle mani ed al servizio dei ricchi.
        Ma tale strumento avrebbe potuto essere anche altrimenti utilizzato; questa è questione di volontà politica, non una qualità intrinseca dello strumento in sé e per sé.

        l’odio ed il rancore – più che comprensibile direi addirittura meritato – che queste élite hanno catalizzato su di sé rischia di spingere la volontà popolare a cestinare, insieme all’euro, motivi storici e culturali profondi che hanno indotto me e tanti altri in buona fede a pensare che fare l’Europa Unita fosse una bella cosa.

        Io, europeista in questo senso, lo son diventato intorno ai 14-15 anni leggendo “Ama il prossimo” tuo di Remarque.
        Gettare in un cestino le ragioni storiche, in quel libro contenute, che possono spingere una persona a sentirsi “europeo” prima che italiano, tedesco o francese, perchè la gestione dell’euro è stata addirittura criminale sarebbe un grande errore.

        Per questo Syriza ha ragione, a volere un’altra Europa.
        E per questo il KKE ha torto, lo dico senza giri di parole, a non volere l’Europa.
        Spero che tanti compagni e compagne lo capiscano prima che, anche non volendolo, l’ansia di rigettare in blocco il processo di unificazione finisca solo per metterci nelle mani di quei soli soggetti che da sempre a questo son stati contrari ed ai quali sembra che (quasi) tutti si affannino a fornire plausibili pretesti, cioè i Farage ed i Borghezio.

        E questo prospettiva….secondo me è addirittura peggiore che arrovellarsi ansiosamente per trovare una motivazione vera alla morte di una ragazzina di 16 anni uccisa con un gesto vigliacco…ci ritroveremmo di colpo a vivere in un mondo addirittura peggiore…

        ( mi scuso per strafalcioni e involuzioni varie: ho poco o niente tempo per rileggere e sistemare )

      • Giulio says:

        Concordo sull’importanza del sintomo. Una sola osservazione. L’enfasi che ancora si trova a sinistra per le “nazionalizzazioni” mi sembra un po’ triste. Per me, sinistra significa opporsi all’idea di proprieta’, che questa sia pubblica o privata poco cambia. Se ricordo bene lo dice anche Michael Hardt: l’opposizione propieta’ pubblica vs proprieta’ privata e’ controproducente. Invece di sostituire un tipo di proprieta’ con un’altra, meglio sarebbe abbandonare queste contrapposizioni veteronovecentesche (con tutto il rispetto) e lottare per il “comune”. Lo si sta gia’ facendo, ma chi si candida a governare e’ colpevolmente lento ad accorgersene.

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        • AlbAlb says:

          Il comunismo insomma, idea vetero-ottocentesca che si infrange sulla constatazione che non siamo tutti uguali ma siamo tutti diversi; non peggiori o migliori,diversi.

        • Don Cave says:

          Quando si parla di “nazionalizzazioni” a sinistra (meglio: nella sinistra *marxista*) si specifica sempre “sotto il controllo e la gestione democratica dei lavoratori”.

          Non si tratta cioè di mettere in mano banche e imprese strategiche ad élites parassitarie sottratte a qualsiasi controllo, ma precisamente ad organi consiliari tramite i quali la classe lavoratrice e, più in generale, il popolo e la gente comune, possono mettere il naso nei bilanci, decidere come investire e come ripartire gli utili ecc.

          La pratica marxista ha, e ha sempre avuto, come obiettivo finale, l’abolizione della proprietà privata *dei mezzi di produzione*. Ma sperare che un cambiamento del genere si compia dalla sera alla mattina è pura utopia. Lo scopo della tanto vituperata parentesi socialista (ossia: lo stato in mano ai lavoratori e alla gente comune), in vista di una compiuta transizione al comunismo, sarebbe appunto quello di dare al popolo gli strumenti per difendersi dalla controrivoluzione e per consolidare le conquiste rivoluzionarie.

          Siamo tutti d’accordo sul fatto che si tratta di una fase delicata, piena di rischi e potenzialmente gravida delle peggiori degenerazioni burocratiche (come insegna purtroppo il fenomeno dello stalinismo)… ma ciò non la rende meno necessaria. In politica non esistono soluzioni perfette, indolori e definitive. E’ una sfida continua, un continuo confrontarsi con i limiti delle condizioni oggettive, un continuo andirvieni fra analisi e pratica.

          Insomma: avere come obiettivo l’abolizione della proprietà privata è fondamentale… ma come si può rendere concreta una rivendicazione del genere senza una strategia che miri a fornire al popolo stesso gli strumenti per arrivare a raggiungere quello scopo?

        • Wu Ming 1 says:

          @ AlbAlb

          siamo tutti diversi, e al tempo stesso sono più le cose che abbiamo in comune di quelle che ci separano, e sono quelle che ci definiscono come specie. Siamo tutti umani, abbiamo tutti un’intelligenza, abbiamo tutti bisogno del rapporto con gli altri, abbiamo tutti il linguaggio e il bisogno di parlarci, senza lo stare insieme ciascuno di noi è perduto, tutti facciamo le cose meglio quando collaboriamo rispettandoci a vicenda, ciascuno di noi merita le stesse opportunità di chiunque altro. Questa è l’uguaglianza, ed è il principio – descritto esattamente in questo modo – che troverai nei testi degli “ottocenteschi” per cui, senza conoscerli, mostri disprezzo. Il dare e il darsi – cito testualmente – procede “da ciascuno secondo le proprie capacità a ciascuno secondo i propri bisogni”. Il corsivo l’ho messo io a prova di prevenuto, perché i non prevenuti hanno sempre saputo dove stia il punto della frase. L’uguaglianza è il pari rispetto dei diversi e della loro capacità di cooperare. Il tuo disprezzo è mal riposto, quella che avversi tu è l’omologazione, e l’omologazione nega l’uguaglianza.

        • AlbAlb says:

          @Wu Ming 1
          No per carità non disprezzo nessuno, tanto meno il pensiero socialista e marxista. La mia riflessione personale è più in generale: gli uomini sono certamente tutti uguali sul piano della dignità, della potenzialità nell’esprimersi, del diritto ad esistere e godere della vita. Quello che ho notato però è che nella storia e anche nel nostro piccolo vissuto quotidiano le visioni sulle cose, le aspettative, le interpretazioni dei singoli sono sono talmente differenziate che spesso finiscono per annullare tali presupposti. In pratica, al’uomo piace anche contrapporsi per puro desiderio di prevalere sull’altro. La filosofia socialista è troppo avanti, presuppone un livello di convvienza civile che secondo me non è ancora all’orizzonte. In genere ci sono persone che votano x per non votare y, anzi proprio per dare addosso ad y in quanto tale, anche se di x in fondo non condividono nulla. La violenza di questo attentato trova tante spiegazioni e sviluppa tantissime congetture, secondo me però trova il suo essere nella volontà di compiere una azione malvagia, distruttiva, un esempio di nichilismo. Gli intenti machiavellici e cinici dei possibili ( e probabili) maneggioni che stanno dietro a questo attentato non avrebbero seguito se non sussistesse la volontà distruttiva che in alcuni ottunde la ragione e porta a compiere queste follie. L’esempio più lampante è ciò che è successo la scorsa estate in Norvegia; non ci sono spiegazioni razionali/politiche/ideologiche alla violenza devastatrice e assassina, sono solo scuse che gli autori di queste stragi utilizzano per ingannare prima di tuto se stessi. In sintesi: comprendo lo sforzo dei forumisti di inquadrare l’attentato in una cornice storico-politica, tuttavia le radici di questo male sono in un altro terreno. Varrebbe la pena di tentare un analisi differente perchè nel contesto destra/sinistra, giustizia/eversione alcuni aspetti sfuggiranno sempre. A me pare che viviamo in un epoca in cui prevale un pensiero comune che esalta il proprio io su tutto, un io ipertrofico. Oltre il proprio io non c’è nulla: quindi ciò che gli altri sono, pensano, come agiscono diventa o irrilevante o se collide in qualche modo diventa un ostacolo. Insomma è questo quello che vorrei dire, non sono stato chiaro forse ma se mi vuoi dire la tua mi farebbe piacere.

        • tuco says:

          @AlbAlb

          hm, secondo me c’e’ ancora un equivoco lessicale.
          come diceva wm1 eguaglianza non vuol dire omologazione. io aggiungerei: diseguaglianza non vuol dire differenza.

          (spesso la difesa delle diseguaglianze, e quindi dello status quo, viene fatta passare per rispetto delle differenze. e’ l’ inganno su cui si basa il razzismo differenzialista alla de benoist, che ama presentarsi come antirazzismo differenzialista, il non plus ultra della political correctness, per qualcuno)

          il fatto e’ che quando si parla di eguaglianza, a sinistra, si intende una cosa ben precisa: l’ abolizione dello sfruttamento dell’ uomo sull’ uomo, attraverso l’ abolizione delle condizioni materiali che rendono possibile tale sfruttamento.

          spesso le diseguaglianze vengono fatte passare per differenze antropolgiche. parlando con gli operai sindacalizzati di qualche grosa fabbrica, capita spesso di sentire discorsi del tipo: “gli immigrati si fanno sfruttare perche’ per loro e’ normale, fa parte della loro cultura. quindi se ne tornino a farsi sfruttare a casa loro.”. questo e’ il messaggio che e’ stato veicolato dal(l’ anti)razzismo differenzialista! in realta’ gli immigrati “si fanno sfruttare” perche’ sono sotto ricatto, cioe’ a causa della loro condizione materiale determinata da leggi criminogene quali la bossi-fini.

          ora e’ chiaro che i rapporti di produzione non possono spiegare le cause di tutte le situazioni di conflitto tra gli umani. pero’ questa constatazione non deve essere un alibi per giustificare la nostra pigrizia nell’ individuare le situazioni in cui le cause del conflitto sono proprio nei rapporti di produzione.

        • Wu Ming 1 says:

          @ AlbAlb

          la “mia” l’ho detta e la dico ogni giorno, qui e altrove, cercando di articolarla, argomentarla, facendo esempi che prendo dalla storia. Riguardo alla tua sfiducia radicale, io dico questo:
          c’è una visione simil-antropologica tutta negativa, secondo cui l’essere umano sarebbe ineluttabilmente condizionato da un Male ineffabile perché astorico, aculturale, trascendente. Un Male metafisico che condannerebbe a priori al fallimento ogni tentativo non episodico di convivenza, collaborazione solidale, ripartizione egualitaria dei beni etc.
          Quest’antropologia è alla base di tutte le ideologie reazionarie esistite ed esistenti: non si può investire sul miglioramento delle relazioni tra gli umani, l’umano al massimo si può sperare di tenerlo “domato”, ma non si può contare granché nemmeno su questo. Che le ragioni addotte siano genetiche, frenologiche, spirituali o che altro, si va sempre a cadere lì.
          Io non credo a quel Male, o meglio, capisco cosa intende chi lo evoca, ma penso che ci sia un grosso equivoco. Konrad Lorenz parlava del “cosiddetto male”, ovvero l’aggressività, ma l’aggressività non è avulsa dai rapporti sociali perché noi *non viviamo in natura*, il nostro mondo è fatto di costruzioni culturali e articolazioni storiche, e il “cosiddetto male” va affrontato al livello della cultura e della storia (intesa come susseguirsi di diverse formazioni sociali).
          Non esiste un “gene del Male”, negli ultimi anni è entrato in crisi il paradigma del sociodeterminismo a base genetica. Si sono però scoperti i neuroni-specchio, dal cui funzionamento abbiamo capito che senza l’empatia e il rapporto con l’Altro noi non saremmo nulla, ogni cosa che impariamo del mondo, ogni momento del nostro stare al mondo ha come base quell’empatia.
          L’aggressività non ha mai impedito di lavorare per una migliore intesa tra gli umani, perché l’aggressività può essere ritualizzata, simbolizzata, incanalata e cambiare di segno, diventare energia costruttiva.
          Detto questo, il piano del discorso si è fatto troppo generico e siamo OT. Il programma di Syriza l’ho linkato per far capire quale possa essere l’imminente spostamento dell’asse dei discorsi, spostamento che secondo me preoccupa qualcuno…

        • AlbAlb says:

          @tuco

          Non sostengo la diseguaglianza sotto le mentite spoglie della diversità. Quello che ho cercato di dire è che secondo me le ragioni della violenza non possono essere spiegate solo in termini di rapporti si subordinazione sociale o attraverso una interpretazione mutuata dall’antropologia culturale e politica. Esistono delle pulsioni psichiche creative e distruttive e queste si proiettano sia a livello del singolo che, a livello collettivo, nella più vasta struttura di relazioni complesse che è l’umanità. In pratica una società che non da importanza ai singoli in quanto tali, portatori della loro unicità, un tassello unico di un complesso mosaico, crea da se stessa i presupposti per le tragedie che si stanno discutendo qui. Le trame politiche eversive, le disuguaglianze sociali ecc sono certamente spiegazioni valide nei termini storico/politici fin qui proposti ma non travalicano questi confini che alla lunga sono ristretti. Se ci si interroga sul declinare delle ideologie, delle fedi, delle identità e così via, credo che questo interrogarsi possa essere attinente con il fatto che ci si sente smarriti e più indifesi. In questo contesto il pazzo prende coraggio e il cospiratore ne approfitta. Io non so poi se la convivenza umana possa migliorare o sia destinata a rimanere imbrigliata in continui scontri, tuttavia in questi anni la tendenza è quella a recedere, a chiudersi nelle proprie torri d’avorio. Ad esempio il modo in cui wu ming1 ha ripreso il mio intervento mi è parso abbastanza affrettato, decisamente prevenuto e volenterosamente pedagogico. Dal mio punto di vista ha interpretato nelle mie parole quello che avrebbe voluto che dicessi e poi mi ha risposto di conseguenza….. Questa è soprattutto casa sua per cui, essendo anche off topic, qui mi fermo

        • Wu Ming 1 says:

          @ AlbAlb

          prima hai lasciato un commentino striminzito e lapidario, senza nessuna argomentazione a parte il cliché del “vetero-ottocentesco”, poi hai scritto che “non ci sono spiegazioni razionali/politiche/ideologiche alla violenza devastatrice e assassina”. Questo per dire chi è che prende scorciatoie. Se la risposta non ti è piaciuta, sappi che quel che semini raccogli. Ciao.

