Il bruco alla fine del mondo | Quarto dispaccio da Mensaleri

Il villaggio minerario di Bustiello, nelle Asturie, voluto da Claudio López Bru, marchese di Comillas

Oggi, dopo la pausa natalizia, riparte da Ferrara il viaggio di Mensaleri, che in inverno toccherà Tarquinia, Viterbo, Roma, Jesi, Fano, Bologna, Bolzano, Altamura, Lecce, Salve, Taranto, Fabriano, Barberino del Mugello, Torino, Napoli, Pozzuoli, Santarcangelo di Romagna e Gambettola. Fino a febbraio, le date sono nel nostro calendario generale. Le altre le trovate in quello specifico, dedicato al romanzo e in costante aggiornamento.

Due interviste tra radio e podcast

✦ Durante gli ultimi appuntamenti del tour autunnale, Wu Ming 2 è intervenuto a Fahrenheit, dagli studi Rai di Ancona, per parlare di Mensaleri, libro del giorno del 18 dicembre.

Qui l’intervista con Graziano Graziani (Durata: 25 minuti. Per ascoltarla, serve l’account gratuito RaiPlay Sound).

✦ Un’ altra chiacchierata intorno al romanzo, questa volta insieme a Loredana Lipperini, è la 70esima puntata del suo podcast Cose (molto) preziose, online da poche ore, come ogni mercoledì.

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L’Officina Roversi di Bologna ci ha assegnato la Targa Anser Anser 2025

Bologna, assegnazione della Targa Anser Anser

Bologna, 29 novembre 2025, il teatro Testoni pieno durante la cerimonia di assegnazione delle targhe Officina Roversi.

Notizie così non siamo soliti riceverne, perché non partecipiamo a premi letterari. Come andò quella volta al Premio Strega è sufficientemente noto. Competizione, gare, giurie, “eliminazioni”, gamification… Tutto questo non fa per noi, e si sa pure che evitiamo cerimonie e apparizioni mediatiche. Dunque, premi et similia è raro che ne riceviamo.

Ma può capitare di ricevere premi senza “vincerli”, cioè senza dover competere né mostrarsi. Sono «premi» nel senso di riconoscimenti per il lavoro fatto, non nel senso di trofei.

A Bologna è attiva l’Officina Roversi, intitolata a Roberto Roversi, uno dei più grandi e mediaticamente schivi poeti italiani del Novecento, tanto allergico alle “comparsate” individuali quanto dedito alla cura di progetti collettivi e reti di relazioni tra persone. Un importante esempio per noi e per chiunque pensi che un altro modo di esercitare il mestiere letterario è possibile.

Di recente l’Officina Roversi ci ha assegnato la targa denominata Anser Anser, il nome dato da Linneo all’oca selvatica. È una citazione da La canzone di Orlando, di cui Roversi scrisse il testo, poi messo in musica da Lucio Dalla. Brano che a sua volta cita il finale di Orlando di Virginia Woolf. Prosegui la lettura ›

Trecentonovantaquattro giorni | «Gli uomini pesce», speciale n.10, seconda parte (con un prologo sulla guerra e lo stare insieme)

Presentazione de Gli uomini pesce a Palermo

Palermo, 24 ottobre 2025, presentazione de Gli uomini pesce a Booq, bibliofficina di quartiere.

di Wu Ming 1

[La prima parte è qui – L’intermezzo su letteratura e IA è qui.]

Prologo sulla guerra e lo stare insieme. Spazi luoghi corpi scritture. Hai detto «romanzo geografico»? Isole, sud, centro, nord: conflitti, restanze e ritornanze. Musiche da uomini pesce. Sonic. Un altro gioco di pazienza (Per Sonic Ally). Jet Set Roger. Altre musiche e voci. Congedo (dedicato a due luoghi). To The Lighthouse. Perdere la Perdigiorno. Note.

Ho portato in tour Gli uomini pesce in un momento di grande riattivazione sociale, mentre intorno si liberavano energie compresse fino a poco prima. Lo sdegno per le complicità occidentali e italiane nel genocidio a Gaza riempiva le città di corpi, soprattutto giovani, e di voglia di ritrovarsi. Di quell’atmosfera hanno beneficiato anche le iniziative culturali, comprese le presentazioni di libri.

