di Wu Ming 1
[Versione integrale dell’intervento al convegno «Le Terre di Mezzo. Dalla valle del Mezzano alla valle Falce: scenari futuri di progettazione», Comacchio, 2 febbraio 2026, Giornata mondiale delle zone umide.]
Con il termine «bonifica» si intendono processi molto diversi tra loro, quando non antitetici. Usare lo stesso termine per quel che si faceva in epoche premoderne e preindustriali e quel che invece si è fatto in epoca capitalistica può essere fuorviante.
Per secoli il «governo delle acque» non implicò il prosciugamento completo delle zone umide. Gli obiettivi erano contenere i corsi d’acqua nei loro alvei, facilitare lo scolo delle acque dai terreni coltivati, e mantenere un equilibrio tra i coltivi, il bosco e la palude, perché all’agricoltura si integravano la raccolta, la caccia e la pesca.
«Bonifica», aggettivo sostantivato derivante da bonum facere, è termine che implica già una valutazione positiva. Chi «bonifica» fa il bene, ovvero rende buono un territorio che prima era cattivo. L’uso del termine ha facilitato il formarsi di una mitologia della Bonifica che poco ha a che fare con la storia reale di quei processi e delle loro conseguenze.
Adottando un nome più laico e più neutro, forse sarà meno arduo discuterne in modo critico. Per questo, nel riferirmi alle cosiddette «bonifiche» di età moderna e poi tout court capitalistiche – quelle meccaniche del XIX e del XX secolo – userò il termine «prosciugamenti». Prosegui la lettura ›