        • AlbAlb says:

          Estimado Wu Ming1
          Io ho scritto un opinione, non ti è piaciuta, scrivi che ho preso una o delle scorciatoie. A me pare che tu invece hai preso l’autostrada: una reprimenda discreta anche per padre Torquemada condita di enciclopedica profusione di pregiudizi come se avessi attenato alla prova ontologica e rispettive controdeduzioni…. non è che sei stato un po’ permaloso e affrettato nei pre-giudizi? Potevi anche chiedere spiegazioni se ti sei sentito urtato. Ma qui si dialoga o si fa sfoggio di “alta cultura” e si procede indomiti sul:chi credo non la pensi come me, senza verifiche tante verifiche, è contro di me, quindi giù cazziatoni? Ciao

        • Wu Ming 1 says:

          Mah.

  60. girolamo says:

    @ Giulio
    L’affermazione di Michael Hardt che citi (di Hardt e Negri, in verità) suona troppo “teorica”, se non la si cala nella realtà effettuale. In Italia possiamo metterla così: l’opposizione pubblico/privato si è trasformata in una falsa opposizione tra la cessione al privato di settori “publbici”, e lo spezzettamento del “pubblico” (non da ora. dalla riforma Bassanini e dalla conseguente riforma del titolo quinto della Costituzione) in un’arcipelago nel quale la gestione è effettuata con criteri privatistici (pensa al nuovo statuto lavorativo dei dipendenti pubblici) quando va bene, e nell’impossibilità di gestire, anche per il (voluto? non saprei dirti, ma così è) caos giuridico-amministrativo creato dalla riforma federalista, il settore pubblico: con la conseguente apertura dele porte a ulteriori privatizzazioni, o ingresso di privati nella gestione del pubblico.
    Davanti a questa situazione concreta non ha senso rivendicare la difesa del “pubblico” com’era: ma l’alternativa del comune è tutta da costruire, anzi, tutta da pensare (ad esempio: come si costruisce un diritto del comune? come si creano istituzioni del comune che non siano meri assessorati “amici”?). Per riferirsi al problema che poni: nazionalizzare è solo un primo passo (ed è cosa keynesiana, mica particolarmente radicale, anche se Keynes oggi sembra un pericoloso sovversivo): il punto è se ci si ferma a nazionalizzare le imprese in crisi, o strategiche, ecc., o ci poniamo il problema di modificare lo stato di cose esistente, e al suo interno la forma-Stato, oppure no (nel qual caso ritorneremmo ai “boiardi di Stato” ammantati di plusvalore tecnico).
    La constatazione che la classe dirigente italiana è tutta, interamente con la testa e il culo nel Novecento da sola non basta: all’inizio del Novecento stava crollando l’Ottocento, ma alla fine vinsero, in Occidente, gli apprendisti stregoni capaci di valorizzare la paura del nuovo e il ritorno (retorico) al passato.
    In ogni caso, il primo punto di Syriza – audit del debito pubblico – è comune, come richiesta preliminare, a tutte le sfaccettature della sinistra radicale (chiamiamola così) italiana, così come a quelli che, spesso a giusta ragione, sono i suoi teorici piùà ascoltati (Fumagalli, Viale, Mattei, per citarne solo tre). E avrebbe un effetto dirompente, perché consentirebbe, ad esempio, di scindere il profitto della banca finanziaria dalla rendita del fondo pensione per il lavoratore o il pensionato, e quindi di colpire selettivamente il capitale finanziario. Insomma, sposterebbe in avanti l’orizzonte. Troppo definirlo “la semplicità che è difficile a farsi”, in attesa di altre meno semplici cose da realizzare?

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    • enea says:

      Penso che Girolamo abbia ragione.
      Non sarà rivoluzione, ma sarebbe già un gran bello spostamento in avanti dell’orizzonte.
      Ed intorno a questo spostamento di orizzonte è oggi possibile, in Europa, trovare un consenso che permetta di governare, subito.
      Diciamo che “basterebbe voler vincere”…
      Purtroppo in Italia ci sarebbe bisogno di ridefinire il “chi vorrebbe vincere e per governare in nome di chi”.

      Però credo sia giusto impegnarsi per queste cause in questo momento. Non è il solito adeguarsi a fare un passo indietro oggi facendoselo andar bene perchè lo facciamo di nostra iniziativa invece che essere costretti dalla controparte a mettersi a correre all’indietro, cioè la mentalità del sindacata da tanti e tanti anni a questa parte.
      Mentalità palesemente miope perchè non tiene conto che in fondo, se sono sul margine di un burrone senza fondo, non me ne frega niente di avere o non avere un paracadute allacciate prima di saltare. Posso metterci più o meno tempo: il punto di arrivo è lo stesso!

      No, in questo caso si tratterebbe invece di passi avanti e io, beh, penso che si debba muoversi in avanti ogni volta che è possibile.
      Sottilizzare ha un senso dal punto di vista culturale, per carità, ma dal punto di vista pratico molto di meno quando di mezzo c’è nell’immediato la qualità della vita e i diritti di persone che hanno bisogno ADESSO e non in un futuro indeterminato.

      Sul discorso di Giulio e di Hardt/Negri non so.
      Non ho letto il testo dal quale trae l’argomento è quindi non avrebbe senso che mi lanciassi in commenti su quel che non conosco, ma sul senso generale del discorso resto scettico.
      In fondo mi sono definito con una etichetta “al ribasso”, come solo e genericamente di sinistra, perchè su varie cose penso che oggi potrebbero essere più utili soluzioni che esulino dall’ortodossia in senso stretto.
      Nello specifico, come ho già detto altrove, a me personalmente, oggi, interessa di più combattere una battaglia per smantellare l’idea del produttivismo come asse portante della nostra organizzazione sociale, più che combattere una battaglia contro la proprietà.

      Oltretutto ( ma ribadisco, non conosco i testi all’origine di questo ristretto discorso quindi potrei finire fuori argomento senza rendermene conto o trarre conclusioni sbagliate su quanto Giulio intendesse dire in realtà ) credo che l’opposizione in blocco al concetto di proprietà non sia nemmeno concetto ortodosso dal punto di vista del comunista.
      Credo, piuttosto, che sia argomento da anarchici. E neanche tutti a dire il vero.
      E questo non è un giudizio di valore sul concetto, non pretendo qui ed ora di giudicarlo come giusto o sbagliato.
      E’ solo un tentativo di contestualizzarlo, e contestualizzondolo in questo modo mi pare che sia una forzatura ritenere che questo debba essere il cardine dell’esser di sinistra.

    • Giulio says:

      L’importante è sapere che al più le nazionalizzazioni sono un mezzo, e l’obiettivo finale (la fine dello sfruttamento) non va perso di vista. Grazie anche a Don Cave sopra per le precisazioni: sempre benvenute su una questione simile, potenzialmente a rischio di derive rossobrune (il tema guarda caso è rivendicato da alba dorata e fascistoni de noantri…).

      Per ora siamo già andati abbastanza off-topic, ma in futuro si può sempre tornare sulla relazione tra mezzi, obiettivi e utopia.

      Ah, qui l’articolo di Hardt a cui mi riferivo: http://bit.ly/Ke7dFA
      “We have been made so stupid that we can only recognise the world as private or public. We have become blind to the common.”

  61. Wu Ming 1 says:

    Comunque il “sintomo” l’ho descritto per continuare a ragione su cosa esattamente temano, in questa fase e in Italia, sezioni di capitalismo e potere costituito.

  62. girolamo says:

    Secondo me quello che temono, in questo momento, è la perdita della prospettiva di avere la possibilità di approrpiarsi à la carte, scegliendo fior da fiore, tutto ciò che è circoscrivibile come “Stato” (in Italia come in Grecia, solo per principiare): sembrava fatta, e invece un attimo prima di realizzarlo s’è sentito il brontolìo del terreno e sono cominciati gli smottamenti.
    A differenza di altri momenti, come il 1969 e il 1992, non c’è stata una ponderata preparazione delel contromosse – nessun convegno all’Hotel Pollio, per capirci: e questo rende ancor apiù inquietante la situazione. Nell’incertezza, c’è chi potrebbe fare la voce grossa solo per ricordare che esiste e non ha intenzione di farsi da parte, in attesa di sapere chi saranno i nuovi inquilini del palazzo che dovranno dare risposte.

  63. Charlie Shropshire says:

    E ovviamente i media continuano a concimare, non so quanto inconsciamente, il terreno del prossimo “uomo forte”.

    Fanno notizia dei volantini trovati a Legnano:
    http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_maggio_11/legnano-volantini-br-brigate-rosse-genova-rivendicazioni-201135411276.shtml
    Questa volta e’ bastato ristampare quelli del ’77.

    E spuntano, casualmente solo adesso e solo aggi, pseudo-agguati risalenti ad un mese fa.
    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/palermo/notizie/cronaca/2012/24-maggio-2012/blindata-procuratore-inseguita-velocita-folle-autostrada-201316439914.shtml

    Per carita’ non li metto in relazione ma cristo non e’ morto di freddo (e comunque sono tante coincidenze in sole 2 settimane).

    Non mi sorprenderei che altri di questi volantini miracolosamente spuntassero fuori che ne so, in qualche baita d’alta montagna….

  64. marco_b says:

    Secondo me è significativo notare come il ritmo, di solito regolare, con cui vengono proposti al pubblico i nuovi nemici da temere e contro cui mobilitarsi abbia subito una forte accelerazione negli ultimi mesi. Sembra che il pifferaio non gradisca affatto che i topi possano smettere di correre. Un po’ dapperttutto, invece, molti si sono fermati. Hanno ripreso le piazze e le strade proponendo una critica profonda allo stato di cose. Forse si teme che questa fase possa prendere definitivamente piede anche da noi.

  65. dovic says:

    La citazione pasoliniana del titolo mi ha fatto sbrodolare. Comunque, a occhio e croce, credo sia prematuro parlare di una nuova strategia della tensione, intesa come stragi di Stato, depistaggi, servizi deviati, poliziotti in borghese, guardie forestali impazzite etc. D’accordo non sottovalutare le preoccupazioni del Potere, ma non sopravvalutiamoci nemmeno. Al massimo potrebbe essere verosimile la pista mafiosa, anche se non riesco a individuare bene quale sarebbe il nuovo soggetto politico con cui il dialogo viene intavolato per stabilire nuovi legami di potere (oggi non esiste nulla di equivalente a Forza Italia nel ’94, a meno che Grillo sia già così venduto). Diciamo la verità, oggi, in Italia, non esiste un movimento che possa davvero far paura, che abbia davvero un potenziale rivoluzionario o anche solo riformista. Ci sono dei cani sciolti, che però ancora non hanno la forza politica necessaria per essere incisivi e non l’avranno per parecchio tempo. Inoltre sono cani sciolti senza nessuna preparazione politica, trasversali a ogni schieramento e qualche volta infiltrati pure da personaggi poco simpatici come neofascisti e complottisti visionari. Sembra che oggi quasi ci si vergogni ad assumere una posizione politica, un po’ perché ogni ideologia oggi ha l’aspetto di un residuato bellico ammantato di retorica vuota, un po’ per il fallimento dei movimenti politici alternativi da quaranta/cinquant’anni a questa parte, un po’ perché la politica ufficiale si è talmente cosparsa di merda da risultare repellente. Il risultato però è che questi nuovi movimenti, con l’idea di risultare pragmatici, rischiano spesso e volentieri di scadere nel riformismo cieco, nella socialdemocrazia che si crede rivoluzionaria, quando in realtà propone soltanto soluzioni a breve termine che rafforzano il sistema capitalistico vigente. Insomma, manca la volontà di andare oltre, di spostare la meta più lontano, di inseguire un’utopia che il riflusso cinico e disimpegnato del decennio ’80 ha, scientemente, ridicolizzato. Grillo, d’altro canto, è il nulla che avanza. E con cui si deve fare i conti per la mole di accoliti che si porta dietro. E’ un agglomerato di populismo, qualunquismo e opportunismo. Populismo perché istiga l’odio verso la classe politica (che, per carità, se lo merita), ma così facendo crea un facile caprio espiatorio, deresponsabilizza le persone che in fin dei conti hanno permesso a questa stessa politica di prosperare per un ventennio, non facendo altro che lagnarsi, per poi magari approfittare della corruttela generale quando potevano avvantaggiarsene personalmente. Qualunquismo perché i suoi attacchi sono bombardamenti al napalm e a chi tocca tocca, senza nessun distinguo, senza la minima analisi fenomenologica. Un esempio è il martellante attacco da parte di Grillo alla stampa tutta, senza che egli si preoccupi di notare nemmeno per un secondo come sia letteralmente impossibile fare libera informazione in Italia, oggi, a causa di un settore totalmente precarizzato, in cui i giornalisti emergenti, che anche volessero dar voce a qualcosa di diverso, sono completamente ricattati sia dal punto di vista economico che da quello legale. Si sbraita contro il rimborso elettorale o i finanziamenti pubblici ai giornali, senza porsi il quesito di quale sarebbe l’alternativa di sostentamento di partiti e organi d’informazione e senza considerare il rischio di una deriva lobbista sul modello americano, dove i politici, le istituzioni e i media sono letteralmente posseduti da pochi individui attraverso i finanziamenti privati. Infine, opportunismo perché Grillo è la nuova Lega che approfitta di un sistema politico che si sta suicidando e dove qualunque alternativa potrebbe sembrare migliore dell’esistente con il minimo sforzo. Sforzo che, aimè, è soltanto cosmetico, poiché Grillo strepita, fanculizza e pretende salari minimi, posti di lavoro, pensioni sicure, senza preoccuparsi minimante di come ottenere tutto questo, senza sapere nulla di economia, senza nemmeno la volontà di approfondire, nella migliore tradizione berlusconiana del “meno tasse per tutti”. Da anni ci propone sempre la solita litania iraconda, da anni interpreta sempre la stessa parte dello stregone-gatekeeper-valvoladisfogoperisudditiincazzati, lapalissiana nella sua reiterata finzione, e il successo di massa che un personaggio di questo genere è riuscito a conseguire non può che condurre alla triste constatazione di come la capacità critica degli Italiani negli ultimi decenni sia stata completamente rasa al suolo. E il Potere si deve preoccupare?