Poi è scattata la vendetta di stato, con sgomberi, denunce, linciaggi mediatici, blitz autoritari nelle scuole e leggi ad Israelem – come i ddl Gasparri / Delrio – per silenziare le voci critiche. Una reazione che nulla toglie all’importanza di quel che è accaduto, anzi, ne è il miglior attestato: li abbiamo colti di sorpresa e impauriti.

Men che meno la vendetta pone fine a un ciclo di lotte che può avere cali ma non cessa, perché è più vasto, addirittura planetario. Fuori dalle inquadrature dei nostri media, una nuova gioventù riempie le vie di mezzo mondo, agitando il vessillo pirata di One Piece 1.

Scrivo queste righe mentre, dopo l’aggressione al Venezuela, gli USA tornano a reclamare la Groenlandia e Trump minaccia anche Messico e Colombia 2. Ora più che mai, in uno scenario di recrudescenza bellica, continui blitz colpisci & sgomenta, corse al riarmo e disciplinamento militarista della società, dobbiamo stare insieme il più possibile.

In solitudine, o solamente «connessi», «a distanza», si soccombe allo schiacciasassi emotivo, ci s’impregna di umor nero e senso d’impotenza. Stando insieme, invece, molte più opzioni diventano pensabili, e quel che è pensabile è più vicino a essere possibile.

Dobbiamo recuperare il senso letterale del più noto motto giuridico latino, che è un’esortazione.

Habeas corpus.

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Calendario generale di Wu Ming, gennaio-febbraio 2026

Leonid Solomatkin, «Rompighiaccio», olio su tela, 1881.

Venerdì 9 gennaio
BOLOGNA
Wu Ming 2 presenta
Bologna. Deviazioni inedite raccontate dagli abitanti
(Ediciclo, collana Nonturismo)
in dialogo con Franco Cervellati
h. 18.30, Caffè San Domenico
Via Garibaldi, 5/D.

Mercoledì 14 gennaio
FERRARA
Wu Ming 2 presenta
Mensaleri
in dialogo con Marco Belli e Sandro Abruzzese
h. 17.30, libreria Libraccio
Piazza Trento e Trieste.

Sabato 17 gennaio
VENEZIA
Rodrigo Nunes presenta il suo libro
Né verticale né orizzontale. Una teoria dell’organizzazione politica
in dialogo con Wu Ming 1
h.16:30, Laboratorioccupato Morion
Calle del Morion 2951.
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Oltre il brand reazionario della «Torino magica». Ripensare il mistero, reinventare la città (2 di 2)

 

di Mariano Tomatis*

[La prima puntata è qui]

M come Mago dei maghi

Il tredicesimo articolo consacra definitivamente la figura di Gustavo Rol, presentandolo come il “mago dei maghi”: un uomo inavvicinabile, avvolto da un’aura che nessuno è autorizzato a interrogare. È il punto più esplicito della costruzione ideologica che Stampa Sera persegue sin dall’inizio: la sacralizzazione dell’élite carismatica, dotata di poteri eccezionali e sottratta a qualsiasi verifica.

Dopo aver firmato il pezzo inaugurale della serie, Piero Femore racconta il suo incontro con Rol come una rivelazione estetica e quasi religiosa. L’appartamento, saturo di oggetti preziosi, cimeli napoleonici, consolle dorate e carte da parati ottocentesche, è descritto come un’anticamera del prodigio. Se un miracolo accade in un luogo tanto opulento, sembra suggerire l’articolo, non può che essere autentico. L’ambiente, i profumi, la penombra, la voce, il sudore e l’affaticamento del sensitivo concorrono a trasformare gli esperimenti in un cerimoniale in cui l’inaccessibilità diventa prova ulteriore della sua autorità.

Femore non registra ciò che vede: complice del mago, ne amplifica a dismisura gli effetti. Se Rol invoca Ravier, il pittore presenzia davvero dall’aldilà; se soffre, il dolore è autentico; se la tela si dipinge al buio in un quarto d’ora, è perché si è manifestato un miracolo. La narrazione non contempla alternative: rinuncia a ogni distanza critica e trasforma il “mago dei maghi” in un modello di potere che non deve spiegarsi, poiché si colloca fuori dalle regole comuni.

