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Giampaolo Pansa

Il caso #GiuseppinaGhersi. Incongruenze, falsi e zone d’ombra. (Una prima ricognizione)

Savona, 2012. Uno dei manifesti affissi dal partito «La Destra» e dall’associazione «Ragazzi del Manfrei». L’uccisione di Giuseppina Ghersi vi appare arricchita di dettagli che non si trovano in alcun documento giudiziario conosciuto, né in alcuna testimonianza resa all’epoca dalla famiglia. A rendere pubblici alcuni di questi documenti sono stati proprio i neofascisti, che però non hanno scrupoli nel divulgare versioni alterate, più «cariche» e turpi, per suscitare emozioni facili. Giuseppina è vittima non solo dei suoi carnefici, ma anche dei suoi “beatificatori”. Fare inchiesta è una necessità, per restituire alle storie il loro senso. Una necessità vitale. Buona lettura.

di Nicoletta Bourbaki *

La grande maggioranza dei commentatori che negli ultimi giorni si sono precipitati a esprimere giudizi indignati ed emettere sentenze a dir poco tardive sul caso Giuseppina Ghersi, non ne aveva mai sentito parlare prima del 15 settembre scorso, quando ne ha scritto – e vedremo in che modo – il Corriere della Sera.
Altri ne avevano forse un vago ricordo, per aver letto Il sangue dei vinti di Giampaolo Pansa, che dedica alla storia mezza paginetta.
In realtà, nel Savonese le polemiche durano da oltre vent’anni. Il caso Ghersi è da tempo il cavallo di battaglia dell’estrema destra locale.

Anche stavolta, a rialzare il polverone sono stati i neofascisti. Le polemiche su un’annunciata targa in ricordo della tredicenne presuntamente uccisa «dai partigiani» hanno saturato i media locali, per poi travalicare i confini della Liguria. Quando lo “scandalo” è diventato nazionale, la narrazione tossica era già confezionata, pavloviana, perfetta, pronta per scatenare il linciaggio mediatico. «L’ANPI di Savona giustifica chi stuprò una bambina! Vergogna! «Chiudete l’ANPI di Savona!», ha intimato più di un pennivendolo, e gli attacchi velenosi all’ANPI nel suo complesso si sono sprecati, da parte non solo di fascisti ma anche di quelli che io-sono-antifascista-ma.

Si tratta – come dimostrato in modo meticoloso da Yadad de Guerre – di una «bufala nella bufala»: l’ANPI Savona non aveva dichiarato niente del genere. Ma smentite e precisazioni sono state ignorate, e a peggiorare la situazione è giunto un comunicato dell’ANPI nazionale scarno e tutto sulla difensiva.

A completare il quadro, la diffusione virale di una foto che – pure questo lo vedremo – si riferisce a tutt’altro luogo, tutt’altra circostanza, tutt’altre dinamiche, ma che è stata ripubblicata in modo ossessivo. Nella convinzione che mostrasse Giuseppina «portata via dai partigiani», l’immagine è stata brandita come «prova» di non si sa bene cosa, forse di qualunque cosa.

Tutto ciò senza verifiche né approfondimenti, senza mai la richiesta di una fonte, prendendo semplicemente per oro colato quanto, sulla morte di Giuseppina Ghersi, raccontano – ogni volta aggiungendo dettagli – i neofascisti.

Come spesso accade, la matrice neofascista dello “scandalo” è stata occultata. Sui giornali tale Roberto Nicolick – estremista di destra espulso dalla Lega Nord e finito persino in un’inchiesta della Procura di Roma sui contatti europei del Ku Klux Klan – diventa un semplice «insegnante in pensione» (e chi legge può pensare che insegnasse storia, mentre era educazione fisica); tale Enrico Pollero, consigliere comunale di Forza Nuova, è definito – bell’eufemismo – «di centrodestra».

Praticamente nessuno, nei giorni scorsi, si è posto questioni di merito e metodo che a noi sembrano imprescindibili. In fondo, di Giuseppina Ghersi non frega niente a nessuno, è solo l’ennesima palla da cogliere al balzo, l’ennesimo cadavere da strumentalizzare, l’ennesima donna su cui si sfidano branchi maschili, l’ennesimo stupro da rinfacciare all’Altro, da usare per parlare d’altro. Anche questa è cultura dello stupro. Prosegui la lettura ›

Viaggio nelle nuove #foibe, 3b | Ritorno dal Bus de la Lum in compagnia della Xª Mas

Un paraponzi mortifero: spartito dell'Inno della Xª Mas.

Un paraponzi mortifero: spartito dell’Inno della Xª Mas.

[Dopo il viaggio d’andata al Bus de la Lum, quello di ritorno conclude la nostra miniserie di tre puntate sulle “nuove foibe” e i falsi storici, le allucinazioni e le mitomanie che si ammassano intorno a esse. In questo post chiudiamo il cerchio: mostriamo come tutto il discorso “foibologico” abbia una matrice – attenzione: in senso stretto – nazista, spieghiamo l’importante ruolo di Junio Valerio Borghese e della Xª Mas nel framing della questione foibe, infine raccontiamo come si è arrivati al progetto che abbiamo chiamato «una foiba in ogni comune», e dunque ai recenti, deliranti “avvistamenti”. Buona lettura.]

di Lorenzo Filipaz
in collaborazione con Nicoletta Bourbaki *

6. Un tentativo di golpe storiografico
7. Foiba Revival: come funziona una foiba
8. Foibe ovunque!
9. Le foibe “pro loco” tra negazionismo e Blut und Boden
10. La foibologia “moderata”
11. Epilogo Prosegui la lettura ›

Al diavolo la “concordia nazionale”! Lo spettro di Bruno #Fanciullacci su Twitter

Questa sera, in Piazza Tasso a Firenze, gli antifascisti ricorderanno il partigiano Bruno Fanciullacci, morto a ventiquattro anni il 17 luglio 1944, dopo tre giorni di torture per mano della “Banda Carità”, tra le pareti della famigerata”Villa Triste”.
Per non essere costretto a rivelare i nomi dei compagni, Fanciullacci si gettò da una finestra, le mani legate dietro la schiena. Morì per le conseguenze della caduta e per le rivoltellate degli sgherri di Mario Carità.
Mentre il capoluogo toscano renderà onore a un “bastardo senza storia” (come Valerio Gentili chiama gli antifascisti “scomodi”, eroi dalle storie spigolose, personaggi il cui ricordo è poco duttile e dunque inadatto ai “santini”), il volto di Bruno Fanciullacci apparirà come “avatar” in molti profili di Twitter (e di altri social network).
A dire il vero, sta già succedendo. Da venerdì pomeriggio è in corso un piccolo evento, ibrido di commemorazione, campagna d’opinione ed esperimento di “ingegneria inversa” sul dispositivo-Twitter. Mentre scriviamo, poco meno di un centinaio di persone ha modificato il proprio profilo, sostituendo l’avatar con la foto più conosciuta di Fanciullacci [in alto a destra]. L’intenzione è di esporla come vessillo fino a domenica notte, ovvero fino al termine della serata fiorentina (qui i dettagli). Prosegui la lettura ›