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    • Wu Ming 1 says:

      Secondo me, se ci sono poteri che si preoccupano, non si preoccupano per quello che succede nell’angusto hic et nunc in Italia, ma per quel che sta iniziando a succedere in Europa e che, se la tendenza si generalizza, *potrebbe* succedere in Italia.

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      • dovic says:

        Allora potrebbe essere. Vorrei approfittarne anche per lanciare, dal profondo del mio cuoricino rosso e nero, un’imprecazione tonante e riverberante contro quei bastardi che non vedono l’ora che capiti qualcosa del genere per incolpare gli anarchici. “Dagli all’anarchico!”, nuovo untore dell’età contemporanea. E un grosso vaff… alla FAI (quella informale) che fa da sponda ai bastardi suddetti. Personalmente mi puzza un sacco questa federazione anarchica informale, mi ricorda tanto i black bloc che parlottano coi polizziotti in borghese in mezzo a qualche sommossa (e, stando a quel che dice Wiki, non è mai stato identificato né arrestato nessun membro della FAI… ma che cazz?!).

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        • enea says:

          Ti vorrei dire che anche io per anni mi sono domandato “FAI…ma che cazz?!”.
          Ho sempre pensato fosse una sigla utilizzata per non dover ammettere “stiamo brancolando nel buio e non sappiamo che pesci pigliare”.
          A quel punto che fai ( inteso come pluralistà di soggetti che conducono le indagini e che devono garantire “l’ordine”, a fronte di una opinione pubblica che per sentirsi tranquilla, più che giustizia, vuole semplicemente un colpevole )?

          Che c’è di meglio che prendersela con un soggetto, più o meno fittizio, che per definizione, non avendo rappresentanza istituzionale ed istituzionalizzata alcuna, nessuno difenderà spendendoci nemmeno una parola.
          Inventati una sigla anarchica e quando non hai nessuno da incolpare hai il capro espiatorio perfetto.
          Tesi rafforzata dal fatto che saranno più di 10 anni che a volte se ne sente parlare ma….ne avessero mai preso uno.

          Dopo l’episodio di Genova, ancora più adatto secondo me del caso di Brindisi a strumentalizzazioni volte a stabilizzare stabilizzando, ho voluto cercare di capire meglio.

          Essendo io lodigiano, per motivi di impegno nel medesimo territorio, mi sono imbattuto in questi scritti:
          http://www.giuliocavalli.net/2012/05/14/la-gioia-di-sparare/
          e
          http://colvieux.wordpress.com/2012/05/14/la-verita-sulla-federezione-anarchica-informale-la-gioia-di-sparare/

          Prendendoli come punto di partenza mi sono ulteriormente documentato su Bonanno e quanto ha scritto.

          Da questo percorso sono uscito con 2 convinzioni:
          1) la tesi di Collevecchio non mi convince, e quindi altrettanto non mi convince Cavalli che da lei trae spunto
          2) gli anarchici informali effettivamente esistono, ma non sono un gruppo e SE agiscono, NON lo fanno coordinatamente e come gruppo.
          3) l’arma usata a Genova crea una pista evidente che conduce agli interessi nell’est Europa di Ansaldo Nucleare. Se, quindi, quello voleva essere un crimine politico l’uso di quell’arma era perfetto per “depistare” le indagini, colpendo ma rimanendo nell’ombra. In questa logica NON ha senso prima sparare vigliaccamente alle spalle ad una persona e poi….rivendicare….

          Butto li solo uno spunto eh….se qualcuno ne sapesse di più….spieghi, mi/ci interessa a tutti capire meglio.

        • dovic says:

          Ho letto in velocità i link, spero non mi sia sfuggito nulla perché il secondo articolo era piuttosto un casino composto da vari copia/incolla.
          Da quello che ho letto mi sono ancora più convinto che questi anarchici informali siano degli idioti. Sadici, per di più. Il loro è un nichilismo che non porta da nessuna parte, fine a se stesso, e non un nichilismo propositivo, una fase da attraversare. La distruzione fine a se stessa, l’omicidio fine a se stesso, come forza sovversiva, ma di cosa? Soltanto della loro frustrazione di falliti. E la gioia, il piacere che dichiarano di provare nel commettere tali atti, sono puro sadismo mascherato da una supposta libertà ritrovata. Ho letto molti riferimenti alla psicanalisi, alla sfida edipica, alla necessità di distruggere e negare il passato e l’esistente, ma questi poveri coglioni non tengono conto del fatto che Freud parlava di una FASE edipica, fase che, una volta superata, dovrebbe portare all’acquisizione di una propria identità, a un progresso personale. Questi poveri fanatici invece sono fossilizzati nella fase edipica, regrediti, e come dei piccoli picchiatelli spaccano il giocattolo che la mamma gli ha regalato per dimostrare il loro disappunto. Sono le peggiori escrescenze nate da letture deviate di thebordiana memoria (vero Wu Ming?), sono nichilisti usciti da un Grande Lebowski che non fa ridere, sono fango gettato addosso all’anarchia con la quale non hanno nulla a che fare. La loro “gioia” non ha niente a che fare con quella che cantavano gli Area, è il ghigno compiaciuto che il fascista esibisce durante l’esercizio del potere.

  66. dovic says:

    Un’altra cosa: considerando la pista mafiosa, il movente di un nuovo dialogo con le istituzioni per trovare nuovi referenti sarebbe sufficiente? Non dimentichiamoci che oggi la situazione è ben diversa dalla fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, quando la mafia siciliana era oggetto di un attacco massiccio da parte dello Stato. Oggi non c’è nessun Falcone, non c’è nessun Borsellino, non ci sono maxiprocessi. Allora perché impiegare la strategia stragista, quando si sa bene che le mafie proliferano molto meglio nel silenzio, senza obiettivi e occhi puntati in faccia? Infatti la strategia violenta di Riina si rivelò almeno parzialmente fallimentare, scatenando una reazione di forte indignazione da parte della società civile, perlomeno nel breve termine, portando allo smantellamento di un’intera generazione di mafiosi (Riina e molti altri vennero arrestati e i centri di potere mafioso nell’isola mutarono significatamente) e a un fendente decisivo ai danni di Cosa Nostra e a favore di ‘ndrangheta e Camorra, che oggi sono in netto vantaggio rispetto alla mafia siciliana.

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    • uomoinpolvere says:

      Concordo con Wu Ming 1 sul fatto che le preoccupazioni del potere attualmente non sono “l’angusto hic et nunc” italiano, per cui trovo la definizione “controrivoluzione preventiva” perfetta. E ribadisco quanto ho scritto ieri: se stiamo al “gioco delle tre carte”, cioè delle tre piste che i giornali ci propongono, perdiamo qualsiasi cosa puntiamo. Se diciamo “mafia”, per esempio, diciamo perlomeno poco: http://bit.ly/LtrFyK

      E’ ben vero che al momento non c’è una situazione rivoluzionaria in Italia, o qualcosa di lontanamente simile, ed è appunto stato stra-ripetuto. Ma c’è una situazione molto instabile, c’è un vuoto di potere che ci attende, e la preoccupazione del potere è palpabilissima. Leggiamo le dichiarazioni di Monti oggi: http://bit.ly/Lts04i “Loro [i greci] non hanno avuto Napolitano che ha evitato il voto”. Il voto è male! Il semplice voto, l’ingrediente principale della democrazia rappresentativa, cioè della forma che il capitalismo ha avuto per decenni, ora è un fattore di rischio, è in grado non dico di fare la rivoluzione ma perlomeno di minare i rapporti di forze. Lo è in Grecia, lo potrà essere ovunque, lo sarà sicuramente in Italia nel 2013. Ammesso che si voterà, in Italia nel 2013. Con questo non voglio assolutamente dire che abbia senso ridurre l’azione su questo piano, ma soltanto che questo piano è diventato un fattore di rischio per il potere.

      I gruppi di potere attuali poi, non credo agiscano soltanto per “prevenire la rivoluzione”. Agiscono anche per occupare quel vuoto, anche contro altri gruppi. Che poi è la stessa cosa, in fin dei conti: finché non ci sono vuoti, finché il potere è solido, è più probabile che la situazione resti non-rivoluzionaria. Tu dici: non ci sono “interlocutori”. Ma il punto secondo me non è quello: intanto, se non ci sono interlocutori, prima o poi ci saranno, e “qualcuno” (di grosso o un po’ meno grosso) ha sentito l’interesse di farsi sentire in ogni caso, di mettere un “segnaposto”, di dire “guardate che noi stiamo qua, stiamo a disposizione, ricordatevi di noi, intanto lasciamo “un presente” (cfr., in piccolo: http://bit.ly/LttWd9 ) certi che gradirete, buon lavoro, take care”. Il frame della cosiddetta “trattativa” stragisti-mafiosi/Stato, in realtà è impreciso anche per gli anni ’90; ri-citando Morosini http://bit.ly/JT08MX più che trattativa ci fu “coincidenza di interessi”.

      Ovviamente le situazioni sono molto diverse, ma mi sembra che anche oggi è abbastanza plausibile una certa “coincidenza d’interessi”, no? La differenza tra le bombe di Riina e questa secondo me sta più nella maggiore accuratezza posta nella separazione dei piani dei diversi messaggi per i diversi destinatari.

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      • dovic says:

        Io credo che finché non si saprà qualcosa di più certo è utile discutere, ma inutile trarre conclusioni. Con le elucubrazioni si può arrivare dappertutto e avere comunque ragione, soprattutto quando è tutto campato per aria e si hanno solo prove indiziarie. E’ così che nascono i complottismi ridicoli. Ci sono delle similitudini con la Storia di 20 anni fa, ciò non significa che si stiano ripetendo gli stessi eventi. Ci sono delle differenze con la Storia di 20 anni fa, ciò non significa che non si stiano ripetendo gli stessi eventi. La cosa più utile che possiamo fare per adesso e ragionare portando più elementi possibili nella discussione. Siccome, leggendo i commenti al post, mi è sembrato che si puntasse di più verso l’associazione del presente al passato, ho cercato di portare il mio contributo marcando le differenze. Ma io non so cosa stia accadendo, non ne ho la pretesa.
        Sul fatto che il voto possa essere un fattore di rischio, una preoccupazione per chi sta ai piani alti, mi viene un po’ da ridere. Sarebbe un fattore di rischio se in Italia, oggi, ci fosse un vero dibattito politico ed esistessero delle vere alternative. Vogliamo paragonare il programma elettorale del partito vincente in Grecia anche solo con le battaglie portate avanti dal Movimento a 5 stelle, che è considerato la punta del progressismo nel nostro Paese? L’alternativa qui non esiste, chi sta nell’attico all’ultimo piano non sente nemmeno il cicalare che si fa in piazza e può dormire sonni tranquilli.

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        • uomoinpolvere says:

          Hai ragione sull’inutilità e assurdità del “trarre conclusioni”. Io comunque non ho mai affermato che si stiano ripetendo gli eventi di 20 anni fa, rimango solo dell’idea che ci sia una certa “coincidenza d’interessi” tra autori e istituzioni, che i rispettivi interessi siano in molta parte diversi da quelli di 20 anni fa non lo metto in dubbio (forse non sono stato chiaro su questo). Per il resto, mi sembrava di aver soltanto (abbastanza inutilmente) ripetuto i concetti che avevo già espresso due giorni fa http://bit.ly/LkKWmw Forse ho dato per scontati certi “disclaimer”.

          Sul voto: di sicuro non è con il voto che si farà la rivoluzione, men che meno in Italia poi. Ma il vuoto c’è, certi “sistemi” (Berlusconi, Lega) sono in grossa crisi, per non dire decomposti. Che ci sia il vuoto non significa affatto che quel vuoto sia già occupato/occupabile da forze rivoluzionarie, ma il potere previene, il potere ha un horror vacui tremendo. Il voto per me resta un fattore di rischio, e pure il M5S, non perché sia “rivoluzionario”, anzi, potrebbe pure essere *regressivo* rispetto alla situazione attuale, ma non fa parte dei sistemi di potere oggi in crisi, che non hanno nessuna voglia di lasciargli spazio, anche perché è un movimento massimamente autocratico che finora non ha dato segni di “dialogo” con i suddetti sistemi, ed è servito solo al suo capo.

          Ma, ripeto, concordo con te sull’inutilità (e pure del pericolo) del voler definire esattamente ciò che è accaduto; è più interessante osservare e analizzare come viene raccontato, come viene inserito nel discorso politico-mediatico.

        • salvatore_talia says:

          Dovic, cosa intendi quando dici che in Italia non c’è “reale democrazia”? In termini marxisti, reale democrazia è quando il proletariato si eleva a classe dominante, abolisce il modo capitalistico di produzione, dopodiché lo stato si estingue. Vuoi dire che siamo un po’ lontani da questo obiettivo? Sì, ti credo :-)
          Ma questo significa forse che quanto accade sul piano della “democrazia formale” sia irrilevante?
          Mi sembra che tu stia commettendo lo stesso errore dei bordighiani negli anni ’20: siccome “in ultima analisi” la dittatura della borghesia c’è già, è del tutto superfluo preoccuparsi delle forme politiche e istituzionali del suo dominio: tanto è lo stesso.
          Certo, se le cose stanno così è inutile che stiamo qui a “menarcela”, come dici tu.

      • salvatore_talia says:

        “Ammesso che si voterà, in Italia nel 2013″.

        Sarebbe interessante vedere di preciso chi e quando abbia iniziato a diffondere nell’opinione pubblica quest’idea che si possa anche non votare nel 2013.

        L’art. 60 della Costituzione dice che camera e senato sono eletti per 5 anni e che la durata della legislatura può essere prorogata per legge ma solo in caso di guerra (e lo stato di guerra deve, a sua volta, essere deliberato dal parlamento, art. 78).

        Quindi, non votare nel 2013 sarebbe una violazione della costituzione. Tecnicamente parlando, un golpe.