Chi legge è invitato a osservare senza obiettare: Rol non va interpretato né verificato, solo contemplato. La sua inaccessibilità riecheggia, in forma mistica, quella di Gianni Agnelli, che negli stessi anni incarna la forma più compiuta del potere torinese: entrambi uomini bianchi, colti, altolocati, il cui prestigio non si discute ma si contempla in silenzio.

L’articolo, in realtà, non parla di Rol: è l’autoritratto di un giornalismo che abdica alla verifica, interiorizza la verticalità dei rapporti di fabbrica e davanti al carisma – sacro o industriale che sia – sceglie la devozione e l’obbedienza.

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Note su letteratura e intelligenza artificiale (e sui corpi, a partire da recenti polemiche) – di Wu Ming 1

Letteratura e intelligenza artificiale: un chatbot non può avere mal di denti

Julien Auguste Hervè, «Ritratto di donna con mal di denti», olio su tela, 1900 circa.

[Mentre scrivevo la seconda parte del mio “portolano” Trecentonovantaquattro giorni (la prima è qui), alcune riflessioni su luoghi, corpi e scrittura hanno fatto reazione con recenti polemiche su letteratura e intelligenze artificiali. Quelli che dovevano essere due capoversi si sono allungati e sono diventati un testo a parte, fatto perlopiù di appunti, che vanno presi come tali, ma che ritengo utile pubblicare. A questo punto, la seconda parte di Trecentonovantaquattro giorni uscirà nei primi giorni del nuovo anno. Buona lettura. WM1]

«Quando restituisce un corpo, ecco: è poesia.»
Ottavio Fatica, Lost in translation

«Il capitale è il cancro di cui la specie rischia di morire prima di cominciare a vivere realmente. In questo senso, la rivoluzione è biologica»
Giorgio Cesarano, Manuale di sopravvivenza*

«Mentre l’intelligenza artificiale iper-appiattisce la cultura di massa, qualunque cosa mostri evidenze di umanità diventa qualcosa a cui aspirare.»
ANU, Aspirational Humanity

Qui potrebbero arrivarmi accuse di «antropocentrismo», balzane ma in voga tra gli apologeti dell’attuale modello di IA. Gente che quando va “bene” dà letture riduttive degli enormi problemi ecologici e climatici che quel modello esaspera, e quando va male – quasi sempre – li rimuove proprio dal quadro**.

La critica all’antropocentrismo è imprescindibile, ma ha senso solo se declinata in termini ecologici, a difesa degli ecosistemi viventi. L’antropocentrismo non è altro che specismo, ideologia del primato dell’Homo Sapiens sulle altre specie. Criticarlo, dunque, serve a riconoscere il vivente oltre l’umano.

Se invece si adotta una postura anti-antropocentrica per difendere un’entità non-vivente, una pseudosoggettività inorganica – in pratica, marxianamente, lavoro morto – intorno a cui si è costruito con tracotanza un modello industriale fra i più energivori, sperequatori di risorse ed ecocidi mai esistiti nel capitalismo, a sua volta il modo di produzione più ecocida mai esistito… Beh, qui si abusa della postura. Prosegui la lettura ›

«Tombolà» : continua la contaminazione tra circo, musica e letteratura

Il pubblico partecipa a «Come i pesci» di e con Giacomo Costantini, Clio Gaudenzi e Wu Ming 2

Tra Natale e San Silvestro, – il 27, 28 e 29 dicembre, – all’Auditorium Parco della musica di Roma va in pista «Tombolà», l’ottava produzione di Giacomo Costantini, del circo El Grito, e di Wu Ming 2.

Qui su Giap abbiamo raccontato più volte le avventure dell’Uomo calamita, che di questa collaborazione è lo spettacolo più longevo, nato ormai otto anni fa e arrivato a 138 repliche, con la partecipazione di quasi 25mila persone.

L’idea di mettere assieme musica, narrazione, circo e magia ha preso forma nel 2014, con la presentazione performativa dell’Armata dei sonnambuli. Intitolata Piccolo Circo Magnetico Libertario, comprendeva anche tre esercizi di «mesmerismo rivoluzionario» architettati da Mariano Tomatis. Da quel momento, leggere un romanzo sotto un tendone da funamboli non ci è più sembrata un’acrobazia impossibile. Prosegui la lettura ›