        A meno che non scoppi una guerra, o che non sia deliberata dal parlamento una modifica “ad hoc” dell’art. 60. Ma, che io sappia, nessuno ha ancora proposto questa riforma della costituzione (che andrebbe varata urgentemente, dato che i tempi tecnici sono stretti). E l’unica giustificazione politica per tale riforma sarebbe una situazione di grave “emergenza”, paragonabile appunto ad una guerra.

        Però lo stesso c’è chi parla di rinviare le elezioni, come se nulla fosse.

        Il mese scorso sono saltato sulla sedia leggendo quest’articolo di Ilvo Diamanti su “Repubblica”, dove si legge, così en passant, che il quotidiano ha commissionato un sondaggio sull’ipotesi di “rinviare le elezioni del 2013, per far continuare Monti fino a quando la crisi sarà risolta”:

        http://www.repubblica.it/politica/2012/04/02/news/principio_montismo-32601764/index.html?ref=search

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        • dovic says:

          Beh, rendiamoci conto che è già avvenuto un golpe, non c’è bisogno di aspettare l’anno prossimo. Come hanno detto i Wu Ming, non si tratta di un golpe classico, con l’esercito o le formazioni paramilitari che occupano i palazzi del Governo e la televisione, ma questo non significa che non sia un golpe di tipo diverso. Il governo Berlusconi è stato fatto cadere dalle pressioni dell’UE, ovvero da un organismo sovranazionale, in gran parte non eletto (a parte il parlamento europeo che però conta come il due di bastoni quando regna denari) e di fatto asservito ai potentati economici europei e internazionali. E’ stato fatto cadere perché non abbastanza filoliberista, non abbastanza sollecito nell’attuare quelle riforme e liberalizzazioni che gli venivano insistentemente richieste da anni. Insomma, non abbastanza neoliberista e troppo autoreferenziale e monopolista, com’è nella natura di Berlusconi. Una cosa analoga accadde nel 1998 in Indonesia col dittatore Suharto, che fu costretto a dimettersi dal FMI che poi ne approfittò per salvare le chiappe degli investitori stranieri e lasciare il Paese al collasso economico, com’è consuetudine da parte di quell’organizzazione. Quindi, elezioni o non elezioni, non continuiamo a menarcela tanto con quest’illusione che nel nostro Paese ci sia ancora una reale democrazia.

  67. rizeta says:

    Ultim’ora: Scarpinato, a Servizio Pubblico, ha appena collegato (in maniera inequivocabile e sintatticamente diretta) Portella della Ginestra e Brindisi. Ha chiaramente indicato, seppur con la dovuta cautela del ruolo e del contesto, che l’elemento centrale di molte storie italiane potrebbe risiedere in una scia comune che collega questi e gli altri eventi. Insomma, niente di nuovo rispetto a quello che ci diciamo qui, ma dato il format dentro il quale è stata fatta questa considerazione è una notizia di non poco conto. Nessuno dell’establishment ha avanzato in tutti questi giorni una “provocazione” così esplicita, ed è indicativo che il primo a farlo sia un Procutoratore generale. Per una volta vale la pena seguire l’intera trasmissione, forse. Chissà se esce qualcos’altro.

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  68. behemoth says:

    Una domanda:

    Perché in Italia funziona così?

    Perché da portella della ginestra-piazza fontana-bologna-capaci (ognuna diversa per obiettivo e fase politica, ok) lo strumento di comunicazione è la creazione del terrore, del folk devil e di un nuovo (dis)equilibrio politico?

    Oggi poi non siamo così cruciali nello scacchiere mondiale, non siamo frontiera di un mondo bipolare, non siamo un pericolo rivoluzionario.

    Perché, che ne so, non in Francia o in Inghilterra o in Germania?
    Perché noi siamo da sempre il laboratorio politico di sperimentazione a buon mercato di nuove politiche securitarie.
    O perché noi abbiamo varie mafie legali e extralegali che usano questo linguaggio, per così dire.

    Perché è una peculiarità italiana?
    Perché ancora oggi?
    Il capitalismo non ha altri mezzi più soft qui da noi?

    Una domanda ingenua ma a cui non riesco a dare una spiegazione esaustiva.

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    • uomoinpolvere says:

      “Perché noi siamo da sempre il laboratorio politico di sperimentazione a buon mercato di nuove politiche securitarie.
      O perché noi abbiamo varie mafie legali e extralegali che usano questo linguaggio, per così dire.”

      Condivido entrambe queste risposte e aggiungo: secondo me restiamo cruciali anche oggi. L’Italia è comunque ancora nel G8, ospita il Vaticano, è strategicamente importante nel Mediterraneo sia commercialmente che militarmente, ha tantissima ricchezza pubblica e privata ancora da spolpare, ha un debito pubblico di 2000 miliardi di euro oggi in buona parte detenuto da banche francesi e tedesche (correggetemi se sbaglio) da non lasciarsi scappare. E le mafie di cui parli sono tra i primi potentati al mondo. Siamo importanti eccome.

    • uomoinpolvere says:

      Ho dimenticato: siamo anche i più amiconi di sempre degli USA tra i paesi dentro l’euro.

    • opellulo says:

      Credo che sia anche per una certa predisposizione storica al non mettere in dubbio le decisioni “dall’alto”. Un’unificazione piovuta addosso, nessuna rivoluzione (nè politica, nè religiosa, nè sociale) ed un certo costume nazionale che punta a negare la responsabilità individuale in favore dell’appartenenza ad un determinato gruppo..

      Non sono uno storico ma credo semplicemente che in Italia sia “Più facile”.

    • dzzz says:

      quanto al “perché non in Francia”, io ripeto che infatti in Francia è successo: proprio ora, colle stragi di marzo, a tolosa, in questa stessa situazione europea che inquadra la strage italiana, ed è successo a ridosso delle elezioni, e ha avuto probabilmente una funzione soprattutto retorica o comunicativa, nel senso di uomoinpolvere (una volta assolta la quale, tutto è stato prontamente insabbiato, da copione).
      e anche nel caso francese, mi pare si possa tranquillamente parlare come minimo di ‘convergenza di interessi’, anche se questi non sono esattamente gli analoghi di quelli italiani (in soldoni: c’è forse meno mafia stricto sensu, e più affarismo imperialista).

      e per quanto mi riguarda, io in questo sub-set di “tattiche della tensione”, diciamo, ci metterei anche la strage norvegese, anche se in quel caso la spiegazione è probabilmente ancora più complessa, perché rimanda anche al labirinto balcanico da una parte, e dall’altra allo statuto speciale che hanno i paesi scandinavi in europa, soprattutto in relazione alla politica per l’immigrazione (statuto e politica che si vogliono tenere e continuare a gestire autonomamente a qualunque costo, per ragioni affaristico-fasciste di casa loro).
      rimando ai miei commenti precedenti in questo thread sulle stragi di tolosa e oslo (ma non so come si fa il link).

      inoltre, queste stragi nella mia percezione sono collegate anche alla reazione istituzionale ai riot inglesi di agosto, che (oltre che una prova di forza, ovviamente), è stata lievemente, stranamente obliqua rispetto ai “reati” che intendeva punire. o io l’ho percepita cosi’ almeno: ricordo, un esempio fra tanti, la minaccia (poi attuata?) di espellere dagli alloggi sociali le famiglie dei colpevoli, soprattutto per come è stata fatta: come un trionfalmente sbandierato infrangimento del principio della responsabilità individuale (in inghilterra, of all places…).
      non conosco per niente la situazione in uk quindi non azzardo ipotesi, ma certo il “tono” nelle reazioni e riflessioni a caldo nella stampa e nei forum era molto strano: come se si cercasse di trovare un nuovo consenso sociale di destra più spostato sulle posizoni e il senso comune dell’EDL che sui tradizionali equivalenti tory, ma coll’ingiunzione del farlo con garbo, e implicitamente.
      creepier and creepier, secondo me.

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      • Wu Ming says:

        Per linkare un commento specifico di Giap: il link si ottiene cliccando su data e ora, sotto il nome dell’autore.
        Es:
        dzzz
        25/05/2012 at 9:57 am

      • Wu Ming 1 says:

        Sulla controrivoluzione preventiva (e le strategie securitarie) in Francia (e non solo!), imprescindibile un saggio di Serge Quadruppani, La politique de la peur [La politica della paura], edito da Seuil nel 2011. Utile anche il pamphlet Les marchands de la peur [I mercanti di paura], di Mathieu Rigouste, edito da Libertalia sempre nel 2011.

  69. dzzz says:

    grazie. speravo nell’intervento ex-machina, confesso. :)

    allora, provo il link al mio commento su tolosa: 21/05/2012 at 3:24 pm
    e su oslo: 21/05/2012 at 3:24 pm

    (ho fatto copia e in colla di data e ora: se non era la cosa giusta e non funziona richiedo)

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    • dzzz says:

      non funziona, e sto facendo un casino coi reply. cervello in off mode a quest’ora, scusate.

    • Wu Ming says:

      Non era la cosa giusta :-)

      Il link si ottiene cliccando su data e ora, ma poi devi copiare il link medesimo (l’indirizzo, l’URL che appare nella finestrella del browser), non data e ora.

      Ci sono due modi: o clicchi su data e ora “col destro” (si dice così anche per il “tap” del touch screen? Boh) e salvi l’indirizzo, oppure clicchi “col sinistro” (il click “normale”, per capirci) e vai a copiare l’URL che appare nella finestrella.

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  70. Andrea H. Sesta says:

    Leggo stamattina di Montezemolo, che “finalmente” sta chiarendo la sua posizione e sta decidendo dichiarando che ItaliaFutura scenderà in campo. Evidentemente spera di compiere lo stesso miracolo-imbroglio berlusconiano. Vabbé, vederemo.

    Leggendo qui http://www.repubblica.it/politica/2012/05/25/news/progetto_montezemolo-35870250/?ref=HREA-1 ho letto il passaggio:

    “…mentre Montezemolo teorizza la fine delle classiche divisioni novecentesche tra la destra e la sinistra (“è di destra o di sinistra chiedere che la scuola funzioni?”), i suoi professori stanno alzando una discriminante proprio ideologica che riguarda il rapporto tra Stato e cittadini. (…) Meno Stato (…) ma uno Stato che funzioni.”

    Come al solito, insomma. Montezemolo è oltre le ideologie. Ma è a oltre da destra.

  71. miche says:

    E’ interessante notare come, dal punto di vista progressivo, l’Italia sia indietro rispetto sì alla Grecia ma non così lontana dalla Francia. In Grecia a Sx di Syriza (16,8% in rialzo) troviamo il KKE (8,5% in leggero ribasso), mentre a dx la Sinistra democratica col 6,1%, arrivando ad una forza del 31,4% tendente al rialzo.

    In Francia, invece il Front de gauche si attesta al 11,10%, a sx di esso NPA con l’1,15% e Loutte Ouvriere con 0,56% per un totale di 12,51%.

    In Italia i sondaggi (al 18/05/2012) di una forza di sinistra parlamentare comprendente SEL (5,6%), Fds (2,8%) e PCL (0,6%) (lasciando fuori IDV) si attesterebbe oggi al 9%.

    Si evidenzia come l’Italia in questo caso rappresenti un’anomalia, dal momento che sta attraversando un periodo di rigore economico, anche se certamente non eguale a quello greco, senza una risposta a sinistra convincente, addirittura più bassa di quella francese che non ha subito le ingerenze di un governo tecnico come la Grecia e l’ Italia.

    L’Italia, quindi, si può considerare come la terra di mezzo che voterà fra 10 mesi, con un ‘astensione ai massimi storici ed attraversata da un potenziale vento “riformista” in ambito europeo che rischia di portar consenso laddove non dovrebbe. Tanto basta per farne un laboratorio.

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    • Wu Ming 1 says:

      Sugli ultimi due capoversi, sono sostanzialmente d’accordo.

      Sempre precisando che le percentuali elettorali riflettono una tendenza ma non la fotografano alla percezione (c’è anche l’astensione di sinistra!), penso tu stia sottostimando il dato francese: manca il 2,31% dei Verdi, e molti che hanno votato Hollande già al primo turno lo hanno fatto per “voto utile” anti-Trojka, anti-Sarkozy e antifascista. Durante la campagna elettorale, Hollande ha corteggiato l’elettorato di sinistra-sinistra, dando un colpo al cerchio e più di qualche colpo alla botte. Quelle persone hanno votato lui, ma non escludono di restare deluse e sono pronte a mandarlo a cagare e a sostenere alternative più “decise”. Cosa che potrebbe avvenire molto presto.

      La situazione francese mi sembra quindi *molto* più avanzata di quella italiana, che comunque non si lascia descrivere dal collage delle percentuali dei vari residuati della sinistra italiana. E’ come sommare pere e mele. La stessa Rifondazione nacque sommando pere e mele, ceti politici pre-esistenti, e infatti si sono visti i risultati: dalla lunga deflagrazione del PRC c0m’era nel 1991 sono nate sei diverse formazioni politiche: Comunisti Unitari (poi assorbiti dagli allora DS), Partito dei Comunisti Italiani, Partito Comunista dei Lavoratori, Sinistra Critica, Sinistra Ecologia e Libertà e PRC propriamente detto :-D
      Incastrare le organizzazioni come mattoncini di Lego può, al limite, significare qualcosa sulla spinta di una radicalizzazione di massa, ma in assenza di questo non serve a nulla, scazzi e scissioni produrranno più gruppi di quelli che si erano messi insieme.

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      • miche says:

        Bè sì io ho usato il termine “non così lontana dalla Francia”, in un gap comunque più basso di quello greco che poniamo credo entrambi al vertice.
        Ti dò ragione comunque sul fatto di aumentare quel divario tra Italia e Francia anche solo pensando a Vasto!!!
        Sull’astensione non mi sono pronunciato per “semplicità di analisi” (non ho i dati per fotografare quella realtà). Tuttavia speravo che si cogliesse quella mancanza, perchè se l’astensione aumenta, quello è un potenziale che in un momento storico del genere, dovrebbe essere assolutamente capitalizzato nel versante rivoluzionario.
        Se il bacino elettorale del M5S proviene per il 35% dall’astensionismo http://www.sondaggipoliticoelettorali.it/, c’è bisogno di una forza che sia in grado di spostare quel dato verso sinistra.
        Sulla questione della frammentazione e dei Lego =), d’accordo con te.

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        • Don Cave says:

          C’è *assolutamente* bisogno di una forza che sia in grado di raccogliere a sinistra l’insofferenza crescente verso i tagli, l’austerità, i diktat della BCE!

          Il problema è: che genere di forza?

          I tempi non sono sicuramente ancora maturi perché a farlo sia una forza di sinistra veramente rivoluzionaria, capace di porsi alla guida di un netto cambio di paradigma in materia economica e sociale. Personalmente, credo infatti che soltanto un percorso rivoluzionario possa portarci fuori da questa situazione (e per giunta, in ogni caso, in modo tutt’altro che indolore…).

          I consensi andrebbero quindi a piattaforme “larghe”, molto più movimentiste che strettamente partitiche. Ma – e questo è il problema – neppure su questo versante c’è granché di esaltante!

          Né la FdS, né tanto meno SEL, hanno oggi le caratteristiche di un partito rivoluzionario, questo è evidente. Ma a questo si aggiunge il fatto che il PRC è in profonda crisi d’identità, oltre che di consensi, e la sua “mission” fondamentale, detto come va detto, in questo momento è una e solo una: tornare in Parlamento nel 2013, costi quel che costi (ossia anche a costo di fare da stampella ad un governo di centrosinistra assieme ai “riformisti metaforici” di SEL e ai liberal-populisti dell’IDV). Da questo punto di vista, tanto i risultati dell’ultimo congresso, quanto le dichiarazioni dei dirigenti, parlano chiaro.

          Il PRC, inoltre, sta affrontando guai interni di non poco conto. C’è il frondismo delle componenti di minoranza (FalceMartello-IMT in primis) che di fatto stanno facendo il partito nel partito; due sezioni importanti di (Milano e Bologna) sono commissariate; a Frosinone (notizia di ieri) 12 membri hanno stracciato la tessera per protesta contro la decisione del partito di sostenere ai ballottaggi il candidato sindaco PD-UdC (destinatario di un avviso di garanzia)…

          Certo, c’è chi è fermamente convinto che, con l’aggravarsi della situazione, la FdS finirà per svolgere un ruolo importante, magari analogo a quello di Syriza in Grecia… a me questa ipotesi francamente convince poco.

          A sinistra di Rifondazione, poi, le cose non vanno particolarmente meglio. Anche da quelle parti, da quel che ne so, si respira una certa aria di crisi.

          L’unico tentativo di creare un’unità delle forze anticapitaliste, aperte anche a singoli e normali cittadini per la formazione di un vasto fronte di movimento, è a tutt’oggi il Comitato No Debito, che pure sconta qualche contraddizione e che finora non è riuscito ad essere “sul pezzo” quanto sarebbe stato necessario. Inoltre è stato praticamente ignorato e marginalizzato dai media, e sconta una fase di confusione e atteggiamento difensivo che gli ha precluso un appoggio significativo da parte di componenti importanti del mondo sindacale, oltre che il boicottaggio più o meno esplicito da parte di altre realtà “concorrenti”.

          Questo per contribuire a ricostruire il quadro generale… senza alcuna pretesa di essere esaustivo o di presentare la lettura più corretta degli equilibri politici a sinistra del PD. Ad ogni modo, la semplice somma (tipo incastri Lego, come ironizza giustamente WM1) delle percentuali dei partiti da SEL al PCL, è davvero molto poco indicativa.

    • maurovanetti says:

      Gli ultimi sondaggi danno Syriza al 30% e il KKE in caduta al 5%. Per la cronaca, i neonazisti di Alba Dorata hanno già quasi dimezzato le preferenze.

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      • Don Cave says:

        Anche tre settimane fa i neonazisti erano dati alla metà delle preferenze che hanno poi raccolto… speriamo soltanto che stavolta i sondaggi ci azzecchino.

  72. raffaele says:

    Secondo me la controrivoluzione sara’ diffusa contro un nemico astratto impossibile da demonizzare o rendere una caricatura. la controrivoluzione sara’ caotica perche’ non ci sara’ un nemico da abbattere ma migliaia di schegge impazzite da rincorrere su piani diversi.
    mai come ora vedo persone con storie ed esperienze diametralmente diverse agire e pensare in modo simile all’interno di un organizzazione trasparente senza nomi o etichette. La controrivoluzione e’ contro moltitudini di persone che iniziano a reclamare pari opportunita’ per far esplodere le proprie individualita’ al contrario di un passato nel quale la ferrea omologazione in classi dei molti era funzionale a far emergere le individualita’ di pochissimi eletti.
    I conservatori sono terrorizzati dal cambio di paradigma e dalla disgregazione di un ipotetica classe media unita da un egalitarismo formale ma di fatto frammentata in termini di opportunita’ e benessere. La rivoluzione strisciante secondo me si esprimera’ sopratutto nel rifiuto ad essere rappresentati e in questo anche la figura di grillo e’ conservatrice e controrivoluzionaria perche’ e’ una specie di nuovo brand e’ l’ennesima figura paterna che vuole prendersi cura di questo paese, e’( vi quoto) ” un leader carismatico cresciuto nella stessa industria dell’entertainment e della pubblicità che ci aveva dato Berlusconi”. Forse ci stiamo avvicinando allo scenario descritto da jose’ saramago in “saggio sulla lucidita’” dove l’astensionismo di massa faceva impazzire i governanti e la rivoluzione era il rifiuto della rappresentanza. Ma intimamente spero in un nuovo partito costituente che abbracci gran parte del programma di Tsipras.

  73. RobertoG says:

    Lo so, mettere qui questo link
    http://www.corrieredellacalabria.it/stories/cosenza_citta/5701_la_moglie_di_pino_masciari_nessuna_notizia_di_mio_marito_lasciato_senza_scorta_e_ora_non_si_trova/
    è parente prossimo del complottismo, però io non dico che fra le due cose ci sia un nesso, mi chiedo se ci possa essere. Perchè se ci fosse spiegherebbe molte cose.

  74. Punco says:

    Non so, a me ‘sto discorso fa paura.

    Ieri sera facevo zapping tra servizio pubblico e piazza pulita: da un lato l’ipotesi della “nuova strategia della tensione” serpeggiava, anche se non è emersa del tutto; dall’altro, oltre a Monti, intervistavano “gente comune”.

    A un certo punto un tipo ha detto più o meno: “Sono disperato e non esiterei a diventare terrorista. Non ho paura a dirlo in tv”.

    In altri momenti probabilmente avrei apprezzato il coraggio di quell’uomo…

    In questo contesto quella disperazione mi ha spaventato.

    Penso che di tutto abbiamo bisogno tranne che di gente che si mette a fare cazzate per disperazione.

    Già c’è chi si suicida per lo stesso motivo.

    Forse, in questo momento, evocare la strategia della tensione non è un antidoto, ma fa il gioco di chi vuole costruire paura.

    E’ vero, siamo il paese di Gladio, quello di piazza fontana e quello delle bombe nelle piazze e sui treni.

    E’ vero, non è teoria del complotto, ma la storia di questo paese.

    Però ricordiamoci anche cosa quella storia ha prodotto.

    Dopo piazza fontana tanta gente (anche a causa dell’ottusità del Pci, o di larga parte di esso) non vide che una via d’uscita.

    Col senno di poi, e tutte le valutazioni del caso, sappiamo che non era una via d’uscita ma un vicolo cieco.

    Io ho paura che rievocare una stagione simile possa riportarci in quel vicolo cieco. Dare una base reale a quella che fino a ora è solo una farsa.

    Condivido qusi in toto tutta l’analisi di Wu Ming e di moltissimi commenti. L’unica cosa che non condivido è il gridare: “Al lupo, al lupo!”.

    Probabilmente valuto male, ma mi spaventa. Tutto qui.

    Per il resto penso anch’io che se controrivoluzione ci sarà, sarà preventiva. In Italia non è che siamo alla vigilia di una rivoluzione, lo avete ricordato in tanti.

    Però ci sono le basi per spostare l’asse…

    Giustamente Wu Ming 1 sottolineava come non si può comprendere quello che potrebbe avvenire “sommando pere e mele”.

    Io credo anche che l’albero delle pere e delle mele non dia più buoni frutti…

    E’ una realtà che conosco bene, molto bene, per averla vissuta in prima persona e l’impressione che ho è che ci siano dei limiti strutturali che impediscano a quelle realtà di confrontarsi con l’esistente.

    L’interpretazione della crisi per esempio: nell’area della sinistra ex parlamentare si tende a interpretarla secondo il classico schema della sovrapproduzione.

    Ma basta incrociare i dati del Pil e quelli della spesa delle famiglie e per investimenti per capire che sovrapproduzione non c’è.

    Probabilmente è una conseguenza del modello produttivo post-fordista.

    Produrre in base alla domanda vuol dire anche eliminare la sovrapproduzione. E la tecnologia disponibile permette di adeguare l’offerta alla domanda molto velocemente.

    Dall’altro lato, quello del movimento, credo che ci si concentri troppo sulla finanza mettendola in contrapposizione con l’economia reale.

    Eppure anche lì, se si spulciamo un po’ di dati, ci si rende conto che le ragioni della “finanziarizzazione” sono realissime…

    Come ricomporre tutto?

    Forse riaprendo spazi di discussione collettiva dove non ci si concentri solo sul “che fare” ma anche contro cosa lo stiamo facendo.

    Io, a differenza di Raffaele, anche se condivido molto della sua analisi, non spero intimamente in un “partito costituente”.

    Penso che la forma partito sia stata superata dalla storia, come il fordismo.

    Credo che ci si possa organizzare per avviare una fase costituente, questo sì.

    Per dirla tutta: non credo neanche nella rappresentanza, ma pensa che dalla rappresentanza si possa passare per destrutturarla. Il discorso non mi scandalizza, fa parte della mia storia.

    Il problema è che in un certo senso ci siamo fatti fottere da Grillo.

    Un percorso come il suo avremmo potuto benissimo avviarlo noi, è già successo.

    Solo in questo blog scrive tanta gente che ha competenze da far impallidire la casalleggio.

    Eppure non ci riusciamo.

    Penso che come antidoto alla “nuova strategia della tensione” possa essere più utile concentrarsi su questo invece che evocare spettri.

    Le sedute spiritiche a volte diventano incontrollabili…

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    • Don Cave says:

      Considerazioni molto interessanti e che su parecchi punti condivido in pieno.

      Ho solo una domanda. In assenza di una struttura organizzata e un minimo centralizzata (e quindi in grado di porsi il fastidioso e tutt’altro che semplice problema della gestione del potere), pensi davvero che si riesca a superare una fase di caos e fermento sociale come quella che si preannuncia senza che a trionfare, in tutto questo, sia la reazione?

      Perché sono d’accordissimo con te sull’esistenza di alcuni limiti strutturali delle forme politiche più tradizionali (i partiti fondati sul concetto di rappresentatitivà… rappresentatività *di classe* in questo caso). Ma a forza di decostruire, di spalmare e “orizzontalizzare” tutto non pensi che il rischio sia quello di trovarsi, al momento cruciale, senza gli strumenti adeguati per affrontare sul campo la reazione?

      La reazione è tremendamente organizzata, dispone di un apparato repressivo potente ed è nelle condizioni di sfruttare al meglio (e a tempo pieno!) risorse enormi e competenze affinatissime. Non è quindi necessario uno strumento – che ovviamente va tutelato da ogni possibile degenerazione elitista, burocratica, antidemocratica, totalitaria – per rispondere a tutto questo e non farsi schiacciare e basta? I movimenti rappresentano secondo te uno strumento di questo genere?

      Queste domande me le pongo da almeno un anno. Qualche risposta l’ho trovata, altre sono ancora lontane; in ogni caso, penso sia salutare continuare a porsele, avere presente l’entità di un problema enorme, che è al contempo teorico (senza strumenti d’analisi e senza un’analisi non si va da nessuna parte) e pratico (in qualche modo le mani bisogna sporcarsele, sapendo che i risultati possono arrivare come anche no e che il lavoro da fare è tutt’altro che semplice).

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      • Punco says:

        Non lo so, sinceramente non ho una risposta per questo.

        Credo abbia ragione tu: se non sperimentiamo non lo sapremo mai.

        Posso dirti da dove parto…

        Penso (come ricordavano anche qui, ma non riesco a trovare il commento) che oggi l’organizzazione non possa che essere reticolare.

        Non per una presa di posizione, ma perché, il discorso non può che essere tra pari.

        Sia perché penso che il livello, come evidenziano anche luoghi come questo, è alto; sia perché la società è talmente tanto complessa che non si può che analizzare (e cambiare) collettivamente, cooperando.

        Secondo Negri l’organizzazione reticolare è la più adatta per organizzare la cooperazione (detta molto banalmente). Secondo me ha ragione. E credo anche che potremmo riuscire lì dove il capitale fallisce.

        Il capitale ha bisogno di una cultura individualista per sopravvivere, noi possiamo bellamente fottorcene. E, credo, più ce ne fottiamo, più riusciremo a organizzarci meglio.

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        • Don Cave says:

          Che il discorso debba essere tra pari lo penso anch’io, ma non credo affatto che l’organizzazione o il buon vecchio centralismo democratico mettano in discussione questo fatto! La parità di dignità non esclude, in fondo, una strutturazione per funzioni, un minimo di gerarchia (democraticamente controllata e perennemente revocabile).

          Poi, finché si parla di elaborazione di un’analisi, una struttura reticolare può anche andare bene… ma fare una rivoluzione, o anche solo avviare un processo di cambiamento sociale, va ben oltre la discussione peer-to-peer fra intellettuali o cognitive workers. Ci sono persone da mobilitare, manifestazioni da organizzare, decisioni cruciali da prendere… e se il processo coinvolge un ambito sufficientemente ampio, che trascende una dimensione locale e problemi specifici, una rete senza un minimo di organizzazione e di struttura rischia di non andare da nessuna parte.

          Il capitale ha una cultura individualista, questo è vero. Ma se guardiamo sotto la sovrastruttura, vediamo una struttura dove a garantire il trionfare sono rapporti di forza secolari, con posizioni di dominio spesso consolidati in istituzioni.
          Noi invece magari abbiamo una cultura super-anti-individualista, ma quando agiamo non siamo in grado di coordinare nulla, ognuno fa di testa sua, e si finisce puntualmente gambe all’aria.
          E in ogni caso penso che la rivoluzione debba essere ben più che un semplice fatto di cultura o di abiti mentali.

          Su Negri… sono decisamente di un altro avviso :-)

      • Wu Ming 1 says:

        Sulla questione della sovrapproduzione, ci andrei cauto. Nella neolingua dominante, la sovrapproduzione è nascosta dietro un’espressione meno netta, più discreta ma in fondo corretta: “Excess capacity”, ovvero: eccesso di capacità produttiva. Quando leggiamo le pagine di economia dei giornali e scopriamo che in diversi settori-chiave dell’economia mondiale c’è “excess capacity”, quella non è altro che la crisi di sovrapproduzione. Rispetto alle dimensioni del mercato di una data merce, ci sono troppi impianti in grado di produrla, quindi un eccesso di offerta (latente) rispetto alla domanda. Così i padroni chiudono una parte dei loro stabilimenti oppure li lasciano aperti ma funzionanti a singhiozzo. In ogni caso licenziano dipendenti, e così facendo assecondano la tendenza, perché cala il potere d’acquisto e quindi i consumi, la domanda.
        Emblematica la situazione nell’industria automobilistica: la capacità produttiva supera di gran lunga la possibilità di assorbimento da parte del mercato. Ho letto una dichiarazione di Carlos Tavares, il top manager della Renault, secondo cui in Europa c’è un eccesso di capacità produttiva quantificabile in 11 milioni di auto! Se tutte le fabbriche di auto funzionassero normalmente, ci sarebbero undici milioni di auto invendibili. (En passant, un tempo gli operai erano in grado di comprarsi le auto che essi stessi producevano, oggi nisba.) Infatti Marchionne ha appena chiesto all’UE di fare qualcosa, ma non si sa bene cosa. Tutte le grandi compagnie automobilistiche vogliono chiudere i loro stabilimenti europei, ma chiaramente non è una mossa che si possa fare dall’oggi al domani.
        Eppure, quotidianamente, siamo *travolti* dalle pubblicità di auto: ammiccanti, sessiste, pseudo-stilose, guerresche etc.
        Io sono un profano, ben lungi dall’essere un esperto di economia politica, però a me sembra che la crisi di sovrapproduzione ci sia eccome.

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        • dovic says:

          Sì, ma credo che la crisi di sovrapproduzione sia dovuta a un inceppamento della catena del consumo. In parole povere, non è che ci sono un sacco di auto invendute perché il mercato è saturo, si è raggiunta la full capacity, tutti hanno la macchina e quindi nessuno ne compra di nuove. Il problema è che i cosiddetti consumatori non hanno più la liquidità per compiere quegli acquisti che eliminerebbero la sovrapproduzione. Non c’è lavoro, gli stipendi sono stagnanti, lo Stato non spende perché ha la palla al piede dell’Euro, anzi taglia e tassa i cittadini impoverendoli maggiormente, le banche non fanno più prestiti ad aziende e privati perché non si fidano, quindi è chiaro che, creandosi un circolo vizioso a scapito del consumo, si crea una deflazione. Parlo anch’io da profano di economia, però mi sembra che le cose stiano così, non è la sovrapproduzione il nocciolo del problema, ma vallo a spiegare alla Camusso et similia.

        • Wu Ming 1 says:

          Dovic, mi sembra che tu stia parlando del “sottoconsumo”, che se non sbaglio è un concetto keynesiano. Dovremmo andare molto sull’approfondito, e io non sono in grado, faccio giusto due cenni. Secondo la critica marxista dell’economia politica la sovrapproduzione è inevitabile perché insita nel funzionamento del capitalismo. Una crisi di sovrapproduzione si può solo ritardare, mai evitare. Negli ultimi vent’anni la si è ritardata con l’espansione del credito, che ha illuso tutti quanti di avere un potere d’acquisto superiore a quello di cui realmente disponevano, e fai il mutuo per comprare la casa, e compra con la carta di credito, e chiedi il prestito di cui parla Claudio Lippi in tv… Poi la bolla è esplosa, la crisi idem e sta picchiando forte, e ci ritroviamo pieni di debiti, le banche si riprendono le case etc.
          Insomma, il ciclo crisi-boom-crisi continua a ripetersi, ma ogni volta la crisi è peggiore.
          Questo è un micragnosissimo compendio, pieno di falle, ma mi sembrava utile. Il problema è che questo thread sta diventando un insieme informe di decine di sotto-dibattiti! :-D

        • Don Cave says:

          Mi scuso per l’italiano penoso del commento precedente… ho scritto un po’ di fretta.

          @ dovic

          Quella che descrivi tu, dopo tutto, è precisamente… la sovrapproduzione.

          C’è sovrapproduzione quando non c’è sufficientemente domanda per riacquistare la totalità del valore prodotto da un’economia, sicché il processo produttivo si inceppa e si avvia una spirale recessiva. A definire la sovapproduzione è precisamente il limite di assorbimento della domanda, non un qualche altro criterio “assoluto” o esterno a questa dinamica economica, alla relazione cioè fra offerta e domanda.

          Per ovviare a questo inconveniente, le politiche keynesiane hanno adottato il principio del sostegno alla domanda attraverso la spesa a deficit. Ma, come si è visto, hanno funzionato fino ad un certo punto; le politiche economiche dei governi vanno di solito nella direzione in cui le tirano gli interessi delle classi dominanti, e a partire dagli anni ’70 un pezzo importante della classe dominante capitalista ha dato un gran bello strattone…

          Oggi c’è ancora chi sostiene che per uscire dalla crisi ci sia bisogno di sostenere la domanda per rilanciare l’economia… ora, neppure io sono un esperto, ma con un mercato globalizzato, dominato dalle grandi catene produttive e dalla produzione “just in time”, ho l’impressione che un’eventuale iniezione di potere d’acquisto ai ceti popolari andrebbe a favorire le produzioni a basso costo dei paesi emergenti, amplificando così lo sfruttamento capitalistico su scala globale.

          L’unica uscita “definitiva” dalle sabbie mobili della sovrapproduzione cronica (e delle crisi che ne derivano) consisterebbe… nell’abolizione del libero mercato e della proprietà privata dei mezzi di produzione, e nell’adozione di un’economia razionalmente pianificata, in cui si produce a seconda dei bisogni e delle necessità.

          Mi rendo conto che oggi dire una cosa del genere equivalga (anche a sinistra del PD!) a pronunciare l’impronunciabile e ad essere scambiati per dei nostalgici del Gosplan.
          Ma pensiamoci un attimo: rispetto a un secolo fa, o anche solo ai primi anni ’80, con l’avanzamento dell’informatica e delle tecnologie che abbiamo visto negli ultimi trent’anni, non c’è forse la possibilità di immaginare una forma diversa di pianificazione, meno centralizzata, meno burocratizzata, meno autoritaria?

        • Punco says:

          Occhio però…

          L’excess capacity non è vera e propria sovraproduzione, ma sovraproduzione potenziale.

          Potrebbero esserci 11 milioni di auto invendute, ma non ci sono.

          La perdita per l’impresa non nasce dal fatto che ha prodotto di più ed è costretta a stockare le merci in magazzino o a distruggerle, ma dal fatto che “perde” potenziali profitti e ammortizza con maggior difficoltà i costi fissi.

          In un certo senso più che con la sovraproduzione c’entra con la caduta tendenziale del saggio di profitto, soprattutto in un settore come quello automobilistico ormai saturo e con poche possibilità di espandersi se non a costi elevatissimi.

          “Nel periodo di forte crescita precedente alla crisi petrolifera, un normale ciclo economico consisteva in 2 o 3 anni di espansione, intervallati – nel peggiore dei casi – da sei mesi di recessione. A volte il periodo di espansione superava anche i tre anni.

          Il rallentamento della crescita aveva però rovesciato i termini del ciclo. Da allora il tasso di crescita annuale del 6-10 per cento dura al massimo dai 6 mesi a un anno ed è seguito da 2 o 3 anni di crescita minima o nulla, se non di vera e propria recessione.

          Oggi un sistema produttivo basato sulla quantità (per esempio, fare uscire dal torchio il numero maggiore di fustelle nel minor tempo possibile) non è più funzionale, perché, oltre a creare molte perdite, non è più adeguato alle nostre attuali esigenze.

          [...]

          Come possiamo aumentare la produttività quando la quantità delle merci vendute non aumenta, visto che per un’industria non c’è perdita peggiore della sovraproduzione?

          [...]

          In un periodo di crescita lenta, avere un grande magazzino provoca guai di sovraproduzione, con la conseguenza di accumulare una quantità di prodotti che rischiano anche di risultare superati, cosa che costituisce un’ulteriore grave perdita per l’industria. Dobbiamo capirlo a fondo, per avviare una rivoluzione delle coscienze.”

          Taiichi Ohno, Lo spirito Toyota, Einaudi, 1978.

          La rivoluzione delle coscienze è quella che porta un lavoratore non solo a svolgere più mansioni, ma anche quella che lo porta ad accettare contratti di lavoro intermittenti, legati all’andamento della domanda.

          Scusate la lunga citazione, ma spero possa servire…

        • Wu Ming 1 says:

          Uhm… Le ultime due righe, sennò annoiamo. Avremo modo di riparlarne.
          Non sono sicuro che la definizione di “sovrapproduzione” che dà Marx sia la stessa da cui parte Ohno… Marx pone come condicio sine qua non l’effettiva presenza delle merci in magazzino? Sbaglierò ma per me una situazione in cui, a meno di non contrarre la produzione, i capitalisti non possono fare a meno di sovraprodurre, è una situazione di crisi legata alla sovrapproduzione. Che comunque ha a che fare con la caduta del saggio di profitto, non credo si possano separare le due cose.
          In generale, trovo divertente il fatto che nelle pagine dello stesso Marx si ritrovino polemiche con chi negava la sovrapproduzione quando la si chiamava così, ma la ammetteva se le si dava un altro nome. In particolare, lui se la prendeva con l’espressione “pletora di capitale” :-)))

        • Wu Ming 1 says:

          Stanotte pubblicheremo su Giap un contributo di Mauro Vanetti in veste di “guest blogger”.
          Titolo:
          SFIGA E RIVOLUZIONE. Crisi dell’euro e crisi di sovrapproduzione: la forma e la sostanza.

      • tuco says:

        beh, secondo walden bello e’ proprio una crisi da sovrapproduzione. negli anni ’90-’00
        il trasferimento della manifattura nei paesi emergenti ha falcidiato il potere d’acquisto di ampie fasce di popolazione in europa e negli usa. d’altra parte i bassi salari, che hanno attirato le industrie nei paesi emergenti, permettendo loro di produrre motissimo e a basso costo, non hanno permesso che in quei paesi si creasse una domanda tale da compensare il calo della domanda in europa e in usa. il credito facile e’ stata l’ ultima carta giocata da un sistema produttivo-finanziario sull’ orlo della stagnazione. quando e’ risultato chiaro che nessuno sarebbe stato in grado di pagare quell’ enorme mole di debiti contratti per tenere alti i consumi, e’ esplosa la crisi. e il capitale e’ passato all’ incasso, chiedendo privatizzazioni di beni comuni, smantellamento del welfare state, e relazioni industriali piu’ vantaggiose per il padronato.

        http://www.tni.org/article/apple-connection

        Mostra/nascondi risposte
        • tuco says:

          invece benetazzo, l’ economista di fiducia di beppe grillo, da’ una lettura diversa della crisi: la crisi sarebbe stata una conseguenza della promiscuita’ razziale. dico sul serio, googlate le parole “razza che ramazza”. secondo benetazzo, i negri e gli ispanici, che ora sono la maggioranza negli usa, sono privi di quelle virtu’ di parsimonia e di dedizione al lavoro che stavano alla base del sogno americano, e si indebitano perche’ sono dei cazzoni incolti e privi di amor proprio.

          come diceva quella tale: socialismo o barbarie.

        • dovic says:

          @ tuco:

          Sono d’accordo con la tua analisi.

          @ Don Cave:

          Credo che le politiche keynesiane abbiano funzionato fino a un certo punto nel senso di fino a un certo punto della Storia, perché il keynesismo e i suoi derivati sono stati progressivamente messi al bando, o quasi, a partire dalla sconfitta di Bretton Woods e ad essi si è sostituito il modello neoliberista.
          Chi vorrebbe riprendere certe politiche economiche e “sostenere la domanda per rilanciare l’economia” (cioè i vari post-keynesiani, MMTisti, circuitisti ecc., quelli che in un post precedente ho definito cani sciolti), hanno a mio avviso un difetto e un pregio/difetto. Il difetto è quello che hai notato anche tu, tendono a considerare un po’ troppo l’economia nazionale come qualcosa di chiuso e indipendente dal mondo esterno, cosa inverosimile in un mondo globalizzato, e hanno tendenze autarchiche. Il pregio/difetto è quello per cui loro propongono una soluzione fattibile e realista a breve-medio termine, e hanno ragione perché c’è tanta gente disperata, ma allo stesso tempo questo è un loro limite, perché non risolve il problema del capitalismo alla radice.
          La tua soluzione è più radicale e forse più auspicabile, ma quante sono le probabilità che venga attuata? E quante quelle per cui venga attuata prima che questo sistemi ci rovini tutti? Il tempo purtroppo stringe e si deve pensare anche a cosa mangiare domani sera, per quanto sia giusto porsi obiettivi più elevati.
          Ora, per conto mio, lascio cadere la discussione perché ha ragione Wu Ming 1, questo post con i suoi voli pindarici ha preso le sembianze di una Brundle-mosca all’ultimo stadio :-)

        • dovic says:

          @ tuco

          Ma chi se lo inc*la Benettazzo? L’autoproclamatosi “più autorevole economista fuori dal coro” che parla di scie chimiche e signoraggio?

        • Don Cave says:

          @ dovic

          Peccato, la discussione stava diventando sempre più intrigante, ma accolgo anch’io la mozione d’ordine implicita di WM1 e chiudo qui.

          Ci sarebbero un sacco di cose da dire sul keynesismo, sulla MMT e sulla questione della “irrealizzabilità nell’immediato” di questa o quella linea politico-economica… mi limito a questo: in una fase di radicale messa in discussione delle fondamenta stesse di un sistema (perché la crisi che stiamo attraversando non è né episodica né di passaggio, ma *strutturale*) è indispensabile, secondo me, essere audaci nell’analisi e cercare di ragionare anche al di fuori degli schemi dell’ortodossia economica (e non mi riferisco certo ai neokeynesiani, che spesso e volentieri rivestono o hanno rivestito prestigiosi incarichi accademici e governativi… per cui restano sì una corrente critica e di minoranza, ma pur sempre nei binari del pensiero dominante filocapitalistico e pro-mercato).
          Questo per un semplice fatto: le condizioni oggettive possono evolvere o tendersi a tal punto da spiattellarci in faccia situazioni che mai avremmo immaginato di trovarci ad affrontare in vita nostra, rendendo quindi attuali strategie, pratiche e soluzioni che sembravano “storia passata”.

  75. cosimok says:

    Salve a tutti. Scusate la brevità ma oggi non ho la forza di articolare un ragionamento. Leggendo i giornali ho messo insieme queste tre notizie da cui “spontanea nasce la domanda”: tre notizie o una?

    Il capo della polizia Antonio Manganelli  e Giorgio Piccirilli direttore de Servizi sulla  Repubblica di ieri e oggi:

     - “La minaccia anarcoinsurrezionalista è assolutamente da non sottovalutare. Oggi è il vero terrorismo che può offendere il Paese”. Lo afferma il capo della polizia, Antonio Manganelli, prima della Festa per i 160 anni della Fondazione della Polizia. Gli anarcoinsurrezionalisti di oggi, dice il capo della polizia, sono “un pericolo costante”, ribadendo l’allarme lanciato ne8i giorni scorsi dal direttore dell’Agenzia informazioni e sicurezza interna 1, Giorgio Piccirillo, che aveva parlato di possibili novi attacchi degli anarchici. Avevano “preannunciato salti di qualità in termini di aggressione fisica” e questo ha avuto “un  puntuale riscontro a Genova. Il capo dello Stato dà voce alle preoccupazioni di ciascuno di noi” che quello “possa essere non l’unico e l’ultimo caso”.  ”Il terrorismo” presente “in questo momento nel nostro Paese – spiega Manganelli – non e quello di area brigatista. È il frutto della scelta di un’ala dura, aggressiva e violenta della federazione anarchica informale e di questo network internazionale dell’anarchia, anarchia che non è quella romantica di un tempo”. 

    Berlusconi sulla Repubblica di oggi:

    “Abbiamo deciso di compiere il gesto ardito di presentare al Paese, alla maggioranza e all’opposizione una possibilità di modernizzazione del Paese, dando la possibilità di incidere direttamente attraverso elezioni primarie sulla scelta del Presidente”. E se così dovesse essere Berlusconi sarà della partita? Evasiva, ma non troppo, la risposta dell’ex premier: “O farò quello che mi chiederà di fare il Popolo della Libertà. Sono ancora qui perchè sono stato eletto e resto fino alla fine della legislatura.  Non è mia ambizione, ma ci sono responsabilità che non si possono ignorare”. 

    Il giudice Ferdinando Imposimato sul Quotidiano di Brindisi di oggi:

    “Mi sono fatto l’idea che c’è un clima di paura e di incertezza – ha detto – soprattutto di confusione sulla verità. Perché vengono accreditate delle piste che non hanno né capo né coda, che sono fuorvianti come quella degli anarchici, come quella di Mesagne, come quella della Sacra corona unita e del folle solitario. Sono ipotesi campate in aria. Si tratta di organizzazioni terroristiche, che vogliono perseguire degli scopi “politici”. 

  76. LudovikoVan says:

    Leggo solo ora il post e rilevo la presenza di più di 200 commenti che confesso non ho potuto leggere tutti.
    Tuttavia la mia riflessione verte principalmente sul quadro iniziale disegnato da WM1.

    L’impossibilità di afferrare elementi probanti chiari, nelle vicende di questi ultimi tempi, non leva tuttavia neppure a me la sensazione che qualche sotterraneo tentativo di “ridare le carte” a suon di bombe, bombette e attentati, possa profilarsi all’orizzonte.

    La mia idea è che ci si trovi ancora sull’onda di una lunga “contro-rivoluzione”, finalizzata al tentativo da parte dell’establishment reazionario/conservatore/capitalistico di riassorbire la fuga in avanti che l’assetto sociale/culturale, e di conseguenza politico, italiano aveva subito lungo gli anni 60/70. L’unica vera fase di progresso sociale e di redistribuzione delle risorse economiche e culturali, che abbia conosciuto questo paese, a mio giudizio.

    La strategia, di cui forse ora riemergerebbero i fili, nasce a parer mio nel tentativo (riuscito, anche per altri motivi) di far fallire innanzitutto il più azzardato e forse coraggioso tentativo politico che andava delineandosi già dalla fine degli anni ’60 e che negli anni ’76-’78 sembrava prendere corpo, ossia il cd “compromesso storico” (ma i tintinnar di sciabole s’erano uditi anche al tempo dell’ingresso del PSI di Nenni nella maggioranza e poi nella compagine governativa 15 anni prima).

    Fallito il tentativo di includere il PCI e le sue istanze in una logica di governo del paese, la battaglia politica delle forze progressiste si è poi ridotta sempre ad una battaglia di retroguardia:
    - la concertazione del ’93
    - l’accettazione forzata dell’introduzione dei modelli di lavoro precario
    - l’assalto all’art.18
    - l’attacco a tutto il sistema di welfare e di adeguamento salariale conquistato con decenni di lotte
    tanto per citarne alcune.

    Ogni regresso sul terreno delle conquiste sociali, prende il via dall’indebolimento politico progressivo delle forze della sinistra politico/parlamentare (oltretutto via via sempre meno sinistra e anzi impegnata, nel tentativo di legittimarsi agli occhi di questo establishment, nel rinnegamento dei propri riferimenti etico-politici).

    La necessità delle bombe che stabilizzassero, si è poi via via presentata ogni qualvolta, su questo la mia posizione è identica a quella di WM1, eventi di inusuale portata, minassero la certezza di questo “establishment”, o di parte di esso, di gestire l’evolversi della situazione. Certezza che in tempi non di crisi, veniva garantita dall’azione di agenti organici a questo sistema e sempre attivi nella società italiana da allora e fino ad oggi (mafia, P2, Servizi di sicurezza, ecc) e dal comportamento sempre più spregiudicato (e quindi condizionabile) del sistema dei partiti.

    Il sistema economico fondato sulla ricerca del profitto è minacciato dalla democrazia, ed è sceso a compromessi solo
    quando la minaccia alla sua sopravvivenza è stata maggiore (un temuto avvento del comunismo) e quando numericamente le istanze portate da milioni di cittadini non sono state aggirabili ne risolvibili a colpi di manganello.
    Ma non è stato comunque a guardare, e la strategia della tensione ne è stata la prima testimonianza;

    le armi che i nuovi strumenti di comunicazione di massa offrivano si soni rivelate poi formidabili nell’impegno massiccio alla delegittimazione dell’alternativa e nell’affermazione implicita del principio, che la democrazia fosse in fondo un lusso di cui poter fare a meno nei fatti.
    Che la scelta sufficiente fosse quella in cui le opzioni percorribili sono quelle pre-decise e pre-legittimate da qualcuno sopra di noi o da un presunto “buon senso comune”.
    E quando una crisi avesse annebbiato il “sogno” dominante, di un mondo sempre in progresso e cmq sempre più “a portata di mano”, ci sarebbe stato sempre ricordato che in fondo stare al nostro posto e lasciar manovrare qualcun’altro, ci sarebbe cmq sempre valso il bene supremo di non rischiare di saltare in aria fuori da una scuola, in una banca o in una stazione del treno (ma anche di non essere brutalmente manganellati di notte in una scuola…fra l’altro oggi il capo della polizia ha pensato bene di dire che l’unico vero pericolo per la nostra democrazia sono gli anarco-insurrezionalisti…se lo dice lui…)

    Per cui io credo di vedere una sola lunga strategia di cui gli eventi che ricordiamo sono solo tappe più evidenti, e anche i possibili rigurgiti di cui forse siamo testimoni potrebbero non essere altro che un’altra fermata di questo percorso iniziato da tempo: bombe,stragi, guerre e morti come lubrificanti di un discorso politico lungimirante,coerente e continuo, con un solo obiettivo: fare della democrazia rappresentativa in cui viviamo un involucro formale (non illudiamoci che tornino le camicie nere…spero ;) ) , svuotato di ogni reale capacità di prospettare un progresso, ma in grado di gestire ideologicamente il dissenso innestando nella vita pubblica via via sempre più elementi di un fascismo sostanziale: autoritarismo, gerarchia sociale legata al ruolo,alla razza al denaro, elemosina anzichè solidarietà, ecc., superando finalmente quegli elementi di progresso che gli anni 60-70 avevano visto nascere e che le forze più resistenti alla reazione che oggi operano nella società italiana (europea?) stanno cercando, al massimo, di preservare almeno in parte (gli eurobond proposti da Hollande o da parte della sinistra italiana, non sono proprio il “sol dell’avvenire…”).

  77. LudovikoVan says:

    Non ho riletto il testo del mio post precendente per cui chiedo venia di imperfezioni e refusi… ;)

  78. Coco says:

    ATTENZIONE!!
    Lettera delle Brigate Rosse al Corriere e al Giornale.
    Sto ancora leggendo gli articoli

    Mostra/nascondi risposte
    • dovic says:

      A volte ritornano. Ma i NAR esistono ancora?? Comunque, che quelle lettere siano vere o meno, sono un’altra indicazione che qualcosa nel sottosuolo sta ribollendo, se non altro per il modo in cui vengono interpretati, utilizzati e concatenati certi avvenimenti, e non è qualcosa che mi faccia piacere immaginare. Soprattutto quando il bacino dei disoccupati incazzati e con tanto tempo libero va allargandosi.

      Mostra/nascondi risposte
      • Coco says:

        E con “il bacino dei disoccupati incazzati e con tanto tempo libero” ci potrebbe anche essere un consenso dissimulato verso le azioni violente contro obiettivi umani selezionati (politici/padroni).
        Una sorta di giustificazione della violenza da parte di tanta gente in cattive condizioni economiche che si traduce in implicita autorizzazione all’uso della violenza stessa. Insomma, benzina sul fuoco della violenza.

        Mostra/nascondi risposte
        • dovic says:

          Non mi riferivo soltanto al consenso dissimulato, ma a una vera e propria possibilità che molti di quei disoccupati siano suscettibili all’arruolamento fra le file dei gruppi terroristici, come accadeva sovente 40 anni fa. Un po’ come i giovani borghesi disperati e culturalmente sradicati del medio Oriente sono stati terreno fertile per il terrorismo islamico.

  79. cosimok says:

    E a Brindisi spuntano, regolarmente affissi lungo il percorso della manifestazione nazionale degli studenti di domani, i manifesti del “movimento fascismo e libertà”.

    Da non non crederci! Guardate qua:

    http://www.brindisireport.it/attentato-a-brindisi/2012/05/26/vigilia-corteo-manifesti-neofascisti/

  80. Wu Ming 1 says:

    Ragazzi, mozione d’ordine. NERVI SALDI. Calma.
    Commenti il più possibile meditati, niente corse di topi.
    Se ci facciamo intossicare dal “tempo reale”, questa discussione, già molto spinosa e difficile, diventa un merdaio.
    Cerchiamo di inserire link solo se abbiamo qualcosa da dire al riguardo.
    Resistiamo alla tentazione di inserire ogni episodio e aggiornamento in uno schema che ancora nessuno può avere.
    Il reale è contraddittorio.
    Pazienza e lucidità.
    L’attitudine più adatta al momento è raccogliere *più* notizie, vedere se è possibile collegarle, e se lo si ritiene possibile si interviene spiegando perché. Ma una notizia alla volta senza commento è funzionale solo allo scalpore, agita le acque, fa perdere spirito critico.

    Mostra/nascondi risposte
    • dontbeashepp says:

      A me sembra che, più di ritorno alla “strategia della tensione”, sia stata inaugurata la stagione della “strategia della confusione”. Una confusione, – organizzata, voluta, chissà? – che non smette di generare mostri. E’ vero, questo Paese ha conosciuto “le stragi di Stato”, la strategia degli opposti estremismi, tentativi di golpe falliti come solo in Italia potrebbero fallire (vedi golpe Borghese) e quindi è innegabile che con la dietrologia l’Italia ci vada a nozze. E chissà ora cosa sta succedendo davvero, quali parole stanno uscendo da quelle sale dove vengono decisi destini e azioni “poco trasparenti”. Ma a me tutto questo sembra anche la progenie di mostri che questa confusione ha generato. Gli anarchici, o presunti tali, che si danno battaglia su chi sia più anarchico, a volte a colpi di rivoltella (in realtà è una Tokarev, e anche l’idea degli interessi nell’ est dell’Ansaldo è un’ altra bella bomba a mano), a volte con comunicati contrastanti. Un attentato terribile a Brindisi che, all’ apparenza sembra non avere senso, e quindi aperto a qualsiasi tipo di indagine e interpretazione. E in mezzo a tutto questo c’è la crisi economica, la benzina che è da collezione, e una generazione che sembra andare a picco. Se per un attimo sgombriamo il campo dalla dietrologia, comunque non certo perchè errata, il quadro che ne esce fuori è di una confusione che non si capisce niente. L’unico dato certo è che una stagione di repressione è stata ufficialmente inaugurata, ultimo esempio la “minchiata” di Manganelli che l’anarco – insurrezionalismo è il grande pericolo di questo momento, e questa “confusione” non smettera di partorire mostri, manovrati o meno!

  81. Ponyf88 says:

    Anche io intervengo ‘dall’alto di un c…’ dato che non sono un esperto di economia però penso che sia palese che la crisi attuale sia (anche) dovuta alla sovrapproduzione di merci: in generale, la ‘terziarizzazione’ dell’economia dal dopoguerra in tutto l’Occidente è stata possibile con l’avanzamento tecnologico e scientifico che ha portato all’automatizzazione dei processi produttivi ed all’abbattimento dei costi (enorme e ad un ritmo superiore a quello in ogni altra fase storica).
    Questo però non ha portato tanto ad un minore sfruttamento dei lavoratori (anzi l’apertura dei mercati ha favorito lo sfruttamento della manodopera a basso costo), ma ad un aumento vertiginoso delle merci proposte.
    Finchè per l’appunto gli alti livelli di consumo sono stati artificiosamente mantenuti, non si è notato, ma ora l’illusione sta sfumando (al nero cit.).
    Del resto comunque gli esempi di ‘Excess capacity’ sopracitati sono verificabili e numerosi.
    Del resto, nonostante la chiusura di migliaia di imprese negli ultimi anni, dov’è che si nota carenza nell’offerta?
    Per farla breve,è evidente che se non vi fosse stata una enorme sovrapproduzione ora dovremmo faticare a trovare certe merci al dettaglio.

  82. f.s. says:

    Certo che sentire wm1 leggere questo (http://www.notav.info/post/poesia-di-wuming-1-non-sono-tutte-uguali-le-geografie/) e vedere, pochi metri dietro di lui, le recinzioni con il filo spinato, la terra brulla laddove c’erano prati e castagni, sparuti gruppo di tutori dell’ordine ebbri di noia, beh, è stato davvero un momento potente.
    E poi tutte le storie che scrittrici e scrittori hanno portato in clarea, parole dette in un pezzo di terra che trasuda lotta, l’immaginario e il reale ben avvinghiati insieme.
    Grazie fieuj, chè continuate a tenere il culo per strada (anche se sterrata).

  83. gubac says:

    la normalità della lotta che ho visto sabato pomeriggio a bussoleno mi ha colpito.soprattutto il clima disteso,la resistenza determinata e non urlata.le parole che uscivano dal piccolo fender non sovrastavano mai il vociare della piazza col suo brulichio di persone libri e gelati,e neanche gli applausi,eccetto nella splendida lettura de ‘la più grande carpa d’occitania’.complimenti davvero

  84. Audio | Scrittori in Val di Susa. Immaginario e lotte a partire dai #notav | Giap says:

    [...] Ecco le testimonianze audio della due giorni “Una montagna di libri”, svoltasi il 26-27 maggio scorsi nei luoghi della resistenza #notav: Bussoleno, Chiomonte, Giaglione e Val Clarea. Grazie a tutte e tutti, in particolare a Serge, Rita e Maurizio che hanno ideato e reso possibile l’evento. Un saluto a Giorgio Rossetto, agli arresti domiciliari a Bussoleno. Lo abbiamo intravisto dalla strada, dietro il vetro della finestra. Queste parole sono anche per lui. [...]

  85. Sarà dura « : kaizenology : says:

    [...] le testimonianze audio della due giorni “Una montagna di libri”, svoltasi il 26-27 maggio scorsi nei luoghi della resistenza #notav: Bussoleno, Chiomonte, [...]

  86. superpu says:

    Scusate se torno su una vicenda e una discussione di qualche giorno fa, ma gli sviluppi, mi pare, meritano qualche altra considerazione:
    “Una società civile ansiosa e impaurita, nonché mobilitata sulla base della paura, è una società che tira la carretta a capo chino, più disposta a delegare scelte cruciali, più disposta ad accettare politiche che si annuncino ansiolitiche” si diceva – n modo lucido e “spudorato” – su Giap.
    Oggi, si dice, si legge: “Ho fatto tutto da solo, non so perché. Ho fatto esplodere la bomba di giorno, perché di notte non c’era nessuno”. “Ho avuto un colpo di testa, che volete fare?”. Questo ha detto Giovanni Vantaggiato, il killer di Brindisi, agli inquirenti cui ha confessato la strage. Lo ha raccontato il procuratore della Dda di Lecce, Cataldo Motta, che ha sottolineato le “finalità terroristiche del gesto”. “Perché lo scopo di gettare nel terrore l’Italia intera, lo ha perfettamente raggiunto”.
    Ecco: le motivazioni rimangono in ombra (anche se in controluce le ombre hanno lineamenti familiari), mentre le finalità sono perfettamente luminose: il terrore.
    Ecco: aspettiamo la fase successiva, quella in cui il potere mostrerà – con fare oggettivissimo e superpartes – il volto di chi si pone contro la famosa “concordia nazionale”…

    Mostra/nascondi risposte
    • Wu Ming 1 says:

      Anche in questo caso, riscontro nell’opinione pubblica troppa fretta di dire “Giustizia è fatta!” e chiudere il caso. Troppi buchi nella versione che filtra all’esterno.
      Tanto più che nel decreto di fermo il pm scrive: “In sede di interrogatorio Vantaggiato ha ammesso la sua diretta partecipazione all’azione criminale, ma non ha voluto indicarne il movente, mantenendo un atteggiamento tendente evidentemente ad occultare il concorso di altri“. Boh, io suggerirei a tutt* calma e gesso.

  87. Wu Ming 1 says:

    Segnalo “Manganelli e la nottola di Minerva”, ultimo post scritto da Guido aka @uomoinpolvere prima di dire addio a quest’ultima identità, a Twitter e a una fase della sua presenza in rete:
    http://uomoinpolvere.tumblr.com/post/24585902542/manganelli-e-la-nottola-di-minerva

    Mostra/nascondi risposte
  88. superpu says:

    Giusto: calma innanzitutto, e rispetto per il dolore di chi è costretto a soffrire.
    Cercando di rimanere lucidi nell’osservare questa strana vicenda, un “killer” del genere non può che apparire come una caricatura, un “prototipo” del pazzo isolato, finto come i capelli di Berlusconi: insomma, che stia cercando di fare la figura del pazzo per coprire qualcuno è fin troppo evidente…Perché mai un benzinaio un giorno dovrebbe alzarsi, costruire una bomba, piazzarla davanti a una scuola e farla esplodere, e tutto questo per motivi a lui stesso ignoti? Sorge allora una altro dubbio: non è che questo tizio rappresenti anche il prototipo del “burattino” manovrato da qualcuno che egli tenta in tutti i modi di coprire, fino al punto da rendersi ulteriormente ridicolo affermando di non sapere perché ha ucciso una ragazzina?
    Ma delle due, l’una: o si finge un pazzo isolato nel tentativo di coprire qualcuno, o si finge un esecutore materiale manovrato dall’alto nel tentativo di coprire scenari ancora diversi, che però stento a realizzare.
    La pianto con le ipotesi e rilancio con una “battuta”: il signor Vantaggiato non ha certo la faccia da “maomettano”, altrimenti la “pista del terrorismo islamico” sarebbe potuta tornare di moda, se non altro per confondere le acque con una spruzzata di razzismo, buono per tutte le stagioni…

«Ribellarsi è giusto: ma bisogna farlo bene, saperlo fare bene, imparare a saperlo fare bene, e questo è il compito di una vita.» (Mario Tronti)

Siamo gli autori di Q, 54, Manituana, Altai e svariati altri libri. È uscito da poco il nostro nuovo romanzo L'Armata dei Sonnambuli.
Con il nome «Wu Ming Contingent» siamo anche una punk-rock band. È uscito da poco il nostro album Bioscop - tematicamente collegato a L'Armata dei Sonnambuli.
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HANNO DETTO DI NOI

«Come facciano questi cani sciolti italiani a ottenere narrativa di tale potenza e complessità da un lavoro collettivo resta un enigma, ma possano i loro tamburi suonare a lungo.»
The Independent

«In letteratura, quattro cervelli messi insieme per scrivere un'opera fanno zero. Forse anche meno [...] Una macedonia di fumetti, vecchi film, spezzoni di fiction, sceneggiature ingiallite, elenchi telefonici stranieri, dipinti d'epoca e imitazioni di salgariani impazziti.»
Avvenire

«E poi, come diavolo scriveranno a dieci mani i favolosi cinque? Capitan Sovietico scrive un capitolo e SuperGuevara un altro? Oppure scrive tutto l'Uomo Maoista e gli altri fanno l'editing? »
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R. Chiaberge, Il Sole 24 Ore

«Non leggete L'eroe imperfetto di Wu Ming 4. Basta coi finti sperimentali.»
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«I Wu Ming stanno con Al-Qaida, il cui obiettivo siamo noi e fa di Hitler un dilettante. Fate sentire la vostra voce, i vostri valori. E, se credete, mandateli affanculo.»
Il Domenicale, giornale fondato
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«Altai è una boiata, proprio come Q
Libero

«Non credo che al lettore giovane importi un cazzo di ciò che Wu Ming racconta o narra. Queste, tuttavia, sono le uniche categorie di lettori: professoresse donne, interessate a romanzi che hanno come trama uteri asportati e poi, nel caso della narrativa di tendenza giovanile, indiani d’America che lanciano frecce al curaro nel buco del culo del coprotagonista.»
Fulvio Abbate

«Venditori di inchiostro al dettaglio. I lettori di Wu Ming sono azionisti inconsapevoli di un’operazione più commerciale che culturale. I Wu Ming sono un'associazione a delinquere di stampo immaginario.»
Gian Paolo Serino, Il Giornale

«I Wu Ming si sono venduti da subito [...] Penso che in Italia molti autori che sono stati considerati particolarmente d’avanguardia avevano già un’idea molto precisa di entrare in certe condizioni nella grande editoria e quindi avevano l’idea di vendersi già da prima [...] Sul New Italian Epic debbo dire che a me sembra soltanto una presa per il culo. Uno studio recente ha dimostrato che in Italia esistono soltanto ottocentomila grandi lettori: ottocentomila persone vuol dire uno stadio italiano, non vuol dire chissà cosa.»
Un poeta con le idee un po' confuse
sulla capienza degli impianti sportivi

«Asserviti al mercato. Leghisti col calamaio. Una parodia dell’antipolitica applicata alla letteratura. Una versione (postmoderna) dello zdanovismo, o una declinazione letteraria della battaglia ratzingeriana contro il "relativismo culturale".»

«Un collettivo vetero-marxista che ha provato negli anni, senza riuscirci, a egemonizzare intellettualmente la sinistra radicale e le cui ricette su che cosa è la sinistra sembrano uscite da un'assemblea di studenti degli anni Settanta.»

«I "compagni" del blog wu ming (parola che significa "anonimo", bello, vero?) [...] sono diretti da una parte dei servizi e sono – loro si – assai ben foraggiati dall’area pd, la loro spedizione squadrista ad un nostro banchetto (nella quale hanno avuto la peggio) di ieri, fa parte di questa strategia concertata...»

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Giap non è solo "il blog dei Wu Ming": è una comunità di lettori e scrittori. Qualcuno l'ha definito "una radio libera", altri lo descrivono come un punto di riferimento non solo culturale ma politico (nell'accezione più vasta del termine). Non sta a noi esprimerci su questo. Di sicuro, è un luogo del web dove si riesce a discutere. E a volte dalla discussione sono nati progetti concreti, sono partite "pratiche virtuose per il web".
Solo che gli anni passano, le vite si complicano e costa sempre più fatica, tempo e soldi gestire quest'enorme mole di attività. Sono centinaia di ore al mese. Lo facciamo per militanza, ma quando hai il fiato corto anche la militanza ne risente.
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Yo Yo Mundi, Colle der Fomento, Mr. Phil, Klasse Kriminale, le chitarre dei Massimo Volume, Subsonica, Skinshout, Xabier Iriondo (Afterhours), Switters, Yu Guerra, le chitarre dei Nabat, Sikitikis, 2/9 dei Modena City Ramblers, Osteria Popolare Berica e tant* altr*.
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CHI SIAMO, COSA FACCIAMO

Pagina biografica vintage sul "sito archeologico" (narrante le vicende dagli anni Novanta al 2009)

Insieme delle nostre produzioni 1999-2011 - PDF
Mappa realizzata da Christo (non quello di Nazareth. L'amico nostro è di Isernia)

La voce di Wikipedia
(Alla data 29/12/2013, risulta alquanto obsoleta)

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  • girolamo { PS: è morto Balzac, non il ciclo balzachiano. M'è scappato un anacoluto che neanche Ligabue, chiedo venia: ho appena finito di battagliare con la dichiarazione dei redditi on line, roba... } – Apr 24, 5:30 PM
  • girolamo { Secondo me hai ragione. La Rivoluzione francese è "la" Rivoluzione, perché contiene al suo interno tutte le possibili forme politiche che si sono realizzate nei due secoli e passa che... } – Apr 24, 5:28 PM
  • micdemic { cari wuminghi, il cerchio (ahimé) si chiude. Quando presi in mano Q, pareva ci fosse una colla su quel libro, che mi avrebbe permesso di mollarlo, sciogliendosi solo alla fine,... } – Apr 24, 4:54 PM
  • Wu Ming 4 { Difficile dirlo da questa parte della tastiera. Può darsi sia dovuto al fatto che la Rivoluzione francese, con tutti i suoi alti e bassi, accelerazioni e rinculi, ha cambiato la... } – Apr 24, 3:29 PM
  • inogniriga { Confermo: il vostro romanzo migliore, e il più bello che abbia letto da tempo. Avrei tante domande, ma non voglio inserire spoiler. C'è un'area, un post per chi ha già... } – Apr 24, 3:19 PM
  • Wu Ming { Grazie, adesso dovrebbe funzionare! } – Apr 24, 2:55 PM
  • superpu { Giusto per segnalare che il link non funziona, e intanto che ci sono vi faccio i complimenti per questa bella colonna sonora che mi accompagnerà nella lettura de L'ADS. Non... } – Apr 24, 2:51 PM
  • Wu Ming { #Bioscop Emanuele Bellentani intervista il #WuMingContingent su «Alta Fedeltà» n.258, 18 aprile 2014, pdf qui(2 pagine). } – Apr 24, 2:41 PM
  • Wu Ming { Mettiamola così: se il Trittico Atlantico avrà mai un terzo episodio, non somiglierà per niente a Manituana né a L'Armata dei sonnambuli. Questo è sicuro. Forse sarà non-fiction, forse sarà... } – Apr 23, 11:35 AM
  • flepic { Un libro epico, che mi ha divorato e che ho divorato, un opera che mi ha tolto il fiato dagli occhi e dal cuore eppoi ha rimescolato il tutto con... } – Apr 23, 11:28 AM
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